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ESTRATTO DOCUMENTO

I fondi pensione non possono assumere direttamente impegni di natura assicurativa e

devono gestire le loro risorse affidandole a società di intermediazione mobiliare, ad

imprese assicurative, agli enti previdenziali.

Le società di intermediazione mobiliare, alle società di gestione dei fondi comuni di

investimento mobiliare e e le imprese assicurative possono istituire automaticamente forme

di previdenza complementare ( fondi pensione aperti).

La previdenza complementare è quella che si realizza con l'erogazione di prestazioni per

vecchiaia o per anzianità ed eventualmente per invalidità e morte.

Le prestazioni erogate dalle forme di previdenza complementare sono determinate nell'atto

costitutivo o nello statuto, ma devono essere condizionate all'esistenza dei requisiti

minimi, di età e di contribuzione, fissati dalla legge.

I livelli delle prestazioni sono in conformità al principio della capitalizzazione.

I contributi a carico del datore di lavoro sono accreditati su conti individuali unitamente al

rendimento prodotto dall'investimento dei relativi importi. Il livello delle pensioni quindi è

determinato dal totale dei contributi accreditati e dai relativi rendimenti.

La contribuzione destinata a finanziare le forme di previdenza complementare, e le

prestazioni da queste erogate, godono di un regime fiscale di favore. Il finanziamento

posto a carico del datore di lavoro continua ad essere assoggettato al contributo di

solidarietà.

La legge tutela in vario modo la posizione degli iscritti ai fondi pensione. Impone

l'adozione del sistema della capitalizzazione che offre maggiori garanzie per gli interessati

in quanto consente l'accumulazione del capitale sufficiente ad erogare le prestazioni.

Inoltre, le gestioni dei fondi pensione sono assoggettate alla vigilanza di una commissione

istituita presso il ministero del lavoro e della previdenza sociale.

La nuova disciplina tende ad evitare che le vicende del rapporto di lavoro, del datore di

lavoro e degli stessi fondi pensione e impediscano la soddisfazione dei diritti e delle

aspettative e dei lavoratori.

Un particolare regime ed un regime transitorio sono previsti per le forme di previdenza

integrativa,c.d. preesistenti. Queste conservano le strutture chiede se erano state date

nonché il regime del finanziamento e quello delle prestazioni. La legge consente che

queste siano erogate esclusivamente a condizione che sia stato maturato diritto a pensione

del regime pubblico al quale lavoratore è iscritto.

Le forme di previdenza preesistenti sono tenute ad adeguarsi ad alcuni aspetti della nuova

disciplina dettata per le forme di previdenza complementare di una nuova istruzione.

CAPITOLO SECONDO

IL SISTEMA GIURIDICO DELLA PREVIDENZA SOCIALE

16. Sistema giuridico della previdenza sociale e rapporto giuridico previdenziale

La realizzazione della tutela previdenziale è compito dello stato.

L'erogazione delle prestazioni previdenziali è affidata ad enti detti appunto previdenziali, i

quali reperiscano i mezzi necessari per la realizzazione del loro fine istituzionale dalla

contribuzione obbligatoria posta a carico dei soggetti protetti.

I soggetti che intervengono nella realizzazione della tutela previdenziale sono:

- lo stato

- gli enti previdenziali

- i soggetti tenuti al pagamento dei contributi

- i soggetti protetti aventi diritto come tali alle prestazioni previdenziali.

La dottrina tradizionale definisce la posizione dei soggetti interessati alla realizzazione

della tutela previdenza usando l'espressione di " assicurato" ," assicurante" e "assicuratore"

o a volte di " lavoratore"," datore di lavoro" ed " ente gestore delle assicurazioni sociali".

Il fenomeno previdenziale e ricomprende anche la tutela dei liberi professionisti, degli

artigiani, commercianti e degli imprenditori agricoli, dei lavoratori parasubordinati, dei

familiari e che pure non sono lavoratori, delle casalinghe, nonché la tutela dei cittadini

ultra sessantacinquenni che si trovino in disagiate condizioni economiche.

Il sistema giuridico della previdenza sociale deve essere inteso come l'insieme dei vari

rapporti intercorrenti tra soggetti comunque partecipano alla realizzazione della tutela

previdenziale e cioè: del rapporto intercorrente tra lo stato e l'istituto previdenziale, allo

stato il beneficiario delle prestazioni previdenziali; nonché del rapporto intercorrente tra

quest'ultimo e l'istituto previdenziale e di quello che intercorre tra l'istituto e l'obbligato al

pagamento dei contributi previdenziali.

Il rapporto sul quale si cardine a tutto il sistema è quello intercorrente tra l'istituto i

soggetti aventi diritto alle prestazioni previdenziali.

17. Il rapporto giuridico previdenziale secondo la dottrina tradizionale

Secondo la dottrina tradizionale il rapporto giuridico previdenziale avrebbe struttura

analoga a quello derivante dal contratto di assicurazione privata. Esso sarebbe formato da

rapporto intercorrente tra lavoratori e l'istituto assicuratore e da quello intercorrente tra

quest'ultimo e datori di lavoro: rapporti avente ad oggetto le prestazioni e i contributi

previdenziali.

In questa concezione restano esclusi i rapporti dei quali lo stato è parte.

Secondo la costituzione, la realizzazione della tutela previdenziale è compito dello stato

(art.38, 4co cost). Ne deriva che i rapporti di cui quest'ultima parte si vengono a trovare

con gli altri in un nesso particolarmente qualificante, non solo perché consentono di porre

in evidenza il fine pubblico per il quale sono predisposti, ma anche perché la

partecipazione dello stato è essenziale alla realizzazione della tutela previdenziale.

La dottrina tradizionale affermava che il rapporto giuridico previdenziale sarebbe rapporto

complesso, ma unitario.

18. La relazione intercorrente tra prestazioni e contributi previdenziali

Per relazione di sinallagmaticità si deve intendere quella intercorrente tra le obbligazioni

derivanti dai contratti detti a prestazioni corrispettive, nei quali le parti realizzare i propri

interessi subordinandoli reciprocamente.

Sia obbligazione di versare contributi e quella di erogare prestazioni previdenziali sono

imposto unicamente e immediatamente per la soddisfazione di un interesse pubblico. Esse

non realizzano la composizione del conflitto d'interessi tre soggetti obbligati, ma sono

destinato a soddisfare un interesse da questi diverso e ad essi superiore: quello pubblico.

I contributi previdenziali hanno natura di tributo e sono imposti per reperire i mezzi

necessari al soddisfacimento dell'interesse a pubblico connesso alla realizzazione della

tutela previdenziale.

19. Il principio dell'automaticità delle prestazioni

L'inesistenza di una corrispettività tra contributi e prestazioni previdenziali è confermata

dal principio dell'automaticità delle prestazioni. Questo, introdotto in alcune forme di

assicurazione sociale, è stato accolto da una disposizione di carattere generale la quale

stabilisce che le prestazioni previdenziali siano dovute al prestatore di lavoro anche

quando l'imprenditore non abbia versato regolarmente i contributi dovuti, salve le diverse

disposizioni delle leggi speciali (art. 2116 cc).

Quel principio sta a significare che le prestazioni previdenziali non vengono erogate in

funzione del versamento dei contributi previdenziali, a differenza di quanto avviene,

nell'assicurazione privata, per le prestazioni dell'assicuratore e il premio (art,1901 cc).

Manca nelle c.d. assicurazioni sociali quella corrispettività che è caratteristica delle

assicurazioni private.

Con l'evoluzione del sistema previdenziale, il principio dell'automaticità delle prestazioni

ha attualmente trovato una porzione pressoché completa. Per lungo tempo il principio

dell'automaticità delle prestazioni non aveva trovato attuazione.

Quel principio è ormai estesa anche alla tutela per la vecchiaia, invalidità e superstiti. Ciò

perché la legge ha disposto che il requisito di contribuzione si debba intendere e verificata

anche quando contributi non siano stati versati, ma risultino dovuti nel limite delle

prescrizione e ha previsto che i periodi non coperti da contribuzione siano considerati utili

anche ai fini della determinazione della misura delle pensioni.

Quando il principio dell'automaticità delle prestazioni trova attuazione ancora soltanto

parziale, sussiste l'obbligo dell'ente previdenziale di impedire la decorrenza della

prescrizione.

Il pagamento dei contributi previdenziali costituisce l'elemento della fattispecie, dal

completamento della quale deriva come effetto giuridico il sorgere del diritto alle

prestazioni previdenziali. Esso assume una funzione sostanzialmente diversa da quella del

corrispettivo del premio dell'assicurazione privata.

20. Mutualità e solidarietà nel sistema giuridico della previdenza

La mutualità si realizza attraverso l'impegno assunto da più soggetti, in vista di un rischio

comune e con lo scopo di eliminare, o quanto meno ridurre, determinate situazioni di

bisogno e di dividere tra loro le conseguenze economicamente dannose derivanti dal

verificarsi di un determinato evento che ha colpito uno di loro.

Quei soggetti che realizzano la reciproca subordinazione a dei loro interessi individuali alla

soddisfazione dell'interesse comune.

La struttura mutualistica ma non appare idonea a realizzare il fine della previdenza sociale.

La struttura mutualistica caratterizza le prime realizzazioni della previdenza sociale, ma

divenuta quest'ultimo infine proprio lo stato, ha subito profonde alterazioni.

I mezzi necessari alla realizzazione della tutela previdenziale sono ormai reperiti o

attraverso il finanziamento pubblico, o mediante l'imposizione di contributi a soggetti che

non hanno alcun interesse a quella realizzazione che si vengono a trovare con i soggetti

protetti in relazioni anche sporadiche e occasionali.

L'onere della tutela previdenziale è sostenuto anche da soggetti che di quella tutela

beneficiano. Anche in questi casi è non sussistono le caratteristiche proprie della mutualità

e manca soprattutto la reciprocità tra i soggetti esposti al rischio.

Nelle varie forme di previdenza sociale hanno è prevalso ormai la tendenza verso

l'adduzione del sistema finanziario detto della ripartizione. Tale sistema ha sostituito quello

della capitalizzazione per il quale la contribuzione in essere proporzionale all'onere

finanziario derivante dall'uno degli eventi che si sarebbero verificati futuro, stimato

secondo il calcolo della probabilità.

Manca quel identità fra soggetti esposti al rischio e coloro tra i quali sono ripartite le

conseguenze del verificarsi di quest'ultimo che caratterizza la struttura mutualistica e si ha

solo la subordinazione dell'interesse di quanti producono alla soddisfazione dell'interesse

pubblico a che venga realizzata la tutela previdenziale di quei lavoratori che si trovino in

determinate situazioni di bisogno.

21. Il sistema giuridico della previdenza sociale come espressione della solidarietà

nazionale

Nel sistema della previdenza sociale trova attuazione un principio diverso più vasto che

non quello mutualistico. Attraverso quel sistema si realizza la solidarietà di quanti sono in

grado di lavorare e di quanti dall'altrui lavoro traggono utilità.

Questa solidarietà non può essere espressa da una struttura mutualistica.

La solidarietà realizzata con la previdenza sociale è solidarietà tra chi lavora e chi, non

potendo più o non avendo potuto lavorare, si trova in condizione di bisogno; tra chi

produce e chi ha contribuito con il suo lavoro a quella di produzione. Tale solidarietà è

concentrata e attuata dallo stato. Questi garantisce l'attuazione della solidarietà nazionale

attraverso la realizzazione della tutela previdenziale anche con diretti interventi finanziari.

La solidarietà che trova espressione del sistema giuridico previdenziale rappresenta una

specie di quella segreta che lo stato realizza ogni volta che opera una redistribuzione del

reddito.

L'obbligo contributivo è imposto al fine di attuare la solidarietà di tutta la collettività

organizzata (art. 2 cost).

Le prestazioni previdenziali sono determinate sulla base di scelte politiche che tengono

conto non solo non tanto della contribuzione versata, ma anche e sempre più intensamente

dall'effettivo bisogno del soggetto protetto.

Dall'onere della metà del contributo previdenziale imposto al lavoratore ( art. 2115 cc), si

è passati, da un periodo in cui, nell'immenso dopoguerra, si era avuto l'esonero completo,

a una contribuzione di gran lunga inferiore rispetto a quella posta a carico del datore di

lavoro, adeguando così alla realtà economica e sociale la misura del contributo di chi

lavora alla realizzazione della solidarietà nazionale.

22. La previdenza sociale come pubblico servizio

È da considerare l'organizzazione degli enti pubblici previdenziali solo in relazione al fine

per il quale essa predisposta e cioè per l'erogazione delle prestazioni previdenziali.

L'attività degli enti previdenziali è qualificata come un servizio pubblico.

L'attività degli enti previdenziali è diretta alla realizzazione di interessi che, oltre a essere

pubblici, sono individuali.

Le prestazioni previdenziali trovano il loro scopo essenzialmente nell'interesse pubblico

alla loro erogazione, indipendentemente da ogni interesse patrimoniale degli enti

previdenziali e della economicità o meno del servizio.

23. Lo stato nel sistema giuridico della previdenza sociale

Lo stato non interviene direttamente, ma attraverso gli enti previdenziali.

L'art. 38 cost. disegnatore per quanto riguarda le forme di tutela già realizzate, nel senso

che dovrebbe ritenersi in contrasto con la costituzione ogni provvedimento legislativo che

preveda l'abolizione di ogni forma dell'attuale tutela previdenziale.

Ne deriva che rapporto intercorrente tra lo stato e gli enti previdenziali in tenuti ad

erogare quelle prestazioni si trova, al pari di quelle in cui si realizza il finanziamento, in

una relazione di strumentalità rispetto al rapporto giuridico previdenziale, in quanto

costituisce un mezzo al fine della realizzazione della tutela previdenziale.

24. Gli enti previdenziali come enti strumentali

L'attività di ente pubblico può essere soltanto rilevante per lo stato; ente pubblico può

svolgere una sua propria attività e nel contempo deve curare un fine statuale; inoltre può

essere titolare di un munus che è esclusivamente statuale e perciò la sua attività è posta

per intero al servizio dello stato.

Quando sussiste soltanto una connessione e non una coincidenza fra gli interessi dello

stato e quelli dell'ente pubblico, quest'ultimo gode di una certa autonomia. Diversamente

accade per gli enti strumentali, i quali sono necessariamente vincolati al perseguimento

dell'interesse pubblico statuale in vista del quale sono stati istituiti.

Per gli enti previdenziali stato lo provvede non solo di istituirli, ma determina altresì

l'ordinamento, ne prevede e ne nomina agli organi, stabilisce l'indirizzo politico-

amministrativo della loro attività.

Lo stato, si affida agli enti previdenziali il perseguimento di fini che non sono suoi,

provvede anche alla reperimento dei mezzi che sono necessari al loro raggiungimento. Ciò

avviene, nel regime attuale due modi:

- contribuendo direttamente al loro finanziamento;

- imponendo l'obbligo di contribuire ad alcuni soggetti.

Il carattere della strumentalità non manca neanche per gli enti previdenziali privatizzati

(d.lgs. 30 giugno 1994, n. 509 ).

La facoltà riconosciuta dalla legge ad alcuni enti pubblici previdenziali di trasformarsi in

associazioni o fondazioni è prevalentemente funzione della privatizzazione della attività di

gestione delle loro risorse.

Sia pure nella nuova veste di enti privati esercenti pubbliche funzioni, gli enti previdenziali

"privatizzati" devono soddisfare, oltre all'interesse individuale degli associati, anche il fine

pubblico della tutela previdenziale secondo l'art. 38 cost.

25. L'intervento dello stato al finanziamento degli enti previdenziali

L'intervento finanziario dello stato alla gestione degli enti previdenziali ha raggiunto

attualmente una intensità notevole, ma corrisponde anche a scopi sostanzialmente diversi.

Lo stato, non si limita più a favorire, stimolare e incoraggiare l'attività ai soggetti

interessati, ma in attuazione dell'art. 3, 2 comma e dell'art. 38, 4 comma cost., interviene

per rendere effettivo il diritto dei soggetti protetti alle prestazioni previdenziali.

L'intervento finanze dello stato è stato determinato dalla necessità di provvedere ad

esigenze contingenti.

Successivamente, con l'intervento è stato previsto per la realizzazione della tutela

previdenziale dei lavoratori autonomi.

Per i lavoratori subordinati, invece, l'intervento finanze dello stato consente di realizzare

un miglioramento della tutela o per coprire il deficit degli istituti previdenziali.

Qualunque sia la natura giuridica del contributo previdenziale imposte singoli, il contributo

dello stato non può assumere la stessa qualificazione. Se si tratta di tributi, lo stato non

paga tributi.

Il contributo finanziario dello stato non può trovare il suo fondamento nella conseguenza

che nelle riva e cioè nel minor onere che esso incontra nella realizzazione dell'assistenza

sociale.

Dovrebbe ritenersi l'intervento finanze dello stato alla realizzazione della tutela

previdenziale avvenga in esecuzione di un preciso dovere imposto dalla costituzione. Lo

stato è tenuto a realizzare quella tutela intervenendo direttamente e a finanziare gli enti

previdenziali.

Tant'è che tali enti non solo sono finanziati, ma sono anche stati ammessi al c.d. " tiraggio

di tesoreria" onde lo stato soddisfa direttamente anche alle loro esigenze di cassa mentre

sono tenuti a versare alla tesoreria dello stato le somme riscosse a titolo di contributi

previdenziali.

Il finanziamento dello stato rappresenta una manifestazione della solidarietà di tutta la

collettività verso chi si trova in condizione di bisogno.

26. La gestione degli interventi assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali

L'esigenza di consentire all'INPS il recupero degli importi di contributi dei quali era

creditore per legge nei confronti dello stato è che questi non aveva versato,aveva indotto

alla istituzione, nell'ambito dell'istituto, di una gestione autonoma denominata fondo

sociale ( legge n. 903 del 1965).

A detta gestione era stata la prima attribuita la competenza ad irrogare la quota parte di

ciascuna mensilità di persone; successivamente viene attribuito al fondo anche il compito

di erogare la pensione sociale ai cittadini ultra sessantacinquenni in disagiate condizioni

economiche, attualmente nominato " assegno sociale".

Quella gestione consentì l'avvio di una importante forma di solidarietà.

L'art. 40 della legge n. 88 del 1989 ha soppresso, a decorrere dal 1° gennaio 1989, il

fondo sociale e lo ha istituito, sempre nell'ambito dell'INPS, la gestione degli interventi

assistenziali e di sostegno alle gestioni previdenziali.

A questa gestione fanno carico non solo le erogazioni delle prestazioni già affidate al

soppresso fondo sociale, ma anche l'integrazione dell'assegno ordinario di invalidità, gli

oneri derivanti dalle agevolazioni contributive disposte per legge e quelli dei trattamenti di

integrazione salariale straordinaria e dei trattamenti speciali di disoccupazione;gli oneri

derivanti dai pensionamenti anticipati, le pensioni delle gestioni dei coltivatori diretti,

mezzadri e coloni avente decorrenza anteriore al 1° gennaio 1989.

La gestione è finanziata dallo stato attraverso il trasferimento delle somme stanziate dalle

leggi finanziarie.

Quella gestione, unitamente a quella del servizio sanitario sociale e quella del servizio

integrato di interventi e servizi sociali appare significativa della realizzazione dell'idea di

sicurezza sociale.

L'onere del finanziamento delle misure a favore dei lavoratori stranieri è accollato al fondo

nazionale per le politiche migratorie.

CAPITOLO TERZO

IL RAPPORTO CONTRIBUTIVO

27. I contributi previdenziali e i soggetti tenuti al loro pagamento

Se lo stato interviene al finanziamento degli enti previdenziali e, tuttavia il reperimento dei

mezzi necessari al raggiungimento dei fini e istituzionali di questi ultimi ancora avviene

mediante l'imposizione dell'obbligo del pagamento di contributi previdenziali ad alcune

categorie di cittadini.

Tenuti al pagamento dei contributi previdenziali sono il datore di lavoro dei soggetti

protetti.

Accanto a questi, i lavoratori subordinati sono tenuti al pagamento dei contributi

previdenziali. In questi casi è responsabile dell'adempimento dell'obbligo contributivo è il

datore di lavoro che ha diritto di rivalsa nei confronti del lavoratore.

Per i lavoratori parasubordinati, la contribuzione previdenziale è posta anche a carico dei

committenti, mentre per la tutela realizzata a favore dei lavoratori autonomi ed i liberi

professionisti sono gli stessi soggetti protetti che contribuiscono alla sua realizzazione.

L'onere di pagamento dei contributi previdenziali, quando ha imposto a soggetti diversi da

quelli protetti, non ricade solo ed esclusivamente sui datori di lavoro.

Il c.d. contributo di solidarietà è imposto ai datori di lavoro dell'industria al fine di

realizzare un miglioramento della tutela di malattia ai lavoratori dell'agricoltura, del

contributo posto a carico del datore di lavoro per finanziare l'assistenza di malattia ai

pensionati e ed avviene con il contributo di fedeltà imposta gestione pensionistica diversa

da quella del regime generale gestito dall'INPS per il finanziamento dell'assicurazione

generale obbligatoria per la invalidità, vecchiaia e superstiti e per il contributo di

solidarietà che datore di lavoro sono tenute a versare, sulle somme versate o destinate al

finanziamento di forme volontarie di previdenza integrativa o complementare.

Vi sono casi poi, in cui l'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali grava su

soggetti che non sono datori di lavoro. Così, le società cooperative e le società, anche di

fatto, sono tenute al pagamento dei contributi per i loro soci impiegati nei lavori da esse

assunti.

La tutela previdenziale dei lavoratori autonomi e in particolar modo quella dei liberi

professionisti si realizza anche con i contributi posti a carico di soggetti che con i soggetti

protetti si venga a trovare in relazione occasionali e cioè dei committenti. Tale è la

situazione dei clienti dei liberi professionisti.

Contributi previdenziali sono poste a carico degli artigiani, dei commercianti e dei

coltivatori diretti anche per quei familiari che lavorino abitualmente dell'impresa artigiana

o commerciale o nei fondi e per i familiari viventi a carico. In questi casi, tra il soggetto

obbligato a al pagamento dei contributi e il beneficiario delle prestazioni previdenziali

intercorre rapporto familiare o un rapporto associativo, sottratto alla disciplina del diritto

di lavoro e designato da dottrina come rapporto di lavoro familiare.

28. Funzione previdenziale e obiettivi di politica economica

Il sistema di finanziamento della previdenza sociale è stato modificato con i provvedimenti

legislativi che hanno predisposto la fiscalizzazione degli oneri e sociali e gli sgravi

contributivi e per le imprese industriali che utilizzano effettivamente lavoratori nel

mezzogiorno.

A questi provvedimenti, e ne sono succeduti numerosi altri, sia di carattere generale, sia

limitata a particolari settori della produzione o singole regioni, sempre connotati dalla

temporaneità.

Attualmente, la fiscalizzazione degli oneri sociali è diventata strutturale e cioè definitiva,

mentre il regime degli sgravi contributivi per il mezzogiorno è stato sostituito.

Per effetto della fiscalizzazione e datore di lavoro, e a volte anche lavoratori sono, o

erano, esonerati dall'obbligo del versamento di alcuni o di una parte di alcuni contributi

previdenziali, mentre l'onere corrispondente è, ed era,assunto dallo stato.

Tutti questi provvedimenti sono esclusivamente destinati al perseguimento di finalità di

politica economica e tenendo ad incrementare la competitività delle imprese e i livelli

occupazionali.

Sia il godimento degli sgravi contributivi sia quello dei benefici della fiscalizzazione sono

stati condizionati alla c.d. clausola sociale e, cioè, all'erogazione ai dipendenti di un

trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi

nazionali del settore.

29. La contribuzione figurativa

La contribuzione figurativa può essere riconosciuta, a seconda dei casi, d'ufficio o su

domanda dell'interessato.

Quando il rapporto di lavoro rimane sospeso per effetto di determinati eventi ( malattia,

disoccupazione), lo svolgimento di cariche pubbliche elettive, i permessi per i genitori di

minore con handicap e nei casi di persecuzione politico laziale, la legge dispone che quei

periodi si considerino come periodi di contribuzione ai fini del diritto alle prestazioni

previdenziali e della determinazione della loro misura.

In quei casi infatti, la sostituzione del finanziamento pubblico alla contribuzione posta a

carico dei datori e dei prestatori di lavoro costituisce una precisa attuazione del principio

della solidarietà, in quanto tende ad evitare che i soggetti protetti subiscano un pregiudizio

per quanto attiene al futuro godimento delle prestazioni previdenziali.

La legge consente per i non vedenti adibiti alle mansioni di centralinisti telefonici, nonché

per i sordomuti e gli invalidi oltre 74%, l'accredito su richiesta dell'interessato di due mesi

di contributi figurativi per ogni anno di lavoro effettivo, sino ad un massimo di cinque

anni.

Il problema è quello di sapere se i mezzi necessari alla realizzazione della tutela

previdenziale, una volta che destinata esclusivamente a realizzare un interesse pubblico

generale, debbano essere reperiti mediante l'imposizione di contributi esclusivamente ad

alcune categorie di cittadini.

Quest'ultima alla soluzione realizzata per la gestione degli interventi assistenziali e di

sostegno alle gestioni previdenziali.

30. I contratti di riallineamento

La connessione esistente tra politica economica e sociale e politica del finanziamento dei

regimi previdenziali attuata mediante la contribuzione previdenziale è confermata dalla

disciplina dettata dalla legge per i contratti di riallineamento.

È impossibile una analitica esposizione del disciplina legislativa dei contratti di

riallineamento.

Le linee ispiratrice di quella legislazione: la ratio della disciplina dei contratti di

riallineamento può essere agevolmente compresa se si tiene conto delle esigenze che essa

tende a soddisfare.

Il godimento degli sgravi e della fiscalizzazione ha condizionato all'erogazione di

trattamenti non inferiori a quelli previsti dalla contrattazione collettiva nazionale.

Di conseguenza, le imprese che non avevano rispettato tali condizioni non avevano diritto

agli sgravi fiscali e alla fiscalizzazione e sarebbero state obbligate a restituire le somme

corrispondenti ai benefici indebitamente goduti. Dall'altra, quelle imprese erano anche

inadempienti alle obbligazione contributive.

In questa situazione, il legislatore ha presunto che l'erogazione dei trattamenti retributivi

inferiori a quelli previsti dalla contrattazione collettiva nazionale fosse un sintomo delle

difficoltà economiche di quelle imprese che avevano potuto sopravvivere e mantenere

livelli di occupazione.

È stata avvertita l'esigenza di salvaguardare i livelli occupazionali alleggerendo l'onere

della contribuzione previdenziale.

Esigenza è stata soddisfatta abitando l'autonomia sindacale a stipulare contratti di

riallineamento e cioè accordi territoriali o aziendali che prevedono programmi di graduale

( triennale e a volte quadriennale) riallineamento dei trattamenti retributivi praticati a quelli

previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

Il trattamento retributivo previsto dai contratti di riallineamento è stato equiparato a

quello previsto da contratti collettivi nazionali del settore.

31. L'emersione del lavoro sommerso

La legge n. 383 del 2001 ha tende ad incentivare l'emersione del lavoro sommerso e

persegue l'obiettivo di regolarizzare le posizioni contributive dei dipendenti di quelle

imprese che non avevano imprese ha adempiuto agli obblighi previsti dalla disciplina

previdenziale e da quella fiscale.

L'emersione del lavoro sommerso non ha rimessa alla contrattazione collettiva ma è

affidata all'iniziativa dei singoli imprenditori. Questi hanno l'onere di presentare una

dichiarazione di emersione con la quale si impegnano ad erogare, per il futuro, a propri

dipendenti e retribuzioni non inferiori a quelle previste dai contratti collettivi nazionali.

Dichiarazione che doveva essere approvata dal sindaco sulla base delle indicazioni del

C.I.P.E.

Il d.l.n. 210 del 2002 istituisce comitati per il lavoro e l'emersione del sommerso ai quali il

datore di lavoro deve inviare la dichiarazione di emersione affinché ne valutino la fattibilità

tecnica.

La legge consente all'imprenditore di presentare a compiere individuale di emersione

progressiva per il quale previsto una procedura particolare.

Due sono gli effetti della presentazione della dichiarazione di emersione.

Per il periodo anteriore alla presentazione della dichiarazione di emersione, l'imprenditore

può chiedere un concordato tributario e previdenziale che gli consente di regolarizzare gli

inadempimenti fiscali e previdenziali.

Regolarizzazione che avviene versando un'imposta sostitutiva, la quale è determinata nella

misura dell'8% del costo del lavoro irregolare utilizzato e dichiarato.

All'imprenditore che ha presentato la dichiarazione di emersione si applica, per i piani

successivi quella presentazione, un regime contributivo di grande favore. Egli è tenuto a

versare una contribuzione previdenziale.

Con effetto dalla data di presentazione della domanda di emersione, la decisione del

lavoratore costituisce rinuncia non impugnabile relativamente ai diritti di natura retributiva

e risarcitoria per il periodo pregresso.

32. Il problema della natura giuridica dei contributi previdenziali

Tutte le soluzioni possibili del problema della natura giuridica dei contributi previdenziali e

sono state proposte dalla dottrina: da quella per cui essi dovrebbero essere considerati

come un corrispettivo delle prestazioni previdenziali, alla stregua dei premi delle

assicurazioni private, fino a quelle che ne hanno sostenuto alla natura di tributo,

discutendosi poi se si tratta di tassa, di contributo speciale, di imposta in senso stretto

oppure di imposta speciale.

L'opinione secondo la quale i contributi previdenziali sarebbero da considerare come premi

di assicurazione deve essere respinta solo che si tenga presente l'inesistenza di quel nesso

di corrispettività tra contributi e prestazioni previdenziali che ne costituirebbe il

presupposto.

Allo stesso modo la configurazione dei contributi previdenziali come parte integrante del

salario considera i contributi previdenziali con esclusivo riguardo al rapporto tra

lavoratore e datore di lavoro; nulla dice a proposito della natura giuridica dei contributi

previdenziali.

Si deve quindi convenire con la dottrina prevalente la quale ritiene che i contributi

previdenziali siano tributi imposti dalla legge a favore di un ente pubblico e per la

realizzazione di un pubblico interesse.

E ma innanzitutto respinta l'opinione di chi ritiene che i contributi previdenziali siano

figure autonome speciale del tributo; poi che si è ritenuta possibile accettare una delle

qualificazione tradizionali, essendosi ammessa l'esistenza di una relazione sinallagmatica a

tra l'obbligazione contributiva è quella di erogare le prestazioni previdenziali. Poiché nei

tributi la corrispettività tra il sacrificio dell'imposizione e il vantaggio che ne deriva ai

singoli è normalmente esclusa.

Va anche respinta configurazione dei contributi previdenziali come tasse o come contributi

speciali.

33. I contributi previdenziali come imposte

I contributi previdenziali devono essere configurati come imposte.

Le imposte sono le prestazioni pecuniarie che un ente pubblico ha il diritto di esigere in

virtù della sua potestà di imperio, nei casi, nella misura nei modi stabiliti dalla legge, allo

scopo di reperire mezzi necessari allo svolgimento della sua attività. Presupposto

dell'imposta è esclusivamente la soggezione alla potestà dello stato, mentre l'impiego che

l'ente pubblico fa del ricavo dell'imposizione, in base a norme estranee al rapporto

tributario, non ha alcuna influenza sull'origine e sull'estensione dell'obbligo contributivo.

La funzione dei contributi previdenziali e è quella di fornire agli enti previdenziali e mezzi

necessari alla realizzazione dai compiti loro affidati dalla legge per la soddisfazione

immediata di un interesse pubblico.

Obbligati al pagamento dei contributi possono essere gli stessi soggetti che beneficiano

della tutela previdenziale; mentre, quando lo sono altri soggetti, tra questi soggetti protetti

intercorrono rapporti a volte diversi da quelli di lavoro subordinato e cioè rapporti

associativi, di lavoro autonomo o addirittura familiare.

I contributi previdenziali sono dovute esclusivamente in vista della realizzazione di un

interesse pubblico e dando la funzione di fornire mezzi necessari agli enti che con la loro

attività devono soddisfare questi interessi.

34. Costituzione ed estinzione del rapporto avente ad oggetto l'obbligazione contributiva.

La prescrizione

L'obbligo del pagamento dei contributi previdenziali sorge immediatamente al verificarsi

delle condizioni previste dalla legge.

A volte l'obbligazione contributiva sorge solo quanto si verifichino fatti ulteriori:

l'esercizio di una determinata specifica attività rispetto alla generica prefazione del lavoro

in posizione subordinata, lo svolgimento di una attività lavorativa rispetto ad un rapporto

associativo. Quest'ultimo è caso dei liberi professionisti.

L'obbligo contributivo si estingue anche per prescrizione. Questa è divenuta quinquennale

dal 1° gennaio 1996.

La legge n. 335 del 1995 ha ridotto a cinque anni la prescrizione per tutte le altre

contribuzioni di previdenza e assistenza sociale obbligatoria, restando, così, modificata

anche la previgente prescrizione decennale per la contribuzione dovuta per la tutela contro

gli infortuni e le malattie professionali e per la tutela di malattia.

35. Determinazione dell'obbligo contributivo

Secondo l'art. 23 cost " nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta

se non in base alla legge", quest'ultima non solo importa obbligo contributivo ma ne

determina anche l'ammontare.

A volte i contributi sono determinati in misura fissa, invece altre volte, in misura

proporzionale della retribuzione imponibile.

Retribuzione o reddito professionale costituiscono la base imponibile che deve essere

valutata secondo i criteri stabiliti dalla legge.

Il tasso è fissato, o può essere variato, con decreto del presidente della repubblica su

proposta del ministro del lavoro e della previdenza sociale.

La legge determina le condizioni per l'esistenza dell'obbligo contributivo, mentre la

discrezionalità attribuita all'autorità governativa e agli enti previdenziali deve essere

esercitata nel rispetto dei criteri e nei casi determinati dalla legge.

Ai soggetti tenuti al pagamento dei contributi la legge impone anche obblighi accessori,

rispetto a quello contributivo, allo scopo di fornire agli enti previdenziali elementi

necessari per accertare l'esistenza dell'obbligo.

Questi obblighi accessori, assistiti a volte da sanzioni, sono imposti dalla legge al solo fine

di fornire gli elementi necessari per accertare l'esistenza dell'obbligazione contributiva e

l'ammontare dei contributi dovuti, deve ritenersi che il loro adempimento dia luogo a vere

e proprie denunzie.

L'obbligazione contributiva non sorge per effetto dell'accertamento, ma già avvenuta

essere nel momento in cui si sono verificate le condizioni oggettive e soggettive previste

dalla legge.

36. La retribuzione assoggettabile a contribuzione previdenziale: a) la nozione legale

Per la determinazione dell'importo dei contributi previdenziali dovuti alle forme di tutela

previdenziale dei lavoratori subordinati, è determinante l'individuazione della retribuzione

da prendere come base per l'applicazione delle percentuali previste dalla legge.

La nominativa vigente prima del 1969 considerava retribuzione, ai fini contributivi, tutto

ciò che lavoratore riceve, in danaro o in natura, dal datore di lavoro per compenso

dell'opera prestata.

La disciplina del 1969, invece, considerava retribuzione, ai fini contributivi,tutto ciò che il

lavoratore riceve dal datore di lavoro, in danaro o natura, in dipendenza del rapporto di

lavoro.

A era assoggettabile a contribuzione previdenziale non solo il corrispettivo in senso

oggettivo del lavoro prestato, ma anche il corrispettivo in senso soggettivo.

Un ulteriore evoluzione della nozione di retribuzione assoggettabile a contribuzione

previdenziale si è avuta, di recente, con l'emanazione del decreto legislativo 2 settembre

1997 n. 314.

La legge n. 662 del 1996 aveva indicato come criterio direttivo la completa equiparazione,

ove possibile della nozione di reddito imponibile a fini fiscali e di retribuzione

assoggettabile a contribuzione previdenziale.

Senonché, l'inciso "ove possibile" segnava un limite al legislatore delegato.

Di conseguenza, l'art. 6 del d.lgs. n.314 del 1997, che ha novellato l'art. 12 della legge n.

153 del 1969, dev'essere interpretato nel senso che la nozione di retribuzione

assoggettabile a contribuzione previdenziale è deferita mediante il rinvio all'art. 46 del

TUIR e non all'art. 48 TUIR che definisce il reddito da lavoro ai fini del prelievo fiscale.

Ne deriva che la nozione di retribuzione assoggettabile a contribuzione previdenziale non

ha subito sostanziali modifiche posto che l'art. 46 del TUIR stabilisce che " sono redditi di

lavoro dipendenti quelli che derivano da rapporti aventi per oggetto la prestazione di

lavoro, con qualsiasi qualifica, alle dipendenze sotto la direzione di altri".

Sono espressamente escluse sia l'indennità di anzianità che l'indennità di cassa e alle quali

sono state aggiunte le erogazioni liberali concesse dal datore di lavoro, in occasione di

festività o ricorrenze, alle generalità o a categorie di lavoratori; i pasti consumati nelle

mense aziendali.

Sono escluse le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al

fine di incentivare l'esodo dei lavoratori.

Restano, invece, comprese da retribuzione assoggettabile a contribuzione previdenziale le

integrazioni delle prestazioni previdenziali economiche che i contratti collettivi pongono a

carico dei datori di lavoro in caso di assenza dal lavoro per malattia, infortunio o

gravidanza e puerperio.

37. Segue: b) l'interpretazione giurisprudenziale

La giurisprudenza, sostituendo il requisito della dipendenza da rapporto di lavoro, voluto

dal legislatore, con il criterio della coincidenza temporale con rapporto stesso, aveva finito

con il ritenere assoggettabile a contribuzione previdenziale qualsiasi erogazione che, a

prescindere dall'accertamento della sua natura e funzione, avvenisse durante rapporto di

lavoro emesse nell'esistenza di tale rapporto la ragione, anche indiretta o occasionale, della

sua erogazione.

L'unico limite all'assoggettabilità a contribuzione previdenziale finiva per essere costituito

dalla tassativa elencazione prevista dalla legge.

Di qui la nozione di retribuzione assoggettabile a condizione previdenziale è stata estesa

fino a ricomprendervi le somme erogate dal datore di lavoro da soggetti diversi dal

lavoratore.

Fin quando la legge n. 335 del 1995 non ha modificato i criteri di calcolo delle pensioni, la

retribuzione assoggettabile a contribuzione previdenziale costituiva anche la base di

calcolo dell'ammontare delle prestazioni pensionistiche.

38. Segue: c) l'interpretazione legislativa

Si era assistito a ripetuti interventi legislativi, volti a fornire una interpretazione autentica

dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969 che determinava l'esclusione, totale o parziale,

dall'imposizione contributiva degli specifici trattamenti di volta in volta presi in

considerazione.

Il legislatore aveva stabilito che la disposizione dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969

doveva essere interpretata nel senso che sono escluse dall'imposizione contributiva e che

sono assoggettate esclusivamente ad un contributo di solidarietà, a carico dei datori di

lavoro, "le contribuzioni e somme, versate o accantonate, a finanziamento di casse, di

fondi, gestioni o forme assicurative previsti da contratti collettivi o da accordi o da

regolamenti aziendali, al fine di erogare prestazioni integrative previdenziali o assistenziali

a favore del lavoratore e suoi familiari nel corso del rapporto o dopo la sua cessazione".

Il legislatore aveva anche stabilito che l'art. 12 della legge n. 153 nel 1969 da essere

interpretato nel senso che nella diaria onde indennità di trasferta sono ricomprese anche le

indennità spettanti ai lavoratori tenuti a per contratto ad una attività lavorativa in luoghi

variabili e sempre diversi da quello della sede aziendale, anche se corrisposti con carattere

di continuità.

Il legislatore aveva anche stabilito che non è assoggettabile a contribuzione previdenziale il

finanziamento dei servizi di mensa e di trasporto predisposti dal datore di lavoro a favore

della generalità dei lavoratori e per esigenze connesse con l'attività lavorativa.

Per i recente il legislatore aveva affermato che sono escluse dalla retribuzione

assoggettabile a contribuzione previdenziale: le spese sostenute dal datore di lavoro per il

funzionamento degli asili nido aziendali; le spese per il finanziamento di circoli aziendali; le

differenze tra il prezzo di mercato e quello agevolato praticato per l'assegnazione ai

dipendenti di azioni della società datrice di lavoro ovvero di società controllanti o

controllate.

Il legislatore aveva escluso dalla retribuzione assoggettabile a contribuzione previdenziale

anche: le spese sostenute dal datore di lavoro per colonie climatiche in favore di figli dei

dipendenti, o universitari; il valore dei generi prodotti azienda ceduti dipendenti.

Era stato assoggettato a contribuzione previdenziale il 50% della differenza tra il costo

aziendale della provvista relativa ai mutui e prestiti concessi dal datore di lavoro

dipendenti e il tasso agevolato se inferiore al predetto costo, applicato ai dipendenti stessi.

39. Segue: d) l'uniformità di disciplina

La disciplina dettata per il regime generale è stata estesa a regimi esclusivi dei dipendenti

dello stato e degli enti locali e a quelli sostitutivi.

40. Segue: e) minimali e massimali di contribuzione e di retribuzione pensionabile

La gestione dei dirigenti di aziende industriali prendevo limite massimo della retribuzione

assoggettabile a contribuzione previdenziale e di quella pensionabile.

Nell'assicurazione generale obbligatoria e nelle gestioni dei quali trova applicazione l'art.

13 della legge n. 153 del 1969, non ha la previsto alcun limite massimo di retribuzione,


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto del lavoro, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto della previdenza sociale, Persiani. Nello specifico gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: L'evoluzione della Previdenza sociale, il sistema giuridico della Previdenza sociale, il rapporto contributivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Loele Lorenzo.

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