Diritto internazionale
Il diritto internazionale regola i rapporti tra centri di potere indipendenti e sovrani, ovvero tra gli Stati, che sono i soggetti principali di questo diritto. L'obiettivo principale è garantire la sopravvivenza di questi centri di potere; la maggior parte delle regole serve al mantenimento dello status quo.
Differenze con il diritto interno
- Si rivolge essenzialmente agli Stati, non agli individui.
- Non c’è un parlamento universale che crea norme con un processo di formazione centralizzato - c'è spontaneità nel processo, diversamente dal diritto interno.
- Non si va di fronte al giudice se gli Stati non lo hanno deciso in modo comune.
- Quando vengono violate delle norme, non c’è una forza di polizia che richiama all’ordine o punisce: tutto è lasciato al rapporto tra Stati che devono farsi giustizia da sé.
Obiettivi del diritto internazionale
Il diritto internazionale cerca, in questa compresenza di poteri sovrani, di dare delle soluzioni che valgono finché vengono accettate. Due obiettivi principali:
- Tutelare la sovranità interna: effettività.
- Tutelare la sovranità esterna: indipendenza.
Problemi e compatibilità con l'egemonia
Ci sono Stati più forti che hanno un’influenza particolare. L’egemonia è compatibile col diritto internazionale se non comporta la scomparsa di altri centri di potere, ovvero se non mette a rischio la sovranità e la capacità decisionale di un altro Stato.
Evoluzione storica del diritto internazionale
Il diritto internazionale si occupa di soggetti primari che sono gli Stati, ma non c’è un centro di potere sovraordinato, è una comunità paritaria. Il diritto internazionale quindi nasce quando nasce lo Stato.
Pace di Vestfalia: nasce la necessità di coesistenza tra Stati. Questi Stati avevano bisogno di poche regole perché ci fosse una coesistenza pacifica e nessuno si ergesse al di sopra.
Caratteristica principale dell’avvio del diritto internazionale: sono Stati geograficamente e culturalmente collocati nella comunità europea per quanto riguarda gli interessi perseguiti. Trattavano in modo ineguale con fini di espansione gli Stati che non appartenevano alla comunità europea.
Momento di rottura di questo ordine: principalmente la Rivoluzione russa, che rifiuta interessi e scopi che il diritto internazionale contribuiva a perseguire, come il colonialismo. La comunità internazionale si espande e mette in discussione i valori europei.
Punto massimo: nascita delle Nazioni Unite - una comunità internazionale completamente non europea ma globale. Questo comporta un diritto internazionale storicamente diverso perché più attori partecipano. Principio cardine: diritto di autodeterminazione dei popoli. Cambia il modo e il tipo di norma internazionale, anche il livello di accettazione delle regole cambia ancora oggi.
La soggettività internazionale: lo Stato
Il principale attore del diritto internazionale è lo Stato, ma ci sono anche altri soggetti con capacità più limitata di azione nella comunità internazionale: gli insorti, i movimenti di liberazione nazionale, le organizzazioni internazionali, enti (es. Santa Sede).
Dibattito dottrinale sulla formazione dello Stato
Non c’è un testo di riferimento (inteso come dichiarazione o accordo di codificazione) per il confronto con la nascita di nuovi enti statali. Il diritto internazionale ha provato a spiegare la formazione prendendo strade opposte:
- Teoria fattualista: il diritto internazionale non si interessa della formazione dello Stato, prende solo atto che si è venuto a creare uno Stato (come un fatto, da cui il nome). È la teoria maggioritaria. Punto di forza: tende a fotografare la comunità internazionale di oggi, una comunità che ha bisogno di Stati sovrani per far applicare il diritto, intesi come soggetti che hanno potere sul popolo e sul territorio.
- Teoria legalista: ci sono dei principi che un ente che deve diventare Stato deve rispettare, senza di questi non si può parlare di nuovo Stato. Il diritto internazionale oggi non ha lo scopo di tutelare la sovranità interna ed esterna ma altri valori condivisi dalla comunità internazionale come i diritti umani, la tutela delle minoranze. Ci dice che uno Stato non si può formare in contrapposizione a questi valori che la comunità internazionale oggi presenta - secondo questa teoria, uno Stato che si è formato con la forza non può essere considerato tale.
Quindi, per il diritto internazionale gli Stati sono essenzialmente dei fatti. Quando è che questo fatto si produce? Ci sono due tipi di sovranità (= diritto di esercitare in via esclusiva le funzioni dello Stato entro una data porzione del globo):
Sovranità interna
Le caratteristiche per la formazione dello Stato sono tre:
- Popolo: definito nel senso di comunità politica, insieme di cittadini, non inteso come nazione.
- Territorio: la sovranità deve essere esercitata su un territorio delimitato e chiaro.
- Governo: capacità di creare regole giuridiche, di applicarle e farle rispettare.
Eccezioni (collapsed states):
- Stati falliti: Stati che non hanno effettiva capacità di governo sul territorio (es. Libia) - vengono considerati ancora Stati perché negli interessi della comunità c’è il mantenimento dello status quo per evitare problemi di sicurezza internazionale.
- Stati che perdono il governo sul territorio (es. Stati durante la Seconda guerra mondiale o l’Ucraina che ha perso la Crimea).
Il diritto internazionale si interessa principalmente al governo, alla capacità effettiva di controllo - si interessa a uno Stato-apparato: quando c’è capacità di governo, c’è uno Stato.
Sovranità esterna
Indipendenza: è necessario che questi enti siano indipendenti, la ragione della loro esistenza non ha fonti esterne ma è originata all’interno del suo ordinamento, quindi lo Stato deve trovare in se stesso la fonte della sua legittimità.
Allo stesso modo, non deve dipendere dall’ordinamento di nessun altro Stato o gruppi di Stati. Per la convenzione di Montevideo, indipendenza = capacità di entrare in rapporti con altri pari, quindi la capacità di concludere accordi con altri Stati. È corretta? No, perché la capacità di entrare in rapporti con altri pari appartiene anche ad altri enti!
Dunque, Stati federati, cantoni, regioni italiane, confederazioni non sono considerati soggetti del diritto internazionale. Se manca l’indipendenza, non abbiamo uno Stato ai sensi del diritto internazionale ma ci sono casi in cui c’è effettività di governo.
Violazione in uno Stato non indipendente
Caso Loizidou della Corte europea dei diritti umani
Nel 1990 la Turchia accede alla Convenzione europea sui diritti umani e fa una dichiarazione: la convenzione si applicherà solamente nel territorio metropolitano. Nel 1975 la Turchia aveva occupato Cipro Nord che era ormai considerato uno Stato a tutti gli effetti. La signora Loizidou era stata costretta ad andare a Cipro Sud e tutti i suoi beni sono stati confiscati, così ha fatto ricorso alla Corte dei diritti umani sostenendo che la Turchia avesse violato il proprio diritto di proprietà. Non riteneva Cipro Nord come uno Stato autonomo dato che tutti i suoi atti dipendevano dalla Turchia, quindi pretendeva che la Turchia rispettasse i propri trattati anche in quel territorio. La Corte ha dato ragione alla signora Loizidou perché ha riconosciuto che Cipro Nord, pur avendo capacità effettiva di governo, governava in una relazione di dipendenza dalla Turchia. Dunque vieta alla Turchia di non rispettare gli obblighi.
Situazione palestinese
La Palestina è considerata uno Stato per il diritto internazionale? (= può esercitare sovranità esterna ed interna?)
- Popolo: è una caratteristica che le appartiene.
- Territorio: sì, ma è controllato da un altro stato - limita la capacità di governo.
In termini di sovranità interna, ci sono problemi di effettività di governo. Sovranità esterna: trae l’originarietà del suo ordinamento dall’interno ma la situazione di conflitto perenne comporta delle limitazioni a livello di azione a livello internazionale. Ci sono limitazioni sia nella sovranità esterna che interna.
Tuttavia, l’Assemblea Generale nel 2012 ha deciso di riconoscere la Palestina come uno Stato non membro delle Nazioni Unite. Nota bene: non è uno Stato perché manca il requisito dell’effettività.
Funzione del riconoscimento
Teoria fattualista: il riconoscimento è irrilevante per l’esistenza di uno Stato.
Teoria legalista: sostiene che il riconoscimento sia un requisito costitutivo. Sono gli altri Stati ad accertarne l’esistenza, se non sono “obbligati” quando esistono i requisiti (es. che risponde al principio di autodeterminazione dei popoli, che non si è formato con la forza, ecc. -> rispetto del diritto internazionale).
Guardando la prassi, prevale la teoria fattualista - il riconoscimento non è essenziale per la formazione dello Stato. Il riconoscimento è di solito uno strumento interno che gli Stati hanno a disposizione per agevolare la partecipazione degli Stati di nuova formazione alla comunità internazionale (ciò che accade in Palestina: alcuni Stati non la riconoscono, è uno strumento interno di politica internazionale).
Riconoscimento che può essere:
- Implicito: accordo tra uno Stato e lo Stato di nuova formazione.
- Esplicito: all’indomani della dichiarazione di indipendenza, gli altri Stati inviano una nota diplomatica dove riconoscono la nascita del nuovo Stato (es. Turchia con Cipro Nord; es. non è successo con la Catalogna).
Il riconoscimento si riscontra non solo con riferimento alla formazione di nuovi Stati ma anche rispetto a nuovi governi risultanti da mutamenti fondamentali di regime. Es. in Libia -> riconoscerlo significa violare la sovranità di un paese, è una violazione del diritto internazionale (viola il principio di non ingerenza).
Riconoscimento e relazioni internazionali
A livello storico, il riconoscimento è un potente strumento per chi può approfittare delle relazioni internazionali e chi no. Ad esempio, dopo la Seconda guerra mondiale c’era una tendenza a non riconoscere la Cina continentale (la Cina era ufficialmente Taiwan, dagli Stati Uniti viene riconosciuta la Cina Popolare solo nel 1978) -> condiziona la vita delle relazioni internazionali della Cina perché era esclusa: da qui nasce il potere del riconoscimento.
Gli Stati preesistenti tendono a riconoscere le nuove entità, non ancora Stati per il diritto internazionale, perché in quel modo possono partecipare alla vita della comunità internazionale e autolegittimarsi come Stati (non è essenziale ma agisce nel processo verso la statualità).
Problemi di riconoscimento
Problema: a volte il riconoscimento è prematuro -> esempio della Croazia. Alcuni Stati europei, soprattutto Austria e Svizzera, hanno riconosciuto in maniera prematura la Croazia -> questa mossa è stata vista come un tentativo di ledere i diritti dello Stato precedente.
Motivazioni per il riconoscimento
Perché riconoscere nuovi Stati? Ci sono casi in cui il riconoscimento risponde all’esistenza di alcuni requisiti di diritto internazionale -> gli Stati tendono a riconoscere gli Stati con caratteristiche precise:
- Rispetto dei diritti fondamentali.
- Rappresentatività delle minoranze nelle istituzioni governative.
Ad esempio, nel caso del Kosovo, gli Stati motivavano il riconoscimento perché rispettava le minoranze e i diritti umani, anche se lo Stato ancora non c’era. In generale, gli Stati tendono a non riconoscere entità che sono effettivamente Stati perché hanno effettività ma non rispettano le caratteristiche del diritto internazionale -> es. Rhodesia del Sud che non è stata riconosciuta per la politica razzista.
Ciò significa che il riconoscimento è un atto relativamente libero perché in certi casi non è concesso. Questa tendenza a riconoscere solo le nuove entità che nascono in ottemperanza alle norme del diritto internazionale e che hanno delle caratteristiche di governo interno ben precise si trova in un documento della Comunità Europea del dicembre 1991, stilato in occasione della creazione dei nuovi Stati della ex Jugoslavia, come Croazia e Slovenia.
In quel caso è stata creata una commissione che ha dettato le linee guida sul riconoscimento: sancisce che gli Stati devono riconoscere le nuove entità che si caratterizzano per il rispetto dei diritti umani, delle minoranze, e non violano le norme del diritto internazionale (es. no Stati che nascono dopo un attacco armato -> non si potrà mai riconoscere la Crimea!).
Conseguenze per gli Stati non riconosciuti
Cosa può succedere ad uno Stato che non è riconosciuto?
- Non può essere oggetto di un’aggressione o essere considerato terra nullius, quindi un oggetto di colonizzazione.
- Non può obbligare altri Stati a siglare accordi di cooperazione internazionale.
- Non può chiedere l’immunità/privilegi per i propri rappresentanti nei confronti di Stati che non lo riconoscono.
- Sono vincolati al diritto consuetudinario.
NB: una volta che viene riconosciuto uno Stato, la sua statualità non può essere di nuovo essere messa in dubbio.
Capacità di uno Stato riconosciuto
Cosa può fare uno Stato che è tale per il diritto internazionale (effettività + indipendenza)? Può disporre dei beni ed individui situati nel suo territorio e del proprio territorio, ma ci sono delle norme che limitano la libertà assoluta dello Stato: la capacità è limitata dalla violazione dei diritti umani + non può disporre liberamente del proprio territorio: non può consentire consapevolmente al suo utilizzo per compiere atti che violino i diritti degli altri Stati, come processi altamente inquinanti.
Obblighi per gli altri Stati
Obblighi per gli altri Stati di fronte alla nascita di un nuovo Stato:
- Non ingerenza negli affari interni: evitare di esercitare pressioni, anche economiche, su organi e autorità -> principio cardine della Dichiarazione sulle relazioni amichevoli.
- Non possono svolgere funzioni pubbliche, funzioni di sovranità, nel suo territorio senza il suo consenso.
Esempi:
- Stati Uniti hanno deciso di sequestrare dell’imam Abu Omar a Milano.
- Cattura di Eichmann in Argentina.
Secessione unilaterale
Uno Stato si può creare attraverso un movimento di secessione unilaterale? La secessione = tentativo di separare una regione per creare uno Stato sovrano (≠ devolution concordata). I fattori di politica internazionale giocano un ruolo importante, quindi ci sono molte eccezioni.
Due teorie di riferimento:
- Realista: il diritto internazionale è neutrale finché non si forma uno Stato.
- Legalista: il diritto internazionale determina quali secessioni sono vietate e quali necessarie. Agevola le secessioni che avvengono in conformità al diritto internazionale.
Anche qua è maggioritaria la teoria fattualista: nella maggior parte dei casi prevale perché gli Stati tendono a mantenere lo status quo e l’integrità territoriale.
Casi contrapposti
- Secessione del Sud Sudan dal Sudan: c’è stato un referendum in cui le popolazioni hanno deciso di staccarsi dallo Stato preesistente -> il principio dell’integrità territoriale è rispettato perché è una decisione interna.
- Abkhazia: C’era effettività e indipendenza ma era una violazione dell’integrità territoriale.
Ci sono dei casi in cui il diritto internazionale agevola le secessioni (es. Kosovo): quando siamo in presenza di situazioni particolarmente gravi, il Consiglio di Sicurezza tende ad intervenire, ad esempio mettendo un’amministrazione in quel territorio che vuole separarsi -> si usano degli strumenti di diritto internazionale per agevolare la secessione, per fare in modo che ci siano le condizioni perché la regione acquisti indipendenza ed effettività.
Tutto ciò significa che bisogna guardare il caso specifico: il generale sfavore della comunità internazionale non corrisponde a un vero divieto di secessione.
Caso del Kosovo
È importante perché dimostra che c’è un approccio casistico e non una linea univoca, bisogna far riferimento anche alla Corte Internazionale di giustizia (CIG): è stata invitata a dare un parere sul caso della secessione.
Domanda: questa secessione risponde ai principi di formazione dello Stato che abbiamo detto?
Tre punti fondamentali
- 1913: entra a far parte della Serbia, si è stabilito come una provincia con un ruolo autonomo importante.
- Anni ’80: molte trasformazioni nella regione, alcune autonomie vengono messe in discussione -> inizia una lotta tra chi voleva ripristinare l’autonomia e il governo sempre più centralizzato.
- Escalation di violenza che ha portato a ripercussioni significative.
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