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eversivi. Se il suo interventismo innovatore creava perplessità negli apparati non dissimile fu

l’atteggiamento dei regnanti,impegnati in una gestione molto personale;in tali condizioni era quasi

naturale che il giurista sannita finisse per mettersi tutti contro e per rimanere isolato. Dopo circa 10

anni,Galanti riguardava con tristezza le idee in cui aveva creduto fermamente;renderle pubbliche

nel 1806 fu solo un modo per dare libero sfogo alle sue tante delusioni

LUIGI DE’ MEDICI

LE IDEE DI UN GIURISTA DI CULTURA EUROPEA

DALLA FORMAZIONE ALLA PRASSI

1.Le ragioni di un’analisi retrospettiva

Nel consegnare i suoi PRIVATI COMMENTARI alla memoria dei posteri,LUIGI DE’MEDICI,

principe di OTTAVIANO,dichiarava che il solo pregio dell’opera risiedeva nel tenero amore per il

benessere dei suoi concittadini e per l’umanità,che ha sempre nutrito nel suo cuore a costo di

pericoli e pregiudizi comuni,e la malignità altrui,gli hanno fatto correre.

Era l’anno 1810;le tante incertezze derivanti da una complessa vicenda esistenziale e ministeriale si

erano sommate a quelle originate dal recente assetto politico assunto dal SUD d’Italia.Con la

conquista napoleonica del territorio napoletano ed il trasferimento della monarchia borbonica in

Sicilia,i destini dei due regni si erano separati ed i nuovi equilibri ordinamentali,specialmente

nell’isola,apparivano alquanto instabili.

Luigi de’Medici,che aveva seguito i BORBONE in Sicilia alla guida delle reali Finanze,dissentiva

da molte scelte prese al vertice,perché come macigni si abbattevano su una situazione socio-

istituzionale già dissestate e fragile,tra l’altro in un territorio al centro di una delicata contesa

internazionale. La strategia politica e militare intrapresa da Ferdinando IV e Maria Carolina non era

formato nell’ottica del riformismo e del progresso;la linea del governo borbonico invece limitava il

suo operato nell’isola,traducendosi in interventi del tutto improduttivi.

Ben diverse erano le posizioni ideologiche propugnate dal principe-giurista e suggerite ai regnanti:

per superare tale difficile ed intricato momento storico,il governo monarchico doveva puntare su

altri e più solidi punti di forza;riconquistare l’area continentale era un obiettivo assai ambizioso che

pretendeva maggiori impegno ed anche sacrifici economici. Per operare efficacemente in siffatta

direzione occorreva far leva su una nuova e sicura energia,quella di matrice spirituale ed umana,che

sarebbe emersa sollecitando l’impeto nazionale e la fedeltà delle masse.

I disegni di Medici erano animati dalla speranza di una sana politica economica gestita nella

rinuncia all’oppressione fiscale e con un utilizzo dei cospicui sussidi inviati dall’Inghilterra;in lui

era ancora viva la fiducia nella corona e nelle sue capacità di una retta conduzione della RES

PUBBLICA che perseguisse il raggiungimento dell’UTILITAS collettiva.

Gli aventi rivoluzionari francesi e napoletani avevano dimostrato che la partecipazione sociale non

era più un’idea remota,in grado di produrre grandi novità istituzionali e costituzionali;il principe di

Ottaviano era convinto che,migliorando le condizioni di vita del paese,gli isolani non avrebbero

esitato,all’occorrenza,ad amarsi contro i nemici,offrendo spontaneamente tutto il loro supporto;

tuttavia la gestione di Ferdinando e di Maria Carolina fu determinata da un orientamento

completamente diverso,privo di un programma lungimirante e di ogni attenzione per l’interesse

comune e per la prosperità sociale.

Sebbene Luigi de’Medici continuasse ad immaginare i favorevoli effetti di una virata,non gli

sfuggiva la consapevolezza di muoversi in controtendenza e di essere isolato. Per lui,che a Napoli

aveva assistito da vicino al crollo della monarchia,era facile stabilire una comparazione tra quella

vicenda ed i possibili sviluppi della situazione politica siciliana. La percezione del rischio di una

caduta in ulteriori irreparabili errori,pertanto,lo induceva a guardare indietro,riesaminando le cause

di una disfatta che era stata inevitabile.

2.Un alibi per Acton

Da giurista intelligente,Medici poteva formulare un bilancio degli eventi di fine secolo, che si erano

conclusi con la rapida e definitiva dissoluzione,nel continente,di un sistema giuridico e

costituzionale consolidato nella tradizione. Dal dopo Tanucci la monarchia temperata si era

affievolita lasciando spazio ad un governo dispotico e personale;il binomio IMPERIUMJURISDICTIO

aveva subito un forte sbilanciamento quando la VOLUTTAS PRINCIPIS aveva

preso il sopravvento in ogni campo,a svantaggio delle magistrature e soprattutto della JURIS

PRUDENTIA.

LUIGI DE’MEDICI iniziò il racconta di tale epoca presentando il personaggio che,stabilitosi a

Napoli per oltre un ventennio dalla fine del 1778,aveva influito in maniera determinante sulle

vicende politiche e giuridici-istituzionali del REGNO e,non meno,sul corso della sua vita:JOHN

ACTON. Fu un giudizio sintetico ed essenziale formulato in poche battute che,oltre ad indicare i

tratti peculiari della figura e dell’attività del comandante inglese ,esprimeva una diagnosi politica

molto efficace,non infondata. La fine dell’antico regime non valeva ad assolvere l’operato e la fama

di un uomo che era stato tra i principali artefici della disfatta del Regno sebbene tutto fosse poi

apparso come una naturale proiezione dei tragici avvenimenti francesi. In verità l’appena

cinquantenne ministro avrebbe voluto continuare a descrivere l’attività svolta da quel

personaggio;ma,in corso d’opera,compresse quel suo ardente perché scoraggiato dal presagio di

una nuova estromissione dai posti di comando.

Non è arduo constatare che l’ingresso del giovane Medici sulla scena,avvenuta nel 1783 con

l’assunzione della carica di giudice della Vicaria civile,era già stato preceduto da alcuni importanti

avvenimenti che avevano finito per sconvolgere i consolidati equilibri giuridici e costituzionali a

vantaggio di un NASCENTE FEMMINILE IMPERO.

Medici delineando la fisionomia dei regnanti disse che il re si dedicavi a trastulli come la caccia e la

pesca,invece la regina partecipava attivamente alla politica e di fatto ne teneva le redini.

La svolta decisiva si era verificata nel 1776 con la caduta del vecchio ministro toscano TANUCCI e

l’assegnazione della Segreteria di Stato ad un personaggio assai modesto e manovrabile,il marchese

della SAMBUCA;infatti venne accresciuto smisuratamente il potere della regina e dei suoi favoriti.

Con la fine del vecchio ministero togato e del primato della JURISDICTIO divenne netta la

distinzione tra corte e governo;si affermò allora una nuova MENTALITA’ DI GOVERNO ,basata

sul potere personale ed assoluto di MARIA CAROLINA,che si congiunse di lì a breve con quello di

ACTON;lo stesso MEDICI dichiara che l’anno 1780 aveva segnato per il Regno l’inizio di

profonde trasformazioni istituzionali.

3.La carriera di Medici nelle Due Sicilie

Del nuovo assetto di governo,reso assai complesso anche dai pressanti interessi economici

internazionali,LUIGI DE’MEDICI maturò,attraverso la sua lunga attività ministeriale,una visione

lucida e realistica;avendo vissuto per molti anni all’interno della magistratura e nella politica

centrale napoletana,gli si erano presentate continue occasioni di conoscerne i meccanismi e di

verificare le cause di quei fenomeni che avevano condotto sempre più le SICILIE verso il tracollo

finanziario ed istituzionale;d’altro canto la sua carriera e la sua personale esperienza erano state

segnate dal favore della regina e dalla presenza dominante di ACTON,che ne aveva condizionato in

larga misura le tappe e le fasi del successo.

Introdotto nell’ambiente di corte da sua sorella MARIA CATERINA,marchesa di san Marco,

Medici fu subito apprezzato per le sue doti intellettuali e per i suoi pregi che erano risaltate dal suo

bel aspetto fisico. Oltre che per il prestante aspetto fisico,che certamente soddisfaceva l’interesse di

MARIA CAROLINA,si distinse anche come accreditato giurista ed autorevole magistrato. La sua

ascesa al governo incontrò l’iniziale e pieno consenso del ministro inglese,cosciente dei limiti delle

proprie capacità e della effettiva incompetenza negli affari di Stato;concertando con la regina il

rinnovamento della classe politica,Acton infatti suggeriva di utilizzare intellettuali di un certo peso

e di nobile rango,tra cui(su sua espressa segnalazione)il principe di Ottaviano e GAETANO

FILANGIERI.

Da giudice della VICARIA civile a consigliere del SACRO REGIO CONSIGLIO e della REALE

UDIENZA di GUERRA e CASA REALE,nel giro di pochissimi anni Medici compì una rapida

scalata ai vertici dell’apparato giurisdizionale centrale;apertasi la strada verso il successo,per ordine

di MARIA CAROLINA,nei primi mesi del 1787 ottenne interessanti benefici economici;che poi

furono allargati anche alla sorella. Appariva chiaro che la protezione della marchesa di San Marco

costituì per il fratello un grande ausilio ed un valido sostegno,rilevatosi efficace non solo nelle

relazioni mondane;il giovane Medici si servì delle assidue ed intime frequentazioni della sorella con

la regina per arrivare alle più alte vette del potere.

In realtà non soltanto la scelta e la cooptazione iniziale,ma anche i successivi avanzamenti di

carriera e le sorti degli uomini di governo furono assai spesso determinanti con criteri del tutto

singolari e macchinosi,da cui anche Medici non rimase indenne. Laddove re Ferdinando ed Acton

individuavano dei possibili e pericolosi rivali nei ‘favoriti’ della regina,subito si mostravano

concordi nelle manovre da attuare:concedevano promozioni che tuttavia necessitavano

l’allontanamento dalla corte e dalla capitale.

Medici non fu risparmiato da tale sistema;poco più che trentenne,nel 1791,con il favore dei sovrani,

fu investito dell’influente carica di reggente della Vicaria,assumendo la guida della corte criminale

più prestigiosa della capitale e insieme il comando della polizia urbana;onorando l’ufficio

conferitogli,appena dopo la nomina,con polso fermo provvide a ripristinare in Città la sicurezza ed

il compromesso ordine pubblico;si prodigò anche per l’attuazione di un progetto di riforma che,

senza liquidare il vecchio sistema di polizia giurisdizionale,mirava tuttavia ad attribuire una

maggiore autonomia finanziaria ed istituzionale al corpo armato da lui diretto.

Le sue coraggiose sollecitazioni ideologiche e le tante iniziative di riforma avviate collocarono il

principe di Ottaviano al centro di conflitti di potere;intervennero contro di lui esplicite denunce per

le invadenti e continue interferenze delle Segreterie di Stato da una parte,per gli arbitrii reiterati e

per la palese concorrenza esercitata dall’Udienza generale di Guerra e Casa Reale dall’altra.

L’intraprendenza manifestata e la sua tenacia diedero così inizio alle prime ostilità personali e ad

una serie di disavventure politiche.

4.Il contrasto con Acton

Il potente primo ministro era animato dalla reale preoccupazione di essere oscurato e soprafatto da

un uomo capace e troppo vicino alla corte,così alla fine del 1793 l’inglese pensò d’inviare

Medici,per alcuni mesi,in missione segreta a GENOVA,al fine di ottenere un ingente prestito;ma

durante quella permanenza all’estero,l’agente STEFANO RATI avrebbe dovuto mettersi a

disposizione del reggente e,anche,indagare sulla sua attività e sui suoi eventuali contatti con i

rivoluzionari francesi.

I primi sospetti e le accuse di giacobinismo rivolte al principe di Ottaviano devono leggersi anche

alla luce della mutata situazione internazionale Infatti,a seguito degli accordi conclusi con

l’Inghilterra alcuni mesi dopo l’esecuzione di Luigi XVI,i rapporti tra le Sicilie e la Francia furono

messi in crisi,dando l’avvio a Napoli a numerose inchieste politiche.

Fu così che il reggente Medici divenne inquisito come coautore di una congiura,che vedeva

coinvolto anche il defunto e temuto principe di CARAMANICO;in conseguenza con l’arresto

avvenuto nella notte del 27/02/1795 ed il trasferimento a GAETA uscì di scena per diversi anni.

Il contrasto con Acton era in realtà molto più complesso:il principe di Ottaviano apparteneva alla

scuola del CARACCIOLO e del CARAMANICO. Questi autorevoli ministri,inviati per motivi

analoghi come viceré in Sicilia,furono decisi sostenitori del pensiero progressista e riformatore

maturato nel Regno grazie a CELESTINO GALIANI;erano legati all’ambiente che abbracciava

l’insegnamento genovesi ano,mostrando notevoli aperture verso il pensiero e le tante sollecitazioni

culturali che provenivano d’Oltralpe.

Quelle idee si riflettevano sulla visione politica sostenuta dal marchese CARACCIOLO,

ambasciatore a Parigi per un decennio,con cui il giovane Medici aveva familiarizzato;dalle

posizioni del Caracciolo usciva riconfermata,nei tratti generali,la validità del modello che poggiava

su un assolutismo temperato,in linea con lo STATO GIURISDIZIONALE,in cui la pluralità dei

centri di potere e di diritti era ricomposta ed equilibrata attraverso gli strumenti tecnici e la CIVIL

PRUDENZA dei LEGUM DOCTORES.

Appariva chiara la disparità di vedute tra i PHILOSOPHES meridionali e i regnanti,infatti si

limitarono la forza e l’autorità delle strutture giudiziarie a favore dell’esercito,di cui nello stesso

tempo si potenziò l’organizzazione,creando i presupposti per la nascita dello Stato di polizia.

Riguardo alle compromissioni con i GIACOMINI di cui Medici fu accusato rimane ancora poco

agevole stabilire l’ampiezza del suo coinvolgimento e definirne la reale valenza politica;come

giurista d’impronta genovesiana egli non perse mai di vista le finalità generali,ebbe di mira la

sintesi sociale e non gli interessi di parte. Secondo la moda parigina

Aprì la sua casa a tutti gli “spiriti illuminati”e mentre era reggente della Vicaria,tra la fine del 1792

ed i primi del 1793,acconsentì all’apertura di un’accademia di chimica su richiesta del matematico

ANNIBALE GIORDANO senza l’espressa licenza del re. Tuttavia,dopo 3 lustri,Medici curava di

prendere le distanze da quel singolare consesso, trattandosi di un CLUB dove si leggevano le

gazzette francesi e si propagandavano idee di libertà e uguaglianza abbinate a progetti

antimonarchici.

5. L’apprendistato a Torino

Gli interessi di Medici si erano già rilevati in età giovanile,quando non ancora diciottenne si era

recato a Torino,presso l’Accademia Reale:egli manifestò un deciso rifiuto per la carriera militare e

gli esercizi marziali.

La sua famiglia versava in ristrettezze economiche,quindi egli era consapevole che per vivere in

maniera agiata doveva assicurarsi una professione dignitosa;presto il giovane Medici giunse alla

conclusione che gli sarebbe risultato utile ampliare quelle limitate e sommarie conoscenze che

aveva acquisito frequentando il collegio gesuitico di NOLA. Valutò anche la necessità di applicarsi

nello studio della storia e della geografia,dell’idioma francese e delle opere classiche,greche e

latine;ma non tralasciò di dedicarsi alla lettura degli scritti più moderni e in voga,ed in particolare di

ROUSSEAU. Inoltre,dopo aver terminato il corso di diritto,frequentò per diversi mesi anche le

lezioni di fisica e di matematica tenute presso l’Università della capitale piemontese dal padre

GIOVAMBATTISTA BECCARIA,noto sostenitore del moderno indirizzo newtoniano.

Oltre al tempo trascorso a Torino,furono proficue per la sua formazione intellettuale ed ideologica

la permanenza a Parigi e in altre capitali europee. I diversi sistemi di governo,in cui il principe di

Ottaviano si era imbattuto durante l’assenza da Napoli,costituirono un supporto molto valido anche

per una conoscenza più profonda dei meccanismi praticati nella gestione del potere. Si realizzava

così,secondo l’ideale formativo di PAOLO MATTIA DORIA e poi da GENOVESI,l’ampliarsi

della cultura giuridica oltre la mera tecnica professionale ed oltre gli interessi cetuali.

Aveva potuto sperimentare,sulla scia di MONTESQUIEU,che le formule del vivere civile non

erano affatto omogenee,anzi molto variegate e con un’identità ordinamentale specifica,forgiata sulla

base dei caratteri propri dell’organizzazione socio-politica e dell’ambiente,della religione e delle

abitudini feudali.

Nelle MEMORIE,Medici,dedicava una particolare attenzione a Torino dove si era trattenuto per

circa due anni;sebbene fisicamente lo Stato sabaudo risultasse assai vicino alla Francia,agli occhi di

Medici appariva molto distante da quel modello,sia per organizzazione politica che per complessità

istituzionale. All’esercito era attribuita la peculiare funzione di difendere costantemente

confini,mantenendo stabile l’equilibrio interno e anche il ruolo europeo;in questo sistema Medici

aveva appurato l’esistenza di almeno due vizi gravissimi tra loro strettamente collegati:la

diplomazia e la pace avrebbero posto un ostacolo più saldo delle arti della guerra all’avanzata

francese. Invece il rigore del modello sabaudo e il rilevante peso costituzionale della forza militare

producevano conseguenze assai varie;se per un verso l’ordine pubblico e la tranquillità

sociale,dall’altro l’economia veniva penalizzata.

I monarchi puntavano all’efficienza militare trascurando completamente il popolo e di operare sulle

loro condizioni di vita;qui è presente l’influsso del pacifismo di ROUSSEAU,che tuttavia riportava

Medici su posizioni moralistiche che;dopo FERNDINANDO GALIANI ed ai tempi di

FILANGIERI,possono apparire alquanto ritardatarie;ma bisogna tener conto sia dell’influenza

esercitata in lui dalla prevalente cultura giuridica,sia dalla umorale opposizioni agli eccessi del

militarismo di Acton.

Il generale malcontento e la pericolosa inquietudine che si erano creati nella società

piemontese,tanto da agevolare la conquista napoleonica,rappresentavano un prezioso monito ed un

invito,rivolto ai re in Sicilia,a rivedere il loro attuale indirizzo di governo.

Vi era un altro elemento che aveva reso quel sistema soffocante:l’azione e la libertà individuale

risultato assolutamente compromesse oltre che prive di espressione;non esisteva alcuna forma di

rappresentanza né nazionale,né provinciale. Insomma,i principati italiani non si erano evoluti

mediante un’osmosi tra la base ed il vertice del potere,non erano il frutto di un movimento per cui il

potere centrale si sentisse al servizio della comunità. Anche in questo caso Medici mostra di aver

appreso molto dalla struttura della società francese;l’insofferenza alle divise ed alle pratiche

cavalleresche si collegava nello statista napoletano alle istanze ed agli umori sociali;a Torino era

tutto in mano al re.

Per soppesare gli arbitrii e l’estensione politica dell’assolutismo piemontese tuttavia non si poteva

prescindere da un parametro fondamentale e tra i più efficaci:il potere delle magistrature. D’altro

canto era proprio sotto il profilo giuspubblicistico,che Torino e Parigi diventavano due realtà

incomparabili.

Le funzioni di supplenza esercitate dalle grandi corti di giustizia producevano un duplice

risultato:riuscivano ad impedire gli abusi e gli eccessi in cui potevano scivolare il potere del

monarca tutelando gli interessi generali del paese.

Diversamente nel regno sabaudo,secondo quanto Medici aveva potuto rilevare,la mancanza di

organi rappresentativi non era compensata dall’autorità dei giudici che godevano di scarsissima

autonomia e non riuscivano affatto a contemperare l’autorità regia. Trapelava la chiara convinzione

che solo in presenza di una casta forte di giuristi il correttivo della BALANCE dei poteri riuscisse a

diventare pienamente operativo.

6. L’esperienza parigina

In Francia,benché fosse venuta meno la convocazione degli Stati generali fin dal 1614,i parlamenti

avevano sopperito a quell’assenza,ricoprendo a lungo un ruolo di primo piano. Contro una gestione

dissennata degli affari di governo ,la mediazione giuridica risultava ancora valida ed in grado di

offrire delle garanzie ai fini della tutela del VIVER CIVILE.

L’ordinamento francese d’antico regime,per quanto il giovane Medici lo giudicasse già in

dissoluzione,aveva comunque destato la sua ammirazione,innanzitutto per l’accertata valenza

politico-costituzionale della BILANCIA DEI POTERI ma anche l’emergente efficientismo nel

settore econ0omico e commerciale l’aveva colpito molto favorevolmente.

Pur accomunata da un’analoga crisi morale ed istituzionale,la situazione delle Sicilie negli anni 90

risultava ancora molto arretrata e non riusciva proprio a reggere il confronto;l’organizzazione dei

trasporti anziché fare del regno una “città” ben collegata,aveva penalizzato le zone periferiche ed

escluso la possibilità di avviare uno sviluppo economico oltre i confini.

Le “arti della pace”,che nella vita privata Medici aveva dimostrato di preferire alle “arti della

guerra”,si erano rilevate gli strumenti più idonei a far acquisire alla Francia un alto livello di

omogeneità e di compattezza interna. In virtù di tali caratteri era diventata una potenza trainante

ergendosi con evidenti superiorità sugli stati confinanti che pure si proiettavano sul Mediterraneo.

La monarchia francese aveva esteso la lingua,le sue leggi e i suoi usi ad ogni territorio

annesso,creando subito un’omogeneità giuridica ed istituzionale e spegnendo ogni rivendicazione

autonomistica. L’accorpamento diventava così una perfetta fusione,in cui le strutture giuridiche si

legavano all’impianto della nazione. Qui Medici coglie il fattore centrale che distingueva la

monarchia,che era apparsa già a MACHIAVELLI ben organizzata,e quindi efficiente ed espansiva,e

la modestia dei principati italiani che costituivano versioni rivedute e ben poco corrette delle

signorie medievali.

7. Uno sguardo alla Spagna ed all’Italia

Già dal XV secolo i re “cattolici” non avevano seguito piani di governo simili a quelli francesi. La

mancata imposizione di un sistema amministrativo,istituzionale e giuridico uniforme,aveva ritardato

il raggiungimento di una forte coesione centrale varie province iberiche. Per quello che riguarda gli

altri domini in Europa,essi lasciarono sussistere nelle varie province assoggettate le antichi leggi,usi

e costumi.

Il rispetto degli ordinamenti vigenti lasciava sopravvivere le identità nazionali ed istituzionali più

diversificate,tanto da alimentare l’odio verso quei stranieri;intanto specialmente nel SUD,si erano

radicate forme di gestione del territorio arretrate che,insieme all’ignoranza ed ai

pregiudizi,rappresentavano degli enormi ostacoli alla felicità pubblica;quello stato di deperimento

generale,per Medici,aveva impedito che la società facesse qualche progresso.

La pesante incidenza del sistema feudale e delle immunità ecclesiastiche aveva ridotto i sudditi

delle Sicilie in una condizione di SERVITU’,che rimaneva molto gravoso.

Medici aveva potuto constatare che il popolo di Venezia non era mai stato né schiavo né libero ma

aveva partecipato all’una o all’altra condizione;il sistema oligarchico vigente in quella

REPUBBLICA,benché non avesse mai favorito alcuna forma di partecipazione sociale,né garantito

un’amministrazione imparziale della giustizia,tuttavia perseguiva una saggia politica

istituzionale,volta a procurare la fiducia oltre che l’obbedienza.

Il ministro napoletano si soffermava a descrivere altri modelli ordinamentali presenti nel panorama

italiano che monarchi memorabili,da PIETRO LEOPOLDO a PIO VI,avevano abilmente risollevato

imboccando la strada delle riforme e delle libertà. Il significato di quei riferimenti non può leggersi

che come un sincero auspicio indirizzato ai sovrani di Sicilia affinché,tra le mire espansionistiche

inglesi e napoleoniche,riuscissero a resistere mantenendo il controllo dell’isola ed una propria

stabilità politica.

Si doveva mettere mano alle virtù politiche ed optare necessariamente per soluzioni che attivassero

forme di crescita economica concrete e prossime al rinnovamento civile;com’è evidente,in Medici

l’interesse3 si era spostato dall’analisi delle vecchie strutture normative agli aspetti di

partecipazione della comunità alla diretta conduzione della RESPUBLICA.

Erano anni difficili e Medici,da giurista e pubblico amministratore,guardava alla storia europea più

recente traendone insegnamenti per il futuro. Di quegli stati che aveva fatto sfilare nella sua

narrazione,nel nuovo secolo,in realtà rimaneva ben poco,tuttavia l’organizzazione costituzionale di

qualcuno poteva rappresentare ancora un esempio valido.

Le sue convinzioni personali erano nette ed orientate in una direzione decisamente

FRANCOFILA,ma moderata. L’equilibrio tra regime,istituzioni e società,che all’interno di quella

grande potenza l’assolutismo temperato dal potere dei parlamenti era riuscito a realizzare,aveva

spianato la strada allo sviluppo culturale e produttivo del paese.

Una determinata era stata data da TURGOT che,posto alla guida delle finanze francesi dall’estate

del 1774,aveva tentato di salvare la monarchia promuovendo le riforme e razionalizzando il prelievi

fiscale. Accomunati da una stessa ratio i rimedi proposti da Medici ricalcavano l’impostazione che

l’alto ministro aveva seguito durante il suo incarico. Vicino alle posizioni dei PHILOSOPHES ed

alla idee propugnate dai fisiocratici,lo statista francese aveva cercato di ridurre la spesa pubblica e

nello stesso tempo di accrescere le entrate dello Stato sostenendo la libertà del commercio e lo

sviluppo dell’industria.

8. Riforme contro rivoluzioni

Tra le opere moderne che nella seconda metà del ‘700 avevano trovato maggiore diffusione,il

CONTRAT SOCIAL si collocava tra i primi posti;Medici l’aveva letto più volte,affascinato da tante

idee innovative,ma presto si era ravveduto valutandone la scarsa e difficile attuabilità.

Il progetto politico di ROUSSEAU in Francia aveva avuto più oppositori che seguaci,e a lui,sin

dall’età giovanile,era apparso una mera utopia. L’unica parte,concretamente applicabile secondo

Medici,era quella della separazione dei poteri.

Egli non poteva sottacere il grandissimo merito degli autori dell’ENCYCLOPEDIE:quelle idee

erano apprezzate dal principe di Ottaviano nei limiti in cui non oltrepassavano il recinto della

moderazione e non rinnegavano il fondamento costituzionale della formula monarchica.

Il benessere sociale,l’utilità pubblica,il vivere civile erano gli obiettivi prioritari che lo Stato doveva

porsi ed il principe-magistrato l’aveva esternato in varie occasioni,anche direttamente

all’onnipotente Acton. Appena dopo lo scoppio della rivoluzione francese Medici era stato inviato

in giro per la Calabria al fine verificare il peso politico assunto dalle logge massoniche,la loro

popolarità e pericolosità;dalla sua inchiesta risultava che una regione così infelici e depressa,specie

dopo il devastante terremoto del 1784,costituiva un terreno fertile per l’espansione delle società dei

LIBERI MURATORI. Se ne contavano almeno tre importanti in contatto diretto con la loggia

madre di MARSIGLIA;certo non costituivano ancora un’emergenza ma una nuova pratica di

governo più attenta alle esigenze della collettività,avrebbe potuto essere un adeguato ed utile

rimedio preventivo.

Sulle cause e gli esiti della rivoluzione francese,il principe di Ottaviano invece preferiva non

sbilanciarsi,omettendo ogni sorta di giudizio personale e diretto;l’unica constatazione che esternava

era rivolta ad escludere qualunque forma di dipendenza,se non come pretesto,di tale evento dalla

rivoluzione Americana a danno dell’Inghilterra.

Anche con riferimento con quanto era accaduto a Napoli

L’atteggiamento prudente di Medici scaturiva anche da chiare ragioni di opportunità,se si considera

che per motivi politici subì 3 arresti:nel 1795 come repubblicano,poi sotto la Repubblica

partenopea e dopo il rotino al potere del re fu arrestato a casa di ZURLO. Tuttavia riguardo al primo

di questi episodi una memoria del 1797 dei “patrioti di Napoli” affermava che il ministro in realtà

non poteva definirsi né repubblicano né rivoluzionario,ma soltanto dominato da un’insaziabile

ambizione,e che egli non aveva cospirato contro la monarchia,ma contro Acton,assecondato in

Sicilia dal principe di CARAMANICO.

9. Per una nuova costituzione:da sudditi a cittadini

Negli anni della maturità Medici tendeva a bandire le soluzioni eccessive e radicali:la conclusione

troppo spinta cui portava il pensiero di MONTESQUIEU di abbattere completamente il sistema

feudale gli appariva improponibile,egli pensava,invece,ad una riforma di tale sistema.

D’altronde tale soluzione,dettata anche da ragioni di politica contingente,era perfettamente coerente

ed allineata alla situazione siciliana,in cui il baronaggio si proponeva sulla scena politica come uno

stabile interlocutore della monarchia ed un imbattibile centro di potere.

Proseguendo sul tema,valeva anche la pena rievocare gli interventi disposti a Napoli con saggia e

ragionevole prudenza da BERNARDO TANUCCI. Godendo della massima fiducia di CARLO di

BORBONE,dopo il 1759,con l’assunzione del sovrano al trono di Spagna,egli aveva governato per

diversi decenni;il maggior vanto di quel ministero erano stati gli interventi effettuati per

determinare l’abbassamento,e non la soppressione,del numero di preti e baroni,specialmente se si

considerava le modalità di attuazione:il muro dell’IMPASSE era stato varcato senza scontri

diretti,puntando su un ménage a quattro in cui la magistratura assumeva il delicato compito di ago

della bilancia.

Tuttavia entrava in gioco anche una componente nuova,la volontà generale,che assolutamente non

poteva essere trascurata. Per sopravvivere la vecchia monarchie borbonica doveva iniziare a

misurarsi con un altro interlocutore primario,il popolo,il cui sostegno a Medici appariva

imprescindibile. Infatti era ingenuo sperare di rinvenire la soluzione alle tante emergenze,fidando

solo sulla solidarietà degli agenti esterni all’ordinamento giuridico-istituzionale. Inoltre gli

atteggiamenti di MARIA CAROLINA accrescevano il livello di tensione,mostrandosi del tutto

insofferenti all’idea che gli alleati inglesi mirassero ad interferire nella definizione della forma di

governo e degli affari di Stato.

Che la monarchia stesse vivendo una fase cruciale Medici mostrava di averne la netta percezione;da

lì scaturiva anche la convinzione che le attività di resistenza ostinata e passive non fossero più

sufficienti allo scopo di conservare la sovranità. Sostanzialmente suggeriva il ministro bisognava

ripensare il rapporto STATO-SOCIETA’ ,operando nell’ottica di un rinnovamento

costituzionale,perché il legame tra sudditi e sovrano non poteva più fondarsi sul mero principio

dinastico.

I consigli elargiti dal ministro Medici erano volti a dimostrare la necessità d’intervenire e di

procedere alla riforma dell’ordine politico-giuridico concedendo alla Sicilia una nuova

costituzione,equilibrata e non lesiva degli interessi della monarchia;una svolta che avrebbe

soddisfatto le aspettative dei vari interlocutori(inglesi,baronaggio e popolo) e contribuito a

ristabilire un clima di generale e reciproca fiducia perpetuando il dominio borbonico. Il principe di

Ottaviano si era espresso più volte sulla convenienza di ispirarsi al modello

britannico;l’ammirazione per quel singolare ordinamento giuridici-istituzionale l’aveva colpito già

in giovane età,infondendogli il desiderio di visitare l’Inghilterra dopo Parigi. D’altro canto,mentre il

sistema assolutistico francese,per quanto bilanciato dalla mediazione dei supremi tribunali,era finito

insieme all’ANCIEN REGIME,il modello parlamentare inglese aveva resistito agli scossoni di fine

secolo mostrando tutta la sua bontà;e,quando le sollecitazioni di lord BENTICK si fecero pressanti

in tale direzione,il giurista napoletano manifestò esplicitamente e liberamente,il suo generale favore

per il modello inglese.

Le riflessioni di Medici si polarizzavano sull’opportunità di predisporre e promulgare un nuovo

diritto pubblico,che tendesse ad adottare la base sociale ed a comprimere molti privilegi baronali.

Ridefinendo le funzioni primarie dello Stato e la relativa organizzazione istituzionale le aree di

competenza e i limiti di ciascun organismo di potere andavano rivisti e fissati secondo i nuovi

principi stabiliti;su questi presupposti i sudditi si sarebbero sentiti protetti,liberi da quello stato di

soggiogazione e semischiavitù in cui versavano da diversi secoli,e finalmente con dei diritti civili e

garantiti dall’ordinamento.

Quindi il concetto di cittadinanza utilizzato dal principe di Ottaviano si riferiva ad uomini non

schiavi ma neanche liberi: la condizione di cittadino era considerata in un’eccezione intermedia e

moderata,ben più estesa e vantaggiosa rispetto a quella mortificante di sudditi-schiavi,ma più

ristretta al confronto di quella troppo democratica,che i principi costituzionali del sistema

anglosassone potevano implicare. Pur abbracciando l’idea di revisionare la condizione giuridico-

economica dei sudditi,a Medici appariva prematuro disporre una riforma costituzionale che avesse

la libertà politica per oggetto.

10. Medici e la vicenda siciliana

Negli anni compresi tra il 1806 e il 1812 le linee di governo adottate dalla monarchia

borbonica,confinata in SICILIA,apparivano sensibilmente modificate:avvertendo la precarietà del

suo regime politico,la corona aveva assunto un atteggiamento più accomodante e di maggiore

disponibilità verso il baronaggio locale,attestandosi comunque su posizioni molto variabili. Mentre

si creavano i presupposti per stabilire nuovi compromessi socio-istituzionali,rimaneva napoletani.

Accanto alla particolare congiuntura bellica aleggiava anche il timore di una rivolta giacobina,per

cui i sovrani, tentarono di assicurarsi la sopravvivenza politica ripristinando vecchie alleanze con il

potere feudale e con gli ecclesiastici,partners di governo che invece i riformisti avevano osteggiato.

Tale debolezza della monarchia,manifestata da MARIA CAROLINA già sul finire del secolo

XVIII,privava d’efficacia le posizioni di DONATO TOMMASI e MEDICI;intanto la nobiltà

siciliana trovava nella crisi politica riformista le basi per realizzare un progetto costituzionale

oligarchico,vantaggioso per sé e debilitante per la corona.

La presenza dominante della potenza baronale aveva distorto il senso di molti concetti,comportando

che per libertà e costituzione s’intendesse il governo feudale e,per pubblica rappresentanza,la

rappresentanza dei baroni;contro un sistema di potere,che si dispiegava attraverso abusi e diritti

illiberali,il vicerè CARACCIOLO aveva combattuto con incisiva tenacia:tra le tante imprese

rimaneva memorabile il tentativo di colpire il diritto d’imprigionamento arbitrario.

Intanto le iniziative del baronaggio furono indirettamente favorite anche dall’incrinarsi dei rapporti

interni alla coalizione,tra gli inglesi e la regina,su cui gravavano fondati sospetti di un

avvicinamento a NAPOLEONE per riottenere il regno di Napoli;con l’avvento di BENTINCK nel

1811,infatti,si delineò chiaramente l’interesse britannico a fidare sull’aristocrazia per assicurare una

loro stabile presenza navale nel MEDITERRANEO.

Fu nei primi mesi del 1810 che Medici,contrastando l’approvazione del progetto di globale riforma

dell’ordinamento tributario,dell’abate PAOLO BALSAMO e sostenuto dal braccio feudale del

Parlamento siciliano,rese troppo esplicito il suo orientamento antibaronale;oltre a porre in evidenza

le violazioni costituzionali che quel piano comportava,egli indicò le profonde ingiustizie sociali che

sarebbero scaturite dall’abolizione degli usi civici e dall’unificazione del regime giuridico dei beni

feudali e di quelli allodiali. Senza perdere tempo avanzò una contro proposta nella speranza di

ridurre i privilegi dell’aristocrazia e di rompere la compattezza cetuale:ma il suo piano fu bocciato e

si tramutò in un boomerang contro le prerogative dello Stato assolutistico e della monarchia,e in

primis contro se stesso. Pertanto,mentre per non rompere le trattative in corso con la feudalità la

corte manifestava un’interna difformità di vedute,Medici finì per esporsi in prima persona subendo

una serie di critiche e di attacchi diretti.

Anche se cercava di difendersi e quindi di negarlo,anche con vittimismo,il suo atteggiamento di

ostilità nei confronti della feudalità isolana traspariva comunque e finì con metterlo in cattiva luce

presso gli inglesi;anche re FERDINANDO lo considerava un oppositore cavilloso e legalista,poco

disponibile ad effettuare gli accomodamenti che le situazioni richiedevano. E così si era innescata

una spirale perversa,che aveva finito per denigrare la figura di Medici su tutti i fronti e per indurlo a

pensare seriamente alle dimissioni.

Questi ragionamenti incisero profondamente sui programmi di lord Beintick che,nel dicembre del

1811,sollecitò un tempestivo ricambio dei vertici dell’amministrazione statale;ma già nel 1810,non

essendosi sopite le tensioni politiche,il re Ferdinando aveva rimaneggiato il “Consiglio privato”

allargandolo con presenze locali;l’apertura di quel distretto consesso ai potenti principi di BUTERA

e di CASSERO apportava rilevanti cambiamenti nei posti di comando e negli equilibri interni. Fu il

primo segnale che Medici stesse per cadere di nuovo in disgrazia.

Sul finire del 1811 Medici dichiarò che avrebbe giovato un suo allontanamento da Palermo;

l’assenso del re non tardò ad arrivare e così agli inizi del 1812,il principe di Ottaviano,incaricato di

una missione diplomatica,fu tra i primi ministri borbonici ad essere imbarcato con destinazione

Londra.

11. Una convinta “anglomania”

Mentre la sovranità monarchica sembrava vacillare sotto i colpi e gli attacchi che riceveva da più

parti,la regina individuava gli Inglesi come coloro che volevano la corona del Re. In realtà MARIA

CAROLINA viveva uno stato di profonda agitazione e cominciava seriamente a preoccuparsi per la

sua incolumità fisica.

Approfittando di quel clima di tensione,il principe PARTANNA intanto aveva perfezionato un

preciso programma costituzionale che rispecchiava,in larga misura,le posizioni di tutta la nobiltà

siciliana.

Nel nuovo equilibrio prospettati dalla feudalità isolana il Parlamento veniva ad assumere una

posizione di primato,in quanto,oltre a porsi come titolare esclusivo delle competenze in maniera

fiscale in virtù dell’antico sistema pattizio,acquisiva il potere legislativo sottraendolo al sovrano.

Quella similitudine con il sistema inglese basata sulla separazione dei poteri,se catturava il sicuro

potere degli alleati,suscitava perplessità nel giurista napoletano. Dietro l’esaltazione del Parlamento

e delle sue funzioni di rappresentanza nazionale no era difficile scorgere il fine più concreto di

perpetuare la potenza del baronaggio. Per approdare a quel vantaggioso traguardo,il piano aveva

ridotto al minimo le prerogative regie e la partecipazione sociale. Riguardo al riconoscimento poi

delle libertà civili e dei diritti attivi e passivi dei cittadini nel piano non vi erano tracce significative.

Una pericolosa interazione di interessi diversificati,interni ed esterni al sistema,incombeva sulle

sorti della monarchia e del regno,sotto le mentite spoglie di una riforma ispirata al modello

britannico. Contro la minaccia di un imminente cambiamento la dichiarata “anglomania” di

MEDICI l’aveva indotto a non lasciare niente d’intentato. Prima di abbandonare la Sicilia,sostenuto

dall’ammirazione per una civiltà che reputava culturalmente molto avanzata rispetto a quella

meridionale,si era annunciato a lord BENTINCK per un confronto finale.

Tale colloquio non fu turbato e nel complesso risultò sereno e in molti punti unanime.

L’occasione,tuttavia,consentì di mettere in luce le ragioni dell’allontanamento del giurista

napoletano che,per quanto consone alle mire della feudalità siciliana,collimava perfettamente con

una logica operativa tutta britannica.

12. Un progetto costituzionale per il principe FRANCESCO

Anche quando le sue sorti apparivano senza speranza,il principe-giurista non perse occasione di

mettere le proprie idee al servizio della corona.

Con l’abdicazione di FERDINANDO e l’insediamento del figlio FRANCESCO di BORBONE,in

veste di vicario generale del re dal 1812,le pressioni inglesi e baronali s’intensificarono. In un

contesto che diventava ogni giorno più stringente occorreva far ricorso alle armi del diritto ed

utilizzarle in maniera adeguata,al fine di sconfiggere in un colpo solo tutti gli antagonisti e

ripristinare il dominio borbonico sull’intera Italia Meridionale.

Fu appena dopo la partenza dalla capitale siciliana,nel febbraio del 1812,che Medici formulò la sua

soluzione costituzionale;che il principe ereditario,diversamente dai genitori,non dissentisse dall’idea

di percorrere la via del rinnovamento allo statista napoletano era chiaro:approfittando della

titubanza in cui vagava il vicario generale e del fatto di non essere già sul continente,Medici puntò

su un’altra strategia da avviare prima che la sua missione sull’isola si concludesse del tutto. Perciò

si apprestò a redigere,in forma non ufficiale,le linee di massima di un progetto di riforma

costituzionale;con un breve scritto da recapitare al principe Francesco,il giurista napoletano cercò di

spiegarli l’urgenza si uscire dalle stasi con un suo intervento.

I tempi erano maturi per un rinnovamento che agisse in profondità e,su questo punto,il giovane

Borbone doveva concentrare tutta la sua attenzione,affinché il sistema di governo non ne fosse

investito sfavorevolmente sotto il profilo del regime,ma soltanto per quello che riguardava

l’amministrazione.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Moderno e Contemporaneo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Saggi di Storia del Diritto Moderno, Del Bagno. Gli argomenti sono: la storia e l'utile, un genovesiano neoumanista,”Ius Regni” e gerarchia delle fonti, diritto romano e “ius langobardorum”, dai duchi normanni ai monarchi svevi, i secoli dell’oppressione feudale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Moderno e Contemporaneo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Del Bagno Ilenia.

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