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Diritto penale commerciale, tutto il corso

Appunti di diritto penale commerciale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Melchionda dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, facoltà di Economia, del corso di laurea in economia e commercio. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto penale commerciale docente Prof. A. Melchionda

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difficile da capire, per-ché fa risente della sua genesi storica. Una genesi che risale al Medioevo.

Ha una struttura particolare. Tutto nasce nel momento in cui nasce il commercio: quando il mondo

passa dalla logica del baratto, dove nasce la moneta come strumento di pagamento, nasce anche

l’istituto del credito: io ti do una mela, tu mi pagherai quando avrai i soldi per pagare. A questo

punto si crea una esigenza: il credito è necessario al mercato: qua-lunque impresa quando parte

contrae dei debiti, con le banche. Che garanzia ho che tu me li ridarai? Allora la tutela del creditore

è necessaria al mercato: se il creditore non si può fidare del soggetto a cui da credito, nessuno

darà mai credito a nessuno: questo nasce nel Medioevo quando nasce il commercio nasce anche

l’esigenza di tutelare i creditori. Il rischio di applicare delle sanzioni penali, che potevano essere

durissime, nel Medioevo scattava quando scattava il reato di illecito penale: ossia quando

l’imprenditore si trovava in uno stato di insolvenza. Quando il commerciante non riusciva più a

pagare utili tali da pagare tutti i suoi creditori: si diceva che la sua attività commerciale non può più

andare avanti, il banco sul quale lavora si rompe: nasce l’espressione bancarotta: dall’idea che la

sua attività commerciale si spacca. Non sei più in grado di ripagare tutti i tuoi creditori. In questo

momento scattava la sanzione penale: il reato di bancarotta nasce come un reato legato

necessariamente allo stato di insolvenza. Cadi in insolvenza, fallisci e vai in bancarotta. Poi la pe-

na poteva essere graduata, cioè si differenziava: maggiore è la pena per chi i soldi ce li ha tutti ma

li ha nasco-sti: non è vero che sono insolvente ma ho nascosto tutto, oppure quando ho falsificato

le scritture contabili per non consentire la ricostruzione degli affari, oppure quando ha distrutto dei

beni: ipotesi di frode dalla quali nasce la bancarotta, oppure una pena più lieve può essere

concessa a chi non ha frodato nessuno, non ha fal-sificato niente, ma ha rischiato troppo: hai

aperto una impresa in una zona in cui il mercato è ad alto rischio. Oppure chi ha fatto spese

eccessive. Oppure anche per le situazioni lasciate incolpevoli. Oggi ci sono situazio-ni molto

frequenti: io ho debiti per un milione, patrimonio per un milione, sono in stato di insolvenza? No, io

un milione ce l’ho. Io questo milione lo utilizzo e realizzo dei crediti, quindi io ho un milione di debiti

e un mi-lione di crediti, sono insolvente? No. È ancora in pareggio. Se i miei creditori falliscono

tutti: dal giorno suc-cessivo invece di recuperare un milione, io recupero 100.000. Sono

insolvente? Si In questa situazione qual è la colpa? Ho colpa se li altri soggetti falliscono e per

effetto domino fallisco anche io? Queste situazioni non potevano essere trattate come chi ha

sottratto beni o falsificato, quindi anche nel medioevo nasceva l’esigenza, di differenziare queste

situazioni. Queste situazioni oggi le ritroviamo nella struttura del reato di bancarotta.

Articolo 216 legge fallimentare, bancarotta fraudolenta:

1. È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l'imprenditore, che:

1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo

scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;

2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un

ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in

guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

2. La stessa pena si applica all'imprenditore, dichiarato fallito, che, durante la procedura

fallimentare, com-mette alcuno dei fatti preveduti dal n. 1 del comma precedente ovvero sottrae,

distrugge o falsifica i libri o le altre scritture contabili.

3. È punito con la reclusione da uno a cinque anni il fallito, che, prima o durante la procedura

fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori, taluno di essi, esegue pagamenti o simula

titoli di prelazione.

4. Salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna

per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l'inabilitazione

all'esercizio di una impresa commerciale e l'incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici

direttivi presso qualsiasi impresa.

Non è chiunque chi cagiona la morte è punito, il punitore è dichiarato fallito se ha fatto questo… è

un reato nel quale noi troviamo una descrizione casistica delle condotte: troviamo tante condotte

tutte tali da fare scattare il reato di bancarotta. Ed da dove nasce questa tecnica di casistica?

Nasce da quella tradizione me-dievale quando si diceva che l’imprenditore va punito più

gravemente se ha distratto o ha occultato, se ha dis-sipato o ecc. In questa tradizione medievale

bastava distinguere ii casi di frode e i singoli casi di colpa si è tra-sformata oggi nel creare un reato

a molte condotte ma con una centralità. La bancarotta presuppone che tu sia dichiarato fallito.

Questo è un reato, è un delitto o una contravvenzione? È un delitto. Guardiamo il sog-getto: solo

l’imprenditore può essere soggetto attivo del reato (anche l’imprenditore di fatto), è un reato di

condotta: si dice che è punito se ha realizzato una di queste condotte… però dev’essere dichiarato

fallito. Questo è il problema centrale di questo reato, di cui si discute dal 1942. Oggi le ultime

sentenze del marzo di quest’anno hanno rivoluzionato la materia. Che cos’è il fallimento nella

materia di questo reato? È l’evento o non è l’evento? Su questa questione si basa la possibilità che

un soggetto venisse condannato da tre a dieci anni o assolto. Fino a poco tempo fa la cassazione

era sempre stata legata ad un'unica interpretazione, la dottrina la criticava e la contestava, ma la

cassazione non è mai tornata indietro. Nel 2012 è uscita una sen-tenza che ha stravolto tutto

quanto: hanno detto una cosa completamente opposta poi hanno fatto passi in-dietro con altri casi

importanti come il processo Parmalat, fino a quando a marzo di quest’anno due sentenze

sembrano aver ricomposto il quadro. Quindi siamo in un quadro di grande complessità della

materia.

La struttura del reato di bancarotta è però caratterizzato dal fatto che non c’è solo questo reato di

bancarot-ta: se noi prendiamo l’articolo 217 troviamo un altro reato di bancarotta che si chiama

bancarotta semplice, e ancora se andiamo a vedere se andiamo a vedere il 223 e il 224 troviamo

figure di bancarotta identica a quella che abbiamo appena visto, ma che riguardano soggetti

diversi.

ARTICOLO 217 1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni, se è dichiarato fallito,

l'imprenditore, che, fuori dai casi preveduti nell'articolo precedente:

1) ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica;

2) ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o

manifestamente impru-denti;

3) ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;

4) ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio

fallimento o con altra grave colpa;

5) non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o

fallimentare.

2. La stessa pena si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di

fallimento ovvero dall'inizio dell'impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i

libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o

incompleta.

3. Salve le altre pene accessorie di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna

importa l'inabi-litazione all'esercizio di un'impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici

direttivi presso qualsiasi im-presa fino a due anni.

ARTICOLO 223

1. Si applicano le pene stabilite nell'art. 216 agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai

liquidatori di società dichiarate fallite, i quali hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel

suddetto articolo.

2. Si applica alle persone suddette la pena prevista dal primo comma dell'art. 216, se:

1) hanno cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti

previsti da-gli articoli 2621, 2622, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633 e 2634 del codice civile;

2) hanno cagionato con dolo o per effetto di operazioni dolose il fallimento della società.

3. Si applica altresì in ogni caso la disposizione dell'ultimo comma dell'art. 216.

ARTICOLO 224

1. Si applicano le pene stabilite nell'art. 217 agli amministratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai

liquidatori di società dichiarate fallite, i quali:

1) hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel suddetto articolo;

2) hanno concorso a cagionare od aggravare il dissesto della società con inosservanza degli

obblighi ad essi im-posti dalla legge

In questi due articoli (223-224) riguardano soggetti diversi, mentre negli articoli precedenti si ha il

soggetto imprenditore, in questi soggetti si fa riferimento ad amministratori, sindaci, ecc., soggetti

che gestiscono le società, che svolgono attività di impresa. In questa grande e complessa

disciplina del reato di bancarotta, per dare ordine anche concettuale, la dottrina e la

giurisprudenza, operano delle classificazioni, cioè suddividono questa materia e suddividono

questi reati con delle classificazioni. Queste alcune previste dal codice civile al-tre da una

convenzione interpretativa, sono legate ad alcuni criteri che sono i seguenti:

Dal primo punto di vista si considera il soggetto a seconda che sia l’imprenditore o sia un soggetto

diverso dall’imprenditore. Nel primo caso parliamo di bancarotta propria, nel secondo caso

parliamo di bancarotta impropria. Se guardiamo il soggetto attivo del reato, noi distinguiamo una

bancarotta propria, se il soggetto attivo è l’imprenditore; e una bancarotta impropria se il soggetto

attivo è diverso dall’imprenditore. Un altro criterio di distinzione dei vari reati di bancarotta non ha

guardato al soggetto ma ha guardato alla stessa de-nominazione legale del reato cioè a quella che

di fatto la differenza che abbiamo appena visto quindi parliamo di differenza per nomen del reato

distinguendo tra bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice.

Qui è la legge che usa queste due espressioni, bancarotta fraudolenta e bancarotta semplice (217)

poi si è considerato un altro criterio di distinzione: un criterio che tiene conto del dato temporale,

cioè è vero, ed era vero anche in passato che la bancarotta scattava con il fallimento, con lo stato

di insolvenza, però le condotte punite (ad esempio sottrarre dei beni all’impresa per non darle ai

creditori), possono scattare prima del falli-mento ma anche dopo. Ecco che allora a seconda del

momento temporale, si distingue la bancarotta pre-fallimentare dalla bancarotta post- fallimentare.

Guardando i singoli casi previsti per legge come il reato di bancarotta, si fa anche un’altra

distinzione: da un lato guardando quello che io vi ho chiamato all’oggetto ma-teriale del reato (è

l’oggetto su cui ricade la condotta), o un altro aspetto che riguarda proprio la stessa tipo-logia di

bancarotta (quindi il criterio non è unitario) si distinguono casi di bancarotta che vengono chiamati:

casi di bancarotta patrimoniale quando le condotte cadono sul patrimonio dell’impresa, casi di

bancarotta documentale quando l’oggetto materiale sono i documenti dell’impresa, i libri contabili,

da un terzo caso do-ve non centra con l’oggetto materiale ma proprio la tipologia del bene tutelato:

si parla di bancarotta prefe-renziale. Tutte queste distinzioni, vengono ricomprese in un'unica

classificazione generale, un’unica griglia classificatoria, che porta oggi a distinguere le singole

ipotesi di bancarotta, utilizzando tutti e quattro questi criteri.

Soggetto Propria Impropria

Nomen del reato Fraudolenta Semplice

Dato temporale Prefallimentare Post-fallimentare

Oggetto materiale del rea-to/tipologia Patrimoniale Documentale Preferenziale

Caso per caso, per ogni singola ipotesi di bancarotta, che noi andremo a studiare, dovremmo

classificare quella bancarotta a seconda che sia propria o impropria, fraudolenta o semplice,

prefallimentare o post-fallimentare, patrimoniale, documentale o preferenziale. Ad esempio, una

bancarotta propria, fraudolenta, pre-fallimentare, patrimoniale è una, poi un’altra potrebbe essere:

propria, fraudolenta, pre-fallimentare, do-cumentale… questi criteri possono essere combinati tra

logo e generano tante singole ipotesi. Attenzione pe-rò, non tutte queste combinazioni esistono: ad

esempio non esiste la bancarotta propria semplice, post-fallimentare. Questa griglia serve ad

avere un ordine: in ogni ipotesi dobbiamo distinguere in base al soggetto, poi in base alla

denominazione, poi in base al rapporto temporale, poi in base all’ultima classificazione che è

legata all’oggetto materiale o alla tipologia. Dobbiamo allenarci a questo, perché le sentenza

richiamano già delle specifiche tipologie di bancarotta: es. art 216: bancarotta fraudolenta

l’imprenditore che ha sottratto in tutto o in parte i suoi beni, questa è propria, fraudolenta,

prefallimentare, riguarda il patrimonio, allora patri-moniale. Tutte le ipotesi del numero 1

dell’articolo 216 sono dei casi di bancarotta propria, fraudolenta, pre-fallimentare, patrimoniale. Nel

numero 2 facciamo invece riferimento alle scritture contabili, quindi la banca-rotta è propria,

fraudolenta, prefallimentare, documentale. Terzo comma, la stessa pena si applica all’imprenditore

dichiarato fallito che durante la procedura fallimentare commette alcuni dei fatti previsti dal numero

1, (distratto….), questa è propria, fraudolenta, post fallimentare, patrimoniale (beni). Questa griglia,

ti permette di avere visivamente il criterio classificatorio della bancarotta, in modo da avere chiaro

immediata-mente la fattispecie e quelle che sono le problematiche.

Affrontiamo l’altro argomento, molto spinoso e generale del reato di bancarotta, che è per

l’appunto quello relativo alla sentenza relativa di fallimento: è punito l’imprenditore se è dichiarato

fallito: da chi è dichiarato fallito? La legge fallimentare prevede che la dichiarazione di fallimento

sia affermata da una sentenza emana-ta dal tribunale fallimentare, cioè il tribunale a fronte di una

richiesta di fallimento che può prevenire da un creditore o anche dallo stesso imprenditore,

accertato lo stato di insolvenza, dichiara il fallimento. A sto pun-to il soggetto viene dichiarato

fallito. Qui viene punito l’imprenditore se viene dichiarato fallito, allora nella prospettiva del diritto

penale, ci si chiede: ma nella struttura di questo reato, che ha delle condotte, un sog-getto passivo

proprio, ha degli oggetti materiali: i beni, o i documenti o altro. Che cosa è la sentenza dichiara-tiva

di fallimento? Qual è il suo ruolo? Può essere considerato l’evento: è punito se viene considerato

fallito, ma 1) non dice è punito l’imprenditore se ha cagionato il fallimento, ma se è dichiarato

fallito. 2) se io penso alla bancarotta prefallimentare, (condotta seguita dal fallimento), qui la

condotta potrebbe essere l’evento, ma nella bancarotta post fallimentare, in cui c’è il fallimento e

poi c’è la condotta, come fa ad essere l’evento della condotta, se c’era già prima? L’evento deve

essere una cosa che segue la condotta.

A partire da questo momento, è subito stato chiaro che la sentenza dichiarativa di fallimento ha un

ruolo di-verso nella bancarotta pre fallimentare e post fallimentare. Sono due situazioni

completamente diverse. La più semplice è quella della bancarotta post fallimentare, perché il reato

dice che è punito l’imprenditore che è già stato dichiarato fallito se ha distratto… un reato di

condotta che può essere commesso dal soggetto quali-ficato imprenditore che sia già stato fallito.

Pensiamo alla struttura del reato della prima lezione: in questo modello del reato, cosa può essere

la sentenza del fallimento? Un presupposto del reato. (è punito chi essen-do già sposato contrae

un secondo matrimoni, essere già sposato è un presupposto, requisito precedente). Se non sono

già dichiarato fallito non posso rispondere della bancarotta post fallimentare. Ma se lo guardiamo

sul piano dell’elemento soggettivo, è un delitto, quindi quale sarà l’elemento soggettivo? Il dolo,

quando ci sarà dolo? Perché ci sia dolo, occorre previsione e volontà di commettere il fatto, della

condotta. Quindi tu hai previsto che stai portando via i beni dai tuoi creditori, e hai voluto realizzare

la condotta. Se uno dice: mai io non sapevo di essere dichiarato fallito? Non mi hanno notificato

della sentenza: ma io devo saperlo?. (se io mi sposo in nevada, e vado chicago e chiudo il mio

matrimonio, pensando di averlo chiuso, torno in italia, mi risposo, rispondo di bigamia? Dipende se

io devo sapere di essere legato ad un matrimonio quando mi sposo per la seconda volta non sono

punibile, se questo vale solo oggettivamente, io sono punibile), in realtà tutti gli elementi del fatto

tipico, anche il dolo devono essere conosciuti e voluti. (se io non so di essere sposato già la prima

volta, non rispondo del reato di bigamia), allora anche qua si potrebbe dire che essendo un

presupposto della condotta, solo se io so di essere dichiarato fallito, io posso rispondere di reato di

bancarotta post falli-mentare. In sostanza, nella bancarotta post fallimentare, la sentenza

dichiarativa di fallimento, è un presup-posto della condotta, il grande problema è qua, (??) perché

la norma non dice è punito se hai cagionato l’evento o il fallimento, dice è punito se è dichiarato

fallito. Allora potrebbe essere l’evento del reato, ma po-trebbe essere una condizione oggettiva di

punibilità. Potrebbe essere (art 44 dice quando per la punibilità del reato, la legge fa dipendere la

punibilità dal verificarsi di una condizione, l’evento che sostanzia questa condi-zione, si applica

anche se l’agente non lo conosceva). Proviamo a ragionare: cosa cambia dire che il fallimen-to è

evento, o dire che il fallimento è condizione obiettiva di punibilità. Nel momento in cui dice che è

condi-zione, devo andare ad accertare che il fallimento è conseguenza dell’azione? No, ma se è

evento si. Se fosse evento, dove c’è scritto che io rispondo solo se questo è cagionato? Nel’art 40:

nessuno può essere punito per l’evento dannoso, pericoloso, per il quale la legge fa dipendere

l’esistenza del reato, se l’evento non è conseguenza (causalità), della sua azione. Se diciamo che

è evento, io posso essere condannato solo se si prova che lo stato di insolvenza l’ho cagionato io

con la mia condotta, se invece diciamo che è condizione obiettiva di punibilità, basta che si verifichi

il fallimento. Ancora: se diciamo che è evento, io rispondo per dolo solo se con la mia condotta ho

previsto e voluto cagionare il fallimento, se invece è condizione obiettiva di punibilità, io sono

punibile solo perché sono stato dichiarato fallito.

Noi siamo nominati curati: ricostruiamo tutti gli affari, e il soggetto è già stato dichiarato insolvente

e fallito. Quindi la sentenza c’è. Scopriamo che 25 anni fa, dopo aver costituito l’impresa,

l’imprenditore ha spostato in un conto all’estero, milioni di lire. Dopo ha guadagnano molti soldi, poi

nell’ultimo anno, crisi, va in fallimen-to. C’è bancarotta? Abbiamo verificato la sottrazione,

l’occultamento, la distrazione di beni dell’impresa 25 anni prima. C’è? Dipende. Se è l’evento del

reato, certamente non c’è bancarotta, l’insolvenza di oggi non è stata cagionata da quella

sottrazione di 25 anni fa. E certamente 25 anni fa il soggetto non ci pensava. Ma se mi dice che è

condizione obiettiva di punibilità, è punibile? È punito l’imprenditore se è dichiarato fallito ed ha

occultato del tutto e in parte i suoi beni, allora è bancarotta. Se diciamo che è evento dobbiamo

provare che lo stato di insolvenza è stato cagionato dalla condotta dell’imprenditore, e non solo,

dobbiamo dire che l’imprenditore ha cagionato quella condotta e voleva portare l’insolvenza

dell’impresa. Se diciamo che è con-dizione obiettiva di punibilità, basta che dopo la condotta,

senza limiti di tempo, si verifichi il fallimento, da 3 a 10 anni di fallimento. Non ci sono casi di

questo tipo nella prassi, ma sono casi su cui la dottrina ha ragionato. Il caso concreto che ha

creato questo problema, c’è stato, ed è stato quello che ha portato alla cassazione, un

ribaltamento. Qual era il problema? Secondo la dottrina quella è una condizione obiettiva di

punibilità, nel-la bancarotta fraudolenta pre fallimentare, ma anche nella bancarotta semplice pre

fallimentare, in tutti i casi della bancarotta prefallimentare, dato che la norma non richiede un

rapporto di causalità, è chiaramente una condizione obiettiva. La cassazione invece, diceva che

no, non è una condizione, ma è un elemento costituti-vo del reato, ma lo chiamava sui generis, un

elemento particolare: un elemento costitutivo, ma che non ri-chiede ne la causalità, ne il dolo. Il

codice non prevede un elemento costituto susseguente la condotta che non sia legato alla

causalità e dolo. Era una costruzione che la giurisprudenza aveva creato e che non trovava una

norma. Cambia qualcosa? No, se l’interpretiamo così, dottrina e giurisprudenza avevano soluzioni

inter-pretative diversa, ma il risultato non cambiava: in entrambi in casi si applicava senza

causalità e oggettiva-mente. Diciamo divergenza di interpretazione, identità di risultato. Dove

nasce il problema?

Qual è il bene che possiamo considerare tutelato dal reato di bancarotta, perché punire il reato di

bancarotta, cosa serve una minaccia di pena rivolta all’imprenditore, che mi dice non portare via i

tuoi beni, non sottrarsi ai creditori, non distruggerli, non dissiparli… cosa servono queste minacce?

Questo serve a tutelare il credito, ma perché? Il creditore ha un diritto sui beni del creditore? Se

sono un imprenditore e mi prestate 100.000 eu-ro, comincio ad usarli, di chi sono? Sono miei, e

faccio quello che voglio. Se compro un computer, e lo rompo, è mio, non è del creditore, sono fatti

miei, cosa volete da me? Voi non avere diritto sui miei beni. Il creditore non ha un diritto su quei

beni, il bene è mio. Ma cosa ha il creditore? Nel momento in cui contraggo una ob-bligazione, e ho

un prestito con voi, voi non acquistate un diritto sui miei beni (non sono vostri), ma avete una

garanzia. Il codice civile 2740, il debitore risponde con tutti i suoi beni dell’obbligazione.

Il debitore risponde dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge. Il

debitore risponde con tutti i suoi beni, quindi nel momento in cui io contratto un debito, il creditore

non ha un diritto, ma una garanzia su tutti i miei beni. Questo è l’oggetto della tutela del reato di

bancarotta, si vuole tutelare la garan-zia patrimoniale dei creditori. Questa situazione di lesione

della garanzia patrimoniale, quando si realizza? Nel momento in cui io nascondo un bene o nel

momento in cui vi è fallimento? Dipende. Ho in banca 200 milioni, e voi siete miei creditori per 100

mila euro distruggo questo codice, ledo la vostra garanzia patrimoniale? No. Se vengo dichiarato

fallito tra un anno? In realtà il momento in cui si accerta la lesione del credito è nel falli-mento. È li

che si accerta che tu qualche cosa hai fatto, e non c’è più attivo sufficiente per pagare i creditori,

allora dove si è posto il problema. Prima abbiamo fatto l’esempio del soggetto che falliscono i suoi

debitori e lui si trova in stato di insolvenza. In queste situazioni, lo stato di insolvenza non l’ho

cagionato, non l’ho volu-to, ma è stato cagionato da altri, se consideriamo questa ipotesi come

elemento costitutivo del reato, o co-me condizione obiettiva di punibilità, io vengo chiamato a

rispondere da 3 a 10 anni, per una situazione di le-sione del bene tutelato, che io non ho fatto

cagionato, non ho realizzato. Questo rischio ha portato una parte della dottrina ha interrogarsi sulla

legittimità costituzionale del reato di bancarotta. Il caso che ha generato questo cambio di

orientamento giurisprudenziale è questo caso: un caso molto noto perché romagnolo.

Famoso e noto imprenditore di grande successo nel mondo dell’armatoria navale. A capo di un

gruppo di so-cietà che gestivano navi, grandi disponibilità economica, appassionato di calcio,

acquista una squadra di cal-cio, una società di calcio. Tutto va bene, anche la società di calcio va

bene, ma ad un certo punto scoppia la guerra del Golfo: non c’era più possibilità per la navi di

girare nel Mediterraneo. Ogni mese solo per tenere ferme le navi, si bruciava un sacco di soldi. Ad

un certo punto la situazione è drammatica. Questo signore, al-lora ad un certo punto comincia a

prendere soldi dalla società calcistica, e comincia a fare dei prestiti alle so-cietà che devono

finanziare le navi. Ad un certo punto, la procura di ravenna, allontana il presidente dalla so-cietà di

calcio e chiede il fallimento di tutte le società navali. Falliscono tutte le società navali, la società di

calcio non fallisce. Viene allontanato il presidente: aveva sottratto soldi dalla società e gli avevi

destinato a finalità diverse che non c’entrano niente con la finalità dell’impresa. Il soggetto

allontanato, il tribunale nomi-na un amministratore giudiziale, che segue la società di calcio per

nove mesi, rimette un po’ in sesto, e alla fine il tribunale autorizza la vendita della società ad altri

soci, che comprano la società, nominano nuovi am-ministratori, che nel giro di due anni svuotano

la società. Essi portano via tutti i soldi e la portano al fallimen-to. La società viene dichiarata fallita

circa 2 anni e mezzo dopo perché degli altri l’hanno svuotata completa-mente. L’ex presidente

aveva realizzato delle condotte certamente di distrazione, ma la società non era stata dichiarata

fallita, viene dichiarata fallita dopo. Ma c’è la sentenza dichiarativa di fallimento, allora anche lui

deve rispondere di bancarotta fraudolenta? Se mi dite che è una condizione obiettiva di punibilità

certo che va punito, anche se è un elemento costitutivo che non richiede né causalità né dolo deve

essere punito. Lui in primo grado è stato condannato per bancarotta, perché la giurisprudenza dice

che non ci vuole né causalità né dolo. Ma cosa c’entra lui? È arrivato 3 anni dopo. Questa vicenda

era l’esempio classico per capire perché la dottrina aveva ragionato della legittimità costituzionale

della norma, perché si poteva parlare di legittimità costituzionale, perché fra i principi costituzionali

che abbiamo visto, ce né uno che richiama il principio della responsabilità penale personale. Il

divieto di responsabilità penale per fatto altrui. Io non posso rispondere per fatti cagionati da altri.

Le condotte di distrazione l’ho causate io, ma il fallimento, la lesione vera dei diritti dei creditori,

l’hanno causata altri. Un primo problema che si poneva era proprio questo. Il reato di bancarotta se

lo interpretiamo in questo modo, non è per caso una situazione di illegittimità incostituzionale? Art

27 primo comma della Costituzione, viene interpretato anche come fondamento del principio di

colpevolezza: deve es-sere rimproverabile, nessuno quindi può essere punito se non ha agito con

dolo o quanto meno quando c’è colpa. È quando c’è colpa? Quando quell’evento era per me

prevedibile e evitabile. E come posso prevedere ed evitare che delle persone diverse da me 3 anni

dopo possono cagionare il fallimento?

Se voi mi dice: io rispondo di quel fallimento oggettivamente, è violazione del principio di

colpevolezza. Quella vicenda aveva portato all'attenzione il problema, tanto che i giudici in primo

grado e appello cercavano in via interpretativa di dire che non c’è lesione del principio

costituzionale, ma la cassazione ribalta tutto e per la prima volta dopo 50 anni disse che le critiche

alla norma potrebbero essere fondanti e portare all'illegittimità costituzionale, ma possiamo noi in

via interpretativa evitare questi problemi? Possiamo trovare una soluzione in via interpretativa che

superi questi vizi di costituzionalità? La cassazione si è inventata una soluzione, dicen-do che il

fallimento è l'evento del reato, lo sappiamo che per 50 anni la cassazione ha detto che è un

elemen-to costitutivo, lo sappiamo che la dottrina dice che è una condizione di punibilità, diciamo

che è evento. Se diciamo che è evento del reato tutto torna. Se dico che è evento ci vorrà la prova

della causalità, quindi ri-sponderai solo se tu hai causato il fallimento. Se diciamo che è evento, ci

vorrà il dolo.

In quell'unica vicenda la cassazione ha detto che era evento del reato. Da quel giorno in poi, si è

detto che è evento. Ma come fai a dire che è evento, vuol dire trasformare tutto. Dopo varie

sentenze che hanno modifi-cato l’interpretazione, oggi recentemente la cassazione si è uniformata

ad un altra interpretazione della dot-trina che è la seguente. Quando abbiamo parlato delle

condizioni obiettive di punibilità, quando abbiamo par-lato dei casi di responsabilità oggettiva. (vedi

esempio pubblico incesto). Anche questi potrebbero essere casi di responsabilità oggettiva. (io

quando ho commesso incesto non volevo provocare pubblico scandalo, ma si è spalancata la

porta). La dottrina parlando delle condizioni oggettive di punibilità, aveva diviso le condizioni in due

categorie, le condizioni così dette estrinseche e quelle intrinseche. Le estrinseche sono le

condizioni nelle quali l'evento che fa scattare la condizione è l'evento che non ha nulla a che

vedere con il bene giuridico tute-lato. Es. gioco d’azzardo sono preso in flagrante: qui la condizione

è solo un criterio di limitazione dei fatti pu-nibili, non è un elemento che denota il disvalore, il

motivo della punizione. È come dire è punito chi gioca d’azzardo, ma puniremo solo quelli che

sorprendiamo in flagrante. Qui non ci sono problemi, ma pensiamo all’incesto, puniamo tutti quelli

che hanno cagionato un incesto, ma puniamo solo se hanno cagionato un pubblico scandalo, e

parliamo di reati contro la pubblica moralità. Allora il pubblico scandalo che è il motivo vero per cui

ti punisco, hai leso la moralità pubblica, è qualcosa che tutela il bene giuridico tutelato. Qui come

nel fallimento si parlava di condizione intrinseca di punibilità.

Nell'ultimo periodo di tempo, la dottrina aveva proposto un interpretazione diversa del reato di

bancarotta. Prendiamo la bancarotta fraudolenta patrimoniale: è punito l’imprenditore se è

dichiarato fallito, che ha di-stratto, occultato… in tutto o in parte i suoi beni. Abbiamo un reato

proprio, con una condotta, e il fallimento che non sappiamo cosa sia. Può essere evento, o

condizione di punibilità, ma se è condizione di punibilità è intrinseca o estrinseca? intrinseca

perché riguarda il bene tutelato. Se il bene tutelato è la garanzia patrimo-niale dei creditori, il reato

é un reato di danno, di pericolo concreto, o di pericolo presunto? È punito l’imprenditore se è

dichiarato fallito che ha occultato in tutto o in parte i tuoi beni. Questa condotta che ha occultato in

tutto o in parte i tuoi beni, cagiona un danno secondo la norma nei confronti dei creditori? la

condotta è neutra. La norma richiede che si sia cagionato un pericolo? La norma dice che sei

punito se hai di-stratto beni in quantità tale da mettere in pericolo i tuoi creditori? no allora cos’è?

Veniva considerato un rea-to di pericolo presunto, basta che occulti un bene, se c’è il fallimento, tu

sei punito. Così intrepretata la norma non consentiva di collegare la condotta alla situazione del

fallimento. Tu armatore che hai sottratto un bene, sei stato fallito 3 anni dopo? Si, allora sei punito.

Un autore in particolare ha proposto un interpretazione diversa, cioè ha detto: ma si può

considerare ammis-sibile nel nostro ordinamento una pena da 3 a 10 anni per una condotta neutra,

che potrebbe essere priva di qualsiasi offensività. Si può pensare razionale punire con una pena di

questo livello una condotta irrilevante rispetto al bene tutelato? Se tu hai sottratto 1000 euro venti

anni fa quando avevi milioni, si può pensare che quella condotta, meriti una pena da 3 a 10 anni?

Questo autore ha detto che per rendere razionale, accettabi-le questa norma bisogna interpretarla

come se fosse un reato non di pericolo presunto ma di pericolo con-creto. Vuol dire che le singole

condotte, occultare, dissipare.. potranno considerarsi realizzate, (potranno considerarsi tipiche)

solo quando il giudice accerterà che quelle condotte nel momento in cui sono state rea-lizzate,

creavano un effettivo pericolo per la garanzia patrimoniale dei creditori.

Es. del falso con i soldi del monopoli: io ho speso una moneta falsa, ma spendere quella moneta,

poteva lede-re la fiducia di riceve quella moneta? NO, La condotta non è tipica, sembra integrare il

reato, ma non integra il fatto tipico. Es. ho rubato un acino d’uva. Sembra un fatto tipico, ma la

norma non può punire una condotta che non lede il patrimonio, quindi la riteniamo non tipica.

(principio di offensività). Questo autore ha detto che per rendere razionale questa figura di reato,

per rendere accettabile la pena da 3a 10 anni dobbiamo dire che le condotte vanno interpretate

come se fossero condotte di pericolo concreto. Non qualunque distrazione, non qualunque

occultamento potrà essere punito, ma solo quello rispetto al quale il giudice verificherà che nel

momento in cui è stato realizzato poteva concretamente mettere in pericolo la garanzia

patrimoniale dei creditori. A questo punto se la condotta diventa una condotta che io ti punisco non

perché hai sottratto un bene, ma perché da quella situazione hai creato un pericolo per i creditori.

Se tutta l’offensività dal fallimento passa alla condotta, (prima avevo una condotta neutra, il

fallimento rendeva punibile anche condotte neutre, se io sposto il momento della verifica del

disvalore, alla condotta, io ho condotte che diventano pericolose, ma che saranno punite solo

quando vi sarà fallimento). Con questa interpretazione, il fallimento rimane una condizione

obiettiva di punibilità, ma diventa estrinseca. Per la prima volta la cassazione, ha cambiato, ha re-

cepito l’interpretazione che viene data dalla dottrina. Oggi si dice che la sentenza dichiarativa di

fallimento, va inquadrata nella struttura del reato di bancarotta pre fallimentare come una

condizione obiettiva estrinseca di punibilità. Vuol dire che non dobbiamo accertare causalità

rispetto alle condotte, dolo od altro, ma assume una valenza svincolata dalla vera lesività,

offensività, dal vero disvalore della condotta, é già la condotta che va interpretata come pericolosa.

Proviamo ad applicare queste teorie al caso dell’armatore: Lui avrebbe potu-to essere punito solo

se il giudice avesse accertato che nel momento in cui lui ha sottratto quei beni, (dalla società di

calcio all’altra), in quel momento lui stava mettendo concretamente in pericolo i creditori della so-

cietà. Se il giudice avrebbe potuto dirlo, a questo punto il fatto che il fallimento si sia verificato

dopo, poteva ancora legittimare l’opzione. Lui rispondeva per il fatto che metteva in pericolo la

garanzia patrimoniale dei creditori.

Ricapitolo. Tutti i reati di bancarotta vanno classificati secondo la griglia, in alcuni casi trova un

fondamento legislativo, ad esempio la distinzione tra fraudolenta e semplice, in altri casi è

puramente legata a denomina-zioni convenzionali. Ogni singoli ipotesi di bancarotta viene

classificata secondo tutti questi criteri. L’incrocio dei criteri a volte crea delle situazioni che non

sono classificate come bancarotta, che non esistono per legge. Non esiste la bancarotta, propria,

semplice, preferenziale. Non tutte le combinazioni sono possibili. All'inter-no della griglia, un

problema che riguarda tutti i casi di bancarotta, riguarda il problema della struttura del rea-to di

bancarotta, è complessa: deriva dalla tradizione medioevale del: non c’è bancarotta se non c’è

fallimen-to. Ancora oggi la norma dice che è punito l’imprenditore se è dichiarato fallito. La

sentenza dichiarativa di fallimento, che rilevanza ha nella struttura del reato? Ci sono state varie

tesi: evento, altro, si è detto che non può essere evento sempre perché occorrere distingue tra la

post fallimentare e la pre. Nella post la sentenza dichiarativa opera come presupposto del reato. È

un antecedente che deve esistere e che come tale dovrà es-sere conosciuto. Nella pre fallimentare

è il vero problema, perché è l’elemento che serve a capire quali con-nessioni si devono essere tra

le condotte e l’elemento che conferma una lesione del bene tutelato. Le diverse tesi sono la

dottrina che diceva che è condizione obiettiva di punibilità, dall’altra la giurisprudenza che diceva è

elemento costitutivo sui generis che non richiede né causalità né dolo. l’interpretazione della

dottrina: con-dizione di punibilità si è raffinata nel momento in cui si è resi conto che la norma

poteva essere illegittima co-stituzionalmente. Se interpretata come una condizione obiettiva

intrinseca, cioè che assorbe in sé tutto il va-lore e la condotta è neutra, rischiava di essere un caso

di responsabilità per fatto altrui o oggettiva. Allor qui è nata l’interpretazione dottrinale che oggi è

stata raccolta anche dalla giurisprudenza: si dice che le condotte di bancarotta possono essere

considerate tipiche in base al principio di offensività solo se sono concretamen-te pericolose. Il

disvalore, la offensività si sposta dal fallimento alla condotta e il fallimento si trasforma da

condizione obiettiva intrinseca in condizione obiettiva estrinseca.

Art 216 prima parte. Ipotesi di bancarotta propria, fraudolenta, pre falimentare patrimoniale. Dal

punto di vi-sta del reato abbiamo visto praticamente tutto. Abbiamo visto è un reato che

presuppone una pluralità di condotte, rispetto le quali c’è un ruolo della sentenza dichiarativa di

fallimento che può essere interpretata in vari modi. Oggi si interpreta come una condizione

obiettiva estrinseca di punibilità. Però per capire questo ruolo occorre capire alle le singole

condotte. Qui c’è un problema di significato della lingua italiana. Cosa si intende per distrazione?

Occultamento ecc..

DISTRAZIONE: si lega alla destinazione, alla utilizzazione di un bene, secondo finalità

incompatibili o diverse secondo quelle previste per l’attività di impresa. Quindi distrarre vuol dire

che lo sposto secondo finalità diver-se. Questo ad esempio riguarda nelle società, l’amministratore

che spostava beni da società ad un'altra. Guardiamolo però nell’ambito dell’impresa individuale:

distrazione vuole dire uso del bene e i beni dell'impre-sa secondo finalità non collegate alla

gestione dell’impresa.

OCCULTAMENTO: lo hai nascosto, occultamento di tipo materiale.

DISSIMULAZIONE: è l'occultamento che viene realizzato con mezzi ed escamotage giuridici. Ad

esempio un finto contratto di vendita. Ad esempio (io ho dei debito nei confronti di creditori), con un

finto contratto di vendita, cedo il bene ad un mio amico, il bene sposta ad un altro soggetto, non si

ha veramente, lo dissumulo.

DISTRUZIONE: è di tipo materiale, l’annullamento, l’annientamento fisico del bene.

DISSIPAZIONE: è lo sperpero del bene. La perdita del bene senza nessun criterio razionale.

Sono tutte condotte alternative, e vedremo cosa succede se il soggetto ne realizza più di una.

Tutte queste condotte vanno interpretate, cosa vuol dire dissipazione? Cosa vuol dire distruzione?

C’è tutte le volte in cui tu realizzi quella condotta o solo quando quella condotta è anche offensiva

e concretamente pericolosa? Quello che fa scattare il reato, è il fatto materiale, hai nascosto un

bene, quando? 20 anni fa, quello è già un occultamento o per occultamento si deve interpretare

solo quello che è pericoloso per la garanzia patrimo-niale dei creditori.

Se nascondo il bene 20 anni fa quando ero in bonis, in italiano è occultamento, ma quando la

norma dice è punito l’imprenditore che occulta, come la devo interpretazione questa espressione.

Qualunque generico oc-cultamento o solo quello che è tale da mettere in repentaglio la garanzia

patrimoniale dei creditori? L'inter-pretazione oggi è questa seconda. A queste 5 condotte, ne

seguono altre. Si punisce anche l’imprenditore se ha esposto o riconosciuto passività inesistenti. In

realtà anche in questo caso si parla di bancarotta patrimo-niale, perché se io ometto, inserisco

nelle scritture contabili un debito che non esiste, se io riconosco ad un finto creditore il suo credito,

automaticamente la massa attiva si riduce. Questo è il concetto di esposizione o riconoscimento di

passività inesistenti. Quindi è un reato di condotta, di pericolo concreto, rispetto al quale scatta la

punibilità se è dichiarato il fallimento. Dal punto di vista dell'elemento soggettivo, questo reato co-

me è? La prima cosa dal punto di vista soggettivo è se un reato doloso o colposo. Questo è un

reato doloso perché è un delitto. È doloso per forza, poi ti chiederai se è anche colposo. Ma è

doloso. È anche colposo? No non si parla di colpa. Qual è il secondo dubbio da sciogliere? Se è

dolo generico o dolo specifico? Quando è a dolo specifico? Quando la norma richiede un fine

particolare e il reato c'è anche se il fine non si realizza. Que-sto è un reato a dolo specifico, perché

c'è scritto a scopo di recare pregiudizio ai creditori. Ma questo dolo specifico è richiesto per tutte le

condotte? Il dolo specifico sembrerebbe essere riferito solo alle ultime 2 con-dotte. Sembrerebbe

che allo scopo di, serva solo con riguardo alle due condotte di esposizione e riconosci-mento delle

passività inesistenti, mentre le prime potrebbero essere anche considerate a dolo generico. Se

fossero tutte a dolo specifico, quei problemi di distanza temporale tra condotta e fallimento

potevano essere risolti: 70 anni quando io occulto un bene, non è detto che lo faccia al fine di

recare un danno ai creditori. Io lo occulto quel bene (dolo generico), ma non è detto che lo faccia al

fine di. Pensate in un processo se l'im-prenditore va condannato o meno? Si può dire che nel

momento in cui ha realizzato la condotta, aveva già gli elementi? Se era già in stato di pre

insolvenza si, se invece stava bene no. Quindi questo è un reato che dal punto di vista soggettivo

può essere classificato o a dolo generico o a dolo specifico ma più coerrente si ritie-ne che le

seconde condotte siano a dolo specifico, le prime certamente a dolo generico, dubbio che siano

an-che quelle a solo specifico.

Una volta che abbiamo identificato delle condotte a dolo generico, devo identificare il tipo di dolo

che ci sono 3 casi: dolo generico: intenzionale, diretto, o eventuale. Qui la norma legittima la

punibilità di condotte a dolo eventuale? Difficile pensare che si possa essere un occultamento

accettando il rischio di occultare, però for-malmente non c’è nessuna preclusione, basta che il

soggetto di fatto realizzi. Punto 2, primo comma, numero due è punito l'imprenditore con la stessa

pena se è dichiarato fallito che sottratto, distrutto, falsificato in tutto o in parte con lo scopo di

procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre

scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o

del movimento degli affari.

Se noi faremo i curatori fallimentari, saremo noi che guardando la situazione del'attività di impresa,

nella rela-zione dovremmo dire se c'è una condotta di distrazione, di dissimulazione.. Se noi non lo

denunciamo, siamo noi che rischiamo di commettete un reato, siano noi pubblici ufficiali che

abbiamo l’obbligo. Una volta che lo abbiamo segnalato nella relazione ex art 33 della legge

fallimentare, e parte il processo penale, i primi chia-mati a testimoniare in aula, saremo noi. Questa

seconda ipotesi è la bancarotta propria fraudolenta, prefalli-mentare, documentale. Perché

abbiamo tutte condotte che riguardano i libri o le altre scritture contabili. Tre concetti molto chiari.

C'è una quarta condotta, i libri e le scritture contabili, sono tenuti in guisa da (in modo da) non

rendere possibile la ricostruzione del patrimonio… vuole dire che i libri che deve tenere

l'imprenditore sono indicati dal c.c. (libro giornale, inventari… ) Quando si dice libri o altre scritture

contabili, viene interpre-tato come obbligatorie, ma anche facoltativo, diventa oggetto materiale del

reato. L’ultima condotta è pro-prio quella nella quale l’irregolarità, la confusione, l’omissione, la

reticenza nella tenuta delle scritture conta-bili non consente al curatore di ricostruire il movimenti

degli affari. Qual è il bene giuridico tutelato da questa norma? Perché si punisce l'imprenditore che

falsifica le scritture contabili, che non tiene in modo da non poter ricostruire… A cosa servono le

scritture contabili. Serve a ricostruire il credito del creditore, dove sono andati a finire quei soldi.

Anche qui la tutela anche se in forma strumentale riguarda la garanzia patrimoniale dei cre-ditori.

Io stato pretendo dall’imprenditore una corretta gestione delle scritture contabili non perché voglio

che lui le scriva bene, ma perché poi mi servirà a tutelare bene i creditori. La struttura del reato è

identico a quella della bancarotta patrimoniale. Guardiamo all’elemento soggettivo, Dolo o colpa?

dolo. Dolo generico o specifico? Specifico, con lo scopo (in guisa da) é un tipico delitto a dolo

specifico, ed è richiesta per tutte le condotte.

2° comma. La stessa pena (da 3 a 10 anni) si applica all'imprenditore, dichiarato fallito, che,

durante la proce-dura fallimentare, commette alcuno dei fatti preveduti dal n. 1 del comma

precedente ovvero sottrae, distrug-ge o falsifica i libri o le altre scritture contabili. Prima parte prima

di ovvero. È ipotesi dell’imprenditore che commette delle ipotesi del numero 1: sarà la bancarotta

propria, fraudolenta, postfallimentare, patrimoniale. Si richiamano del condotte dell’imprenditore,

ma che vengono realizzate dopo il fallimento. Le condotte le abbiamo già esaminate. Reato di

condotta, ma con un presupposto: devi essere già stato dichiarato fallito. Dolo o colpa? dolo

(stessa pena) Dolo generico o specifico? Dipende da quello detto al numero uno, siccome alcune

condotte sono a dolo specifico, e altre a dolo generico, sarà uguale. Così se è intenzionale, diretto

o eventuale. La norma prosegue ovvero sottrae, distrugge o falsifica i libri o le altre scritture

contabili. E’ banca-rotta propria, fraudolenta, postfallimentare, documentale. Queste 3 condotte

integrano la bancarotta pro-pria, fraudolenta, post fallimentare, documentale. Non dobbiamo dire

cosa vogliono dire i concetti. Ma che differenza c’è tra pre e post al di là dei tempi, le condotte

sono diverse? Le richiama tutte? Nella patrimoniale dice: tutte le condotte, le richiama tutte, nel

numero due ne tralascia una: manca la condotta della tenuta del-le scritture contabili in modo da

non consentire.. non è richiamata. Perché è il curatore che tiene le scritture contabili.

Al terzo comma troviamo un ipotesi diversa. È punito con la reclusione da uno a cinque anni il

fallito, che, pri-ma o durante la procedura fallimentare, a scopo di favorire, a danno dei creditori,

taluno di essi, esegue paga-menti o simula titoli di prelazione. C'è un imprenditore che preferisce

dei creditori rispetto ad altri, bancarotta propria, fraudolenta, tutti e due pre o post, preferenziale. È

una pena che è il minimo della metà. L’imprenditore realizza delle condotte: eseguire pagamenti,

simulare delle prelazioni, per preferire un credito-re rispetto ad un altro. Qual è il bene giuridico da

tutelare? Questa norma tutela la par condicio creditorum, perché tutela la garanzia patrimoniale dei

creditori, c’è qualcuno che non subisce nessuna lesione, anzi qual-cuno ottiene tutto. Non tutela la

garanzia patrimoniale, ma tutela il principio della par condicio creditorum: tutti i creditori devono

essere trattati con parità a seconda del loro ruolo e posizione. Questa è un reato che è una sua

autonomia, è sempre una ipotesi di bancarotta propria, fraudolenta, perché ha una classificazione

di-versa. Da un punto di vista strutturale oggettivo, il fallimento ha sempre lo stesso ruolo, o è

condizione ogget-tività di punibilità, o presupposto del reato a seconda che guardiamo pre o post

fallimentare, e abbiamo le 2 condotte da interpretare. La prima è punito l’imprenditore che esegue

pagamenti, la parola esegue pagamen-ti, va intesa in senso lato, può essere intesa come

qualunque diminuzione patrimoniale, ti do dei soldi, ma an-che compenso con te un debito:

qualunque situazione che porti ad un diminuzione patrimoniale. Vengono ri-comprese tutte le

operazioni in questa ipotesi, ma la questione è: è normale o anormale che un imprenditore esegue

pagamenti? Tutti i giorni un imprenditore deve eseguire i pagamenti? Come si fa a dire quando c’è

questo reato? La norma dal punto di vista di elemento soggettivo come è classificabile? Dolo o

colpa? Dolo, delitto reclusione. Generico o specifico? Specifico, la norma dice che è punito se

quella condotta la realizzi al-lo scopo di preferire taluni creditori a danno di altri. Come si fa a dire

di fronte a tutti i pagamenti se questi pagamenti integrano il reato di bancarotta preferenziale.

Quando cominciano pagamenti che integrano la bancarotta preferenziale? Ci sono 2 tesi.

1)Una prima tesi ha collegato questa norma, ha proposto un collegamento, con un altro istituto

tipico della procedura fallimentare. Che cosa è l’azione revocatoria? La legge stabilisce dei limiti

temporali che consenta-no al curatore ex post di cancellare la validità giuridica, l’efficacia di

obbligazioni contratte in un certo lasso di tempo. E perché questo? Qual è la ratio? Perché fino ad

una certa soglia e poi no? Qual è la presunzione sot-tostante? Quando un imprenditore va in stato

di insolvenza non può portare avanti l'impresa, ha l'obbligo di portare i libri in tribunale, di chiedere

l’autofallimento. Nel momento in cui l’imprenditore si trova in stato di insolvenza non deve contrarre

nuove obbligazioni, perché ci rimettono quelli che sono già creditori. L’azione revocatoria ha

questa presunzione: diciamo che presuntivamente si può dire che negli ultimi 6 mesi? Ultimo

anno? Tu non potevi che essere in stato di insolvenza perché il lasso di tempo è ormai troppo

prossimo al fal-limento. Qualcuno per dare una interpretazione oggettiva a questa condotta ha

detto: saranno punibili per bancarotte preferenziale tutti i pagamenti realizzati nell’arco di tempo in

cui c'è la revocatoria. Se il paga-mento è stato effettuato nell’arco di tempo per il quale è ammessa

l’azione revocatoria, vuol dire che c’è una presunzione di insolvenza che giustifica l’idea che tu hai

pagato qualcuno per preferirlo ad un altro. Però se guardiamo la norma, la norma non dice questo,

dice è punito chi ha eseguito con lo scopo di preferire uno in danno di altri. E allora come si farà a

dire se il pagamento è tipico, cioè se integra la bancarotta preferenziale? Bisognerà guardare se è

stato eseguito quando l’imprenditore era già in stato di insolvenza? Chi stabilisce se era già in

stato insolvenza? Il curatore. È un reato nel quale il curatore è messo più alle stesse, è lui che

deve ricostruire tutti i fatti.

Sapevi già che non potevi pagarli tutti a quel tempo, e hai pagato quelli che volevi tu. Quindi tutti

quei paga-menti che hai fatto, per il curatore possono integrare delle ipotesi di bancarotta

preferenziale. Non è facile da accertare, perché l'insolvenza non è in una data certa, la crisi arriva

lentamente. Questa è una situazione complessa e delicata perché pone un altro problema.

(Richiede la prova che il soggetto abbia agito con il fine di preferire un creditore rispetto ad un

altro), quindi è chiaro che si collega alla prova di dolo specifico il fatto che ci sia stato lo stato di

insolvenza nel momento in cui tu paghi. Il problema è diverso. Se l'imprenditore pa-ga un creditore,

e lo preferisce rispetto ad altri, quell'imprenditore risponde di bancarotta preferenziale, e il creditore

preferito risponde di bancarotta preferenziale?

Chi commette il reato di bancarotta preferenziale? è un reato proprio commesso dall'imprenditore,

che fa il pagamento. Allora la risposta giusta è un reato proprio dell’imprenditore, e lui risponde di

quel reato. Quando ci può essere una ipotesi per cui anche altri rispondono in un reato? Quando

c’è un caso di concorso nel reato. Un altro soggetto potrà rispondere di quel reato se ha concorso

con quel soggetto. Un creditore potrà ri-spondere in concordo di bancarotta preferenziale solo se si

potrà dimostrare che ha concorso con lui. Quando ci può essere concorso nel reato? Un concorso

ci può essere in caso di più soggetti e almeno uno è punibile, (quindi ok), è stato realizzato il fatto

di reato (si c’è la bancarotta preferenziale), vedere se il contributo può essere materiale o morale.

Ci può essere contributo materiale se hai realizzato una azione se cancellando questa, il reato non

si sarebbe realizzato. Il creditore ha solo ricevuto il bonifico, (non ha fatto niente) quindi non

possiamo dire che c’è un contributo materiale attivo, ma il contributo materiale può essere anche

omissi-vo. Quando si può concorrere con un contributo omissivo: quando hai l’obbligo giuridico di

impedire l’evento e il reato. Possiamo dire che nel nostro ordinamento, il creditore ha obbligo

giuridico di impedire la lesione degli altri creditori? faccio un po’ fatica. Io non devo pensare anche

ai creditori degli altri soggetti. Quindi se mi arriva il bonifico e non faccio nulla potrei anche non

rispondere di concorso in quel reato, ma il contributo può essere anche morale. Quando c'è

contributo morale? Se lo hai determinato o istigato. Viene da me il cliente e dice senta, questo qua

mi deve 5 anni quei soldi, hai fatto qualcosa? Zero, non è che lo hai spinto a pagarti? (sono 10

anni che gli dico che li voglio), allora la cosa cambia, ma tu sai che è stato di insolvenza? Si era sul

giornale. Il punto è qui, se si può dire che lui ha determinato o istigato al pagamento, sapendo che

era in stato di insolvenza, era un pagamento che diventava tipico perché in un momento in cui lui

era già in stato di insolvenza. Il reato c’è nel momento c’è nel momento in cui si realizza quella

condotta, se la conseguenza negativa del reato si mette a posto non vuol dire che il reato non c’è

stato.

Ma non è l' unica condotta. Esegue pagamenti o simula titoli di prelazione. C’è anche questa

ipotesi. Cosa vuol dire? Questa condotta pensa alla disciplina del fallimento che distingue i crediti

tra crediti privilegiati e chirografari. E' ovvio che se ho un creditore chirografario e lo faccio

diventare privilegiato, lui si avvantaggia sugli altri, la par condicio è lesa. Quando c'è simulazione

del titolo di prelazione? é interpretato in modo complesso, sicuramente vuol dire che con

escamotage giuridici e finti documenti si fa risultare un creditore da chirografario a privilegiato.

Es. Un soggetto ha svolto un attività in mio favore, commissionata da me (è creditore perché è

commissiona-ta da me), d’accordo, faccio un finto contratto di lavoro dipendente, il suo credito

diventa non di prestazione, ma da lavoro subordinato (diventa privilegiata). Io sono l'imprenditore e

voi siete i creditori, vengo dichiarato fallito. Faccio apparire un creditore che creditore non è, faccio

finta che tizia mia morosa sia stata la mia se-gretaria. Ma non lo è. Questa è bancarotta

preferenziale? Questa è condotta di bancarotta patrimoniale, per-ché tolgo del patrimonio che

devo dare ai creditori veri, non è una dissimulazione (perché dovrei far uscire dei soldi con una

escamotage giuridico), no distrazione, i soldi non li faccio uscire, creo che le condizioni per cui un

altro soggetto debba avere i soldi. Nel momento in cui creo un contratto, la passività non esce,

quindi espongo o riconosco una passività inesistente , faccio apparire un creditore, colui che

creditore non è. Per ri-spondere di bancarotta preferenziale, occorre che un soggetto creditore, sia

già creditore. Se lo faccio diven-tare creditore, e lui non è creditore, questa non è bancarotta

preferenziale, è patrimoniale, perché ledo tutti i creditori. Per bancarotta preferenziale, io devo

preferire, privilegiare un creditore che già è creditore. Se non lo è è patrimoniale. Quando

bancarotta basata sulla simulazione del titolo di prelazione ha conosciuto negli ultimi anni un

problema particolare: questo è il caso.

La situazione è la seguente: imprenditore che per solo il fatto di incominciare l'impresa chiede

credito alla banca, e ottiene dei finanziamenti. Sono finanziamenti veri, regolari di tipo chirografari.

L’imprenditore ad un certo punto è in difficoltà e va alla banca per altri soldi, la banca te ne da degli

altri, ma le chiede delle garan-zie, e sei disposto a mettere l’ipoteca sul capannone. Bene allora la

banca ti dice tu mi devi 1 mln, io ti do un altro milione e tu mi dai un ipoteca di 2 mln sul

capannone. Ricontrattualizzo il credito. Chiedo la garanzia su tutti e due. Tra tre mesi

l'imprenditore fallisce. Si può dire che c’è la simulazione di un titolo di prelazione che coinvolge

imprenditore e banca? C’è bancarotta previdenziale? La cassazione in questi casi ha interpretato il

concetto di simulazione in modo diverso, dice che c’è bancarotta. Dice che bisogna ricomprendere

nel con-cetto di simulazione qualunque operazione che in concreto si trasforma in una lesione

della par condicio cre-ditorum. Il fatto che la banca sapeva che eri in difficoltà trasformi il suo

credito in privilegiato da chirografa-rio, si dice che va a preferire la banca rispetto agli altri. Questa

interpretazione secondo alcuni contrasta con un principio costituzionale: questa può essere

considerata illegittima costituzionalmente, quale principio? Il principio di determinatezza, tassatività

o precisione della norma. Cosa vuol dire simulazione di un titolo di prelazione? Al primo comma si

parla di dissimulazione che vuol dire far vedere una realtà diversa da quella che è con dei finti

contratti o documenti. Simulare vuol dire far apparire una realtà diversa da quella che è, qui non

c'è simulazione è tutto alla luce del sole, ma la cassazione tende ad interpretare la norma in

questo modo. Amplifica il concetto di simulazione. Della preferenziale possiamo avere la pre e post

fallimentare. Abbiamo quasi del tutto coperto questa parte. Ora dobbiamo spostare l'attenzione.

BANCAROTTA SEMPLICE ART 217

1. È punito con la reclusione da sei mesi a due anni, se è dichiarato fallito, l'imprenditore, che, fuori

dai casi preveduti nell'articolo precedente:

1) ha fatto spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica;

2) ha consumato una notevole parte del suo patrimonio in operazioni di pura sorte o

manifestamente impru-denti;

3) ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;

4) ha aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio

fallimento o con altra grave colpa;

5) non ha soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo o

fallimentare.

2. La stessa pena si applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di

fallimento ovvero dall'inizio dell'impresa, se questa ha avuto una minore durata, non ha tenuto i

libri e le altre scritture contabili prescritti dalla legge o li ha tenuti in maniera irregolare o

incompleta.

3. Salve le altre pene accessorie di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna

importa l'inabi-litazione all'esercizio di un'impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici

direttivi presso qualsiasi im-presa fino a due anni.

Qui vediamo una lunga serie di condotte. La tecnica casistica ce la portiamo dietro dal Medioevo.

Questa è l'ipotesi di bancarotta propria, semplice, prefallimentare (tutti i casi di prefallimentare),

patrimoniale (tutte spese che incidono sul patrimonio). Tutte queste ipotesi, anche se la quinta è

atipica, sono tutte considerate ipotesi di bancarotta patrimoniale. Il significato è semplice:

Ha fatto spese personali per se e per la famiglia eccessive rispetto alla condizione economica, non

puoi com-prarti la villa se hai poche spese.

Ha consumato una notevole parte del suo patrimonio per operazione di pura sorte. L’operazione è

legata al concetto di alea: non puoi con sufficiente certezza prevedere come andrà a finire. Ci sono

rimasti 50.000 euro e gioco tutto al superenalotto. Ad esempio se un imprenditore senza nessuna

conoscenza di titoli gioca in borsa.

Ha compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento: cosa vuol dire? Potremo

dire una ope-razione che un imprenditore corretto e attento non realizzerebbe.

Il numero 4 non è un reato di condotta ma di evento, è punito se evento: ha aggravato il dissesto,

cioè se ha fatto delle condotte che hanno aumentato il passivo dell’impresa. Quali sono queste

condotte? 1. La legge dice non hai chiesto il fallimento, o 2. Con altra grave colpa.

L'interpretazione di queste condotte è abbastan-za chiara e semplice, nella prassi la ipotesi più

frequente è la quarta. Nell’arco di tempo lui ha aggravato il dis-sesto.

Il vero problema di questa fattispecie è legato a due aspetti. 1. Al fatto che dal lato si dice fuori dai

casi pre-veduti nell’articolo precedente, e l'altro aspetto è l'elemento soggettivo del reato. Questo

dal punto di vista dell'elemento soggetto, com’è? Doloso o colposo? È un delitto, e quindi è

certamente doloso. È anche colpo-so? Dice che può essere punito per colpa? È specificato? Ci

sono dei sintomi strani: dice spese eccessive, ope-razioni imprudenti, grave imprudenza,

aggravato il dissesto con altra grave colpo. Viene considerata punibile anche se c’è colpa. Quindi

la bancarotta semplice è interpretata dalla giurisprudenza come un delitto punibile anche per

colpa. Qui sta però il problema di classificazione dei fatti.

Dice è punibile quando ha fatto spese personali eccessive, quando si po’ dire che è eccessiva?

Quando va al di là di quella che potevi fare? Quando è esagerare? Quando c’è dissipazione? Se

uno ha speso un sacco di dena-ro in beni di lusso, ha dissipato o ha fatto spese eccessive? La

dissipazione è da 3 a 10 anni, la spesa eccessiva è 6 mesi a 5 anni. Possiamo dire che ha

consumato notevole parte del suo patrimonio, quel consumare non è dissipazione? Lo sperpero

del proprio denaro? Allora quando c'è bancarotta fraudolenta, e quando c'è banca-rotta semplice?

Se diciamo che le due situazioni dal punto di vista oggettivo sono praticamente identiche, dis-

sipazione e spese eccessive. Dove sarà la differenza, capite qual è il problema? L'imprenditore si

è comprato macchine di lusso, e sperperato denaro. Lo denunciamo per bancarotta fraudolenta o

semplice? Se dal punto di vista oggettivo sono uguali, la differenza l'abbiamo nell'elemento

soggettivo, perché se è fraudolenta è ne-cessario il dolo, nella semplice rimarrà la colpa. Perché

dice che queste condotte sono punite salvo fuori dai casi dell’articolo precedente. A questo punto

se voi mi dice che la bancarotta fraudolenta per dissipazione è dolosa, la bancarotta semplice

potrà essere solo colposa. Ma se voi mi dice che la bancarotta fraudolenta è a dolo specifico,

allora il dolo generico va a finir nella semplice. (dolo specifico bancarotta fraudolenta, e dolo

generico nella bancarotta semplice). A seconda di come si interpreta l’elemento soggettivo, più

allargate la fraudolenta, più restringete la semplice, più allargate a semplice più si restringe la

fraudolenta. Nell'interpre-tazione prevalente, la bancarotta fraudolenta patrimoniale viene

considerata dolosa a dolo generico, quindi la bancarotta semplice rimane solo colposa.

Un problema analogo lo troviamo nel secondo comma. Dice il secondo comma: La stessa pena si

applica al fallito che, durante i tre anni antecedenti alla dichiarazione di fallimento ovvero dall'inizio

dell'impresa, se que-sta ha avuto una minore durata, (prima condotta) non ha tenuto i libri e le altre

scritture contabili prescritti dal-la legge o (due) li ha tenuti in maniera irregolare o incompleta. E'

una ipotesi di bancarotta propria semplice prefallimentare documentale. E quali sono le condotte?

sono 2. Non hai tenuto le scritture contabili, non le hai mai tenute, quali? Solo quelle che sono

previste dalla legge, se qui ha specificato e vuol dire obbligatorie. Prima nella fraudolenta ti dice

libri o altre scritture, senza specificazione, qui vuol dire tutte. Non hai tenuto le scritture. Quando?

Negli ultimi 3 anni o inferiore se.. il problema è l’altra condotta: se le hai istituite, ma le hai tenute in

maniera irregolare o incompleta. Come fai a dire se hai tenuto le scritture in modo irregolare e

completa. Il codice civile ci dice come tenere le scritture contabili. Nel codice civile ci deve come

tenere le scritture contabili. Se il codice civile dice che le scritture contabili vanno tenuto in questo

modo, allora se io prendo il libro degli inventari e salto una riga, bancarotta semplice? Se faccio

una cancellatura, bancarotta semplice? Allora come la si è corretta? Principio di offensività, qual è

il bene tutelato dalla bancarotta docu-mentale semplice: perché si punisce l’imprenditore che tiene

male le scritture? Per la tutela del credito e la possibilità di poter ricostruire il movimento degli

affari, allora si dice che la condotta di irregolarità va inter-pretata che c'è irregolarità solo quando

l'imprenditore ha tenuto le scritture in modo da non consentire la ri-costruzione dei propri

movimenti, in modo da ledere il bene tutelato. Ma se l'interpretiamo così che differen-za c'è con la

bancarotta fraudolenta. Viene interpretata nel senso che non tutte le irregolarità sono punibili, ma

sono punibili quelle che hanno ostacolato la ricostruzione del movimento degli affari. Ma se

l’interpretiamo così non c’è più differenza. Dal punto di vista oggettivo diventano identiche, in

entrambi i casi abbiamo una irregolarità che non consente la ricostruzione degli affari, allora dove

sarà la differenza? Ele-mento soggettivo questo reato è doloso o colposo? La bancarotta semplice

é un delitto, non si parla di colpa. Eppure si dice l’origine medioevale già in origine queste condotte

servivano ad evidenziare l’esistenza della colpa, allora si dice che la bancarotta semplice

documentale deve essere interpretata come un delitto anche colposo. La bancarotta semplice

documentale è una caso in cui nonostante la legge non dica nulla espressa-mente, dall’origine

storica di questo reato, si deduce che sia punibile anche nei casi di colpa. È un delitto col-poso

anche se non espressamente previsto. La differenza tra bancarotta semplice e documentale è tutta

solo nell’elemento soggettivo, oggettivamente sono uguali. Se diciamo che il soggetto

volontariamente, dolosa-mente le ha tenute in modo da non consentire la ricostruzione degli affari

è fraudolenta, se noi diciamo che c’è stata solo una colpa, una negligenza, una trascuratezza, è

bancarotta semplice, da 3 a 10 anni da 6 mesi a 2 anni. I processi di bancarotta documentale si

basano sull’elemento soggettivo, e la prova dell'elemento og-gettivo la da il curatore. Il curatore

dice che non ha capito come ha gestito l ‘impresa negli ultimi due anni, e diventa prova

dell’elemento oggettivo, poi occorre andare a vedere l’elemento soggettivo, se l’ha fatto vo-

lontariamente da 3 a 10 anni, se l’ha fatto con negligenza tra 6 mesi a 2 anni.

Accenno al 217bis Esenzione dei reati da bancarotta. 1. Le disposizioni di cui all'articolo 216, terzo

comma (bancarotta fraudolenta propria preferenziale), e 217 (bancarotta semplice) non si

applicano ai pagamenti e alle operazioni compiuti in esecuzione di un concordato preventivo di cui

all'articolo 160 o di un accordo di ri-strutturazione dei debiti omologato ai sensi dell'articolo 182-bis

o del piano di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d), ovvero di un accordo di composizione

della crisi omologato ai sensi dell'articolo 12 della legge 27 gennaio 2012 n. 3, nonché ai

pagamenti e alle operazioni di finanziamento autorizzati dal giudice a norma dell'articolo 182

quinquies.

Ha una logica legata alla riforma della legge fallimentare e alla previsione di nuove procedure di

negoziazione del credito. Con la riforma della legge fallimentare si è ampliata la possibilità di

trovare un componimento del-la crisi attraverso una negoziazione del credito, con la massa dei

creditori. Richiamano tutte le procedure di negoziazione del credito che sono state ammesse. Qual

è il problema che si voleva risolvere? La bancarotta preferenziale che è basata sull’esecuzione di

pagamenti pone il dubbio quando c’è un pagamento che preferi-sce un creditore rispetto ad un

altro. Rispetto a tutte le possibilità di avviare una procedura di concordato preventivo o di

ristrutturazione del debito o di accordi negoziali, come si può dire che non sono pagamenti ef-

fettuati nel momento in cui era certo che c’è già uno stato di insolvenza, non integrino una

bancarotta prefe-renziale, come si può dire che non sono dei pagamenti che vanno ad aggravare il

dissesto? (bancarotta sem-plice). Il legislatore ha introdotto questa norma come per mettere una

sorta di barriera: tutti i pagamenti ef-fettuati in esecuzioni di queste procedure non sono punibili

penalmente. In realtà questa norma che voleva dare maggiore tranquillità su queste operazioni, ha

creato un problema enorme, perché dice non sono punibili le operazioni compiute in esecuzione di

un concordato preventivo omologato, allora tutti i pagamenti fatti prima, durante la fase in cui

chiedo l'ammissione al concordato e non sono ancora stato omologato, ho solo chiesto

l’ammissione. Ecco il problema, sono in stato di crisi, chiedo di essere ammesso al concordato

preven-tivo, da qui all’omologa passano 6 mesi, nel frattempo pago o non pago? Sapete qual è la

tipologia di soggetti che si trovano in questa situazione? Io imprenditore sono in crisi, vado dal

commercialista di fiducia, guardia-mo se possiamo creare le condizioni per fare domanda di

concordato. Quindi lui comincia a lavorare per fare la domanda di ammissione al piano. Questa

attività porta alla presentazione della domanda, e ci deve essere un soggetto che attesta il piano

nella sua regolarità e parte la procedura. A questo punto lui vuole essere pa-gato, lui mi chiede di

essere pagato, lo pago, poi il piano viene omologato. Lui è stato pagato prima dell'omo-loga o sulla

base? Prima quindi io pago lui preferendolo rispetto ad altri creditori. Oggi la giurisprudenza civile

della cassazione ci dice che tutte le prestazioni che sonno funzionali alla presentazione del piano

possono es-sere considerate spese doverose proprio nell’ottica del piano, quindi interpretando in

questo modo si tende a salvare i casi dei professionisti, ma lo dice la cassazione civile, la

cassazione penale non è così chiaro in questo piano. Quello che interessa è che si prevede la non

punibilità della bancarotta preferenziale e della bancarotta semplice nel caso di pagamenti che

vengono eseguiti sulla base di un piano omologato, quindi rimane aperto il dubbio interpretativo di

che fare con quei crediti che vengono maturati prima dell’omologa del piano, ma che siano

funzionali alla presentazione della domanda.

Saltiamo fino al 223. 1. Si applicano le pene stabilite nell'art. 216 agli amministratori, ai direttori

generali, ai sindaci e ai liquidatori di società dichiarate fallite, i quali hanno commesso alcuno dei

fatti preveduti nel sud-detto articolo.

2. Si applica alle persone suddette la pena prevista dal primo comma dell'art. 216, se:

1) hanno cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti

previsti da-gli articoli 2621, 2622, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633 e 2634 del codice civile;

2) hanno cagionato con dolo o per effetto di operazioni dolose il fallimento della società.

3. Si applica altresì in ogni caso la disposizione dell'ultimo comma dell'art. 216.

Se adesso abbiamo esaurito il quadro della bancarotta propria, dobbiamo passare a quella

impropria trova di-sciplina nel 223 e 224. Qual è il senso della bancarotta impropria? Il senso sta

che l’attività commerciale può essere esercitata attraverso le imprese individuali e in questo caso

se l’impresa va in fallimento chi viene di-chiarato fallito? L’imprenditore, oppure l’attività di impresa

può essere esercitata da società, (in particolare società di capitali), a questo punto però la società

se va in fallimento viene dichiarata fallita, i soggetti perso-ne fisiche che hanno controllato, diretto,

amministrato la società non sono soggetti falliti. Ecco che allora si è prevista la necessità di

ipotizzare dei reati commessi da soggetti diversi dal fallito: i casi di bancarotta impro-pria.

Anche in questo caso, la punibilità dei soggetti è subordinata al fatto che ci sia la dichiarazione di

fallimento della società, quindi il ruolo della sentenza dichiarativa di fallimento vale anche per

questi casi. Anche in que-sta ipotesi di bancarotta, la sentenza dichiarativa di fallimento assume

quel ruolo. Allora in questo 223 primo comma quale ipotesi di bancarotta troviamo? Bancarotta

impropria perché abbiamo soggetti diversi dal falli-to, poi è fraudolenta, lo dice la norma, poi

richiama tutto il 216, tutti i casi di pre post fallimentare che tro-viamo nel 216 e tutti i casi di

patrimoniale, preferenziale e documentale. Questa tecnica di creazione di reati di bancarotta

impropria crea dei problemi. È come se dicessi: se quei soggetti commettono dei fatti, rispon-dono

di bancarotta. Se lo leggessi così dovrei dire che è punito l'amministratore della società dichiarata

falli-ta, e vado a prendere il 216,che distratto, occultato, dissimulato in tutto o in parte i suoi beni?

Non ha senso, quali beni devono essere? Qual è il bene giuridico tutelato? La garanzia

patrimoniale dei creditori, e questa insiste sui beni della società o sui beni degli amministratori? E'

ovvio che la norma è scritta male, bisogna in-terpretarla, quando dice sono puniti gli amministratori

che compiono quei fatti, è ovvio che quei fatti devono essere riferiti non ai beni personali degli

amministratori, dei liquidatori, ma della società. Stessa cosa se guar-diamo la bancarotta

documentale. Sono puniti gli amministratori che hanno sottratto i libri e le altre scritture contabili

delle società. Quindi questo 223 primo comma è la norma che determina tutti i casi di bancarotta

impropria fraudolenta, tutti quanti, pre e post fallimentare , documentale, patrimoniale e

preferenziale, vale anche nelle ipotesi in cui il soggetto attivo, sia l’amministratore della società,

direttore, uno dei sindaci, liqui-datori, con l'avvertenza che la lettura del fatto deve essere riferita

alla società.

Qui però non si ferma l'ipotesi della bancarotta impropria. Se attraverso il 223 primo comma

troviamo un pa-rallelismo tra bancarotta propria e impropria, il 223 va oltre, secondo comma dice:

2. Si applica alle persone suddette la pena prevista dal primo comma dell'art. 216, se:

1) hanno cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti

previsti da-gli articoli 2621, 2622, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633 e 2634 del codice civile;

2) hanno cagionato con dolo o per effetto di operazioni dolose il fallimento della società.

La prima ipotesi è un ipotesi in cui c'è una singolarità. Abbiamo un reato di condotta o evento?

Finora la ban-carotta era di condotta, distratto, simulato, tranne uno bancarotta semplice dove è

aggravato il dissesto. Qui in realtà abbiamo un reato di evento, si dice sono puniti questi soggetti

che hanno aggravato o concorso ad aggravare… ma la con quale condotta? Ma la condotta è la

violazione di alcuni articoli, che sono le norme del codice civile che prevedono i reati societari. Il

2621 è il reato di false comunicazioni sociali, o falso in bilancio, il 2622 è un’altra ipotesi di reato

societari. Si prevede un caso particolare di bancarotta che si ha quando gli amministratori hanno

commesso un reato societario (falso in bilancio) e questo reato va a determinare, ca-gionare, un

aggravamento nel dissesto della società. Quindi è un reato di evento a condotta vincolata, solo

quelle possono essere le condotte, quindi in quanto a reato di evento devo provare se c'è nesso di

causalità. Nessuno può essere punito se l’evento non è conseguenza della sua azione od

omissione. Qui se stiamo atten-ti c’è una peculiarità: qui non un uomo che muore, o un incendio,

qui c'è un fatto di reato come il falso di bi-lancio che deve generare un aggravamento il dissesto.

Anche qui come si accerta la causalità: se eliminando in falso in bilancio, il dissesto si sarebbe

aggravato? Questo è un accertamento di causalità diverso dalla morte di un uomo, perché la

causalità è di tipo patrimoniale, economico e finanziario, ed è un discorso complesso, come fa il

giudice ad accertare l’aggravamento del dissesto? Devo provare che questo bilancio falso ha ag-

gravato il dissesto. In questi casi il giudice nomina un perito, e di solito è il curatore, e il giudice

chiederà se il falso ha aggravato il dissesto. Qui è molto complesso, c’è uno scontro tra accusa e

difesa. In certi casi la pro-va è molto complessa, dal punto di vista dell'elemento soggettivo questo

reato come si caratterizza? Stessa pena quindi delitto, quindi doloso. Dolo generico o dolo

specifico? Generico, non si dice che c'è un fine parti-colare, c’è scritto se commettendo uno di

questi reati ho cagionato un aggravamento del dissesto, è un dolo generico, e il soggetto è in dolo

quando: 3 ipotesi di dolo. In questo caso quando ci può essere dolo intenzio-nale, quando

l'amministratore falsifica un bilancio con l’intenzione specifica di aggravare un dissesto: lo pre-

vedo, lo voglio. Il dolo diretto quando è certo che si aggraverà il dissesto ma lo faccio lo stesso.

Quando c'è il dolo eventuale? Falsifico il bilancio, prevedo la possibilità che si aggravi il dissesto e

lo faccio lo stesso. Pos-siamo dire che questo reato scatta anche il dolo eventuale? Si. Questo

reato scatta anche con dolo eventuale. Quindi ricapitolando è una fattispecie di evento a condotta

vincolata alla commissione di reati societari che abbiano come conseguenza causale

l’aggravamento del dissesto, e dal punto di vista soggettivo è un reato doloso, a dolo generico,

quando il dolo può essere a dolo diretto, eventuale o intenzionale. Il dolo eventuale c’è quando il

soggetto prevede la possibilità dell’aggravamento del dissesto e ciononostante falsifica lo stesso il

bilancio.

La seconda ipotesi è l'ipotesi più strana, hanno cagionato il fallimento con dolo o per effetto di

operazioni do-lose. E' una norma strana, cosa vuol dire operazioni dolose? Nelle operazioni dolose

si dice qualunque altro reato doloso che possa cagionare il fallimento. è una ipotesi che si applica

molto poco nella prassi. Nel caso della squadra di calcio, gli ultimi (quelli che hanno portato al

dissesto della società) sono stati condannati per aver provocato il dissesto della società

dolosamente.

Questa è la bancarotta impropria, fraudolenta, che a differenza della propria prevede queste due

condotte aggiuntive, quindi c’è una totale corrispondenza tra 216 primo comma, secondo e terzo

comma, e 223 primo comma, e in questo seconda comma ci sono 2 ipotesi di bancarotta in più

rispetto alla propria. Soprattutto il secondo comma numero 1 che è la commissione di un reato

societario che cagiona il fallimento è molto fre-quente nella prassi, una delle ipotesi più ricorrente.

Bancarotta fraudolenta per distrazione, documentale e con i reati societari sono tutte ipotesi

frequenti.

Art 224. Fatti di bancarotta semplice. Si applicano le pene stabilite nell'art. 217 (da 6 mesi a 2 anni)

agli ammi-nistratori, ai direttori generali, ai sindaci e ai liquidatori di società dichiarate fallite, i quali:

1) hanno commesso alcuno dei fatti preveduti nel suddetto articolo; (si sposta la disciplina della

bancarotta semplice ai casi nei quali il soggetto attivo sono liquidatori amministratori ecc…).

2) hanno concorso (2) a cagionare od aggravare il dissesto della società con inosservanza degli

obblighi ad essi imposti dalla legge (3).

Anche qui è punito l’amministratore che ha fatto spese eccessive per la sua famiglia. Cosa

c’entra? Se voglia-mo ammettere queste ipotesi dobbiamo dire che ha fatto spese eccessive,

usando i beni della società. Anche qui come abbiamo visto nel secondo comma del 223, anche nel

224, dobbiamo fare delle correzioni interpre-tative. Anche qui come nella bancarotta fraudolenta

abbiamo una ipotesi in più. Questa del 224 è la banca-rotta impropria semplice. Anche qui il

richiamo al 217 tira in ballo la prefallimentare patrimoniale, la prefalli-mentare documentale, non

richiama le ipotesi di post fallimentare perché non esiste la semplice post falli-mentare. Anche qui

nella bancarotta impropria fraudolenta, c’è un ipotesi in più, si dice rispondo anche oltre ai fatti del

217 anche quando hanno concorso a cagionare, aggravare il dissesto della società con

l’inosservanza degli obblighi ad essi imposti dalla legge. Anche in questo caso abbiamo una figura

di reato di bancarotta in più, e in questo caso c’è il problema: dolosa o colposa? Quando si

richiama il 217, se c’è la colpa là, ci sarà anche al 224, e in questa ipotesi in pù? Anche qui si dice

che è colposa, è punibile qualunque colposa inosservanza degli obblighi previsti per gli

amministratori, sindaci… .

A queste 4 ipotesi di reato (propria fraudolenta, impropria semplice, impropria fraudolenta,

impropria sempli-ce) si aggiunge un’altra figura di reato, che non si chiama bancarotta, ma

strettamente collegata a questa di-sciplina. È quella dell’articolo 218, ricorso abusivo al credito.

1. Gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un'attività

commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito, anche al di fuori dei casi di cui agli

articoli precedenti, dissimulan-do il dissesto o lo stato d'insolvenza sono puniti con la reclusione da

sei mesi a tre anni.

2. La pena è aumentata nel caso di società soggette alle disposizioni di cui al capo II, titolo III,

parte IV, del te-sto unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al

decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.

3. Salve le altre pene accessorie di cui al libro I, titolo II, capo III, del codice penale, la condanna

importa l'ina-bilitazione all'esercizio di un'impresa commerciale e l'incapacità ad esercitare uffici

direttivi presso qualsiasi impresa fino a tre anni.

Questo reato ha subito una modifica del 2005 che ha trasformato parallelamente un altro reato. Il

218 ricorso abusivo al credito, originariamente puniva l’ imprenditore esercenti un’attività

commerciale il quale dissimu-lando il dissesto ricorre o continua a ricorrere al credito. La norma

era più o meno così. Punito l’imprenditore che dissimulando il dissesto, ricorre o continua a

ricorrere al credito. È punito con la reclusione che va da 6 mesi a 3 anni. E' una misura di pena

che sta a mezza via. È superiore alla bancarotta semplice e inferiore alla bancarotta fraudolenta.

Si punisce una condotta, ricorrere al credito, cioè chiedo credito. Normalmente si chiede credito

alla banca, ma la condotta di chiedere credito diventa punibile, tipica, quando si verifica dissi-

mulando lo stato di dissesto. Cosa vuol dire dissimulando lo stato? La parola dissimulazione vuol

dire quando rappresento una realtà diverso dal vero, occultandola con falsi documenti. Allora

l’ipotesi classica può essere l'imprenditore in stato di crisi, va in banca presenta un bilancio falso e

chiede altro credito,oppure l'imprendi-tore che crea false fatture, e dice guarda quanti crediti mi

devono arrivare. False fattura che ho per farti cre-dere. Quale è il bene giuridico tutelato da questa

norma, perché si punisce l'imprenditore che va a chiedere credito prevalentemente ad una banca

facendole credere di essere in bonis ma è in dissesto. Chi si vuole tute-lare? Sempre la garanzia

del credito. E' un reato che tutela la garanzia patrimoniale degli altri creditori, perché c’è il rischio

che tiri dentro un altro creditore, già essendo in uno stato nel quale lui è insolvente. È un reato che

tutela la garanzia patrimoniale degli altri creditori, non a caso il reato scatta, si consuma nel

momento in cui il soggetto chiede credito, non nel momento in cui gli viene dato, il reato c’è già nel

momento in cui lo chiedo. Se è un reato che tutela la garanzia patrimoniale degli altri creditori, e lo

è, di danno, di pericolo con-creto o di pericolo presunto? È una condotta che danneggia già gli altri

creditori? nel momento in cui chiedo il debito, non me l’hanno ancora dato, quindi non c’è il danno

dei creditori, può essere a pericolo concreto? E' un reato a pericolo concreto, c'è un pericolo

concreto che gli altri imprenditori sono danneggiati. Ma questo reato aveva creato un altro dubbio:

se l'imprenditore distrae dei beni, risponde di bancarotta se viene dichia-rato fallito. Se

l’imprenditore fa spese eccessive per se e per la sua famiglia, risponde di bancarotta se viene

dichiarato fallito. L’imprenditore che dissimulando lo stato di dissesto chiede credito, è già punibile?

O solo quando viene dichiarato fallito? La norma non dice nulla, quindi avremo dovuto dire anche

se non viene di-chiarato fallito, basta che chieda credito. Questa interpretazione però veniva

criticata, contestata. Si diceva no anche il ricorso abusivo al credito è un reato fallimentare in tutti i

sensi. Cioè è punibile solo se c’è il falli-mento dell’imprenditore. Come si va a dire una cosa

simile? C’erano vari argomenti in via interpretativa che portano a sostenere questo argomento, ad

esempio il 218 è inserito nel capo primo che si intitola reati com-messi dal fallito. Quindi il fallito

deve esserci sempre. L’argomento interpretativo che risultava vincente, cioè obbligava a dire che

ci vuole il fallimento era questo: spostatevi nel mondo delle fattispecie improprie, l’articolo 225

dice, ricorso abusivo al credito. Si applicano le pene stabilite nell'art 218(ricordo abusivo al cre-

dito) agli amministratori e ai direttori generali, di società dichiarate fallite, il quali hanno commesso

il fatto in esse previste. Questo è l’ipotesi del ricorso abusivo al credito improprio, se commesso

dagli amministratori. Se l’imprenditore individuale chiede credito dissimulando il dissesto, risponde

di ricorso abusivo al credito (218) se lo fa l’amministratore della società risponde del 225. Però nel

225 si dice sono puniti gli amministrato-ri delle società dichiarate fallite. Allora si diceva, come è

possibile? Il ricordo abusivo al credito se commesso dagli amministratori richiede il fallimento allora

si deve chiedere anche 218. Capite la differenza? C’è disparità di trattamento, violazione del

principio di uguaglianza, nel 225 si chiede il fallimento, nel 218 non lo si chiede? Allora lo si

inserisce in via interpretativa. Questa era l'interpretazione consolidata. Nel 2005 il legislatore ha

modificato il 218 e dice: 1. Gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori

esercenti un'at-tività commerciale che ricorrono o continuano a ricorrere al credito, anche al di fuori

dei casi di cui agli articoli precedenti, dissimulando il dissesto o lo stato d'insolvenza sono puniti

con la reclusione da sei mesi a tre anni. Nel 2005 di fatto si è modificata la norma inserendo tra i

soggetti attivi amministratori, liquidatori e direttori. Qual è il senso di questa norma? Erano già

punibili prima, l’unica interpretazione che è stata data, è quella che è pacifico che non ci vuole più

il fallimento. Sono tutti punibili, tutti, anche se non c’è il fallimento. Allora il 225 quando si applica?

Non si applica più. È priva di fatto, perché punisce lo stesso fatto solo per le società fallite, allora

uguale. Norma morta, svuotata, nessun ambito applicativo.

Guardiamo altri 2 aspetti. Primo aspetto 216 217 218 riguardano l'imprenditore individuale

dichiarato fallito. 223 224 225 e 218 in parte, riguardano amministratori, direttori generali, sindaci e

liquidatori di società, ma quali società? Abbiamo detto di società di capitali, perché nelle società di

capitali il fallimento colpisce la so-cietà, non colpisce gli amministratori. E invece è diverso nelle

società di persone (snc e sas) dove il fallimento colpisce anche i soci amministratori. In effetti all'art

222 troviamo una norma: Fallimento delle snc e sas. È una norma molto complicata. 1. Nel

fallimento delle società in nome collettivo e in accomandita semplice le disposizioni del presente

capo(quelle che abbiamo letto) si applicano ai fatti commessi dai soci illimitatamente responsabili.

Non mi dice quali sono le condotte, quelle norme del 216, 217 si applicano nel caso di società…

alle condotte realizzate dai soci illimitatamente responsabile. Perché una norma difficile?

Prendiamo un caso di bancarotta semplice, il socio illimitatamente responsabile di una snc può

fare spese eccessive con i soldi della società, o con i propri soldi, questa norma, quale ipotesi

vuole colpire? Da dove possiamo dire che colpi-sce anche le spese personali? Perché se la norma

tutela la garanzia patrimoniale dei creditori, e il patrimonio personale dei singoli soci concorre a

dare garanzia patrimoniale dei creditori, anche qui possiamo arrivare a sostenere che anche

questa ipotesi diventa punibile. Questa norma è poco applicata, altri dicono che questa norma

serve solo a rendere punibili i soci, ma delle condotte fatte sui beni della società, non sui loro beni

per-sonali. Alcuni dicono no, se non dice nulla, dato che anche loro possono ledere la garanzia

patrimoniale dei creditori, si applicano anche ai loro beni personali. A seconda di come si interpreta

si amplia o si riduce lo spa-zio dei reati che possono essere configurati. Rimane fuori un tipo di

società: non si prevede nulla per le socie-tà semplici, perché non puoi svolgere attività

commerciale, società di fatto = snc, rimane fuori la società in accomandita per azioni. Non si

prevede nulla. Esiste una società in accomandita per azioni? Ne esisteva solo una: la Pirelli. Ma

non c’è una norma penale, quindi se un fatto di reato fosse compiuto da un amministratore di una

sapa, non è punibile perché non c’è una norma.

Ultimo aspetto: se avete notato il reato di bancarotta ha una struttura complessa, prevede una

caratteristica, cioè ci sono più ipotesi di bancarotta: fraudolenta, semplice, documentale.. e ognuna

di queste ha più ipotesi, la patrimoniale ha più condotte, 7, sottratto, falsificato, dissimulato,

falsificato.. allora se un imprenditore o amministratore commette più condotte, di quanti reati

risponde? Di quanti reati risponde un soggetto che ha commesso più condotte? Rarissimi sono in

casi in cui c’è solo una condotta. L'antica tradizione che derivava dal medioevo, affermava che in

questi casi operava il principio di unitarietà della bancarotta. Nel tempo la bancarotta c’era per il

fatto che eri fallito, tutte queste ipotesi, serviva per capire se c’era il dolo, la colpa, non erano

condotte autonome. Ma oggi, che sono previste tutte queste condotte, si dice che il principio di

unitarietà della bancarotta sia stato conservato anche nella disciplina attuale attraverso l'art 219

che prevede le circostanze aggravati o attenuanti dei reati fallimentari. Sono delle situazioni

particolari nelle quali la legge prevede l’applicazione di una pena più grave, o nel caso di attenuanti

più lieve. Due ipotesi sono legate all’entità del danno del dissesto fallimentare.

1. Nel caso in cui i fatti previsti negli artt. 216, 217 e 218 (bancarotta fraudolenta, semplice, ricorso

al credito) hanno cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità, le pene da essi stabilite

sono aumentate fino alla metà.

2. Le pene stabilite negli articoli suddetti sono aumentate:

1) se il colpevole ha commesso più fatti tra quelli previsti in ciascuno degli articoli indicati;

2) se il colpevole per divieto di legge non poteva esercitare un'impresa commerciale.

3. Nel caso in cui i fatti indicati nel primo comma hanno cagionato un danno patrimoniale di

speciale tenuità, le pene sono ridotte fino al terzo.

Il punto centrale è 2° comma: Le pene stabilite negli articoli suddetti sono aumentate (formula

generica ri-chiamata dal 264 del codice penale: quando la legge prevede un aumento e non dice di

quando, l’aumento è fino ad 1/3), se il colpevole ha commesso più fatti tra quelli previsti in

ciascuno degli articoli indicati. Questa che è una aggravante, viene a disciplinare il principio di

unitarietà della bancarotta. Nel caso in cui il colpevole ha commesso più fatti, risponde di un unico

reato aggravato, la pena è aumentata. La pluralità di fatti, si tra-duce in un unico reato, aggravato.

Il problema è capire cosa vuol dire pluralità di fatti e quando si applica questa ipotesi. Perché

possiamo avere delle situazioni diverse. Anche se la norma dice 216 217 218, si ritiene oggi

pacifico che si applica anche al 223 224 225, perché il 223 richiama il 216. Vale per bancarotta

propria e impropria. Parlando di più fatti potrei avere le seguenti ipotesi: posso avere più fatti di

bancarotta riferiti a fal-limenti diversi. Posso avere un amministratore che commette fatti di

bancarotta nella società alfa, beta, gamma. Possiamo dire che ha commesso più fatti di bancarotta

e si punisce un unico fatto di reato aggrava-to? Io posso avere un imprenditore, amministratore,

che in un unico fallimento, commette più fatti dei tre ar-ticoli, un 216 217 218. Tante condotte.

Anche qui un solo reato aumentato e gli altri spariscono? Terza ipote-si, io posso avere un caso

nel quale in un unico fallimento ho una sola ipotesi di reato ad es bancarotta frau-dolenta, ma una

patrimoniale, documentale e preferenziale. Oppure una sola ipotesi patrimoniale e fallimen-tare.

Cioè diverse tipologie, della stessa tipologie di reato. Quarta possibilità, posso avere un caso nel

quale la pluralità di fatti riguarda un solo fallimento, riguarda un solo tipo di bancarotta, solo la

fraudolenta, patrimo-niale, ma con più condotte di distrazione. O più condotte.

1) Più condotte a più fallimenti diversi.

2) Un solo fallimento ma 3 tipi di reato diverso.

3) Unico fallimento, unico reato (fraudolenta) ma 3 ipotesi.

4) Unico fallimento, unico reato, unica tipologia patrimoniale, ma più condotte della stessa.

A quale di questi casi si applica l’articolo 219? Quando si può dire che c’è l’unitarietà della

bancarotta, cioè c’è un solo reato di bancarotta aggravato? Non più reati? Si ritiene che questa

norma non possa mai essere appli-cata quando siamo in presenza di fallimenti diversi. Quindi se

l'amministratore ha commesso fatti di bancarot-ta riferiti a diverse società fallite, lui non risponde di

una unica aumentata della pena, ma risponde di tante bancarotta di quante sono le società fallite.

Es il famoso armatore, per tutte le altre società del gruppo aveva 25 bancarotte. Fallite 25 società,

25 bancarotte. Al di fuori di questi casi, si ritiene applicabile questa norma, quindi si dice che c’è

unitarietà della bancarotta tutte le volte in cui c’è un unico fallimento, quindi in questo caso i reati

vengono assorbiti in un unico reato, il più grave, che può essere aumentato fino ad un 1/3.

Questo è il baricentro dei reati fallimentari di bancarotta. La legge fallimentare però non si limita a

questi rea-ti prevede altre ipotesi di reato che possono essere commesse dai creditori o al curatore

fallimentare o da la-tri soggetti ancora. Ci sono almeno due ipotesi ancora. Una prima ipotesi è l’art

236 prevede la disciplina ap-plicabile nel caso di concordato preventivo, cioè dice: È punito con la

reclusione da uno a cinque anni l'im-prenditore, che, al solo scopo di essere ammesso alla

procedura di concordato preventivo o di ottenere l’omologazione di un accordo di ristrutturazione

con intermediari finanziari o il consenso degli intermediari fi-nanziari alla sottoscrizione della

convenzione di moratoria, si sia attribuito attività inesistenti, ovvero, per in-fluire sulla formazione

delle maggioranze, abbia simulato crediti in tutto o in parte inesistenti. E' un reato delit-to, nel

quale la condotta sanzionata è riferita all’imprenditore che in questo modo realizza condotte che

pos-sono alterare la corretta impostazione della procedura di concordato preventivo. 2 comma: .

Nel caso di con-cordato preventivo si applicano: 1) le disposizioni degli artt. 223 e 224 agli

amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società;

2) la disposizione dell'art. 227 agli institori dell'imprenditore;

3) le disposizioni degli artt. 228 e 229 al commissario del concordato preventivo;

4) le disposizioni degli artt. 232 e 233 ai creditori.

Se è vero che solo nel caso di fallimento della società scattano le ipotesi di bancarotta, è anche

vero che il so-lo dell’ammissione, dell’omologa di concordato preventivo, fa scattare le disposizioni

fallimentari. Nel caso di concordato preventivo si applicano le disposizioni. I reati scattano anche

nell’ipotesi di concordato. L’ammissione al concordato equivale ad una sentenza dichiarativa di

fallimento per i reati fallimentari. Oggi, ad esempio per l’ammissione del concordato, il piano deve

essere attestato da un professionista, un soggetto terzo, l’attestatore, deve dare garanzia alla

procedura. L’articolo 236 bis del 2012 prevede oggi il falso in at-testazione e in relazione. Il

professionista che nelle relazioni o attestazioni di cui agli articoli 67, terzo comma, lettera d), 161,

terzo comma, 182-bis, 182-quinquies, 182-septies e 186-bis (tutte le varie ipotesi) espone in-

formazioni false ovvero omette di riferire informazioni rilevanti, è punito con la reclusione da due a

cinque anni e con la multa da 50.000 a 100.000 euro. Reato di falso attestatore.

2. Se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri, la pena è

aumentata.

3. Se dal fatto consegue un danno per i creditori la pena è aumentata fino alla metà.

Questo reato ha creato alcuni dubbi interpretativi: esporre informazioni false è abbastanza chiara,

scrivo qualche cosa, dico qualche cosa nella relazione che non è corrispondente al vero. La

seconda condotta non è attiva ma di tipo omissiva: non ti dico qualche cosa di rilevante. Qual è la

situazione rilevante che se non riferi-ta fa scattare questa situazione? Poi che cosa deve dire nella

relazione il professionista? Il professioni sta deve dire la veridicità dei dati aziendali (quadro

contabile) e la fattibilità del piano. Rispetto la prima ipotesi, è abba-stanza chiaro, risponde di

questo reato il professionista che in un bilancio che è falso, mi attesta il dato come veritiero.

Hanno sottratto dei beni, lui attesta che è tutto a posto. Ma cosa vuol dire attestare il falso sulla

fattibilità del piano? La verità dei dati di bilancio è traducibile in vero o in falso, ma la fattibilità del

piano, pos-so io fare una prognosi vera o falsa? Può essere corretta o non corretta. Allora si dice

quando questa norma genericamente punisce le informazioni false del professionista, riguarda

solo l’attestazione dei dati di bilancio o riguarda anche il giudizio sulla fattibilità del piano? Non ci

sono casi applicati, rimane questo dubbio. In linea di massima si dice che la falsità dovrebbe

riguardare solo la prima parte, ossia la veridicità dei fatti aziendali, e non la seconda parte di

fattibilità.

Un ultimo reato su cui predisporre attenzione è il 228, soggetto attivo: curatore fallimentare

(interesse priva-to del curatore nei reati di fallimento). 1. Salvo che al fatto non siano applicabili gli

artt. 315, 317, 318, 319, 321, 322 e 323 (norme del codice penale che puniscono i reati di

concussione e corruzione, al di fuori di questi casi) del codice penale, il curatore che prende

interesse privato in qualsiasi atto del fallimento direttamente o per interposta persona o con atti

simulati è punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa non infe-riore a euro 206. 2. La

condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici. Questo è un reato proprio (solo del curatore), di

condotta, con una condotta che è costruita, con: prende interesse privato in un atto del fallimen-to.

Sostanzialmente è un reato che tutela la correttezza della procedura fallimentare: un reato contro

l’amministrazione e la giustizia, contro la corretta gestione giudiziale del fallimento, che punisce il

curatore che nella gestione del fallimento prende un interesse privato. Fa i suoi interessi invece

che tutelare la massa dei creditori. Come potrebbe farlo? Anche per interposta a persona. Ad

esempio vendo sottocosto dei beni del fallimento, o privilegio uno. Il problema è nel privato. Se lo

vende a se stesso è un interesso privato, se lo vende a moglie e figlio si. C’è un problema della

denominazione del chi è l’amico? Questa figura di reato si configura sul curatore, e dal punto di

vista dell’elemento soggettivo, si richiede che vi sia dolo, è un delitto, dolo generico, ed è

necessario che il curatore, consapevole di fare interessi propri, o di un proprio vicino vuo-le

realizzare quella condotta. Anche dolo eventuale.

Lezione 4 14/12/2017

Un primo ambito di reati sui quali è nata l’elaborazione di aspetti generali sul diritto penale

dell’impresa, è quello sui reati fallimentari, cioè quei reati previsti dalla legge fallimentare che

vanno a sanzionare una serie di condotte che sono proiettate a ledere o a mettere in pericolo gli

interessi dei creditori. Quindi fatti che in quale modo compiscono l’imprenditore, sia esso

individuale, sia esso societario, in questo caso i soggetti attivi sono amministratori, sindaci curatori

ecc.. e possono essere condotte la bancarotta semplice, fraudolenta, ricorso abusivo al credito ec..

che possono in qualche modo andare a ledere la garanzia patrimoniale dei creditori. Sono reati

che troviamo un baricentro soprattutto sul fallimento, cioè il momento in cui l’impresa va in crisi,

dichiarata insolvente è incapace di provvedere, non riesce ad ottemperare alle sue obbligazioni, e

si chiude con la crisi e la chiusura dell’impresa. Però l’attività dell’impresa, ha una vita, un

percorso, l’impresa ha una nascita e un percorso operativo, e il diritto penale si occupa anche di

questo settore, di questo ambito di vita della società operativo. Le norme penali che riguardano

questo settore sono contenute nel codice civile, è lo stesso codice civile che oltre a dare disciplina

generale al funzionamento delle società, prevede anche le figure di reato, collegate alla gestione e

alla condizione della società. Queste norme penali le ritroviamo negli articoli 2621 e seguenti, non

stupisce il fatto che le norme penali sono nel codice civile, ma è penale non già perché sono

contenute nel codice penale, ma solo per il fatto che per determinate condotte, lo stato reagisce

con la previsione di sanzione penali. Questo insieme di norme penali, che il codice civile inserisce

al capo 1, disposizioni penali in materie di consorzi, società, e altri enti, queste disposizioni penali

hanno una storia lunga, più o meno analoga ai reati fallimentari e il percorso storico è

fondamentale, perché le norme quelle che noi dobbiamo applicare diventano incomprensibili se

non si sa il percorso che le ha generate. Nei reati societari questo percorso è fondamentale. Tra i

reati previsti dal codice civile, ce ne è uno Il più famoso reato, il più applicato, il più oggetto di

dibattito anche extragiuridici, parlamentari, politici. é il reato di false comunicazioni sociali, detto

falso in bilancio, che ha un peso centrale in tutto il sistema dei reati societari. È una norma attorno

al quale si è mosso un dibattito, è una norma che noi come conosciamo oggi è entrata in vigore nel

2015. In realtà già nel 2015, il giorno dopo l’entrata in vigore della norma è scoppiata una bagara

interpretativa sulla sua applicazione, e le spiegazioni venivano basati proprio su quelli che erano

stati i precedenti. Vedere come la norma è cambiata nel tempo era l’unico modo per poter

correttamente interpretare questa norma. È stata una riforma quella del 2015 molto controversa,

pensate che 2 mesi dopo entrata in vigore della norma, la cassazione aveva già detto due cose

completamente opposte l’una dall’altra, per una prima sentenza un insieme di fatti non erano

punibili, per l’altra sentenza, assolutamente ancora punibili. Un contrasto radicale, tante che nei

pochi mesi dopo siamo andate ad una ulteriore pronuncia delle sezioni unite, che in parte ha

ricomposto il sistema. E tutte queste sentenze litigavano sul significato da attribuire alla riforma:

conoscere il percorso di formazione della norma non è come lettura culturale, ma fondamentale

per capire come si applica la norma. L’analisi di queste figure di reato, in questo caso, non

riusciamo a capire il senso del perché la norma è così se non capiamo il perché e dove la norma

arriva. Tutti i problemi sono legati a questo.

Per capire questo reato, cercare di capire qual è il senso, l’esigenza di tutela, il perché prevedere

una norma che punisce delle falsità nei bilanci delle società. Partire dalla base, che cosa è una

società? in che cosa si contraddistingue il contratto di società? La base è uguale per tutte le

società. Nella società commerciale c’è un’attività imprenditoriale commerciale che viene esercitata

da una società. Cosa c’è alla base di una società: delle persone che conferiscono parte dei loro

beni ad una destinazione particolare: l’attività della società. Se voi oggi costituiate una società, voi

destinate parte dei vostri beni alla attività della società, beni della società che diventano di

proprietà della società, abbiamo delle quelle quote, delle azioni, li conferiamo, questi beni chi li

gestisce e amministra? L’amministratore, che è nominato dai soci. Dietro al contratto di società ci

sono delle persone che affidano ad un terzo l’amministrazione dei loro beni. Allora voi date i vostri

beni a me, e si io coi vostri beni faccio quello che mi pare a me? Chi mi tutela? È chiaro che per

essere voi stimolati a fare tutto questo, finchè ci sia una spinta dell’individuo a conferire beni nella

società, noi dobbiamo avere delle garanzie, che ci tutelano dai rischi che il terzo, a cui voi avete

affidato i vostri beni possa farne un uso distorto. Se non avete questa garanzia, voi i vostri beni

non li date. È qui che interviene il diritto penale, che prende atto di questa esigenza, del fatto che

c’è una situazione nella quale dei privati conferiscono dei beni e li fanno amministrare ad un terzo.

Voi come fate a controllare quello che ho fatto? Che potere avete di controllare, Voi conferite i beni,

e io gestisco, voi che ne sapete? Come vedete? Il codice civile prevede un momento in cui chi

amministra deve riferire ai soci? L’assemblea. C’è un momento istituzionale nel quale voi dovete

essere informati da me. Le informazioni che io vi do, che l’amministratore da ai soci, sono lo

strumento che i soci hanno per controllare quello che l’amministratore fa: ad esempio assemblea.

Quindi Se vi racconto che tutto va bene, ma così non è perché i vostri beni me li sono giocati, ma

io i beni me li sono già nascosti, come fate? Ma ci sono degli altri soggetti che hanno bisogno di

essere tutelati da quello che io racconto, dei terzi. Se c’è un soggetto che mi ha dato dei beni, mi

ha fornito, devo ancora pagarlo, come fa a sapere se può ancora fidarsi? Le informazioni che la

legge, il codice impone all’amministratore hanno più soggetti destinatari: hanno i soci (l’unico modo

per sapere cosa sta facendo l’amministratore), i creditori, coloro che hanno dato dei beni alla

società e che devono vedere se possono fidarsi ancora, e anche altri che necessitano di tutela, ( lo

stato? Perché ha interesse se pago le tasse, ma allora mi chiede la dichiarazione fiscale), sul mio

andamento societario, sulla consistenza patrimoniale della società, se le azioni valgono quello che

valgoono, se le casse sono piene, chi è interessato? cioè il pubblico che possono essere potenziali

investitori, io che ho dei soldi da spendere e voglio comprare delle azioni, come faccio a fidarmi?

devo credere che quello che mi si dice con le azioni sono valide. Se mi fai credere che l’azione

vale 100, ma in realtà è 10, io sono ingannato, subisco un danno, anche se è un creditore, se

continuo a farti credito perché mi dici che vai bene, ma così non è, subisco un danno, io mi fidavo

di te, ti ho creduto e mi hai ingannato, mi hai detto il falso. Anche lo stesso socio se non ha più il

ritorno economico, anche lui è ingannato. Il diritto penale queste situazioni nelle quali qualcuno

subisce un danno patrimoniale, per effetto dell’inganno determinato da altri, il codice penale lo

prevede già in via generale con un reato: con una regola generale, cioè la truffa, la frode. Articolo

640 del codice penale. Chiunque, con artifizi o raggiri (1), inducendo taluno in errore (2), procura a

sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno (3), è punito con la reclusione da sei mesi a tre

anni e con la multa da cinquantuno euro a milletrentadue euro. È la truffa. All’origine dell’esigenza

di tutelare soci, creditori, pubblico, dalle false informazioni che potevano essere date dagli

amministratori, il diritto penale reagiva con un reato classico: la truffa. False informazioni che

ingannano, cagionano un danno patrimoniale. All’inizio dell’800 era così, il reato di truffa era lo

strumento per tutelare il patrimonio di soci, imprenditori e pubblico che il diritto penale tutela, come,

punendo chi ingannando qualcuno, truffando, cagiona un danno patrimoniale. Però c’è un

problema: per condannare me per truffa che ti ho ingannato, per condannarmi, bisogna provare

che cosa? Il reato è di evento, perché con la condotta ingannare gli altri, c’è già reato? No, occorre

che vi sia il danno. Il danno patrimoniale è l’evento del reato, ecco il danno. in un reato di evento,

hai cagionato un danno patrimoniale non con qualsiasi condotta, ma con artifizi e raggiri, per

provare la mia responsabilità, dobbiamo provare che vi ho ingannato, che c’è in danno e il nesso di

causalità. Dobbiamo provare che il danno che abbiamo avuto è proprio la netta causalità della tua

azione, inganno. Quindi se voi avete una azione che vale quel 100 e tra un anno vale 10, voi se

dite che siete stati ingannati, dovete provare che non hai venduto prima l’azione perché siete stati

ingannati dalle mie false informazioni Questa è una prova diabolica, difficile da provare: devo

provare proprio perché ho letto quel falso bilancio che sono stato ingannato: ho letto quel bilancio

e allora ho tenuto le azioni di più. Chi mi crede? Devo dimostrarlo. Se io non provo, non c’è reato

di truffa. Nell’800 il codice di commercio rendendosi conto di come la tutela patrimoniale di soci,

creditori in questo rischiava di essere attenuata perchè troppo difficile la prova: io amministratore vi

inganno poi voi venite a provare la responsabilità. Si decide, si prese atto della esigenza di dare

maggiore tutela, anticipando, arretrando il momento in cui scatta il reato, dal momento del danno,

lo anticipo al momento dell’inganno. Cioè in un reato nel quale chi facendo un falso in bilancio,

inganna gli altri, induce in errore e cagiona un danno patrimoniale, io costruisco un reato che si

realizza non nel momento del danno, ma già dal momento in cui mi dici notizie false. Nasce un

reato che punisce l’amministratore di società che fornisce false notizie sul bilancio. Non devo più

andare a dimostrare l’inganno, che c’è stata causalità, basta questo. Da qui nasce il reato di false

comunicazioni sociali dalla presa atto che il modello della truffa generico fosse insufficiente per

dare tutela ai soci, creditori... Nasce il falso in bilancio, nasce nel codice di commercio dell’800,

viene confermato nel 1930, entra in vigore il nuovo codice penale, e nel 1930 legge di commercio,

si conferma il reato di false comunicazioni sociali. nel 1942 entra in vigore il codice civile, e si

riconferma quel reato, entra nel codice civile art 2621 del codice civile, si riconferma. Quel reato

che dal 1930 al 42 è rimasto immutato, in realtà è rimasto immutato fino al 2002, 60 anni di vita

senza che fosse modificato di una virgola. In quei 60 anni l’interpretazione di quel reato è cambiata

da così a così. E quella interpretazione è alla base di tutte le riforme che sono arrivate, 2002,

2005, 2012 fino alla nuova norma.

Nel 1942 il codice civile prevedeva il falso in bilancio così strutturato: si diceva che salvo che il

fatto costituisca un più grave reato, sono puniti i soci fondatori, promotori, (fase costitutiva)

amministratori, direttori generali, sindaci (operavano in fase di vita della società, amministratori e

direttori generali gestiscono la società, sindaci controllano la società), liquidatori (la parte

conclusiva della società). Reato proprio. Con quei 3 tipi di soggetti si fotografavano 3 diversi

momenti di vita della società. I quali nei bilanci delle società, nelle relazioni ad esse allegati, o in

altre comunicazioni sociali, espongono fatti non rispondenti al vero, sulle condizioni economiche o

patrimoniali della società, ovvero omettono in tutto o in parte fatti concernenti le condizioni. Questo

reato prevedeva però un’altra cosa: si diceva espongono fraudolentemente. Sono puniti con

questa pena, (soggetti), i quali dove (bilanci, relazioni, e altre comunicazioni sociali, oggetto

materiale del reato) espongono fatti non rispondenti al vero sulle condizioni economiche,

patrimoniali della società, ovvero omettono in tutto o in parte fatti concernenti alle condizioni. Però

prima di espongono si diceva fraudolentemente. In questa formula originaria erano racchiusi i 3

problemi sui quali si è evoluta l’interpretazione di questo reato.

Interpretiamo come se sia ancora in vigore, un reato proprio, di condotta o evento? Di condotta:

falsa informazione, che è l’inganno, io punisco dal momento in cui dici il falso, non chiedo che tu

abbia cagionato il danno. Quale potrebbe essere il bene giuridico che è tutelato? Perché si

puniva? Per tutelare quale bene? Per tutelare i diritti patrimoniali dei soci, dei creditori e del

pubblico. Non garanzia patrimoniale come nel diritto fallimentare, ma patrimonio. Allora se il bene

tutelato è il patrimonio del soci, creditori, pubblico, questo era un reato di danno, pericolo concreto

o presunto? La commissione del fatto: dico il falso, è un fatto che rispetto al suo fatto comporta un

danno, un pericolo concreto o pericolo presunto? Nel momento in cui no io dico che questo è il

bilancio della società hai un danno? No, non è di danno, c’è un concreto pericolo? Sta già

perdendo dei soldi? No, è a pericolo presunto: si presume che una comunicazione falsa sulla

situazione economica della società possa provare dei danni . È di pericolo presunto. Su questo

reato nascono 3 problemi.

1. Cosa vuol dire comunicazioni sociali.

2. Cosa vuol dire espongono fatti non corrispondenti al vero.

3. Cosa vuol dire fraudolentemente.

Su questi 3 problemi si è mossa tutta la riforma degli anni successivi.

Comunicazioni sociali, cosa vuol dire? Cosa sono I bilanci lo so, lo dice il codice civile, ordinario,

straordinario, così come le relazioni. Cosa vuol dire comunicazioni sociali? Quando c’è? Es1. Sono

in spiaggia e c’è l’amministratore della società alfa, che mi dice che l’azienda va benissimo,

l’azione va bene mi dice, magari io sono socio, non è vero, è una comunicazione sociale? Es2.

amministrazione va in banca, ho bisogno di un nuovo fido, questo è il bilancio della società, la

situazione patrimoniale è questa, mi dai credito. È una comunicazione sociale? Es3. Prendi il

giornale, a volte c’è la comunicazione di un bilancio di una società, quella, è una comunicazione

sociale? Se i dati falsi vengono comunicati, su una pagina di giornale, è una comunicazione

sociale? Questo problema fu risolto in via interpretativa, con serie di criteri, che portarono a dire:

in realtà alcuni criteri si evincono dalla norma. Sono comunicazioni sociali:

1. quelli che provengono dai soggetti attivi, quindi date da uno di soggetti della norma.

2. Devono avere per oggetto dati riferiti alla condizione economica, patrimoniale, finanziaria

della società.

3. Devono avere il crisma della ufficialità, devono essere date da quei soggetti nel momento in

cui stanno esercitando quella funzione, quell’amministratore sta amministrando ec… momento in

cui il socio fondatore sta fondando, quindi devono essere comunicazioni che provengono da quei

soggetti, che svolgono quelle attività che quindi sono ufficiali e appunto hanno ad oggetto le

condizioni economiche… .

4. Si dice sono comunicazioni per l’appunto sociali, perché riguardano la società, ma hanno

come destinatari non il singolo socio, singolo, creditore o potenziale nuovo investitore, ma hanno

come destinatari la categoria dei soci, dei creditori, del pubblico. Devono essere comunicazioni

sociali, nel senso che sono destinate all’insieme dei soggetti potenzialmente interessati a quelle

comunicazioni.

Se lo interpretiamo in questo modo, comunicazioni sociali sono quelle che vengono da quei

soggetti, con il crisma dell’ufficialità, sulle condizioni e che sono destinate alle categorie indicati, la

chiacchierata sotto l’ombrellone non è una comunicazione sociale, quello in banca no, perché si

riferisce ad unico creditore e non alla categoria, sarà un altro reato (ricorso abusivo al credito), la

pubblicazione sul giornale del bilancio, è una comunicazione sociale? si, era considerato come

una comunicazione sociale.

Secondo problema, cosa vuol dire espongono fatti non corrispondenti al vero? Dietro a questo

dubbio c’era principalmente una questione fondamentale. Il concetto di fatto può essere inteso

come fatto materiale: ti dico che in bilancio c’è un immobile, ma non è vero, non lo abbiamo mai

acquisito, in bilancio ti dico che c’è un brevetto, ma non è vero, ti espongo nella comunicazione

sociale un fatto materiale ma che non esiste, o ti tengo nascosto un fatto materiale che invece

esiste. Il problema era questo: nei bilanci dove è rappresentata la situazione, patrimoniale,

economica, finanziaria della società, bisogna non solo dire cosa c’è o non c’è, anche dire cosa

vale quello che c’è. Se ho l’immobile, devo dire anche quanto vale, anche la sua consistenza

patrimoniale, quanto vale. Il bilancio è fatto soprattutto di esposizioni di fatti materiali ma devo

anche valutare, ti devo dire quanto vale il mio patrimonio. Ti devo dire quanto vale oggi quel

codice. Il dire o non dire un fatto, sia esporre fatti falsi, ma nel momento in cui ammettiamo,

inizialmente la prima teoria diceva che il concetto di fatto vuol dire fatto materiale, le valutazioni

non sono rilevanti penalmente. La norma punisce esporre fatti non rispondenti al vero, quindi

qualunque valutazione non è penalmente sanzionata. Questa prima teoria è stata subito scartata,

se togli le valutazioni cosa rimane nel bilancio. Ma nel momento in cui diciamo anche una falsa

valutazione, può essere interpretata come esposizione di un fatto falso, il problema è dire quando

una valutazione può essere falsa? nel momento in cui accertiamo che esporre fatti non rispondenti

al vero possa riguardare anche una valutazione. Quando una valutazione è falsa? Se questo

codice vale 10 e scrivo 5, è falsa la valutazione? se invece che 10 scrivo 8 è falsa?. Il problema è

quando la variazione dal vero diventa falsa. Qui si è scatenato l’inferno, le interpretazioni variano,

alcuni dicono che è falso quando è assolutamente sproporzionato, (tassatività della norma, quindi

quando?) altri dicono quando non è valutato conformemente a quello che prescrive il codice civile.

Esso dice come devono essere stimati i beni, ma a volte però dice con la prudenza del buon padre

di famiglia, allora cosa vuol dire? Una tesi più recente arrivò ad una idea geniale. Da cosa è

composto il bilancio? Stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa. Nei primi due

abbiamo dei numeri. È nella nota integrativa che è spiegato come quel numero è stato stabilito, se

il codice lo ho pagato 10, ma oggi è vecchio vale 5, io nel bilancio posso scrivere 10 o anche 5,

l’importante è che nella nota integrativa ci sia che lo metto a bilancio a costo di acquisto o a valore,

è la nota che ti dice come hai calcolato quella voce di bilancio. Idea geniale: si dice è falsa, anche

le valutazioni possono essere penalmente sanzionate, (sono esposizione di fatti falsi) ma lo sono

quando non c’è coerenza tra il valore indicato a bilancio e i criteri di determinazione di quel valore

indicati in nota integrativa. È anche logico, se nel bilancio metto i valori di costo, è giusto che ci

siano i valori di costo.

Questo era il risultato interpretativo a cui si era giunti, ma il problema era grosso, dietro alla

punibilità del falso si aprivano questioni. Fatti materiali e anche false valutazioni. Quando sono

false? Divergenza fra nota integrativa e bilancio.

Terzo problema Fraudolentemente cosa vuol dire? Cosa vuol dire espongono fraudolentemente

fatti non corrispondenti al vero? Nella relazione del 1930, dal ministro rocco, scrive l’avverbio

fraudolentemente che abbiamo inserito nel reato di false comunicazioni sociali vuol dire 3 cose:

- la gente deve aver agito con il fine di ingannare, frodare,

- vuol dire anche la gente deve agire con il fine di cagionare ad altri un danno, anche con fine

di danneggiare.

- Ma vuol dire anche che l’agente deve agire al fine di conseguirmi un ingiusto vantaggio.

Quando nel reato leggiamo fraudolentemente sappiate che noi l’abbiamo inserito con il fine di

ingannare, cagionare ad altri un danno, conseguire un ingiusto vantaggio. Se noi leggiamo la

fattispecie con questo senso, il reato è doloso o colposo? delitto Doloso, è un reato a dolo

generico o specifico? dolo specifico, perché fraudolentemente vuol dire al fine: solo quando

l’agente agisce con un fine particolare. La legge qui ne richiede 3. L’agente sarà punibile se si

prova che ha agito con il fine di ingannare, danneggiare e con il fine di ottenere un ingiusto

vantaggio. È io come lo provo questo fine? Io dimostro che il bilancio è falso, devo provare che tu

lo sapevi, l’hai fatto volontariamente (dolo) e che l’hai fatto con il fine di. Dal 1942 agli anni 70 non

c’è una sentenza di condanna per il reato di falso in bilancio. Era impossibile provare quei 3 fini. È

un reato inapplicabile: non c’è tutela, io commetto dei falsi e tanto non mi punirà nessuno. Non

sono tutelato. Questa esigenza di dare tutela al mercato, agli investitori, nel corso degli anni è

stata molto potenziata. Nel 1942, quando nasce il codice civile, la garanzia di poter controllare gli

amministratori, i soci ce l’avevano solo in assemblea. Ma il codice prevede che c’è anche un

organo interno che dia rassicurazione ai soci, creditori o al pubblico. Chi mi da garanzia che il

bilancio sia controllato ed è buono: il collegio sindacale (il controllo dell’organismo interno),

assemblea e collegio sindacale sono il controllo (dei soci e collegio) ,ma questo non è più

sufficiente in un certo momento, quando le società hanno una trasformazione: quando i soci non

sono più soggetti che immettono i denari e vedono come va, sono soggetti dei quali

l’amministrazione della società non interessa più. Ma vogliono solo l’utile. Per farsi che i

risparmiatori si sentano tutelati dal dare denari e investire i risparmi nelle società, alcune società si

quotato, e nasce un altro soggetto controllore quando si quotano: la Consob, quando nel 74 nasce

il mercato borsistico, nasce la consob, per dare garanzia, al quale l’amministratore deve dare

informazioni. L’amministratore che da una falsa informazione alla consob, sarebbe una

comunicazione sociale? No, è la consob, non rappresenta una categoria, allora nel 74 introducono

un nuovo reato: false informazioni alla consob, perché sapevano che non potevano applicare il

2621. Poi nel 75 nascono i revisori, altro organismo di controllo per dare garanzia ai risparmiatori,

allora anche qui reato del falso contro i revisori. Quindi quel reato non si applicava più, il 2621 o

meglio non si è mai applicato, fino a quando non si ragiona in un altro modo. Allora sappiamo che

fraudolentemente vuol dire quello che il ministro dice. Ma per la lingua italiana, cosa vuol dire? È

un avverbio modale, che descrive un modo, con modalità, fraudolentemente. Vuol dire con

modalità idonea ad ingannare. Se fraudolentemente vuol dire con modalità idonea ad ingannare

(quindi non vuol dire a fine di a fine di), vuol dire sono puniti gli amministratori che con modalità

oggettivi idonea ad ingannare, espongono fatti non corrispondenti al vero. Il reato è a dolo

generico o a dolo specifico? Non è più a dolo specifico, È a dolo generico, allora quando un reato

è a dolo generico, devo dire se è a dolo intenzionale, a dolo diretto, o anche a dolo eventuale. 1. Io

amministratore voglio falsificare il bilancio, so che è falso, lo scrivo, la mia intenzione è ingannarti,

(intenzionale), 2. io so che è falso, non ti voglio ingannare, ma so che ti do un bilancio falso,

(diretto),non è intenzione, ma so che è falso, 3. Questo è il bilancio, lo firmo, non l’ho controllato,

c’è dolo? c’è falso in bilancio? Se non lo leggi accetti il rischio che sia sbagliato, ma è una svolta

pazzesca. Se Prima per punire un soggetto non mi bastava provare che fosse falso il bilancio, ma

dovevo approvare che c’era il fine di, il fine di, e questo valeva non solo per l’amministratore, ma

anche chi controllava l’amministratore, adesso con questa reinterpretazione io ti provo che il

bilancio è falso, e c’è la tua firma, provami tu che l’hai controllato, perché se è falso, e c’è la tua

firma, vuol dire che non l’hai controllato. Basta dimostrare che il bilancio è falso, condanno

amministratore e collegio, e il collegio sindacale, dove erano? Il bilancio è falso, vuol dire che non

l’avete controllato. Solo cambiando l’interpretazione dell’avverbio fraudolentemente, io un reato

che non posso applicare, lo applico con una frequenza pazzesca, basta dimostrare che il bilancio è

falso. Questa facilità applicativa, esplode quando scoppia tangentopoli: è il sistema basato sulla

tangente, la scoperta del mondo politico, dei partiti politici che era tutta finanziata da corruzione.

Non ti do l’appalto se non mi dai la mazzetta. È la scoperta che il gruppo di pubblici di Milano,

scoperchiano questo mondo del malaffare della politica italiana. Cosa c’entra il falso in bilancio

tangentopoli con il reato di falso in bilancio? Se io ho un reato di corruzione, cioè se ho un pubblico

ufficiale che accetta la promessa di denaro per farmi avere qualche cosa che non puoi avere, tu mi

prometti la tangente da 500.00 mila euro, e io ti faccio avere l’appalto. Per provare questo reato

bisogno che qualcuno mi intercetta o si scopre il fatto illecito e non è facile, come faccio a provare?

Qui il lampo di genio dei Pubblici ministeri: se io sono l’amministratore di una società e vado dal

sindaco e voglio costruire quell’appalto, ti do un milione se ci fai avere quell’appalto, il milione dove

lo prendo? Come faccio? Metto a bilancio la voce tangente per il sindaco? Devo trovare un

milione, sottraendolo dalla società, e falsifico il bilancio della società. Invece che attaccare gli

amministratori per corruzione, io ti sanziono per falso il bilancio, tu falsificando il bilancio hai creato

la mega tangente occulta, che ti serviva per corrompere il sindaco...

Quando scoppia tangentopoli il reato in falso in bilancio è molto importante e facile da provare, in

quel tempo, sotto processo c’erano personaggi molto importanti, c’era l’amministratore delegato

della fiat (30 miliardi di lire), il bilancio consolidato della fiat. Ci si rende anche conto che il reato di

falso in bilancio era molto facile. Nel 2002 viene modificato, quel momento al governo c’era

Berlusconi: il reato di false comunicazioni in bilancio viene modificato, e quella riforma, viene

etichettata come riforma, salva berlusconi, ecc.. perché come viene riformato del 2002 il reato di

false comunicazioni sociali?

Salvo quanto previsto dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti

alla redazione dei documenti contabili, i sindaci e i liquidatori: non ci sono più i soci promotori e

soci fondatori, perché alla fine il momento costitutivo è marginale, i quali con l’intenzione di

ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire e per sé e per altri un giusto profitto, nei

bilanci, relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste per legge, espongono fatti materiali

non rispondenti al vero ancorchè oggetto di valutazione, ovvero ometto informazioni la cui

punizione imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale, finanziaria della società

del gruppo alla quale la società appartiene in modo idoneo a indurre in errore i destinatari della

predetta situazione. Rispetto al problema di prima, cosa vuol dire comunicazioni sociali, la norma

recepisce quella interpretazioni: dice sono comunicazioni sociali quelle dirette al pubblico (quello

che prima di diceva in via interpretativa diventa legge), e dirette ai soci, e si aggiunge previste per

legge, si dice solo le comunicazioni ufficiali, la comunicazione sul giornale non è più sociale, se

non è prevista dalla legge, quindi si restringe il campo. Cosa voleva dire esporre fatti non

rispondenti al vero? Esporre fatti materiali ma anche valutazioni. Si recepisce esattamente quello

che già si dice. Cosa vuol dire fraudolentemente? In modo idoneo da indurre in errore, con

modalità di ingannare. Però C’era il problema: dolo eventuale, sono puniti se agiscono con

l’intenzione di ingannare e con il fine di conseguire un ingiusto vantaggio. Diventa un reato non

solo a dolo specifico, (il fine di consentire) ma anche intenzionale, con l’intenzione di. Il dibattito di

prima ha condizionato. Ma Il problema sta nel terzo comma, sono puniti se espongono. Si diceva:

La punibilità è esclusa, (non c’è quindi reato) se le falsità e le omissioni, non alterano in modo

sensibile la rappresentazione della situazione economica patrimoniale finanziaria. Si diceva

Quando una valutazione è falsa? Loro dicono Quando non c’è una alterazione sensibile, ma

quando? Cosa vuol dire sensibile? Si aggiunge. La punibilità è comunque esclusa (quindi non è

mai sensibile l’alterazione), se le falsità non comportano la variazione del risultato economico

dell’esercizio al lordo delle imposte, non superiore al 5%. Ancora è esclusa se in caso di false

valutazioni, non c’è una variazione del 10%. Queste clausole, (non c’è falso se non supera il 5 %,

o nelle valutazioni estimative non supera il 10%) fa scoppiare il pandemio.

Il processo fiat, 30 miliardi di lire falsificati, che percentuale aveva sul bilancio consolidato fiat?

0.42 per cento. Non è alterazione sensibile. Ma sono 30 miliardi, ma non è 5%. Questa è la

stagione della critica politica, anche perché se prima il reato era punito con la reclusione da 6 mesi

a 5 amni, adesso la pena del 2002 massima è arresto da 1 anno e 6 mesi, non è niente, è una

contravvenzione. In quegli anni scoppia il finimondo, in quegli anni scoppia la crisi del mercato

statunitense, scoppia il mondo delle falsità informative del sistema americano, scoppiamo del

crack finanziari perché analisti davano false informazioni, e tutti i risparmiatori sono rimasti truffati,

e nel 2002 gli stati uniti modificano le norme in falso in bilancio e prevedono una pena di 25 anni.

Questo ha portato ad un Pandemonio interpretativo, ricorsi alla corte di giustizia, alla corte

costituzionale. La corte costituzionale era chiamata a dire se questa riforma era legittima. Sul reato

giocava tutto il sistema di mercato. Da anni si discuteva sull’esigenza di modificare il falso in

bilancio. Nel 2005 altro grande scandalo: cirio, grande parmalt, dobbiamo aumentare la pena: da 1

anno e 6 mesi a 2 anni. La situazione è cambiata nel 2015. Come?

Nel 2015 dopo il putiferio sulla storia del falso in bilancio, vi è una riforma. La riforma del 2002

nasce da un governo di centro sinistra. L’unica cosa che nasce dal governo berlusconi sono le

soglie limitative. Ma tutto l’altro aspetto non è nato dal governo berlusconi, ma era nato da una

proposta precedente, quindi c’è totale condivisione di questo aspetto. Unico punto di divergenza

era sulle soglie quantitative, il fatto che il bilancio poteva considerarsi falso, meglio penalmente

falso se superiore a certe soglie 5 e 10 e la bagatellizzazione delle soglie. Nel 2015 si decide di

fare una riforma della norma, come è cambiata? C’erano altri aspetti nella riforma del 2002

importanti che sono oggetto di rettifica: non sono più in vigore, in realtà non c’era un solo reato, ma

ce ne erano due: falso delle comunicazioni sociali che hanno cagionato un danno 2621, e un reato

che lo giustificava, perché dice ma come siamo scappati dall’800, dal reato di truffa che chiedeva

la prova della causalità tra il danno e l’inganno, e tu mi introduci un reato nel quale è punito

l’amministratore che dicendo il falso ha cagionato un danno? Come lo provo? Questi aspetti sono

considerati superati perché la norma non c’è più. Come è cambiata? 2621

Fuori dai casi previsti dall'art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla

redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per

sé o per altri un ingiusto profitto, (reato a dolo specifico) nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre

comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge,(non è cambiato nulla)

consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti

materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica,

patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo

concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a

cinque anni.

La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o

amministrati dalla società per conto di terzi (1).

I soggetti sono gli stessi della riforma del 2002, formula che ci fa capire che il reato è a dolo

specifico. Adesso si dice consapevolmente, prima intenzionalmente. Espongono fatti materiali

rilevanti non corrispondenti al vero. In modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore. Si è

tornata alla pena originaria. Che cosa è cambiato? Soggetti gli stessi, la condotta? Espongono fatti

materiali rilevanti o omettono fatti materiali rilevanti. Sul tema delle comunicazioni sociali è tutto

confermato, destinati al socio o al pubblico previste per legge, avverbio fraudolentemente

modificato, in modo concretamente idoneo ad ingannare, consapevolmente e al fine di.

Nel 1942 si diceva espongono fatti, e il concetto di fatti veniva interpretato come fatti materiali e

false valutazioni. Solo fatti ma si intende anche valutazioni.

Nel 2002 si scrive espongono fatti materiali, più ancorché oggetto di valutazioni, (valutazioni), nel

2002 si dice fatti materiali e valutazioni.

Nel 2015 si dice fatti materiali, quindi le false valutazioni sono ancora punibili? Con la riforma del

2015 Sono ancora un reato? Dopo un mese dall’entrata in vigore della riforma, la cassazione dice

le false valutazioni non sono più punibili. È ovvio quando c’era solo fatti, vuol dire sia fatti che

valutazioni, nel 2002 si è mantenuto, fatti materiali e valutazioni, se nel 2015 dici solo fatti

materiali, quelle non ci sono più. La prima sentenza della cassazione su questo nuovo reato ha

detto questo: le false valutazioni non sono più punibili.

Allora quando c’è reato? Solo quando ti dicono che la casa c’è e non c’è, o viceversa? Passano 20

giorni, e la cassazione ribalta tutto: è tutto come prima c’è un falso tutte le volte in cui,

l’amministrazione o soggetto attivo non rispetta tutte le regole codice civile e delle normative

comunitarie circa la redazione del bilancio. Se si diceva che non solo le valutazioni sono ancora

punibili, ma c’è un falso, tutte le volte, in tutti i casi di mancato rispetto delle regole codicistiche di

legge sulla redazione del bilancio. Se si diceva che le false valutazioni non sono più reato, non c’è

più falso in bilancio: immobile c’è ma vale uno, no non è più bilancio. Tra queste due opposte

sentenze, uno non sono più punibile, l’altro mi dice ma no sono ancora punibili, e anche c’è il falso

tutte le volte in cui tu non rispetti una norma. Si parla di verità legale: si dice il falso, fatti materiali

non rispondenti al vero, vuol dire qualunque tipo di falsità legale, di non rispetto delle regole di

bilancio. Si arriva ad una sentenza delle sezioni unite che decide: le valutazioni mantengono

rilevanza penale (punibile il falso valutativo ancora oggi), c’è reato di falso e comunicazioni sociali

tutte le volte in cui la falsità è conseguenza di una non corretta applicazione delle norme di legge

previste per la redazione del bilancio, salvo che nella nota integrativa non se ne dia adeguata

interpretazione. È una interpretazione abbastanza coerente. Se secondo le regole di bilancio i beni

a magazzino li devo valutare a condizioni di mercato o a costo di acquisto, li devo indicare a voci di

mercato, valgono poco, io li metto a costo di acquisto, secondo il codice civile quel bilancio non è

coretto, perché io devo metterli a costo di mercato, quindi civilisticamente il bilancio è non corretto,

ma se nella nota integrativa ti dico guarda lo so che dovevo metterle a costo di mercato, ma le

metto a costo di acquisto, penalmente non è un bilancio falso, il bilancio non è redatto in modo

completamente idoneo ad ingannare, tu informatario sai che cosa ti ho detto.

I processi che in questi ultimi anni hanno portato a valutare con grande delicatezza questa

questione, sono i processi legati alle banche, ai bilanci della banche e i criteri con il quale nei

bilanci le banche hanno valutato i famosi crediti deteriorati. Se ho finanziato un imprenditore e in

garanzia ho un immobile, l’imprenditore non mi paga più, mi rimane l’immobile, quanto lo valuto a

bilancio quel milione di credito? Un milione o zero perché già so che non me lo restituisce. Questa

questione dei crediti deteriorati hanno formato oggetto di molti processi per falso in bilancio. Non

danno una esatta valutazione. Se quei milioni valgono 0 perché quei soggetti non me li ridaranno

più, come faccio? Allora valore giusto o falso?

Allora il reato di false comunicazioni sociali viene così articolato: reato proprio, reato di condotta o

di evento, di condotta, esporre fatti materiali non corrispondenti al vero, omettere fatti materiali

rilevanti la cui comunicazione.. qual è il bene giuridico tutelato? potremo dire il patrimonio del

pubblico, di quelli ingannati, se il bene è il patrimonio dei soci, dei debitori ecc.., che reato è? un

reato che certamente non è danno, quando ti dice concretamente idoneo, però possiamo dire che

tutela un altro bene, la trasparenza delle informazioni societarie, la veridicità dell’informazione

societaria, la trasparenza societaria. Se il bene tutelato è la veridicità delle informazioni tutelate,

Questo che reato è? direi che è di danno. La veridicità è già lesa quando ti dico il falso. è dolo dal

punto di vista soggettivo del reato, specifico, al fine di conseguire per altri un ingiusto profitto, e il

dolo di base?. Quello che io scrivo nel bilancio, lo devo sapere con certezza, o basta che io accetti

il rischio? Perché vi sia il dolo, il soggetto deve sapere che i dati sono falsi o basta che preveda la

possibilità o ne accetti il rischio? Espongono i fatti come: consapevolmente, cioè tu devi sapere

che quel dato è falso.

Art 2622, prevede il reato di false comunicazioni sociali delle società quotate. Nella riforma del

2002, la grande questione era quella legata alle soglie interpretative, nel reato di adesso, le soglie

non ci sono più. Sentite cosa dice l’articolo 2621 bis parla di fatti di lieve entità. Salvo che

costituiscano più grave reato, si applica la pena da sei mesi a tre anni di reclusione se i fatti di cui

all’articolo 2621 sono di lieve entità, tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e

delle modalità o degli effetti della condotta. Salvo che costituiscano più grave reato, si applica la

stessa pena di cui al comma precedente quando i fatti di cui all’articolo 2621riguardano società

che non superano i limiti indicati dal secondo comma dell’articolo 1 del regio decreto 16 marzo

1942, n. 267. In tale caso, il delitto è procedibile a querela della società, dei soci, dei creditori o

degli altri destinatari della comunicazione sociale.

Si mantiene una sanzione più attenuata.

2621 ter. Ai fini della non punibilità per particolare tenuità di cui all'articolo 131 bis del codice

penale (131 bis stabilisce la non punibilità, non c’è reato se il fatto è di particolare tenuità), il

giudice valuta, in modo prevalente, l'entità dell'eventuale danno cagionato alla società, ai soci o ai

creditori conseguente ai fatti di cui agli artt 2621 e 2621 bis. Abbiamo quindi un falso in bilancio

che non prevede soglie, e che è punito nel momento in cui esponi fatti materiali rilevanti, non

rispondenti al vero. Però se il fatto è di lieve entità, la pena è attenuta, ma se è di particolare

entità, non c’è il reato. Allora il legislatore nel 2015 ha ritenuto di modificare la disciplina delle

soglie che prima erano fisse e rigide, con queste 3 formule. Qui l’incertezza divampa. Pensate alla

contraddizione perché ci sia un reato bisogna che esponga fatti materiali rilevanti, se non sono

rilevanti non c’è reato, quindi devo esporre dei fatti rilevanti che però possono essere anche di

lieve entità, e come fa? E allora quando si applica questa norma? Sono fatti punibili se sono

rilevanti, perché se non sono rilevanti non c’è reato, ma possono essere anche di lieve entità, che

non sono rilevanti, non ci sono ancora casi applicati. Non ci sono sentenze.

2622,prevede un reato identico al 2621, con una più alta, perché riguarda le falsità delle società

quotate in borsa, diventa da 3 a 8 anni.

2623 è stato spostato nel testo unico in materia finanziaria.

2624, anche se sono esiste più. È il Reato di falsità nelle comunicazioni e relazioni delle società di

revisione. Nel 2010 è stato spostato dal codice civile ad un decreto legislativo nel quale è prevista

la disciplina delle società di revisione.

I responsabili della revisione i quali, al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nelle

relazioni o in altre comunicazioni, con la consapevolezza della falsità e l'intenzione di ingannare i

destinatari delle comunicazioni, attestano il falso od occultano informazioni concernenti la

situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società ente o soggetto sottoposto a

revisione, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari delle comunicazioni sulla predetta

situazione, sono puniti, se la condotta non ha loro cagionato un danno patrimoniale, con l'arresto

fino a un anno. Se la condotta di cui al primo comma ha cagionato un danno patrimoniale ai

destinatari delle comunicazioni, la pena è della reclusione da uno a quattro anni.

Reato proprio, dei soggetti di revisione (non solo società, ma anche soggetti professionali), due

condotte: attestano il falso, occultare informazioni veritiere. Dove? Nelle relazioni o altre

comunicazioni, oggetto materiale del reato. Qual è il bene tutelato da questo reato? Possiamo

avere due interpretazioni: trasparenza societaria o veridicità delle informazioni, questi dicono il

falso, quindi reato di danno, se noi diciamo che il legislatore punisce il falso perchè vuole tutelare

la veridicità dei dati societari, è un reato di danno, ma potrebbe anche tutelare più a distanza gli

interessi patrimoniale dei destinatari dell’informazione, se così fosse, è un reato di pericolo

presunto. Sul piano dell’elemento soggettivo, della colpevolezza. È una contravvenzione, arresto,

quindi salvo che la legge dica ce c’è dolo o colpa. Non può essere colposa, ma solo con dolo,

perché lo dice la norma: consapevolmente e intenzione. Questa è una contravvenzione

necessariamente dolosa, non colposa, precluso dal dato testuale. Dolo specifico, perché al fine di.

La parte dolosa deve essere intenzionale o può essere anche eventuale e diretto il dolo. Dolo

intenzionale. Tipica contravvenzione, necessariamente a dolosa, specifico, intenzionale.

Secondo comma c’è un altro reato, c’è un secondo reato di evento, la condotta è la stessa, ma

cosa c’è di diverso? Ci vuole un danno patrimoniale, quindi è un reato di evento, provare la

causalità, provare che il danno patrimoniale subito dai soggetti è la diretta conseguenza della

condotta di falsità del revisore, diventa un reato di danno allora qual è il bene giuridico tutelato da

questo reato? La tutela patrimoniale dei soggetti, perché c’è il danno, cambia il bene giuridico,

allora questo secondo reato dal punto di vista soggettivo come è? Doloso perché è un delitto,

quando c’è dolo? occorre provare che il soggetto abbia avuto l’intenzione, previsto e voluto il

danno.

2627. illegale ripartizione degli utili e delle riserve. Salvo che il fatto non costituisca più grave reato,

gli amministratori che ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti o destinati

per legge a riserva, ovvero che ripartiscono riserve, anche non costituite con utili, che non possono

per legge essere distribuite, sono puniti con l'arresto fino ad un anno. (fine 1 parte)

La restituzione degli utili o la ricostituzione delle riserve prima del termine previsto per

l'approvazione del bilancio estingue il reato.

Un reato proprio, perché solo gli amministratori, perché sono loro che ripartiscono gli utili, di

condotta, allora ripartiscono utili o acconti su utili non effettivamente conseguiti, riserve che non

possono essere distribuite, anche non conseguite, stai dando delle riserve che non possono

essere conseguite. Il bene tutelato è integrità del capitale sociale (distribuzione dell’utile non

realizzati, vado ad intaccare il capitale sociale) [differenza tra capitale sociale e patrimonio della

società: quando costituisco la società, la costituisco con dei conferimenti, che genera il capitale

sociale, io so che nel momento in cui si costituisce, ha un capitale sociale pari al patrimonio della

società, salvo che il capitale sociale non risultati interamente versato, ma se interamente versato è

pari al patrimonio sociale. La società comincia ad operare, e può generare utili e perdite, ma il

capitale sociale rimane sempre quello, è il patrimonio che cambia, quando posso distribuire gli

utili? Quando li ho conseguiti, cioè quando sono superiori al capitale sociale, quando vado sotto,

non li posso dare, se distribuisco degli utili non conseguiti, è come se restituissi i conferimenti, gli

utili sono la differenza che ho rispetto al patrimonio originario], nei confronti dei soggetti esterni,

(soggetti tutelati da questi garanzia) dei creditori, perché i soci i hanno i loro soldi indietro. Tutela

l’Integrità del capitale sociale, proiettato verso l’esterno, reato di danno pericolo concreto o

presunto? È un reato di danno, se distribuisco un utile non conseguito, io intacco il capitale sociale.

Elemento soggettivo, è una contravvenzione, la norma non dice consapevolmente e

intenzionalmente, può anche essere colposa e dolosa. Ci sono degli amministrazioni che

commettono un reato: distribuiscono degli utili non conseguiti, i soci potrebbero rispondere di

concorso? Ci può essere concorso di colpa? Risponderanno se c’è concorso: più soggetti, di

almeno uno, un contributo materiale o morale, i soci hanno fatto qualche cosa? No, un contributo

materiale può essere Omissivo, quando può essere omissivo? Il socio ha obbligo giuridico di

rifiutare gli utili? No, quindi il socio che riceve un utile, non risponde di concorso. ma ci può anche

essere un contributo morale quando? quando c’è istigazione o determinazione. Ossia quando il

socio dice: dammi gli utili, o istiga: si si dammeli. Se ci fosse un caso nel quale c’è una prova che il

socio ha determinato o istigato l’amministratore a dare utili conseguiti, il socio risponderà in

concorso con l’amministratore.

(secondo comma) quando parliamo di Estinzione del reato, parliamo di cause estintive o di non

punibilità, cioè casi in cui il legislatore dice, il reato c’è ma se scatta questa situazione non è

punibile: norme di favore. Il reato c’è già nel momento in cui si distribuisce gli utili, ma diventa non

punibile se ricostruisci la composizione del capitale sociale. Qual è la ratio di questa norma: perché

promette la non punibilità se c’è la ricomposizione del cs. La disciplina generale del codice penale,

prevede che Il tentativo, non ci sia più reato, se io desisto dalla commissione del reato, è la logica

del pentimento: come dire tu che non hai ancora commesso fino il fondo il reato, pensaci, ti

prometto la non punibilità, purchè tu faccia un passo indietro. La logica del ponte d’oro, il premio

che ti prometto per evitare il reato ha la stessa logica in questo caso, cioè Per tutelare il bene,

(integrità del capitale sociale) di fronte ad un reato già commesso, io ti dico guarda se fai un passo

indietro io ti prometto la non punibilità. Rafforzare la tutela del bene, perché non solo ti punisco se

fai il reato, ma cerco di darti un incentivo per fare un passo indietro. Ulteriore tutela al bene

tutelato.

Stessa logica 2626.

Andiamo a vedere il 2632. Formazione fittizia del capitale. Gli amministratori e i soci conferenti

che, anche in parte, formano od aumentano fittiziamente il capitale sociale mediante attribuzioni di

azioni o quote in misura complessivamente superiore all'ammontare del capitale sociale,

sottoscrizione reciproca di azioni o quote, sopravvalutazione rilevante dei conferimenti di beni in

natura o di crediti ovvero del patrimonio della società nel caso di trasformazione, sono puniti con la

reclusione fino ad un anno.

Reato proprio perchè amministratori e soci conferenti, sono loro che possono farlo, è un reato di

condotta, e la condotta è formano o aumentano fittiziamente il capitale sociale, con 3 modalità di

realizzazione: attribuzione di azioni o quote in misura complessivamente superiore all’ammontare

del capitale sociale, sopravvalutazione, sottoscrizione reciproca, nel caso di trasformazione. Bene

tutelato: integrità del capitale sociale. Reato di danno, se si tutela l’integrità del capitale sociale,

perché se il capitale è 100, ma vi rilascio azioni per 120, avete una azione che vale di più di quello

conferito, non c’è corrispondenza col valore conferito. E sottoscrizione reciproca di azioni: vietata

dal capitale sociale, è come se si comprassero da sole. Se due società versano delle somme e si

rilasciano della azioni, è come se si comprassero da sole. È un delitto doloso, a dolo generico, può

essere tutte e tre. (caso del prof che a mio avviso si può togliere sulla sottoscrizione di azione, con

utili, senza intaccare il capitale sociale). Ho azioni per 100, tra un anno ho 200 di patrimonio,

perché ho utili per 100, se con questi 100 compro 50 delle mie azioni sul libero mercato, non

intacco il capitale sociale. C’è la reclusione e quindi è un delitto, a dolo generico, tutte e tre: dolo

eventuale, diretto, intenzionale.

Art 2634.infedeltà patrimoniale.

Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori, che, avendo un interesse in conflitto con quello

della società, al fine di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o

concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente alla

società un danno patrimoniale, sono puniti con la reclusione da sei mesi a tre anni.

La stessa pena si applica se il fatto è commesso in relazione a beni posseduti o amministrati dalla

società per conto di terzi, cagionando a questi ultimi un danno patrimoniale.

In ogni caso non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo, se compensato da

vantaggi, conseguiti o fondatamente prevedibili, derivanti dal collegamento o dall'appartenenza al

gruppo.

Per i delitti previsti dal primo e secondo comma si procede a querela della persona offesa.

Non esisteva prima del 2002, Nasce questo reato, fino a quel momento, queste situazioni di

infedeltà patrimoniale, ossia degli amministratori con conflitti di interessi, che gestisce i beni della

società, non avevano un reato ad hoc, lo si puniva per appropriazione indebita, o per altri. Reato

proprio, soggetti attivi sono amministratori… ovvio perché, perché Solo loro gestiscono i beni della

proprietà. Di evento. Cagionare un danno patrimoniale alla società, il problema è che questo

danno lo devi cagionare non con qualunque condotta, ma con quale condotta? Compiere atti di

disposizione dei beni sociali, o concorrono a deliberare. Se ne ho un amministratore unico, avrò

uno che compie un atto, se ho più soggetti (consiglio di amministrazione) concorrono. Abbiamo un

reato di Evento a condotta vincolata, la condotta è quella che mi dice la norma, cioè compiere un

atto di disposizione del bene sociale, o a deliberare un atto di disposizione del bene sociale.

Avendo un conflitto è un presupposto del reato. Bene giuridico tutelato: patrimonio della società.

Delitto perché c’è reclusione, doloso, a dolo specifico al fine specifico (fine che non deve

necessariamente essere realizzato, per la commissione del reato). Il resto del reato è dolo

intenzionale, non basta che accetti il rischio, dice intenzionalmente. Tipico reato a dolo

intenzionale.

Secondo comma è un reato diverso, staccato, cambiano due cose: oggetto materiale del reato,

(nel primo oggetto sono i beni della società), qui, sono i beni di terzi posseduti dalla società, allora

cambia anche il bene tutelato che è il patrimonio del te, chi subisce il danno sono i terzi, che hanno

prestato dei beni alla società, e gli amministratori in conflitto di interessi ne fanno uso suo, per il

resto tutto uguale.

Terzo comma. Dice che non è ingiusto se ci sono queste cose qui. Ci dice che il reato non c’è

perché non c’è il dolo specifico dell’ingiusto profitto. Questa norma ha Molta importanza, perché

immaginiamo che Ho una società a holding di un gruppo di società, capogruppo di b, c, d,e. Se

amministratore b fa prestito a d, oggetto della holding è costruire case. B con quei soldi non

costruisce case, né compra forniture, ma da a d come prestito, ma non restituisce quei soldi.

L’amministratore di b, dispone di beni della società, cagiona un danno, porta via liquidità per d. b si

vede privata di un bene a favore di un altro ente, subisce un danno. C’è reat o di infedeltà

patrimoniale? Dispone di beni cagionando un danno, perché li da a d. se guardiamo solo b, b si

vede privata di un bene a favore di d. se guardiamo la dimensione del gruppo, non c’è un danno.

Famosa teoria dei vantaggi compensativi del gruppo, non c’è danno del gruppo se la dimensione

patrimoniale della società, è compensata da un vantaggio della società del gruppo. Questa norma

nasce per evitare che situazioni di questo tipo possano diventare punibili. Cioè si dice che non è

ingiusto il profitto, quindi non c’è dolo specifico, se si può dire che nel momento in cui

l’amministratore ha realizzato la condotta, ha determinato un vantaggio del gruppo, indiretto, il

danno è compensato al vantaggio che era quantomeno prevedibile nel momento in cui realizzo la

condotta. Non ci vuole necessariamente l’effetto del bilanciamento basta che fosse fondatamente

prevedibile. Questo reato di infedeltà patrimoniale ha grande importanza.

Es. amministratore di b fa prestito a d, B va in fallimento e ha il prestito a d. Questa condotta hai

dato beni che servivano a costruire le case integra un reato? La condotta di distrazione, la quale tu

usi beni a finalità diverse da quelle che sono richieste (bancarotta Propria patrimoniale). Ma questo

reato è ancor più rilevante se andate il Reato 223 della legge fallimentare. Si applica alle persone

suddette la pena prevista dal primo comma dell'art. 216, se:

1) hanno cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società, commettendo alcuno dei fatti

previsti dagli articoli 2621, 2622, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633, 2634 del codice civile (2);

Bancarotta impropria fallimentare, e guardiamo il secondo comma numero 1, vedete che fra i reati

societari che diventano bancarotta, se con quella condotta è cagionato il dissesto della società, c’è

anche art 2634. È un problema, perché la teoria del vantaggio compensativo dovrebbe dirti che

non c’è reato, ma quando c’è fallimento, la cassazione non riconosce questa regola dei vantaggi

compensativi. L’ Amministratore di una società controllata che fa un prestito, o uso dei beni

societari non conforme con l’oggetto sociale ad un altro società del gruppo, se va in fallimento una

società, rischia. La cassazione è molto rigida su questa situazione.

Ultimo comma. Dice delitti, quindi sono due reati diversi. Querela della persona offesa.

Procedibilità a querela. Tutti i reati, si suddividono tra molte classificazioni, anche per una diversità

per quanto attiene al regime della procedibilità, cioè come comincia quando può iniziare un

processo penale. La Regola generale per tutti i reati è la regola della procedibilità d’ufficio, basta

che venga commesso un reato e che di questo reato giunga a conoscenza dell’autorità giudiziaria,

l’autorità obbligatoriamente di iniziare una procedura penale appena ha notizia di un reato. Questa

regola trova una deroga, quando la legge prevede che un certo reato è procedibile a querela. Ci

sono dei casi nel quale la legge prevede per l’appunto che Il reato c’è, ma non c’è il processo, non

si procede penalmente, se la persona offesa dal reato, vittima, non lo chiede, non presenta

querela, cioè chiede che si cominci un reato. La regola dice che sono tutti procedibili di ufficio,

salvo che la legge non preveda. Questa clausola nel 2634, pone un dubbio, questo è un reato che

tutela che cosa? Il patrimonio della società, chi è la persona offesa? La società. La persona offesa

è la società, che può richiedere la querela. L’amministratore? No è un paradosso: l’amministratore

commette un reato e querela se stesso? Questo è un Caso eccezionale nel quale la

giurisprudenza ha ammesso che in questi casi la querela può essere presentata anche da un

singolo socio. il socio di minoranza che scopre che l’amministratore sta facendo uno svuotamento

della società, a favore di una società concorrente. Querela che la fa il socio di minoranza, perché

la giurisprudenza dice che lo può fare. Reato che è molto importante.

2635. Reato di corruzione tra privati. 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, gli

amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili

societari, i sindaci e i liquidatori, di societa' o enti privati che, anche per interposta persona,

sollecitano o ricevono, per se' o per altri, denaro o altra utilita' non dovuti, o ne accettano la

promessa, per compiere o per omettere un atto in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o

degli obblighi di fedelta', sono puniti con la reclusione da uno a tre anni. Si applica la stessa pena

se il fatto e' commesso da chi nell'ambito organizzativo della societa' o dell'ente privato esercita

funzioni direttive diverse da quelle proprie dei soggetti di cui al precedente periodo.

2. Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se il fatto è commesso da chi è

sottoposto alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.

3. Chi, anche per interposta persona, offre, promette o da' denaro o altra utilita' non dovuti alle

persone indicate nel primo e nel secondo comma, e' punito con le pene ivi previste.

4. Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si tratta di società con titoli quotati

in mercati regolamentati italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il pubblico in misura

rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione

finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni.

5. Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto derivi una distorsione della

concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.

6. Fermo quanto previsto dall'articolo 2641, la misura della confisca per valore equivalente non

può essere inferiore al valore delle utilita' date, promesse o offerte.

aggiornato nel 2017. Entra nell’ordinamento per la prima volta nel 2002, si chiamava in un altro

modo, nel 2012 con la riforma severino dei reati di corruzione, viene in parte modificato e chiamato

corruzione tra privati, e nel marzo del 2017 subisce questa modifica radicale: il fatto di corruzione

in cosa consiste, la corruzione dei pubblici ufficiali, consiste in un accordo illecito tra un pubblico

ufficiale che accetta denaro o la promessa di denaro od altra utilità, per compiere un atto che è

contrario o non conferme ai doveri . es. tangentopoli sindaco che accetta la tangente per l’appalto.

L’idea di spostare questo reato anche all’infedeltà nei privati, aveva fatto molto discutere: nel

modello di reato precedente alla riforma del 2017, il reato non era un vero reato di corruzione,

perché si diceva è punito l’amministratore che a seguito di una promessa di denaro o di altra utilità

violando i doveri di fedeltà, cagiona alla società. Quindi è un reato che Anche se vedeva alla base

una situazione di accordo illecito della violazione del dovere di fedeltà, in realtà proprio per il fatto

che si caratterizzava per il nocumento rimaneva un reato che tutelava il patrimonio della società.

Con la riforma del 2017 si cambia completamente, il reato diventa un vero reato di corruzione, che

prescinde della causazione del nocumento patrimoniale, economica della società e si basa sulla

violazione dell’obbligo di fedeltà. Reato proprio, con soggetti attivi amministratori, direttori generali,

sindaci, liquidatori, anche qualunque altro soggetto che svolga funzioni direttive, anche per

interposta persona. È di condotta, la condotta è sollecitano per se o per altri denaro o altre utilità

non dovuti, ricevono o accettano la promessa, tre condotte, denaro o altra utilità è oggetto del

reato, anche la prestazione sessuale se è una utilità. (l’ utilità può essere interpretata in ottica

patrimoniale ma anche estesa in ottica di questo tipo). Bene tutelato è l’obbligo di fedeltà, qualcuno

ha detto che in realtà questo è un reato che tutela la libera concorrenza tra le società, evitare che

un amministratore possa favorire altre società, in questo caso violare la libera concorrenza. Ma si

fa fatica a vedere la violazione della libera concorrenza. Dal punto di vista elemento soggettivo. È

un delitto quindi dolo, specifico, perché per compiere. Basta anche una formula di questo tipo, per

compiere. Quando si commette questo reato? È necessario che venga compiuto l’atto contrario o

no? Facciamo una ipotesi, c’è un messaggio, nel quale uno scrive all’amministratore, 1)che cosa

vuoi in cambio per farmi sapere il brevetto sul quale sta lavorando, la società? 2) Voglio 5000.1)te

li do ok? 2)ok. C’è reato? Si, ma non ha fatto nulla, ancora no compiuto. Ma basta il fine, basta che

si evinca che nella condotta vi sia un fine. Se noi lo interpretiamo come un reato che tutela la

fedeltà degli amministratori, Allora è un reato di danno, perché nel momento in cui ti accordi per

violare la fedeltà, automaticamente c’è reato. Poi il dolo è tutte e tre, quasi automaticamente

intenzionale ma non lo dice.

Secondo comma: reato autonomo, reato che vede dei soggetti diversi, non sono i soggetti apicali,

ma altri soggetti, subordinati. La segretaria del grande capo, l’usciere che ha visto che portavano

certe scatole, e ha capito che ci potevano essere cose interessanti per la società concorrente. La

corruzione si basa su un accordo illecito, c’è uno che promette e uno che decise, se lo noi

guardiamo, nel primo comma, noi abbiamo visto solo le punizioni di chi sollecita, accetta la

promessa, quindi quello che mi fa la proposto illecita, quello che fa l’offerta, è punibile? Qui ci sta

la punibilità, in questo comma si prevede la punibilità non del corrotto, ma del corruttore, di quello

che ti va a sollecitare.

5. norma è complicata. Qui si procede a querela, quindi solo a querela della società che ha subito,

salvo che dal fatto derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o servizi.

interpretazione della norma molto difficile, quando ci può essere una distorsione della

concorrenza? Potremo dire solo quando con quell’accordo illecito tu hai favorito un’altra società

concorrente rispetto ad un’altra. Ma allora c’è sempre, in qualunque ipotesi c’è sempre. Ma non si

possono dare interpretazioni sicure perché questo reato è entrato in vigore a marzo del 2017 e ci

sono opinioni differenti. Alcuni dicono che il fatto è sempre procedibile di ufficio, perché in

qualunque accordo c’è già automaticamente, implicitamente una lesione della concorrenza. Altri

dicono no, bisogna che si provi che una certa società ha subito quell’atto. Questa è una norma che

ha allargato la punibilità. Non è ancora stato applicato.

2637. Aggiotaggio. Chiunque diffonde notizie false, ovvero pone in essere operazioni simulate o

altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti

finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata una richiesta di ammissione alle

negoziazioni in un mercato regolamentato, ovvero ad incidere in modo significativo sull'affidamento

che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o di gruppi bancari, è punito con la

pena della reclusione da uno a cinque anni.

La parola aggiotaggio nasce da una antica espressione che considera la parola aggio, cioè la

differenza di valore che si può conseguire rispetto al commercio. Quindi la variazione di prezzo che

può essere determinata sul mercato (il bene aumenta di valore, cala di valore) è l’aggio.

Aggiotaggio, è l’espressione con la quale si vuol dire che la differenza di prezzo di un certo bene

non è stata correttamente determinata dalle regole di mercato, ma diversamente, da qualche cosa

di nuovo che l’ha portato a modificare. Quindi è un reato che originariamente andava a colpire, va

a colpire quelle manovre che Alterano la corretta formazione dei prezzi, delle voci di mercato.

Prima del 2002m Era previsto in ben 4 figure di reato: prima figura, e c’è ancora, è nel 501 del

codice penale. Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di

commercio. Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o

altrimenti divulga notizie (2) false, esagerate o tendenziose [265, 269, 656] o adopera altri artifici

atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci (3), ovvero dei valori

ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, è punito con la reclusione fino a tre

anni e con la multa da cinquecentosedici euro a venticinquemilaottocentoventidue euro [501bis]. È

il cosidetto aggiotaggio comune, quello che riguardava tutte le merci e tutti i valori. A questo reato

si era affiancato un altro reato, previsto dal terzo unico in materia bancaria, che puniva

l’aggiottaggio bancario, una condotta analoga ma riguardante una azione di un istituto bancario. A

questo secondo reato, se ne era aggiunto un terzo: aggiotaggio societario, che puniva il fatto

proprio dell’amministratore che compie queste operazioni alterando il valore delle azioni della

società. Un quarto reato, aggiotaggio finanziario con il quale si punivano condotte analoghe, false

informazioni, o altri artifizi che potessero incidere sul valore di strumenti finanziari. In questo caos

di tanti reati con la riforma del 2002, li accorpiamo in una unica figura di reato, ma questo

accorpamento è parziale. In questa figura di reato sono state accorpate: l’aggiotaggio bancario,

societario, finanziario, che vanno Tutte nel 2637, mentre quello comune rimasto in vigore, siccome

nel 501 del codice penale si parla di condotte che possono alterare il valore delle merce le merci o

degli altri titoli di borsa, dato che quello della borsa rientra nell’aggiotaggio che stiamo vedendo, il

501 ormai si applica solo alle interazioni del prezzo delle merci: applicata mai, perché punito

chiunque al fine di turbare il mercato interno. Dolo specifico mostruoso. Chi la commenta dice che

questo è un reato malato di gigantismo talmente esagerato che non lo applicheranno mai. Nel

2002 entra in vigore questo nuovo 2637, che era diverso, diceva che è punito chiunque diffonde

false notizie, compie operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a incidere in modo

sensibile sul prezzo di strumenti finanziari. Ricomprendeva tutto sia le azioni delle società quotate,

sia i titoli delle società non quotate. Successivamente La norma è stata spaccata in due. Nel 2637

Sono rimasti solo strumenti finanziari non quotati o per i quali non è stata presentata domanda di

quotazione in borsa, gli strumenti finanziari quotati, per intenderci i titoli e le azioni delle società

quotate in borsa, sono oggi oggetto di reato identico ma diverso nella disciplina, che previsto nel

185 del testo unico in materia finanziaria. Abbiamo quindi due reati di aggiotaggio, uno si chiama

aggiotaggio, l’altra Manipolazione del mercato. Uno riguarda le società non quotate 2637 del

codice civile, l’altro le società quotate 185 del testo unico in materia finanziaria. Gli aspetti

strutturali della fattispecie sono identici.

Reato comune, chiunque, questo è l’unico reato del codice civile tra i reati societari (disposizioni

penali in materia di società e consorzi) che è comune. Solo reati propri abbiamo trovato. Primo

reato e unico. Reato di Condotta, gli atti devono essere idonei, non realizzare evento. Scatta nel

momento stesso in cui realizzo la condotta, che poi deve essere idonea a. Prima dell’alterazione

del prezzo, la norma non richiede l’alterazione del prezzo, non è di evento, ma di pura condotta,

non l’evento. Condotta: 1. Diffondere notizie false,2. porre in essere operazioni simulate, faccio

apparire qualcosa che in realtà non è, un finto contratto di vendita, una realtà falsa, 3. qualunque

altro artifizio che però siano concretamente idonei a provocare:

1. Sensibile variazione del prezzo.

2. Incidere sull’affidamento che il pubblico ripone sulla stabilità patrimoniale, economica finanziaria

delle banche..

Ci sono due diverse e separate idoneità. Il Bene giuridico tutelato è la corretta formazione dei

prezzi sul mercato. Un promo bene è la corretta formazione dei prezzi sul mercato, lo stato ha

interesse a tutelare tutti coloro che operano sulla credibilità dei prezzi. C’è un interesse economico

del mercato, ma Nella prima parte, c’è la corretta formazione dei prezzi degli strumenti finanziari,

poi c’è l’affidamento che il pubblico ripone sulla stabilità.. delle banche, in realtà nel 2002, il

legislatore, quando ha accorpato tutti i gli altri aggiotaggi, c’è riuscito fino ad un certo punto. In

realtà Questa norma prevede due reati: aggiotaggio bancario (seconda parte) e quello sul valore di

mercato. Anche se abbiamo un'unica fattispecie, in realtà ne abbiamo due perché sono due beni

giuridici tutelati.

La prima parte. Aggiotaggio sui prezzi, questo reato che trova anche un corrispondente nel furto,

col nome di manipolazione del mercato, è stato riscritto a seguito dell’attuazione in italia della

diretta sugli abusi di mercato. È la direttiva con la quale la comunità europea imponeva agli stati di

prevedere dei reati, a tutela degli abusi di mercato. E quale erano gli abusi di mercato? Due

tipologie di abusi di mercato: abuso di informazioni privilegiate (insider traidign) e la manipolazione

del mercato. L’abuso di informazione privilegiate è il reato di insider traiding, il soggetto che

detiene una informazione privilegiata che può influire sui prezzi del titolo e ne fa un uso

personalizzato. Es. Io sono amministratore della società, so che la prossima settimana acquisterà

beni che faranno saltar il prezzo delle azioni, io oggi compro a 10 e so che tra poco valgono 100.

Esempio delle corse dei cavalli, ad esempio L abuso di informazione privilegiata, insider traiding, è

paragonabile il soggetto che ha già visto i cavalli che si allenano, sa già chi vincerà, scommette, ha

informazione che le consente di sapere prima come andrà, lui punta. La gara è regolare, lui ha

informazione e la sfrutti a tuo vantaggio. La manipolazione del mercato è tipo la droga dei cavalli, Il

prezzo finale è alterato, non formato in modo corretto. Queste alterazioni possono derivare da due

modalità: Manipolazione informativa: divulgo false notizie, e manipolazione operativa: compio

azioni simulate o qualsiasi altro operazione. (se immaginiamo che è un reato, che tutela 1.2) È un

reato di condotta, ma è di danno, di percolo concreto e o presunto. È pericolo, concreto, perché

deve essere concretamente idoneo. Quell’avverbio ti fa capire che è di concreto pericolo, deve

esserci la concreta possibilità che le tue false informazioni, o che le informazioni possano alterare

il prezzo. Questo reato che fino a quel momento non era maia stato applicato, nel 2002, acquista

una potenzialità enorme.

Es. ricordate la riforma del Falso in bilancio del 2002 del governo berlusconi, che prevede delle

soglie bassissime, sotto il 5 e il 10 non c’è reato. Qualche giudice ha iniziato ha ragionare, e dice

se tu amministratore falsifichi il bilancio, non superi il 5% (un falso che non è reale, sotto soglia), e

comunichi all’esterno i dati di quel falso bilancio (divulghi le notizie false sui dati di bilancio), quella

non è una divulgazione di false notizie che può essere concretamente idonea ad alterare i prezzi

delle azioni della società? Questo è diventato il reato più applicabile. Il processo di Parmalat a

Milano, era di aggiotaggio, voi quotate a milano, divulgate false notizie concretamente idonee ad

incidere sul prezzo, sul titolo parmalat. Questo reato di aggiotaggio, ha una potenzialità applicativo

mostruosa. I primi ad essere terrorizzati dall’entrata in vigore della norma sono i giornalisti. Se

scrivo sui giornali la società alfa sta per fallire e non è vero, divulgo notizie false, sono idonee.

Es.Tutto sport, il milan ha comprato cristiano ronaldo, è aggiotaggio? si è aggiotaggio, il valore

dell’azione aumenta, è una notizia falsa che può incedere. Proprio per tutelare i giornalisti adesso

c’è una norma ad hoc che delimita l’ Applicabilità della norma ai giornalisti, è un reato che può

trovare una applicabilità estesa.

Dal punto di vista soggettivo, È un delitto, quindi dolo, generico, ma che tipo di dolo? non si

richiede un dolo particolare, non basta che io sappia che sono false, quindi posso anche accettare

il rischio, non devo sapere che sono concretamente false, basta che accetto il rischio. io Diffondo

una notizia, non la verifico, potrà incidere? Bo forse, io lo dico lo stesso, scatta aggiotaggio. Anche

a dolo eventuale. Dove è ancora maggiore? A qualunque altro artifizio. Es. di prima del socio di

minoranza che viene da me e mi dice che il socio di maggioranza che è anche amministratore, sta

dando gratis, alla società concorrente di suo cugino (lui c’è dietro), i beni della società. C’è

aggiotaggio? Ci potrebbe essere. Invece di condurre la società, ma do gratis i beni, il valore della

nostra società cala. È un artifizio che può incidere sul valore della società.

È un artifizio che può incidere? Diventa una norma molto plasmabile. Di fatto va a colpire

qualunque artifizio che possa essere concretamente idonea ad incidere sul valore, non sono della

quota di una società quotata,. Anche quella di una piccola società srl. Questa norma ha fatto però

suscitare qualche dubbio sulla legittimità costituzionale, sul principio della tassatività: non so quali

sono gli altri artifici, secondo aspetto, la condotta deve essere concretamente, idonea a fare cosa?

A provocare una sensibile alterazione, quanto sensibile? Cosa vuol dire sensibile? Dubbio che in

parte è stato risolto perché la corte costituzionale guardando un altro reato (insider trading) ha

detto: bisogna accertare nel settore economico questo minimo di elasticità, quindi anche se di fatto

è una norma che non è tassativa, io non posso dire con certezza cosa è sensibile, e il fatto che io

no lo possa dire a priori, non è tassativa. Eppure la corte costituzionale di fatto l’ha un po’ salvata.

Poi c’è Seconda parte, aggiotaggio bancario, che ha una caratteristica diversa: le stesse condotte:

diffondere false notizie, compiere operazioni simulate o altre artifizi, devono essere anche o

possono essere concretamente Idonei ad incidere sulla affidamento che il pubblico impone sulla

stabilità patrimoniale economica finanziaria di banche o di gruppi bancari. Questo reato di

aggiotaggio bancario (due casi nella storia), pone un dubbio ulteriore: qual è il bene tutelato? Ci

possono essere due possibili letture. Secondo alcuni, questo è un reato che tutela Il buon nome

delle banche, la reputazione delle banche. Se io dico: sono un cliente di quella banca, tutti i

funzionari, sono squallidi, fregano. C’ è aggiotaggio bancario? Se voi mi dice che il bene tutelato è

la reputazione della banca, il reato c’è. Ma se voi mi dice che il bene tutelato non è la reputazione

della banca, ma è la fiducia sulla stabilità patrimoniale, se vi dicessi che la banca è in crisi e che

andrà in liquidazione coatti nel giro di un mese, che può incidere sulla stabilità allora c’è

aggiotaggio. Basta dire che il bene giuridico cambia, e una condotta diventa punibile o non

punibile. Se noi diciamo che è la reputazione della banca, dire che ha personaggi squallidi, giù è

reato, se noi diciamo che il bene tutelato è la stabilità patrimoniale, economico finanziaria, questa

prima condotta non è più punibile. Dal bene tutelato, cambia la punibilità del fatto. Il fatto diventa

tipico a seconda del bene che noi diciamo essere tutelato. Quando è entrato in vigore questa

norma c’era un processo in corso, nel quale il fatto era di lesione della buona reputazione della

banca, e si diceva: con questo nuovo reato, quel fatto è ancora punibile o no?

Martedì 19 dicembre

REATI TRIBUTARI

Uno dei settori che abbiamo scelto sono i reati tributari.

La disciplina dei reati tributari va compresa nella impostazione attuale, nel senso che i reati che ci

interessano, i prevalenti, quelli che studieremo, sono contenuti nel decreto legislativo 74 del 2000,

che ha avuto varie modifiche. È ancora il testo di riferimento, anche con modifiche intervenute

successivamente fino al 2015. Per capire come era organizzata questa disciplina, dobbiamo capire

come è articolata. Se noi ci stacchiamo dai così detti delitti naturali, che è l’idea stessa della

società che li considera: l’omicidio è ovvio che sia sempre punito perché non è mai accettabile da

una società. Poi ci sono tutto il quadro dei delitti collegati all’ambito formale ed economico, è chiaro

che li la configurazione del reato varia nel tempo, vedi dalla truffa al falso in bilancio. C’è una

continua e costante modellazione. Per arrivare al testo in vigore oggi, dei reati tributari, dobbiamo

capire come si è arrivati a questo testo. Abbiamo sentito dire di come Il diritto penale è costruito in

ragione della sua stessa funzione (il diritto penale è un qualche cosa che ci diamo noi società si da

delle regole, e serve a tutelare dei beni: la società lancia una minaccia per evitare condotte lesive,

offensive, pericolose dei beni). Nasce prima il bene da proteggere della norma che lo incrimina.

Tra i beni più importanti da proteggere, Lo Stato ne vede uno fondamentale: lo stato si mantiene

come? coi contributi e le imposte che i cittadini stessi pagano allo stato. Se non paghiamo, lo stato

non ha introiti, benzina che possa legittimare la sua esistenza. C’è un diritto fondamentale che va

tutelato, che è il diritto dell’erario a percepire il pagamento dell’imposta. È un dato evidente da cui

dobbiamo partire. Dobbiamo quindi creare delle norme che sanzioni comportamenti che possono

essere lesivi di questo bene. Se devo proteggere il bene statale di pagare le imposte, è semplice:

punisco chi evade le imposte. Con questo reato, che è un reato di danno, si costruisce una figura

di reato che serve a tutela di ciò che si vuole proteggere.

Andare ad applicare questo reato, però all’inizio crea un problema, se devo accertare che è morto

un uomo, chiamo un medico e lo dice subito, ma per dire che se uno ha commesso questo reato,

evadere le imposte, e non pagare le imposte è punito, come faccio ad accertare?

Es. chiunque evade le imposte è punito. punisco chi evade le imposte, ma devo accertare che il

reato sussista, devo accertare cosa? È un reato di evento, chi evade è punito: dovrei accertare che

ci sia una base imponibile, devo capire quanto mi doveva pagare. Devo capire quanto doveva mi

imposta, solo se so quanto dovevi posso dire se hai o meno pagato tutto. Devo costruire una base

imponibile: devo calcolare i ricavi, al netto delle deduzioni (non tutti i costi); trovo la base

imponibile, calcolo l’aliquota, a cui detraggo le detrazioni. Se noi costruiamo un reato In questo

modo, l’accertamento del reato presuppone un’analisi caso per caso delle posizioni del

contribuente. È un’analisi complessa. Rendendoci conto che scaricare nel processo penale questi

accertamenti avrebbe creato un problema enorme: il legislatore, all’origine del secondo scorso,

pensò ad una soluzione. L’accertamento dell’evasione di imposta è un l’accertamento che richiede

conoscenze, una preparazione tecnico giuridica specialistica, che il giudice non ha, il legislatore

inventa una situazione di questo tipo: si dice premesso che l’accertamento dell’evasione di imposta

chiede conoscenze che il giudice ordinario non ha, e che l’accertamento del debito di imposta, è

oggetto già di un settore di giustizia separato (giustizia separato), stabiliamo il principio della

pregiudizialità tributaria. Vuol dire che il processo penale che deve accertare se c’è un reato di

evasione di imposta, sta fermo, non comincia fino a quando non è raggiunto un giudizio definitivo

(accertamento definitivo dell’imposta) nel parallelo procedimento tributario. Cioè fino a quando non

vi è un accertamento definitivo dell’imposta. A questo punto una volta che Il giudice specializzato,

tributario, ha accertato in via definitiva che c’è una evasione, il giudice penale può così cominciare

il suo processo, c’è già un elemento del processo accertato: l’evasione dell’imposta, e gli resta da

accertare solo l’antigiuridicità ( l’ipotesi che c’è stata una situazione che giustificava quell’evasione,

e la colpevolezza (capacità di intendere e di volere), e se fosse stato un reato doloso doveva

accertare il dolo, colposo la colpa. Una parte dell’illecito è già accertata prima, questa è la


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AUTORE

piski94

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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher piski94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Melchionda Alessandro.

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