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Diritto internazionale – Siria Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto internazionaleSiria. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: La Siria nella Politica Internazionale, Indicatori economico-sociali, Ordinamento dello Stato, Struttura amministrativa, Frontiere, Storia, estradizione di sospetti terroristi, ecc.

Esame di Diritto internazionale docente Prof. P. De sena

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Ancora una volta il conflitto tra e potenze europee avrebbe radicalmente cambiato il corso sella

storia siriana. Il 21 giugno 1941 le truppe britanniche e della Francia Libera entrarono a Damasco. Il

27 settembre dello stesso anno fu proclamata l’indipendenza formale della Siria, limitata alle

restrizioni dello stato di guerra. L’anno seguente fu eletto presidente della Repubblica Shukri al-

Quwwatli, protagonista della resistenza ai francesi. In realtà mentre l’indipendenza formalmente

proclamata era sottolineata dai gesti simbolici, le restrizioni in atto la facevano considerare un gesto

di mera propaganda politica. Nel 1944 Unione Sovietica e Stati Uniti riconobbero la Siria; nel

febbraio 1945 la Siria dichiarò guerra alla Germania e ciò le valse l’invito a partecipare alla

conferenza di fondazione dell’ONU. Il tentativo francese di mantenere il controllo politico sul

territorio ne determinò la crisi definitiva. Nel maggio 1945 ci fu l’insurrezione armata di Siria e

Libano contro i presidii francesi, Damasco fu bombardata, l’intervento diplomatico e militare

britannico fu determinante per arrivare ad una soluzione del conflitto. Nel luglio 1945 fu concordato

il graduale ritiro delle truppe che, insieme a quelle inglesi, furono completamente evacuate il 17

aprile 1946, solo in questa data la Siria ottenne la piena sovranità.

La Siria indipendente nasce come repubblica parlamentare democratica, in realtà il potere era

concentrato nelle mani dei proprietari terrieri e della classe commerciale, con crescente influenza

dei militari. Le inefficienze governative e la debole struttura partitica non erano in grado di gestire il

passaggio da una società tradizionale ad una moderna.

Questi fattori aggravati dal conflitto arabo-israeliano che da allora influisce pesantemente sulla

situazione interna, assorbendo enormi risorse umane ed economiche, condussero alla

destabilizzazione del Paese. Le priorità date alla difesa hanno inficiato e rallentato l’avvio a

soluzione dei problemi interni e dello sviluppo politico, sociale ed economico. ‘Per il Siriano-

constatava il giornalista libanese E. Saab nel 1965- la Palestina è più di una terra araba, è una parte

integrante della Siria geografica che inglobava anche il Libano. la causa palestinese risponde a tutte

le aspirazioni pansiriane e panarabe’. I siriani sono il popolo arabo più direttamente coinvolto in

Palestina e nel conflitto arabo-israeliano, anche per la loro posizione geografica. Si comprende così

perchè in seno alla solidarietà panaraba, la Siria abbia assunto e mantenuto una posizione di

inflessibilità e di intransigenza nella lotta contro Israele.

Nelle prime elezioni generali del luglio 1947, ebbe la maggioranza il Blocco Nazionalista, eroso

dalle scissioni, il cui leader Shukri al-Quwwatli riottenne la carica di presidente nell’aprile 1948. Il

Partito del popolo e altre formazioni minoritarie capeggiavano l’opposizione, sfruttando il

malcontento causato dalla conduzione della guerra contro Israele, costringendo il governo a

dimettersi. La sconfitta araba segnò l’inizio della fine dei vecchi regimi in Siria ed Egitto. I militari

tornarono umiliati accusando i politici e il vecchio sistema. I giovani ufficiali assunsero il ruolo di

guardiani del prestigio del loro paese, dal 1949 a 1970 si susseguirono una serie di colpi di stato e

tentativi di colpi di stato che destabilizzarono il Paese. Dalla fine del 1949 al 1954 il Partito del

popolo, con al-Shishakli, governò il Paese e in politica estera assunse una posizione di neutralismo

isolazionista. Nel febbraio 1955 si costituì il governo nazionalista, fu eletto presidente al-Quwwatli

che diede inizio al processo di integrazione della Siria con l’Egitto dove erano saliti al potere i

Liberi Ufficiali e si era imposto il Colonnello Nasser. In occasione della crisi di Suez si creò un

unico comando militare siro-giordano-egiziano, furono rotti i rapporti diplomatici con Francia e

Gran Bretagna e l’esercito siriano fu posto sotto il comando egiziano. L’anno seguente fu concluso

un accordo di unità economica con l’Egitto e truppe egiziane sbarcarono in Siria. Il primo febbraio

1958 fu annunciata ufficialmente l’unione tra Siria ed Egitto che prese il nome di Repubblica Araba

Unita (RAU) presieduta da Nasser. Emersero bene presto le difficoltà d’integrazione e la

subordinazione di Damasco al Cairo. Il primo piano quinquennale varato da Nasser (1961-1965)

accentuò la crisi economica, lo sviluppo degli anni precedenti aveva contato molto sull’iniziativa

privata e i programmi di nazionalizzazione previsti non tenevano conto di questa peculiarità siriana.

Un colpo di stato, 28 settembre 1961, mise fine alla prima unificazione della storia araba

contemporanea, la Siria tornò ad essere uno stato sovrano con la stessa classe dirigente che negli

anni ’50 aveva favorito i grandi proprietari terrieri. Questa situazione perdurò fino all’8 marzo 1963

quando il governo fu rovesciato da un gruppo di giovani ufficiali, impregnati di nazionalismo arabo

e di idee socialiste, in gran parte bathisti. Il partito Ba’th (resurrezione) era nato come partito della

resurrezione araba a Damasco nel 1947; al congresso costitutivo i delegati erano soprattutto sunniti

e cristiani greco-ortodossi appartenenti alla piccola borghesia urbana e notabili delle campagne

soprattutto drusi e alawiti, dal 1953 aveva assunto il nome di Partito Socialista della Resurrezione

Araba. I suoi teorici e fondatori furono i siriani Aflaq e Salah al-Din al-Bitar, entrambi studenti a

Parigi, alla Sorbona. Il Ba’th si considerava un partito arabo universale, prevedeva ramificazioni in

tutti i Paesi arabi, in Siria fu portato al potere dai militari e da loro ricevette il sostegno per

rimanervi, i giovani ufficiali erano spesso reclutati tra le minoranze religiose, spesso sensibili alla

dottrina marxista. Fu fatta la riforma agraria, nazionalizzate le banche, le aziende commerciali ed

industriali. Con il colpo di stato bathista le relazioni tra i gruppi sociali e religiosi mutarono

radicalmente, i membri delle comunità islamiche eterodosse, alawiti e drusi, e provenienti dalle aree

rurali povere si imposero e ottennero una sovra-rappresentanza nelle principali istituzioni del

potere, dal 1963 la vita politica siriana sarà dominata da esponenti di classi medio-basse e da partiti

politici progressisti. Dal 1966 il governo fu retto dall’ala più radicale e socialista del partito, che

aveva ormai estromesso la vecchia dirigenza, si parla, infatti, di un neo-Ba’th sempre più socialista

e filo-sovietico.

Il contrasto all’interno del partito perdurò fino al 1970 e si sommò ai problemi in politica estera, il

sistema, infatti, si trovò impreparato ad affrontare ‘la guerra dei sei giorni’ del giugno 1967, quando

l’esercito israeliano riuscì ad occupare le alture del Golan.

La perdita del Golan fu un disastro, molti siriani morirono negli scontri, molti altri fuggirono dai

luoghi di combattimento, circa centomila vennero espulsi successivamente dagli israeliani. Le forze

occupanti distrussero villaggi, interruppero gli approvvigionamenti di acqua, fu impedito il ritorno

dei profughi e furono incoraggiati gli insediamenti ebraici per rendere permanente la presenza

israeliana. Il governo siriano adottò una politica molto ferma di rifiuto di ogni compromesso con

Israele e di cooperazione con gli ‘stati reazionari’, o ‘paesi arabi moderati’ detto all’occidentale,

come l’Arabia Saudita. Nel novembre del 1967 rigettò la risoluzione n.242 del Consiglio di

Sicurezza dell’ONU, che chiedeva il ritiro degli israeliani dai territori occupati, Sinai, Cisgiordania,

Golan, Gerusalemme Est, e la fine dello stato di belligeranza tra gli stati arabi ed Israele. La Siria

puntava ad una Palestina indipendente. Nel marzo del 1972, la Siria compì un passo molto

importante accettando la risoluzione che 5 anni prima aveva rigettato, risoluzione che però continuò

ad essere ignorata da Israele.

Nel settembre del 1970, noto come settembre nero, il re Husayn di Giordania cercò di schiacciare le

organizzazioni palestinesi presenti nel proprio Paese, questo creò la crisi più grave nel partito Ba’th

siriano, tra i sostenitori dell’appoggio armato alla resistenza palestinese, che fu decimata

dall’esercito giordano, e quelli che mantenevano una posizione neutrale, tra cui Hafiz al-Assad

allora ministro della Difesa e futuro leader del Paese. Questi avvenimenti portarono ad un colpo di

stato che rese Assad il primo presidente alawita, il suo ruolo nella breve storia dello stato siriano

sarà centrale, manterrà il potere fino al 2000 e sotto di lui la Siria, da stato debole compresso tra le

pressioni interne ed internazionali, si è trasformata in uno dei maggiori attori della regione. Per una

coincidenza della storia, il più grande leader arabo moderno Nasser morì (28 settembre 1970) poco

prima della salita al potere di Assad (13 novembre).

Il nuovo presidente conquistò un ruolo dominante in Siria, ma ebbe scarso seguito popolare al di

fuori della regione siro-libanese. Per far uscire il Paese dallo stato di endemica crisi, diede impulso

al movimento di risanamento appoggiandosi all’esercito ed ai servizi di sicurezza, dove gli alawiti

occupavano i posti più delicati.

Il sistema bathista era forte e saldo al potere, ma doveva costantemente correggere, anche

brutalmente, gli eccessi e le deviazioni della classe politica, reprimere gli oppositori, in primo luogo

i Fratelli Musulmani, neutralizzando le rivalità. Assad, nonostante le ombre di un sistema autoritario

ed il persistere delle difficoltà economiche, per trenta anni mantenne una relativa stabilità interna.

Vi riuscì grazie alla istituzionalizzazione del sistema politico i cui pilastri erano l’esercito, il partito

Ba’th e lo stato; nel febbraio 1971 fece approvare un emendamento alla costituzione che

autorizzava l’elezione a suffragio universale del presidente per sette anni, questo mandato gli verrà

riconfermato fino al suo decesso. Nel marzo 1972 fu stipulata una ‘Carta nazionale’, ovvero

l’istituzionalizzazione della coalizione tra il Ba’th ed alcuni piccoli partiti di ispirazione socialista.

Il partito dei Fratelli Musulmani, che pure aveva seguito nella popolazione siriana, fu messo al

bando e duramente represso. Nel 1973 fu promulgata una nuova Costituzione, fatta su misura per

assicurare il potere ad Assad ed al partito Ba’th. In base ad essa il Parlamento viene eletto ogni 4

anni e condivide la funzione legislativa con il Presidente; alle elezione sono ammessi solo i partiti

del FNP, quelli della Carta nazionale, e gli indipendenti; al Ba’th è assicurata la maggioranza

assoluta dei seggi; ogni emendamento costituzionale necessita dell’approvazione del presidente.

Assad avrebbe voluto separare più nettamente lo stato dalla religione, togliendo la clausola che il

presidente doveva essere di fede musulmana e l’aderenza dello stato all’Islam, ma vi dovette

rinunciare, riuscì ad ottenere che la sharìa non fosse fonte esclusiva della legislazione ma una delle

principali. Assad percepiva il rischio per gli alawiti di essere tacciati come eretici e apostati, da

parte di chi – Arabia Saudita da un lato e Iran da quello opposto – si professava il vero custode delle

parole del Profeta. Con un calcolo più politico che spirituale, quindi, riuscì, e ancora oggi il figlio vi

riesce, a mantenere il proprio status scismatico sotto silenzio, senza che diventi oggetto di polemica

e minaccia per la rete di relazioni diplomatiche. Non si professava né sunnita, né sciita, ma

accettava di farsi classificare un po’ come entrambi in una visione volutamente confusa del

panorama islamico. Al tempo stesso, resta prerogativa del presidente siriano la nomina del Gran

muftì sunnita di Siria.

Diede grande impulso ai servizi segreti e alla polizia politica tanto che le spese per la sicurezza

assorbivano un terzo delle spese militari, ed ebbero anche un forte contributo dall’Unione sovietica,

vale a dire da quel governo che più si avvicinava alla dottrina Ba’th, ma che soprattutto desiderava

fare il suo massiccio ingresso nella politica mediorientale per contrastare il rivale statunitense. In

politica economica abbandonò l’intransigenza socialista dei primi governi bathisti, adottando alcune

misure di liberalizzazione pur mantenendo il controllo pubblico sullo sviluppo economico.

Assad avviò nuovi orientamenti anche in politica estera, mantenne buoni rapporti con il blocco

socialista, ma fece aperture all’Occidente, ai Paesi arabi conservatori e soprattutto all’Egitto,

rafforzò i controlli sulle organizzazioni palestinesi presenti sul territorio.

Nella guerra del 1973, Egitto e Siria sferrarono un attacco militare coordinato contro Israele per la

liberazione dei territori occupati nella guerra del 1967, il conflitto non diede una vittoria militare ma

fu considerato una vittoria politica degli stati arabi, come riscatto delle capacità militari arabe e per

l’abilità a coordinare azione militare e pressioni economiche, con l’imposizione dell’embargo

petrolifero contro gli alleati di Israele. Nel 1974 la Siria riottenne Quneitra e parte delle alture del

Golan.

Nel 1980, i Fratelli musulmani cercarono di assassinare il Presidente, in seguito all’abrogazione

dalla Costituzione dell’articolo per cui l’Islam era la religione di Stato in Siria e per cui il Presidente

della Repubblica doveva essere musulmano. Nel 1982, Assad rispose inviando le sue truppe contro

la roccaforte sunnita di Hama, provocando la morte di oltre ventimila persone ed eliminando quasi

totalmente i simpatizzanti dei Fratelli Musulmani. Ed è pur vero che, dopo il “massacro di Hama”,

la Siria non ha più manifestato forme violente di opposizione al regime. L’operato di Assad in

questo frangente fu sostanzialmente condiviso dalla popolazione, anche tra molti sunniti che

lapidariamente sentenziarono: ‘Meglio un mese di Hama che quattordici anni di guerra civile come

in Libano’.

Negli anni ottanta una profonda crisi economica, aggravata dalle forti spese militari aveva messo in

discussione il sistema bathista e la sua legittimità. La scarsità di divise straniere causò la scarsità di

materie prime per l’industria, la corruzione e la pessima gestione dei settori dell’industria pubblica e

dell’agricoltura aggravarono la situazione, il Trattato di amicizia con l’URSS (1980) provocò effetti

negativi sugli aiuti da parte degli Stati Uniti e dell’Comunità Economica Europea, ciò nonostante la

Siria ha potuto contare sul supporto anche economico di numerose organizzazioni arabe. La

situazione economica migliorò nella seconda metà degli anni novanta, sia grazie alle riforme

liberalizzatrici, che all’aumento della produzione di greggio. Il settore della difesa continuava ad

assorbire oltre il 40% del bilancio dello stato.

Nel contesto del mondo arabo, la Siria aveva rotto le relazioni con l’Egitto dopo la pace separata

con Israele (Camp David 1978), ma già alla fine del 1987 cominciò a cambiare atteggiamento, al

vertice di Casablanca del 1989 non pose il veto per la reintegrazione dell’Egitto in seno alla Lega

Araba e poco dopo ristabilì le relazioni diplomatiche con Il Cairo. La piena normalizzazione fu

raggiunta nel 1991 quando la Siria partecipò al processo di pace arabo-israeliano. Con la

dissoluzione dell’URSS Damasco fu indotta a migliorare le relazioni con l’Europa Occidentale e

con gli Stati Uniti. La partecipazione alla guerra del Golfo del 1990-1991 aumentò l’accesso siriano

agli aiuti statunitensi, europei e dei ‘Paesi arabi moderati’.

L’egemonia siriana in Libano fu tacitamente accettata a livello internazionale, riconoscendo alla

Siria il rango di stato chiave per una soluzione pacifica della questione mediorientale. Nei primi

anni novanta l’alleanza della Siria con i movimenti radicali islamici nel mondo arabo, i libanesi

Hizbullah, i palestinesi di Hamas, e i Fratelli Musulmani giordani, indebolì l’influenza dei Fratelli

Musulmani siriani all’interno e nei paesi limitrofi.

Nel 10 giugno 2000 Hafiz al-Assad fu stroncato da un attacco al cuore, era la fine di un’epoca. I

funerali si svolsero il 13 giugno e mostrarono che il passaggio di poteri avveniva nella stabilità e

che il figlio Bashar, dopo la morte accidentale del fratello Basil, erede designato, aveva il controllo

del Paese.

Le cronache del giugno 2000 descrivono il nuovo presidente come una figura incolore, dal carattere

mite e lontano dalla politica. Laureato in oftalmologia a Damasco, ma specializzato a Londra,

l’allora 35enne Bashar venne catapultato nell’agone politico per volontà degli eventi.

Furono in molti a sminuirlo e a giudicarlo inadatto al comando. All’interno della famiglia al-Assad,

lo zio Rifaat – autoproclamandosi invano nuovo Presidente della Siria – meditò di usurpargli il

potere, mentre la madre e la sorella ambirono a farsi “donne ombra”.

Ma proprio il rischio di regolamenti di conti costrinse gli apparati di potere a legittimarne l’ascesa,

onde evitare che la Siria tornasse a vivere il turbinio di colpi di Stato del passato. Il Parlamento,

quindi, fu costretto a modificare la Costituzione e ad abbassare l’età presidenziale da 40 a 35 anni.

Il passaggio di consegne tra padre e figlio non fu tanto dissimile da quanto era avvenuto in

Giordania nel 1999, al momento della morte di re Husayn e dell’ascesa al trono di Abdallah II. In

entrambi i casi, l’erede designato rischiò l’esclusione per mano di un fratello del leader defunto:

Hanas per la monarchia hashemita, Rifaat in Siria.

Di segno totalmente opposto, furono le speranze delle opposizioni. Quello che si auspicava era

l’avvento della democrazia e delle riforme economiche, sulla scia di quanto promesso dallo stesso

Bashar nel suo discorso di insediamento.

Ciononostante, anche in questo caso, le circostanze confutarono scenari e progetti. Ciascuno con il

suo peso, gli eventi che si susseguirono dalla seconda metà del 2000 influenzarono il Medio

Oriente, nella maggior parte dei casi contribuendo alla sua destabilizzazione. Basti pensare

all’insorgenza della seconda Intifada, all’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle,

all’offensiva ideologica degli USA contro gli “Stati canaglia” e alla guerra in Iraq. Nell’arco di

questi ultimi anni, la Siria ha dovuto fronteggiare un quasi totale isolamento sul fronte

internazionale.

La sequenza incalzante degli accadimenti recise la transizione lunga e “dolce” di Bashar e costrinse

quest’ultimo a diventare il leader di un Paese coinvolto in prima linea in tutte le crisi dell’area.


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof De sena Pasquale.

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