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REATI CONTRO LA PUBBLICA

AMMINISTRAZIONE

In generale

Essi sono contemplati nel titolo II del secondo libro del codice penale.

Per pubblica amministrazione si intende tutta l'attività dello stato e degli enti pubblici.

Questi reati sono divisi in 2 categorie:

− Delitti dei pubblici ufficiali contro la P.A.

− Delitti dei privati contro la P.A.

Nei primi vi sono violazioni di doveri funzionali di chi è preposto a svolgere determinate

funzioni.

Nei secondi vi è un turbamento dell'attività della P.A. Da parte di chi è estraneo ad essa.

L'oggetto della tutela di questi reati è il regolare funzionamento e il prestigio di tutti gli

enti pubblici dello stato.

Art.357

Nozione del pubblico ufficiale.

Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o

amministrativa.

Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e

caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di

poteri autoritativi o certificativi.

Art.358

Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio.

Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico

servizio.

Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata, dalla

mancanza dei poteri tipici di quest'ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di

opera meramente materiale.

Art.359

Persone esercenti un servizio di pubblica necessità.

Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di pubblica necessità:

1) i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale

abilitazione dello Stato, quando dell'opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi;

2) i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di

pubblica necessità mediante un atto della pubblica amministrazione.

Rapporto tra qualifica e fatto delittuoso

Contestualità-----tra fatto e le mansioni svolte. Il fatto viene commesso durante le

mansioni svolte.

Nesso finalistico------tra il fatto e le mansioni; idoneità che quelle mansioni generino la

possibilità di commettere quel determinato tipo di reato.

Cessazione della qualifica---------art. 360

Art.360

Cessazione della qualità di pubblico ufficiale.

Quando la legge considera la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio, o di esercente un servizio di pubblica

necessità , come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un reato, la cessazione di tale qualità, nel momento in cui il

reato è commesso, non esclude l'esistenza di questo né la circostanza aggravante se il fatto si riferisce all'ufficio o al servizio

esercitato.

Norma a carattere eccezionale posta a tutela dell'interesse della P.A.

Da qui deriva la necessità di estendere l'efficacia anche a dopo che la persona ha perso

la qualifica di pubblico ufficiale. (Es. rivelazione di segreti d'ufficio quando si è in

pensione). DELITTI DEI PUBBLICI UFFICIALI CONTRO LA P.A.

PECULATO

Art.314

Peculato.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la

disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.

Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della

cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Presupposto

Possesso o disponibilità della cosa o del denaro da parte del pubblico ufficiale o

dell'incaricato ad un pubblico servizio.

Le possibilità per il soggetto di agire sulla cosa sono facilitate in virtù della sua

posizione. Da qui deriva un'altra accezione del termine possesso (che in genere è una

situazione di fatto). In tema di peculato infatti esso dipende non da un elemento di fatto

ma anche da un elemento di diritto quale la posizione gerarchica del funzionario della

P.A.

Il fatto consiste nell'appropriazione (comportamento “uti dominus”)del denaro o della

cosa mobile altrui posseduti in ragione della sua posizione nell'ufficio.

Il reato si consuma in cui si realizza l'atto di appropriazione. Nel caso di “vuoto di cassa”

si consuma dal momento della messa in mora o della scadenza del termine; in questo

caso può sussistere il peculato d'uso perchè il pubblico ufficiale che doveva versare i

soldi non lo ha fatto entro la scadenza e quindi si presuppone che nel lasso di tempo che

va dalla scadenza al momento in cui il pagamento viene effettuato, egli si sia servito

momentaneamente del denaro.(Ciò suscita perplessità).

L'elemento soggettivo consiste nella coscienza e volontà di appropriarsi del bene per

trarne profitto per se o per altri.

Sanzioni

Reclusione da 3 a 10 anni con interdizione perpetua dai pubblici uffici;

PECULATO D'USO

Art.314

Peculato.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la

disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.

Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della

cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Fattispecie regolata dallo stesso articolo del peculato al 2° comma.

Si ha peculato d'uso quando il pubblico ufficiale che si appropria della cosa o del denaro

in virtù del suo ufficio ne fa un uso momentaneo e poi la restituisce.

Il carattere distintivo di questo reato è proprio la restituzione.

Una maggiore o minore durata dell'uso incide solamente sulla pena e non sulla

sussistenza del reato.

Il dolo consiste nella volontà e consapevolezza di servirsi della cosa solo

momentaneamente.

PECULATO MEDIANTE PROFITTO DELL'ERRORE ALTRUI

Art.316

Peculato mediante profitto dell'errore altrui.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell'errore

altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Questa fattispecie si concretizza quando il pubblico ufficiale riceve o ritiene

indebitamente delle cose o del denaro e quindi, approfittando dell'errore, non le

restituisce, violando così l'obbligo di restituzione.

Elemento oggettivo è l'atto del ricevere o l'atto del ritenere indebitamente.

Il dolo è costituito dalla consapevolezza e dalla volontà di ritenere o ricevere

indebitamente.

Sanzioni

Reclusione da 6 mesi a 3 anni.

MALVERSAZIONE A DANNO DELLO STATO

Art.316-bis

Malversazione a danno dello Stato.

Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee

contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività

di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Con questo reato si tutela lo stato e gli enti minori.

La condotta tipica è la mancata destinazione delle erogazioni economiche per le finalità

richieste.

La consumazione si avrà al momento della scadenza del termine di adempimento ove

previsto. Quando non c'è un termine di adempimento il magistrato dovrà accertare se il

contributo non sia stato destinato ad un'opera diversa. Il reato sussisterà comunque

anche se l'opera diversa è comunque di pubblica utilità.

È previsto anche il delitto tentato quando risultino atti idonei in maniera non

equivocabile che escludano la destinazione delle erogazioni per il fine richiesto.

Il dolo è generico e consiste nella consapevolezza e volontà di non destinare le risorse

ottenute per il fine previsto.

Sanzioni

Reclusione da 6 mesi a 4 anni.

INDEBITA PERCEZIONE DI EROGAZIONI A DANNO DELLO STATO

Art.316-ter

Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o

di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o

per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati

dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del

pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio

conseguito.

Questo reato si configura quando un soggetto ottiene dei contributi o delle agevolazioni

mediante la presentazione di documenti falsi o attestazioni che dichiarano cose non

vere.

Il dolo è generico, il tentativo è ipotizzabile.

Il reato si consuma appena si percepisce il contributo o si ottiene l'agevolazione.

Sanzioni

Reclusione da 6 mesi a 3 anni

Sanzione amministrativa nel caso in cui la somma percepita sia pari o inferiore a 3999

euro. CONCUSSIONE

Art.317

Concussione.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringe o induce taluno a

dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni.

Vi è un abuso della posizione del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio.

Essi con questo abuso si procurano vantaggi che non gli spettano.

Soggetti passivi del reato sono:

− pubblica amministrazione;

− la persona che subisce il danno particolare;

Presupposto dell'abuso è la legittimità dei poteri ottenuti dal pubblico ufficiale o

dall'incaricato di pubblico servizio.

Si ha abuso quando:

− quando i poteri sono utilizzati fuori dai casi stabiliti da leggi, regolamenti etc;

− quando il potere gli spetta ma è esercitato per conseguire un fine illecito;

− quando gli atti non rientrano nelle sfere di sua competenza;

L'abuso deve avere come effetto il constringimento oppure l'induzione della vittima a

dare o a promettere. Conseguentemente il costringimento e l'induzione devono avere

come effetto il dare o la promessa indebita.

L'oggetto della dazione o promessa può essere denaro o qualsiasi altra cosa che dia

utilità alla persona.

Il reato si consuma nel momento della dazione o della promessa.

Il dolo persiste quando si ha la consapevolezza dell'indebita natura della dazione o della

promessa. Infatti se l'agente è in buona fede il dolo è escluso.

Sanzioni

Reclusione da 4 a 12 anni. CORRUZIONE

Consiste in un accordo tra pubblico funzionario e un privato con il quale il primo accetta

dal secondo un compenso che non gli è dovuto per effettuare un atto relativo o contrario

alle sue funzioni.

Quando l'atto è relativo alle sue funzioni si parla di corruzione impropria, quando è

contrario alle proprie competenze si parla di corruzione propria.

Questa altresì può essere antecedente quando viene prima dato il compenso e poi

effettuato l'atto; susseguente quando viene prima eseguito l'atto e dopo viene dato il

conpenso.

Differenza con la concussione

Nella corruzione le parti operano sulla base di un accordo (pactum sceleris)e comunque

in condizioni di parità;

nella concussione il pubblico ufficiale opera in una condizione di superiorità rispetto al

privato che è in una condizione di soggezione, timore (metus).

Anche quando le parti non sono in condizioni propriamente di parità si parla sempre di

corruzione e non di concussione, questo quando comunque il privato è diretto a

conseguire un vantaggio a danno della P.A.

Corruzione impropria

Art.318

Corruzione per un atto d'ufficio.

Il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per sé o per un terzo, in denaro od altra utilità, una

retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d'ufficio da lui già compiuto, la pena è della reclusione fino a un anno.

− Si ha reato anche se il fatto è commesso dall'incaricato del pubblico servzio

purchè sia pubblico impiegato; (art. 320).

Come detto precedentemente essa può essere: antecedente o susseguente.

Il privato corruttore non è punito nella corruzione susseguente.

L'atto oggetto dell'accordo criminoso è un atto legittimo compiuto dal pubblico ufficiale

nell'esercizio delle sue funzioni. Il compenso (retribuzione) non deve essere dovuto.

È un reato plurisoggettivo.

L'elemento oggettivo del reato è l'atto compiuto da pubblico ufficiale e il compenso

datogli dal privato come retribuzione per aver eseguito l'atto che ha recato un ingiusto

vantaggio al privato.

La consumazione del reato si ha nel momento in cui il pubblico ufficiale accetta il

compenso o la promessa. Nella corruzione antecedente basta l'accettazione del denaro o

della promessa senza il necessaario compimento dell'atto.

Dolo: Per il funzionario è costituito dalla coscienza e volontà di ricevere una

retribuzione non dovuta con la consapevolezza che essa è stata data per il compimento

di un atto d'ufficio non dovuto. Il privato invece è punibile solo per la corruzione

impropria antecedente e consiste nella coscienza e volontà di dare un compenso al

pubblico ufficiale ottenendo in cambio l'esecuzione di un atto non dovuto.

Sanzioni

Pubblico ufficiale: reclusione da 6 mesi a 3 anni (antecedente) fino ad 1 anno

(susseguente)

Privato: Ove sia prevista la punibilità si applicano le stesse pene previste per il pubblico

ufficiale.

Corruzione propria

Art.319

Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio.

Il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per

aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è

punito con la reclusione da due a cinque anni.

− Indistintamente possono compiere il reato in questione sia i pubblici ufficiali, sia

gli incaricati di pubblici servizi;

− Il privato è punito sia nel caso di corruzione antecedente sia susseguente;

In questo reato il pregiudizio recato è più grave perchè si turba il regolare svolgimento

dell'attività della P.A.

Per il compiersi di questa fattispecie è necessario che il compenso dato o promesso per:

− omettere o ritardare un atto;

− compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio;

Quindi rientrano in queste due categorie tutti quegli atti non legittimi e che violino la

competenza dell'ufficio.

Elemento oggettivo, consumazione: stessi della corruzione impropria.

Dolo: consiste nella consapevolezza che il denaro o l'utilità viene data per l'omissione o

un atto contrario ai doveri dell'ufficio.

Sanzioni:

Reclusione da 2 a 5 anni; Aggravante art. 319bis;

Corruzione in atti giudiziari

Art.319-ter

Corruzione in atti giudiziari.

Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o

amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.

Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da quattro a

dodici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'ergastolo, la pena è della reclusione da sei a

venti anni.

Istigazione alla corruzione

Art.322

Istigazione alla corruzione.

Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico

servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio, soggiace, qualora

l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 318, ridotta di un terzo.

Se l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio ad omettere o a

ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l'offerta o la

promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell'articolo 319, ridotta di un terzo.

La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di

pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità

indicate dall'articolo 318.

La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una

promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'articolo 319.

4 casi di istigazione alla corruzione:

1) istigazione alla corruzione impropria;

2) istigazione alla corruzione propria;

3) istigazione alla corruzione impropria (richiesta fatta dal pubblico ufficiale o da

incaricato di pubblico servizio in qualità di pubblico impiegato)

4) istigazione alla corruzione propria (richiesta fatta da pubblico ufficiale o

incaricato di pubblico servizio).

Sanzioni:

Nei casi 1 e 2 la pena è ridotta di 1/3.

Stesse pene per i casi in cui vi è iniziativa del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico

servizio. ABUSI D'UFFICIO

Questa figura comprende i seguenti reati:

− Abuso d'ufficio;

− Interesse privato in atti di ufficio; (abrogato)

− Rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio;

− Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragioni d'ufficio;

− Violazioni di doveri inerenti alla custodia di cose sequestrate;

− Eccitamento al dispregio e vilipendio delle istituzioni, delle leggi o degli atti

dell'autorità; (abrogato).

Abuso d'ufficio

Art. 323

Abuso di ufficio.

Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle

funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse

proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio

patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.

La ratio della norma è quello di assicurare il buon andamento e imparzialità

dell'amministrazione (art.97 Cost.).

Il vecchio testo, prima della riforma, incriminava il pubblico ufficiale solamente se il

fatto non era previsto in nessun'altra norma.

Il nuovo testo invece incrimina anche se il fatto è previsto da un'altra disposizione a

patto che non si tratti di un reato più grave. (Es. art. 605 si applica; art.609 non si

applica e si applica questo).

Il reato si consuma con la realizzazione dell'evento dell'ingiusto vantaggio patrimoniale o

dell'ingiusto danno, anche per effetto di un comportamento omissivo.

Il dolo consiste oltre che nella volontà anche nella consapevolezza dell'esercizio di una

pubblica funzione e della violazione di norme di legge o regolamenti anche tramite

l'obbligo di astensione in presenza di interessi propri o di un prossimo congiunto,

procurando a se o ad altri un ingiusto vantaggio o arrecando un danno ingiusto ad altri.

Rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio

Art.326

Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio.

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o

comunque abusando della sua qualità, rivela notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la

conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto

patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a

cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un

danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.

L'articolo in esame prevede 4 reati diversi.

Per segreto d'ufficio s'intende la notizia che per legge o per atto dell'autorità non deve

essere divulgata ad estranei.

La notizia deve essere “d'ufficio” e cioè deve riguardare un atto della pubblica

amministrazione.

Il reato si consuma con la realizzazione del fatto senza la necessità che sia derivato da

tale fatto un danno alla pubblica amministrazione.

Tranne che per l'agevolazione colposa, per il reato in questione sussiste il dolo che

richiede la consapevolezza di rivelare una notizia segreta violando i doveri del suo

ufficio.

Nei casi di indebito profitto patrimoniale e ingiusto profitto non patrimoniale o danno

ingiusto ad altrui, sussiste il dolo specifico.

Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragioni d'ufficio

Art.325

Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione d'ufficio.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che impiega, a proprio o altrui profitto, invenzioni o scoperte scientifiche,

o nuove applicazioni industriali, che egli conosca per ragione dell'ufficio o servizio, e che debbano rimanere segrete, è punito con la

reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516.

Violazione di doveri inerenti alla custodia di cose sequestrate

Art. 334

Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità

amministrativa.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento

penale o dall'autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la

reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 516.

Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da euro 30 a euro 309 se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la

dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa affidata alla sua custodia.

La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a euro 309, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa

medesima non affidata alla sua custodia.

L'articolo sopra citato formula tre ipotesi a seconda di chi commette il fatto;

Il dolo è generico;

L' art. 335 prevede la forma colposa per lo stesso tipo di reato;

Art. 335

Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale

o dall'autorità amministrativa.

Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità

amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con

la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.

OMISSIONI DOLOSE DI DOVERI FUNZIONALI

Questi sono reati che puniscono il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio

qualora essi vengano meno ai loro doveri.

Tali reati sono:

− omissione o rifiuto di atti d'ufficio;

− rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della

forza pubblica;

Omissione o rifiuto di atti d'ufficio

Art. 328

Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia

o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo , è punito con la reclusione da

sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla

richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la

reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta

giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

Il primo comma prevede il reato del pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico che

servizio che indebitamente si rifiutano di compiere un atto dovuto del loro ufficio.

Presupposto: la richiesta, che deve essere chiara ed univoca;

Limitazioni: deve trattarsi di atti urgenti e che riguardano giustizia, sicurezza pubblica,

ordine pubblico, igiene, sanità.

Il secondo comma invece prevede una situazione in cui il pubblico ufficiale o l'incaricato

di pubblico servizio non effettuano un atto a favore di chi ne abbia interesse.

Termine 30 giorni: - adempiere l'atto; → →

- non adempiere l'atto; e non risponde per ragioni ritardo

Punito

La richiesta deve essere fatta in forma scritta e il termine decorre dal ricevimento di

questa.

Il reato si consuma: 1 comma: nel luogo e nel momento in cui si è verificato il rifiuto.

2 comma: allo scadere del termine (30 giorni).

Dolo: Generico. Esso è escluso in caso di errore di fatto e di diritto.

Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza

pubblica

Art. 329.

Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica.

Il militare o l'agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda indebitamente di eseguire una richiesta fattagli dall'autorità

competente nelle forme stabilite dalla legge, è punito con la reclusione fino a due anni.

SCIOPERO O OSTRUZIONISMO IN UFFICI PUBBLICI E IN SERVIZI PUBBLICI O DI PUBBLICA

NECESSITA'

Questa fattispecie prevede 4 tipi di reati, 3 dei quali sono stati abrogati:

− Art. 330 Abbandono collettivo di pubblici uffici, impieghi, servizi o lavoro

(abrogato)

− Art. 331 Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità.

− Art. 332 Omissione di doveri di ufficio in occasione di abbandono di un pubblico

ufficio o di interruzione di un pubblico servizio; (abrogato)

− Art. 333 Abbandono individuale di un pubblico ufficio, servizio o lavoro (abrogato)

Art. 331.

Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità.

Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi

stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la

multa non inferiore a euro 516 .

I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la multa non inferiore a euro 3.098.

DELITTI DEI PRIVATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

VIOLENZA E RESISTENZA ALL'AUTORITA'

Questa fattispecie è suddivisa in 4 tipi di reato:

− Violenza e resistenza all'autorità;

− Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale;

− Resistenza a un pubblico ufficiale;

− Violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario;

Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale

Art. 336

Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.

Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto

contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell'ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto

del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa.

L'articolo in questione descrive due diverse ipotesi:

− nel primo comma il fatto di usare violenza o minaccia contro un pubblico ufficiale

o incaricato di pubblico servizio per far compiere loro un atto contrario ai loro

doveri d'ufficio oppure ad ometterlo;

− nell'ipotesi del secondo comma invece a far compiere loro un atto proprio del loro

ufficio con rilevante influenza

La violenza o minaccia deve essere effettuata contro un pubblico ufficiale o incaricato

di pubblico servizio per far compiere loro un atto contrario, un'omissione o

influenzandoli nel compiere un atto conforme. La violenza o minaccia esercitata su tali

persone senza però il requisito del compimento degli atti suddetti non perfeziona la

fattispecie in esame bensì quella di violenza privata.

Il dolo consiste nella coscienza e volontà di usare violenza e minaccia ad un pubblico

ufficiale o incaricato di pubblico servizio per ottenere da egli un atto contrario,

un'omissione o un atto legittimo (con l'influenza dell'agente).

La ratio di questa norma sta nella volontà di proteggere la libera formazione della

volontà della pubblica amministrazione senza che essa venga deviata da violenze o

minacce appunto.

Resistenza a un pubblico ufficiale

Art. 337

Resistenza a un pubblico ufficiale.

Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale, o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un

atto d'ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

A differenza dell'articolo precedentemente esaminato che si prefiggeva la necessità di

tutelare la libera formazione della volontà della P.A. Questa disposizione tutela

l'effettiva esecuzione degli atti da parte della P.A. Quindi punisce chi, con violenza o

minaccia, si oppone all'esecuzione dell'atto. Caratteristica di questa norma è la

contemporaneità del comportamento dell'agente con l'esecuzione dell'atto.

Il reato è consumato al momento della violenza o minaccia indipendentemente dall'esito

di questa.

Il dolo consiste nella coscienza e volontà di usare violenza e minaccia per opporsi alla

prosecuzione dell'atto del pubblico ufficiale.

Occultamento, custodia o alterazioni di mezzi di trasporto

Art. 337-bis

Occultamento, custodia o alterazione di mezzi di trasporto.

Chiunque occulti o custodisca mezzi di trasporto di qualsiasi tipo che, rispetto alle caratteristiche omologate, presentano alterazioni

o modifiche o predisposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia , è punito con la

reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 10.329.

La stessa pena di cui al primo comma si applica a chiunque altera mezzi di trasporto operando modifiche o predisposizioni tecniche

tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia.

Se il colpevole è titolare di concessione o autorizzazione o licenza o di altro titolo abilitante l'attività, alla condanna consegue la

revoca del titolo che legittima la medesima attività.

Questa è una norma a tutela degli operatori di polizia. Chiunque infatti occulta,

custodisce o altera mezzi di trasporto che possono essere pericolosi per l'incolumità

fisica degli operatori di polizia è punito.

Violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario

Art. 338

Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Chiunque usa violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso o ad una

qualsiasi pubblica autorità costituita in collegio, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne

comunque l'attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni.

Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o

di pubblica necessità, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l'organizzazione o l'esecuzione dei servizi.

Tale norma tutela il regolare svolgimento dell'attività degli organi pubblici o di interesse

pubblico contro qualsiasi tipo di violenza o minaccia che possa alterarne il regolare

funzionamento.

Circostanze aggravanti

Art. 339

Circostanze aggravanti.

Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono aumentate se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona

travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da

segrete associazioni, esistenti o supposte.

Se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di

esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi, la pena è, nei casi preveduti dalla prima parte dell'articolo 336 e dagli

articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni e, nel caso preveduto dal capoverso dell'articolo 336, della reclusione da

due a otto anni.

Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche, salvo che il fatto costituisca più grave reato, nel caso in cui la violenza o

la minaccia sia commessa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici

pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone.

Giallo: 1 gruppo

Verde: 2 gruppo DELITTI DI OLTRAGGIO

Oltraggio a un pubblico ufficiale o a un pubblico impiegato

Art. 341 e 344 (abrogati)

L'oltraggio non è altro che una forma speciale di ingiuria con la differenza che il

soggetto passivo è un pubblico ufficiale.

Oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario

Art. 342

Oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Chiunque offende l'onore o il prestigio di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una

pubblica autorità costituita in collegio, al cospetto del corpo, della rappresentanza o del collegio, è punito con la con la multa da

1

euro 1.000 a euro 5.000. ( )

La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno diretti al corpo, alla

rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.

2

La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 ( ) se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.

Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.

Forma speciale di oltraggio, più grave di quella semplice perchè qui si offende la P.A.

Collegialmente e non un singolo funzionario.

Oltraggio a un magistrato in udienza

Art. 343

Oltraggio a un magistrato in udienza.

Chiunque offende l'onore o il prestigio di un magistrato in udienza è punito con la reclusione fino a tre anni.

La pena è della reclusione da due a cinque anni se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.

Le pene sono aumentate se il fatto è commesso con violenza o minaccia.

Soggetto passivo di questo reato può essere solamente un magistrato in udienza

Offesa all'autorità mediante danneggiamento di affissioni

Art. 345

Offesa all'autorità mediante danneggiamento di affissioni.

Chiunque, per disprezzo verso l'autorità, rimuove, lacera, o, altrimenti, rende illegibili o comunque inservibili scritti o

disegni affissi o esposti al pubblico per ordine dell'autorità stessa, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro

103 a euro 619.

LA REAZIONE LEGITTIMA AGLI ATTI ARBITRARI DEL PUBBLICO UFFICIALE

art. 4 d. lgs. luogotenenziale del 14 settembre 1944 n. 288 è disposto espressamente che“Non si applicano

le disposizioni degli artt. 336, 337, 338, 339, 341, 342 e 343 c.p., quando il pubblico ufficiale o

l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto dagli

stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni”.

È una causa scriminante reintrodotta nel nostro ordinamento con la caduta del regime

fascista.

Si ha scriminante in 2 ipotesi:

− reazione materiale (riguardante gli art. 336, 337, 338, 339 [violenza e resistenza

all'autorità] ): quando si ha l'offesa di un diritto o di un interesse del cittadino;

− reazione verbale (riguardante gli art. 342, 343 [delitti di oltraggio]): mero sfogo

causato dall'atto arbitrario.

Si ha eccesso nei limiti quando si ha un comportamento non consentito dall'ordinamento:

− eccesso di potere

− incompetenza

− violazione di legge

− omissione

Per avere la scriminante non occorre solamente l'eccesso dei limiti bensì l'articolo

richiede anche gli “atti arbitrari” che sono un requisito ulteriore da aggiungere a quello

dell'eccesso. Quindi possiamo dire che si ha un eccesso con atti arbitrari quando:

1) il pubblico ufficiale supera i limiti con consapevolezza;

2) quando si utilizzano modalità non consentite che sono:

- contrarie a disposizioni di legge

- doveri d'ufficio

- norme elementari del costume sociale.

Analogia con la legittima difesa

− Nella legittima difesa si esige l'ingiusta aggressione (contrastante con una norma),

mentre in questa fattispecie occorre qualcosa di più cioè l'arbitrarietà.

− Nella legittima difesa si esige necessità e attualità dell'offesa; questi elementi

sono presenti anche nell'ipotesi di reazione materiale ma non nella reazione

verbale. MILLANTATO CREDITO

Art. 346

Millantato credito.

Chiunque, millantando credito presso un pubblico ufficiale, o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o

fa dare o fa promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o

impiegato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 309 a euro 2.065.

La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 516 a euro 3.098, se il colpevole riceve o fa dare o promettere, a

sé o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato, o di doverlo

remunerare.

“Millantare” vuol dire vantare in modo esasperato un'influenza inesistente nei confronti

di una persona, in questo caso un pubblico ufficiale.

Ci sono due modalità di compiere in reato:

− La prima (1 comma) meno grave consiste nel percepire o farsi promettere un

compenso o altra utilità come prezzo dalla mediazione che il soggetto in

questione attua nei confronti del pubblico ufficiale. L'influenza che dice di avere

l'agente è pressochè inesistente o di futile importanza.

− La seconda (2 comma) più grave consiste nel farsi promettere o dare una somma

di denaro affermando falsamente che tale somma serve all'agente per corrompere

il funzionario pubblico.

Questo reato si consuma nel momento in cui l'agente riceve il compenso, la promessa o

altra utilità.

Il dolo consiste nella volontà di usare l'azione millantatrice per ottenere un compenso.

Questa norma è posta a tutela del prestigio della P.A. Che altrimenti sarebbe inficiato

dalla falsa credenza della corruttibilità dei funzionari che ne fanno parte.

USURPAZIONE DI FUNZIONI PUBBLICHE

Art. 347

Usurpazione di funzioni pubbliche.

Chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pubblico impiego è punito con la reclusione fino a due anni.

Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o impiegato il quale, avendo ricevuta partecipazione del provvedimento che fa cessare

o sospendere le sue funzioni o le sue attribuzioni, continua ad esercitarle.

La condanna importa la pubblicazione della sentenza.

Il reato si consuma nel momento in cui è avvenuta l'usurpazione o la continuazione

arbitraria.

Il dolo consiste nella consapevolezza dell'illegittimità del fatto.

ABUSIVO ESERCIZIO DI UNA PROFESSIONE

Art. 348.

Abusivo esercizio di una professione.

Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la

reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.

Non rientrano nella fattispecie le arti, i mestieri, i commerci.

Per abusivo si intende quando non sono state adempiute le formalità prescritte per

l'esercizio della professione (es. iscrizione negli albi professionali) e anche quando a

causa di una interdizione si esercita ugualmente la professione dalla quale si è

temporaneamente o definitivamente sospesi.

FRODI NEGLI INCANTI E NELLE LICITAZIONI

Turbata libertà degli incanti

Art. 353

Turbata libertà degli incanti.

Chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici

incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti , è punito con la reclusione

fino a due anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.

Se il colpevole è persona preposta dalla legge o dall'autorità agli incanti o alle licitazioni suddette, la reclusione è da uno a cinque

anni e la multa da euro 516 a euro 2.065.

Le pene stabilite in questo articolo si applicano anche nel caso di licitazioni private per conto di privati, dirette da un pubblico

ufficiale o da persona legalmente autorizzata; ma sono ridotte alla metà.

Norma posta per assicurare il regolare svolgimento delle aste pubbliche e delle

licitazioni private.

Si ha impedimento quando la gara non viene svolta; si ha turbamento quando la gara si

conclude in maniera diversa da come si sarebbe conclusa senza la causa di turbamento.

Aggravante speciale se il colpevole è persone preposta dalla legge o dall'autorità agli

incanti.

Forma più tenue: 3 comma.

Astensione dagli incanti

Art. 354

Astensione dagli incanti.

Chiunque, per denaro, dato o promesso a lui o ad altri, o per altra utilità a lui o ad altri data o promessa, si astiene dal concorrere

agli incanti o alle licitazioni indicati nell'articolo precedente, è punito con la reclusione sino a sei mesi o con la multa fino a euro

516. INADEMPIENZE E FRODI NELLE PUBBLICHE FORNITURE

Inadempimento di contratti di pubbliche forniture

Art. 355

Inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

Chiunque, non adempiendo gli obblighi che gli derivano da un contratto di fornitura concluso con lo Stato , o con un altro ente

pubblico, ovvero con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità, fa mancare, in tutto o in parte, cose od opere,

che siano necessarie a uno stabilimento pubblico o ad un pubblico servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la

multa non inferiore a euro 103.

La pena è aumentata se la fornitura concerne:

1) sostanze alimentari o medicinali, ovvero cose od opere destinate alle comunicazioni per terra, per acqua o per aria, o alle

comunicazioni telegrafiche o telefoniche;

2) cose od opere destinate all'armamento o all'equipaggiamento delle forze armate dello Stato;

3) cose od opere destinate ad ovviare a un comune pericolo o ad un pubblico infortunio.

Se il fatto è commesso per colpa, si applica la reclusione fino a un anno, ovvero la multa da euro 51 a euro 2.065.

Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappresentanti dei fornitori, quando essi, violando i loro obblighi

contrattuali, hanno fatto mancare la fornitura.

Il reato presuppone l'esistenza di un contratto di fornitura.

Possono commettere il reato sia i fornitori che i subfornitori

Il fatto consiste nel far mancare una fornitura, in modo parziale o totale, derivante da

un contratto di fornitura stipulato con la P.A.

Nel caso in in cui la fornitura consista in cose di particolare importanza come espresso

nei punti 1, 2 , 3 di questo articolo la pena è aumenta.Quindi il reato si distingue in:

− doloso semplice

− doloso aggravato

Frode nelle pubbliche forniture

Art. 356.

Frode nelle pubbliche forniture.

Chiunque commette frode nell'esecuzione dei contratti di fornitura o nell'adempimento degli altri obblighi contrattuali indicati

nell'articolo precedente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 1.032.

La pena è aumentata nei casi preveduti dal primo capoverso dell'articolo precedente.

Forma aggravata del reato precedente.

La frode deve intervenire al momento dell'esecuzione del contratto (es. al momento

della consegna).

ALTRE ATTIVITA' DELITTUOSE DEI PRIVATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica utilità

Art. 340

Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità.

Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge cagiona un'interruzione o turba la regolarità di un ufficio o

servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno.

I capi promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni.

Il reato consiste nell'interruzione o turbamento della regolare attività di un ufficio o

servizio pubblico o di pubblica utilità.

Il dolo è indiretto: l'agente deve essere consapevole che con il suo comportamento è

probabile che si verifichi l'evento dannoso e ne accetti le conseguenze.

Violazione di sigilli

Art. 349. Ipotesi dolosa.

Violazione di sigilli.

Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell'autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o l'identità

di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032

Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da euro 309 a euro

3.098.

Per sigillo non si intende il sigillo in quanto tale, ma il significato che al sigillo si

attribuisce; l'inviolabilità della cosa posta sotto sigillo è tutelata da questa norma.

Art. 350. Ipotesi colposa

Agevolazione colposa.

Se la violazione dei sigilli è resa possibile, o comunque agevolata, per colpa di chi ha in custodia la cosa , questi è punito con la

sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.

Violazione della pubblica custodia di cose

Art. 351.

Violazione della pubblica custodia di cose.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora corpi di reato, atti, documenti, ovvero un'altra cosa mobile

particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale o un impiegato che presti un pubblico servizio , è

punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione da uno a cinque anni .

Vendita di stampati dei quali è stato ordinato il sequestro

Art. 352

Vendita di stampati dei quali è stato ordinato il sequestro.

Chiunque vende, distribuisce o affigge, in luogo pubblico o aperto al pubblico, scritti o disegni, dei quali l'autorità ha ordinato il

sequestro, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.

CONTRAVVENZIONI CONCERNENTI L'ATTIVITA' DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

INFRAZIONI RELATIVE A PROVVEDIMENTI O RICHIESTE DELL'AUTORITA'

Inosservanza dei provvedimenti dell'autorità

Art. 650

Inosservanza dei provvedimenti dell'autorità.

Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica o d'ordine

pubblico o d'igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro

206.

Questa è una norma penale in bianco.

Il provvedimento deve avere carattere specifico, deve essere rivolto ad un soggetto

determinato e deve essere obbligatorio. Esso può provenire sa da un'autorità

amministrativa che giudiziaria.

Inoltre il provvedimento deve rispondere al requisito della legalità: se esso è illegale il

reo verrà prosciolto perchè il fatto non costituisce reato.

Trattandosi di contravvenzioni il dolo non è necessario bensì solo la colpa.

La norma ha carattere sussidiario e quindi si applica solamente quando il fatto non

costituisce un più grave reato.

Art. 651.

Rifiuto d'indicazioni sulla propria identità personale.

Chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità

personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a euro 206.

Art. 652

Rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto.

Chiunque, in occasione di un tumulto o di un pubblico infortunio o di un comune pericolo ovvero nella flagranza di un reato rifiuta,

senza giusto motivo, di prestare il proprio aiuto o la propria opera, ovvero di dare le informazioni o le indicazioni che gli siano

richieste da un pubblico ufficiale o da una persona incaricata di un pubblico servizio, nell'esercizio delle funzioni o del servizio , è

punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a euro 309.

Se il colpevole dà informazioni o indicazioni mendaci, è punito con l'arresto da uno a sei mesi ovvero con l'ammenda da euro 30 a

euro 619.

INOSSERVANZA DEI LIMITI IMPOSTI DALLA LEGGE ALL'ESERCIZIO DI ALCUNE ATTIVITA'

Art. 663.

Vendita, distribuzione o affissione abusiva di scritti o disegni.

Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico vende o distribuisce o mette comunque in circolazione scritti o disegni, senza

avere ottenuto l'autorizzazione richiesta dalla legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

Alla stessa sanzione soggiace chiunque, senza licenza dell'autorità o senza osservarne le prescrizioni, in un luogo pubblico aperto o

esposto al pubblico, affigge scritti o disegni, o fa uso di mezzi luminosi o acustici per comunicazioni al pubblico, o comunque colloca

iscrizioni o disegni.

Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano all'affissione di scritti o disegni fuori dai luoghi destinati dall'autorità competente.

Art. 663-bis

Divulgazione di stampa clandestina.

Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque in qualsiasi modo divulga stampe o stampati pubblicati senza l'osservanza delle

prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica, è punito con la sanzione amministrativa

pecuniaria da euro 103 a euro 619.

Per le violazioni di cui al presente articolo non è ammesso il pagamento in misura ridotta previsto dall'articolo 16 della legge 24

novembre 1981, n. 689.

Art. 664.

Distruzione o deterioramento di affissioni.

Chiunque stacca, lacera o rende comunque inservibili o illeggibili scritti o disegni fatti affiggere dalle autorità civili o da quelle

ecclesiastiche, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 77 a euro 464.

Se si tratta di scritti o disegni fatti affiggere da privati nei luoghi e nei modi consentiti dalla legge o dall'autorità, si applica la

sanzione amministrativa pecuniaria da euro 51 a euro 309.

Art. 669.

Esercizio abusivo di mestieri girovaghi.

Chiunque esercita un mestiere girovago senza la licenza dell'autorità o senza osservare le altre prescrizioni stabilite dalla legge , è

punito con la sanzione amministrativa da euro 10 a euro 258.

Alla stessa pena soggiace il genitore o il tutore che impiega in mestieri girovaghi un minore degli anni diciotto, senza che questi

abbia ottenuto la licenza o abbia osservate le altre prescrizioni di legge.

La pena è dell'arresto da uno a quattro mesi o dell'ammenda da lire ventimila a cinquecentomila e può essere ordinata la libertà

vigilata:

1) se il fatto è commesso contro il divieto della legge o dell'autorità;

2) se la persona che esercita abusivamente il mestiere girovago ha riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto

non colposo.

Art. 666

Spettacoli o trattenimenti pubblici senza licenza.

Chiunque, senza la licenza dell'autorità in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, dà spettacoli o trattenimenti di qualsiasi

1

natura ( ), o apre circoli o sale da ballo o di audizioni, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 258 a euro 1.549.

Se la licenza è stata negata, revocata o sospesa, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 413 a euro 2.478.

E' sempre disposta la cessazione dell'attività svolta in difetto di licenza. Se l'attività è svolta in locale per il quale è stata rilasciata

autorizzazione o altro titolo abilitativo all'esercizio di diversa attività, nel caso di reiterazione delle violazioni di cui al primo comma

e nell'ipotesi prevista dal secondo comma è disposta altresì la chiusura del locale per un periodo non superiore a sette giorni.

Per le violazioni previste dal presente articolo non è ammesso il pagamento in misura ridotta a norma dell'articolo 16 della legge 24

novembre 1981, n. 689.

Art. 668.

Rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive.

Chiunque recita in pubblico drammi o altre opere, ovvero dà in pubblico produzioni teatrali di qualunque genere, senza averli prima

comunicati all'autorità, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a euro 309.

Alla stessa pena soggiace chi fa rappresentare in pubblico pellicole cinematografiche, non sottoposte prima alla revisione

dell'autorità.

Se il fatto è commesso contro il divieto dell'autorità, la pena pecuniaria e la pena detentiva sono applicate congiuntamente.

Il fatto si considera commesso in pubblico se ricorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 2 e 3 dell'articolo 266.

Art.683.

Pubblicazione delle discussioni o delle deliberazioni segrete di una delle Camere.

Chiunque, senza autorizzazione, pubblica col mezzo della stampa, o con un altro dei mezzi indicati nell'articolo 662, anche per

riassunto, il contenuto delle discussioni o delle deliberazioni segrete del Senato o della Camera dei deputati è punito, qualora il

fatto non costituisca un più grave reato, con l'arresto fino a trenta giorni o con l'ammenda da euro 51 a euro 258.

TRASGRESSIONI RIGUARDANTI LA C.D. ATTIVITA' SOCIALE DELLA PUBBLICA

AMMINISTRAZIONE

Art. 731.

Inosservanza dell'obbligo dell'istruzione elementare dei minori.

Chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giusto motivo, d'impartirgli o di fargli

impartire l'istruzione elementare è punito con l'ammenda fino a euro 30.

Art.733.

Danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale.

Chiunque distrugge, deteriora o comunque danneggia un monumento o un'altra cosa propria di cui gli sia noto il rilevante pregio, è

punito, se dal fatto deriva un nocumento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale, con l'arresto fino ad un anno o con

l'ammenda non inferiore a euro 2.065.

Può essere ordinata la confisca della cosa deteriorata o comunque danneggiata.

Autore di questo reato può essere solamente il proprietario della cosa. Gli altri

risponderanno del reato di danneggiamento.

Art.734.

Distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

Chiunque, mediante costruzioni, demolizioni, o in qualsiasi altro modo, distrugge o altera le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla

speciale protezione dell'autorità, è punito con l'ammenda da euro 1.032 a euro 6.197.

REATI CONTRO L'AMMINISTRAZIONE DELLA

GIUSTIZIA

Essi sono disciplinati nel libro 2 al titolo III.

Il codice distingue i reati in tre gruppi:

− delitti contro l'attività giudiziaria

− delitti contro l'autorità delle decisioni giudiziarie

− tutela arbitraria delle private ragioni.

Con i delitti del primo gruppo, che sono i più importanti, viene tutelato il regolare

funzionamento dell'amministrazione della giustizia. Tale gruppo comprende i seguenti

reati:

1) violazione di obblighi concernenti la notizia di reato

2) rifiuto di uffici legalmente dovuti

3) simulazione di reato, calunnia, autocalunnia.

4) Falsa testimonianza ed altre falsità giudiziarie

5) favoreggiamento

6) prevaricazione.

Col secondo gruppo invece si tutela la piena efficacia dei provvedimenti giudiziari,

affinche essi abbiano piena esecuzione.

Col terzo gruppo si ha il divieto dell'autogiustizia.

REATI CONTRO L'ATTIVITA' GIUDIZIARIA

VIOLAZIONE DI OBBLIGHI CONCERNENTI LA NOTIZIA DI REATI.

Omissione di rapporto

Art. 361.

Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale.

Il pubblico ufficiale, il quale omette o ritarda di denunciare all'autorità giudiziaria, o ad un'altra autorità che a quella abbia obbligo

di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell'esercizio o a causa delle sue funzioni, è punito con la multa da euro 30 a euro 516.

La pena è della reclusione fino ad un anno, se il colpevole è un ufficiale o un agente di polizia giudiziaria , che ha avuto comunque

notizia di un reato del quale doveva fare rapporto.

Le disposizioni precedenti non si applicano se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa.

Art. 362

Omessa denuncia da parte di un incaricato di pubblico servizio.

L'incaricato di un pubblico servizio che omette o ritarda di denunciare all'autorità indicata nell'articolo precedente un reato del

quale abbia avuto notizia nell'esercizio o a causa del servizio, è punito con la multa fino a euro 103.

Tale disposizione non si applica se si tratta di un reato punibile a querela della persona offesa, né si applica ai responsabili delle

comunità terapeutiche socio-riabilitative per fatti commessi da persone tossicodipendenti affidate per l'esecuzione del programma

definito da un servizio pubblico.

Fatto in cui il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio omettano di denunciare

all'autorità giudiziaria un reato di cui hanno avuto notizia.

Il modo in cui la notizia è giunta è indifferente; essa deve essere in grado di far ritenere

agli organi competenti che è stato commesso un reato.

Deve trattarsi di un reato non perseguibile a querela di parte.

Il presupposto del reato è che p.u. Oppure l'incaricato di p. s. devono avere ricevuto

notizia di reato nell'esercizio o a causa delle loro funzioni.

Elemento oggettivo del reato è l'omissione o il ritardo, quando esso è rilevante per gli

interessi della giustizia, di fare rapporto all'autorità giudiziaria.

Il dolo è costituito dalla volontà e consapevolezza di omettere il rapporto e dalla

consapevolezza che tale reato è perseguibile senza querela. Infatti esso è escluso

nell'ipotesi in cui il reato sia perseguibile solamente a querela della persona offesa.

Aggravante (reclusione sino ad 1 anno) se il reato è commesso da un ufficiale o un

agente di polizia giudiziaria.

Omessa denuncia di reato da parte del cittadino

Art. 364

Omessa denuncia di reato da parte del cittadino.

Il cittadino , che, avendo avuto notizia di un delitto contro la personalità dello Stato , per il quale la legge stabilisce la pena di morte

1

( ) o l'ergastolo, non ne fa immediatamente denuncia all'Autorità indicata nell'art. 361, è punito con la reclusione fino a un anno o

con la multa da euro 103 a euro 1.032.

A differenza del precedente reato soggetto attivo può essere solo il cittadino.

Il presupposto deve essere sempre una notizia che abbia il carattere della serietà.

Il dolo è escluso se il soggetto ignora che il fatto commesso sia un reato contro la

personalità dello stato punibile con l'ergastolo.

Omissione di referto

Art. 365

Omissione di referto.

Chiunque, avendo nell'esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i

caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d'ufficio, omette o ritarda di riferirne all'autorità indicata nell'articolo 361 è

punito con la multa fino a euro 516.

Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale.

Soggetti attivi possono essere solamente professionisti nell'ambito sanitario. Essi hanno

l'obbligo di fare referto quando hanno effettuato una prestazione sanitaria. Se omettono

o ritardano di fare referto essi rispondono del delitto in esame.

Quindi il presupposto è l'effettuazione di una prestazione sanitaria professionale.

Il dolo è un dolo specifico perchè oltre la volontà di ritardare il referto deve esserci

l'ulteriore volontà e consapevolezza di omettere o ritardare il referto sapendo che molto

probabilmente si trova davanti ad un fatto che presenta le caratteristiche di un reato

perseguibile d'ufficio. RIFIUTO DI UFFICI LEGALMENTE DOVUTI

Art. 366

Rifiuto di uffici legalmente dovuti.

Chiunque, nominato dall'autorità giudiziaria perito, interprete, ovvero custode di cose sottoposte a sequestro dal giudice penale,

ottiene con mezzi fraudolenti l'esenzione dall'obbligo di comparire o di prestare il suo ufficio, è punito con la reclusione fino a sei

mesi o con la multa da euro 30 a euro 516.

Le stesse pene si applicano a chi, chiamato dinanzi all'autorità giudiziaria per adempiere ad alcuna delle predette funzioni, rifiuta di

dare le proprie generalità, ovvero di prestare il giuramento richiesto, ovvero di assumere o di adempiere le funzioni medesime.

Le disposizioni precedenti si applicano alla persona chiamata a deporre come testimonio dinanzi all'autorità giudiziaria e ad ogni

altra persona chiamata ad esercitare una funzione giudiziaria .

Se il colpevole è un perito o un interprete, la condanna importa l'interdizione dalla professione o dall'arte.

Questa norma tutela sempre il funzionamento della giustizia ma anche la speditezza con

la quale il procedimento penale deve essere svolto e a tal fine la non cooperazione di

alcuni soggetti è ritenuta lesiva. Tali soggetti sono:

− il perito

− l'interprete

− il custode di cose sottoposte a sequestro

− testimone

− ogni altra persona chiamata temporaneamente a svolgere una funzione

giudiziaria.

Il reato viene suddiviso in 2 parti:

− chi con mezzi fraudolenti ottiene l'esenzione dall'obbligo di comparire e prestare

il suo ufficio all'autorità giudiziaria

− chi rifiuta di dare le proprie generalità, prestare il giuramento, assumere o

adempiere alcune funzioni richieste.

SIMULAZIONE DI REATO

Art. 367

Simulazione di reato.

Chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad

un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, afferma falsamente essere avvenuto un reato, ovvero simula le tracce di un

reato, in modo che si possa iniziare un procedimento penale per accertarlo, è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Ratio: evitare che l'autorità giudiziaria con tutti i suoi mezzi venga messa in moto

inutilmente.

Questo reato si presenta in due forme:

− simulazione formale: quando un soggetto, tramite denuncia, istanza, querela,

afferma falsamente che è avvenuto un reato;

− simulazione reale: quando un soggetto simula le tracce di un reato; tentare

falsamente di far apparire un reato.

4 presupposti per la configurazione di questo reato:

1) la simulazione deve avere come oggetto un reato vero e proprio

2) il reato non deve essere avvenuto

3) il procedimento penale non deve essere iniziato ma basta la simulazione di un

fatto idoneo a determinare un probabile procedimento penale.

4) Non deve trattarsi di un'incolpazione personale (calunnia).

CALUNNIA E AUTOCALUNNIA

Art. 368

Calunnia.

Chiunque, con denunzia, querela , richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'autorità giudiziaria o ad

un'altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui

le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata se s'incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a

dieci anni, o un'altra pena più grave.

La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti

anni, se dal fatto deriva una condanna all'ergastolo; e si applica la pena dell'ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di

1

morte ( ).

In questo reato il soggetto passivo è duplice: l'autorità giudiziaria e il cittadino

incolpevole a differenza della simulazione di reato in cui si tutela solo l'autorità

giudiziaria.

La pena per questo reato varia a seconda del reato del quale si incolpa un soggetto.

Realizza tale reato anche colui che incolpa di un reato un soggetto omettendo cause di

giustificazione se ve ne siano ovvero la presenza di cause di esclusione della pena che

fanno venire meno la punibilità.

− il reato a cui si riferisce l'incolpazione può essere di qualsiasi natura; assenza di

cause giustificatrici e assenza del dolo e della colpa.

− Il reato deve essere imputato a persona innocente

Vi sono due modalità di incolpazione: (come per la simulazione di reato)

− calunnia diretta: tramite denuncia, istanza, querela si attribuisce il reato a

taluno.

− Calunnia indiretta: simulando a carico di taluno le tracce di un reato. (es.

simulazione di violenza sulla persona o sulle cose; collocazione di oggetti

indizianti presso il calunniato).

Per aversi reato deve essere possibile un procedimento penale. L'azione criminosa deve

essere idonea a dare inizio ad un procedimento penale.

Il dolo consiste nella volontà di realizzare tale reato con la consapevolezza

dell'innocenza del soggetto incolpato. Il dolo viene meno per errore di fatto sulla

colpevolezza del soggetto.


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AUTORE

nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fiorella Antonio.

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