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programma criminoso relativo ad un insieme indeterminato di reati si parla invece di “associazione a

delinquere” (art.416 c.p.).

Art. 110 c.p. (Pena per coloro che concorrono nel reato)

«Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per

questo stabilita […]. »

Art. 416 co. 1 e 2 c.p. (Associazione per delinquere)

«Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono

o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre e

sette anni.

Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.»

1.2 LA STRUTTURA DEL CONCORSO DI PERSONE

1.2.1 LA PLURALITÀ DEI SOGGETTI

Il primo requisito perché si integri un concorso di persone nel reato è l’esistenza di un numero minimo di

agenti superiore a quello che la legge richiede per la fattispecie incriminatrice prevista di parte speciale. Ciò

indipendentemente dal fatto che siano poi tutti imputabili o comunque punibili (assoggettabili a pena): ad

esempio, la circostanza che uno dei due correi sia ritenuto incapace di intendere e di volere non fa venir

meno il concorso.

Contra: teoria dell’autore mediato. L’autore mediato è chi usa un altro essere umano non punibile come

strumento materiale per commettere il reato. I sostenitori di tale teoria di origine tedesca – dottrina

decisamente minoritaria in Italia – asseriscono che in queste ipotesi il reo dovrebbe rispondere della

fattispecie monosoggettiva e non di quella concorsuale.

Il nostro codice prevede alcune ipotesi di autore mediato:

o art. 111 c.p.: chi determina al reato persona non imputabile o non punibile;

o art. 86 c.p.: chi produce in altri uno stato di incapacità di intendere e di volere al fine di fargli

commettere un reato, poi commesso;

o artt. 46 e 54/3 c.p.: chi costringe con violenza fisica o psichica altri a commettere un reato;

o art. 48 c.p.: chi inganna altri per fargli commettere un reato, poi realizzato; 2

o art. 51/2-4 c.p.: il pubblico ufficiale che impone al subordinato, mediante un ordine insindacabile, di

tenere un comportamento costituente reato.

La tesi dell’autore mediato deve essere respinta per i seguenti motivi:

 nasconde un’analogia in malam partem della fattispecie incriminatrice di parte speciale, che per il

principio di tassatività non può essere estesa a più soggetti agenti di quelli contemplati nella norma;

 inutile, visto che le disposizioni suelencate già prevedono la non punibilità del soggetto usato come

strumento per commettere il reato;

 la qualificazione come concorso di persone delle ipotesi di autore mediato deriva da

un’interpretazione sistematica degli artt. 111, 112/4 e dall’art. 119, dai quali si ricava che possono

concorrere nel reato le persone non punibili per mancanza di dolo o di imputabilità.

La Cassazione, conformemente a quanto detto, tende a ritenere oggettivamente configurabile il concorso ex

110 anche quando l’altro partecipe sia non punibile.

1.2.2 LA REALIZZAZIONE DI UN REATO

Occorre in primo luogo che i contributi dei singoli concorrenti abbiano portato alla realizzazione comune di

una fattispecie oggettiva di reato.

Non occorre che il reato sia effettivamente consumato; tuttavia occorre quantomeno che il delitto sia giunto

allo stadio del tentativo, in quanto il semplice accordo o l’istigazione volti alla commissione di un reato non

sono punibili, salvo casi particolari previsti in parte speciale.

Punibile il concorso nel tentativo, ma non punibile il tentativo di concorso, che si ha con l’attività svolta al

fine di partecipare alla realizzazione di un reato che poi non viene posto in essere, neanche a livello di

tentativo. Art. 115 co. 1 e 3 c.p.

«Salvo che la legge disponga altrimenti (ci sono ipotesi legali di parte speciale che puniscono l’istigazione

e l’accordo di per se stessi), qualora due o più persone si accordino allo scopo di commettere un reato,

e questo non sia commesso (neanche nella forma del tentativo), nessuna di esse è punibile per il solo

fatto dell’accordo.

[…] Le stesse disposizioni si applicano nel caso di istigazione a commettere un reato, se l’istigazione

non è stata accolta (o se è stata accolta e il reato non è stato commesso, neanche nella forma del

tentativo)»

N. B. Tali comportamenti, anche se non costituiscono reato e sono quindi esenti da pena, possono essere il

presupposto dell’applicazione di una misura di sicurezza (la libertà vigilata) sempre che il giudice ritenga che

i soggetti che li hanno posti in essere siano socialmente pericolosi. 3

Quanto all’esecuzione materiale, il reato può essere posto in essere, indifferentemente:

 da uno o taluni soltanto dei concorrenti;

 da ciascuno dei concorrenti, allorché ognuno di essi ponga in essere l’azione tipica;

 da tutti i concorrenti insieme, qualora ciascuno di essi ponga in essere soltanto una frazione

dell’intera condotta tipica.

Da tenere presente:

Sul problema causale. Se la condotta esecutiva è posta in essere da un solo concorrente, la disciplina è del

tutto identica a quella della fattispecie monosoggettiva; invece, nel caso di esecuzione frazionata occorre

considerare, ai fini del procedimento di eliminazione mentale, l’insieme dei vari contributi di partecipazione

integranti la causa dell’evento (es. dosi di veleno via via propinate dagli infermieri di turno).

Tempus commissi delicti: si guarda al momento di attuazione della condotta tipica come regola generale,

al momento della consumazione del reato ai fini della prescrizione (come per le fattispecie monosoggettive).

Locus commissi delicti: si guarda al momento della consumazione del reato (come per le fattispecie

monosoggettive). Il reato deve considerarsi commesso nel territorio italiano se vi è stata svolta, anche in

parte, l’attività di un concorrente.

Imputabilità: va considerato il momento in cui i singoli partecipi hanno espletato la loro attività.

1.2.2.a

IL PROBLEMA DEL CONTRIBUTO DEI CONCORRENTI

La rilevanza del contributo individuale

In secondo luogo è necessario che ciascun concorrente abbia fornito un contributo penalmente rilevante,

considerando i principi:

 di materialità: ciascun concorrente deve porre in essere un comportamento materiale esteriore

percepibile dai sensi;

 di responsabilità personale: il comportamento esteriore di cui sopra deve concretizzarsi in un

contributo rilevante, materiale o morale, alla realizzazione del reato (a livello ideativo, preparatorio

od esecutivo).

Che tipo di contributo occorre per aversi concorso? In proposito esistono diverse teorie:

 Teoria causale – condizionalistica

È penalmente rilevante il contributo che sia stato condicio sine qua non della realizzazione del fatto. In altre

parole, senza di esso il reato non si sarebbe verificato.

CRITICHE – È un criterio troppo restrittivo, poiché esclude: 4

 le ipotesi di partecipazione non necessaria, come i contributi solo agevolatori;

 la partecipazione ex ante necessaria ma rivelatasi ex post inutile o dannosa;

Oltretutto costringerebbe ad una probatio diabolica dell’efficacia condizionalistica del contributo ed è

smentita dal diritto positivo agli artt. 114 e 116 c.p.

 CORRETTIVI AL CRITERIO CONDIZIONALISTICO (NON ADEGUATI A RISOLVERE IL PROBLEMA)

Parte della dottrina: è causale anche la condotta condicio sine qua non del reato come concretamente

verificatosi, nel senso che senza di essa il reato si sarebbe verificato, ma con modalità diverse. Il problema è

che le modalità concrete non possono delimitarsi a priori.

Altra parte della dottrina: sono concausali le condotte che fanno parte del concreto piano organizzativo.

Tuttavia così non si comprendono gli aiuti sopravvenuti non contemplati nel piano organizzativo e non

necessari alla riuscita del crimine.

 Teoria secondo la quale è sufficiente un qualsiasi aiuto diretto alla realizzazione del reato.

Si riduce il concorso ad una fattispecie di pericolo presunto, vulnerando il principio di offensività perché non

è richiesto che il contributo sia pericoloso per il bene giuridico e trascurando il profilo della tassatività perché

la categoria resta priva di contenuto.

 Teoria della causalità agevolatrice o di rinforzo:

È penalmente rilevante non solo l’azione che è condicio sine qua non della realizzazione del fatto, ma anche

quella che ha agevolato o comunque facilitato il conseguimento dell’obiettivo finale.

CRITICHE – Si lascia impunita la partecipazione ex ante necessaria o agevolatrice ma ex post rivelatasi

inutile o dannosa.

 Teoria della prognosi postuma:

È penalmente rilevante il contributo del complice che appariva ex ante idoneo ad accrescere le possibilità di

realizzazione del reato, anche se ex post il contributo si rivela inutile o dannoso.

CRITICHE – Il giudizio prognostico ha senso solo nel tentativo perché l’evento non si è realizzato, ma non

trova giustificazione nel caso di reato perfezionato. Si finisce così per rendere punibile il tentativo di concorso

da un lato e, dall’altro, per lasciare impunite le condotte inutili ex ante ma essenziali ex post. 5

 Soluzione del Mantovani:

La partecipazione punibile deve coincidere con una delle due tipologie ontologiche di condotta con cui un

soggetto può prendere effettivamente parte alla realizzazione concorsuale del reato. E cioè quando l’agente

nella fase ideativa, preparatoria od esecutiva del reato e secondo un giudizio ex post abbia dato, a livello

materiale o morale:

 un contributo necessario perché condicio sine qua non della realizzazione del reato (o

determinando in altri un proposito criminoso prima inesistente oppure attività concorsuali essenziali;

o apportando un contributo fisico essenziale);

 un contributo agevolatore, avendo soltanto facilitato la realizzazione del reato (avendola resa più

probabile, più facile o più grave secondo un giudizio ex post) col rafforzamento dell’altrui proposito

criminoso oppure col sostegno psicologico delle altrui attività concorsuali; o apportando un

contributo fisico agevolatore.

Quanto al concorso morale, la Cassazione ha sempre richiesto, per la punibilità del concorrente, che il

contributo sia apprezzabile quanto meno sotto la forma del rafforzamento dell’altrui proposito criminoso.

N.B. – Mentre nella fattispecie monosoggettiva occorre che il soggetto abbia causato materialmente il reato,

nella fattispecie plurisoggettiva basta che egli ne abbia agevolato l’esecuzione da parte di altri, poiché in

forza del vincolo associativo diventano sue proprie anche le condotte causali dei soci. Si tratta della

concezione unitaria del concorso di persone, che ha trovato l’adesione della giurisprudenza di legittimità.

1.2.2.b

IL CONCORSO PER OMISSIONE NEL REATO COMMISSIVO ALTRUI

Il contributo del concorrente può estrinsecarsi in forma omissiva, se si tratta di un soggetto che ha

un obbligo giuridico d’impedire l’evento (art. 40 cpv c.p.).

Esempio. – Il custode notturno di un museo non attiva il sistema di allarme, per consentire l’ingresso ai ladri;

Tizio, agente di polizia, assiste inerte alla violenza sessuale contro una donna.

Artt. 100 + 40/2 + fattispecie incriminatrice di parte speciale.

≠ concorso nel reato omissivo altrui, che si deve esplicare in un contributo attivo per il concorrente

che non sia gravato dall’obbligo di garanzia (es. l’amante che convince l’amata a far morire di fame il

figlioletto avuto dal marito.)

Requisiti del concorso per omissione:

 l’omissione deve essere condizione necessaria od agevolatrice del reato; 6


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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti contenenti uno schema generale sul concorso di persone nel reato in Diritto penale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la struttura del concorso di persone, la pluralità dei soggetti, la realizzazione di un reato, l’elemento soggettivo: il dolo di concorso e il concorso colposo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2008-2009

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