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Diritto dei trattati

Sintesi del diritto dei trattati, da rielaborazione personale di appunti e studio autonomo del manuale "Diritto Internazionale" di Cannizzaro, dell'università degli Studi di Brescia - Unibs, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza.

Esame di Diritto internazionale docente Prof. C. Di Stasio

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DIRITTO INTERNAZIONALE

-

DIRITTO DEI TRATTATI

INTRODUZIONE: diritto consuetudinario e Convenzione di Vienna del 1969

trattato = scambio di consenso idoneo a produrre diritti ed obblighi tra le parti

i trattati sono fonti di diritto particolare (si applicano normalmente ai soli stati che hanno espresso la volontà

di impegnarsi) e il diritto che li riguarda, il diritto dei trattati, si basa sui principi di RECIPROCITA' e

BILATERALISMO (anche se sempre più spesso i trattati sono utilizzati per perseguire interessi universali)

→ classica concezione bilateralista vs. nuove concezioni universaliste.

Il diritto dei trattati è essenzialmente di natura consuetudinaria, sebbene sia stato codificato da un importante

convenzione → Convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati:

non tutte le norme della convenzione corrispondono al diritto consuetudinario;

– la convenzione si applica solamente ai trattati redatti in FORMA SCRITTA e retti dal diritto

– internazionale (no accordi taciti / in forma orale);

non si applica agli accordi non vincolanti (c.d. Soft law, con il problema di identificare quando un

– accordo è vincolante o meno);

si applica solamente agli accordi tra STATI (no altri soggetti internazionali, ai quali si applica però il

– diritto consuetudinario);

si applica ai rapporti convenzionali tra stati parti di un trattato, anche se del medesimo trattato siano

– parti altri enti non statali / stati che non hanno ratificato la convenzione.

LA FORMAZIONE DEI TRATTATI:

1- il procedimento di formazione dei trattati

procedimento che si articola in diverse fasi:

definizione di un testo: avviene attraverso negoziati diretti, oppure nel corso di una conferenza

– internazionale (se vi sono molte parti), attraverso risoluzioni di organizzazioni internazionali (es.

ONU, soprattutto nel caso di trattati per tutelare interessi universali collettivi, come l'ambiente, i

diritti umani ecc.)

firma del trattato da parte dei PLENIPOTENZIARI (cioè di quei soggetti/organi investiti dallo stato

– di pieni poteri per trattare e concludere un accordo) : l'effetto della firma varia a seconda che il

trattato sia concluso in forma solenne o semplificata:

- forma semplificata: la firma esprime il consenso dello stato ad impegnarsi e ad

assumere gli obblighi derivanti dal trattato;

- forma solenne: la firma ha la mera funzione di autenticare il testo, per esprimere il

consenso dello stato a impegnarsi serve un ulteriore atto (ratifica).

La scelta tra la forma solenne o semplificata è indifferente al diritto internazionale e non è da

quest'ultimo disciplinata (i 2 procedimenti sono equivalenti sul piano internazionale) → un trattato

concluso in forma solenne può essere derogato da uno concluso in forma semplificata e viceversa.

2- la normativa italiana sulla formazione dei trattati:

gli ordinamenti nazionali contengono, spesso, disposizioni disciplinanti il procedimento di conclusione dei

trattati; queste disposizioni tendono solitamente a vincolare, in vario modo, la conclusione di trattati da parte

dell'esecutivo a forme di assenso preventivo del Parlamento (l'esigenza è quella di tutelare le prerogative

interne del parlamento, poiché l'esecutivo potrebbe assumere impegni in materie appartenenti, sul piano

interno, alla competenza del Parlamento).

La Costituzione Italiana descrive un preciso procedimento di stipulazione:

art. 87 c.8 Cost. : prevede la competenza del Presidente della Repubblica a ratificare i trattati

– internazionali “previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere”;

art. 80 Cost: la ratifica deve essere autorizzata con legge del Parlamento nel caso di “trattati

– internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano

variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi”;

art. 72 c.4 Cost.: riserva di aula (la legge di autorizzazione alla ratifica deve seguire il procedimento

– ordinario);

art. 75 c.2 Cost.: è escluso il referendum abrogativo sulle leggi di autorizzazione alla ratifica.

interpretando letteralmente queste 2 norme sembrerebbe che l'ordinamento italiano non preveda la possibilità

di concludere accordi in forma semplificata (art 87 → necessità di una ratifica in tutti i casi), tuttavia la

PRASSI distingue tra trattati più rilevanti e meno rilevanti → la conclusione dei meno rilevanti è lasciata

all'esecutivo (forma semplificata, senza ratifica).

Solitamente si applica, nella prassi, il principio del parallelismo tra competenze interne ed internazionali:

ciascun trattato andrà concluso secondo il medesimo ordine di competenze necessario per l'adozione di un

atto interno avente lo stesso contenuto.

Cosa accade, sul piano interno, se non si rispettano queste disposizioni ? In particolare se un trattato

rientrante nei tipi dell'art.80 viene concluso in forma semplificata ?

Nelle prassi l'esecutivo ha diverse volte concluso in forma semplificata accordi rientranti nelle materie

dell'art 80 (che prevede la forma solenne), per esempio nel caso di accordi che prevedono l'impiego di truppe

all'estero, la concessione dell'uso di basi militari ecc.

(nella prassi il parlamento interviene successivamente)

conseguenze giuridiche della mancata autorizzazione alla ratifica:

responsabilità (politica) dell'esecutivo verso il parlamento;

– il procedimento di formazione del trattato è costituzionalmente irregolare (dovrebbe rilevarsi

– l'incostituzionalità di ogni atto interno che dia esecuzione al trattato illegittimo).

3- accordi conclusi da enti substatali (es.regioni):

alla distribuzione sul piano interno delle competenze corrisponde una distribuzione sul piano esterno dei

poteri ?

Nell'ordinamento italiano è previsto espressamente all'art. 117 Cost. il potere delle regioni di stipulare

accordi internazionali: “nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese

con enti territoriali interni ad altro stato, nei casi e con le forme disciplinati da legge dello Stato”.

La norma costituzionale, innovativa, è stata però vanificata dalla legislazione di attuazione che si basa

sull'idea del monopolio statale sul piano delle relazioni internazionali.

4- le conseguenze sul piano internazionale della violazione della procedura interna sulla

formazione dei trattati:

le soluzioni al problema della validità di un trattato stipulato in violazione delle norme interne sono diverse:

Tesi costituzionalista: da rilievo alla normativa interna, a cui il diritto internazionale farebbe rinvio

– per determinare organi / procedure per la stipulazione dei trattati; la validità internazionale dipende

dalla validità interna degli atti che hanno portato alla conclusione del trattato → perdita di autonomia

dell' ord. Internazionale.

Tesi internazionalista: il trattato è invalido sul piano internazionale solo se vengono violate le

– procedure di conclusione previste dallo stesso diritto internazionale, mentre la violazione di norme di

diritto interno non produrrebbe conseguenze sul piano esterno → accentuare il carattere di

autonomia del diritto int.

Convenzione di Vienna (art. 46 ): se uno Stato conclude un trattato in violazione delle proprie

– norme interne, questo è comunque valido sul piano internazionale ad eccezione del caso in cui la

violazione è 1) manifesta (cioè evidente per qualsiasi altro stato in buona fede) e 2) concernente una

norma interna di importanza fondamentale.

Diritto consuetudinario: la prassi da rilievo non tanto all'assetto dei poteri formali, quanto piuttosto

– all'assetto dei poteri effettivamente vigenti in uno stato (costituzione effettiva) → il trattato è valido

se concluso secondo un procedimento conforme alla costituzione effettiva, anche se difforme da

quanto previsto formalmente nell'ordinamento. Occorre, nella pratica, verificare se la disposizione in

oggetto è effettivamente osservata nella prassi e disciplina effettivamente l'assetto delle competenze

interne (es. art 80 Cost. Ita. è una disposizione di importanza fondamentale la cui violazione

comporterebbe invalidità del trattato secondo la convenzione di Vienna, mentre seguendo il diritto

consuetudinario il trattato sarebbe comunque valido in quanto l'art. 80 non descrive concretamente

l'assetto delle competenze ed è nella prassi, spesso, inosservato).

GLI EFFETTI DEI TRATTATI RISPETTO A STATI TERZI (stati non parti del trattato):

1- il principio “pacta tertiis neque nocent neque prosunt”:

La Convenzione di Vienna stabilisce che i trattati non producono diritti né obblighi per Stati terzi senza il

loro consenso.

Tale norma è ritenuta conforme al diritto generale (consuetudinario).

Le parti possono, tuttavia, in ogni caso includere in un trattato disposizioni che stabiliscano benefici o

obblighi per stati terzi, tuttavia degli obblighi e dei diritti saranno in ogni caso titolari solamente le parti

stesse del trattato (lo stato terzo sarà un mero beneficiario nel caso di diritti, nel caso di obblighi saranno le

parti contraenti a dover assicurare che lo stato terzo tenga quella condotta, sono le parti stesse ad essere

obbligate).

2- consenso di stati terzi ad assumere diritti/obblighi:

Conv. Di Vienna art. 35/36 → un trattato può produrre effetti nei confronti di uno stato che non ne sia parte

allorchè questo presti il proprio consenso (accetti cioè che le parti di un trattato gli conferiscano diritti ed

obblighi). Il consenso ad assumere un obbligo va espresso in forma scritta, mentre per assumere un diritto la

convenzione stabilisce una presunzione di consenso.

Questo regime non trova applicazione nel caso di trattati che intendano produrre diritti / obblighi in capo a

individui: non è necessario il consenso degli individui affinchè un trattato produca diritti ed obblighi nei loro

confronti.

3- effetti di trattati rispetto a Stati terzi e situazioni obiettive:

le regole formulate da un trattato possono avere portata più ampia e vincolare stati terzi qualora queste regole

siano corrispondenti al diritto consuetudinario (regole consuet. già esistenti / regole consut. formate sulla

spinta del trattato stesso), i terzi sono vincolati in quanto destinatari diretti della regola di diritto generale.

Fenomeno della trasformazione di una regola convenzionale in consuetudinaria: vi sono accordi che

intendono produrre un adeguamento dei comportamenti della comunità internazionale nei confronti

dell'assetto normativo stabilito dal trattato.

→ gli stati parte del trattato agiscono come una sorta di “autorità sociale” all'interno della comunità

internazionale, favorendo, attraverso il trattato, la formazione di norme di diritto generale.

es. Trattato di Washington (1959) sul regime giuridico dell'Antartide (espressamente diretto a porre norme di

validità generale).

4 – situazioni obiettive e vicende dei trattati:

se un trattato è in grado di produrre situazioni obiettive, che si impongano cioè a Stati terzi

indipendentemente dal loro consenso, a maggior ragione questo dovrebbe anche limitare la capacità degli

stati parte di sottrarsi all'osservanza del trattato (cioè delle stesse situazioni obiettive) mediante strumenti del

diritto dei trattati.

es. limitare il funzionamento di alcuni istituti del diritto dei trattati rispetto ai trattati sui diritti dell'uomo (es.

no possibilità di recesso dal trattato sui diritti umani).

es. nella prassi si è negata la possibilità di recedere da convenzioni di controllo delle armi di distruzione di

massa.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paolo.sorsoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Di Stasio Chiara.

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