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Gli atti vincolanti del Consiglio di Sicurezza sono previsti dal

cap. VII della Carta (artt. 39 e ss.). In particolare, sono importanti:

- misure non implicanti l’uso della forza (art. 41) contro uno

Stato che abbia anche solo minacciato la pace. In base a tale

norma il Consiglio di Sicurezza può irrogare sanzioni contro

uno Stato che violi o minacci la pace internazionale o anche so-

lo per comportamento interno a tutela della popolazione civile.

Le sanzioni, imponibili anche contro parti armate in un conflitto

civile, sono revocate o sospese, quando cessano i motivi

dell’adozione. Si tratta dell’interruzione totale o parziale delle

relazioni economiche, delle comunicazioni ferroviarie, maritti-

me, aeree, postali, telegrafiche e altre e della rottura delle rela-

zioni diplomatiche.

- misure implicanti l’uso della forza (art. 42) contro uno Stato

che abbia anche solo minacciato la pace. Quest’ultima norma

prevede l’intervento bellico contro e all’interno di uno Stato.

16. Istituti specializzati dell’Onu.

Altre organizzazioni internazionali a carattere universale.

Le decisioni tecniche di organismi internazionali.

All’attività dell’Onu si affianca quella degli Istituti specializza-

ti delle Nazioni Unite. Si tratta di organizzazioni sorte da trattati di-

stinti da quello dell’Onu e i cui Stati membri possono o meno coinci-

dere con quelli delle Nazioni Unite. La contiguità si crea in base ad un

accordo di collegamento tra le due organizzazioni, che prevede lo

scambio di rappresentanti, di osservatori, di documenti, la reciproca

consultazione, il coordinamento e l’obbligo per l’Istituto di prendere

almeno in esame le raccomandazioni dell’Onu e di osservare le norme

della Carta, allo scopo di garantire il potere di coordinamento e con-

trollo da parte dell’Onu.

Anche queste istituzioni emanano raccomandazioni e predi-

spongono progetti di convenzione. Le loro decisioni sono adottate a

maggioranza e diventano vincolanti se gli Stati, entro un certo perio-

do, non manifestano la volontà di ripudiarle. Si tratta spesso di deci-

sioni tecniche, vincolanti proprio perché sono inquadrabili come fonti

previste dall’accordo istitutivo dell’organizzazione. Gli Istituti svol-

gono anche attività operative: assistenza tecnica, aiuti, prestiti, ecc.

Ecco ora un elenco degli Istituti specializzati esistenti:

Fao (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura). Creata nel

1945, svolge attività di ricerca e informazione, per promuovere

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l’esecuzione di programmi agricoli e alimentari a favore soprattutto

dei Paesi in sviluppo e del Terzo Mondo.

Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro). La particolare struttu-

ra dell’organo assembleare, la Conferenza Generale, costituita da

quattro delegati per Stato, due in rappresentanza del governo, uno dei

datori di lavoro, uno dei lavoratori, fa sì che le maggioranze possano

formarsi per il collegamento tra gruppi politicamente affini, più che

per intese tra Stati. Svolge la sua attività in materia di lavoro e ha con-

tribuito allo sviluppo di norme a tutela dei lavoratori. Emana racco-

mandazioni e predispone progetti di convenzione. I progetti, approvati

a maggioranza di due terzi della Conferenza Generale, vengono co-

municati agli Stati membri che sono liberi di ratificarli o meno. Essi

però sono obbligati entro un certo termine a sottoporli, comunque, agli

organi competenti per la ratifica e a informare il Direttore Generale

dell’Ilo sulla sorte da essi subita.

Unesco (Organizzazione per l’Educazione Scientifica e la Cultura).

Promuove la diffusione della cultura e lo sviluppo dei mezzi di educa-

zione all’interno degli Stati membri, senza distinzione di razza, sesso,

condizione economica o sociale. Si propone anche la conservazione

del patrimonio artistico e scientifico mondiale. Ogni Stato può farsi

rappresentare da cinque membri, ma dispone di un solo voto.

Icao (Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile). Emana

disposizioni tecniche (dette standard internazionali o pratiche racco-

mandate) sull’organizzazione del traffico aereo civile. Le decisioni, a

differenza dell’Ilo e dell’Unesco, sono vincolanti per tutti gli Stati

membri, compresi quelli dissenzienti.

Who (Organizzazione Mondiale della Sanità). Suo obiettivo principa-

le è il conseguimento da parte di tutti i popoli del livello più alto di sa-

lute possibile. Emana raccomandazioni, disposizioni, progetti di con-

venzione, per prevenire epidemie, conoscere malattie mortali e diffon-

dere l’uso dei farmaci. Svolge anche un’intensa opera di assistenza

tecnica e le sue decisioni hanno un certo potere vincolante.

Imo (Organizzazione Internazionale Marittima). Si occupa dei pro-

blemi relativi alla sicurezza e all’efficienza dei traffici marittimi.

Itu (Unione Internazionale per le Telecomunicazioni).

Wmo (Organizzazione Mondiale Meteorologica).

Upu (Unione Postale Universale). Contribuiscono al coordinamento

delle attività statali nei settori di rispettiva competenza. I regolamenti

di Wmo e Upu non vincolano lo Stato dissenziente. Per quanto riguar-

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da l’Itu, le revisioni periodiche dei due regolamenti amministrativi

sulle telecomunicazioni e sulle radiocomunicazioni, adottate a mag-

gioranza semplice, vincolano tutti gli Stati membri che non si dichia-

rano dissenzienti all’atto dell’adozione o entro un certo termine.

Imf (Fondo Monetario Internazionale). E’ costituito da quote di capi-

tale sottoscritte da ciascuno Stato membro. L’entità della partecipa-

zione determina la forza del voto. E’ un’organizzazione controllata dai

Paesi ricchi, quindi, e in particolare dagli Usa. Gli Stati membri pos-

sono ricorrere al prestito dell’Imf, per far fronte a squilibri nella pro-

pria bilancia dei pagamenti, con condizioni concordate che comporta-

no anche l’adozione di piani nazionali di risanamento.

Ibrd (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo). Ha un

capitale sottoscritto dagli Stati membri e può procurarsi capitali ulte-

riori tramite l’emissione di obbligazioni. Suo scopo è la concessione

agli Stati membri o a privati di mutui garantiti da uno dei Paesi ade-

renti, a tassi di interesse variabili in funzione del grado di sviluppo del

Paese debitore.

Ifad (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo). Ente finanzia-

rio che contribuisce con aiuti e prestiti allo sviluppo agricolo dei Paesi

poveri. L’organizzazione ricalca quella dell’Imf e dell’Ibrd, ma il suo

controllo è nelle mani dei Paesi in sviluppo e dei Paesi dell’Opec.

Wipo (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale). Si oc-

cupa di tutela del diritto d’autore e dei brevetti in campo industriale,

letterario e artistico, cooperando con le altre organizzazioni interna-

zionali del settore e fornendo assistenza tecnica e legale agli Stati.

Unido (Organizzazione per lo Sviluppo Industriale). Promuove pro-

grammi e studi su problemi dell’industrializzazione dei Paesi in svi-

luppo, fornendo assistenza tecnica e consulenza nell’applicazione del-

le innovazioni tecnologiche.

Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica). Promuove lo

sviluppo dell’energia atomica a scopi pacifici, coadiuvando l’Onu nei

controlli dei Paesi che potrebbero usarla a scopi bellici.

Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio). E’ un organismo in-

dipendente dall’Onu creato nel 1994. Ha lo scopo di favorire, attraver-

so tavoli negoziali, la massima liberalizzazione del commercio mon-

diale (globalizzazione). Questi negoziati prima si svolgevano in seno

al Gatt (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e sono stati

poi annessi allo Statuto del Wto. I suoi organi possono emettere deci-

sioni vincolanti e anche fornire interpretazioni delle norme dello Sta-

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tuto. In caso di inadempienza può adottare contromisure e fa da arbitro

nelle controversie nascenti dagli accordi che fanno capo ad essa.

Organismi per la tutela dell’ambiente e per la conservazione delle

risorse. Si tratta di numerose Convenzioni o trattati che non si mani-

festano in vere e proprie organizzazioni, ma assegnano un potere nor-

mativo alla conferenza o all’assemblea degli Stati contraenti. Le deci-

sioni possono essere vincolanti per gli Stati membri, derivando la loro

forza cogente dal trattato istitutivo; il che le qualifica come fonti di

norme internazionali di terzo grado.

17. Le Comunità Europee e l’Unione Europea.

Decisamente vincolanti sono gli atti delle Comunità Europee,

che si delineano quindi come chiari esempi di fonti di norme interna-

zionali previste da accordi.

Le tre Comunità Europee sono nate in tempi diversi:

Ceca (Parigi 1951); Cee (ora Ce) ed Euratom (Roma 1957).

Sono 25 gli Stati membri; 6 i Paesi fondatori: Belgio, Francia,

Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda. Le Comunità agiscono attra-

verso organi comuni.

Modifiche di rilievo ai trattati istitutivi, con lo scopo di rafforza-

re l’integrazione tra gli Stati membri, sono state apportate da:

- Atto Unico Europeo, in vigore dal 1° luglio 1987;

- Trattato di Maastricht sull’Unione Europea, in vigore dal 1°

novembre 1993;

- Trattato di Amsterdam, in vigore dal 1° maggio 1999.

- Trattato Costituzionale, firmato a Roma il 29 ottobre 2004.

Dopo questi accordi la realtà dell’Ue si basa su tre punti fermi:

- sviluppo delle Comunità Europee;

- politica estera e di sicurezza;

- giustizia e affari interni.

Il Trattato di Maastricht ha apportato significative modifiche:

- cambio del nome da Cee a Ce, per sottolineare l’aspetto sociale

e non solo economico dell’organismo;

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- rafforzamento della funzione del Parlamento;

- creazione della cittadinanza europea, status attribuito a tutti i

cittadini degli Stati membri, che consente la libera circolazione

ed il soggiorno in tutto il territorio comunitario;

- istituzione dell’Euro, moneta unica europea, e della Bce, Banca

Centrale Europea.

Le novità inserite dal Trattato di Amsterdam sono:

- disciplina comunitaria nel rilascio dei visti, nella concessione

del diritto d’asilo, nell’immigrazione; temi che prima erano og-

getto di coordinamento intergovernativo;

- confluenza nel Trattato Ce degli Accordi di Shengen (1985)

sulla soppressione delle frontiere interne.

Scopi delle tre Comunità sono:

Ceca: attuazione di un mercato comune nel settore carbo-

siderurgico, con abbattimento delle dogane, unificazione

dei prezzi, ripartizione razionale della produzione.

Euratom: creazione di un mercato comune per la produzione

dell’energia atomica a scopi pacifici.

Ce: la sua attività coinvolge l’intera vita economica e sociale

degli Stati membri, favorendo la libera circolazione di

merci, persone, servizi e capitali; creando un unico mer-

cato interno; garantendo la libera concorrenza attraverso

norme antitrust; attuando una politica comune in agricol-

tura, trasporti e commercio. Altri compiti riguardano gli

aiuti e gli incentivi alle imprese, la regolazione della sicu-

rezza sociale, della politica economica e monetaria, dello

sviluppo ecologico e dell’ambiente, garanzia della parità

tra uomo e donna, omologazione delle legislazioni dei

Paesi membri.

Non bisogna confondere l’unione doganale, caratterizzata

dall’abbattimento delle barriere doganali e dall’istituzione di tariffe

doganali comuni verso Paesi terzi, dalla Zona di libero scambio, che

invece prevede solo l’abbattimento delle barriere doganali tra i mem-

bri, come l’Efta (che oggi, dopo lo sviluppo dell’Ue, lega solo Islan-

da, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) e la Nafta (in vigore dal 1994

tra Canada, Stati Uniti e Messico).

La realizzazione delle norme del Trattato Ce risiede nella vo-

lontà politica degli Stati membri di metterle in pratica attraverso pro-

pri atti, allo scopo di consentire continui progressi nel campo

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dell’integrazione economica e sociale. Tale obiettivo deve svolgersi

secondo i principi di proporzionalità e sussidiarietà, cioè rispetto dei

limiti necessari per il raggiungimento degli obiettivi del trattato e, nel-

le materie di non esclusiva competenza comunitaria, intervento della

Comunità, solo se l’azione dello Stato membro non sia sufficiente a

realizzarne gli obiettivi.

Per sua natura la Ce si presenta molto diversa dalle altre orga-

nizzazioni internazionali. Secondo alcuni sarebbe addirittura uno Sta-

to federale in embrione. E’ dotata di organi con ampi poteri decisio-

nali che comportano una progressiva sostituzione della sovranità degli

Stati membri anche in rapporti meramente interni. Sicuramente alcuni

principi sono propri del vincolo federale, come, ad esempio, la preva-

lenza del diritto comunitario sul diritto interno. D’altro canto, la so-

vranità dei singoli Stati non risulta ancora degradata ad autonomia a

tal punto da potersi parlare di super-Stato.

Gli organi delle Comunità Europee, comuni alle tre organizza-

zioni sono stati in parte modificati e puntualizzati dalla Costituzione

europea, recentemente varata. In essa confluiscono i principi dei trat-

tati suddetti e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione approvata

nel 2000 a Nizza. Gli organi sono i seguenti:

Parlamento Europeo - Nato nel 1979, i suoi componenti vengono

eletti a suffragio universale dai cittadini europei per un periodo di cin-

que anni. Il numero dei suoi membri non può essere superiore a 700,

con un minimo di 4 membri per Stato. Il Parlamento esercita, insieme

al Consiglio, la funzione legislativa e le funzioni di controllo politico e

consultiva. Elegge il Presidente della Commissione europea su propo-

sta del Consiglio. Sembrano conservati al Parlamento i poteri di coo-

perazione – codecisione – veto che condizionano le prerogative del

Consiglio dei ministri.

Consiglio Europeo - Nato nel 1974, è formato dal Presidente, dai capi

di Stato e di Governo, dal presidente della Commissione, con la pre-

senza del ministro degli Esteri. Ha il compito di dare all’organismo e

alle Comunità l’impulso al necessario sviluppo, definisce i suoi orien-

tamenti e le priorità politiche generali. Viene convocato ogni trimestre

dal Presidente e, in generale, si pronuncia, per consenso.

Il Presidente del Consiglio europeo viene eletto a maggioranza quali-

ficata dal Consiglio stesso e rimane in carica per due anni e mezzo. Il

suo mandato è rinnovabile una volta; ha il compito di presiedere i la-

vori, adoperandosi a facilitare coesione e consenso. Settori di compe-

tenza, al di fuori di quelli strettamente comunitari, sono: politica estera

e di sicurezza, cooperazione nella giustizia e negli affari interni.

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Il Consiglio europeo, in accordo con il presidente della Commissione,

nomina il Ministro degli Esteri dell’Unione. Questi guida la politica

estera e di sicurezza dell’organismo, in qualità di mandatario del Con-

siglio europeo

Consiglio dei Ministri - E’ l’organo in cui sono rappresentati gli Stati

membri. Di volta in volta ne fanno parte i ministri competenti delle

questioni all’ordine del giorno. Emana gli atti più importanti della le-

gislazione comunitaria, deliberando a maggioranza qualificata.

Commissione Europea - E’ composta fino al 2014 da un rappresen-

tante per ogni Stato membro. Successivamente il numero dei compo-

nenti sarà uguale ai due terzi del numero degli Stati appartenenti

all’Unione. I suoi membri partecipano a titolo individuale e non in

rappresentanza dei Governi di provenienza, con il divieto di ricevere

qualsiasi istruzione da essi.

Corte di Giustizia Europea - Controlla il rispetto della Costituzione

e del diritto comunitario. Vi si può ricorrere anche individualmente.

Dal 1988 ad essa è stato affiancato un Tribunale di primo grado.

Banca Centrale Europea - Coordina la politica monetaria

dell’Unione e la graduale applicazione della moneta unica.

Corte dei Conti - Esercita una costante funzione di controllo sulle en-

trate e sulle spese delle Comunità. E’ composta da 15 giudici indipen-

denti, nominati dal Consiglio con competenza specifica nel settore.

L’Unione europea emana atti vincolanti (regolamenti – deci-

sioni – direttive) e atti non vincolanti (raccomandazioni – pareri).

Il regolamento è l’atto comunitario più importante e completo,

attraverso cui la legislazione comunitaria si sostituisce o si sovrappone

alla legislazione interna degli Stati membri. Contiene norme generali e

astratte; è obbligatorio e direttamente applicabile in ciascuno degli

Stati membri. Vincola anche tutti gli individui che operano all’interno

dell’area comunitaria. Entra in vigore 20 giorni (o altro termine stabi-

lito) dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità.

La decisione ha invece portata concreta. Essa può indirizzarsi

ad uno Stato membro, ad un individuo o ad un’impresa operanti

nell’area comunitaria. E’ atto vincolante e il soggetto a cui è indirizza-

ta è tenuto ad osservarla. La decisione acquista efficacia non con la

pubblicazione (a meno che non si tratti di decisione emanata con pro-

cedura di codecisione), ma con la notificazione al soggetto interessato.

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La direttiva è atto obbligatorio che vincola l’interessato, non in

ogni suo elemento (come regolamenti e decisioni) ma solo per il risul-

tato da raggiungere. E’ a discrezione dello Stato la scelta della forma e

dei mezzi da usare. Se rivolta a tutti gli Stati, entra in vigore con la

pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità. Se rivolta ad

uno Stato singolo, a meno che non sia frutto di codecisione, entra in

vigore con la notificazione ai destinatari.

Normalmente la direttiva dovrebbe enunciare principi generali e

astratti, ma la prassi consolidata, mai contestata, vede il proliferare

delle cosiddette direttive dettagliate, ovvero atti, del tutto simili a re-

golamenti, in cui gli organi comunitari specificano minuziosamente

modi e tempi dei risultati da raggiungere, spingendosi anche sino a in-

dicare le norme interne che gli Stati sono tenuti ad adottare.

Non hanno invece efficacia vincolante le raccomandazioni e i

pareri. Ad essi si affiancano una serie di atti comunitari atipici che

esulano dalle procedure comunitarie e che intendono avere effetto

vincolante. Tali atti rivelano una chiara volontà di obbligarsi e, quan-

do non siano intese di carattere politico, possono considerarsi accordi

in forma semplificata, ma qualora essi pretendano di modificare le

norme comunitarie o si pongano in contrasto col diritto comunitario,

costituiscono violazione impugnabile di fronte alla Corte di Giustizia.

Le Comunità Europee, come tutte le organizzazioni internazio-

nali, hanno il potere di concludere accordi internazionali. Per quan-

to riguarda gli organi competenti a stipulare, il Trattato istitutivo (art.

300) assegna alla Commissione il potere di condurre negoziati, al

Consiglio, previa consultazione o parere conforme del Parlamento, il

potere di impegnarsi, alla Corte di Giustizia di dare pareri preventivi

sulla conformità dell’accordo con le norme del Trattato istitutivo. In

caso di parere negativo, l’accordo non potrà entrare in vigore se non

dopo la modifica formale del Trattato stesso. Gli accordi conclusi se-

condo questa procedura sono vincolanti per le istituzioni comunitarie

e per gli Stati membri.

La competenza a concludere accordi internazionali, se il Tratta-

to Ce non disponga diversamente, ha carattere esclusivo, per cui gli

Stati membri non possono concludere per loro conto accordi nelle

stesse materie. L’azione della Comunità si sostituisce a quella degli

Stati, ma, per evitare di paralizzare i rapporti con l’esterno, in caso lo

Stato terzo non abbia intenzione di concludere un’intesa con tutta la

Comunità o se non vi sia unanimità tra gli Stati membri ad impegnarsi

con uno Stato terzo, è invalsa la pratica del Consiglio di concedere au-

torizzazioni al singolo Stato membro a concludere accordi esterni. Da

qui, anche la pratica, soprattutto quando vi sia dubbio che la materia

dell’intesa rientri tra quelle di competenza comunitaria, di stipulare

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accordi misti, alla cui conclusione partecipano sia la Comunità che

tutti gli Stati membri.

Se uno Stato membro conclude un accordo esterno senza

l’autorizzazione del Consiglio, l’accordo è pienamente valido, ma

comporta la responsabilità dello Stato per violazione del diritto comu-

nitario e un giudizio di accertamento di fronte alla Corte di Giustizia.

Particolare il caso dell’Italia, dove l’art. 11 Cost. assegna un rango

pressoché costituzionale al diritto comunitario. Un accordo non auto-

rizzato, quindi, sarebbe invalido internazionalmente per violazione di

norme costituzionali di importanza fondamentale.

Si pone poi il problema, teoricamente da risolvere negativamen-

te, se la Comunità possa stipulare accordi esterni anche nelle materie

in cui questa potestà non è espressamente prevista. Una risposta è stata

data da varie sentenze della Corte che, applicando la teoria dei poteri

impliciti, ha ritenuto esistente la competenza a concludere rapporti con

Stati terzi in tutte le materie in cui la Comunità abbia competenza in-

terna. Anzi, per una sorta di parallelismo tra competenze interne e

competenze esterne, nel momento in cui il potere viene esercitato, la

competenza esterna diviene esclusiva rispetto agli Stati membri.

18. L’Ocse, l’Osce e il Consiglio d’Europa.

Tra le organizzazioni nate nell’ultimo dopo guerra, l’Ocse, Or-

ganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, dalle Na-

zioni del vecchio continente industrializzato si è poi estesa a Paesi oc-

cidentali non europei, contrapponendosi al mondo in sviluppo.

L’Ocse, Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in

Europa, è un ente di sicurezza paneuropea. Vi fanno parte 55 Stati. Ai

sensi del cap. VIII della Carta dell’Onu, è uno strumento regionale

fondamentale per il preallarme e la prevenzione dei conflitti, la ge-

stione delle crisi e la ricostruzione successiva ai conflitti in Europa.

Opera attraverso una propria rete di missioni nei Balcani, nel Caucaso,

in Asia centrale e in alcuni Paesi ex sovietici.

Tutti gli Stati europei occidentali e orientali fanno parte del

Consiglio d’Europa, che rappresenta il primo esperimento di adesio-

ne ai valori dello Stato di diritto e di tutela internazionale giurisdizio-

nale dei diritti umani. I suoi scopi sono indicati nel Trattato istitutivo.

art. 1 Conseguire una più stretta unione tra i membri, per salva-

guardare e promuovere gli ideali e i principi che costitui-

scono il patrimonio comune, favorendo il progresso eco-

nomico e sociale. 24

art. 3 Ogni Stato membro deve accertare il principio della pre-

minenza del diritto e quello in virtù del quale ogni perso-

na sottoposta alla sua giurisdizione deve godere dei diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Proprio ai diritti umani è dedicata la Convenzione europea dei

diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel

1950 e che è stata ratificata da tutti gli Stati membri del Consiglio

d’Europa. Elenca tutti i diritti riconosciuti degni di tutela e ha istituito

la Corte europea dei diritti dell’uomo per la tutela giurisdizionale.

19. Le raccomandazioni degli organi internazionali.

Ad eccezione delle Comunità europee, la raccomandazione è

l’atto tipico dell’Onu e, in genere, di tutte le organizzazioni interna-

zionali. Il suo carattere non vincolante non consente di annoverarla tra

le fonti previste da accordi, tuttavia può produrre un effetto di liceità,

nel senso che non commette illecito lo Stato che, per eseguire una rac-

comandazione, osserva un comportamento contrario ad impegni pre-

cedentemente assunti con accordo o previsti dal diritto internazionale

consuetudinario. L’effetto di liceità è ammesso solo nei rapporti tra gli

Stati membri e solo in ordine alle raccomandazioni che rispettino

competenze e limiti previsti dal Trattato istitutivo. In tal senso,

l’obbligo assunto, implicito in ogni trattato istitutivo, a cooperare con

gli scopi dell’organizzazione, prevale sugli interessi dei singoli Stati,

che debbono farsi da parte rispetto ai fini generali dell’organizzazione,

sia pure attraverso atti non vincolanti.

L’effetto di liceità assume rilievo in riferimento alle racco-

mandazioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulle misure impli-

canti o non implicanti l’uso della forza. Gli Stati, a cui sono richieste,

potranno adottarle anche violando norme pattizie diverse dalla Carta

dell’Onu o norme di diritto internazionale generale.

Per valutare la legittimità delle raccomandazioni per la relati-

va applicazione dell’effetto di liceità, non esiste nelle organizzazioni

un organo che giudichi sulla legittimità, né questo compito può essere

eseguito dallo stesso organo emanante. Di conseguenza l’effetto di li-

ceità potrà verificarsi solo per quegli Stati membri che hanno votato a

favore della raccomandazione o l’abbiano approvata senza alcuna ri-

serva. Nei confronti dei contrari o degli astenuti l’effetto di liceità de-

ve escludersi, poiché è prevalente la volontà di dissociarsi dall’atto.

Inoltre, non si può dire che una raccomandazione reiterata nel

tempo divenga obbligatoria, facendo leva sul dovere di cooperazione

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contenuto nel Trattato istitutivo. Ammettere una tesi del genere, vor-

rebbe dire forzare eccessivamente la tesi della cooperazione sino a

sovvertire la natura non vincolante della raccomandazione.

20. La gerarchia delle fonti internazionali.

Classifica gerarchica delle fonti di diritto internazionale:

1. Consuetudine: fonte di primo grado costituita anche dai princi-

pi generali comuni agli ordinamenti interni. E’ l’unica fonte di

norme generali che vincolano tutti gli Stati.

2. Trattato: fonte di secondo grado che trova la sua obbligatorietà

nella norma consuetudinaria pacta sunt servanda.

3. Fonti previste da accordi: fonte di terzo grado costituita dagli

atti delle organizzazioni internazionali.

La subordinazione dei trattati alla consuetudine non significa

inderogabilità delle norme generali. Una norma di grado inferiore può

derogare alla norma di grado superiore se quest’ultima lo consente. E’

opinione comune che le norme consuetudinarie siano caratterizzate da

flessibilità e quindi derogabilità mediante accordo. Questo non fa che

confermare il principio della prevalenza del diritto particolare, anche

se anteriore, rispetto a quello generale. I trattati, infatti, vincolano uni-

camente gli Stati contraenti e possono prevalere sulle norme consue-

tudinarie che hanno portata generale. Al contrario, invece, quando la

consuetudine si forma proprio in deroga alle norme di un determinato

trattato. Anche per i principi generali di diritto comuni agli ordina-

menti interni, anch’essi norme di diritto generale, vale il principio del-

la derogabilità mediante accordo.

Esistono, poi, una serie di norme di diritto internazionale gene-

rale accettate e considerate inderogabili dalla comunità internazionale;

esse costituiscono lo jus cogens. Dell’argomento tratta Vienna 69 nei

seguenti articoli:

art. 53 è nullo qualsiasi trattato in contrasto con una norma impe-

rativa del diritto internazionale generale, ovvero una

norma a cui non può essere apportata alcuna deroga, mo-

dificabile solo da una nuova norma cogente di diritto in-

ternazionale generale.

26

art. 64 se una nuova norma imperativa di diritto internazionale si

forma, qualsiasi trattato esistente in contrasto con questa

norma diviene nullo e si estingue.

art. 66 in caso di controversia, tra gli Stati aderenti alla Conven-

zione, sull’invalidità di un accordo per contrarietà allo jus

cogens, la questione può essere risolta dalla Corte Inter-

nazionale di Giustizia mediante ricorso anche unilaterale

di una delle parti. (Norma sinora mai applicata).

Per una definizione dello jus cogens bisogna rifarsi alla Carta

dell’Onu (art. 103). La norma afferma che in caso di contrasto tra gli

obblighi della Carta contratti dai membri dell’Onu e gli obblighi da

essi assunti in base ad altro accordo internazionale, prevarranno i pri-

mi. L’art. 103 afferma che nella comunità internazionale, nonostante

comportamenti a volte tesi a sottrarsi agli obblighi della Carta, il ri-

spetto dei principi della Carta dell’Onu è ormai per tutti la base della

vita di relazione internazionale. Si tratta di una consuetudine, afferma-

ta espressamente o implicitamente nella stragrande maggioranza dei

trattati istitutivi di enti internazionali, che attribuisce carattere di jus

cogens ai principi della Carta delle Nazioni Unite.

L’art. 103 parla di prevalenza sugli obblighi derivanti da trattati

e non di invalidità di questi ultimi, per cui, nel caso di obbligo tem-

poraneo derivante dalla Carta, è chiaro che la prevalenza varrà finché

dura tale obbligo (temporanea inefficacia e non invalidità). Per cui lo

jus cogens è da intendere in termini di inderogabilità e non invalidità.

Lo jus cogens contenuto nella Carta dell’Onu è formato dai

principi generali, ormai consuetudinari, che sono alla base dei grandi

settori di competenza delle Nazioni Unite. Tra essi ricordiamo:

- mantenimento della pace;

- astensione dall’uso o dalla minaccia della forza nei rapporti in-

ternazionali, salvo risposta ad attacco armato;

- collaborazione in campo economico e sociale;

- divieto di comportamenti che possano compromettere

l’economia di altri Paesi;

- collaborazione nel settore umanitario;

- rispetto della dignità umana;

- principio dell’autodeterminazione dei popoli.

Egualmente si deve parlare di inderogabilità delle norme

sull’invalidità e sull’estinzione dei trattati. Essendo norme generali

che regolano la struttura del rapporto e non il contenuto, esse sono di

livello superiore al trattato.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Internazionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Internazionale, Conforti (parte 1/b). Gli argomenti trattati in particolare sono: l'interpretazione dei trattati, le regole di teoria generale dell’interpretazione, la teoria dei poteri impliciti, le interpretazioni unilateralistiche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Baroncini Elisa.

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