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Riassunto esame Diritto Internazionale, prof. Davì, libro consigliato Le Nazioni Unite, Conforti

Riassunto per l'esame di Diritto Internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Nazioni Unite, Conforti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le origini e la formazione della Carta delle Nazioni Unite (Patto Tripartito, Conferenza di Mosca, ONU), l’interpretazione della Carta e la Competenza... Vedi di più

Esame di Diritto internazionale docente Prof. A. Davì

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ESTRATTO DOCUMENTO

Queste all’epoca difettavano del requisito dell’indipendenza e furono chiamate a partecipare

stabilito a Yalta, solo per dare maggiore peso all’unione sovietica in seno

ai lavori, come

alla conferenza (3 voti all’URSS invece di 1).

Per la carta, le linee fissate a Dumbarton OAks si presentavano come immutabili.

Numerose furono le norme aggiunti da piccoli e medi stati : norme in materia coloniale ( art

73 ), autotutela (art 51).

Problemi ci furono per l’interpretazione della formula di Yalta e le quattro potenze furono

invitate ad emettere una dichiarazione (statement) per chiarire quando una questione

dovesse considerarsi procedurale , e quindi non fosse sottoposta al diritto di veto, e quando

di natura sostanziale. Lo statement risulta più oscuro della formula stessa.

Al termine della conferenza la carta venne approvata all’unanimità e firmata da tutti i

partecipanti. Entrò in vigore (come prevede l’art 110) alla ratifica dei 5 membri permanenti

del CdS e della maggioranza degli stati firmatari. I 50 che presero parte alla conferenza

sono i membri originari. L’art 4 stabilisce le procedure per l’ammissione di nuovi membri.

L’Italia ne fa parte dal 1955.

La SdN si sciolse nel 1946, quando l’ONU era già attiva. Risoluzioni parallele trasferirono

dalla SdN all’ONU una serie di funzioni di carattere non politico (funzioni del segretario

della Lega trasferite al segretariato Onu e quelle delle commissioni ad hoc istituite per

promuovere la collaborazione economica e sociale dal consiglio economico e sociale.

Inoltre, in base ad un piano comune, tutti i beni immobili e mobili furono acquistati all’ONU.

2. Gli scopi delle Nazioni Unite

E’ più facile determinare quali sono le materie di cui non deve occuparsi.

L’art 2 carta  stabilisce che le NU non devono intervenire in questioni che appartengono

alla competenza interna di uno stato.

L’art 1 carta prevede i fini dell’ONU: mantenimento della pace e della sicurezza

internazionale, sviluppo di relazioni amichevoli fondate sul rispetto dei principi di

eguaglianza dei diritti e autodeterminazione del popoli, la collaborazione in campo

economico, sociale e d umanitario, la diffusione della tutela dei diritti fondamentali

dell’uomo senza discriminazioni.

3. Gli Organi (see chapter II)

4. La natura pattizia della Carta

La carta è un trattato internazionale, ma è considerata da alcuni come una costituzione

della comunità internazionale ( norme prevedono la possibilità di agire nei confronti degli

stati non membri e quindi in contraddizione con il carattere patrizio della carta). Si sostiene

che alle norme statutarie possano sovrapporsi una serie di norme non scritte , create

attraverso la prassi degli organi (costituzione “vivente” vs la costituzione formale). 2

Le disposizioni della carta sembrano occuparsi prevalentemente delle funzioni e gli stti

degli organi. Non mancano però norme che si occupano dei rapporti degli stati membri tra

loro. L’interpretazione della Carta

5.

La carta non si sottrae alle comuni regole sull’interpretazione dei trattati, essendo un

accordo internazionale. La corte internazionale di giustizia in alcuni pareri che affrontano i

problemi relativi all’interpretazione della carta, ricorre alla c.d. Teoria dei Poteri impliciti, in

base alla quale ogni organo non disporrebbe solo dei poteri espressamente attribuitegli

dalle norme costituzionali, ma anche dei poteri necessari per l’esercizio dei poteri

con l’opinione secondo la quale gli

espressi. Il ricorso a questa teoria si pone in antitesi

accordi internazionali vadano interpretati in maniera restrittiva, ma questa opinione risulta

superata. La teoria può essere utilizzata qualora serva a garantire ad un organo il pieno

esercizio delle funzioni che la carta gli assegna. La tendenza della corte intesa a dedurre

poteri dalle norme sui fini generali dell’organizzazione non sembra sia giustificabile.

In materia di interpretazione la tendenza oggi è verso l’abbandono del metodo

subiettivistico ( ricerca della volontà effettiva) a favore di un metodo obiettivistico : si

attribuisce ad un accordo il senso fatto palese dal suo testo . I lavori preparatori hanno

quindi una funzione sussidiaria: ad essi può ricorrersi solo nel caso di testi ambigui o

lacunosi.

A favore del metodo obiettivistico si pronuncia la Convenzione di Vienna del 1969 sul

diritto dei trattati. L’art 31 prevede che : “ un trattato deve essere interpretato in buona fede

secondo il significato ordinario dei termini” e che “ può attribuirsi un particolare significato

se è certo che tale era l’intenzione delle parti”.

6. La Competenza ad interpretare

Non esiste nelle NU un organo con una particolare competenza ad interpretare le norme

della Carta con efficacia obbligatoria per gli altri organi e per gli stati membri.

Art 96 prevede che la corte possa emettere pareri ma non sono vincolanti.

E’ diffusa l’opinione secondo la quale l’assemblea avrebbe un ruolo preminente rispetto

agli altri organi in tema di interpretazione. Siffatta opinione non ha base nei lavori di san

Francisco, né a suo favore può essere argomentato che l’art 15, in quanto la norma non

attribuisce all’assemblea un potere di revisione dei singoli atti adottati dagli organi.

relazioni sulla propria attività.

Art 15 richiede agli organi di sottoporre all’assemblea

Escluso che vi siano posizioni di preminenza, ciascun organo è chiamato ad interpretare

la carta al momento dell’adozione degli atti. L’interpretazione non è però vincolante in

quanto se potessero interpretare sovranamente, ciò equivarrebbe a dire che essi possono

violare le norme statutarie, alla luce di una particolare interpretazione.

Durante la conferenza di San Francisco , la commissione incaricata dello studio delle

questioni giuridiche, approvò all’unanimità un rapporto contenente un principio per cui 3

“ogni organi non potrà fare a meno di interpretare le parti della carta che si applicano alle

loro funzioni”, ed esamina l’eventualità dell’insorgere di un conflitto di interpretazioni tra

due stati o due organi, auspicando nel primo il deferimento alla corte internazionale di

giustizia e nel secondo caso il ricorso alla corte in sede consultiva o ad un comitato ad hoc.

Si conclude che se un’interpretazione di un organo non è accettabile per l’insieme di stati

allora non avrà forza obbligatoria.

Il singolo stato membro può quindi contestare l’interpretazione della carta.

La “rigidità” della Carta e le procedure di emendamento e revisione

7. 

Art 108 della carta disciplina la procedura di emendamento.

Prevede che perché un emendamento entri in vigore è necessario che

sia approvato a maggioranza di due terzi e sia stato ratificato dai due

terzi dei membri delle Nazioni Unite, compresi i membri permanenti.

Art 109 della Carta disciplina la procedura di revisione.

Prevede che la ratifica non interviene dopo una risoluzione

dell’assemblea ma dopo che si è pronunciata una conferenza ad hoc.

 I due articoli si discostano dal principio classico di diritto internazionale secondo il quale

è necessario il consenso di tutti gli stati per la modifica di un trattato. Le procedure dei due

articoli sono da considerarsi come procedimenti di terzo grado che traggono cioè la loro

forza normativa non dal diritto internazionale ma dalla stessa carta dell’ONU. La

deviazione dal principio classico è attenuata dalla facoltà per uno stato che non approvi

una modifica di notevole importanza di recedere. Il recesso non è espressamente previsto

dalla carta ma alla conferenza di san Francisco si disse che non lo si voleva neanche

escludere espressamente.

La previsione di procedure particolari per la modifica della carta le conferisce carattere di

rigidità.

8. Le tendenze revisionistiche attuali

L’art 109 fino ad oggi non ha mai trovato applicazione.

Per l’art 108 invece, gli unici emendamenti sono stati quelli riguardanti l’aumento del

numero dei membri del CdS da 11 a 15 e del consiglio economico e sociale da 18 a 27.

 Da anni si parla della necessità di revisione della carta, ed in proposito è stato istituito

un Comitato speciale con il compito di studiare il problema. Fu anche istituito dal

segretario un panel di alto livello per lo studio dei problemi relativi alla sicurezza. Le

proposta dei governi concernono la modifica della struttura dell’organizzazione,

rafforzamento ruolo assemblea, allargamento del Cds, abolizione o limitazioni al diritto di

veto. Oltre a queste, si insite perché siano immessi alcuni principi che l’assemblea è

andata dichiarando nel corso degli anni (in tema di mantenimento della pace, regole che

definiscono aggressione etc). Questi non dovrebbero restare affidate a documenti 4

dell’assemblea privi di forza vincolante, ma essere solennemente registrate nella carta.

Appare difficile che si arrivi a modifiche sconvolgenti della carta (atteggiamento membri

permanenti del Cds a tutelare il diritto di veto). Tuttavia l’allargamento del Cds renderebbe

l’ ONU più funzionale. La democratizzazione dell’assemblea, ossia la trasformazione da

l’ONU.

assemblea di governi ad assemblea dei popoli, modificherebbe positivamente

L’introduzione del voto ponderato in seno all’assemblea è osteggiato dai paesi del terzo

mondo. L’inserimento di principi specifici non sembra utile.

Capitolo I

L’appartenenza all’organizzazione

L’ammissione

9.

Art 4 prevede ammissione.

Prescrive che per poter entrare a far parte dell’ONU, uno stato debba essere

amante della pace, accettare obblighi statutari, ed essere disposto ad adempiere a

tali obblighi. L’ammissione è pronunciata dall’assemblea (per la delibera è richiesta

la maggioranza dei 2/3) su raccomandazione del CdS ( può essere esercitato il

diritto di veto).

I requisiti per l’ammissione

10.

Art 4 deve trattarsi di uno stato; occorre che accetti gli obblighi; sia manate della pace e

sia capace e disposto ad adempiere gli obblighi. Le domande vanno inoltrate al segretario

generale e devono contenere un’accettazione degli obblighi statutari fatta con strumento

formale.

La capacità di adempiere deve sussistere a giudizio dell’organizzazione. Assemblea e Cds

hanno potere discrezionale.

La disposizione ad adempiere agli obblighi e l’essere amante della pace (è un aspetto

della disposizione di adempiere agli obblighi), sono anch’essi requisiti determinati a

discrezione dei due organi.

ovvero l’essere uno stato, la questione è più delicata. La nozione di

- Per il primo requisito,

stato secondo il diritto internazionale si discosta dall’art 3 della carta che attribuisce la

qualità di stato ai membri originari delle NU. A san Farcisco però parteciparono anche

e Bielorussia che prima della dissoluzione dell’URSS non avevano alcuna forma

Ucraina

di indipendenza. Si ritiene che l’interpretazione dell’art 4 debba restare svincolata dall’art 3

in quanto la partecipazione a san Francisco fu troppo legata alle contingenze del

momento. Quindi lo stato di cui l’art 4 si identifica grosso modo con la definizione di stato

per il diritto internazionale, e deve quindi consistere in un apparato effettivo ed

indipendente di governo di una comunità territoriale.

si definisce indipendente uno stato che sia portatore di un

- Il requisito dell’indipendenza,

ordinamento originario, tragga il suo potere da una propria costituzione e non

dall’ordinamento giuridico o dalla costituzione di un altro stato. 5

obiezioni per l’ammissione

Cina e USA della Mongolia, considerata governo fantoccio

dell’URSS. L’URSS faceva lo stesso per la Repubblica di Mauritania, governo formatosi

sotto l’influenza francese. Questi si astenevano al momento della denunciato dal Marocco.

 l’ammissione del Belize, dichiarando che non fosse uno stato ,

Guatemala protestò contro

non avendo un territorio. In realtà il Guatemala pretendeva che il territorio del Belize gli

appartenesse. L’assemblea procedette all’ammissione.

Ritenuto che l’art 4 adotti la nozione

 classica di stato, è da ritenere illegittima

l’ammissione di governi in esilio o di organizzazioni o comitati di liberazione nazionale ( ex.

Organizzazione per la liberazione della Palestina). Molti tra questi hanno lo status di

osservatore, che gli da diritto di partecipare ai lavori ma senza diritto di voto.

Per l’ammissione non ha alcun valore giuridico la circostanza che uno stato non sia

riconosciuto da una parte degli stati membri dell’ONU ( ex. Repubblica turca di Cipro del

Nord che fu creata qualche anno dopo l’invasione di Cipro da parte della Turchia).

11. Il problema dei ministati

La dimensione di uno stato non rappresenta un limite al potere discrezionale di assemblea

e consiglio in tema di ammissione. Alcuni stati hanno proposto la formula dell’associazione

per gli stati aventi popolazione e risorse limitate, riservandogli forme più blande di

partecipazione. Questi godrebbero della maggior parte dei vantaggi connessi allo status di

membro senza sopportare gli oneri. Ma la prassi va in senso contrario ( ammissione delle

isole Seychelles, San Marino, Lichtestein con pieno diritto di voto).

12. Ammissione degli stati Neutralizzati

Stato neutralizzato = stato impegnato in base ad un accordo internazionale a non

muovere guerra e a non compiere atti capaci di coinvolgerlo in una guerra.

Sussiste un’incompatibilità tra lo status neutrale e :

l’art 2 della carta, che prevede un obbligo generico di assistere

- l’ONU in tutte le azioni intraprese nei confronti di uno stato;

gli artt 39 e 41, che autorizzano il CdS ad imporre agli stati

- l’adozione delle c.d. misure non implicanti l’uso della forza (misure

sono atti suscettibili di coinvolgere in una guerra lo stato che le

adotta);

l’art 43 che impone agli stati l’obbligo con il CdS alla partecipazione

- alle c.d. misure implicanti l’uso della forza (mai applicato).

Problema si è posto con l’ammissione dell’Austria, che dichiarò con legge costituzionale la

propria neutralità. Con l’ammissione della Svizzera nel 2002 un altro stato neutrale è

entrato a far parte dell’ONU.

Nel caso della Svizzera la neutralità è affermata nel Congresso di Vienna 1815 e ribadita

dalla Dichiarazione di Parigi 1915. Anche la costituzione Giapponese all’art 9 stabilisce la

rinuncia alla guerra. Con la ratifica da parte del Giappone del trattato di pace del 1951, nel

assistenza all’ONU, l’art 9 risulta ridimensionato.

quale dichiara che darà 6

L’art 4 della Carta non prevede che l’accettazione possa essere accompagnata da riserve,

e che quindi lo status neutrale possa essere invocato per venir meno agli obblighi statutari.

potere discrezionale nell’accertamento dei requisiti per

Avendo Cds e Assemblea

l’ammissione, se ritengono che uno stato neutralizzato possa adempiere agli obblighi

allora la questione è chiusa. nell’art 4

Alla conferenza di San Francisco il rappresentante francese propose di inserire

l’incompatibilità fra neutralizzazione e appartenenza all’ONU. Il Comitato ritenne di non

inserire accenni alla neutralizzazione, ma espresse unanime il parere che uno stato membro

neutralizzato non potesse prevalersi di questa sua qualità per liberarsi dagli obblighi

statutari.

Art 103 carta prevede che gli obblighi statutari prevalgono su qualsiasi obbligo

derivante da qualsiasi altro accordo internazionale in caso di conflitto.

♥ Example. Austria il governo nel rispondere al segretario generale circa le misure

adottate contro la Rhodesia del Sud (consistevano nell’interruzione dei rapporti

economici), dichiarava di non voler pregiudicare la questione se l’Austria, tenuto conto

della neutralità, fosse legata dalle decisioni del Cds relative alle sanzioni. La tesi è stata

poi abbandonata.

L’art 103, l’inesistenza nella carta di una norma che prevede forme attenuate di

appartenenza all’ONU, l’importanza del mantenimento della pace e della sicurezza

internazionale, sono indici favorevoli alla tesi che lo stato neutralizzato abbia gli stessi

obblighi degli altri membri.

L’art 48 prevede però che è a discrezione del CdS il chiedere che le sue decisioni

siano eseguite da alcuni membri e non da altri, e quindi può dispensare lo stato

neutralizzato. Gli stati in seno al CdS che abbiano riconosciuto la neutralità di uno stato

hanno il dovere di adoperarsi compatibilmente con l’interesse generale, affinché lo stato

neutralizzato sia esonerato da certe misure. Tale esonero deve essere deciso di volta in

volta, in quanto stabilirlo una volta per tutte equivarrebbe a modificare la Carta.

La c.d. ammissione condizionata e l’inesistenza degli obblighi positivi a

13. carico dell’assemblea generale e del CdS.

si pose nei primi anni di vita dell’ONU (c.d. problema dell’ammissione in blocco

Problema

o a pacchetto) allorché l’URSS paralizzò con il suo veto le ammissioni di diversi stati,

dichiarando che avrebbe votato in loro favore solo se ne fossero stati ammessi altri. Anche

gli USA bloccarono l’ammissione del Vietnam subordinandola all’ammissione della Korea

del Sud. Per l’ammissione dell’Italia insieme ad altri stati, l’URSS subordinò l’ingresso di

altri stati: nel 1955, entrarono in blocco nelle NU 16 stati.

della Corte internazionale di giustizia è contrario all’ammissione condizionata, in

Il parere

quanto i requisiti previsti dall’art 4 sono necessari ma anche sufficienti. Per i giudici della

comportano l’esame

minoranza le ammissioni sono atti di natura politica e di conseguenza

di elementi di carattere politico, e CdS e assemblea godono di ampia discrezionalità in

proposito. Tale discrezionalità però cessa una volta che l’organo accerta che il candidato

sia in possesso dei requisiti. 7

Per la soluzione è necessario distinguere tra la posizione degli organi e degli stati che li

compongono.

Gli organi hanno la libertà di non ammettere stati che non presentino i requisiti dell’art 4.

-

Sono inconcepibili all’interno delle NU obblighi positivi (facere) per CdS e Assemblea. Un

atto di ammissione può essere illegittimo se adottato in violazione della carta Ex.

Repubblica di Macedonia, Assemblea e CdS appongono condizioni non previste dalla

carta.

- Per quanto riguarda la posizione degli stati, le procedure di voto non appongono limiti

alla libertà di voto, anche se il voto va esercitato in buona fede ed uno stato il quali violi

persistentemente il principio della buona fede può incorrere in una sanzione, l’espulsione

(mai applicata).

Nel 1949, perdurando l’atteggiamento dell’URSS, l’assemblea chiese un parere alla corte,

chiedendo se potesse procedere di sua iniziativa all’ammissione, non essendo in grado il

CdS di raccomandare ammissioni dato il veto dell’URSS. La risposta della corte fu

ONU rimedi contro l’inerzia degli organi.

negativa: non esistono nel sistema

14. La riammissione

Il procedimento dell’art 4 va seguito anche nel caso di riammissione nell’ipotesi in cui uno

stato sia stato espulso o si sia ritirato dall’ONU, o nel caso in cui uno stato si sia estinto

come soggetto internazionale (per fusione, incorporazione) e voglia riacquistare la qualità

di membro.

La prassi si è atteggiata in senso parzialmente difforme.

♦Ex. Indonesia si ritirò dalle NU nel 1965. La Siria, essendosi fusa con l’Egitto perse la

qualità di soggetto internazionale. Quando questo due stati chiesero di essere riammessi,

la loro riammissione ebbe luogo attraverso una procedura semplificata: né il CdS né

l’assemblea adottarono una delibera formale. In una seduta dell’assemblea, il presidente

chiese se ci fossero obiezioni e avendo constatato l’unanimità dei consensi, li invitò a

riprendere il proprio posto. Essendo il consenso unanime il ricorso all’iter procedurale

risultava superfluo.

 La procedura semplificata può trovare giustificazione nel caso di riammissione ma

sarebbe paradossale se vi si ricorresse nel caso di ammissione.

15. Sospensione

La carta prevede ipotesi di sospensione totale (art 5 ) e parziale (art 19).

il quale il CdS ha intrapreso un’azione punitiva o coercitiva può

Art 5 lo stato contro

essere sospeso dall’esercizio di tutti i diritti e privilegi con un’apposita delibera

dell’assemblea su proposta del CdS.

Art 19 lo stato membro che sia in ritardo con il pagamento dei contributi finanziari dovuti

all’organizzazione non ha diritto di voto in seno all’assemblea se il suo arretrato

corrisponde alla somma che esso deve per i due anni precedenti. La sospensione opera 8

L’assemblea può

automaticamente, non è subordinata alla decisione di un organo.

impedirne il verificarsi qualora accerti che il ritardo non sia imputabile allo stato.

Gli articoli non hanno ricevuto applicazione nella prassi. Avrebbero dovuto ricevere

applicazione per esempio durante la crisi dell’ONU tra il 1961 e il 1965 causata dal rifiuto di

un numero di stati di contribuire alle spese per le azioni a tutela della pace in medio oriente e

nel Congo. Ma per non sospendere il diritto di voto, si preferi’ sospendere i lavori

dell’assemblea per tutto il 1964.

 la carta non prevede ipotesi di sospensione al di fuori di queste. Deve negarsi quindi la

conformità alla carta della decisione presa dall’assemblea che respinse le credenziali del

governo sudafricano e lo estromise dai lavori dell’organo. Anche se presa sotto forma di

delibera sulle credenziali, la decisione si concretava in una sospensione del sud africa,

che non trovava giustificazione nei due articoli.

La deliberazione contro il Sud Africa si iscrive nella tendenza intesa a negare la capacità

internazionale di chi pratica l’apartheid. Non può però parlarsi di una precisa

giuridica

regola di carattere consuetudinario ( che giustificherebbe la sospensione). Il Sud Africa ha

riguadagnato lo status di membro nel 1994, dopo la fine dell’apartheid.

La condanna contro il sud Africa era inizialmente di carattere morale, e quindi continuava a

partecipare ai lavori dell’assemblea. Il CdS non era riuscito ad adottare una proposta di

espulsione a causa del veto di USA, Inghilterra, Francia, ma l’assemblea decise, nonostante

le denunce di illegittimità, di far seguire al rifiuto delle credenziali la definitiva

estromissione dai lavori. Ha continuato a partecipare alle riunioni del Cds.

L’estromissione dai lavori è stata proposta anche nei confronti di Israele ma è stata bloccata

per opposizione di USA.

Talvolta sono state espresse riserve nei confronti di stati che violano i diritti umani, contro i

governi affermatisi con la forza o con l’aiuto di stati stranieri, e nel caso di stati che non

hanno un governo centrale a causa di una guerra civile (Somalia dopo il 1991).

16. Espulsione

L’art 6 l’assemblea può espellere su proposta del CdS lo stato membro che abbia

violato la Carta. Nella prassi non ha mai avuto applicazione. La proposta contro il Sud

Africa fu bloccata in seno al CdS per il veto di USA, Inghilterra e Francia.

17. Recesso

Nessuna disposizione della carta prevede espressamente la facoltà dello stato di

dal vincolo associativo ( nella SdN invece era prevista nell’art

sciogliersi unilateralmente

1). 9

L’unico caso nella prassi fu quello dell’Indonesia nel 1965 che dichiarò di ritirarsi per

protestare contro le elezioni della Malaysia. Il recesso venne notificato con lettera al

Segretario generale. E’ deducibile da questo episodio un’acquiescenza dell’ONU al

recesso : l’Indonesia venne cancellata dalla lista dei membri, fu rimossa la targa etc.

l’Indonesia tornò a far parte dell’ONU nel 1966.

espressa, la facoltà di recedere dall’ONU

Data la mancanza nella Carta di una norma

dovrebbe ammettersi solo quando ricorrano gli estremi della clausola c.d. rebus sic

stantibus : principio che prevede che uno stato possa sciogliersi da un accordo

internazionale qualora si verifichi un mutamento sostanziale delle circostanze esistenti al

momento della stipulazione.

A San Francisco fu deciso di non includere una norma sul recesso, quindi la Carta non contiene né

una norma favorevole né una norma contraria.

18. Riflessi sullo status di membro delle vicende dello stato come soggetto di

diritto internazionale

L’estinzione di uno stato come soggetto internazionale comporta la perdita dello status di

membro dell’ONU. La carta non contiene una norma espressa ma il principio deriva dai

principi di diritto internazionale comune.

la perdita di parte del territorio o il distaccamento non determina l’estinzione dello

 stato, quindi la qualità di membro dell’ONU dello stato che subisce il distacco resta

inalterata. Qualora sulla parte distaccatasi non si estenda la sovranità di un altro

stato preesistente ma si formi uno stato autonomo ( ex. Distacco avviene ad opera

di forze rivoluzionarie e secessionistiche), questi potrà divenire membro dell’ONU

attraverso l’ammissione. dall’India, ed entrò a far parte dell’ONU in base alla

Nel 1947 il Pakistan si separò

procedura dell’art 4, cosi’ come tutti gli stati sorti dalla decolonizzazione si sono formati per

distacco dalla c.d. madrepatria e sono stati ammessi all’ONU secondo la procedura dell’art

4. determina l’estinzione di uno stato, sul cui territorio si formano

 Lo smembramento

due o più nuovi stati. L’ipotesi di smembramento è da escludere qualora

l’organizzazione di governo di uno degli stati residui abbia la stessa consistenza e

fisionomia dell’organizzazione di governo dello stato preesistente. Se si verifica lo

smembramento di uno stato membro, gli stati nuovi potranno entrare a far parte

dell’ONU solo attraverso la procedura di ammissione (impedendo ipotesi di

successione). –

o Ex. URSS smembramento avvenuto nel 1991, quando si è disgregata

l’organizzazione di governo precedente fondata sul regime comunista. Gli

stati sorti sarebbero dovuti entrare a far parte dell’ONU attraverso la

procedura di ammissione, ad eccezione di Bielorussia ed Ucraina che

risultavano addirittura membri originari. Inoltre nessuno degli stati avrebbe

potuto porsi come continuatore dell’Unione Sovietica nel seggio permanente

10

in seno al CdS, ma le cose sono andate diversamente: la Russia è stata

con la conseguenza che lo

considerata come continuatrice dell’URSS,

smembramento venne illegittimamente trattato come ipotesi di distacco.

o Ex. JUGOSLAVIA - Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina e Macedonia, ex

repubbliche jugoslave, si sono dichiarate indipendenti nel 1991. E’ da

che l’attuale Repubblica di Jugoslavia ( Serbia-

escludere monetenegro) sia

la continuatrice della vecchia Repubblica socialista di Jugoslavia, a causa

del mutamento radicale del regime di governo. L’ONU risultò inizialmente

orientato verso una continuità e per questo il seggio della Jugoslavia venne

occupato dal rappresentante della nuova Repubblica Serbo- Montenegrina,

mentre le altre repubbliche vennero ammesse secondo la procedura dell’art

4. Nel 1992 però, il CdS raccomandava e l’assemblea decideva che la

repubblica jugoslava dovesse presentare domanda di ammissione ed

essere estromessa nel frattempo dai lavori dell’assemblea. La repubblica

jugoslava è stata ammessa nel 2000, e nel 2003 ha cambiato nome,

chiamandosi Serbia e Montenegro.

 ipotesi di incorporazione, che si verifica quando uno stato, estinguendosi, passa a

far parte di un altro stato. Questa ipotesi va preferita qualora vi sia continuità tra

l’organizzazione di governo di uno degli stati preesistenti e l’organizzazione che

risulta dall’incorporazione.

Nel caso di incorporazione, lo stato incorporante conserverà il suo seggio mentre verrà

meno la qualità di membro dello stato incorporato.

In seguito alla riunificazione della Germania caratterizzata dall’adesione della Repubblica

democratica ala Repubblica federale tedesca. La Germania ha continuato ad essere presente

in tutti gli organi ONU ai quali partecipava la Repubblica federale, mentre non è subentrata

nei posti occupati dalla repubblica democratica.

 ipotesi di fusione si verifica quando due o più stati si estinguono e danno vita ad

uno stato nuovo. In questo caso la soluzione più ortodossa sembrerebbe quella di

subordinare l’acquisto dello status di membro da parte dello stato unificato alla

procedura di ammissione dell’art 4.

Sebbene nel caso di Siria ed Egitto, fenomeno che diede luogo alla repubblica araba unita, si

parli di fusione, sembra più corretto definirlo incorporazione, data la continuità tra gli organi

di governo della RAU e dell’Egitto ( accentramento di poteri di governo nel Presidente

Nasser). Trattandosi di incorporazione, l’ONU attribui’ lo status di membro alla RAU senza

passare per la procedura di ammissione.

19. I governi formatisi in seguito a rivoluzioni o interventi militari di stati stranieri

Gli effetti sull’appartenenza all’ONU dei mutamenti di governo risultano problematici

qualora la rivoluzione incida in modo sensibile sull’ordinamento dello stato, cioè

coinvolgendo il regime costituzionale che prima esisteva. 11

Nella prassi, ogni qualvolta un mutamento avvenga in un paese membro, sia per moti

interni che per l’intervento di uno stato straniero che impone un governo “amico”, lo status

di membro non viene meno e non è necessario procedere ad una nuova ammissione. Il

nuovo governo invia presso l’ONU i rappresentanti ( o conferma quelli già inviati) ed

esercita tramite questi tutti i diritti relativi allo status di membro. Questo però a condizione

che il governo controlli effettivamente il paese.

♣ Ex. Colpo di stato in Cecoslovacchia nel 1948 che divenne comunista: continuò ad

esercitare i diritti connessi allo status di membro, verificandosi solo un avvicendamento di

delegati presso l’ONU.

 La prassi delle NU sembra avallare la tesi secondo la quale la persona dello stato non

si estinguerebbe per mutamenti di governo. La tesi è sostenuta da chi identifica lo stato

con il popolo e vedono il governo come un suo rappresentante. La tesi è accolta anche da

chi identifica lo stato come un ente composto da popolo, territorio e potestà di governo. Le

variazione nel modo di esercizio di tale potestà non inciderebbe sulla persona dello stato.

Non vi è sempre coincidenza tra il momento in cui si verifica la sostituzione del nuovo

governo e quello in cui si insedia nel seggio già occupato dall’antico governo nell’ONU.

♠ Ex. avvicendamento in seno all’ONU è avvenuta in ritardo rispetto a quella nel

Iraq-

paese. Nel 1958 si trasforma da monarchia in repubblica: il rappresentante del vecchio

governo continuò a partecipare alle riunioni del CdS (allora era membro non permanente)

nonostante il nuovo governo avesse comunicato la nomina di un altro delegato.

La prassi più recente evidenzia una tendenza del CdS e dell’assemblea nel non

ammettere l’occupazione del seggio di un paese quando la situazione risulti incerta e

diversi governi si contendono il potere. I diritti relativi allo status restano pertanto sospesi.

Quando però si parla per periodo di tempo più lunghi la cosa è diversa.

♥ Ex. Somalia- ancora oggi dal 1991 non ha più un governo, essendo dominata per

singole zone da “signori della guerra”. Il seggio è per ora sospeso ma sembra piuttosto

che qui si possa parlare di estinzione (se un governo si formerà l’ammissione avverrà

l’iter semplificato).

attraverso

Cambogia- 1997, due delegazioni, nominate dai diversi governanti, hanno preteso di

rappresentare la Cambogia

Panama- 1989, dopo la caduta del governo Noriega, duplice richiesta del vecchio e del

nuovo governo di inviare un proprio rappresentante per partecipare alla relativa discussione.

La questione fu risolta ocn la rinuncia di entrambi i governi ad essere ascoltati.

Congo- attraversò nel 1960 una fase di anarchia. Paese era governato dal caos

E l’assemblea si trovò di fronte a pretese del capo di stato Kasa- Vubu e del primo ministro

Lumumba di occupare il seggio dell’ONU. Deliberò di soprassedere in un primo momento

ma poi accreditò i rappresentanti di Kasa- vubu essendo il capo di stato il primo organo

interno dell’assemblea tra gli organi competenti ad accreditare i

menzionato nel regolamento

rappresentanti.

♦ Questione delle “due” Cine - affermatosi il governo comunista di Mao Tze Tung 1949, e

ridottosi il governo nazionalista di ciang Kai scek, il primo chiese di prendere il posto del 12

secondo all’ONU. I delegati del secondo vennero confermati e solo nel 1971 l’assemblea

raggiunse la maggioranza necessaria per reintegrare la repubblica popolare cinese,

riconoscendo i rappresentanti come unici rappresentanti legittimi della Cina, e di espellere

i rappresentanti di Ciang.

20. I governi in esilio

Va risolto in base al principio di effettività. Può verificarsi che in caso di annessione,

occupazione bellica, mutamenti di governo etc il governo di un paese in cui le forze

hanno il sopravvento, si rifugi all’estero e continui a ricevere il trattamento alla

extralegali

stregua di un ente sovrano.

Deve escludersi che un governo che non controlli più il territorio di un paese membro

possa occuparne il seggio all’ONU, ma sarà il rappresentante del governo che ha preso il

potere ad inviare i suoi delegati. Se si tratta di annessione, si estingue lo stato e quindi

anche la qualità di membro dell’ONU. Se si tratta di occupatio bellica (caratterizzata dalla

temporaneità), lo status di membro dovrà restare in quiescenza durante il periodo di

occupazione.

♣ Ex. Cambogia- a seguito dell’invasione vietnamita, e della fuga dei precedenti

governanti in Tailandia ed in Cina, si instaura il governo della repubblica popolare

dell’assemblea di continuare ad accreditare i rappresentanti

Kampuchea. La decisione

della Kampuchea democratica risultava pertanto illegittima, in quanto questa non aveva

più il controllo effettivo del paese.

21. vicende dello stato e norme sulle credenziali

del regolamento dell’assemblea disciplinano la procedura di accreditamento

artt 27 e 29

dei rappresentanti presso l’assemblea. Prevedono che le credenziali debbano essere

rilasciate dal capo di stato oppure dal ministro degli esteri (art 27); che l’assemblea

costituisca una commissione per al verifica dei poteri (art 28); che un delegato la cui

partecipazione è oggetto di contestazione, sieda a titolo provvisorio , fino alla decisione

della commissione sulle credenziali (art 29).

prevedono la possibilità di sedere nell’organo anche

Artt 13 e 17 del regolamento del CdS-

senza sottoporre credenziali (=/=) e attribuisce al segretario generale la competenza sulle

credenziali invece che ad una commissione.

 in materia di credenziali assemblea e CdS votano a maggioranza di presenti e votanti.

Secondo una tesi dottrinale, i citati art dei regolamenti interni riguardano le contestazioni

circa l’idoneità del delegato e non le contestazioni riguardanti il governo che invia il

delegato. La prassi dell’ONU sembra contraria a questa tesi, in quanto gli articoli non

pongono alcun limite circa l’oggetto ella contestazione medesima. Se si escludesse, si

configurerebbe solo nel caso in cui un individuo affermi di essere un inviato di un governo

senza realmente esserlo (mai accaduto).

L’unico inconveniente che può derivare è che assemblea e Cds si comportino

diversamente di fronte allo stesso caso, ritenendo ciascuno che un governo diverso abbia

titolo ad occupare il seggio (mai successo). 13

Anche le delibere sulle credenziali sono sottoposte a controllo di legittimità. Sono

illegittime se contrastano con la carta e se non si conformano al principio di effettività.

Tuttavia, la mancanza di un organo di controllo fa si che gli atti illegittimi siano sanati

dall’acquiescenza degli stati membri.

Capitolo II

Gli Organi

Il Consiglio di Sicurezza

la composizione del consiglio. L’elezione dei membri non permanenti.

22.

Art 23 si compone di 15 membri. Cinque siedono a titolo permanente: USA, Francia.

Inghilterra, Francia, Cina, URSS (oggi Russia)- i c.d. cinque grandi. Gli altri dieci sono

eletti dall’assemblea per un biennio. Ciascuno di questi ha un rappresentante nel consiglio

(composto fino al 1965 da 11 membri).

La modifica dell’art 23, con

 la quale il numero dei membri venne portato da 11 a 15

entrò in vigore nel 1965 dopo la ratifica di due terzi degli stati membri.

La risoluzione consta in due parti. In una parte l’assemblea decide di sottoporre

l’emendamento alla ratifica degli stati. Nella seconda parte decide che i 10 membri non

permanenti del Cds siano eletti secondo i seguenti criteri : 5 tra gli stati dell’africa e

dell’asia; 1 tra gli stati dell’europa orientale ; 2 tra gli stati dell’america latina ; 2 tra gli stati

dell’europa occidentale e altri stati. Questa seconda parte non è un atto vincolante in

quanto se le parti avessero voluti vincolarsi avrebbero adottato anche questa parte della

risoluzione sotto forma di emendamento. Questa parte è quindi riconducibile al potere di

dell’assemblea e quindi le si attribuisce il valore giuridico tipico della

raccomandazione

raccomandazione, l’effetto di liceità.

 Né la carta né il regolamento interno del consiglio prescrivono un quorum per le sedute,

necessario per il numero dei voti richiesto nell’art 27

e quindi il numero minimo e quello

per le delibere. Può darsi che non riuscendo l’assemblea ad eleggere uno dei membri non

permanenti si trovi a dover decidere in composizione incompleta.

L’unico caso di vacanza di un seggio si verificò nel 1980 quando uno dei seggi destinati

all’america latina era conteso tra colombia e cuba. In un parere del segretario si sostienen la

tesi che il consiglio non sia validamente costituito se non sono eletti uno o più membri non

permanenti ma che ciò nonostante, esso possa egualmente funzionare onde non sia intaccata

la sua responsabilità primaria in materia di mantenimento della pace.

Della questione della composizione del consiglio si occupa il parere emesso dal panel

istituito dal segretario generale.

Il panel suggerisce : di aggiungere 6 membri permanenti (senza diritto di veto) e 3 membri

non permanenti oppure di portare a 19 i membri non permanenti. In entrambi i casi

passerebbero da 15 a 24 e cambierebbe la ripartizione geografica. Il panel riprende grosso

modo le proposte avanzate dagli stati. 14

23. la procedura di voto in seno al consiglio:

La natura dello statement delle grandi potenze alla Conferenza di san francisco

Art 27 si occupa della procedura di voto e riproduce la formula di Yalta:

ogni membro del CdS dispone di un voto

- le decisioni su questioni di procedura sono prese con un voto favorevole di 9

- le decisioni su ogni altra questione sono prese con voto favorevole di 9

- (compresi i 5 dei membri permanenti)

un membro che sia parte di una controversia deve astenersi dal voto

-

Il problema era sapere come votare qualora fosse stato chiamato a decidere circa la

natura procedurale o meno di una delibera. La risposta è contenuta nello Statement.

Riguardo alla natura dello statement:

sostenne che si trattasse di un vero e proprio accordo internazionale,

-l’URSS

mentre il capo della delegazione americana lo indicava come uno strumento interpretativo.

-Secondo Conforti è da considerarsi alla stregua dei lavori preparatori e rappresenta

il punto di vista dei redattori della carta. Il contenuto dello statement risulta ambiguo

(questione del doppio veto), tradendo cosi’ la funzione cui doveva adempiere e che è

quella di agevolare l’interpretazione di testi ambigui.

di veto e il valore dell’astensione del membro permanente

24. Il c.d. diritto

diritto di veto dei 5 membri permanenti. Anche l’astensione di uno dei

art 27 par 3

membri permanenti dovrebbe considerarsi come veto.

La prassi dell’ONU si orientò fin dai primi anni di vita nel senso di ammettere la validità di

delibere prese con l’astensione di uno o più membri permanenti. Questa rappresenta una

delle poche norme non scritte formatesi nell’ambito dell’ONU in deroga alla carta.

nell’esame della situazione spagnola. Il

La questione si pose per la prima volta nel 1946

consiglio approvò con l’astensione dell’URSS una delibera che prevedeva l’istituzione di un

sottocomitato incaricato di studiare la situazione e di determinare se il regime di franco

costituisse una minaccia alla pace

Le modifiche introdotte alla carta nel 1965 non hanno influito sulla regola consuetudinaria

che ammette la validità di delibere prese con l’astensione di uno o più membri permanenti.

Può ritenersi che una forma di astensione sia costituita anche dalla non partecipazione al

voto, con la quale lo stato mira non ad impedire l’adozione della delibera ma a sottolineare

il suo dissenso con maggiore forza.

Nel 1971 la cina popolare non partecipò alla votazione delle delibere relative alla

delle forze armate o di osservazione dell’ONU

costituzione 15

L’assenza del membro permanente

25.

Problema se il CdS possa deliberare su questioni non procedurali in caso di assenza di

uno o più membri permanenti. La prassi in argomento non è cospicua.

♠ URSS/ CINA- L’URSS abbandonò il consiglio per 6 mesi per protestare contro la

1950-

mancata sostituzione della Cina popolare alla Cina nazionalista in seno al consiglio. Prima

di ritirarsi dichiarò che avrebbe disconosciuto tutte le risoluzioni prese in sua assenza. Il

consiglio nonostante l’abbandono prese due delibere. La maggioranza dei membri del

consiglio espresse la tesi secondo la quale l’assenza poteva essere equiparata

all’astensione. Essendo la prassi scarsa, non è possibile ritenere che in tema di assenza si

sia formata una regola non scritta ( come quella che sancisce la validità delle delibere con

astensione).

La conclusione è che le conseguenze dell’assenza dipendono dal significato che uno

 l’attività del consiglio (

stato intende attribuirle: se si assenta con lo scopo di paralizzare

caso dell’URSS) allora il suo atteggiamento equivale al voto negativo; se invece intende

dissociarsi dall’atto senza impedirne l’adozione( stesso senso della non partecipazione), si

resta nell’ambito della regola consuetudinaria sull’astensione.

26. Il problema del doppio veto

Art 27 il diritto di veto è esercitatile quando la risoluzione non sia procedurali ma

riguardi il fondo di una questione.

Il problema del doppio veto consiste nel fatto che l’articolo 27 non specifica come il

consiglio voterà qualora debba decidere se un atto sottoposto alla sua approvazione

riguardi o meno la procedura. Il diritto di veto è escluso (secondo par 2 dell’art 27) o

previsto (secondo l’art 27 par 3)?

La carta non offre strumenti idonei a risolverlo, né lo fa lo statement delle grandi potenze.

La soluzione al problema del doppio veto risulta contraddittoria nella prassi. Nei primi anni

di vita dell’0NU il consiglio si orientò nel senso che alla questione preliminare si applicasse

il diritto di veto (vd. Questione spagnola, Greca e Cecoslovacca).

Ex, questione spagnola, 1946 controversia sorta circa il carattere procedurale o meno di

una delibera che affermava il diritto dell’assemblea ad occuparsi del regime di franco. La

procedurale ma l’URSS sostenne che una parte trascendesse dalla

delibera era chiaramente

procedura. La sua tesi fini’ con il prevalere e la delibera fu bloccata dal suo veto.

Ex. Delibera riguardanti gli incidenti alla frontiera greca- il progetto di risoluzione

conteneva una richiesta del consiglio rivolta all’assemblea, chiedendole di fare le

raccomandazioni più appropriate. Era contrario all’art 12 che prevede che l’assemblea debba

astenersi dall’occuparsi di questione di cui si stia già occupando il consiglio a meno che non

sia richiesto dal CdS. Gli stati occidentali sostenevano la natura procedurale di tale richiesta

mentre la Russia sosteneva che quando si parla di questioni procedurali ci si riferisce alla

procedura interna al consiglio e non ai rapporti fra organi. L’URSS ottenne il diritto di veto.

progetto per l’istituzione di una sotto commissione che si occupasse del

Ex. Cecoslovacchia-

colpo di stato e facesse rapporto al CdS. La tesi occidentali era che si trattasse di un organo

sussidiario e quindi che riguardasse la procedura, l’URSS sostenne invece che si trattasse di

un’inchiesta ( art 34 prevede che il CdS non possa procedere ad un’inchiesta senza il voto di

un membro permanente e quindi non lo può fare neanche un suo organo sussidiario- tesi

esatta). L’URSS vinse. 16

Nel 1950 il CdS cominciò a cambiare orientamento.

♥ Ex. CdS decise di non tenere conto del veto della Cina nazionalista a proposito della

questione di formosa. Si trattava di una risoluzione invitante il governo Mao ad esporre il

suo punto di vista ed il delegato cinonazionalista sosteneva che a causa della controversia

circa la rappresentanza cinese all’ONU, l’invito finisse col trascendere il campo della

procedura. Il presidente dichiarava che la maggioranza che si era pronunciata bastasse

per ammettere alla discussione l’inviato di Mao.

♦ Ex. Questione dell’infiltrazione di guerriglieri comunisti nel Laos, 1959- Cds chiamato a

stabilire se l’istituzione di un comitato d’indagine fosse attinente alla procedura. Il comitato

fu istituito nonostante il voto contrario dell’URSS.

♣ Ex. Questioni connesse alla guerra tra India e Pakistan, 1971- l’URSS propose di

ascoltare un rappresentante del Bangladesh ma ritirò poi la proposta. Prima che la

ritirasse il presidente dichiarò che avrebbe comunque considerato la questione come

procedurale e non di fondo.

La soluzione non esiste. Un governo che ritiene che l’organo abbia adottato una

risoluzione di fondo con la maggioranza valida per le risoluzioni di procedura, potrà

avanzare riserve circa la legittimità dell’atto ( vd ex di Formosa e Laos).

L’astensione dal voto del membro parte di una controversia.

27. 

art 27 par 3 disciplina astensione di un membro parte di una controversia.

Sancisce che uno stato membro del CdS che sia parte di una controversia debba

astenersi nel votare nelle decisioni previste dal cap VI, che autorizzano il Cds a svolgere

inchieste (art 34), e a contribuire alla risoluzione della controversia raccomandando i

mezzi o dando esso stesso al soluzione.

Viene cosi’ sancito il principio nemo iudex in re sua, che ha però portata limitata. Sono

escluse dalla sua sfera di applicazione :

le delibere importanti quali quelle in tema di azioni e sanzioni in caso

- di minaccia alla pace.

la materia prevista dall’art 94: il Consiglio può fare raccomandazioni

- o decidere quali misure prendere contro uno stato che essendo parte

in giudizio dinanzi alla corte Internazionale di giustizia si rifiuti di

eseguirne le decisioni.

Data l’inesistenza di un obbligo di astensione per i membri il cui caso e sottoposto

all’esame del consiglio, l’organo non può agire contro un membro permanente ( questo

può esercitare il diritto di veto).

♠ Ex. Rifiuto USA di conformarsi ad una sentenza della corte riguardanti le attività militari

contro il Nicaragua. Progetto di risoluzione fu bloccato dal veto americano. 17

 Note : nella SdN lo stato membro del consiglio doveva astenersi se direttamente

interessato ad una questione.

Le difficoltà di interpretazione dell’art 27 par 3 derivano anche dalle definizioni di

controversie internazionali, che possono dare luogo ad equivoci.

Definizione della Corte : “un disaccordo su di un punto di diritto o di fatto, un contrasto, un

opposizione di tesi giuridiche o di interessi tra due soggetti”. Se si adottasse un concetto

del genere, tutti i membri dovrebbero astenersi dalla decisioni prese in base al cap VI.

Anche se si ricorre ad una definizione meno ampia, e si dice che in una controversia

vengono in rilievo un conflitto di interesse tra stati accompagnato dalla pretesa di

ciascuno stato di far prevalere l’interesse suo proprio, le incertezze non vengono meno : in

molte questioni e riscontrabile un interesse preciso di un certo numero di membri ed anche

chiare manifestazioni della volontà di farli prevalere.

Altra difficoltà è dovuta al fatto che le norme del cap VI parlano di controversia ma anche

di “situazioni” suscettibili di minacciare la pace. Secondo la maggioranza dei

l’articolo si applica solo alle controversie e non alle situazioni, e quindi

commentatori,

sarebbe necessario delimitare le prime rispetto alle seconde.

restrizioni imposte all’egitto al passaggio delle navi attraverso il canale di

Ex. Egitto 1951-

la questione all’esame del Cds, venne proposto un progetto di delibera che

suez. Portata

raccomandava all’egitto la revoca delle misure restrittive. Il rappresentante egiziano sollevò

la questione dell’articolo 27 par 3 sostenendo che USA, Francia, Inghilterra, Turchia ed

Olanda avrebbero dovuto astenersi, in quanto parti in causa. Alla fine il Cds decise che

l’obbligo non sussistesse. Se avesse deciso diversamente, il Cds sarebbe rimasto paralizzato

( era composta da 11 stati e allora l’art richiedeva una maggioranza di almeno 7 membri).

In base all’interpretazione dell’Interim Commitee (commissione istituita per le materie

attinenti alla pace), l’esistenza di una controversia dipende dal modo in cui la questione è

portata in esame al Cds. Il consiglio, per determinare se si tratti di una controversia o di una

situazione, terrà presente una serie di criteri. Una controversia sorge:

se gli stati sono d’accordo nel ritenere che si tratti di una controversia

- di un’altro stato nei loro

- se lo stato o gli stati ricorrenti affermano che la condotta

confronti costituisca un’inosservanza di un obbligo internazionale o sia suscettibili di

minacciare la pace

- se uno stato afferma che un altro stato viola anche i diritti di un terzo stato, che si associa

all’accusa, anche il terzo stato dovrà considerarsi parte della controversia

- nulla impedisce al consiglio di decidere che una controversia esiste in casi che non

rientrano nella definizione proposta.

Ex. Questione Siriana-libanese , 1946: mancati ritiro delle truppe inglesi e francesi dai loro

territori. Alcuni sostenevano che si trattasse di una questione procedurale ( obbligo di

astensione) altri che si trattasse di una questione di fondo ( con diritto di veto). Alla fine i

due stati decisero di astenersi dalla votazione pur ritenendo che una controversia non

sussistesse.

Conforti obbligo di astensione va determinato in base a criteri sostanziali e non formali.

Obbligato ad astenersi sono gli stati che in un progetto di risoluzione figurano come

destinatari della medesima, sia perché beneficiari, sia perché ne possono trarre

svantaggio, e purchè la loro posizione favorevole o sfavorevole abbia natura sui generis, si

18

distingua cioè dalla posizione di ogni altro stato membro dell’ONU e della comunità

internazionale. questo criterio, nel caso dell’egitto Usa, Francia, Inghilterra, Olanda e Turchia non

In base a

avrebbero dovuto astenersi perché la risoluzione non riconosceva a questi diritti diversi da

quelli di ogni altro membro della comunità internazionale.

Necessità quindi di abbandonare il concetto di controversia in senso tecnico, cioè come

conflitto tra due stati. Per determinare quindi se si tratti di controversia o situazione è in

ogni caso necessario guardare al destinatario del progetto della delibera.

Questa tesi fa si che vengano eliminati in larga misura i dubbi circa la collocazione di una

questione nell’ambito del cap VI o cap VII della carta.

♥ Ex. Partecipazione alla risoluzione rivolta alla Libia che chiedeva che venissero

consegnati cittadini libici sospettati di aver organizzato gli attacchi contro aerei. USA, Gran

Bretagna e Francia parteciparono alla risoluzione , nonostante rientrasse nel cap VI.

L’approvazione per consensus

28.

Delibere del CdS sono valide se prese col voto favorevole di ameno nove membri e , nel

caso di delibere procedurali, senza voto contrario di membri permanenti. Dal punto di vista

giuridico, non ha rilevanza il modo in cui si manifesta la volontà del consiglio ( alzata di

mano, per mancanza di obiezioni espresse, per acclamazione, appello nominale). Nella

varietà di forma si inserisce la pratica dell’approvazione per consensus. Il termine in

genere indica una delibera nella quale si riflette l’accordo di tutti i membri e che viene

del presidente dell’organo. Non

presa senza una votazione formale ma con dichiarazione

sempre però i sue elementi ( accordo unanime e mancanza di votazione formale)

coincidono. Non è possibile configurare una norma consuetudinaria ad hoc che dia validità

al consensus. La pratica del consensus contribuisce a dare alle risoluzioni contenuti vaghi

e di compromesso. per le risoluzioni per l’ammissione delle due Germanie e per la condanna

Ex. Consensus-

degli atti di violenza nel libano meridionale

Ex. Dissenso dal consensus- cina, da un consensus sugli incidenti di frontiera tra iran ed iraq

Ex. Consensus messo ai voti e approvati con voti contrari- non ci sono esempi nel CdS ma

nell’assemblea

Ex. Consensus raggiunto in riunioni informali- viene comunicato in un documento ad hoc,

ed è il caso del consensus sull’aumento del numero di osservatori ONU nel settore libano

israeliano.

29. La partecipazione alle sedute del consiglio di stati che non sono membri

dell’organo 19

uno stato non membro del CdS può partecipare ai lavori dell’organo, senza diritto

Art 31

di voto, ogni qualvolta il CdS medesimo ritenga che gli interessi di tale membro siano

particolarmente coinvolti ( totale discrezione del CdS).

Art 39 del regolamento interno del CdS il CdS può invitare qualsiasi persona che esso

ritenga idonea a fornire informazioni e a dare assistenza in materie di sua competenza.

Art 32 Carta ogni membro ONU che non sia membro del CdS e ogni stato che non sia

dell’ONU deve partecipare ai lavori dell’organo senza diritto di voto, qualora sia parte di

una controversia in esame dinanzi al CdS. Il CdS non può rifiutarsi di sentore uno stato

estraneo, ma ha il potere di fissare le condizioni per la partecipazione (limita

discrezionalità del CdS).

Nella prassi l’invito ex art 32 è effettuato indipendenetemente dall’esistenza di una

controversia.

Ex. Questione greca, 1946- Albania e Bulgaria, accusate di alimentare la guerriglia,

ottennero di essere ammesse alla discussione, nonostante il CdS parlasse di situazione e non

di controversia.

Ex. Conflitto Koreano , 1950- Cds invitò la Corea del Sud e non la Korea del Nord,

motivando la decisione non con l’assenza di una controversia ma con il fatto che la korea del

Nord era stata l’aggressore. Questo causò l’accanimento dell’URSS che sostenne che l’art

32 prevede che lo stato accusato si difenda.

Per quanto riguarda gli stati non membri dell’ONU, l’invito ex art 32 dovrebbe essere

accordato ogni qualvolta ci si trovi in presenza di un governo che in modo effettivo ed

indipendente eserciti il potere su una comunità territoriale. In altri casi dovrebbe farsi luogo

all’audizione prevista dall’art 39 re.to interno.

Il problema si è posto riguardo a governi insurrezionali o formatisi su porzioni di territorio

già controllati da stati membri ONU (ex. Indonesia, Bangladesh).

nel caso della guerra d’indipendenza dall’Olanda il CdS

Ex. Governo Indonesiano 1947-

invitò il governo Indonesiano che già controllava buona parte dell’Indonesia a partecipare

sedute. Secondo alcuni tale invito era obbligatorio in base all’art 32, secondo altri era

alle

una violazione dell’art 32, non essendo l’indonesia un vero e proprio stato sovrano.la prima

opinione è quella esatta all’organizzazione per la liberazione della

Una forma di invito sui generis fu quello

Palestina. L’OLP veniva chiamato a partecipare non in base all’art 31e 39 ma con gli

stessi diritti conferiti agli stati membri dall’art 31. Contro l’invito si schierarono le potenze

occidentali che l’OLP poteva essere invitato solo ex art 39 e non ex art 31. solo l’art 39 era

applicabile non essendo l’OLP uno stato ma un comitato nazionale operante all’estero.

Un altro invito sui generis fu quello nel 1992 della Repubblica Jugoslava (Serbia.

Montenegro) dall’assemblea generale, dopo la decisione di negare la continuità di questo

paese con l’ex jogoslavia. Il rappresentante veniva ammesso a partecipare alle riunioni del

CdS durante la discussione sulla crisi dell’ex Jugoslavia a titolo individuale ma era

autorizzato a sedere dietro la targa Jugoslavia. 20

L’Assemblea Generale

La composizione dell’assemblea. Gli organi sussidiari.

30.

Dell’assemblea fanno parte tutti gli stati membri dell’ONU.

Art 9 Ciascuno stato ha diritto ad avere 5 rappresentanti

Art 18 ciascuno stato dispone di un solo voto .

Lo scopo principale della discordanza tra delegati e numero di voti ( c’era anche

all’epoca della SdN) era quello di consentire la partecipazione ai dibattiti assembleari di

persone provenienti dallo stesso stato ma portatori di interessi ed opinioni diverse.

L’intento tuttavia non ha trovato riscontro nella pratica in quanto risulta difficile trovare

traccia negli interventi dei delegati di linee politiche non conformiste.

oratici in quanto l’assemblea può operare in seduta

La pluralità dei delegati ha anche fini

plenaria o in commissioni e sottocommissioni. Essendo queste assai numerose, gli artt 25,

26, 100, 101 reg.to interno prevede che possano far parte della delegazione 5 membri

supplenti ed un numero indeterminato di consiglieri (questi però non sono eleggibili alle

cariche di pres, vice, o relatore).

Art 27 reg.to interno la delegazione viene accreditata dal capo di stato o di governo o

dal ministro degli esteri all’inizio di ogni sessione dell’assemblea.

le sessione sono ordinarie e straordinarie. Ogni anno, il terzo martedi’ del mese

Art 20

di settembre ha inizio la sessione ordinaria, mentre quelle straordinarie sono convocate

dal segretario generale su richiesta del CdS o della maggioranza dei membri ONU.

Ad ogni sessione vengono eletti un presidente e vari vice presidenti. Le commissioni

principali sono : la commissione sul disarmo; questioni economiche e finanziarie; questioni

sociali, culturali, umanitarie; decolonizzazione; questioni amministrative di bilancio;

questioni giuridiche; verifica dei poteri ed esame delle credenziali dei delegati; Comitato

generale, che si occupa della formazione dell’ordine del giorno da sottoporre all’assemblea

ed è formata dal presidente dell’assemblea, dai vice presidenti, dai presidenti e vice

presidente delle commissioni principali.

facoltà dell’assemblea di istituire organi sussidiari con carattere di

Art 22 Carta

permanenza per il perseguimento di fini speciali. Importanti sono queli creati nel quadro

della cooperazione economica e dello sviluppo.

Ex. UNCTAD (United Nations Conference of Trade and Development) ; UNICEF ( United

Nations Children’s Fund) che fornisce aiuti ai governi per quanto concerne la salute,

educazione, protezione dei fanciulli; la Commissione di Diritto internazionale, che ha il

compito di preparare progetti di convenzioni per la codificazione del diritto internazionale ;

il Comitato per il disarmo, con compiti di studio. 21

Gli organi creati dall’assemblea nel settore della cooperazione economica, sommati a

quelli istituiti dal Consiglio Economico e Sociale, hanno finito per agire senza un preciso

coordinamento, determinando un dispendio di fondi.

la procedura di voto in seno all’assemblea : la maggioranza di presenti e

31. votanti

le delibere dell’assemblea siano prese a maggioranza dei presenti e dei votanti.

Art 18

è discusso in dottrina sulla possibilità di considerare l’astensione come

 Si

manifestazione di voto, quindi come volontà di rimettersi alla decisione della maggioranza

(astensione assume stesso valore del voto negativo). Parte della dottrina ritiene invece

che l’astenuto rinuncia ad inserirsi nel procedimento di votazione. Non mancano tesi

intermedie, che sostengono che l’astensione non dovrebbe computarsi ai fini della

maggioranza solo quando dichiarata formalmente prima del voto.

il numero di voti necessari per l’approvazione si riduce e

Se le astensioni non contano,

l’assemblea potrà più facilmente deliberare.

L’interpretazione meno rigida sembra quella più conforme alla carta.

32. Maggioranza Semplice e Maggioranza Qualificata

Art 18 par 2 le decisioni su questioni importanti vanno prese a maggioranza dei due terzi

ed elenca una serie di questioni quali le raccomandazioni in tema di mantenimento della

pace. prevede che l’assemblea decida a maggioranza semplice sulle altre

Art 18 par 3

questioni e che a maggioranza semplice possa indicare nuove categorie di questioni da

decidersi a maggioranza dei due terzi.

Il problema consiste nel dubbio se l’elenco del par 2 sia tassativo ( può decidere a

maggioranza dei due terzi solo le questioni elencate) o esemplificativo ( può decidere in

singoli casi che una questione è importante e che su essa si voti con la maggioranza più

grave). La prassi è orientata nel secondo senso. Diverse volte l’assemblea ha deciso che

una risoluzione non rientrante nell’elenco dovesse votarsi con la maggioranza dei due

terzi, ma dichiarò di non volersi vincolare per il futuro. Ha finito cosi’ per comportarsi in

maniera diversa di fronte a casi identici.

♦ Ex. Nel 1946, si stabili’ che la regola dei due terzi dovesse applicarsi alla richiesta di un

parere consultivo alla corte, dato che la richiesta si ricollegava ad un altro progetto di

risoluzione che prevedeva la votazione a maggioranza ei due terzi. Nel 1949, in presenza

dello stesso collegamento, la maggioranza semplice fu proposta ed accolta.

La tendenza ad avvallare la tesi della non tassatività non ha dato vita ad una norma

consuetudinaria ad hoc. A confondere maggiormente sono il testo inglese ( “These

questions shall include”), che lascerebbe intendere che l’assemblea sia libera di

considerare come questioni importanti anche altre questioni, e il testo francese ( “ Sont

considerée comme questions importantes”) ,che sembra invece deporre per la tassatività.

se l’assemblea possa

A conforti sembra che sia da preferire la tesi della tassatività, perché 22

decidere caso per caso che una questione vada votata a due terzi allora la procedura del

par 3 consistente nell’aggiunta di categorie da decidere a due terzi non avrebbe più senso.

La tesi della tassatività trova conferma anche nei lavori preparatori. A San Francisco,

durante la discussione su detti articoli, non si accenna mai alla possibilità per l’assemblea di

votare a maggioranza dei due terzi su questioni non elencate dal par 2

In base al par 3 l’assemblea può decidere di aggiungere altre questioni tra quelle

importanti. Non è possibili sostenere che le categorie non siano più eliminabili. Questo

però significherebbe che in sostanza l’assemblea possa decidere caso per caso,

ed eliminando categorie. Tuttavia l’obiezione è da respingere. Il par 3, in

aggiungendo

quanto parla di categorie, autorizza l’assemblea a prendere decisioni soltanto generali ed

astratte. Una categoria non può quindi essere introdotta per motivi contingenti ed in ordine

a singoli casi, né può essere eliminata per motivi contingenti ed in ordine a singoli casi.

Essa può essere introdotta o eliminata solo con provvedimento ponderato e motivato. La

singola disapplicazione consiste quindi in una violazione della Carta.

Ex. Questione rappresentanza cinese-art 18 non venne rispettato nel progetto di risoluzione

che prevedeva che qualsiasi proposta diretta a modificare la rappresentanza cinese fosse

importante (andava votata a due terzi). Infatti la questione cinese non può essere considerata

una categoria ma un singolo caso concreto.

Può accadere che l’assemblea abbia di fronte una questione di cui sia dubbia

l’appartenenza ad una delle categorie elencate.

Israele USA sostenevano che la risoluzione contro Israele rientrasse nella categoria di

risoluzione relative al mantenimento della pace e si opposero a che la questione

sull’applicabilità dei due terzi fosse messa ai voti ( le risoluzioni relative al mantenimento

In seguito, accettarono che l’organo

della pace vanno per il par 2 adottate a due terzi).

decidesse a maggioranza semplice che la regola dei due terzi non dovesse applicarsi.

l’approvazione per consensus

33.

Il fatto che sovente gli stati, pur partecipando al consensus, ne respingono con

alcune parti, è assai marcata nel caso dell’aasemblea. L’elevato

dichiarazioni espresse

numero di membri rende difficile raggiungere l’unanimità.

34 41 (skip)

Il Segretariato

34. La nomina del Segretario generale

La carica di segretario generale è ricoperta da un individuo che non è organo di alcuno stato ma che

non è tenuto né a sollecitare né a ricevere istruzioni da alcun governo. 23

è nominato dall’assemblea su proposta del CdS. Trattandosi di una questione non

Art 97

procedurale, la delibera del CdS è soggetto al veto dei membri

permanenti. Sulla nomina vi deve essere concordanza tra assemblea e CdS.

L’art 97 non fissa la durata del mandato, che deve quindi risultare concordata tra assemblea e CdS.

Quando manca un termine concordato, il mandato dura fino alla revoca dell’assemblea su proposta

del CdS.

1950 scade il mandato di Lie, concordato per 5 anni, e l’assemblea deliberò di prolungarlo per

altri 3 anni. La proroga era stata fatta senza proposta del CdS e la decisione fu denunciata come

illegittima da molti paesi. Tuttavia, la maggioranza dell’organo espresse il parere secondo il

quale l’assemblea potesse avvalersi della vecchia proposta. Opposizione dell’URSS che

dichiarò non lo avrebbe riconosciuto come legittimo segretario.

1953 termina la proroga e viene proposto dal CdS Hammarskjold senza indicare scadenze, ma

l’assemblea procedette ad una nomina quinquennale. Il segretario fu riproposto dal CdS per altri 5

anni. Alla morte di Hammarskjold fu introdotta la prassi della nomina triennale, con il segretario

Thant (1961). Con il segretario Waldheim (1971) si torna alla nomina quinquennale. Lo stesso è

quindi avvenuto per i suoi successori Cuéllar (1981), Boutros-Ghali (1992) e Annan (1997) .

Il personale del segretario. Il rapporto d’impiego dei funzionari e la sua natura giuridica.

35.

Al segretario fa capo un vasto apparato burocratico. Lo status dei funzionari è regolato da norme

dall’assemblea.

poste il personale è nominato dal segretario secondo le norme stabilite dall’assemblea.

Art 101

Nella prassi è invalsa la tendenza dell’assemblea a condizionare le nomine dei funzionari di alto

livello imponendo una consultazione ocn gli stati e sottoponendo la nomina ad una successiva

conferma dell’assemblea. C’è chi ritiene che si tratti di una prassi illegittima e chi ritiene che all’art

101 si sia sovrapposta una norma consuetudinaria.

Al personale del segretario si estende nell’adempimento dei loro doveri il principio d’indipendenza

dagli stati membri, i quali si impegnano a rispettare il carattere internazionale del segretario e del

personale (art 101 Carta).

Il principio non sembra applicarsi nella fase delle nomine in quanto gli interventi dei governi si

esplicano sotto forma di designazione. Tuttavia non sembrano illegittimi in quanto precedono

l’esercizio delle funzioni.

La disciplina del rapporto d’impiego tra i funzionari e l’ONU è caratterizzata dalla presenza di un

giudiziario, il Tribunale Amministrativo. Istituito dall’assemblea nel 1949, si

organo di tipo

compone di 7 persone, indipendenti, nominate dall’assemblea, con il compito di giudicare ogni

controversia nascente dall’inosservanza delle norme sul rapporto d’impiego. Le sue sentenze sono

inappellabili, salva la possibilità di revisione su ricorso del segretario o del funzionario.

L’immunità degli stati stranieri dalla giurisdizione civile fa si che un funzionario licenziato,

dell’organizzazione o dell’ambasciata si trova,

rivolgendosi ai giudici dello stato in cui la sede

vedrà respinte le sue proposte. da qui la necessità di dare la possibilità al funzionario di ricorrere

altrove. In questa prospettiva si colloca il Tribunale Amministrativo. 24

sul personale del segretario dell’ONU compongono un sistema di

Le risoluzioni ed i regolamenti

norme, e si discute se si tratti di un ordinamento autonomo oppure di un ordinamento che trae la sua

validità dalla Carta. Nel parere della corte del 1954 il tribunale aveva dichiarato illeciti i

licenziamenti ad opera del segretario di alcuni funzionari di nazionalità americana, accusandoli di

slealtà verso il paese ospite. Il tribunale ordinò la riassunzione e la corresponsione di indennità. Il

caso venne in esame dinanzi alla corte quando si trattò di approvare la voce del bilancio relativa alle

indennità. A causa delle critiche in assemblea all’operato del tribunale, venne chiesto un parere alla

corte internazionale di giustizia, chiedendo se potesse non eseguire una decisione del tribunale. La

risposta fu negativa. Infatti al momento dell’istituzione del tribunale, l’assemblea non aveva

intenzione di creare una commissione ad essa subordinata con funzioni ausiliarie e consultive, ma

voleva dar vita d un vero e proprio organo giudiziario. Le indennità andavano quindi corrisposte in

forza dello statuto del tribunale.

Vi era anche un problema di interpretazione della Carta, ed in particolare se l’assemblea avesse il

potere di creare un tribunale con simili caratteristiche. Si ritiene che il potere fosse implicitamente

accordato dall’art 101 della carta che dà competenza all’assemblea ad emanare le norme sul

rapporto d’impiego dei funzionari e ad assicurare l’efficienza. I giudici dissidenti tuttavia

un organo sussidiario di cui l’art 22 e quindi fosse

sostenevano che il tribunale non era atro che

sottoposto alla sua soggezione. Inoltre, l’art 17 da libertà all’assemblea nell’approvazione del

bilancio e tale libertà permette di non approvare una spesa. La corte respinge entrambe le opinioni,

che le funzioni del tribunale non rientrano in quelle dell’assemblea (non è un organo

sostenendo

sussidiario quindi) e inoltre di fronte alla spese derivante da precedenti delibere dell’assemblea (

quella che istitui’ il tribunale) l’assemblea deve far fronte agli impegni presi.

Le conclusioni della corte sono da condividere.

Per quanto riguarda il sistema di norme che regolano lo status dei funzionari, si può sostenere che

esso tragga la sua validità dalla Carta: le norme sul personale non possono mai essere in contrasto

con le disposizioni della carta.

36. le immunità ed i privilegi del personale del segretario

Il dirittto internazionale consuetudinario prevede che gli agenti diplomatici di una serie di privilegi

ed immunità. Non esistono norme consuetudinarie che obbligano gli stati a concedere le stesse ai

funzionari delle organizzazioni internazionali, ai quali può essere riservato lo stesso trattamento

solo mediante accordo. per l’esercizio delle

Art 105 carta i funzionari godranno dei privilegi e delle immunità necessari

loro funzioni. Viene inoltre demandato all’assemblea il compito di proporre agli stati la conclusione

di accordi per la disciplina più dettagliata (essendo art 105 un principio quadro).

convenzione generale sui oprivilegi e le immunità delle NU prevede che anche gkli esperti

che svolgono missioni per conto dell’ONU godano di privilegi ed immunità durante il

perioodo della missione. Missione intesa come qualsiasi incarico affidato a persone, anche la

preparazione di rapporti, inchieste , ricerche.

Le norme convenzionali sulle immunità sono in genere di due specie, o disciplinano l’immunità in

tema dettagliato, oppure rinviano al diritto internazionale. Un esempio del primo caso è la

Convenzione generale che sancisce che i funzionari sono:

per gli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni

-immuni

- esenti da imposizione fiscale

-esenti da obbblighi connessi al servizio militare

Etc 25

Come esempio della seconda specie, la convenzione generale prevede che insieme a questi

privilegi, il segratraio generale, gli assistenti, il coniuge ed i figli godano dei privilegi accordati

agkli agenti diplomatici dal diritto internazionale.

Le immunità ed i prioviligei sono accordati nell’interesse dell’organizzazione. La convenzione

generale prevede che il segratario ha il diritto dove4re di rinunciare alle immunità di qualsiasi

funzionario in ogni caso in cui a suo giudizio, l’immunità impedirebbe il corso della giustizia.

Quando si trata del segreatrio, il diritto di rinunciare spetta al CdS.

37. la protezione dei funzionari

La materia è regolata dalla Convenzione sulla sicurezza del personale dell’ONU. La convenzione

prevede che gli stati debbano adottare tutte le misure necessarie per assicurare la sicurezza del

internaizonale ricononsce l’istituto della protezione diplomatica : lo

personale delle NU. Il diritto

stato in cui un cittadino è leso all’estero nell apropria persona o nei suoi beni, ha il diritto di agire

sul piano internaizonale contro lo stato ospitante per ottenere il risarcimento del danno.

La questione formò oggetto del parere della corte nel 1949 in occasioen dell’uccisione di alcuni

funzionarid ell’ONU che si trovavvano in medio oriente per negoziare la tregua tra arabi ed ebrei.

uccisione a gerusalemme dell’inviato Onu Bernadotte, mediatore tra arabi ed ebrei,

commesso da estremisti ebraici. Il gooverno israeliano fu accusato dal segratario generale di

non aver adottato le misure necessarie per proteggerlo.

Il comune dovere di protezione degli stranieri come principio generale di diritto internaizonale

copre anche l’ipotesi in cui lo starniero sia un funzionario di un’organizzazione. Lo stato è

opbbligato a provvedere con misure idonee e quindi l’idoneità non può non dipedendere dal rango e

dall’attività svolta dall’individuo da proteggere.

La perotezione dello straniero organo pur essendo assicurato dal principio generale sulla

protezione di tutti gli stranieri, è imposta anche da un principio di diritto internaizonale ad hoc. A

differenza del principio generale, non tutela interessi e beni individuale , ma un interesse statale

(salvaguardando la persona-organo, si salvaguardia a nche lo stato).

Lo stato che venga meno al suo dovere di protezione è internazionalemnete tenuto a risarcire i

danni.

Trattandosi di un principio generale di diritto internaizonale, l’obbligo di protezione grava sugli

stati membri e non membri, sempre che acconsentano che una missione ONU operi sul suo

territorio. si ricava implicitamente : “ i membri devono dare alle NU ogni

Art 2 obbligo degli stati membri

assistenza in qualsiasi azione..”

 “ai funizonari spettano i privilegi e le immunità necessarieper l’esercizio delle loro

Art 105

funzioni”

L’ONU potrà quindi reclamare sul piano internaizoanle ocntro lo stato che sia venuto meno ad un

adeguatat protezione e chiedere che le siano risarciti i danni subiti da essa stessa attraverso la

perdita o la lesione dell’agente.

parere della corte prevede che le NU possano reclamare i danni arrecati alla funzione. 26

E’ da escludere invec che gli stati abbiano verso le NU un dovere di protezione posto a tutela del

funzionario come individuo. Si esclude di conseguenza che l’ONU possa agire sul pianio

internazionale contro klo stato che non ha protetto il suo funzionario per i danni arrecati al

funzionario stesso.

per la tutela del funzionario come individuo ed il risarcimento dei danni alla vittima, si

pronuncia la corte nel 1949. Secondo la corte l’azione dell’ONU per il risarcimento di danni

individuali concorrerebbe con quella dello stato nazionale. ONU e stato nazionale

dovrebbero mettersi d’accordo, tenendo presente che lo stato che è venuto meno non

dovrebbe essere tenuto a pagare due volte.

IL CONSIGLIO ECONOMICO E SOCIALE

38. composizione e funzionamento del Consiglio

E’ un organo ausiliario dell’assemblea in quanto ha il compito di promuovere la collaborazione

internaizonale nel campo economico e sociale sotto la direzione dell’assembleas (art 60) e si

compone di 54 membri ONU, con un mandato di 3 anni (art 61).

Si riunisce in sessione ordinaria due volte all’anno ed in sessione straordinaria quando lo richieda la

maggioranza dei suoi membri o in altri casi previsti dal reg.to interno.

il numero venne portato da 18 a 27 nel 1965, e successivamente, nel 1971, a 54. La

risoluzione contiene anche i criteri per la ripartizione geografica della provenienza dei

membri.

 “ il consiglio inviterà ogni membro NU a partecipare, senza diritto di voto, alle

Art 69

deliberazioni su qualsiasi questione di particolare interesse per tale membro”. ( =/= CdS, dove gli

inviti sono a discrezione del consiglio nel decidere se la questione è di particolare interesse).

Il consiglio ha a sua volta istituito numerosi organi sussidiari, in base all’art 68 Carta. Le

commissioni più importanti sono le commissioni tecniche funzionali e le commissione economiche

regionali, tutte composte da rappressentatnti di governi. Alle commissione si aggiungono i

comitati.

Tutti gli organi dell’ONU operanti nel settore economico e sociale sono ordinati in forma gerarchica

con al vertice l’assemblea e nel grado immediatamente successivo il consiglio (ex. UNICEF).

39. Il consiglio di amministrazione fiduciaria

Ramo che ha perso rilevanza con la scomparsa dell’istituto dellamministrazione fiduciaria per

effetto della decolonizzazione.

Opera sotto al direzione dell’assemblea o del CdS, qaundo esercita le sue funzioni con riguardo a

territori considerati zone strategiche.

Secondo la carta la sua composizione è variabile (art 86), ma è necessario che il numero totale dei

membri si divida in parti uguali tra i membri NU che amministrano territori in amministrazione

fiduciaria, e quelli che non ne amministrano. Nel 1994, il consiglio ha cessato di operare e sono

state avanzate proposte per assegnargli nuove funzioni.

LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

40. L’organizzazione della Corte 27

“principale organo giudiziario delle NU”, destinato a dirimire controversie giuridiche tra

Art 92

stati. La sua organizzazione è disciplinata da uno stato allegato alla Carta.

E’ composto da 15 giudici nominato a titolo personale, competenti nel campo del diritto

non possono esercitare nessun’altra occupazione di natura professionale. Il

internaizonale, e che

mandato è di 9 anni, ma può essere rinnovato (art 13 st). nell’esercizion delle loro funzioni, godono

dei privilegi e delle immunità diplomatiche (art 19 st).

i privilegi e le immunità sono specificati in un accordo intercorso tra la corte ed il governo

olandese (sede della corte è all’aia), accordo approvato attraverso una risoluzione

dell’assemblea.

La risoluzione, contiene una raccomandazione rivolta a tutti i membri ONU, chiedendo che ai

giudici siano concessi dallo stato di residenza le immunità diplomatiche, che le immunità siano

concesse anche dagli stati di transito qualora debba spostarsi per mtivi d’ufficio, e che gli stati

corte ai giudici. E’ importante notare che nella

riconoscano i lascia passare rilasciato dalla

risoluzione si parla di giudici e non di membri della corte, lasciando intendere che non si parli solo

dei 15 giudici effettivi, ma anche dei giudici ad hoc che uno stato parte di una controversia può

nominare qualora nessuno dei giudici effettivi abbia la sua nazionalità.

41. l’elezione dei giudici –

disciplinato dagli artt 4 12 dello statuto. Si articola in diverse fasi. Il segretario forma una

è sottoposta all’assemblea e al

lista di candidati, esperti di diritto internazionale. La lista

CdS i quali procedono l’uno indipendentemente dall’altro all’elezione dei giudici. Risultano

eletti quelli che nell’uno e nell’altro organo ottengono la maggioranza assoluta dei voti. Il

seno al CdS non è esercitabile in diritto di veto. Se dopo la prima seduta rimangono ancora

da coprire sei seggi, si procede con ulteriori sedute. Qualora dopo 3 sedute non riescano a

coprire tuttii seggi, il compito passa ad una commissione di sei membri ( 3 nominati

dall’assemblea e tre dal CdS). Se neanche la commissione ha successo, il compito passa ai

giudici in carica, sempre tra quelli della lista formulata dal segretario.

Termine “seduta” = inizialmente intesa come “votazione”, poi come “interna giornata”. Problema

fu risolto dal Cds ( espediente del considerare come protratta una seduta finchè non si sia raggiunto

lo scopo per cui essa fu indetta).

Capitolo 3

Le Funzioni

42. limiti rationae personarum e rationae materiae

i fini dell’ONU; la formulazione nella carta è molto generica e quindi

Art 1 Carta

assumono particolare importanza quelle norme dalle quali è possibile dedurre dei limiti

generali all’attività dell’organizzazione. quando l’ONU possa intervenire in

Il primo limite è ricavabile dalle norme che stabiliscono

questione riguardanti stati non membri. Vi è poi il limite rationae materiae, il c.d. limite

della domestic jurisdiction. 28

43. L’ONU e gli stati non membri

Gli unici due paesi che non sono parte dell’ONU sono Taiwan e la Repubblica Turca.

stabilisce che l’ONU deve far in modo che gli stati non membri agiscano in

Art 2 par 6

conformità a questi principi (astenersi dall’uso della forza etc), per quanto possa essere

necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Le norme che prevedono il ricorso a mezzi di pressione aventi valore di esortazione

(raccomandazione) e quindi non vincolanti per il destinatario, intendono essere applicate

queste non parlano di “stati membri”

anche a stati terzi. Infatti, a differenza di altre norme,

ma di “stati interessanti” o “parte di una controversia”. L’art non rappresenta una deroga

alla regola di diritto internazionale che vuole che gli stati terzi non siano vincolati da un

trattato altrui. Infatti, le raccomandazione indirizzate da assemblea e CdS non sono

vincolanti per definizione.

Per quanto riguarda il cap VII della carta , che autorizza il CdS ad agire contro gli stati con

misure coercitive, questo va interpretato nel senso che qualsiasi paese possa essere

oggetto di misure coercitive. Anche qui non può parlarsi di deroga ai principi di diritto

internazionale. Nella prassi, quasi mai gli stati non mebri hanno eccepito l’estraneità

dell’ONU nell’adozione di misure ex cap VII. Si è preferito piuttosto ricorrere ad eccezioni

quali l’inosservanza di norme procedurali, la violazione del principio di domestic

jurisdiction.

1946- il CdS su richiesta della Polonia discusse se ricorrere o meno a misure del cap VII

allora fuori dall’ONU. Le obiezioni che paralizzarono

contro il governo spagnolo di Franco,

il CdS si basavano sul fatto che si trattasse si una questione di competenza interna, in

suscettibile di minacciare la sicurezza internazionale.

Lo stato non membro che si rifiuto di adottare misure contro uno stato che abbia

minacciato la pace non può essere accusato di complicità con l’aggressore.

La prassi conferma tale tesi. Prima dell’entrata della svizzera (2002), questa ha

collaborato con il CdS in tema di misure non implicanti l’uso della forza. Talvolta però non

ha collaborato pienamente. Nel caso delle sanzioni contro la Rhodesia del Sud ha solo

offerto di esercitare un controllo sulle importazioni al fine di evitare che la svizzera

costituisse un luogo di transito per merci destinate in altri paesi.

Altre norme della carta si occupano degli stati non membri : art 32- devono essere invitati

alle riunioni del CdS relative alle controversie di cui sono parte; possono sottoporre al CdS o

all’assmeblea qualsiasi controversia; art 50-possono adire il CdS per risolvere le difficoltà

economiche loro causate da un’azione del CdS a tutela della pace.

Anche gli stati non membri possono registrare i trattai presso il segretariato. L’art 103

sancisce la prevalenza degli obblighi derivanti dalla carta su qualsiasi altro obbligo. Lo stato

terzo non potrà quindi invocare un trattato non rispettato da uno stato membro qualora

contrasti con le norme della carta. 29

44. Il limite della competenza domestica (art 2 par. 7)

“nessun articolo del presente statuto autorizza l’ONU ad intervenire in questione

Art 2

che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno stato”.

Costituisce un limite rationae materiae all’attività dell’ONU.

L’art 2 par 7 ha come precedente l’art 15 del Patto della SdN, che stabiliva che le

disposizioni non si applicavano alle situazione riguardanti materie che secondo il diritto

internazionale appartengono alla domestic jurisdiction di uno degli stati interessati. La

differenza tra il covenant e la carta sta nella soppressione della competenza del CdS a

giudicare se una questione appartenga o meno alla competenza interna di uno stato.

A San Francisco si pervenne all’attuale formulazione dell’art 2, che parla di questione che

appartengono “essenzialmente” (e non “secondo il diritto internazionale [..]

esclusivamente”) e perché non specifica a chi speti la competenza a decidere se una

materia rientri o meno nella domestic jurisdiction.

Principali problemi di interpretazione dell’art 2 par. 7 :

45. (1). La nozione di domestic jurisdiction

La definizione della corte permanente di giustizia contenuta in un parere del 1923 è una

definizione negativa: il dominio riservato comprende quelle materie nelle quali lo stato è

libero da obblighi internazionali di qualsiasi genere.

Parere fu emanato su richiesta del consiglio della SdN in occasione di una controversia tra

francia ed Inghilterra a proposito di decreti emessi dalla Francia in tunisia ed in marocco, i

quali avevano imposto la nazionalità francese agli stranieri nati in quei territori , e quindi

anche a sudditi britannici. La tesi della francia era che il consoglio non potesse occuparsene

essendo la cittadinanza una materia di competenza interna di uno stato. L’Inghilterra

sosteneva invece che i decreti violassero impegni internazionali assunti dalla francia nei suoi

confronti. La corte ritenne che la metria della cittadinanza rientrasse nella domestic

jurisdiction, ma che in quel caso specifico si trattasse di determinare se la francia avesse

violato gli accordi conclusi con la gran Bretagna.

Dalla definizione della corte si evince il carattere relativo della competenza domestica.

Infatti la sfera della domestic jurisdiction finisce con il variare a seconda del numero dei

trattati stipulati. Occorrerà chiedersi se si tratti di una materia non regolata dal diritto

internazionale comune, e se non costituisce l’oggetto di impegni contratti da quello stato.

Qualora esista un impegno contrattuale, la materia cesserà di appartenere alla domestic

jurisdiction unicamente nei rapporti con le altre parti contraenti.

 Le materie nelle quali il diritto internazionale non impone obblighi agli stati sono quelle

riguardanti il trattamento dei propri sudditi, la propria organizzazione di governo e

l’utilizzazione dei propri territori ( elementi classici dello stato). Questa formulazione può

con alcune eccezioni essere ancora utilizzata, considerando però l’importanza che è

andata assumendo la tutela dei diritti umani.

Per quanto riguarda il diritto pattizio, la tendenza degli stati, restii a contrarre obblighi nelle

materie lasciate alla competenza interna è andata rovesciandosi, lasciando che le norme

30

pattizie si occupino un po’ di tutti i settori della vita interna statale (ex. Tutela dell’uomo,

collaborazione economica, sociale etc).

A san Francisco, il delegato americano Dulles pronunciò un discorso per commentare la

diversa formulazione del testo rispetto al covenant. Con la sostituzione dell’avverbio

“essenzialmente” all’avverbio “esclusivamente” non si intese rinnegare la vecchia nozione

giuridica di domestic jurisdiction, ma solo aggravarne la portata. Vollero sottrarre alla sfera

d’azione ONU, oltre alle materie nelle quali un paese fosse già libero da qualsiasi obbligo

internazionale, anche quelle materie nelle quali un paese risultasse già obbligato da

convenzioni ma in via eccezionale.

 La nozione di domestic jurisdiction va quindi intesa per quelle materie libere in linea di

principio da obblighi internazionali.

Vanno esclusi i tentativi di ricostruire una nozione di carattere morale ( stato deve provare

di essere libero da obblighi giuridici e di non essere obbligato da “ principi dell’etica sociale

internazionale positivamente riconosciuti” SPERDUTI). Vanno respinti anche gli sforzi

jurisdiction, che fa leva sull’interesse e

diretti a sostituire una nozione politica di domestic

non sul diritto (

Fuori dal dominio riservato sarebbero quei comportamenti che,sebbene non violino diritti

altrui, sebbene vengano tenuti all’interno di una comunità, siano idonei a “Ledere gli

stati”, e abbiano quindi una rilevante ripercussione sulk piano

interessi di altri

internazionale, ROSS). Se si sostenesse , l’art finirebbe per risultare inesistente. Infatti,

che l’ONU debba occuparsi solo di questioni con ripercussioni internazionali risulta ovvio

norme le quali fissano positivamente le competenze degli organi. E’ da escludere la

dalle

tesi che vuole che la domestic jurisdiction non costituisca un limite rationae materiae ma

comporterebbe solo il divieto per l’ONU di intromettersi nelle funzioni di governo eserciate

dagli stati, pretendendo di regolare direttamente rapporti interindividuali. Non si vede in

effetti come l’ONU potrebbe governare direttamente (anche se in alcuni casi l’ONU può

assumere l’amministrazione dei territori), ARANGIO-RUIZ

La maggior parte di queste tesi si discostano dalla nozione giuridica e tendono a svalutare

detta nozione a vantaggio delle competenze ONU, muovendosi nella direzione opposta a

quella voluta dai redattori della carta.

In realtà tutto ciò che chiede l’art 2 par 7 è che l’ONU non si occupi di situazioni

interessanti un singolo stato se non quando sussista la lesione, la minaccia di lesione di

diritti altrui.

Risulta esservi perfetta possibilità di conciliazione tra le norme sulla competenza dell’ONU

interne e l’art 2 par 7. la conciliazione consiste nel ritenere che in quelle materie

in materie

di domestic jurisdction, l’ONU possa adottare solo risoluzioni di carattere generale ed

astratto, e ad essa restano precluse le risoluzioni nei confronti di singoli stati. Molte delle

risoluzioni generali ed astratte adottate dall’ONU promuovono l’assunzione di obblighi

nuovi da parte degli stati.

Se si guarda la prassi in materia, l’ONU si è sempre dichiarata competente a discutere

 fondate sull’art 2 par 7. In particolare è avvenuto

e ha quasi sempre respinto le eccezioni

per quanto riguarda i popoli sottoposti a dominio straniero, la tutela dei diritti umani, e la

lotta contro governi oppressivi. Per ciascuno di questi settori l’ONU ha trovato appiglio in

della carta, ma ha finito per svolgersi in violazione dell’art 2 par 7. In

talune disposizioni

tema di diritti umani, non si è limitata a risoluzioni generali ed astratte ma ha manifestato la

tendenza a controllare che all’interno degli stati i diritti umani venissero rispettati. I due 31

grandi patti dell’ONU sui diritti umani del 1966 e di altre convenzioni universali promosse

dall’ONU, rientravano nella domestic jurisdiction. Anche nelle discussioni svoltesi per

condannare i governi di tipo fascista (franco) o governi affermatisi con la forza ( colpo di

stato in cecoslovacchia 1948), non vi è dubbio che abbiano interferito nel dominio

riservato.

Bulgaria, Romania, Ungheria accusate in due risoluzioni dell’assemblea di violare le norme

dei trattati da esse stipulati , che obbligava il rispetto dei diritti umani. I paesi socialisti

avevano difeso la tesi che l’esistenza di obblighi convenzionali non fosse capace di per sé di

intaccare la domestic jurisdiction in una materia di dominio riservato. Il governo polacco fu

di commettere gross vilations nel 1982, ma il delegato sosteneva l’illegalità

accusato

dell’intervento in quanto contrario all’art 2 e all’art 40 del patto dei diritti civili e politici che

prevede che l’unica forma di controllo del rispetto del patto è l’invio di rapporti periodici.

Con la caduta dei regimi socialisti dell’est europeo, il limite della domestic jurisdiction in

tema di diritti umani è venuto meno.

Anche per quanto riguarda il regime costituzionale in quei paesi dove una guerra civile ha

luogo e procedure di riconciliazione vengono promosse dall’ONU, è venuto meno il

avuto

limite della domestic jurisdiction. CdS e assemblea intervengono normalmente in queste

procedure, monitorando l’esecuzione di accordi tra le varie fazioni.

Il limite della odmestic jurisdiction resta ancora invocabil per quei settori lasciati dal diritto

internazionale al libero regolamento da parte dei singoli stati ( rapporti relativi

all’organizzazione di governo: forma di stato, di governo, organizzazione degli uffici

pubblici) e all’utilizzazione dei territori.

(2). Il significato del termine “intervenire”

46. 

Art 2 par 7 vieta di intervenire nelle questione appartenenti alla competenza interna di

uno stato.

La dottrina esclude la tesi (LAUTERPACHT) che assegna al termine intervenire lo stesso

significato che ha per il diritto internazionale classico, ovvero l’ingerenza autoritativa

attuata con l’uso della forza. Deve sostenersi che l’art 2 vieta agli organi di esercitare,

nelle questioni di domestic jurisdiction, i normali poteri che la carta riconosce loro.

L’organo deve astenersi dal prendere una qualsiasi delibera. L’organo potrà discutere per

stabilire se la questione rientri nel limite della domestic jurisdiction ma dovrà contenere il

dibattito nei limiti necessari a tale scopo. Il momento per un simile dibattito è quello che

precede l’iscrizione all’ordine del giorno. L’iscrizione non costituisce intervento ai sensi

dell’art 2 par 7 solo se essa ha luogo perché si discute o si approfondisce la discussione

natura domestica della questione medesima.

sull’effettiva

Dibattito tra stati che sostengono che una questione di domestic jurisdiction non dovrebbe

neanche essere iscritta nell’ordine del giorno e stati che sostengono che l’iscrizione non

costituisce intervento.

(3). La portata dell’eccezione prevista dall’ultima parte dell’art 2 par 7

47. 32

La parte finale dell’art 2 par 7 esclude che si possa invocare il limite della domestic

jurisdiction quando il CdS decida di far ricorso alle misure coercitive previste dal cap VII,

riferendosi non solo alle misure di carattere militare ma anche alle misure non implicanti

l’uso della forza.

Alla conferenza di San Francisco avevano proposto di sottrarre l’intero cap VII ma la

conferenza decise poi di accogliere la proposta del delegato australiano che restringeva le

eccezioni alle sole misure coercitive.

Sottratte al limite della domestic jurisdiction sono tutte le ipotesi di intervento del CdS

riconducibili sotto gli artt 41 e 42. quali misure non implicanti l’uso della forza

Art 41 il CdS può sia decidere (vincolare)

debbano essere adottate dagli stati contro un altro stato, sia raccomandare l’adozione di

siffatte misure.

se l’art 2 par.7 non lo prevede espressamente, sono sottratte al limite anche le

-Anche

risoluzioni del CdS che costituiscono il presupposto necessario o sono funzionali di un

intervento in base agli artt 41 e 42.

Legittima fu pertanto la risoluzione del CdS che costitui’ una sottocommissione con

l’incarico di raccogliere le testimonianze e i documenti sul regime fascista di franco, per

stabilire se costituisse una minaccia alla pace. La sottocommissione concluse che non

costituisse una minaccia e che si trattasse di una questione di domestic jurisdiction. Il

rapporto avrebbe quindi dovuto fermarsi, invece si sostenne il potere del CdS di

raccomandare procedimenti e metodi di sistemazione adeguati. Una raccomandazione del

genere sarebbe stata contraria ll’art 2 par 7. alla fine il CdS non prese alcuna decisione.

domestica sono anche gli inviti che ai sensi dell’art 40

-Sottratti al limite della competenza

il CdS può indirizzare alle parti coinvolte in un caso di minaccia o rottura della pace per

chiedere loro l’adozione di misure provvisorie per prevenire l’aggravarsi della crisi (ex.

“cessate il fuoco”).

E’ priva di fondamento la difesa del governo israeliano (che invocava la competenza interna

della questione) contro una risoluzione del CdS che lo invitava a sospendere una

manifestazione militare a Gerusalemme per non aggravare la situazione nella zona.

Sono invece da tenere fuori dall’eccezione prevista dall’art 2 par 7 le raccomandazioni ex

-

art 39 (aprono il cap VII) che hanno lo scopo di indicare agli stati parte di una controversia

come risolverla. l’art 2 par 7

48. (4). La competenza ad interpretare

Ciascun membro è chiamato ad interpretare la carta, al momento dell’adozione degli atti

concreti. (Rinvio al paragrafo 6). 33

IL MANTENIMENTO DELLA PACE : LE FUNZIONI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA

49. I capitoli VI e VII della Carta

Le competenze più importanti del CdS sono previste nei cap VI (artt 33 e s.s.) e VII (artt 39

e s.s.).

Il cap VI è dedicato alla soluzione pacifica delle controversie. Il cap VII riguarda

l’azione a tutela della pace, presupponendo che sia stat violata o minacciata, e abilita il

CdS a prendere tutta una serie di misure, implicanti e non implicanti l’uso della forza,

idonee a ristabilirla.

La funzione conciliativa del cap VI ha per oggetto questioni potenzialmente idonee

a turbare la pace, situazione suscettibili di mettere in pericolo la sicurezza internazionale. Il

riguarda invece crisi internazionali già in atto. Ha riguardo quindi all’esistenza di

cap VII

una violazione della pace o di un atto di aggressione.

I protagonisti dei rapporti disciplinati dal cap VI sono le parti della controversia, e il

CdS ha il ruolo di conciliatore, e quindi ha solo funzioni di stimolo nei confronti degli stati

affinché sia risolta. Ma la soluzione resta una questione dipendente dalla volontà e

dall’accordo degli stati (art 33).Nelle fattispecie previste nel cap VII, il ruolo predominante

spetta al CdS, e gli interventi sono diretti contro gli stati, e vi è l’obbligo degli altri paesi di

collaborare per rendere efficaci le misure.

La diversa gravità della situazione da fronteggiare e il diverso ruolo del CdS si

riflettono negli strumenti adottati. L’atto tipico attraverso il quale si esplica la funzione

conciliativa del cap VI è infatti la raccomandazione che è priva di forza vincolante. Il cap

VII invece è caratterizzato dal potere del CdS di emanare decisioni che vincolano gli stati,

e dal potere di prendere risoluzioni di carattere operativo, che deliberano di intraprendere

determinate azioni.

La funzione conciliativa ex cap VI del CdS è sottoposta al limite del domestic

jurisdixtion, eccezione improponibile quando il CdS agisce in base al cap VII.

Solo di fronte ad un progetto di delibera riportabile al cap VI sussiste l’obbligo per lo stato

membro del CdS coinvolto di astenersi dal voto.

 Queste differenze valgono in linea di massima in quanto risulta difficile tracciare una

linea distintiva netta. L’esatta collocazione di una risoluzione nel cap VI o nel cap VII non

di un’attenta interpretazione.

può che essere frutto

Può accadere che una risoluzione non contenga gli articoli della carta in base ai quali

vengono adottate. Può accadere inoltre che la motivazione dell’atto si ricolleghi ad un

(ex. CdS dispone misure non implicanti l’uso

capitolo e il dispositivo si inquadri in un altro

della forza ex art 41, ma eviti di dichiarare l’esistenza di una minaccia o violazione della

pace, e qualifichi la situazione con termini riportabili piuttosto al cap VI). Nel collocare

l’atto, riteniamo che la preferenza debba essere data al dispositivo.

50. Il potere di attivare il Consiglio

Art 35 attribuisce agli stati il potere di adire al CdS, per sottoporgli una qualsiasi

controversia oppure una situazione suscettibile di portare ad un attrito internazionale.

Anche gli stati non membri possono adire al CdS ma con alcune limitazioni. 34

Non è necessario approfondire la differenza tra questioni sottoponibili al CdS da stati

membri e da stati non membri. E’ difficile che uno stato non membro interessato ad una

questione non riesca comunque a farla portare in CdS da uno stato membro ad esso

politicamente vicino.

Sussiste l’obbligo di adire al CdS in base all’art 37, per le parti che non siano riuscite a

risolverla direttamente tra loro con mezzi pacifici.

L’attività può essere provocata dall’assemblea e dal segretario generale.

L’assemblea può richiamare l’attenzione del Cds sulle situazioni suscettibili di

Art 11

mettere in pericolo la pace.

Art 99 Il segretario può investirlo di qualunque questione che a uo avviso possa

minacciare il mantenimento della pace.

Entrambi possono quindi rivolgersi al Cds sia quando una questione necessiti di azioni del

cap VII, sia per sollecitare la funzione conciliativa ex cap VI.

♣ Esempi dell’iniziativa del segretario : crisi congolese 1960; crisi cipriota 1947; crisi

conseguente alla detenzione degli ostaggi nell’ambasciata USA a Teheran.

l’assemblea dopo aver discusso una questione relativa al mantenimento della pace

Art 11

può indirizzare raccomandazioni al CdS sulla questione medesima. Il par 2 prevede che

l’assemblea sia obbligata a deferire al CdS qualsiasi questione “per cui si renda necessaria

un’azione”, sancendo l’incompetenza dell’assemblea ad esercitare funzioni del tipo di quelle

previste dal cap VII. 

Art 3 reg.to interno del CdS obbliga il presidente di turno di convocare il CdS ogni

qualvolta ne sia richiesto ai sensi degli artt 35, 11 e 99.

Una volta riunito, il CdS dovrà accertare se sussistano i presupposti per l’esercizio delle

sue funzioni e nel caso di accertamenti negativi, non includerà nella propria agenda la

questione. Il presidente è autorizzato a condurre un’indagine per escludere i casi di

manifesta improponibilità ( ex. Casi già respinti).

considera a parte l’ipotesi in cui una riunione sia

Art 2 reg.to interno CdS sollecitata da

uno stato membro dell’organo. Infatti la richiesta di uno stato membro del CdS toglie al

presidente il potere di indagine ed egli è in ogni caso obbligato a convocare.

Per l’esame della questione Dominicana, le consultazioni preliminari condotte dal presidente

deposero per l’inuitlità della convocazione. Dopo l’insistenza dell’URSS; membro del CdS,

fu obbligato a convocare.

L’inchiesta

51.

Art 34 il CdS può fare indagini su qualsiasi controversia o situazione che possa portare

ad un attrito internazionale 35

Anche se contenuto nel cap VI, l’inchiesta può costituire la premessa per l’esercizio di una

delle qualsiasi competenze del CdS in tema di mantenimento della pace, anche quelle

previste dal cap VII. L’art 34 comporta la libertà del CdS sia di deliberare semplicemente

un’inchiesta sia invece di vincolarla ad una funzione determinata.

Delibere generiche : 1946- inchiesta riguardante incidente alle frontiere greche durante la

guerra civile, istituita la fine di accertare i fatti relativi alla violazione di frontiera tra grecia

da una parte e albania, bulgaria e jugoslavia dall’altra.

Cinque membri furono incaricati di raccogliere documenti per stabilire se l’esistenza

1946-

del regime fascista in spagna potesse condurre ad un disaccordo tra stati e minacciare la

pace.

Inchieste preordinate a fini specifici : comitato di cinque membri del CdS con l’incarico di

assistere il mediatore dell’ONU in Palestina e, nel caso di violazione della tregua tra arabi e

israeliani, di studiare le msure appropriate da prendere in base al cap VII.

Le delibere che danno vita ad un inchiesta, potendo portare all’adozione anche di misure

coercitive, sono sottratte al limite della domestic jurisdiction. Per l’eventualità che il CdS si

limiti in seguito all’inchiesta all’esercizio delle funzione conciliativa ex cap VI, le delibere

generiche rientrano sempre sotto la regola dell’art 27, che prevede che uno stato parte di

una controversia debba astenersi dal voto. Se invece l’inchiesta è preordinata, la delibera

seguirà per quanto riguarda la regola dell’art 27 il regime della funzione alla quale è

preordinata.

Il CdS può condurre l’inchiesta direttamente,creando un organo ad hoc oppure incaricando

il segretario generale.

Il potere d’inchiesta può esplicarsi anche in ordine a situazioni sulle quali in CdS sia già

intervenuto ma delle quali intende seguire gli sviluppi. E’ riportabile all’art 34 l’istituzione di

organi sussidiari per sorvegliare il rispetto di tregue e armistizi relative sia a guerre

che guerre interne. Anche l’istituzione di commissioni di buoni uffici,

internazionali

mediazione etc , cui il CdS assegni funzioni conciliative, è riportabile all’art 34. La

creazione di gruppi di osservatori militari va tenuta distinta dalla creazione di forze armate

ONU. Commissioni di tre stati membri ONU con compiti di inchiesta e mediazione nella questione

indo-pakistana ; osservatori militari in Palestina ; sorveglianza della tregua in Palestina;

costituzione dell’UNIMOG, gruppo di osservatori militari per il controllo del cessate il

fuoco tra Iran ed Iraq ; UNIKOM, per il rispetto di una zona smilitarizzata tra Iraq e Kuwait

dopo la guerra del golfo.

Problema in dottrina riguardo all’inchiesta. Parte della dottrina ritiene che essendo inserita

nel cap VI, il CdS dispone solo del potere di raccomandazione. Parte sostiene che

un’inchiesta non può che essere decisa e non raccomandata. In realtà, noi riteniamo che

non sia né una raccomandazione né una decisione, ma che si tratti di una risoluzione

operativa, con la quale il CdS non pone regole di condotta ma agisce. Per quanto riguarda

il problema dell’esistenza dell’obbligo, la riposta è negativa. Tuttavia l’art 2 impone

l’obbligo di collaborazione ed assistenza nelle azioni intraprese dall’ONU, e lo stato quindi

che chiuda le frontiere deve almeno fornire un’adeguata motivazione.

Non è possibile condannare il rifiuto di albania bulgaria e jugoslavia, né il rifiuto di Israele

nel 1968 all’ingresso di un rappresentante del segretario generale incaricato di indagare. 36

Ovviamente il rifiuto di uno stato può essere considerato come una minaccia alla pace e il

CdS può prendere le misure coercitive previste dal cap VII.

Cds chiedeva apertura del territorio al governo iracheno agli ispettori dell’ONU incaricati di

investigare sulla presenza di armi di distruzione di massa. Il governo è stato minacciato di

formare oggetto di serie conseguenze in caso di rifiuto o incompleta cooperazione con gli

ispettori.

52. La funzione conciliativa prevista dal cap VI .

A). Presupposti oggettivi.

La distinzione tra controversia e situazione è difficile. La situazione è caratterizzata dalla

presenza da un lato della pretesa di uno o più stati che latri tenga un certo contegno,

dall’altro il rifiuto di tenere il contegno preteso. Pretesa e rifiuto sono gli elementi classici

della controversia e il fatto che il CdS spesso parli di situazioni anche quando

sottopongono loro controversie, il fatto che il CdS non si sia mai occupato della

distinzione, il fatto che la definizione sia cosi’ ampia da poter includere qualsiasi questione,

risultano elementi a favore della teoria che una distinzione non esista.

La distinzione è priva di utilità pratica, anche se alcuni articoli sembrano presupporla ( ex.

Art 27-astensione dello stato parte di una controversia; art 32- diritto di partecipare alle

Finiscono con l’essere indipendenti poi

riunioni per uno stato parte di una controversia

nella sfera d’applicazione dalla nozione di controversia [vd par 22 e 29] ).

La funzione conciliativa è limitata alle controversie e situazioni suscettibili di mettere in

pericolo la sicurezza internazionale. Il CdS gode di ampia discrezionalità nel decidere se

una questione possa mettere in pericolo la pace. L’unico limite è che una divergenza tra

stati sussista. il comportamento del CdS che decise di mantenere nell’ordine del giorno la

Illegittimo

discussione relativa alla controversia tra URSS e Iran , nonostante queste avessero

dichiarato di averla risolta mediante accordo.

In realtà l’art 38 prevede che il CdS possa fare raccomandazioni per la risoluzione di una

controversia, e quindi la funzione conciliativa può avere come oggetto anche una

controversia non pericolosa per la pace.

B). L’indicazione agli stati di “procedimenti e metodi di sistemazione” delle

53. divergenze pericolose per la pace.

Art 33 obbligo a carico degli stati di ricercare la risoluzione di una controversia con

mezzi pacifici ( negoziati, mediazione, arbitrato, conciliazione etc). E’ un invito generico da

parte del CdS.

Art 36 da la facoltà al CdS di sollecitare le parti di una controversia affinché ricorrano a

tali mezzi. A differenza dell’art 33, questo prevede che l’organo indichi quale specifico

mezzo tra quelli elencati nell’art 33 sia appropriato in ordine ad una questione.

 in entrambi, il CdS può servirsi solo di raccomandazioni 37

Art 36 autorizza il CdS ad intervenire in qualsiasi fase di una controversia o situazione

pericolosa e legittima interventi di vario tipo. Il più semplice consiste nell’indicazione del

o metodo da seguire, e quindi nell’invito agli stati di ricorrere alla

procedimento

mediazione, a negoziare etc.

URSS e Iran avevano intrapreso dei negoziati e con una risoluzione il CdS invitavano a

proseguirli e ad informare il CdS circa i progressi.

secondo tipo di intervento consiste non nell’invito a ricorrere ad un metodo, ma nella

Il

predisposizione di un procedimento o metodo. Si giustifica cosi’ la creazione di organi

sussidiari dai quali gli stati possono farsi assistere nella sistemazione della controversia

(commissioni di buoni uffici, di mediazione, di conciliazione etc).

Creazione di una commissione per investigare ed esercitare ogni azione mediatrice

necessaria per eliminare la difficoltà tra india e pakistan.

riportabile all’art 36 qualsiasi raccomandazione

A parte i casi tipici è in definitiva

comunque intesa a facilitare l’accordo tra stati interessati ad una questione. Il CdS tuttavia

non può entrare in merito in una questione, esprimendo condanne, in base all’art 36. il

soluzione nel merito è previsto dall’art 37, ma dovrebbe essere

potere di raccomandare

esercitato solo in presenza di rigidi presupposti. Tali presupposti sono stati eliminati per

consuetudine e quindi il CdS è del tutto libero.

C) L’indicazione di “termini di regolamento”

54. 

Art 37 Raccomandare termini di regolamento significa suggerire agli stati come

risolvere nel merito una questione. L’art 37 subordina la competenza ad entrare nel merito

ad una serie di presupposti: esistenza di una controversia pericolosa, il ricorso al CdS , e

l’impossibilità degli stati di risolverla con i mezzi indicati dall’art 33.

Durante la conferenza di San Francisco fu ammessa la possibilità di ricorso unilaterale.

Inoltre non è necessario che tutti i mezzi dell’art 33 siano stati provati, ma è sufficiente che

un’intesa non sia prevedibile.

La prassi è orientata verso un’ampia libertà dell’organo,e quindi il CdS è entrato nel

merito delle questioni senza incontrare opposizione di natura procedurale da parte di altri

stati. delibere prese senza che sussistessero i presupposti dell’art 37 riguardano

Esempi di

soprattutto la questione medio orientale. Le risoluzione in questione erano relative

all’obbligo di cessazione di deportazione per Israele di civili palestinesi, all’applicazione del

piano si spartizione della Palestina predisposto dall’assemblea, alla sistemazione delle

controversie territoriali tra india e pakistan, e molte altre.

l’azione a tutela della pace in base al cap VII-

55. considerazioni introduttive.

Nel cap VII sono disciplinate le competenze più importanti del CdS, quelle che

costituiscono la base per l’adozione di misure sanzionatorie nei confronti di paesi che

abbiano turbato la pace e per l’istituzione di forze armate al servizio dell’ONU. L’insieme 38

delle competenza attribuite al CdS in base al cap VII è denominato sistema di sicurezza

collettivo. Un’importante caratteristica è costituita dalla crescente adozione di misure che

apparentemente non trovano fondamento nel cap VII, ma il CdS adotta dichiarando di

agire ex cap VII. In questo caso è necessario accertare se la misura possa essere

ricollegata a una delle norme del cap VII, sia pure mediante interpretazione estensiva , o

accertare se essa abbia dato luogo a norme consuetudinarie.

55 bis. L’accertamento di una minaccia alla pace, di una rottura della pace o di un

atto di aggressione.

Nel determinare se esista una minaccia, una violazione o un atto di aggressione, il CdS

gode di ampia discrezionalità. Per tutta la materia resta improponibile l’eccezione di

jurisdiction, non solo perché l’art 2 lo esclude espressamente per le delibere

domestic

relative a misure coercitive, ma che per le altre delibere riportabili al cap VII, il limite della

domestic jurisdiction è caduto nella prassi ( situazioni interne a tutela dei diritti umani).

Vi sono stati tentativi a San Francisco di inserire nella carta maggiori ragguagli in ordine

ai presupposti di applicabilità del cap VII, per limitare la discrezionalità del CdS, ma si fini’

con il preferire la formula dell’art 39. La discrezionalità del CdS è rimasta integra anche

dopo l’adozione da parte dell’assemblea della definizione di aggressione ( invasione,

occupazione militare, blocco di coste, di porti, messa a disposizione di territori per attacchi

ovvero la c.d. aggressione armata indiretta etc). la stessa dichiarazione però stabilisce che

il CdS possa considerare aggressione anche atti non elencati. Esistono dei limiti ricavabili

dal sistema alla discrezionalità del CdS. In proposito occorre distinguere tra:

all’esame del CdS caratterizzate dall’uso della forza

 situazione portate

bellica.

L’unico limite è costituito dalla legittima difesa individuale e collettiva ex art 51.

In questo caso il CdS non può intervenire contro uno stato che si difende.

Parte della dottrina ritiene che sia da includersi anche la legittima difesa

preventiva , cosi’ come la tesi secondo cui si potrebbe ricorrere alla forza anche

contro gravi violazioni di diritti dell’uomo. Tesi sostenuta da USA e non da stati

deboli. di equivoci l’uso della forza per legittima

Art 51 circoscrive senza possibilità

difesa nel caso specifico di risposta ad un attacco armato. La prassi dell’ONU

non ha mai avvallato una nozione di legittima difesa diversa da quella ex art 51.

La dottrina della legittima difesa preventiva è contenuta nel documento

americano (c.d. dottrina Bush) elaborato dopo 11/9. La minaccia imminente

derivante dall’uso di armidi distruzione di massa è stato invocato dagli

USA e da UK per giustificare la guerra in Iraq del 2003.

 Comportamenti che non comportano violenza di tipo bellico ( ex. Violazione

diritti umani)

L’ipotesi in cui una situazione non sia caratterizzata da operazioni militari

incontra un solo limite, data la vaga ed elastica nozione di minaccia alla pace. Il

comportamento di uno stato non potrà essere condannato dal CdS e quindi

assoggettato a misure coercitive qualora la condanna non corrisponda 39

all’opinione della gran parte degli stati, poiché il CdS agisce in nome di tutti i

membri dell’ONU.

Risoluzioni contro l’Iraq- delibera imponeva l’obbbligo di risarcire i danni derivanti

dall’occupazione illecita del Kuwait. La mancata accettazione da parte dell’Iraq avrebbe

comportato il mantenimento delle misure di embargo sulle esportazioni irachene. Questa

parte della risoluzione, che prevedeva anche l’istituzione di una commissione incaricata di

il fondo per l’indennizzo, è contestabile. L’unica interpretazione possibile è che il

gestire

mancato pagamento potesse considerarsi come una minaccia alla pace.

Risoluzione contro la libia- imponeva il blocco a tutti gli stati sulle forniture di aerei e di

armi a questo paese. La risoluzione era fondata sulla richiesta di USA, UK e Francia di due

cittadini accusati di aver partecipato agli attentati terroristici contro loro aerei, e sul fatto che

la libia fornisse assistenza a terroristi. C’è da chiedersi se la mancata estradizione di due

criminali potesse essere considerata come minaccia alla pace. Sanzioni vennero sospese nel

1991 e i criminali trasferiti in olanda.

Il potere del CdS non incontra altri limiti. Si discute se sia tenuto al rispetto diritto

internazionale generale, in particolare le norme di jus cogens. A nostro avviso no. L’art 1

prescrive il rispetto del diritto internazionale generale nel solo caso di esercizio della

funzione conciliativa. previste dall’art 39.

56. le misure previste dalla carta A). Le raccomandazione

Art 39 di fronte ad una minaccia o violazione della pace il CdS può sia deliberare le

misure coercitive di cui gli artt 41 e 42, sia fare raccomandazioni. La funzione conciliativa

ex cap VII però è diversa da quella ex cap VI da punto di vista procedurale: solo quella ex

cap VI sussiste l’obbligo di astensione dal voto per il membro del CdS direttamente

interessato.

Per determinare se una risoluzione che raccomandi termini di regolamento sia riportabile

al cap VI o cap VII è necessario guardare la parte dispositiva ( principio per cui gli atti del

CdS vanno identificati in base alla parte dispositiva).

Rientrano nell’art 39 e quindi nel cap VII quelle risoluzioni che adottano

contemporaneamente anche altre misure previste dal cap VII, e quelle che dichiarino di

trovarsi di fronte ad una violazione della pace (si guarda alla motivazione) , e quelle

risoluzioni che si riferiscono ad una crisi provocata dall’uso della forza.

Per le raccomandazioni ex art 39 vale , come per il cap VI, il limite della domestic

jurisdiction, anche se il limite ha subito un erosione nella prassi, erosione che is manifesta

particolarmente con riguardo alle guerre civili. In questi casi infatti il CdS interviene

promuovendo accordi tra le fazioni che hanno provocato il conflitto, e designano il futuro

assetto costituzionale. L’intervento consiste nell’assistenza alle autorità locali al fine di

stabilire istituzioni democratiche, nell’organizzazione e monitoraggio delle elezioni etc.

- risoluzioni che si riferiscono a chiare violazioni della pace : contro Israele con le quali il

CdS la invitava a fornire una riparazione al libano in seguito all’attacco all’aereoporto di

Beirut e alla distruzioni di aerei civili. misura : cessate il fuoco (ex art 40) rivolto

-raccomandazioni ex art 39 combinate ad un’altra

a Israele e stati arabi.

- indicazioni di termini di regolamento in situazioni post-conflittuali: Sierra leone 1999,

Congo 2000, Mozambico 1993. 40

57. B) Le misure provvisorie (art 40)

si ricollega sia allo scopo, ovvero di prevenire l’aggravarsi di una

La provvisorietà

situazione, sia ai limiti posti al loro contenuto, non dovendo esse pregiudicare le pretese e

le posizioni delle parti interessate.

Le misure provvisorie sono concepite come misure di urgenza e preliminari rispetto a

qualunque altra misure del cap VII, ed è infatti previsto dall’art 40 che il CdS vi ricorra

prima di fare le raccomandazioni o decidere sulle misure ex art 39. E’ tuttavia da escludere

che il CdS sia vincolato cronologicamente.

Le misure provvisorio non sono atti vincolanti per i destinatari, e i tentativi di rendere

vincolanti questi inviti non hanno avuto successo. L’art 40 sancisce che il CdS tiene conto

della mancata esecuzione di tali misure provvisorie, ma ciò non permette di ricavare una

regola non scritta nel senso dell’obbligatorietà (il CdS può tenere conto di qualsiasi

comportamento).

Esempio tipico di misura provvisoria è il cessate il fuoco. Inquadramento del cessate il

fuoco talune volte nel cap VI è stato dettato solo da motivi politici e quindi non risulta da

una corretta interpretazione della carta.

Ex. Cessate il fuoco nella guerra di indipendenza indonesiana, nel conflitto arabo-israeliano,

medio oriente, Guatemala, cessazione violenze tra palestinesi e israeliani.

La distinzione tra l’invito ad applicare una misura provvisoria o una raccomandazione circa

termini di regolamento (ex art 39 o 37) non è sempre agevole, potendo la prima consistere

L’inquadramento

in un regolamento parziale della questione che ha scatenato la crisi.

nell’art 40 dovrà preferirsi qualora nella risoluzione si riveli il fine di non aggravare la

situazione.

Risoluzioni indicanti misure provvisorie: quelle che propugnano la liberazone di progiomieri

politici (Indonesia 1948), quelle che invitano gli stati estranei a non appoggiare le parti in

lotta (medio oriente 1948), quelle che richiedono ad uno stato di ritirare le truooe su

determinate posizioni ( Iraq 1990).

Talvolta il CdS si è limitato ad un appello generico di non aggravare la situazione ( conflitto

indo-pakistano).

Risoluzione che chiedeva ad Israele di non aggravare la situazione con la giordania e di non

procedere con la parata militare a gerusalemme. E’ da respingere la motivazione avanzata

come giustificazione per la mancata esecuzione in quanto le misure ex art 40 sono sottratte

al limite della domestic jurisdiction.

C) Le misure non implicanti l’uso della forza (art 41).

58.

Tali misure hanno carattere sanzionatorio e vengono comminate contro uno stato che turbi

la pace. Ad adottarle sono gli stati membri ONU su richiesta del CdS. L’art 41

o minacci

parla di interruzione totale o parziale dei rapporti economici e delle comunicazioni (aeree,

marittime , postali etc). l’elencazione è però solo esemplificativa e non tassativa, potendo il

CdS decretare una qualsiasi altra misura che non comporti l’impiego delle forze armate.

Anche queste misure sono sottratte al limite della domestic jurisdiction. 41

Le misure ex art 41 sono vincolanti per gli stati membri, salva la possibilità di segnalare

particolari difficoltà economiche, come sancito dall’art 50.

Istituzione di tribunali internazionali quali quelli per i crimini commessi in Ruanda e quelli

per la ex jugoslavia.

Durante la guerra fredda, vi sono stati solo due casi di decisioni vincolanti ex art 41: la

risoluzione contro la rodesia del sud ( per portare all’isolamento totale del governo

dell’epoca)e quella contro il sud africa ( si limitava ad imporre l’embargo a qualsiasi

fornitura di armi al governo). Dopo la fine della guerra fredda le risoluzioni del CdS

riportabili all’art 41 si sono moltiplicate, liberato dai veti incrociati di USA e URSS.

Examples

Crisi del golfo 1990= ha portata in seguito all’adozione di misure implicanti l’uso della forza. La

fu quella adottata contro l’Iraq dopo l’aggresisone al Kuwait che

risoluzione più importante

obbligava gli stati a rompere ogni relazione economica, ponendo l’embargo su imp ed exp. Le altre

sanzioni sono state abolite. jugoslavia, ed in seguito l’embargo sulle

Crisi jugoslava 1991= embargo sulle armi destinate alla

importazioni ed esportazioni, il blocco delle operazioni finanziarie, divieto di decollo, atterraggio,

sorvolo diretti verso territorio serbo-montenegrino. Le sanzioni ebbero fine nel 1996

CdS non riusci’ ad adottare alcuna decisione se non l’embargo sulle vendita

Crisi in Kosovo 1998=

e fornitura di amri.

Crisi Somala 1992 = divieto di esportazione di armi verso la somalia. La maggiorparte delle misure

adottato implicavano l’uso della forza

Di solito il CdS quando decreta sanzioni ex art 41, istituisce un comitato che controlli

l’esecuzione delle sanzioni. Tuttavia tale controllo non è difficile da aggirare, svolgendosi

soprattutto attraverso rapporti inviati dagli stati stessi.

Il monitoraggio dell’applicazione delle sanzioni è necessario anche per verificare che

sofferenze inutili non siano inflitte alla popolazione dello stato colpito o di altri stati.

Durante la guerra del golfo, il CdS ha autorizzato deroghe all’obbligo degli stati di

 sanzionatorie (risoluzione che prevedeva che d’intesa con la croce rossa

applicare misure

potessero essere fornite all’Iraq derrate alimentari). E’ evidente una tendenza del CdS a

rispettar eil diritto internazionale generale, almeno per quanto riguarda i diritti dell’uomo e

le sanzioni economiche. Uno stato la cui economia sia legata ad uno stato oggetto delle

misure può risultare danneggiato e per questo l’art 50 prevede la possibilità che questo si

consulti con il CdS per stabilire le misure appropriate.

il CdS può limitarsi a raccomandare misure non implicanti l’uso della

A parte le decisioni,

forza. L’art 41 ammette implicitamente che il CdS attenui la portata della risoluzione

attribuendole mera natura di raccomandazione. Pe determinare se si è in presenza di una

decisione o di una raccomandazione ex art 41 occorrerà avere riguardo della volontà del

CdS quale risulta dal testo della risoluzione, dalle discussioni, o dalle dichiarazioni di voto.

Di raccomandazioni ex art 41 vi sono molti esempi nel periodo della guerra fredda, a

causa dell’incapacità del CdS all’epoca di prendere decisioni. 42

Risoluzioni contro il Portogallo per la sua politica colonialista e contro il sud africa per la

sua politica di apartheid, vietanti la vendita di armi ai due paesi. La natura di

si ricavava dalla formulazione, e dall’utilizzo di termini più attenuati come

raccomandazione

“turbamento della pace”. Il fatto che alcuni stati dichiarassero che tali misure non

rientravano in quelle dell’art 40 e del cap VII aveva lo scopo di ribadire il carattere non

vincolante.

L’elenco delle misure non implicanti l’uso della forza non è tassativo. Misura atipica può

essere dedotta dal genere di risoluzione cui ricorre spesso il CdS che consiste nel

adottati da Israele quali l’espropriazione di

dichiarare invalidi certi atti statali interni ( atti

terre etc). L’invalidità però non opera in nessun modo all’interno degli ordinamenti degli

stati ma risulta essere un invito per gli stati a disconoscere gli atti e di non applicarli

qualora vengano in qualsiasi modo in rilievo innanzi ai loro organi. Anche per le misure

atipiche occorrerà stabilire caso per caso se il CdS ha inteso farne oggetto di decisioni

vincolanti o di raccomandazioni.

Come misura atipica è considerata anche la creazione di tribunali per i crimini contro la

pace e la sicurezza commessi in ruanda e nell’ex jugoslavia.

D). le misure implicanti l’uso della forza (artt 42 e s.s.). Le “peacekeeping

59. operations”.

Artt 42 e s.s. si occupa dell’ipotesi che il CdS decida di impiegare la forza contro uno stato

colpevole di aggressione o di violazione o minaccia della pace, o di impiegarla all’intero di

uno stato (ex. Intervenendo in una guerra civile).

interno di una situazione non è di ostacolo all’azione del CdS essendo le

Il carattere

misure del cap VII sottratte al limite della competenza domestica.

Il ricorso a misure violente da parte del CdS è concepito come un’azione di polizia

internazionale. La risoluzione con la quale decide di agire è una delibera operativa,

attraverso la quale l’ONU non ordina ma agisce. L’azione consiste nell’utilizzazione di

contingenti nazionali ma sotto il comando del CdS, al fine di garantire l’imparzialità e di

limitare l’intervento alle azioni strettamente indispensabili.

l’obbligo per gli stati membri di stipulare con il CdS accordi intesi a

Artt 43, 44 e 45

stabilire il numero, il grado di preparazione e la dislocazione delle forze armate. I

contingenti devono fare capo ad un Comitato di stato maggiore, composto dai capi di stato

maggiore dei cinque membri permanenti dell’ONU e posto sotto l’autorità del CdS.

Gli artt 43 e s.s. non hanno mai ricevuto applicazione. Nel rapporto presentato dal

segretario generale, denominato agenda per la pace, si prevede che gli accordi di cui

all’art 43 possano essere in futuro conclusi.

Il CdS è di solito intervenuto in crisi internazionali in due modi:

-creando le forze delle nazioni unite (c.d. caschi blu), incaricate di operare per il

mantenimento della pace (peace keeping operations)

ha autorizzato l’uso della forza da parte dei singoli stati, sia singolarmente che

-

nell’ambito di organizzazioni regionali.

Peace keeping operations 43

Tra le principali forze con compiti di mantenimento della pace ci sono:

ONUC ( congo 1960, per aiutarlo ad uscire dalla guerra civile); UNEF II ( 1973 come forza

cuscinetto tra egitto ed Israele); UNFICYP ( 1964 Cipro) ; UNDOF ( 1974 dislocata tra

Siria ed Israele); UNIFIL ( 1978 operante nel Libano meridionale); UNOMSIL ( ISerra

Leone 1998); UNMIL (Liberia 2003) .

A parte il caso del congo, il CdS ha sempre limitato nel tempo il mandato delle forze da esso

istituite.

La caratteristica principale delle peace keeping operations è costituita dalla delega del

CdS al segretario generale per il reperimento ed il comando delle forze armate.

Le Forze delle Nazioni Unite non sono destinate ad usare la forza. Svolgono funzioni di

peace keeping e non peace enforcement. Non usano armi se non per legittima difesa e

operano come un cuscinetto all’assistenza del governo locale per ristabilire le normali

condizioni di vita politica ed istituzionale dopo una guerra civile.

E’ talvolta successo che alcune aventi compiti di peace keeping nel corso di un conflitto

siano state trasformate in forze di peace enforcement (ex. Congo, ex jugoslavia, somalia).

Congo 1960 = CdS autorizzò il segretario generale a fornire al governo congolese

l’assistenza necessaria a mantenere l’ordine interno, e successivamente autorizzò il ricorso

alle armi per impedire la guerra civile. L’ONUC condusse una vera e propria guerra di

liberazione.

Jugoslavia 1992 = in relazione agli sviluppi della crisi, con successive risoluzioni, il CdS

invitò il segretario a dotare le forze di armamenti appropriati alla sua difesa e affidò alla

forze il compito di proteggere alcune città. L’UNPROFOR non compi’ vere e proprie azioni

belliche ma non può neanche essere considerata un mero strumento di misure pacifiche.

Somalia 1992 = UNOSOM fu costituita con il compito di appoggiare gli sforzi del segretario

diretti a facilitare il cessate il fuoco ma successivamente assunse la funzione di estendere,

sicurezza nell’intera somalia. Divenne cosi’ UNOSOM II e con

consolidare e mantenere la

una risoluzione adottata in seguito ad un attacco somalo contro un gruppo di casci blu

pakistani, gli venne affidato il compito di prendere ogni misura necessaria contro i

responsabili degli attacchi armati.

Con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza del 2000 si sancisce l’obbligo dei cashi blu

di osservare le norme e i principi di diritto internazionale ed umanitario. Inoltre

nell’annesso si raccomanda che le forze di peace keeping dovrebbero essere rese

operative entro 30 gg o nei casi complessi 90 gg dalla data della risoluzione.

Parte della dottrina tenta di riportare le peace keeping operations sotto altre norme della

carta estranee al cap VII, soprattutto sotto le norme sulla funzione conciliativa del cap VI,

oppure si parla di formazione di regole non scritte. C’è anche chi ritiene che ricadano a

metà strada tra cap VI e cap VII.

Conclusion La prima è assurda, se si considera inoltre che la funzione conciliativa

spetta anche all’assemblea. La seconda appare essere la più convincente ed è quella

sostenuta nell’agenda per la pace del segretario Ghali che definisce le forze di peace

keeping come “un’invenzione” delle NU. E’ importante considerare che le peace keeping

operations hanno costi elevatissimi e sarebbero difficile ritenere che sussista un obbligo di

contribuzione alle spese per operazioni non riportabili ad una norma precisa della carta. 44

60. Le misure non previste dalla carta.

L’autorizzazione all’uso della forza da parte degli stati membri

L’impego delle forze è risultato sempre più impraticabile, e per questo l’ONU ha preferito

autorizzare l’impiego diretto di contingenti militari da parte di stati membri.

Diverse volte il CdS ha autorizzato, raccomandato o delegato l’uso della forza ,contro uno

stato o all’interno di uno stato.

Solo in due casi si è trattato di autorizzazioni a condurre vere e proprie guerre per

respingere aggressioni esterne:

 Corea 1950 = stati membri furono invitati ad aiutare la corea del sud a difendersi

dall’attacco della corea del nord.

 Guerra del Golfo 1991 = stati membri furono autorizzati dal CdS ad aiutare il

governo Kuwaitiano a riconquistare il territorio del Kuwait occupato dall’Iraq.

In altri casi gli stati sono stati autorizzati ad usare la forza in crisi interne:

INTERFET 1999= forza multinazionale capeggiata dall’australia incaricata di

 ristabilire la sicurezza in timor est. L’azione della forza ebbe successo e durò fino

alla sostituzione con UNTAET (amministrazione temporanea in timor est).

 Iraq 2003= situazione tragica a causa della non autorizzata guerra condotta dagli

USA. Il CdS autorizza con una risoluzione una forza multinazionale (forza già

occupava il territorio) di prendere tutte le misure necessarie per contribuire al

mantenimento della sicurezza e stabilità in Iraq, e chiede agli stati membri di

prestare assistenza.

Ex. Di autorizzazioni per crisi interne:

Jugoslavia 1993 = CdS autorizza gli sttai membri ad impiegare le proprie forze aeree,

istituita l’IFOR.

anche individualmente, e fu

Somalia 1992= autorizzazione agli stati a cooperare per eseguire l’offerta di un

membro ONU (USA) ad usare tutti i mezzi necessari al fine di stabilire un ambiente

sicuro per le operazioni di soccorso umanitario

Ruanda 1994 = intervento francese

Haiti 1994 = intervento USA a capo di una forza multinazionale

Misure di minore entità, sempre qualificabili come implicanti l’uso della forza, sono state

poi autorizzate e raccomandate ai singoli stati, contemporaneamente a misure non

l’uso della forze e /o operazioni di peace keeping. Tra queste, l’autorizzazione

implicanti

ad operare blocchi navali, impedire il commercio anche con la forza da parte di navi di

qualsiasi nazionalità (deroga al principio di diritto internazionale secondo cui ogni nave è

sottoposta alla giurisdizione dello stato di bandiera).

Rodesia del Sud 1966 = interdizione per la vendita di petrolio rafforzata da gran Bretagna

che fu invitata ad impedire con qualsiasi mezzo l’arrivo in Mozambico di petrolio destinato

alla Rodesia.

Crisi del golfo 1991= risoluzione con domanda agli stati di impedire che qualsiasi nave

proveniente o diretta verso l’iraq e il Kuwait occupato trasportasse merci in violaizone

dell’embargo.

Si discute in dottrina circa la legittimità delle delega agli stati. Se si interpreta in maniera

letterale l’art 24 che sancisce che “i membri conferiscono al CdS la responsabilità

principale in tema di mantenimento della pace”, allora, dato il principio delegatus non 45

al CdS con l’art 24 e questo

potest delegare, allora gli stati non possono delegare

ridelegare a loro. Questa interpretazione non sembra condivisibile, in quanto se si

interpretasse l’art 24 come una delega, allora gli stati potrebbero revocarla in qualsiasi

momento. L’art 24 serve solo a ribadire il monopolio del CdS per l’uso della forza.

La carta non consente la delega all’uso della forza, ma con la constatata inefficienza del

sistema di sicurezza collettivo, si è fatta strada la prassi della delega agli stati. Il CdS

tende ad assumere sempre più funzioni direttive che funzioni operative.

La delega agli stati deve essere formulata in maniera espressa, ed è quindi da escludere

che si possa interpretare una risoluzione come una delega implicita.

 Iraq= la risoluzione che aveva autorizzato gli ispettori ad investigare circa le armi di

distruzione di massa, aveva minacciato il governo per le continue violazioni degli

obblighi delle NU. Gli stati della coalizione si giustificarono sostenendo che fosse

un’autorizzazione implicita.

Dalla prassi emerge che i controllo sulle operazioni condotte dagli stati resta in mano al

CdS, che è costantemente informato. Se il controllo del CdS è necessario, allora

l’illegittimità della guerra non può essere rimossa con la ratifica successiva.

condotta dalla NATO. Il CdS costitui’

 Kosovo 1999= non autorizzata guerra

l’UNMIK, amministrazione provvisoria, incaricando la NATO della sicurezza esterna

del paese. La risoluzione non conteneva alcuna sanatoria della illegittima guerra,

né la sanatoria può ritenersi implicita.

Le forze degli stati membri autorizzati sono tenuti al rispetto del diritto internazionale , in

particolare del diritto umanitario.

L’assemblea ha istituito un registro di armi convenzionali i cui vengono registrati i dati,

forniti dagli stessi stati, riguardanti le importazioni ed esportazioni di armi, nonché degli

stocks nazionali, per garantire il controllo sulla produzione e vendita di armi.

60 bis.

Atti di governo di territori

Talvolta in CdS, dichiarando di agire in base al cap VII, ha organizzato il governo di

territori, per assicurare il mantenimento della pace di territori oggetto di rivendicazioni di

sovranità o nei quali vi è stata una guerra civile.

 Territorio liberi di trieste 1947 = istituito tra italia e potenze alleate, concepito come

un piccolo stato governato da un governatore nominato dal CdS. Non fu mai

costituito e il territorio venne diviso tra italia e jugoslavia.

 UNMIK 1999= amministrazione provvisoria in Kosovo, capeggiata da un

dall’OSCE per la

rappresentante speciale del segretario generale, che è assistito

democratizzazione del territorio, dall’UE in materia di sviluppo economico, dalla

NATO per la difesa esterna.

 UNTAET 1999= per provvedere al mantenimento della sicurezza nel timor est, per

sostenere los forzo verso l’autogoverno e per dare assistenza umanitaria alla

popolazione sottoposta a massacri da parte della guerriglia sostenuta

dall’indonesia. Durò fino al 2002 quando il territorio divenne indipendente e

divenne membro ONU con il nome Timor-Leste

 IRAQ 2003= caso anomalo di assistenza post bellica per sostenere la formazione di

un amministrazione provvisoria affidata agli iracheni, finchè un governo

rappresentativo non fosse stabilito dal popolo iracheno. E’ anomalo perché perché

46

tale amministrazione non è stata creata ma riconosciuta dal CdS e fa capo a forze

dipendenti dagli stati e non dal CdS.

UNTAC 1992= governo provvisorio in cambogia, per assistere l’amministrazione civile nel

promuovere libere elezioni. In questo caso il CdS non fece alcun riferimento al cap VII ma

in sostanza è uguale a UNMIK e UNTAET.

L’istituzione di tribunali internazionali per la punizione di crimini commessi da individui può

essere considerata come misura relativa al governo dei territori.

Tribunale per i crimini commessi in ex jugoslavia 1993 = si occupa di violazioni del diritto

internazionale umanitario commesse in jugoslavia dopo il 1992.

Tribunale per crimini commessi in Ruanda 1994 = violazioni di diritto internazionale

umanitario, e crimini di genocidio commessi nel 1994.

tribunali non risiedono nei territori dei quali si occupano ( TJ all’Aja e TR ad arusha)

I due

ma possono essere considerati come misure di governo relative a detti territori.

Importante ruolo del CdS nella creazione della corte soeciale per la Sierra Leone, dove

vengono sottoposti a giudizio gli individui accusati di crimini di guerra, crimini contro

l’umanità e violazioni del diritto umanitario commessi a partire dal 2006.

Le misure di governo di territori non trovano fondamento espresso nella carta. In dottrina vi

sono stati tentativi di riportarle a misure coercitive degli artt 41 e 42. Altri sostengono che

le misure che non rientrano in un articolo specifico possono trovare fondamento nell’art 24,

che avvallerebbe qualsiasi misura necessaria per il mantenimento della pace. Detta tesi

sarebbe in contrasto con il par. 2 dove sono elencati gli specifici poteri attribuiti al CdS.

 Si può sostenere che la prassi abbia dato vita ad una norma consuetudinaria, e la

mancata opposizione alla partecipazione alle risoluzione del CdS in materia di governo di

territori testimonia a favore di questa tesi.

Anche gli atti di governo di territori devono conformarsi al diritto internazionale e al

principio di autodeterminazione dei popoli.

FUNZIONI DELL’ASSEMBLEA GENERALE

IL MANTENIMENTO DELLA PACE : LE

61. Discussioni e raccomandazioni su questioni generali

competenza dell’assemblea a discutere questioni relative al mantenimento della

Art 11

pace e a fare raccomandazioni al CdS e agli stati membri.

Assemblea può emettere solo raccomandazioni, prive di forza vincolante.

62. la funzione conciliativa

L’assemblea dispone di una funzione consultiva con un campo di applicazione più ampio

rispetto a quello del CdS coprendo, ai sensi dell’art 14 , qualsiasi questione che tocchi il

benessere generale e le relazioni amichevoli tra nazioni. L’assemblea può raccomandare

misure di regolamento pacifico di qualsiasi situazione che ritenga suscettibile di mettere in

pericolo la pace. 47

Artt 12 e s.s. del reg.to int. Dell’assemblea  la proposta di inserire una questione

nell’ordine del giorno può essere avanzata dagli organi principali dell’ONU, da ogni stato

membro oppure da uno stato non membro ma solo se è parte della questione.

Art 14 consente di far rientrare nella funzione conciliativa tutti gli strumenti, purchè non

vincolanti, per portare all’accordo tra le parti coinvolte in una controversia o crisi

internazionale.

63. Il problema della competenza dell’assemblea in tema di azione.

A). le soluzioni date dalla carta.

Competenza dell’assemblea ad intraprendere azioni a tutela della pace è stata oggetto di

dispute dottrinali. Negli anni 60 si manifestò una tendenza a sostituirsi al CdS a causa

della paralisi del CdS per l’esercizio di veto.

dell’assemblea a discutere e fare raccomandazioni su

Art 11 riconosciuta la competenza

questioni relative al mantenimento della pace, aggiunge che qualsiasi questione del

genere per cui si renda necessaria un’azione deve essere deferita al CdS.

Riconosciamo l’incompetenza piena dell’assemblea a ricorrere a misure che implichino

l’uso della forza e quindi illegittimità delle risoluzioni prese dall’assemblea durante la crisi

di suez, che furono alla base della prima forza di emergenza delle NU (UNEF I). Contro la

legittimità di tale risoluzione si pronunciarono i paesi socialisti.

Un’interpretazione obiettiva della carta porti a sostenere l’incompetenza, a meno che le

risoluzioni non si limitino a ribadire sanzioni già decise dal CdS.

un paese verso l’altro, sebbene lecito

Qualsiasi forma di comportamento in amichevole di

per il diritto internazionale, acquista carattere sanzionatorio se decretato da un organo

internazionale e deve quindi essere sorretto dalla competenza dell’organo decretante.

Per le misure provvisorie ex art 40, si può forse riconoscere la competenza

dell’assemblea, in quanto queste misure non hanno carattere sanzionatorio e finiscono

con il confondersi con le misure di regolamento pacifico delle situazioni, che rientrano

nella funzione conciliativa dell’assemblea.

Cessate il fuoco in afghanistan, cessate il fuoco tra iran ed iraq

64. B) la pretesa formazione di norme consuetudinarie in materia

Parte della dottrina ritiene che si siano formate norme consuetudinarie in materia. In

riportata la risoluzione dell’assemblea Uniting fior peace,

particolare come prova viene

dove si dichiara che in caso di inerzia del CdS di fronte ad una rottura della pace, sarebbe

spettato all’assemblea decretare ogni misura appropriata, inclusa la costituzione di forze

NU. Ritengono quindi che la competenza dell’assemblea si sarebbe

armate delle 48

consolidata per consuetudine attraverso manifestazioni nella prassi (suez). Possono però

essere avanzati dei dubbi, dovuti all’opposizione degli stati socialisti (si manifestò in

durante la guerra fredda con l’embargo decretato contro la corea del nord e la

particolare

cina popolare) e a causa del rovesciamento di posizione di quegli stati che inizialmente si

erano dichiarati a favore della competenza.

USA espresse riserve in occasione della risoluzione raccomandante sanzioni contro il

Portogallo per la sua politica colonialista, riserve fondate sull’incompetenza dell’assemblea

a decretare sanzioni.

♠ Caso del west iran operazione di peace keeping condotta dall’assemblea che

organizzò un’amministrazione temporanea nel 1963 in questa ex colonia olandese.

Secondo noi si tratta piuttosto di un intervento dell’assemblea nel quadro della

decolonizzazione.

65 77 (skip)

IL MANTENIMENTO DELLA PACE : LE FUNZIONI DEL SEGRETARIO GENERALE

65. le funzioni delegate e le funzioni esecutive.

il segretario esercita quelle funzioni che gli sono affidate dall’assemblea e dal CdS. E’

Art 98

ovvio che sono trasferibili solo quelle funzioni di cui l’organo sia titolare.

Le funzioni del segretario possono essere esercitate dai suou rappresentanti o essere a questi sub

delegate. Si tratta in ogni caso di una rapporto gerarchico.

Il segretario può essere investito ad esempio di : poteri di inchiesta, conciliazione, mediazione, di

su mandato del CdS nell’ambito delle operazioni di peace keeping,

costituzione delle forze militari

conclusione di accordi con sati in cui le forze hanno operato, decisione circa l’impiego delle forze

etc.

-Caso di delega nella risoluzione che autorizza il segretario ad appoggiare il processo di

riconciliazione in liberia.

La delega può sempre essere revocata dall’organo delegante. Nel caso di mutamento radicale delle

circostanze tale da rendere impossibile qualsiasi decisione alla luce delle direttive ricevute fa venire

Questa è stata la tesi sostenuta dall’URSS quando chiese le dimissioni del

meno la delega.

segretario generale nel 1960. durante la crisi del congo, il caos all’interno del paese rese

problematico l’espletamento del compito affidato al segretario dal CdS, che consisteva

nell’assistere il governo congolese nel mantenimento dell’ordine. L’allora segretario chiese

istruzioni ma sia il CdS che l’assmeblea erano paralizzati per i contrasti tra stati membri. Venne

quindi criticato per le sue iniziative autonome. La tesi è giusta ma non applicabile al caso del congo.

Dalle funzioni delegate sono da tenere distinte le funzioni esecutive.

Art 97 il segretario è il più alto funzionario amministrativo e le sue finzioni comprendono ogni

genere di attività necessaria per mandare ad effetto le risoluzioni di CdS ed assemblea. Le

risoluzioni spesso chiedono al segretario di informare l’organo deliberante circa l’avvenuta

esecuzione della raccomandazione. 49

66. le iniziative autonome ai fini della riconciliazione

Spesso il segretario, senza esserne investito, ha svolto funzioni di conciliazione, offrendo la sua

attività mediatrice agli stati coinvolti in una crisi internazionale. La carta non prevede

espressamente simili iniziative ed è da respingere che rientrino implicitamente nella facoltà di

richiamare l’attenzione del CdS su questioni suscettibili di minacciare la pace.

-Incompetenza sottolineata durante la crisi in kossovo, quando il segretario di stato USA chiese al

segretario di limitarsi a coordinare gli aiuti umanitari senza intraprendere azioni politiche.

Il discorso è diverso quando si tratta di crisi interne ad uno stato. Infatti le iniziative autonome in

questo caso non hanno mai incontrato obiezioni.

1992 = il CdS accoglie con un risoluzione l’accordo

-Mozambico conluso tra il governo della

Guinea bissau e una Giunta militare con la mediazione del segretario generale.

E’ da escludere infine che il segretario possa procedere ad inchiesta formali ex art 34.

il segretario procedette ad un ‘inchiesta per accertare

-1970, la volontà degli abitanti delle isole

Bahrein circa l’acquisto dell’indipendenza. I risultati vennero comunicati al CdS ma URSS e

Francia protestarono per l’autonomia dell’iniziativa del segretario. L’atteggiamento dei due paesi è

da approvare.

IL MANTENIMENTO DELLA PACE E LE ORGANIZZAZIONI INTERNAIZONALI

67. le azioni regionali autorizzate da consiglio

Art 52 riconosce le organizzazioni regionali e sottolinea il loro compito di dirimere le questioni

di carattere locale tra i paesi che ne fanno parte.

Art 53 si occupa di organizzazione regionali che perseguono scopi di difesa e di mutua

assistenza tra i membri. Prevede che il CdS utilizzi gli accordi o le organizzazioni per azioni

l’art 51 che ammette la legittima

coercitive sotto la sua direzione. La norma va coordinata con

difesa collettiva.

QUADRI necessitando di autorizzazione del CdS appaiono come organi decentrati delle NU.

1962 = blocco navale di USA per impedire nell’isola l’installazione di rampe di missili

-Cuba

provenienti dall’URSS. Azione non poteva giustificarsi come azione di legittima difesa ex art 51 ma

non era neanche inquadrabile sotto l’art 53 in quanto l’OSA non era autorizzato.

ECOWAS 1990 = intervento in liberia non autorizzato ma solo successivamente il CdS dichiarò di

apprezzare gli sforzi per ristabilire l’ordine nel paese.

♥ –

Esempio bombardamenti aerei NATO contro la repubblica jugoslava nel 1999 durante la crisi in

kosovo, devono considerarsi come una violazione della carta..

In varie risoluzioni in CdS si è rivolto agli stati membri singolarmente considerati e al contempo

come membri di organizzazioni regionali. 50

di risoluzione direttamente indirizzata ad un’organizzazione fu quella del 1982 che

-Esempio dell’OUA per il mantenimento della pace

autorizza la costituzione di una forza panafricana da parte

in Ciad.

68. le organizzazioni regionali esistenti

NATO, Organizzazione del patto nord Atlantico

Costituita nel 1949 per vincolare gli stati occidentali alla comune difesa. L’art 5 prevede che

in caso di attacco contro uno dei membri gli altri sono impegnati ad assisterlo e a prendere le misure

che ciascuno di essi consideri necessarie per ristabilire la pace. In tempo di pace, persegue lo scopo

di sviluppare la collaborazione militare tra paesi membri. Gli organi principale sono : il consiglio

(ministri degli esteri, capi di stato e di governo), Comitato di difesa ( capi di stato maggiore). In

“nuova concezione strategica dell’alleanza” la NATO ha deciso di partecipare anche ad

base alla

azioni militari per il mantenimento della pace.

UEO, Unione europea occidentale

Istituita nel 1948 con il trattato di Bruxelles, si pone l’obiettivo di sviluppare la cooperazione

economica, sociale e culturale tra i membri e di assicurare la reciproca assistenza in caso di

aggressione. L’organo principale è il consiglio. Può essere considerata come l’alleanza difensiva

europea.

OSA, Organizzazione degli stati americani

Riunisce USA e stati dell’america latina, prese vita nel 1948. gli scopi sono la cooperazione in

campo economico, giuridico, sociale, il rafforzamento della pace e della sicurezza del continente

americano, la soluzione pacifica delle controversie, ed un sistema di sicurezza collettivo. Gli organi

sono molti: Assemblea generale (rappresentanti di tutti gli stati), l’organo di consultazione (

Ministri degli esteri), consiglio permanente ( un rappresentante di ciascuno stato).

Lega degli stati Arabi

Creata nel 1945 non ha solo fini di alleanza militare ma anche di sviluppo e collaborazione in vari

settori. L’organo principale è il consiglio (composto dai rappresentanti di tutti i membri). Il trattato

debba decidere all’unanimità le misure da

istitutivo prevede che in caso di aggressione il consiglio

prendere.

OUA, Organizzazione per l’unità africana

Creata nel 1963, ha come scopo quello di promuovere l’unità e la solidarietà degli stati africani.

Non contiene alcuna norma sulla mutua difesa, limitandosi ad indicare i fini di difendere la

sovranità e indipendenza dei territori. Gli organi sono : Assemblea dei capi di stato e di governo, il

consiglio dei ministri, il segretario generale, la commissione di mediazione, conciliazione ed

arbitrato.

CIS, Comunità di stati indipendenti

Creata nel 1991 tra le repubbliche facenti parte della dissolta URSS. Gli organi sono : il consiglio

51

dei capi di stato, il consiglio dei capi di governo, il consiglio dei ministri degli esteri, il consiglio dei

ministri della difesa, il consiglio dei comandanti militari. I fini sono il rafforzamento delle relazioni

di amicizia e cooperazione tra stati membri.

ECOWAS, comunità economica degli stati dell’africa occidentale

Ha come scopo fondamentale la cooperazione economica. Ha dato vita ad una forza militare

ECOMOG che opera come forza di peace keeping nella regione.

OECS; organizzazione degli stati dei carabi orientali

Cretata nel 1981, ha tra gli scopi quello di mutua difesa

OSCE, organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in europa

Una delle più estese organizzazioni. Gli scopi non sono definiti nel trattato istitutivo ma definiti da

varie dichiarazioni di capi di stato e di governo. Nella carta sulla sicurezza in europa si dichiara di

promuovere lo sviluppo nelle operazioni di peace keeping.

LA COOPERAZIONE ECONOMICA E L’AZIONE PER LO SVILUPPO

69. decolonizzazione politica e decolonizzazione economica. La cooperazione allo sviluppo

sostenibile.

Tra i fini dell’ONU vi è quello di promuovere la collaborazione internazionale in campo economico

e sociale, nell’intento di ridurre le disuguaglianze esistenti tra stati.

Si tratta della stessa spinta che fu alla base del processo di decolonizzazione politica. Ma quando si

tratta di decolonizzazione economica la questione è più difficile in quanto vi è una contrapposizione

tra interessi dei paesi ricchi e interessi dei paesi poveri. In questa situazione non si può non

considerare l’aspetto negativo costituito dalla mancanza di poteri effettivi dell’organizzazione nei

confronti degli stati membri.

70. gli organi preposti alla cooperazione economica

 gli organi preposti alla cooperazione economica sono l’assmeblea e il consiglio

Art 60

economico e sociale. Questi fanno capo a tutto un insieme di altri organi sussidiari e si coordinano,

nella loro azione con questi.

71. le funzioni di tipo normativo

L’azione dell’ONU per la cooperazione economica consiste soprattutto nella predisposizione di una

serie di regole che l’organizzazione ritiene debbano disciplinare i rapporti fra stati in questo settore,

contenute nelle dichiarazioni di principi dell’assemblea e nella raccomandazioni rivolte agli stati da

assemblea e consiglio economico e sociale. Trattasi però di regole non obbligatorie. E’ da

escludere che nel settore si siano formate regole non scritte a causa dell’atteggiamento frenante dei

paesi industrializzati. Questi principi sebbene non vincolati traggono la loro utilità e valore dalla

52

forza che deriva dai grandi ideali che perseguono.

Le regole generali della cooperazione economica sono contenute in alcune storiche risoluzioni

dell’assemblea: Dichiarazione,programma d’adozione per l’instaurazione di un nuovo ordine

economico internazionale, la carta dei diritti e dei doveri economici, che delineano una propria

filosofia relativa alla crescita dei LDC.

 L’idea è che debba svilupparsi una mobilitazione globale della comunità di stati, nell’ambito

della quale i LDC possano far valere il potere di negoziazione derivante dalla sovranità piena ed

intangibile delle proprie risorse. Le norme della Dichiarazione, della Carta e del Programma ,

contengono si ispirano a questa filosofia e dettano principi fondamentali : il diritto di uno stato di

adottare il sistema economico che ritiene più adeguato, il diritto allo sfruttamento dei fondi marini,

contrattazione libera da ogni condizionamento politico, un giusto ed equo rapporto tra prezzi di

prodotti esportati ed importati dai LDC, la concessione di trattamenti preferenziali anziché

reciproci. Tutte queste regole sono volte ad accelerare il tasso di crescita del loro commercio per il

raggiungimento della “Giustizia sociale internazionale”.

Le regole contenute nei tre atti costituiscono un punto di riferimento importante per gli organi delle

NU. Pur riaffermando tali principi, in tempi più recenti l’assemblea si è concentrata maggiormente

sull’impatto della globalizzazione sui LDC. Norme in materia sono contenute nella Dichiarazione

per il millennio del 2000 e nella dichiarazione di Johannesburg del 2002.

Complementari a queste regole, l’assemblea ha dettato programmi decennali a partire dagli anni 60,

indicano gli obiettivi da raggiungere nell’ambito della cooperazione per lo sviluppo.

che

Un ruolo importante è anche svolto dall’UNCTAD (conferenza delle NU sul commercio e lo

sviluppo), che si riuni’ per la prima volta nel 1964, e fu assunto come organo sussidiario

permanente dell’ONU. UNCTAD ha per scopo quello di promuovere il commercio internazionale

nel quadro della politica di sviluppo di LDC, fissando le regole e disciplinando materie correlate,

come finanziamenti, investimenti, facilitando negoziazione di accordi multilaterali. Ad essa si

devono la predisposizione del GATT, fondato sulla clausola della nazione più favorita e della

reciprocità , la conclusione di accordi su taluni prodotti di base ( accordi sul cacao del 1980), e

l’attività per la messa a punto dei problemi dello sviluppo.

Purtroppo nonostante la massa di studi e progetti di convenzione, il divario tra ricchi e coloro che

vivono al di sotto di uno standard decente è anbocra enorme.

72. le funzioni operative

Nel quadro della cooperazione per lo sviluppo, si sono andate moltiplicando le intese volte alla

deliberazione ed esecuzione di programmi di assistenza tecnica ed altri tipi di aiuto ai LDC. In

proposito sono stati creati organi ed uffici appositi:

per l’infanzia) 1946; UNHCR (alto commissariato per i

UNICEF (fondo delle nazioni unite

rifugiati) 1950; UNV (programma per l’ambiente) 1971; UNEP (fondo per le attività in materia di

popolazione) 1972; UNFPA ( fondo per le risorse naturali ) 1972; UNPD (fondo delle nazioni unite

1965. E’ un ‘organo sussidiario dell’assemblea generale, nato dalla fusione di altri

per lo sviluppo)

due programmi. Le sue competenze sono soprattutto di assistenza ai LDC. Il suo compito è quello

di approvare programmi nazionali di sviluppo presentati da singoli stati, di stanziare fondi e di

sovrintendere all’esecuzione dei progetti. Da punto di vista della struttura si può parlare di

organizzazione nell’organizzazione, in quanto gode di una certa autonomia ed è composta da un

consiglio d’amministrazione con funzioni deliberative, un comitato, con funzioni consultive, e da

formalmente esso però dipende dall’assemblea. Nel

un amministratore con funzioni esecutive.-

1997 il segretario generale ha creato l’UNDG ( gruppo per lo sviluppo) al fine di rendere più

l’azione per lo sviluppo. L’UNDG raggruppa gli organi di questo settore, che sono

efficace 53

coordinati tra loro dall’amministratore.

 Il problema pratico sollevato dalle attività operative è quello del reperimento dei fondi. Tale

come “spesa dell’organizzazione” e non è quindi ripartibile

reperimento non è configurabile

obbligatoriamente tra gli stati. Ciascun programma ha la propria autonoma fonte di finanziamento.

L’unica eccezione consiste nel programma ordinario di assistenza, le cui spese sono state iscritte nel

bilancio ordinario dell’ONU, suscitando molte polemiche. L’iscrizione nel bilancio di somme

modeste riposa sulla tolleranza degli stati.

Alla moltiplicazione di organi ONU non ha corrisposto per mancanza di fondi un’effettiva azione

73. I rapporti con gli istituiti specializzati

Le organizzazione internazionali dell’ONU sono denominati istituti specializzato delle NU, e sono

ad essa coordinate e controllate. Sono però organizzazione autonome sorte da trattati doversi dalla

Carta. Esse emanano e predispongono atti di tipo normativo, soprattutto raccomandazioni e progetti

di convenzione multilaterali oppure svolgono attività operative nel campo dell’assistenza e degli

istituti internazionali. La loro struttura consiste di un organo assembleare, un consiglio ed un

segretariato.

 Gli istituti più importanti sono : FAO 1905; ILO; UNESCO; ICAO; WHO;ITU;UPU;IMF;IAEA

(particolare perché non ha la qualifica di istituto specializzato delle NU, in quanto ha legami con

specializzati con l’assemblea e il consiglio economico e sociale.

CdS e assemblea mentre gli istituti

Ha però un accordo di collegamento con le NU).

Il collegamento con gli istituti specializzati deriva da un accordo stipulato con l’ONU, che prevede

documenti. L’accordo id collegamento li sottopone al

los cambio di rappresentanti, osservatori,

coordinamento e controllo dell’ONU.

Art 58 abilita assemblea e consiglio economico e sociale ad emanare raccomandazioni per

coordinare i programmi e le attività degli istituti specializzati.

Art 64 facoltà del consiglio di chiedere dei rapporti regolari

Art 17 assemblea esamina i bilanci degli istituti specializzati

I rapporti tra ONU e istituti sono divenuti più intensi dopo la creazione dell’UNPD. L’UNPD a

partire dagli anni 60 ha concluso convenzioni con gli istituti per la collaborazione operativa. I

rapporti tra ONU e istituti avvengono su base paritaria mentre gli enti (ex. UNICEF) sono organi

sussidiari dell’assemblea e i rapporti sono di dipendenza. La differenza va tuttavia attenuandosi.

Gli accordi di collegamento ONU - Istituti e UNPD-istituti compongono un insieme di norme che

si inseriscono tra le norme che disciplinano le funzioni dei rispettivi organi.. una violazione non

potrà essere considerata come un’inadempienza contrattuale ma avrà rilievo come causa di

illegittimità delle risoluzioni di uno degli organi.

LA PROTEZIONE DEI DIRITTI UMANI

74. aspetti generali dell’azione dell’organizzazione 54

Altro fine dell’ONU è quello di promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle

libertà fondamentali (art 1 ). La competenza nella materia spetta all’assemblea generale e al

consiglio economico e sociale. Entrambi hanno creato una serie di organi sussidiari, quale la

nell’emanazione di atti di tipo

commissione dei diritti umani. La competenza si esaurisce

normativo ma non vincolanti quali raccomandazioni, dichiarazioni di principio, progetti di

convenzione multilaterali vi sono organi che svolgono funzioni di tipo operativo come l’UNHCR

(alto commissariato per i rifugiati, 1950).

Anche la promozione della democrazia è considerata come un aspetto della tutela dei diritti umani.

75. l’azione nei confronti di singoli paesi

Nessun limite sussiste per quanto riguarda l’azione dell’ONU nei confronti dei singoli paesi. E’

ovvio che l’azione dei paesi è maggiormente attirata dai gross violations che un determinato paese

compie, intese come pratiche disumane (apartheid, tortura etc).

 Una risoluzione del 1970 del consiglio economicoe sociale autorizza la sottocommissione per

la prevenzione delle discriminazioni a procedere ad un esame delle comunicazioni che pervengono

al segretario ONU, al fine di rilevare gross violations. La sottocommissione riferisce alla

un comitato d’inchiesta ad hoc,

commissione dei diritti umani, che può procedere con la nomina di

e a sua volta fare al consiglio economico e sociale. La procedura può fermarsi alla commissione o

al consiglio, o può sfociare in risoluzioni dell’assemblea. Questa procedura è stata utilizzata : per

denunciare le violazioni in sud africa, nei territori arabi occupati da Israele, in Cambogia, in congo,

in sierra leone. L’assemblea può anche procedere a prescindere dalle iniziative della commissione,

non solo per trattamenti disumani ma per qualsiasi pratica che neghi il godimento dei diritti civili ,

economici , culturali (ex. Campi di concentramento, repressione armata).

L’alto commissariato per i diritti umani ha contribuito a migliorare la situazione in ruanda dopo in

genocidio e nella provincia del darfur dopo lo sterminio di massa. Azioni di monitoraggio sono

svolte anche dai comitati istituiti da alcune convenzioni : comitato sull’eliminazione della

discriminazione razziale, quelle per la discriminazione della donna , quella del fanciullo. Questi

rapporti dagli stati e presentano rapporti all’assemblea, con proposte circa le

comitati ricevono

raccomandazioni da fare ai singoli stati.

76. le risoluzioni di carattere generale

Le dichiarazioni di principio, quale la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la

dichiarazione sui diritti del fanciullo, sulla discriminazione razziale, sono risoluzioni che non si

indirizzano ai singoli paesi ma alla generalità degli stati. Trattasi di atti che non hanno natura

vincolante ma hanno grande forza morale. Ricordiamo poi i progetti di convenzione multilaterale,

quali il patto sui diritti civili e politici, aperto alla ratifica degli stati.

77. il patto sui diritti umani e il comitato dei diritti dell’uomo.

I patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici e sociali del 1966, pur essendo autonomi,

sono strettamente collegati al sistema ONU, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi

internazionali di garanzia della loro osservanza. I sue patti sono stati ratificati da un grande numero

di paesi (l’italia nel 1978 con alcune riserve). I diritti che gli stati sono obbligati a riconoscere ,

senza distinzione di razza, sesso e religione, sono assai estesi (anche diritto al lavoro, ad un’equa

retribuzione, alle assicurazioni.

I meccanismi internazionali di controllo si sono molto affievoliti.

un comitato per i diritti dell’uomo, che può

Il patto sui diritti civili e politici ha dato vita ad

prendere in esame reclami presentati contro uno stato, se lo stato accusato ha accettato la 55

competenza del comitato. La competenza del comitato consiste anche nel ricevere rapporti dagli

stati circa l’applicazione dei patti.

Il patto sui diritti economici, sociali, culturali prevede che gli stati inviino rapporti sulle misure

prese per assicurarne il rispetto ma non istituisce organi ad hoc. I rapporti sono inviati al consiglio

economico e sociale e il consiglio può a sua volta trasmetterli alla commissione dei diritti umani

perché formuli raccomandazioni. Il consiglio ha creato il comitati dei diritti economici, sociali,

culturali per assisterlo.

78.

LA DECOLONIZZAZIONE E L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI

Art 73 dedicato ai territori non autonomi può considerarsi abrogato.

L’articolo da un lato obbligava le potenze coloniali a trasmettere rapporti al segretario

dall’altro precisava che tale rapporto aveva solo uno scopo informativo. Le

generale,

dispute circa la possibilità di discussione dei rapporti dall’assemblea, in quanto inviato

puramente a titolo informativo, hanno portato alla creazione di un comitato per l’esame dei

dati.

La prassi delle NU ha dato vita ad una norma che impegna gli stati a non impedire

l’indipendenza di un territorio coloniale. Si può rilevare l’affermazione per consuetudine del

potere dell’assemblea di occuparsi delle misure da prendere nei singoli territori non

autonomi per assicurane l’indipendenza.

La competenza dell’assemblea in materia coloniale incontra però dei limiti. Innanzitutto

il limite derivante dal principio di autodeterminazione dei popoli, che impone all’assemblea

di decidere circa la sorte di un territorio non autonomo in base alle aspirazione della

popolazione locale. Secondo il parere della corte espresso sul sahara occidentale

l’assemblea può in circostanze eccezionali decidere senza consultare la popolazione

il principio dell’integrità territoriale, che impone di tenere conto dei legami

locale. Vi è poi

storici geografici tra un territorio da decolonizzare ed uno stato contiguo. Questa è una

regola che è in grado di derogare al principio di autodeterminazione quando la

popolazione locale non è in gran parte indigena ma importata dalla madrepatria (ex. Isole

di malvinas sottoposte a dominazione inglese).

La prassi depone nel senso che l’assemblea possa pretendere che gli stati concordino tra

loro una soluzione orientata verso la decolonizzazione.

♦ Ex. Irian occidentale =sottoposto a dominazione inglese, l’assemblea decise che fosse

amministrato dalle NU (UNTEA) fino al suo riferimento all’indonesia in conformità al

principio di integrità territoriale. L’UNTEA va inquadrata nelle norme sulla

decolonizzazione e non nell’ambito di operazioni di peacekeeping.

79. L’autodeterminazione dei popoli

Il principio di autodeterminazione dei popoli è divenuto ormai un principio generale id

diritto consuetudinario. La maggior parte dei paesi tende a considerare

l’autodeterminazione come sinonimo di democrazia, nel senso di legittimazione

democratica dei governi. Il principio di autodeterminazione si impone solo agli stati

sottoposti a dominazione straniera (autodeterminazione esterna) e quindi ai territori

coloniale o a quelli occupati con la forza (ex. Israele). Il principio impone al governo che 56

un territorio non suo di consentirne l’indipendenza, l’eventuale associazione o

controlla

integrazione con un altro stato, la scelta insomma del suo status internazionale.

L’assemblea può intervenire affinché tali risultati siano raggiunti, con decisioni vincolanti.

Questo è il significato che il principio di autodeterminazione è venuto ad assumere ma è

difficile dire che significato si intendesse attribuirgli in origine. Probabilmente era intesa

non come obbligo di un governante occupante di lasciare che il territorio decidesse circa il

proprio destino, ma semplicemente come obbligo gravante sugli stati di non interferire nelle

libere scelte operate nell’ambito di stati stranieri.

La difficoltà si ha quando si tratta di territori occupati, ma con l’appoggio del governo

locale. Sia che si tratti di governi fantoccio, che di governi instauratesi prima dell’invasione

e l’abbia legittimata con una richiesta di aiuto. E’ da ritenersi cheil principio di

far cessare l’occupazione

autodeterminazione si applichi ad entrambi i casi, imponendo di

straniera.

Afghanistan = occupazione sovietica 1980- 1989, con una risoluzione viene condannata,

affermando il diritti del popolo afgano di decidere circa la propria forma di governo e di

scegliere il proprio sistema economico, politico e sociale senza interventi esterni.

Cambogia= occupazione da parte del Vietnam 1979-1990.

Iraq = governo provvisorio nel 2004 controllato dalle forze occupanti. In base al principio di

autodeterminazione con una risoluzione si chiede con una risoluzione al governo provvisorio

di porre al più presto fine all’occupazione.

80 85 (skip)

80. le amministrazioni fiduciarie

Istituto fu introdotto in continuità con l’istituto dei mandati in vigore all’epoca della SdN.

possedimenti africani e le isole del pacifico tolti all’impero tedesco

-Sotto mandato furono posti : i

dopo WW1; i territori medio orientali appartenenti all’impero ottomano. Come potenze mandatarie

vennero scelti diversi paesi : Inghilterra (iraq, Palestina); Francia (siria, libano); Belgio (ruanda);

Australia (nuova guinea); etc. L’attribuzione a titolo di mandato e non come ingrandimento

territoriale comportava l’obbligo di governare nell’interesse delle popolazioni locali.

l’indipendenza. Pertanto il consiglio

Tutti i territori amministrati fiduciariamente hanno raggiunto

d’amministrazione fiduciaria non ha più lavoro.

81. la questione della Namibia

raggiunto l’indipendenza, affidato al sud africa a titolo di mandato dopo WW1. il sud

Nel 1990 ha

africa si rifiutava di concedere l’indipendenza.

tesi era che dopo l’estinzione della SdN, l’amministrazione del territorio era del tutto libera da

-La Tesi era contrastata dall’assemblea e dalla corte, che sostenevano in un

controlli internazionali.

parere del 1950 che fosse naturale che dopo l’estinzione della SdN un ente internazionale con

parere forni’

struttura e funzioni simili assumesse il controllo sulla potenza mandataria. Il

all’assemblea gli argomenti per emanare tutta una serie di risoluzioni intese a premere sul sud africa

57

affinché la namibia non restasse estranea al processo di decolonizzazione. Si diede vita ad un

organo di governo del territorio, il consiglio delle NU per la namibia, che confiscò tutte le risorse

del paese e stabili’ una serie di misure contro il sud africa. All’assemblea si affiancò il CdS, che si

limitò però a raccomandare misure. Venne approvato con una risoluzione un piano del segretario

per assicurare l’indipendenza attraverso lo svolgimento di libere elezioni sotto il controllo

dell’ONU. Il sud africa boicottò a lungo ma dopo vari negoziati, la namibia acquistò

l’indipendenza. di tutto questo (potere dell’assemblea di far

Il problema discusso in dottrina riguardava la giuridicità

cessare il mandato e valore del consiglio per la namibia e degli atti da esso emanati). Il primo

problema viene esaminato in un parere consultivo della corte. Viene ripreso il parere del 1950 e

successione dell’ONU alla SdN, e quindi il potere dell’assemblea di decidere circa

sostenuta la

l’indipendenza dei territori ancora sottoposti a dominio coloniale.

Il secondo problema, è da ritenere che la creazione e gli atti siano da inquadrare tra le misure di

sanzionatorio. Mancando il Consiglio dell’effettività, gli atti erano da considerare come un

carattere

invito rivolto agli stati a disconoscere gli atti di governo emanati dal sud africa nel territorio

namibiano.

LA REGISTRAZIONE DEI TRATTATI

82. gli effetti della registrazione

Art 102 ogni trattato e accordo stipulato da un membro ONU deve essere registrato presso il

segretariato e pubblicato a cura di quest’ultimo. Un trattato non registrato non potrà essere invocato

davanti ad un organo ONU, questo per abolire la “diplomazia segreta”. Tuttavia l’art 102 si discosta

dal vecchio art 18, il quale dichiarava che i trattati non registrati non fossero vincolanti.

-La registrazione di un trattato con governi non riconosciuti (ex. Repubblica democratica coreana,

repubblica popolare cinese) non implica alcun giudizio sullo status di una delle parti o consimili.

Gli atti registrati vengono poi pubblicati nella raccolta United Nations Treaty Series.

83. gli effetti della mancata registrazione

Problema interpretativo dell’art 102. La difficoltà non ha trovato soluzione nel regolamento di

attuazione dell’art 102, adottato dall’assemblea con una risoluzione del 1946. L’assemblea non

riusci’ a trovare alcuna intesa circa il modo di definire meglio e di delimitare gli accordi soggetti a

Si limitò ad affermare che l’art 102 non si riferisse solo a trattati di natura politica ma

registrazione.

avesse riguardo anche a quelli di carattere finanziario, commerciale e tecnico.

Art 12 reg.to attuazione art 102 riguarda la pubblicazione, e stabilisce che al fine di ovviare ai

gravi ritardi nella pubblicazione, il segretario h ala facoltà di non pubblicare in intenso gli accordi

bilaterali appartenenti a certa categorie meno importanti (assistenza, cooperazione, organizzazione

di riunioni, seminari, conferenze etc), salvo il diritto degli stati di chiederne una copia. 58

Il segretario può chiedersi se un atto costituisca un accordo ai sensi dell’art 102 e può non procedere

alla registrazione. Il rifiuto però non è di per sé decisivo e può essere illegittimo.

-Il segretario, conformandosi generalmente alle richieste delle parti, ha registrato anche impegni

unilaterali, accordi esauriti prima della registrazione. Tra le categorie di accordi di cui il segretario

ha escluso la registrabilità figurano gli accordi tra stati e certi organismi internazionali come il

comitato per la medicina e farmacia militare, l’istituto internazionale dei brevetti etc. Qualche volta

la registrazione è stato prima negata poi effettuata ( accordo relativo all’oro della banca di albania

inteso tra albania ed italia).

Un atto non registrato sarà ugualmente invocabile davanti agli organi ONU qualora le parti si siano

comportate in buona fede per quanto riguarda la registrazione. La buona fede sussiste quando la

registrazione sia stata richiesta e non ottenuta.

LE FUNZIONI GIURISDIZIONALI

84. la soluzione giuridica delle controversie tra stati

Le funzioni di carattere giurisdizionale spettano alla corte internazionale di giustizia, il cui statuto è

annesso alla carta. La corte svolge le stesse funzioni della vecchia corte permanente di giustizia

internazionale all’epoca della SdN, e lo statuto ricalca quello della vecchia corte.

definisce la corte come l’organo giurisdizionale principale. L’unico altro rogano

-Art 92

giurisdizionale è il tribunale amministrativo, creato per dirimere controversie tra organizzazione ed

i suoi funzionari.

La corte ha il compito di risolvere le controversie applicando il diritto internazionale. La sua attività

resta però ancorata la principio secondo il quale un giudice internazionale non può giudicare se al

sua giurisdizione non è stata preventivamente accettata da tutti gli stati parte della controversia.

85. l’attività consultiva della corte internazionale di giustizia

Art 96 funzione consultiva della corte. Assemblea e CdS, e altri organi e istituti specializzati (con

autorizzazione dell’assemblea) possono chiedere pareri alla corte, che sono facoltativi e non

vincolanti.

La mancanza di forza vincolante rende inammissibile un accostamento tra funzione consultiva e

funzione contenziosa. I pareri possono però contribuire alla formazione di norme consuetudinarie

internazionali (ex. Parere sulle riserve alla convenzione per la repressione del genocidio è stato base

importante per un mutamento del diritto consuetudinario in tema di riserve nei trattati

internazionali).

-Talvolta i pareri acquistano forza vincolante, perché non norme convenzionali o altri atti, ci si

obbliga preventivamente a rispettarli (ex. Convenzione sui privilegi e le immunità delle NU : in

caso di controversia tra ONU e uno stato membro, e richiesta di un parere, le parti sono obbligate

ad accettarlo). Anche la convenzione di Vienna sul diritto dei trattati fra stati e organizzazioni e fra

organizzazioni prevede che la competenza consultiva della corte possa essere accettata come

obbligatoria nelle controversie di cui siano parti l’ONU e le altre organizzazioni.

Art 96 -par 1 i pareri chiesti da Assemblea e Consiglio possono toccare qualsiasi questione

giuridica 59

-par 2 quelli chiesti da latri organi o istituti specializzati possono occuparsi delle

questioni giuridiche che sorgono nell’ambito delle rispettive attività.

Va respinta la tesi secondo la quale non dovrebbero emanarsi pareri in materia di interpretazione

della carta, cosi’ come va respinta la tesi che vorrebbe sottrarre all’attività consultiva tutte quelle

questioni risolvibili in termini giuridici ma aventi notevole rilievo politico.

Art 65 la corte ha adottato in linea di principio la tesi della discrezionalità, chiedendosi in varie

occasioni se vi fossero motivi pressanti per non rispondere ai quesiti postile. La corte ha sempre

negato che la natura politica fosse sufficiente per rifiutarsi di intervenire. Per quanto riguarda le

oggetto di controversia, ha affermato l’opportunità di non concedere pareri

questioni formanti

qualora le parti non fossero tutte consenzienti, ma poi ha finito per pronunciarsi egualmente,

ricorrendo ad argomentazioni poco comprensibili.

un muro nei territori palestinesi: la corte ha espresso l’opinione che

-Opinione sulla costruzione di

in certi casi la mancanza di un consenso dello stato può rendere l’emanazione incompatibile con il

carattere giurisdizionale della corte. Ha poi affermato però che in questo caso l’incompatibilità non

sussistesse data la responsabilità dell’ONU in tema di mantenimento della pace (la questione

sottoposta dall’assemblea non poteva essere considerata come materia bilaterale tra israele e

Palestina).

La tesi della discrezionalità non può non lasciare perplessi

IL REPERIMENTO DEI MEZZI FINANZIARI

86. i contributi obbligatori degli stati membri

L’ONU si procura i mezzi finanziari attraverso contributi volontari ed obbligatori.

assemblea approva il bilancio dell’organizzazione

Art 17 e ripartisce le spese tra i

membri. La delibera è presa a maggioranza dei due terzi e deve tenere conto della

capacità contributiva di ciascuno stato.

Obbligo rafforzato dalla sanzione che prevede la perdita del diritto di voto in seno

all’assemblea quando uno stato sia in arretrato con i pagamenti di due annualità.

Dovere di contribuire alle spese venne dibattuta tra il 1961 e il 1965, quando alcuni paesi

si rifiutarono di contribuire alle spese (per motivi politici) alle spese incontrate dall’ONU per

il mantenimento dell’UNEF ( forza in medio oriente) e dell’ONUC (congo). URSS e latri

paesi sostennero che non si trattasse di spese ordinarie ma straordinarie. Il rifiuto venne

tenuto fermo nonostante le condanne da parte della maggior parte degli stati, nonostante

la minaccia di ricorso all’art 19 per la sospensione del diritto di voto per i membri morosi e

nonostante il parere consultivo della corte sfavorevole.

Alla fine l’assemblea decise che le spese per l’UNEF e l’ONUC sarebbero state pareggiate

con contributi volontari. La decisione del 1965 provocò la definitiva caduta di ogni illusione

circa la possibilità di imporsi ai singoli stati membri. Rifiuto c’è stato anche per 60


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Le Nazioni Unite, Conforti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le origini e la formazione della Carta delle Nazioni Unite (Patto Tripartito, Conferenza di Mosca, ONU), l’interpretazione della Carta e la Competenza ad interpretare, le tendenze revisionistiche attuali, l’appartenenza all’organizzazione (i requisiti per l’ammissione, il problema dei ministati, l’ammissione degli Stati neutralizzati).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Davì Angelo.

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