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a. Trattamento delle persone c.d. “protette”(feriti, civili, prigionieri di

guerra) o “specialmente protette”(personale medico, Croce Rossa…)

b. Uso di metodi o mezzi di guerra proibiti(vedi art. 8 par. 2 lett. a)

c. Crimini commessi in conflitti armati interni e non solo in quelli

internazionali

4. Di aggressioneRimando all’uso della forza.

 Altri principi importanti:

Nullum crimen e nulla poena sine lege

o Irretroattività delle norme incriminatici

o Principio di responsabilità penale individuale, completato da una serie di norme in

o tema di complicità, istigazione, tentativo e intenzione e conoscenza del reato.

Norme che escludono qualsiasi esenzione o immunità dovute alla qualità ufficiale

o della persona incolpata e disciplinano le condizioni in presenza delle quali sussiste

la responsabilità dei superiori per gli atti dei subordinati. L’ordine del superiore

può essere una scusante ma solo in limitati casi di crimini di guerra e mai per

genocidio o per crimine contro l’umanità.

Lo Statuto contiene inoltre una serie di garanzie per un giusto processo, a partire

o dalla presunzione di innocenza e dalla previsione della indipendenza e

imparzialità dei giudici, e per il trattamento di sospetti e imputati, delle vittime e

dei testimoni.

Capitolo VII. Caratteri d’insieme delle regole del

diritto internazionale

Art. 38 par. 1 dello Statuto della Corte Internazionale di GiustiziaFonti del diritto

internazionale:

1. Consuetudini come prova di una pratica generale accettata come diritto

2. Convenzioni come norme espressamente riconosciute dagli stati in lite

3. Principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili(“sussidiari”)

4. Decisioni giudiziarie e dottrina come mezzi sussidiari per la determinazione delle

norme.

Natura e origine della consuetudine

La consuetudine ha per destinatari tutti indistintamente i membri della società internazionale.

Problema: proprio per il fatto di non essere posta per iscritto da un legislatore secondo

procedure rigidamente predeterminate, la regola ha i 3 caratteri di spontaneità, informalità e

flessibilità, che la rendono di difficile inquadramento. Varie posizioni dottrinali: c’è chi pensa a una

fonte superiore e formale da cui l’idoneità a creare regole generali, e chi (noi) pensa che

l’obbligatorietà della norma derivi dalla constatazione empirica della presenza ed operatività di

regole che disciplinano vita di relazione dei membri della società internazionale.

Questo dato empirico si spiega considerando che per l’esistenza della consuetudine servono 2

elementi:

1. Elemento oggettivoRipetizione costante nel tempo di una serie di comportamenti

2. Elemento soggettivo(opinio juris sive necessitatis)Convincimento che i comportamenti

in questione sono doverosi e prescritti da una regola giuridica.

bastano né la frequenza né il carattere abituale degli atti. Serve anche la coscienza di un

Non

obbligo giuridico, altrimenti sarebbero consuetudini anche semplici atti di cortesia o tradizione.

18

questo, l’accertamento dell’esistenza di norme consuetudinarie consiste nell’esaminare e

Detto

valutare i comportamenti materiali e le manifestazioni di opinioni degli stati . E’ però un

processo difficoltoso, perché spesso questi due aspetti sono mescolati e difficilmente distinguibili.

Il fattore tempo nella formazione della consuetudine

E’ irrilevante, insieme ai processi che portano alla formazione o al venir meno della consuetudine,

anche il fattore tempo. Non poche regole internazionali generali sono venute ad esistenza nell’arco

di pochi anni.

La prova della consuetudine

Non sembra che si possa parlare di un vero onere della prova del contenuto e dell’esistenza delle

regole generali del diritto internazionale. Una norma non può ritrovarsi ad esistere solo perché uno

o qualche stato la riconoscono, e nemmeno si può esigere che tutti riconoscano l’esistenza di una

norma perché essa sia riconosciuta.

che una consuetudine può dirsi universalmente riconosciuta se essa risulti seguita

Diciamo

non solo da un adeguato numero di stati , ma anche dai principali gruppi di stati interessati

alla regola stessa.

Gli interventi volontari nella formazione ed evoluzione delle regole

consuetudinarie

Abbiamo parlato della consuetudine come norma “spontanea”. Però è sempre più frequente che gli

Stati cerchino di influire sul processo di formazione della norme consuetudinarie. Come? Abitudine

a partecipare ai lavori preparatori di istanze. Questi interventi possono avere il fine, tra l’altro,

di rafforzare il carattere consuetudinario di una regola esistente, di accelerare la formazione di una

regola nuova, o di evitarla.

Questi interventi possono rivestire le forme più varie: comportamenti materiali, provvedimenti

interni, dichiarazioni, obiezioni… Es: Legge del Canada per la prevenzione dell’inquinamento

marino. Trudeau”In mancanza o insufficienza di un diritto che tutela le acque artiche

dall’inquinamento, noi preserviamo quest’area per l’umanità, finchè il diritto internazionale non si

sviluppi. E intanto noi siamo pronti a facilitarne lo sviluppo prendendo misure da parte nostra…” Poi

ci sono interventi onesti o meno…

Lo stato obiettore persistente

Tra gli interventi volontari nel processo di formazione delle norme consuetudinarie, c’è il caso in cui

uno stato, pur non volendo intralciare il sorgere di una norma in formazione, formula persistenti e in

equivoche obiezioni al fine di sottrarsi all’ambito di applicazione di tale norma. In questo caso, la

regola stessa, una volta affermata, non può essere fatta valere nei confronti dello stato in

questione.

Le consuetudini locali o particolari

Non esistono solo consuetudini di portata generale, ma anche di consuetudini particolari. E’ il caso

in cui una pratica generale viene accettata come diritto non da tutti gli stati membri della società

internazionale, ma da un gruppo limitato e determinato di stati o al limite da due stati soltanto.

La possibilità dell’esistenza di queste regole emerge nella sentenza del 20 Novembre 1950 sulla

controversia tra Colombia e Perù relativa al diritto di asilo. In questo casoonere della prova.

Norme internazionali primarie o costituzionali e norme consuetudinarie

In realtà non vi è, nell’ordinamento internazionale, alcuna fonte di diritto speciale per la creazione

di principi “costituzionali” o “fondamentali”. I principi di cui si parla sono essi stessi regole

consuetudinarie, regole contenute in trattati o anche emananti da organismi o procedimenti a loro

volta istituiti da trattati. 19

vanno confusi con le regole di jus cogens, la cui esistenza come norme consuetudinarie

Non

inderogabili emerge nel quadro del diritto dei trattati e della responsabilità internazionale(vedi cap.

9 e 11)

Se si considera la Carta delle Nazioni Unite come la costituzione dell’ordinamento internazionale, si

può comprendere meglio l’accenno alla costituzione. La Carta non è da ritenersi come la

costituzione di un ordinamento universale, ma uno degli organi di cui disciplina il

funzionamento può emanare , in certi casi, norme vincolanti per tutti gli stati. Gli obblighi

imposti tramite queste regole, prevalgono in caso di conflitto, sugli obblighi incombenti in virtù

di altri trattati.

La natura delle regole particolari del diritto internazionale

Il procedimento da cui traggono vita le regole particolari del diritto internazionale(trattati o accordi)

presenta marcate analogie con il contratto. Entrambi danno vita, a certe condizioni ed entro

determinati limiti, ad un autoregolamento obbligatorio tra soggetti di diritto. Però pian col fagian,

perché ci sono anche marcate differenze:

Diverso contesto giuridico e socialeL’accordo tra stati serve per costituire, regolare o

o estinguere regole di diritto internazionale.

Non c’è una tipicità dei trattati.

o I trattati non sono esclusivamente o prevalentemente fonti di obbligazioni in senso

o tecnico(?)

Il diritto internazionale generale come diritto della coesistenza degli stati

La distinzione tra diritto internazionale generale(consuetudine) e particolare(trattati) appare

caratterizzata non soltanto dalla diversa rilevanza assunta dai processi di formazione delle

relative regole, ma anche da diversità dei loro contenuti.

Le regole generali del diritto internazionale non provvedono ad esigenze di cooperazione degli Stati,

ma a quelle scaturenti dalla loro coesistenza come centri sovrani ed indipendenti di potere

politico. Infatti:

Ogni membro della società internazionale è pienamente libero di organizzarsi e di

- organizzare la collettività umana al cui governo è preposto

Assenza di regole generali che valutino la complessiva potestà legislativa, giurisdizionale ed

- esecutiva che ogni stato esercita sul proprio territorio

Assenza di norme sulla cooperazione.

- Assenza di norme generali in materia di composizione obbligatoria delle controversie

- internazionali.

al discorso sulla moderna società internazionale: Non è un ordinamento universale

Ritorniamo

gerarchico.

Il diritto internazionale particolare come diritto alla cooperazione tra gli

stati

Attraverso trattati e accordi si attua la regolamentazione della cooperazione tra stati, che è rimessa

quasi integralmente alla volontà degli stati interessati. Sono state così create le organizzazioni

internazionali, strutture la cui esistenza non avrebbe mai potuto derivare da alcuna regola di diritto

internazionale generale.

I rapporti tra regole consuetudinarie e regole pattizie

Anche se i trattati internazionali sono posti in essere tramite un procedimento previsto da norme

consuetudinarie, non significa che una posizione sovraordinata del diritto consuetudinario esista

anche sotto il profilo dell’efficacia normativa. E’ anzi vero il contrario. Le norme pattizie (tra le

parti)hanno un’efficacia del tutto equivalente ed autonoma rispetto alle regole di diritto non scritto

e consuetudinario. 20

Solo con la convenzione di Vienna del ’69 si è cominciato a parlare di una ristretta cerchia di norme

consuetudinarie che, in certi casi ed entro certi limiti, hanno un contenuto imperativo e

un’efficacia prevalente sulle norme pattizie(norme di jus cogens).

I principi generali di diritto

Nell’originario processo di formazione spontanea delle regole generali della moderna società

internazionale hanno giocato un importante ruolo i principi generali di diritto. Essi originariamente

non erano che principi generali del diritto romano o del diritto interno del tempo , i quali

costituivano quel diritto comune che rappresentò, per molti paesi europei(fino a inizi 1700) una

sorta di sfondo giuridico uniforme tra i paesi stessi e i rispettivi ordinamenti nazionali.

ruolo svolto da tali principi generali è venuto progressivamente regredendo con

Il

l’affermarsi di regole della vita di relazione internazionale riferite direttamente alla

pratica degli stati. Non poche regole di diritto internazionale generale sono venute così

plasmando il loro contenuto sotto l’influenza di certi principi generali.

simile trasfusione di principi generali dalla sfera giuridica delle società nazionali a quella

Una

propria della società internazionale è da ritenersi ancora ammissibile?Si della corte di

Statuto

Giustizia,art. 38La Corte può applicare, nel decidere le controversie in base al diritto

internazionale, anche i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.

escludere in ogni caso, è che il riferimento ai suddetti principi generali implichi un

Da

riferimento a principi metagiuridici di giustizia, di diritto naturale, di equità. Se la Corte

può decidere ex aequo et bono, è solo per esplicito accordo delle parti.

L’esercizio del potere di ricorrere ai principi generali di diritto è soggetto a condizioni e

restrizioni:

1. Si applica solo in assenza di regole né particolari né generali del diritto internazionale

applicabili alla fattispecie in questione.

2. Il principio generale di diritto applicato dalla Corte deve informare già di sé i principali

sistemi giuridici nazionali.

3. Bisogna che il principio non sia incompatibile con i caratteri e la struttura della società

internazionale.

questo potere la maggioranza della Corte non sembra aver mai basato una sua

Nonostante

pronuncia esclusivamente su uno di tali principi.

Le organizzazioni internazionali e il diritto internazionale pattizio

La presenza e l’azione delle organizzazioni internazionali ha introdotto alcuni elementi nuovi nei

processi di formazione(spontanea e pattizia) del diritto internazionale.

materia di diritto convenzionale soprattutto alcune di esse giocano un ruolo importante nell’iter

In

formativo di numerosi trattati multilaterali tra stati, sia attraverso la convocazione di

conferenze diplomatiche in cui si elabora e adotta il testo di trattati, sia attraverso la

redazione e adozione diretta in seno all’organizzazione.

le organizzazioni intergovernative sono il quadro entro il quale l’obbligatorietà

Inoltre

dell’accordo acquista un suo fondamento giuridico. Es: i regolamenti dell’OMS. Nuova fonte del

diritto internazionale?

Ad ogni modo, per quanto i procedimenti di formazione dei suddetti regolamenti si discostino

innegabilmente dal procedimento dell’accordo internazionale(avvicinandosi sotto certi aspetti a

procedimenti di tipo legislativo), non è contestabile che il valore di tali procedimenti per gli stati

membri dell’organizzazione riposa sull’accordo e dipende dall’accordo istitutivo dell’organizzazione.

regolamenti sono regole di secondo grado rispetto alle regole pattizie, in quanto il fondamento

I

della loro obbligatorietà riposa su procedimenti previsti da una o più regole pattizie.

Le organizzazioni internazionali e il diritto internazionale consuetudinario

21

La presenza di numerose organizzazioni intergovernative è il quadro entro cui si manifestano

pratiche che danno luogo alla formazione spontanea(tra gli stati membri dell’organizzazione), di

regole non scritte di diritto internazionale, che integrano, modificano o interpretano

l’accordo istitutivo. Es: il fondamento giuridico delle operazioni di peace keeping e peace

enforcement ha natura consuetudinaria.

Dall’insieme degli accordi conclusi tra le organizzazioni internazionali e gli stati in una determinata

materia possono ricavarsi “principi comuni”. In essi la Corte internazionale di Giustizia sembra

vedere l’indicazione di regole di tipo consuetudinario applicabili tra stati e organizzazioni nella

materia di cui si tratta(es: i diritti e gli obblighi reciproci dello stato ospite e dell’organizzazione che

ha la sua sede nel territorio del primo).

la volontà delle organizzazioni internazionali dipende, nella massima parte dei casi, da

Poiché

quella degli stati(rappresentanti negli organi), tali loro decisioni, quando abbiano un rilievo sotto il

profilo dell’accertamento della formazione di norme consuetudinarie, possono considerarsi al tempo

stesso pratica dell’organizzazione e pratica degli stati.

Le dichiarazioni di principi dell’Assemblea Generale NU e il “soft law”

Problema dell’incidenza delle “dichiarazioni di principi” sulla formazione di regole del diritto

internazionale generale(Es: ris. 217 A(III) del 1948 recante la dichiarazione universale dei diritti

dell’uomo, ris. 3324(XXIX) del 1974 recante la definizione di aggressione, ris. 42/22 del 1987

relativa al rafforzamento dell’efficacia del principio del non ricorso alla minaccia o all’uso della forza

nelle relazioni internazionali…).

dichiarazioni di principi, considerata la vocazione universale delle Nu, non dovrebbero

Queste

configurarsi come una vera e propria nuova fonte( di natura legislativa o quasi) del diritto

internazionale, contrapponibile sia all’accordo che alla consuetudine?

Non proprio. Sicuramente queste risoluzioni hanno un grande peso nei processi di formazione

spontanea di regole generali di diritto internazionale e di cristallizzazione di opinioni e pratiche

dalle quali derivano o si sviluppano tali regole, ma niente di più. Anche perché parliamo di atti che

hanno valore di raccomandazioni!!! Le risoluzioni non sono direttamente vincolanti per gli

stati, e in genere non sono prova del diritto consuetudinario, però il consenso degli stati alle

risoluzioni può essere utile nell’accertare l’opinio juris relativa all’esistenza di norme internazionali

generali che riguardano il caso in questione.

un testo di contenuto normativo adottato attraverso procedimenti a carattere non

Quando

vincolante, è comunque in grado di produrre effetti giuridici come quelli appena visti, si parla di

soft law. In questa categoria rientrano:

varie categorie di raccomandazioni adottate da organizzazioni internazionali(politica,

 economia) e dalle Comunità Europee.

Accordi non vincolanti(vedi diritto dei trattati)

 Codici di condotta.

Nonostante il loro carattere non vincolante, le regole di soft law vengono in genere seguite dagli

stati. Il confine tra lo spontaneo adempimento e il processo di consolidamento di norme

consuetudinarie spesso è difficile da individuare.

Atti giuridici unilaterali

Non costituiscono propriamente atti unilaterali né gli atti di ratifica, di approvazione o adesione ad

un trattato, né gli atti di annessione di un territorio altrui o nullius. I primi infatti producono effetti

internazionali solo quando convergono con manifestazioni di volontà di altri soggetti, e i secondi

solo se sono elementi di una fattispecie più complessa, che richiede un’effettiva e stabile

estensione di autorità.

Sono atti unilaterali tutte quelle manifestazioni di volontà di soggetti cui il diritto internazionale

ricollega conseguenze o effetti corrispondenti alla volontà manifestata.

Le varie categorie di atti unilaterali 22

Contemplate da regole pattizie:

Denuncia o recessoUno stato recede da un trattato. Con il recesso viene meno l’efficacia

o delle regole fissate dal trattato per lo stato nei confronti delle altre parti.

DomandaUno stato mette in moto il procedimento per il regolamento giudiziario delle

o controversie, previsto da un trattato di cui siano parti entrambi gli stati in causa.

Contemplate da regole generali del diritto internazionale:

RiconoscimentoUno stato manifesta unilateralmente a un altro stato la propria volontà di

o considerare esistente e di non contestare la situazione di fatto e di diritto risultante dai

mutamenti intervenuti nella sfera delle relazioni internazionali.

RinunciaUno stato manifesta la volontà di non avvalersi di un diritto soggettivo

o spettategli nei confronti di un altro stato, a seguito di una regola, generale o pattizia, del

diritto internazionale. La rinuncia non si presume, anche se tanto la rinuncia quanto il

riconoscimento possono risultare sia dal silenzio che da comportamenti concludenti.

ProtestaUno stato protesta quando il fatto di un altro stato leda quello che lui ritiene un

o suo diritto soggettivo. Per avere efficacia, deve essere tempestiva, per non dare adito a

forme di acquiescenza.

PromessaUno stato è tenuto a rispettare una certa linea di condotta in forza di una

o promessa, con efficacia vincolante.

NotificazioneDifficile configurarla come un atto unilaterale. Non è infatti una

o dichiarazione di volontà, quanto piuttosto una comunicazione di un fatto.

Capitolo IX. Il diritto dei trattati

La nozione di trattato

Un trattato è una convergenza di manifestazioni di volontà di due o più stati, ciascuno dei quali

consente , nei confronti dell’altro o degli altri, ad osservare come obbligatorie le regole di condotta

contenute in un documento scritto o in due o più documenti scritti connessi tra di loro.

Dall’art.2 della Convenzione di Vienna si deduce che il diritto internazionale non è l’unico

bacino in cui si possono formare accordi tra stati, che possono concludere tra loro anche

normali contratti di diritto privato.

da considerarsi trattati internazionali anche alcuni accordi cui la Convenzione di Vienna,

Sono

per motivi di opportunità pratica, non è applicabile:

gli accordi conclusi tra stati e altri soggetti di diritto internazionale

o gli accordi conclusi tra altri soggetti di diritto internazionale

o gli accordi conclusi non in forma scritta.

o

Il fatto che essa non si applichi a tali accordi non porta pregiudizio:

a) al valore giuridico di tali accordi,

b) all’applicazione a questi di ogni regola enunciata nella Convenzione alla quale siano

sottoposti in virtù del diritto internazionale indipendentemente dalla convenzione,

c) all’applicazione della convenzione alle relazioni inter se tra stati nell’ambito di accordi

internazionali dei quali siano ugualmente parti altri soggetti di diritto internazionale.

trattati conclusi in forma non scritta costituiscono un’ipotesi eccezionale, laddove la prassi

I

prevede la forma scritta.

pubblicità non è un requisito fondamentale, in quanto la conseguenza della mancata

La

pubblicazione non è l’invalidità o l’inefficacia del trattato, quanto l’impossibilità di invocare il

trattato di fronte a un organo delle Nazioni Unite.

La struttura formale e la lingua dei trattati

1. TitoloTrattato di pace, alleanza, commercio e navigazione…

2. PreamboloParte introduttiva del trattato. Nei bilaterali si enunciano brevemente i motivi

che hanno portato i due stati a negoziare. Nei multilaterali c’è l’elencazione di tutti gli stati

23

partecipanti al negoziato, nel caso in cui la produzione di effetti del trattato sia subordinata

alla presenza di tutti gli stati in questione. A volte il perfezionamento del trattato è legato

all’adesione di un numero minimo.

3. DispositivoE’ la parte precettiva, suddivisa in parti, capitoli, articoli, paragrafi, ecc…

4. Parte finaleBacino di raccolta di tutte le clausole finali (o protocollari) relative ai tempi e

ai modi con cui dovrà essere espresso il consenso dello stato a vincolarsi al trattato,

all’entrata in vigore, all’applicazione territoriale e temporale, alla durata o ai modi di porre

fine al trattato, nonché(per i multilaterali) agli stati che potranno divenire parti, alle riserve,

alle clausole in materia di emendamenti o di revisione, alla designazione e ai compiti del

depositario…

Alle origini il testo dei trattati era prevalentemente redatto in latino, ma con la metà del 1700 la

lingua francese lo soppiantò. Nei trattati bilaterali il testo è redatto in entrambe le lingue. Nei

multilaterali in una pluralità di lingue, tutte parimenti autentiche.

La redazione del testo del trattato attraverso negoziati tra stati

Anche se il diritto internazionale non pone alcun requisito di forma , perché un trattato possa dirsi

perfezionato nella pratica appare quanto mai utile una preventiva redazione scritta del testo,

sul quale possa poi manifestarsi la convergenza dei consensi. Questa fase preparatoria si svolge per

lo più ma non necessariamente, attraverso negoziati o trattative tra stati.

L’iniziativa è presa da uno o più stati interessati, dopo un preventivo accertamento della

disponibilità degli altri stati. Per i multilaterali più importanti si convocano conferenze

diplomatiche(spesso ad opera delle organizzazioni internazionali). In genere lo stato iniziatore

presenta anche il progetto del regolamento di procedura da seguire nelle varie fasi, così che la

conferenza non debba dilungarsi in tal senso.

L’adozione del testo

Se le trattative hanno buon esito, si procede con l’adozione del testo del trattato, che richiede in

genere il consenso di tutti gli stati che hanno partecipato alla sua elaborazione. Nulla vieta tuttavia

agli stati, soprattutto quando si tratta di negoziati multilaterali, di disporre diversamente al

riguardo. La pratica più largamente seguita per l’adozione è infatti quella di maggioranza

qualificata(2/3), per tutelare la maggioranza dalle minoranza dispettose.

La firma e gli altri mezzi di autenticazione del testo

L’adozione del testo di un trattato apre la strada alla fase successiva, che è quella della

stipulazione del trattato. A volte è possibile che il consenso ad obbligarsi sia manifestato

contestualmente all’adozione, ma è l’ipotesi meno frequente.

Tra adozione e stipulazione intercorre un lasso di tempo più o meno lungo, durante il quale è

possibile procedere con l’autenticazione del testo al fine di certificare il carattere autentico e

definitivo del testo scaturito dalle trattative. La Convenzione di Vienna dice che “un testo è

autentico e definitivo”:

a) Secondo la procedura prevista in questo testo o concordata dagli stati che hanno

partecipato all’elaborazione del trattato

b) In mancanza di tale procedura, per mezzo di:

a. firma

b. firma ad referendum

c. parafatura(sottoscrizione non per esteso del plenipotenziario) del testo del

trattato o dell’atto finale di una conferenza nel quale il testo è incorporato.

Un trattato può comunque essere perfezionato senza che vi sia stata una formale autentificazione

da parte dei plenipotenziari.

Una volta adottato e, se del caso, autenticato il testo, la stipulazione è una fase essenziale e

ulteriore nell’iter che porta al perfezionamento di un trattato.

24

La manifestazione del consenso non è soggetta a prescrizioni di forma: l’accordo delle parti è

decisivo. E’ chiaro che quasi sempre lo stato si orienterà verso quelle forme di manifestazione del

consenso che gli permettano anche di rispettare le prescrizioni del suo diritto costituzionale, ma

formalmente resta libero.

Le varie forme possibili sono preventivamente concordate dagli stati che hanno redatto e adottato il

testo del trattato, e incorporate nelle disposizioni finali dello stesso. Sono possibili anche

manifestazioni verbali o tacite, purchè inequivoche.

Nella pratica delle relazioni internazionali si distinguono due forme principali di espressione del

consenso:

Forma semplificata si realizza con:

o  la firma del testo del trattato da parte del rappresentante dello stato:

 Quando il trattato prevede che la firma abbia questo effetto

 Quando è altrimenti stabilito che gli stati che hanno partecipato al

negoziato avevano convenuto che la firma avesse questo effetto

 Quando l’intenzione dello stato di dare questo effetto alla firma risulta

dai pieni poteri del suo rappresentante o è stata espressa nel corso del

negoziato.

La firma può avere doppio valore: sia autenticazione che espressione del

consenso.

 Lo scambio degli strumenti(note,lettere) che costituiscono il trattato:

 Quando gli strumenti prevedono che il loro scambio abbia questo

effetto

 Quando è altrimenti stabilito che questi stati avevano convenuto che lo

scambio degli strumenti avesse questo effetto.

Forma solennesi realizza con un’apposita dichiarazione scritta, la ratifica(o accettazione

o o approvazione):  Quando il trattato prevede che questo consenso si esprima per mezzo

della ratifica

 Quando è altrimenti stabilito che gli stati che avevano partecipato al

negoziato avevano convenuto che la ratifica fosse richiesta

 Quando il rappresentante dello stato ha firmato il trattato con riserva

di ratifica

 Quando l’intenzione dello stato di firmare il trattato con riserva di

ratifica appare dai pieni poteri del suo rappresentante o è stata

espressa nel corso del negoziato

Nel quadro della stipulazione in forma solenne la Convenzione di Vienna riconosce alla

ratifica effetti che vanno al di là di quello della semplice autenticazione.

Vi sarebbe un’ulteriore forma di manifestazione del consenso, non compresa però

dalla Convenzione: la notifica, da parte dello stato, del completamento delle procedure

prescritte dal suo diritto interno per la validità della manifestazione del suo consenso.

Segue: l’adesione

Il consenso dello stato ad obbligarsi può essere espresso anche tramite l’adesione al trattato. Essa

trova applicazione nei trattati multilaterali a carattere aperto. Gli stati aderenti sono considerati

parti al trattato, alla stessa stregua dei contraenti originari. Art. 15 Vienna: l’adesione può avvenire:

 Quando il trattato prevede che questo consenso può essere espresso da questo

stato per via di adesione

 Quando era altrimenti stabilito che gli stati che hanno partecipato al negoziato

avevano convenuto che questo consenso potesse essere espresso da questo stato

per via di adesione 25

 Quando tutte le parti hanno in seguito convenuto che questo consenso possa

essere espresso da questo stato per via di adesione.

Essa viene presentata tramite un apposito documento scritto. Talvolta esso fa riserva di successiva

ratifica.

Le persone abilitate a rappresentare lo stato nella formazione dei trattati:

i pieni poteri

I pieni poteri sono un documento emanante dall’autorità competente di uno stato e designante

una o più persone quali rappresentanti dello stato per la negoziazione, l’adozione o

l’autenticazione del testo di un trattato, per esprimere il consenso dello stato ad essere vincolato da

un trattato o per compiere ogni altro atto relativamente a un trattato.

La Convenzione di Vienna enumera tre categorie di soggetti che sono automaticamente

considerate plenipotenziarie:

a) I capi di stato, di governo e i ministri degli esteri, per tutti gli atti relativi alla

conclusione di un trattato.

b) I capi di missione diplomatica, per l’adozione del testo di un trattato tra lo stato

accreditante e lo stato accreditatario

c) I rappresentanti accreditati degli stati a una conferenza internazionale o presso

un’organizzazione internazionale o uno dei suoi organi, per l’adozione del testo di

un trattato in questa conferenza, questa organizzazione o questo organo.

L’atto compiuto da persona non accreditata a rappresentare uno stato è considerato privo di

efficacia giuridica a meno che esso non sia successivamente confermato da questo stato.

Lo scambio o il deposito delle espressioni del consenso dello stato a

obbligarsi

Il consenso, oltre ad essere manifestato in modo in equivoco deve anche essere portato a

conoscenza degli altri stati interessati. Il modo e il momento di perfezionamento del trattato sono

diversi a seconda che si abbia un trattato bilaterale o multilaterale, e a seconda che il trattato

venga stipulato in forma semplificata o solenne.

Trattato bilaterale

Forma semplificata

 Firma il consenso viene a conoscenza già al momento dell’apposizione della firma

o dei plenipotenziari.

Scambio di note a meno che lo scambio di note non avvenga nello stesso giorno

o e luogo, il perfezionamento si ha quando la nota di accettazione della proposta venga

a conoscenza dello stato proponente.

Forma solenne

 Ratifica il perfezionamento del trattato si ha per avvenuto al momento dello

o scambio degli strumenti di ratifica, attestato da un apposito processo verbale. Ma la

data della firma per tradizione è l’elemento identificante.

Trattato multilaterale

Espediente tecnico per superare le complicazioni derivanti dal numero, spesso elevato, dei

partecipanti: il deposito. Ciò avviene presso il ministero degli esteri di uno degli stati che hanno

partecipato al negoziato oppure presso l’organizzazione intergovernativa sotto i cui auspici il

trattato è stato adottato, oppure prima dall’uno e poi dall’altra.

essere depositato è l’originale del trattato e, se la stipulazione lo richiede, degli strumenti

Ad

di ratifica, di approvazione, di accettazione e di adesione.

Con il deposito il trattato viene “aperto alla firma”, ed il perfezionamento si raggiunge con l’ultima

delle manifestazioni di consenso richiesta per l’entrata in vigore.

Il depositario viene designato nelle clausole finali o protocollari del trattato in questione. Le sue

funzioni sono: 26

1. Ricevere da ogni stato interessato sia la firma del testo originale, sia gli strumenti di ratifica,

accettazione, di approvazione o di adesione.

2. Informare gli stati che siano già parti al trattato e a quelli aventi qualità per divenirlo, degli

atti, notificazioni e comunicazioni relativi al trattato.

L’entrata in vigore dei trattati

Il trattato di regola entra in vigore secondo i modi e i tempi fissati dalle sue disposizioni o tramite

accordo degli stati che hanno partecipato al negoziato. In mancanza di tali disposizioni, il trattato

entra il vigore nel momento in cui tutti gli stati partecipanti al negoziato hanno espresso il loro

consenso.

dell’entrata in vigore il trattato non produce ancora diritti ed obblighi, ciò nonostante la

Prima

Convenzione di Vienna dice che uno stato deve astenersi da atti che priverebbero un

trattato del suo oggetto e del suo scopo:

Quando ha firmato il trattato o ha scambiato gli strumenti costituenti il trattato con riserva di

o ratifica, accettazione o approvazione, fino al momento che non abbia manifestato la sua

intenzione di non divenire parte del trattato.

Quando ha espresso il suo consenso ad essere vincolato dal trattato, nel periodo che

o precede l’entrata in vigore del trattato e a condizione che questa non sia debitamente

ritardata.

Il valore obbligatorio delle disposizioni finali relative alle forme di

stipulazione

Dalle disposizioni finali o protocollari discendono veri e propri obblighi giuridici? Sì, perché sarebbe

strano che gli stati si dessero tanta cura a formulare le disposizioni in questione, se le stesse

dovessero ritenersi inidonee a vincolarli e quindi prive di valore giuridico. Il valore giuridico di tali

disposizioni tra l’adozione e l’entrata in vigore si fonda sul consenso tacito veicolato dall’adozione

del testo del trattato in cui esse sono inserite.

Le riserve nei trattati e loro ammissibilità

A volte la partecipazione di uno stato a un trattato è accompagnata da una riserva. Le riserve sono

formulate al momento in cui lo stato manifesta il suo consenso a vincolarsi o anche in una fase

anteriore. Esse sono configurabili solo rispetto a trattati multilaterali. Nei bilaterali assumono il

significato di rigetto del testo o di proposta di emendamento.

riserve sono chiaramente ammesse o non ammesse in maniera univoca solo in base a quanto

Le

dispongono le clausole finali. Per il resto, se nel trattato non si fa menzione a riguardo, sorgono i

problemi: se ed in quale misura uno stato che ha formulato delle riserve diviene

ugualmente parte al trattato? Con i limiti e le restrizioni da esso voluti, anche se ci sono

opposizioni? Due criteri al riguardo: “integrità”(uno stato non dovrebbe poter modificare

unilateralmente a proprio vantaggio la regolamentazione su cui converge la volontà delle parti,

salvo consenso unanime) e “flessibilità”(i trattati multilaterali hanno vocazione universale, grande

numero e grande diversità di stati…).

La Corte internazionale di giustizia dice che “lo stato che ha formulato e mantenuto una riserva

alla quale facciano opposizione una o più parti alla convenzione, ma non le altre parti, può essere

considerato parte alla convenzione, se tale riserva è compatibile con l’oggetto e lo scopo di

questa”.

La pratica internazionale odierna sembra propendere per la “flessibilità”. La Convenzione dice che

le riserve sono ammissibili salvo che:

a) La riserva sia vietata dal trattato

b) Che il trattato disponga che solo riserve determinate, fra le quali non figura quella in

questione, possono essere fatte. 27

c) Che in casi diversi da a) e b), la riserva sia incompatibile con l’oggetto e lo scopo del

trattato.

Inoltre è inammissibile che la riserva sia formulata in termini troppo vaghi o troppo ampi perché sia

possibile determinarne esattamente il significato e la portata.

Segue: accettazione, obiezioni ed effetti delle riserve

di tutte le parti è richiesta quando risulta dal numero limitato di stati che

L’accettazione

hanno partecipato al negoziato(come pure dall’oggetto e dallo scopo di un trattato), che

l’applicazione del trattato nella sua integrità tra tutte le parti è una condizione

essenziale del consenso di ciascuna di esse ad essere vincolata dal trattato.

il trattato è un atto costitutivo di un’organizzazione internazionale una riserva prevede

Quando

l’accettazione dell’organo competente di questa organizzazione.

In tutti gli altri casi, salvo diversa disposizione:

L’accettazione di una riserva da parte di un altro stato contraente , dal momento dell’entrata

o in vigore rende lo stato riservante parte al trattato.

Se uno stato fa un’obiezione ad una riserva, ciò non impedisce allo stato riservante di

o divenire parte al trattato, a meno che lo stato opponente non abbia manifestamente

espresso l’intenzione contraria.

Un atto che esprime il consenso di uno stato a essere vincolato da un trattato e che contiene

o una riserva prende effetto dal momento in cui almeno un altro stato contraente ha accettato

la riserva.

Effetti dell’obiezione Quando uno stato che ha formulato un’obiezione a una riserva non si è

opposto all’entrata in vigore del trattato tra esso stesso e lo stato autore della riserva, le

disposizioni sulle quali verte la riserva non si applicano tra i due stati nella misura prevista dalla

riserva.

N.B: Ma allora che differenza c’è tra l’effetto delle riserve che hanno ricevuto obiezioni e quello

delle riserve accettate? Nessuna, a meno che lo stato obiettante non aggiunga all’obiezione la sua

opposizione all’entrata in vigore del trattato nei rapporti con lo stato riservante! di

Problema

“flessibilità” e “integrità”: si sceglie la prima per cercare di realizzare il carattere universale dei

trattati multilaterali, a volte anche a scapito della coerenza.

Un orientamento di segno opposto si sta facendo strada per i diritti umani…

ProceduraLa riserva, l’accettazione espressa di una riserva e l’obiezione a una riserva devono

essere formulate per iscritto e comunicate agli stati contraenti e agli altri stati che hanno

qualità per divenire parti al trattato. La riserva può essere formulata al momento della ratifica,

dell’accettazione o dell’adesione.

La regola pacta servanda sunt e i c.d. accordi internazionali non vincolanti

Questa massima oggettivizza la regolamentazione dei tattati facendola diventare giuridicamente

vincolante erga omnes partes. La mancata esecuzione di un trattato si configura in tal modo

come illecito internazionale, e non trova giustificazione sulla base di considerazioni tratte dal diritto

interno, preesistente o sopravvenuto.

In questa regola rientrano anche i c.d. accordi internazionali non vincolanti?

Carattere comune di tali accordi sembra essere la volontà delle parti che, in caso di non

osservanza, essi non ingenerino responsabilità internazionale. La loro applicazione può essere

facilitata dalla previsione di meccanismi di pressione(pubblicità, riesame peridico…),ma al di là di

questo sembra che per analogia molti aspetti del diritto dei trattati siano loro applicabili.

I trattati e gli stati terzi 28

Brocardi: “Pacta non obligant nisi gentes inter quas inita” e “pacta tertiis neque nocent neque

prosunt”. Un trattato non crea né diritti ne obblighi ad uno stato terzo senza il suo

consenso. Vi sono eccezioni?

Segue: la pratica in materia di disposizioni convenzionali a favore di stati

terzi…

Si trovano in certi trattati bilaterali e multilaterali disposizioni dalle quali apparentemente

discendono situazioni vantaggiose o comunque possibilità di azione anche a favore di stati che non

sono parti al trattato.

Art.35 par.2 dello Statuto delle NUAnche uno stato non membro delle NU può

o sottoporre al Consiglio di sicurezza o all’Assemblea generale una controversia di cui esso sia

parte, alla condizione di accettare preventivamente, ai fini di tale controversia, gli obblighi di

regolamento pacifico previsti dallo statuto.

Esempio: le arterie navigabiliDisposizioni che pongono a carico di una delle parti

o l’obbligo di accordare la libertà di navigazione nelle sue arterie navigabili non solo a favore

delle altre parti, ma di tutte le nazioni. In questo senso gli stati terzi sono i materiali

beneficiari di tali disposizioni, e solo finché esse sono in vigore tra le partiNon si tratta

di diritti soggettivi…

Trattati di garanziadue o più potenze si impegnano a garantire l’indipendenza,

o l’integrità territoriale o altri interessi di uno stato determinato, qualora il garantito non

partecipi o non sia stato invitato a partecipare all’accordosolo obblighi e diritti tra le parti

però.

Sentenza Francia vs Svizzera sulle zone franche dell’alta Savoia e del paese di

o GexLa Svizzera cerca di far rispettare alla Francia impegni che non si era formalmente

assunta con lei(arretramento della linea doganale rispetto alla linea politica francese): “Se

due o più stati convengono su di una cosa alla quale uno stato terzo abbia interesse e

vogliono riconoscere un diritto soggettivo a quest’ultimo, le parti alla convenzione

dovrebbero ritenersi giuridicamente obbligate anche verso lo stato terzo, sempre che questo

non lo rifiuti”.

La Francia nega l’ammissibilità di tutto ciò.

La Corte dà ragione alla Francia dicendo che soltanto uno specifico e nuovo accordo

avrebbe potuto consentire al terzo di far valere le disposizioni per lui vantaggiose in un

trattato inter alios, e quindi conferire un diritto soggettivo allo stato terzo.

…e a carico di stati terzi

Smilitarizzazione delle isole AlandLa Russia nel 1809 aveva acquistato la sovranità

o sulle isole, e si era impegnata con Francia e Gran Bretagna a non fortificare e a mantenere

smilitarizzato l’arcipelago. Questo atto è poi diventato parte integrante di un trattato

successivo tra Austria, Francia, Gran Bretagna, Impero Ottomano, Prussia, Russia e

Sardegna. In forza di ciò secondo la Svezia si sarebbe creata a carico della Russia(e

quindi a carico della Finlandia, in seguito alla sua successione alla Russia nella sovranità

sulle isole), un servitù che vincolava non solo le parti al trattato, ma anche la Svezia che

non ne faceva parte.

La Corte d’arbitrato nega l’ammissibilità delle servitù: bisognerebbe individuare un servente

ed un servito, il che fa a pugni con i principi di sovrana indipendenza.

Al di là del caso di specie, manca una regola generale in materia che individui delle deroghe

ai due principi espressi nei brocardi sopraccitati.

Conclusioni sulle stipulazioni a favore e a carico di stati terzi. Le

disposizioni della Convenzione di Vienna

29

E’ difficile ricavare dalla prassi precise indicazioni circa la formazione e il vigore di una

o regola generale che introduca un’eccezione, a favore o a carico di stati terzi, alla

normale sfera soggettiva di efficacia dei trattati.

Un diritto dello Stato terzo di esigere l’esecuzione di stipulazioni a lui favorevoli può

o sorgere solo da un accordo fra lo stato terzo e le parti contraenti.

Per quanto riguarda le disposizioni che prevedono un obbligo a suo carico, occorre che lo

o stato terzo presti il suo consenso ad essere vincolato.

Per quanto riguarda la revoca o la modificazione degli obblighi, serve il consenso delle

o parti e dello stato terzo, e per ciò che riguarda i diritti, essi sono di norma revocabili.

Tutto ciò salvo diversa disposizione pattizia.

L’applicazione dei trattati e la compatibilità tra trattati

Laddove le clausole finali o protocollari di un trattato non dicano alcunché, la Convenzione di Vienna

dice: TempoIrretroattività temporale dei trattati

o Territorioad essere vincolato è tutto l’insieme territoriale dello stato parte.

o Trattati successivi prevalgono sui precedenti, salvo apposite stipulazioni. Se non è

o estinto o sospeso, il trattato anteriore si applica solo nelle parti non in contrasto con

quello posteriore.

In caso di contrasto tra obblighi sorgenti da altri trattati e obblighi derivanti dalla Carta

o delle NU, per gli stati membri delle NU prevale la Carta.

L’interpretazione dei trattati e la natura delle regole ad essa applicabili

Proprio in funzione dell’obbligo sancito da pacta servanda sunt assume rilevanza il problema

dell’interpretazione delle disposizioni.

L’interpretazione è più un’arte che non una scienza esatta, in quanto lascia spazio ad un’ampia

discrezionalità. Ovviamente ciò non vale per tutte le regole di interpretazione, perché dalla prassi

risulta un certo numero(ristretto) di vere e proprie regole generali obbligatorie per l’interprete. Gli

artt. 31-33 della Convenzione di Vienna ad esempio sono la codificazione di regole di diritto

consuetudinario.

regole di diritto internazionale sull’interpretazione dei trattati devono essere seguite anche dal

Le

giudice nazionale che si trovi a dover interpretare un trattato.

La regola generale dell’interpretazione

La Convenzione di Vienna distingue tra:

Regola generale d’interpretazione”Un trattato deve essere interpretato in buona fede

secondo il senso ordinario da attribuire ai termini del trattato nel loro contesto e alla luce

del suo oggetto e del suo scopo”.(predilezione per il metodo testuale/oggettivo, ma non

esclusione di altri metodi…)

Metodo, che può essere:

o Testuale/oggettivoSignificato dei termini, ricerca etimologica…

 Logico o teleologicoIn relazione al tipo di trattato, scopo…

 SoggettivoTende ad accertare la reale intenzione di tutte le parti, ossia

 il modo in cui le parti dimostrano di intendere i termini stessi. (Art. 31

par.4)

Art.31 par.2Il contesto del trattato va inteso in senso ampio:

o testo,

 preambolo,

 allegati,

 ogni accordo avente rapporto con il trattato e che è intervenuto tra tutte

 le parti in occasione della conclusione dello stesso,

30

ogni strumento stabilito da una o più parti in occasione della conclusione

 del trattato e accettato dalle parti come strumento avente rapporto col

trattato

Oltre che del contesto bisogna tener conto anche(art.31 par. 3):

o  Di ogni accordo ulteriore intervenuto tra le parti riguardo all’interpretazione del

trattato o all’applicazione delle sue disposizioni

 Di ogni pratica ulteriormente seguita nell’applicazione del trattato per mezzo

della quale risulti l’accordo delle parti circa l’interpretazione del trattato

 Di ogni regola pertinente di diritto internazionale applicabile nei rapporti fra le

parti(carattere storico-evolutivo).

Mezzi complementari d’interpretazione Si può ricorrere a mezzi ausiliari

d’interpretazione, in particolare ai lavori preparatori e alle circostanze nelle quali il trattato è

stato concluso, al fine di:

Confermare il significato derivante dall’applicazione della regola generale

o Determinare il significato quando l’interpretazione secondo la regola generale

o lascia il significato ambiguo o oscuro, o conduce ad un risultato chiaramente

assurdo o irragionevole.

L’interpretazione dei trattati autenticati in due o più lingue

Quando un trattato è stato autenticato in due o più lingue, il suo testo fa fede in

Art.33

ciascuna di queste lingue, a meno che non si disponga la prevalenza di una in particolare.

del caso in cui un testo determinato prevalga in conformità a quanto sopra,

All’infuori

quando il confronto di testi autentici fa apparire una differenza di significato che l’applicazione degli

artt. 31-32 non permette di eliminare, si adotterà il significato che, tenuto conto dell’oggetto e

dello scopo del trattato, concilia meglio questi testi.

L’emendamento dei trattati

Ogni trattato può essere emendato per via di accordo tra gli stati parte.

emendamenti si applicano le norme sulla conclusione e sull’entrata in vigore già

Agli

viste per i trattati.

Quando contenga allegati di natura tecnica, un trattato può prevedere 2 meccanismi di

emendamento:

 OrdinarioPer l’insieme delle sue disposizioni

 SemplificatoPer gli allegati, che ad esempio può consistere nell’accettazione

automatica delle deliberazioni di un gruppo di esperti.

Convenzione di Vienna pone delle regole suppletive in tema di emendamento dei trattati

La

multilaterali(salvo diversa disposizione del trattato):

Ogni proposta di emendamento di un trattato multilaterale per le relazioni tra tutte le parti

o deve essere notificata a tutti gli stati contraenti, e ciascuno di essi ha diritto di prendere

parte:

a) Alla decisione sul seguito da dare a questa proposta

b) Al negoziato e alla conclusione di ogni accordo avente l’oggetto di emendare il

trattato

Ogni stato avente la qualità per divenire parte al trattato ha uguale qualità per divenire

o parte al trattato come emendato.

L’accordo relativo all’emendamento non vincola gli stati che sono già parti al trattato e che

o non divengono parti a questo accordo.

Lo stato che divenga parte al trattato originario dopo l’entrata in vigore dell’accordo di

o emendamento è, a meno che abbia espresso una diversa intenzione, considerato:

a) Parte al trattato come emendato 31

b) Parte al trattato non emendato nei confronti di ogni parte al trattato che non sia

vincolata all’accordo di emendamento.

quanto riguarda i trattati istitutivi di organizzazioni internazionali, queste regole

Per

suppletive creerebbero dei problemi perciò sono soggetti ad una regolamentazione specifica:

Organizzazioni con un numero ristretto di membriEmendamento entra in vigore se

o c’è la ratifica di tutti.

Organizzazioni a concezione universale Emendamento entra in vigore se c’è la ratifica

o della maggioranza.

La modificazione di un trattato multilaterale tra alcune delle sue parti

Gli emendamenti dei trattati multilaterali hanno sempre in sé un valore di globalità, nel senso che

essi sono concepiti come diretti ad essere elaborati con la partecipazione di tutti gli stati che sono

parti al trattato e a valere poi, se suffragati dal consenso di questi stati, nei confronti di tutti.

ammissibili emendamenti ab initio concepiti come destinati a valere, e quindi anche ad

Sono

essere negoziati, tra alcune soltanto delle parti al trattato?

Se lo prevede lo stesso trattato multilaterale, sì, nessun problema.

o Se il trattato lo vieta del tutto o relativamente a certe disposizioni, tali emendamenti sono

o inammissibili.

Se il trattato “nulla dispone”, sono ammissibili, purchè tali emendamenti:

o Non portino pregiudizio al godimento dei diritti discendenti dal trattato per le altre

 parti, né all’esecuzione dei loro obblighi

Non si riferiscano ad una disposizione la cui deroga risulti incompatibile con la piena

 ed effettiva realizzazione dell’oggetto e dello scopo del trattato nel suo insieme.

stesse condizioni è soggetta la sospensione temporanea inter se del trattato.

Alle

Le disposizioni generali in tema di nullità, estinzione e sospensione dei

trattati

Tipicità delle situazioni in cui uno stato può sciogliersi dagli obblighi derivanti da un trattato.

Problema della divisibilità di un trattato :

regola, una causa di nullità, di estinzione o di sospensione va invocata riguardo all’intero

Di

trattato. se essa riguarda alcune clausole determinate, la causa in questione va invocata

Tuttavia,

soltanto rispetto a queste clausole, quando:

a) Queste clausole sono separabili dal resto del trattato per quanto riguarda la loro esecuzione

b) Risulta dal trattato o è altrimenti stabilito che l’accettazione delle clausole in questione non

ha costituito per l’altra parte o per le altre parti al trattato una base essenziale al loro

consenso ad essere vincolate dal trattato nel suo insieme.

c) Non è ingiusto continuare ad eseguire quanto rimane del trattato

Inoltre:

divisibilità di un trattato non è consentita nei casi di nullità per violenza o per contrasto

La

con norme imperative del diritto internazionale generale.

stato che ha il diritto di invocare la nullità di un trattato per dolo o corruzione, può farlo sia

Lo

riguardo all’intero trattato, sia, sotto le condizioni sopracitate, riguardo a certe clausole

determinate.

stato non può invocare una causa di nullità, estinzione o sospensione, qualora, dopo aver

Uno

avuto conoscenza dei fatti:

a) Ha esplicitamente accettato di considerare che, a seconda dei casi, il trattato è valido, resta

in vigore, o continua ad essere applicabile 32

b) Deve ritenersi, a causa della sua condotta, che abbia prestato acquiescenza, a seconda dei

casi, alla validità del trattato o al suo mantenimento in vigore o in applicazione.

stato può sempre invocare una causa di nullità, estinzione o sospensione, nei casi di:

Uno Nullità per violenza o per contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale

o Estinzione o sospensione per impossibilità sopravvenuta.

o

Le cause di nullità

Violazione delle disposizioni di diritto interno sulla competenza a concludere i

trattati

E’ l’unica eccezione alla regola per cui uno stato non può invocare le disposizioni del suo

diritto interno per giustificare la mancata esecuzione di un trattato.

causa di nullità non può essere invocata a meno che questa violazione sia

Questa

stata manifesta e riguardi una regola del suo diritto interno di importanza fondamentale.

Per “manifesta” s’intende “oggettivamente evidente per ogni stato che si comporta in

materia conformemente alla pratica abituale e in buona fede”.

limitazioni della capacità di rappresentanza non possono essere invocate

Eventuali

come vizio del consenso a meno che tale limitazione non sia stata notificata agli altri

stati che hanno partecipato al negoziato prima della manifestazione del consenso

Vizi del consenso

Consistono nella divergenza tra la volontà dichiarata e quella che sarebbe stata la volontà

reale del soggetto senza l’intervento deformante del vizio.

L’errore

essere invocato come vizio del consenso se esso riguarda un fatto o una

Può

situazione che lo stato supponeva esistere al momento in cui il trattato è stato concluso

e che costituiva una base essenziale del suo consenso ad essere vincolato(solo errore

di fatto: non rilevanti né errore ostativo né di diritto).

sopra si applica se l’errore è scusabile, perché se lo stato ha contribuito a

Quanto

quell’errore con il suo comportamento o se le circostanze erano tali che esso doveva

rendersi conto della possibilità di un errore, non può invocare l’errore come vizio del

consenso.

Il dolo e la corruzione

dolo può essere invocato se uno stato è stato indotto a concludere un trattato per

Il

mezzo della condotta fraudolenta di un altro stato che ha partecipato al negoziato.

corruzione è invocabile se l’espressione del consenso di uno stato ad essere

La

vincolato da un trattato è stata ottenuta tramite corruzione del suo rappresentante con

l’azione diretta o indiretta di un altro stato partecipante al negoziato. Se il trattato è

multilaterale, non è necessario che il corrompente abbia partecipato al negoziato.

La violenza

La violenza in generale è la minaccia di un male ingiusto e difficilmente resistibile date le

circostanze. In particolare, vanno distinti 2 casi:

Violenza sul rappresentante

o Violenza sullo Statominaccia di uso della forza contro l’integrità territoriale o

o l’indipendenza politica.

Alla conferenza di Vienna molti stati in via di sviluppo avevano insistito per includere nel

novero delle violenze anche quelle economiche, ma come prevedibile molti stati si sono

opposti. Compromesso: la violenza economica è stata condannata insieme a ogni altra

forma di violenza in una dichiarazione allegata all’atto finale della Conferenza di Vienna,

ma tale atto non ha valore immediatamente vincolante per le parti…

Contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale(jus cogens)

Art.53 Convenzione di Vienna: “E’ nullo ogni trattato che al momento della sua conclusione è

in conflitto con una norma imperativa del diritto internazionale generale”.

33

ProblemaEsiste una gerarchia nelle norme di diritto internazionale generale? E come si

individua?

Convenzione di Vienna dà una definizione tautologica di “norma imperativa”, ma

La

precisa che una norma imperativa solo se essa sia accettata e riconosciuta come tale solo

dalla “comunità internazionale nel suo insieme”. Inoltre all’art. 66 dice che le controversie

relative all’applicazione o all’interpretazione degli articoli in materia di jus cogens possono

venire sottoposte, a iniziativa di una parte, alla giurisdizione della Corte internazionale di

Giustizia. Ma in questo modo la Corte riceve una discrezionalità talmente estesa da

diventare un legislatore internazionale!…perciò questo procedimento non è mai stato

utilizzato.

aiutino lo dà la pratica internazionale:

Un Sentenza della Corte internazionale di Giustizia sul caso delle “attività

o militari e paramilitari in Nicaragua e contro il Nicaragua”divieto dell’uso

della forza è menzionato dai rappresentanti degli stati non solo come principio di

diritto internazionale consuetudinario, ma anche come principio fondamentale o

essenziale del diritto internazionale.

Parere consultivo della Corte sulla “liceità della minaccia o dell’uso delle

o armi nucleari”un gran numero di norme di diritto umanitario applicabili nei

conflitti armati devono essere osservate da tutti gli stati indipendentemente da

ratifiche, perché costituiscono principi di diritto internazionale consuetudinario che

non possono essere trasgrediti.

Sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo nel caso “Al-Asdsani vs

o Regno Unito”il divieto di ricorrere alla tortura è una norma di jus cogens. Non

vale di fronte a questo divieto l’immunità dello Stato dalla giurisdizione civile.

Le cause di estinzione

I termini di durata e il diritto di recesso(denuncia)

Se le clausole finali o protocollari dispongono in merito, l’efficacia del trattato è regolata dal

loro. un trattato risulta concluso senza limiti di durata, di norma è previsto e regolato

Quando

esplicitamente il diritto di denuncia.

caso che si tratti di trattati istitutivi di organizzazioni internazionali, oltre a limiti di

Nel

durata o disposizioni sul recesso, si incontra anche il potere di esclusione del membro.

trattato che non contiene disposizioni relative alla sua estinzione e non prevede che si

Un

possa denunciarlo o recedere da esso(es. la Carta delle NU), non può essere oggetto di

denuncia o di recesso a meno che:

a) Sia stabilito che era nell’intenzione delle parti ammettere la possibilità di denuncia o di

recesso.

b) Il diritto di denuncia o di recesso possa essere dedotto dalla natura dl trattato

trattato multilaterale non si estingue se il numero delle sue parti scende al di sotto di

Un

quello che era stato previsto come necessario per la sua entrata in vigore.

Abrogazione ad opera delle parti

E’ un accordo delle parti in ordine alla cessazione degli effetti di un trattato può intervenire

in ogni momento, attraverso il consenso di tutte le parti, dopo la consultazione degli altri

stati contraenti.

L’abrogazione può essere:

EspressaAvviene quando gli stati concludono un nuovo trattato con l’unico scopo di

o abrogare espressamente un precedente trattato in vigore tra loro.

Tacita o implicitaAvviene quando tutte le parti a un trattato precedente concludono

o un altro trattato che regola la stessa materia, ma a patto che:

34

Risulti dal trattato posteriore o sia altrimenti stabilito che secondo

 l’intenzione delle parti la materia debba essere regolata da questo nuovo

trattato

Le disposizioni del trattato posteriore siano a tal punto incompatibili con

 quelle del trattato anteriore che sia impossibile applicare i due trattati

nello stesso tempo.

NB: sia espressa che tacita, di un trattato anteriore richiede sempre il

L’abrogazione,

consenso di tutte le sue parti.

è ammissibile l’abrogazione con il consenso di solo alcune parti o della

Non

maggioranza.

Violazione del trattato ad opera di una delle parti

Una parte si scioglie da un trattato perché un’altra parte attua una violazione sostanziale

del trattato.

Per “violazione sostanziale” s’intende o un ripudio del trattato non autorizzato dalla

convenzione stessa o la violazione di una disposizione essenziale per la realizzazione

dell’oggetto o dello scopo del trattato.

La regola adimplenti non est adimplendum assume diverso valore a seconda che si tratti di

un trattato bilaterale o multilaterale:

BilateraleUna violazione sostanziale di una delle parti autorizza l’altra ad invocare

o la violazione come causa di estinzione o di sospensione in tutto o in parte.

MultilateraleUna violazione sostanziale autorizza le parti, per accordo unanime a

o sospendere l’applicazione del trattato in tutto o in parte o a porvi fine, sia nelle

relazioni tra esse stesse e lo stato autore della violazione(caso di parte specialmente

lesa: trattati sinallagmatici), sia tra tutte le parti.

N.B: La regola adimplenti non est adimplendum non è invocabile quando ci sono in gioco

disposizioni relative alla protezione della persona umana contenute nei trattati di

carattere umanitario(

Così i diritti umani vengono compresi nella sfera protettiva dello jus

cogens anche fuori dai conflitti armati…).

Impossibilità sopravvenuta

Può essere invocata come motivo per porre fine a un trattato o per recedervi se questa

impossibilità deriva dalla scomparsa o distruzione definitiva di un oggetto indispensabile

all’esecuzione del trattato. Se l’impossibilità è temporanea, essa può essere invocata come

causa di sospensione.

Esempi: Mutamento di sovranità su un territorio, evento naturale irreversibile.

di esecuzione: non può essere invocata da uno stato come motivo per porre

Impossibilità

fine a un trattato, per recedervi o per sospenderne l’applicazione se questa impossibilità

deriva da una violazione, ad opera della parte che la invoca, sia di un obbligo previsto dal

trattato, sia di ogni altro obbligo internazionale nei confronti di ogni altra parte al trattato.

Mutamento fondamentale delle circostanze

Conventio omnis intelligitur rebus sic stantibus. Le circostanze della vita internazionale sono

in continua evoluzione, ma non per questo può ritenersi che ogni e qualsiasi mutamento di

tali circostanze renda il trattato inapplicabile.

mutamento fondamentale delle circostanze non è invocabile come causa di estinzione

Un

a meno che:

a) L’esistenza di queste circostanze abbia costituito una base essenziale del consenso

delle parti ad essere vincolate dal trattato.

b) Questo cambiamento abbia per effetto di trasformare radicalmente la portata degli

obblighi che restano da eseguire in virtù del trattato.

35

mutamento in questione non può essere un mero mutamento di politica, ma qualcosa di

Il

imprevisto e fondamentale

mutamento fondamentale delle circostanze non può venire invocato:

Il Se si tratta di un trattato che stabilisce una frontiera

o Se il mutamento fondamentale derivi da una violazione, ad opera della parte che lo

o invoca, sia di un obbligo del trattato, sia di ogni altro obbligo internazionale nei

confronti di ogni altra parte al trattato.

parte può invocare il mutamento fondamentale delle circostanze anche solo per

Una

sospendere l’applicazione del trattato(e per procedere poi ad emendarlo per esempio).

La sospensione

Tutte le cause di estinzione dei trattati possono, in presenza di presupposti diversi, operare anche

soltanto come cause di sospensione dell’applicazione del trattato.

La sospensione pertanto può dunque verificarsi:

1. Riguardo a un trattato anteriore a causa della conclusione di un trattato posteriore

sulla stessa materia ad opera di tutte le parti, se ciò risulta dal trattato posteriore o se è

altrimenti stabilito che questa era l’intenzione delle parti.

2. Per violazione del trattato ad opera di una delle parti(come unica conseguenza

dell’inadempimento) in certi casi, e in altri casi in alternativa all’estinzione.

3. Per impossibilità di esecuzione temporanea

4. In presenza di un mutamento fondamentale delle circostanze.

5. Conformemente alle disposizioni del trattato

6. In ogni momento, attraverso il consenso di tutte le parti, dopo la consultazione degli

altri stati contraenti.

N.B: A differenza di quanto avviene per l’estinzione, la sospensione di un trattato può

intervenire per accordo tra alcune sue parti soltanto

Le conseguenze della nullità, dell’estinzione e della sospensione

dell’applicazione dei trattati

La nullità

Ha la conseguenza di far cessare ex tunc la forza giuridica delle disposizioni contenute nel

trattato.

Trattato multilateralele conseguenze della nullità si producono nelle sole relazioni tra lo

stato il cui consenso era viziato e le parti al trattato.

vengono compiuti atti in forza di un trattato nullo, ciascuna parte può richiedere a

Se

qualsiasi altra di sciacquonare e resettare per quanto possibile.

atti compiuti in buona fede prima che la nullità sia stata invocata non divengono illeciti

Gli

per il solo fatto della nullità del trattato.

N.B:I punti precedenti non si applicano agli stati a cui siano imputabili dolo, corruzione o

violenza.

un trattato è nullo per contrasto con una norma di jus cogens, gli stati devono

Se

eliminare, per quanto possibile, le conseguenze di ogni atto compiuto in base ad una

disposizione in contrasto con la norma imperativa.

L’estinzione

A differenza della nullità, opera ex nunc.

A meno che il trattato disponga o che le parti convengano diversamente, libera le parti

dall’obbligo di continuare ad eseguire il trattato, ma non pregiudica diritti, obblighi o

situazioni giuridiche prima della fine. 36

In caso di denuncia o recesso da trattato multilaterale, l’estinzione ha effetto dalla data in

cui prendono effetto la denuncia o il recesso.

La sospensione

Sospende l’esecuzione degli obblighi pattizi per il periodo di sospensione, senza pregiudicare

le relazioni giuridiche.

Durante il periodo di sospensione, le parti devono astenersi da atti che ostacolino la ripresa

dell’applicazione del trattato.

Il modo di operare delle cause di nullità, di estinzione o di sospensione

dei trattati

Problema: le conseguenze di nullità, estinzione e sospensione devono discendere

automaticamente da un’invocazione unilaterale di una delle parti, oppure sono il

risultato di una procedura di accertamento?

Risposta non semplice: bisogna da un lato contenere un ricorso arbitrario alle cause di nullità,

estinzione e sospensione, e dall’altro non legare troppo gli stati a un meccanismo giudiziario

obbligatorio di regolamento delle controversie.

Art. 65 Covenzione di Vienna la parte che invoca una causa di nullità, estinzione o

sospensione, deve notificare la sua pretesa alle altre parti, indicando la misura che intende

prendere relativamente al trattato e le relative ragioni. Se, passati almeno 3 mesi dalla data di

ricevimento della notifica, nessuna parte ha fatto obiezione, la parte che ha fatto la notifica può

prendere la misura contemplata. Se qualcuno obietta, le parti devono cercare una soluzione ex

art. 33 della Carta delle NU( negoziati, inchiesta, mediazione, conciliazione, arbitrato,

regolamento giudiziale, ricorso ad organizzazioni o accordi regionali o altri mezzi pacifici a

scelta)

Nonostante ciò, contrasto tra le due posizioni. Ad uno snodo si arrivò con l’introduzione di un

nuovo articolo nella convenzione di Vienna, applicabile nel caso che fosse impossibile pervenire

a una soluzione ex art. 33 Carta NU:

Art. 66 Competenza obbligatoria della Corte internazionale di Giustizia per:

controversie relative all’applicazione o all’interpretazione delle disposizioni in

o materia di jus cogens

la possibilità di ricorso unilaterale ad una procedura di conciliazione per le

o controversie sull’applicazione o l’interpretazione di qualunque altro articolo in tema di

nullità, estinzione e sospensione dei trattati.

Gli effetti della guerra sui trattati

La materia è regolata dal diritto internazionale generale, e non dalla Convenzione.

certi casi, l’insorgere di una situazione di guerra è addirittura il presupposto cui è subordinata

In

l’applicazione di alcuni trattati.

altri casi l’insorgere di una guerra tra due stati è causa di estinzione o sospensione di un

In

trattato che li legava(se così era stato disposto).

Al di fuori di queste due ipotesi,la pratica contemporanea è per la sospensione del trattato, bello

durante, dei multilaterali, mentre è per l’estinzione dei bilaterali in vigore tra stati belligeranti

avversari. Incertezze per i bilaterali che leghino uno stato neutrale e uno belligerante.

I trattati fra stati e organizzazioni internazionali e fra organizzazioni

internazionali

Tali accordi possono riguardare:

la presenza ed il funzionamento delle organizzazioni internazionali in un determinato stato

o la cooperazione tra organizzazioni

o 37

diritti e obblighi delle organizzazioni nei confronti di stati, rispetto a materie di propria

o competenza, a fianco e talora al posto degli stati membri

La “Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati” del ’69 non comprendeva una disciplina in merito.

Così nell’86 l’Assemblea Generale delle Nu ha convocato un’apposita conferenza che ha adottato la

“Convenzione su diritto dei trattati fra stati ed organizzazioni internazionali e fra organizzazioni

internazionali”.

esclusi dal suo ambito di applicazione gli accordi internazionali di cui siano parti soggetti

Restano

di diritto internazionale diversi dagli stati e dalle organizzazioni internazionali.

se nel quadro di un trattato concluso tra due o più stati e una o più organizzazioni

Anche

internazionali, le relazioni tra stati parti restano regolate da Vienna ’69.

Vienna ’86 ricalca piuttosto fedelmente Vienna ’69, fatte salve alcune differenze e alcune

innovazioni:

L’atto di manifestazione del consenso corrispondente a quella che è la ratifica per gli stati, è

o chiamato “atto di conferma formale”.

I pieni poteri sono un documento rilasciato dall’organo competente di un’organizzazione

o internazionale.

La capacità di un’organizzazione di concludere trattati è disciplinata dagli atti

o costitutivi, le decisioni e risoluzioni adottate conformemente ai predetti atti, e la pratica ben

stabilita dell’organizzazione.

Un’organizzazione parte a un trattato non può invocare le sue regole interne per

o giustificare la mancata esecuzione di un trattato, a meno che non sussista una causa di

nullità per violazione delle regole dell’organizzazione sulla competenza a concludere i

trattati.

Lasciato aperto il problema degli effetti di un trattato concluso da un’organizzazione

o per gli stati membri di essa.

Importante innovazione procedurale riguardante la soluzione obbligatoria delle

o controversie sull’applicazione o l’interpretazione delle cause di nullità per

contrasto con lo jus cogens: oltre alla competenza della Corte internazionale di giustizia,

l’art.66 prevede, per le controversie stati vs organizzazioni, una procedura di arbitrato e

una procedura di richiesta di parere consultivo della Corte. In questo caso il parere

della Corte deve essere accettato come decisivo da tutte le parti alla controversia.

Capitolo X. L’uso della forza e i limiti del diritto

internazionale

Nell’epoca successiva alla seconda guerra mondiale, il valore della pace si afferma come prevalente

ed emerge con forza l’idea della guerra come male supremo. Si giunge in tal modo all’adozione di

norme che proibiscono la guerra e poi l’uso della forza in generale, in trattati multilaterali di portata

universale. Le violazioni di questa norma sono frequenti, anche se va detto che esse non sono così

tante da mettere in dubbio l’esistenza della norma stessa.

Il divieto dell’uso della forza

La prima proclamazione netta del valore della pace fu nella Carta di San Francisco, con

l’affermazione del principio del divieto dell’uso della forza e la previsione di limitate eccezioni e di

un apparato istituzionale per la loro applicazione. 38

Preambolo: “Gli stati fondatori sono decisi a salvare le future generazioni dal flagello della

o guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni

all’umanità”.

Art. 2 della Carta NU sancisce due obblighi fondamentali:

o Par.3 “I membri devono risolvere le loro controversie internazionali con mezzi

 pacifici, in maniera che la pace e la sicurezza internazionale, e la giustizia, non

siano messe in pericolo”.

Par.4 “I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla

 minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza

politica di qualsiasi stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini

delle Nazioni Unite”.

Dichiarazione relativa ai principi di diritto internazionale concernente i rapporti

o amichevoli e la cooperazione fra gli stati(annessa alla ris. 2625(XXV)del 24 ottobre

1970): Il ricorso alla minaccia o all’impiego della forza costituisce una violazione del

 diritto internazionale e una guerra di aggressione costituisce un crimine contro la

pace, che comporta una responsabilità di diritto internazionale.

Gli stati si devono astenere da atti di rappresaglia implicanti l’uso della forza,

 come pure dall’organizzare o incoraggiare forze irregolari o bande armate,

particolarmente bande di mercenari, in vista di escursioni sul territorio di altri

stati, o atti di guerra civile o atti di terrorismo sul territorio di altri stati.

Le acquisizioni territoriali ottenute con la minaccia o l’impiego della forza sono

 considerate illegittime.

“Definizione di aggressione”(allegata a ris. 3314(XXIX) del ’74): “l’uso della forza armata

o da parte di uno stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un

altro stato, o in qualsiasi altro modo incompatibile con lo Statuto delle NU” che consista, con

o senza una dichiarazione di guerra, in uno qualsiasi degli atti seguenti:

a) invasione o attacco del territorio da parte delle forze armate di un altro stato, o

un’occupazione militare , anche temporanea, risultante da una tale invasione o da un

tale attacco, o un’annessione con l’uso della forza del territorio o di una parte del

territorio di un altro stato.

b) il bombardamento o l’impiego di qualsiasi arma di uno stato contro un altro.

c) Blocco dei porti o delle coste di un altro stato

d) Forze armate di uno stato contro altre forze armate(di qualunque genere)

e) Uso di forze armate presenti sul territorio di un altro stato in violazione dell’accordo

che l’ha permesso o permanenza oltre il limite temporale accordato

f) Consentire ad uno stato di aggredire un altro stato dal proprio territorio.

g) Invio di bande o gruppi armati contro un altro stato che si dedichino ad atti di forza

armata talmente gravi da equivalere a uno degli atti di cui sopra. Anche il solo fatto di

impegnarsi in maniera sostanziale in tale azione.

Sentenza della Corte internazionale di Giustizia dell’86 sul caso delle attività

o militari e paramilitari in Nicaragua e contro il Nicaragua

La descrizione di atti di aggressione data nella risoluzione del ’74 può essere

 considerata come l’espressione del diritto internazionale consuetudinario.

Gli USA avevano violato il divieto dell’uso della forza con attacchi nel territorio del

 Nicaragua, avendo addestrato, armato, equipaggiato, finanziato e rifornito i

contras e avendo incoraggiato, appoggiato e assistito in ogni altro modo attività

militari in Nicaragua e contro di esso.

L’uso della forza da parte degli stati secondo la Carta delle NU: la legittima

difesa

Art. 51 della Carta NU: “Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale

di legittima difesa individuale o collettiva nel caso che abbia luogo un attacco armato

contro un Membro delle NU, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure

necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.

39

definizione sopra) è la condizione sostanziale perché si possa invocare la

L’aggressione(vedi

legittima difesa.

L’uso della forza da parte delle NU: il capitolo VII della Carta

A completare il divieto dell’uso della forza da parte degli stati è la responsabilità del

mantenimento della pace e della sicurezza internazionale che la Carta assegna al

Consiglio di Sicurezza.

Per attuare tale responsabilità, nel Capitolo VII è delineato un procedimento che si svolge

secondo fasi logicamente e cronologicamente ordinate, che culmina nella presa di

decisioni(obbligatorie erga omnes partes) che possono consistere nell’uso della forza:

1. Accertamento di una minaccia alla pace, di una violazione della pace o di un’aggressione

2. Consiglio raccomanda o decide le misure da prendere per mantenere o ristabilire la pace e

la sicurezza internazionale.

3. Il Consiglio può decidere, per dare effetto alle sue decisioni, misure non implicanti l’uso

della forza(interruzione parziale o totale delle relazioni economiche e delle comunicazioni,

rottura delle relazioni diplomatiche) e può invitare i membri delle NU ad applicare tali

misure.

4. Se le sanzioni si rivelano inadeguate, il Consiglio può intraprendere con forze aeree, navali

o terrestri, ogni azione necessaria a mantenere o a ristabilire la pace e la sicurezza

internazionale.

monopolio dell’uso della forza, salvo il caso della legittima difesa, è dunque

Il

attribuito alle NU. C’è da dire però che le condizioni perché il Consiglio di sicurezza decida l’uso

della forza sono meno severe di quelle previste per gli stati(vedi “minaccia alla pace”), e soprattutto

dipendono dalla formazione di una maggioranza(a meno del veto di un membro permanente) che

dipende dai più vari fattori politici. E’ giusto? Domanda ancora aperta.

procedura è stata usata raramente nella pratica del Consiglio di sicurezza, e non hanno mai

Tale

visto la luce meccanismi previsti dalla Carta perché gli stati mettessero a disposizione del Consigli

di sicurezza forze armate e attrezzature, anche di utilizzabilità immediata. Sempre caso per caso.

Segue: le operazioni di mantenimento della pace e la loro evoluzione

Fenomeno di indubbia importanza, anche quantitativa, sviluppatosi dopo la guerra fredda nella

pratica delle NU, anche se al di fuori delle previsioni della Carta. Sono in genere autorizzate dal

Consiglio di sicurezza, ma senza invocare i poteri di cui al Capitolo VII.

Erano effettuate da forze armate provenienti da stati diversi dai membri permanenti del

o Consiglio di sicurezza e da qualsiasi altro stato che per ragioni geografiche o altre avesse

un interesse speciale nel conflitto.

Avevano compiti di interposizione in situazioni di tregua o di cessate il fuoco ed anche

o di osservazione e di verifica di tali situazioni.

Erano dotate solo di armamento leggero e potevano farne uso solo per legittima difesa.

o La loro presenza sul territorio di uno stato era sotto la condizione del consenso di tale

o stato. questi requisiti di imparzialità, risultò arduo contenere le missioni di peacekeeping

Nonostante

entro i limiti così tracciati: truppe NU coinvolte in Congo(morto segretario!), in Bosnia-

Erzegovina e Somalia. Tendenza ad assumersi più obblighi di quelli previsti in partenza: non

solo peacekeeping , ma anche peacemaking , peace enforcement e peacebuilding da parte delle NU,

ma problemi grossi quanto al rispetto di requisiti come:

un mandato chiaro,

o una catena di comando ben definita,

o un calendario preciso,

o un finanziamento sicuro.

o 40

Segue: la riattivazione del Capitolo VII e l’uso della forza deciso alla

stregua di tale capitolo

La fine della guerra fredda ha permesso, nell’ultimo decennio del XX secolo, la riattivazione del

capitolo VII della Carta, anche se tale utilizzo si è discostato dalla procedura vista nel cap.VII:

Il Consiglio preferisce invocare, anziché singoli articoli, tutto il cap. VII nel suo insieme.

o Sviluppo del concetto di “minaccia alla pace”: ora abbraccia anche situazioni di

o diritto interno(es: flussi di rifugiati). Inoltre sono state comprese tra le minacce alla pace

anche le violazioni gravi del diritto umanitario, i conflitti armati interni, e gli atti di

terrorismo internazionale.

Le azioni decise, quando comportano l’uso della forza, vengono intraprese dalle NU sotto

o forma di missioni che sono evoluzioni delle missioni di peacekeeping. Per le missioni che

eccedono rispetto agli obiettivi di peacekeeping, e che quindi richiedono l’uso della

forza, si è diffusa la prassi dell’autorizzazione del Consiglio verso “coalizioni di stati

volontari”(Es: 1990, Operazione Desert Storm per la liberazione del Kuwait

dall’occupazione irachena).

Invocando il Capitolo VII il Consiglio ha creato, cooperando con le popolazioni locali,

o istituzioni giudiziarie e amministrative con competenza per territori in cui si erano

verificati gravi conflitti(Tribunali penali per ex-Jugoslavia e Ruanda, Commissione di

compensazione per danni al Kuwait…). Sentenza relativa al caso Tadic : Il Consiglio ha

esorbitato rispetto ai suoi poteri? Il Tribunale penale per i crimini commessi nell’ex-

Jugoslavia dice di no, potendosi ricondurre l’operato del Consiglio all’ art.41, 42, o al diritto

internazionale generale per l’acquiescenza degli stati.

L’uso della forza da parte di stati senza autorizzazione delle NU nella

prassi recente: Kossovo, Afghanistan, Iraq

Kossovo

Il Consiglio di Sicurezza dichiarò la situazione di repressione della popolazione albanese dal

governo jugoslavo una “minaccia alla pace” e tale da dar luogo ad una “imminente

catastrofe umanitaria”.

armato venne giustificato sostenendo che tali risoluzioni contenevano una

L’intervento

autorizzazione implicita, e che era fondato in un diritto di intervento umanitario. Però

l’autorizzazione non venne chiesta, e nemmeno sarebbe stata ottenuta, visto che la Russia

era contraria all’intervento.

Jugoslavia portò davanti alla Corte 10 azioni parallele contro altrettanti 10 stati per un

La

giudizio di merito, ma essa non si schierò, perché comunque era difficile conciliare l’azione

delle truppe NATO con la Carta delle NU.

strada dell’autorizzazione implicita non è sostenibile. Quella in base al diritto

La

umanitario sì, ma comunque l’intervento umanitario doveva essere soggetto a dei limiti. Essi

sono stati descritti in una nota del Foreign and Commonwealth Office del ’98: l’uso

della forza senza autorizzazione del Consiglio può giustificarsi in caso di “schiacciante

necessità umanitaria” applicandosi i seguenti criteri:

a) Prove convincenti e generalmente accettate, di una situazione di necessità umanitaria

estrema e di larga scala, che richiede sollievo immediato e urgente.

b) Che sia chiaro che non vi è un’alternativa possibile all’uso della forza per salvare vite

umane

c) Che l’uso della forza che si propone è necessario e proporzionato al fine ed è

strettamente limitato nel tempo e nella portata a tale fine(il minimo necessario)

dubbi sulla sussistenza di tali requisiti nel caso concreto.

Seri

Afghanistan

Atti dell’11 Settembre definiti “minacce alla pace” dal Consiglio di sicurezza. Il Consiglio

dichiarò anche di “essere pronto a prendere tutte le misure necessarie per rispondere agli

41

attacchi terroristici dell’11 Settembre” e di “riconoscere il diritto di legittima difesa

individuale o collettiva secondo la Carta”.

luce della prima dichiarazione l’autorizzazione sarebbe stata possibile, ma gli USA e

Alla

gli alleati preferirono non chiederla e giustificare la loro azione con la legittima difesa.

acquiescenza degli stati alla giustificazione e all’azione, anche se in dottrina vi

Sostanziale

sono argomenti contrari.

Iraq

Qui la giustificazione è in riferimento alla risoluzione 1441 del 2002, in cui si constata che

l’Iraq stava ignorando l’obbligo di eliminare le armi di distruzione di massa imposto dopo il

cessate il fuoco con il Kuwait, e in cui si prevede che in tal caso l’Iraq avrebbe dovuto

affrontare “serie conseguenze”. Il fatto che l’Iraq non ci sentisse è bastato agli USA per

sentirsi autorizzati all’uso della forza.

aver cercato ripetutamente di avere l’autorizzazione del Consiglio, gli USA hanno

Dopo

invocato la dottrina della legittima difesa preventiva per sostenere i due argomenti

giustificatori dell’azione armata: la presenza in Iraq di armi di distruzione di massa e la

connessione del governo iracheno con Al-Qaeda, che per quanto noto non hanno

ancora trovato conferma.

Capitolo XI. La responsabilità internazionale

La responsabilità internazionale è l’obbligo di riparazione nascente dalla violazione delle norme

internazionali(illecito internazionale).

Le norme dalla violazione delle quali nasce la responsabilità, sono essenzialmente consuetudinarie,

anche se vi sono stati numerosi tentativi di codificazione.

Nel 2001 è stato ultimato un lavoro della Commissione del diritto internazionale sulla

“responsabilità internazionale degli stati per atti internazionalmente illeciti”. Esso doveva diventare

una codificazione, ma su consiglio della Commissione non è stato adottato dall’Assemblea Generale

come progetto di convenzione da sottoporre ad una conferenza diplomatica.

Così l’Assemblea si è limitata a prendere nota degli articoli(CDI) e a raccomandarli all’attenzione

dei governi.

Gli articoli CDI si articolano in 3 parti:

1. L’atto internazionalmente illecito di uno stato

2. Contenuto della responsabilità internazionale

3. Messa in opera della responsabilità internazionale

L’opera di codificazione promossa dalle NU è stata limitata alla responsabilità internazionale degli

stati, con esclusione della responsabilità dei soggetti di diritto internazionale diversi dagli stati. Il

che non esclude però che norme analoghe a quelle sulla responsabilità siano applicabili anche agli

altri soggetti.

La responsabilità internazionale come conseguenza di un comportamento

in contrasto con un obbligo internazionale

Sentenza del 1927 nella controversia sull’officina di Chorzòw: “E’ un principio di

o diritto internazionale che la violazione di un impegno ha per conseguenza l’obbligo di

riparare in forma adeguata”.

Sentenza arbitrale sul caso Rainbow Warrior: “Nel campo del diritto internazionale non

o c’è distinzione tra responsabilità contrattuale e responsabilità da atto illecito”.

L’illecito internazionale si compone di 2 elementi:

Art. 2 CDI Sussiste un fatto illecito internazionale quando un comportamento consistente in

un’azione o in un’omissione: 42


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto schematico di diritto internazionale sui problemi fondamentali a cura di Francesco Peroni. Argomenti: origini, caratteri e struttura della società internazionale, soggetti del diritto internazionale, lo stato, la successione di stati, l'individuo come titolare di diritti ed obblighi, etc,etc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Politi Mauro.

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