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Incompatibilità tra norme internazionali

Ovviamente un trattato può essere modificato o abrogato da un

trattato successivo fra gli stessi contraenti, cosa succede se i

contraenti dell'uno e dell'altro trattato coincidono solo in parte?

Si cerca di trovare la soluzione nei principi di successione dei

trattati nel tempo e quello dell'inefficacia dei trattati nei confronti di

terzi: fra gli stati contraenti di entrambi i trattati, prevale l'accordo

successivo; nei confronti degli Stati che siano parti di uno solo dei

trattati, restano invece integri, nonostante l'incompatibilità, tutti gli

obblighi che da ciascuno di essi derivano. Lo Stato contraente di

entrambi si troverà, in poche parole, a dover scegliere a quali

impegni tenere fede e rispondere di inadempimento per degli altri.

La Convenzione di Vienna è orientata in tal senso, ma all'art. 41

precisa che due o più parti di un trattato non possono concludere

un accordo mirante a modificarlo, sia pure nei loro rapporti

reciproci, quando la modifica è vietata dal trattato multilaterale,

oppure pregiudica la posizione delle altre parti contraenti oppure è

incompatibile con la realizzazione dell'oggetto e dello scopo del

trattato nel suo insieme. L'espressione "non possono" è molto

ambigua, ma si ritiene che non figuri una causa di invalidità

dell'accordo (perché la disposizione non si colloca nell'ambito delle

cause di invalidità), ma illiceità e responsabilità internazionale.

V

E NEI TRATTATI

XI Diritto internazionale > La formazione delle norme internazionali

> Le riserve nei trattati

La riserva indica la volontà dello Stato di non accettare certe

clausole del trattato o di accettarle con alcune modifiche, oppure

secondo una determinata interpretazione (c.d. riserva

interpretativa). Così facendo tra lo Stato autore della riserva e gli

altri Stati contraenti, l'accordo si forma solo per la parte non

investita dalla riserva, mentre il trattato resta integralmente

applicabile agli altri Stati.

Ovviamente la riserva ha senso per i soli trattati multilaterali,

soprattutto quello stipulati da un numero rilevante di Stati. Nei

trattati bilaterali, lo Stato che non vuole assumere certi impegni

17

deve solo proporre alla controparte di non includerli nel testo.

L'istituto della riserva,allora, serve a facilitare la larga

partecipazione degli Stati ai trattati multilaterali.

Secondo il diritto internazionale tradizionale, la possibilità di

apporre riserve doveva essere tassativamente concordata nella fase

di negoziazione e quindi doveva figurare nel testo del trattato

predisposto dai plenipotenziari. In mancanza, lo Stato non aveva

altra alternativa se non quella di ratificare il trattato. Due erano i

modi per i quali era possibile apporre riserve: o i signoli Stati

dichiaravano al momento della negoziazione di non voler accettare

alcune clausole, oppure il testo prevedeva genericamente la facoltà

di apporre riserve al momento della ratifica o dell'adesione, e in tal

sede ogni Stato valutava se avvalersi o meno di tale facoltà. In

quest'ultimo caso era comunque necessario che il testo specificasse

quali clausole potevano essere oggetto di riserva.

Oggi invece si assiste ad un'evoluzione. Un parere del 1951 della

Corte Internazionale di Giustizia affermò che una riserva può essere

anche formulata all'atto della ratifica, anche se la relativa facoltà

non è espressamente prevista nel testo del trattato purché essa sia

compatibile con l'oggetto e lo scopo del trattato; purché, in altre

parole, essa non riguardi clausole fondamentali e caratterizzanti

l'intero trattato, altrimenti non si configurerebbe neanche l'accordo.

Il parere della Corte ha influenzato la redazione del testo della

Convenzione di Vienna, nella quale è codificato il principio che una

riserva può essere sempre formulata purché non sia espressamente

esclusa dal testo del trattato e purché non sia incompatibile con lo

scopo e l'oggetto del trattato medesimo. Se la riserva non è

prevista dal testo del trattato e nessuno la contesta entro dodici

mesi dalla notifica della riserva stessa alle altri parti contraenti,

essa si intende accettata.

Dopo la Convenzione, la prassi internazionale ha non solo

confermato quanto disposto, ma ha anche portato innovazioni,

riconoscendo, ad esempio, la possibilità che uno Stato formuli le

riserve in un momento successivo rispetto a quello in cui aveva

ratificato il trattato, purché nessuna delle altre parti contraenti

sollevi obiezioni contro il ritardo. La tendenza più innovatrice si

ricava dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani: se

lo Stato formula una riserva inammissibile (perché espresamente

18

esclusa dal testo o perché contraria all'oggetto o allo scopo del

trattato), tale inammissibilità non comporta l'estraneità dello Stato

stesso rispetto al trattato, ma l'invalidità della sola riserva che si

avrà per non apposta. Bisogna però osservare che la giurisprudenza

della Corte europea riguarda solo la Convenzione europea dei diritti

umani e ogni estensione ad altri tipi di trattati è prematura.

Quando alla formazione della volontà dello Stato concorrono più

organi, può darsi che l'apposizione di una riserva sia decisa da uno,

ma non dagli altri. Cosa succede se il Governo non tiene conto di

una riserva decisa dal Parlamento o formula una riserva che il

Parlamento non ha voluto? Casi del genere si sono anche verificati

in Italia e le opinioni dottrinali in merito sono svariate. Alcuni

ritengono che il Governo possa apporre riserve, in quanto gestore

dei rapporti internazionali, mentre la tesi opposta, muovendo da

posizioni più garantiste e dalla necesstà della collaborazione tra i

due organi, sostiene che il governo non possa apporre riserve non

volute dal Parlamento.

A nostro avviso la questione si risolve tenendo conto due principi

costituzionali cardine: la formazione e manifestazione della volontà

dello Stato e la responsabilità del Governo dall'altra. Sotto il primo

profilo una riserva è valida sia che venga formulata solo dal

Parlamento, sia solo e autonomamente dal Governo. Tuttavia se il

Governo decide di discostarsi in tema di riserve da quanto

deliberato in Parlamento, rischierebbe il ricorso dell'organo

legislativo ai meccanismi della messa in gioco della responsabilità

governativa. Siccome per il diritto internazionale è irrilevante la

responsabilità del Governo, ma si preoccupa della formazione della

volontà dello Stato, la riserva resta comunque valida, tranne nel

caso in cui la riserva fosse contenuta nella legge di autorizzazione e

di cui il Governo non tenga conto in cui si verificherebbe una

violazione grave del diritto interno e dovrà ritenersi che lo Stato

non resti impeganto per detta parte se e finché il Parlamento non

revochi espressamente o implicitamente la riserva.

L'INTERPRETAZIONE DEI TRATTATI

19

XII Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > L'interpretazione dei trattati

Oggi si tende ad abbandonare il metodo c.d. subiettivistico, in base

al quale si renderebbe in ogni caso necessaria la ricerca della

volontà effettiva delle parti come contrapposta alla volontà

dichiarata. Si deve attribuire al trattato il senso che è fatto palese

dal suo testo, che risulta dai rapporti di connessione logica tra le

varie parti del testo. In questo senso i lavori preparatori assumono

un ruolo importante di sussidio, potendosi ad essi ricorrere in

presenza di un testo ambiguo e lacunoso.

La Convenzione di Vienna si pronuncia a favore del metodo

obiettivistico, pronunciandosi sull'interpretazione agli artt. 31-33. Il

trattato deve essere interpretato in buona fede, secondo il

significato ordinario da attribuirsi ai termini del trattato nel loro

contesto e alla luce dell'oggetto e dello scopo del trattato stesso. I

lavori preparatori sono unn mezzo supplementare di integrazione,

da usare quando il testo è particolarmente oscuro o porta ad un

risultato assurdo e irragionevole.

Valgono per l'interpretazione dei trattati anche le regole che la

teoria generale ha elaborato per l'interpretazione delle norme

giuridiche. Ci riferiamo alle regole sull'interpretazione restrittiva o

estensiva, come quella che tra i diversi significati occorre scegliere

quello più favorevole alla parte più onerata o al contraente più

debole.

L'inteprete può ricorrere ad un'interpretazione estensiva o anche

all'analogia.

La Convenzione di Vienna non avalla interpretazioni unilateralistiche

dei trattati. Si deve pertanto escludere che una norma contenuta in

un accordo internazionale, a meno che ovviamente non disponga

essa stessa in tal senso, possa assumere significati differenti a

seconda dello Stato contraente al quale, o all'interno del quale,

debba applicarsi.

Due regole sono significative: una è quella dell'art. 33 che, nel caso

di testi non concordanti redatti in più lingue ufficiali, impone

un'interpretazione che comunque concili tutti i testi. L'altra è quella

dell'art. 31 che è la regola favorevole al metodo obiettivistico. Non

si applicano però le norme interpretative del diritto interno agli

Stati.

LA SUCCESSIONE DEGLI STATI NEI TRATTATI

20

XIII Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > La successione degli Stati nei trattati

Il problema della successione nei trattati si pone quando uno Stato

si sostituisce ad un altro nel governo di un territorio. E' o non è

vincolato dai trattati stipulati dal suo predecessore e in vigore in

quel territorio?

La sostituzione può avvenire per la cause e nei modi più svariati:

per effetto di cessione o conquista, sotto la sovranità dello Stato

esistente oppure si costituisce uno Stato nuovo e indipendente.

Alla successione degli Stati nei trattati è dedicata una Convenzione

di codificazione, predisposta dalla Commissione di diritto

internazionale delle Nazioni Unite e firmata a Vienna nel 1978.

Un principio pacifico per la dottrina e la prassi in materia di

successione, enunciato anche dalla Convenzione, è quello per cui lo

Stato che in qualsiasi modo si sostituisce ad un altro nel governo di

una comunità territoriale è vincolato dai trattati o dalle clausole di

un trattato localizzabile, cioè che riguardano l'uso di determinate

parti di territorio, conclusi dal predecessore. In questa categoria

rientrano i trattati che istituiscono servitù attive o passive nei

confronti degli Stati vicini, la concessione in affitto di parti del

territorio, i trattati che prevedono la lebera navigazione dei fiumi e

simili.

La successione nei trattati localizzabili incontra un limite che è

comune a tutte le altre ipotesi in cui il diritto internazionale

ammette la trasmissione dei diritti e degli obblighi pattizi. Tale

limite consiste nelle non trasmissibilità degli accordi che abbiano un

prevalente carattere politico, che siano cioè strettamente legati al

regime vigente prima del cambiamento di sovranità.

Passiamo ora ai trattati non localizzabili, che sono la maggior

parte. Per questo tipo di accordi la prassi risulta assai confusa

anche perché sempre più spesso la successione nei trattati del

predecessore è regolata mediante accordi tra lo Stato subentrante

e le altre parti contraenti dei precedenti trattati. La regola

fondamentale da assumere come punto di partenza per i trattati

non localizzabili è quella della c.d. tabula rasa: lo Stato che

subentra nel governo di un territorio non è, in linea di principio,

salve eccezioni, vincolato dagli accordi conclusi dal suo

predecessore. La prassi depone in tal senso.

21

La Convenzione distingue la situazione degli Stati sorti dalla

decolonizzazione dalla situazione di ogni altro Stato che subentri nel

governo di un territorio. Mentre per la prima assume come regola

fondamentale quella della tabula rasa, per la seconda sceglie la

regola opposta della continuità dei trattati. Un simile trattamento

differenziato non trova però corrispondenza nel diritto

consuetudinario.

A questo punto possiamo esaminare le singole ipotesi di

mutamento di sovranità assumendo come punto di partenza la

regola della tabula rasa.

1. Il principio della tabula rasa si applica anzitutto nell'ipotesi del

distacco di una parte del territorio di uno Stato. Può darsi che

la parte di territorio distaccatasi si aggiunga al territorio di un altro

Stato preesistente. In tal caso gli accordi vigenti nello Stato che

subisce il distacco cessano di avere vigore con riguardo al territorio

distaccatosi e si estendono invece automaticamente gli accordi

vigenti nello stato che acquista il territorio.

2. Può darsi invece che sulla parte distaccatasi si formino uno o più

Stati nuovi (secessione). Anche in questo caso gli accordi vigenti

nello Stato che subisce il distacco cessano di avere vigore con

riguardo al territorio che acquista l'indipendenza. La prassi relativa

agli Stati sorti dalla decolonizzazione ha suggellato tale tendenza.

L'applicazione del principio della tabula rasa agli Stati nuovi

formatisi per distacco è integrale per quanto riguarda i trattati

bilaterali conclusi dal predecessore e vigenti nel territorio

distaccatosi. Tali trattati potranno continuare a vivere solo se

rinnovati attraverso un apposito accordo con la controparte. La

stessa cosa vale per i trattati multilaterali chiusi, ossia dei trattati

che non prevedono la partecipazione, mediante adesione, di Stati

diversi da quelli originari: anche in questa ipotesi sarà necessario

un nuovo accordo con tutte le controparti. Per i trattati multilaterali

aperti, il principio della tabula rasa subisce un temperamento. Lo

Stato di nuova formazione può, anziché aderire, procedere alla c.d.

notificazione di successione: con tale atto la sua partecipazione

retroagisce al momento dell'acquisto dell'indipendenza. In altre

parole, mentre l'adesione ha effetto ex nunc, la notificazione di

successione ha carattere retroattivo.

3. Affine all'ipotesi della secessione è il caso dello

smembramento. Mentre la secessione non implica l'estinzione

dello Stato che la subisce, la caratteristica dello smembramento sta

proprio nel fatto che uno Stato si estingue e sul suo territorio si

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formano due o più Stati nuovi. L'unico criterio idoneo a distinguere

le due ipotesi è quello della continuità o meno dell'organizzazione di

governo preesistente: l'ipotesi dello smembramento è da

ammettere quando nessuno degli Stati residui abbia la stessa

organizzazione di governo, lo stesso regime. Ai fini della

successione nei trattati, lo smembramento deve essere assimilato

al distacco. Si applica il principio della tabula rasa, temperato però

dalla regola che per i trattati multilaterali aperti prevede la facoltà

di procedere ad una notificazione di successione.

4. Oposte in un certo senso al distacco e allo smembramento sono

l'incorporazione e la fusione. La prima si ha quando uno Stato,

estinguendosi, passa a far parte di un altro Stato; la seconda

quando due o più Stati si estinguono tutti e danno vita ad uno Stato

nuovo. La distinzione è molto sottile e bisogna pertanto riferirsi

all'organizzazione di governo che risulta dall'unificazione.

All'incorporazione si applica la regola della mobilità delle frontiere

dei trattati. I trattati dello Stato che si estingue cessano di avere

vigore, mentre al territorio incorporato si estendono i trattati dello

Stato incorporante. Per i trattati dello Stato incorporato vale,

ancora una volta, il principio della tabula rasa. Lo stesso principio

regola i casi di fusione: lo Stato sorto dalla fusione, sempre che sia

effettivamente stato nuovo e che non presenti condizioni di

continuità per quanto riguarda l'organizzazione di governo, nasce

libero da impegni pattizi.

5. Un'eccezione al principio della tabula rasa sia nell'ipotesi di

incorporazione che di fusione, deve ammettersi quando le comunità

statali incorporate o fuse, pur estinguendosi come soggetti

internazionali, conservino un notevole grado di autonomia

nell'ambito dello Stato incorporante o nuovo, quando si instauri un

vincolo di tipo federale. In tal caso la prassi si è orientata nel

senso della continuità degli accordi.

6. Un problema di successione nei trattati si pone anche nel caso si

verifichi un mutamento di governo nell'ambito di una comunità

statale, senza che il territorio subisca ampliamenti o diminuzioni.

Quando il mutamento avviene per vie extralegali e si instaura un

regime radicalmente diverso, si deve ritenere che muti la persona

di diritto internazionale (proprio perché lo Stato soggetto di diritto

internazionale si identifica con l'apparato di governo). Opera anche

qui il principio della tabula rasa o si ha una successione del nuovo

Governo nei diritti e negli obblighi del predecessore? La prassi

sembra orientata in questo secondo senso, eccezion fatta per i

trattati incompatibili con il nuovo regime.

23

Successione nei debiti contratti mediante accordo

internazionale

Il principio generale è quello della tabula rasa salvo i debiti

localizzabili. Secondo la prassi più recente (smembramento

dell'URSS e della Cecoslovacchia) il debito deve essere equamente

ripartito tra gli Stati sorti dallo smembramento e tra questi Stati ed

i soggetti creditori.

CAUSE DI INVALIDITA' E DI ESTINZIONE DEI TRATTATI

XIV Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > Cause di invalidità e di estinzione dei trattati

e cause di invalidità ed estinzione dei trattati sono molto simili a

quelle previste dal diritto dei contratti, ma la categoria è allargata

dalle cause tipiche del diritto internazionale. La disciplina è

contenuta da norme ad hoc e dalle consuetudini che costituiscono i

principi generali di diritto.

Cause di invalidità

1. errore essenziale, previsto dall'art. 48 della Convenzione di

Vienna, è un fatto, una situazione che lo Stato supponeva esistente

al momento in cui è stato concluso il trattato e che costituiva una

base essenziale del consenso di questo Stato.

2. dolo, previsto all'art. 49, comprende anche l'ipotesi della

corruzione dell'organo stipulante (art. 50).

3. violenza, che può essere fisica o morale, prevista all'art. 51.

Cause di estinzione

Il trattato si estingue per una delle seguenti ipotesi:

1. condizione risolutiva

2. termine finale

3. denuncia

4. recesso

5. inadempimento di controparte

6. sopravvenuta impossibilità di esecuzione

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7. abrogazione ( totale o parziale, espressa o per incompatibilità)

mediante accordo successivo tra le parti

Tra le cause di invalidità rientra anche la violenza esercitata

sullo Stato nel suo complesso. L'art. 52 infatti dispone che è

nullo qualsiasi trattato la cui conclusione sia stata ottenuta con la

minaccia o l'uso della forza in violazione dei principi della Carta

delle Nazioni Unite. Si evince facilmente che viene bandito l'uso

della forza, ma si ritiene che si tratti della forza armata, perché

nella prassi non ci sono elementi che facciano ricomprendere

pressioni di altro genere (come le pressioni politiche ed economiche

ancorché illecite che ci sono spesso).

La violenza sullo Stato è da configurare come causa d'invalidità dei

trattati entro limiti ristretti. Il problema dei trattati ineguali non si

risolve sul piano della validità. Si interpretano in modo equo i

trattati in cui la parte non ha un ampio margine di potere

contrattuale, e in modo restrittivo le clausole particolarmente

favorevoli agli Stati più forti.

Clausolo rebus sic stantibus

Il trattato si estingue in tutto o in parte se mutano le circostanze

esistenti al momento della stipulazione, purché si tratti di

circostanze essenziali, senza cui i contraenti non avrebbero

trattato. Per l'antica dottrina è una condizione risolutiva tacita,

perché venivano meno le circostanze a cui si subordinava l'efficacia

del trattato. Se è espressa, non si creano problemi perché si

configura come condizione stabilita dalle parti. Se, invece, non è

espressa, la situazione è più delicata: si riconosce tuttavia che il

trattato si estingua solo se le circostanze mutate costituivano la

"base essenziale del consenso dele parti" (art. 62 Convenzione di

Vienna). Questo principio sembra essere la negazione della

consuetudine secondo cui pacta sunt servanda.

Guerra

Ci si chiede se la guerra sia causa di estinzione o sospensione dei

trattati. La regola classica era orientata nel primo senso. La prassi

moderna, invece, propone molte eccezioni e temperamenti: si nega

l'effetto estintivo della guerra per i trattati multilaterali, ma la

giurisprudenza tende a considerare estinte quelle convenzioni

incompatibili con lo stato di guerra. tuttavia bisogna verificare di

volta in volta se la guerra abbia determinato un mutamento

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radicale delle circostanze esistenti al momento del trattato (rebus

sic stantibus).

Mezzi per far valere l'estinzione o invalidità

Una volta che si è verificata la causa di estinzione o di invalidità,

questa opera automaticamente o è necessario un atto formale di

denuncia? Il problema è molto controverso in dottrina:

1. certe cause (termine finale, abrogazione da parte di un accordo

successivo etc.) operano automaticamente.

2. altre cause di invalidità e di estinzione (che sono la maggior

parte, come i vizi della volontà o il mutamento sopravvenuto delle

circostanze) operano in modo automatico secondo alcuni, dopo un

formale atto di denuncia notificato agli Stati contraenti secondo

altri, resta in vigore finché non si accerta in modo imparziale la

causa di invalidità o estinzione secondo altri ancora.

Tendenzialmente si esclude l'automaticità quando la causa

invalidante o estintiva consista in fatti difficili da provare o di

dubbia interpretazione.

Denuncia

Lo scopo della denuncia consiste nella manifestazione della volontà

di uno Stato di sciogliersi una volta per tutte dal vincolo

contrattuale. La denuncia produce la cessazione del vincolo? La

denuncia vincola alla disapplicazione, ma deve provenire dagli

organi competenti a manifestare la volontà dello Stato sul piano dei

rapporti internazionali. A tali fini, bisognerà guardare la

Costituzione dei singoli Stati: in generale è l'Esecutivo, ma esistono

anche forme di collaborazioni tra Parlamento e Governo.

Gli altri Stati contraenti non sono vincolati dalla denuncia dello

Stato. In caso di disaccordo sull'effettiva insorgenza della causa di

invalidità o estinzione, il trattato entra in una fase di incertezza sul

piano del diritto internazionale.

Procedura prevista dalla Convenzione di Vienna per far

valere l'invalidità e l'estinzione (artt. 65-68)

1. Notifica scritta della pretesa dello Stato agli altri paesi contraenti

2. Se, trascorso un periodo non inferiore a tre mesi salvi i casi di

urgenza, non vengono presentate obiezioni, lo Stato può

definitivamente dichiarare che il Trattato è invalido o estinto, con

atto comunicato alle altre parti, sottoscritto dal Capo dello Stato o

dal Capo del Governo o dal Ministro degli Esteri, o comunque da

una persona munita di pieni poteri in tal senso

26

3. se invece vengono presentate obiezioni, si cerca una soluzione

della controversia con mezzi pacifici. La soluzione deve pervenire

entro 12 mesi

4. se passano i 12 mesi inutilmente, si mette in moto una

procedura conciliativa che fa capo ad una commissione formata

nell'ambito delle Nazioni Unite che sfocia in una decisione non

obbligatoria, ma esortativa. La pretesa all'invalidità o estinzione

resta paralizzata in perpetuo. I giudici interni non sono mai vincolati

e costretti alla paralisi.

LE FONTI PREVISTE DA ACCORDI: LE NAZIONI UNITE

XV Diritto internazionale > La formazione delle norme internazionali

> Le fonti previste da accordi: le Nazioni Unite

I Trattati non contengono solo regole materiali, ma anche regole

strumentali o formali, che istituiscono cioè ulteriori procedimenti o

fonti di produzione di norme. Generalmente il compito delle

organizzazioni internazionali non è quello di emanare norme, ma di

facilitare la collaborazione tra Stati membri, mediante

raccomandazioni, cioè atti che hanno scarso valore giuridico

perché non sono vincolanti, ma hanno solo valore di esortazione.

Le risoluzioni delle organizzazioni internazionali possono essere, a

seconda dei loro Statuti, prese a maggioranza o maggioranza

qualificata, ma spesso è richiesta l'unanimità. Recentemente si è

affermata la pratica del consensus, che consente nell'approvare

una risoluzione senza una votazione formale, ma con una

dichiarazione (non contestata, ma concertata) dal Presidente

dell'organo che attesta l'accordo tra i membri.

L'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE

Fondata dopo la seconda guerra mondiale al posto della Società

delle Nazioni, la Conferenza di San Francisco ne elaborò la carta nel

1945. La Svizzera non ne fa parte. L'art. 7 della sua carta disciplina

i suoi organi principali:

1. Assemblea generale: ha quasi tutte le competenze (tende a

coincidere con la stessa organizzazione), ma non ha alcun potere

vincolante; sono rappresentati tutti gli Stati e tutti hanno pari

diritto di voto.

2. Consigli di sicurezza: composto da 15 membri, di cui 5 a titolo

27

permanente [USA, Russia, Francia, Gran Bretagna e Cina] che

godono anche del diritto di veto. Si occupa di questioni attinenti al

mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

3. Consiglio economico e sociale: i suoi membri vengono eletti

dall'Assemblea generale per tre anni ed insieme al

4. Consiglio di amministrazione fiduciaria è subordinato

all'Assemblea generale, di cui deve seguire le direttive.

5. Corte internazionale di giustizia: formata da 15 giudici, ha la

funzione di dirimere le controversie tra Stati, ma ha anche una

funzione consultiva (pur essendo i pareri dei giudici né obbligatori,

né vinvolanti su qualsiasi questione giuridica).

6. Segretariato nominato dall'Assemblea generale su proposta del

consiglio di sicurezza, è l'organo esecutivo.

Le materie di competenza sono vastissime, tanto che è più facile

sottolineare che esulano dalla sfera di competenza

dell'organizzazione le questioni interne di uno Stato. Le aree che le

spettano possono essere raggruppate in tre categorie:

1. mantenimento della pace

2. sviluppo delle relazioni amichevoli tra Stati fondatori sul principio

di eguaglianza dei diritti e autodeterminazione dei popoli

3. collaborazione in campo economico, sociale, culturale e

umanitario.

La sua attività principale consiste nell'emanazione di

raccomandazioni e nella predisposizione di progetti di convenzione

(soprattutto per l'Assemblea generale che non è organo legislativo,

ma foro di discussione). L'organizzazione è dotata, in rari casi,

anche di poteri vincolanti nei confronti degli Stati membri. Secondo

l'art. 17 della Carta, l'Assemblea generale ha il potere di ripartire

tra gli Stati membri:

1. le spese dell'organizzazione (con una decisione presa a

maggioranza di 2/3)

2. può esprimere una decisione vincolante sulle modalità e termini

per la conessione dell'indipendenza ai territori sotto dominio

coloniale.

Decisioni vincolanti del consiglio di sicurezza

Sono prevista da talune disposizioni rispetto alla minaccia alla

pace,alle violazioni della pace e agli atti di aggressione. Gli artt. 41

e 42 distinguono le misure implicanti e quelle non implicanti l'uso

della forza. Il Consiglio può intraprendere azioni di tipo bellico

28

contro uno stato. L' art. 41 dispone che il Consiglio di sicurezza

decide quali misure non implicanti l'uso della forza armata debbono

essere adottate dagli Stati membri contro uno Stato che minacci o

abbia violato la pace e indica siffatte misure a titolo esemplificativo,

l'interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle

comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, postali, telegrafiche,

radio e altre e la rottura delle relazioni diplomatiche.

ISTITUZIONI SPECIALIZZATE DELLE NAZIONI UNITE

XVI Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > Le istituzioni specializzate delle Nazioni Unite

In campo economico e sociale troviamo tutta una serie di

organizzazioni internazionali sia a carattere universale sia a

carattere regionale. Alcune si chiamano istituti specializzati (o

istituzioni specializzate) delle Nazioni Unite perché ad esse

subordinate e da esse controllate.

Il collegamento tra le istituzioni specializzate e le Nazioni Unite

nasce da un accordo che, dal lato dell'ONU, è negoziato dal

Consiglio economico e sociale e approvato dall'Assemble generale.

Il contenuto si ricollega ad uno schema tipico che prevede:

1.scambio di rappresentanti

2.osservatori

3.documenti

4.consultazioni in caso di necessità

5.coordinamento dei rispettivi servizi tecnici

6.impegno dell'istituto specializzato a prendere almeno in esame le

raccomandazionidell'ONU.

Un'altra caratteristia è l'applicabilità delle norme della carta che si

occupano degli Istituti e che li sottopongono, entro certi limiti, al

potere di coordinamento e controllo dell'ONU, tanto che l'art. 58

abilita l'Assemblea e il Consiglio economico e sociale ad emanare

raccomandazioni al fine di coordinare i programmi e le attività degli

Istituti specializzati. Anche gli Istituti specializzati emanano di solito

raccomandazioni, oppure predispongono Progetti di Convenzione.

In alcuni casi emanano, a maggioranza, decisioni vincolanti per gli

Stati membri o decisioni che diventano vincolanti se entro un certo

periodo gli Stati non provvedono a ripudiarle.

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Queste decisioni sono inquadrate tra le fonti previste da accordo,

cioè dall'accordo istitutivo della relativa organizzazione.

FAO ( Food and Agricultural Organization)

Creata nel 1945, tra i suoi organi: Conferenza (composta da un

delegato di ogni Stato membro) che si riunisce ogni due anni in

sessione ordinaria, il Consiglio (composto da 18 membri scelti dalla

Conferenza) e il Direttore generale. L'istituzione ha il compito di

ricerca e informazione alla promozione ed esecuzione di programmi

di assistenza tecnica e aiuti nel campo agricolo e alimentare.

ILO (International Labor Organization)

Creata dopo la prima guerra mondiale, è composta dalla

Conferenza generale, formata da 4 delegati per ogni Stato, di cui 2

rappresentano il Governo e 2 rispettivamente i datori di lavoro e i

lavoratori. Le funzioni consistono nell'emanazione di

raccomandazioni e nella predisposizione di progetti di convenzione

multilaterale in materia di lavoro. I progetti di convenzione,

approvati con la maggioranza dei 2/3, vengono comunicati agli

Stati membri che restano liberi di approvarli o meno, ma hanno

l'obbligo di sottoporli entro un certo periodo agli organi competenti

per la ratifica e di fornire notizie al direttore generale sulla sorte da

essi subita.

UNESCO (United Nations Educational Scientific and Cultural

Organization)

Si propone la diffusione della cultura, la promozione dello sviluppo

dei mezzi di educazione all'interno degli Stati membri e l'accesso

all'istruzione. I suoi organi sono: Conferenza generale, Comitato

esecutivo e Segretario.

ICAO (International Civil Aviation Organization)

Si occupa del traffico aereo, dei servizi di comunicazione legati ai

segnali di terra, zone d'atterraggio etc. E' composta da

un'Assemblea, in cui ogni Stato possiede un solo voto e un

Consiglio di 21 membri scelti dall'Assemblea. Le sue disposizioni si

chiamano standards internazionali o pratiche raccomandate.

WHO (World Health Organization)

Organizzazione mondiale della sanità che si preoccupa di adeguare

tutti i popoli al livello più alto possibile di salute.

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IMO (International Maritime Organization)

Si occupa di garantire la sicurezza dei traffici marittimi.

ITU (International Telecomunication Union)

WMO (World Metereological Organization)

UPU (Universal Postal Union)

IMF (International Monetary Fund)

IBRD (International Bank for Reconstruction and

Development)

IFC (International Finance Corporation)

IDA (Internationale Development Association)

Il fondo monetario internazionale e la Banca internazionale per la

Ricostruzione e lo Sviluppo furono creati nel 1994 con gli accordi di

Bretton Woods. E' presente un Consiglio di Governatori che è

l'organo deliberante, ma le sue delibere non vengono prese in base

al principio uno stato/un voto, ma secondo le quote di capitale

sottoscritte e quindi con il peso determinante dei Paesi piuù ricchi e

in particolare degli USA. Si propone la collaborazione monetaria

internazionale, la stabilità dei cambi, l'equilibrio delle bilance dei

pagamenti e della concessione di prestiti a breve termine. La

Banca, invece, concede mutui agli Stati membri per investimenti

produttivi a tasso di interesse variabile (a lungo termine).

IFAD (International Fund for Agricultural Development)

Contribuisce allo sviluppo, sotto forma di aiuti, dell'agricoltura dei

Paesi più poveri con deficit alimentari notevoli.

WIPO (World Intellectual Property Organization)

Si occupa dei problemi relativi alla proprietà intellettuale.

UNIDO (United Nations Industrial Development

Organization)

Dal 1979 è diventato un istituto specializzato a cui competono

funzioni di tipo operative e non normative.

31

IAEA (International Atomic Energy Agency)

Sovrintende lo sviluppo e la diffusione delle applicazioni pacifiche

dell'energia atomica, ma non è un istituto specializzato.

WTO (World Trade Organization)

Del tutto indipendente dalle Nazioni Unite, vi fanno parte 135 stati.

E' composta da una Conferenza ministeriale, dal Consiglio Generale

e dal Segretariato con a capo un direttore generale. Fornisce un

forum per lo svolgimento dei negoziati relativi alle relazioni

commerciali multilaterali e tendenti alla globalizzazione del

mercato. Tra i più importanti negoziati, ricordiamo il GATT, in tema

di liberalizzazione dei commerci internazionali. In seno a questa

organizzazione vale il principio della clausola della nazione più

favorita, ossia dell'automatica estensione a tutte le parti contraenti

delle concessioni fatte a una di esse, sui dazi doganali e le tasse ed

imposte su importazioni ed esportazioni. Può emanare decisioni

vincolanti a maggioranza di 3/4 della Conferenza ministeriale o del

Consiglio Generale sull'interpretazione delle norme. Ha anche un

ruolo fondamentale sulla risoluzione delle controversie nascenti

dagli accordi che ad essa fanno capo.

E COMUNITA' EUROPEE E L'UNIONE EUROPEA

XVII Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > Le Comunità europee e l'Unione Europea

CEE, CECA ed EURATOM sono le organizzazioni internazionali più

dotate di poteri decisionali nei confronti degli Stati che ne fanno

parte. Possono emettere atti vincolanti.

Si tratta di tre organizzazioni distinte a cui appartengono 15 Stati.

La CECA fu creata a Parigi nel 1951, CE (CEE) ed EURATOM nel

1957 con i trattati di Roma. Nonostanto siano separate, hanno

organizzazioni comuni.

La loro disciplina di funzionamento e organizzazione è stata in

maniera rilevante modificata da una serie di trattati: l'Atto Unico

Europeo, firmato a Lussemburgo nel 1986 e il Trattato sull'Unione

Europea (Maastricht 1992) che hanno introdotto una forte

integrazione tra gli Stati membri, azioni comuni in ambito di politica

estera e cooperazione degli Stati nel settore della giustizia e degli

affari interni. Significative modifiche sono state inoltre introdotte in

32

materia di cittadinanza europea, nel rafforzamento del potere del

Parlamento e l'unione monetaria (specie con la creazione della BCE

e della moneta unica).

Delle tre organizzazione sicuramente la CEE è la più importante,

poiché investe tutta la vita economica e sociale degli Stati membri.

Così, mentre la CECA si occupa del mercato comune nel settore

corbosiderurgico e l'EURATOM nel settore dell'energia atomica, la

CEE sovrintende la libera circolazione delle merci, delle persone, dei

servizi e dei capitali. Queste rappresentano le 4 libertà

fondamentali dell'Europa e servono per assicuare la libera

concorrenza.

La maggior parte delle norme del trattato sono ELASTICHE,

GENERICHE E PROGRAMMATICHE

Si discute sulla natura giuridca delle Comunità Europee: si tratta di

vere e proprie organizzazioni internazionale (visto che ci sono

organi con vari poteri) o embrioni di Stati federali (per la

prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno)?

Organi:

1. COMMISSIONE, composta da individui e non Stati che non

ricevono istruzioni dai governi nazionali di appartenenza. Nella

CECA la Commissione è l'organo decisionale effettivo, emana atti

vincolanti che formano la legislazione comunitaria. Il Consiglio ha

solo poteri consultivi. Nella CEE ed EURATOM vale, invece, il

contrario: è il Consiglio l'organo deliberante, mentre la

Commissione ha solo poteri di iniziative ed esecutivi.

2. CONSIGLIO. E' l'organo che rappresenta i 15 Stati membri e

presieduti a turno per 6 mesi. Di solito ne fanno parte i ministri.

Nella CECA ha funzioni prettamente consultive, nella CEE emana gli

atti più importanti della legislazione comunitaria decidendo,

secondo i casi, a maggiornaza o all'unanimità.

3. PARLAMENTO EUROPEO. Dal 1979 è composto dai

rappresentanti dei popoli degli Stati membri eletti a suffragio

universale diretto. Non è l'organo legislativo della comunità, ma il

Trattato di Maastricht gli ha conferito certi poteri di partecipazioni

alla funzioni legislativa. Svolge una funzione di controllo politico

sulle altre istituzioni, mediante l'esame dei rapporti che gli altri

organi sono tenuti a sottoporgli (tranne la Corte di Giustizia).

33

Troviamo inoltre procedure di COOPERAZIONE e CODECISIONE. La

prima si applica in materia di trasporti, fondo sociale europeo,

ricerca e sviluppo professionale e l'ultima parola spetta al Consiglio

(se il Consiglio è unanime può anche andare contro il parere del

Parlamento in seconda lettura). La procedura di codecisione si

applica nelle materie di corcolazione delle persone, libertà di

stabilimento e circolazione di sservizi. Il Parlamento può bloccare

l'azione del Consiglio con una decisione adottata a maggioranza

assoluta dai suoi membri.

4. CORTE DEI CONTI. Svolge funzioni di controllo delle entrate e

uscite della Comunità.

5. CORTE DI GIUSTIZIA. Vegli asul rispetto dei Trattati e può

essere anche adita dai cittadini europei.

Da questo quadro, si riesce a capire che in realtà l'organo

legislativo è il Consiglio e che la legislazione comunitaria si

caratterizza per essere generica e programmatica. Tra gli atti

vincolanti possiamo trovare:

DECISIONI: non hanno portata generale ed astratta, ma concreta.

Può indirizzarsi sia ad uno Stato membro, sia ad un individuo, sia

ad un'impresa che opera nel territorio comunitario. Acquistano

efficacia non con la pubblicazione, ma con la notifica al destinatario.

DIRETTIVE: vincolano lo Stato al risultato da raggiungere,

lasciando la scelta di forma e mezzi nella competenza degli organo

nazionali. La direttiva dovrebbe enunciare principi e criteri generali,

ma oggi è sempre più dettagliata, tanto che la scelta dello Stato si

limita solo alla forma giuridca interna della norma (cioè se scegliere

una legge o un atto amministrativo).

REGOLAMENTI: hanno portata generale obbligatoria in tutti i suoi

elementi ed è direttamente applicabile. Si tratta di norme generali

ed astratte che gli Stati devono applicare.

Come tutte le organizzazioni internazionali, le Comunità Europee

hanno la capacità di concludere accordi internazionali. La

competenza è così ripartita: spetta alla Commissione per i

negoziati; al Consiglio, previa consultazione o, in certi casi, previo

parere conforme del Parlamento, per la manifestazione di volontà

diretta ad impegnarsi. La Corte di Giustizia può dare un parere sulla

compatibilità dell'accordo con le disposizioni del Trattato. Gli accordi

34

stipulati diventano una categoria di atti comunitari con efficacia

vincolante.

Tra gli accordi troviamo:

1. Convenzioni di Associazione che istituiscono un'associazione

caratterizzata da diritti e obblighi reciproci, azioni in comune e

procedure particolari

2. Accordi comerciali, cioè di politica commerciale comune.

In questi casi la competenza esclusiva è della Comunità e gli Stati

membri non possono stipulare da soli accordi nelle stesse materie.

Negli accordi misti possono partecipare sia la Comunità sia gli Stati

membri. Se uno Stato stipula da solo l'accordo senza autorizzazione

del Consiglio l'accordo resta valido, ma si ha violazione del diritto

comunitario o causa l'invalidità? Il problema è ancora aperto.

La Corte di Giustizia ritiene che esiste un parallelismo tra

competenze interne ed esterne comunitarie: in tutte le materie in

cui la Comunità ha, in base al Trattato, competenza ad emanare

atti di legislazione comunitaria, ha anche implicitamente

competenza a concludere accordi con Stati terzi. Una volta che la

competenza sia stata esercitata all'interno delle Comunità in una

determinata materia, la competenza esterna diventa esclusiva

rispetto a quella degli Stati membri. Ne consegue che gli Stati

restano liberi di stipulare accordi internazionali finché la Comunità

non abbia legiferato, ma poi perdono tale libertà.

IL CONSIGLIO D'EUROPA

XVIII Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > Il Consiglio d'Europa

Dopo la seconda guerra mondiale furono create due organizzazioni:

l'OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) e

l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo

Economico), e il Consiglio d'Europa (comprendente 40 Stati). Lo

scopo di quest'ultimo è quello di conseguire una più stretta unione

fra i suoi membri per salvaguardare e promuovere gli ideali e i

principi che costituiscono il loro comune patrimonio e di favorire il

loro progresso economico e sociale.

E' composto da:

1. COMITATO DEI MINISTRI, composto dai ministri degli Esteri

35

2. ASSEMBLEA CONSULTIVA, composta da rappresentanti dei

Parlamenti nazionali

3. SEGRETARIATO (con a capo un segretario generale)

Predispongno testi di convenzione in materie giuridiche (diritto e

procedura penale)

LA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI

DIRITTI DELL'UOMO E DELLE LIBERTA' FONDAMENTALI

Fu firmata a Roma nel 1950. Contiene due generi di norme: uno a

carattere sostanziale (in cui è offerto il catalogo dei diritti e delle

libertà fondamentali) e una a carattere procedurale.

E' composta da tanti membri quanti sono gli Stati, con un mandato

di 6 anni.

Fino al 1998 svolgeva funzioni istruttorie e di conciliazione sui

ricorsi che venivano presentati sulla violazione della Convenzione

da parte di uno Stato contraente. I ricorsi erano presentabili da

Stati, individui e gruppi di individui.

Nel 1998 vi fu una riforma: il Comitato dei ministri decide a

maggioranza dei 2/3 se c'è stata violazione e pone un termine

entro cui è necessario eliminarla. Questo sicuramente è un

intervento di carattere politico più che giuridico.

GLI ALTRI ORGANI PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

XIX Diritto internazionale > La formazione delle norme

internazionali > Gli altri organi per la tutela dei diritti umani

CONVENZIONE AMERICANA DEI DIRITTI DELL'UOMO, firmata a San

José de Costa Rica nel 1969

CARTA AFRICANA del 1986

2 PATTI INTERNAZIONALI: uno sui diritti economici, sociali e

culturali, l'altro sui diritti civili e politici. Il primo patto non ha

organi ad hoc, ma stabilisce che gli Stati contraenti sottopongono

rapporti periodici sulle misure prese in osservanza del patto al

36

Consiglio Economico e sociale delle Nazioni che può a sua volta

trasmetterli alla Commissione dei diritti umani dell'ONU perché

formuli raccomandazioni di ordine generale o sottoporli

all'Assemblea generale.

Il secondo prevede un comitato per i diritti dell'uomo (18 membri in

carica per 4 anni) che può esminare i reclami presentati contro uno

Stato contraente da altri Stati o da individui. La procedura non

sfocia in atti vincolanti. Riceve, inoltre, anche i rapporti degli Stati

sull'applicazione del Patto nei rispettivi territori.

LE RACCOMANDAZIONI DEGLI ORGANI INTERNAZIONALI

XX Diritto internazionale > La formazione delle norme internazionali

> Le raccomandazioni degli organi internazionali

Le raccomandazioni sono l'atto tipico delle Nazioni Unite. Non sono

vincolanti e per questo non si possono inserire tra le fonti del terzo

tipo e ci si chiede se siano del tutto improduttiva di effetti giuridici.

Si dice che la raccomandazione preveda il c.d. EFFETTO LICEITA':

non commette illecito lo Stato che segue una raccomandazione,

andando contro ad impegni già assunti con accordo o contro il

diritto consuetudinario. Tale effetto è da ammettere solo nei

rapporti tra Stati membri e solo con riguardo alle raccomandazioni

legittime (che non fuoriescono dalle competenze proprie degli

organi del trattato). Manca però un organo incaricato di giudicare la

legittimità della raccomandazioni o quelli che l'abbiano approvata

senza riserva. Per gli Stati che hanno votato contro o si siano

astenuti, l'effetto liceità è da escludersi.

Qualcuno dice che l'obbligo di cooperazione previsto dai trattati

istitutivi di organizzazione internazionali fa sì che sia illecito il

comportamento di uno Stato che rifiuti di osservare tutta una serie

di raccomandazioni. Questa impostazione non è da condividere

perché le raccomandazioni non sono vincolanti e la caratteristica

dell'atto consiste proprio nella funzione esortativa.

LA GERARCHIA DELLE FONTI INTERNAZIONALI

XI Diritto internazionale > La formazione delle norme internazionali

> La gerarchia delle fonti internazionali

37

1. Norme consuetudinarie (compresi i principi generali di diritto

comuni agli ordinamenti)

2. Trattati (obbligatorietà riposta nella consuetudine pacta sunt

servanda)

3. Fonti previste da accordi (gli atti delle organizzazioni

internazionali)

In che rapporto stanno?

La consuetudine è molto flessibile, poiché può essere derogata da

una fonte inferiore, nei limiti in cui la consuetudine lo consente.

Oggi si parla sempre più di un gruppo di norme cogenti (ius

cogens).

L'art. 53 della Convenzione di Vienna sancisce la nullità di qualsiasi

trattato che, al momento della sua conclusione, è in contrasto con

una norma imperativa del diritto internazionale generale. Con

norma imperativa del diritto internazionale generale si intende una

norma accettata e riconosciuta dalla comunità internazionale degli

Stati nel suo insieme, come norma a cui non si può apportare

nessuna deroga e che non può essere modificata se non da una

norma di diritto inernazionale generale dello stesso carattere.

Il trattato quindi non può derogare le norme cogenti del diritto

internazionale.

L'art. 64 stabilisce che se una norma imperativa di diritto

internazionale generale è in contrasto con un trattato, questo

diventa nullo e si estingue.

Ma cos'è il diritto cogente? La Convenzione di Vienna non lo dice,

né la dottrina riesce a trovare un criterio di riferimento. Si fa leva

sull'art. 103 della Carta dell'ONU: in caso di contrasti tra gli obblighi

contratti dagli Stati membri delle Nazioni Unite con il presente

Statuto e gli obblighi da esse assunti in base a qualsiasi altro

accordo internazionale prevarranno gli obblighi derivanti dal

presente statuto. Oggi il rispetto della Carta è considerato

fondamentale.P

SPTATAJJLE AL DIRITTO INTERNAZIONALE

PARTE TERZA 38

L’APPLICAZIONE DELLE NORME INTERNAZIONALI

ALL’INTERNO DELLO STATO

XXXVII Diritto internazionale > L'applicazione delle norme

internazionali all'interno dello Stato > L'adattamento del diritto

statale al diritto internazionale

Quali sono i mezzi di applicazione di una norma internazionale?

1. operatori giuridici e in particolare gli organi statali (per mezzo

delle norme giuridiche)

2. accertamento giudiziario (applicazione diretta della norma da

parte dei giudici)

Non si può dire che il diritto internazionale debba essere applicato a

tutti i costi all'interno dello Stato perché il diritto interno deve poter

difendere certi valori costituzionali, sacrificando, se necessario, il

diritto internazionale. Tuttavia la difesa dei valori interni non deve

avvenire ad ogni costo, perché sono importanti anche valori

internazionalistici (come la collaborazione e la solidarietà

internazionale).

Troviamo irrilevanti le teorie dei monisti (che ritengono che il diritto

statale trova fondamento nel diritto internazionale) e dei dualisti

(che sostengono che l'ordinamento statale è originario ed è netto e

separato da quello della comunità degli Stati) perché ci interessa

sapere come si applicano le norme internazionali e come queste si

coordino con quelle interne.

Si fa tradizionalmente una distinzione tra PROCEDIMENTI

ORDINARI e PROCEDIMENTI SPECIALI di adattamento dei due

diritti. Il primoavviene mediante norme (costituzionali, legislative,

amministrative) che si distinguono da quelle statali solo per il

motivo per cui vengono emanate. Le norme internazionali vengono

riformulate all'interno dello Stato. Nei procedimenti speciali, la

norma internazionale non viene riformulata all'interno dello Stato:

gli organi con funzioni normative ordinano l'osservanza della norma

internazionale. Il costituente, il legislatore o l'organo

amministrativo operano con rinvio alla norma internazionale (come

del resto obbliga l'art. 10 Cost.), dando diretta applicazione nello

Stato della norma internazionale. Di solito è infatti con legge che si

dà ordine di esecuzione di un trattato.

39

Tra i due è preferibile il procedimento speciale: con il procedimento

ordinario ci si trova ad inteerpretare e riformulare con

provvedimento interno la norma. L'interprete si trova di fronte ad

una norma identica a quella statale, tranne che per il motivo che

l'ha ispirata. Applicherà la norma interna e terrà conto di quella

internazionale ispiratrice solo in casi di interpretazione dubbia. Ma

se il diritto internazionale di evolve? Se interviene una desuetudine

o una norma abrogatrice? In casi del genere ci troviamo, quindi, di

fronte a problemi di applicazione ed è per questo che si preferisce il

procedimento speciale. In questi ultimi si ha un semplice rinvio e il

centro dell'applicazione della norma internazionale si sposta

dall'interprete al legislatore. Il giudice potrà commettere errori di

interpretazione della norma internazionale, ma l'errore si

ircoscriverà al caso concreto e non a tutte le fattispecie. Il

procedimento ordinario è però necessario in altri casi: quando la

norma internazionale non è direttamente applicabile ("self-

executing"), ma necessita di un'attività integratrice da parte degli

organi statali. In Gran Bretagna generalmente si usa il

procedimento ordinario e, una volta introdotta, la norma

internazionale coincide con quella nazionale. Gli altri Paesi invece

preferiscono il procedimento speciale.

Norme self-executing e non

La norma non self-executing si può avere in due casi:

1. quando la norma attribuisce facoltà agli Stati

2. quando la norma, pur imponendo obblighi, non riceve esecuzione

perché mancano gli organi predisposti o le procedure indispensabili

per la sua applicazione.

Ci sono casi dubbi di norme self-executing e non self executing, ma

noi crediamo che si ha self-executing quando, in caso di

sospensione o di mancata obbligazione o difficoltà di applicazione

della norma internazionale, si debba ricorrere a procedure di

conciliazione o atti o mezzi di risoluzione delle controversie. E'

ancora self-executing quando la norma internazionale contiene una

"clausola di esecuzione" che preveda che gli Stati adotteranno tutte

le misure di ordine legislativo o d'altro genere per dare effetto alle

sue disposizioni. Invece quando nonostante la clausola di

esecuzione, ci sono norme effettivamente non self-executing ed

impegnano lo Stato a prendere i provvedimenti legislativi ed

amministrativi appropriati, si può parlare di non self-executing.

L'adattamento con rinvio comporta difficoltà nell'individuare la sfera

di applicazione a causa della formulazione delle norme (soggetti,

40

rapporti, enti).

Rango nella gerarchia delle fonti interne:

tende ad essere quello che, nella gerarchia delle fonti, corrisponde

al procedimento (ordinario o speciale) di adattamento: se

all'adattamento provvede il legislatore costituzionale, la norma avrà

rango costituzionale; se è il legislatore ordinario (trattati) avrà

rango di legge ordinaria.

DATTAMENTO AL DIRITTO INTERNAZIONALE CONSUETUDINARIO

XXXVIII Diritto internazionale > L'applicazione delle norme

internazionali all'interno dello Stato > L'adattamento al diritto

internazionale consuetudinario

In Italia l'adattamento avviene a livello costituzionale ex art. 10.

Questa norma prevede un procedimento di adattamento speciale o

con rinvio. Il Costituente ha affermato la sua volontà di

adattamento automatico, completo e continuo. Le norme

internazionali valgono all'interno dello Stato se e finché vigono

nell'ordinamento internazionale.

Il Perassi ha sostenuto la tesi della trasformazione permanente del

diritto internazionale in diritto nazionale. Una legge ordinaria che

viola il diritto internazionale sarebbe costituzionalmente illegittima

per violazione dell'art. 10 Cost.

Problema: posto che hanno rango costituzionale, che rapporto

hanno le norme internazionali con la Costituzione?

In concreto non ci sono molte possibilità di conflitto tra norme

internazionali generali e norme costituzionali perché si ha una

differenza di competenze. La Costituzione regola i rapporti tra lo

Stato e i suoi organi; il diritto consuetudinario internazionale regola

i rapporti tra organi, stranieri e Stati stranieri.

Tuttavia è possibile che si verifichino dei conflitti riguardo la

Domestic Jurisdiction: un esempio può essere fornito dalle

immunità giurisdizionali degli agenti diplomatici, degli Stati e delle

organizzazioni internazionali dalla giurisdizione civile. Queste

immunità e la conseguente impossibilità di convenire in giudizio gli

individui o gli enti che ne beneficiano, paralizza o no la tutela

giudiziaria dei diritti ex art. 24 Cost.?

41

La soluzione al problema si ravvisa nella possibilità dei giudici di

disapplicazione la norma internazionale che violi i principi

fondamentali garantiti dalla Costituzione.

L'ADATTAMENTO DEI TRATTATI E DELLE FONTI DA ESSO DERIVATE

XXXIX Diritto internazionale > L'applicazione delle norme

internazionali all'interno dello Stato > L'adattamento dei trattati e

delle fonti da esso derivate

La Costituzione non prevede alcuna norma sull'adattamento dei

Trattati. Il Quadri, con un'interpretazione un po' forzata, ha

tentanto di farli rientrare nella previsione dell'art. 10, facendo leva

sulla consuetudine "pacta sunt servanda". Il Costituente però si è

limitato a parlare di diritto internazionale generale e non anche del

diritto internazionale particolare: oggi, inoltre, si stipulano fin troppi

trattati e farli assurgere a rango constituzionale significherebbe

facilitare i raggiri e le revisioni delle norme costituzionali senza le

procedure previste dalla Carta fondamentale.

Perché il Trattato entri in vigore, è necessario un ordine di

esecuzione. Generalmente lo si dà con legge ordinaria, ma nulla

vieta che possa essere anche un atto amministrativo. La

giurisprudenza ritiene che se è stato stipulato un trattato, ma

ancora non è interenuto il provvedimento che ne ordini

l'applicazione, non si può pretenderne l'osservanza e poco importa

la responsabilità degli organi nazionali sul piano internazionale per

violazione degli obblighi contratti. Da questa impostazione si

capisce facilmente che neanche la giurisprudenza avalla la tesi che

un trattato abbia qualcosa in più rispetto alla legge sul piano della

gerarchia delle fonti. Se l'ordine di esecuzione viene dato con legge,

il trattato sarà parificato alla legge: si applicheranno le normali

regole di successione delle leggi nel tempo, seppure con alcuni

temperamenti:

1. PRESUNZIONE DI CONFORMITA'delle norme interne al diritto

internazionale: se la legge posteriore è ambigua, deve essere

interpretata in modo da consentire allo Stato il rispetto degli

obblighi assunti in precedenza.

2.La legge posteriore prevale se vi è una chiara indicazione della

volontà del legislatore di contravvenire agli impegni internazionali

assunti. Una volta che il trattato abbia acquisito validità formale

nello Stato, è sorretto da una duplice volontà normativa: la volontà

di rispettare gli impegni assunti e la volontà di regolare quella

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

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