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La Siria nella politica internazionale

Indicatori economico-sociali

Nome ufficiale: Repubblica Araba Siriana

Capo di Stato: Bashar al-Assad

Capo di Governo: Muhammad Naji al-Otari

Membro di: tutte le principali Organizzazioni Internazionali

Religione: Musulmani sunniti (74%), alawiti, drusi ed altre minoranze sciite (16%), piccole comunità ebraiche esistono nelle città di Damasco ed Aleppo

Suffragio: Universale, 18 anni d’età

PIL in miliardi di US $: 55,204 (2008)

Popolazione: 21.226.920

Disoccupazione: 10% (stima 2008)

Ordinamento dello stato

Il Consiglio dei ministri è nominato dal Capo dello Stato. Il Presidente è eletto con referendum popolare per sette anni. Il Vice-Presidente, il Primo Ministro ed il Vice-Primo Ministro sono nominati dal Capo dello Stato. Il potere legislativo è prerogativa del Consiglio del Popolo unicamerale, Majlis al-Shaab, composto da 250 membri eletti con voto popolare per 4 anni. La Costituzione prevede che almeno la metà dei seggi venga attribuita al partito Ba’ath. Negli ultimi 35 anni solo i partiti collegati alla lista FNP sono stati legittimati a partecipare alle elezioni. L’FNP comprende:

  • Il Partito Ba’ath (Rinascita socialista araba)
  • Il Partito del Presidente Assad
  • Il Partito democratico di Unione socialista
  • Il Partito di Unione socialista siriano
  • Il Partito comunista siriano
  • Il Partito socialista nazionale siriano
  • Il Partito socialista unionista

Struttura amministrativa

La Siria è divisa in 14 Governatorati, i cui Governatori sono nominati dal Ministro degli Interni e rispondono direttamente al Presidente della Repubblica. Al di sotto dei Governatorati ci sono i Distretti, le Contee ed i Villaggi, ciascuno dei quali è governato dai consigli eletti a livello locale. Non godono di alcuna autonomia politica e finanziaria e sono fortemente dipendenti dal Governo centrale.

Frontiere

La Siria si trova in una posizione strategica tra Europa, Asia e Africa in quanto ponte di trasmissione delle influenze culturali e degli scambi commerciali. Il territorio è occupato per la maggior parte dal deserto siriaco e faceva parte della ‘Mezzaluna fertile’. Le frontiere attuali, in gran parte artificiali, furono stabilite dal trattato di Sevres del 10 agosto 1920 che smembrò l’Impero Ottomano.

Storia

Nel 1516 il Sultano Selim I occupò la Siria che per quattro secoli rimase legata all’Impero Ottomano. Anche se musulmani, gli ottomani non erano arabi e rimanevano separati dalla popolazione locale. Il turco divenne la lingua dell’amministrazione mentre l’arabo rimase la lingua del popolo. Questa è l’epoca di maggiore decadenza economica e spirituale del Paese riconducibile più che all’amministrazione ottomana, al fatto che le rotte del commercio internazionale cominciavano ad abbandonare il Mediterraneo, tendenza che si invertirà solo tre secoli e mezzo dopo con l’apertura del Canale di Suez.

Dopo il 1864, a seguito degli scontri tra comunità religiose che portarono al massacro di 5.000 cristiani, la Grande Siria fu divisa in tre vilayet, Aleppo, Damasco e Beirut, la provincia di Gerusalemme e la ‘mutasarrifya’, governatorato, del Monte Libano. La politica di turchizzazione forzata perseguita dal sultano Abdul Hamid II e proseguita dai Giovani Turchi accentuò l’opposizione siriana al potere ottomano. Alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo le comunità cristiana e musulmana cominciarono ad aprirsi all’influenza occidentale, in particolare a quella francese, e parteciparono attivamente al movimento nazionalista arabo. In questo periodo, Siria ed Egitto cominciavano a porsi all’avanguardia del movimento di rinascita spirituale dell’arabismo moderno. Gli arabi siriani rivendicavano uguali diritti dei turchi ed il riconoscimento dell’arabo come lingua dell’istruzione e dell’amministrazione.

Durante la prima Guerra Mondiale, l’Alto Commissario britannico in Egitto, Henry McMahon, ebbe una celebre corrispondenza con Husayn, Sceriffo della Mecca, per spingerlo alla lotta armata contro il Sultano, in cambio sarebbe nato un grande regno arabo indipendente, sotto sovranità hashemita, nei territori arabi soggetti ad Istanbul (Iraq, Siria, Libano, Palestina, Giordania). Fidando in queste promesse, Husayn capeggiò la rivolta del deserto guidata dal figlio Faysal e dal colonnello inglese Lawrence d’Arabia. I gruppi nazionalisti siriani combatterono aspramente fino alla liberazione della Siria e della Palestina con la celebre vittoria a Damasco il 3 ottobre 1918. Quasi contemporaneamente gli inglesi, tradendo le promesse fatte a Husayn, compivano atti incompatibili con gli impegni già presi, innanzitutto con gli accordi di Sykes-Pikot in base ai quali si spartivano segretamente con i francesi i territori arabi dell’Impero Ottomano e poi, a complicare ulteriormente la situazione, si aggiunse la Dichiarazione di Balfour che progettava la creazione di una ‘national home’ per gli ebrei in Palestina.

Gli accordi di Sykes-Picot assegnavano il controllo della Siria alla Francia. Nell’agosto 1920 fu distaccato il Grande Libano a spese della Siria, decisione che incontrò l’ostilità dei siriani che hanno sempre avuto un rapporto speciale con la regione libanese e non ne hanno riconosciuto la spartizione fino al 1991, complicando fino ad oggi la stabilità dell’area. La Palestina fu amputata ed assegnata alla Gran Bretagna. Nel 1921 la Transgiordania fu a sua volta sottratta alla Palestina e posta sotto l’Emiro Abdullah, fratello di Faysal.

Nel 1919 fu creata a Damasco un’amministrazione militare guidata da Faysal, che continuava a rivendicare una completa indipendenza araba, con la proclamazione della nascita del regno indipendente della Grande Siria, comprendente anche il Libano e la Palestina. Ma alla conferenza di San Remo nell’aprile 1920 la Francia ottenne il mandato sulla Siria, che le sarà formalmente consegnato dalla Società delle Nazioni nel luglio 1922. I francesi non esitarono a ricorrere alla forza e Faysal fu sconfitto e mandato in esilio, diverrà poi sovrano dell’Iraq.

Ufficialmente il mandato impegnava la Francia a provvedere la Siria di uno statuto organico e di salvaguardare le autonomie locali, le dava il controllo della politica estera ma non dello sviluppo interno, i siriani invece percepivano che la Francia stesse incorporando il Paese nei suoi possedimenti coloniali per questo erano determinati a mettere fine all’occupazione. Il nazionalismo siriano ebbe il supporto della quasi totalità della popolazione cristiana e musulmana, nonostante Parigi cercasse di scoraggiare lo sviluppo di una comunità nazionale siriana, eseguendo una serie di divisioni e raggruppamenti in base all’antico principio del ‘divide et impera’ tra i vari elementi etnici e religiosi della regione, in modo da aumentare le distanze tra la maggioranza araba sunnita e le diverse minoranze. L’aspirazione dei siriani all’indipendenza, rafforzatasi con quella dell’Iraq nel 1932, si scontrò fino alla seconda guerra mondiale con la determinazione della Francia a restare.

Per un ventennio la Siria avrà dei governi, dei parlamenti, dei presidenti autoctoni, schemi spesso rinnovati di costituzioni, ma tutto subordinato al placet della Francia. Le aspirazioni siriane ripresero corpo con l’accordo siglato da una delegazione del Blocco Nazionalista e Leon Blum il 9 settembre del 1936 che prevedeva l’indipendenza e l’ingresso nella Società delle Nazioni di lì a tre anni, accordo che non sarà mai ratificato da Parigi dove nel frattempo era cambiato il governo e dato l’aggravarsi della situazione in Europa ogni indebolimento della Francia nel Mediterraneo orientale veniva fortemente ostacolato.

Ancora una volta il conflitto tra le potenze europee avrebbe radicalmente cambiato il corso della storia siriana. Il 21 giugno 1941 le truppe britanniche e della Francia Libera entrarono a Damasco. Il 27 settembre dello stesso anno fu proclamata l’indipendenza formale della Siria, limitata alle restrizioni dello stato di guerra. L’anno seguente fu eletto presidente della Repubblica Shukri al-Quwwatli, protagonista della resistenza ai francesi. In realtà mentre l’indipendenza formalmente proclamata era sottolineata dai gesti simbolici, le restrizioni in atto la facevano considerare un gesto di mera propaganda politica. Nel 1944 Unione Sovietica e Stati Uniti riconobbero la Siria; nel febbraio 1945 la Siria dichiarò guerra alla Germania e ciò le valse l’invito a partecipare alla conferenza di fondazione dell’ONU. Il tentativo francese di mantenere il controllo politico sul territorio ne determinò la crisi definitiva. Nel maggio 1945 ci fu l’insurrezione armata di Siria e Libano contro i presidii francesi, Damasco fu bombardata, l’intervento diplomatico e militare britannico fu determinante per arrivare ad una soluzione del conflitto. Nel luglio 1945 fu concordato il graduale ritiro delle truppe che, insieme a quelle inglesi, furono completamente evacuate il 17 aprile 1946, solo in questa data la Siria ottenne la piena sovranità.

La Siria indipendente nasce come repubblica parlamentare democratica, in realtà il potere era concentrato nelle mani dei proprietari terrieri e della classe commerciale, con crescente influenza dei militari. Le inefficienze governative e la debole struttura partitica non erano in grado di gestire il passaggio da una società tradizionale ad una moderna.

Questi fattori aggravati dal conflitto arabo-israeliano che da allora influisce pesantemente sulla situazione interna, assorbendo enormi risorse umane ed economiche, condussero alla destabilizzazione del Paese. Le priorità date alla difesa hanno inficiato e rallentato l’avvio a soluzione dei problemi interni e dello sviluppo politico, sociale ed economico. ‘Per il Siriano constatava il giornalista libanese E. Saab nel 1965 la Palestina è più di una terra araba, è una parte integrante della Siria geografica che inglobava anche il Libano. La causa palestinese risponde a tutte le aspirazioni...’

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Scienze giuridiche IUS/13 Diritto internazionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof De sena Pasquale.
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