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Appunti di diritto internazionale dove si trova una sintesi relativa ai seguenti argomenti:
Definizione e funzione del diritto internazionale
Le fonti del diritto internazionale secondo Kelsen e Morelli
Kelsen e alcune altre teorie sulle fonti del diritto internazionale
la consuetudine... Vedi di più

Esame di Diritto internazionale docente Prof. G. Fiengo

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A questo proposito distinguiamo le direttive rivolte a tutti gli Stati, che entrano in vigore alla da-

ta stabilita o, in mancanza di data, nel ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, e le

direttive rivolte agli Stati singoli, che sono notificate agli stessi ed acquistano efficacia con la no-

tifica. Che si tratta di atti a carattere legislativo lo si desume dal contenuto degli emendamenti

aggiunti dal trattato di Mastricht ( 1992 ) all’art. 189 del trattato di Roma, istitutivo della Comu-

CEE, con i quali si indicano le procedure per l’adozione dei singoli

nità Economica Europea -

atti comunitari aventi carattere legislativo. Si tratta, quindi, di atti che vincolano nei risultati.

Lo scopo delle direttive è quello di uniformare la disciplina legislativa su una data materia in tut-

ti gli Stati dell’Unione. Ciò significa che lo Stato cui la direttiva è rivolta per armonizzare la pro-

pria legislazione, deve adeguarla a quella degli altri stati essendo stata questa assunta come mo-

presentano delle caratteristiche costanti: hanno un “pream-

dello cui adeguarsi. Tutte le direttive

bolo”, i c.d. considerando, in cui richiamano i precedenti normativi e le motivazioni che hanno

spinto all’adozione della direttiva, un "corpo" in cui sono indicati gli obiettivi da raggiungere con

l’indicazione degli obblighi a carico dei destinatari, e delle “disposizioni finali”, quali quelle sul

termine iniziale di efficacia e quelle sulla procedura di pubblicazione. Le direttive possono esse-

re precise e dettagliate: in questo caso il loro contenuto è così particolareggiato da non consenti-

re agli Stati destinatari alcun margine di discrezionalità, al punto che al legislatore non rimane

altro che procedere al suo integrale recepimento, senza alcuna possibilità di modifica. In questi

casi la direttiva produce un effetto diretto, paragonabile a quello dei regolamenti ed in tale circo-

stanza lo Stato è tenuto ad applicare la direttiva. Anche se va precisato, così come ha chiarito la

Corte di Giustizia Europea, che una direttiva idonea a produrre effetti diretti non può di per se

creare obblighi a carico di un singolo e le disposizioni in essa contenute non possono essere fatte

valere nei confronti del singolo. Inoltre, oltre gli atti comunitari indicati, previsti per la realizza-

zione delle varie politiche, la Comunità è dotata dei poteri impliciti ed il Consiglio può superare

qualunque limite posto al suo potere, deliberando all’unanimità, dopo aver consultato il Parla-

mento, quando una azione risulti necessaria per il raggiungimento di uno scopo. Regolamenti,

direttive e decisioni del Consiglio e della Commissione sono motivati e fanno riferimento alle

proposte o ai pareri obbligatoriamente richiesti in esecuzione del trattato istitutivo.

I regolamenti sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Comunità ed entrano in vigore alla

data stabilita o, in mancanza, nel ventesimo giorno successivo alla loro pubblicazione. Direttive

e decisioni sono notificate ai loro destinatari ed entrano in vigore dalla loro notificazione. Infine,

il Consiglio Europeo è in grado di superare i limiti imposti dalle norme pattizie, deliberando

all’unanimità su proposta della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento Europeo, se

un’azione è necessaria al raggiungimento degli scopo della Comunità.

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Capitolo IV

L’adattamento del diritto interno al diritto internazionale

1, Il principio della separazione degli ordinamenti giuridici.

Il problema del rinvio da un ord. Giuridico ad un altro ha la sua ragione logica nel principio della

separazione degli ordinamenti giuridici.

Ogni ordinamento giuridico è tale perché esiste, al suo interno, una norma base che lo legittima e

da cui discende la giuridicità dell’intero sistema: in quello internazionale tale norma è rappresen-

tata dalla consuetudo est servanda, mentre, ad esempio, in Italia la norma in esame è quella in

cui si afferma che l’Italia è fondata su un sistema di carattere costituzionale democratico repub-

blicano. Il principio della separazione dei due ordinamenti non esclude che non possano esserci

dei rapporti di rinvio. Spesso il diritto interno deve adeguarsi al diritto internazionale emanando

norme di contenuto identiche a quelle dell’ordinamento sopranazionale affinché l’obbligo inter-

nazionale non rimanga un fatto meramente teorico ( trattato sul traforo del Monte Bianco nor-

me interne di contenuto conforme). La teoria della separazione degli ordinamenti giuridici, c.d.

dualista, che oggi nessuno nega e quindi i vari ordinamenti si considerano autonomi, è stata per

affermava l’unità del fenomeno giuridico (c.d.

lungo tempo contestata soprattutto dal Kelsen che

1

teoria monista) .

2) Conseguenze della separazioni tra gli ordinamenti giuridici: rinvio.

La separazione tra gli ordinamenti implica la necessità di creare tra questi un rapporto mediante

giuridico del rinvio può avvenire dall’ordinamento interno a quello in-

il rinvio. Il procedimento

ternazionale, da un ordinamento statale ad un altro, o dall’ordinamento internazionale agli ordi-

namenti interni degli Stati (nel caso in cui un trattato rinvia a principi di diritto interno). Ad e-

sempio un accordo sulla cittadinanza, ove non contenga una disciplina dettagliata, diretta a defi-

nire i criteri sulla cittadinanza, farà rinvio alle norme interne in materia delle parti contraenti.

Il rinvio può avere varie forme:

1 La teoria monista, invece, nega la possibilità che diritto interno e diritto internazionale possano separarsi, affer-

mando ora la prevalenza dell’uno ora dell’altro. In un caso il diritto internazionale è una sorta di diritto fondamenta-

le e quindi il diritto interno non è altro che quella parte di diritto internazionale relativa ad uno Stato. Un altro orien-

tamento ritiene che il diritto internazionale non sia altro che la parte di diritto che riguarda le relazioni con gli altri

Stati. 31

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 rinvio ricettizio si ha quando nell’ordinamento richiamante esiste una norma “in

il bianco”

che deve essere di volta in volta riempita da una norma di un altro ordinamento;

 il rinvio non ricettizio comporta l’esistenza di una norma interna non completa il cui conte-

nuto deve essere integrato. Nel procedimento ordinario di adattamento il rinvio non è mai ri-

cettizio perché il legislatore interno emana norme di diritto interno richiamandosi alle norme

di diritto internazionale;

 il rinvio ricettizio implicante una trasformazione nel senso che la norma internazionale è re-

cepita e trasformata mediante un rinvio dell’ordinamento interno allo ordinamento interna-

zionale (questo è quello che succede nel procedimento speciale di adattamento in cui le nor-

me di diritto interno hanno lo stesso contenuto delle norme internazionali).

Nell’ordinamento italiano, l’adattamento del diritto interno al diritto internazionale avviene at-

traverso due procedimenti: il procedimento ordinario e il procedimento speciale.

3. Il procedimento ordinario di adattamento.

Il procedimento ordinario si ha quando il legislatore interno crea delle norme aventi lo stesso

contenuto delle norme internazionali. Questo tipo di procedimento è poco utilizzato perché po-

trebbe creare dei problemi interpretativi: il legislatore interno mal potrebbe interpretare la norma

internazionale di cui ricalca il contenuto, oppure la stessa norma internazionale potrebbe essere

successivamente abrogata o modificata, senza che ciò avvenga nell’ordinamento interno. Con il

interno non sempre è assicurata l’esatta applicazione del diritto internazionale

procedimento

4. Il procedimento speciale di adattamento.

In questo tipo di procedimento la norma internazionale non viene creata nell’ordinamento in-

un rinvio all’ordinamento internazionale.

terno, ma viene introdotta mediante

nell’ordine di esecuzione,

Tale procedimento si concretizza per quanto riguarda le norme con-

venzionali mentre per le norme di “jus o di diritto internazionale consuetudinario, si

cogens”

procedimento automatico dell’adattamento previsto dall’art.10 della

concretizza mediante il

Costituzione italiana.

1) L’ordine di esecuzione è un atto emanato dal Capo dello Stato, approvato dal Parlamento

all’autorizzazione a ratificare ed ha carattere

contestualmente di legge ordinaria o costituzionale.

 Esso ha in genere la formula : “ Piena ed intera esecuzione sia data al trattato …….” alla

quale segue il testo dell’accordo (o del trattato) e consente l’ingresso nell’ordinamento

delle norme dell’accordo di cui segue le sorti: se l’ordine di

interno esecuzione è emesso

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prima dello scambio e del deposito della ratifica, la sua efficacia sarà sospesa fintanto che

l’accordo si perfezioni anche sul piano del diritto internazionale. Una parte della dottrina

che l’ordine di esecuzione non rende immediatamente efficaci le norme

ritiene, a torto,

introdotte con un trattato, ma occorre una serie di atti legislativi idonei a tale scopo.

 Alcuni trattati sono direttamente efficaci all’interno dell’ordinamento, nonostante sia già

stato emanato l’ordine di esecuzione, laddove la norma del trattato comporta già degli

obblighi specifici posti a carico dei soggetti cui si riferisce. Se invece la norma del tratta-

to contiene solo un obbligo di risultato, sarà compito dell’interprete o del legislatore e-

manare atti o provvedimenti legislativi atti al conseguimento dello stesso. Se la norma in-

ternazionale è modificata o abrogata, l’ordine di esecuzione avrà l’effetto di produrre tut-

te le variazioni all’interno dell’ordinamento statale in corrispondenza delle variazioni che

la norma subisce sul piano internazionale.

Il procedimento automatico di adattamento è un procedimento speciale attraverso il quale

la norma internazionale viene automaticamente e immediatamente recepita nell’ordinamento

interno grazie all’esistenza di una norma interna che opera un rinvio automatico al diritto in-

ternazionale permettendone la trasformazione. Nel nostro ordinamento detta norma è quella

contenuta nell’art.10 della Costituzione secondo cui l’Ordinamento Giuridico italiano si con-

forma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute e tale articolo e conside-

rato il “trasformatore permanente” delle norme di diritto internazionale.

L’art.10 è una norma sulla produzione giuridica in grado di determinare la creazione di nor-

me giuridiche di rango corrispondente a quello necessario a dare efficacia alle norme consue-

tudinarie introdotte ed è proprio attraverso l’art. 10 che a tali norme internazionali viene ri-

conosciuta la giuridicità.

In sintesi il procedimento automatico di adattamento presenta quattro peculiarità:

 in virtù dell’art.10 della Costituzione le norme consuetudinarie e quelle di

è automatico,

diritto cogenti per il solo fatto di esistere entrano direttamente a far parte

dell’ordinamento statale italiano. Non è necessario nessun ordine di esecuzione in quanto

la norma che consente l’introduzione è una norma costituzionale e rende giuridiche le

norme internazionali.

 nel senso che nell’ordinamento interno si verificano tutte

è completo le trasformazioni

necessarie per consentire l’adattamento dell’ord. statale all’ordinamento internazionale.

 è continuo, in quanto se la norma di diritto internazionale è modificata, la modifica si ri-

percuote all’interno dell’ordinamento interno statale (adattamento permanente dall’art10)

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 è immediato, dal momento in cui esiste una norma di diritto internazionale generale,

l’ordinamento interno si adatta immediatamente. Se la norma cogente o consuetudinaria

esterna cessa di esistere è chiaro che la norme interna seguirà la stessa sorte.

L’adattamento alle norme degli enti internazionali.

Il principio della separazione tra gli ordinamenti giuridici diviene ancora più evidente con ri-

ferimento all’adattamento dell’ordinamento statale italiano rispetto agli atti delle organizza-

zioni internazionali.

Gli atti delle organizzazioni internazionali, anche se hanno carattere vincolante, ( ad es. le ri-

soluzioni accettate dagli stati) non producono effetti giuridici diretti all’interno degli Stati in

quanto la loro efficacia resta limitata alla sfera del diritto internazionale e non interno.

La possibilità che atti delle organizzazioni internazionali producano effetti sul piano del dirit-

to interno è subordinata alla attivazione delle procedure di produzione normativa prevista

dall’ordinamento statale in relazione alla materia oggetto dell’atto internazionale: ciò com-

porta che l’esecuzione e l’adattamento di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle

recepita, a seconda dell’oggetto o dell’importanza,

Nazioni Unite, dovrà essere da una legge

atto amministrativo dell’ordinamento giuridico italiano per cui l’ordinamento inter-

o da un

no si adatterà a tale risoluzione una volta espletato l’iter procedurale previsto per

l’adattamento.( fornitura di contingenti militari attraverso una legge).

Il sistema di adattamento dell’ordinamento interno alle norme di enti internazionali comporta

spesso dei problemi di immediatezza e di tempestività ( vedi ad esempio casi in cui è richie-

sto un fare o un non fare) ma non sembra possibile ovviare a tali problemi visto il contenu-

to dell’art.11 Cost. che prevede le limitazioni di sovranità ma che non implica l’effetto im-

mediato, nell’ordinamento italiano, degli atti delle organizzazioni internazionali che sono, tra

l’altro, soggetti al controllo di legittimità costituzionale.

Considerazioni diverse valgono invece per i trattati internazionali negoziati nell’ambito di

varie organizzazioni quali le N.U., l’Unesco, l’O.I.L. per i quali l’adattamento si realizza

mediante l’ordine di esecuzione la cui efficacia si concretizza con lo scambio o il deposito

della ratifica. 34

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L’adattamento alle norme comunitarie.

Le considerazioni svolte sulla separazione degli ordinamenti non possono applicarsi al diritto

comunitario ( art.189 trattato di Roma) e ciò deriva dalla circostanza che il diritto comunita-

rio rappresenta un “tertium (terzo genere) rispetto al diritto internazionale,

genus” da un lato,

e al diritto interno, dall’altro: un diritto sovranazionale, che si pone su un piano superiore agli

Stati e può rivolgersi direttamente ad individui e ad imprese ( c.d. permeabilità del diritto in-

terno al diritto comunitario). La stessa storica sentenza n.170 dell’8 giugno 1984, sancì il co-

siddetto principio dell’efficacia immediata dei regolamenti comunitari nell’ordinamento ita-

liano, così affermando che l’art.11 della Costituzione e l’art.189 del Trattato di Roma esiste

2

un collegamento .

La gestione normativa di un settore che lo Stato italiano affida alla comunità europea costi-

tuisce una delega. Se uno Stato delega in un determinato settore, quello Stato non può più fa-

re uso del potere normativo in quel determinato settore e proprio in vista della creazione

dell’Europa comunitaria gli Stati si sono spogliati dei poteri normativi nei settori in cui è sta-

ta prevista una delega alla Comunità. Come conseguenza, il diritto comunitario è imme-

diatamente esecutivo nell’ambito degli stati membri.

Se uno Stato emana una norma interna in un settore in cui esiste una normativa comunitaria,

lo Stato compie un fatto illecito. Il giudice nazionale deve disapplicare la norma nazionale ed

applicare il diritto comunitario.

In Italia, in un primo tempo, si pensava che una norma interna, successiva ad una norma co-

munitaria, potesse prevalere su questa perché nel nostro sistema, basato sulla costituzione, la

norma successiva deroga alla norma precedente e la norma speciale prevale su quella genera-

le: la Corte Costituzionale ha affermato che anche in caso di norma successiva contrastante

con la norma comunitaria , la norma interna deve essere disapplicata. La sentenza del 1984 si

riferiva ai regolamenti ma può essere applicata anche alle direttive dettagliate in quanto

queste contengono una normazione dettagliata e immediatamente applicabile. La stessa Corte

Costituzionale ha riconosciuto diretta efficacia alle direttive dettagliate, con sentenza del 2

febbraio 1990 n.64: se, invece, la direttiva non sia in grado di produrre effetti diretti, essa non

è direttamente applicabile e la legge interna mantiene la sua efficacia.

che l’art.189 del Trattato di Roma ha lasciato agli Stati circa la scelta dei

La discrezionalità

2 L’art.11 afferma che l’Italia, in condizioni di parità con altri paesi, consente alle limitazioni di sovranità necessarie

ad un ordinamento che assicuri la pace, la giustizia fra le Nazioni e promuove le organizzazioni internazionali volte

a tale scopo, mentre l’art.189 del trattato di Roma afferma che i regolamenti comunitari hanno una portata generale e

che sono obbligatori in tutti i loro elementi, nonché applicabili in ciascuno degli Stati membri.

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mezzi per attuare le direttive comunitarie, ha creato delle situazioni di inadempienza da parte

di vari Stati. In effetti la funzione dell’ordine di esecuzione è proprio quella di consentire allo

Stato italiano di eseguire gli obblighi internazionali assunti e di obbligarlo all’adeguamento

con la disciplina europea anche se, in molti casi, l’Italia è stata dichiarata inadempiente.

Il Parlamento ha cercato di ovviare al problema dei ritardi di attuazione adottando diversi

provvedimenti legislativi:

- quello del 13 luglio 1965 n.871 con cui il governo venne autorizzato ad emanare decreti per

l’esecuzione degli obblighi derivati dalle direttive;

- la legge delega del 13 ottobre 1969 n.470 che dava esecuzione agli obblighi derivanti dalle

direttive, dalle decisioni; ecc.;

- ma la prima legge organica in materia è stata la legge 16 aprile 1987, n.183 (la cosiddetta

dell’ordinamento

legge Fabbri), riguardante il coordinamento delle norme di adeguamento

interno agli atti normativi comunitari a cui è seguita la legge n. 86 del 1989, che prevede

l’emanazione annuale della legge comunitaria su proposta del ministro competente.

un’altra questione riguarda la possibi-

Una volta chiariti gli obblighi che gravano sullo Stato,

lità per le Regioni di adottare direttive comunitarie. In base ad una serie di provvedimenti le-

gislativi, quando si tratta di direttive fatte proprie dallo Stato con legge che indica espressa-

mente le norme di principio, deve riconoscersi la competenza regionale: ciò significa che è

necessario che il legislatore emani una legge cornice alla quale segue la legge regionale.

Attualmente, in conformità alla legge.n.86 sia le regioni a statuto speciale, sia quelle ordina-

rie insieme alle province autonome possono dar esecuzione a direttive anche in assenza della

legge interna di attuazione dopo l’entrata in vigore della prima legge comunitaria successiva

alla notifica della direttiva. Questo meccanismo avrebbe lo scopo di ovviare alle inadempien-

ze del legislatore statale, le cui norme di principio, comunque, prevalgono sulle disposizioni

contrarie già emanate dagli organi regionali e che può, peraltro, emanare una normativa det-

tagliata ove le Regioni non provvedano tempestivamente. Infine, nel caso di accertata inatti-

vità degli organi regionali, comportante inadempimento degli obblighi comunitari, il D.P.R.

del 24 luglio 1977 n.616, assegna un potere sostitutivo del Consiglio dei Ministri: potere il

cui esercizio e la cui essenza stessa urterebbero contro la ripartizione di competenze tra Stato

e Regioni prevista dalla Costituzione, ma che si giustifica in relazione al fine rappresentato

dall’adempimento degli obblighi comunitari. Non si può non osservare , a conclusione di

quanto detto, che la direttiva comunitaria rappresenta lo strumento elettivo per realizzare il

processo di armonizzazione tra le legislazioni e questo comporta la necessità della elimina-

zione delle incompatibilità esistenti tra le varie discipline.

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Capitolo V

I soggetti internazionali ( Sezione I)

1 Gli Stati: generalità.

Nell’Ordinamento Internazionale si definisce soggetto internazionale l’Ente che sia destinatario

di almeno una norma dell’Ordinamento considerato.

Lo Stato è, infatti, destinatario di norme di diritto internazionale a carattere consuetudinario e di

norme pattizie contenute nei trattati.

Mentre negli ordinamenti statali si distingue tra capacità di agire ( produrre effetti giuridici) e

capacità di diritto (destinatario di diritti e obblighi), nel diritto internazionale tale distinzione

non esiste in quanto lo Stato è titolare effettivo e potenziale di tutte le situazioni giuridiche de-

rivanti dalle norme consuetudinarie. E’ inoltre titolare delle altre situazioni giuridiche che di-

pendono dalla sua partecipazione ad accordi internazionali vertenti su qualsiasi oggetto.

Altrettanto non può dirsi di altri enti quali la Santa Sede, le Org. Internazionali, i partiti insurre-

pur essendo destinatari della norma “pacta

zionali. Gruppi sociali, movimenti di liberazione che,

partecipano solo alla conclusione di accordi compatibili con la loro natura. Si di-

sunt servanda”

scute se questi enti abbiano o meno la soggettività internazionale.

2 La soggettività internazionale degli Stati. Gli elementi costitutivi dello Stato : Popolo,

territorio e sovranità.

Gli Stati sono, quindi, i principali creatori e destinatari al tempo stesso, delle norme

dell’ordinamento internazionale nel quale agiscono su basi di uguaglianza.

Gli elementi distintivi e costitutivi dello Stato sono tre:

 il popolo, su cui si esercita il potere;

 caratterizzata dall’indipendenza;

la sovranità,

 il territorio sul quale è insediato il popolo;

Questi elementi fanno si che ove ne manchi anche uno come avviene nel caso delle orga-

niz.internazioinali, l’ente può aspirare a possedere la soggettività internazionale, ma non si iden-

tifica con lo Stato. ( vedi Antartide che non può avere la qualifica di Stato per la mancanza di un

popolo). 37

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Diversamente, enti di piccole dimensioni territoriali ma nei quali i tre elementi costitutivi sono

contemporaneamente presenti, sono configurabili come Stati, talora definiti “Ministati”( San

Marino Monaco ) etc.

La partecipazione di uno Stato ad accordi internazionali, per molto tempo, ha significato il pos-

sesso della soggettività giuridica internazionale: secondo questa teoria il riconoscimento di un

nuovo soggetto di diritto internazionale troverebbe il suo fondamento su un accordo fra Stati di

vecchia formazione e Stati di nuova formazione riconosciuti attraverso un accordo bilaterale.

Questa teoria, che ha subito numerose critiche per la quantità notevole di accordi bilaterali che

andrebbero stipulati, visto il numero degli stati esistenti, ha poi subito una modifica , nel senso

che alcuni autori si sono riferiti alla possibilità di un riconoscimento costitutivo unilaterale

nel senso che, sorgendo un nuovo Stato ed ammettendosi la esistenza nell’ordinamento interna-

zionale di norme consuetudinarie, la soggettività di tale stato sarebbe legata al riconoscimento

che, con un atto unilaterale e con effetti costitutivi sarebbe compiuto dagli stati preesistenti.

Anche questa teoria non è esente da critiche ammettendosi che uno stato è soggetto giuridico

anche se non è stato riconosciuto, purché possegga i requisiti sopra enunciati.

3 .La sovranità.

Se tra gli elementi costitutivi dello Stato il territorio è quello di più facile identificazione trattan-

dosi di un dato oggettivo di immediata individuazione, il concetto di popolo ha dato luogo a

qualche problema ai fini della sua determinazione. Si è molto discusso se il concetto di popolo

deve essere limitato ad un gruppo di persone aventi la stessa lingua ed appartenenti allo stesso

gruppo etnico o può ammettersi anche l’esistenza di gruppi minoritari.

In effetti è di tutta evidenza che alcuni Stati hanno popoli costituiti da più gruppi etnico-

linguistici (es. la Svizzera, il Belgio, il Canada, ecc.) e non può negarsi che altri Stati, come

l’Italia, presentino le cosiddette minoranze etniche.

Ne consegue che l’elemento popolo considerato da solo, senza il territorio e soprattutto senza la

sovranità, stenta ad identificarsi e ad identificare lo Stato.

Si è verificato, al riguardo, il passaggio da una posizione conservatrice ad una posizione più mo-

derna. Per la prima, infatti, il popolo era costituito da sudditi cioè sottoposti allo Stato, per la se-

conda prevale certo il concetto di cittadinanza che nei tempi più recenti tende a trasformarsi in

cittadinanza europea.

Anche l’integrazione tra sovranità e territorio è complessa. Se in passato, difatti, il territorio di

uno Stato si identificava facilmente nello spazio di terra e di mare compresi nei confini dello Sta-

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to, l’evoluzione della scienza e della tecnologia hanno indotto a modificare in parte questa con-

cezione, con riferimento soprattutto, sia al mare sia allo spazio aereo sovrastante lo Stato.

l’indeterminatezza dell’estensione del mare territoriale, og-

Con riferimento al primo, il mare,

getto per secoli di discussioni, è stata finalmente superata dalla Convenzione delle Nazioni Unite

di Montego Bay sul diritto del mare, che definisce mare territoriale la striscia di mare adiacente

alle coste di uno Stato su cui si estende la sovranità che quest’ultimo esercita nel proprio territo-

l’estensione del mare territoriale può giungere fino a 12 miglia.

rio:

Dopo gli iniziali problemi legati al criterio da seguire per la misurazione delle 12 miglia, si è

giunti ad un accordo a seguito dell’intervento della Corte Internaz.( controversia tra Gran Breta-

gna e Norvegia) ricorrendo al sistema delle linee rette, congiungenti le estremità degli scogli (

due punti naturali esterni) e senza tener conto delle sinuosità della costa.

Se due Stati si fronteggiano con una distanza inferiore alle 12 miglia, la delimitazione del rispet-

tivo mare territoriale avviene sulla base di criteri di equidistanza, salvo contrario accordo tra le

parti.

Con riferimento alle baie, devono distinguersi le cosiddette baie storiche, sulle quali lo Stato co-

stiero può vantare diritti esclusivi. Il problema non si pone allorché la distanza tra le baie e lo

Stato superi le 24 miglia: in questo caso si traccia una linea retta di 24 miglia in modo da lasciare

all’interno più superficie marina possibile.

Lo Stato costiero è tenuto a consentire però il passaggio inoffensivo delle navi anche da guerra

straniere, passaggio che, per i sottomarini, deve avvenire in superficie.

La piattaforma continentale è quella parte del fondale marino, naturale prolungamento della ter-

raferma, a scarsa pendenza, che forma una fascia di larghezza variabile al margine dei continenti

giungendo fino all’inizio della scarpata continentale.

Alla piattaforma è dedicata una delle Convenzioni di Ginevra del 1958 prevedendo limite fino a

200 metri di profondità oltre il mare territoriale ed oltre questo limite ove lo Stato sia in grado di

sfruttare le risorse naturali dei fondi marini. Anche per la piattaforma, nel caso in cui si fronteg-

gino due Stati, deve ricorrersi al criterio dell’equidistanza tracciando una linea retta, sempre che

gli Stati non concludano appositi accordi al riguardo.

Le risorse minerarie del fondo marino, essendo esauribili, sono state dichiarate dall’Assemblea

Generale dell’ONU con risoluzione del 17/12/1970 n.2749 patrimonio comune dell’umanità,

termine riprodotto anche nella Convenzione di Montego Bay e propugnato dai Paesi in Via di

Sviluppo. La citata convenzione contiene la previsione dell'istituzione della cosiddetta Autorità

Internazionale dei Fondi Marini, competente a regolare lo sfruttamento delle risorse del fondo e

dell’alto mare in funzione dell’interesse dell’umanità anche in considerazione del

del sottosuolo 39

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dislivello in termini di economia, di sviluppo, di risorse finanziarie e tecnologiche dei vari Stati

nel mondo.

3 la sovranità e il problema dello spazio atmosferico e cosmico.

L’affermarsi del mezzo di trasporto aereo negli anni successivi alla fine del primo conflitto

mondiale ha promosso la formulazione delle prime norme internazionali relative al regime giu-

aereo in quanto ambiente utilizzato dall’aviazione civile e militare.

ridico dello spazio

Lo stesso principio della sovranità completa ed esclusiva dello Stato sullo spazio aereo sovra-

stante il proprio territorio è stato costantemente riaffermato dalla prassi internazionale.

In tal senso dispone l’art.1 della convenzione di Parigi sulla navigazione aerea al quale si sono

ispirate le legislazioni interne e il principio della sovranità completa ed esclusiva dello stato sul-

lo spazio sovrastante il proprio territorio è costantemente riaffermato dalla prassi internazionale

e costituisce una norma generale di diritto internazionale.

Uno degli aspetti più interessanti del fenomeno connesso ai più recenti progressi dell’attività

dell’uomo nello spazio è costituito dal fatto che, da un lato, nessuno degli Stati sorvolati dai

mezzi spaziali ha ritenuto tale conseguenza come una violazione della propria sovranità né ha ri-

tenuto opportuno riservarsi, esplicitamente, la facoltà di assumere in futuro un diverso atteggia-

mento in proposito, al fine di lasciare impregiudicato il diritto sulla legittimità internazionale di

siffatto sorvolo e, dall’altro, nessuno degli Stati che ha effettuato il lancio di veicoli spaziali de-

stinati a sorvolare il territorio altrui, ha mai ritenuto necessario chiedere la preventiva autorizza-

zione agli Stati sorvolati.

Tale atteggiamento dei soggetti internazionali ha indotto a ritenere che si sia affermato un prin-

cipio secondo il quale il sorvolo, da parte di veicoli spaziali, del territorio di Stati diversi da quel-

lo che ha effettuato il lancio o ne controlla il volo, è lecito e non può essere impedito dagli Stati

sorvolati.

Il trattato sui princìpi distingue, esplicitamente, l’atmosfera e lo spazio cosmico, considerandoli

è assai vario ed incerto l’atteggiamento assunto a proposito

come ambiti spaziali diversi, sebbene

dei criteri da utilizzare. Tale situazione si riflette nella temporanea impossibilità di addivenire ad

un accordo sulla definizione dello spazio cosmico, nonostante i tentativi esperiti dal Comitato

per l’utilizzo pacifico degli spazi cosmici. La conclusione che può trarsi è

delle Nazioni Unite

che, pur non essendosi manifestato un atteggiamento univoco e generalizzato degli Stati circa i

criteri in base ai quali possa procedere alla limitazione tra la sovranità statale la libertà di utiliz-

zazione dello spazio sovrastante, detta libertà è certamente un principio affermato nell’ambito

della Comunità internazionale. La sovranità dello stato, nello spazio sovrastante il proprio terri-

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in senso verticale, solo dall’esaurirsi della funzione di governo intesa come

torio, è limitata,

esclusiva, pertanto, la delimitazione tra spazio atmosferico e spazio cosmico deve essere indivi-

dell’impossibilità per lo Stato sottostante di disciplinare

duata in corrispondenza e controllare, in

maniera esclusiva, le attività che si possono svolgere in esso.

Segue: la sovranità e l’ambiente.

4

Fino agli anni 60 non si ponevano problemi di sorta sul carattere esclusivo della sovranità degli

e cioè fino all’incidente della petroliera liberiana che deter-

stati in materia di tutela ambientale

minò un disastro ecologico di proporzioni enormi. Gli incidenti di Bhopal e di Chernobyl hanno

poi reso ancora più pressante la questione legata al fenomeno dell’inquinamento ambientale al

Nazioni Unite ha definire l’ambiente come patrimonio comune dell’umanità

punto da indurre le

ed hanno considerato il deterioramento dello stesso come lesione degli interessi fondamentali

dell’umanità.

Queste considerazioni hanno portato ad una dichiarazione non vincolante e ad un programma

d’azione per l’ambiente conclusasi il 13 novembre a Ginevra con l’adozione della convenzione

sull’inquinamento atmosferico attraverso le frontiere a lunga distanza, cui è seguita la Conven-

zione per la protezione della fascia di ozono di Vienna del 22 marzo1985 e il Protocollo di Mon-

treal del 1987 riguardante una progressiva riduzione delle emissioni di clorofluorocarburi.

Infine si è andato sempre più affermandosi il concetto di sviluppo sostenibile inteso come svi-

luppo che uno stato può realizzare in considerazione equilibrata delle proprie risorse finanziarie,

del proprio ambiente naturale e delle proprie necessità.

6. La sovranità e la non ingerenza.

La sovranità di uno Stato coincide con il rispetto del principio della c.d. giurisdizione domestica

(che dovrebbe garantire la non ingerenza di uno Stato negli affari di un altro Stato) la cui invio-

labilità è enunciata al n.7 dell’art.2 della Carta delle Nazioni Unite.

Uno Stato è sovrano in quanto non tollera e non subisce ingerenza nei suoi affari interni. Al con-

trario, uno Stato non sovrano o uno Stato che è diventato parte di un altro, subisce integralmente

l’ingerenza di quest’ultimo.

Anche nei casi di protettorato c’era, e c’è tuttora, ingerenza. Il protettorato nasce da un trattato

bilaterale, il quale prevede che uno Stato, quello che assume la situazione giuridica soggettiva

del protetto, avrà diritto alla protezione di un altro Stato ma, dall’altra, subirà l’ingerenza nei

propri affari esteri. Lo Stato che assume la situazione giuridica soggettiva di protettore, a sua

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volta avrà il diritto di ingerirsi negli affari esterni dello Stato protetto, ma avrà anche il dovere di

proteggerlo.

L’aspetto negativo è che, in molti casi, lo Stato protettore non si limita ad interferire negli affari

esterni dello Stato protetto, ma riesce ad interferire nella stessa politica interna addirittura in-

fluendo sull’attività legislativa.

Le Nazioni Unite hanno affrontato il problema delle ingerenze ed hanno previsto all’art.2 n.7 la

inviolabilità del principio di sovranità e quindi il divieto di ingerenza tranne per la tutela dei di-

ritti umani, unico caso in cui le N.U. possono ingerirsi negli affari interni di uno Stato, anche se

questa previsione non è condivisa dal Prof. Ago, il quale sostiene la parità di grado tra la norma

che tutela i diritti dell’uomo e la norma che vieta l’ingerenza negli affari interni di uno stato.

Contrariamente, la dottrina prevalente ritiene che l’ingerenza della Comunità internazionale

all’interno degli Stati, è giustificata da episodi di efferata violenza che i Capi di Stato, o comun-

que, soggetti interni agli Stati stessi, hanno procurato alla stessa popolazione degli Stati ed è que-

sto il concetto che consente di affermare l’ingerenza della comunità internazionale per la tutela

dei diritti umani.

7. Nascita, mutamenti ed estinzione dello Stato.

Il fenomeno della decolonizzazione, nel periodo degli anni 60, ha rappresentato il fattore deter-

minante della nascita di un gran numero di Stati

L’acquisizione dell’indipendenza da parte delle colonie in cui si sostanzia la decolonizzazione, è

avvenuta in vario modo: talora in modo autonomo da parte della colonia, talvolta su sollecitazio-

ne della cosiddetta madre patria, vale a dire della Potenza coloniale.

casi, poi, c’è stata una guerra civile o contro lo Stato coloniale, in altri, ancora, il pas-

In alcuni

saggio dal regime coloniale all’indipendenza è avvenuto in modo incruento anche a seguito

dell’azione delle Nazioni Unite. È anche possibile che uno Stato si formi attraverso

l’unificazione o la fusione di due Stati preesistenti( Yemen del Nord e del Sud) anche in osse-

quio al principio di autodeterminazione dei popoli e l’applicazione di tale principio ha spesso fa-

vorito la nascita di Stati di modeste dimensioni.

Dal novembre del 1989 ( caduta del muro) la creazione di nuovi stati è avvenuta per smembra-

dell’Unione delle Rep. Socialiste Sovietiche ( URSS) della Iugoslavia

mento o dissoluzione

della Cecoslovacchia. La riunificazione della Germania è avvenuta sulla base di un complesso

processo di annessione dei Lander attualmente in n.di 16 ( 10 RTF + 5 RDT + 1 Berlino).

I mutamenti costituzionali si verificano perché la norma base dell’ordinamento statale muta, e si

passa ad es. da uno stato democratico ad uno totalitario, sebbene per il diritto internazionale an-

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che il nuovo Stato, sempre che sia sovrano, acquisisca immediatamente la qualità di soggetto in-

ternazionale. In passato si riteneva che il mutamento costituzionale dava vita ad un nuovo sog-

getto internazionale, determinando la estinzione del vecchio stato: celebre è il caso della Russia

che, per non onorare i debiti contratti dal regime zarista, sostenne che la rivoluzione aveva dato

vita ad un nuovo soggetto senza alcun obbligo con il passato, mentre il protocollo di Londra del

1931 stabilì che gli obblighi contratti con i trattati non vengono meno qualunque sia il regime

o i mutamenti costituzionali successivamente intervenuti all’interno degli Stati.

politico

L’estinzione di uno Stato è correlata alla nascita di un nuovo Stato nel senso che lo smembra-

mento o la dissoluzione di uno stato può determinarne la nascita di uno nuovo.

Tuttavia, uno Stato può estinguersi nel caso venga meno la sovranità o un popolo decida per una

migrazione di massa o a seguito di una disfatta militare con relativo assoggettamento allo stato

vincitore.

Conseguenze dell’estinzione di uno stato.

L’estinzione di uno Stato lascia aperta la questione della successione nei trattati che questi ha

stipulato. In materia di beni esiste una convenzione firmata a Vienna nel 1883 ma non ancora en-

trata in vigore che prevede:

In caso di smembramento, è prevista un’equa ripartizione dei beni tra i vari Stati risultanti dallo

smembramento. Per il debito pubblico la convenzione prevede la possibilità di successione se-

condo cui il successore non dovrebbe ereditare il debito, secondo il principio della tabula rasa,

salvo accordi in senso contrario.

Per quanto riguarda la successione degli stati nei trattati esiste la convenzione di Vienna del 1978

che disciplina l’intera materia: tale convenzione si è ispirata al principio della continuità dei trat-

tati e prevede l’applicazione del principio della tabula rasa solo nei confronti di trattati cui suc-

cedono Stati decolonizzati, il che comporta che il nuovo soggetto rinegozi il contenuto del trat-

tato stipulato dal predecessore Stato colonizzatore, notificando detta intenzione allo Stato terzo.

E possibile che si verifichi la cosiddetta trasmissione allo Stato successore degli obblighi localiz-

zabili, cioè legati ad un dato territorio, ove questo sia incluso in uno Stato di nuova formazione.

( la Slovenia che subentra al posto della Iugoslavia nel trattato di Osimo).

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Gli Altri Soggetti (Sezione II)

1 La Santa Sede.

La Santa Sede non coincide né con lo Stato Pontificio né con lo Stato della Città del Vaticano

che si è costituito nel 1929 con i Patti Lateranensi. Occorre quindi porsi il problema se la Santa

Sede, che ha continuato ad operare tra il 1870 e il 1929 come ente particolare, ente sui generis,

sia da considerare o meno soggetto di diritto internazionale.

Se le Santa Sede non fosse stata soggetto di diritto internazionale non avrebbe potuto concludere

i Patti Lateranensi del 1929 che sono accordi internazionali a tutti gli effetti perché essi com-

prendono non solamente il Concordato successivamente modificato nel 1984, ma anche il Trat-

tato del Laterano che è qualcosa di diverso dal Concordato.

Per valutare se la Santa Sede sia soggetto di diritto internazionale ossia destinatario delle norme

di diritto internazionale e quindi titolare di situazioni giuridiche soggettive attive e passive oc-

corre considerare che :

a) storicamente, durante tutta la sua vita millenaria la Santa Sede ha concluso trattati interna-

zionali. Il Concordato è un accordo internazionale concernente prevalentemente questioni di ca-

rattere spirituale, religioso o morale. Il termine concordato indica che entrambi i partecipanti si

pongono in una posizione di reciproca preminenza nel senso che entrambi operano delle conces-

sioni. Ma occorre precisare che il concordato non può desumere la sua giuridicità

dall’ordinamento canonico soltanto, perché in caso contrario, lo Stato non potrebbe fare conces-

sioni non potendo neanche essere stato parte del detto accordo. In realtà il Concordato desume la

sua obbligatorietà dall’ordinamento internazionale in quanto accordo internazionale.

La Santa Sede, quindi, è destinataria di tutte le norme di diritto internazionale generale con forza

vincolante “erga che obbligano

omnes” tutti i soggetti della Comunità internazionale, nonché

delle norme di carattere pattizio e consuetudinario che essa stessa contribuisce a creare con la

sola esclusione di quelle norme che sono incompatibili con la funzione stessa della Chiesa come

ad es. le norme di carattere bellico.

b) E’ titolare del diritto di legazione attivo e passivo nei rapporti con gli altri Stati ed ha sempre

avuto il diritto di accreditare e di ricevere agenti diplomatici stranieri ed è destinataria di tutte

quelle norme di diritto internazionali consuetudinarie. Esistono a Roma ambasciate distinte per

la S.S. e per lo Stato Italiano ed inoltre, il Regolamento di Vienna concede al Nunzio Apostoli-

co, decano del Corpo diplomatico, una posizione di “primus nell’ambito

inter pares” di un Cor-

po diplomatico che comprende tutti gli agenti diplomatici accreditati presso uno Stato straniero.

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2. Il Sovrano Militare Ordine di Malta ( S.O.M.M.)

Non è un soggetto di diritto internazionale ma è un ordine religioso dipendente dalla Santa Sede.

Il suo ordinamento non trae la sua giuridicità da una Costituzione anche se una parte della dot-

trina gli riconosce la soggettività internazionale in virtù di uno scambio di note e ciò comporta

una limitazione alla sovranità dello Stato italiano.

capo dell’Ordine vengono riconosciute tutte le prerogative sovrane di Gran Maestro e le sedi

Al

dell’Aventino e di via Condotti godono di tutte le immunità proprie delle rappresentanze diplo-

tra cui l’esenzione tributaria (tutti i beni sono sottratti

matiche al fisco).

Le prerogative all’immunità fondano la loro legittimazione su uno scambio di note del 1960 tra

il Governo italiano e il S.O.M.M..

3. I partiti insurrezionali.

È un gruppo sociale organizzato in grado di esercitare un potere di controllo di una porzione del

territorio dello Stato contro il quale l’insurrezione è diretta.

Si parla di soggetto di diritto internazionale solo se gli insorti istituiscono un governo di fatto,

cioè controllano una parte del territorio. Ciò che conta, quindi, è l’effettività e cioè il controllo

di una porzione di territorio: nel caso di un governo di fatto locale, ci saranno due distinti sog-

getti di diritto internazionale ossia il governo legittimo ed il governo degli insorti. Il riconosci-

mento, cioè un accordo tra il governo centrale ed il partito insurrezionale senza il quale

quest’ultimo non esiste sul piano internazionale, ha natura costitutiva e può essere compiuto o

unilateralmente dallo Stato o sulla base di un accordo stipulato tra i soggetti. La soggettività in-

ad estinguersi perché o l’insurrezione viene

ternazionale del partito insurrezionale è destinata

repressa, e lo Stato legittimo riacquista la sovranità sulla porzione di territorio controllata, o

l’insurrezione è vittoriosa e quindi detta porzione di territorio andrà a costituire un nuovo Stato,

oppure il governo di fatto locale si trasforma in un governo di fatto generale a seguito di una

modifica costituzionale di quella che era una certa organizzazione statale.

4. I movimenti di liberazione.

Il movimento di liberazione nazionale in genere non è dotato di una organizzazione che esercita

effettivamente un controllo su una parte del territorio di uno Stato e quindi manca un essenziale

elemento che può dar vita a la soggettività. Inoltre la stessa motivazione del movimento, pre-

suppone rivendicazioni che dipendono dalla volontà di autodeterminazione del popolo rappre-

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sentato dallo stesso movimento. Così il movimento di liberazione nazionale nasce attorno ad una

certa identità etnica o religiosa e ciò lo differenzia dal partito insurrezionale che è mosso da mo-

tivazioni politiche. Tra i movimenti di liberazione nazionale si ricorda l’organizzazione per la

liberazione della Palestina (OLP) che ha svolto attività internazionale piuttosto intensa ed è stata

invitata dalle N.U. anche se senza diritto di voto.

La stessa Corte di Cassazione le ha riconosciuto una certa soggettività, anche se limitata, che

l’ha posta sullo stesso piano degli Stati sovrani quando si è trattato di discutere su questioni rela-

tive ai modi ed ai tempi di attuazione della autodeterminazione del popolo rappresentato.

A Yasser Arafat, comunque, sono state negate le immunità riconosciute ai capi di Stato stranieri.

5. I gruppi sociali.

Si parla di gruppi sociali come soggetti di diritto internazionale in quanto gruppi organizzati

con riferimento in particolare al periodo del Risorgimento quando nacque il concetto di nazione

che accomuna soggetti che parlano la stessa lingua, seguono lo stesso culto ed hanno usi u co-

stumi comuni mentre oggi la questione sembra superata e questi gruppi non godono della sog-

gettività internazionale e non hanno dei diritti soggettivi ma piuttosto il diritto ad essere tutelati

dagli stessi stati sovrani ( vedi minoranze etniche).

6. Gli enti dipendenti da Stati.

Nel diritto internazionale un soggetto è considerato tale in quanto dotato di sovranità e non su-

bordinato ad un ente superiore. Tuttavia vi sono degli Stati che vengono definiti dipendenti e

questo è il caso degli stati membri di uno Stato Federale il cui ordinamento dipende da una nor-

ma base dell’ordinamento superiore di cui fa parte. Da qui la conclusione che non si può parlare

di stato sovrano nel caso di uno stato membro di uno stato federale: la mancanza della sovranità

porterebbe ad escludere che esso sia soggetto di diritto internazionale.Tuttavia vi sono dei casi

nei quali lo stato membro di uno stato federale può essere considerato soggetto in relazione ai

tre tipi di rapporti che lo stato può intrattenere: 1) con lo stato superiore - e in questo caso si tro-

va in posizione subordinata rispetto allo Stato federale: in quest’ambito non è soggetto di diritto

internazionale; 2) con gli stati dipendenti dallo stato superiore - lo Stato superiore può concedere

la possibilità agli Stati membri di concludere accordi tra loro che, in quanto regolati dal diritto

federale, non sono considerati di diritto internazionale; 3) con stati terzi questi ultimi sono

possibili ed hanno valore giuridico solo se lo Stato superiore ha attribuito allo Stato membro una

su determinate materie, e quest’ultimo potrà allora concludere validamente ac-

certa autonomia

cordi rilevanti sul piano internazionale( la Bielorussia e l’Ucraniia della ex URSS godevano di

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una certa autonomia ). Dallo Stato membro di Stato Federale occorre distinguere lo Stato vassal-

lo la cui situazione dipende da quanto lo Stato centrale vorrà concedergli.

Il Commonwealth è un raggruppamento di stati che venne costituito nel 1931 con lo Statuto di

Westminster legando alla Corona britannica le ex colonie, alcune delle quali avevano ottenuto

già forme di autogoverno attraverso il cosiddetto Dominio. Questo comportava la dipendenza

dalla Corona per le questioni di difesa e di politica estera, per cui impossibilitati ad essere con-

siderati soggetti di diritto internazionale.

I territori non autonomi in amministrazione fiduciaria non possono considerarsi soggetti di dirit-

to internazionale in quanto privi di sovranità. La stesa Carta dell’ONU all’art.73 afferma che tra

i compiti delle Nazioni Unite, in relazione alle popolazioni che non abbiano ancora una piena

autonomia, ci sono anche degli obblighi di assicurare il loro progresso politico-economico.

Sezione III

Le organizzazioni internazionali universali e regionali.

1. Le unioni di Stati.

Due o più Stati possono concludere un trattato per il perseguimento di interessi comuni, deno-

patto d’unione, poiché implica l’unione di due o più soggetti. Se il trattato ha il carattere

minato

temporaneo, e non è diretto a creare una struttura a carattere permanente finalizzata a sorreggere

Se invece, l’unione realizza un’attività unita-

tale unione, tale unione è definita unione semplice.

ria, si parla di una unione istituzionale come nel caso delle organizzazioni mondiali e regionali.

Tali organizzazioni consentono a Stati terzi di acquistare la qualità di membri attraverso la pro-

cedura di ammissione. Dalle unioni aperte, si distinguono le unioni chiuse che consentono la

partecipazione di Stati terzi solo attraverso una modifica dell’atto istitutivo.

Le unioni si distinguono in personali, quando uno stesso individuo è investito della qualità di

Capo dello Stato in uno, due o più Stati, agendo di volta in volta come Capo dello stato in uno,

due o più stati, e in reali, il cui accordo istitutivo prevede ugualmente un fine comune, consi-

nella cooperazione tra gli Stati, sui quali verte l’obbligo di conferire ad uno stesso indivi-

stente

duo la qualità di Capo dello Stato. 47

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2. Il problema della soggettività delle organizzazioni internazionali.

Le organizzazioni internazionali sono riconducibili alla categoria delle unioni istituzionali, in

quanto il loro atto istitutivo non solo prevede un rapporto di unione tra i suoi membri, ma un

complesso apparato organizzativo che consente loro di operare in maniera autonoma dagli Stati

internazionali sono soggetti dell’ordinamento in base all’assunto per

membri. Le organizzazioni

il quale è soggetto un ente destinatario di norme giuridiche internazionali, tra cui la norma “pac-

e quindi le Org. Int. sono soggetti dell’ordinamento internazionale.

ta sunt servanda” Esse sono

delle norme incluse nell’accordo istitutivo che conferiscono a ciascuna di esse

anche destinatarie

diritti e obblighi, nonché degli accordi successivi che ciascuna di esse ponga in essere ( tesi di-

dall’autrice).

scendente dal pragmatismo anglosassone, condivisa

Altre tesi, invece, ( Morelli ) tendono, a negare la soggettività internazionale di tali organizza-

zioni, asserendo che dietro queste ultime, in definitiva, vi sarebbero gli stati e che le situazioni

giuridiche prodotte da tali organizzazioni alla fine, fanno capo sempre agli stati che vi partecipa-

no. Quindi l’organizzazione internazionale dipende in tutto e per tutto dagli stati ed essa non ha

una propria esistenza indipendente rispetto ad essi.

Allo scopo di verificare quale delle due tesi sia più aderente alla realtà, e cioè se le organizzazio-

se, una volta costituita, l’organizzazione abbia vita

ni sono soggetti autonomi, occorre verificare

propria e si manifesta attraverso relazioni internazionali su un piano di parità e quindi occorre

accertare. Attraverso la prassi concreta:

1) se vi è effettivamente un’entità indipendente, che abbia vita giuridica autonoma;

2) ed in quale relazione si pone nei confronti di altre organizzazioni ( parità o subordinazione).

3. La qualità di membro delle Nazioni Unite.

Le Nazioni Unite, all’art.3, distinguono i membri originari, e cioè gli Stati che hanno partecipato

alla Conferenza di San Francisco del 1945 e che firmarono la Dichiarazione delle Nazioni Unite,

dell’Organizzazione come membri ordinari, e possono diventarlo

da quelli che possono far parte

successivamente se hanno determinate caratteristiche (tra cui essere amanti della pace, accettare

dello Statuto o essere disposti a farlo e partecipare alle spese dell’Organizzazione,

gli obblighi

partecipare alla costituzione di un contingente militare). L’Italia fu ammessa nel 1955.

Gli unici atti vincolanti emanati dall’ONU sono: l’ammissione, la sospensione e l’espulsione.

La procedura di ammissione consiste in un atto complesso in cui si distinguono due momenti ca-

ratterizzati da una proposta del Consiglio di Sicurezza e da una decisione dell’Assemblea Gene-

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rale, alla cui base, naturalmente, c’è la domanda di ammissione (i due elementi devono necessa-

riamente coesistere). Ci si trova di fronte ad una procedura di allargamento di un trattato interna-

zionale realizzata attraverso l’ammissione a domanda ( diversa dall’adesione).

La qualità di membro impone che lo Stato abbia un dato comportamento e, se uno Stato membro

non si conforma a quanto detto nello Statuto delle Nazioni Unite, può essere sospeso da parte

dell’Assemblea su proposta del Consiglio di Sicurezza. Se la violazione si protrae nel tempo, la

condanna consiste nell’espulsione dall’Organizzazione proposta dall’Assemblea su raccomanda-

zione del Consiglio di Sicurezza. Anche la procedura della sospensione risulta da un atto com-

plesso composta da una raccomandazione da parte del Consiglio di Sicurezza e dalla delibera

dell’Assemblea che, in generale, non emette atti vincolanti ma solo raccomandazioni che servo-

no da orientamento.

4. Gli Istituti specializzati delle Nazioni Unite.

Gli istituti specializzati nell’ambito delle attività delle Nazioni Unite.

a)

A differenza della Società delle Nazioni, che aveva come scopo solo il mantenimento della pace,

le Nazioni Unite, all’art.1 della Carta, indicano, tra i loro obiettivi, non soltanto il mantenimento

della pace, ma anche la cooperazione internazionale e la soluzione di problemi di carattere eco-

nomico, sociale, culturale e umanitario. La differenza delle finalità tra le due organizzazioni in-

ternazionali risiede, oltre che nei diversi momenti storici in cui hanno operato, soprattutto sul fat-

to che la Società delle Nazioni era nata come esperimento di unione volto all’esigenza di evitare

guerre il che, peraltro, non si verificò - mentre le N.U. hanno notevolmente ampliato gli scopi,

ponendosi come obiettivo prioritario, al pari del mantenimento della pace, la soluzione dei pro-

blemi che limitano e condizionano lo sviluppo di ampie aree del mondo.

b) Principali Istituti specializzati delle Nazioni Unite.

I principali Organismi internazionali di cui si avvale l’ONU quali strumenti idonei al persegui-

mento dei propri scopi sono:

L’ Organizzazione internazionale del Lavoro; (OIL)

1) L’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura; (FAO)

2) L’Organizzazione delle N.U. per l’educazione la scienza e la cultura; (UNESCO)

3) L’Organizzazione dell’aviazione civile;(OACI)

4) L’Organizzazione mondiale della sanità ( OMS)

5)

6) La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo ( BANK)

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L’Unione postale universale (UPU)

7) L’Unione internazionale delle telecomunicazioni ((UIT)

8) L’Organizzazione metereologica mondiale (OMM)

9) L’Organizzazione marittima consultiva (OMCI)

10) L’organizzazione mondiale della proprietà intellettuale

11) (OMPI)

12) Il fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD)

L’Organizzazione per lo sviluppo industriale (UNIDO)

13)

Status di Istituto Specializzato delle Nazioni Unite.

Per meglio perseguire i fini istituzionali individuati all’art.1 e all’art.55 della Carta delle N.U.

sono previste azioni congiunte dei membri attraverso appositi enti internazionali che operano nel

campo economico e sociale. Tali enti concludono con le Nazioni Unite appositi accordi, denomi-

nati accordi di cooperazione o di collegamento i quali, sia pure presentando caratteristiche co-

stanti, disciplinano le diverse forme di cooperazione. In base di detto accordo, ciascun ente ac-

quista lo status di istituto specializzato delle Nazioni Unite. Lo status, ossia la condizione giu-

che l’Ente acquista fa derivare conseguenze giuridiche concretantesi nella tito-

ridica soggettiva

larità di poteri giuridici, di facoltà o di diritti soggettivi, e di obblighi e lo stesso accordo di coo-

perazione o collegamento pone l’Ente che lo stipula sullo stesso piano di parità con

l’Organizzazione delle N.U. e l’Ente, in virtù di tale accordo diviene destinatario delle norme

contenute nella Carta. (Pag.155)

L’art.57 della Carta delle Nazioni Unite enuncia, sia pure implicitamente, i requisiti che un dato

ente deve presentare per poter divenire un istituto specializzato.

1) Deve trattarsi di un ente costituito mediante un accordo intergovernativo nel senso, cioè, che

può trattarsi sia di un’unione di Stati in senso stretto, sia di un istituto internazionale, purché in

ogni caso risulti istituito sulla base di un accordo;

2) deve, inoltre, trattarsi di un ente con vasti compiti internazionali;

3) deve, infine, operare nel settore della cooperazione esplicando la propria attività nei settori

educativo, sanitario e simili. L’Organizzazione può anche pro-

economico, sociale, culturale,

muovere trattative tra gli Stati interessati per la creazione di nuovi istituti specializzati che devo-

gli stessi requisiti summenzionati. L’acquisto dello “status” indicato,

no presentare avviene, da

parte dell’ente, mediante la conclusione dell’accordo di cooperazione o di collegamento con le

Nazioni Unite. Detto accordo di collegamento o di cooperazione deve essere bilaterale tra cia-

scun ente e gli organi delle Nazioni Unite. In particolare, il Consiglio Economico e Sociale è

competente a definire le condizioni in base alle quali l’istituto sarà collegato con le Nazioni Uni-

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te, e l’Assemblea Generale è competente ad approvare l’accordo stesso. Tale accordo deve e-

spressamente contenere l’indicazione dell’ente che ne è la controparte come di “istituto specia-

lizzato delle Nazioni Unite”. Tale indicazione è essenziale ai fini dell’acquisizione dello status

indicato, in quanto nei casi in cui essa è stata omessa, la dottrina ha negato la possibilità di con-

figurare l’ente come istituto specializzato. La posizione di parità in cui si vengono a trovare da

un lato le N.U. e dall’altro l’Ente con cui stipulare il rapporto di collegamento o cooperazione,

presuppone un rapporto di reciproca indipendenza che permane anche dopo la conclusione

dell’accordo e quindi l’Ente non si trova in una posizione di subordinazione rispetto alle N.U.

L’accordo di collegamento o di cooperazione, in effetti, non produce l’effetto di porre l’ente che

acquista lo status di istituto specializzato in posizione di subordinazione rispetto alle Nazioni U-

nite, ma semplicemente di creare in capo ad esso diritti e obblighi, o reciproci o unilaterali, nella

cui titolarità si concreta lo status medesimo. (pag.157)

I principali Istituti specializzati

1

1.L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) Creata nel 1919 con lo scopo di oc-

cuparsi dei problemi della sicurezza e dell’igiene del lavoro, e delle condizioni di lavoro.

L’Organizzazione elabora politiche e programmi internazionali diretti a migliorare le condi-

zioni di vita e di lavoro, ad accrescere le possibilità di lavoro, ad assicurare il rispetto dei di-

dell’uomo; formula e adotta le norme internazionali sul lavoro destinate ad

ritti fondamentali

orientare l’azione nazionale verso la realizzazione degli obiettivi sopra citati; esegue pro-

grammi di formazione, di insegnamento, di ricerca e di pubblicazioni, diretti a sostenere altre

forme di azione.

Gli organi dell’Organizzazione sono:

- la Conferenza Internazionale del Lavoro, organo collegiale formato dai delegati dei vari Stati

(ogni Stato ha il diritto di inviare quattro delegati ciascuno con diritto di voto, due di nomina

1 Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), organizzazione internazionale a carattere perma-

nente, con sede a Ginevra, che si propone di elevare le condizioni tecniche e giuridiche del lavoro.

Fu il risultato della trasformazione del BIT (Bureau international du travail) sorto nel 1919. Mediante

opportune modifiche nel suo statuto e dei suoi obiettivi (peraltro già meglio precisati dalla conferenza

di Filadelfia nel 1944, dopo lo scioglimento della Società delle Nazioni (a cui era collegata) si pose in

stretta cooperazione con l'ONU. Membri dell'OIL possono essere tutti gli Stati (1999: 174). L'Italia, già

membro dal 1919 al 1939, vi rientrò nel 1945. Opera attraverso i seguenti organi: la conferenza gene-

rale dei rappresentanti degli Stati membri; il Consiglio di amministrazione; l'ufficio internazionale del

lavoro. 51

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governativa, un delegato in rappresentanza dei datori di lavoro, un altro in rappresentanza dei

lavoratori). Essa si riunisce annualmente e ogni due anni adotta il programma e approva il bilan-

cio di previsione sulla base dei contributi degli Stati membri;

- il Consiglio di Amministrazione che guida i lavori ed è composto da delegati di nomina go-

vernativa e delegati dei lavoratori e dei datori di lavoro;

l’Ufficio

- Internazionale del Lavoro con sede a Ginevra, costituisce il segretariato

dell’organizzazione, coordina le attività tecniche e funge da centro di ricerca.

2.L’Organizzazione per l’alimentazione e per l’agricoltura (FAO)

Istituita nel 1945, ereditando parte delle competenze dell’Istituto internazionale per

l’agricoltura, ha acquistato lo “status” di Istituto specializzato nel 1946. Essa vuole elevare i li-

velli di nutrizione ed il tenore di vita delle popolazioni dei rispettivi Stati membri ed ottenere

miglioramenti della produzione e della distribuzione di tutti i prodotti alimentari.

I suoi organi sono:

- la Conferenza che riunisce ogni due anni i rappresentanti degli Stati membri, approva il bilan-

cio ed il programma per il biennio successivo, elegge il Direttore generale e decide

sull’immissione di nuovi membri;

- il Consiglio, composto da 49 membri eletti dalla conferenza che durano in carica tre anni;

- il Segretariato, retto dal Direttore generale responsabile nei confronti dei governi.

I finanziamenti provengono da tutti gli stati membri in proporzione al PIL

3.L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO)

Fu istituita nel 1946 ed ha la funzione di realizzare, attraverso la cooperazione intellettuale, una

maggiore comprensione tra i popoli allo scopo di eliminare alcuni tra i principali problemi che

travagliano l’esistenza dell’umanità.

Gli organi dell’UNESCO sono:

- la Conferenza generale, organo collegiale composto dai delegati degli Stati membri i quali, pur

potendo raggiungere per ciascuno Stato il numero di cinque, dispongono di un solo voto. La

Conferenza generale prende decisioni a maggioranza semplice, si riunisce annualmente in luoghi

diversi in sessione ordinaria ogni due anni. Può riunirsi in sessione straordinaria su sua decisione

o su convocazione del Consiglio esecutivo. La Conferenza ha adottato il suo regolamento di pro-

cedura; essa ad ogni sessione elegge il Presidente e può consentire la presenza del pubblico alle

riunioni. Con deliberazione presa a maggioranza dei due terzi e su raccomandazione del Consi-

glio esecutivo, può invitare i rappresentanti di altre Organizzazioni internazionali, con le quali

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siano stati instaurati rapporti di consultazione o di cooperazione, ad assistere ad alcune sessioni

determinate o a partecipare a talune commissioni. La Conferenza determina le linee generali

dell’ente, prende decisioni sui programmi ad essa sottoposti dal Consiglio esecutivo. Esplica

consultive nei confronti dell’ONU relativamente agli aspetti educativi, scientifici e cul-

funzioni

turali dei problemi che interessano le Nazioni Unite, nelle condizioni e secondo le modalità indi-

cate dagli organi competenti delle due organizzazioni. Riceve ed esamina i rapporti che le ven-

gono sottoposti periodicamente dagli Stati membri ed elegge i membri del Consiglio esecutivo

tra i delegati degli Stati membri che si distinguano per la loro competenza nel settore delle arti,

della scienza dell’educazione e della diffusione del sapere.

consta di 34 membri e ha la funzione di preparare un’agenda, cioè un

- il Consiglio esecutivo:

programma di lavoro, per la Conferenza generale, esamina il programma di lavoro dell’intera

Organizzazione, controlla il bilancio preparato dal Direttore generale, invia alla Conferenza ge-

nerale le raccomandazioni che ritenga più opportune. Esso è responsabile dell’esecuzione del

programma adottato dalla Conferenza generale, e sulla base delle circostanze verificatesi tra due

prende le misure necessarie al fine di assicurare l’effettiva e razionale esecu-

sessioni ordinarie,

zione del programma da parte del Direttore generale.

- il Segretariato: consta di un Direttore generale, con funzioni burocratiche e del personale ne-

cessario a questo. Il Direttore generale è designato dal Consiglio esecutivo e nominato dalla Con-

ferenza generale per un periodo di sei anni, e può essere riconfermato nel suo incarico, previa

approvazione della Conferenza generale. Egli è il funzionario di grado più elevato

dell’Organizzazione e, come tale, partecipa senza diritto di voto, personalmente o mediante un

rappresentante da lui designato, a tutte le riunioni della Conferenza, del Consiglio esecutivo e dei

comitati dell’Organizzazione. Formula proposte per una azione appropriata della Conferenza ge-

nerale e del Consiglio e redige un progetto di programma di lavori da sottoporre al Consiglio,

con il relativo progetto di spese. Prepara e comunica agli Stati membri e al Consiglio esecutivo i

dell’Organizzazione, in ordine ai quali la Conferenza generale in-

rapporti periodici sulle attività

dica l’arco di tempo che deve esservi contemplato. Sia i delegati della Conferenza generale, sia i

membri del Consiglio esecutivo, sia il Direttore generale godono delle immunità degli istituti

specializzati.

4. L’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale (OACI).

53

54

Mondiale della Sanità

5.L’Organizzazione (OMS),

Creata nel 1948, con lo scopo di garantire a tutti un più elevato livello di salute. A tal fine,

l’OMS promuove l’educazione sanitaria, individuale e collettiva, le ricerche per sviluppare tec-

nologie appropriate in tal senso, includendo anche ricerche sulla salute ambientale, mentale, ecc.

l’Assemblea

Gli organi sono: Mondiale della Sanità, costituita dagli Stati membri, il Consiglio

esecutivo e il Segretariato.

6. Il Fondo Monetario Internazionale (FUND) ( IMF) Intern.Monetary Fond

Nato nel 1944, dovette, dopo la fine della II guerra mondiale, assumere un ruolo preponderante

nelle vicende monetarie internazionali, soprattutto in coincidenza con il processo di decolonizza-

zione a partire dagli anni ’60. Gli stati aderenti non vi partecipano su un piano di parità ma il loro

peso è determinato dalla quota azionaria posseduta così come la concessione del credito è com-

misurata alle quote di capitale sottoscritte di cui si dispone.

L’organizzazione interna è affidata ad un consiglio dei Governatori che è l’organo deliberante

composto da un rappresentante per ogni Stato aderente ed il peso del singolo voto è determinato

dalla ponderazione del capitale sottoscritto comportando una egemonia dei paesi più ricchi.

7.La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BANK - BIRS)

che, al pari del Fondo Monetario Internazionale, è stata istituita nel 1944 con lo scopo di assi-

stere ad aiutare gli stati nella ricostruzione postbellica e facilitare gli investimenti di capitale

volti allo sviluppo produttivo nei vari settori con particolare riferimento alla gestione del Piano

Marshall. Le Organizzazioni internazionali regionali

L’art.52 della carta delle N.U. fa riferimento alle organizzazioni internazionali regionali e agli

accordi regionali: il regionalismo internazionale riguarda la situazione di alcuni settori mondiali

(regioni) alle quali corrispondono alcune organizzazioni internazionali sia di tipo economico che

di altro genere come ad es. per la regione Europa è rappresentata dalla Comunità economica eu-

ropea (CEE) . Per quanto riguarda altre regioni possono citarsi l’UOA ( organizzazione per

l’unità africana) – l’OSA ( l’organizzazione degli stati americani) e quindi ci si trova di fronte a

54

55

un vero e proprio sistema regionale internazionale . Una condizio sine qua non, prevista dalla

Carta delle N.U. all’art. 52 è appunto che gli scopi degli Enti regionali non siano in contrasto

con gli obiettivi e i fini istituzionali delle N.U.

L’integrazione europea e i suoi sviluppi

A)

Il Consiglio d’Europa

a)

La prima idea di creare una Comunità Europea risale al 1929 quando lo statista francese Briand

propose la formazione di una confederazione di Stati. Egli pensava che si potesse creare una sor-

ta di Società delle Nazioni a livello europeo, con analoghi organi e finalità, ma la sua idea venne

– l’avvento del

ostacolata sia dalla crisi economica del 1930 31 sia da avvenimenti politici quali

Nazismo.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale le disastrose condizioni economiche in cui versava

l’Europa e la necessità da parte delle grandi Potenze vincitrici di controllare la ristrutturazione

degli apparati militari e la ricostruzione industriale portarono alla creazione di organizzazioni in-

ternazionali tendenti a rafforzare i vincoli creatisi durante e dopo la guerra.

Durante lo stesso anno si tenne una conferenza internazionale per coordinare ed organizzare gli

redatto venne sottoposto all’approvazione americana. Durante la seconda

aiuti: il programma

sessione del 1948 di tale conferenza venne firmata la Convenzione per la Cooperazione Econo-

mica Europea, la quale prevedeva la creazione di un’Organizzazione Europea per la Cooperazio-

ne Europea (OECE) con sede a Parigi. L’OECE, strutturata sul modello delle altre organizzazio-

ni internazionali, venne trasformata nell’attuale Organizzazione per la Cooperazione e lo Svilup-

po Economico (OCSE). I nuovi obiettivi erano quelli di tendere al miglioramento della qualità di

vita degli Stati membri, favorire il commercio mondiale ed aiutare l’espansione economica dei

contraenti quanto quella dei Paesi terzi.

Il 17 marzo 1948 gli Stati membri del Benelux (cioè Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), la

Francia e la Gran Bretagna firmarono a Bruxelles un trattato con il quale creavano l’Unione Eu-

ropea Occidentale (UEO) volta a rinsaldare i legami tra i contraenti in campo economico, sociale

dell’economia europea e di

e culturale, in vista di stabilire una base solida per la ricostruzione

creare i fondamenti per la mutua assistenza contro ogni aggressione armata. Il 5 maggio 1949 fu

firmato a Londra da dieci Stati europei l’accordo istitutivo del Consiglio d’Europa, diretto ad in-

staurare una più stretta unione tra i suoi membri per salvaguardare e attuare gli ideali che costi-

tuiscono un loro patrimonio comune, nonché a facilitare il progresso economico e sociale (venne

55

56

volontariamente esclusa una competenza militare per la contemporanea istituzione della NATO).

Il Consiglio ha svolto anche un importante ruolo storico in anni delicati per l’equilibrio interna-

zionale. Nel 1949 Churchill, cercando di reintrodurre la Germania nel concerto politico europeo,

propose la sua ammissione come membro del Consiglio. La Germania venne invitata a partecipa-

re insieme con la Saar, ma la manovra non ebbe esito positivo in quanto furono ammessi solo

come membri associati senza rappresentanza nel Comitato dei Ministri.

Il Consiglio d’Europa è formato dal l’organo deliberativo composto dai

Comitato dei Ministri,

Ministri degli Esteri di tutti gli Stati membri; dall’Assemblea Consultiva, che emana pareri e rac-

comandazioni per il Consiglio, composta da rappresentanti eletti dai cittadini dei Paesi membri e

non dai Governi; dal Segretariato.

Il Consiglio predispone convenzioni internazionali in materie giuridiche. Il riavvicinamento fra

la Germania e il resto dell’Europa avvenne soltanto nel 1951 con la creazione della CECA (Co-

munità Europea del Carbone e dell’Acciaio, piano Schumann). Nel 1950 in seno al Consiglio

d’Europa venne elaborata la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle

libertà fondamentali, di cui fanno parte i membri del Consiglio d’Europa tranne il Liechtenstein.

La Convenzione ha dato vita a due importanti organi: la Commissione e la Corte Europea dei

Diritti dell’Uomo.

Nel 1989-90, tramite un accordo, è stata creata la Conferenza per la democrazia attraverso il di-

ritto, la quale ha istituito un sistema di verifica per il possesso del carattere democratico da parte

dei Paesi dell’ex Blocco Socialista che chiedono di entrare a far parte del Consiglio e domandano

aiuti internazionali. ( alla fine del 1997 i membri sono circa 40). Il Consiglio d’Europa svolge

membri che chiedono l’ammissione nella CEE, consistente

anche una funzione di controllo sui

nell’accertamento dei requisiti di democraticità.

La differenza fondamentale che sussiste tra Consiglio d’Europa e Consiglio Europeo è che, se-

condo l’Atto Unico, il Consiglio Europeo è un organo di indirizzo politico della Comunità, for-

mato dai Capi di Stato e di Governo e dai Ministri degli Esteri che si riunisce due volte l’anno.

Si occupa di problemi generali connessi all’attività della Comunità e favorisce la cooperazione

politica( nella realtà si tratta di una conferenza di tipo diplomatico, il cui scopo è quello di cerca-

re l’accordo su questioni importanti a livello europeo).

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo tratta la materia della tutela di

questi fondamentali diritto con un carattere decisamente rivoluzionario: può ricorrere indivi-

dualmente alla Corte europea chiunque, anvhe il singolo privato, che ritiene di aver avuto un di-

ritto leso; non esiste alcuna formalità per presentare il ricorso, è solo necessario che non sia ano-

56

57

nimo anche se può essere richiesto il mantenimento dell’anonimato e nel corso della pubblica u-

dienza non si farà alcun riferimento ala persona.

Essendo la Corte un tribunale straordinario, occorre dover esaurire le vie interne del proprio Pae-

fino all’ultimo grado.

se

Stesso discorso vale per la Commissione formata da tanti commissari quanti sono i Paesi aderen-

ti. I compiti della Commissione sono quelli di ricevere i ricorsi, citare i testimoni, aprire un con-

traddittorio a porte chiuse, chiudere con un rapporto conclusivo con motivazione e soluzione, de-

cidendo se c’è stata violazione totale, parziale o se non ve n’è stata alcuna.

Entro tre mesi viene trasmesso il ricorso alla Corte. Essa è costituita da giudici proposti dagli

Stati; ogni Paese propone una terna scelta tra magistrati di Corti supreme, avvocati e professori

in carica per nove anni. L’udienza può essere fissata davanti

in materie giuridiche che rimangono

alla Camera o alla Corte plenaria. La Camera è costituita da nove giudici effettivi: due sono il

Presidente ed il giudice del Paese in causa, gli altri sette, dei quali quattro sono supplenti, sono

nominati dal Presidente.

In tre casi la Camera si spoglia della causa e la trasferisce alla plenaria: quando si modifica la

giurisprudenza, quando la Camera è fortemente divisa e quando si tratta di una questione di vita

o di morte.

Nella prima udienza le parti espongono il proprio punto di vista; il Presidente riassume i termini

della questione, si vota e si decide se ci sia stata violazione o meno. I giudici in minoranza hanno

il diritto di esporre le proprie ragioni. Le sentenze hanno grande validità morale e piena efficacia

nei Paesi. La decisione della Corte, secondo l’art.51 della Convenzione, è definitiva. Il Comitato

l’esecuzione delle sentenze con le quali non si giudica la legge ma il caso

dei Ministri sorveglia

concreto. Se uno stato è condannato perché una sua legge ha provocato una violazione o un dan-

no, dovrà intervenire modificandola.

b. Verso la Comunità Europea

Il 9 maggio 1950 il ministro degli affari esteri francese, Robert Schumann, propose ai Paesi eu-

ropei di porre in comune la produzione del carbone e dell’acciaio. Questa proposta fu accolta fa-

vorevolmente dagli USA ma incontrò le critiche dell’URSS.

Quanto alla Gran Bretagna, essa partecipò inizialmente ai negoziati del progetto Schumann, ma

successivamente si rifiutò di intervenire ai lavori preparatori, adducendo che, essendo essa legata

al Commonwealth, non avrebbe potuto consentire a limitazioni di sovranità. Nel giugno 1950 fu

convocata a Parigi una Conferenza dei delegati dei sei Paesi che avevano accettato i principi del

piano Schumann e i negoziati proseguirono fino al 18 aprile 1951, giorno in cui furono firmati il

57

58

Carbone e dell’Acciaio (CECA), un Protocollo

Trattato istitutivo della Comunità Europea del sui

e le immunità della Comunità, un Protocollo sulle relazioni con il Consiglio d’Europa e

privilegi

una Convenzione relativa alle disposizioni transitorie. Il 9 agosto 1961 la Gran Bretagna presen-

di adesione alla CEE, ma l’intervento del Capo dello Stato francese De Gaulle de-

tò la domanda

terminò, nel 1963, l’interruzione delle trattative. Soltanto il 2 gennaio 1972 furono firmati gli At-

ti di adesione da parte della Gran Bretagna, Danimarca ed Irlanda, i quali determinarono

l’allargamento dell’area comunitaria a questi Stati, con decorrenza da 10 gennaio 1973, data di

entrata in vigore di tali Atti.

Il 27 maggio 1952 venne firmato a Parigi il trattato costitutivo della Comunità Europea di Difesa

(CED), e nel giugno 1955 i Ministri degli esteri della CECA si riunirono in una Conferenza nel

corso della quale fu votata una risoluzione indicante il tracciato per il processo di integrazione

europea, processo che sarebbe dovuto avvenire in due settori, in quello nucleare e in quello del

di questa risoluzione ed in conseguenza dell’attività svolta in

Mercato Comune. In esecuzione

questo ambito da organi della CECA, il 25 marzo 1957 furono firmati a Roma in Campidoglio i

due trattai istitutivi rispettivamente della CEE (Comunità Economica Europea) e

dell’EURATOM (Comunità Europea per l’Energia Atomica).

L’Atto unico, firmato nel febbraio 1986, emenda e completa questi trattati. Esso precisa taluni

obiettivi della Comunità: completamento del mercato interno europeo e realizzazione di uno spa-

zio senza frontiere, sviluppo tecnologico, progresso verso un'unione economica e monetaria, raf-

forzamento della coesione economica e sociale, miglioramento dell’ambiente e delle condizioni

di lavoro.

Il trattato dell’Unione Europea, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992 completa il processo di

integrazione ed ha previsto tre pilastri fondamentali: le Comunità Europee già esistenti, la Politi-

ca Estera e di Sicurezza Comune (PESC) e la cooperazione nel settore della giustizia e degli af-

fari interni. Esso ha inoltre introdotto il principio della sussidiarietà per il quale, se ci sono mate-

rie non previste nella competenza esclusiva della comunità, questa possa intervenire sempre che

l’azione prevista abbia una dimensione europea e l’intervento comunitario risulti essere la mi-

gliore soluzione per problemi che gli Stati dovrebbero comunque affrontare.

per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa

B. L’Organizzazione (OSCE).

I Paesi membri del patto di Varsavia, rivolsero formale invito ai Paesi occidentali per il raffor-

zamento della pace e della sicurezza in Europa; l’invito fu accolto dopo che i rapporti tra la Re-

pubblica Federale tedesca, la Repubblica del Popolo polacco e la Repubblica Democratica tede-

58

59

sca migliorarono. La conferenza sui rapporti multilaterali si aprì ufficialmente a Helsinki il 3 lu-

glio 1973 e si concluse nello stesso luogo il 31 luglio; il 1 agosto 1975 avvenne la firma

dell’Atto finale da parte dei capi di stati che vi presero parte.

Detto Atto contiene i principi conformi alla Dichiarazione delle Nazioni Unite relativa ai principi

di diritto internazionale e i rapporti amichevoli e di cooperazione tra gli Stati: tra essi si ricorda-

no il principio di uguaglianza giuridica, il diritto all’integrità territoriale, la libertà e

l’indipendenza politica. l’affermazione della inviolabilità delle frontiere, dalla quale deriva il

Particolarmente importante

divieto dell’occupazione del territorio altrui, il divieto di ingerenza negli affari interni e il divieto

di assistenza diretta o indiretta in attività terroristiche o sovversive ai danni degli Stati membri.

Trattazioni singole sono dedicate ai diritti dell’uomo e alla autodeterminazione dei popoli, la cui

importanza si rileva, oltre che sulla base dei contenuti, anche in relazione al periodo storico in

cui fu redatto l’atto finale, periodo contrassegnato dalla guerra fredda.

Al momento della sua creazione, l’Atto ha avuto valore fieramente programmatico. Tuttavia non

si può escludere che esso abbia determinato, da parte degli Stati partecipanti, un tipo di compor-

tamento conforme alle sue prescrizioni. Ciò consente di qualificare l’Atto stesso come contenete

regole di condotta osservate spontaneamente dagli Stati o come base per la formazione di una

consuetudine internazionale.

La Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa si è trasformata in Organizzazione

per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) il 5-6 dicembre 1994.

Gli organi dell’Organizzazione sono il Consiglio dei Ministri degli Esteri con funzioni decisio-

parlamentare

nali, l’Assemblea che non ha poteri decisionali rilevanti, il Comitato degli Alti

Funzionari con funzioni operative ed il Segretariato, con sede a Praga.

C. L’Organizzazione per l’Unità Africana (OUA).

Fondata su un accordo regionale, l’Organizzazione per l’Unità Africana ha i caratteri di

un’Organizzazione internazionale di tipo regionale perché riunisce solo gli Stati di una parte del

mondo e in un certo numero di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza risulta che è sempre stata

tale. L’Organizzazione tende alla mutua comprensione e alla collaborazione tra i

considerata

popoli, alla salvaguardia e al consolidamento dell’indipendenza duramente ottenuta, alla sovra-

nità e all’integrità territoriale degli Stati, alla lotta contro ogni forma di neo-colonialismo, alla

adesione alla Carta delle Nazioni Unite e alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, al

progresso dei popoli del continente e al rafforzamento dei legami fra gli Stati e delle loro comu-

ni istituzioni, a promuovere l’unità e la solidarietà degli Stati africani; a coordinare e intensifica-

59

60

re la collaborazione e gli sforzi per migliorare il tenore di vita dei popoli africani.

Nell’osservanza della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione Universale dei diritti

dell’uomo, gli Stati membri hanno formulato a Nairobi il 27 giugno 1981 la Carta africana dei

diritti dell’uomo e dei popoli, nota anche come Carta di Banjul.

Per il conseguimento di detti obiettivi, l’Organizzazione dispone di alcuni organi:

è l’organo supremo cui compete l’esame e lo studio delle questioni di interesse

- la Conferenza

comune per l’Africa, allo scopo di coordinare ed armonizzare la politica generale

dell’Organizzazione. Procede alla revisione della struttura, delle funzioni e delle attività di tutti

gli organi e di tutte le istituzioni specializzate che potranno essere create; decide di questioni ine-

renti all’interpretazione della Carta (art.XXVII), nomina il Segretario generale amministrativo, la

Commissione di mediazione, conciliazione e arbitrato (art.XIX), le commissioni specializzate. È

composta dai Capi di Stato o di Governo o dai loro rappresentanti opportunamente accreditati e

si riunisce una volta l’anno. Il quorum deliberativo è costituito dai due terzi degli Stati membri.

- Il Consiglio dei Ministri, composto dai Ministri degli esteri degli Stati membri o da ogni altro

ministro da questi designato, si riunisce in sessione ordinaria almeno due volte l’anno e, su istan-

za di uno Stato e con l’accordo dei due terzi degli Stati membri, può riunirsi in sessione straordi-

naria. Il Consiglio è competente a prendere delle risoluzioni, a maggioranza semplice, e in seno

ad esso ogni Stato dispone di un voto. Il quorum è costituito dai due terzi degli Stati membri.

Può istituire tutti i comitati ad hoc ed i gruppi temporanei di lavoro che esso giudichi necessari e

può modificare il proprio regolamento interno a maggioranza semplice dei suoi membri.

Il Consiglio propone, inoltre, la nomina del Segretario generale amministrativo e di uno o più se-

gretari generali aggiunti dinanzi alla Conferenza che delibera sulla proposta.

- Il Segretario generale amministrativo, il quale è nominato dal Consiglio, è coadiuvato da uno o

più Segretari aggiunti, dirige i servizi del Segretariato. Oltre a funzioni meramente amministrati-

ve, il Segretario generale prepara il bilancio dell’Organizzazione, accetta donazioni e legati per

in sessione ordinaria almeno due volte l’anno e, su istanza di

conto della stessa. Esso si riunisce

uno Stato e con l’accordo dei due terzi degli Stati membri, può riunirsi in sessione straordinaria.

Nell’esercizio delle funzioni loro proprie, il Segretario generale amministrativo, i Segretari gene-

rali aggiunti ed il personale devono astenersi dal sollecitare o dall’accettare le istruzioni di alcun

all’Organizzazione.

governo o di alcun ente estraneo

- La Commissione di Mediazione, Conciliazione e Arbitrato ha lo scopo di regolare in modo pa-

di quest’organo e il

cifico le loro eventuali controversie. Le norme riguardanti la composizione

suo funzionamento sono contenute in un protocollo approvato al Cairo dalla Conferenza dei Capi

di Stato e di Governo il 21 luglio 1964. 60

61

D. Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO).

Alla fine delle seconda guerra mondiale emersero, nel corso della Conferenza di Yalta (11 feb-

braio 1945), sostanziali divergenze fra Stati Uniti ed Unione Sovietica destinate a dare vita alla

cosiddetta guerra fredda, che segnerà la formazione del bipolarismo. Nel marzo dello stesso anno

e l’Olanda avevano stipulato il Trattato

il Belgio, la Francia, la Gran Bretagna, il Lussemburgo

di Bruxelles di reciproca assistenza in vista della legittima difesa collettiva.

L’allargamento di tale trattato ad altri Stati europei diede luogo nel 1959 all’Unione dell’Europa

Occidentale (UEO) che rappresenta il precedente della NATO sotto diversi aspetti. I negoziati

intercorsi tra gli Stati membri del Trattato di Bruxelles, gli Stati Uniti ed il Canada si conclusero

nel marzo 1949 con la stesura di un progetto di accordo, firmato a Washington il 4 aprile 1949 da

dieci Stati europei (Belgio Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Islanda, Italia, Lussemburgo,

Norvegia, Olanda e Portogallo) e da due Stati nordamericani (Stati Uniti e Canada). Le finalità

dell’Organizzazione coincidono con le finalità del Trattato e sono la riaffermazione degli scopi e

dei principi dello Statuto delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace, la salvaguardia del-

la libertà e della civiltà dei popoli sulla base dei principi di democrazia, di libertà individuali e

del diritto, la difesa e la stabilità del benessere nell’area del Nord Atlantico, la ri-

del predominio

unione degli sforzi per l difesa collettiva ed il mantenimento della pace e della sicurezza.

In particolare l’art.3, che si riferisce all’obbligo di assistenza reciproca delle parti contraenti in

vista di mantenere e di sviluppare la capacità individuale e collettiva di resistenza ad un attacco

armato, riguarda l’aspetto militare dell’Organizzazione. Le norme di cui agli artt.5 e 6 del Tratta-

to demandano all’Organizzazione il carattere di alleanza militare difensiva: conformemente

all’art.5, difatti, le Parti convengono che un attacco diretto contro una o più di esse in Europa o

nell’America Settentrionale sarà considerato quale attacco diretto contro tutte le Parti, le quali

dovranno assistere la Parte attaccata intraprendendo immediatamente, individualmente o di con-

certo con le altre Parti, l’azione che sarà giudicata necessaria, ivi compreso l’uso della forza ar-

dell’Atlantico Settentrionale.

mata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella zona

L’azione di cui al citato art.5 implica l’adozione immediata di misure non necessariamente mili-

tari, bensì di misure giudicate idonee a ristabilire e a mantenere la sicurezza nella zona nord-

nell’ambito dell’esercizio del diritto di legittima difesa individua-

atlantica: essa deve inquadrarsi

le o collettiva riconosciuto dall’art.51 della Carta delle Nazioni Unite. Lo stesso art.5 contempla,

inoltre, l’obbligo di segnalare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sia l’esistenza di un

attacco armato sia le misure prese per respingerlo, misure che, conformemente all’art.51 della

61

62

Carta delle Nazioni Unite, dovranno essere sospese non appena il Consiglio di Sicurezza abbia

preso, in conformità della Carta, le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicu-

rezza internazionali.

Oltre alle finalità di carattere militare, la NATO persegue obiettivi che comportano la coopera-

zione nel mondo politico ed economico tra gli Stati membri. Le Parti dovranno limitare o elimi-

nare tutti i contrasti nella politica economica internazionale e dovranno consultarsi ogni qualvol-

ta siano minacciate l’integrità territoriale, l’indipendenza economica o la sicurezza di esse.

Le Parti hanno, infine, istituito un Consiglio, nel quale ciascuna di esse è rappresentata, con la

funzione di esaminare le questioni concernenti l’applicazione del Trattato. Il Consiglio avrebbe

dovuto istituire gli organi sussidiari che sarebbero risultati necessari; avrebbe, comunque, prov-

veduto all’istituzione immediata di un Comitato di difesa con il compito di raccomandare le mi-

sure da adottare per l’applicazione degli artt.3 e 5. Sulla base e in adempimento di tale disposi-

zione, il Consiglio ha istituito numerosi organi le cui funzioni e la cui situazione giuridica sog-

gettiva sono regolate da un complesso di norme di origine internazionale (accordi ad hoc e deci-

sioni del Consiglio), le quali costituiscono un ordinamento speciale che disciplina i vari aspetti

della attività della Organizzazione.

l’aspetto militare dell’Organizzazione, principale organo è senz’altro il Co-

Per ciò che riguarda

mitato Militare, composto dai Capi di stato maggiore delle forze armate di ciascuno degli Stati

membri. Il Comitato si riunisce due volte all’anno, tuttavia, per l’immediatezza con cui esso deve

poter agire, siede in sessione permanente a livello dei rappresentanti militari permanenti. Esso ha

la funzione di raccomandare al Consiglio le misure ritenute necessarie in tempo di pace per assi-

ed è l’organo dal quale dipendono, con funzioni di-

curare la difesa comune nella zona atlantica

verse, altri organi di studio o di ricerca.

E. L’Organizzazione degli Stati Americani (OSA).

Con l’Organizzazione degli Stati Americani si formalizzò quanto fino allora realizzato

nell’ambito del cosiddetto sistema inter-americano, ossia una forma di cooperazione tra gli Stati

del nuovo continente avviatasi con lo svolgimento della I Conferenza inter-americana di Wa-

1

shington del 1889 1890 .

1 Attualmente fanno parte dell’Organizzazione: Antigua e Barbuda, Argentina, Bahama, Barbados, Bolivia, Brasile,

Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Grenada, Giamaica, Guatemala, Haiti,

Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù. Saint Cristopher e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent, Suri-

name, Trinidad e Tobago, Uruguay, U.S.A. e Venezuela. Cuba venne sospesa all’Ottava Riunione di Consultazione

dei Ministri degli Affari Esteri, tenutasi a Punta del Este dal 22 al 31 gennaio 1961, nonostante la Carta di Bogotà

non contenesse disposizione alcuna concernente l’espulsione o sospensione di uno Stato membro.

62

63

L’OSA riproduce su scala regionale le funzioni e le attività dell’Organizzazione delle Nazioni

Unite. Oltre a promuovere la risoluzione pacifica delle controversie tra gli Stati membri e a sal-

vaguardare e rafforzare la pace e la sicurezza del continente, essa si propone la soluzione dei

problemi di natura politica, giuridica ed economica dei propri Stati membri e la promozione del

loro sviluppo economico, sociale e culturale.

L’Assemblea è l’organo principale. Si riunisce annualmente e decide la politica genera-

Generale

le dell’Organizzazione. Ha competenza generale, ma poteri limitati: essa dispone nei confronti

degli Stati membri di un potere di decisione vincolante nel caso della ripartizione delle spese

dell’Organizzazione. Le decisioni dono adottate con voto favorevole della maggioranza assoluta

degli Stati membri, salvo nei casi in cui la Carta o il Regolamento di procedura prevedano e-

spressamente una maggioranza dei due terzi

Il Consiglio Permanente è un organo composto da ambasciatori accreditati presso

l’Organizzazione. La Carta gli attribuisce funzioni politiche ed esecutive. Ha anche un ruolo

conciliativo e responsabilità dirette nel sistema inter-americano di risoluzione pacifica delle con-

troversie.

Il Consiglio Economico e Sociale, composto dai rappresentanti di tutti gli Stati membri, promuo-

ve la cooperazione tra i Paesi al fine di accelerare il loro sviluppo economico e sociale.

Nell’assolvimento delle sue funzioni è assistito da una Commissione esecutiva permanente.

per l’Educazione, la Scienza e la Cultura

Il Consiglio inter-americano si occupa della coopera-

zione e dello sviluppo educativi, scientifici e culturali dei popoli del Continente.

La Riunione di Consultazione dei Ministri degli Affari Esteri è un organo composto dai Ministri

degli Affari esteri di tutti gli Stati membri; si riunisce solo su espressa convocazione degli Stati

membri per risolvere questioni di comune interesse o per agire come organo di consultazione in

base al trattato di Rio.

Il Segretariato Generale è eletto dall’Assemblea con un mandato di cinque anni, rinnovabile una

sola volta. I suoi componenti, ivi compreso il Segretario Generale, svolgono il ruoli di funzionari

internazionali e sono responsabili solo di fronte alla Organizzazione.

dei Diritti dell’Uomo

La Commissione inter-americana è un organo di composizione ristretta,

formato da sette membri, eletti a titolo individuale per quattro anni dall’Assemblea Generale. Ha

il compito di incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo rivolgendo raccomandazioni e richieste

di informazione.

Il Comitato Giuridico inter-americano è composto da undici membri e svolge la funzione di or-

gano consultivo dell’Organizzazione per le questioni giuridiche.

63

64

Le Conferenze Specializzate, come pure le Organizzazioni inter-americane Specializzate, si oc-

cupano di questioni tecniche e di aspetti specifici della cooperazione inter-americana.

F. L’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC o WTO).

È stata istituita nel 1986, nel corso della Conferenza di Punta dell’Este attraverso negoziati a ca-

rattere multilaterale. Essa ha lo scopo di rappresentare un contesto istituzionale nel cui ambito

negoziale gli Stati membri possono negoziare i rapporti commerciali multilaterali nei settori con-

templati dagli accordi allegati e regolare le politiche commerciali attraverso un apposito mecca-

nismo. L’OCM coopera con il Fondo Monetario e con la Banca Mondiale nelle materie previste

dall’atto istitutivo. I suoi organi sono la Conferenza dei Ministri, composta dai rappresentanti di

tutti gli Stati membri e si riunisce ogni due anni; il Consiglio Generale, costituito dai rappresen-

tanti degli Stati membri e rappresenta l’organo operativo dell’ente; il Direttore Generale che di-

dell’Organizzazione, nominato dalla Conferenza, e svolge funzioni interna-

rige il Segretariato

zionali. Capitolo VI

Gli organi degli Stati e delle Organizzazioni internazionali.

L’organizzazione dei soggetti.

1.

Per organizzazione internazionale si intende un sistema o un apparato organico di un soggetto di

diritto internazionale o insieme di organi di cui esso dispone per realizzare le attività e compiere

le manifestazioni di volontà sul piano internazionale. Occore rilevare che l’organo non è sogget-

to di diritto internazionale : esso è lo strumento attraverso cui l’ente compie la manifestazione di

volontà. L’ordinamento internazionale prevede attraverso una propria norma di diritto consuetu-

dinario, denominata norma sull’imputazione giuridica, ad attribuire come propria allo Stato o al

soggetto internazionale la manifestazione di volontà o l’attività compiuta dall’organo e la volon-

tà dei soggetti internazionali è espressa attraverso degli organi dotati di qualità organica e di spe-

cifiche competenze.

Il problema dell’esatta individuazione degli organi che hanno competenze internazionali e

l’estensione di detta competenza, è stato oggetto di dibattito dottrinale: taluni autori ritengono

che l’individuazione debba essere fatta dall’ordinamento statale, essendo compito esclusivo

dell’ordinamento in cui un soggetto agisce determinarne la qualità o meno di organo.

da quella che ritiene l’ordinamento internazio-

Questa tesi, prevalente in passato, è stata superata

nale come un vero e proprio ordinamento con compiti di controllo e vigilanza sugli organi che

64

65

agiscono al suo interno. L'ordinamento internazionale, poi, potrà decidere di rinviare detta que-

stione all’ordinamento statale.

La questione è comunque aperta perché si sono verificati episodi in cui, anche in paesi con costi-

tuzioni rigide, organi che non avrebbero competenze internazionali, le hanno comunque esercita-

da un atto di sanatoria emesso dall’organo co-

te (il loro operato è stato successivamente salvato

competente). In casi come questi, l’ordinamento internazionale ha operato un

stituzionalmente

rinvio all’organizzazione effettiva dello Stato e non già a quella formale, prevista in Costituzio-

ne. In conclusione, per riconoscere in un individuo la qualità di organo internazionale, occorre

vedere:

l’organizzazione effettiva dello Stato,

-

- la ripartizione delle competenze;

- la verifica della qualità dichiarata dai soggetti internazionali;

- la verifica circa le loro effettive competenze;

- la reazione degli organi statali effettivamente competenti;

- la rivendicazione degli organi che effettivamente detengono il potere.

La violazione di una norma si ha quando gli altri organi sconfessano l’attività posta in essere

che ha agito fuori dalla sua competenza ed un atto compiuto da un organo che non ha

dall’organo

la qualità organica è un atto inesistente per il diritto internazionale, mentre un atto compiuto da

un organo che ha la qualità ma che ha superato la propria competenza è un atto nullo relativa-

mente.

2. Il Capo dello Stato e il Ministro degli Affari Esteri.

Secondo l’ordinamento internazionale il Capo dello Stato:

 è l’organo supremo di uno Stato per le relazioni internazionali e rappresenta lo Stato,

firma atti di politica estera controfirmati dal Ministro degli Esteri oppure da un Sottose-

gretario che sia competente in quel settore della politica estera;

 egli accredita e riceve gli Ambasciatori stranieri nonché i Diplomatici stranieri di grado

più elevato;

 fa le dichiarazioni di guerra e ratifica i trattati a nome dello Stato.

Il Ministro degli Affari Esteri, invece, dirige la politica estera dello Stato, accredita i Diplomatici

di rango inferiore e riceve, per l’accreditamento, i Diplomatici stranieri di rango inferiore, può

concludere accordi anche direttamente e firma gli accordi in forma semplificata.

3. Gli agenti diplomatici e i consoli. 65

66

La determinazione della qualità organica e della competenza degli agenti diplomatici si fonda, a

differenza di quelle degli altri organi internazionali dello Stato, esclusivamente sul diritto inter-

nazionale. Il diritto internazionale determina la qualità di agenti diplomatici secondo le norme

del cerimoniale (di procedura), le norme consuetudinarie, le norme di codificazione del diritto

internazionale, perché contenute nella Convenzione sulle relazioni diplomatiche (Vienna 1961) o

nella Convenzione sulle relazioni consolari (Vienna 1963).

Gli agenti diplomatici si distinguono in:

1) ambasciatori e nunzi pontifici,

2) ministri plenipotenziari ed internunzi,

3) ministri residenti,

4) incaricati di affari.

In genere Ambasciatori lo diventano coloro i quali sono arrivati all’apice della carriera diploma-

tica, ma nulla esclude l’assegnazione della carica per motivi politici.

La procedura di accreditamento si fonda sul cerimoniale e si apre con la richiesta di gradimento

(lo Stato che deve inviare un soggetto in un altro Stato deve chiedere se detta persona è gradita o

meno). Dopo il gradimento, la persona sarà accompagnata da una lettera di credenziali che dovrà

essere consegnata o al Capo dello Stato o al Ministro degli Esteri e sarà restituita al termine della

“missione”. Le credenziali possono essere restituite anche unitamente al passaporto, il che indica

che quella persona è sgradita in quello Stato e deve lasciare il territorio statale.

4. Le immunità diplomatiche.

L’accreditamento comporta il riconoscimento ufficiale dell’Agente Diplomatico che godrà, da

questo momento, di una serie di immunità che lo accompagneranno fino al rientro nel suo Paese

d’origine al termine della missione. Le norme sulle immunità hanno natura consuetudinaria in

gran parte codificate nella citata Convenzione di Vienna del 1961.

1 latino del “ne (non sia ostacolata

Esse si fondano sul broccardo impediatur legatio” la missione

diplomatica) e tendono ad agevolare l’attività dell’agente straniero durante la sua missione. Il ri-

1 broccardo (dal latino medievale: Brocardus, da Burcardo di Worms, sec.). Regola giuridica, enun-

XI

ciata in forma concisa e tale da esser facilmente ricordata.

L'uso e l'abuso di massime, di sentenze, che in forma chiara e rapida sintetizzano un pensiero giuridico è

una delle caratteristiche della dottrina medievale e moderna, destinata a provocare critiche, ma efficace,

nell'ambito processuale, perché determina immediatamente il terreno sul quale le parti vogliono o non

vogliono contendere. Molte di queste massime vengono dal diritto romano, altre sono creazione medieva-

le o adattamento medievale di schemi formati dalla dottrina precedente (es. Malitiis non est indulgendum,

Volenti non fit iniuria, Qui iure suo utitur neminem laedit, ecc.).

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conoscimento di tali immunità comporta una limitazione del potere di impero da parte dello Sta-

to accreditante nei confronti dell’agente diplomatico straniero.

Secondo la Convenzione di Vienna del 1961, l’agente diplomatico gode della inviolabilità perso-

nale, ossia non può subire atti di coercizione fisica diretta, né può essere violato il segreto dei

e dei suoi beni, gode dell’immunità fisica e tributaria,

suoi documenti o della sua corrispondenza

ma deve versare le tasse sulle proprietà che detiene sullo Stato accreditario che non facciano par-

te della missione. L’immunità si estende ai suoi familiari, al personale dipendente della missione,

alla sua dimora e al suo domicilio. Inoltre l’agente diplomatico gode dell’immunità dalla giuri-

sdizione penale per gli atti che egli compia in quanto privato, nel senso che non può essere pro-

cessato per i reati commessi in un altro Stato (ma potrà esserlo quando vi ritorni), e dalla giuri-

sdizione civile, non potendo essere citato in giudizio ma potendo citare in giudizio.

Inoltre, la sede diplomatica si ritiene appartenga allo Stato di cui batte bandiera e non allo Stato

sul cui territorio è posta ( Stato accreditatario) quindi la sede diplomatica è considerata come ex-

tra territoriale.

Con riferimento alla sua attività, si distingue l’attività jure imperii, quella posta in essere in

quanto organo dello Stato per le relazioni internazionali, e l’attività jure gestionis, quella realiz-

zata allo scopo di consentire ad uno Stato straniero di compiere atti in qualità di soggetto privato

dell’ordinamento dello Stato in cui esso è accreditato ( acquisto di un immobile).

Agendo esso come organo, è lo Stato straniero a risultare totalmente immune per atti concernenti

lo svolgimento delle attività internazionali, sempre che tali attività non configurino un fatto ille-

cito internazionale.

L’immunità dalla giurisdizione implica che il giudice adito dovrebbe negare la propria giurisdi-

zione, ove si tratti di giudicare uno Stato straniero per atti inerenti alle relazioni tra questo ed al-

tri soggetti internazionali.

In tempo di guerra è sospesa la copertura creata dal sistema delle immunità: oltre alla rottura del-

diplomatiche, previste anche dall’art.41 della Carta delle Nazioni Unite, è possibile

le relazioni il

cosiddetto congelamento delle relazioni diplomatiche, che prevede l’abbassamento al minimo

accreditati. L’Italia ha adottato

indispensabile del livello dei diplomatici tale provvedimento nei

confronti della Bulgaria in occasione dell’attentato al Papa Giovanni Paolo II.

Anche l’attività jure gestionis è coperta dall’immunità; tuttavia vi sono tendenze recenti a preve-

dere eccezioni per le controversie relative ai contratti commerciali, ai danni causati a persone o

cose, alla proprietà ed agli altri diritti reali, alla proprietà industriale.

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5. Gli organi militari.

Gli organi militari sono persone appartenenti alle forze armate di uno Stato e si distinguono in

legittimi combattenti e in comandanti militari.

I legittimi combattenti comprendono le forze regolari e le milizie direttamente chiamate alle ar-

mi, i corpi volontari organizzati sottoposti al comando di un capo responsabile sempre che ab-

biano un distintivo riconoscibile a distanza, portino apertamente le armi, conducano le operazio-

ni secondo le leggi e gli usi di guerra. Sono del pari considerati legittimi combattenti i franchi ti-

ratori e la popolazione civile che prenda spontaneamente le armi purché portino le armi aperta-

mente e conducano le operazioni secondo le leggi e gli usi di guerra; i guerriglieri o combattenti

irregolari impegnati in azioni di guerriglia nell’ambito di un conflitto internazionale o in una

guerra di liberazione nazionale.

I comandanti militari si distinguono in comandanti supremi e comandanti di forze isolate.

Per decidere chi sia il comandante supremo il diritto internazionale rinvia all’organizzazione ef-

fettiva degli Stati. Egli è competente a stipulare armistizi, tregue, capitolazioni, ecc. ed altri atti

inerenti alle operazioni militari. Il comandante delle forze isolate deve essere individuato volta

per volta.

B) Gli organi degli enti internazionali.

1. Gli Organi delle Nazioni Unite.

Gli Organi delle Nazioni Unite sono:

l’Assemblea

- generale, composta da tutti i membri delle Nazioni Unite; le sue deliberazioni so-

no imputate all’ONU e vincolano tutti gli Stati che ne fanno parte. È un organo collegiale com-

posto da Stati e ogni Stato dispone di un voto (in rappresentanza di ogni Stato ci sono cinque

persone, per cui si parla di “voto unitario”).

L’Assemblea generale può discutere qualsiasi questione che rientri nello Statuto dell’ONU e può

fare raccomandazioni ai membri delle Nazioni Unite o al Consiglio di sicurezza su qualsiasi ar-

gomento; può discutere tutte le questioni che riguardano la pace e la sicurezza internazionale

presentate da un membro delle Nazioni Unite o del Consiglio di sicurezza. Questi ultimi sono ti-

tolari del potere di iniziativa, il mancato esercizio del quale impedisce la pronuncia

dell’Assemblea (che può comunque sollecitare l’intervento del Consiglio su un obiettivo, ma non

decidere). Essa può raccomandare misure per il regolamento pacifico di qualsiasi situazione che

possa pregiudicare il benessere generale o le relazioni amichevoli tra le nazioni; riceve ed esami-

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na le relazioni degli altri organi ed, in particolare, le relazioni annuali del Consiglio di Sicurezza

in materia di mantenimento della pace.

L’Assemblea ha anche il compito di svolgere funzioni derivanti dalla cosiddetta amministrazione

fiduciaria di alcuni territori. Attualmente esistono solo tre gruppi di isole. le Marianne, le Mar-

schal e le Caroline i cui territori sono ancora amministrati fiduciariamente dagli Stati Uniti, in

“Zone Strategiche”. L’Assemblea, inoltre, può provare solo quelle Convenzioni

quanto ritenuti

che istituiscono un regime di amministrazione fiduciaria per i territori non strategici, mentre per

quelli strategici è competente il Consiglio di Sicurezza.

L’Assemblea Generale esamina ed approva il bilancio dell’Organizzazione, le cui spese sono so-

stenute dai membri secondo la ripartizione fissata dall’Assemblea Generale. Questa esamina i bi-

lanci amministrativi di istituti specializzati al fine di fare ad essi delle raccomandazioni.

dell’Assemblea Generale su questioni importanti sono prese a maggioranza

Le decisioni di due

terzi dei membri presenti e votanti. Tali questioni comprendono:

- le raccomandazioni riguardo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;

l’elezione dei

- membri permanenti nel Consiglio di Sicurezza;

l’elezione dei membri del Consiglio Economico e sociale;

- l’ammissione di nuovi membri alle Nazioni Unite.

-

L’Assemblea si riunisce una volta l’anno, ma non si escludono riunioni speciali convocate dal

Segretario Generale su richiesta del Consiglio di Sicurezza o della maggioranza dei membri

dell’ONU, con procedure d’urgenza per circostanze specifiche.

la cui composizione è stabilita all’art.23 della Carta, è formato da 15

-Il Consiglio di Sicurezza, –

membri di cui cinque permanenti con diritto di veto ( USA CSI (Comunità Stati indipendenti ex

– – –

Francia Rep.popolare Cinese Gran Bretagna). Gli altri Stati sono eletti come membri

URSS)

non permanenti se mostrano di osservare nella loro politica estera le principali direttive

dell’ONU. L’elezione dei membri non permanenti avviene ogni due anni. Ogni Stato membro è

rappresentato da un solo delegato che può essere accompagnato da consiglieri e segretari a cui

può cedere il posto in Consiglio. I membri delle Nazioni Unite conferiscono al Consiglio di Sicu-

rezza il compito principale del mantenimento della pace, riconoscono che il Consiglio agisce in

loro nome e si impegnano a rispettare le decisioni prese dal Consiglio in conformità alle dispo-

sizioni delle Nazioni Unite.

Una risoluzione ha un’efficacia obbligatoria rafforzata rispetto ad una semplice raccomandazio-

ne e gli stati membri sono tenuti ad eseguirla, cosa che non sempre è accaduta.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di diritto internazionale dove si trova una sintesi relativa ai seguenti argomenti:
Definizione e funzione del diritto internazionale
Le fonti del diritto internazionale secondo Kelsen e Morelli
Kelsen e alcune altre teorie sulle fonti del diritto internazionale
la consuetudine come accordo tacito
Gli atti giuridici internazionali
I principi ispiratori della Convenzione
Struttura di un trattato
Sospensione dell’efficacia di un accordo
Gli atti delle Organizzazioni Internazionali
Gli atti comunitari
L’adattamento del diritto interno al diritto internazionale
I soggetti internazionali
Le organizzazioni internazionali universali e regionali
Le controversie internazionali e la loro soluzione


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Fiengo Gaspare.

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