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Riassunto esame Diritto internazionale, professoressa De Cesari, testo consigliato Diritto Internazionale, problemi fondamentali, Treves

Sunto per l'esame di Diritto Internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dalla professoressa De Cesari: Diritto Internazionale, problemi fondamentali, Treves, Unversità degli Studi di Brescia - Unibs. Scarica il file in PDF!

Esame di Diritto internazionale pubblico docente Prof. P. De Cesari

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Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Dichiarazione dei diritti della persona appartenente a minoranze etniche e

o religiose (1992)

Trattato di pace tra Italia e Alleati (di Parigi), riguardo la tutela delle minoranze di

o Trento e Bolzano (1947).

Quando uno stato si estingue, bisogna prendere in esame la sua successione:

In materia di trattati: gli stati possono decidere anche solo tramite accordi oppure seguire

 cioè che è stato deciso durante la Convenzione di Vienna del 23 agosto 1978 :

Incorporazione i trattati che vincolano il primo stato cessano di valere per la

o parte distaccata: per essa valgono i trattati dello stato che la annette, se non di-

versamente stabilito con accordi.

Stati di nuova indipendenza non ci sono regole generali di diritto internazionale

o Unione i trattati precedenti restano in vigore ma solo nella zona dove lo erano

o prima.

Separazione i trattati precedenti sono in vigore anche negli stati nuovi.

o

In materia diversa dai trattati (Convenzione di Vienna dell’8 aprile 1983, non in vigore

 perché ha ricevuto poche ratifiche. Nell’intenzione originaria si voleva parlare anche di

materie economiche e finanziarie ma è risultato troppo controverso, quindi si parla di:

Beni pubblici (= i beni che erano dello stato predecessore) lo stato successore

o subentra nella titolarità dei beni dello stato predecessore:

Per i beni immobili su diverso territorio : vanno in equa proporzione ai

 nuovi stati dopo la dissoluzione

Per i beni mobili : restano legati ad attività relative al territorio a cui è

 riferita la successione (es auto della polizia)

Archivi di stato (per l’Unesco è patrimonio inestimabile) : lo stato successore

o acquisisce i documenti che si trovano nell’archivio del suo territorio, in modo da

perseguire la normale amministrazione (criterio del territorio)

Debiti pubblici : il nuovo stato non dovrebbe pagare nulla, se non in seguito ad un

o trattato. Secondo la Convenzione andrebbero divisi equamente tra gli stati suc-

cessori, tranne in caso di nuova indipendenza.

Ci sono delle entità di cui si discute sulla personalità internazionale:

Insorti (=ribelli che insorgono contro il proprio governo, volendo la successione).

 Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

5

Sono soggetti di diritto internazionale seppur temporaneamente (la rivolta deve finire, in

modo positivo o negativo), se sono organizzati secondo un comando responsabile, se

hanno un effettivo controllo del territorio e se hanno relazioni paritarie con enti indipen-

denti.

Devono rispettare e nei loro confronti sono rispettate le norme di diritto umanitario.

Si parla di essi nella Convenzione di Ginevra del 1949 e in successivi protocolli.

Governi in esilio: sono governi che si trasferiscono o si costituiscono sul territorio di uno

 stato amico a causa di conflitti interni o invasione bellica, che rendono impossibile il

governo (ad es in GB durante la seconda guerra mondiale, c’era il governo di Olanda,

Grecia, Lussemburgo, Polonia, Norvegia, …). Non sono soggetti di diritto internazionale,

perché non hanno territorio e non sono totalmente indipendenti (è come se fossero un

organo dello stato ospitante).

Santa Sede è la suprema autorità di governo della Chiesa Cattolica (in passato è stata

 anche sprovvista di territorio), mentre Città del Vaticano è solo il territorio (è un

microstato). Ci sono degli elementi a favore della sua personalità giuridica internazionale:

Trattati con terzi (non solo con confinanti)

o Ha ottenuto riconoscimenti internazionali come stato

o È osservatore ONU e, in generale, ha ruolo nelle organizzazioni internazionali,

o essendo membro di quelle che tutelano i diritti fondamentali.

Concede la cittadinanza

o Accredita diplomatici esteri e accredita i propri all’estero (non sono accettati in

o tutti gli stati, ad esempio non in GB)

Con i Patti Lateranensi, l’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede e la piena e

o assoluta potestà sul Vaticano.

Sovrano Ordine di Malta: è un’istituzione religiosa che dipende dalla Santa Sede. Aveva

 controllo su un territorio (ad es Rodi), ma tuttora non ha sovranità su nessun territorio.

Quindi non è soggetto di diritto internazionale.

Popoli

 Movimenti di Liberazione Nazionale, sono movimenti che combattono con o senza armi

 contro governi coloniali, razzisti e stranieri occupanti, verso il fine della propria autode-

terminazione. La dottrina è divisa tra chi non li considera soggetti di diritto internazionale

e chi invece sì (gli internazionalisti), in base a determinati parametri e requisiti (ruolo nelle

organizzazioni internazionali [OLP è osservatore ONU] e controllo effettivo su un

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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territorio e sulla popolazione). Gli stati terzi possono aiutare i movimenti riconosciuti; tra

di essi vi è l’OLP, ovvero l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina:

Creata nel 1964, rappresenta le richieste della popolazione della Palestina, con

o l’obiettivo dell’indipendenza.

Dal 1974 è osservatore ONU: partecipa alle riunioni dell’Assemblea Generale e del

o Consiglio di Sicurezza e può anche fare delle proposte.

Nel 1988 è stato cambiato il nome in Palestina (anche se resta conosciuta come

o OLP), perché ha controllo su popolazione e territorio e ha ottenuto riconoscimenti

come nuovo stato.

Dal 1993 ha delle istituzioni con poteri amministrativi

o Il 25.09.2014 l’attuale leader Abu Mazen ha proposto che la Palestina fosse

o riconosciuta come vero e proprio stato. Prossimamente sottoporrà al Consiglio di

Sicurezza dell’ONU un progetto di risoluzione per mettere fine all’occupazione da

parte di Israele e per creare lo stato indipendente della Palestina, con capitale

Gerusalemme. Il capo israeliano non è d’accordo poiché ritiene che non si possa

risolvere così una questione di tale importanza, ma con trattati e accordi.

Secondo parte della dottrina la Palestina esiste già perché ha controllo su un

o popolo e su un territorio. Oggettivamente è uno stato in evoluzione anche perché

nella stessa Palestina molti gruppi si contrastano per la leadership.

Imprese multinazionali (= impresa madre + filiali, che operano in diversi paesi). Sono così

 forti da riuscire ad influenzare l’adozione di atti delle organizzazioni internazionali.

Hanno un codice e dei comportamenti da seguire; se gli sono riconosciute delle

prerogative, devono rispettare le norme di diritto internazionale, su diritti fondamentali,

contro il lavoro minorile, sulla protezione dell’ambiente e per la tutela dello sviluppo

sostenibile (= che sfrutta le risorse in modo tale da non distruggerle per le generazioni

future).

La dottrina è divisa:

Chi le ritiene soggetto internazionale, o almeno le attribuisce un ruolo, lo fa per

o fare in modo che rispettino le regole del diritto internazionale.

Chi è contrario lo è perché non hanno cntrollo su un territorio, perché hanno

o codici non giuridici (ma morali, soft law) e perché gli accordi che concludono sono

privatistici

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Le organizzazioni internazionali

Nel 1800 vi è l’inizio dello sviluppo con accordi multilaterali con determinati fini materiali (nel 1919

ci sarà la Società delle Nazioni, che poi diventerà ONU, e sarà la prima associazione con fini

universali e generali, poiché le precedenti avevano fini particolari, tra cui la navigazione,

telecomunicazioni, …).

Sono soggetti di diritto internazionale. Fino a prima della seconda guerra mondiale erano

solamente strumenti di collaborazione. Con il caso Bernadotte del 1949, in cui sono stati uccisi

due funzionari ONU in Israele (dove si trovavano come mediatori tra arabi ed ebrei), è affermata

la soggettività internazionale dell’ONU e delle organizzazioni internazionali, attraverso un parere

della Corte Internazionale di Giustizia; in qualità di soggetto di diritto internazionale (dotato di

capacità giuridica e di capacità di agire, sia verso gli stati membri che verso terzi), quindi, l’ONU

aveva diritto al risarcimento dei danni.

Sono classificate in questo modo:

Regionali, es UE, se agiscono in una zona determinata

 Globali, planetarie, es ONU

 Con vocazione settoriale, es FMI

 Con vocazione universale, es ONU

Hanno autonomia ed indipendenza rispetto agli stati che ne fanno parte e rispetto alle altre

organizzazioni internazionali. Ogni stato ha dei diritti e degli obblighi rispetto all’organizzazione

e viceversa. L’autonomia è anche economica, poiché ha proprie fonti di finanziamento (ovvero le

quote degli stati membri).

Sono diverse dalle conferenze multilaterali, che sono incontri di stati per discutere di determinati

problemi (è solo un incontro, non ha struttura organizzativa autonoma). Hanno una loro

organizzazione interna, propri organi il cui funzionamento è dettato da appositi regolamenti) e

istituzioni che agiscono all’esterno, proprie regole e un proprio statuto.

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Lo statuto (accordo multilaterale, trattato istitutivo) si fonda sulle norme della Convenzione di

Vienna del 1969 (codificazione del diritto internazionale):

Contiene funzioni e obiettivi dell’organizzazione fini molto diversi, ovvero tutela dei

 

diritti, militari (NATO), tecnici e telecomunicazioni, pratici, economici

Può prevedere una durata (es Ceca 50 anni)

 Elenca gli stati membri e le norme sulla rappresentanza; essendo parte del trattato si

 acquista la qualità di membro: gli stati della Conferenza istitutiva sono i fondatori, gli altri

possono unirsi attraverso una procedura di adesione (serve che lo stato rispetti

determinati requisiti), rispettando le eventuali clausole minime di partecipazione.

Illustra diritti e doveri dello stato verso l’organizzazione

 Descrive organi ed istituzioni, ovvero, in generale:

 Organo plenario (detto Assemblea, Assemblea Generale, Congresso, …)in cui sono

o rappresentati tutti gli stati membri. Fa le più importanti deliberazioni (bilanci,

ammissione /esclusione membri, …) in merito soprattutto ad obiettivi e politica

generale. Ogni stato ha a disposizione un voto.

Organo più ristretto (detto Comitato Esecutivo, Consiglio, Consiglio DIrettivo, …) in

o cui sono rappresentati solo alcuni stati, in base a quanto previsto dal trattato

istitutivo. Ha il compito di prendere le decisioni d’urgenza e ha potere esecutivo.

Organo amministrativo, con funzioni amministrative ed esecutive

o

Contiene fonti di finanziamento e quote periodiche degli stati membri. Le fonti di

 finanziamento sono tra le più varie:

Quote di partecipazione degli stati

o Fonti autonome (investimenti, azioni, …)

o Contributi volontari dei membri

o Trattenimento di parte dei gettiti fiscali

o

Prescrive norme relative al bilancio annuale

 Se lo permette, gli stati possono concludere trattati internazionali

 Può essere oggetto di revisione, con maggioranza qualificata.

 Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Lo stato, nel momento in cui fa la sua candidatura, può chiedere una riserva al trattato, ovvero

una limitata applicazione dello stesso. È possibile di solito perché si tende a ricercare il maggior

numero di adesioni; di solito non è permesso per i trattati istitutivi, poiché limiterebbe l’attività

dell’organizzazione, ma la Conferenza di Vienna del 1969 l’ha permesso a patto che il trattato

stesso non disponga diversamente, che la riserva sua accettata dalle istituzioni

dell’organizzazione e che non sia contraria ai fini dell’organizzazione.

Uno stato può perdere il ruolo di membro (non in modo immediato perché prima vanno

sistemate varie questioni, anche finanziarie):

Esercitando il suo diritto di recesso (se ammesso nel trattato istitutivo), attraverso una

 apposita procedura. La richiesta va inviata all’istituzione competente, che la trasmette ai

membri.

L’organizzazione lo vuole espellere per aver violato i principi della stessa

 Lo stato ha perso i requisiti di stato, non ha più effettività e sovranità.

Ogni stato ha diritto ad un voto; a volte esso è ponderato, in base ad esempio alla popolazione

o alla partecipazione economica. Il voto può anche essere sospeso. Può avvenire in diversi modi:

Unanimità

 Maggioranza (qualificata, assoluta, …)

 In alcuni casi, basta l’approvazione per consenso: non c’è votazione formale, se nessuno

 è contrario la decisione è presa (ad esempio nell’ONU)

In merito al tema della responsabilità delle organizzazioni internazionali non c’è una regola,ma

nella prassi vi sono diverse manifestazioni. In una sentenza della Commissione arbitrale, in

riferimento all’insolvenza di due organizzazioni internazionali, si è decido per la responsabilità

solidale degli stati membri.

L’Unione Europea

L’Unione Europea ha 6 stati fondatori; ora sono 28. Per entrare nell’UE gli stati hanno dovuto:

informare le istituzioni (Parlamento UE e dei membri) in merito all’intenzione di

 candidarsi. L’adesione è decisa dal Consiglio (Capi di stato e di governo) all’unanimità e

dal Parlamento UE a maggioranza qualificata.

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Accettare di sottostare ai valori UE, tramite il trattato di adesione.

 Rispettare dei requisiti di adesione:

 Essere uno stato europeo

o Rispettare valori comuni

o Rispettare la dignità umana, libertà, democrazia

o Essere uno stato di diritto

o Impegnarsi a rispettare e promuovere i diritti dell’uomo e delle minoranze.

o

L’UE ha un particolare procedimento legislativo: la Commissione propone, mentre il Consiglio

approva. Gli atti UE sono i regolamenti e le direttive.

Gli organi dell’UE sono:

Consiglio Europeo, di cui fanno parte i leader politici nazionali ed europei. I compiti sono

 relativi alla definizione dell’orientamento politico, ma senza partecipare al processo

legislativo.

Alto rappresentante UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune (ora è l’Italia)

 Corte di Giustizia dell’UE

 Corte dei Conti

 Banca Centrale Europea

 Consiglio dell’UE, dove sono rappresentati i governi degli stati membri

 Presidenza dell’UE: a rotazione, ogni 6 mesi. Ora c’è l’Italia, fino al 31.12.2014, poi Lettonia,

 Lussemburgo e Paesi Bassi. I progetti comunque sono sempre di 3 stati, il presidente e i

due successivi.

Parlamento dell’UE, eletto direttamente dai cittadini. Ha un presidente che ora è Barroso.

 Commissione Europea, fa rispettare le normative.

 Banca Europea degli Investimenti

Le organizzazioni non governative (ONG)

Sono organizzazioni tra enti con lo stesso fine, che operano in paesi diversi. Gli scopi possono

essere dei più vari: economico, religioso, scientifico, tutela dell’ambiente, tutela dei diritti umani,

ma anche negativi. Hanno personalità giuridica interna in ogni stato, ma non internazionale.

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Sono richiamate con funzione consuntiva nello statuto dell’ONU. Inoltre spesso collaborano con

la Corte Internazionale di Giustizia nei vari paesi o con il Tribunale Penale Internazionale, nel

amicus curiae

ruolo di .

Ne sono esempi Amnesty International, Croce Rossa Internazionale o Green Peace.

Le Nazioni Unite

Sono un’organizzazione aterritoriale, con personalità giuridica internazionale e interna; è la

principale organizzazione a vocazione universale. È nata il 26.06.1945 con la Carta di San

Francisco. Alla conferenza erano presenti gli stati vincitori della seconda guerra mondiale e altri

50 (oggi sono 194). Nasce dopo il mancato successo della Società delle Nazioni, che aveva fallito

nel raggiungimento dei propri fini (pace e sicurezza internazionale).

I compiti e le competenze delle Nazioni Unite sono:

Mantenimento della pace e della sicurezza internazionale

 Divieto all’uso della forza nelle relazioni internazionali, quando si rischia di pregiudicare

 l’integrità territoriale degli stati.

Per risolvere le controversie di usano mezzi pacifici

 Relazioni amichevoli tra gli stati, fondate sul principio di uguaglianza: devono cooperare

 tra loro in vari settori (sociale, economico, culturale, umanitario)

Rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali

 Rispetto del principio di autodeterminazione dei popoli

 Rispetto della giurisidizione interna degli stati art. 2, paragrafo 7 Carta ONU: non

 

autorizza ad intervenire su questioni di competenza degli stati (principio della domestic

giurisdiction) eccezioni del capitolo 7 : azioni che il Consiglio di sicurezza può

intraprendere (può imporre sanzioni e fare azioni coercitive)

Per l’ammissione alle Nazioni Unite servono dei requisiti:

Deve trattarsi di uno stato, soggetto di diritto internazionale, con effettività ed

 indipendenza ci sono anche stati osservatori, tra cui la Santa Sede e la Palestina (con

prerogative maggiori)

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Deve essere amante della pace, rispettando gli obblighi della Corte (deve esserne capace)

 problema: gli stati neutralizzati non possono (per la loro Costituzione) mandare forze

armate nelle missioni. Ad esempio:

Svizzera : ha modificato la sua Costituzione e partecipa alle missioni armate per il

o mantenimento della pace

Austria : ha aderito all’ONU ma non le è richiesto l’intervento armato.

o

Gli organi principali dell’ONU sono:

Assemblea Generale, di cui fanno parte tutti i membri, in posizione di uguaglianza.

 Adotta risoluzioni in forma di raccomandazioni [verso stati in crisi o Consiglio di

o Sicurezza] e dichiarazioni di principio per la pace e per la sicurezza internazionale.

Sistema di approvazione per consenso

o Discute questioni di pace e di sicurezza internazionale

o Elegge i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, membri dell’Ecosoc

o con il parere del Consiglio di Sicurezza (54), giudici CIG e segretario generale.

Discute sull’ammissione di nuovi stati

o

Consiglio di Sicurezza, organo a composizione ristretta

 Adotta misure necessarie per la pace e la sicurezza internazionale, con valore

o vincolante per gli stati

Composizione:

o 5 membri permanenti (i vincitori della seconda guerra mondiale : USA, GB,

 Francia, Russia, Cina)

10 non permanenti, in carica 2 anni, eletti 5 ogni anno

 2013/2014: Argentina, Australia, Lussemburgo, Ruanda, Corea del Sud

 2014/2015: Nigeria, Cile, Ciad, Arabia Saudita, Lituania

Si riuniscono fuori sessione, quando è necessario.

o Si discute di una riforma, perché la composizione sembra non rispecchiare la

o distribuzione degli stati. Dal 2004 Brasile, Germania, Giappone e India chiedono di

entrare e di allargare il numero di membri permanenti:

Giappone e Germania sono il 2° e 3° paese più contribuente all’ONU

 Germania è il 2° stato che da più contributo alle missioni di truppa

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

13 India è appoggiata da GB, Cina, Russia

 Italia propone l’ingresso dell’UE (ma ciò richiede modifiche allo statuto)

 Serve anche l’ingresso di un paese africano (Egitto, Sudafrica o Nigeria)

Consiglio Economico - Sociale (Ecosoc) [64 membri]

 Coordina e dirige l’attività nei vari settori

o Le decisioni sono prese a maggioranza dei membri

o Mantiene rapporti con gli istititi specializzati (accordi), le altre organizzazioni e le

o ONG (accordi consultivi)

Ha sede a L’Aja (così come CIG, CPI (penale), Conferenza dell’Aja in materia di dip)

o

Consiglio di Amministrazione Fiduciaria : non esiste più

 Corte Internazionale di Giustizia

 15 giudici, eletti dall’assemblea generale con il parere del Consiglio di Sicurezza

o Funzione consuntiva e giurisdizionale

o Risolve le controversie tra gli stati (la CPI invece è per gli individui)

o È richiesta una riforma sulle elezioni perché spesso i giudici eletti sono dello stesso

o stato dei membri del Consiglio

Segretariato

 Presieduto dal Segretario (ora Ban Ki - Moon)

o Compiti diplomatici, esecutivi relazioni politiche con gli stati

o Rappresenta l’ONU sulla scena internazionale

o È depositario e registra i trattati internazionali

o Gli sono sottoposte questioni su pace e sicurezza internazionale.

o

Gli organi sussidiari dell’ONU sono:

UNICEF : aiuti i minori che soffrono la fame e rischiano la vita a causa delle malattie

 UNCDAP (Conferenza per il commercio e lo sviluppo): il fine è lo sviluppo dei paesi del

 terzo mondo e diminuire il divario tra i paesi sviluppati e gli altri.

UNDP (Programma ONU per lo sviluppo): diffondere nei paesi non sviluppati le cono-

 scenze tecniche per lo sviluppo. Invia esperti per formare la classe dirigente e favorisce

forme di cooperazione.

UNHCR (Alto Commissariato per i rifugiati)

 Commissione per la ricostruzione della pace per i paesi dove i conflitti pregiudicano la

 pace (dal 2005).

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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L’uso della forza

Si tratta dell’uso della forza, da parte dell’ONU, per la pace e la sicurezza internazionale.

In passato era un mezzo lecito e legittimo: guerre e rappresaglie per liti di natura politica,

giuridica o per la sovranità di uno stato.

Dopo la seconda guerra mondiale, invece, si inizia a parlare di divieto all’uso della forza (nella

Carta ONU divieto totale ed assoluto per la risoluzione delle controversie tra stati, art 2,

paragrafo 4 norma di diritto internazionale, ius cogens, non derogabile) e di un diritto bellico,

ovvero di regole da seguire durante la guerra e di convenzioni.

Nella Società delle Nazioni il divieto c’era ma non era assoluto: era condizionato al previo

esperimento di una procedura arbitrale/giudiziaria o all’esame del consiglio di sicurezza per un

periodo di 3 mesi.

Oltre all’uso della forza in sé, è vietata anche la minaccia al ricorso della forza armata: su questo

però ci sono varie interpretazioni. Ad es l’incremento dell’arsenale bellico non è stato

considerato minaccia da una sentenza della CIG su attività militari in Nicaragua, ma è considerato

minaccia relativamente all’uso di armi nucleari in legittima difesa da parte di uno stato attaccato.

Ci sono delle eccezioni rispetto al divieto all’uso della forza, ovvero:

Legittima difesa (art. 51)

 Non ci si riferisce a legittima difesa preventiva, ma solo in seguito ad un attacco

o Può essere individuale o collettiva, ma è comunque un diritto naturale attuabile

o solo in seguito ad un attacco armato o un’aggressione

È utilizzabile solo finché non è adottata una risoluzione per risolvere la questione e

o riportare la pace

L’avvio della procedura di legittima difesa va notificata, così come le singole azioni

o 1974: risoluzione ONU per provare a definire un’aggressione

o 2014: risoluzione ONU per riaffermare la pericolosità del terrorismo, il fatto che si

o stia espandendo e che non può essere associato ad una religione, civiltà, … 

però condanna l’ISIS e chiede agli stati di prevenire il terrorismo proveniente dal

proprio territorio.

Misure coercitive adottate dal Consiglio di sicurezza

 Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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In generale comunque il Consiglio di Sicurezza ha il potere discrezionale di adottare tutte le

misure necessarie al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (art.24, cap.7), in

ordine progressivo, dall’accertamento all’uso della forza:

Misure di accertamento (art. 39), per indagare e studiare la situazione a rischio in caso di

 minaccia e violazione alla pace, dovute a operazioni militari, uso della forza armata tra

stati e aggressione (definizione lacunosa: una risoluzione del 1974 la definisce come

proliferazione di armi di distruzione di massa, flusso di rifugiati in grande scala, atti di

terrorismo, genocidio, violazione di diritti fondamentali; il tutto anche all’interno di uno

stato, poiché possono generare un conflitto). Il Consiglio di sicurezza interviene con

raccomandazioni e decisioni per ristabilire la pace:

Risoluzione 1199/1998 (Kosovo): è una minaccia alla pace la violazione dei diritti

o fondamentali dell’uomo

Risoluzioni post 11.09.2001: terrorismo è una minaccia alla sicurezza internazionale

o Misure adottate verso il governo della Rodesia del Sud (Apartheid)

o

Misure cautelari (art. 40) , sono raccomandazioni a livello cautelare, provvisorie nella

 speranza di trovare una soluzione. Ad esempio una moratoria per “cessate il fuoco”.

Misure non implicanti l’uso della forza (art. 41), hanno valenza obbligatoria. Ad esempio:

 Misure di tipo economico (sanzioni economiche, embargo [dievieto di importare

o ed esportare] blocco dei porti, …). Ad esempio erano state adottate in Crimea,

verso la Russia per determinati prodotti. Sono misure criticate perché

pregiudicano l’economia di sanzionati e sanzionatori, e, in particolare, per i

sanzionati, i problemi maggiori nascono dalla mancanza di farmaci.

Interruzione totale/parziale delle comunicazioni postali, aeree, …

o Rottura delle relazioni diplomatiche

o Condanna morale del comportamento dello stato (a causa ad esempio della

o violazione di diritti fondamentali)

Non riconoscimento della legittimità di un comportamento

o Azione dei tribunali penali internazionali

o

Sono state usate molto spesso anche come misure personali, rivolte a persone o

organizzazioni elencate in una black list, che portano ad esempio al blocco dei loro

movimenti, attività finanziarie, … è in dubbio però la tutela dei diritti fondamentali per

queste persone, che non hanno la possibilità di difendersi (es. caso Kadi, che si è rivolto

alla Corte di Giustizia UE)

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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Misure implicanti l’uso della forza (ART. 42 - 43), contro la minaccia alla pace e alla

 sicurezza internazionale: il concetto si allarga pian piano verso emergenze umanitarie e

calpestamento dei diritti fondamentali.

Risoluzione 1970 e 1973/2011 rispetto alla crisi in Libia uso della forza delle

o truppe governative di Gheddafi contro chi si opponeva a lui e al suo regime

Risoluzioni recenti, anche individuali (es terroristi black list) con blocco dei conti

o correnti, divieto di spostarsi, … (ma contro i loro diritti)

Risoluzione agosto 2014 (all’unanimità) contro i jadisti islamici: l’ONU chiede che

o sia ostacolato il loro finanziamento/reclutamento ci sono anche sanzioni

individuali verso 6 persone: congelamento beni/fondi, divieto di spostarsi,

embargo sulle armi (gli stati devono controllare, non combatterli con la forza).

ART. 42 : Il Consiglio di Sicurezza può adottare misure implicanti l’uso della forza se le misure

dell’art. 41 non sono adeguate per stabilire pace e sicurezza internazionale, sia in uno stato in

guerra civile sia contro uno che ne ha aggredito un altro, violando la sua sovranità nazionale.

ART. 43 : per la pace e la sicurezza, tutti i mebri mettono a disposizione del Consiglio di

Sicurezza le forze armate e le facilitazioni necessarie (es passaggio) in base ad accordi (le truppe

diventano del Consiglio di Sicurezza) in realtà gli accordi non sono mai esistiti.

ART. 47 : Prevede un Comitato di Stato Maggiore, formato dai Capi di Stato Maggiore dei

membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (il Comitato c’è, ma non è mai consultato).

Ci sono due tipi principali di interventi da parte del Consiglio di Sicurezza:

Sistema delle forze di peace keeping (caschi blu):

 Costituzione di forze messe a disposizione degli stati alle Nazioni Unite perché

o potessero intervenire in casi di crisi (crisi limitate o comunque intervento post

guerra per ristabilire la pace)

Sono sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea Generale e

o sotto la direzione del Segretario Generale : agiscono in base a un mandato.

Intervengono in forza del consenso dello stato territoriale; non possono usare la

o forza armata a meno che non siano in situazione di legittima difesa. Sono forze

cuscinetto, di interposizione tra le forze belligeranti, su cui non possono imporsi.

Si discute sulla loro base giuridica:

o Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

17 Art. 36 (cap 6) : processi e metodi di sistemazione adeguati, in qualsiasi

 fase del conflitto

Art. 40 - 42: misure del Consiglio di Sicurezza per la minaccia alla pace

 Dottrina prevalente art 41: misure che non implicano l’uso della forza

 

Sono inseriti tra i nuovi poteri normativi del Consiglio di Sicurezza, ma è da

 trovare la base giuridica.

Intervengono :

o in caso di scoppio o ripresa di conflitti o durante conflitti etnici.

 Dopo il conflitto con aiuti umanitari e operazioni di peace -making.

 Con operazioni di peace - enforcing, in seguito ad un’estensione del

 mandato, affinchè sia imposta la pace, anche con le armi

[Risoluzione del 1993-94 : ex Jugoslavia]

[Risoluzione del 2009: Repubblica Centroafricana]

Con operazioni di peace - building, in seguito all’estensione del mandato

 oltre la fine del conflitto forme di amministrazione del territorio da parte

di chi è intervenuto

[Risoluzione 1244/1999 : Kosovo]

[Risoluzione del 1995 : Bosnia]

[Timorest]

[Risoluzione 1511/2003 : Iraq USA e GB hanno poteri di controllo e am-

ministrazione territoriale, x preparare elezioni democratiche e condizioni

per il passaggio alla nuova autorità rappresentativa del popolo iracheno].

Delega del potere di utilizzare la forza nei confronti degli stati : a volte le risoluzioni sono

 poco chiare e gli stati, se intervengono, vengono di solito autorizzati in seguito (interventi

convalidati a posteriori) o altre volte l’autorizzazione è implicita.

Durante l’invasione della Corea del Sud, da parte della Corea del Nord, l’ONU

o invita gli stati ad aiutare la Corea del Sud, prevedendo una forza multilaterale,

sotto il controllo USA

Risoluzione 668/1990 con cui il Consiglio di Sicurezza autorizza gli stati membri ad

o usare le misure necessarie (anche la forza) al fine di garantire il ritiro delle truppe

irachene dal Qwait.

Risoluzione 1244/1999 (Kosovo): il Consiglio di Sicurezza incarica gli stati di

o assicurare assistenza umanitaria e garantire il ritiro delle forze serbe e permette

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

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l’uso della forza x mantenere il “cessate il fuoco”. In più è istituito un protettorato,

dove vi è controllo sull’amministrazione fino all’indipendenza del 2008.

Mali (2012/13) : su richiesta del governo stesso, per tutelarsi rispetto ad attacchi

o terroristici, il Consiglio di Sicurezza, manda una forza multilaterale autorizzata, in

collaborazione con le organizzazioni africane (Unione Africana e Comunità

Economica degli Stati dell’Africa Occidentale) per ristabilire il controllo del

territorio del Mali. La Francia interviene da sola, giustificandosi con la richiesta di

aiuto da parte del Mali. Sorge un problema, relativo alla legittimità del suo

intervento: alla fine il Consiglio di Sicurezza coordina l’intervento francese con

quello delle forze africane, attraverso una risoluzione.

Somalia (2009): il governo chiede l’intervento di forze multilaterali, anche con l’uso

o della forza, per reprimere il fenomeno della pirateria.

In teoria il ruolo del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale non sarebbe solo

del Consiglio di Sicurezza, ma anche dell’Assemblea, che inizialmente l’aveva affermato con la

risoluzione del 1950 conosciuta come “Uniting for peace”. Dopo l’entrata nell’ONU di molti stati

meno ricchi, rispetto ai fondatori, la competenza è stata spostata al Consiglio. L’Assemblea

comunque non può fare risoluzioni vincolanti, ma solo raccomandazioni al Consiglio

sulll’intervento. Non può nemmeno in caso di inerzia del Consiglio.

Le organizzazioni regionali militari

Sono gruppi di stati che collaborano per un sistema di difesa comune; funzionano come un

organo decentrato dell’ONU, con ruolo importante per la pace e la sicurezza internazionale.

Ad esse è dedicato il capitolo 8 della Carta ONU:

ART. 52: le organizzazioni collaborano con l’ONU se rispondono ai fini dell’ONU. Devono

 tentare sempre la via della soluzione pacifica, nelle proprie zone.

ART. 53: il Consiglio di Sicurezza usa accordi e organizzazioni regionali per azioni

 coercitive sotto la sua autorizzazione.

La Nato Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

19

È acronimo di Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, nata nel 1949, per formare un

fronte comune di difesa collettiva contro la Russia (si temeva la sua espansione); ad oggi ha 28

stati, tra cui USA, Canada, Italia (che sono anche tra i fondatori) ed alcuni paesi che facevano

parte del Patto di Varsavia (organizzazione che era contrapposta alla NATO, scioltasi dopo la

seconda guerra mondiale). Agisce all’esterno con i suoi organi e ogni stato ha una delegazione

presso essa.

Ha una sua organizzazione, sue istituzioni e uno statuto, il cui art. 5 giustifica i suoi interventi. In

particolare specifica che l’intervento della NATO è giustificato se viene attaccato uno dei paesi

membri e se l’intervento avviene sul territorio del trattato. Questo perché un attacco ad un paese

membro è come un attacco rivolto a tutti: tutti possono intervenire in sua difesa, con le misure

necessarie, anche con la forza, in esercizio dell’art. 51 sulla legittima difesa. In seguito si è

trasformata da organizzazione regionale a organizzazione per la lotta contro il terrorismo

internazionale con fini di difesa collettiva.

Le decisioni sono prese con consenso unanime e ogni paese contribuisce dando contingenti e

soldi alla NATO, in base al PIL.

È di stampo militare, con fini di difesa, ma rappresenta anche la cooperazione politica tra i

membri, soprattutto in politica estera; ha quindi una duplice struttura :

Politica, con :

 Consiglio del Nord Atlantico, con rappresentanti permanenti. Ha potere

o decisionario (decisioni politiche) e fa riunioni frequenti (di solito settimanali). Per

decisioni particolari possono partecipare anche persone esterne.

Assemblea, formata dai rappresentanti dei membri. Lo scopo è riunire i deputati

o parlamentari e discuterne di sicurezza e difesa.

Segretario Generale, presiede il Consiglio e rappresenta la NATO a livello

o internazionale.

Militare (organi organizzati in modo da fungere da deterrente degli uni verso gli altri):

 Comitato (comando) Militare,a Bruxelles, ci sono i rappresentanti militari dei

o membri e decide la strategia (linee strategiche) della politica militare della NATO.

Amministrazione, con enti locali (nei vari paesi membri) e militari (logistica,

o addestramento, …).

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

20

I maggiori interventi sono stati:

In generale:

 Afghanistan 2003 (la prima fuori dal territorio del trattato)

 Macedonia 2001

 Guerra civile libica 2011 (aiuto alla popolazione contro Gheddafi, fino alla sua

 uccisione)

A fini umanitari, in un altro stato, dove ci sono massicce violazioni di diritti fondamentali,

 che lo stato permette verso la sua popolazione. Non si può comunque parlare di nuova

norma consuetudinaria perché il Consiglio di Sicurezza non autorizza esplicitamente l’uso

della forza (es Libia 2011 o Siria 2012):

Irlanda del Nord (1991): aiuto ai curdi, giustificato. L’ONU con una risoluzione

o chiede di cessare i massacri e permettere aiuti umanitari: in teoria non era

ammesso l’uso della forza armata, ma è giustificato dalla violazione dei diritti.

Kosovo, risoluzione 1244/1999: prende atto della cessazione del conflitto e

o istituisce l’amministrazione internazionale del Kosovo. Prima la NATO era

intervenuta senza autorizzazione o risoluzione intervento criticato, risoluzione

richiesta ma respinta; la Serbia Montenegro chiede la questione di liceità al

tribunale di giustizia, ma esso declina la giurisdizione. Alla fine l’intervento è

giustificato per fini umanitari.

Per la tutela dei propri cittadini detenuti all’estero: la Corte di Giustizia Internazionale si

 pronuncia sulla cattura dei diplomatici a Teheran e non giustifica l’intervento USA come

mezzo di autotutela.

Per combattere il terrorismo, bisogna colpire le basi dei terroristi, senza colpire invece lo

 stato che le ospita; a volte si giustifica l’attacco allo stato dicendo che esso aiuta.

USA ha detto che in l’Afghanistan si confonde con l’organizzazione dei terroristi.

o 1985: intervento israeliano contro Tunisi (OLP) e bombardamenti USA sulle basi

o terroristiche prima dell’attentato alle Torri Gemelle sono esempi di attacchi alle

basi terroristiche.

Caso delle Torri Gemelle :

o Risoluzione 1373/28.09.2001: si attende giustificazione sull’attacco USA in

 Afghanistan, che non arriva, anche se si parla in negativo del terrorismo,

incolpandolo dell’attentato e si afferma che certi stati a volte sono

solamente organizzazioni terroristiche.

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

21 2002: Bush afferma la dottrina statunitense di sicurezza nazionale.

 Legittima la difesa preventiva attuabile contro chi sostiene il terrorismo.

Alcuni stati sono detti stati canaglia perché ospitano/sostengono i terroristi

quindi non devono godere di tutela internazionale

2010: Obama non esclude esplicitamente la legittima difesa preventiva.

Il diritto dei trattati

Le fonti del diritto internazionale, come descritte dall’articolo 38 dello Statuto CIG, sono:

 Convenzioni / trattati (diritto pattizio)

 Consuetudini

 Principi generali del diritto riconosciuti dalle nazioni civili

 Decisioni giudiziarie e dottrina

L’articolo 38 non presenta una gerarchia delle fonti, ma ha funzione meramente cognitiva.

Non è esaustivo, ci sono anche altre fonti, ad esempio gli atti prodotti dalle varie

organizzazioni internazionali. regole generali del

La Convenzione di Vienna del 1969 parla del DIRITTO DEI TRATTATI (

diritto internazionale dei trattati ), adottata il 22 maggio 1969, ed entrata in vigore il 27 gennaio

del 1980, dopo il deposito della 35esima ratifica.

Non riguarda i trattati tra le organizzazioni internazionali e tra stati e organizzazioni, poiché

per questo ci sarà un’altra convenzione, ovvero la Convenzione di Vienna del 1986. Per

questa convenzione del 1986, quella del 1969 è stata una tappa nel processo di

codificazione.

La Convenzione di Vienna del 1969 è nata dalla Conferenza del diritto internazionale, i cui

lavori sono iniziati nel 1966 e a cui il lavoro era stato affidato nel 1949.

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

22

Il trattato può anche essere segreto, ma in questo caso non è rilevante nelle controversie.

Convezione di Vienna 18969, articolo 2 (definisce un trattato)

Un accordo internazionale concluso per iscritto tra Stati e regolato dal diritto internazionale,

che sia costituito da un solo strumento o da due o più strumenti connessi, qualunque ne sia

la particolare denominazione.

Quindi una convenzione, un accordo, un patto, un protocollo, uno statuto, una carta, uno

scambio di note sono tutti termini per indicare un trattato.

Il trattato è insomma una convergenza di manifestazioni di volontà di due o più stati,

ciascuno dei quali consente, verso l’altro o gli altri, ad osservare come obbligatorie le regole

di condotta contenute in un documento scritto o in due o più documenti scritti, tra loro

connessi.

Il trattato ha una struttura formale:

1) Titolo, che indica sommariamente la materia del trattato.

2) Preambolo, parte introduttiva del testo del trattato. Contiene l’enunciazione di motivi e

obiettivi che hanno portato gli stati all’accordo. Di solito sono ivi indicati gli stati che

hanno partecipato al trattato.

3) Dispositivo, suddiviso spesso in paragrafi, capitoli, parti, articoli, è la parte precettiva

del trattato. Contiene la regolamentazione materiale, oggetto del negoziato, e i diritti e

obblighi discendenti.

4) Parte finale, che contiene disposizioni relative a tempi e modi in cui dovrà essere

espresso il consenso da parte degli Stati a vincolarsi, all’entrata in vigore,

all’applicazione spaziale e temporale, alla durata del trattato.

Diritto Internazionale (Treves) - Appunti di Luisa Gasparini

23

Dal punto di vista della lingua utilizzata originariamente si utilizzava il latino, che ha poi

lasciato spazio al francese, come lingua prevalente.

Nei trattati bilaterali, il testo è redatto nelle due lingue.

Nei trattati multilaterali il testo, invece, è redatto nelle lingue stabilite come ufficiali, dette

parimenti autentiche, ovvero che danno pari valore al trattato dal punto di vista

dell’interpretazione del contenuto e della portata degli impegni assunti.

Ad esempio la Carta Onu considerava lingue ufficiali il cinese, francese, inglese, russo e

spagnolo. Nelle ultime conferenze è stato aggiunto anche l’arabo. Il trattato UE (trattato di

Amsterdam), invece, è stato redatto nelle lingue di tutti gli stati che hanno aderito.

Appunti di Luisa Gasparini

24

Il procedimento di formazione si compone di varie fasi:

I. Fase preparatoria, che si articola in:

Negoziati tra Stati, che portano alla redazione preventiva di un testo su cui verrà

o manifestato in consenso

Adozione del testo (articolo 9 della Convenzione), secondo varie modalità, ovvero

o unanimità, maggioranza dei 2/3 (la più usata) o per consensus.

Entrano in gioco i Plenipotenziari, ovvero le persone abilitate a rappresentare uno stato

nella formulazione dei trattati. Sono tenuti a presentare il documento di pieni poteri,

ovvero il documento che attesta, di fronte ad altri stati, la loro qualità di rappresentanti

dello stato, ai fini delle trattative o dell’espressione del consenso a vincolarsi.

Nell’articolo 7 della Convenzione si dice che sono plenipotenziari di diritto (ovvero non

devono presentare il documento):

Capi di Stato, Capi di Governo e Ministri di Affari Esteri (conclusione di un trattato).

 Capi di missione diplomatica (adozione del testo di un trattato tra lo stato

 accreditante e lo stato accreditatario).

Rappresentanti accreditati degli Stati a una conferenza internazionale o presso

 un’organizzazione internazionale o uno dei suoi organi, (adozione del testo del

trattato in questa conferenza, organizzazione o organo).

II. Stipulazione del trattato (manifestazione del consenso), che di solito avviene molto

tempo dopo la fase preparatoria. autentico e definitivo

Autenticazione del testo. Il testo di un trattato è certificato come

o procedura prevista

dopo la dagli Stati che hanno partecipato all’elaborazione del

firma

trattato, oppure tramite la dei rappresentanti degli Stati del testo del trattato.

Libertà di scelta nell’espressione del consenso [articolo 11 Vienna].

o Appunti di Luisa Gasparini

25

Il consenso di uno Stato ad essere vincolato da un trattato può essere espresso con

la firma, lo scambio di strumenti che formano il trattato, la ratifica, l’accettazione,

l’approvazione o l’adesione, o con ogni altro mezzo convenuto.

Essa non è soggetta a prescrizioni formali, ma si lascia decidere alle parti. Di solito la

forma di espressione del consenso viene concordata nelle disposizioni finali del

trattato, ma si ritiene che non sia strettamente vincolante poiché ogni Stato può

scegliere ogni forma.

Diverse tipologie di espressione del consenso.

o Forma semplificata , che può essere:

 Firma [articolo 12, paragrafo 1] del testo da parte del rappresentante dello

 Stato. In questo caso la firma vale sia per autenticazione sia per espressione

del consenso a vincolarsi.

Scambio di note [articolo 13], ovvero scambio degli strumenti che

 costituiscono il trattato.

Forma solenne [articolo 14]. È un’apposita dichiarazione scritta, chiamata

 ratifica accettazione approvazione

, , .

Adesione (accessione per il trattati multilaterali) [articolo 15], se prevista nelle

 disposizioni finali del trattato. È la possibilità data a Stati che non hanno

partecipato alle trattative, di obbligarsi. Avviene soprattutto per quanto riguarda i

trattati aperti, ovvero quelli in cui gli Stati hanno interesse ad allargare a più stati

possibile.

L’adesione è prestata tramite un apposito documento scritto.

III. Perfezionamento del trattato. È il momento in cui il consenso dello Stato a vincolarsi è

portato a conoscenza degli altri Stati interessati.

Trattati bilaterali in forma semplificata : basta la mera firma, poiché il consenso è già

o manifestato al momento dell’apposizione in calce al trattato della firma dei

plenipotenziari.

Trattati bilaterali in forma solenne : al momento dello scambio degli strumenti di

o ratifica (o accettazione o approvazione).

Appunti di Luisa Gasparini

26

Trattati multilaterali : serve il deposito del trattato (e eventualmente degli strumenti di

o ratifica, accettazione, approvazione). Esso deve avvenire presso il Ministero degli

Affari Esteri di uno Stato designato.

Il perfezionamento avviene quando al depositario pervenga l’ultima delle

manifestazioni del consenso richiesta per l’entrata in vigore del trattato.

IV. Efficacia del trattato. Si ha nel momento della sua entrata in vigore [articolo 24], ovvero

il momento di effettiva operatività e di efficacia della regolamentazione incorporata nel

testo del trattato, prima del quale il trattato non produce effetti.

Nella pratica, la partecipazione di uno Stato a un trattato è spesso accompagnata da una

RISERVA. dichiarazione unilaterale

La riserva è una attraverso la quale lo Stato esprime la sua volontà

di limitare gli effetti giuridici nei suoi confronti di certe disposizioni del trattato.

Di solito, le riserve sono apposte quando lo Stato in questione non accetta integralmente il

testo di un trattato. Vengono, quindi, formulate al momento in cui lo stato manifesta il suo

consenso a vincolarsi (ratifica o adesione) o anche in una fase anteriore dell’iter formativo

del trattato (negoziato).

Le riserve svolgono un ruolo fondamentale nel favorire la massima adesione possibile ai

grandi accordi multilaterali, che interessano tutta l’umanità, soprattutto su temi delicati tra

cui la tutela dei diritti umani, l’ambiente e il disarmo.

Ovviamente ci sono dei limiti al potere di apporre riserve, altrimenti gli stati potrebbero

diventare solo nominalmente parti di un trattato, determinando a propria discrezione gli

obblighi che intendono assumere.

Appunti di Luisa Gasparini

27 trattati multilaterali

 sono ammesse solo per i , non per gli accordi bilaterali, perché una

riserva apposta da uno dei due stati interessati equivale ad una proposta di modifica/

emendamento o ad un rigetto del testo.

 Se uno stato vuole aderire non può evitare di assumere le disposizioni che

nucleo fondamentale del trattato

rappresentano il stesso.

La disciplina delle riserve ha subito un’evoluzione costante. È contenuta:

Principalmente nella Convenzione di Vienna 1969, negli articoli dal 19 al 23.

o Recentemente è stata oggetto di studio da parte delle Commissione di diritto

o internazionale che ha proposto «Guida alla prassi» (2003-2005), delle Linee guida

che hanno lo scopo di guidare gli Stati e le organizzazioni internazionali in materia di

riserve senza emendare le norme della convenzione di Vienna, e neppure riempirne

le lacune. Sono un utile strumento di ricognizione dell’orientamento degli stati e

quindi della prassi.

La dottrina definisce 3 tipi di riserve:

 Riserva eccettuativa: mediante essa lo Stato si obbliga al rispetto di un trattato,

escludendo però l’applicazione di una o più disposizioni.

 Riserva modificativa: mediante essa lo Stato si vincola ad un trattato con la modifica

di una o più clausole.

 Riserva interpretativa (detta anche dichiarazione interpretativa): mediante essa lo

Stato si vincola ad un trattato, specificando che una o più disposizioni saranno

accettate come vincolanti soltanto se intese secondo un determinato significato ed

escludendone ogni altro astrattamente possibile.

Secondo le linee guida è una dichiarazione unilaterale, fatta da uno Stato o da una

organizzazione internazionale, mediante la quale mira a precisare o a chiarire il senso

o la portata che il dichiarante attribuisce ad un trattato o ad alcune sue disposizioni.

Appunti di Luisa Gasparini

28

Non tutta la dottrina è d’accordo sull’uniformare le dichiarazioni interpretative alle riserve. In

particolare nelle linee guida ci sono delle istruzioni per distinguere le dichiarazioni

interpretative dalle riserve interpretative.

la qualificazione di una dichiarazione unilaterale come riserva o

 Linee guida - 1.3:

dichiarazione interpretativa è determinata dagli effetti giuridici che mira a produrre.

per determinare se una dichiarazione unilaterale formulata da uno

 Linee guida - 1.3.1:

stato o da una organizzazione internazionale in relazione ad un trattato è una riserva

o una dichiarazione interpretativa, conviene interpretare tale dichiarazione in buona

fede seguendo il senso ordinario d attribuire ai suoi termini, alla luce del trattato alla

quale è riferita. Si terrà nel debito conto l’intenzione dello stato o dell’oi interessata,

all’epoca in cui fu formulata la dichiarazione.

Ci sono comunque delle dichiarazioni non assimilabili a riserve né a dichiarazioni

interpretative:

 Dichiarazioni unilaterali che mirano ad assumere obblighi al di là di quanto imposto dal

trattato.

 Dichiarazioni unilaterali che mirano ad aggiungere degli elementi al trattato e che

costituiscono una proposta di modifica a quest’ ultimo.

 Dichiarazioni di non riconoscimento, con i quali uno stato precisa che la sua

partecipazione al trattato non implica il riconoscimento di un’ entità che esso non

riconosce, anche quando la dichiarazione abbia lo scopo di escludere l’applicazione del

trattato tra lo stato dichiarante e l’entità non riconosciuta.

 Dichiarazioni di politica generale attraverso cui si vuole solo manifestare un’opinione

sull’oggetto dell’accordo senza effetti giuridici sulla applicazione.

 Dichiarazioni unilaterali che indicano il modo di adattamento dell’accordo all’interno

dello Stato che la effettua ma che non incide in alcun modo sull’osservanza da parte sua

dei diritti e gli obblighi rispetto agli altri contraenti. (per esempio quelle di

 Dichiarazioni unilaterali effettuate in virtù di clausole facoltative,

accettazione della giurisdizione obbligatoria di tribunali internazionali per dirimere le

controversie relative all’applicazione ed all’ interpretazione di un certo accordo)

.

 Dichiarazioni unilaterali che mirano a scegliere quelle tra le disposizioni di un trattato

che lo stato autore intende applicare, quando il trattato consenta una tale scelta.

Appunti di Luisa Gasparini

29

Dalle linee guida, invece, si deduce che determinate dichiarazioni unilaterali, a prescindere

dalla loro denominazione (riserve o dichiarazioni interpretative), vanno considerate come

vere e proprie riserve se:

 Mirano ad escludere l’applicazione di un accordo o di alcune sue disposizioni ad un

territorio al quale altrimenti si applicherebbero (riserve a portata territoriale).

 Sono formulate in occasione di una notificazione di applicazione territoriale e con

esse si vuole escludere o modificare l’effetto di certe disposizioni del trattato rispetto

ad un territorio oggetto della notifica.

 Mirino a limitare gli obblighi del loro autore.

 Mediante esse l’autore si propone di adempiere ad un certo obbligo, previsto

dall’accordo, in un modo diverso da quello da esso imposto ma equivalente.

Il regime giuridico delle riserve è soggetto ad un processo di evoluzione nel quale si avverte

la tensione fra due esigenze di ordine opposto:

Riconoscimento di ampia libertà agli Stati in materia di riserve, a costo di una

o frammentazione del sistema normativo degli accordi multilaterali;

Esigenza di salvaguardare l’unità di tale sistema, limitando in vario modo la libertà

o degli stati di apporre riserve.

La ricerca di un bilanciamento fra queste due esigenze ha quindi contrassegnato

l’evoluzione dell’istituto, dalla nozione classica ai suoi più moderni sviluppi.

La disciplina classica tendeva a limitare rigidamente la possibilità di apporre riserve a

disposizioni di un trattato multilaterale. A tal fine era necessario il consenso di tutte le parti,

manifestato nel trattato medesimo. Una riserva ad opera di uno Stato avrebbe, quindi,

prodotto effetti uniformi nei confronti di tutte le altre parti del trattato (principio dell’integrità

del trattato). Appunti di Luisa Gasparini

30

Questa disciplina muta radicalmente nel dopoguerra; un’importanza crucciale, per il

il parere del 28 maggio 1951 della corte internazionale di

processo di revisione, ha assunto

giustizia, relativo alle riserve alla convenzione sul genocidio del 1948 .

È la prima convenzione di carattere universale sui diritti dell’uomo promossa dalle Nazioni

Unite. Si spiegano le esitazioni relative all’opportunità di mantenere un criterio restrittivo

quanto alla possibilità di apporre riserve (principio dell’integrità) e l’esigenza di incoraggiare

gli stati ad aderire ai nuovi strumenti convenzionali di carattere universale (principio della

flessibilità).

Vari stati del blocco socialista intendevano aderire alla convenzione apponendo però una

riserva. Invece l’assemblea generale dell’Onu aveva posto il problema delle riserve non

espressamente previste dal testo del trattato, alla corte internazionale di giustizia.

La CIG espresse un parere consultivo il 28 maggio 1951.

Rispetto agli stati accettanti: poiché l’accettazione implica un giudizio di compatibilità

o della riserva con l’oggetto e lo scopo del trattato, allora l’accordo sarà in vigore ed

applicabile ai rapporti fra lo stato riservante e gli stati accettanti

Rispetto agli stati obiettanti: essendo un giudizio negativo in merito alla compatibilità

o della riserva con lo scopo o l’oggetto del trattato, quest’ultimo non potrà produrre

effetti tra tali stati, non sarà in altre parole in vigore tra di esse.

Una volta ammessa la possibilità di apporre riserve non previste o autorizzate dal trattato, la

Corte va a definire i limiti di tale possibilità:

 limite temporale: è possibile formulare riserve fino al momento in cui esprime il suo

consenso tramite ratifica o adesione.

 limite sostanziale: una riserva non deve risultare incompatibile con l’oggetto e lo

scopo del trattato.

La regola pacta sunt servanda è formulata nell’articolo 26; indica il fatto che gli Stati sono

obbligati all’osservanza della regolamentazione risultante dal trattato. In caso contrario si

tratta di illeciti internazionali.

Appunti di Luisa Gasparini

31

Per quanto riguarda gli accordi internazionali non vincolanti (ad esempio i gentlemen’s

agreement nell’ONU in materia di ripartizione tra gruppi geografici dei seggi di un

determinato organo) di solito , non viene applicata loro la regola pacta sunt servanda: infatti

la loro infrazione non costituisce illecito internazionale.

pacta sunt servanda

In generale la regola è limitata agli Stati parte del trattato [articolo 26];

quindi un trattato non crea obblighi o diritti in capo ad uno Stato terzo senza il suo consenso.

Nel caso di stipulazione a favore di Stati terzi, ovvero si attribuiscono dei diritti soggettivi a

Stati terzi [articolo 36], non serve il consenso manifestato espressamente per iscritto da parte

dello Stato soggetto; trattandosi di una posizione giuridica vantaggiosa, il consenso è

presunto, a meno che il trattato disponga diversamente. Si tratta di consenso tacito o per

fatti concludenti.

Nel caso invece, di stipulazione a carico di Stati terzi, ovvero si attribuiscono obblighi a

Stati terzi [articolo 35], serve che il terzo accetti espressamente per iscritto questo obbligo.

Vi sono delle regole relative all’applicazione dei trattati e alla relativa compatibilità.

non retroattività

 Applicazione temporale [articolo 28]: vale il principio della dei trattati.

 Applicazione spaziale [articolo 29]: un trattato vincola ciascuna delle parti rispetto

all’insieme del suo territorio.

 Applicazione dei trattati successivi relativi alla stessa materia [articolo 30]: il trattato

successivo prevale su quello precedente. Bisogna però conciliare con altre regole:

I trattati non vincolano i terzi

o Se un trattato precisa che è subordinato a uno anteriore o posteriore o che non

o deve essere considerato incompatibile ad esso, quest’ultimo prevale.

Se tutte le parti del trattato anteriore sono uguali a quelle del posteriore, il trattato

o anteriore si applica solo nella misura in cui non è compatibile con quello posteriore

Quando le parti del trattato anteriore non sono tutte parti del trattato posteriore, nelle

o relazioni tra uno Stato parte ai 2 trattati e uno Stato parte a uno solo, il trattato al

quale i 2 Stati sono parti regola diritti e obblighi reciproci.

Appunti di Luisa Gasparini

32

Lo stato che conclude o applica un trattato incompatibile con obblighi a lui incombenti in

virtù di un altro trattato, è responsabile a livello del diritto internazionale.

In caso però è fatto salvo quanto detto dall’articolo 103 della Carta ONU, ovvero:

In caso di contrasto tra gli obblighi contratti dai Membri delle Nazioni Unite con la presente

Carta e gli obblighi da esso assunti in base a qualsiasi altro accordo internazionale

prevarranno gli obblighi derivanti dalla presente Carta.

L’INTERPRETAZIONE DEI TRATTATI è di fondamentale importanza: la maggior parte delle

controversie internazionali ha per oggetto questioni relative ad essa.

Le regole di interpretazione sono:

 Regola generale di interpretazione [articolo 31]: interpretazione contestuale e

oggettiva, alla luce. Altri metodi usati sono il metodo logico – teleologico (scopo),

metodi soggettivi, ma si può fare un’interpretazione anche in chiave storico – evolutiva.

Un trattato deve essere interpretato in buona fede, secondo il senso ordinario da

attribuire ai termini del trattato nel loro contesto e alla luce del loro scopo .

La Convenzione predilige un’interpretazione testuale – oggettiva, cioè privilegia

 il senso ordinario delle parole scritte nel trattato; questo perché sul testo di un

trattato si produce la convergenza del consenso di più Stati a obbligarsi.

contesto

Per si intende la parola interpretata all’interno del testo, alla luce del

preambolo e degli allegati e alla luce di ogni eventuale accordo realizzato tra

le parti, che aveva lo scopo di interpretare determinate parole non chiare.

Oltre a dare importanza al senso ordinario, si pone in luce un altro elemento

 interpretativo, cioè lo scopo del trattato stesso, che cosa intende tutelare e

garantire: metodo logico-teleologico.

Qualora non sia sufficiente questa interpretazione vengono utilizzati i metodi

 soggettivi, che tendono a cercare di capire qual è il significato che ogni stato

ha dato a un determinato termine utilizzato nel trattato: si cerca di capire il

senso che le parti hanno voluto dare. Spesso lo si evince da accordi stipulati

posteriormente dagli stati stessi.

Appunti di Luisa Gasparini

33

Altra interpretazione che viene fatta è storico-interpretativa, va interpretato in

 linea con l’evoluzione del tempo.

 Mezzi complementari di interpretazione [articolo 32]. Si ricorre ad essi solo

nell’eventualità in cui l’impiego della regola generale di interpretazione conduce a un

significato ambiguo o ad un risultato manifestamente assurdo o irragionevole.

Nell’articolo 32, sono portati come esempi:

Lavori preparatori, utilizzati solo se sono un dato accessibile a tutti

o effettivamente conosciuto o conoscibile dalle parti contraenti.

Circostanze in cui il trattato è stato concluso

o

Per quanto riguarda l’interpretazione di trattati autenticati in più lingue [articolo 33],

qualora sia impossibile superare le divergenze di significato con i normali strumenti

interpretativi (art. 31 e 32), è sancita l’adozione dell’interpretazione che meglio concilia tutti i

testi tenendo conto dello scopo e dell’oggetto del trattato.

In alcune organizzazioni internazionali il compito di interpretazione dei trattati istitutivi può

essere attribuito ad un organo di essa; non valgono quindi le regole sopra citate.

Ad esempio:

Unione europea: corte di Giustizia UE con sede a Lussemburgo, che interpreta il

 diritto dell’Unione Europea, in modo da avere una interpretazione uniforme.

Fondo monetario internazionale: gli amministratori dell’organizzazione hanno il

 compito di interpretare le disposizioni dell’accordo istitutivo.

Le parti contraenti, in un trattato, possono proporre emendamenti [articolo 39], secondo la

procedura prevista dall’articolo 40, se non stabilito diversamente dalle disposizioni del

trattato (solo per i trattati multilaterali).

Sono previsti due casi :

Appunti di Luisa Gasparini

34

 Emendamento proposto a tutte le parti contraenti [articolo 40]: la proposta deve

essere notificata a tutte le parti, ma risulta vincolante solo per le parti che lo

accettano. Se uno Stato lo rifiuta, ai suoi rapporti con gli altri Stati si applica la

versione originaria del trattato.

 Emendamento proposto ad alcune parti contraenti [articolo 42]: gli Stati che

concludono un accordo modificativo del tratto, devono notificare le modifiche agli

altri Stati. È ammissibile solo in alcune casi specificati:

Se non è espressamente vietato dal trattato

o Se è compitabile con il trattato

o Se non pregiudica le posizioni giuridiche dei soggetti che non vi partecipano.

o

Ci sono delle regole generali in tema di nullità, estinzione e sospensione dei trattati:

 Tipicità delle situazioni che influiscono sulla forza giuridica del trattato.

ex tunc

 Se interviene una causa di nullità, essa opera , ovvero il trattato è come se non

fosse mai venuto ad esistenza.

 Scindibilità delle previsioni di un trattato: se la nullità incide solo su una clausola, non è

invalidato tutto il trattato, tranne nel caso in cui si tratti di clausola contraria ad una

norma di jus cogens.

 Impossibilità di invocare cause di nullità, sospensione o estinzione quando lo Stato,

dopo aver avuto conoscenza dei fatti:

Ha esplicitamente accettato che il trattato è valido

o Con la sua condotta deve ritenersi che ha prestato consenso alla validità del trattato.

o

Le cause di nullità di un trattato sono le seguenti:

 Violazione delle disposizioni di diritto interno sulla competenza a concludere trattati.

Questa causa di nullità opera solo se:

Appunti di Luisa Gasparini

35

La violazione è manifesta e deve riguardare una regola di diritto interno

o fondamentale.

Per violazione manifesta si deve intendere una violazione oggettivamente

o evidente per ogni Stato che si comporta in materia conformemente alla

pratica abituale e in buona fede.

 Vizi del consenso

Errore [articolo 48]. falsa rappresentazione della realtà. Deve riguardare un fatto o

 situazione che lo Stato supponeva esistere al momento in cui il trattato è stato

concluso: deve costituire la base essenziale del consenso.

Lo Stato non può invocare l’errore se ha contribuito con il proprio consenso o le

circostanze erano tali per cui lo stato poteva avvedersi della possibilità di questo

errore. Questo errore, che riguarda una situazione di fatto, non va confusa con un

errore materiale, del testo.

Dolo corruzione

e [articoli 49 - 50]. Sono pochi casi nella pratica internazionale. Il

 dolo può essere invocato se uno Stato è stato indotto a concludere un trattato per

mezzo della condotta fraudolenta di un altro stato che ha partecipato al

negoziato. La corruzione è una specificazione del dolo.

Violenza [articoli 51 - 52]. Prima della Convenzione di Vienna l’unica causa di

 violenza riguardava la violenza su rappresentante di uno stato (minaccia o vis

fisica). È stata introdotta anche la violenza nei confronti dello Stato in generale,

tramite minaccia alla pace o simili. Una norma del diritto

 Trattati in contrasto con una norma di jus cogens (

internazionale generale è una norma accettata e riconosciuta dagli Stati come norma

a cui non è permessa alcuna deroga, modificabile solo con una nuova norma avente

lo stesso carattere

).

Le cause di estinzione dei trattati sono le seguenti:

 Termini di durata [articolo 54], previsti nelle clausole finali del trattato.

 Diritto di recesso o rinuncia, esercitabile a maggior ragione quando è previsto un

termine di durata. Serve preavviso di 12 mesi. Non è comunque sempre possibile.

Appunti di Luisa Gasparini

36

Esiste anche l'esclusione, che si ha quando un membro è escluso dal trattato, ad

esempio per violazione delle clausole.

Nel caso in cui, a causa del recesso di alcuni Stati, si finisse sotto la soglia di ratifiche

necessaria, il trattato [articolo 55] continua a produrre effetti, salvo non sia stabilito dal

trattato stesso diversamente.

 Abrogazione (espressa o tacita), è un accordo può intervenire in qualsiasi momento

dopo la consultazione di tutte le parti del trattato.

La volontà di abrogare può anche venire dalle parti che concludono un nuovo trattato

nel quale è dichiarato espressamente che il primo trattato venga abrogato. Nella

pratica è molto utilizzato questo metodo.

L’abrogazione è invece implicita o tacita quando gli Stati parte di un trattato

concludono successivamente un nuovo trattato sulla stessa materia senza

manifestare espressamente il consenso all’abrogazione del trattato precedente.

Affinché si abbia abrogazione del precedente trattato devono ricorrere alcune

condizioni [articolo 59]:

Deve risultare nel trattato posteriore o viene stabilito che l’intenzione delle parti

o era quella di regolare la materia con nuovo trattato.

Le disposizioni del trattato posteriore sono talmente tanto incompatibili con le

o disposizione del trattato anteriore che è impossibile applicare entrambi i trattati.

 Violazione del trattato ad opera di una delle parti. Non sempre è possibile, ma in

generale, una parte ha la possibilità di sciogliersi dal trattato nel caso di una

violazione sostanziale compiuta da un’altra parte del trattato. In particolare, in caso di:

Trattato bilaterale [art. 60 par. 1]:

 Ripudio del trattato non autorizzato

 Violazione di una disposizione essenziale per la realizzazione

 dell’oggetto e dello scopo del trattato.

Trattato multilaterale [art. 60 par. 2]:

 Tutte le altre parti, agendo all’unanimità, si accordano per sospendere

 l’applicazione del trattato o per porgli fine sia nelle relazioni tra queste

parti e la parte che ha leso il tratto sia tra tutte le altre parti.

La violazione pregiudica solo un altro Stato, parte del trattato. Essa può

 sollevare la violazione e chiedere la sospensione dell’applicazione del

trattato nella relazione tra sè e l’autore della violazione.

Appunti di Luisa Gasparini

37

 Impossibilità sopravvenuta [articolo 61], se essa risulta dalla scomparsa o dalla

distruzione definitiva di un oggetto indispensabile alla esecuzione del trattato; non

può essere però invocata se dipende da una violazione compiuta ad opera della

parte che la invoca.

Se l'impossibilità è temporanea, può essere invocata soltanto come motivo per

sospendere l'applicazione del trattato.

 Mutamento (imprevisto) fondamentale delle circostanze [articolo 62]: si deve trattare

di una circostanza base essenziale del consenso e il mutamento deve aver

trasformato radicalmente le obbligazioni che le parti si sono assunte stipulando il

trattato. Oltre a dar vita ad estinzione del trattato, il mutamento può dar vita anche alla

sospensione del trattato stesso, durante la quale le parti possono cercare di trovare

un nuovo accordo per la prosecuzione del trattato stesso.

In alcuni casi, invece dell’estinzione, si può chiedere la sospensione, ovvero:

 quando c’è un trattato posteriore concluso sulla stessa materia.

 Nel caso di violazione del trattato ad opera di una delle parti.

 In caso di Impossibilità sopravvenuta temporanea.

 Mutamento fondamentale delle circostanze.

Come per l’estinzione, anche per la sospensione è necessario l’accordo di tutte le parti e a

differenza dell’estinzione, la sospensione può essere invocata anche solo fra alcune parti del

trattato.

La responsabilità internazionale

Per problema della responsabilità internazionale degli stati si intende il complesso di

obblighi che gravano su uno stato che ha commesso una violazione di una norma di diritto

internazionale.

Gli stati sono tra loro sovrani e uguali; nella società internazionale non c’è l’attuazione di una

norma a livello sovranazionale. Se uno stato commette un illecito verso un altro non c’è un

organo sovraordinato che determina se quell’atto è illecito o meno.

Appunti di Luisa Gasparini

38

Questo significa che è vero che ci sono norme, ma sono solamente consuetudinarie. La

loro attuazione coercitiva avviene tra gli stati, che sono tra loro a livello di parità. Per questo

si parla di rapporto bilaterale di responsabilità.

Vi é debolezza del diritto internazionale, a causa della carenza di meccanismi centralizzati a

livello internazionale.

Ci sono delle misure di autotutela; le misure contro l’illecito sono attuate dagli altri stati. È

quindi un tema delicato. Gli stati hanno fatto fatica ad accordarsi sulle norme in merito alla

responsabilità internazionale dello stato. Non c’è una convenzione a livello internazionale in

tema di responsabilità degli stati.

Il tema è disciplinato essenzialmente dalla consuetudine.

Si è cercato di codificare ma fino ad oggi non è stato ancora possibile. La Commissione del

diritto internazionale, presso le Nazioni Unite, di diritto internazionale ha iniziato a

interessarsene nel 1949.

Nel 1955 il tema è stato assegnato a un relatore (la Commissione individua un professore di

grande fama con uno staff che studi il problema e faccia delle proposte, progetti di articoli).

I lavori trovano effettivo sviluppo nel 1963 quando è nominato Roberto Ago (professore

italiano di diritto internazionale), che studia la struttura del progetto. In modo particolare

elabora la prima parte del progetto relativa ai principi generali dell’illecito internazionale.

Nel 1986 vi è un altro relatore italiano, Gaetano Arangio - Ruiz. Il progetto è riesaminato e

sottoposto all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il testo come progetto di articoli è adottato nel 2001, ma non c’è una convenzione di diritto

un progetto sulla materia

internazionale. Non è un testo obbligatorio vincolante, è solo , che

non ha avuto sviluppo (non c’è stata una conferenza multilaterale che avrebbe portato a una

convenzione sulla materia). È una tappa di sviluppo progressivo di diritto internazionale.

Appunti di Luisa Gasparini

39

Il progetto potrebbe essere usato anche per le organizzazioni internazionali (oltre che stati).

Però, dal 2002 la Commissione di diritto internazionale ha avviato i lavori di codificazione

delle regole sulla responsabilità delle organizzazioni internazionali, scegliendo come

relatore Giorgio Gaia (italiano). Nel 2011 è stato adottato dalla Commissione un testo con

articoli, esaminato dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, che però ha rinviato la

decisione sul testo.

Il progetto di Roberto Ago e Gaetano Arangio - Ruiz è diviso in 4 parti:

 L’atto internazionalmente illecito di uno Stato (cos’è, quando un atto è illecito). [articoli

1-27; Attribuzione di un comportamento allo Stato _ Violazione di un obbligo

internazionale _ Responsabilità di uno Stato connessa all’atto di un altro Stato _

Circostanze di esclusione dell’illiceità ]

 Contenuto della responsabilità internazionale dello Stato [articoli 28 – 41; Riparazione

del pregiudizio _ Gravi violazioni di obblighi derivanti da norme imperative del diritto

internazionale generale]

 Attuazione della responsabilità internazionale di uno Stato.. [articoli 42 – 54;

Invocazione della responsabilità di uno Stato _ Contromisure]

 Disposizioni generali, ovvero norme sull’applicazione delle disposizioni del progetto

[articoli 55 – 59].

Anche se si tratta di un atto non vincolante non codificato, raccoglie norme consuetudinarie

e di sviluppo progressivo del diritto internazionale.

Articolo 1 (Responsabilità di uno Stato per i suoi atti internazionalmente illeciti)

Ogni atto internazionalmente illecito di uno Stato comporta la sua responsabilità

internazionale.

L’articolo 1 spiega che uno Stato, commettendo un atto illecito dal punto di vista del diritto

internazionale, è responsabile. Ogni atto illecito è un atto che viola un obbligo internazionale.

Sorga un illecito internazionale.

Articolo 2 (Elementi di un atto internazionalmente illecito di uno Stato)

Appunti di Luisa Gasparini

40

Sussiste un atto internazionalmente illecito di uno Stato quando un comportamento

consistente in un’azione o in un’omissione:

può essere attribuito allo Stato alla stregua del diritto internazionale; e

o costituisce una violazione di un obbligo internazionale dello Stato.

o

L’elemento soggettivo è il fatto che la responsabilità è attribuita a uno Stato quando gli è

attribuito quel comportamento contrario alle regole di diritto internazionale. (attribuzione allo

Stato del comportamento illecito)

È un problema delicato perchè uno stato agisce sulla scena internazionale tramite i suoi

organi e istituzioni. Bisogna vedere se quel comportamento può essere attribuito agli organi

dello stato.

L’elemento oggettivo è che il comportamento deve consistere in una violazione di un

obbligo internazionale.

Si discute se servono altri elementi, ovvero, ad esempio:

 danno

 colpa (colpa in senso lato, anche dolo).

Articolo 3 (Qualificazione di un atto di uno Stato come internazionalmente illecito)

La qualificazione di un atto di uno Stato come internazionalmente illecito è regolata dal

diritto. Su tale qualificazione non influisce la qualificazione dello stesso atto come lecito in

base al diritto interno.

Il diritto interno è quindi irrilevante nella qualificazione dell’illecito.

Articolo 4 (Comportamenti di organi di uno Stato)

Il comportamento di un organo dello Stato sarà considerato come un atto dello Stato ai

sensi del diritto internazionale, sia che tale organo eserciti funzioni legislative, esecutive,

Appunti di Luisa Gasparini

41

giudiziarie o altre, qualsiasi posizione abbia nell’organizzazione dello Stato e quale che sia la

sua natura come organo del governo centrale o di un’unità territoriale dello Stato.

Un organo comprende qualsiasi persona o ente che rivesta tale posizione secondo il .diritto

interno dello Stato.

È considerato come atto di uno Stato, quando a compiere è l’organo con funzioni legislative,

esecutive, giudiziarie o altre. Può essere qualsiasi organo dello Stato (o di regioni). L’organo

comprende ogni persona che fa parte di esso secondo il diritto interno dello Stato.

In questo caso la responsabilità nasce da atti compiuti o omessi dagli organi.

Se un organo agisce oltre i suoi poteri, non rispetta ciò che gli è stato dettato dallo Stato. È

una situazione di eccesso di potere. Ci si chiede se questo atto va comunque condotto alla

responsabilità dello Stato.

Per esigenza di certezza, il progetto attribuisce la responsabilità comunque allo Stato. Però la

disposizione non trova riscontro nella prassi internazionale; questa soluzione quindi è di

sviluppo progressivo del diritto internazionale, poiché non codifica una prassi consolidata.

La dottrina è divisa:

 alcuni autori (anche Treves e Giuliano, quelli del nostro libro) ritengono giusta la

soluzione della Commissione, ma fanno delle precisazioni. Infatti la responsabilità allo

Stato, va ammessa quando l’organo ha agito almeno apparentemente come organo

dello Stato.

 Altri internazionalisti ritengono che si possa parlare di responsabilità dello stato solo

perché è mancata diligenza e controllo; sarebbe responsabilità per negligenza

 Per altri negano la possibilità di dare resp allo stato quando l’organo ha agito in eccesso

di poteri.

Di solito non è responsabilità dello Stato per i comportamenti di individui privati o di gruppi

di individui privati, che hanno agito come tali (non nell’interesse dello Stato o in nome di

esso). Appunti di Luisa Gasparini

42

Bisogna capire quando l’attività, svolta da soggetti privati, invece è imputabile allo Stato.

Se si dimostra che lo Stato non è stato abbastanza diligente x impedire o reprimere quegli

atti, esso può avere responsabilità omissiva (illecito omissivo); non è responsabile per un

comportamento attivo, ma perché non si è adoperato per reprimere degli atti. Oppure anche

nel caso in cui lo Stato rende propri quegli atti.

Un caso di rilievo è quello dei diplomatici e funzionari degli Stati Uniti ostaggiati a Teheran,

in Iran. Si è trattato di atti di studenti islamici, che hanno occupato l’ambasciata USA a

Teheran e avevano preso in ostaggio tutto il personale.

L’atto è stato materialmente commesso dagli studenti, ma ci si è chiesti se in questo atto

può essere ravvisata anche una responsabilità internazionale da parte dell’Iran.

La Corte di Giustizia ha descritto 2 fasi dell’evento:

Attacco da parte degli studenti; lo Stato non ha fatto niente per impedirlo, nonostante

1) l’ambasciata avesse diritto alla protezione. Quindi nella prima fase l’Iran è considerato

responsabile per omissione, negligenza.

L’Iran ha riconosciuto di essere d’accordo con l’atto degli studenti.

2)

Quindi, con la decisione del 24 maggio 1980, la Corte ha dato responsabilità diretta dello

stato. [è da ricordare]

Articolo 6 (Comportamento di organi messi a disposizione di uno Stato da un altro Stato)

Il comportamento di un organo messo a disposizione di uno Stato da parte di un altro Stato

sarà considerato un atto del primo Stato ai sensi del diritto internazionale se tale organo

agisce nell’esercizio di prerogative dell’autorità di governo dello Stato a disposizione del

quale è messo. Appunti di Luisa Gasparini

43

Un organo di uno Stato agisce ma è sotto le direttive un altro Stato, di cui è a disposizione

ad esempio le forze militari

( ). L’atto è dello Stato che ha messo a disposizione se l’organo

agisce nell’esercizio delle sue prerogative, altrimenti dell’altro Stato.

Articolo 8 (Comportamento sotto la direzione o il controllo di uno Stato)

Il comportamento di una persona o di un gruppo di persone sarà considerato un atto di uno

Stato ai sensi del diritto internazionale se la persona o il gruppo di persone di fatto agiscono

su istruzione, o sotto la direzione o il controllo di quello Stato nel porre in essere quel

comportamento.

Si tratta degli organi di fatto, cioè di individui senza qualifica di organo, ma il cui

comportamento può essere attribuito allo Stato, se agiscono sotto il suo controllo e in sua

dipendenza.

Nel secondo momento della vicenda di Teheran, è come se gli studenti siano stati organi di

fatto dell’Iran, poiché hanno agito come agenti di fatto dello Stato.

Un altro è il caso Dusko Tadic (ex Jugoslavia), su cui la CIG ha emesso una sentenza nel

1999. La Camera d’Appello del Tribunale per i crimini commessi in ex Jugoslavia si oppone

alla decisione della Corte dell’Aja, affermando che il livello di controllo richiesto da tale

sentenza per rendere imputabili agli USA gli atti in questione era troppo elevato.

La sentenza della Camera d’Appello vuole proporre un problema di imputazione al fine di

stabilire la responsabilità internazionale di uno Stato per gli atti di determinati gruppi armati,

non solo stabilire se si tratti di conflitto interno o conflitto internazionale.

Articolo 10 (Comportamento di un movimento insurrezionale o di altro movimento)

Appunti di Luisa Gasparini

44

Il comportamento di un movimento insurrezionale che divenga il nuovo governo dello Stato

sarà considerato un atto dello Stato ai sensi del diritto internazionale.

Il comportamento di un movimento, insurrezionale o di altro tipo, che riesca a costituire un

nuovo Stato in una parte del territorio di uno Stato preesistente o di un territorio sotto

l’amministrazione di quello Stato sarà considerato un atto del nuovo Stato ai sensi del diritto

internazionale.

Questo articolo non pregiudica l’attribuzione ad uno Stato di ogni comportamento, in

qualsiasi modo collegato a quello del movimento in questione, che debba essere

considerato un atto di quello Stato in virtù degli articoli da 4 a 9.

Fa riferimento al comportamento di un movimento insurrezionale. La responsabilità va

addebitata a nuovo Governo, se gli insurrezionisti diventano Governo dello Stato.

Se diventa Governo dopo, in virtù del principio di continuità, gli vengono attribuiti anche atti

del precedente Governo.

Se non diventa nuovo governo, gli atti non sono del Governo. restano atti di privati. Può

comunque restare la responsabilità per negligenza, omesso controllo.

Nel progetto c’è una parte sulla partecipazione di uno stato al fatto internazionalmente

responsabilità di uno stato connessa

illecito di un altro stato. Sono le norme del capitolo IV (

all’atto di un altro stato ).

Sono casi di responsabilità indiretta, ovvero situazioni in cui si può configurare una

responsabilità in capo ad un soggetto per fatti illeciti commessi da un altro soggetto. Sono

ipotesi in cui uno Stato fornire, presta assistenza (es fornisce truppe armate) per la

Appunti di Luisa Gasparini

45

commissione di un fatto illecito da parte di un altro Stato. Oppure in cui uno Stato agisce

sotto la direzione di un altro Stato.

Bisogna capire se lo Stato partecipante è responsabile o meno.

Articolo 16 (Aiuto o assistenza nella commissione di un atto internazionalmente illecito)

Uno Stato che aiuti o assista un altro Stato nella commissione di un atto internazionalmente

illecito da parte di quest’ultimo è internazionalmente responsabile per siffatto

comportamento se:

a) quello Stato agisce così con la consapevolezza delle circostanze dell’atto

internazionalmente illecito;

b) l’atto sarebbe internazionalmente illecito se commesso da quello Stato.

Articolo 17 (Direttive nella commissione di un atto internazionalmente illecito)

Uno Stato che dia direttive ad un altro Stato e ne controlli il comportamento nella

commissione di un atto internazionalmente illecito da parte di quest’ultimo è

internazionalmente responsabile per quell’atto se:

a) quello Stato agisce così con la consapevolezza delle circostanze dell’ atto

internazionalmente illecito;

b) l’atto sarebbe internazionalmente illecito se commesso da quello Stato.

Il progetto, agli articolo 16 e 17, considera la responsabilità dello stato partecipante

sussistente se lo Stato partecipante è consapevole di concorrere alla commissione di un

illecito internazionale.


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luisa18

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luisa18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof De Cesari Patrizia.

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