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Riassunto esame Diritto Canonico, prof. Miele, libro consigliato Diritto Canonico (nozioni e riflessioni), Gherro - seconda parte Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Canonico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Diritto Canonico (nozioni e riflessioni), Gherro consigliato dal docente Miele. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il Concilio Ecumenico Vaticano II, le finalità del matrimonio, la procreazione, il bene singolare e mutuo dei coniugi, il matrimonio... Vedi di più

Esame di Diritto canonico docente Prof. M. Miele

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ESTRATTO DOCUMENTO

riceve il battesimo. Al convertito è concesso, per opera di una norma priva di limitazioni

territoriali, il diritto di contrarre nozze canoniche con qualsiasi delle persone già conviventi

si ei durum sit permanere

per i considerati rapporti “ ” con la prima.

Laddove la scelta cada sulla prima delle conviventi (o sul primo dei conviventi) non si

avrebbe scioglimento di un vincolo, bensì sua perpetuatio.

Scioglimento per «prigionia» o per «persecuzione»

Il non battezzato che, ricevuto il battesimo nella Chiesa cattolica, non può

Can. 1149 -

ristabilire la coabitazione con il coniuge non battezzato a causa della prigionia o della

persecuzione, può contrarre un altro matrimonio, anche se nel frattempo l'altra parte

avesse ricevuto il battesimo, fermo restando il disposto del can. 1141 .

La conversione ed il battesimo, ricevuto nella Chiesa cattolica vengono collegati

all’impossibilità di ricomporre la coabitazione con il coniuge legittimo a causa della

prigionia o della persecuzione. Il convertito può contrarre nuove nozze, anche se ad

identica conversione abbia ricevuto il coniuge involontariamente separato.

Nel disciplinare la fattispecie, il canone 1149 rinvia alla regola del can. 1141, relativa

all’indissolubilità del vincolo “rato e consumato” per ribadire come lo scioglimento non

possa avvenire se alla conversione faccia seguito anche soltanto un atto coniugale. In

proposito bisogna ricordare che la ricezione del battesimo per opera di ambedue i coniugi

determina, secondo l’opinione prevalente, la trasformazione del matrimonio legittimo in

matrimonio sacramento.

Altri casi di scioglimento. Il «privilegio petrino»

Il Pontefice opera lo scioglimento del vincolo coniugale per speciale concessione, anche in

relazione ad un singolo matrimonio legittimo, senza che sia avvenuta la conversione e il

battesimo di uno dei coniugi.

Ipotesi tipica è relativa all’esistenza di un legame civilmente rilevante di cui siano parte un

cattolico (o pagano desideroso di conversione) e un pagano legato da precedente vincolo

legittimo in ordine al quale sia sopraggiunta sentenza civile di divorzio. Il Pontefice dispone

quasi recependo siffatta sentenza anche in ambito canonico e ciò per eliminare

l’impedimento del vincolo che impedisce le giuste nozze del cattolico.

Il Codex non disciplina neppure un’ulteriore situazione in ordine alla quale può darsi la

gratia pontificia dello scioglimento che aveva trovato una regolamentazione normativa ad

hoc. Il Santo Ufficio, infatti, aveva previsto, con un disposto del I maggio 1934, la

cause gravissime

possibilità, per “ ”, di tale gratia circa il matrimonio del battezzato cattolico

con un infedele nelle due diverse eventualità in cui quest’ultimo rimanga tale per tutto il

tempo della convivenza.

E’ possibile dare scioglimento anche per il matrimonio contratto dal cattolico con l’infedele

cultus disparitas

previa la concessione della dispensa per . Il privilegio inerente alle ipotesi

da ultimo considerate viene detto “petrino”.

LO SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO RATO E NON CONSUMATO

La sacramentalità del vincolo matrimoniale è sempre stata accostata all’amore inesauribile

che il Cristo porta verso la Chiesa, sua “sposa indivisibile”. contratto

) e

Il Magistero pontificio ha ripetuto che il matrimonio sacramentale rato (=

consumato non può mai essere sciolto, nemmeno dalla potestà del Romano Pontefice e né

35

la Scrittura né la Tradizione conoscono una facoltà del Romano Pontefice per lo

scioglimento del matrimonio rato e consumato.

Per quanto riguarda il principio relativo alla dissolubilità del matrimonio rato e non

consumato, invece, la regolamentazione è diversa. Come per il privilegio paolino, si

specificazione di ipotesi

possono ipotizzare due specie di interventi autoritativi pontifici: la

generali ed astratte suscettibili di trovare attuazione, più o meno automatica, nella

concretezza della casistica providere caso per caso

; oppure il .

Per cui la regola prevedeva lo scioglimento del vincolo laddove la mancanza di

consumazione si fosse accompagnata alla solenne professione religiosa posta in essere da

ipso iure

uno dei coniugi dopo lo scambio del consenso. Questa operava

(automaticamente) al momento della professione religiosa solenne.

Consumazione del matrimonio

Il matrimonio non consumato fra battezzati o tra una parte battezzata e una

Can. 1142 -

non battezzata, per una giusta causa può essere sciolto dal Romano Pontefice, su richiesta

di entrambe le parti o di una delle due, anche se l'altra fosse contraria

.

dispensa super rato

” in relazione ad un singolo matrimonio,

Il Pontefice può concedere la “

se richiesto da entrambe le parti, o da una soltanto, quando esistano due presupposti:

inconsumazione giusta causa

l’ e la “ ”. eiaculatio intra vaginam

Si tende a ricondurre l’atto consumativo alla “ ”. Vi è tuttavia la tesi

che assegna all’atto consumativo ulteriori elementi rispetto al dato fisico-biologico, cioè

penetratio et eiaculatio in vaginam copula

alla “ ”. In pratica, sulla base di queste tesi, la

coniugale

potrà essere ritenuta solo se realizzata con la partecipazione della coscienza, in

situazioni di libertà e come conseguenza di volontaria determinazione. La stessa, quindi,

non deve dipendere da costrizioni fisiche, minacce, errore o dolo; deve, inoltre, essere

esente dai condizionamenti che vengono dall’uso di sostanze (alcol, droga, eccitanti)

idonee ad annichilire, o diminuire con apprezzabile compromissione, la facoltà intellettiva e

quella volitiva.

In definitiva, perché si possa considerare la consumazione è necessario che i coniugi

abbiano presenziato al rapporto con spirito di libera volontà e con “umano”, cioè

autenticamente personale, coinvolgimento.

Il secondo presupposto che rende possibile lo scioglimento del vincolo, consiste

nella giusta causa, previsto dal can. 1142.

manente vinculo

La separazione dei coniugi “ ” è disciplinata dai seguenti canoni:

Per quanto si raccomandi vivamente che ciascun coniuge, mosso da carità

Can. 1152 - §1.

cristiana e premuroso per il bene della famiglia, non rifiuti il perdono alla comparte

adultera e non interrompa la vita coniugale, tuttavia se non le ha condonato la colpa

espressamente o tacitamente, ha il diritto di sciogliere la convivenza coniugale, a meno

36

che non abbia acconsentito all'adulterio, o non ne abbia dato il motivo, o non abbia egli

pure commesso adulterio

.

Se uno dei coniugi compromette gravemente il bene sia spirituale sia

Can. 1153 - §1.

corporale dell'altro o della prole, oppure rende altrimenti troppo dura la vita comune, dà

all'altro una causa legittima per separarsi, per decreto dell'Ordinario del luogo e anche per

decisione propria, se vi è pericolo nell'attesa

.

In questi canoni viene riconosciuto al coniuge innocente il diritto all’interruzione della

convivenza, laddove l’altro commetta adulterio, oppure concretizzi un comportamento

vessatorio, che risulti quindi pericoloso per il bene spirituale e corporale del consorte.

L’interruzione della convivenza è decretata allo scopo di ritrovare la situazione di fatto che

super rato

giustifica il provvedimento di divorzio nel quale consiste la dispensa .

La “dispensa” rappresenta una deroga alle leggi ecclesiastiche . Il Pontefice potrà/dovrà

“dispensare” tenendo presente la salus animarum dei fedeli cristiani, intesa in senso

generalizzato, nonché il salutare, concretamente tangibile dei coniugi. Lo scioglimento del

vincolo troverà, così, limite nell’eventuale pericolo di scandalo o di turbamento della

comunità ecclesiale.

Le cause che possono essere considerate “iustae” per la dispensa sono rimesse al

prudente apprezzamento del Pontefice che le valuterà caso per caso.

Dispensa super rato come «gratia»: secondo l’opinione comune il provvedimento di

gratia

dispensa è una , non un atto di giustizia. “Graziare” significa “dare gratis”, ma non in

riferimento a ciò per cui si è tenuti, come un debito o un corrispettivo. Usando il termine,

dunque, si vuole sottolineare come manchi un diritto soggettivo ad ottenere lo

scioglimento del vincolo per inconsumazione, come il coniuge che lo chiede si trovi in

proposito privo di effettiva tutela giurisdizionale.

Procedura relativa alla concessione della «dispensa super rato»:

Procedura ordinaria

: l’iniziativa per l’instaurazione della procedura è riservata, in via

esclusiva, ai coniugi, o almeno ad uno di essi. La dispensa spetta alla sola competenza del

Pontefice, in prima persona. Il giudizio sulla fattispecie, per quanto attiene il fatto

dell’inconsumazione e l’esistenza della giusta causa, è di competenza della Sede

Apostolica. Particolare attenzione merita la fase istruttoria: di regola, l’indagine probatoria

è posta in essere dal Vescovo della diocesi ove il ricorrente ha il domicilio o il quasi-

domicilio (can. 1699). Accettato il rituale libello, il Vescovo ordinerà l’istruttoria affidandola

al tribunale della propria o di altra diocesi oppure ad un sacerdote idoneo

“ ” (can. 1700).

Contro il decreto del Vescovo che eventualmente respinga il libello, è dato ricorso alla

Sede Apostolica (can. 1699, §3). L’istruttoria deve essere informata secondo i disposti

relativi al processo contenzioso ordinario e a quello di nullità matrimoniale (can. 1702).

Gli “Acta” non vengono, salva la possibilità di eccezioni contrarie valutate di volta in volta

dal giudice, pubblicati e nemmeno portati a conoscenza dei coniugi (can. 1703, §1 e §2).

Invece chi pone in essere l’istruttoria deve farne appropriata relazione al Vescovo

suo voto secondo verità, sia sul fatto

committente, il quale esprimerà un “

dell'inconsumazione sia sulla giusta causa per la dispensa e sulla opportunità della grazia

(can. 1704, §1). Tale voto va trasmesso alla Sede Apostolica. Se la risposta della Sede

non constare iusperitus

” dell’inconsumazione, lo

Apostolica giunge negativa, per il “ 37

si possa addurre

ammesso può prendere visione degli atti processuali onde valutare se “

qualche grave ragione allo scopo di proporre nuovamente la domanda

” (can. 1705, §3).

Il rescritto relativo alla dispensa è trasmesso al Vescovo che lo deve notificare alle parti e

ai parroci competenti affinché ne sia fatta annotazione nei registri dei matrimoni e dei

battezzati (ca. 1706).

Procedura per il tramite della Rota

: per rescritto della Segretaria di Stato, il Decano della

Rota può autorizzare, a richiesta del collegio giudicante, di conoscere subordinatamente

ad altro capo d’accusa la questione inerente alla consumazione del matrimonio. Siffatta

procedura può essere svolta dalla Rota laddove la Congregazione dei Sacramenti non sia

già stata investita della competenza o non abbia rimesso la decisione relativa all’impetrata

dispensa nelle mani del Pontefice. Il collegio, constatata l’impossibilità di dichiarare

l’invalidità del matrimonio, giudica sui due presupposti della dispensa: sul fatto

dell’inconsumazione e sulla presenza degli elementi che possono integrare la giusta causa

del provvedimento.

CAPITOLO 3 – L’INCAPACITA’ MATRIMONIALE DI NATURA PSICHICA

Sono incapaci a contrarre matrimonio: 1) coloro che mancano di

Can. 1095 -

sufficiente uso di ragione; 2) coloro che difettano gravemente di discrezione di

giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare

reciprocamente; 3) coloro che per cause di natura psichica, non possono

assumere gli obblighi essenziali del matrimonio

.

Il canone puntualizza l’inabilità al matrimonio per cause che, in vario modo e per diverso

motivo, incidono sull’intelletto, sulla volontà e sul dominio del proprio agire dell’individuo.

Qui il secondo Codex giunge solo ad operare la ricognizione del diritto già amministrato in

in Ecclesia

quanto vigente indipendente dalle enunciazioni legislative.

In alcune sentenze rese nella vigenza del primo Codex già si puntualizzava come la

“capacità” di esprimere il consenso matrimoniale dovesse essere considerata poiché

usus rationis

particolarmente qualificata e cioè più estesa rispetto al semplice .

In pratica analizzando il problema si finiva per sottolineare la particolare qualità del

consenso matrimoniale e l’esigenza di valutarne la validità con parametri più rigorosi

rispetto a quelli pertinenti alla generale volontà negoziale, in modo da tutelare la libertà

del nubente nei confronti delle rilevanti obbligazioni coniugali.

Si procedeva allora alla valutazione di numerosi stati morbosi nel tentativo di stabilire se il

soggetto che ne appariva portatore potesse essere considerato capace del consenso

atto libero, deliberato, responsabile, e quindi autentico della

matrimoniale inteso come “

persona umana adulta ”.

Altre forme di psicopatia, come quelle attinenti all’isterismo, erano ritenute idonee, pur se

non sempre, a determinare gravi danni alla struttura della personalità e inibizioni alla

chiara incapacità a contrarre validamente le nozze

volontà con la conseguente “ ”.

La giurisprudenza ha operato una sintesi logico-precettiva volta a definire l’incapacità

matrimoniale in riferimento all’impossibilità di coerenza comportamentale rispetto

onera coniugalia propri del

all’oggetto del consenso matrimoniale: di vivere e far vivere gli

matrimonium in facto

. 38

Prima precorrendo e poi applicando il Magistero del Vaticano II, la giurisprudenza

riconduceva alla stessa essenza del matrimonio l’orientamento all’integrazione personale

dei coniugi, delineava, perciò, l’esigenza di una sufficiente capacità comportamentale dei

medesimi.

Can. 1095

a) l’«usus rationis»

Si comprende come il canone sintetizzi e riproduca le linee essenziali della teoria sul

consenso matrimoniale che la giurisprudenza ha elaborato speculando direttamente sul

diritto naturale.

Il primo numero del canone puntualizza come ogni causa che impedisca l’atto umano e

cioè inibisca l’uso dell’intelletto, o quello della volontà, oppure la relazione tra il primo e la

seconda, determini l’incapacità di contrarre il vincolo matrimoniale, così come, del resto,

quella di porre in essere ogni altro negozio giuridico.

«Sono incapaci a contrarre matrimonio: 1) coloro che mancano di sufficiente uso di

ragione»: il legislatore ha trascurato di rapportare, nel testo promulgato, la carenza di

usus rationis alla presenza di una malattia mentale o di un disturbo psichico grave che

avrebbero dovuto costituire, secondo lo schema previo, il parametro ultimo di valutazione

e la misura della carenza di libertà del nubente.

Si era fatto notare, in proposito, come il concetto di malattia sia totalmente estraneo alla

scienza del diritto e come nell’applicazione della proposta di disposizione, il giurista

sarebbe divenuto necessariamente tributario delle conclusioni raggiunte in una sede

scientifica diversa dalla propria.

Pare necessario fissare l’attenzione, come stabilisce il canone, sulle conseguenze che gli

stati morbosi, anche se non espressamente diagnosticati, possono determinare sull’usus

rationis.

Il prescritto del vigente canone conduce l’interprete a considerare il momento della

intelligere velle

manifestazione del consenso, per valutarne la congruità in termini di e di .

Ciò implica anche, da una parte, che l’usus rationis risulta compromesso

indipendentemente da una malattia mentale o da altra affezione psichica e, dall’altra, che

un’eventuale diagnosi di una malattia psichica riferita ad epoca precedente il matrimonio

non è, per sé, sufficiente a determinare la nullità del vincolo.

A questo proposito va riportato un caso concreto: è stato avvertito dalla

giurisprudenza che la schizofrenia, la quale ha un’insorgenza precoce, può non essere di

ostacolo alla capacità matrimoniale se al momento del matrimonio non abbia ancora

raggiunto la fase “conclamante”.

Il codice vigente esclude, poi, dal matrimonio coloro i quali non abbiano un “sufficiente”

uso di ragione (totale carenza delle facoltà psichiche).

b) il «gravis defectus discretionis iudicii»

«Sono incapaci a contrarre matrimonio: 2) coloro che difettano gravemente di discrezione

di giudizio circa i diritti e i doveri matrimoniali essenziali da dare e accettare

reciprocamente». 39

Il secondo numero del can. 1095 regola l’ipotesi di incapacità derivante dal grave difetto di

discretio iudicii circa l’oggetto del consenso matrimoniale.

discretio iudicii usus rationis

Il legislatore distingue la dall’ per sottolineare come chi si

sposa debba saper utilizzare il ben dell’intelletto e la determinazione volitiva con capacità

ponderativi, o critica, proporzionata all’importanza e alle caratteristiche del negozio

matrimoniale.

Saranno impedimenti, cioè escluderanno la capacità giuridica del soggetto e

provocheranno la nullità del vincolo dal medesimo eventualmente contratto tutte quelle

incidenze, che direttamente o indirettamente, non permettono l’attivazione dell’intelletto e

della volontà

. Direttamente, andranno considerate quelle affezioni psichiche o psicologiche

che incidono sulla personalità anche se non giungono ad annichilire l’usus rationis;

indirettamente, quelle forme di immaturità affettiva che oscurano il campo meditativo del

soggetto e gli complicano la messa a fuoco dell’oggetto del consenso.

La rilevanza del problema relativo all’interpretazione del n. 2 del can. 1095 sta nello

stabilire quando si determini quest’ultima evenienza, ovvero quando il soggetto possegga

la considerata capacità, non essendo nella norma e cioè persona normale.

gravis defectus alla grave “malattia

Bisogna ripetere come non sia possibile ricondurre il

mentale”: quest’ultima certamente, in quanto diagnosticata in modo attendibile, potrà

condurre alla soluzione di certe fattispecie, ma non a tutte, proprio per l’inopportunità o

impossibilità di confondere il concetto giuridico di incapacità con quello clinico di malattia.

Risulta allora evidente la preoccupazione del legislatore di contenere la sfera delle

incapacità per cause psichiche, così ponendo testuali ostacoli a opposte tendenze, se si

sottolinea come il n. 2 del can. 1095 ipotizzi siffatta incapacità in rapporto ai “diritti e

compiti essenziali del matrimonio”: non a tutti, dunque, ma quelli che qualificano

ontologicamente il matrimonio.

c) l’«incapacitas assumendi obligationes matrimoniales essentiales»

Il terzo numero del can. 1095 disciplina quelle ipotesi che, atteso l’insegnamento della

Rota, si è definito di incapacità alla coerenza di chi assume le obbligazioni matrimoniali.

Bisogna innanzitutto rilevare che le disfunzioni psicosessuali non vanno confuse con le

situazioni di inferiorità soggettiva; successivamente è possibile rendere esplicito il disposto

impossibilità soggettiva consors

codicistico affermando com’esso delinei un’ ad essere nella

relazione coniugale; in pratica, un’incapacità psichica di attenuarsi come tale nel

matrimonium in facto.

Deve trattarsi di vera impossibilità al minimo necessario di tale relazione: un minimo che

non è escluso dalla possibilità o anche dalla necessità di disarmonie e difficoltà alla

camminare secondo lo Spirito, anche fra le

convivenza, posto che il cristiano è chiamato a “

tribolazioni e a costo di rinunce e sacrifici

”, dunque a sopportare, ma non certo con

esagerazione l’indicato minimo e oltre le proprie forze. Si tratta, in proposito, di valutazioni

obbligazioni essenziali

che riguardano le del matrimonio.

cause di natura psichica che vanno situate nelle

In realtà, qui si fa questione di “

dimensioni della patologia essere distruttive della stessa possibilità-

” e che devono “

capacità

” del nubente.

Con sufficiente chiarezza si può affermare come il defectus discretionis comporti inibizione

alla speculazione e, tramite la medesima, all’accettazione del consenso matrimoniale;

mentre l’incapacità di assumere obbligazioni essenziali riguardo l’impossibilità originaria

della prestazione. 40


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flaviael

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Riassunto per l'esame di Diritto Canonico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Diritto Canonico (nozioni e riflessioni), Gherro consigliato dal docente Miele. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il Concilio Ecumenico Vaticano II, le finalità del matrimonio, la procreazione, il bene singolare e mutuo dei coniugi, il matrimonio canonico affonda le sue radici nel diritto divino, i diritti soggettivi dei fedeli cristiani.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PADOVA, TREVISO)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto canonico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Miele Manlio.

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