Che materia stai cercando?

Riassunto esame Diritto Internazionale, prof. Picone, libro consigliato Diritto dell'Organizzazione Mondiale del Commercio Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, Picone (dal terzo capitolo in poi). Gli argomenti trattati sono i seguenti: gli accordi multilaterali sugli scambi di merci e la normativa di base, la normativa del GATT, l’obbligo... Vedi di più

Esame di Diritto internazionale docente Prof. P. Picone

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

obiettivi di economia interna : innalzare il livello di vita, assicurare il pieno

1. impiego e un tasso elevato e sempre crescente del reddito reale e della

domanda effettiva, aumentare la produzione;

obiettivi di economia internazionale : sviluppare la piena utilizzazione delle

2. risorse mondiali e ad espandere la produzione e lo scambio dei prodotti;

obiettivi strumentali rispetto agli obiettivi di cui al punto 1 e 2: conclusione di

3. accordi finalizzati alla riduzione sostanziale delle tariffe doganali e degli altri

ostacoli agli scambi sulla base di reciprocità e di mutui vantaggi, e

all’eliminazione del trattamento discriminatorio nel commercio internazionale.

Tutti questi obiettivi sono perfettamente inquadrati nell’ottica neoliberista che ispirava le

istituzioni sorte a Bretton Woods nel dopoguerra.

Tuttavia è evidente la ristrettezza delle finalità perseguite dal GATT rispetto a quella della

Carta Dell’Avana (vedi foglietto).

Questa all’art.1 subordinava gli obiettivi di natura economica al fine del mantenimento della

pace internazionale attraverso condizioni di stabilità e benessere e si riallacciava dunque alle

finalità enunciate dalla Carta dell’ONU in materia economica e sociale.

La carta fissava per l’Organizzazione mondiale del commercio 6 obiettivi principali:

1. crescita dell’economia mondiale in tutte le sue variabili(livelli di redditi e domanda

effettiva, produzioni, consumi, scambio di beni);

2. assistenza allo sviluppo;

3. accesso ai mercati e possibilità di produzione in condizione di eguaglianza per tutti gli

Stati:

4. rimozione delle barriere tariffarie e non tariffarie al commercio e dei trattamenti

commerciali discriminatori;

5. eliminazione delle misure restrittive del commercio mondiale sulla base del

miglioramento delle opportunità commerciali e di sviluppo;

6. agevolazione della soluzione dei problemi economici internazionali attraverso la

consultazione e la cooperazione tra gli Stati.

L’Accordo Generale del 1947 estrapolava dalla carta esclusivamente gli obiettivi di stampo

liberista.

Limitata è la definizione degli obiettivi dell’intero sistema realizzato dal Preambolo

dell'Accordo dell'OMC.

Riproduce quasi fedelmente il testo del Preambolo del GATT ma senza far riferimento alla

“piena utilizzazione delle risorse mondiali” cui è subentrato il fine di “un impiego ottimale delle

risorse mondiali, conformemente all’obiettivo di uno sviluppo sostenibile, che miri a tutelare e

preservare l’ambiente e a potenziare gli strumenti per perseguire tale obiettivo in maniera

compatibile con le rispettive esigenze e i rispettivi problemi , derivanti dai diversi livelli di

sviluppo economico”.

Con questa formulazione si vuole porre fine allo sfruttamento indiscriminato delle risorse

naturali che fino a questo momento poggiava sulla convinzione della loro illimitatezza nel

tempo. Si vuole favorire uno sfruttamento razionale delle risorse.

Tuttavia sorgono problemi dinnanzi a livelli di sviluppo differenti: i paesi in via di sviluppo

infatti sono penalizzati dai maggiori vincoli dal modello di sviluppo razionale dopo che i paesi

industrializzati hanno sfruttato l’ambiente e le risorse in maniera intensiva.

Proprio per questo il Preambolo dell'Accordo dell'OMC aggiunge il riconoscimento che occorre

adoperarsi perché i Paesi in via di sviluppo “si assicurino una quota della crescita del

commercio internazionale proporzionale alle necessità dello sviluppo economico”.

IV LA CLAUSOLA DELLA NAZIONE Più FAVORITA

Tra i principi materiali di portata generale cui si ispira il sistema delle merci un ruolo

fondamentale è occupato dalla principio della non discriminazione o del pari trattamento.

Esso è posto sia nel Preambolo dell'Accordo dell'OMC che in quello del GATT in diretta

correlazione con la realizzazione degli obiettivi fondamentale del sistema del commercio

internazionale. Inoltre la non discriminazione costituisce una emanazione del principio di

eguaglianza e di pari trattamento degli Stati nei trattati.

Il principio in questione non forma però oggetto di una specifica normativa nel GATT. Trova

invece attuazione nella fondamentale clausola della nazione più favorita prevista dall’art. I e

dalla regola del trattamento nazionale dell’art. III e in varie disposizioni dell’Accordo

Generale e di altri accordi dell’OMC.

La clausola della nazione più favorita (Most Favored Nation Clause) è stata definita il perno

del GATT, a sottolineare il ruolo strategico della medesima nel sistema del commercio

internazionale.

Questa clausola non nasce con il GATT.

Le sue origini sono molto remote e risalgono al Medioevo, in relazione ai rapporti commerciali

tra i Comuni e le Signorie o tra le repubbliche marinare e i Paesi mediterranei. La sua

diffusione è divenuta sempre più vasta fino a costituire, dalla fine del XVIII secolo, una sorta

di clausola di stile, una regola standard.

L’importanza acquisita dalla clausola della nazione più favorita nelle moderne relazioni tra gli

Stati ha indotto la Commissione del diritto internazionale ad elaborare un progetto di

convenzione dedicato alla materia. Questo progetto è stato messo a punto nel 1978 ma è

tuttora non in vigore.

In termini generali il trattamento della clausola della nazione più favorita consiste nel

trattamento accordato dallo stato che lo concede allo Stato che ne trae benefici non meno

favorevoli del trattamento conferito dallo stato concedente ad uno Stato terzo.

p.e. nell’applicare la clausola della nazione più favorita lo Stato A (concedente) si impegna ad

estendere allo Stato B (beneficiario) tutti i vantaggi concessi allo Stato C (Stato terzo o

nazione più favorita) nel settore considerato. Lo Stato beneficiario viene così a godere nei

confronti dello Stato concedente del diritto ad un trattamento privilegiato o comunque non

meno favorevole del trattamento da questo ricevuto dallo Stato terzo.

I motivi che possono portare ad accordare un siffatto trattamento sono molteplici.

In genere si concede questa clausola:

a. per motivi politici consistenti nella volontà dello Stato concedente di stabilire

rapporti privilegiati con lo Stato beneficiario;

b. per motivi di amicizia o di vicinanza geografica

c. per un precedente conflitto che si intende superare

d. per il fine economico di liberalizzare ed espandere i traffici economici.

Le clausole convenzionali volte a dare concreta attuazione al trattamento della nazione più

favorita possono assumere caratteristiche molto differenti.

Dal punto di vista soggettivo il trattamento della clausola più favorita può essere oggetto:

1. di una concessione reciproca tra lo Stato concedente e lo Stato beneficiario che

consente di realizzare il principio del pari trattamento in una duplice forma: alla non

discriminazione “orizzontale” tra Stato beneficiario e Stato terzo si accompagna la non

discriminazione “verticale” data dal rapporto di reciprocità tra Stato concedente e

Stato beneficiario;

2. di una concessione unilaterale pressoché scomparsa perché poco compatibile con i

principi di non discriminazione e di eguaglianza tra gli Stati.

La clausola della nazione più favorita può essere:

determinata: il riferimento cade sui vantaggi concessi ad uno o più Stati terzi

1. specificatamente indicati

indeterminata: il riferimento è ad un qualsiasi Stato terzo.

2.

Una distinzione di carattere soggettivo riguarda la portata della clausola e quindi si ha:

una clausola della nazione più favorita bilaterale: utilizzata per mantenere delle

1. posizioni privilegiate nei rapporti tra due Stati

una clausola della nazione più favorita multilaterale: consente la generalizzazione dei

2. vantaggi de quo divenendo così il più efficace strumento per l’eliminazione delle

discriminazioni.

Anche dal punto di vista del profilo materiale il funzionamento della clausola della nazione più

favorita è soggetto a notevoli variazioni nella prassi.

La sfera di applicazione materiale della clausola varia in relazione alla portata degli accordi

che la contemplano. Tuttavia non opera necessariamente in tutte le materie che compongono

l’accordo potendo riguardare un settore più circoscritto.

Si parla al proposito di :

clausola speciale :quando riguarda un numero di settori circoscritto;

1. clausola generale :quando riguarda il complesso delle relazioni intercorrenti tra Stati

2. interessati nelle materie oggetto di un trattato.

Per quanto riguarda le modalità con cui si realizzano le estensione dei benefici della nazione

più favorita si è assistito ad un passaggio da un obbligo di estensione allo Stato beneficiario

del trattamento della nazione più favorita delle sole situazioni esistenti allo Status quo,

all’estensione dei vantaggi già concessi e ad un obbligo comprendente anche ogni vantaggio

attribuito allo Stato terzo pro futuro.

Si realizza dunque una sorta di “riadattamento automatico”, e si elimina ogni rischio che si

ricrei una situazione di discriminazione in un momento successivo in cui la clausola della

nazione più favorita è stata accordata in seguito all’attribuzione di nuovi privilegi per lo Stato

terzo.

Si stabilizza però solo la parità di trattamento e non il contenuto del trattamento.

Normalmente infatti, in assenza di un diverso accordo tra le parti, il meccanismo del

riadattamento esclude l’incorporazione a titolo permanente dei vantaggi de quo da parte del

Paese beneficiario.

Gli effetti materiali della clausola della nazione più favorita hanno natura contingente e

variabile: una volta venuti meno i privilegi accordati dallo Stato concedente agli Stati terzi

anche i privilegi attribuiti allo Stato beneficiario vengono meno.

Lo Stato beneficiario non gode dunque di diritti autonomi ma solo riflessi.

Non deve però ritenersi che l’applicazione della clausola della nazione più favorita comporti

una eccezione alla deroga di diritto internazionale per cui i trattati non possono incidere sugli

obblighi e sui i diritti dei terzi, in questo caso i beneficiari della clausola.

Infatti, i diritti riconosciuti allo Stato beneficiario, per quanto condizionati dai rapporti

contrattuali intercorrenti tra Paese concedente e nazione più favorita, hanno il loro

fondamento giuridico in un patto stipulato direttamente con il concedente.

L’accordo tra concedente e nazione più favorita costituisce il contenuto materiale e la misura

dei diritti in questione.

Un’altra distinzione impartante si ha riguardo al funzionamento della clausola che può essere:

condizionato: quando i vantaggi della clausola de quo si estendono al beneficiario solo

1. se questo ultimo assicura a sua volta delle prestazioni equivalenti a quelle gia offerte

dal terzo Stato per ottenere i vantaggi;

2. incondizionato: quando i vantaggi riconosciuti dal concedente allo Stato terzo si

estendono allo Stato beneficiario automaticamente e gratuitamente.

La clausola della nazione più favorita in forma condizionata è stata utilizzata sopratutto dagli

USA, i quali finché avevano il loro mercato interno fortemente protetto, erano disposti a

rimuovere le barriere commerciali esistenti solo a condizione di ricever equivalenti

concessioni dai mercati stranieri.

Il GATT conferisce alla clausola della nazione più favorita una forma ampia e avanzata.

L’art. I (“Trattamento generale della nazione più favorita”) dispone al par. 1 che:

“Tutti i vantaggi, favori, privilegi o immunità, concessi da una Parte contraente a un prodotto

originario da ogni altro Paese, o a esso destinato, saranno estesi, immediatamente e senza

condizioni, a tutti i prodotti similari, originari del territorio di ogni altra Parte contraente, o a

esso destinati.”

Ogni paese dell’OMC è obbligato a concedere a ciascun altro Membro lo stesso trattamento

riservato in relazione allo scambio di merci a qualsiasi Paese terzo, anche quando quest’ultimo

non sia membro dell’OMC.

La clausola è dunque:

reciproca : riguardo ai suoi beneficiari essendo oggetto di una mutua concessione

a. tra i Pesi aderenti dell’OMC

indeterminata : per quel che riguarda i Paesi terzi presi in considerazione

b.

c. multilaterale

incondizionata: infatti l’espressione “immediatamente e senza condizioni”

d. significa che il trattamento concesso ad uno Stato si estende agli altri Stati

membri in modo automatico e a titolo gratuito.

Anche il campo di applicazione previsto dall’art. I è molto ampio e tende a coincidere con tutte

le materie disciplinata dal GATT e dagli altri accordi dell’OMC.

Per i successivi paragrafi dell’art. I la clausola riguarda:

1. i dazi doganali

2. le imposizioni di qualsiasi genere che colpiscono sia le importazioni che le esportazioni

che sono percepite in occasione di importazioni o esportazioni

3. i diritti concernenti i trasferimenti internazionali di valuta destinati al regolamento di

importazioni ed esportazioni

4. l’insieme delle regolamentazioni e modalità amministrative afferenti alle importazioni o

alle esportazioni

5. le imposte, dirette o indirette, sui prodotti importati o attinenti alla loro

commercializzazione e consumo

6. le leggi, i regolamenti e qualsiasi altra previsione relativa alla vendita, alla messa in

vendita, all’acquisto, al trasporto, alla distribuzione e all’utilizzazione di questi prodotti

sul mercato interno.

Ulteriori articoli del GATT specificano le disposizioni generali di cui all’art. I in relazione a

specifici settori o stabiliscono un divieto di discriminazione tra prodotti esteri.

Per quanto riguarda gli altri accordi dell’OMC in virtù delle disposizioni dell’Accordo GATS

(art. II) e dell’accordo TRIP (art. 4) corrispondenti all'art. I del GATT gli effetti della

s

clausola della nazione più favorita vengono estesi alle materie della fornitura di servizi e al

trattamento della proprietà intellettuale.

Per quanto riguarda l’applicazione della clausola la regola prevalente nella prassi internazionale

(i vantaggi acquisiti in virtù della clausola della nazione più favorita non sono incorporati dallo

Stato beneficiario in via permanente ma sono legati all’evolversi dei rapporti tra Stato

concedente e Stato terzo) questa trova nel GATT un temperamento per quanto riguarda i dazi

doganali in ottemperanza della regola del consolidamento.

In base a questa regola sono consentite la revoca o la modifica delle concessioni effettuate

da ciascun membro dell’OMC su qualsiasi prodotto solo dopo 3 anni e solo con l’assenso degli

Stati interessati alla fornitura del prodotto in questione.

In questo modo si cerca di garantire una certezza e stabilità nel contesto internazionale.

La stessa funzione è svolta dalla regola che deriva dall’art. XXIII del GATT che riguarda la

“protezione e la concessione dei vantaggi” per cui gli Stati non possono arbitrariamente

misure che, anche se di per se lecite, siano suscettibili di annullare o compromettere i

vantaggi, tariffari e non, da essi precedentemente concessi.

La clausola della nazione più favorita, anche se perno del sistema economico internazionale, è

soggetta a varie eccezioni.

Alcune di queste eccezione erano già comprese nel GATT 1947 e quindi sono state ereditate

dal sistema attuale;altre eccezioni sono state introdotte dagli accordi scaturiti dall’ Uruguay

Round.

Alcune eccezioni rappresentano un limite strutturale al funzionamento della clausola nella

forma multilaterale e incondizionata di cui all’art. I del GATT :

a. eccezione costituita dall’art. XXIV dell’Accordo generale sulle tariffe doganali

e sul commercio con cui si autorizzano condizioni particolari per i traffici

commerciali di frontiera o per quelli relativi al territorio di unioni doganali e

zone di libero scambio. Tali disposizioni hanno l’obiettivo di facilitare gli scambi

tra Paesi geograficamente limitrofi e tra Paesi che intendono perseguire una più

stretta cooperazione e integrazione economica, senza frapporre ostacoli agli

scambi con gli Stati terzi. Viene ammesso che i privilegi riconosciuti nei rapporti

tra detti Paesi, in termini di riduzioni tariffarie o di altre regolamentazioni

commerciali siano estesi a tutti gli altri Stati membri dell’OMC, a patto di non

aggravare il trattamento precedentemente riservato a questi ultimi Stati;

eccezione risalente all’adozione nel 1966 dalla parte IV del GATT su

b. “Commercio e sviluppo” e alla decisione delle Parti Contraenti del 1979 sulla

“clausola di abilitazione” e consente ai Pesi sviluppati un trattamento

differenziato, più favorevole e non reciproco in termini di misure tariffarie e

non tariffarie, a favore dei Paesi in via di sviluppo. Non risulta dunque limitato

l’automatismo della clausola della nazione più favorita rispetto ai Paesi

beneficiari ma anche il funzionamento reciproco della medesima, visto che ne è

ammessa la concessione in via unilaterale da parte dei soli Paesi più avanzati.

Nel sistema del GATT del 1947 erano presenti ulteriori eccezioni di carattere strutturale

poiché l’Accordo Multifibre e i Codici del Tokyo Round erano validi solo per tutte le parti che

vi avevano aderito.

Questi limiti sono però stati superati dalla versione degli Accordi scaturita dall’Uruguay

Round che è considerato globalmente vincolante e coinvolge dunque tutti i Membri dell’OMC.

Le eccezioni descritte hanno come elemento comune il fatto di tenere conto dell’esistenza di

alcune disomogeneità tutt’ora riscontrabile nella società internazionale nonostante i processi

di preogrewssiva integrazione dell’economia su scala mondiale.

Queste disomogeneità sono legate a situazioni materiali (contiguità geografica, differenti

livelli di sviluppo) o giuridiche (appartenenza ad un’area di integrazione regionale)di fronte ai

quali emerge l’inadeguatezza di un funzionamento automatico e incondizionato del GATT .

Per quanto riguarda le eccezioni previste dagli accordi diversi del GATT 1994 occorre

ricordare l’art. II dell’Accordo GATS, che, riproduce le disposizioni dell’art. XXIV del GATT

sullo scambio tra Paesi limitrofi in materia di fornitura di servizi e contempla una specifica

procedura per la richiesta di esenzione temporanea dall’obbligo generale dell’utilizzo della

clausola della nazione più favorita.

Ai fini dell’applicazione dell’art. I del GATT e delle sue eccezioni assume un’importanza

fondamentale la definizione di prodotto similare.

La nozione di prodotto similare, e quelle collegate di merci e mercanzie similari, sono

importanti per l’applicazione della disciplina giuridica del commercio mondiale, poiché

ricorrono in 17 disposizioni del GATT e in numerose disposizioni degli Accordi dell’OMC.

Tutte queste disposizioni implicano una comparazione tra prodotti di più Stati esportatori e

tra prodotti nazionali dello Stato importatore.

Nessuna delle disposizioni però fornisce una definizione chiara del concetto di similarità e

nemmeno un sistema di classificazione delle merci comune a tutti i Membri dell’OMC per cui

ogni Stato è libero di adottare i crateriche ritiene opportuni con il rischio che eventuali

discordanze si traducano in fonti di discriminazione tra prodotti oggettivamente simili.

A superare questa incertezza ha contribuito una giurisprudenza elaborata nel quadro del

GATT 1947 ed ora sviluppata nell’ambito dell’OMC che ha consentito di delineare una teoria

unitaria della similarità.

Questa teoria muove dalla prospettiva dell’opportunità di un’interpretazione il più possibile

restrittiva della nozione di similarità quando la stessa sia impiegata nel contesto di una

clausola di eccezione.

È aggiunta, però la necessità di un’interpretazione estensiva della teoria tutte le volte in cui si

tratti di garantire il rispetto degli obblighi convenzionali di portata generale e dei principi

generali del GATT.

Nella prassi si è di solito negato che mere differenze di gusto, presentazione, qualità, prezzo,

processo di lavorazione, origine ecc. tra le merci da comparare servissero ad escluderne la

similarità; similarità che è stata ammessa valorizzandosi criteri di raffronto di carattere più

funzionale rispetto alla commercializzazione dei prodotti, quali la succedaneità, la

sostituibilità e la concorrenzialità, non ricavabili solo dalle caratteristiche fisiche dei prodotti

stessi ma riconducibili a più complessi indicatori oggettivi, come l’uso finale e l’elasticità della

domanda, e soggettivi, come la percezione dei consumatori.

All’opposto nelle clausole d’eccezione la logica ha richiesto un maggior grado d’identità tra i

beni considerati per limitare al massimo la portata delle deroghe consentite all’applicazione

degli obblighi di non discriminazione.

Tra i casi più indicativi registrati nella prassi del GATT 1947 può essere ricordata la

controversia sul trattamento tariffario del caffé non tostato, intercorso tra Brasile e

Spagna e decisa dagli organi del GATT nel 1981.

La Spagna importava dalla Colombia il caffé tostato a tariffa zero, mentre imponeva un dazio

doganale del 7% sul caffé non tostato brasiliano, classificandolo come un prodotto distinto

dal precedente. La diversa classificazione dei due tipi di caffé fu giudicato arbitraria in

quanto valorizzava eccessivamente le differenze di gusto e di aroma riscontrabili per tali

merci, senza tenere adeguatamente in conto le loro comuni caratteristiche e l’eguale

destinazione finale.

Non sempre le regole elaborate nella prassi si sono dimostrate idonee a definire con

sicurezza la nozione di similarità.

Per esempio in occasione della controversia Japan- Tariff on Import of Spruce, Pine, Fir

fu sollevato, senza essere risolto il dubbio se, rispetto a determinati materiali da costruzione

in legno, dovesse attribuirsi più rilevanza, come sostenuto dal Canada paese ricorrente, alle

caratteristiche del prodotto finito (forma e dimensioni) e alla sua utilizzazione finale

(costruzioni edili), oppure (secondo la tesi del Giappone, che applicava ai legnami un sistema di

classificazione e di imposizione di dazi svantaggioso per la produzione canadese)alle qualità

intrinseche del prodotto di base, il legno (elasticità, capacità di isolamento dal freddo, dal

calore…)che possono risultare differenti in funzione della specie botanica da cui esso è

ricavato e dalle zone geografico-climatiche di origine.

V LA CLAUSULA DEL TRATTAMENTO NAZIONALE

Il principio di non discriminazione trova applicazione oltre che nella clausola della nazione più

favorita anche nell’obbligo del trattamento nazionale accolto dall’art. III del GATT

“Trattamento nazionale in materia di imposizioni e di regolamentazione interna”.

Mentre la clausola della nazione più favorita assicura una parità esternata gli Stati l’obbligo

del trattamento nazionale garantisce la parità interna ovvero l’assimilazione delle merci

straniere a quelle nazionali.

Quindi :

a. la clausola della nazione più favorita impedisce la disparità di trattamento tra i Paesi

stranieri a favore di alcuni Stati determinati;

b. la clausola del trattamento nazionale vieta la discriminazione contro i Paesi stranieri a

vantaggio dei produttori nazionali.

I due obblighi sono strettamente correlati all’art. III del GATT ; quindi le facilitazioni

accordate ad uno Stato membro dell’OMC in base alla regola del trattamento nazionale

vengono estese automaticamente a tutti gli altri membri evitando contemporaneamente la

discriminazione delle merci straniere si tra di loro, sia rispetto alle merci nazionali.

Anche la portata materiale del trattamento nazionale è molto estesa.

Le principali disposizioni sono contenute nei par. 1,2 e 4 dell’art. III del GATT.

PARAGRAFO 1

Prende in considerazione “

le tasse e altre imposizioni interne, come pure le leggi, i regolamenti

e le prescrizioni concernenti la vendita, l’offerta in vendita, l’acquisto, il trasporto, la

somministrazione o l’impiego di prodotti sul mercato interno e gli ordinamenti quantitativi

interni che disciplinano la miscela, la trasformazione, o l’impiego di certi prodotti”.

Il trattamento dei prodotti esteri e dei prodotti nazionali dovrà essere tale da evitare la

protezione delle produzioni nazionali.

La disposizione riguarda solo disposizioni di carattere interno.

Ne sono esclusi i dazi doganali e le altre imposizioni o prescrizioni percepite o applicate

rispetto alle importazioni alla frontiera, prima della loro immissione nel mercato nazionale che

ogni Stato è libero di fissare discrezionalmente.

Una volta introdotte nel Paese d’importazione, l’equiparazione delle merci estere a quelle di

produzione locale deve essere piena.

È consentita solo una discriminazione al contrario:uno Stato è sempre libero di riservare alle

merci importate un trattamento vantaggioso.

L’eventuale vantaggio attribuito ad una merce in termini di prescrizioni interne, fiscali o di

altro genere, deve essere esteso a tutte le merci simili originarie degli Stati membri dell’OMC

per il collegamento con la clausola della nazione più favorita.

PARAGRAFO 2

Si occupa delle tasse e delle altre imposizioni fiscali interne, disponendo che esse non devono

colpire i prodotti provenienti dal territorio di qualsiasi Stato membro dell’OMC e importanti

nel territorio di un qualsiasi altro Membro in misura superiore a quelle concernenti i prodotti

nazionali similari.

La natura di queste misure e la loro entità non sono do per se rilevanti, poiché è vietato

esclusivamente il carattere discriminatorio.

La normativa in esame non si limita a vietare le imposizioni interne intrinsecamente

sanzionatorie ma condanna gli effetti protezionistici che possono derivare dalla loro

applicazione.

Si è così impedito che, anche in presenza di eguali tariffe fiscali per prodotti simili, il divieto

della protezione delle produzioni nazionali sia aggirato in altro modo.

p.e.: tramite un diverso sistema di computo o di riscossione delle tasse, oppure attraverso un

differenziazione della denominazione e classificazione dei prodotti da tassare.

Una nota dell’art. III, par. 2 prevede che una tassa conforme a requisiti richiesti dalla prima

disposizione di questo paragrafo possa essere tuttavia considerato a contraria all’obbligo del

pari trattamento qualora essa non colpisca alla stessa maniera altri prodotti interni che siano

direttamente concorrenziali o succedanei rispetto a prodotti importati.

Ogni misura impositiva interna deve infatti superare un “duplice test” di compatibilità con il

divieto di non discriminazione:

1. confrontare i prodotti esteri con i prodotti nazionali strettamente similari;

2. confrontare i prodotti concorrenziali e succedanei.

Occorre però seguire una specifica procedura.

Per verificare se esiste una discriminazione tra un prodotto importato e un prodotto nazionale

ai sensi dell’art. III, par. 2 bisogna seguire una procedura:

va esaminato se si tratti di prodotti simili;

 bisogna verificare se i prodotto importato è soggetto ad una tassazione interna più

 sfavorevole;

se il prodotto importato è similare e trattato in maniera discriminante vi è una

 violazione dell’art. III par.3 prima disposizione;

se i due prodotti non sono trattati differentemente si è in presenza di una misura

 pienamente legittima;

se i due prodotti in questione non sono simili l’indagine deve continuare alla luce della

 seconda disposizione dell’art. III, par 2, per verificare se essi siano in un rapporto di

diretta competitività o succedaneità;

nel caso in cui si verifichi l’hp di cui al punto precedente bisognerà verificare se la

 disparità di trattamento fiscale abbia l’effetto di proteggere la produzione nazionale a

scapito delle importazioni.

Il modo di operare dell’art. III par. 2 è illustrato nel caso Canada – Certain Measures

Concernine Periodicals, affrontato dagli organi di soluzione delle controversie dell’OMC su

reclamo degli USA.

Questo caso riguardava una imposta sul consumo prevista da una legge canadese che

assoggettava le edizioni di riviste periodiche estere destinate al mercato canadese, ma di

contenuto editoriale in parte eguale all’edizione pubblicata nel Paese d’origine a tariffe più

elevate di quelle applicate ai periodici di produzione nazionale.

In primo grado, tali misure furono condannate per violazione dell’art. III, par 2, prima

disposizione, considerandosi i due tipi di periodici in questione come prodotti similari.

Quest’ultimo punto è stato negato nel giudizio d’appello, in cui si è dato rilievo alle non

marginali differenze di contenuto editoriale dei due tipi di riviste, ciascuna di esse essendo

maggiormente incentrata sulle notizie relative al paese d’origine.

Ciò non ha condotto ad una assoluzione automatica dei provvedimenti canadesi.

L’organo d’appello ha proceduto a verificare se tra gli stessi prodotti esistesse una relazione

di diretta concorrenzialità o succedaneità, accertandola per alcuni periodici, nonostante le

differenze riscontrabili in relazione alla loro proprietà, natura e qualità, nonché a livello dei

gusti e delle abitudini dei rispettivi acquirenti nel mercato canadese.

Una simile reazione non esiste tra una rivista, ad esempio di informazione generale e una

rivista di giardinaggio, ma di sicuro tra riviste dello stesso genere.

Nel caso di riviste d’informazione generale, può presupporsi un certo interesse da parte del

pubblico canadese anche per la vita del paese vicino, specie in occasione d’eventi particolari,

mentre per riviste specializzate in un certo settore il rapporto di succedaneità è ancora più

evidente, essendo il loro contenuto informativo scarsamente influenzato dal luogo d’origine.

Quindi è stato possibile individuare nel comportamento canadese un intento protezionistico

giungendo così ad una condanna delle misure canadesi.

Un settore in cui le disposizioni sulla clausola del trattamento nazionale trovano ampia

applicazione è quello degli alcolici.

Si possono ricordare i casi Canada – Import, Distribution and Sale of Alcoholic Drinks by

Canadian Provincial Marketing Agencies (reclamo degli USA) e USA – Measures Affecting

Alcoholic and Malt Beverages (reclamo del Canada): in entrambi i casi, le misure impositive

sono state condannate per violazione dell’art. III, par. 2, in quanto prevedevano delle tasse

federali o statali più elevate per i prodotti stranieri che per quelli interni.

Anche il mercato Giapponese ha creato grandi problemi nel settore delle bevande alcoliche.

Per la tradizione giapponese, il sistema di classificazione e di tassazione delle bevande

alcoliche separa i prodotti tipici locali (sake, schochu e mirin) dai prodotti occidentali (birra,

vino, brandy, grappa)sottopendoli ad una tassazione più elevata.

Inoltre il sistema giapponese prevedeva una classificazione basata sul tasso alcolico di ogni

bevanda, e proporzionando la tassazione al diverso grado alcolico; in questo modo i prodotti

occidentali venivano comunque tassati maggiormente a causa del loro maggiore tasso alcolico.

Sia la giurisprudenza del GATT che quella dell’OMC hanno ritenute queste pratiche illecite in

caso di trattamenti impositivi diversi:

1. tra prodotti nazionali ed esteri di eguale denominazione

2. tra prodotti nazionali ed esteri di diversa denominazione ma oggettivamente simili per

le loro caratteristiche

3. tra prodotti riconducibili a categorie o sottocategorie distinte: infatti, in questa

ipotesi è da ritenere possibile che il consumatore giapponese delle proprie bevande

nazionali voglia cambiare e bere bevande provenienti dall’estero se fossero più

economiche.

PARAGRAFO 4

L’art. III par. 4 si occupa di tutte le altre misure interne diverse dalle imposizioni fiscali, e

quindi le prescrizioni normative derivanti da leggi, regolamenti o altre fonti, relative alla

commercializzazione, al trasporto, alla distribuzione e all’utilizzazione delle merci sul mercato

interno.

Tra queste misure possono essere comprese:

a. quelle che riguardano le caratteristiche delle merci;

b. tutte le altre disposizioni che non hanno carattere impositivo o fiscale: le

regolamentazioni quantitative interne concernenti la mescolanza, la trasformazione o

l’utilizzazione di certi prodotti, menzionate al par. 1 dell’art. III e disciplinate

dettagliatamente nei parr. 5 e 7.

L’obbligo del trattamento nazionale costituisce la base per la normativa prevista dall’art. XVII

riguardante i monopoli commerciali statali (=imprese commerciali di Stato).

Questi monopoli sono consentiti se i loro acquisti e le loro vendite (le importazioni e le

esportazioni) sono conformate al principio generale di non discriminazione.

Per effetto degli accordi nati dall’Uruguay Round l’obbligo del trattamento nazionale è stato

esteso a settori diversi dallo scambio di merci;

al settore degli investimenti esteri (art. 2 dell’accordo TRIM );

 s

i servizi (art. III del GATT);

 la protezione della proprietà intellettuale (art. 3 dell’Accordo TRIP ).

 s

In tutte queste materie gli Stati conservano un ampio margine di autonomia e sono liberi di

fissare i provvedimenti che ritengono necessari rispettando sempre il principio generale di

non discriminazione.

Nella prassi ci sono numerosi esempi di prescrizioni applicati ai vari settori del commercio.

Importante è il caso della benzina degli USA, USA – Standards on Reformulated and

Conventional Gasolina, che è stata la prima controversia decisa dopo la nascita dell’OMC che

vedeva opposti Venezuela e Brasile (ricorrenti) e USA.

Oggetto della controversia era un regolamento tecnico adottato nel 1993 da un ente federale

degli USA in attuazione di una legge del congresso finalizzata a ridurre le esalazioni tossiche

causate dalla combustione di benzina fabbricata e raffinata negli USA o lì importata.

Per questo motivo veniva prescritto per ogni raffinatore un livello di esalazioni calcolato in

base alla composizione chimica del carburante prodotto, non superiore a quello fatto

registrare in USA nel 1990.

La possibilità di riferirsi alla precedente qualità della propria benzina era consentito alle

imprese importatrici estere a patto che importassero nel mercato USA il 75% della benzina

prodotta.

In mancanza di queste condizioni le imprese straniere dovevano automaticamente conformarsi

allo standard USA del 1990, che comportava dei valori più rigorosi.

Il regolamento concedeva dunque un trattamento di favore ai raffinatori americani; erano

disposizioni contrarie all’art. III, par. 4 del GATT.

Anche l’obbligo del trattamento nazionale presenta delle eccezioni, infatti:

non si applica gli acquisti pubblici, cioè prodotti acquistati da organismi governativi e

 destinati alle necessità dei pubblici poteri e non destinati ad essere rimessi in

commercio o impiegati nella produzione di merci destinate alla vendita (art. III, per. 8

lett. A ).

Questa eccezione è stata rimossa dall’Accordo dell’OMC sugli appalti pubblici; poiché si tratta

di un accordo commerciale plurilaterale si applica solo in una ristretta cerchia di Stati.

È consentita ai soli prodotti nazionali una sovvenzione pubblica, comprese le sovvenzioni

 che sono ricavate da tasse interne e le sovvenzioni sotto forma di acquisto di prodotti

nazionali da parte dei pubblici poteri o per loro conto (art. III, par. 8, lett. b).

VI IL PRINCIPIO DI RECIPROCITà

Il secondo principio fondamentale del sistema degli scambi internazionali di merci è quello

della reciprocità.

questo principio è enunciato nel Preambolo dell'Accordo dell'OMC e nel Preambolo

dell’Accordo generale del 1947.

Il principale ambito di operatività del principio risiede nel campo delle concessioni tariffarie.

Infatti i negoziati multilaterali previsti dall’art. XXVIII bis del GATT per la riduzione

progressiva dei dazi doganali devono essere svolti “su una base di reciprocità e di mutui

vantaggi “.

Gli Stati dunque si impegnano a realizzare diminuzioni delle tariffe doganali di analoga entità

in relazione ad un determinato prodotto o a determinate categorie di prodotti.

Ugualmente devono essere effettati i negoziati tra i Membri dell’OMC e uno Stato terzo in

occasione di nuove adesioni.

Queste infatti devono avvenire “a condizioni da convenirsi” ( art. XII Accordo OMC e art.

XXXIII del GATT).

Il principio di reciprocità si estende:

1. ai negoziati relativi alla rimozione delle barriere al commercio dei servizi: art. XIX del

GATS

alla proprietà intellettuale: è infatti richiamato nel quadro dell’Accordo TRIP art. 7,

2. s,

in cui la protezione dei diritti di proprietà intellettuale si considera finalizzata alla

promozione dell’innovazione tecnologica, al trasferimento e alla diffusione della

tecnologia, “a reciproco vantaggio dei produttori e degli utilizzatori di conoscenze

tecnologiche” e nell’”equilibrio tra diritti e obblighi” degli Stati.

La reciprocità investe ogni campo del rapporto GATT/OMC, influendo su tutta la normativa

internazionale in materia di commercio.

Il concetto di reciprocità assume due connotati diversi a seconda del modo in cui viene

considerato:

sotto il profilo formale, il concetto di reciprocità serve per designare la simmetricità

a. degli impegni convenzionalmente assunti dagli Stati e dei diritti e vantaggi ad essi

riconosciuti sul piano normativo;

sotto il profilo sostanziale, la reciprocità esige un costante bilanciamento tra i vantaggi

b. effettivamente ottenuti dagli Stati sul piano materiale e un soddisfacimento

equilibrato dei loro rispettivi interessi economici.

Ulteriori criteri permettono di individuare:

una reciprocità basata su concessioni dello stesso genere(una riduzione tariffaria

1. contro un’altra) o di genere diverso ma di valore equivalente (la franchigia da una

imposizione sulle importazioni contro la riduzione di un dazio di pari entità);

una reciprocità positiva , se riguarda obblighi di facere, e una reciprocità negativa, se

2. riguarda obblighi di non facere;

una reciprocità settoriale, relativa al trattamento di un determinato prodotto o gruppo

3. di prodotti, e una reciprocità globale.

Nel sistema GATT/OMC, il principio di reciprocità formale e quello sostanziale sono concepiti

come tendenzialmente coincidenti, nel senso che entrambi i modi di vedere presuppongo la

volontà degli Stati di realizzare un effettivo equilibrio tra i vantaggi derivanti dalle

reciproche concessioni.

In ogni caso però, le due accezioni mantengono una loro autonoma portata e possono entrare in

conflitto tra loro.

p.e.: uno Stato, dopo aver pattuito con un secondo Stato una comune riduzione delle tariffe

doganali in un determinato settore, non riceva i benefici che si aspettative in termini di

esportazione dei propri prodotti, mentre vede accrescere nel proprio mercato il flusso di

importazioni provenienti da un altro Stato.

All’equivalenza de vantaggi concessi su piano giuridico non corrisponde un’equivalenza di

vantaggi reali.

In condizioni normali, questa situazione è in perfetta sintonia con gli obiettivi di stampo

neoliberista del sistema GATT/OMC, che mira a favorire le produzioni più efficienti e

dinamiche, capaci di trarre beneficio dalla rimozioni degli ostacoli al libero scambio.

Per questo motivo la nozione di equilibrio dei vantaggi è stata costantemente interpretata, nel

GATT 1947 come nell’OMC, in termini di pari opportunità commerciali e non di pari volume di

scambio.

Considerando equivalenti le dimensioni formale e sostanziale della reciprocità, presuppone

condizioni di eguaglianza o affinità almeno relative degli Stati, e non è facilmente realizzabile

in presenza di squilibri strutturali o di notevoli dimensioni nei rapporti di scambio.

p.e. nazioni che producono ed esportano merci dal prezzo molto inferiore di quelle importate.

Le circostanze descritte hanno indotto a predisporre deroghe al principio della reciprocità

formale e ad attribuire un rilievo normativo maggiore al principio della reciprocità sostanziale.

In base a questo è formulata il sistema delle eccezioni alle regole generali del GATT e degli

altri Accordi OMC. Questo sistema è considerato come uno strumento di correzione del

funzionamento della reciprocità formale, in tutti i casi in cui si verifichi una notevole

divergenza tra vantaggi ottenuti dagli Stati e vantaggi concessi.

La funzione di correzione è evidente:

1. nell’art. XIX del GATT che consente di ritirare o modificare gli obblighi

precedentemente assunti al fine di eliminare un grave pregiudizio derivante da

un imprevisto aumento delle importazioni indotto da quegli stessi obblighi;

2. nell’art. XII del GATT, articolo a protezione dell’equilibrio della bilancia dei

pagamenti.

Queste disposizioni si riferiscono a casi di natura eccezionale.

Più incisiva è la normativa prevista a favore dei Paesi in via di sviluppo a partire dall’adozione

della Parte IV del GATT nel 1966, la quale sancisce la rinuncia alla reciprocità nei negoziati

commerciali condotti dagli Stati industrializzati con questi paesi e autorizza a concedere un

trattamento preferenziale ai prodotti provenienti dai medesimi.

VII IL PRINCIPIO DI PROTEZIONE DOGANALE ESCLUSIVA E IL DIVIETO DI

RESTRIZIONI QUANTITATIVE

Gli impegni che gli Stati assumono sulla base dei principi di non discriminazione e di

reciprocità riguardano principalmente la rimozione dei dazi doganali e degli altri ostacoli al

commercio.

L’art. XXVIII bis del GATT afferma la necessità di una riduzione progressiva dei dazi, ma non

li vieta, anzi li riconosce come unico strumento di protezione dei mercati nazionali consentito.

Fatta eccezione per i dazi, tutte la altre forme di barriere non doganali sono destinate ad

essere completamente rimosse, perché più dei dazi comportano effetti distorsivi sul

commercio.

L’eliminazione delle barriere non tariffarie al commercio è richiesta da tre articoli del GATT:

a. art. III: richiede per i prodotti importati e per i prodotti nazionali un pari

trattamento in materia di tasse e di regolamentazioni interne e vieta, al par. 1, che

queste tasse e regolamentazioni siano imposte per favorire un protezionismo dei

prodotti interni;

b. art. VIII (“oneri e formalità relativi all’importazione e all’esportazione): impone

l’obbligo di limitare tutti gli oneri e le imposizioni diversi dai diritti doganali e dalle

tasse di cui all’art. IIIche siano percepiti in occasione dell’importazione o

dell’esportazione (visti consolari, informazioni statistiche ecc.) al costo approssimativo

dei servizi resi. Tutto ciò per evitare che siano adoperati come una protezione

indiretta dei prodotti nazionali o come oneri di carattere fiscale sui prodotti importati

o esportati;

art. XI (“ eliminazione generale delle restrizioni quantitative”): prevede l’interdizione

c. assoluta delle restrizioni quantitative al commercio, e cioè “dei divieti o delle

restrizioni diversi dai dazi doganali, tasse o altre imposizioni, ancorché attuati sotto

forma di contingenti, licenze d’importazione o d’esportazione o in qualunque altra

maniera”. Queste misure sono molto più pericolose dei dazi; con l’interdizione

all’importazione, per esempio, si elimina del tutto una concorrenza straniera con la

conseguenza di far sopravvivere industrie nazionali scarse o poco efficienti. Con un

dazio alto invece l’esportatore straniero potrebbe risolvere il problema compensando

con una diminuzione del prezzo dei loro prodotti incrementandone così la vendita.

I divieti e le restrizioni quantitative sono molto importanti al fine di perseguire obiettivi

politici; possono essere usati come strumento di pressione o sanzione nei confronti di governi

avversari, per ottenerne concessioni politiche o provocarne l’abbattimento.(p.e. embargo a

Cuba).

Nell’art. XI del GATT sono contemplate le ipotesi dei contingenti e delle licenze.

I contingenti comportano la fissazione di un ammontare prestabilito della quantità o del valore

di un prodotto che può essere importato o esportato.

L’assegnazione tra i vari Stati di questo ammontare può avvenire in diversi modi:

contingente globale : la quantità o il valore delle importazioni od esportazioni consentite

 vengono predeterminati in generale, senza l’indicazione degli Stati o degli operatori

economici destinati ad usufruirne. Vige il principio “primo arrivato meglio servito”.

Contingenti in quote : con le quote si garantisce il principio di non discriminazione poiché

 vengono ripartite rispettando i diritti di tutti gli Stati.

Il sistema delle contingenze è preferito a quello delle licenze.

Le licenze presuppongono un divieto generale alle importazioni o all’esportazione che può

essere derogato tramite autorizzazioni amministrative di volta in volta concesse ai privati.

CAPITOLO IV SEZIONE I

MISURE TARIFFARIE E REGIMI SPECIALI

Dal GATT emerge la concezione che prevede i dazi come unico strumento consentito di

protezione dei mercati nazionali nei confronti della concorrenza estera.

I dazi doganali possono comunque costituire un ostacolo al commercio:infatti le aliquote

superiori al 15%, definite picchi tariffari sono considerate proibitive per gli scambi

internazionali.

È molto importante la natura dell’imposizione tariffaria.

In base a quest’ultima possiamo classificare i dazi in relazione:

allo scopo da essi perseguiti: dazi fiscali e dazi economici;

3. alle attività colpite: dazi di importazione, dazi e di esportazione e dazi di transito;

4. alle modalità di percezione:dazi ad valorem, specifici e misti.

5.

Terminologicamente la nozione di dazio è distinta da quella di tariffa, che è l’elenco delle

merci con la misura del dazio applicabile a ciascuna di esse; nel linguaggio economico questi

termini sono considerate equivalenti.

Per quanto riguarda lo scopo e le attività colpite, tutti i dazi doganali hanno natura fiscale,

poiché sono configurabili come un’imposta sulle importazioni e sulle esportazioni.

I dazi fiscali in senso stretto sono quelli che perseguono esclusivamente l’obiettivo di

procurare un gettito alla finanza pubblica senza ostacolare il commercio con l’estero.

L’obiettivo fiscale prevale non caso di dazi sull’esportazione percepiti in occasione

dell’esportazione di prodotti nazionali.

I dazi di importazione hanno uno scopo essenzialmente economico, poiché sono quasi sempre

finalizzati a proteggere o a stimolare l’industria nazionale contro la concorrenza delle merci di

origine straniera, mentre rivestono un carattere fiscale quando siano percepiti su delle merci

che non vengono prodotte nell’ambito dello Stato impositore, oppure quando corrispondano ad

una imposta interna applicata in modo tale da non favorire le merci di produzione locale.

Natura prettamente fiscale hanno i dazi di transito applicati alle merci provenienti da uno

Stato estero e dirette nel territorio di un altro Stato estero, le quali non esercitano alcuna

influenza sull’economia dello Stato impositore.

Se si analizza invece il punto di vista delle modalità di percezione sono più frequenti i dazi ad

valorem, almeno tra i paesi dell’OCSE (tranne Austria, prima dell’adesione alla CE, e la

Svizzera).

I dazi ad valorem sono calcolati in proporzione al valore delle merci importate o esportate

stabilito dalle autorità doganali di ciascun paese; sono considerati meno distorsivi del

commercio internazionale poiché incidono in percentuale costante sul prezzo dei prodotti

scambiati e diminuiscono in valore assoluto in presenza di prezzi più bassi, favorendo le merci

più concorrenziali.

I dazi specifici prevedono un’aliquota di prelievo fissa per unità fisica o per unità di peso del

prodotto.

A volte si utilizzano anche dazi misti, che combinano un prelievo fisso rispetto alla quantità

delle merci ad un prelievo commisurato al loro valore.

In Italia la materia doganale è disciplinata, a partire dal 1°gennaio 1994, dal Codice Doganale

Comunitario, un corpus normativo che disciplina il movimento delle merci sia all’interno sia

all’esterno dell’Unione Europea, consistente in due regolamenti CE.

Questa normativa è basata sull’applicazione di dazi ad valorem.

I principali problemi che colpiscono il commercio internazionale sono:

variabilità delle tariffe: ogni Stato è libero di modificare le aliquote applicate sui

3. diversi prodotti a seconda delle circostanze. L’esigenza di eliminare l’incertezza che ne

deriva per gli operatori economici ha condotto nella prassi internazionale a concordare

delle bande di oscillazione delle aliquote. Le tariffe vengono consolidate (=bound) al

livello dell’aliquota massima. L’effetto del consolidamento è però parziale perché un

operatore economico può trovarsi in ogni momento a far fronte a tariffe diverse da

quelle previste, anche se entro margini prefissati;

dispersione tariffaria : si tratta di variazioni che si registrano nello stesso momento

4. tra le aliquote applicate da uno Stato a prodotti diversi rispetto al livello generale

medio delle tariffe;

dispersione geografica : si tratta di variazioni di aliquota intercorrenti nello stesso

5. momento tra diversi Paesi, siano relative ad un singolo prodotto, ad un settore

merceologico o al livello generale dei dazi doganali.

La dispersione tariffaria è particolarmente accentuata quando c’è una presenza congiunta di

picchi tariffari (aliquote superiore al 15%) e di dazi a livello zero, o molto bassi.

Più è alto il coefficiente di dispersione, maggiori sono gli effetti distorsivi sui flussi

internazionali di merce e i condizionamenti subiti dalle strategie commerciali e di investimento

degli operatori economici e dalle scelte dei consumatori.

Un particolare fenomeno di dispersione tariffaria è quella della tariff escalation, che si

verifica quando un prelievo doganale imposto da uno Stato in un certo settore aumenta in base

allo stadio di lavorazione o in base al valore aggiunto delle merci importate, di modo che le

tariffe applicate ai prodotti finiti sono maggiori di quelle relative ai prodotti semilavorati.

Il livello e la natura delle tariffe, il livello ed estensione del loro consolidamento, i coefficienti

di dispersione contribuiscono a configurare la struttura dello schema tariffario di ciascun

Paese e a determinare il grado complessivo di protezione doganale del corrispondente mercato

nazionale.

Tramite queste variabili il GATT opera per espandere gli scambi internazionali.

L’art. XXVIII bis non si limita a fissare l’obiettivo della “riduzione sostanziale del livello

generale dei dazi percepiti all’importazione e all’esportazione”, ma sottolinea anche

l’importanza di procedere “in particolare alla riduzione dei dazi elevati che ostacolino le

importazioni di merci anche in quantità minima”, così come l’importanza del “consolidamento

dei dazi” e dell’”impegno di non portare al di la di livelli determinati questo o quel dazio o i dazi

medi che colpiscono i prodotti costituenti categorie determinate”.

Il principale strumento con cui il GATT cerca di realizzare i suoi obiettivi è costituito dai

negoziati (=rounds)tariffari multilaterali organizzati periodicamente nell’ambito del GATT

1947 e dell’ OMC.

Questi negoziati e i loro esiti sono vincolati:

c. al principio di reciprocità

d. alla clausola della nazione più favorita.

Non è facile assicurare una piena reciprocità, anche perché non esiste un modo sicuro per

calcolare il valore di una concessione.

I primi cinque negoziati nel quadro del GATT si sono svolti bilateralmente o tra una piccola

cerchia di Stati con il metodo prodotto per prodotto: ogni Stato negoziava le concessioni su

ogni singolo prodotto dando la priorità al principale fornitore dello stesso con cui scambiava

liste di richieste di concessioni, fino a raggiungere un incontro tra richieste ed offerte.

Le concessioni venivano poi estese a tutte le parti contraenti del GATT (per la clausola della

nazione più favorita ).

A partire dal Kennedy Round si è passati ad una procedura di negoziazione detta di riduzione

lineare, consistente in una riduzione d’ammontare uniforme dei dazi doganali per ampie

categorie di prodotti.

Le concessioni accordate da ciascuno Stato nell’ambito dei negoziati tariffari sono elencate in

liste numerate (un numero per ogni Stato ) che vengono annesse all’Accordo generale,

divenendone parte integrante.

Ciò è avvenuto nel quadro degli otto rounds di negoziati tariffari svoltisi.

In quelle sedi le liste di concessioni sono confluite in un accordo a sua volta annesso al GATT

in forma di protocollo tariffario.

Nel caso di nuove adesioni all’OMC la lista di concessioni dello Stato aderente viene definita in

base ad un accordo stipulato tra tale Stato e l’insieme dei Membri dell’Organizzazione.

Le concessioni tariffarie relative ai prodotti elencati nelle liste annesse all’Accordo generale

sono soggette alla regola del consolidamento, con cui è fatto divieto di imporre nuovi dazi o di

inasprire quelle esistenti e di modificare dette concessioni al di fuori delle procedure

appositamente previste a tal fine dagli artt. XXVIII e XXVIII bis del GATT.

L’aliquota tariffaria consolidata è un’aliquota massima.

La clausola di consolidamento comporta il divieto di procedere ad una modifica o ad una revoca

delle concessioni prima del decorso di un periodo di tempo di tre anni.

L’art. XXVIII bis riguarda il meccanismo delle periodiche conferenze multilaterali volte alla

riduzione dei dazi doganali.

L’art. XXVIII riguarda la facoltà per i singoli Stati di modificare le precedenti concessioni o

di revocarle del tutto.

L’art. XXVIII per. 1 subordina il ritiro o la modifica di una concessione allo svolgimento di un

negoziato e alla conclusione di un accordo con ogni altro Stato con cui la concessione era stata

negoziata in origine.

La stessa condizione è prevista nei confronti di un qualsiasi altro Stato riconosciuto come

fornitore principale del prodotto oggetto della concessione.

In base all’art. XXVIII, il principale fornitore, lo Stato che richiede la modifica o il ritiro

della concessione e gli altri Stati che sottoscrissero la concessione sono considerate parti

contraenti principalmente interessate, e tra di loro devono svolgersi i negoziati.

Agli Stati che hanno un interesse sostanziale è concesso un diritto di consultazione.

Nel GATT 1947 il fornitore principale era ogni Paese che rispetto alle esportazioni di un

determinato prodotto conseguisse una quota del mercato nazionale dello Stato che richiedeva

la modifica o revoca di una concessione più elevata di quella detenuta dal negoziatore

originario.

L’Intesa dell’OMC sull’interpretazione dell’art. XXVIII del GATT 1994 stabilisce che lo

status di fornitore principale è accordato anche al paese che destini al mercato del Paese che

revoca o modifica la concessione la più alta percentuale delle proprie esportazioni.

Si sono così allargati i limiti di partecipazione alla negoziazione aprendo la partecipazione agli

Stati in via di sviluppo. CAPITOLO V

GLI OSTACOLI NON TRIFFARI AL COMMERCIO

Sezione IX: le sovvenzioni pubbliche e le misure compensative

Le sovvenzioni pubbliche costituiscono oggetto di una specifica disciplina solo a partire dal

GATT del 1947, anche se erano utilizzate già da tempo.

Le sovvenzioni diventano uno strumento fondamentale poiché consentono il raggiungimento di

importanti obiettivi economici e sociali.

Le sovvenzioni possono assumere varie forme.

Anche se generalmente tale distinzione non è utilizzata, bisognerebbe inizialmente

distinguere le sovvenzioni da:

sussidio : che si limita a particolari contributi finanziari

e. aiuto : che si riferisce a qualsiasi forma di intervento volto ad alleviare i costi e gli

f. oneri gravanti sul bilancio delle imprese.

Le principali distinzioni di carattere generale che riguardano le sovvenzioni possono essere

distinte in tre categorie:

riguarda il carattere specifico o meno delle sovvenzioni. Solo le sovvenzioni destinate a

2 particolari soggetti sono suscettibili di conferire agli stessi dei vantaggi significativi;

riguarda le modalità di erogazione delle sovvenzioni che possono essere:

3 3. dirette: consistono in vere e proprie attribuzioni di denaro alle imprese in funzione

delle attività che si intendono premiare

4. indirette:quando le imprese beneficiano in maniera meno palese di una riduzione dei

costi e degli oneri che devono affrontare

1. riguarda la distinzione tra:

sovvenzioni all’esportazione : l’aiuto statale viene concesso allo scopo di

e. incrementare le esportazioni, consentendo alle imprese di vendere i loro

prodotti sul mercato mondiale ad un prezzo più basso di quello praticato sul

mercato interno e quindi più concorrenziale rispetto a prodotti stranieri

similari;

sovvenzioni interne : sono finalizzate a sostenere in maniera selettiva lo sviluppo

f. dell’industria nazionale sul piano interno.

Anche se è impossibile formulare un quadro completo delle sovvenzioni è possibile formulare

un elenco esemplificativo delle forme di erogazione delle sovvenzioni cui gli Stati ricorrono

più frequentemente:

incentivi fiscali: è la forma più rilevante e possono essere realizzati in forma diversa:

4. sgravi, esenzioni, rinvii: è la forma più diretta di incentivo fiscale e sono relativi

f. al pagamento delle imposte dirette su redditi derivanti dall’esportazione di

particolari beni. P.e. sono note le sovvenzioni DISC (Domestic International

Sales Corporation Act emanato nel 1972 negli USA) che hanno dato vita ad una

controversia nel GATT 1947, che si è conclusa con la condanna della legislazione

USA. Questa prevedeva un differimento, per un periodo indeterminato e senza

l’applicazione di alcun interesse, del pagamento delle imposte dirette sui

prodotti realizzati dalle filiali o consociate delle imprese USA, fino al momento


PAGINE

45

PESO

607.92 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, Picone (dal terzo capitolo in poi). Gli argomenti trattati sono i seguenti: gli accordi multilaterali sugli scambi di merci e la normativa di base, la normativa del GATT, l’obbligo del pari trattamento delle merci o divieto di discriminazione, l’eliminazione degli ostacoli tariffari e non tariffari, la clausola della nazione più favorita.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Picone Paolo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto internazionale

Riassunto esame Diritto Internazionale, prof. Davì, libro consigliato Le Nazioni Unite, Conforti
Appunto
Riassunto esame Diritto Internazionale, prof. Giardina, libro consigliato Diritto Internazionale, Conforti
Appunto
Diritto Internazionale - Nozioni generali
Appunto
Diritto internazionale - Appunti
Appunto