Coltano, campo di concentramento statunitense in Italia
In Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale, era attivo il campo di concentramento di Coltano. Situato in Toscana, nei pressi di Pisa, fu un campo di prigionia costruito dalle forze statunitensi per contenere i prigionieri italiani e tedeschi. Il trattamento riservato ai detenuti reclusi nel PWE 337 (questa era la sigla che denominava il campo di Coltano) fu decisamente severo e duro: «Polvere, sole e fango, fame, sete e malattie furono i demoni che torturavano ogni giorno i prigionieri già vessati dalle angherie e dai soprusi dei tedesco-americani che, quotidianamente, ritenevano utile e necessario escogitare nuovi espedienti per ridurre ancor più quei disgraziati alla prostrazione fisica e psichica, tanto da rendere loro difficoltosa la sopravvivenza».1
La costruzione e l'organizzazione del campo
La costruzione del campo di Coltano fu molto rapida ed economica, a causa della scarsa importanza che i detenuti italiani e tedeschi rivestivano per gli statunitensi. In ogni caso, Coltano divenne il più grande campo di concentramento in tutta Italia. Vi erano dieci lager separati da grandi reti di filo spinato. In ognuno dei recinti, i detenuti erano divisi in base alla propria provenienza, al proprio rango e al proprio schieramento politico. Ogni lager poteva arrivare a contenere fino a quattromila prigionieri, giovani e anziani, sani e menomati; anche i cappellani erano ammassati insieme agli altri detenuti.2
Le condizioni di vita e l'igiene
I prigionieri malati venivano ricoverati nell’ospedale del campo e potevano godere del privilegio di dormire su un giaciglio che non fosse il pavimento del lager: i prigionieri erano infatti costretti a coricarsi per terra, senza lenzuola, né cuscini. A Coltano l’igiene era scarsa, cosa che non era in linea con la lettera dell’articolo 13 della Convenzione di Ginevra del 1929: nell’ospedale, per esempio, mancavano totalmente i servizi igienici, cosicché i malati e i feriti che dovessero farne uso erano costretti a recarsi nella latrina comune del campo. Peraltro, alcuni prigionieri, agonizzanti per le malattie, furono lasciati a terra per quasi due settimane.3
La giornata nel campo di Coltano
La giornata del prigioniero di Coltano era dura, come dimostrano le parole del maggiore Edoardo Sala: «...considerato traditore fu rinchiuso in una gabbia di filo spinato senza copertura e servizi; il mangiare veniva passato fra i fili e durante il giorno si teneva le mani sulla testa per non essere bruciato dal sole...». Dopo una notte trascorsa in tende canadesi in cui erano ammassati fino a sei prigionieri, la sveglia suonava all'alba e seguiva l'adunata. Le tende venivano ispezionate per ore e durante l'ispezione i prigionieri erano costretti a stare sull'attenti sotto il sole.4