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La bancarotta fraudolenta è disciplinata dall'art. 216 L.F., che prevede:

• bancarotta fraudolenta patrimoniale;

• bancarotta fraudolenta documentale;

• bancarotta fraudolenta preferenziale.

È importate, inoltre, sottolineare come nella bancarotta fraudolenta in senso stretto un nesso

causale tra l'azione del debitore ed il dissesto non è richiesto dalla legge, ed il reato sussiste, ed è

perfetto, anche se l'azione non ha avuto alcuna influenza causale sulla verificazione o sull'entità del

dissesto.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA PATRIMONIALE PROPRIA.

La bancarotta patrimoniale, all'art. 216, al n.1, prevede diverse tipologie di condotta: distrazione,

occultamente, dissimulazione, distruzione o dissipazione totale o parziale dei beni del fallito o,

ancora, l'esposizione ovvero il riconoscimento di passività inesistenti con lo scopo di recare

pregiudizio ai creditori. Distrazione.

La condotta più frequente, nella bancarotta fraudolenta patrimoniale propria è certamente la

distrazione: azione tipica di chi destina un bene ad uno scopo diverso da quello naturale e, nel caso

di bancarotta, si tratta della sottrazione di un determinato bene dalla funzione di garanzia

patrimoniale prevista in favore dei creditori. Viene violato, quindi, il vincolo di cui all'art. 2740 c.c.

da parte dell'imprenditore che può, alternativamente, estromettere uno o più beni dal patrimonio

dell'impresa senza un'adeguata contropartita o, diversamente, destinare i beni aziendali a fini diversi

da quelli propri. Lo scopo della condotta illecita è quello di impedire l'apprensione del bene da parte

degli organi fallimentari, sottraendolo, quindi, alla funzione di garanzia nei confronti dei creditori.

Non si considera integrata la condotta distrattiva nel caso di trasferimento del bene dal patrimonio

aziendale al patrimonio personale dell'imprenditore, sussistendo il principio di confusione dei

patrimoni, che li rende indistintamente aggredibili dalla massa creditoria. Per quanto riguarda gli

'scambi commerciali' occorre valutare l'effettiva congruità dell'operazione, se, ad esempio, dalla

stessa, sia stata ottenuta una effettiva contropartita o vi sia una sproporzione sfavorevole nei

confronti dell'impresa. Non è integrata la condotta di distrazione nel caso in cui l'imprenditore

percepisca compensi con lo scopo di coprire i bisogni propri e della famiglia.

Occultamento.

La condotta di occultamento consiste nel nascondimento materiale dei beni, attuato tramite il

trasferimento degli stessi in un luogo ignoto e non individuabile con gli ordinari mezzi di ricerca,

allo scopo di renderli irreperibili dagli organi del fallimento. L'occultamento presenta evidenti

affinità con la condotta successiva, la dissimulazione, anch'essa causativa di una diminuzione solo

fittizia del patrimonio. Dissimulazione.

È la condotta del fallito che, mediante atti o contratti simulati, faccia apparire come non più suoi

beni che continuano ad appartenergli, in modo da celare una situazione giuridica che consentirebbe

di assoggettare detti beni all'azione esecutiva concorsuale.

Distruzione.

Con la condotta di distruzione deve essere intesa non solo la eliminazione fisica del bene, ma

l'annullamento del valore economico di un bene, anche solo parziale, facente parte del patrimonio

dell'imprenditore. Tale condotta può integrarsi con un comportamento commissivo (es. incendio del

magazzino), che può consistere anche in un atto giuridico (es. rinuncia ad un diritto senza

corrispettivo), oppure con un comportamento omissivo, soprattutto in considerazione del generale

obbligo di conservazione del patrimonio che grava sull'imprenditore, per cui costituirà illecito

penalmente rilevante la condotta dell'imprenditore che ometta di attivarsi a tutela dei beni

dell'impresa con conseguente danno causato dal mancato esercizio dei diritto di proprietà.

Dissipazione.

Si tratta di qualsiasi dispersione di beni effettuata per scopi estranei all'impresa. Tale concetto va

rapportato alle condizioni dell'impresa, in modo che rileveranno unicamente quelle che appaiono

sproporzionate rispetto al patrimonio dell'imprenditore ed al reddito dell'impresa, cosicché, se poste

in essere, indicano la chiara intenzione del soggetto agente di cagionare un danno ai creditori.

Esposizione o riconoscimento di passività inesistenti.

La fattispecie si concretizza qualunque sia il mezzo con il quale l'imprenditore fa apparire agli

organi del fallimento passività (debiti o obblighi) che totalmente o parzialmente non sussistono. Il

fallito può commetterla attraverso la denuncia di passività non reali, o attraverso la dichiarazione,

che impone all'imprenditore che richiede il proprio fallimento, di depositare una serie di documenti

atti a comprovare, tra l'altro, il complessivo stato patrimoniale dell'azienda. Il 'riconoscimento'

presuppone, di norma, un preventivo accordo con un soggetto esterno, ma si ritiene integrata la

fattispecie anche ogni qualvolta l'imprenditore presti acquiescenza di fronte ad una rivendicazione

ingiustificata da parte di un creditore fittizio. Nel caso di accordo, comunque,l il soggetto esterno

sarà imputabile a titolo di concorso nel reato proprio. È specificamente previsto, per l'integrazione

di tale condotta, lo scopo di recare pregiudizio ai creditori perciò è resa evidente, a differenza delle

altre ipotesi, la necessità del dolo specifico.

ELEMENTO SOGGETTIVO.

Quanto all'elemento soggettivo della bancarotta fraudolenta patrimoniale di sono prospettati due

diversi orientamenti. Il primo, nonché il più seguito da dottrina e giurisprudenza, ritiene che sia

richiesto il semplice dolo generico (consapevolezza di dare al patrimonio sociale una destinazione

diversa rispetto alle finalità dell'impresa, e che ciò possa cagionare danno ai creditori) per

l'integrazione delle condotte previste, salvo la necessità del dolo specifico nell'ultima condotta

prevista (esposizione o riconoscimento di passività inesistenti). Questo, appunto, perché, ove il

legislatore abbia voluto sussistente la presenza del dolo specifico (consapevolezza da parte

dell'agente dello stato di dissesto in cui si trova l'impresa), egli l'abbia espressamente prevista. La

richiesta del dolo generico, tra l'altro, permetterebbe l'integrazione del delitto di bancarotta anche

nei casi di dolo eventuale. Inoltre, la scelta di richiedere il dolo specifico solo nel caso di

esposizione o riconoscimento di passività inesistenti parrebbe giustificata dalla necessità di

distinguerla dalla fattispecie, meno grave e perciò di dolo generico, di denuncia di creditori

inesistenti.

A sostegno della tesi relativa alla necessità di dolo specifico per tute le fattispecie di bancarotta,

viene riportata l'incoerenza di richiedere diverse forme di dolo per condotte considerate equivalenti.

Inoltre, si dice che lo scopo di recare danno ai creditori sia desumibile dalla natura delle condotte

del n.1, le quali non avrebbero alcun senso se non fossero dirette al pregiudizio dei creditori.

PROVA DELLA BANCAROTTA PATRIMONIALE.

La giurisprudenza maggioritaria sostiene che la prova della dolosa distrazione sia raggiunta nel caso

di semplici presunzioni, sussistenti ogni qualvolta l'imprenditore non riesca a giustificare la

mancanza di beni già facenti parte del patrimonio dell'impresa. Va sottolineato, però, che, anche per

la giurisprudenza, l'accusa dovrà essere in grado di provare, senza ombra di dubbio, l'effettiva

esistenza e la previa disponibilità in capo all'imprenditore dei beni dell'impresa. È stato osservato

come l'ammettere la sufficienza di presunzione per ritenere provata la condotta fraudolenta, finisca

che comportare un'inversione dell'onere della prova a carico dell'imprenditore. A tal proposito, la

giurisprudenza ha osserva che il fatto accertato nei termini suddetti costituisce la prova indiziaria

della distrazione e non comporta un'inversione dell'onere della prova, ma solo la necessità per

l'imputato stesso di contrastarla con prove a discarico.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA DOCUMENTALE PROPRIA.

La bancarotta fraudolenta documentale propria è disciplinata dal n.2 dell'art. 216 L.F. Tale

fattispecie tutela l'interesse immediato dei creditori alla ricostruzione delle vicende relative al

movimento degli affari dell'impresa, al fine ultimo di tutelare il patrimonio destinato a soddisfare le

loro pretese. I medesimi fatti sono espressamente punibili anche se compiuti durante la procedura

fallimentare, integrando, cioè, la fattispecie di bancarotta post-fallimentare.

OGGETTO DELLA CONDOTTA.

L'art. 216 n.2 richiama genericamente “i libri e le altre scritture contabili”, rendendo necessario un


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Mazzacuva Nicola.

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