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religione cattolica.

Se si volesse porre la nascita della società internazionale in questi secoli, non si potrebbero non considerare

tutti gli altri centri di potere, sorti sulle sponde del Mediterraneo di religione Islamica;

Questo elemento permette inoltre di rinnegare tutte le tesi Europa-centriche del diritto internazionale:

sicuramente colla del diritto internazionale è stata l'Europa, ma vi sono stati soggetti esercenti il potere politico

che non erano né geograficamente, né culturalmente collocabili all'interno del contesto europeo, ed è su

questo sostrato che la società internazionale sorge nel 15° e 16° secolo.

Il processo di formazione della società internazionale si connette a due elementi fondamentali:

• La nascita di più enti politici indipendenti;

• Interdipendenza di questi enti di uno nei confronti dell'altro, scaturente da necessità interne ed

esterne che tali autorità avvertono nella loro evoluzione.

In sostanza:

nel momento in cui più enti vengono ad esistenza, è necessario che si pongono gli uni in relazione con gli altri

per far fronte a proprie esigenze.

Nel porsi in relazione, questi enti tenderanno a rispettare un nucleo minimo di regole di convivenza che dunque

scaturisce dall'esistenza della società e non è preordinato ad essa.

Rapporto tra diritto e società internazionale

Relativamente al rapporto tra diritto e società internazionale, non può certamente essere sostenuta la teoria di

Russeau esposta nella sua opera “il contratto sociale”.

Secondo questa teoria, all'origine di ogni società sta un patto attraverso il quale i consociati rinunciano

all'esercizio della forza e lo affidano ad un altro soggetto sovraordinato che ha il compito di garantire la giustizia

e la convivenza civile tra loro.

Questa teoria pone dunque alla base di una società un atto volitivo dei suoi membri che rinunciano ad un proprio

potere e lo affidano a qualcun’altro.

Tale ragionamento non può essere ripetuto per la società internazionale, che non sorge con accorto tra le parti,

ma come “società naturale necessaria” (Giuliano) in cui i soggetti che sono membri di esso sono

fisiologicamente portati a relazionarsi.

E questo porsi in relazione non implica un atto volitivo in senso stretto.

Le teorie che sono in grado di spiegare l'essenza della società internazionale e le sue dinamiche sono

esclusivamente quelle che hanno un approccio spontaneistico, che vedono l'ingresso degli Stati all'interno

della società internazionale semplicemente con il giustapporsi l'uno accanto all'altro come suprema autorità di

governo, ciascuno entro il proprio ambito spaziale delimitato.

• Sono dunque da rigettare le teorie volontaristiche che sostengono che il fondamento della società

internazionale risieda in un atto di volontà operato dalle parti: queste ricostruzioni non tengono conto del

fatto che anche in presenza di un soggetto recalcitrante (contrario) nel rispetto del dir. internazionale, o

di soggetti che vogliono entrare o uscire dalla comunità internazionale, ciò non consente l'effettivo

ingresso o esclusione di un membro della comunità di Stati.

• Vanno poi rinnegate le teorie che individuano il nucleo della società internazionale nella realtà cristiana

o in quella europea: anche nel periodo in cui la società internazionale era priva del carattere

dell'universalità che oggi la connota, essa ha sempre avuto una vocazione universale, cioè una

tendenza ad includere tutti gli enti autonomi sovrani e non ad escluderli sulla base del possesso o meno

di certi requisiti.

Conseguenza immediata delle teorie spontaneistiche è che per il carattere naturale e necessario della società

internazionale non è mai necessario un atto formale di accettazione, né i membri della comunità possono

condizionare l'ingresso o l'esclusione di altri soggetti dalla comunità stessa.

Ad esempio, la condanna del Sudafrica ad opera di tutti gli altri Stati della comunità internazionale per aver

posto in essere nel proprio ordinamento un regime Aparthaid, non ha certamente comportato l'esclusione dello

Stato dalla società internazionale.

Non ha dunque senso in quest'ottica vedere nel diritto internazionale esclusivamente l'espressione della volontà

degli Stati, che neppure autonomamente possono entrare o uscire dalla comunità di Stati.

Non esistono inoltre requisiti per entrare a far parte della comunità internazionale, se non quello di affermarsi in

modo effettivo e durevole come autorità politica suprema entro una sfera spaziale e sociale determinata.

Il fenomeno della decolonizzazione

Si può leggere una conferma della tendenza universalistica ed inclusiva della società internazionale nel contesto

della decolonizzazione.

Molti paesi europei e gli Stati Uniti nel 17º e nel 19º secolo hanno occupato dei territori in Africa, Asia e sud

America sfruttando la loro supremazia politica ed economica. Hanno assunto il controllo di questi territori

sfruttandone le risorse e sopprimendo le esigenze, le istanze della popolazione.

Gradualmente, in due particolari momenti storici, questi Paesi sono stati costretti a concedere l'indipendenza alle

proprie colonie, in maniera pacifica o a seguito di guerre per l’indipendenza.

Due sono dunque le fasi della decolonizzazione:

Prima fase:

la prima fase della colonizzazione ha avuto luogo nel 18º secolo con la guerra d'indipendenza americana in

cui le colonie degli Stati Uniti hanno combattuto contro la madrepatria in Inghilterra per liberarsi del suo dominio.

Seconda fase:

La seconda fase della colonizzazione ha avuto corso in tutto il 20º secolo e si articola in più sottofasi:

• una prima spinta alla decolonizzazione è stata data dalle potenze vincitrici della prima guerra mondiale che

hanno costretto le potenze vinte a dare autonomia alle proprie colonie.

• dopo la seconda guerra mondiale, con la nascita dell'Onu e con l'emanazione della Carta delle Nazioni

Unite a San Francisco, divennero propri della società internazionale una serie di principi orientati alla tutela e

territori sottoposti tutto straniero; questi principi sono sanciti dagli articoli:

Articolo 1.2: indica fini e principi delle Nazioni Unite: sviluppare fra le Nazioni rapporti amichevoli fondati sul

rispetto del principio di uguaglianza dei diritti e dell'autodecisione dei popoli; prendere misure atte a rafforzare la

pace universale.

Con questo primo articolo si sanciscono i principi di eguaglianza e autodeterminazione dei popoli e si

delinea la necessità di riconoscere un certo spazio autonomia ai popoli sottoposti alla denominazione coloniale.

Articolo 55: indica la necessità dei rapporti pacifici e amichevoli tra le nazioni al fine di promuovere un

miglioramento delle condizioni di vita dei popoli, e lo fa richiamando ancora una volta i principi di uguaglianza di

autodeterminazione.

Articolo 73: prende in considerazione i “territori non autonomi”.

Il fatto che la Carta presenti ancora degli articoli relativi ad essi, permette di dedurre che la Carta stessa non

considera illegittimo il possesso di colonie, e si occupa di regolare tali regimi indicando una serie di obblighi in

capo ai Paesi dominanti al fine di garantire uno standard di diritti ai popoli dominanti dominati

articolo 73.1: “I membri delle Nazioni Unite, i quali abbiano o assumono la responsabilità dell'amministrazione

dei territori la cui popolazione non abbia ancora raggiunto una piena autonomia, riconoscono il principio degli

interessi degli abitanti, di tali territori ed accettano come sacra missione l'obbligo di promuovere al massimo,

nell'ambito del sistema di pace e sicurezza internazionale, il benessere degli abitanti di tali territori.

A questo fine, gli Stati che abbiano la responsabilità dell'amministrazione di territori non autonomi hanno obbligo

di assicurare il progresso politico economico-sociale ed il giusto trattamento delle popolazioni sottoposte a

dominazione”.

articolo 73.2: “Gli Stati che governano territori non autonomi hanno l'obbligo di sviluppare l’autogoverno delle

popolazioni, di prendere in debita considerazione le aspirazioni politiche della popolazione e di assistere nel

progressivo sviluppo delle loro libere decisioni politiche”

Da questi articoli emerge il fatto che la Carta delle Nazioni Unite non si pone in contrasto con gli imperi coloniali,

che vengono ancora per qualche decennio mantenuti dalle potenze europee e dagli Stati Uniti,: ma il processo

di colonizzazione riceve un'altra spinta dai lavori dell'Assemblea Generale che, nel 1960, emette due risoluzioni


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gradoni Lorenzo.

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