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La distinzione tra uomo e concepito assume rilievo per il diverso grado di protezione accordato nei

due casi dal diritto vigente al bene vita umana.

Nell’ordinamento italiano tutelata “fin dal suo inizio”

la vita risulta espressamente (art. 1,comma

1,l. 194/1978) e l’embrione umano è tutelato anche prima, a prescindere dall’impianto in utero( art.

13 e 14 l. 40/2004).

Inoltre la tutela della vita del concepito trova fondamento nella Costituzione (sent. n.27/1975 e

n.35/1997) e è oggetto di esteso riconoscimento sul piano internazionale (“Dichiarazione sui diritti

del fanciullo” approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1959). Nonostante tali

riconoscimenti, per il nostro diritto vigente il concepito non è giuridicamente persona umana e

la sua vita gode soltanto di una protezione affievolita rispetto a quella dell’uomo.

Tale disparità appare avallata sia dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la quale non

indica il momento iniziale della vita, sia dalla giurisprudenza della Corte europea che ha con la sent.

Evans del 2007 negato il diritto alla vita dell’embrione.

Più precisamente, la l. 194/1978 consente il sacrificio della vita del concepito a tutela di beni di

rango inferiore facenti capo alla donna , essendo l’aborto lecito entro i primi 90 giorni alla duplice

condizione che:

a) siano rispettare le procedure di cui alla stessa legge

ricorra una situazione di ”serio pericolo per la saluta fisica i psichica” della

b) donna , in

relazione allo stato di salute, alle condizioni economiche, sociali o familiari e alle

circostanze del concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito (

questo requisito è interpretato in modo ampio bastando la dichiarazione della donna di voler

abortire.

Le residue ipotesi di reato in materia di aborto mirano a tutelare beni diversi dalla vita del

concepito, quali la volontà, la vita o l’incolumità della donna o il rispetto delle procedure indicate

dalla legge.

Quanto alla l. n. 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, fin dalla sua formulazione

originaria, ammetteva il rischio di morte di taluni embrioni che non riuscissero a impiantarsi, al fine

di assicurare “concrete aspettative di gravidanza”.

seguito della parziale dichiarazione di incostituzionalità dell’art.14 di detta legge nel 2009,

Inoltre a

la tutela del concepito subisce un nuovo ridimensionamento, essendo venuto a cadere il divieto di

produzione di ulteriori embrioni soprannumerari (rispetto ai 3 previsti nel testo originario della

norma) ai fini dell’eventuale ripetizione dell’intervento di fecondazione medicalmente assistita in

caso di insuccesso.

Nel testo vigente la protezione dell’embrione si riduce al divieto di sperimentazione con finalità

diverse dalla tutela della salute e sviluppo dell’embrione stesso.

4. La morte

La morte costituisce l’evento tipico dei delitti contro la vita.

La sua definizione consente di differenziare l’uomo dal cadavere.

La nozione di morte è “concetto “un costrutto morale con una base biologica”.

di valore”,

Nell’ordinamento vigente, la morte costituisce elemento normativo, potendo essere determinata

unicamente attraverso il riferimento alla specifica disciplina dettata per il suo accertamento (l. n.

578/1993) che la fa coincidere con la cessazione totale e irreversibile delle funzioni del sistema

nervoso centrale, cioè con la morte encefalitica, che peraltro indica non la morte biologica in

l’entrate nel processo irreversibile della morte.

senso proprio, bensì

L’attuale definizione legislativa, basata sui criteri indicati nel Rapporto di Hardvard del 1968,

accolti dalla maggioranza delle legislazioni ( Europa, U.S.A., Australia, Canada, America Latina,

paesi africani e asiatici) è di recente contrastata su un duplice fronte da tesi che vorrebbero

anticipare o posticipare la morte in senso giuridico con implicazioni sulla risoluzione del duplice

problema della determinazione :

cessazione dell’obbligo di curare

1) del momento della

2) del momento in cui diventa lecito il prelievo degli organi ai fini di trapianto, richiedendo la

legge che sia effettuato “da cadavere”.

La critica secondo cui la morte encefalitica, non potendo essere equiparata alla morte biologica, non

potrebbe essere considerata a pieno titolo come morte della persona comporterebbe il duplice

effetto di protrarre il dovere di mantenere artificiosamente in vita corpi che non posso più essere

considerati persona e di posticipare il prelievo di organi ai fini di trapianto.

Crescente adesione trovano invece le tesi che propongono di sostituire la nozione legale di morte

totale con quelle alternative di :

a) morte tronco-encefalitica cioè limitata alle regioni encefalitiche inferiori che presiedono

all’attività respiratoria cardiaca e circolatoria, senza considerare l’attività della corteccia

cerebrale. Tesi condivisa dal Comitato Nazionale di Bioetica e adottata nel Regno Unito

nell’ambito delle linee guida per l’accertamento della morte.

b) morte corticale cioè limitata alle regioni cerebrali superiori (corticale e subcorticale) fondata

sull’identificazione della persona con la coscienza e sostenuta in base a una prospettiva etica.

A sconsigliare l’adozione del criterio della prima tesi è l’incertezza scientifica sulla reale

equivalenza alla morte encefalitica.

Da respingere la seconda tesi che porterebbe a dichiarare morte le persone in stato vegetativo.

5. La questione della “disponibilità” o “indisponibilità” della vita

In base al principio dell’indisponibilità della vita la tutela del bene opererebbe in ogni caso

anche contro la volontà del titolare, precludendo non soltanto la volontaria distruzione della

propria vita, manu aliena (prestando il consenso alla propria uccisione da parte di terzi) e manu

propria, ma anche la rinuncia volontaria alla vita, cioè il lasciarsi morire ( rifiutando cure mediche

salvavita).

A questa tesi si oppone quella della “disponibilità” della vita, con conseguente rivendicazione del

diritto al rifiuto delle cure salvavita e della legalizzazione di pratiche eutanasiche e di suicidio

assistito.

La tesi dell’indisponibilità ricerca il suo fondamento positivo in 3 dati:

1)l’atteggiarsi del bene vita quale interesse altresì collettivo ( art. 32 Cost.)

2)la portata generale dell’art. 5 c.c. che vietando gli atti di disposizione del proprio corpo che

cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, sottintende il divieto di disporre della

vita.

3) l’incriminazione (art. 579 e 580 c.p.) dell’omicidio del consenziente e dell’aiuto al suicidio

che attesterebbe l’appartenenza della vita al novero dei beni assolutamente indisponibili ai sensi

dell’art. 50 c.p.

I fautori della disponibilità oppongono:

1) la pertinenza esclusiva alla sfera individuale dell’interesse alla vita di cui il singolo sarebbe

l’unico titolare in base al diritto dell’autodeterminazione fondato sull’ art. 13 e sull’ex art. 32 Cost. ;

2) la ridotta portata operativa dell’art. 5 riguardanti solo l’ambito dei rapporti di diritto privato quale

espressione del principio di extrapatrimonialità del corpo umano ( Carta di Oviedo; Carta di Nizza);

3) la necessità di rinvenire le indicazioni idonee a risolvere il problema della disponibilità o meno

della vita nella Costituzione e non nelle norme ordinarie degli artt. 579 e 580 c.p. .

Va precisato che le nozioni “disponibilità” e “indisponibilità” sono improprie: la disponibilità in

aventi come oggetto ultimo “cose”.

senso stretto appare attribuibile solo ai diritti trasferibili,

I diritti personali invece sono per loro natura “indisponibili” essendo impossibile la cessazione

o trasferimento a terzi da parte del titolare ( è dichiarato trasferibile solo il diritto all’immagine

art.10 c.c. ).


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Questioni Fondamentali della Parte Speciale del Diritto Penale, Fiorella. Gli argomenti trattati sono: i reati contro la vita, il bene tutelato, il soggetto passivo, la vita umana come bene supremo, la vita umana: un bene altamente personale, bene-fine per eccellenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Fiorella Antonio.

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