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● L'aver commesso il fatto contro l'ascendente ed il discendente;

● L'aver commesso il fatto contro il conige, fratello, sorella, padre e madre adottivi, figlio adottivo, contro

l'affine in linea retta.

Fra le figure autonome di omicidio doloso, considerate come figure autonome di reato, copare l'omicidio del

consenziente. Esso è previsto in quanto il bene della vita è un bene considerato come indisponibile; tuttavia il

legislatore ha ritenuto meritevole di attenuare quell'omicidio cagionato con il consenso altrui.

L'atto del consenso, per avere questa efficacia attenuante, deve essere prestato da persona maggiore degli anni

diciotto, che non sia inferma di mente ed alla quale il consenso non sia stato estorto con violenza. Troveranno,

altrimenti, applicazione le disposizioni sull'omicidio comune. Il consenso può essere tanto sottoposto a condizione (a.e.

All'uso di un determinato mezzo) quanto revocato.

L'eutanasia rientra nell'attenuante di omicidio del consenziente? Solo in pochissimi casi: infatti, dovendo il consenso

essere manifestato non in condizioni di deficienza psichica, raramente i malati sono in grado di esprimere un consenso

valido. L'applicazione rigorosa della legge porta, in questi casi, a configurare l'omicidio doloso comune; tuttavia è

questa una situazione che, per Antolisei, richiede un intervento del legislatore.

Omicidio preterintenzionale

Art 584. Omicidio preterintenzionale. — Chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti

dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni [585,

586; c. nav. 1151].

I delitti ai quali ci si riferisce nel rimando sono le percosse e le lesioni. L'omicidio è appunto preterintenzionale perché

“va oltre” l'intenzione: la lesione personale deve essere procurata senza volerlo. L'elemento soggettivo deve consistere

nel dolo delle lesioni o percosse.

V'è da aggiungere che all'omicidio preterintenzionale è strutturalmente inapplicabile la disciplina del tentativo: può

aversi solo omicidio preterintenzionale, omicidio tentato o consumato. Nessuna via di mezzo.

Omicidio colposo

589. Omicidio colposo. — Chiunque cagiona per colpa [43] la morte di una persona è punito con la

reclusione da sei mesi a cinque anni.

Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la

prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone [582],

si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo,

ma la pena non può superare gli anni dodici.

Non vi è, in aggiunta, molto da dire, se non rinviando alle disposizione di parte generale sulla colpa.

Lesioni o percosse

Cominciamo con l'esaminare il delitto di lesione personale comune, previsto dall'art. 582, per il quale va sotto il nome

di lesione personale lieve.

La lesione è definita lievissima quando “la lesione personale che cagiona malattia nel corpo o nella mente” si protrae

sotto i quaranta giorni. In questo caso, il reato è perseguibile a querela della persona offesa. La lesione non richiede

violenza fisica, ben potendo verificarsi con l'uso di mezzi morali o con mezzi del tutto non violenti, come il coito

permesso che cagiona contagio.

L'evento di questo delitto non consiste nella lesione, quanto nella malattia. Essa consiste, per Antolisei, in un processo

patologico localizzato o diffuso che determina una apprezzabile menomazione fisica, in accordo a quanto sostenuto

dalla scienza medica. Ergo, le ecchimosi – i c.d. “lividi” - non rientrano nella categoria delle malattie.

Tempus commissi delicti si realizza, per Antolisei, al momento del verificarsi della malattia.

Gli artt. successivi configurano le aggravanti della lesione grave o gravissima. La prima importa una malattia o

un'incapacità di attendere alle normali occupazioni per un tempo superiore ai quarant giorni; la seconda una malattia

incurabile, la perdita di un senso, un arto, deformazione o sfregio permanente del viso, ecc.

Antolisei critica la comune dottrina, che considera queste forme circostanziate di reato, in virtù della rubrica sotto la

quale il legislatore le ha poste. Per l'Autore esse sono, infatti, autonome figure di reato. Ciò ha conseguenze

importanti: la giurisprudenza, perdeverando nell'errore, arriva a punire ogni tentativo di lesione come tentativo di

lesione comune, anche se era diretto a cagionare una lesione gravissima. 2

REATI CONTRO IL PATRIMONIO

Il codice Zanardelli denominava questo tipo di reati come “reati contro la proprietà”. La nuova rubrica, quella di

“reati contro il patrimonio”, apporta sicuramente un perfezionamento rispetto alla terminologia precedente, per la

ragione della sua capacità di ricomprendere non solo i diritti di proprietà, a anche il possesso di ogni diritto reale e di

obbligazione.

Tali reati, rubricati sotto il XIII libro del c.p., sono posti a tutela non solo di interessi patrimoniali, ma anche di

interessi della persona, quali sicurezza e libertà: basti pensare alla rapina, all'estorsione, al ricatto.

Nei reati patrimoniali sovente ricorrono termini provenienti dal diritto privato (si rilegga la definizione di elemento

normativo nella parte speciale), termii quali patrimonio, cosa, possesso, detenzione. Riguardo al significato da dare a

questi termini, due correnti si sono scontrate:

● Corrente privatistica: sostiene che il significato dei termini che hanno origine del diritto privato dovrebbe

trarsi solo da questo; le altre branche del diritto dovrebbero solo occuparsi di recepirli così come elaborati dai

privatisti.

● Corrente autonomista: sostiene che il diritto penale debba riplasmare in modo indipendente gli istituti del

diritto privato, in modo da renderli più adatti a soddisfare le esigenze del nostro ramo del diritto,

Secondo Antolisei il problema va risolto caso per caso, avendo sì come punto di partenza la nozione privatistica di una

determinata categoria, ma badando se si forma un contrasto rispetto ai fini dell'ordinamento penale. E se tale contrasto

c'è, compito del penalista è risolverlo.

Patrimonio

Stricti iuris, patrimonio è il complesso delle attività e delle passività facenti capo ad una determinata persona. Ai

nostri fini, interesserò solo il patrimonio netto, ovvero quello scremato dalle passività.

Per i civilisti, tali attività debbono riferirsi a cose od entità aventi valore economico. Ecco qui un primo motivo di

scontro con i penalisti, per i quali – seppure molti beni economicamente irrilevanti quali il chicco d'uva o il chiodo

arrugginito non sono ricompresi nel patrimonio – pure esistono oggetti privi di valore economico ma carichi di valore

affettivo: una ciocca di capelli, un portafortuna, ecc. Siccome non si può ammettere che il proprietario sia spossessato

impunemente di tali beni, deve ammettersi che anche essi rientrano nella nozione di patrimonio rilevante ai fini del

diritto penale. Di converso, fanno parte del patrimonio anche i valori posseduti in contrasto col diritto:

concordemente, anche il possesso del ladro è tutelato.

Se si adottasse una definizione ricalcata troppo sulla concezione economica di patrimonio, dovrebbe ammettersi che

non ci sarebbe offesa quando, a.e., il ladro lasciasse al posto della cosa rubata un valore economico almeno equivalente.

Ai nostri fini, tuttavia, c'è offesa al patrimonio anche in caso di violazione dell'obbligo di non ingerenza.

Infine, dobbiamo chiarire se la tutela del diritto penale si rivolge al patrimonio complessivamente inteso ovvero ai

singoli rapporti di esso facenti parte. Per Antolisei se è pur vero che la maggioranza dei reati patrimoniali si rivolge a

tutela dei singoli rapporti (a.e. Furto, appropriazione indebita, rapina, ecc.), vi sono parecchi reatip preposti a tutela del

patrimonio nella sua totalità: truffa, estorsione, violenza fraudolenta, ecc.

La distinzione delle cose

Sono cose per il diritto tutti gli oggetti corporali ed entità naturali suscettibili di appropriazione e che hanno un

valore economico, cioè un valore di scambio. Fra di essi rientrano anche le energie naturali aventi valore economico

(elettricità, gas, ecc), come da artt. 624 c.p. ed 814 c.c.

I beni si distinguono fra mobili ed immobili. La differenza è rilevante: per i beni mobili è infatti possibile solo il furto,

per gli immobili l'usurpazione. Può essere accolta la distinzione dettata dal codice civile, anche se con alcuni ritocchi

(a.e. la ghiaia di un giardino, che è reputata immobile dal diritto civile).

L'altruità della cosa

In molte disposizioni compare l'aggettivo “altrui”. Quand'è che ai fini del diritto penale una cosa può dirsi altrui? Deve

essere accolta una concezione estensiva di altruità, tale da ricomprendervi anche i diritti di godimento (uso, usufrutto) e

di garanzia? Così sembrerebbe, al fine di assicurare maggiore tutela ai fini del diritto penale. Tuttavia il dato normativo

è incontrastabile, e l'altruità consiste esclusivamente nella proprietà altrui: per il nostro legislatore il proprietario che

sottrae la cosa legittimamente posseduta da altri non commette furto, applicandosi l'art. 334 c.p. Ergo, il proprietario

non può essere soggetto attivo di reati che esigono l'altruità della cosa. 3

Il danno

Esso, pure se espressamente citato solo in alcune figure criminose, è requisito implicito di tutti i delitti contro il

patrimonio. Esso consiste in un danno patrimoniale, precisamente in una deminutio patrimonii, cioè alterazione

sfavorevole di detto partimonio. Alterazione la quale può muoversi o nel senso di una diminuzione delle attività, o in un

aumento delle passività. L'alterazione dovrò essere misurata in astratto, tenendo conto di criteri oggettivi, ma

concretizzata quanto basta al fine di ricomprendervi anche i valori di affezione, che abbiamo già considerato quali

rilevanti ai fini del diritto penale. Da ciò, se ne deduce che il concetto di danno economico non coincide con quello di

danno giuridico: quest'ultimo ricomprende il primo, prendendo in considerazione anche il valore affettivo.

Il profitto

La sua presenza è richiesta in molti delitti contro il patrimonio. In cosa consiste? In una qualunque soddisfazione o

piacere che l'agente si riprometta dalla sua attività criminosa. Non è quini indispensabile che si tratti di utilità

pecuniaria.

Quando si parla di profitto, il legislatore aggiunge quasi sempre l'aggettivo di ingiusto. Quando ricorre il carattere della

ingiustizia? Per Antolisei, quando il profitto non è in alcun modo tutelato dall'ordinamento giuridico., cioè in suo

contrasto.

Il possesso nel diritto penale

È importante: basti pensare che in alcune fattispecie è richiesta la sua assenza, in altre la sua presenza. Ad esempio, esso

è presupposto negativo del furto e presupposto positivo della appropriazione indebita. La nozione è lungi dall'essere

pacifica anche nel campo del diritto privato, dove l'art. 1140 definisce il possesso come “il potere sulla cosa che si

manifesta i un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale”.

È stato questo il più aspro campo di battaglia fra i sostenitori della scuola privatistica, i quali sostengono che la

nozione sia coincidente con quella del codice civile, e quelli della corrente autonomista, che dissentono rispetto a

questa posizione.

L'opinione di Antolisei è che sia sì necessario partire dalla nozione privaristica, per la quale occorrono due elementi:

● Potere di fatto, consistente alla signoria sulla cosa estrinsecantesi in una attività corrispondente all'esercizio

della proprietà o di altro diritto reale;

● Animus correlativo, cioè l'animo di comportarsi come se si fosse il proprietario.

Tale nozione per l'autore deve, tuttavia, essere ampliata fino a ricomprendere tutti i casi nei quali è esercitata in

maniera indipendente una signoria sulla cosa, fuori della diretta sorveglianza di chi abbia su di essa un potere

giuridico superiore. Ai fini del diritto penale, saranno così possessori il locatario, il comodatario ed il mandatario: nel

diritto penale il termine possesso acquista, quindi, un significato analogo a quello che questo termine possiede nel

linguaggio corrente.

Il furto Art. 624. Furto. — Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di

trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da

centocinquantaquattro euro a cinquecentosedici euro.

Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che

abbia un valore economico [c.c. 814; c. nav. 1148].

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli

articoli 61, n. 7 e 625.

Il furto è un dei delitti più frequenti, così come il ladro è il delinquente più comune, essendo il furto la manifestazione

più naturale dell'istinto predatorio. Scopo dell'incriminazione è la tutela del possesso delle cose mobili, giacché i rimedi

civili del risarcimento del danno e dell'azione di reintegro sono reputati come insufficienti.

Protetto dalla legge penale è qualsiasi possessore, non soltanto il proprietario; è anzi al possessore che spetta il diritto

di querela laddove il reato non è perseguibile d'ufficio. Oggetto materiale dell'azione criminosa è la cosa mobile altrui.

Cosa la quale deve essere suscettibile di valutazione economica o essere un oggetto che riveste per il proprietario un

certo valore affettivo, essendo così idonea a rientrare nei valori patrimoniali, stante fissa la definizione giuridica di

patrimonio poco sopra esposta. Anche le energie, stando a quanto detto sopra, possono essere oggetto di furto; è lo

stesso 624 a specificarlo. Ma lo sono soltanto quando sono suscettibili di appropriazione: e tali non sono le onde

radiotelevisive, sicché chi adopera un apparecchio ricevente senza pagare il relativo canone non commette furto. Altro

requisito, è che la cosa altrui deve essere cosa mobile. La nozione è contigua ma non coincidente con quella del diritto

privato, perché anche gli immobili mobilizzati (a.e. La ghiaia, alberi, etc.) potranno essere oggetto di furto. Si richiede 4

la nota dell'altruità della cosa; stante la definizione restrittiva di altruità data poco sopra, il proprietario non potrà

essere soggetto attivo del delitto di furto.

Nota negativa è invece quella che il delitto in esame non deve verificarsi tramite violenza o minaccia; il reato passa

altrimenti in quello maggiore di rapina. Deve quindi esserci un impossessamento non violento.

Antolisei individua rispetto al perfezionamento del delitto in esame due momenti, come appare dalla stessa norma

incriminatrice: uno della sottrazione, l'altro dell'impossessamento. Impossessamento significa che l'agente deve

acquistare lui stesso il possesso della cosa. Qualora ci sia sottrazione ma non impossessamento dell'agente il delitto

rimarrà allo stato di tentativo. La giurisprudenza e la dottrina dominanti la pensano diversamente: se per A. essere

fermati dal guardiano del supermercato con indosso la refurtiva è tentativo di furto, per la giurisprudenza si tratta di

furto consumato. Perché si abbia furto consumato, è necessario che la cosa esca dalla sfera di vigilanza del precedente

possessore ed entri in quella del nuovo. Deve aversi un nuovo posseso. Il momento della sottrazione e

dell'impossessamento possono anche verificarsi in tempi diversi: basti pensare a chi getta dei sacchi di farina da un

camion per poi recuperarli in un secondo momento. La semplice amotio della cosa configura solo il tentativo.

A segnare il momento della consumazione del delitto di furto è proprio l'impossessamento.

Il dolo del delitto di furto deve consistere nella coscienza e volontà di impossessarsi della cosa altrui, ma anche nel

fine di trarne profitto. Il profitto può essere anche soltanto un vantaggio morale, non dovendo consistere

necessariamente in un profitto pecuniario.

In quasi tutti i delitti patrimoniali il profitto è connesso alla qualificazione dell'ingiustizia; perché nel furto allora non

compare la locuzione di “ingiusto profitto”? Per A. questo ha un significato, che precisamene consiste nella volontà

del legislatore di non permettere neanche a chi ha una pretesa legittima di soddisfarsi apprendendo le cose altrui.

L'ingiustizia del profitto è pertanto estranea al concetto di furto.

Non si pongono problemi particolari per le cause di giustificazione: tutte possono trovare applicazione nel delitto in

esame. Passiamo ora a vedere le circostanze aggravanti speciali del furto:

● Se il colpevole per commettere il fatto si introduce in un edificio od altro luogo destinato ad abitazione: dove

per abitazione sono ricomprese anche alberghi, collegi, ospedali, etc.

● Se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento: alcuni ritengono che

mezzo fraudolento sia il superamento di un ostacolo di una certa consistenza.

● Se il colpevole porta indosso armi o narcotici senza farne uso: altrimenti si configurerebbe il delitto di rapina,

qualora ne facesse effettivamente uso.

● Se il furto è commesso con destrezza [ovvero strappando la cosa di mano o di dosso alla persona];

● Se il fatto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola che sia travisata o simuli la qualità di

pubblico ufficiale o di incaricato del pubblico servizio.

L'appropriazione indebita

Art. 646. Appropriazione indebita. — Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria

il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona

offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a milletrentadue euro.

Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario [c.c. 1783-1797], la pena è aumentata.

Si procede d’ufficio [c. nav. 1144-1146], se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna

delle circostanze indicate nel numero 11 dell’articolo 61 [649].

L'incriminazione mira ad impedire che chi è in possesso di cose mobili altrui possa commettere attentati patrimoniali:

punisce il possessore che si comporta da padrone.

È una figura affine a quella del furto; tuttavia, se quest'ultimo implica la mancanza del possesso, nell'appropriazione

indebita il possesso è presupposto necessario della incriminazione.

La dottrina non concorda riguardo l'essenza di questo delitto. Per alcuni essa risiederebbe nella violazione della

fiducia; Antolisei contesta questa visione, facendo osservare come la scelta – necessaria nel caso di detta violazione –

non è sempre presente. Per Antolisei, il delitto in esame meglio costituisce una violazione del diritto di proprietà;

l'essenza vera del reato è quindi quella dell'abuso del possessore, che si comporta uti dominus, e compie atti dispositivi

che danneggiano il patrimonio del prorietario.

Soggetto passivo del reato è il proprietario della cosa. Oggetto materiale dell'azione criminosa è invece il denaro o

cosa mobile altrui. La precisazione “denaro”, che sembrerebbe pleonastica, risulta invece necessaria, in quanto

tradizionalmente i giuristi – essendo il denaro cosa fungibile – ritengono che esso, verificatasi la confusione, diventi di

proprietà del possessore e che di contro nasca una mera azione creditoria del creditore. Essendo requisito della

fattispecie la nota della altruità, se ne deve concludere che il reato possa sussistere soltanto quando l'autore 5


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Trapani Mario.

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