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industriale. Con questa si indica l’ insieme delle interrelazioni tra tre soggetti, gli imprenditori,

i prestatori di lavoro organizzati e i pubblici poteri, che agiscono in un ampio contest odi

variabili economiche, politiche e tecnologiche e normative.

: il diritto sindacale appartiene all’ ambito delle scienze

E FFETTIVITÀ DEL DIRITTO SINDACALE

giuridiche, il profilo della effettività della norma assume una rilevanza primaria. Può accadere

che l’ attuazione della norma formalmente valida, anziché essere oggetto delle attività delle

strutture proposte all’ applicazione del diritto, divenga oggetto di mediazione politica, e che

possa persino svolgersi sulla possibilità di dare applicazione o meno, non sempre la

disapplicazione di massa di un precetto ha come conseguenza la sanzione di massa. Il diritto

sindacale in conclusione poggia la sua effettività sulla costanza del consenso sociale e dell’

opera di mediazione politica, che contribuisce a dare stabilità e continuità.

R : dopo l’ abrogazione dell’ elemento corporativo e

UOLO DELLA DOTTRINA E DELLA GIURISPRUDENZA

l’ emanazione della costituzione del 1948, ha introdotto principi fondamentali, libertà

sindacale (art.39) e diritto di sciopero (art.40), in Italia il legislatore per lungo tempo si è

astenuto dall’ intervenire.

Legge 20 Maggio 1970 n 300: norma sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della

libertà sindacale e della attività sindacale nei luoghi di lavoro.

Legge 12 Giugno 2990 n 146: norme sull’ esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici

essenziali. Dove si riscontravano la mancanza di norme specifiche, dottrina e giurisprudenza

si sono avvalse di strumenti tecnici che erano a loro disposizione. Il sistema di relazioni

industriali è quella sezione del sistema sociale generale formato dalle interazioni tra

imprenditori, organizzazioni dei lavoratori e pubblici poteri. Le relazioni industriali

normalmente sono dotate di una certa stabilità e di una relativa autonomia da altri settori

della vita sociale, le relazioni industriali sono rette da un ordinamento che si è convenuto

chiamare intersindacale. : ci consente di leggere le costanti di

ORDINAMENTO INTERSINDACALE

comportamento tipiche di ciascun sistema di relazioni industriali come effetto dell’

applicazione di norme proprie di quest’ ultimo.

Può accadere che la stesa materia sia regolata sia da norme dell’ ordinamento statale sia da

norme dell’ ordinamento intersindacale, finché le due valutazioni coincidono, il problema è di

scarsa rilevanza, quando ciò non accade si crea un conflitto che rende in effettiva la norma

dell’ uno e dell’ altro ordinamento. Può accadere anche che valutazioni normative , anche se

diverse non siano in conflitto, ciò che per un ordinamento è completamente sbagliato, per un’

altro può rientrare nella mera sfera della libertà. La nozione di ordinamento intersindacale

assolve a una funzione conoscitiva, i canoni di valutazione di un ordinamento giuridico

diverso da quello statuale, possono esplicare una decisiva influenza sulla cultura e sulla

ideologia dell’ interprete, del legislatore e delle parti. L’ ordinamento intersindacale non è un

sistema chiuso, ma interagisce con l’ordinamento giuridico statale.

F : ha un’ importante ruolo nella formazione del diritto sindacale,

UNZIONE DELLA GIURISPRUDENZA

fu la giurisprudenza a costituire il complesso edificio di un diritto sindacale liberato dall’

impostazione pubblicistica del periodo corporativo e saldamente ancorato al diritto privato.

Diritto comunitario: i sistemi di relazioni industriali stentano ad avere una dimensione

sovrannazionale, pur in presenza di crescenti processi di integrazione economica. Ciò ha

portato a una sostanziale indifferenza del diritto comunitario per il diritto sindacale. Lì

integrazione economica tra i paesi dell’ unione europea si è spinta ad un punto tale che

difficilmente può fare ulteriori progressi, senza essere accompagnata da una piena

integrazione politica. Avvio di un processo verso il riconoscimento nel diritto comunitario di

un processo verso il riconoscimento di un catalogo di diritti fondamentali dell’ unione

europea , cui è stato attribuito un valore giuridico con il trattato di Lisbona del 13 Dicembre

2007 entrato in vigore nel 2009. Nel 2004 all’ unione europea sono stati ammessi 12 nuovi

paesi, tutti con sistemi economici più deboli e con sistemi normativi dei lavoratori deteriori

rispetto a quelli dei paesi che già ne facevano parte. (il 1 Dicembre 2009 è entrato in vigore

il trattato firmato a Lisbona il 13 Dicembre 2007 e ratificato da ciascuno dei 27 paesi dell’ UE.

La riforma istituzionale varata a Lisbona consiste nella modifica del trattato sull’ Unione

Europea e del trattato che istituisce la comunità europea , denominato trattato sul

funzionamento dell’ Unione europea. Le modifiche apportate hanno dato luogo a una versione

consolidata dei due documenti e a queste versioni si farà riferimento d’ora in poi.)

Nelle nostre relazioni industriali sono incerte e fragili le regole per l’ individuazione dei

soggetti legittimati alla trattativa, alla composizione delle controversie, alla proclamazione e

allo svolgimento degli scioperi. L’ esigenza di regole formalizzate non era molto avvertito

quando la rappresentanza dei lavoratori era in mano alle tre grandi confederazioni. L’

esigenza di rinnovare le ragioni di compattezza tra i lavoratori ha posto in primo piano due

problemi complementari: 1. È quello di rappresentanza, cioè del rapporto tra sindacato e

totalità del gruppo professionale di riferimento. 2. Riguarda i rapporti tra base e vertice, tra

aderenti e dirigenti. Il sindacalismo italiano presenta due posizioni di principio. Nella Cgl è

forte la tendenza a privilegiare l’ autonomia della base (sindacato-movimento) e ad

interpretare come base non solo quella composta dagli iscritti ma, l’ intero gruppo

professionale di riferimento, la Cisl è più orientata a privilegiare il gruppo organizzativo

(sindacato-associazione o istituzione).

LA LIBERTà SINDACALE:

(cap. 2- schem. 2)

Fonti: : la libertà sindacale è anche oggetto di numerose norme di diritto

1. I

NTERNAZIONALI →

internazionale. La convenzione Oil nn. 87/1948 e 98/1949. (l’ organizzazione

internazionale del lavoro è un’istituzione internazionale specializzata nella regolamentazione

della materia del lavoro. Fu fondata dopo la prima guerra mondiale con il trattato di Versailles

quale istituzione della società delle nazioni e poi modificata nel 1945 e nel 1946 in vista della

sua collocazione nell’ ONU. Il suo compito è quello di promuovere, sul piano internazionale , il

miglioramento delle condizioni dei lavoratori attraverso la predisposizione di particolari

accordi internazionali, che gli stati membri sono obbligati a sottoporre agli organi interni

competenti ad autorizzare a ratificare ed emanare le norme di esecuzione).

le convenzioni dell’Oil hanno ricevuto ratifica e ordine di esecuzione con la legge del 23 Marzo

1958, la convenzione n. 87 si intitola alla “libertà sindacale”, garantendola nei confronti dello

stato, la convenzione n. 98 al “diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva” la

convenzione n 87 dispone che i lavoratori e i datori di lavoro hanno diritto di costituire senza

preventiva autorizzazione dello stato, organizzazioni sindacali e di aderire ad esse. Esclude

inoltre che le organizzazioni di lavoratori e datori di lavoro possano essere sottoposte a

provvedimenti amministrativi di scioglimento o di sospensione. La convenzione n 98

stabilisce che i lavoratori debbano godere di una protezione adeguata contro qualsiasi atto di

discriminazione antisindacale posto in essere dai datori di lavoro

: l’ordinamento dell’ Unione europea, che è un ordinamento distinto da quello

2. C

OMUNITARIE

degli stati membri, detta una normativa ampia e ricca in materia di rapporti economici e

commerciali, meno ampia ma comunque significativa quella sui rapporti di lavoro. La carta di

Nizza del 7 Dicembre 2000, contempla all’ art. 12 la libertà sindacale, ma come semplice

libertà di associazione.

3. I : costituzione art. 39 c.1 , è il principio giuridico fondamentale , dove si stabilisce che

NTERNE

“l’ organizzazione sindacale è libera”. Tale principio si contrappone a quello che fu proprio del

sistema corporativo fascista (l’ordinamento corporativo fu istituito dal regime fascista con la

legge 3 Aprile 1926, questa prevedeva il sindacato unico, “non può essere riconosciuta

legalmente per ciascuna categoria di lavoratori, datori di lavoro, artisti o professionisti, che una

sola associazione”. Il sindacato con il riconoscimento diveniva persona giuridica di diritto

pubblico e ciò consentiva un penetrante controllo dello stato. Il legislatore fascista configurò

come reato lo sciopero o la serrata, la legge attribuiva alla corte d’appello il potere di definire

con sentenze le nuove condizioni di lavoro).

Nel nostro ordinamento democratico, la facoltà di agire a tutela e promozione degli interessi

che nascono dal lavorare in favore di un’ organizzazione altrui viene attribuita agli stessi

soggetti che ne sono portatori come esplicazione della loro posizione di libertà. Ad essi è

riconosciuta la facoltà di coalizzarsi al fine di provvedere alla tutela dei propri interessi,

scegliendo i mezzi a tal fine più congrui. Il diritto di coalizzarsi liberamente, sancito all’ art 39

si esplica come diritto soggettivo pubblico di libertà, inibendo allo stato di compiere atti lesivi

di tale libertà. Sarebbe incostituzionale una legge ordinaria che determinasse in modo

vincolante i fini e le forme organizzative del sistema sindacale.

O : il confronto dell’art 39 co. 1, con l’art 18 cost. consente alcune

RGANIZZAZIONE E ASSOCIAZIONE

precisazioni sul contenuto della prima disposizione. Può osservarsi che il riconoscimento

della libertà di associazione contenuta nell’art. 18 non è incondizionato, esso viene meno

quando l’ associazione persegua fini vietati ai singoli dalla legge penale. Il fine sindacale è

tipizzato e riconosciuto come lecito dall’art. 39 e non può essere vietato da una legge penale

ordinaria. Una marcata differenza emerge nell’impiego nell’art. 39 del termine

“organizzazione” invece di quello di “associazione” all’ art. 18, esso implica una nozione più

ampia del fenomeno sindacale, tale da comprendere anche forme organizzative diverse da

quella associativa. Al termine “organizzazione” fa seguito il predicato sindacale, il suo

significato non può essere ricavato né da un’analisi lessicale della norma, né dal sistema

costituzionale, siamo quindi di fronte a un rinvio a nozioni di esperienza. Il predicato può

essere inteso sia in senso teleologico, sia in senso strutturale. Sotto il profilo teleologico, è

sindacale un atto o un’attività diretti all’ autotutela di interessi connessi a relazioni giuridiche

in cui sia dedotta l’ attività di lavoro. Sotto il profilo strutturale , la qualificazione strutturale

presuppone un’ aggregazione di soggetti, per taluni anche un singolo può svolgere un’ attività

sindacale, per altri è sempre necessaria una forma solidale. La fattispecie sindacale

contemplata nella costituzione è quella che si esprime in forma collettiva e coinvolge una

pluralità di soggetti organizzati in una coalizione; Ma non significa che il titolare della libertà

sindacale e in parallelo del diritto di sciopero sia solo il gruppo e non anche il singolo

individuo.

Statuto dei lavoratori artt. 14,15,16 e 17. La fonte ordinaria normativa interna di tutela della

libertà sindacale più incisiva è costituita dalla legge del 20 Maggio 1970 n. 300, lo statuto dei

lavoratori, il cui titolo II è espressamente intitolato alla libertà sindacale. Tale legge persegue

tre obbiettivi: il primo consiste nella tutela della libertà e dignità del lavoratore con

riferimento a situazioni repressive che possono verificarsi nell’ impresa. Essendo questa un’

organizzazione basata sul principio d’ autorità, in essa possono crearsi principi di

compressione della libertà e della dignità di chi lavora in posizione subordinata, era quindi

opportuno un intervento del legislatore per la salvaguardia di questi valori. Il secondo

obbiettivo mira a rafforzare l’ effettività del principio di libertà sindacale all’ interno dei

luoghi di lavoro ed è perseguito vietando all’ imprenditore di utilizzare i poteri che gli

derivano dal contratto di lavoro per ostacolare i lavoratori nell’ esercizio dell’ attività di

autotutela dei propri interessi. (artt. 15 e 16). Il terzo obbiettivo è quello di una politica di

sostegno delle organizzazioni sindacali dei lavoratori. Il conflitto tra lavoratori e datori di

lavoro è un processo dinamico che richiede da parte dei protagonisti continue valutazioni di

fronte all’ incessante mutare delle situazioni concrete. All’ interno dell’ impresa opera un

potere capace di incidere in via immediata sulla condizione dei soggetti ad esso sottoposti.

L’art 14 dello statuto afferma che “il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di

svolgere attività sindacale è garantito a tutti i lavoratori all’ interno dei luoghi di lavoro”. Tale

norma ribadisce il principio affermato nell’ art 39, sarebbe superfluo se non fosse chiara

enunciazione di garantire la libertà sindacale e di renderla effettiva soprattutto nei luoghi di

lavoro e nei confronti del datore di lavoro.

L’art 15 sancisce la nullità degli atti discriminatori riproducendo con opportune integrazioni

la disposizione dell’ art 1 della convenzione Oil n 98. Esso fissa due punti, nel punto a)

stabilisce la nullità di qualsiasi patto o atto diretto a subordinare l’ occupazione di un

lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale. Nel

punto b) sancisce la nullità di qualsiasi patto o atto diretto a licenziare un lavoratore, a

discriminarlo nell’ assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti

disciplinari o a recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua attività sindacale o della sua

partecipazione a uno sciopero. La discriminazione di carattere sindacale può avvenire non

solo privando il prestatore di lavoro di particolari benefici o arrecandogli comunque danno,

bensì attribuendo particolari benefici ai lavoratori che tengano un determinato

comportamento.

L’art 16 sancisce il divieto di concedere trattamenti economici di maggiore favore ad una

pluralità di persone, per trattamento economico viene intesa non solo la corresponsione di

somme di denaro, bensì qualsiasi concessione valutabile in termini economici.

L’art 17 vieta la costituzione di sindacati di comodo, cioè di sindacati costituiti e sostenuti dai

datori di lavoro e dalle loro associazioni, tali sindacati, indicati con il termine “gialli”

costituiscono un modo per esercitare tale libertà sindacale. I modi con cui è possibile fornire

sostegno sfuggono a una tipizzazione, possono andare dal finanziamento a comportamenti di

favoreggiamento più sottile che pongono al giudice delicati problemi di valutazione dei fatti.

Titolarità:

a)I : subordinati (privati e pubblici) ,parasubordinati, autonomi (sono titolari solo

LAVORATORI

della libertà di associazione, es art. 18) .

La questione della titolarità del diritto di libertà sindacale si è posta con riguardo ai pubblici

dipendenti. I soli limiti vigenti riguardano i militari (art. 8 legge 382/1978), non possono

costituire associazioni professionali a carattere sindacale né aderire ad altre associazioni

sindacali, tale disciplina è stata dichiarata legittima dalla corte costituzionale. Diversa è la

condizione del personale aderente ai corpi di polizia non militari (artt. 82 e 83 legge 121/

1981), hanno diritto di associarsi in sindacati ma non possono iscriversi a sindacati diversi da

quelli del personale di polizia, né assumere la rappresentanza di altri lavoratori. I sindacati di

polizia non possono aderire, affiliarsi o avere organizzazioni di carattere organizzativo con

altre associazioni sindacali.

b) I : la questione è discussa alcuni ritengono che i datori di lavoro non siano

DATORI DI LAVORO

titolari della libertà sindacale (art. 39 cost) ma solo della libertà di associazione (art. 18)e

della libertà di impresa (art. 41cost). Quello della libertà sindacale degli imprenditori è un

problema molto dibattuto. Il nodo della questione consiste nella possibilità di qualificare

come sindacale l’ attività da questi svolta per la soddisfazione di interessi attinenti ai rapporti

di lavoro. Il problema sorge perché mentre l’ attività sindacale dei lavoratori è sempre riferita

ad un termine collettivo, ed è quindi attività organizzata, l’ imprenditore può agire come

singolo. Il sindacalismo imprenditoriale è storicamente un sindacalismo di risposta che si

forma in funzione di resistenza nei confronti dell’ organizzazione dei lavoratori. Il titolo II

dello statuto dei lavoratori intestato alla libertà sindacale attiene solo a quella dei lavoratori.

L’ interpretazione qui proposta, non nega che anche gli imprenditori godano della libertà di

organizzarsi a fini sindacali, ma indica come suo fondamento nel diritto interno non l’ art. 39

della costituzione, ma gli artt. 18 e 41 della stessa carta fondamentale, i quali predispongono

un tutela meno intensa.

Contenuto:

a)D : libertà positiva, che consiste nel promuovere, costituire, aderire all’

IMENSIONE INDIVIDUALE

organizzazione sindacale e nello svolgere l’ attività del proselitismo. Libertà negativa

(ricavabile dall’ art. 15 dello st. lav. )Che consiste nel non svolgere alcuna attività sindacale e

nel non aderire ad alcun sindacato o cessare di farne parte. Non è facile la soluzione del

problema se debba ritenersi tutelata la cosiddetta libertà sindacale negativa, cioè la libertà del

lavoratore di non aderire ad alcuna organizzazione sindacale. Le fonti comunitarie ed

internazionali appaiono ambigue , alcune importanti tradizioni come quella dei paesi

anglosassoni sono state caratterizzate da clausole contrattuali cosiddette di sicurezza

sindacale, dirette cioè a rafforzare la presenza sindacale in azienda, obbligando l’

imprenditore ad assumere solo lavoratori iscritti al sindacato o vincolando il lavoratore neo-

assunto ad iscriversi al sindacato, pena il licenziamento. La corte europea dei diritti dell’ uomo

ha affermato l’ illegittimità di tali prassi contrattuali per violazione della convenzione europea

dei diritti dell’ uomo del 1950. In Italia la questione non si è mai posta concretamente, tali

clausole sono praticamente sconosciute. L’ art. 15 lettera a. dello statuto dei lavoratori

dichiara illecita la discriminazione ai danni del lavoratore che non aderisca a una associazione

sindacale. Alla lettera b. si prevede l’ inammissibilità di clausole contrattuali che subordino l’

occupazione all’ adesione ad un determinato sindacato.

b)D : libertà organizzativa, è fatto divieto ai datori di lavoro di costituire o

IMENSIONE COLLETTIVA

sostenere con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori. (art. 17 st.

lav.)

IL SINDACATO:

(cap. 3- schem. 3 e 4)

DEFINIZIONE: art 39 com 1 della costituzione, “l’ organizzazione sindacale è libera”→ si tratta

di una libertà più ampia della libertà di associazione prevista dall’ art 18 cost, dunque l’ art in

oggetto tutela ogni forma organizzativa scelta dal soggetto. Dal momento che non esiste una

definizione legale di “sindacale”, va desunta dalla realtà sociale, lo è ogni organizzazione che

risponde ai seguenti criteri: : tutela di un interesse collettivo do lavoro.

CRITERIO TELEOLOGICO

C : autotutela diretta, es sciopero, contratto collettivo..

RITERIO DEGLI STRUMENTI IMPIEGATI

o:autotutela attuata dagli stessi lavoratori o da loro rappresentanze

CRITERIO SOGGETTIV

immediate.

il sindacato è una forma di organizzazione collettiva dei lavoratori nata per contrastare e

riequilibrare la disparità del potere individuale nella quale questi si trovano nei confronti del

datore di lavoro. Il sindacato sostanzialmente svolge un ruolo di protezione del lavoro dal

libero e incondizionato funzionamento del mercato, ponendo le retribuzioni e le altre

condizioni di lavoro al riparo dalla concorrenza degli altri lavoratori.

STRUTTURA: Le forme di organizzazione dei gruppi per la difesa degli interessi professionali

sono varie, l’ elemento che influenza in modo decisivo il modello organizzativo è la

composizione quantitativa e qualitativa della forza lavoro.

: emerge nei paesi a più antico sviluppo industriale, ad es in

A) SINDACALISMO DI MESTIERE

Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e nei settori produttivi dove maggiore e centrale è la

presenza i operai specializzati. Assume il mestiere esercitato dai lavoratori come il

criterio individuante il gruppo professionale da organizzare. In ogni impresa ci sono

tanti sindacati quante sono le professionalità. ( organizzano sindacalmente solo i

lavoratori che esercitano un mestiere, piloti, macchinisti, bancari.. o che appartengono

a una determinata categoria di prestatori di lavoro, quadri, dirigenti..) es: in una

impresa edile si avrà un sindacato dei muratori, dei falegnami, degli impiantisti

idraulici..

B) ’ : con la diffusione dell’ industria a produzione di massa

SINDACATO PER RAMO D INDUSTRIA

si ha la scomparsa de vecchi mestieri e la dequalificazione della manodopera,

prevalgono così gli operari comuni o semi specializzati. Il sindacato organizza i

lavoratori non in base alla professionalità posseduta ma in base all’ attività produttiva

esercitata dall’ impresa da cui dipendono. (uniscono in un’ unica confederazione più

federazioni di lavoratori appartenenti a diversi settori produttivi, es: metalmeccanici,

edili, commercio..).

in Italia inizialmente furono costituiti numerosi sindacati di mestiere, ma presto fu adottato e

prevalse il secondo dei due modelli, perché consentiva di creare maggiore solidarietà tra i

lavoratori. Questa evoluzione non ha riguardato né i dirigenti di azienda né i lavoratori con

professionalità più elevate. I quali hanno costituito proprie organizzazioni come la Cida

(confederazione italiana dei dirigenti d’ azienda) e la Confedir (confederazione dei sindacati

dei funzionari direttivi dirigenti e delle elevate professionalità della funzione pubblica).

A partire dagli anni ’70 a seguito della terza rivoluzione industriale e del massiccio impiego

delle nuove tecnologie si sono diffuse nel mercato figure di lavoratori con funzioni

professionali più complesse ed elevate, i quali hanno costituito delle organizzazioni sindacali

autonome, ritenendo che i loro interessi fossero sacrificati dalle politiche contrattuali delle

confederazioni. Si è così diffuso , come variante del sindacato di

IL SINDACATO OCCUPAZIONALE

mestiere. Anche nel nostro paese si è accelerato un processo di sperimentazione di modella di

rappresentanza diversi dal sindacalismo industriale, che segnalano come il criterio del settore

produttivo stia diventando sempre meno importante. Le soluzioni adottate sono

sostanzialmente due: la prima consiste nella fusione di categorie preesistenti e nella creazione

di sindacati multi-industriali o conglomerati. La fusione consente di razionalizzare l’

organizzazione e di diminuire i costi e di potenziare l’ offerta dei servizi ai lavoratori.

ORGANIZZAZIONE: la struttura organizzativa delle maggiori confederazioni sindacali dei

lavoratori in Italia, Cgil, Cisl, Uil si articola in due linee organizzative: una verticale(basata sul

criterio della categoria produttiva e cioè dell’ attività produttiva svolta dall’ impresa in cui

operano i lavoratori iscritti) e l’ altra detta orizzontale (basata sul criterio territoriale).

In base alla prima linea, l’ unità di base di ciascuna organizzazione di categoria è costituita

dagli iscritti presenti in ciascuna azienda, l’ organismo aziendale confluisce in linea verticale

nelle strutture territoriali, quindi in quelle regionali e nazionali. In base alla linea orizzontale

il sindacato si articola in strutture territoriali, provinciali e regionali, intercategoriali. Esse

rappresentano tutti i lavoratori che operano in ciascun ambito territoriale indipendente dal

settore produttivo di appartenenza.

Una variabile importante è quella relativa alla situazione di unità o di pluralità sindacale.

Fermo restando la libertà giuridica di costituire organizzazioni di qualunque orientamento e

struttura, di fatto in molti paesi esistono confederazioni che raggruppano tutti o quasi tutti i

sindacati esistenti. In Italia, nel 1944 quando ancora la liberazione del fascismo non era

compiuta , la democrazia cristiana, il partito comunista e il partito socialista stipularono un

accordo detto patto di Roma per far rinascere il sindacalismo libero creando un’ unica

confederazione, la Cgil, che avrebbe organizzato tutti i lavoratori indipendentemente dal loro

orientamento politico e religioso. Nel 1948, dalla Cgil uscì la corrente democratico- cristiana e

nell’ anno successivo quella socialdemocratica e repubblicana che costituirono nel 1950 la Cisl

e la Uil. Il risultato più avanzato si conseguì sull’ onda delle grandi lotte sindacali unitarie dell’

autunno del 1969. Nel 1972 le tre organizzazioni stipularono un patto con il quale fu creata la

federazione delle tre confederazioni denominata “federazione Cgil, Cisl e Uil”, gli organi di

questa erano composti da rappresentanti dei corrispondenti organi delle tre confederazioni a

tutti i livelli. Questo squilibrio resse fino alla rottura causata dal mancato accordo unitario con

il governo del 14 febbraio 1948, che portò allo scioglimento. Oltre a Cgil, Cisl e Uil esiste un

arcipelago di altre organizzazioni sindacali autonome in rapido divenire, come la Ugl, la Cub.

Con il progresso del processo di integrazione dell’ unione europea, l’ influenza di questa sulle

condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori è in continua espansione. Nel 1973 è stata

costituita la confederazione europea dei sindacati che svolge un’ intensa attività politica verso

gli organi della comunità europea.

Dal lato degli imprenditori c’è una frammentazione maggiore elle strutture associative, perché

non svolgono solo funzioni sindacali, ma anche economiche. L’ individuazione dei criteri

organizzativi dei datori di lavoro è analoga a quella dei lavoratori, il Italia i datori di lavoro

tendono ad organizzarsi in confederazioni che si distinguono per grandi settori economici e si

diversificano in relazione alla natura pubblica o privata del datore di lavoro. Le maggiori

organizzazioni sono: per l’ industria e i servizi la CONFINDUSTRIA, per il commercio la

CONFCOMMERCIO, per l’ agricoltura la CONFAGRICOLTURA. Per quanto riguarda la struttura

organizzativa, va sottolineata la netta prevalenza della dimensione territoriale e la tendenza a

potenziare le strutture regionali, così da rispecchiare i cambiamenti in atto nel quadro

istituzionale, garantendo alle associazioni i necessari canali di influenza negli ambiti

decisionali istituzionali di crescente importanza.

FORMA GIURIDICA:in seguito alla mancata attuazione dell’ art 39 seconda parte della costituz,

operano le regole di diritto privato, sono diverse le forme che possono essere usate:

: cui si applicano gli articoli, 36,37 e 38 del codice civile.

ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA

Art 36: ”l’ ordinamento interno e l’ amministrazione delle associazioni non riconosciute come

persone giuridiche sono regolate dagli accordi degli associati. Le dette associazioni possono

stare in giudizio nella persona di coloro ai quali, secondo questi accordi, è conferita la

presidenza o la direzione”.

Art 37 : “i contributi degli associati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il

fondo comune dell’ associazione. Finché questa dura, i singoli associati non possono chiedere

la divisione del fondo comune, né pretendere la quota in caso di recesso”.

Art 38: “per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l’ associazione , i terzi

possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche

personalmente e solidamente le persone che hanno agito in nome e per conto

dell’associazione”.

L’ associazione non riconosciuta qualifica normativamente fenomeni organizzativi diversi dai

più modesti circoli ricreativi o culturali ad organismi complessi. Sono due le formazioni sociali

più importanti, che oggi rientrano nella categoria delle “associazioni non riconosciute”, ossia i

partiti e i sindacati, che erano estranei al campo visuale del legislatore del 1942. La

regolamentazione di associazioni non riconosciute da parte del codice civile del 1942 costituì

una innovazione legislativa notevole. Il fenomeno associativo acquisiva sul piano sociale una

importanza crescente, il fondo sociale costituisce un’ unità che va oltre i singoli individui

facenti parte dell’ associazione. Il fondo permane oltre la volontà del socio di mantenere in

vita il rapporto giuridico e si estingue solo con l’ atto in cui i soci deliberano lo scioglimento

della associazione. Il regime di responsabilità patrimoniale appare a metà tra la posizione

propria della persona giuridica che ha una autonomia patrimoniale perfetta e l’ imputazione a

tutti i singoli soci come deriva dalla visione atomistica propria della vecchia dottrina. Tale

posizione intermedia consiste nella congiunta e solidale responsabilità del fondo sociale e

delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’ associazione. L’ associazione non

riconosciuta è soggetto di diritto perché costituisce un centro autonomo di imputazioni

giuridiche. : la rappresentanza dei lavoratori all’ interno dei luoghi di lavoro ha

FORME NON ASSOCIATIVE

quasi sempre avuto forme non associative, anche al di fuori di essi l’ attività sindacale viene

svolta da coalizioni provvisorie, idonee a esprimere una volontà collettiva, es comitati,

formazioni spontanee. L’ organizzazione sindacale può assumere un veste veste diversa da

quella associativa, anche in tal caso la sua regolamentazione dovrà essere reperita nelle forme

organizzatorie del diritto privato. I lavoratori conducono azioni conflittuali anche attraverso

delegazioni occasionali (comitati di sciopero, comitati di base ecc.) al termine del conflitto la

coalizione esaurisce il suo mandato e si scioglie, in essa mancando l’ elemento della stabilità,

non può certo ravvisarsi un’ associazione, bensì un nucleo organizzativo che può

probabilmente inquadrarsi nella figura del comitato di cui agli artt. 39 e seguenti.

: es RSU

FORMA ELETTIVA

è compito dello studioso di relazioni industriali comprendere le ragioni per cui ciascuna

organizzazione sceglie, ad esempio di strutturarsi come sindacato per ramo di industria o

come sindacato di mestiere. Si tratta di un’ indagine di grande rilievo perché consente di

comprendere quali siano gli obbiettivi dell’ organizzazione osservata: un sindacato che

organizzi solo i macchinisti delle ferrovie dovrà promuovere gli interessi di questi ultimi,

anche se in conflitto con quelli degli addetti alle stazioni. Dal punto di vista dell’ ordinamento

statuale , la scelta di uno dei criteri organizzativi tra i tanti teoricamente possibili può essere

eteronoma o autonoma. Era eteronoma nel sistema corporativo, era lo stato a determinare

quali e quante fossero le categorie nel momento in cui ricosceva un solo sindacato per ogni

categoria. Oggi il principio di libertà sindacale obbliga l’ interprete alla soluzione opposta: i

gruppi professionali che si costituiscono in sindacato possono liberamente formarsi , fondersi,

separarsi, estinguersi. Si tratta di una libertà di grande rilievo perché è con il suo esercizio che

i lavoratori scelgono l’ interesse che il sindacato deve promuovere.

M ’ . 39 . dal primo comma può ricavarsi la più ampia

ANCATA ATTUAZIONE DELL ART COST

autonomia del gruppo sindacale, i commi successivi prevedono che i sindacati siano

sottoposti alla registrazione, e che condizione per la registrazione sia la democraticità degli

statuti e che attraverso la registrazione acquisiscono la personalità giuridica e infine che i

sindacati registrati possano stipulare contratti collettivi dotati di efficacia generale. Le ragioni

della mancata attuazione sono di varia natura, in primo luogo il timore che il procedimento di

attuazione diventasse uno strumento di intromissione dello stato nella vita interna del

sindacato. La Cisl si oppose all’ attuazione della norma costituzionale e tale opposizione ebbe

un’ influenza determinante. La Cisl, all’ epoca sensibilmente minoritaria avrebbe visto

consacrata la posizione di maggior forza dell’ antagonista Cgil. Si è così andato consolidando

un sistema sindacale di fatto che a partire dagli anni sessanta acquisiva un’ ampio potere

contrattuale e politico, l’ art.39 è diretto ad attribuire ai sindacati che si assoggettano al

controllo della registrazione il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia erga omnes.

, i: l’ inquadramento del sindacato e dell’ attività

INTERESSI COLLETTIVI INDIVIDUALI E GENERAL

sindacale nel diritto privato è espressione e conseguenza del riconoscimento giuridico della

diversità tra l’ interesse collettivo, di cui il sindacato stesso è portatore e l’ interesse generale,

di cui è portatrice l’ intera comunità. Il sindacato è l’ organizzazione di un gruppo di lavoratori

e ne esprime gli interessi; esso non viene mai a coincidere con la società nel suo complesso, è

cioè pur sempre una parte della società. Se non si deve confondere l’ interesse collettivo di cui

è portatore il sindacato con l’ interesse pubblico generale, lo stesso non deve essere confuso

nemmeno con l’ interesse individuale dei singoli lavoratori aderenti al sindacato stesso. “l’

interesse collettivo non è la somma degli interessi individuali, ma la loro combinazione ed è

indivisibile, nel senso che viene soddisfatto non già da più beni atti a soddisfare bisogni

individuali, ma da un’ unico bene atto a soddisfare il bisogno della collettività”. L’ interesse

collettivo viene determinato non attraverso un’ astratta e impossibile media tra gli interessi

individuali ma dalla concreta mediazione tra i diversi comportamenti del gruppo. L’ interesse

collettivo, come d’ altronde quello pubblico o generale non è un’ essenza ontologica, bensì una

convenzione linguistica che designa l’ esito di un processo di formazione della volontà di una

pluralità organizzativa di persone.

RAPPRESENTANZA E RAPPRESENTATIVIT SINDACALE:

À

(cap. 4 schem. 5)

al sindacato deve essere riconosciuta una sfera di autonomia propria e non derivata da quella

individuale dei singoli lavoratori. Il gruppo organizzato è qualcosa di diverso dalla somma

degli individui che lo compongono, così come l’ interesse collettivo è qualcosa di diverso dalla

somma degli interessi individuali dei suoi membri; il sindacato agisce in nome proprio,

perseguendo l’ interesse collettivo di cui è titolare. Il nesso che lega all’organizzazione

sindacale i lavoratori appartenenti al gruppo professionale è pur esso qualificato come

rapporto di rappresentanza. Diversa è la nozione di rappresentatività, definibile come la

capacità dell’ organizzazione di unificare i comportamenti dei lavoratori in modo che gli stessi

operino non ciascuno secondo scelte proprie ma come gruppo.

R : art. 39 c.4 costituz, attribuisce la rappresentanza legale della categoria ai

APPRESENTANZA

sindacati registrati che “possono, rappresentati unitariamente in proporzione agli iscritti,

stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle

categorie alle quali il contratto si riferisce”.

L’ art. 1387 c.c “il potere di rappresentanza è conferito dalla legge ovvero dall’ interessato”.

L’ art. 1388 c.c “il contratto concluso dal rappresentante in nome e nell’ interesse del

rappresentato, nei limiti delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti

del rappresentato”.

R : è una qualità del soggetto sindacale, allude alla capacità di aggregare

APPRESENTATIVITÀ

consenso, introdotto dalla legge a fini di sostegno o “promozione”. Storicamente sono

individuabili tre tipi di rapprentatività:

1) Il sindacato maggiormente rappresentativo (rappresentatività storica o presunta), è il più

risalente nel tempo. Lo è il sindacato dotato di una specifica qualità: la capacità di

rappresentare un ampio ventaglio di interessi (art. 19 stat. Lav. Ante referendum del 1995). È

stato introdotto dalla legge all’ origine per la designazione di componenti sindacali in

organismi pubblici. Poi per la costituzione delle RSA, infine per la selezione di soggetti

sindacali abilitati a partecipare ad organismi pubblici di gestione del mercato del lavoro, per

selezionare i soggetti sindacali deputati a stipulare contratti collettivi derogatori anche in

peius rispetto a norme di legge e a selezionare i soggetti sindacali titolari di diritti di

informazione e consultazione su varie tematiche aziendali.

2) Il sindacato dotato di rappresentatività effettiva o tecnica, emerge con la modifica

referendaria dell’ art. 19 stat. Lav. Lo è il sindacato che stipula un contratto collettivo di

qualsiasi livello applicato all’ unità produttiva, la sua funzione è la costituzione delle RSA

3) Il sindacato comparativamente più rappresentativo, emerge negli anni 90. La dottrina è

incerta secondo alcuni è identico al concetto di maggiore rappresentatività, secondo altri è un

concetto diverso utile a selezionare tra soggetti maggiormente rappresentativi quelli dotati di

una rappresentatività comparativamente maggiore. Serve a selezionare il contratto collettivo

per la produzione di certi effetti legali e/o ad attribuire la legittimazione a negoziare in caso di

rinvii legali. (d. ls. N. 276/ 2003)

Il tema della rappresentatività acquisì un ruolo centrale nel sistema e nel dibattito di diritto

del lavoro con il titolo III dello statuto dei lavoratori (artt. 19 e ss. L. 20 Maggio 1970, n. 300).

In queste norme il legislatore non si limita a ribadire che i lavoratori hanno diritto di

esercitare la propria libertà sindacale anche all’ interno dei luoghi di lavoro e che il datore di

lavoro deve rispettare tale libertà, ma riconosce alle organizzazioni sindacali maggiormente

rappresentative diritti che favoriscono il rapporto tra l’ organizzazione e i lavoratori

rappresentati. Per rispettare tale libertà sindacale, l’ imprenditore è tenuto solo a un generico

obbligo negativo di astensione dall’ interferire nella libertà stessa. Scopo del legislatore del

1970 è quello di favorire l’ attività sindacale all’ interno dei luoghi di lavoro e per realizzarlo

deve comprimere alcuni diritti dell’ imprenditore.

L art. 19 individua come soggetti titolari dei diritti sindacali le rappresentanze sindacali

aziendali, costituite a iniziativa dei lavoratori, operanti nell’ ambito delle associazioni aderenti

alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale e operanti nell’ ambito

delle associazioni, non affiliate alle predette confederazioni, che siano firmatarie di contratti

collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell’ unità produttiva. Si introducevano due

criteri di selezione , il secondo era residuale, essendo stato introdotto al fine di non escludere

alcuni sindacati che avevano una presenza e un ruolo rilevanti nei rapporti sindacali.il criterio

principale era quello riassunto nella formula “confederazioni maggiormente rappresentative”.

Esso implica un giudizio di rappresentatività che è stata definita storica, perché basata sul

dato storico dell’effettività dell’ azione sindacale svolta dalle grandi confederazioni. Il criterio

storico è anche indicato come rappresentatività presunta perché per sua natura indica un

giudizio sintetico non formulabile sulla base di indici quantitativi e misurabili. La nozione di

sindacato maggiormente rappresentativo svolge due funzioni, da una parte selezionare tra i

sindacati quelli che sono effettivamente soggetti del sistema di relazioni industriali e dall’

altro perseguire una politica del diritto che favorisca le forme di aggregazione sindacale più

ampie. Gli indici della maggiore rappresentatività, sono enucleati dal testo originario dell’ art.

19, e sono, la consistenza del numero degli iscritti, equilibrata presenza in un ampio arco di

settori produttivi e di territori, svolgimento di un’ attività di contrattazione e di autotutela con

caratteri di effettività, continuità e sistematicità.

A . 19 1995: considerata la delicatezza dei problemi politici e

RT PRIMA DEL REFERENDUM DEL

giuridici, era ineluttabile che l’ art 19 venisse sottoposto al vaglio di costituzionalità in

relazione agli artt. 39, co. 1, e 3 cost. anche le decisioni emesse con riferimento alla versione

oggi superata vanno brevemente richiamate , si tratta delle sentenze, 6.3.1974, n.54,

24.3.1988, n. 334 e 26.1.1990, n.30. fondamentale è la prima, la costituzione affermò con

chiarezza che la selezione tra i sindacati non viola l’ art 39 cost. se non viola la libertà

sindacale, ma è funzionale all’ attribuzione di diritti o poteri aggiuntivi che vanno oltre la

stessa: questo è il caso dell’ art. 19 st. lav. La cui funzione è di identificare i soggetti titolari dei

diritti previsti dal titolo III e non di limitare la libertà di costituire rappresentanze sindacali

all’ intero dei luoghi di lavoro. La corte confermando il proprio costante e generale

orientamento secondo il quale il principio di uguaglianza risulta violato non in presenza di

una qualsiasi diversità di trattamento ma, ma quando la stessa non abbia giustificazione e non

risponda a criteri di ragionevolezza, affermò che la scelta del legislatore di non conferire a

tutti i diritti sindacali è “razionale e consapevole, tenendo conto degli scopi che si pone la

legge n. 300 del 1970, che ha voluto evitare che singoli individui o gruppi isolati di lavoratori

possano pretendere di espletare tale funzione di rappresentanza sindacale e possano così dar

vita a un numero imprevedibile di organismi.”

I 1995: l’ art. 19 è stato oggetto di due referendum abrogativi, che si sono

L REFERENDUM DEL

svolti l’ 11 giugno 1995 e hanno avuto uno un esito negativo e uno un esito positivo. Il primo

mirava ad eliminare entrambi i criteri selettivi, se avesse avuto esito positivo, titolari dei

diritti sindacali del titolo III dello statuto sarebbero state tutte le rappresentanze sindacali

aziendali costituite su semplice iniziativa dei lavoratori. L’ esito negativo ha confermato

invece la scelta legislativa di una selezione dei sindacati che hanno accesso alle condizioni di

favore previste da questo titolo dello statuto. È stato invece approvato il secondo quesito

referendario, volto ad abrogare il primo criterio , eliminando l’ intera lettera a), e a modificare

il secondo, eliminandole parole “nazionali e provinciali”. La RSA deve essere costituita nell’

ambito di un sindacato che non deve essere necessariamente a struttura confederale, ma che

deve aver stipulato un contratto collettivo applicato nell’ unità produttiva. Per poter essere

considerato rappresentativo ai sensi dell’ art 19, un sindacato deve svolgere la propria attività

non in una singola azienda ma in una pluralità di esse. I sindacati che firmano contratti

appartengono alle confederazioni maggiormente rappresentative; l’ effetto più rilevante del

referendum è che il criterio della maggiore rappresentatività presunta nello statuto dei

lavoratori viene sostituito da un criterio di rappresentatività fondato su un elemento di fatto

accertabile e non più su valutazioni che si prestano ad un elevato soggettivismo.

U : dopo lo statuto dei lavoratori

LTERIORI IPOTESI DI RILEVANZA DELLA MAGGIORE RAPPRESENTATIVITÀ

una nutrita serie di altre leggi ha presentato un’ esigenza di selezione tra i sindacati analoga a

quella fin qui descritta. Tali leggi possono dividersi in due categorie , la prima riguarda le le

disposizioni che attribuiscono ad alcuni sindacati il potere di designare i rappresentanti dei

lavoratori in organi collegiali espressivi degli interessi delle parti sociali. La seconda riguarda

norme che riservano ai sindacati la legittimazione a stipulare particolari tipi di contratti

collettivi che producono particolari effetti. I sindacati che possono designare propri

rappresentanti in organi collegiali o che sono legittimati a stipulare contratti collettivi che

producono particolari effetti sono indicati con la generica espressione di “sindacati

maggiormente rappresentativi”.

C : maggiore rappresentatività presunta o

RISI DELLA MAGGIORE RAPPRESENTATIVITÀ PRESUNTA

ponderata? La complessa vicenda si muove su due poli, da un lato la legge ha l’ esigenza di non

affidare certi diritti e certi poteri a tutti i sindacati, ma solo a quei sindacati che dimostrino la

loro capacità di essere effettivamente rappresentativi. Su questo punto una parola definitiva è

stata detta dalla corte costituzionale che ha riconosciuto la legittimità costituzionale di una

selezione tra soggetti sindacali perché siano rispettate due condizioni, a) che si tratti di diritti

e poteri che vadano oltre la libertà sindacale, b) che la selezione tra i soggetti sindacali sia

giustificata e risponda a criteri ragionevoli. I criteri di selezione rimangono ancorati a indici

generici di maggiore rappresentatività che privilegiano le grandi confederazioni, è per questo

che si è parlato di maggiore rappresentatività presunta. Coma la corte costituzionale ha

rilevato nella sentenza 30/1990, “è andata progressivamente attenuandosi l’ idoneità del

modello disegnato dall’ art. 19 a rispecchiare l’ effettività della rappresentatività”. La corte

richiedeva il superamento della maggiore rappresentatività presunta, specie nelle ipotesi in

cui il criterio è utilizzato dal legislatore per individuare i soggetti legittimati a stipulare i

contratti collettivi che possono derogare, integrare o sostituire la norma legale.

LA RAPPRESENTANZA DEI LAVORATORI SUI LUOGHI DI LAVORO:

(cap. 5 schem. 6)

I lavoratori si organizzano ai fini di autotutela dei propri interessi, sia fuori dai luoghi di

lavoro sia all’ interno di questi e il rapporto dialettico tra i due livelli organizzativi è una delle

chiavi di lettura dell’ evoluzione storica del movimento sindacale. La rappresentanza dei

lavoratori nei luoghi di lavoro può essere a canale doppio o unico. A) Nel sistema del doppio

canale nella stessa azienda coesistono due organismi, di natura e con funzioni distinte: l’ uno

elettivo, di rappresentanza generale(di tutti i lavoratori indipendentemente dall’ iscrizione al

sindacato), che ha storicamente funzioni di consultazione e di partecipazione; l’ altro

associativo che riproduce all’ interno dei luoghi di lavoro la struttura di rappresentanza a base

volontaria propria dei sindacati esterni e che ha il potere negoziale. B) Nel sistema a canale

unico, invece, la struttura di rappresentanza è sindacale/associativa sia all’ interno che all’

esterno dei luoghi di lavoro.

In effetti nel nostro paese, ragioni storiche hanno fatto si che, alle origini, il movimento

operaio si desse una struttura di tipo prevalentemente territoriale, da cui è derivata une

minor forza organizzativa nei luoghi di lavoro, proprio dove il conflitto di interessi è talmente

complesso da proporre continuamente problemi di applicazione delle norme e nuove aree di

conflitto. : la risposta all’ esigenza

ORIGINE DELLA ORGANIZZAZIONE SINDACALE NEI LUOGHI DI LAVORO

di una adeguata organizzazione interna all’ azienda fu la creazione di un canale di

rappresentanza strutturalmente diverso e separato da quello dei sindacati, questi organi che

stiamo per analizzare hanno assunto la forma di una struttura elettiva di rappresentanza di

tutti i lavoratori occupati nell’ impresa. L’ espressione più antica di questa forma di

(CI) che, affiorate nei primi anni del

rappresentanza è costituita dalle COMMISSIONI INTERNE

secolo scorso, furono per la prima volta regolate, nel 1906, in un accordo sindacale tra la

federe razione italiana operai metallurgici e la fabbrica di automobili itala. Le commissioni

interne furono soppresse durante il periodo fascista e ripristinate durante il governo

Badoglio, con un’ accordo stipulato il 2 settembre 1943 tra la confederazione dei lavoratori

dell’ industria e la confederazione degli industriali, che attribuiva ad esse la funzione di

negoziare i contratti collettivi a livello aziendale. Il loro funzionamento fu regolato da un

accordo interconfederale, stipulato il 7 agosto 1947, che sottrasse a tali strutture ogni potere

contrattuale, riconoscendo ad esse la funzione di controllo sull’ applicazione di alcune

discipline collettive. La ragione di questa sostanziale riduzione di poteri delle CI dipese in

larga parte dalle modalità della loro composizione. Le CI erano elette a suffragio universale, la

ripartizione dei seggi avveniva con il metodo proporzionale. La CI era dunque una struttura di

rappresentanza unitaria distinta dai sindacati, e poco ordinabile rispetto alle loro politiche. Le

CI sono state fino alla metà degli anni sessanta sono state la struttura portante del conflitto


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto del Lavoro, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Sindacale, Giugni. Gli argomenti trattati sono: il sistema delle fonti del diritto del lavoro, le fonti comunitarie, le fonti internazionali, effettività del diritto sindacale, ruolo della dottrina e della giurisprudenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Del Lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Navilli Monica.

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