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condannato alla pena detentiva il quale, durante l'esecuzione della stessa, abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere come

sicuro il suo ravvedimento e che abbia scontato almeno metà della pena inflittagli, può essere ammesso alla libertà vigilata.

L'art. 163, infine, introduce l'istituto della sospensione condizionale della pena, quando pronuncia una sentenza di condanna a

pena detentiva per un tempo inferiore a due anni, qualora si presuma che il colpevole “si asterrà dal commettere ulteriori reati”.

7 – La proposta di unificazione di pena e misura di sicurezza in una sola sanzione a finalità risocializzatrice

L'idea, sancita anche nell'art. 27 comma III della Costituzione, che la pena debba essere volta alla rieducazione del condannato,

ha nella dottrina – in particolare nel dibattito degli anni '50 e '60 – portato ad auspicare l'abolizione del sistema del “doppio binario”,

per giungere ad una nuova sanzione, dal carattere misto e con finalità risocializzatrice. Una sanzione il cui limite minimo sia

formato dal limite edittale minimo della pena, ed indeterminata nel massimo.

Trapani è dell'idea che una simile sanzione sia incostituzionale, in quanto non prevede un limite massimo; tuttavia la

formulazione della Dottrina presenta un fondo di verità, dal momento che, in certi casi, la fungibilità fra misura di sicurezza e pena è

stata introdotta dallo stesso legislatore ed auspicata dalla Corte Costituzionale.

8 – La crisi della centralità della pena detentiva nel sistema sanzionatorio; il problema del sovraffollamento delle carceri

L'impianto sanzionatorio del Codice Rocco, basato sul “doppio binario”, entra in crisi negli anni '70, sia per un'evoluzione

politico-ideologica del modo di vedere il diritto, sia per le mutate esigenze dell'ordinamento penale. La crisi non nasce tanto da

evoluzioni coerenti di una linea di politica criminale, quanto da un suo atteggiamento schizofrenico, oscillante fra la bieca

repressione e l'ingiustificata clemenza.

La crisi della pena detentiva nasce, più in particolare, dal problema del sovraffollamento delle carceri. Problema dovuto sia al

vertiginoso aumento della criminalità, a causa dello sviluppo tanto della c.d. criminalità di massa, “effetto collaterale” del passaggio

del nostro paese dall'economia agricola al capitalismo avanzato, come anche all'esplodere della criminalità politica. Le ragioni del

sovraffollamento erano da rinvenirsi non soltanto nell'aumento del numero dei condannati, quanto all'aumento dei tempi della

giustizia, foriera dell'esasperato aumento nelle carceri dei detenuti in attesa di giudizio, cioè in stato di carcerazione detentiva.

Detenuti i quali rappresentavano già nel 1974 più della metà della popolazione carceraria, fino ad arrivare, nel 1984, a picchi del

70%.

9 – Gli strumenti della deflazione carceraria: provvedimenti clemenziali e depenalizzazione.

Di fronte all'emergenza, unica via realisticamente predicabile era la fuga dalla pena detentiva.

Un legislatore serio e razionale, si sarebbe mosso secondo quattro direttrici di intervento:

1. Depenalizzazione di quei fatti non più meritevoli di tutela penale;

2. Mitigazione dei limiti edittali delle pene ritenute dalla coscienza sociale come troppo severe rispetto allo Zeitgeist

ispiratore del Codice Rocco;

3. Sostituzione delle sanzioni penali detentive con sanzioni non detentive;

4. Previsione di Istituti di deflazione processuale e riduzione al minimo dei termini di carcerazione preventiva.

Il legislatore italiano si è invece mosso in maniera opposta a quanto avrebbe suggerito la ragione. Ha preferito, infatti, utilizzare i

provvedimenti generali di c.d. clemenza sovrana, provvedimenti quali l'amnistia (estintiva del reato tout court); e l'indulto che

condona una parte della pena. La depenalizzazione è invece proceduta secondo la via meno razionale: quella del trasferimento dei

reati puniti con ammenda o reclusione nel campo degli illeciti amministrativi.

10 – Ampliamento del potere discrezionale del giudice; fenomeno della c.d. “supplenza” giudiziaria

Alla luce del problema appena inquadrato, alla questione della eccessiva severità delle cornici edittali il legislatore non ha

risposto nel modo più razionale e garantista, che sarebbe stato quello di una revisione della parte speciale e di una limitazione verso il

basso delle stesse cornici, ma a preferito una strada costituzionalmente inaccettabile: quella della abdicazione dal farsi carico di

scelte di politica criminale per trasferire al giudice il potere di mitigare l'eccessivo rigore del Codice Rocco.

È stato così concesso al giudice, attraverso diversi interventi sulle disposizioni di parte generale (artt. 99, 69, 81, 163 e 164 c.p.),

un ampliamento indiscriminato del potere discrezionale dei giudici, nella speranza che questo potesse fungere da supplenza

all'abdicazione del legislatore. Sicché si è venuta a creare una notevole incertezza non solo sul quantum, ma anche sul <<se>> sella

stessa punizione. Discrezionalità che è foriera di una grave lesione del principio di uguaglianza tra rei, del quale la caduta di

credibilità dell'ordinamento è ulteriore corollario. Tanto più che le correnti di sinistra della magistratura – Magistratura Democratica

negli anni '70 – cominciarono a teorizzare il c.d. uso alternativo del diritto allo scopo di favorire la promozione sociale di una

classe – quella proletaria – assunta come “più debole”.

11 – La riforma penitenziaria e le misure alternative alla detenzione. La trasformazione della pena detentiva in sanzione non

legalmente predeterminata, atipica ed incerta

Con la L. 354 del 26 luglio 1975, è intervenuta la riforma dell'ordinamento giudiziario. La differenza più rilevante rispetto al

precedente ordinamento, consiste nel dato che alla determinazione delle concrete modalità di applicazione della pena detentiva

provvede non più l'amministrazione carceraria, ma la magistratura di sorveglianza, cioè il potere giudiziario.

L'intera riforma è stata incentrata attorno all'idea che la pena doveva trasformarsi in un trattamento rieducativo personalizzato.

Trattamento da determinarsi in concreto secondo l'efficacia della “cura”, della rispondenza al reo della rieducazione impartitagli. 3

Ciò porta ad un'ampia discrezionalità nelle concrete modalità di esecuzione; a.e. attraverso la concessione di permessi premio e con

l'assegnazione al lavoro all'esterno del carcere. Ma strumenti privilegiati ed essenziali del trattamento differenziato sono stati

introdotti con le c.d. misure alternative alla detenzione: misure quali la

Semilibertà, consistente alla concessione al condannato della possibilità di trascorrere parte del giorno fuori del carcere per

● partecipare ad attività utili al suo reinserimento, insieme alla concessione di licenze per una durata non superiore a 45

giorni l'anno;

Affidamento in prova al servizio sociale, adottato “sulla base dei risultati dell'osservazione della personalità, condotta

● collegialmente per almeno un mese”

A queste misure deve aggiungersi, inoltre, l'istituto della liberazione condizionale, già previsto dal codice del 1930, che

consente al condannato che abbia scontato almeno metà della pena di espiare il residuo in libertà, sia pure “vigilata”

Il sommarsi di tutte queste misure ha portato alla definitiva scomparsa della FORMA CLASSICA DI PENA, per condurre alla

sua trasformazione in una sanzione non legalmente predeterminata, atipica ed incerta.

Non legalmente predeterminata, perché la scelta se la pena detentiva debba essere scontata in carcere o in libertà è

● rimessa non al legislatore, ma al giudice;

Atipica: i parametri legislativi per l'applicazione delle misure alternative alla detenzione e delle altre misure sono espressi

● con formule assolutamente generiche ed indeterminate, di fatto rimesse alla fantasia dei singoli giudici di sorveglianza

Incerta, perché i presupposti applicativi delle misure alternative alla detenzione non sono basate su fatti empiricamente

● verificabili, ma consistono in giudizi prognostici ed in valutazioni sulla personalità dei condannati affidate all'intuito

ed alla discrezionalità dei giudici di sorveglianza.

Ancora, l'istituto della liberazione anticipata consente la detrazione di 45 giorni per ogni semestre di pena espiata; beneficio che

si moltiplica “a cascata”. Ciò ha effetti dirompenti sulla durata della pena, al punto di aver trasformato i limiti edittali di parte

speciale in nulla di più che indicazioni meramente formali.

12 – Le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi

Sempre nella prospettiva di depenalizzazione della L.689/1981, il legislatore ha introdotto le c.d. sanzioni sostitutive delle pene

detentive brevi. Infatti non solo la maggior parte dei detenuti stava scontando una pena breve, ma dal punto di vista sociologico la

dannosità delle pene detentive brevi era ormai stata acclarata.

Esse, modellate sulla falsariga delle misure alternative al carcere, sono:

Semidetenzione: comporta l'obbligo di trascorrere solo una parte della giornata, di durata non inferiore a dieci ore, in

● carcere;

Libertà controllata: comporta il divieto di allontanarsi dal comune di residenza, insieme all'obbligo di presentazione

● giornaliera all'autorità di pubblica sicurezza.

Multa ed ammenda in luogo di reclusione ed arresto come pene pecuniarie sostitutive;

● Lavoro sostitutivo in cui può essere convertita la pena della multa o dell'ammenda in caso di insolvibilità del condannato.

Le sanzioni sostitutive di pene detentive brevi sono state introdotte dal legislatore in modo quasi timido e sperimentale. In

giurisprudenza hanno, tuttavia, riscontrato una pressoché totale disapplicazione, sia per l'eccessiva presenza di preclusioni oggettive

e soggettive, e sia per l'ambiguità dei criteri di scelta che presiedono alla sostituzione.

13 – La carcerazione preventiva come pena anticipata

L'abbattimento della pena carceraria e la generalizzata ed indiscriminata indulgenza della nuova linea di politica criminale

avevano portato a lasciare insoddisfatte le esigenze di prevenzione generale e di difesa sociale, conducendo in ultima analisi ad un

impressionante aumento della criminalità comune e politica.

La spinta emotiva dell'opinione pubblica ha così portato il legislatore italiano ad intervenire, in una logica puramente

repressiva, con provvedimenti urgenti durante la stagione della legislazione dell'emergenza. Ciò con l'inasprimento dei limiti

edittali per alcuni delitti comuni sentiti dall'opinione pubblica come gravi ed odiosi (rapina a mano armata, sequestro, estorsione,

ecc.); con l'introduzione di un'aggravante speciale per i reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dall'ordine

costituzionale; attraverso l'introduzione di nuove fattispecie di reati associativi, sia in materia di criminalità politica che mafiosa.

Ma il recupero delle istanze di prevenzione generale e di difesa sociale è avvenuto soprattutto attraverso l'uso distorto della

carcerazione preventiva. Un dilagare sempre più in contrasto con il principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza sino

all'ultimo grado di giudizio. Ma quali le cause di questo dilagare? Possono essere rinvenute nei seguenti elementi:

Caduta della efficacia della sanzione penale sul piano della prevenzione dei reati, come conseguenza del generale

● clima indulgenziale.

Trasformazione della carcerazione preventive in vera e propria pena anticipata;

● Eccessiva lunghezza dei processi, col rischio di impunità per i criminali a causa di prescrizioni ed amnistie che hanno

● deluso l'aspettativa dei cittadini sull'effettiva applicazione della pena attraverso un regolare processo.

Ad ampliare l'ambito della carcerazione preventiva hanno contribuito diversi strumenti legislativi, quali il prolungamento dei

termini massimi di durata della stessa e l'aumento dei casi di cattura obbligatoria; l'estensione del divieto di concessione della

libertà provvisoria anche per i reati più gravi, l'inclusione delle esigenze di tutela della collettività fra i criteri idonei a giustificare

la carcerazione preventiva facoltativa, che può essere disposta anche per i reati meno gravi. 4


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Trapani Mario.

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