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319ter. Corruzione in atti giudiziari. (1) — Se i fatti indicati negli artt. 318 e 319 sono

commessi per favorire o danneggiare (2) una parte in un processo civile (3), penale (4) o

amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.

Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la

pena è della reclusione da quattro a dodici anni; se deriva l’ingiusta condanna (5) alla

reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni

(6).

Inizialmente le ipotesi previste costituivano circostanza aggravante della corruzione propria,

disciplinata dall’art. 319. Oggi viceversa, con la previsione di un autonomo titolo di reato che

non distingue tra corruzione propria ed impropria, restano sanzionati tutti i comportamenti

corrotti, siano essi destinati a compiere un atto di ufficio ovvero contrario ai propri doveri o,

infine, ad ometterlo o ritardarlo. Nella formulazione originaria introdotta dalla l. 86/90 del reato

rispondeva solo il corrotto, non estendendo l’art. 321 la punibilità anche al corruttore. La l.

181/92 ha però, modificato l’art. 321, estendendo la pena per il corruttore anche per l’ipotesi

prevista dall’art. 319ter per cui, oggi, di corruzione in atti giudiziari rispondono tanto il

pubblico ufficiale corrotto quanto il suo corruttore.

Generalità→Prima del 1990→era circostanza aggravante dell'art. 319→il legislatore vuole

sottolineare la tutela più rigorosa dell’interesse alla correttezza dell’esercizio delle funzioni

giudiziarie→diversi problemi interpretative→per rinvii ad altre fattispecie autonome→estensione a

tutte le forme di corruzione→volontà del legislatore di rendere figura autonoma non più

circostanziata→autonoma fattispecie di reato.

Effetti della natura di reato autonomo→→esclude il bilanciamento con eventuale attenuanti sia per

la prescrizione sia verso conseguenze sulla durata della pena.

Modificato l’art 319 ter→introdotto che per la configurazione del reato é sufficiente che l’accordo

sia realizzato per favorire una parte in un processo mentre prima la circostanza era integrata solo

allorché derivasse effettivamente il favore o il danno per una parte del processo.

Interesse tutelato→esigenza oltre ragioni pratico-sistematiche→sottolineare la necessita di tutela

della correttezza nell’esercizio delle funzioni giudiziarie→convinzione di reato pluriofensivo+ buon

andamento+imparzialità.

Soggetti attivi→in atti giudiziari corruzione passiva→solo PU→ma si potrebbe configurare

l’ipotesi di IPS che influiscano in atti giudiziari→opzione sensata vista il caso assolutamente

eccezionale→cmq punito per corruzione

Il soggetto che deve essere favorito o danneggiato dal patto corruttivo e che ben può essere nel

primo caso lo stesso estraneo che si accorda con il PU deve essere parte in un processo civile penale

o amministrativo→parti nel processo penale→imputato,indagato,parte civile, civilmente obbligato

per la pena pecuniaria, persona offesa dal reato ed il pubblico ministero.

Fatto tipico→corruzione in atti giudiziari passiva→latitudine applicativa della corruzione in atti

giudiziari→con la locuzione x favorire o danneggiare una parte→messa in dubbio corruzione

XXXVI

susseguente→non é prospettabile la corruzione susseguente in atti giudiziari→non é pure

configurabile la corruzione impropria per atti giudiziari→a causa della mancanza di un atto

ingiusto!( si ha cmq un danno ad una delle due parti).

NON É POSSIBILE FINGERE CHE NON ESISTA LA DIFFERENZA FRA ATTI GIUSIZIARII

SECUNDUM JUS ET CONTRA JUS.

La corruzione in atti giudiziari si può effettivamente concretizzare nel solo caso di corruzione

propria antecedente→sono atti giudiziari→solo quelli che sono diretto esercizio dell’attività

giudiziaria e provengono da magistrati o loro collaboratori istituzionali.

Corruzione in atti giudiziari attiva→vi é stato un intervallo di tempo 1990-1992→restava il dubbio

circa la qualificazione giuridica del comportamento del privato che abbia dato o promesso denaro o

altra utilità ad un giudice per ottenere un provvedimento illegittimo ingiustamente dannoso o

favorevole ad una parte processuale→giurisprudenza→sussumeva la condotta del privato sotto il

titolo di reato della corruzione propria semplice mente restava corruzione propria in atti giudiziari il

comportamento del PU ed anche quello di eventuali intermediari.

Elemento soggettivo→DOLO SPECIFICO→finalità di favorire o danneggiare una parte

processuale→che non deve essere necessariamente conseguita.

Finalità`tipica della corruzione in atti giudiziari→basta pensare che solo uno dei due soggetti sia

animato dall’intento di favorire o danneggiare qualcuno.

322. Istigazione alla corruzione. (1) — Chiunque offre o promette (2) denaro od altra utilità

(3) non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio che riveste

la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio, soggiace,

qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’art.

318, ridotta di un terzo (4).

Se l’offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico

servizio a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi

doveri, il colpevole soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena

stabilita nell’art. 319, ridotta di un terzo (5) (6).

La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico

servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di

denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall’art. 318 (4).

La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico

servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro ad altra utilità da parte di un privato

per le finalità indicate dall’art. 319 [32quater] (6) (7) (8) (9) (10). XXXVII

Il legislatore del ’90 ha lasciato praticamente invariati i primi due commi (che puniscono, come

autonoma fattispecie di reato, il c.d. tentativo di corruzione attiva) ed ha sancito,

introducendo i c. 3 e 4, la punibilità del tentativo anche quando l’iniziativa parta dal pubblico

ufficiale e sia il privato a non accoglierla (c.d. tentativo unilaterale di corruzione passiva). Il

legislatore ha così fugato i dubbi dottrinari e giurisprudenziali sulla punibilità, a titolo di

tentativo [v. 56], del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio (che sia, però,

anche pubblico impiegato [v. 320]) che offrano al privato servigi senza che la proposta venga

minimamente accettata.

In passato, difatti, muovendo dalla natura plurisoggettiva del reato in esame (che richiede il

contributo di entrambi i concorrenti), si ritenevano punibili il pubblico ufficiale e l’incaricato di

pubblico servizio soltanto quando il privato non avesse subito respinto la loro offerta e si

fossero avute delle vere e proprie trattative, poi non portate a compimento. Punendo

espressamente anche il tentativo unilaterale di corruzione passiva, il legislatore soddisfa

l’esigenza politico-criminale di consentire al privato di denunciare le avances del pubblico

ufficiale senza, tuttavia, correre il rischio di coinvolgimenti personali.

La nuova formulazione pone problemi circa la distinzione tra istigazione alla corruzione e

tentata corruzione. La differenza può ravvisarsi in ciò: mentre nell’istigazione la richiesta

unilaterale cade nel vuoto, nella tentata corruzione vi è una seria trattativa, tra corruttore e

corrotto, che però viene interrotta per ragioni sopravvenute.

Riforma del 1990→introducendo la istigazione alla corruzione attiva→PU che che prende iniziativa

istigando il privato ad un patto corruttivo.

Interesse tutelato→difficile definirlo dato che si trattano qui di condotte di mera messa in pericolo

del bene protetto.

Soggetti attivi→Quando l’istigazione concerne una corruzione impropria→non sono autori o

destinatari tutti gli IPS ma solo quelli che rivestono la qualità`di pubblici impiegati.

Fatto tipico→istigazione alla corruzione passiva→vi é soltanto per l’istigazione alla corruzione

antecedente→se successive al compimento dell’atto esse sono penalmente irrilevanti.

Precisazioni terminologiche→istigazione→in verità ci troviamo di fronte a forme di tentativi

unilaterali di corruzione sanzionati con reati autonomi con una pena + severa.

Caratteristiche dell'offerta e della promessa→può essere formulata anche tramite l’attività di un

intermediario→il reato si integra per la giurisprudenza anche quando l’offerta formulata al PU sia

indeterminata.

L’offerta o la promessa sono sufficienti a configurare il reato→quando ricevuto e non accolte dalla

controparte.

Istigazione alla corruzione→anche in caso di accettazione simulata→ovviamente l’ accettante non é

punito.

Istigazione alla corruzione attiva→sollecitazione del pubblico agente all’estraneo di una promessa o

dazione finalizzata al compimento di un atto d’ufficio o contrario ai doveri d’ufficio. XXXVIII

Delicati problemi si pongono allora per delineare con precisione il confine tra istigazione alla

corruzione attiva che si attua tramite sollecitazione e tentativo di concussione per induzione

(concussione punito + gravemente)→si ha solo istigazione alla corruzione quando il pubblico

ufficiale si limiti ad una semplice richiesta senza particolare insistenza e senza alcuna

prospettazione anche indiretta dell’abuso di qualità o poteri prospettando invece al privato uno

scambio di vantaggi.

Problemi di configurabilità dell’istigazione alla corruzione in atti giudiziari→art 322 richiamando la

fattispecie base fa rispondere affermativamente parte della dottrina→ma una parte minoritaria

risponde ragionevolmente che non tenendo conto della natura autonoma della corruzione in atti

giudiziari e pertanto di contravvenire al principio di legalità!→dunque la norma non é estensibile

alla corruzione in atti giudiziari→l’istigazione alla corruzione in atti giudiziari é pertanto punibile

solo nei limiti e con le sanzioni previste per l’istigazione alla corruzione propria.

Elemento soggettivo→DOLO SPECIFICO→offerta,promessa, sollecitazione→per il compimento

di un atto d’ufficio o contrario ai doveri d’ufficio.

Elementi di struttura comuni ai delitti di corruzione→forme di manifestazioni del reato→il delitto

di corruzione si consuma nel momento in cui viene raggiunto l’accordo tra soggetto pubblico ed

estraneo→solo per la corruzione impropria susseguente é espressamente richiesta l’effettiva

ricezione!

Istigazione alla corruzione passiva→momento consumativo→ricezione della offerta o della

promessa→istigazione alla corruzione attiva→ricezione della sollecitazione

Momento consumativo in caso di non coincidenza tra promessa e dazione→l’accettazione della

promessa e il ricevimento dell’utilità con il quale finisce per coincidere il momento consumativo,

versandosi in un ipotesi assimilabile a quella del reato progressivo→se alla promessa segue la

dazione la consumazione si rinvia a questo secondo momento se nò prima!

La tesi dello spostamento della consumazione al momento della dazione non é condivisibile

Per aversi tentativo di corruzione é imprescindibile che entrambi i soggetti partecipino alla parziale

realizzazione dell’Iter criminis.

Resta da stabilire se sia ammissibile e punibile la figura di tentativo bilaterale di corruzione e di

istigazione alla corruzione→al primo punto la giurisprudenza e dottrina rispondono negativamente.

Sembra cmq ammissibile la figura del tentativo bilaterale di corruzione XXXIX

56. Delitto tentato. — Chi compie atti idonei (1), diretti in modo non equivoco (2) a

commettere un delitto, risponde di delitto tentato (3), se l’azione non si compie o l’evento non

si verifica [48] (4).

Il colpevole del delitto tentato è punito (5): con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la

pena stabilita è l’ergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un

terzo a due terzi (6).

Se il colpevole volontariamente desiste dall’azione, soggiace soltanto alla pena per gli atti

compiuti, qualora questi costituiscano per sé un reato diverso (7) (8).

Se volontariamente impedisce l’evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato,

diminuita da un terzo alla metà [62 n. 6] (9) (10).

Non è ammissibile il tentativo: a) nei delitti colposi, poiché la mancanza di volontà delittuosa

è incompatibile con la idoneità e univocità degli atti in cui si sostanzia il delitto tentato; b) nelle

contravvenzioni, riferendosi l’art. 56 ai soli delitti; c) nei reati unisussistenti, nella forma del

tentativo incompiuto; d) nei delitti di attentato [v. Libro II, Titolo I], poiché il quid richiesto

in questi casi per configurarsi tentativo punibile è già sufficiente alla consumazione del delitto;

e) nei reati di pericolo, ritenendosi il pericolo del pericolo un non pericolo; per alcuna dottrina

(Fiore) la inammissibilità riguarda solo i reati di pericolo concreto, in quanto in essi il solo

verificarsi della situazione di pericolo del bene giuridico protetto assume rilevanza alla stregua

del reato consumato; f) nei delitti preterintenzionali [v. 43]: nel caso in cui il soggetto passivo

resti in vita, la responsabilità dell’agente è limitata ai delitti di percosse e lesioni, in quanto la

sua volontà non era diretta alla realizzazione dell’evento ulteriore. È ammissibile, invece, il

tentativo: a) nei reati di pericolo astratto (Fiore); b) nei reati di pura condotta (senza evento

materiale), nella forma del tentativo incompiuto; c) nei reati unisussistenti, nella forma del

tentativo perfetto; d) nei reati abituali, anche se non vi è concordanza in dottrina; e) nei reati

permanenti, nel caso in cui vi sia l’interruzione della condotta delittuosa prima che si realizzi

la situazione lesiva dell’altrui diritto (si pensi al fallimento del sequestro di persona per la

resistenza della vittima); f) nei delitti omissivi impropri (è il caso della madre che tenta, senza

riuscirvi, di uccidere il figlio neonato, omettendo di allattarlo) e, secondo la dottrina più

recente, anche nei delitti omissivi propri (si cita il caso del p.u. che, in prossimità della

scadenza del termine utile per il compimento dell’atto dovuto, acquisti un biglietto aereo per un

paese lontano, allo scopo di porsi nell’impossibilità di adempiere finalità successivamente non

raggiunta).

Circostanze→Aggravante legata all’oggetto della corruzione→la pena aumentata se il fatto di cui

al art 319 ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione

di contratti nei quali sia interessata l’amministrazione alla quale il PU appartiene→319 bis→oggi

effetto anticipato dato che basta l’accordo perché l’aggravante sia anticipata.→estensibile alla

corruzione propria antecedente che susseguente.

Diverse ipotesi del 319 bis→unica aggravante →dunque no concorso di circostanze.

Aggravanti della corruzione in atti giudiziari→319 ter→Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di

taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da quattro a dodici

anni; se deriva l’ingiusta condanna (5) alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la

pena è della reclusione da sei a venti anni (6). XL

Volendo determinare con precisione i margini di applicabilità→esse non possono riferirsi a tutti i

casi di condanna a pena detentiva in quanto restano esclusi i casi di condanna per contravvenzione

alla pena dell’arresto (si parla infatti solo di reclusione).

La corruzione é uno dei delitti per cui é prevista l’applicazione dell’attenuante della particolare

tenuità del fatto→323 bis

Quanto all’applicabilità di circostanze comuni alla corruzione si tratterà qui solo del rapporto con

le circostante che riguardano la gravità o la tenuità del danno patrimoniale→la loro applicabilità sia

limitata ai soli casi di corruzione propria non potendo obiettivamente arrecare al cun danno

patrimoniale l’emanazione di n atto conforme ai doveri d’ufficio

Rapporti tra norme→rapporti con la concussione→ notevolissime conseguenze

pratiche→concussione pena + severa e punibile il solo Pubblico agente.

Criterio del Metus→sezioni Unite della corte di Cassazione→ravvisa il criterio distintivo tra i due

reati dell’esistenza del Metus publicae potestatis→nel caso di concussione→si crea o insinua nel

soggetto passivo uno stato di paura o di timore atto a eliderne la volontà, tanto da costringerlo o

indurlo a esaudire l'illecita pretesa al dine di evitare nocumento.

Criterio dell’abuso→nella corruzione→ PU e privato condizioni paritetiche→nella concussione la

par condicio contractualis é inesistente→non serve perforza il metus ma basta che mentalmente il

privato voglia evitare maggiori danni o non avere noie.

Esistenza o meno del danno→x evitare danno allora concussione→per conseguire un vantaggio

allora corruzione.

Dottrina→se di regola oggetto dell’accordo é un atto contrario ai doveri d’ufficio→corruzione

(propria)→mentre se é ad essi conforme si ha corruzione se l’iniziativa é del privato, concussione

se é del pubblico agente

TUTTI QUESTI CRITERI SONO INFINE DELLE TAUTOLOGIE→ogni criterio porte un

contributo ma nessuno é risolutivo.

Prospettive di riforma con abolizione della concussione→tendente a ricondurre la concussione per

costrizione alla fattispecie di estorsione aggravata ed a creare una fattispecie di corruzione più

estesa e pertanto idonea a ricomprendere anche la concussione per induzione→si voleva

accompagnare l’introduzione di una causa di non punibilità per il corrotto o il corruttore che entro

un certo termine denunciasse il fatto spontaneamente e rendesse quanto indebitamente ricevuto.

Conseguenze sanzionatorie→dal 1990 sono state eliminate le pene pecuniarie che affiancavano

quelle detentive→pene accessorie→32quater. Casi nei quali alla condanna consegue la incapacità di

contrattare con la pubblica amministrazione. (1) — Ogni condanna per i delitti previsti dagli articoli

316bis, 316ter (2), 317, 318, 319, 319bis, 320, 321, 322, 322bis (2), 353, 355, 356, 416, 416bis,

437, 501, 501bis, 640 numero 1 del secondo comma, 640bis, 644 commessi in danno o in vantaggio

di un’attività imprenditoriale o comunque in relazione ad essa importa l’incapacità di contrattare

con la pubblica amministrazione [19 n. 5] (3) (4) (5). XLI

32quinquies. Casi nei quali alla condanna consegue l’estinzione del rapporto di lavoro o di

impiego. (1) — Salvo quanto previsto dagli articoli 29 e 31, la condanna alla reclusione per un

tempo non inferiore a tre anni per i delitti di cui agli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319,

319ter e 320 importa altresì l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego nei confronti del

dipendente di amministrazioni od enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione

pubblica.

L’art. 32quinquies del codice penale, introdotto dall’art. 5, della l. 97/2001, recante norme sul

rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei

confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, dispone che, salvo quanto previsto

dagli articoli 29 e 31 (disciplinanti le ipotesi in cui alla condanna consegue l’interdizione dai

pubblici uffici), la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni per i delitti di

cui agli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319ter e 320 importa altresì l’estinzione del

rapporto di lavoro o di impiego nei confronti del dipendente di amministrazioni od enti pubblici

ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica.

Stabilisce, peraltro, l’art. 5, c. 4 del citato provvedimento che, salvo quanto disposto

dall’articolo 32quinquies del codice penale, nel caso sia pronunciata sentenza penale

irrevocabile di condanna nei confronti dei dipendenti di amministrazioni o di enti pubblici

ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica, ancorché a pena condizionata sospesa,

l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego può essere pronunciata a seguito di un

procedimento disciplinare.

322ter. Confisca. (1) (2) — Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta

delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti

dagli articoli da 314 a 320, anche se commessi dai soggetti indicati nell’articolo 322bis, primo

comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo

che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca

di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo.

Nel caso di condanna, o di applicazione della pena a norma dell’articolo 444 del codice di

procedura penale, per il delitto previsto dall’articolo 321, anche se commesso ai sensi

dell’articolo 322bis, secondo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne

costituiscono il profitto salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa

non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente

a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a quello del denaro o delle altre utilità date

o promesse al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio o agli altri soggetti indicati

nell’articolo 322bis, secondo comma.

Nei casi di cui ai commi primo e secondo, il giudice, con la sentenza di condanna, determina le

somme di denaro o individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il

prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato. XLII

L’art. 731 ha carattere meramente sanzionatorio ed ha natura di norma penale in bianco.

Con sentenza 18-7-1968, n. 106 la Corte Costituzionale ha ritenuto manifestamente infondata la

questione di legittimità costituzionale dell’art. 8 della legge 31-12-1962, n. 1859 sollevata con

riferimento agli artt. 3 e 34 Cost. in considerazione della mancata estensione del beneficio della

fornitura gratuita dei libri di testo prevista per tutti gli alunni delle scuole elementari anche agli

alunni della scuola media inferiore. La Corte ha, tra l’altro, evidenziato che la gratuità

dell’istruzione di cui all’art. 34 Cost. non va intesa in senso assoluto ma in relazione all’obbligo

dei genitori di contribuire all’educazione dei figli

Infine anche nel caso di corruzione é prevista la responsabilità`amministrativa degli enti collettivi

descritta nel d lgs 231/2000.

Corruzione impropria attiva e passiva ed istigazione alla corruzione impropria→sanzione

pecuniaria fino a 200 quote.

Corruzione propria attiva o passiva o in atti giudiziari o istigazione alla corruzione

propria→sanzione pecuniaria da 200 a 600 quote.

Se corruzione propria aggravata attiva o passiva o di corruzione in atti giudiziari aggravata

→sanzione pecuniaria da 300 a 800 quote.

Nel secondo e terzo caso si applicano per una durata non inferiore ad un anno le sanzioni di

interdizione dall’esercizio delle attività+ divieto di contrattare con la Pa→salvo per ottenere le

prestazioni di un pubblico servizio.

Note di diritto comparato.

Corruzione→reato previsto in tutte le legislazioni

Spagna→reato più grave→azione od omissione costituente reato→intermedio→atto illegittimo

dell’ufficio che non comporta la realizzazione di un reato→e meno grave→pattuista omissione di

un atto legittimo→pena pecuniaria+ interdizione pubblici uffici

Art 427→causa particolare di non punibilità→per il privato che abbia accettato ed abbia poi

denunciato il fatto all’autorità (10 giorni dal fatto)

Francia→corruzione passiva e attiva→accordi che hanno ad oggetto indifferentemente il

compimento o il mancato compimento di un atto della funzione (no distinzione propria

impropria)→corruzione in atti giudiziari trova la sua fattispecie autonoma.

Codice tedesco→evidente distinzione propria impropria→differenza sostanziale nella

condanna→separazione responsabilità`del privato da quella del PU

Nel caso di corruzione impropria→non é richiesto dal 1997 il mercimonio di uno specifico atto

dell’ufficio→sufficiente che venga remunerato l’esercizio dell’attività d’ufficio. XLIII

Un progetto per la tutela degli interessi finanziari dell’UE→Art 5/4 del Corpus Juris per la tutela

degli interessi finanziari dell’UE→limitata alla corruzione antecedente→minimo comune

denominatore dei paesi dell’UE→prospettiva di tutela soprattutto patrimoniale.

323. Abuso d’ufficio. (1) — Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato il pubblico

ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio (2) che, nello svolgimento delle funzioni o del

servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento (3), ovvero omettendo di astenersi in

presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti,

intenzionalmente (4) procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale (5) ovvero

arreca ad altri un danno ingiusto (6), è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni (7).

La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno carattere di rilevante gravità

(8).

Il legislatore del ’90 introdusse una fondamentale distinzione tra la condotta favoritrice o

prevaricatrice e quella affaristica. Infatti, mentre la prima persegue un fine di vantaggio non

patrimoniale o di danno ad altri (condotta disciplinata dal primo comma dell’art. 323 c.p.), la

condotta affaristica mira ad un fine di vantaggio patrimoniale, enunciato nel secondo comma

dell’articolo in esame. Pertanto, il legislatore configurò la figura dell’abuso di ufficio in due

distinti commi che davano vita a due autonome figure di reato, sanzionate con trattamento

differenziato, nel presupposto che l’affarismo andasse represso in una maniera più rigorosa.

L’art. 323, formulato dal legislatore del ’90, incorporò parte delle figure criminose previste

dalla precedente normativa e consistenti in fatti riconducibili ad un «abuso di ufficio» quali ad

es. quella di cui all’art. 324 poi abrogato.

Con la legge 234 del 1997 l’art. 323 c.p. è stato modificato in modo sostanziale al fine di

evitare il dilagare delle incriminazioni per abuso di ufficio, culminanti soltanto in minima parte

in condanne o in richieste di rinvio a giudizio.

Alla base del nuovo intervento normativo vi è una più puntuale precisazione dei contorni del

fatto punibile, in modo da porre un limite all’indiscriminato intervento penale.

La nuova formulazione normativa ha suscitato immediati sospetti di incostituzionalità. In

particolare il GIP presso il Tribunale di Bolzano con ordinanza del 7-8-1997 ha ritenuto

rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 323,

come sostituito dalla l. 16-7-1997, n. 234, per contrasto con l’art. 3, primo comma, Cost.,

rispetto al trattamento del reo, in quanto situazioni di eguale gravità, altrettanto socialmente

riprovevoli, ricevono diverso trattamento sulla base di una distinzione formale (violazione o

meno di legge) del tutto priva di razionalità; rispetto al cittadino soggetto a chi è investito di

pubbliche funzioni, poiché qualunque norma che lasci impuniti, e quindi, di fatto, legittimi,

favoritismi e prepotenze diviene uno strumento di diseguaglianza; con l’art. 3, secondo comma,

Cost., perché il legislatore è venuto meno al dovere di rimuovere gli ostacoli che si possono

frapporre alla libertà ed eguaglianza dei cittadini; con l’art. 79 Cost. il quale prevede che

l’amnistia o l’indulto possano essere deliberati solo con la maggioranza dei due terzi dei

componenti di ciascuna Camera: nel caso di specie, di fronte alla difficoltà di ottenere una

maggioranza qualificata per il cosiddetto «colpo di spugna», il Parlamento ha fatto ricorso

all’escamotage dell’abolitio criminis, procedimento sulla cui legittimità è lecito sollevare

qualche dubbio. XLIV

(1) Art. così sostituito ex l. 16-7-1997, n. 234 (art. 13).

Il testo previgente già oggetto di riforma ad opera della l. 86/90, art. 13 così recitava: «Il

pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, al fine di procurare a sé od altri un

ingiusto vantaggio non patrimoniale o per arrecare ad altri un danno ingiusto, abusa del suo

ufficio, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione fino a due anni.

Se il fatto è commesso per procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, la pena

è della reclusione da due a cinque anni.»

testo originario→fatto sussidiario→contro condotte di favoritismo e prevaricazione.

Fase storiche→prima fase anni 60/70→moralizzazione→ma incompatibile con tipicità tassatività

offensività.

Seconda fase→70/80→riequilibro ermeneutico→diete vita al sindacato di merito sulla

discrezionalità amministrativa mediante l’indagine del giudice penale.

Posizione della dottrina→questione della distinzione tra merito e legittimità→distinzione tra merito

amministrativo e sindacato incidentale sui vizi dell’atto→si tratta dell’indagine su un fatto storico

rilevante ai fini dell’applicazione di una norma incriminatrice.

Riforma del 1990→abrogata la fattispecie di interesse privato→la norma é diventata sussidiaria

soltanto rispetto alle fattispecie più gravemente sanzionate inoltre ampliate ai IPS.

Due ipotesi distinte del dolo specifico→IN caso di favoritismo non venale o prevaricatore ci si

mantiene nei limiti della originaria rilevanza penale

→l’abuso finalizzato al vantaggio patrimoniale é punito con pena più grave→comprende anche

l’interesse privato→inoltre il proprio vantaggio patrimoniale avrebbe ereditato il vecchio peculato

per distrazione→purché il fatto di distogliere le somme destinate al pubblico interesse si realizzi

attraverso un abuso e con finalità di vantaggio patrimoniale.

Nucleo problematico→indeterminatezza del concetto di abuso d’ufficio→ne risulta un gigantesco

contenitore suscettibile di applicarsi ad un numero indeterminato di condotte di cattiva

amministrazione su cui le censure di legittimità si sono addensate fino al sopravvenire della

modifica legislativa del 1997→ con la l 16.7.1997 n. 234→l’art 234 é stato riformato nei termini

attualmente vigenti→a) il riferimento al abuso resta in rubrica ma scompare dal corpo della

disposizione→b)condotta di abuso rileva il fatto di procurare vantaggio o danno+violazione di

legge o regolamento→c) scompare la menzione di vantaggio non patrimoniale (lecita

attività`clientelare)→d)requisito soggettivo→intenzionalità della condotta rispetto all’evento.

Interesse tutelato→la norma tutela essenzialmente la legalità`dell’azione amministrativa qale

precondizione di garanzia dell’imparzialità contro quelle violazioni che non si esauriscano nella

semplice illegittimità amministrativa o disciplinare ma assurgano ad un grado di offensività tale da

determinareun ingiusto vantaggio al pubblico agente o ad altri o danno a terzi. XLV

In giurisprudenza→plurioffensività→tutela buon andamento imparzialità e trasparenza PA

+interesse privato a non essere turbato nei suoi diritto costituzionalmente garantiti dal

comportamento illegittimo del PU.

Il privato é persona offesa dal reato?→si per plurioffensività!!→si ha rilevanza come scriminante

del consenso del soggetto passivo (esclusione del fatto tipico).

Soggetti attivi→ PU e IPS→reato proprio esclusivo ad esecuzione monosoggettiva→favoritismo

configurabile il concorso del privato beneficiario.

La condotta concorsuale→necessario che il privato svolga un’attività di determinazione, istigazione

od agevolazione.

Fatto tipico→fulcro della fattispecie→procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero di

arrecare danno ingiusto.

Lo svolgimento delle funzioni o del servizio→attività che si riferisce ai compiti istituzionali propri

della funzione o del servizio.

Condotte irrilevanti→abuso di qualità→atti commessi in occasione dell’ufficio→funzione estranea

alle attribuzioni.

La circostanza che la condotta debba essere realizzata nell’attualità dello svolgimento delle funzioni

o del servizio esclude l’applicabilità dell’art. 360 CP

Le forme della condotta→La violazione di legge o di regolamento→rimediare al difetto di

determinatezza→a fronte del persuasivo sindacato sullo sviamento di potere il legislatore ha scelto

di attribuire rilevanza a quei soli abusi di poteri o di funzioni qualificati dalla violazione di legge o

di regolamento.

Secondo parte della giurisprudenza il riferimento alla violazione di norme di legge o di

regolamento equivale ad escludere che il giudice penale possa sindacare l’eccesso di potere→gli

sarebbe dunque preclusa ogni possibilità di entrare nell’ambito della discrezionalità amministrativa.

Sotto un altro punto di vista→a) il sindacato di merito concerne il risultato dell’atto amministrativo

mentre l’eccesso di potere riguarda il modo di formazione dell’atto e come tale rappresenta un vizio

di legittimità senz’altro sindacabile da parte del giudice penale→che d’altronde la rilevanza pratica

della questione sarebbe ridimensionata dal fatto che non poche figure prima ricondotte all’eccesso

di potere sono da iscrivere nella violazione di legge per effetto della riforma del procedimento

amministrativo operata con l n 241/1990→infine che la rilevanza dell’eccesso risulterebbe anche

dall’inclusione tra le fonti richiamate dall’elemento violazione di legge delle prescrizioni di

principio quali in primo luogo art 97 Cost.

Ultimi due argomenti non convinventi!

QUANTO alla violazione di norme di legge→si deve escludere la rilevanza della violazione dei

doveri generali di cui all art 97 Cost→la genericità del parametro priverebbe il giudice di un reale

XLVI

criterio di selezione tra mera illegittimità amministrativa e illiceità penale→= per le forme

programmatiche di fonte legisltiva ordinaria→tale orientamento é condiviso da numerose pronunce

giurisprudenziali secondo le quali la norma violata non deve essere genericamente strumentale alla

regolarità dell’azione amministrativa ma deve vietare puntualmente il comportamento del PU o

dell’ IPS.

Si può avere abuso mediante rilascio di concessione edilizia illegittima→→presupposto di fatto per

la violazione delle leggi urbanistiche.

Sono riconducibili alla violazione di norme di legge tutti i vizi relativi a forma contenuto oggetto

procedimento di formazione dell’atto che sono elementi costitutivi dell’atto amministrativo→vi

rientra il vizio di motivazione.

In giurisprudenza si é affermata inoltre la violazione di legge nel caso in cui la condotta dell’agente

non si conformi alle norme di attribuzione del potere che costituiscono presupposto del suo agire.

Violazione di norme procedimentali→parte della giurisprudenza la esclude→dottrina afferma la

rilevanza in rapporto a quelle norme che si trovano in rapporto causale con il vantaggio o il danno.

Violazione Norme sulla competenza→atto emanato da organo diverso da potestà→soggetto che non

ha legittimazione ad agire→organo collegiale con composizione non regolare.

Norme disciplinari→sono rilevanti in quanto siano connesse all’esercizio della Pubblica funzione o

del pubblico servizio.

Violazione di legge penale e pure la violazione di norme processuali penali rientra nel concetto di

violazione di legge.

Si precisa peraltro che il danno ingiusto rilevante ai fini dell’integrazione della fattispecie di abuso

dev’essere diverso ed ulteriore rispetto a quello che deriva direttamente al soggetto passivo dalla

violazione di una noma penale.

Violazione di norme regolamentari→nozione di regolamento→eterogeneo→corte di

Cassazione→atti formali del governo province comuni→fonti approvate attraverso un iter

regolamentare!

Dottrina→nella nozione rientrano gli atti emessi in base ad ogni disposizione di legge che

attribuisce potestà normativa ad un ente Pubblico.→regolamenti di Autorità Organici o Enti

Autonomi→gli atti del Ministro sotto forma di decreto ecc...

Hanno natura regolamentare→accordi collettivi nazionali.

Esiti sistematici della riformulazione del fatto tipico→l’abuso comprenda le condotte che prima

della riforma rientravano nel peculato per distrazione.

L’abuso non é l’erede del peculato per distrazione:i fatti già rilevanti a titolo di peculato per

distrazione sarebbero dunque confluiti nel peculato per appropriazione. XLVII

Le condotte che concretano l’abuso(violazione di legge o regolamento)→può essere realizzato

mediante un’attività giuridica (emanazione di atti legislativi, amministrativi...)→tutti gli atti che si

collocano nella fase prodromica di formazione dell’atto e che abbiano avuto un’influenza effettiva

sul provvedimento finale arbitrariamente dannoso o vantaggioso.

Vengono in considerazioni anche attività materiali compiute in violazione di legge o regolamento.

Abuso mediante omissione→senz’altro configurabile.

Omessa Astensione→omettere di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo

congiunto o negli altri casi prescritti.→interesse privato→caso dei soggetti

controinteressati→escluso reato

OVVIO che omessa astensione in tanto é penalmente rilevante in quanto abbia cagionato un

vantaggio o danno ingiusto.

Così detto interesse Zonale→interesse appartenente ad una zona geografica, ideologica

ecc→escludere in principio la rilevanza.

L’evento→vantaggio o danno ingiusto→abuso d’ufficio→reato d’evento→solo le violazioni in

rapporto causale con il vantaggio o danno ingiusto.

Per vantaggio →non solo il conseguimento di beni materiali ma in generale qualsiasi utilità

suscettibile di valutazione economica da stimare con riguardo al complesso dei rapporti giuridici a

carattere patrimoniale cui si da vita per effetto dell’atto antidoveroso dell’agente.

La norma esclude la rilevanza del vantaggio non patrimoniale→tale scelta é stata criticata in

dottrina in quando idonea ad imbrigliare la sanzione penale paralizzandola proprio di fronte a

comportamenti fra i più spregevoli quali il mercato delle influenze!

L’evento può consistere anche in un danno a terzi→peggioramento o lesione di una situazione

giuridica soggettiva di vantaggio attiva facendo capo al terzo→vantaggio sia patrimoniale che non

patrimoniale.

Vantaggio e danno devono essere ingiusti.→dottrina→requisito pleonastico.

Criterio per stabilire il carattere ingiusto dell’evento→scindere l'illegittimità della condotta da

quella del risultato→si dovrà ricorrere alle stesse norme che disciplinano l’attività di volta in volta

in considerazione senza che ciò rappresenti necessariamente una duplicazione posto che se

applicate all’evento muta la prospettiva di valutazione.

Destinatario del vantaggio o del danno é di regola il privato→la conclusione é destinata a ribaltarsi

nell’ipotesi di prevaricazione→il vantaggio oggettivamente arrecato alla PA si stempera nel danno

arrecato al cittadino che fonda la tipicità del fatto. XLVIII

Elemento soggettivo →procurare intenzionalmente un vantaggio o recare ad altri un danno

ingiusto→DOLO INTENZIONALE→esso risponderà del reato se effettivamente si sia verificato il

fine di vantaggio ingiusto patrimoniale o il danno ingiusto.

DOLO RIETTO ED EVENTUALE→non rilevanti→la limitazione delle forme di dolo rilevanti

trova una sua giustificazione estrinseca nella storia della fattispecie.

Prova del dolo→comuni criteri di accertamento→macroscopica illiceità dell’atto...

Forme di manifestazione del reato→consumazione e tentativo→si consuma secondo i principi

generali nel tempo e nel luogo in cui si verifica l’evento tipico cioè ingiusto vantaggio od il danno

ingiusto.

Circostanze→aggravanti→nei casi in cui il vantaggio o il danno ingiusti hanno un carattere di

rilevante gravità

Attenuanti→ art 323 bis→Nel caso di particolare tenuità

Concorso di persone→giurisprudenza é pacifica a riconoscere nell’extraneus condotte di istigazione

o agevolazione→il PU deve avere l’intenzione di commettere l’abuso →da escludere se condotta

fraudolenta del privato trae in inganno per errore incolpevole il PU→si esclude la responsabilità del

soggetto ingannante proprio quando la mancanza del dolo nell’intraneus deriva dall’inganno.

Rapporti tra norme→clausola di riserva→abuso solo se il fatto non costituisce + grave reato→es se

abuso mediante violenza privata o lesioni prevalgono le fattispecie di peculato e corruzione.

Concorso con la turbativa d’asta→art 353

Controverso abuso e falso in atto pubblico→parte della dottrina ha escluso il concorso ritenendo

applicabile il più grave reato di falso nel caos in cui la condotta di abuso s’identifichi e si esaurisca

con quella che integra il falso.

328. Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione. (1) — Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un

pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio (2) che, per ragioni di

giustizia (3) o di sicurezza pubblica (4), o di ordine pubblico (5) o di igiene e sanità, deve

essere compiuto senza ritardo (6), è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico

servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo

ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un

anno o con la multa fino a milletrentadue euro (7). Tale richiesta deve essere redatta in forma

scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa (8) (9). XLIX

Con la nuova formulazione della norma si assiste al paradosso per cui, nell’ipotesi di atti da

compiersi senza ritardo e particolarmente qualificati non è punito il ritardo nel loro

compimento, ma solo il rifiuto. Per quanto riguarda, poi, gli atti qualificati che possono essere

ritardati e gli atti non qualificati, il legislatore, anziché collegare l’omissione alla loro mancata

adozione tout court nei termini di legge o, in mancanza, nel termine utile affinché siano

garantite quelle finalità che l’ordinamento ha inteso perseguire con la previsione del

compimento dell’atto, ha subordinato la configurabilità dell’omissione alla messa in mora da

parte di chi abbia interesse al compimento dell’atto. Ne consegue che difficilmente saranno

punite le omissioni di atti, quali gli atti interni e gli atti sfavorevoli per i destinatari, rispetto ai

quali è difficile individuare un soggetto che vi abbia interesse e metta in mora il funzionario.

Inoltre il decorso dei termini previsti dalla legge o dalle disposizioni amministrative per

l’adozione di determinati provvedimenti (si pensi ad esempio alla disciplina dettata dall’art. 2

della l. 7-8-1990, n. 241, che sancisce che, in mancanza di espressa previsione di un termine

diverso, tutti i procedimenti amministrativi devono concludersi con l’adozione del

provvedimento entro 30 gg. dal loro inizio) non è idoneo a configurare il reato, essendo

necessari la messa in mora e l’ulteriore decorso di 30 gg. perché si integri la fattispecie

dell’omissione.

La possibilità, infine, offerta al funzionario moroso di giustificare il proprio ritardo, con ciò

solo sottraendosi alle conseguenze penali, fa sì che, di fatto, l’omissione di atti di ufficio oggi ...

non è più reato!

Eloquente ed emblematica è, al riguardo, la circolare 4-12-1990, n. 58245/7464 del Ministro

per la Funzione Pubblica nella quale, appunto in conseguenza dell’entrata in vigore della legge

86/90, il Ministro «suggerisce» ai pubblici funzionari i motivi che possono giustificare il difetto

di adozione dell’atto nel termine di trenta giorni, e che devono essere comunicati all’interessato,

motivi che «possono ad esempio riguardare: la particolare complessità dell’istruttoria; la

necessità di acquisire pareri amministrativi o tecnici; la effettuazione di accertamenti di fatti

semplici o di natura tecnica; l’elevato numero di pratiche da evadere; l’elevato numero di

documenti da acquisire, talora accompagnato dal fatto che parte di essi deve provenire

dall’istante o da terzi; altre ragioni specifiche che non consentono il rispetto del termine».

Nel caso di abuso realizzato con condotta omissiva→problema rapporto con art 328→si deve

ritenere solo articolo 323 (abuso d’ufficio)→norma speciale per aggiunta dell’evento di vantaggio o

danno ingiusto→d’altronde si tratta pure di fattispecie più gravemente sanzionata.

Conseguenze sanzionatorie→reclusione da 6 mesi a 3 anni→aumentata di 1/3 se aggravanti

Pene accessorie→interdizione pubblici uffici→pari pena principale→non meno di 1 anno→può

essere estinto il rapporto di lavoro→se superiore a 6 mesi incandidabilità per cariche pubbliche.

Note di diritto comparato→possiamo distinguere 4 modelli

1)rinuncia ad una previsione di una fattispecie generale tutela a determinate categorie di

atti→Germania/Danimarca/Belgio

2)Previsione di una fattispecie generale di pericolo accanto a fattispecie specifiche anche colpose

per tutela aspetti delle libertà individuali→Austria,Francia,Svizzera e Spagna. L

3)previsione di una fattispecie generale di danno accanto a fattispecie specifiche→Norvegia

4)previsione di una fattispecie generale omnicomprensiva ovvero di fattispecie parimenti generali di

favoritismi e prevaricazioni →Portogallo,Svezia,Polonia,Slovenia

Esperienza Francese→Art 111-5 Code Penal→permette sindacato al giudice penale sulla legittimità

degli atti amministrativi od individuale a condizione che dall’esito del sindacato di legittimità

dipenda la decisione del processo PENALE.

Fattispecie generale di →scacco alla legge→fattispecie di pericolo di un abuso della autorità contro

la PA.→da ricordare infine una fattispecie speciale di abuso al fine di procurare o tentare di

procurare profitto ingiusto a terzi mediante violazione di disposizioni legislative o regolamentari

aventi per oggetto di garantire la libertà d’accesso e uguaglianza dei candidati nei pubblici mercati e

nelle “délégation” di pubblico sevizio →contro favoritismo in pregiudizio della libera concorrenza.

325. Utilizzazione d’invenzioni o scoperte conosciute per ragione di ufficio. — Il pubblico

ufficiale, o l’incaricato di un pubblico servizio (1), che impiega, a proprio o altrui profitto,

invenzioni o scoperte scientifiche, o nuove applicazioni industriali, che egli conosca per

ragione dell’ufficio o servizio (2), e che debbano rimanere segrete (3), è punito con la

reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a cinquecentosedici euro (4).

(1) Se il delitto è commesso da chi è cessato dalla qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di

un pubblico servizio, ma ha appreso il segreto in forza di tale qualità, si applica la disposizione

in esame in disposto con l’art. 360 c.p. (cessazione della qualità di pubblico ufficiale).

326. Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio. (1) — Il pubblico ufficiale o la

persona incaricata di un pubblico servizio [358], che, violando i doveri inerenti alle funzioni o

al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela (2) notizie di ufficio (3) (4), le

quali debbano rimanere segrete (5), o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito

con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Se l’agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sé o ad

altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie di ufficio, le quali

debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è

commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di

cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni (6). LI

L’unica innovazione, introdotta dalla riforma, è la previsione, all’ultimo comma, del reato di

utilizzazione dei segreti d’ufficio che costituisce un’ipotesi specifica dell’abuso d’ufficio [v.

323]. Si pone un problema di coordinamento tra le ipotesi dei commi 1 e 3, in quanto nel c. 1

non è richiesto il fine di profitto. Ciò comporta una diversità di trattamento sotto il profilo

sanzionatorio, perché l’ipotesi prevista al c. 1, pur non contemplando il fine di profitto, è punita

più gravemente. Si auspica perciò un intervento correttivo del legislatore, soprattutto perché

tale disparità si presenta ingiustificata, data l’eguale potenzialità lesiva della rivelazione e

dell’utilizzazione.

Interesse tutelato→l’attività legislativa, giudiziaria amministrativa contro condotte d’indebita

rivelazione od utilizzazione id informazioni che debbono rimanere segrete.

Soggetti attivi→PU o IPS anche se cessate le funzioni art 360→art 36/1 2007 n 124→segreto di

stato→comitato per la sicurezza della repubblica e a chi diffonda informazioni non autorizzate.

ESPN (avvocati difensori)+parlamentari +notai.

Si ritiene l’art. 326 un reato plurisoggettivo!

Non vi é´nessuna condotta propriamente tipizzata in relazione alla rivelazione: elemento tipico della

fattispecie non é la ricezione ma la conoscenza da parte di terzi della notizia segreta.

Soggetto passivo é generalmente solo la PA→ma si pensa possa essere anche un terzo se il danno si

sia prodotto nei confronti di un determinato soggetto.

Fatto tipico→4 modalità

Rivelazione→consiste nel fa conoscere ad una o più`persone con un comportamento attivo di

specifica propalazione il contenuto della notizia che doveva rimanere segreta.

Agevolazione→nel rendere possibile la conoscenza da parte di privati o nel renderla più facile

(rientrano anche le condotte omissive).

Utilizzazione→tutte le possibili condotte di sfruttamento od uso illegittimo delle conoscenze che il

pubblico funzionario abbia acquisito in virtù del collegamento con il suo ufficio.

Utilizzazione→condotta differente dalla rivelazione.

Utilizzazione deve essere→illegittima espressa→avente funzione di segnalare.

Oggetto della condotta→notizie che debbano rimanere segrete→concetto di relazione→rapporto

esclusivo che s’instaura tra la conoscenza di un determinato fatto ed uno o più soggetti determinati.

Qualificato giuridicamente→per attribuzione (potere di escludere terzi dalla conoscenza)→per

imposizione a terzi di non procurarsi l’informazione. LII

Segretezza nella legge e nei decreti in categorie di interessi individuati nell’art 24 l n 241

1990→sicurezza difesa ecc...

Se la notizia ha già avuto diffusione→norma non configurabile→ma non esclusa se la rivelazione

da parte del PU conferisca alla notizia credibilità o contribuisca alla sua maggior diffusione.

Non si esclude il reato→infondatezza notizie.

Reato di pericolo presunto→é pacifico che non si ha reato nel caso di notizie futili

Cause di giustificazione→consenso della Pa data con atti legittimi + consenso del titolare

dell’interesse.

Giurisprudenza→discussa la rilevanza della scriminante di un esercizio di un diritto→per diritto di

difesa→ma non esiste norma giuridica che impone al PU di rivelare notizie segrete.

Elemento soggettivo→DOLO GENERICO e comma 2 colposa.

L’errore può escludere il dolo.

Forme di manifestazione del reato:

Consumazione e tentativo→Pericolo presunto→si perfeziona nel momento in cui la persona non

autorizzata viene a conoscenza del segreto.

Non sono applicabili le circostanze aggravanti comuni→solo se parlamentare allora aumentata di

1/3

Concorso di persone→chi riceve l’informazione e la propali→concorso per condotta ulteriore→ma

criticata dalla dottrina→non é sufficiente ad attribuire ad essa carattere concorsuale.

Rapporti tra norme→interferire con segreti si stato e segreti professionali→art 326 specifico

Abuso di informazioni privilegiate→insider trading non più riconducibile all’art 326 causa aumento

della pena.

Tutela della privacy→salvo che il fatto costituisca + grave reato...

Art. 35

Trattamento illecito di dati personali

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri profitto o

di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto

disposto dagli articoli 11, 20 e 27, è punito con la reclusione sino a due anni o, se il fatto consiste

nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da tre mesi a due anni.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarne per sé o per altri

profitto o di recare ad altri un danno, comunica o diffonde dati personali in violazione di quanto

LIII

disposto dagli articoli 21, 22, 23 e 24, ovvero del divieto di cui all'articolo 28, comma 3, è punito

con la reclusione da tre mesi a due anni.

3. Se dai fatti di cui ai commi 1 e 2 deriva nocumento, la reclusione è da uno a tre anni.

Conseguenze sanzionatorie→reclusione da 6 mesi a 3 anni→colposa fino a 1 anno.

Profitto patrimoniale→reclusione da 2 a 5 anni se no fino a 2 anni.

Interdizione temporanea dai pubblici uffici per 5 anni se pena inflitta superiore a 3 anni se inferiore

stessa della pena

Può essere pronunciata previo procedimento disciplinare l’estinzione del rapporto di lavoro o di

impiego.

328. Rifiuto di atti d’ufficio. Omissione. (1) — Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un

pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio (2) che, per ragioni di

giustizia (3) o di sicurezza pubblica (4), o di ordine pubblico (5) o di igiene e sanità, deve

essere compiuto senza ritardo (6), è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico

servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo

ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un

anno o con la multa fino a milletrentadue euro (7). Tale richiesta deve essere redatta in forma

scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa (8) (9). LIV

Con la nuova formulazione della norma si assiste al paradosso per cui, nell’ipotesi di atti da

compiersi senza ritardo e particolarmente qualificati non è punito il ritardo nel loro

compimento, ma solo il rifiuto. Per quanto riguarda, poi, gli atti qualificati che possono essere

ritardati e gli atti non qualificati, il legislatore, anziché collegare l’omissione alla loro mancata

adozione tout court nei termini di legge o, in mancanza, nel termine utile affinché siano

garantite quelle finalità che l’ordinamento ha inteso perseguire con la previsione del

compimento dell’atto, ha subordinato la configurabilità dell’omissione alla messa in mora da

parte di chi abbia interesse al compimento dell’atto. Ne consegue che difficilmente saranno

punite le omissioni di atti, quali gli atti interni e gli atti sfavorevoli per i destinatari, rispetto ai

quali è difficile individuare un soggetto che vi abbia interesse e metta in mora il funzionario.

Inoltre il decorso dei termini previsti dalla legge o dalle disposizioni amministrative per

l’adozione di determinati provvedimenti (si pensi ad esempio alla disciplina dettata dall’art. 2

della l. 7-8-1990, n. 241, che sancisce che, in mancanza di espressa previsione di un termine

diverso, tutti i procedimenti amministrativi devono concludersi con l’adozione del

provvedimento entro 30 gg. dal loro inizio) non è idoneo a configurare il reato, essendo

necessari la messa in mora e l’ulteriore decorso di 30 gg. perché si integri la fattispecie

dell’omissione.

La possibilità, infine, offerta al funzionario moroso di giustificare il proprio ritardo, con ciò

solo sottraendosi alle conseguenze penali, fa sì che, di fatto, l’omissione di atti di ufficio oggi ...

non è più reato!

Eloquente ed emblematica è, al riguardo, la circolare 4-12-1990, n. 58245/7464 del Ministro

per la Funzione Pubblica nella quale, appunto in conseguenza dell’entrata in vigore della legge

86/90, il Ministro «suggerisce» ai pubblici funzionari i motivi che possono giustificare il difetto

di adozione dell’atto nel termine di trenta giorni, e che devono essere comunicati all’interessato,

motivi che «possono ad esempio riguardare: la particolare complessità dell’istruttoria; la

necessità di acquisire pareri amministrativi o tecnici; la effettuazione di accertamenti di fatti

semplici o di natura tecnica; l’elevato numero di pratiche da evadere; l’elevato numero di

documenti da acquisire, talora accompagnato dal fatto che parte di essi deve provenire

dall’istante o da terzi; altre ragioni specifiche che non consentono il rispetto del termine».

Art 328→incrimina due fattispecie→modificato dal l n 86 1990→rifiuto ed omissione→prima della

riforma→DINIEGO DI GIUSTIZIA→omissione di qualunque adempimento imposto dai doveri

connessi alla funzione→espressione di fedeltà verso l’ufficio→dottrina contro tale

orientamento→oggetto della tutela penale era rappresentato dall’attività dell’amministrazione

considerata con già nel momento statico dell’organizzazione ma in quello dinamico e concreto del

perseguimento degli scopi di volta in volta rilevanti.

Interesse tutelato→regolare funzionamento della PA in vista degli scopi da essa perseguiti.

Comma I→tutelare l’attività`della PA in quanto direttamente strumentale alla garanzia dei beni

della giustizia, sicurezza pubblica ordine pubblico igiene e sanità a loro volta strumentali cioè nella

misura in cui lo siano pure in concreto alla tutela di una vastissima gamma di beni individuali e

collettivi.

Comma II→puniti quei comportamenti omissivi che si pongano in diretta relazione con un’istanza

del soggetto interessato. LV

In un certo senso si può ritenere che l’interesse tutelato consista nella corretta e trasparente

gestione del rapporto tra pubblica amministrazione e soggetti interessati ad un procedimento avente

rilevanza estera in relazione specificamente alle modalità d’azione seguite dalla PA nel compimento

degli atti cui i destinatari sono interessati.

Soggetti attivi→nella fattispecie di rifiuto→PU o IPS→istituzionalmente preposti alle funzioni di

controllo delle fonti di pericolo per i beni indicati dalla fattispecie.

Soggetto attivo nella fattispecie di omissione→PU e IPS→inapplicabile art 360→particolare del

responsabile del procedimento→responsabile oggetto dell’istruttoria!

i magistrati →ciò che conta é che in qualsiasi modo il soggetto sia stato portato inequivocabilmente

a conoscenza dei presupposti del compimento dell’atto:la sua inerzia esprime per così dire la

materialità della decisione il riflesso di essa nella realtà delle cose il rifiuti l’espressione di volontà

che la sorregge.

Considerando sia i casi concreti sia la motivazione della corte →pare che i giudici di legittimità

affermino che la univocità di determinate circostanze di fatto portate a conoscenza del soggetto

imponga di configurare l’inerzia omissiva come rifiuto implicito, nel senso che essa costituisce la

prova l’espressione di una consapevole decisione di non compiere l’atto.

L’oggetto materiale del rifiuto→qualificazione relativa alla materia→qualificazione relativa al

tempo.

Le ragioni per le quali l’atto d’ufficio deve essere indifferibilmente adottato sono tassative→quelle

di giustizia concernono non soltanto l’attività giurisdizionale vera e propria, ma anche quelle che

attengono all’attività del PM o a quelle della polizia volta all’accertamento dei reati ed

all’attuazione del diritto obiettivo.

È da precisare che non ogni inadempimento relativo alla materia della giustizia integra la fattispecie

ma soltanto quello che vi é direttamente collegato.

Sicurezza pubblica→ineriscono all’attività della polizia di sicurezza→alla sicurezza dei cittadini

alla loro incolumità e alla tutela della proprietà.

Le ragioni di ordine pubblico→mantenimento della quiete e dell’ordine pubblico.

Le ragioni di igiene e sanità→prevenzione e cura delle malattie e in generale art 32 COst→materia

ambientale esclusa a meno che non sia in diretta relazione con la salute.

Quanto alla selezione in rapporto all’urgenza→immediato compimento per evitare il determinarsi di

un pregiudizio→bisogna prevedere se é predisposto un termine o no! LVI

Rifiuto deve essere indebito!→non trovino giustificazione nelle norme e sia in contrasto con norme

amministrative.

Omissione→cenni sulla disciplina del procedimento amministrativo →comma 2 punisce il PU o

IPS il quale a fronte della messa in mora entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta non compie

l’atto richiesto→silenzio-inadempimento/rifiuto→o non risponde per esporre le ragioni del ritardo.

Un primo problema ermeneutico posto dalla disposizione consiste nell’assoluta mancanza di

coordinamento tra il termine di trenta giorni previsto agli effetti della responsabilità penale ed il

termini eventualmente diversi previsti da leggi regolamenti provvedimenti della stessa PA per il

relativo procedimento amministrativo.

La pubblica amministrazione ha il dovere di concludere il procedimento con un provvedimento

espresso→per provvedimenti ad istanza di parte per rilascio di provvedimenti

amministrativi→silenzio assenso→fuori da queste ipotesi e per tutti i procedimenti

d’ufficio→ricordo giudice amministrativo→rilevanti dal punto di vista penalistico sono che dal

2005 la eliminazione di una previa diffida e la conseguente immediata proponibilità`del ricorso!

Rapporto fra normativa amministrativa e penale→allungamento di 90 giorni del termine generale

per il compimento del procedimenti amministrativo+giudice amministrativo può decidere sulla

fondatezza dell’istanza e dunque prendere direttamente in considerazione l’interesse del privato.

La dottrina prevalente ritiene che l’atto di messa in mora agli effetti penali debba essere

necessariamente successivo alla scadenza del termine extrapenale→e questo presuppone la

scadenza del termine.

Attendere il decorso del termine amministrativi= frustrare tutela dei cittadini→criticata dalla

dottrina perchè in sè il cittadinò é già tutelato.

Alla scadenza del termine previsto per la conclusione del procedimento il mancato compimento

dell’atto determina di norma la formazione del silenzio assenso→l’omissione del provvedimento é

in questi casi penalmente irrilevante come lo sono quelle altre ipotesi di CD silenzio significativo

nelle quali cioè é attribuito il silenzio un valore legale tipico→silenzio procedimentale o silenzio

devolutivo.

Quanto al caso in cui l’omissione del provvedimento non abbia valore di assenso ma resti un

inadempimento (silenzio-rifiuto)→contro di esso possono essere esperiti i rimedi amministrativi del

caso e indipendentemente da quelli può essere presentata richiesta ex art 328 dalla quale decorre il

termine di trenta giorni per il compimento dell’atto→se esso avvenga dopo il termine non esclude

reato.

CD silenzio rigetto→accesso ai documenti amministrativi→norma penale sempre inapplicabile→si

ha tutela amministrativa.

Legittimato alla proposizione della richiesta→qualunque soggetto che abbia interesse qualificato al

compimento dell’atto LVII

Controverso é il problema se la richiesta possa provenire da altro pubblico funzionario appartenente

o meno alla stessa amministrazione di colui che oppone il rifiuto→in giurisprudenza risposta

negativa.

La richiesta deve essere redatta in forma scritta e deve avere contenuto di espressa diffida al

compimento dell’atto.

Destinatario della richiesta é l’ufficio competente all’emanazione dell’atto→può essere inviata

genericamente ad esso→termine si conta dalla ricezione da parte dell’ufficio.

Quanto al problema concernente la risposta per esporre le ragioni del ritardo alternativa al

compimento dell’atto e parimenti significativa ai fini dell’esclusione del reato deve trattarsi di una

risposta seria non basata su circostanze infondate o pretestuose o su clausole di stile.

La risposta può essere data senza formalità dato che anche una risposta orale o per via telematica

soddisfa l’interesse sostanziale sotteso alla richiesta→forma scritta preferibile per motivi probatori.

Oggetto del rigiuto o dell’omissione→atto d’ufficio→deve rientrare nella specifica competenza

funzionale del PU o IPS→deve trattarsi di un atto avente rilevanza esterna.

Omissione→si configura solamente quando esista un dovere di compiere un atto→esclusione atti

discrezionali nel AN E QUANDO→la dottrina prevalente ammette che l’omissione possa

concernere atti discrezionali.

Elemento soggettivo→rifiuto→dolo generico→consapevolezza di stornare o contenere un pericolo

per gli interessi relativi alla giustizia sicurezza pubblica.

Omissione→DOLO GENERICO→volontà di non compiere l’atto d’ufficio oggetto di una richiesta

o di non rispondere sulle ragioni del ritardo con la consapevolezza→qualifica di PU o

IPS→esistenza della richiesta→del fatto ch’essa é stata presentata dal soggetto che vi ha interesse.

Forme di manifestazione del reato→rifiuto→il reato é di pericolo concreto→atto personale PU o

IPS→il reato si concretizza al concretizzarsi o all’aumento del pericolo per l’interesse

pacificamente in gioco.

Tentativo→non é possibile una risposta astratta sul punto dipende se si concretizzato il pericolo.

Omissione→il reato si consuma con lo scadere dei 30 giorni decorrente dal ricevimento della

richiesta da parte dell’ufficio cui appartiene il funzionario competente per il compimento dell’atto

di ufficio e per la risposta.

Rapporto tra norme

Giurisprudenza e parte della dottrina ammettono concorso con il delitto di corruzione propria→se

l’agente omette di compiere l’atto. LVIII

Concorso con la fattispecie di concussione →intenzione di cagionare un danno o ottenere un

vantaggio patrimoniale ingiusto.

Si può avere concorso formale con omissione di soccorso.

Consegunze sanzionatore→reclusione 6 mesi 3 anni

Comma 2→o reclusione fino a 1 anno o multa fino a 1032 E.

Misure cautelare→sospensione di un pubblico servizio

Note di diritto comparato

Fattispecie tutta Italiana→ordinamenti continentali non conoscono ipotesi generali di omissione

d’atti d’ufficio.

Spagna→incriminazione interruzione d’impiego con l’intenzione di perseguire un delitto.

Portogallo→punisce il diniego di giustizia

Ordinamento tedesco→omissione di un atto sia equiparata alla sua commissione.

Rifiuto o ritardo di obbedienza da parte di militare o agente della forza pubblica

329. Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza

pubblica. — Il militare [c.p.m.p. 2] o l’agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda

indebitamente di eseguire una richiesta fattagli dall’Autorità competente nelle forme stabilite

dalla legge (1), è punito con la reclusione fino a due anni (2).

La norma costituisce un’ipotesi particolare del reato di cui all’art. 328 e si giustifica per

l’esigenza di assicurare la tempestività di intervento delle forze pubbliche quando ve ne sia la

necessità testimoniata da una formale richiesta.

Interesse tutelato→corretto espletamento dei doveri militari e delle funzioni di pubblica sicurezza.

Soggetti attivi→militari, agenti della forza pubblica, ed equiparati (vigili del fuoco)

La condotta→rifiuto ritardo od omissione del compimento di un atto richiesto od ordinato

dall’autorità`competente.

Escluso il sindacato→tranne nei casi di manifesta criminosità LIX

Dolo generico→errore sulla legittimità formale dell’ordine e della richiesta→carattere indebito del

rifiuto escludono il dolo!!!

Il tentativo é configurabile.

331. Interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica necessità. — Chi, esercitando

imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende

il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio

(1), è punito con la reclusione da sei mesi a un anno (2) e con la multa non inferiore a

cinquecentosedici euro (3).

I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la

multa non inferiore a tremilanovantotto euro (3) (4).

Si applica la disposizione dell’ultimo capoverso dell’articolo precedente (5).

Il delitto in esame è stato configurato: nel caso di chiusura di una farmacia per adesione del

titolare ad una protesta nazionale di tutti i farmacisti (è stato precisato, infatti, che i farmacisti

non sono né lavoratori subordinati né lavoratori autonomi, ma imprenditori commerciali, per

cui gli stessi non sono titolari del diritto di sciopero); nonché nel caso di studenti che, al fine di

ottenere una diversa organizzazione degli studi, abbiano impedito agli insegnanti di compiere le

operazioni di scrutinio ed agli impiegati amministrativi della scuola le incombenze istituzionali.

Interesse tutelato→normale funzionamento della PA→continuità e regolarità dei servizi pubblici e

di pubblica necessità→impedimento disservizi→estensione ai diritti fondamentali della persona.

Soggetti attivi→reato proprio dell’imprenditore→solo chi esercita imprese di servizi pubblici i di

pubblica necessità→é necessario che esso abbia alle proprie dipendenze lavoratori

subordinati→ragioni oltre logico esegetiche anche per ragioni di coerenza sistematico→astensione

individuale di chi non ha subordinati é assimilabile allo sciopero d’un lavoratore autonomo.

Concetto di pubblico servizio→incluse mansioni d’ordine e della prestazioni d’opera materiale.

Pubblica necessità→determinata con riferimento al esercizio imprenditoriale→può essere

determinato in riferimento alle leggi extrapenali che regolamentano l’esercizio del diritto di

sciopero nei cosiddetti servizi pubblici essenziali→quelli volto a garantire il godimento dei diritti

della persona costituzionalmente tutelati alla vita alla salute alla libertà e sicurezza alla libertà di

circolazione...esemplificativa.

Fatto tipico→comma i →interruzione del servizio o sospensione del lavoro negli

stabilimenti→interruzione e turbativa→riferiti nel suo complesso

Comma II→sono capi coloro in posizione sovraordinata rispetto ai partecipanti all’interruzione sia

agli organizzatori controllando l’operato degli uni e degli altri ed assumendo una posizione di

guida→promotori (non vi prendono necessariamente parte)→organizzatori.

Elemento soggettivo→DOLO GENERICO LX

Coscienza e volontà d’interrompere il servizio o sospendere il lavoro in modo da turbare la

regolarità del servizio stesso, con la consapevolezza di esercitare un’impresa di servizio pubblico o

di pubblica necessità→nel comma II nella coscienza e volontà di dirigere promuovere ed

organizzare l’interruzione.

Forme di manifestazione del reato→consumazione e tentativo→il reato si consuma nel momento e

nel luogo di verificazione dell’evento di turbativa del servizio→il tentativo é assimilabile.

Circostante→Aggravamento→ 330. [Abbandono collettivo di pubblici uffici, impieghi, servizi o

lavori]. — (1).

Rapporti tra norme → differenza fra art 331 da 340

( 340. Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità. —

Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge [330, 331, 431, 432, 433]

(1), cagiona una interruzione o turba la regolarità (2) di un ufficio o servizio pubblico o di

un servizio di pubblica necessità, è punito con la reclusione fino a un anno (3).

I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni (4).

La fattispecie ha sollevato dubbi di legittimità costituzionale con riferimento all’esercizio del

diritto di sciopero ritenuti dalla Corte Costituzionale con sentenza 3-8-1976, n. 222 infondati. Il

diritto allo sciopero deve essere tutelato nei limiti in cui non interferisca con altri interessi

costituzionalmente protetti: nei servizi pubblici o di pubblica necessità è sempre necessario

garantire un minimo di servizi, quelli essenziali al regolare svolgimento del servizio stesso.

)

Differenza per i soggetti attivi dato che la seconda fattispecie può essere realizzata da

chiunque→per la condotta dato che la seconda fattispecie é a forma libera e può essere realizzata

mediante ogni condotta idonea ad interrompere il servizio o turbarne la regolarità.

Conseguenze sanzionatorie→→reclusione da 6 mesi a un anno→multa non inferiore a euro 516

ecc.

Pene accessorie→interdizione temporanea dai pubblici uffici non inferiore alla pena o ad un

anno→se violazione dei doveri inerenti ad un servizio di pubblica necessità si applica l’interdizione

temporanea dai pubblici uffici per durata non inferiore a quella della pena principale inflitta cmq

non inferiore ad un mese.

Se la pena superiore a 3 anni→interdizione temporanea dai pubblici uffici per 5 anni→se pena

superiore a 5 interdizione perpetua.

Note di diritto comparato→Codice Spagnolo→distingua fra abbandono collettivo e manifestazione

illegale→rilevanza soltanto la condotta dei promotori capi organizzatori mentre la mera

partecipazione costituisce illecito disciplinare. LXI

È penalmente rilevante solamente con la specifica finalità di non impedire o non perseguire delitti.

334. Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un

procedimento penale o dall’autorità amministrativa. (1) — Chiunque sottrae (2), sopprime,

distrugge, disperde o deteriora (3) una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un

procedimento penale o dall’autorità amministrativa (4) e affidata alla sua custodia (5), al

solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni

e con la multa da cinquantuno euro a cinquecentosedici euro.

Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da trenta euro a trecentonove

euro, se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento

sono commessi dal proprietario della cosa, affidata alla sua custodia.

La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a trecentonove euro, se

il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia (6).

335. Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro

disposto nel corso di un procedimento penale o dall’autorità amministrativa. (1) —

Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un

procedimento penale o dall’autorità amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la

dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione

fino a sei mesi o con la multa fino a trecentonove euro (2).

Non è punito il deterioramento della cosa, che è previsto solo a titolo di dolo ex art. 334.

Sarebbe auspicabile l’estensione dell’elemento soggettivo, in quanto anche il comportamento

negligente è idoneo a cagionare il deterioramento.

Interesse protetto→ conservazione del vincolo cautelare

Reato proprio→soggetto attivo é il custode→fatto può essere commesso anche dal proprietario.

Irrilevanti per la giurisprudenza vizi di nomina del custode→dottrina esula il reato solo in

annullabilità.

Concorso fra custode e proprietario→ognuno risponde della fattispecie realizzata→fattispecie mono

soggettive necessariamente non eventuali.

Oggetto materiale→cosa sottoposta a sequestro→disposto nel corso del procedimento penale

(sequestro probatorio e di sequestro preventivo discusso quello conservativo che la dottrina

maggioritaria esclude)

Disposta dall’autorità amministrativa→previsti dal TULPS e leggi su stampa caccia ecc...

Secondo la giurisprudenza é irrilevante ogni vizio dell’atto di sequestro che nonne comporti la

giuridica inesistenza→esclusione del reato in casi di nullità insanabile→esclusione del reato nel

caso di cose non sequestrabili. LXII

Elemento soggettivo →se il soggetto attivo é il custode é necessario il dolo specifico di favorire il

proprietario.→altrimenti punibile a titolo di peculato.

Art 355 incrimina anche la realizzazione colposa degli eventi di distruzione e dispersione.

335bis. Disposizioni patrimoniali. (1) — Salvo quanto previsto dall’articolo 322ter, nel caso di

condanna per delitti previsti nel presente capo è comunque ordinata la confisca anche nelle ipotesi

previste dall’articolo 240, primo comma.

Confisca delle cose servite o destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il profitto o il

prodotto.

Il sistema della confisca in tema di reati contro la PA non perspicuo e di cui si deve auspicare una

razionalizzazione da ricostruire:

→cose che servirono o furono utilizzate a commettere il reato→confisca obbligatoria

→prodotto-profitto-prezzo→confisca obbligatoria

Pecularità dei delitti dei privati contro la PA

Il soggetto attivo può ma non deve essere necessariamente un agente pubblico.

Il soggetto passivo del reato rimane lo stesso AP→pregiudicata nel normale svolgimento delle sue

funzioni.

Con i delitti dei PU contro la PA per l ‘appunto si protegge l’amministrazione pubblica da

pregiudizi che sono in ogni casi gravi perché provenienti dagli stessi soggetti deputati al suo

esercizio.

Con i delitti dei privati contro la PA invece si ricorda all’interprete che il legislatore ha preferito alla

tutela diretta delle persone quella delle funzioni da loro svolte:invero un ricordo non sempre facile

da giustificare considerando i beni giuridici coinvolti e la fisicità delle fattispecie previste dal capo

II IN TEMA DI violenza resistenza d’interruzioni d’ufficio o servizio pubblico di un servizio di

pubblica necessità di turbata libertà degli incanti.

i delitti di violenza minaccia resistenza a un agente publico LXIII

Capo II

Dei delitti dei privati contro la pubblica amministrazioneDei delitti dei privati contro la

pubblica amministrazione

336. Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. — Chiunque usa ad un incaricato di un

pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un

atto dell’ufficio o del servizio [328], è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni [339]

(3).

La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle

persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su

di essa [339] (4) (5) (6).

Il delitto in esame si differenzia dalla resistenza a pubblico ufficiale [v. 337] in quanto nella

figura in esame la violenza o minaccia precede il compimento dell’atto da parte del pubblico

ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, mentre nel delitto di resistenza a pubblico

ufficiale la viol enza o minaccia accompagnano il compimento dell’atto da parte del pubblico

ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio. LXIV

Prima di esaminare le singole figure criminose previste in questo Capo è necessario menzionare

l’art. 4 del d.lgs.lgt. 14-9-1944, n. 288, a tenore del quale le disposizioni degli artt. 336

(Violenza o minaccia a pubblico ufficiale), 337 (Resistenza a pubblico ufficiale), 338 (Violenza

o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario), 339 (Circostanze aggravanti),

342 (Oltraggio ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario), 343 (Oltraggio ad un

magistrato in udienza) non si applicano quando il fatto previsto in essi sia stato causato da atti

arbitrari del pubblico ufficiale, dell’incaricato di un pubblico servizio, ovvero del pubblico

impiegato. È questa la c.d. scriminante della legittima reazione agli atti arbitrari dei pubblici

ufficiali. Il nostro codice, emanato sotto il regime fascista, che faceva del rispetto e

dell’obbedienza incondizionata ai pubblici poteri uno dei cardini della sua ideologia, non

riprodusse le norme del codice Zanardelli secondo le quali le norme relative alla violenza e

all’oltraggio non trovano applicazione quando il p.u. aveva dato causa al fatto eccedendo con

atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

Tuttavia, appena caduto il fascismo, il nostro legislatore avvertì l’esigenza di reintrodurre, ex

art. 4, d.l.l. 288/1944, il principio già fissato dal Codice Zanardelli.

Il fondamento della norma sarebbe nell’esigenza di «garantire la libertà dei privati contro gli

eccessi dei funzionari» nonché nell’ingiustizia di punire un comportamento che costituisce la

normale reazione ad atti scorretti tenuti proprio dai soggetti che, per la loro posizione,

dovrebbero più di ogni altro rispettare la legge (antolisei).

Controversa è la natura giuridica dell’ipotesi in esame. Secondo l’orientamento prevalente, si

tratta di una causa di giustificazione [v. nota introduttiva artt. 50-52] (che esclude

1]. Altri, invece, vi

l’antigiuridicità del fatto commesso) e, dunque estendibile ai concorrenti [v. 59

ravvisano una [v. ], per la condizione o qualità del soggetto

causa di non punibilità nota introduttiva artt. 50-55

che reagisce e, dunque non estendibile ai concorrenti [v. ]. Per altri, infine, in presenza dei requisiti di cui all’art. , al pubblico ufficiale

119 4

non sarebbe più accordato alcun privilegio: egli andrebbe considerato come un soggetto di diritto comune e il fatto previsto andrebbe, al più,

qualificato come ingiuria [v. ] violenza [v. ] o minaccia [v. ].

594 610 612

Quanto ai requisiti per l’applicabilità dell’art. , è necessario: che il comportamento del soggetto che eccede sia illegittimo per eccesso di

4

potere, violazione di legge od incompetenza; che il soggetto che eccede tenga un comportamento arbitrario, che l’agente sia consapevole di

tenere un comportamento illegittimo; che tra l’eccesso e la reazione vi sia una relazione di causa ad effetto; che la reazione sia proporzionata

all’offesa.

Sotto il profilo soggettivo, è ovvio che le figure del pubblico ufficiale e dell’incaricato di un pubblico servizio vanno intese così come

modificate dalla legge di riforma 86/1990 [v. ; , ].

Libro II, Titolo II 357 358

337. Resistenza a un pubblico ufficiale. — Chiunque usa violenza o minaccia (1) (2) per

opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un

atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la

reclusione da sei mesi a cinque anni [339] (3) (4).

Secondo la giurisprudenza il delitto in esame concorre col delitto di lesioni personali [v. 582],

in quanto il delitto in esame assorbe in sé solo quel minimo di violenza che si concreta nelle

percosse e non anche quegli atti che, esorbitando da tali limiti, cagionino una lesione.

Infine concorre col delitto di rapina impropria [v. 628], nel quale non si verifica assorbimento

col delitto di resistenza, in quanto la violenza, pur essendo elemento costitutivo di entrambe le

figure, lede entrambi i beni giuridici protetti dalle due norme. LXV


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Fornasari Gabriele.

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