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Riassunto esame Diritto Musulmano, prof. Piccinelli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Musulmano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Musulmano, Piccinelli. Analisi dei seguenti argomenti: le quattro scuole responsabili della direzione giuridica dei Sanniti (Hanafita, Malichita, Sciafiita, Hanbalita), le fonti primarie del diritto islamico (Corano, sunna, consenso, procedimento analogico) e le fonti... Vedi di più

Esame di Diritto Musulmano docente Prof. G. Piccinelli

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DIRITTO MUSULMANO E DEI PAESI ISLAMICI:

Il fiqh ha vari caratteri, tra i quali fondamentale quello della sacralità dal quale derivano vari altri:

1) Aconfessionalità;

2) Personalità;

3) Eticità;

4) Extrastatualità;

5) Imperatività;

6) Immutabilità.

Nell’islam, per la mancanza di un vero e proprio status ecclesiastico, gli scienziati del diritto hanno

sempre goduto di una certa venerazione religiosa. I dottori della legge hanno poi iniziato a riunirsi

in scuole. Quattro sono le scuole che si dividono oggi la direzione giuridica dei Sanniti:

I. HANAFITA: caratterizzata dall’ampio uso del ragionamento analogico rispetto alle tradizioni;

II. MALICHITA: ampio uso della sunna rispetto al ragionamento personale, accetta anche criteri

sussidiari quali l’istihsan;

III. SCIAFIITA: introdusse il ricorso alla presunzione di diritto secondo la quale, ove consti

l’esistenza di uno stato di fatto, si presume che quello stato perduri fino a prova contraria;

IV. HANBALITA: Rigido primato delle tradizioni: respinse il ragionamento analogico e

personale.

Al vincolo di sangue, fondamento della tribù araba preislamica, Muhammad sostituì il vincolo della

comune fede nell’islam, dando vita ad una comunità (Umma) che il Corano stesso considera

superiore alle altre comunità umane.

Secondo l’Islam come l’umanità è divisa nelle due categorie di fedeli e di infedeli (Gente del Libro

e coloro che credono negli idoli), così anche la terra è, secondo i giuristi musulmani, distinta in

territorio islamico e in territorio di guerra. Per alcuni autori il territorio islamico è sua volta diviso in

territorio sacro (la Mecca e Medina), la restante parte del Higaz (Arabia Saudiana) e il residuo

territorio islamico.

Il fiqh si divide innanzitutto tra usùl al-fiqh (fonti o radici del diritto) e furù al-fiqh (rami della

giurisprudenza). I furù al fiqh si dividono a loro volta in regole del culto e mu’amalàt. Le trattazioni

di mu’amalàt iniziano con il matrimonio, cui si fa seguire il diritto patrimoniale. Con le successioni

si completa il sistema..

GLI USUL AL-FIQH:

Le fonti del diritto sono quattro:

1. Il Corano: è il libro che contiene le rivelazioni che Muhammad ritenne di aver ricevuto

testualmente in arabo da Dio. Muhammad, quando ne riceveva la comunicazione, la affidava

dapprima alla memoria, mentre più tardi provvedeva a dettarla ai suoi segretari, i quali

annotavano il testo delle singole rivelazioni sul materiale scrittorio che avevano a

disposizione. La redazione ufficiale fu compiuta per ordine del terzo califfo Uthman (644-

656), senza seguire alcun ordine logico, né di cronologia né di materia. Il criterio seguito fu

quello di riordinare i capitoli in ordine decrescente per lunghezza. All’epoca di questa

rivelazione non esistevano i segni per la notazione delle vocali,né i punti diacritici. Si

crearono quindi alcune discrepanze di lettura: attualmente sono in vigore ed egualmente

lecite solo due letture: quella della scuola di Kufa e quella medinese. Nei brani rivelati alla

Mecca l’argomento è tutto religioso e morale. Nei brani rivelati a Medina invece lo stile

poetico si attenua, la predicazione morale e religiosa passa in seconda linea, si accende la

polemica con Ebrei e Cristiani che non vogliono riconoscere la missione di Muhammad

quale inviato di Dio. La materia giuridica del Corano può essere suddivisa in:

1.1. norme dogmatiche;

1.2. norme morali; 1

1.3. norme culturali;

1.4. regole alimentari e di vestiario;

1.5. regole giuridiche in materia di: schiavitù; matrimonio, ripudio e successioni; reati e pene

stabilite per la fornicazione, l’adulterio, la calunnia di adulterio, il consumo del vino, il

furto, il brigantaggio, le lesioni personali e l’omicidio; vendita, locazione prestito,

testimonianza, proibizione degli interessi e dell’usura; imposizione fiscale, diritto di guerra

e ripartizione del bottino; regole di buon governo.

Si incontrano talvolta norme di carattere contraddittorio, perché rivelate in epoche diverse.

Alla frammentarietà e incompiutezza del Corano ripara la sunna.

2. La Sunna: termine che designa il modo abituale di comportarsi. La consuetudine e anche la

norma di condotta. Fonti di cognizione della sunna sono i racconti o tradizioni che

riferiscono un comportamento di Muhammad, che costituisce il contenuto della narrazione,

trasmessi oralmente da una catena di trasmettitori degni di fede. E’ in base alla veridicità.

Autorevolezza, quantità dei trasmettitori che le tradizioni sono state classificate: è detta

sana, esatta, la tradizione che è perfetta e non ha nessun anello mancante nella catena dei

trasmettitori; bella quella di perfezione minore ma con valido carattere normativo; debole,

quella che può essere adottata a scopo puramente edificatorio, ma alla quale non può essere

riconosciuto carattere normativo.

3. L’igmà o consenso: è l’abbreviazione dell’espressione “accordo di opinione della

Comunità”, accordo che rappresenta la verità dalla quale non è lecito al credente discostarsi.

È fonte per un detto attribuito a Muhammad: “la mia comunità non si troverà mai d’accordo

sopra un errore”; da qui il concetto dell’infallibilità del parere unanime della collettività

musulmana.

4. Il Qiyàs o procedimento analogico: significa comparazione di una cosa con un’altra,

misurazione. E’ la deduzione per analogia, ossia l’applicazione ad un caso o atto nuovo

oppure non ancora esaminato, di una delle cinque classificazioni legali (obbligatorio,

proibito, consigliato, sconsigliato e libero) sulla base della comparazione con casi o atti che

possano giudicarsi analoghi e siano già sicuramente definiti dal Corano o dalla sunna o dal

consenso.

La scienza della metodologia giuridica islamica ha ammesso in forma subalterna alle quattro radici,

alcune fonti secondarie:

i. La consuetudine: può essere generale, particolare o locale. Per il suo riconoscimento è

richiesto dai dottori che essa non sia in contrasto con lo sharì’a; nella pratica tuttavia sono

state riconosciute anche consuetudini contrarie. La consuetudine particolare o locale non è

asl ma solo fondamento sul quale il dottore può fondare la sua argomentazione.

ii. La scuola hanafita fa ricorso all’istihsàn, cioè il ritenere buono ed equo; la malichita

preferisce il ricorso all’utilità generale. Gi shafiiti ritengono l’istihsàn inconciliabile con il

carattere rivelato del fiqh; gli hanbaliti seguono l’istishàb, presunzione secondo la quale una

norma giuridica perdura nela sua efficacia fino a prova contraria.

iii. L’interpretatio prudentium: l’attività ermeneutica si è largamente sviluppata anzitutto

intorno al Corano. Nel diritto islamico vi è stato un lungo periodo in cui il giurisperito è

stato un vero creatore di diritto. A questo periodo segue quello in cui il giurista non deve

rifarsi direttamente alle fonti, ma alla precedente dottrina giacchè la stessa aveva compiuto

lo sforzo sufficiente per costruire un sistema perfetto al quale costantemente rifarsi.

2

I FURU’ AL-FIQH:

Vengono divisi in regole di culto, cioè le regole relative al rapporto tra la creatura e il Creatore; e i

rapporti giuridici che si svolgono in dimensione orizzontale tra la creatura e i suoi simili.

LE PERSONE:

1. In diritto musulmano, affinché sia attribuita la qualità di soggetti di diritto occorre essere

uomo. Perché sia riconosciuta la qualità di soggetto di diritto è necessario che il feto sia del

tutto distaccato dall’alveo materno, che sia vivo e che sia vitale.

2. Particolare requisito richiesto per l’attribuzione della capacità giuridica è l’appartenenza

all’Islam. La gente del Libro è titolare di determinati diritti solo nel rapporto di dhimma. La

Gente degli Idoli è assolutamente priva di capacità giuridica.

3. Ultimo requisito è la libertà. La schiavitù può derivare solo da prigionia di guerra o da

nascita. Per quanto riguarda i modi di estinzione della schiavitù abbiamo cause volontarie

unilaterali (affrancamento: puro e semplice, sottoposto a condizione [affrancamento post

mortem]; affrancamento per atto di ultima volontà); cause bilaterali (affrancamento

convenzionale) e cause legali (madre di figlio del padrone).

La capacità giuridica si perde per morte, effettiva e presunta (assenza), e per apostasia.

Sono cause di limitazione della capacità d’agire (compiere atti giuridici):

1) Il non aver raggiunto la pubertà, avendo riguardo anche alla capacità di amministrare bene il

proprio patrimonio. Per le femmine oltre a questi due requisiti è richiesta anche o la

completa emancipazione da parte del padre o l’aver consumato un matrimonio o l’essere in

età abbastanza avanzata.

2) Imperfezioni fisiche e infermità di corpo e di mente. Nonché il fatto di trovarsi in stato di

gravissima malattia che possa implicare il pericolo di morte.

3) Sesso: 2 femmine = 1 maschio. La subordinazione della donna non cessa mai, cambiano

solo le persone alle quali è soggetta.

4) Comportamento riprovevole: non comportarsi nella vita giornaliera secondo gli ideali etico-

religiosi dell’Islam.

5) Stato di insolvenza: è una causa di impedimento alla libera disponibilità dei propri beni.

LA FAMIGLIA MUSULMANA:

E’ basata sul vincolo di sangue e ha carattere patriarcale. Ne fanno parte: i figli legittimi nati dal

matrimonio, i figli nati dalla relazione del padrone con la propria schiava, i figli riconosciuti

mediante una formale dichiarazione di paternità.

Il matrimonio (nikàh) viene concepito come un contratto di scambio. Le prestazioni sono il

pagamento dell’uomo di una somma (mahr), che aveva originariamente la natura di un corrispettivo

per il godimento fisico della donna, costituente la controprestazione di quest’ultima. Il mahr, come

il prezzo nella compravendita, è requisito essenziale, deve essere determinato o determinabile, deve

consistere in cose che abbiano un’utilità e che siano commerciabili; il marito è responsabile per

l’evizione e i vizi occulti delle cose oggetto del mahr.

Quanto ai soggetti del contratto di matrimonio essi sono:

1. Futuro sposo: deve essere musulmano e avere le necessarie capacità fisiche e mentali

(l’insolvente, il prodigo, il pazzo, lo schiavo affrancato convenzionalmente dal proprio padrone

non possono contrarre matrimonio senza l’autorizzazione di colui che integra la volontà

dell’incapace di agire).

2. La donna è soggetto solo nella costruzione malichita, mentre è solo oggetto per quella shafiita.

3. Il wàli al-nikàh è soggetto per gli shafiiti, integra solo la volontà della donna per i malachiti.

Il consenso, che deve essere libero e non viziato (annullabilità), va scambiato attraverso un’offerta e

un’accettazione, in modo puro e semplice.

Cause di nullità del matrimonio sono: 3

1) La mancanza di uno degli elementi costitutivi (mahr, vincolo e capacità);

2) La parentela di sangue;

3) La parentela di latte;

4) Il vincolo di affinità;

5) La differenza di religione;

6) Per la donna l’esistenza di un precedente matrimonio, per l’uomo è invece nullo il quinto

matrimonio;

7) È vietato il matrimonio tra padroni e propri schiavi;

8) Triplice ripudio;

9) Stato di malattia mortale;

10) Gli impuberi non possono contrarre matrimonio.

Cause di annullabilità sono:

1) I vizi del consenso;

2) I vizi del mahr;

3) L’apposizione al contratto di clausole contrarie alle finalità essenziali del negozio;

4) La mancanza del wàli al-nikàh (secondo gli shafiiti causa di nullità);

5) La disparità si condizione sociale;

6) I vizi redibitori (tra i quali l’impotenza), attraverso l’esercizio del khiyàr al-‘ayb.:

 Annullamento del negozio per vizi occulti: per la donna per vizi sia anteriori sia

posteriori al matrimonio; per l’uomo solo per i vizi della donna anteriori al matrimonio;

 Annullamento del negozio per inesistenza nell’oggetto del contratto delle qualità

pattuite;

 Risoluzione del negozio per inadempimento degli obblighi contrattuali.

Gli effetti del matrimonio sono:

a. Riguardo ai rapporti personali tra coniugi: obblighi e diritti relativi alla convivenza. Al

marito spetta un potere sulla moglie (tra cui il diritto di correzione), e l’obbligo del

mantenimento della moglie;

b. Riguardo ai rapporti patrimoniali tra coniugi: Netta separazione dei beni.

Il matrimonio può venire sciolto per:

 Cause naturali: morte effettiva o presunta;

 Cause volontarie unilaterali: Ripudio semplice (può essere dato solo dall’uomo, che sia

musulmano, anche se schiavo. Sono incapaci di dare ripudio: il pazzo, l’impubere che non

ha attitudine ad amministrare bene il proprio patrimonio. Se è avvenuta consumazione il

ripudio è irrevocabile e immediato; se non è avvenuta i coniugi devono separarsi, durante il

periodo dell’idda il ripudio è revocabile); Triplice ripudio (con effetto di scioglimento

immediato del vincolo matrimoniale e con effetto ulteriore di ostacolo alla stipulazione di un

nuovo matrimonio tra le medesime persone se prima la donna in tal modo ripudiata non ha

contratto e consumato un altro matrimonio); Zihàr (pronuncia del marito di una formula con

la quale egli dichiarava di voler considerare la moglie come la schiena di una donna che gli

era proibito sposare. Ora è un ripudio revocabile durante la separazione fino alla scadenza

del termine assegnato al marito dal giudice su richiesta della moglie); Ilà (giuramento fatto

dal marito di astenersi da ogni rapporto coniugale con la moglie. Il ripudio è revocabile

durante il periodo di idda della donna); li’àn (giuramento del marito, che afferma ‘infedeltà

della moglie: ha per effetto il disconoscimento della paternità. Ulteriore effetto è l’ostacolare

un nuovo matrimonio tra le medesime parti prima che la donna abbia contratto e consumato

un altro matrimonio con persona diversa dal marito).

 Cause bilaterali: Mutuo consenso. Si devono distinguere due forme: una è il pagamento che

la moglie fa al marito di un corrispettivo per essere liberata dal vincolo matrimoniale; l’altra

è un vero divorzio.

 Cause legali: l’apostasia. 4

DIRITTI REALI, OBBLIGAZIONI E CONTRATTI:

Un criterio classificatorio fondamentale domina la materia dei diritti reali e delle obbligazioni, cioè

la distinzione tra sostanza (ràqaba) della cosa e le utilità (manàfi), cioè il godimento che dalla cosa

si può trarre. Da ciò la partizione dei diritti reali aventi ad oggetto la sostanza della cosa e diritti che

si concretano nel godimento dei vantaggi di cui la cosa è capace (diritti sulle utilità). Anche le

obbligazioni sono state ordinate secondo la medesima partizione: rapporti obbligatori che investono

la sostanza, che implicano una alienazione o trasferimento del dominio o possesso di un valore

patrimoniale (tipo principale è la compravendita); rapporti obbligatori che consistono nel solo

godimento temporaneo delle utilità e dei vantaggi della cosa (locazione-conduzione, sia di cose sia

di opere). Contratti misti di cessione sia di ràqaba sia di manàfi sono le società contrattuali, un tipo

di società ormai quasi del tutto scomparso, sostituito dai tipi di società commerciali di

regolamentazione statuale sulla base di modelli sia europei-continentali, sia delle company o

corporation trattati dal Common law.

Contratti non di scambio, aventi come oggetto atti gratuiti o di liberalità sono, oltre alla donazione,

il mutuo, il comodato, il deposito e il mandato.

Obbligazioni da fatto illecito sono quelle derivanti da furto, cioè appropriazione non violenta della

cosa, dal danneggiamento e dall’usurpazione della cosa.

I REATI E LE PENE:

La distinzione tra i reati è operata in base alle sanzioni:

1. Sono puniti con il taglione l’omicidio e le lesioni personali;

2. Sono puniti con pena fissa (hadd), indicata nel Corano (pena capitale, amputazione di uno o

più membra, fustigazione e bando) i delitti contro l’onore (attinenti alla sfera sessuale:

fornicazione semplice e adulterio e calunnia di fornicazione); i delitti di lucro (brigantaggio,

e furto); reati di natura politico-religiosa (uso di bevande inebrianti, ribellione e apostasia);

3. Reati a pena discrezionale (rapina violenta, falsa testimonianza, falsificazione di documenti,

furto di cose con valore minore al minimo legale…) Possono essere sia limitative della

libertà personale, sia semplicemente infamanti, sia patrimoniali, sia corporali.

Principi e caratteri fondamentali del processo islamico sono: l’impulso processuale spettante al

giudice; l’uguaglianza delle parti nel processo; lo scarso formalismo; la pubblicità; la prevalente

oralità; la rapidità dei giudizi, il carattere meramente strumentale delle non numerose norme

processuali. Il giudizio si inizia con l’atto di citazione trasmesso a cura del giudice. L’onere della

prova spetta all’attore: esse sono la confessione e la testimonianza. In difetto si ammette il ricorso

alla presunzione. La sentenza è inappellabile ma può essere soggetta a revisione.

LE PERSONE GIURIDICHE:

Si conoscono i soli istituti del waqf (sorto per soddisfare il bisogno di destinare dei beni ad uno

scopo pio, è servito poi a soddisfare bisogni di natura diversa da quella originaria) e del bayt al-mal.

1. Waqf di beneficenza: la sua funzione consiste nel permettere la soddisfazione di uno scopo

pio mediante l’immobilizzazione di beni patrimoniali. I requisiti essenziali sono: il

costituente; l’oggetto; lo scopo pio; i devolutari;

2. Waqf di famiglia: consiste nell’ammissione della categoria dei beneficiari intermedi: è

ammesso che la manfa’a dei beni costituiti in waqf, prima di essere adibita al

soddisfacimento di uno scopo pio, possa essere attribuito a determinate categorie di persone

fisiche (ha per scopo l’eludere norme successorie craniche);

3. Waqf di famiglia secondo Abu Yusuf: egli stabilì che il costituente potesse attribuirsi la

disponibilità del bene, considerandosi quale primo beneficiario.

5

Il waqf sorge per atto di volontà di colui che ha la capacità di disporre dell’oggetto. Durante

l’esistenza del waqf la raqaba è destinata ad uno scopo pio e quindi è immobilizzata e sottratta alla

disponibilità giuridica dell’individuo; la manfa’a invece è attribuita a diverse categorie di persone.

L’organo di rappresentazione è rappresentato dal nazit.

4. Bayt al-mal: la casa dei beni. L’origine dell’istituto è fatta risalire al Profeta. I cespiti di

entrata erano costituiti dall’elemosina rituale e dal quinto del bottino di guerra. Era destinato

a soddisfare bisogni generali della comunità. Dopo l’età classica dell’Islam, l’obbligo di

dover erogare il provento di determinati cespiti solo per certi scopi e non per altri, il

diminuire delle entrate a causa della cessata espansione dell’islam, e la cattiva

amministrazione furono le principali cause di decadenza dell’istituto.

LE SUCCESSIONI LEGITTIME E L’ATTO DI ULTIMA VOLONTA’:

Il diritto musulmano non conosce l’istituto del testamento, quindi l’unica causa di vocazione

ereditaria è la legge. Non è ammessa la diseredazione né la rinuncia. L’oggetto dell’eredità ha solo

carattere patrimoniale ed è il residuo attivo del patrimonio del defunto. L’erede non continua la

persona del defunto, non risponde dei debiti ereditari e i due patrimoni restano separati. Le

categorie di eredi legittimi sono due:

1) Gli eredi fard, obbligatori o coranici è prevalentemente formata da persone di sesso

femminile;

2) Gli eredi asaba: questa categoria è divisa in parenti maschi uniti al de cuius per linea

maschile e donne elevate al rango di asib.

Due terzi del patrimonio sono indisponibili, del residuo terzo si può disporre mediante wasiyya o

atto di ultima volontà.

IL DIRITTO MUSULMANO IN EPOCA CONTEMPORANEA:

Nell’ultimo decennio, dopo un periodo di restrizione di applicazione dello shari à, sembra di

assistere ad un inversione di marcia. L’influsso occidentale è stato maggiore nel campo pubblico.

Dalla seconda metà del secolo scorso, nel mondo islamico, è in atto un processo di recezione di

modelli normativi, prevalentemente romanistici che si è compiuto grazie ad una vera e propria

acculturazione giuridica.

Le principali modificazioni per intervento statale si sono avute in materia matrimoniale in ordine

all’età minima, al consenso della donna, alla forma di celebrazione del matrimonio e alla sua prova.

Tentativi sono stati fatti per eliminare il carattere poligamico del matrimonio stesso, anche se solo la

Tunisia ha abolito formalmente la poligamia.

IL MODELLO EGIZIANO:

Il modello egiziano riproduce la duplicazione napoleonica delle fonti del diritto che si realizza in

due distinti codici, di derivazione francese: il codice civile e il codice di commercio, anch’esso,

come il codice ottomano, con quella sorta di appendice costituita dal codice di commercio

marittimo. Il codice civile egiziano, sia misto sia nazionale lascia fuori tutta la materia del diritto di

famiglia e di quello successorio oltre la regolamentazione dei waqf che costituisce il cosiddetto

statuto personale.

1. I codici civili misto (1875) e nazionale (1883): sono una copia compendiata del code civil.

Sono divisi in quattro libri, il solo misto è preceduto da disposizioni preliminari:

1.1. Titolo primo: relativo ai beni;

1.2. Titolo secondo: relativo alle obbligazioni;

6

1.3. Titolo terzo: relativo ai contratti nominati;

1.4. Titolo quarto: relativo ai diritti dei creditori (garanzie reali, prova dei diritti reali e

registri di trascrizione).

Le norme improntate al diritto musulmano sono poco numerose (soprattutto la mancata

autorizzazione a vendere i frutti di un albero o di un racconto non ancora spuntati e in materia di

garanzia per i vizi occulti nella vendita.

2. Il codice di commercio egiziano nazionale (1883), ancor oggi in vigore è diviso in tre titoli:

Disposizioni generali; Contratti commerciali; Fallimento. Il II libro del codice di commercio

napoleonico costituirà un separato codice di commercio marittimo, mentre il IV libro

confluirà nei codici di procedura. Il codice di commercio misto aveva, rispetto al nazionale,

assai poche varianti.

3. I codici di commercio marittimo egiziani sia misto (1875) che nazionale (1883) recepiscono

alla lettera il codice di commercio marittimo ottomano del 1863.

In Egitto è mancata la volontà di sostituire i vecchi codici di commercio con nuovi e più aggiornati

testi. Tuttavia in materia marittima si giunse all’elaborazione di un nuovo codice di commercio

marittimo che fu la fonte principale del codice libanese. Ma anche per il diritto commerciale

generale in un determinato momento, quello dell’effimera Repubblica Araba Unita (1958-61)

costituita da Egitto e Sira, si giunse alla redazione di un progetto definito di codice di commercio,

che tuttavia non entrò mai in vigore ma fu usato come fonte per alcuni dei principali codici di

commercio.

L’evoluzione del modello egiziano è legata ad un nuovo codice civile, finalmente unico che sostituì

i due codici ottocenteschi e che entrò in vigore nel 1949, con l0abolizione completa

dell’ordinamento misto. La riuscita di tale opera è legata all’opera e alla dottrina di al-Sanhùri. Egli

voleva, nel quadro di una possibile politica legislativa araba comune, unificare le leggi e introdurre

lo studio del diritto comparato. Il codice si compone di un titolo introduttivo e di due parti, ripartite

in quattro libri:

I. Delle obbligazioni: Libro I: delle obbligazioni in generale; Libro II: dei contratti nominati e

relativi alla proprietà;

II. Dei diritti reali: Libro III: Dei principali diritti reali (del diritto di proprietà); Libro IV: Dei

diritti reali accessori (delle garanzie reali).

Vi sono espressi rinvii al diritto musulmano (in caso di assenza; nel campo delle successioni

legittime; in materia di wasiyya, o atto di ultima volontà); vi sono influssi di diritto musulmano

(nella locazione dei beni waqf; nella situazione di chi si trova in stato di malattia mortale). Vi sono

delle parti in cui la costruzione romanista e quella musulmana presentano parallelismi (abuso del

diritto; distinzioni delle cose; modi di acquisto della proprietà; fonti delle obbligazioni); vi sono

infine norma contrarie al diritto musulmano (contratti aleatori, norme sul gioco e sulla scommessa,

sulla rendita vitalizia e sui contratti di assicurazione).

La Siria conosce un’attività legislativa più ridotta del Libano durante il mandato francese giacché

vengono recepiti non pochi testi libanesi. Verranno recepiti i due codici di commercio, mentre vi fu

una vivace opposizione al tentativo di adottare il codice delle obbligazioni e dei contratti.

1. Il codice civile siriano, che entrò in vigore qualche settimana prima di quello egiziano, ha di

quest’ultimo anche l’impianto generale: Titolo preliminare e quattro libri divisi in due parti

(Parte I: Delle obbligazioni o diritti personale divisa in: libro I dell’obbligazione in generale,

e libro II: Dei contratti nominati; Parte II: Dei diritti reali divisa in : libro III Dei diritti reali

principali, e libro IV: Dei diritti reali accessori).

2. Il codice di commercio (1949) presenta alcune differenze con il libanese anche se l’impianto

è lo stesso.

3. Il codice di commercio marittimo invece riproduce per intero il modello libanese.

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Riassunto per l'esame di Diritto Musulmano, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Musulmano, Piccinelli. Analisi dei seguenti argomenti: le quattro scuole responsabili della direzione giuridica dei Sanniti (Hanafita, Malichita, Sciafiita, Hanbalita), le fonti primarie del diritto islamico (Corano, sunna, consenso, procedimento analogico) e le fonti secondarie (consuetudini, interpretazione, utilità generale), la famiglia musulmana (contratto di matrimonio, cause di annullabilità, effetti), i diritti reali, le obbligazioni, i reati e le pene.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Musulmano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Piccinelli Gian maria.

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