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vincolanti solo se incorporate in un trattato internazionale oppure quando saranno

assunte come prassi dagli Stati (e quindi

diventeranno norme consuetudinarie). L’Assemblea Generale approva i risultati

dei lavori e decide cosa fare:o trasmettere questa codificazione in una risoluzione

della stessa A.G. oppure viene convocata una Conferenza di Stati che adottano il

progetto di codificazione, dopo averlo discusso e eventualm. Modificato, diverrà

così un trattato internazionale. L’opera di codificaz. Ha interessato tutti i settori

del diritto. È una operazione desiderabile perché comporta un’insieme di

riflessioni sulle norme non scritte e quindi sicuramente rende disponibili molti

materiali che aiutano nella rilevazione della consuetudine-> cmq la norma

codificata non soppianta quella non scritta perché non è questo il suo obiettivo. E

poi la norma codificata si realizza attraverso un trattato e quindi la norma

consuetud. continuerà a vigere per gli stati che non sono parti dell’accordo di

codificazione.

La codificazione rimane un ausilio x la rilevaz. e ricostruz. delle norme

consuetudinarie che cmq rimangono tali.

N.B. codificazione del dir. interno-> avveniva ad opera dei sovrani che si erano

definitivamente affermati co,e la più alta autorità dello stato ovvero da istituzioni

democraticamente elette. Era sorretta da un vero e proprio progetto politico ed

era funzionale alla realizzazione di un progetto di unificazione nazionale

perseguito da sovrani o da governi repubblicani, ma legato agli interessi delle

classi che detenevano ormai il potere economico, ossia le classi borghesi -> erano

interessati all’affermazione di un diritto uguale per tutti svincolato da

condizionamenti delle consuetudini feudali, funzionale ai loro progetti di

costituzione di un assetto economico nuovo.

IL DIRITTO DEI TRATTATI

La stipulazione dei tratt è il momento contrattuale riconducibile alla stessa natura

dell’ordinam intern. nel quale le norme riposano sul consenso dei consociati che le

rispettano e sono da essi stesse poste. L’accordo appare al forma più idonea x

realizzare l’incontro di volontà tra i soggetti interessati alla posizione delle norme.

Trattati consentono anche di adottare normative spesso anche assai dettagliate

per la disciplina di fatti e situazioni nuovi; gli Stati concordano fra di loro i

lineamenti di massima di una normativa tendenzialmente uniforme che poi

ciascuno di loro adotterà nel proprio ordinamento.

Nel 1935 la Facoltà di giurispr di Harvard predispose un progetto di codificazione

del dir dei tratt: Harvard University Law School Draft on the Law of Treaties. Negli

anni 50 fu avviato un importante progetto di codificazione in seno alle N.U.

affidato alla Commissione del Diritto Internazionale che culminò con la

Convenzione di Vienna del 1969: largamente coincidente con il dir. Consuet. sia

perché lo ha codificato sia perché le sue norme ispirate allo sviluppo progressivo

sono poi diventate consuet perché gli Stati hanno iniziato a conformarvisi.

(ricordiamo anche la Conv.Vienna 1986 sul dir.tratt tra Stati e Org.Intern.) La C.

Vienna è ispirata alla salvaguardia del tratt. Vi sono norme che cercano nei limiti

del possibile di limitare la libertà degli Stati di liberarsi dagli impegni assunti nei

trattati. Il carattere sussidiario emerge dove la Conv. prevede che le sue norme si

applichino solo se il trattato in questione non disponga diversamente.

Art.2- Definizione di trattato: “accordo internazionale concluso in forma scritta

fra Stati e disciplinato dal dir. internaz., contenuto sia in un unico strumento sia

in due o più strumenti connessi, e quale che sia la sua particolare denominazione”

Cio non significa che non possano concludersi accordi in forma orale, per i quali

però non sarà applicabile la Convenzione di Vienna.

Art.3– “il fatto che la pres Conv non si applica né ad accordi intern conclusi fra

Stati e altri sogg di dir intern e fra questi altri sogg, né ad accordi internaz che

non sono stati conclusi per iscritto, non pregiudica –il valore giuridico di tali

accordi –l’applicazione a questi accordi di qualsivoglia norma della Conv –

l’applicazione della Conv alle relaz fra Stati disciplinate da accordi internaz di cui

siano parti anche altri sogg di dir internaz.

Art.4– irretroattività della Convenzione. Precisa che la Convenzione si applica

unicamente ai trattati conclusi dagli Stati dopo la sua entrata in vigore, non

pregiudicando l’applicazione di qualsivoglia regola enunciata nella Conv alla quale

siano sottoposti i trattati in virtù del dir internaz (carattere consuetudinario).

Il trattato si redige attraverso il negoziato: incontri nel corso dei quali si discute

e si definisce il testo del trattato;prendono parte i rappresentanti degli Stati

interessati. Nei t bilaterali: incontri tra le delegazioni dei due stati. Nei t.

multilaterali: riunioni dei rappresent degli Stati chiamate conferenze diplomatiche.

Art.7- Un soggetto può essere considerato rappresentante di uno Stato per

l’adozione o l’autenticazione di un trat o x esprimere il consenso dello Stato a

essere obbligato da un trattato:

a) se esibisce pieni poteri (docum che viene rilasciato dalle compet autorità statali

che attesta che la persona in essi indicata è il rappresentante dello Stato)

b) se risulta dalla pratica degli Stati interessati o da altre circostanze che

essi avevano l’intenzione di considerare quella persona come rappres dello Stato

a quei fini e di non richiedere la presentazione dei pieni poteri.

Sono considerati rapp in virtù delle loro funzioni senza dover esibire pieni poteri:

a) i Capi degli Stati, i Capi di governo, i Ministri degli affari esteri x gli atti relativi

alla conclusione di un trattato

b) i capi di missione diplomatica x l’adozione del testo di un trattato fra Stato

accreditante e Stato accreditatario

c) i rappresentanti degli Stati accreditati ad una conferenza internazionale o

presso una organiz internaz o uno dei suoi organi x l’adozione del testo di un

trattato in quella conferenza, organizzazione o organo. A conclusione del

negoziato c’è l’adozione del testo:

art.9- avviene con il consenso di tutti gli Stati partecipanti al negoziato ovvero

votandolo nelle conferenze internazionali con la maggioranza dei 2/3 degli Stati

presenti e votanti, oppure la stessa magg può scegliere un’altra modalità di

adozione.

Metodo del consensus: consiste nell’adozione del testo del trattato non con

esplicito voto ma prendendo atto del fatto che nessuno si oppone alla sua

adozione (è una procedura tipicamente internazionalistica che risponde ad

esigenze diplomatiche…è nella sostanza un non voto)

Dopo l’adozione, il testo del trat viene firmato allo scopo di autenticarlo.

Art.10– Autenticazione del testo avviene a)secondo la procedura prevista nel

testo medesimo o concordata dagli Stati partecipanti alla elaborazione

b) in mancanza di tale procedura x mezzo della firma, della firma ad referendum

(con riserva di conferma da parte delle competenti autorità statali), o della

parafatura (apposizione delle iniziali da parte dei rappresentanti).

Tuttavia la firma non è la manifestazione del consenso statale ad obbligarsi a

meno che non sia in tal senso esplicitamente disposto o non si evinca cmq che la

firma abbia questo effetto(Stipulaz in forma semplificata). La procedura ordinaria

è quella cd. solenne in cui la manifestazione del consenso avviene con un atto

particolare-> la RATIFICA. ADESIONE o ACCESSIONE:sono la ratifica di un

trattato da parte di Stati che non hanno partecipato ai negoziati e che ad esso

aderiscono successivamente(i tratt che la permettono si dicono aperti).

Il trat in genere entra in vigore raggiunto un numero minimo di ratifiche diventa

pienamente operativo ed efficace se non entra in vigore alla ratifica.

Art. 18- gli Stati devono astenersi adottare atti che siano contrari allo scopo del

trattato, sarebbe contrario al principio di buona fede. Potrebbe accadere che due

o più stati concordano fra di loro l’applicaz di un trat non ancora entrato in vigore.

RISERVE: uno stato può escludere o modificare una o più disposizioni del

trattato, restringendo così l’area degli obblighi che esso assume, nel dir.inte.class.

le ris si potevano apporre solo in fase di negoziati e doveva figurare nel testo del

tratt o come generica possibilità o come previsione di alcune ris di determ

clausole. Evoluzione con il parere C.I.G. 28-5-1951 sull’apponibilità di riserve alla

Conv sulla Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio richiesto da

Ass.Gen. affermò che anche in assenza di previsioni esplicite nel testo del tratt è

possibile l’apposizione di riserve purchè compatibili con ogg e scopo tratt - non su

clausole fondam e caratt il tratt stesso)

Art.2 lett.d) una riserva è ”una dichiarazione unilaterale,quale che sia la sua

articolazione o denominazione,fatta da uno Stato quando sottoscrive, ratifica,

accetta o approva un trattato e vi aderisce, attraverso la quale esso mira ad

escludere o modificare l’effetto giuridico di alcune disposizioni del trattato nella

loro applicazione allo Stato medesimo”. Dichiarazione unilaterale non significa che

produce effetto per il solo fatto della sua formulazione. Deve invece deve essere

accettata per produrre effetti. Non sottostà a particolari requisiti di forma e viene

definita a partire dallo scopo cui essa tende.

Art.19 -contiene il principio secondo cui gli Stati possono sempre apporre

riserve: “uno stato al momento di sottoscrivere, ratificare, accettare, approvare

un trattato o di aderirvi, può formulare una riserva, a meno che:

a)la riserva non sia proibita dal trattato(gli Stati possono sempre apporre ris a

meno che ciò non sia esplicitamente escluso);

b)il trattato non disponga che posso essere fatte solo determinate riserve,

fra le quali non figura quella in questione(per escludere la possib di app ris non

prevista non basta il solo fatto che essa non figuri nell’elenco di quelle non

previste,occorre che il tratt specifichi che solo quelle previste sono ammissibili);

c)nei casi diversi da quelli contemplati sub a) e b), la riserva non sia

incompatibile con l’oggetto e il fine trattato(Criterio della Compatibilità - anche

quando il tratt autoriz delle ris possono app altre ris purchè compatibili a meno

che il testo del tratt non aut solo certe riserve)”.

Art.20- una riserva deve venire accettata per potersi applicare alle relazioni fra lo

Stato che l’ha formulata e quello che l’ha accettata.L’accettazione della riserva

può essere esplicita o implicita.

Art.20 Par 4 lett b) - l’obiezione alla riserva non impedisce l’entrata in vigore

del trattato tra i due Stati interessati, a meno che non venga manifestata

intenzione contraria da parte dello Stato obiettante.

“un’obiezione da parte di un altro Stato contraente a una riserva non impedisce

l’entrata in vigore del trattato tra lo Stato obiettante e quello riservante a meno

che lo Stato obiettante non manifesti espressamente una intenzione contraria”.

Art.21 Par 1- principio della reciprocità della riserva: essa produrrà gli

stessi effetti sia per lo Stato autore della riserva sia per quello che l’avrà

accettata

Par 2 - principio della relatività delle riserve:i suoi effetti riguardano solamente i

rapporti tra lo Stato autore della riserva e quelli che l’abbiano accettata.Gli altri

Stati continueranno a regolare i loro rapporti sulla base del tratt non modificato.

INTERPRETAZIONE DEI TRATTATI

Art. 31 -> regola generale di interpretazione “1. Un trattato dev’essere

interpretato in buona fede seguendo il senso ordinario da attribuire ai termini del

trattato nel loro contesto e alla luce del suo oggetto e del suo fine”.

Metodo oggettivo di interpretaz =determinazione del significato letterale del testo

Metodo soggettivo =ricostruzione della volontà delle parti contraenti

Par4 - “un termine verrà inteso in senso particolare se risulta che tale era

l’intenzione delle parti”

Par2- Ai fini dell’interpretaz il contesto comprende al testo, il preambolo (di solito

contiene lo scopo del trattato) e gli allegati (accordi interpretativi o doc integrat)

compresi: a)ogni accordo in rapporto col tratt e che è stato concluso fra tutte le

parti in occasione della conclusione del tratt; b)ogni strumento posto in essere da

1 o + parti in occasione della conclus del tratt e accettato dalle altre parte come

strumento in connessione col trattato.”

Par3 – prevede che si terrà conto oltre che del contesto “a) di ogni accordo

ulteriore intervenuto fra le parti in materia di interpr del tratto della applicaz di

sue disposizioni”. Si riconosce che gli Stati contraenti possano, anche dopo la

stipulazione di un tratt, precisare il significato di un termine con un ulteriore

accordo, in omaggio a una consolidata prassi internaz. Vi sono problemi per

distinguere tali accordi ,per i quali non vi sono requisiti di forma, dalla Prassi

Successiva al tratt previsti dalla lett b) Par3 descritta come:”qualsiasi prassi

successivamente seguita nell’applicazione del tratt attraverso la quale si sia

formato un accordo delle parti in materia di interpretazione del medesimo”. La

Commissione ha considerato la prassi mezzo primario di interpretaz in quanto

costituisce la manifestaz ogg del consenso delle parti sul significato del tratt: deve

essere Concordante (omogenea tale da far capire che gli Stati condividono uno

stesso punto di vista) Comune(che le manifestaz rilev provengano almeno da

alcuni Stati e che gli altri non reagiscano) Costante (i comportam rilev ripetuti in

quantità significativa x poter evincere il convincimento degli Stati). Manifestazioni

Rilevanti = atti legislativi o amministrativi o sentenze giudici nazionali.

Art.32 – “si può fare ricorso a mezzi complementari di interpretazione,e in

particolare ai lavori preparatori e alle circostanze di conclusione del tratt, allo

scopo sia di confermare il senso che risulta dall’applicaz ex art 31, sia di

determinare il senso quando l’interpretazione che è stata fatta ai sensi dell’art.31:

a) lascia il senso ambiguo o oscuro oppure b) conduce ad un risultato che è

manifestatamene assurdo o irragionevole.” Lavori Preparatori: resoconti e verbali

dei negoziati che conducono alla stesura del tratt. Circostanze di conclusione del

tratt: ogni altro elemento rilevante di tempo o di luogo che non sia stato

formalizzato in un documento.

Trattati autenticati in due o più lingue:La Conv prevede l’assoluta equivalenza tra

le diff versioni a meno che il tratt non disponga o che le parti non convengano che

in caso di divergenza non prevalga un testo determinato.Nei casi in cui non sia

prevista la prevalenza di un testo sugli altri “si adotterà il senso che, tenuto conto

dell’oggetto e del fine del trattato permette di meglio conciliare i testi in

questione”. Si sceglierà il significato comune dei termini in questione, lasciando

da parte i significati peculiari di una lingua.

Cause d’invalidità dei trattati- nella Conv sono previste 3 categorie:

1) Violazione di norme di diritto interno sulla competenza a stipulare

Art. 46- violaz manifesta e deve riguardare norma del dir. interno di importanza

fondamentale

co.2- “una violazione è manifesta se essa è obiettivamente evidente x qualsiasi

Stato che si comporti in materia secondo la pratica abituale e in buona fede”

Art.47- “se il potere di un rappres di esprim il consenso di uno Stato a vincolarsi

a un deter tratt ha formato ogg di 1 specif restriz, il fatto che il rappr non ne

abbia tenuto conto non può essere invocato come viziante il consenso che egli ha

espresso, a meno che la restriz non sia stata notificata, prima che il consenso sia

stato espresso, agli altri Stati che hanno partecipato alla negoziazione”.

2) Vizi del consenso/ volontà: Errore, Dolo e Violenza:

Art.48- “uno Stato può invocare un errore in un tratt come vizio del suo

consenso a vincolarsi a quel tratt se l’errore riguarda un fatto o una situazione di

fatto supposta come esistente al momento in cui il tratt è stato concluso e

costituiva base essenziale del consenso di quello Stato a vincolarsi al tratt.” Non

può essere invocato se lo Stato ha contribuito col suo comportamento all’errore o

le circostanze erano tali che doveva rendersi conto della possibilità d’errore.

Invocabile solo dallo Stato che ha usato la dovuta diligenza e su questioni

essenziali per la formazione del consenso.

Art.49- “se uno Stato venne indotto a concludere un trattato dal comportamento

fraudolento di un altro Stato che ha partecipato al negoziato, può invocare il dolo

come vizio del suo consenso a vincolarsi al trattato”

Art.51- “l’espressione del consenso di uno Stato a vincolarsi ad un trattato che

sia stata ottenuta attraverso la violenza esercitata sul suo rappresentante per

mezzo di atto di minacce diretti contro di lui, è priva di qualsiasi effetto giuridico.”

Art.50– “se l’espressione del consenso è stata ottenuta ricorrendo alla corruzione

del suo rappresentante attraverso l’azione diretta o indiretta di un altro Stato che

ha partecipato al negoziato, lo stato può invocare tale corruzione come vizio del

suo consenso a vincolarsi al trattato”.

Art.52– “è nullo ogni trattato la cui conclusione sia stata ottenuta con la minaccia

o con la forza in violazione dei principi di diritto internazionale incorporati nella

carta delle nazioni unite”.

Problema: se solo forza armata o se anche altri mezzi di pressione debbano

ritenersi vietati. L’aggancio all’art 2 par. 4 carta NU pare limitarsi alla sola forza

armata. L’ancoraggio ai principi della carta, lega l’interpretazione ai futuri sviluppi

che potrebbero maturare all’interno del sistema Onu. L’allegazione all’atto finale

della conferenza che approvò la convenzione della Dichiarazione Divieto della

coercizione militare politica e economica in sede di conclusione dei trattati nella

quale si condanna “qualsivoglia forma di pressione da parte di qualunque stato

allo scopo di costringerne un altro a compierne qualsiasi atto connesso alla

conclusione di un trattato in violazione dei principi di sovrana eguaglianza degli

stati e della libertà del consenso”.

3) Contrarietà a ius cogens

Art.53- “il tratt in violazione di una norma imperativa di dir intern gen è nullo”

Si intende norma imperativa di dir internaz gen una norma accettata e

riconosciuta dalla comunità internaz degli Stati nel suo complesso come norme

alla quale non è consentita deroga e che può essere modificata soltanto daa

un’altra norma di dir intenaz gen avente lo stesso carattere.

Estinzione trattato- in conformità alle disposizioni della convenzione e

per consenso di tutte le parti, previa consultazione degli altri stati contraenti.

Art.56- “un trattato che non contenga disposizioni relative alla sua estinzione e

che non preveda possibilità di denuncia o di recesso non può formare oggetto di

una denuncia o di un recesso” a meno che tale diritto non risulti dall’intenzione

delle parti e sia dedotto dalla natura del trattato.

Art.58- “due o più parti di un trattato multilaterale possono concludere un

accordo per sospendere, in via temporanea e solo per i loro rapporto reciproci,

l’applicazione di una disposizione del trattato se la possibilità di una tale

sospensione è prevista dal trattato oppure se la sosp in questione non è proibita

dal tratt, previa notif alle altre parti, a condizione che essa non pregiudichi il

godim da parte delle altre parti dei diritti che esse desumono dal tratt né

l’adempim dei loro obblighi; e non sia incompatibile con l’ogg e lo scopo del tratt.”

Art.60 - inadimplenti non est adimplendum:ipotesi in cui il trattato si estingue a

causa della sua violazione posta in essere da una delle parti (può prodursi anche

semplice sospensione dell’applicazione del trattato).

Par3- violazione sostanziale sia ripudio del trattato non autorizzato sia violazione

di una disposiz essenziale x la realizzazione dell’ogg. o dello scopo del trattato.

T.Bilaterale: l’altra parte può invocare la violaz come motivo di estinz del tratt o

di sospens tot o parz della sua applicazione. T.Multilaterale: se parti in accordo

possono sosop tot o parz l’applicaz del tratt o considerarlo estinto sia nei rapp fra

esse stesse e lo Stato autore violaz sia nai loro rapp reciproci. Se parti ciascuno

per sé: una parte colpita in modo partic dalla violaz può invocarla come motivo di

sosp tot o parz dell’applicaz del tratt nei suoi rapp con lo Stato aut della violaz.

Qualsiasi altra parte diversa può invocarla come motivo di sosp tot o parz dell’

applicaz del tratt per quanto la riguarda se tale tratt è di tale natura che una

violaz sost delle sue disposiz ad opera di una delle parti modifica radicalmente la

situazione di ciascuna delle parti x l’ademp dei suoi obblighi del tratt. Non potra

mai applicarsi questa causa di sosp o estinz alle norme relative alla tutela della

persona umana contenute nei tratt di carattere umanitario.

Art.61 - Impossibilità sopravvenuta: “una parte può invocare l’impossibilità di

esecuzione come motivo di estinzione o di recesso se questa impossibilità risulta

dalla scomparsa o dalla distruzione definitiva di un oggetto indispensabile alla

esecuzione del trattato”

Se impossibilità temporanea-sospendere l’applicazione del trattato. Non può

essere invocata Da una parte come motivo di estinz o sosp applicaz tratt se tale

impossib deriva dalla violaz, da lei posta in essere, sia di un obbligo del tratt sia

di qls altro obbligo internaz a danno di una qls altra parte del tratt.

Art.62- Rebus sic stantibus – In passato si riteneva che fosse tipico dei tratt il

fatto che il consenso al loro rispetto dovesse sempre essere ritenuto dato alle

circostanze esistenti al momento della stipulaz. Qls modif success intervenuta che

,a giudizio unilater di una qlq parte del tratt rendesse non + conveniente o

desiderabile per lei la prosecuzione dell’applicazione del tratt. Prevede un

cambiamento fondamentale delle circostanze intervenuto rispetto alle circostanze

esistenti al momento della conclusione di un trattato e che non era stato previsto

dalle parti non può essere invocato come motivo di estinz o recesso, a meno che:

-tali circostanze costituiscono base essenziale del consenso delle parti a vincolarsi

al trat e che non trasformi radicalmente la portata degli obblighi che rimangono

da adempiere in base al tratt.

Par2- Non invocabile il cambiamento x trattati che fissano confini o se il

cambiamento fondamentale deriva da una violazione, ad opera della parte che

l’invoca, sia di un obbligo del trattato sia di altro obbl. internaz. a danno di

qualsiasi altra parte del trattato.

L’APPLICAZIONE DEL DIRITTO DEI TRATTATI

Seconda metà dell’’800: problema tra dir. internaz. e diritto interno statale ->

teoria del diritto pubblico interno e separazione tra dir. interno basato sulla

volontà di un singolo stato e dir. internaz. basato sulla volontà di più stati.

Scuola dualista: DUALISMO -> dir. interno statale e dir. internaz. sono due

realtà autonome e distinte. -> la circolazione dei valori non può avvenire

“naturalmente” ma secondo regole e percorsi ben precisi che riconoscono

adeguata considerazione alla sovranità degli stati singoli ->

occorrerebbe sempre un atto di sovranità statale per rendere possibile questa

circolazione di valori giuridici.

Scuola monista: MONISMO -> esiste un solo ordinamento, quello internazionale,

all’interno del quale si collocano gli ordinamenti statali -grande facilità di

circolazione di valori giuridici.

Sovranità (monismo) situazione di libertà riconosciuta se non addirittura concessa

dal dir. internaz. agli Stati (dualismo) è una situazione di fatto del dir. internaz.

che esso protegge perché così facendo protegge le sue fondamenta. Può

circoscriverla solo con il consenso degli Stati.

Questa è una distinzione che appartiene al passato. OGGI-> ottica più attenta alla

realtà concreta. Esistono Stati molteplici e distinti tra di loro e hanno ognuno un

proprio ordinamento giuridico autonomo e compiuto, che trova applicazione nel

territorio di quello Stato ad esclusione di tutti gli altri ordinamenti giuridici.

Questi ordinamenti coesistono sia con gli altri ordinamenti statalista con

quello internazionale e tra loro mutuano valori giuridici, secondo un rapporto

comunem. ritenuto un fatto normale.

Rimane cmq l’autonomia reciproca degli ordinamenti che al loro interno

hanno parametri di validità autonomi -quando all’interno di un ordinamento

statale si verifica un contrasto tra norme interne e norme internazionali è in primo

luogo la costituzione dello Stato stesso a dettare regole x risolvere tale contrasto.

Anche l’ordinamento internazionale può connettere a tale situazione conseguenze

giuridiche autonome e distinte, indipendentem. da quel che accade

nell’ordinamento interno.

Relatività dei Valori Giuridici -ciò che in un ordinamento è conforme a diritto

potrebbe non esserlo in un altro

Le costituzioni statali contengono di solito norme di apertura al dir. internaz. x

prevenire tali contrasti. Lo Stato x poter rispettare un obbligo internazionale deve

far sì che i soggetti (privati cittadini e propri organi) all’interno del suo

ordinamento giuridico adottino comportamenti conformi all’obbligo internazionale.

Comando della norma internazionale -> allo Stato -> indirizza agli organi

dell’ordinam. statale (che la norma internazionale non è idonea a raggiungere

perché norma internaz., ossia di un ordinamento del quale quegli individui non

sono soggetti)

2° teoria lo Stato dovrebbe rimuovere un ostacolo al funzionamento spontaneo

della norma internaz.

1° teoria lo Stato dovrebbe creare norme interne di contenuto conforme a quelle

internaz.

In realtà accade che per assicurare il rispetto dell’obbligo internaz. all’interno

dello Stato, l’ordinamento statale si modifica o per meglio dire si adatta al diritto

internaz. “adattamento del diritto interno al diritto internazionale” spetta allo

Stato (internazionalmente libero) scegliere i mezzi che gli paiono più idonei al

raggiungimento di questo scopo Art. 10 co. 1 Cost- apre una comunicazione

permanente tra il dir iaz e il dir. int. “l’ordinamento giuridico italiano si conforma

alle nome del diritto internaz. generale riconosciute”

l’adattamento del diritto italiano al diritto internazionale generale avviene in

maniera automatica (non occorre nessun ulteriore intervento del legislatore) e

continua (l’adattamento si produce sin dal momento in cui la norma di dir.

internaz. generale si forma nel dir. internaz. e prosegue anche in relazione alle

modificazioni cui quella norma vada incontro nel dir. internaz. e che hanno

immediato riflesso nel nostro ordinamento)

“norme del dir. internaz. generalm. riconosciute”: considerare tutte quelle norme

che nel dir. internaz. sono considerate norme consuetudinarie. Secondo altri

autori sono solo alcune norme consuet: quelle che non sono oggetto di

contestazione da parte di singoli stati.

In realtà il costituente operava in una situazione in cui il dir. internaz. generale

era quasi x definizione un dir. generalm. riconosciuto nella sua interezza e quindi

non voleva dare all’espressione “generalmente riconosciute” nessuna peculiare

valenza riduttiva rispetto a tutte le norme di dir. internaz. generale.

Tra le norme generalmente riconosciute rientra pacta sunt servanda –obbligo x gli

Stati di rispettare quanto disposto dai trattati da loro stipulati. è stato sostenuto

che quindi anche i trattati dovrebbero ritenersi richiamati dalla disposizione

costituzionale in oggetto x il tramite della detta norma generale sul rispetto dei

trattati- costituzionalizzazione dei trattati e quindi resistenza passiva alla capacità

abrogante di atti normativi interni successivi. Così si realizzerebbe anche

nell’ordinamento italiano quello che è previsto in altre costituzioni: i trattati

ratificati hanno rango costituzionale. Questo tipo di

protezione costituzionale dei trattati farebbe sì che lo stato italiano non potrebbe

modificare con semplici atti legislativi interni normative internazionalmente

concordate con la stipulazione del trattato né sarebbe esposto al rischio di

incorrere in violazioni. Ma ciò contrasta con quanto emerge dai lavori preparatori

e con la costante giurisprudenza della Corte Cost. che ha costantemente

riconosciuto che l’art 10 determini una “garanzia costituzionale” per le norme di

dir. int. generale da esso richiamate. Quindi norme di dir. internaz. generale

equiparate al rango della Costituzione nel nostro ordinamento

Leggi interne in contrasto con le norme internaz. Consuetudinarie dovranno

ritenersi costituzionalmente illegittime a motivo del loro contrasto con l’art.10.

Contrasto tra norma di dir. internaz. generale richiamata

dall’art.10,co.1Cost e altra norma della nostra Costituzione. Caso Russel

Corte Cost n.48\1979 (art 10 vs art 24) prevalgono le norme di dir. internazionale

generale richiamate dall’art.10, 1° in quanto norme speciali, questo vale ,però,

solo per le norme internaz. consuetudinarie formatesi prima dell’adozione della

Costituz. (di antica formazione). Il costituente ha implicitamente approvato le

norme consuetudinarie preesistenti. Per quelle successive non è così altrimenti

queste potrebbero derogare alla nostra Cost, permettendo di fatto al Governo di

modificarla- contrasta con il suo carattere rigido. Corte Cost n.15\1996 ha

affermato che anche se l’art.10 cost. attribuisce valore costituzionale alle norme

di dir.

internaz. generale che incorpora nell’ordinamento italiano, queste norme

non possono cmq derogare ai principi fondamentali del nostro ordinamento.

ADATTAMENTO AL DIRITTO INTERNAZIONALE avviene con modalità diverse a

seconda che la norma internaz. sia o meno self-executing.

1-Norma self-executing= quando può essere immediatamente applicata

L’adattamento dell’ordinamento italiano attraverso un atto chiamato “ordine di

esecuzione” che rinvia alla norma internaz. Permettendone l’immediato

adattamento.

2-Norma non self-executing: In questi casi l’adattamento del diritto interno al dir.

internaz. Deve prodursi attraverso l’adozione di un apposito provvedimento che

riformuli le disposizioni contenute nel trattato (procedimento ordinario) - la

riformulazione del precetto internazionale in una disposizione interna

rappresenta l’ordinario meccanismo di produzione di norme interne cui si

può sempre ricorrere in tutti i casi. Questo può creare dei problemi: può accadere

che nell’ordinam. internaz. il trattato venga modificato o si estingua mentre le

norme italiane di contenuto corrispondente potrebbero continuare ad esistere nel

nostro ordinamento.

La distinzione tra norme self-executing e non può dipendere anche dalla

formulazione lessicale più o meno chiara.

Non self-executing sono quelle norme convenzionali internaz. Che riconoscono

agli Stati una facoltà che finchè non esercitata il contenuto della disp non è chiara

e precisa (caso di Lazzaro- Cass n.7950\1995 su Conv EU adoz minori art 6)

Self-executing possono essere quelle disposizioni pattizie non solo per intrinseca

natura ma anche in riferimento a determinate caratteristiche dell’ordinamento che

ad essa deve adattarsi, dipenderebbe dal fatto che l’ordinamento interno sia o

meno preparato ad accoglierla, apprestando tutte le garanzie del caso alla sua

operatività. (ad es. se x applicarla sono necessarie certe procedure che lo Stato

deve istituire all’interno del suo ordinamento, in questo caso la norma sarebbe

non self-executing xché allo Stato è richiesto un determinato facere, ma in un

dato ordinamento esistono già delle procedure che possono essere utilizzabili,

anche se non esplicitamente pensate per l’attuazione di quella norma)

Circa la divisione delle competenze interne tra S-e e NS-e per attuazione.

Non esistono nel nostro ordinamento norme che prescrivono che

l’adattamento ai trattati debba realizzarsi attraverso un particolare tipo di

atto normativo, lo si sceglierà in considerazione del rango occupato nella

gerarchia delle fonti dalle norme interne che si dovranno modificare. 

Giurisprudenza It afferma che le norme di adattamento al trattato sono norme

speciali non derogabili o abrogabili da un fonte interna di pari rango.

La loro specialità deriverebbe dal fatto che sono norme di adatt a norme intern e

deve presumersi che con l’adozione di una legge successiva lo stato non abbia per

ciò solo inteso sottrarsi all’impegno intern cui trovasi vincolato, incorrendo nella

relativa resp per inadempimento nei confronti degli altri stati( Cass n.1773 del

1972 e cass 5274 del 1979)

PRESUNZIONE DI CONFORMITA’: l’ordinamento interno deve ritenersi fino a

prova contraria conforme agli obblighi internazionali che assume e l’interprete

deve cercare più che sia possibile di assicurare questa conformità presunta.

Quindi tra più interpretazioni possibili si preferirà quella che non viola il trattato

internazionale

DIRITTO ITALIANO E DIRITTO COMUNITARIO: l’adattamento dell’ord ita ai trattati

istitutivi delle comunità è avvenuto con 2 leggi ordinarie(L.n.766\52 L.n.1023\57)

la giurisprud cost ha dato a tali leggi copertura cost affermando che i trattati

istitutivi CEE sono stati adattati in previsione dell’ art.11 Cost.

“l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri

popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;

consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;

promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

A partire dagli anni 60 la CGCE ha sviluppato una propria ricostruzione del diritto

comunitario come ordinamento autonomo sia dal dir intern sia dai ordd stati

interni:autonomo e dotato della capacità di imporsi e prevalere rispetto al dir

interno degli stati membri con esso contrastanti.Primato del diritto comunitario

sul diritto interno incompatibile(caducazione dir interno). Anche la ns

giurisprudenza cost dopo una lenta evoluzione che inizia con il caso costa\enel

raggiunge lo stesso risultato e quindi con obbligo del giudice interno di

disapplicare le norme le norme nazionali in contrasto con norme comunitarie

derivate con la sent corte cost n.170\84(caso Granital) chiarendo che il distinto

ord interno si ritrae x l’applicazione del dir comunitario.Il fondamento è stato

ravvisato nell’art 11 cost. orientamento confermato in numerose succ sent

Art.75 Cost.-> referendum abrogativo. Sono in gioco due valori importanti: -la

previsione costituzionale del referendum abrogativo considerata da molti come

manifestazione della sovranità popolare; - esigenza ineludibile x lo stato Italiano

di rispettare i trattati internazionali.

Occorre evitare che la sovranità popolare non sia compromessa ma non può

neanche sussistere la possibilità che il referendum abrogativo contro le norme di

adattamento interne le abroghi facendo cadere nel vuoto il vincolo internazionale

assunto dallo Stato.

La Corte Costituzionale sent n.31\81->non è possibile indirizzare un referendum

abrogativo contro le norme di adattamento a un trattato internazionale. Ha

limitato tale divieto quando nell’emanazione delle norme oggetto della proposta di

referendum abrogativo non vi sia margine di discrezionalità quanto alla loro

esistenza e al loro contenuto.

Referendum possibile se: l’eventuale abrogazione non determina l’impossibilità

dello stato di adempiere ai suoi obblighi internazionali.

Referendum non ammissibile se: disposizione per rispettare il trattato

direttamente imposta dall’esigenza di rispettare il trattato internaz.

La decisione dell’81 riguardava la L.di attuaz degli obbligi ssunti dall’italia con

l’adesione alla conv.unica sugli stupefacenti di new york del 61 e la L.sulla

localizzazione delle centrali nucleari che fu sottratta al ref abr perché avrebbe

bloccato l’assunzione degli obblighi assunti con il trattato istitutivo dell’euratom.

Corte cost sent n.63\90 ammissibile il referendum sulla l.italiana sulla caccia

poiché non contrastava la normativa internazionale e comunitaria in materia ma

diretta ad ottenere una più rigorosa tutela.

-Trattato su questioni che riguardano le Regioni:

queste fanno valere le ragioni di una piena attuazione del disposto cost che

sarebbe risultato vanificato dalla stipulazione e conseguente attuazione di un

trattato internaz. in materie di loro competenza. Bisogna tener fermo il principio

secondo il quale per l’adozione degli atti di adattamento spetta allo stato perché

in caso di inadempimento degli obblighi internazionali sarebbe lui a sopportarne le

conseguenze (responsabilità internazionale).Spetta agli organi statali

l’emanazione delle norme di adattamento quando si proceda attraverso l’ordine di

esecuzione,in relazione ai trattati internazionali non self executing il principio

conosce un temperamento a favore delle regioni dato che la corte cost ha

affermato che solo quando sia necessario adottare un’adempimento preciso in

tempi brevi debba attivarsi necessariamente una competenza statale,ricorrendo

all’ordinario riparto di competenze negli altri casi(sent n.346\90 sulla attuazione

della conv.di ramsar nella quale la corte ha riconosciuto la superfluità dell’azione

degli organi centrali dello stato in via sostitutiva dato che la regione sardegna

aveva già provveduto).

LA RESPONSABILITA’ INTERNAZIONALE DEGLI STATI

Può sorgere in capo ad uno Stato una situazione di responsabilità internazionale

(insieme di conseguenze giuridiche) in caso di violazione di un obbligo

internazionale.

Roberto Ago, relatore della Commissione del Diritto Internazionale nel

1963propose la Distinzione tra:

Norme primarie: impongono agli stati determinati obblighi di comportamento

Norme secondarie : ricollegano determinate conseguenze,cioè la responsabilità

internazionale, alla violazione delle norme primarie

Lo Stato compie un atto illecito -> responsabilità internazionale dello Stato 2

elementi:

- A - che il comportamento in questione sia giuridicamente attribuibile allo Stato

- B - che si possa definire in violazione di un obbligo internazionale

( Discusso in dottrina se vi sia anche un 3° elemento:il danno che la condotta

statale possa aver provocato, ma potrebbe sussistere un illecito che non arrechi

danno morale o materiale. Non è elemento costitutivo dell’illecito la colpa

dell’attore;questa può rilevare nella determinazione dell’illecito in certe fattispecie

ma la commissione è orientata verso una concezione oggettiva dell’illecito.)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gradoni Lorenzo.

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