Responsabilità sociale dell’impresa (CSR)
Quello della responsabilità sociale dell’impresa (CSR, Corporate Social Responsibility) è un tema che da tempo sta occupando l’attenzione di molti: sociologi, psicologi del lavoro, economisti. Tuttavia, i giuristi ci si trovano un po’ spaesati: la RSI mette insieme una serie di elementi che possono, a tratti, risultare antitetici tra di loro. Inoltre, quello di RSI non è un concetto di per sé giuridico, ma evoca aspetti quali la morale e l’etica, che rendono il termine di responsabilità molto diverso da quello della usuale analisi giuridica. Ci si chiede: può l’impresa essere un soggetto propulsore di valori morali ed etici e dunque non solo improntato alla logica economica della massimizzazione del profitto?
Punti di contatto tra RSI e diritto
Molti e interessanti sono comunque i punti di contatto tra RSI e diritto, soprattutto in ambito giuslavorista. Si pensi alle seguenti tematiche:
- Igiene, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
- Gestione delle risorse umane, che ha come corollario il fondamentale principio di divieto di discriminazioni (per ragioni sessuali, di razza, di lingua, di handicap…);
- Adeguamento alle trasformazioni, che sono tra i principali ambiti tematici della RSI, e inoltre;
- Licenziamenti collettivi e cd outplacement;
- Formazione e lavoro;
- Regolarità;
- Qualità;
- Occupabilità.
La responsabilità sociale dell'impresa da qualche anno è diventata un possibile concreto impegno, misurabile, controllabile e certificabile verso i dipendenti, i consumatori clienti finali, i fornitori, gli azionisti, la società civile, le istituzioni, le stesse generazioni future. Per le imprese che si impegnano vi è una positiva ricaduta in termini di immagine e reputazione.
Legislazione e incentivi regionali
La recente legge della Regione Emilia-Romagna sul lavoro 17/2005 ("Norme per la promozione dell'occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro") dedica il Capo VIII alla responsabilità sociale delle imprese. In base all'art. 46, la Regione si impegna a favorire, incentivare e valorizzare l'assunzione della responsabilità sociale delle imprese, definita come "integrazione volontaria delle problematiche sociali ed ambientali nelle attività produttive e commerciali e nei rapporti con i soggetti che possono interagire con le imprese medesime" e come "strumento per l'innalzamento della qualità del lavoro, il consolidamento e il potenziamento delle competenze professionali, la diffusione delle conoscenze, il miglioramento della competitività del sistema produttivo, lo sviluppo economico sostenibile e la coesione sociale".
Gli interventi della Regione e delle Province sono di carattere formativo e informativo, di stimolo e di sostegno verso le imprese, affinché adottino codici di condotta, bilanci sociali e ambientali, acquisiscano marchi di qualità sociale e ambientale, con procedure che producano esiti certificabili della qualità sociale. Il terreno della sfida della responsabilità sociale è nel Sud e nell'Est del mondo.
CSR e sviluppo sostenibile
La Commissione definisce la CSR come un contributo delle imprese allo sviluppo sostenibile, cioè un approccio di gestione aziendale che rafforza la competitività, la coesione sociale e la protezione dell'ambiente. Più in generale, la CSR è uno strumento che può contribuire al raggiungimento degli obiettivi delle politiche dell'Unione Europea, di competitività, di occupazione, di coesione sociale, di protezione dell'ambiente, ma anche allo sviluppo e ad una migliore governance globale, integrando gli attuali strumenti politici quali la legislazione e il dialogo sociale.
Lo sviluppo della CSR riflette l'evoluzione della governance aziendale, coinvolgendo un maggior numero di argomenti e di stakeholder. La gestione delle questioni sociali e ambientali da parte delle imprese costituisce, perciò, un elemento importante della gestione aziendale. È altrettanto importante che le imprese includano in questo dialogo tutti gli stakeholder, comprese le associazioni sindacali e le ONG.
L'approccio socialmente responsabile
L'ambizione e lo slancio innovativo dell'approccio socialmente responsabile sarebbe quello di "andare oltre" (Libro Verde della Commissione europea) il mero soddisfacimento degli obblighi giuridico-formali imposti alle imprese e di rivolgersi ad una platea di interlocutori e di destinatari che supera il tradizionale ambito d'azione del vecchio diritto del lavoro.
Fonti europee sulla responsabilità sociale dell’impresa
La responsabilità sociale d'impresa (RSI o CSR - Corporate Social Responsibility) è un concetto che difficilmente si può inquadrare in una definizione precisa e unica. Il concetto di RSI deriva dall’ordinamento comunitario, più precisamente dal Libro Verde della Commissione Europea 2001, che ne parla come incorporazione (o introiettazione) volontaria di preoccupazioni sociali e ambientali nel sistema produttivo e nel rapporto con i vari stakeholders. ("l'integrazione su base volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con diverse classi di portatori d'interesse").
“Con la Responsabilità Sociale di Impresa si intende un modello di governance allargata, in base al quale chi governa l'impresa ha responsabilità che si estendono dall'osservanza dei doveri fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi, in generale, di tutti gli stakeholder”. Nel 2006 la commissione europea pone l’obiettivo di fare del nostro continente un polo di eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese.
Ciò significa che, agendo in modo socialmente responsabile, l'impresa tiene conto del contributo dato dalla propria attività alla qualità dell'ambiente e al sociale, preoccupandosi dei rapporti con i propri collaboratori, clienti, fornitori, partner e con la comunità e le istituzioni. La responsabilità sociale d'impresa, dunque, va al di là del solo rispetto dei requisiti legali e si riferisce a pratiche e comportamenti che un'impresa adotta su base del tutto volontaria, anche nella convinzione di ottenere dei risultati che possano arrecarle benefici e vantaggi.
Direzioni della RSI
Dunque la RSI si articola sostanzialmente in due direzioni:
- All’interno, rilevando l’analisi del rapporto con i vari stakeholders, cioè con quelli che sono i vari portatori di interessi che gravitano all’interno dell’impresa, in primis i lavoratori (subordinati), richiedendosi una gestione del capitale umano responsabile, che tenga conto del rispetto dei diritti dell’uomo e del lavoratore, che valorizzi l’elemento della professionalità e della diversità di genere, favorendo realmente una politica di pari opportunità e di equità sotto vari aspetti, dall’accesso nell’impresa, alle retribuzioni, alla possibilità di progressione in carriera, in prospettiva di un mercato del lavoro più equo ed efficiente, che sappia fronteggiare quelle esigenze che ormai da tempo si sono affacciate e che in parte sono state recepite nel nostro ordinamento con il D.lgs.276/2003 in attuazione della L.30/2003;
- All’esterno, verso la società intera, fatta di imprese, consumatori, clienti. Si richiede alle imprese di tenere conto di tutta una serie di preoccupazioni, anche a livello ecologico, di immissioni e di impatto ambientale, non solo all’interno del processo produttivo, ma anche al di là di questo.
Importanza della RSI
La RSI non va considerata un semplice optional ma come fattore di crescita o, quantomeno, di stabilità. Un comportamento socialmente responsabile contribuisce, non solo a creare reputazione e a sostenere l'immagine, ma anche a migliorare i rapporti con tutti gli interlocutori sociali ed economici dell'impresa (il personale, i clienti, i partner e i fornitori, la comunità locale e le istituzioni, gli investitori, ecc.): tutti fattori che concorrono a determinare condizioni favorevoli all'esercizio dell'attività d'impresa e che possono fornire presupposti per vantaggi commerciali.
Un'impresa che adotti un comportamento socialmente responsabile, monitorando e rispondendo alle aspettative economiche, ambientali, sociali di tutti i portatori di interesse (stakeholders) coglie anche l'obiettivo di conseguire un vantaggio competitivo e a massimizzare gli utili di lungo periodo. Un prodotto, non è apprezzato unicamente per le caratteristiche qualitative esteriori o funzionali; il suo valore è stimato in gran parte per le caratteristiche non materiali, quali le condizioni di fornitura, i servizi di assistenza e di personalizzazione, l’immagine ed infine la storia del prodotto stesso.
La responsabilità sociale consiste nell'integrazione delle preoccupazioni sociali ed ambientali in strategie imprenditoriali indirizzate al lucro. Il meccanismo della responsabilità sociale, quindi, è basato sulla volontarietà, tramite l'incentivo della reputazione: la sanzione per il mancato rispetto dovrebbe quindi limitarsi al discredito.
Concreti comportamenti socialmente responsabili
Ovviamente perché il tutto non rischi di apparire soltanto come una grossa opera di ingegneria comunicativa e di marketing aziendale, nella fascinazione di slogan e termini accattivanti che circondano la RSI e le sue incentivazioni, occorre che, al di là del momento promozionale (di cui molti possono esserne artefici: dalle p.a., alle Regioni, allo Stato ecc.) si adottino comportamenti concreti, che comportino un’attività realmente socialmente responsabile. Mere enunciazioni di principi possono essere belle, ma sostanzialmente inutili.
Per quanto riguarda la tutela del lavoro, si rinviene una marcata enfasi nel documento comunitario, ove se ne indicano tre linee di sviluppo. Oltre all'igiene e sicurezza, si distingue l'adattamento alle trasformazioni e la gestione delle risorse umane. La nozione comunitaria non è però formulata in uno strumento normativo, né ha l'intento di diretta uniformazione negli ordinamenti degli Stati membri, essendo il Libro Verde semplicemente oggetto di una consultazione esplorativa.
Strategia europea per l’occupazione
Proseguendo in ambito delle fonti dell’RSI, a livello europeo notevoli sono i punti di contatto con i quattro pilastri della Strategia Europea Per l’Occupazione (cioè occupabilità, adattabilità, imprenditorialità, pari opportunità) e con il più recente Consiglio di Lisbona 2000 che si pone l’obiettivo di un’Europa più competitiva, soprattutto a livello di mercato.
Nozione ed applicazioni della responsabilità sociale nella dimensione nazionale
Tutto questo è stato recepito in Italia con il Libro Bianco 2000, adottato dal Governo in una prospettiva di riforma del mercato del lavoro, seguito infatti dalle L.30/2003 e dal D.lgs.267/2003. Da ricordare anche il progetto governativo CSR-SC (Progetto CSR-Social Commitment) che rappresenta il contributo italiano allo sviluppo della RSI tra le imprese, e l’istituzione del FORUM ITALIANO MULTI-STAKEHOLDERS ad opera del Ministero del welfare.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha costituito nel 2002 un gruppo di lavoro dedicato allo sviluppo e alla promozione della responsabilità sociale delle imprese per lo sviluppo del Progetto CSR-SC. La proposta italiana si basa dunque su un approccio volontario alla CSR e ha l'obiettivo principale di promuovere la cultura della responsabilità sociale all'interno del sistema socio-economico e di accrescere il grado di consapevolezza delle imprese sullo sviluppo sostenibile.
Volendo, numerose sono anche le fonti interne relative alla RSI: si pensi alle numerose leggi e norme (codicistiche e costituzionali, vedi ad es. artt. 2, 4, 32, 35, 36, 41 Cost.) in materia di sicurezza sul lavoro, collocamento dei disabili, azioni positive, salute, formazione e inserimento. La CSR si affianca, in via di arricchimento e completamento, alla regolazione classica, e non pretende (almeno per ora) di porsi in alternativa ad essa.
Da questo punto di vista emerge dunque il problema della volontarietà della RSI nei confronti dell’alto tasso di normazione che caratterizza il nostro ordinamento. È il problema dell’efficacia giuridica della RSI, che sembra far parlare di un contrasto tra soft law e hard law, da cui il nostro ordinamento ne uscirebbe depotenziato. Come del resto depotenziata ne uscirebbe la RSI stessa, che nell’ottica della volontarietà, corre il rischio di vedere adesioni a prassi socialmente responsabili semplicemente sotto l’incentivo di meccanismi premianti. Con l’ovvia conseguenza non solo di snaturare il concetto (di per sé non giuridico) di responsabilità sociale, ma di pervenire a risultati che, nella realtà, si discostano notevolmente dai principi di partenza.
Insomma: non c’è nulla di male se le imprese, adottando comportamenti socialmente responsabili, ne ottengono anche dei benefici in termine di immagine, all’interno e all’esterno. Anzi, questo fa parte dei loro modi di agire all’interno del mercato. Questo non deve e non può rivelarsi l’unico movente all’adozione di prassi socialmente responsabili.
Volontarietà e autonomia
A proposito di RSI e volontarietà, credo che siano molto significative e certamente molto più esplicative le parole del Prof. Matteo Dell’Olio il quale, nel manifestare preoccupazione circa il fatto che la volontarietà riguardi non solo l’adesione alla RSI, ma anche il suo adempimento, sostiene che sostanzialmente la RSI riguarda aspetti “in larga misura ovvi, in quanto l’ordinamento italiano, oltre ad essere in gran parte frutto di un diritto scritto è anche (…) uno dei più avanzati in relazione agli aspetti che vengono chiamati di responsabilità sociale dell’impresa” e continua osservando che “riporre tutto questo in cofanetto di volontarietà, che ha sopra l’etichetta della volontarietà, fa dubitare. Potrebbe far pensare che quei contenuti, che sono ovvi, debbano diventare volontari (…) ma non è così. Volontarietà nell’assunzione di un obbligo o di un impegno non significa a-giuridicità dello stesso. Volontarietà e volontà significano autonomia, ma l’autonomia è di per sé impegnativa”.
La questione della RSI e della soft law (che derivano dall’ambiente comunitario) ascrivendola all’interno di quella che da alcuni è stata chiamata la “rivoluzione copernicana” all’interno del nostro universo normativo, in cui le fonti del diritto vengono integrate dal basso e anche dall’alto. Si tratterebbe allora di una volontarietà che non si sostituisce alla legge, ma che la integra e la supera (cioè RSI non come alternativa, ma come aggiunta che, una volta introdotta, costituisce un vincolo più stringente di quelli derivanti dalla legge stessa).
Nuove declinazioni della responsabilità sociale
Nell'ultimo periodo è nata una nuova declinazione della responsabilità sociale, non solo riferita alla singola impresa, ma a tutta la collettività. Questa declinazione è particolarmente indirizzata e calzante per la realtà italiana a causa della composizione territoriale (Piccole-medie imprese, tendenzialmente raggruppate in distretti industriali collegati in forma reticolare).
La strategia della Responsabilità Sociale D'impresa per stimolare le imprese ad assumere comportamenti responsabili, viene ora calata in un nuovo contesto, dove il soggetto promotore è tutta la comunità, tutto il territorio nel quale vivono e operano i diversi portatori di interesse.
Strumenti di verifica della responsabilità sociale
In un periodo di forte perdita di credibilità le imprese per accreditarsi sono sempre più frequentemente costrette a dar prova di essere in grado di rendere conto sul piano sociale del proprio operato e di essere pertanto dotate di accountability. Mappa 2003 degli strumenti internazionali di CSR: strumenti della RSI sono codici di condotta, bilancio sociale, marchio di qualità sociale, certificazione etica (SA 8000, ISO 14001, EMAS, età).
Codici di condotta
- Codici interni, o individuali: esplicitano le politiche aziendali e le norme di comportamento cui tutti i dipendenti devono attenersi, contribuendo a regolare la gestione e l'organizzazione dell'azienda.
- Codici esterni: sono formulati da attori esterni alla sfera di governo dell'impresa e fanno affidamento su processi di adesione spontanea dei destinatari, possono a loro volta suddividersi, a seconda della fonte, in:
- Codici formulati da organizzazioni internazionali (es. il Global Compact);
- Codici di condotta di origine statale ed interstatale, redatti da autorità governative nazionali (es. codice dei Model Business Principles);
- Codici di condotta di origine privatistica;
- Codici di condotta redatti su base negoziata: catalogabili tra i codici esterni, presentano la particolarità di essere formulati in sede di contrattazione collettiva, a livello nazionale o sopranazionale;
- Codici che si fondano sulla normazione tecnica: pratica di produzione o omologazione di norme (non giuridiche, ma tecniche) alle quali devono rispondere i prodotti, servizi o procedure di fabbricazione. Applicate alle materia sociale, le norme tecniche (ISO) hanno dato luogo agli standards che vanno sotto il nome di SA 8000 (Social accountability 8000).
I codici di condotta aprono la strada alla questione della volontarietà (atti di soft-law), tant’è che alcuni parlano in proposito di “codici senza spada”, caratterizzati cioè da una scarsa effettività giuridica. Si tratta allora di vedere come rendere tali codici degli strumenti realmente utili, obiettivo che potrebbe essere raggiunto puntando una maggior attenzione ad elementi quali la loro pubblicità e conoscibilità tra i soggetti interessati.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Diritto Del Lavoro, prof. Tullini, libro consigliato Il diritto sindacale, Carinci Tomajo Tosi Treu
-
Riassunto esame Diritto del Lavoro, prof. Montuschi, libro consigliato Lavoro e Responsabilità Sociale dell'Impresa
-
Riassunto esame Diritto Del Lavoro, Prof. Tullini Patrizia, libro consigliato Diritto del lavoro, Del punta R.
-
Riassunto esame Diritto del lavoro europeo, prof. Sciarra, libro consigliato Manuale di diritto sociale europeo, Sc…