Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Insostituibile è il criterio, anche ai fini dell'accertamento, della prevedibilità dell'evento e della prevenibilità o evitabilità del medesimo che vanno determinante,

innanzitutto, tenendo presente tutte le circostanze in cui soggetto si trova ad operare in base al parametro relativistico dell'agente modello, cioè dell'uomo

giudizioso ejusdem professionis et condicionis.

Colpa incosciente Si ha quando l'evento non è voluto e nemmeno previsto dall'agente. Mancando anche della previsione dell'evento, è concetto soltanto

normativo.

Colpa speciale o professionale Riguarda le attività giuridicamente autorizzate perché socialmente utili, anche se per natura rischiose. E’ caratterizzata dalla

inosservanza di regole di condotta finalizzate alla prevenzione non del rischio dall'ordinamento consentito ma di un ulteriore rischio non consentito e dalla

prevedibilità, non adottando tali misure, dell'evento.

Colpa specifica E’ la colpa caratterizzata dall’inosservanza di regole cautelari derivanti da fonti giuridiche (leggi, regolamenti, ordini, discipline). Non vi è,

rispetto alla dimensione oggettiva, differenza con la colpa generica: entrambe richiedono l'inosservanza della regola cautelare. Circa la dimensione soggettiva,

mentre per la colpa generica occorre accertare caso per caso la prevedibilità ed evitabilità da parte dell'uomo ejusdem professionis et condicionis, per la colpa

specifica è controverso se occorra analogo accertamento concreto oppure se basti accertare la inosservanza della regola cautelare scritta e la riconducibilità

dell'evento cagionato al tipo di evento che tale regola intende prevenire.

Complice v. partecipe.

Concezione formale del reato Per la concezione formale il reato è tutto ciò e solo ciò che è previsto dalla legge come tale.

Concezione giuridica dell’evento Per la concezione giuridica, l’evento è l’effetto offensivo della condotta, e cioè la lesione o messa in pericolo dell’interesse

tutelato dalla norma, ad essa legate logicamente da un nesso di causalità.

Concezione naturalistica dell’evento Per tale concezione, l’evento è l’effetto naturale della condotta umana penalmente rilevante ed esteriore alla condotta,

da essa logicamente e cronologicamente diverso e distinto.

la concezione normativa, elaborata all'inizio del secolo, la colpevolezza è il giudizio di rimproverabilità per

Concezione normativa della colpevolezza Per

l'atteggiamento antidoveroso della volontà che era possibile non assumere.

la concezione psicologica, dominante nella seconda metà del secolo scorso, la colpevolezza consiste e si

Concezione psicologica della colpevolezza Per

esaurisce nel nesso psichico tra l'agente ed il fatto.

Concezione sostanziale del reato Per la concezione sostanziale reato è tutto ciò e solo ciò che è, in misura rilevante, socialmente pericoloso.

Concorso di norme Si parla di concorso di norme allorché più norme appaiono, almeno prima facie, tutte applicabili ad un medesimo fatto. Deve trattarsi di

norme non antitetiche, perché in questo caso si avrebbe un conflitto di norme, ma soltanto diverse, tutte vietando, comandando o consentendo il medesimo fatto.

Di fronte ai molti casi di concorso di norme incriminatrici si pone il problema di stabilire se si tratta di un concorso reale di norme, nel senso che tutte debbono

essere applicate (quindi, di un concorso formale di reati) oppure se trattasi soltanto di un concorso apparente di norme (quindi di un solo reato perché solo a

prima vista il fatto appare riconducibile sotto più norme, ma in realtà una soltanto è ad esso applicabile).

Concorso di persone nel reato Si ha concorso di persone nel reato quando più persone pongono in essere insieme un reato che, astrattamente, può essere

realizzato anche da una sola persona.

Concorso di reati Si ha concorso di reati quando uno stesso soggetto ha violato più volte la legge penale e, perciò, deve rispondere di più reati. Il concorso di

reati presuppone risolto il problema della unità e pluralità di reati:

Per la concezione naturalistica la unità e pluralità di reati va desunta da strutture preesistenti in rerum natura ed individuabili in base ad una teoria generale della

realtà. L’agire umano costituirà un solo reato o più reati a seconda che esso sia naturalisticamente unico o plurimo. Si avrà, quindi, un solo reato o più reati a

seconda che si abbia, rispettivamente, un'unica azione o più azioni, un unico evento o più eventi, un'unica volontà o più volontà.

Per la concezione normativa, che è la più condivisa, l'unità o pluralità di reati va desunta esclusivamente dalla norma penale, che è l'unico metro per decidere se

il fatto storico sia valutato dal diritto penale come un solo illecito o come più illeciti.

Per la concezione normativa a base ontologica, pur affermandosì che la norma costituisce il prius logico per la valutazione del fatto storico come unico o plurimo

e che il legislatore non è rigidamente vincolato al dato pregiuridico, tuttavia si riconosce che determinati schemi ontologici fondamentali, determinati sistemi di

valori e le correlative tipologie di aggressione, non possono non costituire l’ossatura concettuale, la struttura portante, di ogni sistema penale razionale e

progredito.

Concorso eventuale di persone nel reato Ricorre quando i reati possono essere commessi indifferentemente da una o più persone (es. omicidio, rapina).

Concorso formale di reati Sì ha concorso formale di reati quando il soggetto ha posto in essere più reati con una sola azione od omissione. Può essere omogeneo

o eterogeneo a seconda che si violi la stessa norma più volte o più norme diverse.

Concorso materiale di reati Si ha concorso materiale quando il soggetto ha posto in essere più reati con più azioni o omissioni. Può essere omogeneo se è stata

violata più volte la stessa norma penale o eterogeneo se sono state violate norme diverse.

Concorso necessario di persone nel reato Si verifica in quei reati che richiedono necessariamente per la loro commissione la partecipazione di due o più

persone (es. rissa, duello, associazione per delinquere).

Concorso unilaterale Per la dottrina prevalente e ancor prima per il nostro codice non occorre, per aversi concorso, la reciproca consapevolezza dell’altrui

contributo, essendo sufficiente che tale consapevolezza esista in uno solo dei concorrenti. La coscienza e volontà di cooperare è, invece, necessaria in ogni

singolo agente perché risponda a titolo di concorso. Il concorso unilaterale rende punibili condotte altrimenti non perseguibili; in secondo luogo rende possibile

configurare il c.d. concorso doloso nel reato colposo, che si ha quando con una condotta atipica il soggetto concorre dolosamente nell’altrui fatto colposo:

strumentalizza cioè l’altrui condotta colposa.

Condotta Comportamento umano che costituisce reato.

Consiglio tecnico E’ una forma di partecipazione psichica nel concorso di persone nel reato. Consiste nel fornire all’organizzatore o all’esecutore del reato

notizie necessarie o agevolatrici.

Consuetudine nel diritto penale La consuetudine consiste nella ripetizione costante ed uniforme di un determinato comportamento, nella convinzione della sua

obbligatorietà giuridica. In diritto penale è assolutamente negata ogni efficacia alla consuetudine innovatrice e alla consuetudine abrogatrice. E’ ammessa

pacificamente la consuetudine interpretativa. Di consuetudine secundum legem o integrativa sembra possa parlarsi a proposito delle disposizioni penali che

rinviano, esplicitamente o implicitamente, a norme di rami dell'ordinamento giuridico in cui la consuetudine può essere fonte di diritto. Si discute infine

sull’ammissibilità di una consuetudine derogatrice che crei cioè nuovi tipi di scriminanti.

Consumazione del reato Si ha quando il reato perfetto ha raggiunto la sua massima gravità concreta. Mentre la perfezione indica il momento in cui il reato è

venuto ad esistere, la consumazione indica il momento in cui è venuto a cessare, in cui si chiude l'iter criminis per aprirsi la fase del postfactum. La

consumazione segna il momento limite alla configurabilità della legittima difesa, del concorso formale di reati, del concorso di persone, della flagranza.

Continuazione dei reati v. reato continuato.

Costringimento fisico Costituisce una causa di esclusione della suitas. Particolare forma di forza maggiore che impedisce la sussistenza di una condotta umana.

Si differenzia dal costringimento psichico poiché trae origine da una violenza fisica (e non da una minaccia) e costituisce una causa oggettiva (e non soggettiva)

di esclusione del reato.

Criterio di consunzione Riguarda la problematica relativa al concorso di norme. Secondo tale criterio, ammesso da una parte della dottrina pluralistica, la

norma consumante prevale sulla norma consumata. E’ consumante la norma, il cui fatto comprende in sé il fatto previsto dalla norma consumata, e che perciò

esaurisce l’intero disvalore del fatto concreto.

Criterio di sussidiarietà Riguarda la problematica relativa al concorso di norme. Secondo tale criterio pressoché concordemente ammesso, la norma principale

esclude l’applicabilità della norma sussidiaria. E’ sussidiaria la norma che tutela un grado inferiore dell’identico interesse che è tutelato dalla norma principale.

Danno criminale E’ l’offesa necessaria per la configurabilità del reato. Si differenzia dal danno risarcibile in quanto non è detto che la figura del soggetto

passivo del reato coincida necessariamente con quella del danneggiato civilmente (v. danno risarcibile).

venuto ad esistere, la consumazione indica il momento in cui è venuto a cessare, in cui si chiude l'iter criminis per aprirsi la fase del postfactum. La

consumazione segna il momento limite alla configurabilità della legittima difesa, del concorso formale di reati, del concorso di persone, della flagranza.

Continuazione dei reati v. reato continuato.

Costringimento fisico Costituisce una causa di esclusione della suitas. Particolare forma di forza maggiore che impedisce la sussistenza di una condotta umana.

Si differenzia dal costringimento psichico poiché trae origine da una violenza fisica (e non da una minaccia) e costituisce una causa oggettiva (e non soggettiva)

di esclusione del reato.

Criterio di consunzione Riguarda la problematica relativa al concorso di norme. Secondo tale criterio, ammesso da una parte della dottrina pluralistica, la

norma consumante prevale sulla norma consumata. E’ consumante la norma, il cui fatto comprende in sé il fatto previsto dalla norma consumata, e che perciò

esaurisce l’intero disvalore del fatto concreto.

Criterio di sussidiarietà Riguarda la problematica relativa al concorso di norme. Secondo tale criterio pressoché concordemente ammesso, la norma principale

esclude l’applicabilità della norma sussidiaria. E’ sussidiaria la norma che tutela un grado inferiore dell’identico interesse che è tutelato dalla norma principale.

Danno criminale E’ l’offesa necessaria per la configurabilità del reato. Si differenzia dal danno risarcibile in quanto non è detto che la figura del soggetto

passivo del reato coincida necessariamente con quella del danneggiato civilmente (v. danno risarcibile).

Danno risarcibile Detto anche danno civile. E’ il danno – patrimoniale o non patrimoniale – cagionato dal reato. Da non confondersi con il danno criminale (v.)

che costituisce invece l’offesa necessaria per l’esistenza del reato.

Decadenza o sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori Sono due pene accessorie: la decadenza consegue all’ergastolo e agli altri casi determinati

dalla legge; la sospensione, per un tempo pari al doppio della pena inflitta, consegue alla condanna per delitti commessi con abuso della potestà dei genitori.

Delinquente abituale La abitualità criminosa indica la qualità personale dell’individuo che, con la sua persistente attività criminosa, dimostra una notevole

attitudine a commettere reati. L’abitualità presunta ricorre quando trattasi di persona: a) che è stata condannata alla reclusione in misura superiore

complessivamente a cinque anni per almeno tre delitti non colposi, della stessa indole e commessi non contestualmente, entro dieci anni; b) che riporta altra

condanna per un delitto non colposo, della stessa indole e commesso entro dieci anni successivi all’ultimo dei delitti precedenti. L’abitualità ritenuta dal giudice si

ha quando: a) il reo sia stato condannato per due delitti non colposi; b) riporti un’altra condanna per delitto non colposo; c) il giudice, tenuto conto della specie e

gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della condotta e del genere di vita del colpevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso

dell’art. 133, ritenga che il colpevole “è dedito al delitto”. Il codice prevede anche l’abitualità nelle contravvenzioni che, non mai presunta, deve essere sempre

accertata dal giudice. Essa ricorre quando: a) il reo sia stato condannato alla pena dell’arresto per tre contravvenzioni della stessa indole; b) riporti condanna

per un’altra contravvenzione della stessa indole; c) il giudice, tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della

condotta e del genere di vita del colpevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso dell’art. 133/2, ritenga che il colpevole sia dedito al reato.

Delinquente per tendenza La tendenza a delinquere si ha quando il reo: a) sebbene non recidivo o delinquente abituale o professionale, commetta un delitto

non colposo (doloso o preterintenzionale), contro la vita o la incolumità personale; b) riveli, per sé e unitamente alle circostanze indicate nell’art. 133/2, una

speciale inclinazione al delitto, che trovi la sua causa nell’indole particolarmente malvagia del colpevole, e quindi non sia originata da infermità totale o parziale

di mente.

Delinquente professionale La professionalità nel reato si ha quando: a) il reo riporti una condanna definitiva per altro reato – consumato o tentato – trovandosi

già nelle condizioni richieste per la dichiarazione di abitualità; b) si debba ritenere che egli viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei proventi del reato,

avuto riguardo alla natura dei reati, alla condotta e al genere di vita del colpevole e alle altre circostanze di cui all’art. 133/2.

Delitti di attentato (detti anche a consumazione anticipata) Sono quei delitti consistenti in atti diretti a ledere il bene protetto e dalla legge elevati a diritti

perfetti, mentre potrebbero essere al più un tentativo o anche meno di un tentativo, come quando si richiede tale direzione, ma hanno anche la idoneità e

univocità degli atti. Per il timore di pericolose strumentalizzazioni politiche di tali fattispecie, la dottrina e giurisprudenza più recenti hanno abbandonato le

interpretazioni soggettivistiche adottando una interpretazione oggettivistica, che riconduce il reato di attentato alla struttura del tentativo ed esige, comunque, la

messa in pericolo del bene protetto. Il delitto di attentato resta un inutile residuo storico.

Delitti senza vittime Sono così chiamati quei reati che non offenderebbero alcun bene perché a sfondo esclusivamente etico (es. la prostituzione,

l’omosessualità, la sterilizzazione irreversibile, l’eutanasia consensuale, l’uso di stupefacenti, l’aborto, la pornografia, la bestemmia).

Delitto politico Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino

(c.d. delitto oggettivamente politico). E’ altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici (c.d. delitto

soggettivamente politico).

Delitto tentato Tale figura ricorre nei casi in cui l’agente non riesce a portare a compimento il delitto programmato, ma gli atti parzialmente realizzati sono tali

da esteriorizzare l’intenzione criminosa. Per quanto riguarda l’aspetto soggettivo, il tentativo è un delitto necessariamente doloso: il dolo del tentativo è intenzione

di commettere il delitto perfetto con conseguente esclusione del dolo eventuale. Da un punto di vista oggettivo, il delitto tentato è costituito da un elemento

negativo – il non compimento dell’azione o il non verificarsi dell’evento – e un elemento positivo – l’idoneità degli atti e la univoca direzione degli stessi.

Desistenza dall’azione Si ha quando l’agente rinuncia a compiere gli ulteriori atti che poteva ancora compiere perché il reato si perfezionasse.

Diagnosi criminologica Consiste in una serie di accertamenti mirante a definire le caratteristiche della personalità del reo.

Diritto internazionale penale Si parla di diritto internazionale penale per designare quel complesso di norme del diritto internazionale generale, che sanciscono

la responsabilità penale degli individui per quei fatti che turbano l’ordine pubblico internazionale e costituiscono crimini contro il diritto delle genti. Tali crimini

internazionali sono: a) i crimini contro la pace; b) i crimini di guerra (sia per quanto riguarda le regole da seguirsi in combattimento, sia per la protezione delle

popolazioni civili); c) i crimini contro l’umanità.

Diritto penale del privilegio Tipico delle società strutturate su profonde discriminazioni tra classi sociali. Perché concepito come strumento di conservazione

delle fondamentali condizioni di vita di una società, il diritto penale liberale fatalmente svolse una funzione conservatrice del privilegio delle classi più ricche, le

vere destinatarie della libertà liberale

Diritto penale dell’oppressione Rispondente in passato agli ordinamenti di tipo assolutistico. Le forme più drastiche di diritto penale dell'oppressione si ebbero

innanzitutto con l'assolutismo monarchico, dove il diritto penale fungeva da strumento dello strapotere del dispotismo regio e dell'aristocrazia, e con gli

ordinamenti totalitari.

Diritto penale della libertà In una equilibrata sintesi delle posizioni della vittima e del reo, da un lato tutela i diritti fondamentali dei cittadini e gli interessi della

comunità sociale; dall'altro assicura ai soggetti agenti la certezza e l'eguaglianza giuridica.

Diritto penale della pericolosità sociale Muovendo dal postulato deterministico per cui l’uomo è determinato al delitto da cause inerenti alla sua struttura

biologica o all’ambiente sociale in cui è vissuto, si fonda non sulla responsabilità morale ma sulla pericolosità del soggetto.

Diritto penale della responsabilità morale Pone a proprio fondamento il postulato della libertà assoluta indifferenziata del volere dell’uomo come causa

cosciente e libera (perciò irresponsabile) del proprio agire.

Diritto penale internazionale Il diritto penale internazionale sta ad indicare il complesso di norme di diritto interno con cui ogni Stato risolve i problemi che ad

esso si pongono per il fatto di coesistere con altri Stati sovrani nella superiore comunità internazionale. Esso abbraccia fondamentalmente le norme che regolano

il campo di applicazione della legge penale nazionale nello spazio e le norme che regolano l’attività di collaborazione dello Stato con gli altri Stati in materia

penale.

Diritto penale misto Fondato sul dualismo responsabilità-pericolosità.

Dolo d’impeto Si ha quando la decisione di commettere il reato sorge improvvisa e viene immediatamente eseguita, senza che vi sia alcun intervallo tra la

formulazione del proposito criminoso e la sua attuazione.

Dolo dei reati di offesa Richiede anche la coscienza e volontà della offensività, e la conoscibilità della illiceità penale.

Dolo dei reati di scopo Richiede la coscienza e volontà del mero fatto materiale tipico, ma non dell’offensività e la conoscibilità della illiceità penale del fatto.

ordinamenti totalitari.

Diritto penale della libertà In una equilibrata sintesi delle posizioni della vittima e del reo, da un lato tutela i diritti fondamentali dei cittadini e gli interessi della

comunità sociale; dall'altro assicura ai soggetti agenti la certezza e l'eguaglianza giuridica.

Diritto penale della pericolosità sociale Muovendo dal postulato deterministico per cui l’uomo è determinato al delitto da cause inerenti alla sua struttura

biologica o all’ambiente sociale in cui è vissuto, si fonda non sulla responsabilità morale ma sulla pericolosità del soggetto.

Diritto penale della responsabilità morale Pone a proprio fondamento il postulato della libertà assoluta indifferenziata del volere dell’uomo come causa

cosciente e libera (perciò irresponsabile) del proprio agire.

Diritto penale internazionale Il diritto penale internazionale sta ad indicare il complesso di norme di diritto interno con cui ogni Stato risolve i problemi che ad

esso si pongono per il fatto di coesistere con altri Stati sovrani nella superiore comunità internazionale. Esso abbraccia fondamentalmente le norme che regolano

il campo di applicazione della legge penale nazionale nello spazio e le norme che regolano l’attività di collaborazione dello Stato con gli altri Stati in materia

penale.

Diritto penale misto Fondato sul dualismo responsabilità-pericolosità.

Dolo d’impeto Si ha quando la decisione di commettere il reato sorge improvvisa e viene immediatamente eseguita, senza che vi sia alcun intervallo tra la

formulazione del proposito criminoso e la sua attuazione.

Dolo dei reati di offesa Richiede anche la coscienza e volontà della offensività, e la conoscibilità della illiceità penale.

Dolo dei reati di scopo Richiede la coscienza e volontà del mero fatto materiale tipico, ma non dell’offensività e la conoscibilità della illiceità penale del fatto.

Dolo di premeditazione Figura discussa in dottrina e nella pratica giudiziaria, che tradizionalmente rileva pure come aggravante dell'omicidio e delle lesioni

personali. Per aversi premeditazione occorre: un intervallo temporale ampio tra l'insorgere e l'esecuzione del proposito criminoso, tale da consentire una

ponderata riflessione; un consolidamento, mediante maturata riflessione, di tale proposito; una persistenza, tenace ed ininterrotta, del medesimo.

Dolo di proposito Si ha quando intercorre un consistente lasso di tempo tra il sorgere dell’idea criminosa e la sua esecuzione.

Dolo eventuale (o indiretto) Si ha quando la volontà non si dirige direttamente verso l’evento, ma l’agente lo accetta come conseguenza eventuale della propria

condotta.

Dolo generico Si ha quando la legge richiede la semplice coscienza e volontà del fatto materiale, essendo indifferentemente per l’esistenza del reato il fine per

cui si agisce (es. omicidio).

Dolo intenzionale (o diretto) Si ha quando la volontà ha direttamente di mira l’evento tipico, è diretta alla realizzazione del medesimo, sia esso stato previsto

dall’agente come certo o anche soltanto come possibile.

Dolo specifico Si ha nei casi in cui assume rilievo una finalità dell’agente che deve sussistere perché si abbia il reato, ma non è necessario che si realizzi perché

il reato sia consumato (es. furto: occorre il fine di trarne profitto). Tale fine costituisce un elemento soggettivo costitutivo della fattispecie legale ma che sta oltre

il fatto materiale tipico (onde il conseguimento di tale fine non è necessario per la consumazione del reato).

Dolo. Il dolo è rappresentazione e volontà del fatto materiale tipico, cioè di tutti gli elementi oggettivi della fattispecie del reato: è la forma fondamentale,

generale ed originaria di colpevolezza. Sotto il profilo intellettivo il dolo è rappresentazione del fatto, ma non necessariamente conoscenza, poiché il dubbio non

esclude il dolo, pur non essendo coscienza della realtà. Sotto il profilo volitivo il dolo è volontà, che abbraccia sia il dolo intenzionale, sia quello eventuale.

Eccesso (colposo) nelle scriminanti Si ha eccesso nelle scriminanti quando, nel commettere alcuni dei fatti previsti dagli articoli 51, 52, 53, 54, si eccedono i

limiti stabiliti dalla legge o dall'ordine dell'autorità ovvero imposti dalla necessità. L'eccesso va distinto dall'erronea supposizione della scriminante, poiché questa

nel primo caso esiste realmente, pur se travalicata, mentre nel secondo esiste solo nella mente dell'agente. L'eccesso è doloso, colposo, o incolpevole, a seconda

che il soggetto ecceda i limiti della scriminante con consapevole volontà oppure per colpa o senza colpa alcuna. L'eccesso doloso da luogo a responsabilità per il

reato doloso; l'eccesso colposo da luogo a responsabilità colposa, se il fatto è previsto dalla legge come reato colposo.

Effetti penali della condanna Per effetti penali della condanna si intendono la conseguenze negative che derivano de jure dalla condanna stessa, diverse dalla

pene principali, dalle pene accessorie e dalle misure di sicurezza. Si distinguono, in senso tecnico, dalle pene, perché sono una conseguenza della condanna a

una pena, ma non coincidono con la stessa. Tra gli effetti penali rientrano: a) l’impossibilità di godere della sospensione condizionale da parte di chi ha già

usufruito, al massimo per due volte, del beneficio; b) l’acquisto della qualifica di recidivo o di delinquente abituale o professionale; c) l’impossibilità di

partecipare a pubblici concorsi, o di esercitare determinate attività; d) l’iscrizione al casellario giudiziale. Gli effetti penali della condanna non vengono meno in

presenza di cause di estinzione del reato o della pena, ma soltanto per effetto della riabilitazione.

Ergastolo Pena detentiva prevista per i delitti consistente nella privazione perpetua della libertà personale. Perpetuità, tuttavia, non assoluta in quanto

l’ergastolano può essere ammesso alla liberazione condizionale quando abbia scontato almeno 26 anni di pena.

Errore di fatto Mancata o imperfetta percezione o valutazione di un dato della realtà naturalistica.

Errore inabilità E’ tale l’errore che cade nella fase esecutiva del reato, cioè nella fase in cui la volontà si traduce in atto. Esso viene in considerazione nelle

ipotesi del cosiddetto reato aberrante.

Errore L'errore è falsa conoscenza della realtà, naturalistica o normativa. A seconda del momento dell'iter criminis su cui l'errore incide, si distingue fra errore

motivo e errore inabilità. L’errore esclude il dolo a seconda che precluda o meno la coscienza e volontà del fatto, previsto dalla norma penale.

Errore motivo E’ tale l’errore che cade nel momento ideativo del fatto, sul processo formativo della volontà, la quale nasce perciò viziata da una falsa

rappresentazione del reale.

Errore sul fatto Si ha quando il soggetto, che ben può avere una conoscenza della norma penale, crede di realizzare un fatto diverso da quello da essa previsto.

Il soggetto erra sulla fattispecie concreta, sulla corrispondenza del fatto commesso alla fattispecie legale.

Errore sul precetto penale Si ha quando il soggetto si rappresenta e vuole un fatto che è perfettamente identico a quello previsto dalla norma penale, ma che

egli, per errore su questa, crede che non sia illecito e non costituisca reato. Il soggetto erra sulla sola fattispecie legale, sulla qualificazione penale del fatto

commesso.

Estradizione Consiste in un procedimento tramite il quale uno Stato consegna un individuo, che si trova nel suo territorio, ad un altro Stato perché sia da questo

giudicato o, se già condannato, sottoposto all’esecuzione della sanzione penale. Si distingue in attiva o passiva a seconda che sia richiesta ovvero concessa da

uno Stato. L’istituto persegue lo scopo di evitare che i delinquenti si sottraggano alle conseguenze dei loro atti riparando all’estero.

Evento È il risultato dell’azione od omissione.

Fase della ideazione del reato Si svolge all'interno della psiche del reo, passando attraverso il processo di motivazione e culminando nella risoluzione criminosa,

in se non punibile. È riscontrabile solo nei reati dolosi e può rilevare ai fini dell'intensità del dolo.

Fase della preparazione del reato Può aversi nei reati a dolo di proposito e, in particolare, di premeditazione.

Fase di esecuzione del reato Si ha quando il soggetto compie la condotta esteriore richiesta per la sussistenza del reato.

Forza maggiore La forza maggiore si identifica con tutte quelle forze naturali esterne al soggetto che lo determinano ad un determinato atto.

Grazia Causa di estinzione della punibilità. E’ un provvedimento rimesso dalla Costituzione alla competenza esclusiva del Presidente della Repubblica con il

quale viene condonata in tutto o in parte la pena principale inflitta per uno o più reati nei confronti di una persona. Il provvedimento è adottato con decreto su

proposta del Ministro di grazia e giustizia. Trattasi pertanto di un provvedimento a carattere singolare, avente cioè per destinatario un singolo individuo, e, in ciò

differisce dall’amnistia e dall’indulto che sono contenuti in un provvedimento legislativo avente carattere generale e cioè indirizzato alla generalità dei cittadini.

Imputabilità E’ il presupposto della responsabilità penale, e consiste nella capacità prevista dalla legge penale di rispondere per la commissione di un fatto

previsto dalla legge come reato. Ai sensi dell’art. 85 “…è imputabile che ha la capacità di intendere e di volere”. L’espressione “capacità di intendere” (v.) si

riferisce alla idoneità del soggetto di valutare il significato e gli effetti della propria condotta. L’espressione “capacità di volere” (v.) si riferisce all’attitudine

dello stesso ad autodeterminarsi in relazione ai normali impulsi che motivano l’azione. Il contenuto sostanziale dell’imputabilità va ravvisato nella maturità

psichica e nella sanità mentale; essa consiste in un modo d’essere dell’individuo, uno status della persona e deve sussistere nel momento in cui il soggetto ha

commesso il reato. Dal combinato disposto dagli artt. 85 e 88 ss. si desume: a) che l’imputabilità è considerata normalmente esistente; b) che essa è esclusa o

diminuita soltanto in presenza di determinate cause; c) che, pertanto, il giudice deve accertare non, positivamente, la esistenza della capacità di intendere e di

volere, ma, negativamente, la assenza o il dubbio sulla esistenza per effetto di dette cause.

Incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione Pena accessoria che importa il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo

Fase della preparazione del reato Può aversi nei reati a dolo di proposito e, in particolare, di premeditazione.

Fase di esecuzione del reato Si ha quando il soggetto compie la condotta esteriore richiesta per la sussistenza del reato.

Forza maggiore La forza maggiore si identifica con tutte quelle forze naturali esterne al soggetto che lo determinano ad un determinato atto.

Grazia Causa di estinzione della punibilità. E’ un provvedimento rimesso dalla Costituzione alla competenza esclusiva del Presidente della Repubblica con il

quale viene condonata in tutto o in parte la pena principale inflitta per uno o più reati nei confronti di una persona. Il provvedimento è adottato con decreto su

proposta del Ministro di grazia e giustizia. Trattasi pertanto di un provvedimento a carattere singolare, avente cioè per destinatario un singolo individuo, e, in ciò

differisce dall’amnistia e dall’indulto che sono contenuti in un provvedimento legislativo avente carattere generale e cioè indirizzato alla generalità dei cittadini.

Imputabilità E’ il presupposto della responsabilità penale, e consiste nella capacità prevista dalla legge penale di rispondere per la commissione di un fatto

previsto dalla legge come reato. Ai sensi dell’art. 85 “…è imputabile che ha la capacità di intendere e di volere”. L’espressione “capacità di intendere” (v.) si

riferisce alla idoneità del soggetto di valutare il significato e gli effetti della propria condotta. L’espressione “capacità di volere” (v.) si riferisce all’attitudine

dello stesso ad autodeterminarsi in relazione ai normali impulsi che motivano l’azione. Il contenuto sostanziale dell’imputabilità va ravvisato nella maturità

psichica e nella sanità mentale; essa consiste in un modo d’essere dell’individuo, uno status della persona e deve sussistere nel momento in cui il soggetto ha

commesso il reato. Dal combinato disposto dagli artt. 85 e 88 ss. si desume: a) che l’imputabilità è considerata normalmente esistente; b) che essa è esclusa o

diminuita soltanto in presenza di determinate cause; c) che, pertanto, il giudice deve accertare non, positivamente, la esistenza della capacità di intendere e di

volere, ma, negativamente, la assenza o il dubbio sulla esistenza per effetto di dette cause.

Incapacità di contrarre con la pubblica amministrazione Pena accessoria che importa il divieto di concludere contratti con la pubblica amministrazione, salvo

che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio.

Incapacità procurata E’ così chiamata l’incapacità derivante non da cause naturali ma dallo stesso soggetto o da terzi.

Indulto Causa di estinzione della punibilità. Al pari dell’amnistia, è un provvedimento di carattere generale, ma ne differisce perché opera esclusivamente sulla

pena principale, la quale viene in tutto o in parte condonata oppure commutata in altra specie di pena, fra quelle consentite dalla legge. Non estingue le pene

accessorie, salvo che il decreto disponga in modo diverso, e a maggior ragione lascia sussistere gli altri effetti penali della condanna.

Interdizione da una professione o arte Pena accessoria consistente nella perdita, durante l’interdizione, della capacità di esercitare una professione, arte,

industria, commercio o mestiere, per cui è concesso uno speciale permesso, licenza ecc.

Interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e imprese Pena accessoria che priva temporaneamente il condannato della capacità di esercitare,

durante l’interdizione, l’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore e direttore generale, nonché ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona

giuridica o dell’imprenditore.

Interdizione dai pubblici uffici Pena accessoria che priva il condannato di ogni diritto politico; di ogni pubblico ufficio o incarico, non obbligatorio, di pubblico

servizio; dei gradi e dignità accademiche, titoli e decorazioni ecc.

Interdizione legale Pena accessoria che comporta la perdita della capacità di agire, applicandosi al condannato interdetto le norme della legge civile per

l’interdizione giudiziale in ordine alla disponibilità e amministrazione dei beni e alla rappresentanza negli atti relativi.

Istigatore v. partecipe.

Liberazione condizionale Causa di estinzione della pena. La concessione della libertà condizionale fa cessare lo stato di detenzione e comporta l’applicazione

della misura di sicurezza della libertà vigilata assistita dal servizio sociale. La pena si considera estinta e cessa la misura di sicurezza non il decorso della pena

inflitta; per gli ergastolani, invece, tale effetto si verifica col decorso di cinque anni dalla data del provvedimento.

Misure alternative Consistono in misure alternative alla pena detentiva – incidenti solo sulla fase esecutiva della pena – previste dalla L. 354/75

(sull’ordinamento penitenziario). Sono: a) l’affidamento in prova al servizio sociale, fuori dell’istituto, per un periodo uguale a quello della pena da scontare; b) il

regime di semilibertà, corrispondente nella concessione di trascorrere parte del giorno fuori del carcere per partecipare ad attività lavorative, istruttive o

comunque utili al reinserimento sociale; c) la detenzione domiciliare, consistente nell’espiazione della pena nella propria abitazione o in altro luogo di privata

dimora ovvero in un luogo pubblico di cura o di assistenza.

Misure di prevenzione Sono misure specialpreventive ante o praeter delictum, essendo applicabili ai soggetti pericolosi prima della commissione di reati o a

prescindere dalla avvenuta commissione di altri reati. Hanno il fine di impedire la commissione di reati.

Misure di sicurezza Sono misure con una finalità terapeutica, rieducativo-risocializzatrice applicabili ai soggetti pericolosi che hanno già commesso un fatto

penalmente rilevante: tendono quindi ad impedire la commissione di nuovi reati. Le misure di sicurezza si differenziano dalle pene, poiché sono la conseguenza

di un giudizio non di riprovazione per la violazione di un comando, ma di pericolosità; non di responsabilità, ma di probabilità di futura recidiva.

Misure preparatorie alla liberazione Presuppongono una condanna a pena detentiva e intervengono nella fase esecutiva (comprendono l’ammissione al lavoro

esterno al carcere, il regime di semilibertà, licenze preliberatorie).

Misure sospensive in prova Consistono nella rinuncia totale o parziale alla punizione detentiva, condizionata al buon esito di un periodo di prova, controllata e

assistita.

Misure sostitutive Consistono in misure sostitutive della pena detentiva breve previste dalla L. 689/81. Sono: a) la semidetenzione, che comporta l’obbligo di

trascorrere almeno 10 ore al giorno in un istituto situato nel comune di residenza del condannato o in un comune vicino e la limitazione di taluni diritti. E’

sostitutiva delle pene detentive determinabili dal giudice entro i limiti dei sei mesi; b) la libertà controllata, che comporta il divieto di allontanarsi dal comune di

residenza, l’obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno presso il locale ufficio di pubblica sicurezza, nonché la limitazione di alcuni diritti e la eventuale

sottoposizione del condannato ad interventi dei centri di servizio sociale, idonei al suo reinserimento. E’ sostitutiva delle pene detentive determinabili dal giudice

entro i limiti di tre mesi; c) la pena pecuniaria della multa o dell’ammenda, sostitutiva della pena detentiva rispettivamente della reclusione o dell’arresto,

determinabile dal giudice entro i limiti di un mese.

Misure sostitutive della pena detentiva Comprendono: le misure patrimoniali (pene pecuniarie, misure impeditive, cauzioni di buona condotta); le pene

paradetentive (arresto saltuario, semidetenzione, arresto domiciliare); la pena del lavoro libero di pubblica utilità; le misure interdittive; le sanzioni morali

(ammonizione, reprensione giudiziale).

Momento consumativo del reato Si ha nel momento in cui si chiude l’iter criminis.

Multa Pena pecuniaria prevista per i delitti consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a L. 10.000 né superiore a L. 10.000.000.

Ne bis in idem sostanziale Desunto da varie fonti normative (art. 15 Cost., art. 84 c.p.) in tutte le ipotesi di concorso di norme vieta di addossare più volte lo

stesso fatto all’autore.

Non menzione della condanna nel certificato del Casellario giudiziale Beneficio concesso a discrezione del giudice secondo i parametri dettati dall’art. 133.

Occorre che: a) si tratti di prima condanna; b) la pena se detentiva, non superiore a due anni; c) se pecuniaria, non superiore al massimo di pena detentiva

conteggiata ex art. 135 c.p. (secondo quanto stabilito con sentenza della Corte Costituzionale n. 304 del 17 dicembre 1988); d) se congiunta, la pena detentiva non

deve essere superiore a due anni e quella pecuniaria deve essere tale che, conteggiata a norma dell’art. 135 c.p. e sommata con quella detentiva, non porti il

condannato ad essere privato della libertà personale per più di trenta mesi.

Norma consumante E’ consumante la norma, il cui fatto comprende in sé il fatto previsto dalla norma consumata, e che perciò esaurisce l’intero disvalore del

fatto concreto.

Norma penale in bianco Così chiamata perché in essa, mentre la sanzione è determinata, il precetto ha carattere generico, dovendo essere specificato da atti

normativi di grado inferiore, quali i regolamenti, i provvedimenti amministrativi ecc. (es. l’art. 650 che sanziona l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità

emanati per ragioni di giustizia, di sicurezza, di ordine pubblico, di igiene).

Per la concezione costitutiva, anche nella norma penale in bianco il precetto è in verità completo e va identificato nel generico dovere di obbedienza; per la

concezione sanzionatoria, dal momento che la norma penale in bianco stabilisce una sanzione per un precetto stabilito da altri rami del diritto, è del tutto normale

che invece di ripetere il precetto si limiti a richiamarlo.

Per la Corte Costituzionale le norme penali in bianco possono dirsi compatibili con il principio della riserva di legge qualora stabiliscano: a) le linee direttive entro

cui il soggetto autorizzato all’atto integrativo può operare la sua scelta discrezionale; b) la specifica determinazione dell’oggetto su cui influirà l’atto integrativo;

c) la chiara individuazione dei soggetti cui l’atto integrativo è indirizzato.

Norma prevalente E’ tale la norma che deve applicarsi ad una fattispecie concreta in caso di concorso di norme in rispetto del principio del ne bis in idem

sostanziale. In certe ipotesi la norma prevalente è individuabile in forza di criteri che operano sulla base di determinati rapporti formali fra norme, quali il

stesso fatto all’autore.

Non menzione della condanna nel certificato del Casellario giudiziale Beneficio concesso a discrezione del giudice secondo i parametri dettati dall’art. 133.

Occorre che: a) si tratti di prima condanna; b) la pena se detentiva, non superiore a due anni; c) se pecuniaria, non superiore al massimo di pena detentiva

conteggiata ex art. 135 c.p. (secondo quanto stabilito con sentenza della Corte Costituzionale n. 304 del 17 dicembre 1988); d) se congiunta, la pena detentiva non

deve essere superiore a due anni e quella pecuniaria deve essere tale che, conteggiata a norma dell’art. 135 c.p. e sommata con quella detentiva, non porti il

condannato ad essere privato della libertà personale per più di trenta mesi.

Norma consumante E’ consumante la norma, il cui fatto comprende in sé il fatto previsto dalla norma consumata, e che perciò esaurisce l’intero disvalore del

fatto concreto.

Norma penale in bianco Così chiamata perché in essa, mentre la sanzione è determinata, il precetto ha carattere generico, dovendo essere specificato da atti

normativi di grado inferiore, quali i regolamenti, i provvedimenti amministrativi ecc. (es. l’art. 650 che sanziona l’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità

emanati per ragioni di giustizia, di sicurezza, di ordine pubblico, di igiene).

Per la concezione costitutiva, anche nella norma penale in bianco il precetto è in verità completo e va identificato nel generico dovere di obbedienza; per la

concezione sanzionatoria, dal momento che la norma penale in bianco stabilisce una sanzione per un precetto stabilito da altri rami del diritto, è del tutto normale

che invece di ripetere il precetto si limiti a richiamarlo.

Per la Corte Costituzionale le norme penali in bianco possono dirsi compatibili con il principio della riserva di legge qualora stabiliscano: a) le linee direttive entro

cui il soggetto autorizzato all’atto integrativo può operare la sua scelta discrezionale; b) la specifica determinazione dell’oggetto su cui influirà l’atto integrativo;

c) la chiara individuazione dei soggetti cui l’atto integrativo è indirizzato.

Norma prevalente E’ tale la norma che deve applicarsi ad una fattispecie concreta in caso di concorso di norme in rispetto del principio del ne bis in idem

sostanziale. In certe ipotesi la norma prevalente è individuabile in forza di criteri che operano sulla base di determinati rapporti formali fra norme, quali il

criterio di specialità (la legge speciale prevale sulla generale), il criterio cronologico (la legge posteriore prevale su quella anteriore), il criterio gerarchico (la

legge di grado superiore prevale su quella di grado inferiore). Nelle ipotesi di norme di pari grado, coeve ed in rapporto di specialità reciproca, la norma

prevalente va individuata attraverso le clausole di riserva, quando esistono. Nelle ipotesi in cui le clausole non esistono, tra gli indici rivelatori della norma

applicabile, il primo e più sintomatico è, certo, quello del trattamento penale più severo.

Norma sussidiaria E’ sussidiaria la norma che tutela un grado inferiore dell’identico interesse che è tutelato dalla norma principale.

Obbligo di garanzia Obbligo giuridico del soggetto, fornito dei necessari poteri, di impedire l'evento offensivo di beni, affidati alla sua tutela. Gli obblighi di

garanzia sono classificati: a) in obblighi di protezione di determinati beni contro tutte le fonti di pericolo; b) in obblighi di controllo di determinate fonti di pericolo

per proteggere tutti i beni ad esse esposti.

Oblazione E’ una delle cause di estinzione del reato più frequentemente applicate riguardante le sole contravvenzioni. Consiste nel pagamento, a domanda

dell’interessato, di una somma di denaro – che ha l’effetto di degradare il reato in illecito amministrativo e, quindi, di estinguerlo – prima dell’apertura del

dibattimento o prima del decreto di condanna.

Offesa del bene giuridico È la concretizzazione del principio di offensività. Può consistere in una lesione o in una messa in pericolo.

Offesa ingiusta E’ un sub-requisito dell’aggressione ingiusta per la configurabilità della legittima difesa. Contrariamente alla comune opinione, l'offesa ingiusta

va intesa non come l'offesa antigiuridica bensì come offesa ingiustificata cioè arrecata al di fuori di qualsiasi norma che la imponga o l'autorizzi.

Oggetto giuridico del reato L'oggetto giuridico del reato è quel bene o interesse, individuale o sovrindividuale, che è tutelato dalla norma ed offeso dal reato.

Omissione Mancato compimento, da parte di un soggetto, di un’azione che doveva essere compiuta.

Partecipe (o complice) Colui che pone in essere una condotta che, di per sé sola, non integra la fattispecie del reato. Si distingue fra partecipazione psichica,

che ha luogo nella fase creativa, preparatoria o anche esecutiva del reato, e partecipazione fisica, che ha luogo nelle fasi della preparazione e dell'esecuzione.

La prima dà vita alla figura dell'istigatore, di chi cioè fa sorgere in altri un proposito criminoso prima inesistente. La seconda dà luogo alla figura dell'ausiliatore,

cioè di chi aiuta materialmente nella preparazione o nella esecuzione.

Pena accessoria Le pene accessorie sono misure afflittive, che comportano una limitazione di capacità, attività o funzioni, ovvero accrescono l’afflittività della

stessa pena principale, e presuppongono sempre la condanna ad una pena che sia l’ergastolo, la reclusione, l’arresto, la multa o l’ammenda. Possono essere

perpetue o temporanee. Ne sono caratteri normali: a) l’automaticità, poiché di regola conseguono di diritto alla condanna principale; b) l’indefettibilità, nel senso

che una volta irrogate sono sempre scontate non estendendosi ad esse la sospensione condizionale della pena principale.

Pena di morte Pena capitale prevista per i delitti oggi completamente abolita e assorbita nell’ergastolo sia per i reati previsti dal codice penale e leggi speciali

diverse da quelle militari (L. 224/44, D.Lgs. 21/48) sia per i reati previsti dal codice penale militare di guerra (L. 589/94).

Pena La pena è la limitazione dei diritti del soggetto quale conseguenza della violazione di un obbligo, che è comminata per impedire tale violazione e ha

carattere eterogeneo rispetto al contenuto dell’obbligo stesso.

Pena principale E’ la pena inflitta dal giudice con sentenza di condanna.

Pene sostitutive v. misure sostitutive.

Perdono giudiziale Il perdono giudiziale è una causa di estinzione del reato, applicabile al solo diritto minorile, che ricorre nel caso in cui il colpevole: a) al

tempo della commissione del reato non avesse compiuto i diciotto anni; b) che questi non sia stato condannato in precedenza a pene detentive per delitto, in chi

sia delinquente abituale o professionale; c) che il minore non abbia già goduto del perdono giudiziale; d) che il giudice ritenga di potere applicare una pena,

pecuniaria o detentiva contenuta entro certi limiti; e) che il giudice in base a determinate circostanze, presuma che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori

reati. Il perdono giudiziale consente di evitare il rinvio a giudizio, ovvero la condanna del minore, e quindi può essere concesso sia all’udienza preliminare sia al

dibattimento. L’applicazione del perdono giudiziale presuppone un accertamento della responsabilità penale del minore; per tale motivo la sentenza che applica

il perdono giudiziale può essere soggetta ad impugnazione.

Perfezione del reato Si ha allorché si sono verificati tutti i requisiti richiesti dalla singola fattispecie legale, nel loro contenuto minimo cioè necessario e

sufficiente per la esistenza del reato.

Pericolo Può parlarsi di pericolo (con riguardo ai reati di pericolo), quando l’evento lesivo, secondo un giudizio ex ante sulla base delle circostanze al momento

verosimilmente esistenti, era prevedibile come verosimile secondo la migliore scienza e esperienza. Il pericolo è, pertanto, la probabilità del verificarsi

dell'evento di danno.

Pericolosità criminale Agli effetti della legge penale, viene definita socialmente pericolosa la persona – anche se non imputabile o non punibile – che abbia

commesso un reato o un “quasi reato”, quando è probabile che commetta nuovi fatti previsti dalla legge come reati. Rileva sia per l’applicazione delle misure di

sicurezza, sia per la quantificazione della pena ai sensi dell’art. 133. La pericolosità deve essere accertata di volta in volta dal giudice.

Postfatto v. antefatto.

Prescrizione La prescrizione è una causa estintiva della punibilità legata al decorso del tempo. Consiste nella rinuncia dello Stato a far valere la propria pretesa

punitiva, in considerazione del lasso di tempo trascorso dalla commissione di un reato. Può estinguere il reato o soltanto la pena. Nel caso che estingua il reato, la

prescrizione presuppone che non sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna.

Presupposti della condotta Antecedenti logici della stessa, cioè le situazioni di fatto o di diritto, che preesistono alla condotta da cui questa deve prendere le

mosse perché il reato possa sussistere (es. gravidanza nel procurato aborto).

Preterintenzione Il delitto è preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando dalla azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello

voluto dall'agente. La preterintenzione è un dolo misto a colpa.

Principio dell’attualità della legge penale Deriva dalla combinazione del principio di irretroattività e di non ultrattività. La validità della legge penale è

rigorosamente circoscritta al tempo in cui essa è in vigore.

(concorso di persone)

Principio della pari responsabilità Per tale principio i concorrenti sono considerati egualmente responsabili e punibili, in via di principio,

salvo valutare in concreto la loro reale responsabilità e graduare la pena in base al ruolo effettivamente avuto.

(concorso di persone)

Principio della responsabilità differenziata In base a tale principio i concorrenti sono considerati diversamente responsabili e punibili a

seconda dei differenti tipi di concorso.

Principio della riserva di legge Consiste nell’attribuire il monopolio della criminalizzazione al potere legislativo con il duplice scopo di evitare un possibile


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

12

PESO

2.33 MB

AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PISA, LIVORNO)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof De Francesco Giovannangelo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto penale

Riassunto esame Diritto penale, prof. De Francesco, libro consigliato Diritto Penale II: Forme del Reato
Appunto
Diritto Penale II
Appunto
Riassunto esame Diritto penale, prof. Gargani, libro consigliato Compendio di diritto penale. Parte generale
Appunto
Diritto Penale II  - parte speciale
Appunto