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Storia del diritto italiano - Dall'illuminismo alla restaurazione Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto italiano riguardanti gli aspetti e istituti giuridici dall'epoca napoleonica a oggi con i seguenti argomenti trattati: il movimento illuministico: progetto e premesse, preminenza del ceto forense e le venalità degli uffici, giuristi e Istituzioni, Giustizia ordinaria e giustizia... Vedi di più

Esame di Storia del diritto Italiano docente Prof. A. Mazzacane

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ESTRATTO DOCUMENTO

(I grado civile e penale superiore ai 3 ducati) erano di nomina regia o

feudale

contro le loro sentenze l’appello era proponibile

di fronte alla REGIA UDIENZA provinciale

(grande era però il potere dei feudatari)

la fase della giurisdizione locale si conclude innanzi alla REGIA UDIENZA

in ogni provincia, era composta da una

MAGISTRATURA COLLEGIALE composta

da un :

- Presidente (senza voto se non era dottore)

- Capo ruota

- 2 uditori

- avvocato fiscale

- avvocato dei poveri

contro le sentenze della Regia Udienza era sempre possibile proporre appello presso la GRAN

CORTE DELLA VICARIA a Napoli, aveva competenza civile e penale ed era presieduta

da un REGGENTE (con anche compiti AMMINISTRATIVI:

a) capo della Polizia di Napoli; b) governatore di Napoli)

giudice di appello rispetto alle sentenze della Vicaria era il SACRO REGIO CONSIGLIO

- rappresentava la stessa autorità sovrana

- era competente, comunque, per le cause superiori ai 500 ducati

- era divisa in 4 SEZIONI (RUOTE) ognuna con 6 consiglieri

Contro le loro sentenze (DECRETI) non era proponibile appello, ma il divieto era aggirato con

un’infinità di artifizi: - revisioni

- querelae nullitatis

- insufflatio (tipico italiano di resuscitare cause vecchie di anni)

Pari importanza aveva la REAL CAMERA DELLE SOMMARIA divisa in 3 sezioni 13

Tribunale di tutte le cause FISCALI e di

bilancio per i Comuni.

Al vertice vi era il LUOGOTENENTE (presidente e

coordinatore)

Aveva grande influenza politica su tutte le attività economiche

(l’imposta diretta = focatio)

al posto del CONSIGLIO COLLATERALE vi era la REAL CAMERA DI S. CHIARA, composta

da: - un Presidente

- 4 Consiglieri per le 4 ruote del SACRO REGIO CONSIGLIO

Aveva: - compiti consultivi

- risolveva i conflitti di giurisdizione tra le magistrature del Regno

presso la REAL CAMERA operava l’AVVOCATO FISCALE (Avvocato della Corona)

da essa emanava il GIUDICE DELLA REAL GIURISDIZIONE

sosteneva la giurisdizione regia nei confronti

degli abusi della giurisdizione ecclesiastica

TANNUCCI: l’influenza politica e il conservatorismo del ceto togato portavano ad una difesa ad

oltranza delle vecchie istituzioni. Tutto a scapito della certezza del diritto. La

voluntas principis doveva patteggiare per

imporsi

CERVELLINO: lamentava come nel “reggimento de’ popoli si ignorano gli ordini e buone

direzioni”. Il sovrano era costretto a ricorrere a FORME SPECIALI DI

GIURISDIZIONE non solo per esigenze di speditezza, ma anche di un maggiore

e più diretto controllo sugli aspetti più delicati dell’amministrazione della giustizia.

Ad ogni modo le GIURISDIZIONI SPECIALI erano inefficaci e politicamente

inutili

GENOVESI: le leggi sono nel corpo civile come gli strumenti nell’agricoltura: i copiosi raccolti

non vengono solo dell’averne de’ molti e de’ buoni, ma dall’aver braccia robuste, che

amino e vogliano travagliare”

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Oltre al fatto che il termine jurisdictio comprendeva sia la titolarità e l’estensione del potere di

applicare il diritto, sia la titolarità del potere di produrne, prima della Rivoluzione Francese vi era la

sovrapposizione e la CONFUSIONE tra competenze che oggi definiamo GIURISDIZIONALI e

quelle che diciamo AMMINISTRATIVE.

Se con il passaggio dall’età ARAGONESE a quella SPAGNOLA, il sistema costituzionale era

rimasto pressoché inalterato, si era invece allentato il legame tra il monarca e i suoi “officiales” cui

era attribuito l’esercizio dei poteri giurisdizionali e amministrativi

Ad ogni modo il sistema giurisdizionale era insensibile ad ogni spinta riformatrice ed era destinato

all’immobilità ed il re nulla poteva in concreto.

Anche le rare MAGISTRATURE DELEGATE resistettero alla logica imposta dal ceto

forense, finendo per essere risucchiate nella tradizionale logica del potere togato

Una delle magistrature delegate potenziate dopo il 1734 fu quella del GIUDICE

GENERALE CONTRA DELINQUENTES (o COMMISSARIO DI

CAMPAGNA) Creata nel 1616 e regolata dai c.d. 89

capitoli del Conte di Lemos

Aveva poteri superiori agli altri giudici:

1) GIURISDIZIONE DELEGATA DA UN GIUDICE ORDINARIO: i poteri del delegato erano

limitati dalla delega

2) GIURISDIZIONE DELEGATA DAL PRINCIPE: ad delegato venivano riconosciuti poteri e

rito diversi e straordinari

il procedimento aveva tra le caratteristiche

principali quella di portare alla sentenza con

procedura abbreviata e senza la possibilità di

ricorrere al magistrato che sarebbe stato

competente a conoscere le sentenze del giudice,

alla cui giurisdizione il delegato del principe si

sostituiva

il Commissario di Campagna era capace di comprimere gli abusi della giurisdizione feudale e di

condizionare la stessa magistrature ordinaria almeno in materia penale.

Era pertanto necessario un controllo continuo e diretto sul delegato: cosa che, di fatto, non si

realizzava Che apparteneva sempre a quella magistratura

ordinaria… 15

Il potere politico, lasciando alla regolamentazione romanistica le materie privatistiche, si occupava

di materie pubblicistiche e fiscali, nonché feudali.

Con i Borbone fisco, ordine pubblico e repressione dei reati più gravi. Vi fu un

tentativo di codificazione

3. MONARCHIA E PARLAMENTI IN FRANCIA. LA RIFORMA MAUPEAU

Dopo le guerre di religione l’assetto istituzionale si allineava alla tendenza assolutistica a partire da

LUIGI XIII

Tra il 1624 e il 2642 il Cardinale RICHELIEU realizzò un significativo mutamento del regime

politico-costituzionale:

- la nobiltà fu colpita nei suoi interessi

- il potere dei governanti fu arginato

- i freni dell’aristocrazia e del clero furono allentati non convocando più

dal 1614 gli Stati Generali

- dal 1631, senza autorizzazione del re, nessuno poteva intervenire in affari

pubblici

- il potere assoluto del monarca era frutto della volontà divina

questo spinse alle BATTAGLIE DELLA FRONDA (1648-1653) contro MAZZARINO, erede

politico di Richelieu.

Nel 1653 Mazzarino sconfisse la resistenza aristocratica

Luigi XIV poté regnare assolutisticamente:

- annullate forze e resistenze

- omogeneizzate le istituzioni amministrative e giudiziarie

la nobiltà di estrazione BORGHESE fu il perno dello Stato di Luigi XIV, i governatori nobili

delle province si videro privare delle loro competenze più importanti e il loro mandato

ridotto ad un triennio

AMMINISTRAZIONE.

- vi furono nuovi tributi (non più ostacolati dagli Stati Generali)

- venivano compresse le autonomie cittadine tramite un nuovo sistema di

controllo amministrativo affidato alle figura degli INTENDENTI (editto

del 1692) esecutori della volontà regia,

organi della politica accentratrice.

FONTI NORMATIVE.

16 - si tentò di unificare quella parte del diritto che risultava regolata da

consuetudini o da norme locali

- I vari Consigli persero importanza. Il Governo era di fatto guidato:

- dal monarca

- 4 segretari di Stato

- Cancelliere

- Controllore generale delle finanze

FINANZA Con l’aiuto di COLBERT le istituzioni finanziarie divennero il perno dello

Stato: - vennero colpiti gli appaltatori delle imposte (“partisans”)

- gli “Stati provinciali” (assemblee finanziarie) vennero esautorati salvi

quelli della Borgogna, Bretagna e Linguadoca

Tutti gli organi di accentramento furono potenziati:

- il CONSIGLIO REALE (togati e uomini legati alla Corona)

Le società degli ordini fondata sullo status sociale venne solo sfiorata

Non era il patrimonio che conferiva dignità e stabiliva

il rango, ma piuttosto il contrario

Tale dignità si acquistava per via ereditaria o

attraverso il servizio del re o della Chiesa.

Luigi XIV tendeva a stabilire l’assoluto primato del sovrano nei confronti degli ordini,

rendendo così armoniosa, rispetto ai fini generali dello Stato, tale presenza.

Che venivano difesi

Si combatteva il privilegio solo in quanto antimonarchico, non perché ingiusto.

La dignità del servizio svolto per il re era pari a quella del sangue e del nome.

L’assolutismo di Luigi XIV aveva segnato sconfitte per l’aristocrazia e per i togati

Tale politica fu proseguita dal successore LUIGI XV, assoggettando, sotto spinte illuministiche,

quei corpi intermedi che i grandi tribunali francesi (i PARLAMENTI) impersonavano e

difendevano.

Specie sotto Luigi XV lo scontro tra l’illuminismo e i Parlamenti si fece particolarmente aspro.

L’illuminismo vedeva il più duro degli ostacoli da superare per la riforma dello Stato nei

MAGISTRATI a causa dello strapotere che avevano assimilato.

VOLTAIRE considerava i Parlamenti come la magistrature che più decisamente incarnava

la più temibile resistenza alle nuove idee. 17

“Corpo di faziosi in toga”

(I Parlamenti, prevalentemente, svolgevano funzioni giurisdizionali, ma avevano anche prerogative

in campo amministrativo e finanziario

il principale mezzo di cui si servivano erano gli ARRÊTS

a parte le RIMOSTRANZE Con cui contrastare la politica

assolutistica della monarchia

Riconoscevano al re il potere di fare le leggi, ma nell’applicarle la loro autorità era e doveva

rimanere sovrana.

Durante il regno di Luigi XV e la REGGENZA del DUCA D’ORLEANS, la resistenza dei

magistrati in Francia ad ogni controllo acquistò valore emblematico

Si allearono con la nobiltà contro il re e, durante la reggenza, fu chiaro il disegno

politico-giudiziario della magistratura.

Luigi XV respingendo le rimostranze e riprovando la prassi introdotta, affermò come i magistrati

fossero suoi “officiers” capaci di assoggettare a sé la giustizia.

Questa presa di posizione trovò favorevole il movimento illuminista anch’esso critico nei confronti

dei togati I Parlamenti erano spinti ad un’opposizione tendente alla più miope conservazione

dei loro privilegi D’altronde il loro ufficio li rendeva pressoché indipendenti.

Deporre un magistrato sarebbe costato

tantissimo alle casse dello Stato per via

dell’ingente rimborso.

Il potere della grande nobiltà di toga ebbero come conseguenze:

- forte infeudamento degli strati superiori della borghesia

- trascinare nella sua logica e nella sua battaglia anti-assolutistica e contro

l’accentramento la piccola magistratura e perfino i più modesti funzionari

di cancelleria

Dopo la “Guerra dei 7 anni”, il governo, gravato dai debiti tentò una serie di riforme urgenti, ma si

scontrò con la potenza e la resistenza dei parlamentari

Nel bel mezzo di quella che fu definita la SOCIÉTÉ PARLAMENTAIRE vi fu il COLPO DI

STATO DEL MAUPEAU (come punto di riferimento per ogni successivo tentativo di riforma del

rapporto tra poteri dello Stato e ministero togato).

18

La grande riforma stabiliva:

1) ABOLIZIONE DELLA VENALITÀ DELLE CARICHE = gratuità della giustizia almeno

nelle grandi magistrature

2) CREAZIONE DI NUOVI ORGANI GIUDIZIARI legati ai loro compiti senza tanti privilegi

feudali

3) SMEMBRAMENTO della smisurata giurisdizione del PARLAMENTO DI PARIGI

4) SOPPRESSIONE di molti TRIBUNALI SPECIALI

Il 7 gennaio 1771 il Parlamento di Parigi sostenne il proprio rifiuto di riconoscere ed applicare un

qualsiasi editto del re, che dalla magistratura fosse considerato come attentato alle

massime antiche e alle leggi del Regno.

19/20 gennaio ’71 il Cancelliere MAUPEAU ordinò ai moschettieri del re di recapitare ai magistrati

LETTRES DE CACHET in cui si minacciava l’arresto a quanti avessero proseguito

nella loro opposizione.

Il 21 gennaio ’71 a coloro che risposero negativamente venne comunicato l’ordine di esilio e la

confisca dell’ufficio.

Il cancelliere istituì una commissione col compito di studiare e costituire un

nuovo ordine giudiziario in Francia.

Il 23 febbraio ’71 con editto del re furono creati 6 CONSIGLI SUPERIORI (al posto dell’ex

Parlamento di Parigi) con magistrati nominati e stipendiati dal re

Giudicavano in ultima istanza le cause civili e penali.

Ma la Riforma si rivelò incompleta perché:

- la venalità sussisteva nelle piccole magistrature, le quali furono

praticamente lasciate intatte

- la riforma si arenò per le resistenze della provincia

Con il ventenne LUIGI XIV si ritornò al vecchio ordinamento. Soppressi i Consigli Superiori, il

controllore generale delle finanze, TOURGOT, ripristinò i PARLAMENTI.

La restaurazione dei Parlamenti, però, inasprì ancor di

più la distanza tra i programmi della monarchia

borbonica e i progetti del riformismo illuministico.

Il partito dei philosophes scioglieva lentamente i suoi legami con la monarchia: nel 1776 MABLY

scriveva che un popolo non avrà mai fiducia nelle leggi finché non sarà egli stesso il proprio

legislatore.

LA CODIFICAZIONE DELLE LEGGI PATRIE

1. LE CONSOLIDAZIONI: ESIGENZA DI UN CORPO UNICO DI LEGGI 19

RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE e RIFORMA DEL SISTEMA GIUDIIZARIO furono i

due grandi temi che l’illuminismo giuridico affrontò con grande impegno e che, grazie alla

RIVOLUZIONE FRANCESE, condusse a cambiamenti istituzionali e innovazioni.

Il definitivo ABBANDONO del DIRITTO COMUNE pose fine alla crisi del XVIII sec.

determinata dagli anacronismi della cultura giurisprudenziale.

Il progresso della CULTURA e dell’ECONOMIA non poteva tollerare un sistema in cui i tribunali

creavano ciascuno il proprio stile interpretativo Di ciò fu mirabile osservatore

l’illuminista GALANTI.

Queste condizioni della cultura giuridica tradizionale spinsero verso la creazione di CORPI

NORMATIVI OMOGENEI ed ORGANIZZATI al loro interno: i CODICI

Come rimedio al degenerare del sistema

giuridico fondato sul diritto comune.

All’estrema COMPLICAZIONE del DIRITTO PRIVATO corrispondeva l’INCERTEZZA del

DIRITTO PENALE Le norme penali non avevano di mira figure di reato, ma colpivano una serie

di COMPORTAMENTI CRIMINOSI identificati non tanto dall’azione

quanto dal BENE DANNEGGIATO o dalla PERSONA LESA.

Sui presupposti dell’esigenza di una teorizzazione di un sistema fondato su leggi chiare e precise, si

aprì nel Settecento la strada per compiere i primi tentativi di codificazione a partire dalla crescente

attività di RACCOLTA e nuova PUBBLICAZIONE (CONSOLIDAZIONE) sistematica delle

LEGGI sovrane nei vari Stati europei. Nelle CONSOLIDAZIONI le leggi vigenti non

venivano riformulate, ma semplicemente

ristampate e raccolte al fine di farle conoscere e

reperire con facilità.

In GERMANIA vi fu un’opera di consolidazione ordinata da GIUSEPPE I per sistemare il diritto

statutario. Il CODEX AUGUSTEUS. Voluto dal Principe FEDERICO AUGUSTO.

In ITALIA importante fu l’opera di VITTORIO AMEDEO II DI SAVOIA che perseguì una vera e

propria RIORGANIZZAZIONE DELLE ISTITUZIONI in Piemonte

- CONTROLLO delle MAGISTRATURE

- RIDUZIONE del potere politico e della forza economica

della NOBILTÀ.

20

si pervenne, dopo la raccolta e la ricompilazione delle vecchie leggi ed eliminando il superfluo, alla

promulgazione nel 1723 delle COSTITUZIONI DI S.M. IL RE DI SARDEGNA.

in rapporto di LEGGE SPECIALE con il diritto comune,

FORMALMENTE non mutarono la situazione

SOSTANZIALMENTE erodevano il diritto comune in maniera

decisa, implicando un mutamento nel rapporto diritto romano e diritto

regio a favore di quest’ultimo

Apparve esplicito il RIPUDIO del COMMENTO DOTTRINALE e del ricorso

all’INTERPRETATIO, che da sempre avevano fagocitato il diritto positivo.

In tutti gli Stati italiani si faceva strada l’idea della codificazione = affermazione di unicità (nello

Stato) delle fonti del diritto per renderlo più chiaro e più certo.

La codificazione fu favorito dal collegamento tra la RAZIONALIZZAZIONE DEL DIRITTO e

il MIGLIORAMENTO ECONOMICO.

In FRANCIA, al tempo di LUIGI XV, il cancelliere Henri François DAGUESSEAU aveva

realizzato una profonda sistemazione del diritto con le ORDONNANCES CIVILES del 1731,

1735, 1747 Intervento del sovrano-legislatore tendente ad

offrire unità e certezza del diritto ai suoi sudditi,

oltreché un’operazione tecnica e dottrinale.

2. IL CODICE CAROLINO

Un parziale tentativo fu compiuto a NAPOLI nei primi anni del regno di Carlo di Borbone.

L’avvento della monarchia nazionale aveva contrapposto al potere togato un gruppo di ministri

capeggiati da José de MONTEALEGRE

Come descrive AJELLO, vi fu una lotta politica che vedeva:

- il GOVERNO ed alcuni intellettuali convinti della possibilità di

rinnovare le strutture economiche e finanziarie del Regno, alla luce della

giustizia e della razionalità

- i TOGATI che in quelle strutture economiche ed amministrative avevano

investito i loro capitali.

Nel 1739 l’illuminista Antonio GENOVESI divenne, con la sua scuola privata di filosofia,

l’anima degli intellettuali progressisti. 21

Napoli era in piena effervescenza economica,

ostacolata solo dall’arretratezza delle istituzioni.

Inizialmente si mossero Giuseppe Pasquale CIRILLO che propose al ministro illuminato

Bernardo TANUCCI e ad una giunta specializzata un CODICE DI TUTTE LE LEGGI

DEL REGNO, che però non vide mai la luce.

Avrebbe trattato soprattutto di DIRITTO PUBBLICO:

- Libro I. rapporti con il diritto della Chiesa di Roma

- Libro II. Grandi tribunali e Real Camera di S. Chiara. Competenze

- Libro V. procedura civile

- Libro VII. Successioni (stampo romano)

- Libri VIII-XII grande caos normativo

Nel 1774 si IMPOSE AI GIUDICI L’AUTORITÀ e la LEGISLAZIONE REGIA

Decreto di TANUCCI che impose ai magistrati napoletani:

- MOTIVARE LE SENTENZE PER ISCRITTO

- VIETAVA L’ABUSO al ricorso alla DOTTRINA

Gli entusiasmi furono maggiori dei riflessi pratici, poiché si necessitava di

- una radicale riforma dell’ordine giudiziario

- trasformazione delle regole processuali

- una forza governativa forte

per la diffusione di queste idee operò Gaetano FILANGIERI, leader di tutto

il movimento riformatore meridionale che pubblicò le “Riflessioni politiche

su l’ultima legge del Sovrano che riguarda la riforma dell’amministrazione

della giustizia”

egli sintetizzava i temi della polemica riformatrice contro il dispotismo dei

tribunali e per la conquista di un sistema giuridico totalmente nuovo.

rifacendosi all’“Esprit des lois” di MONTESQUIEU, in dicava i PRINCIPI

FONDAMENTALI DELLA RIFORMA DELLO STATO:

- la SICUREZZA: che dev’essere nel fatto

- l’OPINIONE di questa SICUREZZA: che dev’essere nell’immaginazione

compongono la LIBERTÀ dei cittadini

22 l’ARBITRIO dei MAGISTRATI è CONTRADDITTORIO alla forza

delle LEGGI (maggiore arbitrio giudiziario = minore libertà)

il principio della riforma consisteva nella SINTONIA tra LEGGI e GIURISPRUDENZA

l’EQUITÀ è inseparabile dalla giustizia

era necessaria una CODIFICAZIONE e un intervento nella

MAGISTRATURA

LEGGI CHIARE, uniformi, basate sul principio

d’uguaglianza.

3. UN TENTATIVO DI CODIFICAZIONE IN TOSCANA

Entrata nei domini asburgici nel 1738, con gli Asburgo-Lorena, si realizzarono le condizioni per la

RIORGANIZZAZIONE DELLO STATO e il RIORDINAMENTO del sistema LEGISLATIVO

Giuseppe GORANI era favorevole al fatto che un DESPOTA ILLUMINATO potesse essere

l’origine della pubblica prosperità

- completa STATUALIZZAZIONE DEL DIRITTO

- la DOTTRINA come anticamera per una NUOVA LEGISLAZIONE e

per la RIFORMA dello STATO.

Emanuele di RICHECOURT iniziò il riordino del sistema sotto una politica di

ACCENTRAMENTO e di LIMITAZIONE DEI PRIVILEGI FEUDALI E

COMUNALI.

Creò la CAMERA GRANDUCALE (nuovo organo giudiziario competente in materia

finanziaria)

per porre rimedio al CAOS NORMATIVO, fu incaricato Pompeo NERI di formare un

CODICE DELLE LEGGI PATRIE

non una raccolta o una consolidazione di

norme preesistenti, ma un corpo che avesse

esso stesso FORZA DI LEGGE, AUTORITÀ

per derogare leggi anteriori e serva di

STATUTO per tutto il Granducato

Oltre a tutto ciò egli voleva intervenire anche nella

materia PRIVATISTICA da sempre regolata dal diritto

romano. Era evidentemente contro il DIRITTO

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COMUNE, seppure il rispetto nei suoi confronti

rappresentasse il vero limite alla riforma

Il Neri vedeva nell’opera giustinianea

ancora la migliore disposizione di tutta

la materia. La sua opera doveva essere divisa in “tre parti”:

le persone, le cose, le azioni

con lo schema delle Istituzioni di Giustiniano

il codice sarebbe stato breve e chiaro era dunque impossibile ripudiare la tradizione

romanistica universalmente riconosciuta, sebbene fosse irrinunciabile trovare un

compromesso tra le esigenze politiche e teorico-pratiche.

Come a Napoli, il tentativo FALLÌ nel giro di pochi anni. Questo perché lo scontro

con interessi e condizioni giuridiche difficili da modificare non era alla portata di un

potere sovrano senza profonde radici nella realtà politico-sociale.

L’ILLUMINISMO ITALIANO E LA RIFORMA DELLE ISTITUZIONI

1. L’ILLUMINISMO TRA DIRITTO E POLITICA

Con le “Lettres persanes” di MONTESQUIEU l’edificio barocco dell’antico regime rivelava tutte

le sue contraddizioni e iniquità. Inoltre egli operava una feroce critica verso il diritto romano e

canonico. Più tardi VOLTAIRE riaccese la discussione politica,

rifacendosi al PENN e al suo insediamento americano nella

Pennsylvania che doveva diventare il mito della cultura

illuministica

24 Tutto l’ordinamento doveva rispondere ad un principio naturale e razionale

Si affermava una RAGIONE antimetafisica, operativa e

trasformatrice, intesa come strumento concettuale e pratico,

che attribuiva la propria validità all’adozione di tecniche

razionali, controllabili e verificabili in ogni settore del sapere e

dell’attività umana.

La critica alla tradizione e all’antico sistema si sviluppò specialmente nel

campo politico-giuridico, nell’opposizione all’autoritarismo religioso,

filosofico e cautamente nell’assolutismo politico.

Il RIFORMISMO ITALIANO viaggiava in grande sintonia, la cui filosofia EMPIRISTA, la

METODOLOGIA scientifica, la grande elaborazione enciclopedistica

riconobbero la legittimità :

- dello SPERIMENTALISMO rinascimentale

- l’eredità SCIENTIFICA GALILEIANA

- le correnti del LAICISMO GIURISDIZIONALISTA

aveva finalità molto pratiche: l’UNITÀ e la FELICITÀ PUBBLICA.

I due momenti di tale progetto civile, secondo il FILANGIERI, sono strettamente connessi

e devono tendere, attraverso strumenti legislativi, amministrativi ed economico-tecnici ad

una nuova organizzazione sociale

La CULTURA ILLUMINISTICA ITALIANA era caratterizzata da due elementi concorrenti:

1) l’elaborazione di una LEGISLAZIONE CORRETTA ed EFFICACE

2) l’attenzione ai PROBLEMI POLITICO-SOCIALI

La RIFORMA AMMINISTRATIVA dello Stato fu perseguita con tenacia sulla base di un criterio

di “utilità” e fondata non sull’arbitrio ma sul governo nel rispetto delle leggi e della libertà civile

Si avviò una RIFORMA DELL’ECONOMIA e della FINANZA .

Si ritenne improrogabile una RIFORMA LEGISLATIVA e GIUDIZIARIA e la

RAZIONALIZZAZIONE del DIRITTO CIVILE

Si gettarono le basi per la LAICIZZAZIONE DELLO STATO e della società civile.

È questa la “pacifica rivoluzione” del FILANGIERI, nel rispetto della ragione e

dell’esperienza. 25

L’elemento comune ai diversi filoni del riformismo giuridico italiano è costituito da cautela politica

e grande attenzione ai problemi pratici di governo. Al suo interno sono individuabili due principali

correnti:

1) la RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PENALE

2) la RIFORMA DEL GOVERNO DELLA COSA PUBBLICA (+ l’approfondimento

dei problemi economici e amministrativi)

le spinte innovatrici investirono tutti gli Stati italiani, contribuendo a formare una

nuova classe politica educata ad una cultura comune anche se in maniera diversa:

- Maggior slancio negli Stati AUSTRIACI (Lombardia e Toscana) e negli

Stati BORBONICI (Napoli, Sicilia e Parma)

- Minore nello Stato sabaudo

- Scarso nello Stato Pontificio e nelle oligarchie Veneziana e Genovese

2. L’ILLUMINISMO LOMBARDO E LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA PENALE

Manzoni esaltava il lavoro del BECCARIA (“Dei delitti e delle pene”) non solo come mirante

all’abolizione della tortura, bensì come la riforma di

tutta la legislazione criminale.

Pilastro del RIFORMISMO GIURIDICO in Italia, assieme ai

riformisti lombardi che facevano capo ai fratelli VERRI

Deciso attacco alle strutture portanti dell’antico

regime.

Nella seconda metà del XVIII secolo la procedura penale si affidava all’arbitrio di quei

giudici “iniquissimi e scelleratissimi, levati dalla feccia, privi di scienza di virtù, di ragione,

i quali hanno in loro potere un accusato: non gli parlano che torturandolo”.

Sul piano legislativo solo pochi furono gli interventi sovrani per regolare in modo organico

la procedura penale: in Francia ancora facevano testo le ordonnance di Francesco I del

1530

Le regole del processo erano nella prassi quelle adottate dai magistrati di volta in volta

Per i delitti più gravi (assassini, incendi, rapine…) al giudice era consentito

di adottare una PROCEDURA SOMMARIA che ben si prestava ad arbitri

La TORTURA fu estesa ed ammessa anche per la cattiva fama dell’imputato

Essa poteva essere:

- di I GRADO: consisteva nel MONITUS, ovvero nella minaccia di

applicarla

- di II GRADO: consisteva nell’inflizione di un tormento di media gravità

(la corda)

26 - di III GRADO: si ricorreva a tormenti dolorosissimi e terribili

la CONFESSIONE resa sotto tortura doveva essere ripetuta davanti al giudice, e se

veniva ritrattata, l’imputato era riconsegnato ai tormenti.

La tortura era ammessa anche nei confronti dei

testimoni mendaci, o che il giudice riteneva

contraddittori.

Il BECCARIA rilevò le storture di un processo fondato sul prevalere dell’ipotesi INQUISITORIA

- il giudice era arbitrario nell’indagine del fatto, riservandosi

l’applicazione della pena

- i commentatori favorivano l’interpretazione logica a quella letterale,

per via dell’insufficienza della legge

- qualora la legge avesse termini oscuri ed insufficienti, i giudici potevano

senza scrupolo supplirvi

Di fronte a tanto disordine fu proprio BECCARIA che, con lo stimolo dei fratelli VERRI, pubblicò

Dei delitti e delle pene, Decisa battaglia contro i pregiudizi della società del tempo, indirizzata ad

una concreta riforma della legislazione.

Beccaria: dichiarava gli uomini uguali di fronte alla legge

Condannava i privilegi e le differenze di casta

Combatteva la crudeltà delle pene e l’irregolarità delle procedure criminali

Partendo dalla concezione contrattualistica del diritto, egli fissava i PRINCIPI

FONDAMENTALI sui quali doveva fondarsi il DIRITTO PENALE:

- il principio dell’INDEROGABILITÀ DEL PROCESSO

- il principio dell’UMANIZZAZIONE DEL DIRITTO PENALE legato

al riconoscimento preventivo della pena

le sole LEGGI possono decretare le PENE sui DELITTI, e quest’autorità non può

risiedere che presso il LEGISLATORE, che rappresenta tutta la SOCIETÀ unita per

CONTRATTO SOCIALE.

Riguardo al diritto penale sostanziale, egli approfondiva il valore e FINALITÀ DELLA PENA

Il fine non è tormentare ed affliggere un essere sensibile né disfare un

delitto già commesso e che la inutile prodigalità dei supplizi non ha

mai reso migliori gli uomini. 27

Riguardo alla PENA DI MORTE egli si chiedeva quale fosse il diritto che si

attribuiscono gli uomini di trucidare i loro simili.

Quanto più la pena sarà più pronta e più vicina al delitto

commesso, ella sarà tanto più giusta e tanto più vicina al delitto

commesso

L’intento del Beccaria è quello di reagire all’idea consolidata della PENA concepita e comminata

COME VENDETTA, come sofferenza e dolore inflitti al colpevole per punirlo al fatto compiuto.

Il FINE doveva dunque consistere soprattutto nella PREVENZIONE DEL REATO e quindi nella

DIFESA SOCIALE. Ciò doveva avvenire anche ponendo un freno all’arbitrio dei giudici,

nella previsione di una PROPORZIONE tra REATO e PENA.

È meglio prevenire i delitti che punirli

L’opera dei fratelli Verri e di Beccaria ispirò anche Mario PAGANO e Tommaso NATALE

L’arbitrio giudiziario nasceva dalla confusione

legislativa e dall’incertezza delle pene.

Grazie a lui in Italia si diffuse il principio basilare secondo cui il LEGISLATORE doveva

investire ogni ambito del problema penale

3. IL RIFORMISMO NELL’ITALIA MERIDIONALE: SCIENZA DELLA LEGISLAZIONE E

SCIENZA DEL GOVERNO

3.1 L’opera maggiore di Gaetano FILANGIERI fu “La scienza della legislazione”, la quale

sintetizzava il compito degli intellettuali illuministi.

Essa indicò ai riformisti del ‘700-‘800 i criteri generali,

gli elementi preparatori per la RIFORMA

dell’ORDINAMENTO e il metodo e i MEZZI di

attuazione

Egli si proponeva di “unire i MEZZI alle REGOLE e la TEORIA alla PRATICA”.

28 Di qui l’importanza alla “Scienza del Governo”, per mezzo della quale

doveva irradiarsi l’autorità per provvedere alla conservazione ed alla

tranquillità dei cittadini”

È continuo il richiamo alla interdipendenza tra teoria e prassi

Filangieri mirava a coniugare riforma del

diritto ed efficace attività di governo

L’opera era mirata alla realizzazione di un NUOVO QUADRO ISTITUZIONALE, grazie alla

rimozione dei privilegi, l’abbattimento degli ostacoli annidati da tempo nelle istituzioni

Filangieri era convinto dell’esistenza di un’armonia universale, da legare al

meticoloso calcolo dell’utile sociale Solo dalla RAGIONE poteva nascere il

nuovo sistema istituzionale

Egli fu maestro nell’indicare il ruolo preziosissimo del PUBBLICO AMMINISTRATORE, che

avrebbe dovuto combattere le antiche istituzioni, partendo dalla coscienza del presente per

preservare e valorizzare il bene individuale e collettivo.

Grande oggetto della legislazione doveva essere quello di

UNIRE GLI INTERESSI PRIVATI con i PUBBLICI.

Era necessario il collegamento delle leggi con quel “principio

di ragione universale” nel rispetto del particolarismo

contestuale del singolo Stato.

Il fondamento e il fine della legislazione doveva riposare su “principi fissi, determinati e

immutabili”:

1) BONTÀ ASSOLUTA delle leggi: consisteva nel suo legame diretto col diritto di natura

e quindi in “principi universali comuni a tutte le nazioni”

2) BONTÀ RELATIVA delle leggi: era la ricerca della corrispondenza delle leggi allo

“Stato generale della nazione che li riceve”

In sostanza egli intendeva fondare la legislazione: 29

- su CRITERI GENERALI: la cui validità non poteva subire variazioni

nel tempo e nello spazio

- su PRECETTI SUBORDINATI ad una serie di circostanze non solo

oggettive, ma anche di opportunità politiche.

Egli voleva, insomma, un connubio tra TEORIA ed

AMMINISTRAZIONE, per la TUTELA DELLA NAZIONE

Creando nuove istituzione e facendole vivere

attraverso l’opera di un amministratore filosofo.

3.2 l’amore per la patria caratterizzò l’impegno del riformismo meridionale. Ma importante fu la

continuità di quel disegno di “pacifica rivoluzione” che, attraverso la vicenda rivoluzionaria del

1799, giunse al decennio del cambiamento istituzionale (1806-15) e alla Restaurazione

Quando nel 1799 nacque la REPUBBLICA PARTENOPEA, la sua forza era costituita dal

generoso impegno dell’ultima generazione del riformismo di scuola filangeriana. Mario

PAGANO era al primo posto

Simbolo del processo di trasformazione del sistema giuridico e dell’intero

equilibrio costituzionale e politico del Regno.

Nel suo Politicum universae romanorum nomothesiae examen Pagano indicava le linee di

politica legislativa necessarie a far migliorare, con leggi, le condizioni della società

meridionale.

Nelle Considerazioni sul processo criminale enunciò l’estrema degenerazione del sistema

processuale penale.

Egli aprì, come Beccaria, una breccia nell’antiquato sistema delle prove e cercò di porre un

freno all’uso della tortura. Richiamava l’importanza della PROPORZIONE tra DELITTO e

PENA. Pena che era concepita come RETRIBUTIVA (non vendicativa) e PREVENTIVA

Solo con il sistema ACCUSATORIO (non inquisitorio) si poteva raggiungere tal fine

Netta SEPARAZIONE delle funzioni del GIUDICE da quelle

dell’ACCUSATORE per garantire l’uguaglianza delle parti.

Con la pubblicazione dei Saggi politici egli espose la sua fede smisurata nella rigenerazione

dell’umanità mediante la RAGIONE, immaginando una LEGISLAZIONE PERFETTA.

Nella stessa opera venivano affrontati i temi dell’egualitarismo e della proprietà

privata.

30 Il suo ORDINE SOCIALE doveva basarsi sull’ABOLIZIONE di

ogni PRIVILEGIO e di ogni DISEGUAGLIANZA

Per raggiungere questo fine era indispensabile

l’INTERVENTO DELLO STATO.

L’opera si conclude con un esplicito richiamo alla REALTÀ ed alla situazione politica, alla

necessità di una TOTALE RIFORMA del CODICE NAZIONALE

Nella seconda edizione dei Saggi, c’è una ACCENTUAZIONE degli INTERESSI

POLITICI e SOCIALI.

3.3 Il modello proposto da La scienza della legislazione offrì un coerente piano di rinnovamento

istituzionale. Tra i sostenitori dello stretto rapporto tra attività

amministrativa e rinnovamento della legislazione va ricordato

Melchiorre DELFICO

Era nemico del dispotismo, ma sostenitore di un

sistema monarchico moderato.

Favorevole all’uguaglianza degli uomini

da realizzarsi con l’intervento dello Stato

Il teramano si collocò nella polemica ormai antica tra Stato e Chiesa. L’impegno per il

cambiamento radicale dello Stato prendeva le mosse dalla lotta giurisdizionalista contro

Roma, contro i privilegi della Chiesa, contro il foro speciale ed i poteri dei tribunali

ecclesiastici

Nei suoi Indizi di morale egli sosteneva che solo quando i cittadini prendono parte alla

sovranità ed al potere può estendersi la sfera della virtù

Il suo concetto di LIBERTÀ è in funzione dello sviluppo della

società dalla quale doveva germogliare il principio di

UGUAGLIANZA.

Tornato a Napoli con incarichi amministrativi scrisse e pubblicò la Memoria sulla

coltivazione del riso, in realtà una lotta ai sistemi feudali e tendente alla libertà dei

COMMERCI. Elemento indispensabile al vantaggio ed al progresso della nazione,

oltreché il mezzo più efficace alla potenza dello Stato. 31

Del 1785 è la Memoria sul tribunale della Grascia in Abruzzo, che era il magistrato che

sarebbe dovuto intervenire con ogni forma di accaparramento in caso di carestia, ma che col tempo

era diventato solo un ostacolo allo sviluppo dei traffici e dell’agricoltura

la sua opera ebbe il merito di condurre all’abolizione del Tribunale della

Grascia nel 1789, assieme al gruppo di riformatori che si era insediato

nell’amministrazione pubblica.

in questo quadro si inserisce anche l’impegno contro il

BARONAGGIO, fino alla polemica per la devoluzione, alla tenace

lotta per l’abolizione della GIURISDIZIONE FEUDALE.

diritto dei baroni a giudicare i cittadini delle loro terre sia in materia penale che civile,

spesso anche in appello. la giurisdizione baronale era un vero e proprio tormento per i

popoli, una mostruosità politica.

Delfico dimostrò come la libertà civile consistesse nel non essere soggetto che alla legge.

fu autore delle Ricerche sul vero carattere della giurisprudenza romana e dei suoi cultori

il rifiuto della tradizione romanistica in Delfico era rifiuto della

giurisprudenza, considerata fonte di incertezza, strumento degli oziosi

forensi e fautrice dell’ambizione. Attaccava ferocemente la

tradizionale dottrina legale.

Per Delfico le leggi dovevano essere semplici, tali da essere comprese appieno da tutti i

cittadini, tali da non consentirne diversità d’interpretazione

4. EGUAGLIANZA E PROPRIETà: IL RIFORMISMO NELLE SICILIE

4.1 I riformatori illuministi guidarono il passaggio dal vecchio al nuovo regime.

Mutò radicalmente il DIRITTO PUBBLICO, ma anche il DIRITTO CIVILE

L’abruzzese Pasquale LIBERATORE sottolineava come la PROPRIETÀ , per merito del

codice napoleonico, si collocava al centro del sistema giuridico

diritto sacrosanto e conservatore della pubblica felicità

Del medesimo parere fu il pugliese Giuseppe PALMIERI, che la relazionava all’economia

ed esaltava la proprietà individuale.

32 in poco tempo si sarebbe dimostrata da sola la superiorità economica, e

quindi l’unità sociale, di un ordine fondato sulla proprietà privata,

economicamente libera dai lacci del sistema feudale.

era però necessario l’intervento dello Stato per rimuovere gli

innumerevoli ostacoli derivanti dal sistema feudale.

lo Stato doveva maturale l’idea che lo sfruttamento individuale delle terre, come logica del

proprietario terriero, non era un male per lo Stato stesso. Dunque, era la somma degli interessi

individuali che formava l’interesse pubblico

Spezzati i limiti costituiti dagli usi civici, i demani potevano essere convertiti in proprietà

privata, soggetta, come tale, alle sole regole generali espresse dal legislatore nell’interesse generale

della nazione.

il legame tra investimento capitalistico e titolarità del diritto è alla base della concezione del

CALMIEIRI. Egli vedeva nel demanio, e quindi nell’esercizio dell’uso civico, un ostacolo al

progresso civile.

Il contributo al processo di mobilitazione e di svincolo della proprietà fondiaria erano il frutto di

radicate convinzioni in tema di rapporti sociali e di EGUAGLIANZA TRA GLI INDIVIDUI.

la sua era una uguaglianza relativa, civile, non assoluta, o naturale.

la proprietà privata s’inseriva proprio nel contesto sociale come

equilibratrice delle tensioni sociali ed anche come la migliore

garanzia che la società poteva offrire all’uomo per la sua

emancipazione.

la funzione della proprietà era chiaramente concepibile assieme a quella della sua utilità

produttiva, ed egli era particolarmente favorevole alla piccola e media proprietà, i cui

ostacoli alla loro affermazione dovevano essere abbattuti dall’opera dello Stato

con la nomina a Direttore del Supremo Consiglio delle Finanze, alcune sue idee si tradussero

in leggi dello Stato legge sulla divisione dei demani emanata alla fine del 1791 che,

sebbene rimasta inapplicata, contribuì quantomeno ad alimentare i

moti riformisti del meridione dell’Italia

4.2 L’opzione decisa a favore della proprietà privata espressa dal Palmieri testimoniava la gravità

dei problemi causati dalla sopravvivenza delle istituzioni feudali nel Mezzogiorno 33

Scarsa produttività e miseria.

Agendo all’interno dell’Amministrazione i riformatori affrontarono in concreto la questione

di una significativa RIDISTRIBUZIONE FONDIARIA delle terre ispirati all’opera del

Filangieri prevalse la soluzione dello SPEZZETTAMENTO DEI LATIFONDI,

(censuazione) accompagnata dall’ABOLIZIONE DEI VINCOLI provocati

dai BARONI al libero sfruttamento della terra.

In Sicilia Paolo DI BLASI criticò aspramente il sistema feudale, e Tommaso NATALE fu

tra i primi a sostenere la riforma del diritto penale.

Ad ogni modo era chiara a tutti l’impossibilità di conciliare le aspirazioni aristocratiche,

tese alla conservazione dei privilegi feudali, con il riformismo assolutistico, che mirava a

comprimerli.

LE CONQUISTE DELLA RIVOLUZIONE

1. LA CADUTA DELL’ANCIEN RÉGIME IN FRANCIA

La RIVOLUZIONE FRANCESE dette vita ad un sistema politico-istituzionale ispirato al

principio secondo cui “il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali

ed imprescrittibili dell’uomo” Libertà, uguaglianza di fronte alla legge,

tutela della proprietà privata come istituto

materiale della libertà individuale

Il vittorioso progetto politico BORGHESE eliminò dal sistema istituzionale gli ingombranti corpi

intermedi e privilegiati dell’antico regime

Gli Stati Generali riuniti nel maggio 1789 diedero impulso alla

nazione nella valorizzazione dei diritti individuali; la teoria di Sieyès

dava espressione e forma costituzionale alle aspirazioni della

borghesia, che costituiva il livello più alto del Terzo Stato.

L’abate Sieyès motivata l’attacco ai privilegi, riferendosi ai

termini di uguaglianza e felicità comune

Contrari ad ogni novità erano i rappresentanti dell’aristocrazia e del

clero (titolari di esorbitanti privilegi), che dovevano tenere il Terzo

Stato in un ruolo subalterno (che comprendeva, fra l’altro, anche la

“nobiltà” di toga)

34 Ad ogni modo la profondità dei contrasti, la drammatica realtà economica

e sociale erano apparse evidenti quando i cahiers de doléances

testimoniarono un mondo di sofferenze e di abusi, il bisogno diffuso di nuove

istituzioni.

Mentre il secolo segnava l’ascesa della borghesia e il trionfo della filosofia illuministica,

la debole politica di Luigi XVI accentuò la CRISI favorendo l’ultima offensiva della

nobiltà: la révolte nobiliaire del 1787-1788 che di fatto accelerò lo scoppio della

rivoluzione.

Dopo la morte di Luigi XV il potere regio si era indebolito sensibilmente; la nobiltà di

spada e di toga concorrevano per diminuire le stesse capacità d’intervento del re. Sul

terreno giudiziario ed amministrativo i grandi tribunali e gli Stati provinciali tenevano in

scacco la monarchia: la legge del re non poteva essere applicata se non dopo che le Corti

l’avessero registrata

Così sotto Luigi XVI si era formata una sorta di alleanza, complice la

debolezza della corona, tra gli ordini privilegiati contrapposta alla crescita

dei ceti borghesi.

E solo la RIVOLUZIONE poté livellare il terreno e costruire un

ordinamento del tutto nuovo che avrebbe garantito privilegi per merito

e non per sangue.

La crisi fu favorita ed accelerata dal deficit crescente e dall’enorme espansione del debito

pubblico. Il decreto del 18 agosto 1788 sancì la crisi del governo e il dilagare

dell’inflazione stabilendo il corso forzoso per i biglietti della Cassa di sconto.

Contro i cambiamenti strutturali del sistema fiscale, contro l’abolizione di alcuni

privilegi, si schierarono naturalmente i Parlamenti. Quello di Parigi mise in crisi il

governo e chiese l’immediata convocazione degli Stati generali.

Gli alti magistrati avevano come alleato il

PARTITO ORLEANISTA, favorevole

all’abdicazione di Luigi XVI per suo cugino il

Duca di Orléans

Avevano preso le tesi dei Parlamenti affermando alcuni principi:

- il voto delle imposte doveva essere di esclusiva competenza degli Stati

generali

- i magistrati ordinari dovevano considerarsi inamovibili

- i sudditi francesi non potevano essere giudicati che da un giudice

ordinario 35

- le antiche consuetudini ed i privilegi delle province francesi dovevano

essere considerati inviolabili

la vendita, l’ereditarietà degli uffici e la sostanziale inamovibilità

assicuravano ai magistrati un potere tanto maggiore quanto l’autorità

della monarchia risultava ormai compromessa.

Il Parlamento di Parigi, di fatto, con le posizioni assunte agli inizi del 1788

aveva messo in discussione le basi dell’assolutismo monarchico.

Nel 1788 il guardasigilli LAMOIGNON fece promulgare 6 EDITTI REALI: tardivo

esperimento di riforma giudiziaria:

- la registrazione dei decreti e degli editti del re passava ad un nuovo

organo, una CORTE PLENARIA composta di principi, vescovi e

ufficiali della Corona

- i Parlamenti perdevano gran parte della loro giurisdizione

- riforma dei tribunali minori

- era abolita la tortura che precedeva l’esecuzione della pena

non venne imitato a fondo Maupeau, perché fu mantenuta la venalità delle

cariche. Anzi, a favore dei magistrati si stabilì il DIRITTO DI

PREVENZIONE, ossia il diritto di conoscere preventivamente qualsiasi

causa anche se di competenza dei giudici signorili, comprimendo così le

tradizionali prerogative giudiziarie dei signori feudali.

I decreti Lamoignon ebbero il risultato di compattare il fronte antimonarchico. La riforma durò

pochissimo, sebbene sarebbe stata poi ripresa da Napoleone ed applicata in Italia, per l’opposizione

parlamentare che, accusando il governo di dispotismo, riuscì ad organizzare specialmente in

provincia una dura resistenza.

L’8 agosto il governo capitolò; si fissò la convocazione degli Stati generali per il 1° maggio 1789 e

il Parlamento di Parigi fu richiamato in carica

Durante la costituzione degli Stati generali, a tenere banco non fu solo il problema economico,

ma l’intero quadro costituzionale della Francia. Il Terzo costituiva il 96% della popolazione e il

ruolo imposto dalla logica aristocratica gli stava decisamente stretto

- Il 10 giugno il Terzo procedette da solo all’appello di tutti i deputati

- Il 17 si proclamò Assemblea Nazionale

- Il 19 parte del clero si unì al movimento

- Il 20 l’assemblea si riunì in un locale

- Il 23 il re ordinò di deliberare secondo le antiche prerogative, ma il Terzo

rifiutò

36 - Il 21 gli orleanisti si unirono all’assemblea

- Il 27 il popolo si unì contro la corte e la nobiltà

In un clima essenzialmente pacifico, il compito dell’Assemblea Nazionale era quello

di regolare meglio le attribuzioni dei pubblici poteri, eliminare l’area del privilegio

nobiliare, assicurare l’uguaglianza civile e fiscale, senza sottrarre la sovranità al re

Ma nei primi giorni di luglio si decise il ricorso alla forza per ridurre all’ordine e all’obbedienza il

Terzo Stato. La stessa monarchia favorì così lo scoppio della rivoluzione, che iniziò il 14 luglio

1789 con la presa della Bastiglia.

2. “LIBRES ET EGAUX EN DROITS”: LE BASI DEL NUOVO ORDINE

COSTITUZIONALE

Fin dal 6 luglio l’Assemblea Nazionale costituente aveva eletto un comitato per preparare un

progetto di costituzione. Bisognava sostituire al re un diverso soggetto che, rappresentando

l’opinione e gli interessi pubblici, aveva il diritto di stabilire le nuove

regole, di realizzare leggi corrispondenti alle richieste del popolo.

Alla fine di luglio l’Assemblea si pronunciò a favore di una “DICHIARAZIONE DEI

DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO” sull’esempio americano, che

rappresentava il canone del nuovo ordine costituzionale.

La notte del 4 agosto con un colpo di mano dell’assemblea, la feudalità (che aveva i

monopoli dei mulini e dei forni, i diritti sulla caccia e pesca e la giustizia feudale) venne

completamente abolita.

Vennero decretate l’UGUAGLIANZA DELLA PENA per tutti i francesi e

l’AMMISSIONE DI TUTTI I CITTADINI ALLE CARICHE PUBBLICHE.

Furono abrogate le norme sulla VENALITÀ DELLE CARICHE

Furono aboliti gli antichi tribunali e sancita la GRATUITÀ DELLA GIUSTIZIA.

In poco tempo l’Assemblea realizzò l’UNITÀ GIURIDICA della FRANCIA,

DISTRUSSE il SISTEMA FEUDALE, SOPPRESSE il DOMINIO ARISTOCRATICO

nella campagna.

Il testo della COSTITUZIONE fu approvato il 26 agosto 1789. “Gli uomini nascono e

rimangono liberi ed uguali nei diritti”

“Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed

imprescrittibili dell’uomo” 37

Il nuovo Stato voluto dai costituenti doveva dunque garantire all’uomo ed al cittadino la libertà

individuale Poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri

Al cittadino erano inoltre assicurate la LIBERTÀ DI OPINIONE, PENSIERO E STAMPA

La PROPRIETÀ non era direttamente collegata alla libertà, ma doveva intendersi come

condizione della libertà

Anche se era stata garantita la piena uguaglianza di fronte alla legge, era pienamente conservata la

diseguaglianze delle ricchezze.

La monarchia assunse un comportamento dilatorio, mal celando una profonda avversione. La

Corona riaccese così la spinta rivoluzionaria e il popolo di Parigi e la guardia nazionale si mossero

verso Varsailles per fare ostaggio della stessa persona del re.

3. LE COSTITUZIONI IN FRANCIA

Già alla fine del 1791 erano state preparate le norme sulla divisione amministrativa della Francia,

sulle autorità locali e sul sistema finanziario.

Le tesi e gli interessi della borghesia prevalsero nettamente nelle scelte dell’assemblea. Ciò che

essi richiedevano era l’eliminazione dell’aristocrazia e dei suoi privilegi e si voleva far in modo

che l’iniziativa economica fosse liberata da ogni costrizione.

I costituenti istituirono un ordinamento coerente e razionale, che avrebbe dovuto assicurare il nuovo

ordine non solo contro ogni ritorno dell’aristocrazia e dell’assolutismo, ma anche contro le nascenti

spinte popolari e proletarie

Il sistema elettorale era, non a caso, fortemente CENSITARIO e a doppio grado che

eliminava i NULLATENENTI dalla vita politica.

La Costituzione distingueva i CITTADINI in:

ATTIVI, che erano quelli che pagavano un tributo diretto. A costoro era garantito il

• diritto di voto per designare in assemblee “primarie” gli elettori

designavano i deputati dell’ASSEMBLEA

LEGISLATIVA (sistema monocamerale), i

GIUDICI e gli AMMINISTRATORI dei

DIPARTIMENTI).

* PASSIVI, che erano i restanti nullatenenti

38

Contro questa scelta censitaria si oppose radicalmente ROBESPIERRE, che rivendicava la piena

applicazione del testo costituzionale del 1791 che, tra l’altro, aveva tra le sue norme quella

importante secondo la quale “Il potere legislativo non potrà far leggi che menomino ed ostacolino

l’esercizio dei diritti naturali e civili garantiti dalla costituzione”

La SOVRANITÀ, una e indivisibile, inalienabile e imprescrittibile, appartiene alla Nazione. La

Costituzione francese è rappresentativa: i rappresentanti sono il Corpo Legislativo ed il Re.

Vigeva la TRIPARTIZIONE dei POTERI:

- il potere giudiziario non può essere esercitato né dal corpo legislativo né

dal re

- la giustizia sarà resa gratuitamente da giudici eletti e il pubblico

accusatore sarà nominato dal popolo

per il PROCESSO PENALE fu stabilito che “nessun cittadino può essere giudicato se non

su di un’accusa accolta dai giurati…ammessa l’accusa il fatto sarà riconosciuto e dichiarato

dai giurati…l’applicazione della legge sarà fatta dai giudici…l’istruzione sarà pubblica e

non si potrà rifiutare agli accusati il soccorso di un avvocato”.

Comparve una novità importantissima: la CORTE DI CASSAZIONE

Fuori l’Assemblea il clima era tutt’altro che tranquillo. Vigorose spinte democratiche e

repubblicane crebbero a dismisura a tal punto da scavalcare rapidamente la costituzione del 1791,

anche in seguito alla rottura della media dall’alta borghesia che creò una Costituzione

sostanzialmente di parte.

La costituzione fu annullata già dopo il 10 agosto 1792 quando l’insurrezione armata del Comune

di Parigi costrinse l’Assemblea legislativa a sospendere Luigi XVI e a convocare una

CONVENZIONE NAZIONALE

Il decreto dell’11 agosto 1792 stabilì nuove basi per il regime elettorale, abolendo la distinzione

tra cittadini attivi e passivi.

Tra molteplici scontri ideologici la Convenzione dichiarò la fine del sistema monarchico con

l’esecuzione capitale di Luigi XVI il 21 gennaio 1793

Il 15 febbraio 1793 CONDORCET presentò al voto un progetto di costituzione repubblicana le

cui leggi, approvate dai rappresentanti del popolo, potevano essere sempre sottoposte alla ratifica

popolare con l’introduzione dell’istituto del referendum.

La NUOVA COSTITUZIONE doveva fondarsi sull’UNITÀ del POTERE ESECUTIVO e del

POTERE LEGISLATIVO.

Le GARANZIE non dovevano risiedere nella separazione dei poteri, ma nel FREQUENTE

RINNOVAMENTO del CORPO LEGISLATIVO e nel sempre possibile RICORSO al

GIUDIZIO POPOLARE.

Il CONSIGLIO ESECUTIVO DELLA REPUBBLICA aveva il compito di vegliare sul rispetto

da parte dell’esecutivo di quanto il popolo aveva espresso (sorta di garante della volontà

popolare).

Nella disputa tra GIACOBINI (democratici rivoluzionari) e GIRONDINI (repubblicani) per la

PROPRIETÀ PRIVATA, intervenne ROBESPIERRE il quale propose l’introduzione del

39

principio secondo cui “la proprietà è il diritto che ha ognuno di godere e di disporre della parte

dei beni che gli è garantita dalla legge”.

I girondini furono sconfitti con il colpo di Stato del 2 giugno 1793 ed il concentrarsi del potere nelle

mani del COMITATO DI SALUTE PUBBLICA

Nacque, ad opera di CONDORCET e in base a modifiche

basate sui principi più radicali della democrazia politica, la

COSTITUZIONE del 1793 ispiratrice dei movimenti

democratici di tutta Europa.

Una volta terminata la rivoluzione, essa sarebbe entrata in vigore. Purtroppo venne travolta dal

“grande terrore” del 1794

Il Comitato di Salute Pubblica esercitava una vera e propria DITTATURA. Con le leggi del terrore

vennero puniti (con la pena di morte) tutti i nemici del popolo (tutti gli oppositori), secondo le

direttive imposte da Robespierre, che venne accusato di tirannia e condotto al patibolo.

I moderati borghesi (girondini) sopraffecero le posizioni demicratico-radicali e modificarono la

costituzione del 1793 Nella nuova costituzione del 22 agosto 1795 bisognava assicurare al

potere giudiziario un’indipendenza assoluta e conferire al potere

esecutivo un’autorità importante. Per evitare ogni dittatura fu proposto il

sistema BICAMERALE

Il POTERE ESECUTIVO era affidato ad un organo collegiale di 5 membri

eletti tra il Consiglio degli Anziani e denominato DIRETTORIO

I doveri dell’uomo:

- la garanzia sociale non può esistere se la divisione dei poteri non è

stabilita

i doveri dei cittadini

- è sul mantenimento della proprietà che riposano la coltivazione delle

terre, tutte le produzioni, ogni mezzo di lavoro, e tutto l’ordine sociale

lo STATO POLITICO DEI CITTADINI era regolato dal fondamentale art.8: la Costituzione

stabiliva che i diritti civili erano garantiti dalla condizione di cittadino francese e che tale

doveva considerarsi “ogni uomo nato e residente in Francia che, in età di ventun anni

compiuti, si è fatto iscrivere sul registro civico del suo cantone e paga un contributo diretto

fondiario o personale”.

Il sistema elettorale era censitario, stabilito in Assemblee primarie e Assemblee

secondarie. Dalle prime venivano scelti i membri delle seconde, i quali a loro volta

eleggevano i membri del Corpo legislativo.

40 Bisognava avere almeno 25 anni per essere nominato elettore, ma anche avere un

determinato reddito

Il Corpo Legislativo non poteva esercitare direttamente né per mezzo di delegati il potere

esecutivo né il potere giudiziario.

Palese sganciamento dalla politica di Robespierre

I GIUDICI non possono ingerirsi nell’esercizio del potere legislativo, né fare alcun

regolamento.

La CORTE DI CASSAZIONE doveva soprattutto impedire che il potere giudiziario

potesse violare, a danno del potere legislativo, la rigida separazione dei poteri.

Ordinariamente avrebbe potuto annullare le sentenze pronunciate in violazione della

procedura o contenenti contravvenzioni espresse alla legge.

4. IL TRIENNIO RIVOLUZIONARIO IN ITALIA: DALLA COSTITUZIONE DI BOLOGNA

ALLA CISALPINA

L’idea di una patria ideale, luogo di libertà e di uguaglianza, si diffuse anche in Italia. Tra i più

appassionati vi fu Filippo BUONARROTI, autore di un progetto di costituzione politica italiana.

Notissimi furono RANZA, GIOIA, BOTTA, RUSSO, COMPAGNOMI, GALDI

E vari furono i tentativi di moti rivoluzionari tra il 1794 e il 1795 a precedere le vittorie

dell’esercito napoleonico

ROUSSEAU era l’autore preferito in Italia e la COSTITUZIONE GIACOBINA un modello

politico da trasferire ed applicare in Italia.

L’esercito napoleonico conseguì una serie di vittorie militari e nel 1797 conquistò l’Italia

settentrionale dopo che gli ideali rivoluzionari avevano conquistato già l’Europa intera.

L’accoglimento entusiastico dei programmi napoleonici era collegato ai semi sparsi nei primi anni

della rivoluzione dai girondini francesi.

Fu con il prevalere della politica girondina nella Convenzione

che si teorizzò l’esportazione delle nuove idee e la loro

imposizione anche tramite le baionette.

Si doveva categoricamente distruggere l’antico

regime

In tale programma si realizzarono: 41

- l’annessione della Savoia e della Renania

- si favorì la formazione di “repubbliche sorelle” sotto il protettorato della

Francia

l’opera di BONAPARTE contribuì a rendere naturale e felice la recezione di un testo

costituzionale elaborato oltralpe.

La proclamazione della repubblica ad ALBA costituì un punto di partenza per l’avanzata

delle armate francesi in Italia del nord per il successo dei repubblicani.

La COSTITUZIONE BOLOGNESE del 1796, che seguiva lo schema della costituzione

del 1795, evidenziò l’iniziativa di Bonaparte e lo spirito repubblicano che prevalse nella

città La costituzione bolognese, in materia elettorale, prevedeva un sistema

basato sul TRIPLO GRADO DI ELEZIONE:

- le ASSEMBLEE PRIMARIE: i comizi erano generali, decurionali ed

elettorali.

- Dai COMIZI GENERALI, la cui base di convocazione era la

parrocchia, si dovevano eleggere i deputati ai SUPERIORI COMIZI

DECURIONALI (un deputato ogni dieci cittadini della parrocchia)

- I comizi decurionali nominavano gli elettori per i supremi COMIZI

ELETTORALI.

- I COMIZI ELETTORALI dovevano radunarsi una volta l’anno per

eleggere i 60 membri del CONSIGLIO MINORE e i 300 del

CONSIGLIO MAGGIORE.

Il requisito del censo fu mantenuto per la nomina ad elettori, mentre lo si

sopprimeva per quella a membri del Corpo Legislativo

Accolto il principio della DIVISIONE DELLE AUTORITÀ è la condizione della

GARANZIA SOCIALE, nei riguardi del potere legislativo

Che in nessun caso poteva esercitare né

l’autorità esecutiva né l’autorità giudiziaria.

Vigeva un sistema bicamerale, e i membri del Corpo Legislativo godevano

dell’insindacabilità e dell’immunità, tranne nel caso di flagranza di reato o di

ordine di arresto

I membri del Corpo Legislativo erano rinnovati per 1/3.

Vigeva il sistema di votazione a SCRUTINIO SEGRETO e a

42 PLURALITÀ di VOTI

Entrambe le Camere avevano la facoltà di nominare COMMISSIONI

SPECIALI che dovevano cessare d’ufficio al termine del loro

mandato

A differenza dalla Francia si volle GRATUITO IL

MANDATO POLITICO.

Il DIRITTO D’INIZIATIVA spettava solo al CONSIGLIO MAGGIORE:

le sue potevano essere approvate solo nella seconda con un intervallo non

inferiore agli otto giorni; salva una DICHIARAZIONE DI URGENZA

RISOLUZIONI

Al CONSIGLIO MINORE spetta esclusivamente l’approvazione o meno delle

risoluzioni del Consiglio Maggiore. Le risoluzioni approvate sono LEGGI.

Quanto al POTERE ESECUTIVO vi sono di grande importanza:

- MAGISTRATO DEI CONSOLI: composto da 9 membri, rinnovabile

annualmente per 1/3. Formava a scrutinio segreto una lista dei consoli e

dei municipalisti da eleggere da trasmettere al Consiglio Minore che

faceva le scelte. Provvedeva al governo, alla polizia e alla sicurezza;

promulgava editti e disponeva della forza armata che non comandava

- CORPI MUNICIPALI: 30 membri, per 1/3 rinnovabili ogni anno.

61 articoli riguardavano il POTERE GIUDIZIARIO. Vigendo la rigida separazione dei poteri, fu

stabilito anche il canone della PUBBLICITÀ DEI GIUDIZI

previsti di PRIMA e di SECONDA ISTANZA

erano 2 ordinari che giudicavano separatamente

era la ROTA, divisa in 2 sezioni, di 3 membri

se la sentenza emessa da una delle due sezioni non

fosse stata conforme a quella del giudice di prima

istanza, era consentito il ricorso all’altra sezione. 43

Tutti i giudici venivano nominati dal Corpo Legislativo

Per le cause appartenenti alla mercanzia era previsto lo speciale tribunale detto FORO

DEI MERCANTI.

Specialmente in materia penale, l’ATTO DI ACCUSA doveva essere PUBBLICO. Era

ABOLITA la TORTURA.

I danni procurati da errori giudiziari erano riparati dal pubblico erario.

Il TRIBUNALE DI SEGNATURA (costituito da un Giudice Commissario e dai

triumviri della Segnatura) decideva le controversie sopra la COMPETENZA del foro.

Questo esempio di Stato democratico moderato non si realizzò perché la repubblica bolognese

entrò a far parte della REPUBBLICA CISPADANA

Il cui testo costituzionale fu eletto, come a Bologna, da una

vera e propria ASSEMBLEA COSTITUENTE ELETTA che

discusse, sebbene socialmente eterogenea, secondo l’influenza

del CONTRATTO sociale di Rousseau.

La costituzione era simile a quella dell’anno 1795, solo che al posto dei due Consigli dei

Cinquecento e degli Anziani, c’erano quello dei SESSANTA e dei TRENTA e che il

DIRETTORIO non era più di cinque ma di TRE membri.

Il territorio della Repubblica era diviso in DIPARTIMENTI, ognuno dei quali aveva

un’amministrazione centrale elettiva di 5 membri, presieduta da un Commissario di

Governo nominato dal Direttorio

Nell’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO novità assoluta fu l’introduzione della GIURIA

POPOLARE.

Le disposizioni finali della costituzione:

- soppressione di ogni esenzione

- soppressione di ogni privilegio o distinzione contraria all’uguaglianza

dei cittadini

- abolizione di ogni ostacolo alla libera circolazione delle merci

- libertà del commercio estero

- libertà di domicilio

- parificazione degli stranieri ai cittadini.

Carattere militare, finanziario e politico territoriale ebbero altre due repubbliche italiane: la

REPUBBLICA LIGURE e la REPUBBLICA ROMANA

Le nuove repubbliche, uniche e indivisibili, proclamavano la SOVRANITÀ POPOLARE.

“Ciascun cittadino aveva diritto eguale di concorrere alla formazione della legge

44 Diritti riservati, per la verità, solo ai CITTADINI ATTIVI:

- possessori di “fucile e giberna”, istruiti e iscritti nei ruoli della Guardia

nazionale

- erano esclusi le donne e i domestici

Il POTERE LEGISLATIVO era affidato a due assemblee:

- il GRAN CONSIGLIO (corrispondente ai Cinquecento dell’anno III)

eletto a suffragio di II grado cui spettava l’INIZIATIVA DELLE LEGGI

- CONSIGLIO DEI SENIORI a cui spettava la DECISIONE FINALE

Il POTERE ESECUTIVO era affidato ad un DIRETTORIO di 5 membri. Essi

governavano a turni trimestrali e venivano parzialmente cambiati (uno ogni anno). I ministri

ai loro ordini erano quelli di giustizia, di guerra, degli affari esteri, degli affari interni e

della finanza. Non formavano un consiglio dei ministri.

I DIPARTIMENTI e i MUNICIPI avevano proprie amministrazioni elettive.

Elettivi erano i GIUDICI, i GIURATI, gli ACCUSATORI PUBBLICI e il CANCELLIERE

del TRIBUNALE DI CASSAZIONE.

Tutti i testi giuridici e costituzionali italiani segnavano la rottura con le tradizionali concezioni

fondate sull’assolutismo monarchico. Nasceva allora la moderna scienza del DIRITTO

COSTITUZIONALE:

Giuseppe COMPAGNONI, autore degli “Elementi di diritto costituzionale democratico”,

delineava i principi fondamentali dello Stato. MILANO era il centro culturale e promotore

di queste ideologie. Il giornalismo politico era naturalmente vivacissimo.

Melchiorre GIOIA propugnava la creazione di una repubblica unitaria, così che

“rifioriranno gli studi e i commerci; alla voce dell’uguaglianza l’italiano solleverà la fronte

dall’abiezione e ravvisando i suoi simili sentirà svilupparsi in peto il germe delle virtù sociali…”

5. LA REPUBBLICA PARTENOPEA

La Repubblica Partenopea del 1799 concluse le esperienze costituzionali del triennio giacobino.

Ma molto prima, già dai primi anni ’90 il giacobinismo e le idee repubblicane andavano

rafforzandosi nel meridione dell’Italia. Con l’aiuto della MASSONERIA, che voleva

distruggere la monarchia, si crearono clubs in tutti gli ambienti culturali napoletani,

seppur duramente repressi.

Con la fuga di Ferdinando da Napoli e l’appoggio dei giacobini il generale Championnet entrò a

Napoli il 19 gennaio 1799. Istituito un organo provvisorio di governo e di rappresentanza nazionale

(tra cui Abbamonte, Delfico, Pagano…), 45

Anima e straordinario fautore del collegamento tra le esperienze del

RIFORMISMO e il modello istituzionale francese. Si ispirava fortemente alla

concezione di continuità del Filangieri.

Nel rispetto di tale continuità, il primo progetto di legge preparato dal

Comitato di Legislazione riguardò il problema dei fedecommessi.

Si trattava di abolire il privilegio e dichiarare il

diritto imprescrittibile dei secondogeniti a

partecipare come i primogeniti al patrimonio

paterno.

Si affermava, nello stesso contesto, la necessità e l’importanza della completa

riforma della legislazione civile come condizione di stabilità e di forza del nuovo

regime repubblicano e democratico.

Successivamente, Pagano s’impegno nel redigere un testo Costituzionale, fortemente

influenzata dalla carta francese del ’93, tenendo presente l’esperienza americana, e non

dimenticando i Saggi politici dell’autore stesso (che evidenziavano le oggettive diversità

fisiche, morali e politiche della nazione).

Al diritto di ogni individuo, alla piena esplicazione della propria personalità,

doveva corrispondere l’obbligo di rispettare quella altrui. Tale canone

discendeva dal principio che l’ordine giuridico doveva essere certamente

mezzo di sicurezza e garanzia nei rapporti, ma doveva tendere altresì alla

felicità dell’uomo.

La Costituzione era composta da 421 articoli. I punti salienti:

- per esercitare il diritto di VOTO era richiesto il requisito della

CONTRIBUZIONE FONDIARIA La proprietà della terra era

condizione di indipendenza

civile e politica.

- importantissimo era il PROBLEMA EDUCATIVO e il relativo

impegno dello Stato (bisognava formare lo spirito civico)

a questi fini corrispondeva l’istituto della

CENSURA per salvaguardare la libertà

civile e politica dalla licenza e dal mal

costume

46 - strumento per assicurare le garanzie costituzionali ed evitare ogni

eccesso o usurpazione di potere era l’EFORATO

doveva mantenere ciascun potere entro i suoi

limiti, annullando tutti gli atti di quel potere che

li avesse esercitati oltre le funzioni attribuitegli

dalla Costituzione.

Sebbene i primi 26 articoli erano di chiara ispirazione francese, non può negarsi che lo

spirito dei Saggi politici sia largamente penetrato nella Costituzione napoletana:

Egli aveva fede in un ORDINE NATURALE che poteva e doveva

realizzarsi nelle leggi e negli ordinamenti (sul presupposto della

maturità del popolo napoletano alla libertà civile e politica).

L’UGUAGLIANZA non è un diritto: è la base soltanto di tutti i diritti.

È un rapporto e i diritti sono facoltà

Il titolo V della Costituzione regolava il POTERE LEGISLATIVO:

era esercitato dal:

- SENATO DELLA REPUBBLICA

- CONSIGLIO

Era mantenuta la COMPLEMENTARIETÀ, ma era rovesciato il rapporto:

mentre in Francia le proposte dei Cinquecento (la camera più giovane e numerosa)

dovevano essere approvate dagli Anziani, nella costituzione napoletana erano le

determinazioni del SENATO a dover essere approvate dal CONSIGLIO per

diventare LEGGI dello Stato.

Il POTERE ESECUTIVO si richiamava totalmente al modello dell’anno III: quello che in Francia

era il Direttorio, a Napoli era l’ARCONTATO composto da 5 membri.

Il POTERE GIUDIZIARIO, pur con alcune modifiche, era conforme alle costituzioni francesi.

Dopo aver affermato che né il potere esecutivo né quello legislativo

potevano esercitare funzioni giudiziarie, la costituzione stabiliva i

fondamentali principi secondo cui:

- i giudici non possono mescolarsi col potere legislativo, né fare alcun

regolamento

- non possono arrestare o sospendere l’esecuzione di una legge

- non possono citare dinanzi a sé gli amministratori per ragioni delle

loro funzioni

Il RIORDINO DEL SISTEMA GIUDIZIARIO fu preparato dallo stesso PAGANO e da

Giuseppe ABBAMONTE e stabilito nella legge 14 maggio 1799. La legge si ispirava al

47

modello francese, al Filangieri e alle “Considerazioni sul processo criminale “ dello stesso

Pagano. Qui era stato delineato un programma per il riordinamento

del sistema giudiziario e del processo:

- principio della divisione e dell’equilibrio (indipendenza del giudice e

assenza di gerarchie tranne, la Cassazione)

- annullate tutte le giurisdizioni speciali (tutela del cittadino attraverso il

suo giudice naturale), tranne per il Tribunale di Commercio (unico con

sede a Napoli) e per l’Alta Commissione militare

- l’amministrazione della giustizia per tutto il territorio della Repubblica è

GRATUITA.

- I giudici dovevano essere tutti ELETTIVI. Le assemblee primarie

eleggevano i giudici di pace (conciliazione pregiudiziale senza limiti di

valore. In materia penale solo fino ad un mese di carcerazione. In questo

caso era un organo collegiale). Le assemblee elettive tutti gli altri giudici.

- Era prevista una larga possibilità di ricorso all’arbitrato

- Mancava un organo specifico per il giudizio di appello

- Nell’ambito di ciascun dipartimento era possibile la scelta del Tribunale

presso il quale l’attore doveva presentare la sua domanda.

- Quando un cittadino voleva intentare un’azione doveva rivolgersi ad un

organo speciale (Commissario presso l’Amministrazione centrale).

In materia penale:

c’era un Tribunale criminale in ogni dipartimento composto da 3 giudici e un

Pubblico Accusatore (aveva il compito di perseguire i delitti).

Due erano le fondamentali novità:

- i giudici discutevano in segreto, ma votavano pubblicamente

- introduzione dei GIURY : 3 di accusa (stabilivano se ci fosse

l’attendibilità dell’accusa) e 1 di giudizio (stabiliva se l’imputazione fosse

sussistente o meno) venne abolita ogni forma di tortura.

Al vertice del sistema c’era la CORTE DI CASSAZIONE, composta da 7 membri e un

Commissario del Governo

I suoi erano GIUDIZI DI LEGITTIMITÀ

La vita della Repubblica si concluse nell’estate del 1799, quando le truppe di Ruffo entrarono in

città facendo capitolare la fortezza di S. Elmo l’11 luglio 1799

Sebbene durata pochi mesi, la Repubblica partenopea lasciò un segno politico-istituzionale

indelebile nella coscienza meridionale italiana, preparando le grandi modifiche istituzionali del

decennio napoleonico

48

L’ETÀ NAPOLEONICA

1. IL COLPO DI STATO IN FRANCIA E LA COSTITUZIONE DELL’ANNO VIII

Dopo l’estate del 1799 le sorti della guerra erano sfavorevoli alla Francia e il debole Direttorio

rimaneva paralizzato dalle crescenti tensioni interne tra i “Cinquecento” e gli “Anziani”

In questo contesto NAPOLEONE costruì le basi per la conquista del potere.

In un mese preparò e realizzò il COLPO DI STATO per rovesciare il regime

costituzionale del 1795

Il nuovo governo era fortemente ACCENTRATO e tendente

a sostenere le aspirazioni BORGHESI ed allontanare i

risorgenti GIACOBINI.

Il generale attuò nel suo progetto istituzionale realismo e concretezza:

LEGISLAZIONE UNICA e fondata sul CODICE CIVILE.

Il 19 brumaio le truppe decretarono la fine del Direttorio. Al suo posto fu

nominata una COMMISSIONE CONSOLARE ESECUTIVA composta

da:

- Sieyès,

- Roger Ducos autorità straordinaria

- Napoleone Bonaparte

Il CORPO LEGISLATIVO rimaneva formalmente in vita. Due commissioni di 25 membri

dovevano preparare all’interno dei Consigli degli Anziani e dei Cinquecento per le

modifiche da apportare alla Costituzione.

In sostanza furono i consoli a preparare e stabilire le norme: di Sieyès vi

fu il principio base della sovranità nazionale

Concepita, però, come la risultante di una fiducia

proveniente dal basso, cioè dal popolo, e da una autorità

proveniente dall’alto, cioè dal governo.

Il BOULAY teorizzava come nessuno doveva essere rivestito di una funzione pubblica se

non accompagnato dalla fiducia di coloro sui quali doveva esercitarsi tale funzione. Ma, allo

stesso tempo, nessuno doveva essere nominato da coloro sui quali doveva pesare la sua

autorità 49

Queste due regole si resero praticabili rendendo il popolo in grado di

manifestare la sua fiducia con la scelta di una lista di eleggibili,

mentre la nomina dei vari funzionari doveva venire dall’alto, da un

“Grande elettore” con il compito di regolare e assicurare il buon

andamento delle varie istituzioni.

Era il trionfo del principio del NOTABILITATO

Il generale, in qualità di PRIMO CONSOLE, si accentrò gran parte dei poteri

La COSTITUZIONE era ispirata ai principi di Sieyès per le LISTE del NOTABILITATO

- i cittadini di ogni circondario comunale designano ci loro suffragi quelli

fra di loro che credono più adatti a gestire gli affari pubblici (1/10)

- i cittadini compresi nelle LISTE COMUNALI di un DIPARTIMENTO

designano ugualmente 1/10 di loro (LISTA DIPARTIMENTALE)

- i cittadini portati nella lista dipartimentale designano parimenti 1/10 di

loro per la LISTA NAZIONALE

sempre per ispirazione di Sieyès fu istituito il SENATO CONSERVATORE, con pochissimi

effettivi poteri

per quanto riguarda il POTERE LEGISALATIVO furono istituiti nuovi organi:

- il TRIBUNATO, composto di 100 membri, che discuteva i progetti di

legge e ne votava l’approvazione o il rigetto

- il CORPO LEGISLATIVO, composto di 300 deputati, che approvava le

LEGGI a scrutinio segreto e senza nessuna discussione

L’INIZIATIVA LEGISLATIVA spettava al GOVERNO

Il GOVERNO veniva affidato a 3 CONSOLI nominati per 10 anni e rieleggibili indefinitivamente.

La collegialità era, in realtà, pura finzione.

I poteri spettavano solo al PRIMO CONSOLE:

- promulga le leggi;

50 - nomina e revoca a volontà i membri del Consiglio di Stato, i ministri, gli

ambasciatori ed altri agenti all’estero, gli ufficiali dell’armata, i membri

delle amministrazioni locali e i commissari del Governo presso i tribunali

- nomina tutti i giudici criminali e civili, i giudici di pace e di cassazione

senza poterli revocare

il SECONDO e il TERZO CONSOLE hanno poteri CONSULTIVI

il GOVERNO propone le leggi e fa i REGOLAMENTI necessari per la loro

esecuzione

nell’ambito dell’ESECUTIVO era incardinato il CONSIGLIO DI STATO

posto sotto la direzione dei CONSOLI, incaricati di:

- redigere i progetti di legge e i regolamenti d’amministrazione

pubblica

- di risolvere le difficoltà che sorgono in materia amministrativa

il POTERE GIUDIZIARIO ebbe una normativa essenziale, tuttavia ripresa da molti dei Paesi

influenzati dalle istituzioni francesi:

- ogni circondario comunale aveva uno o più GIUDICI DI PACE eletti

immediatamente dai cittadini per 3 anni. La loro funzione era quella di

conciliare le parti o, in caso di insuccesso, farle giudicare da àrbitri

- in materia CIVILE vi erano i TRIBUNALI DI PRIMA ISTANZA e i

TRIBUNALI D’APPELLO

- in materia dei DELITTI che importano la PENA AFFLITTIVA o

infamante, un PRIMO GIURÌ ammette o rigetta l’accusa; se essa era

ammessa un SECONDO GIURÌ riconosce il fatto; e i giudici formano un

TRIBUNALE CRIMINALE applicando la pena. Il loro giudizio era

SENZA APPELLO.

- La funzione dell’ACCUSATORE PUBBLICO era assolta, presso un

Tribunale criminale, dal COMMISSARIO DEL GOVERNO

- I DELITTI che NON importano la PENA AFFLITTIVA o infamante

erano giudicati dai TRIBUNALI DI POLIZIA CORREZIONALE, salvo

APPELLO ai tribunali criminali

- Per tutta la Repubblica vi era un TRIBUNALE DI CASSAZIONE che

decide sulle domande di cassazione contro i giudizi in ultima istanza.

Esso non entra nel merito della questione; ma cassa i giudizi resi con

procedure nelle quali le forme siano state violate

- Gli AGENTI DEL GOVERNO, tranne i ministri, non possono essere

perseguiti per fatti relativi allo loro funzioni, se non in virtù di una

decisione del Consiglio di Stato. In questo caso il procedimento ha luogo

davanti ai tribunali ordinari

L’ultimo titolo conteneva DISPOSIZIONI GENERALI come:

- l’inviolabilità del domicilio

- le garanzie per i cittadini contro arresti arbitrari 51

BONAPARTE, con la stessa abilità militare, riuscì a dare l’impulso decisivo alla completa

attuazione di una nuova architettura dello Stato, riformando e rielaborando

sistematicamente tutte le istituzioni giuridiche, finanziarie e amministrative.

Con un senato-consulto venne nominato CONSOLE A VITA

Primo passo verso l’IMPERO

Ratificava e rendeva esplicita la realtà vigente.

Napoleone si riservò il diritto di nominare i membri del CONSIGLIO DI STATO

Diviso in 5 sezioni (finanze, legislazione, interno, guerra e

marina), metteva al servizio del Primo Console tutte le

migliori competenze tecniche della Francia

Era il più importante organo tecnico-ausiliario-istituzionale

dello Stato. Esso:

- redigeva i progetti di legge;

- preparava i regolamenti di amministrazione pubblica;

- risolveva le questioni amministrative;

- autorizzava le azioni giudiziarie contro gli agenti del Governo per fatti

relativi all’esercizio delle loro funzioni

- si esprimeva sul significato delle leggi (interpretazione autentica

tramite i suoi AVVISI)

una volta approvati dai consoli avevano VALORE DI

LEGGE

il processo di ACCENTRAMENTO delle istituzioni fu così completato. A livello supremo il

potere di giudicare apparteneva sempre al Capo dello Stato.

Il sistema giuridico progredì a seguito della creazione del Consiglio di Stato e dei Consigli di

Prefettura, separati, paralleli e indipendenti l’uno dagli altri, entrambi sottoposti all’autorità del

Primo Console.

2. LA CODIFICAZIONE NAPOLEONICA

Alla fine del XVIII secolo si era ormai affermata l’idea di un CODICE espressione massima delle

tendenze illuministiche volte a garantire in un sistema di regole, tra loro strettamente connesse, le

relazioni degli uomini nella società.

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luca d.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto italiano riguardanti gli aspetti e istituti giuridici dall'epoca napoleonica a oggi con i seguenti argomenti trattati: il movimento illuministico: progetto e premesse, preminenza del ceto forense e le venalità degli uffici, giuristi e Istituzioni, Giustizia ordinaria e giustizia delegata.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto Italiano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Mazzacane Aldo.

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