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lex posterior specialis derogat prior generali, ovvero una norma speciale successiva nel tempo

- ad una generale può derogare a quest’ultima.

Ciò implica che una norma consuetudinaria può essere derogata da un accordo successivo e non

viceversa.

Eccezione alla regola: norme consuetudinarie cogenti, ovvero norme accettate dalla Comunità

internazionale nel suo insieme come norme alle quali non possono essere apportate deroghe o

modifiche se non da una nuova norma di diritto internazionale generale avente lo stesso carattere.

Norme di jus cogens:

norme che riguardano il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (es.: divieto

- dell’uso della forza);

norme che riguardano i diritti fondamentali dell’uomo;

- norme che riguardano il processo di decolonizzazione (es.: principio all’autodeterminazione dei

- popoli, secondo questo principio tutte le nazioni hanno il diritto di scegliere liberamente, e senza

interferenze esterne, il proprio status politico, nonché di sviluppare autonomamente le proprio

relazioni economiche, sociali e culturali. Le altre nazioni devono rispettare, in qualunque

momento, tale diritto.);

norme che attengono ai rapporti economici internazionali.

-

Le norme di jus cogens, essendo accettate e riconosciute dalla Comunità internazionale degli Stati

nel suo insieme, creano obblighi erga omnes ossia in caso di violazioni di tali norme, i singoli

membri della collettività internazionale possono reagire nei confronti dello Stato che ha perpetrato

l’illecito. Dal riconoscimento degli obblighi erga omnes derivano due conseguenze:

vi è una titolarità del diritto a reagire in capo a tutti gli Stati facenti parte della comunità

- internazionale;

la titolarità del diritto di reazione prescinde dalla presenza di un diritto soggettivo leso. In questo

- caso tutti gli Stati devono essere considerati globalmente lesi, a prescindere dalla possibilità di

individuare uno Stato che abbia subito un danno dalla commissione dell’illecito

GLI ATTI DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Nell’evoluzione del diritto internazionale giocano un ruolo sempre più rilevante le organizzazioni

internazionali e le loro manifestazioni di volontà, destinate ad incidere sulla sfera soggettiva degli

Stati membri. Le organizzazioni internazionali nascono per volontà degli Stati espresse nel cd.

trattato istitutivo, mediante il quale viene loro conferita la potestà di emanare atti (vincolanti e non)

destinati a produrre effetti giuridici nell’ordinamento internazionale. Nella vita sociale

internazionale opera attualmente un cospicuo numero di organizzazioni internazionali, sia a

carattere universale (es. Nazioni Unite) sia a livello regionale (es. Consiglio d’Europa).

Qualunque manifestazione della volontà degli organi di una organizzazione internazionale destinata

ad incidere sulla sfera soggettiva degli Stati membri.

Nel testo dell’art. 38 dello Statuto della CIG, però, gli atti delle organizzazioni internazionali non

vengono mai menzionati tra le fonti alle quali la Corte deve conformarsi per assicurare l’osservanza

del diritto internazionale. Si tratta di fonti previste da accordo, che creano norme di diritto

internazionale particolare.

Atti di rilevanza interna: atti posti in essere al fine di dettare le regole di funzionamento

• dell’organizzazione (regolamenti procedurali, riparazione delle spese, etc.) o che incidono sulla

sua struttura come nel caso dell’ammissione di nuovi membri o relative alla creazione di organi

sussidiari. Tali atti sono vincolanti per tutti gli Stati membri e sono previsti dal trattato istitutivo

di tutte le organizzazioni internazionali;

Atti a rilevanza esterna: atti delle organizzazioni internazionali destinati a produrre effetti

• giuridici nell’ordinamento internazionale creando diritti e obblighi per gli Stati membri:

11 atti vincolanti: regolamenti CE (hanno portata generale, essendo indirizzati a tutti gli Stati

- membri, e direttamente applicabili, senza nessun atto di adattamento da parte degli

ordinamenti statali), decisioni CE (hanno portata individuale, ossia sono indirizzate a singoli

stati membri e sono obbligatorie in tutti i loro elementi), direttive CE (possono avere sia

portata individuale che generale e vincolano i destinatari solo riguardo il risultato da

raggiungere, lasciando alla loro discrezione la scelta dei mezzi da utilizzare);

atti non vincolanti (soft law): raccomandazioni (svolgono un ruolo determinante

- nell’elaborazione e nello sviluppo del diritto internazione. Le indicazioni contenute in esse,

infatti, possono diventare vere e proprie norme di diritto internazionale qualora

corrispondano alla pratica degli Stati e siano accompagnate all’opinio juris) dichiarazioni di

principi dell’Assemblea generale dell’ONU (si indirizzano a tutti gli Stati membri

dell’organizzazione; contiene regole di carattere generale ed astratto che disciplinano i

rapporti tra Stati o interni ad essi. La loro utilizzazione è stata particolarmente influente per

l’evoluzione del diritto internazionale) raccomandazioni e pareri CE (una distinzione tra i

due tipi di atti può essere operata in base alle loro diverse finalità. Mentre la

raccomandazione ha il preciso scopo di sollecitare il destinatario a tenere un determinato

comportamento giudicato più rispondente agli interessi comuni, il parere tende a fissare il

punto di vista dell’istituzione che lo emette, in ordine ad una specifica questione.

LE ALTRE FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Il sistema delle fonti del diritto internazionale è costituito da:

fonti in senso formale, quali consuetudine, accordo, fonti previste da accordo e da atti giuridici

- unilaterali;

mezzi sussidiari per la determinazione delle norme giuridiche, quali dottrina e giurisprudenza;

- procedimento di produzione giuridica integrativa, volti a colmare le lacune dell’ordinamento o a

- interpretare correttamente le norme, quali l’analogia legis, l’analogia juris e il ricorso ai principi

generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili;

la soft law, quindi accordi politici non vincolanti e atti non vincolanti delle organizzazioni

- internazionali.

Atti unilaterali: atti mediante i quali una sola parte (di solito uno Stato), pone delle norme

generatrici di diritti sui rapporti giuridici che intercorrono con altri soggetti della Comunità

internazionale. Esempi:

il riconoscimento: manifestazione di volontà di uno Stato di considerare legittima una data

- situazione;

la protesta: con cui uno Stato afferma di non ritenere legittima una situazione di fatto, una

- condotta o una pretesa di altro soggetto e così impedisce le conseguenze che potrebbero derivare

dall’acquiescenza;

l’acquiescenza: conseguenza dell’inerzia del soggetto dinanzi ad una situazione che incide sui

- suoi interessi, che ne determina il consolidarsi. Rileva soprattutto nel contesto dell’acquisto della

sovranità territoriale e del diritto del mare;

la rinuncia: con cui uno Stato abbandona volontariamente la possibilità di esercitare un diritto

- attribuitogli dal diritto internazionale. Può essere esplicita o desunta da comportamenti

concludenti;

la promessa: atto con cui uno Stato dichiara di voler tenere un certo comportamento o si obbliga

- ad astenersi dal gesto.

Autorità competenti ad emanarli sono quelle che rappresentano lo Stato nelle relazioni

internazionali. L’atto è reso pubblico attraverso un documento scritto reso per via diplomatica o

attraverso altre forme che ne assicurino una pubblicità sufficiente.

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Le condizioni per la validità sono:

la chiara volontà espressa in tal senso dallo Stato;

- un’adeguata pubblicità;

- le conformità con le norme di diritto internazionale.

-

Effetti giuridici:

possono comportare un obbligo di comportamento a carico di uno Stato;

- preclusione del disconoscimento arbitrario di una propria dichiarazione o condotta.

-

Principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili: sono i principi generali comuni agli

ordinamenti interni degli Stati, applicabili in via sussidiaria, in caso di lacune del diritto

internazionale. La giurisprudenza internazionale ha fatto scarso uso di questi principi, in ragione

dell’alto grado di sviluppo raggiunto dal diritto internazionale. Autorevole parte della dottrina, in

merito, ritiene che tali principi non siano più destinati a colmare le lacune del diritto ma che

piuttosto si siano trasformati in vere e proprie norme consuetudinarie. Altra parte della dottrina ha

però evidenziato che nei settori del diritto internazionale amministrativo e il diritto internazionale

penale, questi possono ricoprire un ruolo importante. L’art. 21 dello Statuto della Corte penale

internazionale prevede espressamente che la Corte penale internazionale possa applica in via

sussidiaria i principi generali di diritto mutuati dalla normativa interna degli Stati che avrebbero

avuto giurisdizione sul crimine, sempre nel rispetto dello Statuto e del diritto internazionale

generalmente riconosciuto.

La dottrina: è il complesso delle opinioni e dei giudizi critici elaborati dagli autori più

rappresentativi dei vari sistemi giuridici. Ha una notevole influenza sull’integrazione giudiziale. È

un mezzo sussidiario per l’accertamento delle norme giuridiche, le è pertanto negato il ruolo di

fonte del diritto internazionale.

La giurisprudenza: è il complesso di pronunce emesse dagli organi cui è demandato l’esercizio del

potere giurisdizionale. Sebbene nel diritto internazionale non esista la regola dello stare decisis, per

cui il giudicato vincola esclusivamente le parti in lite e solo riguardo alle controversie sorte, è in

dubbio che la giurisprudenza e le decisioni arbitrali esercitino un’influenza non trascurabile sulle

decisioni assunte in un periodo posteriore. È un mezzo sussidiario per l’accertamento delle norme

giuridiche, non costituendo una fonte del diritto internazionale.

L’equità: si riferisce al comune senso della giustizia cui bisogna riferirsi per adeguare una norma

giuridica astratta ad un caso concreto. Secondo la dottrina prevalente può essere utilizzata

unicamente dal tribunale arbitrale internazionale espressamente autorizzato a giudicare ex aequo et

bono: formula riconosciuta ed applicata nel diritto internazionale in base alla quale gli Stati, parti di

una controversia, possono chiedere al giudice di decidere adottando un criterio equitativo, in luogo

della rigorosa applicazione del diritto.

La soft law : ricomprende tutte le intese di natura eminentemente politica o economica, che pur

disciplinando in qualche misura i rapporti tra gli Stati non sono giuridicamente rilevanti. La soft law

può, però, contribuire alla creazione di consuetudini fornendo un input al consolidamento

dell’opinio juris.

Principali caratteristiche degli atti raggruppati in tali categorie:

assenza di qualsiasi obbligo giuridico a carico delle parti, il cui corollario è l’esclusione di ogni

- responsabilità in capo allo Stato inadempiente alle disposizioni ivi contenute;

impossibilità di far valere innanzi ad un tribunale internazionale il rispetto dell’accordo;

-

13 mancata trasposizione delle norme di soft law nel diritto interno degli Stati aderenti;

-

Secondo la prevalente dottrina rientrano in tale categoria:

le dichiarazioni di principio adottate in seno alle maggiori organizzazioni internazionali, ed in

- particolare quelle dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Atti dell’Assemblea Generale di

carattere generale e solenne in sé non obbligatori ma di notevole valore politico, contenenti una

serie di regole rivolte agli Stati. Quanto al valore delle dichiarazioni di principio, esse non sono

una fonte di diritto internazionale in quanto non sono dotate di carattere vincolante. Tra gli Stati

che le sottoscrivono costituiscono accordi in forma semplificata qualora venga specificato che la

violazione dei principi in esse contenute equivale alla violazione della Carte dell’ONU;

atti che regolano i rapporti economici tra gli Stati, come i codici di condotta o le

- raccomandazioni internazionali;

le conclusioni finali di numerose conferenze internazionali. Es.: atto finale della conferenza di

- Helsinki, Carta di Parigi del 1990, adottate nell’ambito della CSCE, i comunicati finali di

periodici vertici del G-8.

LA CODIFICAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

È la raccolta sistematica chiara e completa, in un corpus di regole di regole scritte, delle norme

consuetudinarie internazionali. La codificazione è un fattore di accertamento e riformulazione del

dritto positivo e, quindi, anche uno strumento di sviluppo del diritto internazionale.

Il processo di codificazione è svolto principalmente sotto l’egida della Commissione di diritto

internazionale, organo dell’ONU composto da giuristi di riconosciuta competenza in materie

internazionalistiche che siedono a titolo personale in seno alla commissione.

I progetti elaborati da quest’organo sono successivamente discussi ed approvati dagli Stati.

Obiettivo: dare maggiore certezza al diritto non scritto ed evitare il sorgere di controversie

internazionali determinate da diverse interpretazioni delle norme consuetudinarie esistenti.

Soggetti: spetta agli stessi Stati la funzione di rilevare e codificare il diritto consuetudinario a causa

dell’inesistenza di un legislatore nella Comunità internazionale.

La Commissione di diritto internazionale (CDI):

Organo sussidiario a carattere permanente, il suo fine è quello di promuovere lo sviluppo

progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione.

Istituzione: con risoluzione (1947) dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite allo scopo di

promuovere lo sviluppo progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione. La

Commissione è composta da esperti di diritto internazionale eletti dall’Assemblea generale.

Compiti:

procedere alla redazione scritta e sistematica di norme consuetudinarie appartenenti a campi del

- diritto internazionale in cui esiste una prassi consolidata ed univoca;

predisporre progetti di Convenzioni per la codificazione di materie non ancora regolate da norme

- internazionali o nelle quali non è possibile rilevare l’esistenza di una prassi diffusa da parte degli

Stati.

Procedura di adozione di una convenzione:

l’Assemblea generale dopo aver discusso il progetto può:

decidere di adottare, spesso nell’ambito di una conferenza diplomatica all’uopo invocata, il

- progetto sotto forma di accordo, da sottoporre poi a ratifica e all’adesione degli Stati membri;

limitarsi a prendere atto del progetto della CDI con una risoluzione non vincolante. In tal caso la

- codificazione si traduce in un atto di soft low, eventualmente demandando ad un momento

successivo la trasformazione del progetto in un vero e proprio accordo.

Principali convenzioni di codificazioni:

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Oggetto Firma Entrata

in vigore

mare territoriale Ginevra 1958 1964

alto mare Ginevra 1958 1962

pesca e conservazione delle risorse biologiche dell’alto mare Ginevra 1958 1966

piattaforma continentale Ginevra 1958 1964

relazioni diplomatiche Vienna 1961 1964

relazioni consolari Vienna 1963 1967

diritto dei trattati Vienna 1969 1980

missioni speciali New York 1969 1985

successione degli Stati nei trattati Vienna 1978 1996

diritto del mare Montego Bay 1982 1994

successione degli Stati in materia di beni, archivi e debiti Vienna 1983

diritto dei trattati conclusi dalle organizzazioni internazionali Vienna 1986

diritto degli usi diversi dalla navigazione dei corsi d’acqua New York 1997

internazionali

I rapporti tra il diritto consuetudinario e l’accordo di codificazione:

Accordo di codificazione è l’organizzazione in forma scritta di norme consuetudinarie. Tale accordo

è vincolante solo per quegli Stati che lo hanno ratificato.

Posizione degli stati nei confronti dell’accordo:

stati partecipanti all’accordo: sono vincolati alle norme enunciate nel testo dell’accordo (in

- questo caso il vincolo è dato dalla norma pacta sunt servanda);

stati non partecipanti all’accordo: non sono in alcun modo vincolati all’accordo di codificazione.

- Un eventuale vincolo potrò porsi soltanto nei confronti della norma consuetudinaria riprodotta

nell’accordo (ma non certamente rispetto all’accordo): in questo caso il problema consiste nel

verificare l’esistenza o meno di una tale norma consuetudinaria.

L’accordo di codificazione, proponendosi di codificare e sviluppare il diritto internazionale

consuetudinario, può avere un’importanza non trascurabile ai fini dell’accertamento di una norma

vigente nel diritto internazionale generale e dell’evoluzione del diritto internazionale generale.

I tre possibili effetti che un accordo di codificazione può generare sono:

un effetto dichiarativo, quando l’accordo si limita a dare forma scritta a norme già vigenti nel

- diritto internazionale consuetudinario;

un effetto di cristallizzazione, quando l’accordo dà forma scritta a norme che sono in corso di

- formazione nel diritto internazionale consuetudinario, evidenziando la generalizzazione della

prassi e la realizzazione di una corrispondente opinio juris;

15 un effetto creativo, quando l’accordo innova il diritto consuetudinario vigente, determinando lo

- sviluppo progressivo del diritto internazionale generale. È chiaro che, se l’innovazione è

irragionevole, l’effetto creativo non si produce.

LO STATO

Gli Stati sono i soggetti principali del diritto internazionale. La soggettività internazionale

costituisce una prerogativa degli Stati sovrani e indipendenti, non sono quindi soggetti del diritto

internazionale gli Stati membri di Stati federali. Ai fini dell’acquisto delle soggettività

internazionale poco rileva la dimensione del territorio in uno Stato o della sua popolazione, tuttavia

in riferimento agli Stati esigui, come l’Andorra, Monaco, San Marino, bisogna analizzare in

concreto in che misura dipendono da Stati terzi per la condotta delle loro relazioni internazionali,

anche se ormai molti di questi sono membri delle Nazioni Unite.

Non sono annoverati tra i soggetti di diritto internazionale né gli Stati Vassallo, come lo Stato della

città del Vaticano nei confronti della Santa Sede, né quelle entità dotate di autonomia all’interno di

uno Stato che dovrebbero diventare il nucleo su cui costituire il futuro Stato, è questo il caso

dell’Autorità nazionale Palestinese costituita all’interno di territori occupati da Israele in attuazione

degli accordi di Oslo-Washington.

Altresì non sono Stati, mancando del requisito dell’indipendenza i cd. Stati fantoccio, creati

dall’occupazione durante la guerra, atto proibito dal diritto internazionale, né quelle entità solo

nobilmente indipendenti come i Bantustan, creati dal Sud Africa per dare attuazione alla politica

dell’Apartheid, eliminati negli anni 90.

È una associazione di individui che, spontaneamente o per determinazione di altri Stati, si

costituisce su un territorio ed è dotata di regole comuni che disciplinano la vita della collettività.

Elementi costitutivi:

popolo: elemento essenziale, da esso dipende lo Stato e ad esso fa capo;

- territorio; l’ambito, la sede stabile ove lo Stato esercita le sue funzioni;

- governo: organi che esercitano la potestà di imperio su una comunità internazionale.

-

Requisiti per acquisire la soggettività internazionale:

sovranità: capacità di esercitare effettivamente la propria potestà di imperio, attraverso

- un’organizzazione di governo, su di una data comunità territoriale;

indipendenza: esercizio della potestà di imperio a titolo originario. Va apprezzata anche e

- soprattutto, nei rapporti esterni, in termini di “sociabilità internazionale”, cioè di capacità di

entrare in relazione con gli altri Stati. Intesa come capacità di uno Stato di autodeterminare e

di assumere una propria fisionomia nei rapporti internazionali senza essere assoggettata ad

un’organizzazione superiore.

Caratteristiche:

soggezione dei componenti della collettività nei confronti dello Stato;

- originari età ed autonomia: lo stato è autonomo nei confronti di ogni altra organizzazione

- della vita sociale, sia essa nazionale che internazionale.

Non sono dunque considerati sovrani, e sono, quindi, privi di soggettività internazionale:

gli Stati membri di Stati federali, in quanto componenti di una organizzazione di governo

- più ampia; nonché le articolazioni territoriali di uno Stato unitario (Regioni);

gli Stati dipendenti, sia quelli dotati di autonomia di governo ma privi di un ordinamento

- giuridico originario (Stati vassallo), sia quelli formalmente dotati di un ordinamento

16 giuridico originario ma sottoposti ad una ingerenza da parte di un altro Stato (Stato

fantoccio);

i micro-Stati, qualora non siano dotati di indipendenza formale (Monaco-Francia).

-

Riconoscimento della soggettività internazionale dello Stato:

de jure: quando lo Stato preesistente attesta la legittimità dell’esistenza del nuovo Stato;

- de facto: quando lo Stato preesistente si limita a prendere atto dell’esistenza del nuovo Stato,

- senza pronunciarsi sulla legittimità o meno della sua costituzione;

espresso: quando è effettuato mediante un atto formale;

- tacito: quando deriva da comportamento concludente.

-

Effetti del riconoscimento:

costitutivo: secondo parte della dottrina meno recente, sarebbe elemento essenziale ai fini

- dell’acquisto della personalità internazionale dello Stato. Esso sarebbe realizzato attraverso

un accordo tra il nuovo Stato e quelli preesistenti che intendono riconoscerlo, con la

conseguenza che il nuovo Stato potrebbe esistere per alcuni Stati e non per altri (Teoria del

riconoscimento costitutivo);

dichiarativo: per la dottrina oggi prevalente avrebbe esclusivamente la funzione di costatare

- la creazione, già avvenuta, del nuovo Stato (Teoria del riconoscimento dichiarativo);

preclusivo: per lo Stato che ha proceduto al riconoscimento, il quale non può più contestare

- l’esistenza del nuovo ente come Stato sovrano e indipendente;

indiretto sull’acquisto di soggettività internazionale del nuovo Stato: poiché è dal

- riconoscimento che dipende la possibilità per il nuovo Stato di intrattenere normali relazioni

con gli Stati presistenti, e quindi il suo ingresso nella società internazionale.

Vicende dello Stato che non influiscono sulla sua estinzione:

aumento o diminuzione del territorio o popolazione, ci si riferisce ai casi di annessione o

- cessazione parziale del territorio o di casi di successione di una parte del territorio statale;

mutamento dell’organizzazione di governo che avviene per via legale.

-

Cause di estinzione di uno Stato:

smembramento: con conseguente nascita di due o più Stati nuovi;

- fusione con uno o più Stati: con conseguente nascita di un unico Stato nuovo;

- incorporazione totale: da parte di uno Stato presistente.

-

La sovranità territoriale e la domestic jurisdiction:

Sovranità territoriale: diritto dello Stato di esercitare in maniera esclusiva il potere di governo sulla

propria comunità territoriale, cioè sugli individui, e sui beni ad essi appartenenti, che si trovano sul

suo territorio.

Diritti conseguenti all’esercizio della sovranità: diritto di ogni Stato di esercitare autonomamente le

funzioni pubbliche (ad es. decidere la propria organizzazione politica, sociale, ecc.). Esclusività

nell’esercizio del potere stesso.

Obblighi conseguenti all’esercizio della sovranità:

non ingerenza negli affari interni di un altro Stato: è l’obbligo posto a carico di tutti gli Stati di

- non interferire negli affari interni di un altro Stato. Il principio vieta tutti quegli interventi volti

ad influenzare le scelte di politica interna e internazionale degli Stati e trova il suo fondamento

nel principio che stabilisce l’uguaglianza sovrana di tutti gli Stati;

non usare o minacciare di usare la forza contro un altro Stato.

-

Domestic jurisdiction (dominio riservato): è la libertà di uno Stato di assoggettare i rapporti che si

svolgono all’interno del proprio territorio alla disciplina che più gli conviene, salvo i limiti derivanti

dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio. La CIG ha affermato (affare Nicaragua-Stati

Uniti) che il dominio riservato ha ad oggetto al determinazione del sistema politico, economico,

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sociale e culturale e la formulazione della politica estera. Non rientrano nel dominio riservato le

materie disciplinate dal diritto internazionale, ma anche quelle su cui le Nazioni Unite hanno

proceduto all’adozione di risoluzioni di carattere generale.

I limiti alla sovranità dello Stato:

Trattamento degli Stati stranieri:

immunità dalla giurisdizione: uno Stato non può essere chiamato in giudizio di fronte ad un

- tribunale dello Stato territoriale;

immunità nei rapporti di lavoro: va sempre riconosciuta nel caso in cui il lavoratore sia

- cittadino dello Stato straniero alle dipendenze del quale presta servizio. Non può essere

invocata nel caso in cui il lavoratore sia cittadino dello Stato territoriale o, pur essendo di

nazionalità straniera, abbia la propria residenza abituale presso tale Stato e svolta le proprie

mansioni nel suo territorio;

immunità dall’esecuzione forzata: il diritto internazionale riconosce agli Stati stranieri

- l’immunità dall’esecuzione forzata dello Stato territoriale. Viene ritenuta ammissibile

esclusivamente su beni non destinati ad una pubblica funzione, ad esempio su immobili

acquistati dallo Stato estero a titolo privato.

Trattamento degli agenti diplomatici: immunità diplomatiche:

inviolabilità personale: l’agente diplomatico non può subire atti di coercizione;

- inviolabilità domiciliare: lo Stato accreditatario non può effettuare ispezioni o perquisizioni

- presso il domicilio degli agenti diplomatici;

immunità dalla giurisdizione civile e penale: l’agente diplomatico non può essere citato in

- giudizio per rispondere civilmente o penalmente degli atti da lui compiuti in veste di organo

dello Stato straniero;

immunità fiscale: l’agente diplomatico è esente da imposte di natura personale.

-

Trattamento degli stranieri e dei loro beni:

trattamento degli stranieri: essi sono sottoposti alle leggi e alla giurisdizione dello Stato

- territoriale. Non possono avere accesso agli incarichi e alle funzioni pubbliche ove è

indispensabile il vincolo della cittadinanza;

trattamento dei beni degli stranieri: gli Stati devono garantire il rispetto dei beni degli

- stranieri e corrispondere un indennizzo a seguito di misure di espropriazione.

Protezione diplomatica:

tutela delle persone fisiche: lo Stato di appartenenza dello straniero, agendo in protezione

- diplomatica (proteste, contromisure e ritorsioni), può chiedere (ma non è obbligato) la

riparazione dei torti subiti da un individuo purché la nazionalità sia effettiva e l’individuo

abbia esaurito le procedure di ricorso interno;

tutela delle persone giuridiche: due orientamenti in dottrina:

- le società hanno la nazionalità dello Stato in cui sono costituite o in cui hanno la sede

1. principale;

le società hanno la nazionalità dello Stato di appartenenza della maggioranza dei soci;

2.

clausola Calvo: inserita in un contratto privato dà la facoltà all’individuo di rinunciare ad

- invocare la protezione del proprio Stato nazionale.

Casi: scissione tra imperium e dominium: frutto di una situazione di mero fatto, es.: per effetto di

- una conflitto armato interno, una parte del territorio statale è controllata da

un’organizzazione insurrezionale, o da uno Stato straniero. Frutto di un accordo con il quale

il sovrano territoriale ha concesso ad altri l’amministrazione di una specifica porzione di

18 territorio. Es.: l’amministrazione americana di Guantanamo Bay, a Cuba, a seguito di un

trattato del 1903 che ha concesso la zona in affitto agli Stati Uniti;

territori soggetti a mandato o amministrazione fiduciaria: la potenza mandataria o

- amministratrice aveva l’obbligo di governare nell’interessa della popolazione locale,

riservandosi poteri di controllo (attualmente solo la Palestina);

territori direttamente amministrati da un’organizzazione internazionale: per periodi di tempo

- limitati l’ONU assume direttamente l’amministrazione di un territorio, di solito al termine di

un conflitto armato, al fine di instaurare la pace. Es.: le amministrazioni di Cambogia e

Timor orientale.

LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI (OI)

Una delle caratteristiche salienti dell’evoluzione del diritto internazionale è il ruolo sempre più

rilevante che hanno assunto le organizzazioni internazionali, associazioni tra Stati provvisti di un

proprio apparato di organi. Esse nascono per volontà degli Stati, espresse nel trattato istitutivo o

altro strumento disciplinato dal diritto internazionale (non sono organizzazioni internazionali gli

enti costituiti in virtù del diritto interno di uno Stato. Es.: il Comitato internazionale della Croce

Rossa).

Associazioni di Stati, dotate di personalità giuridica, che perseguono un interesse comune a mezzo

di organi specifici. Hanno natura convenzionala in quanto la loro istituzione è prevista da un trattato

(cd. trattato istitutivo) nel quale sono delineati gli scopi, le norme relative allo status di membro, la

struttura e le competenze dell’organizzazione.

Dall’individuazione degli scopi si chiarisce il carattere che può essere politico, militare, tecnico

umanitario o avere portate generale come nell’ONU.

Si tratta di soggetti di diritto dotati di una certa autonomia, cui le parti affidano il compito di

realizzare fini comuni, distinti da quelli propri degli Stati membri. Sono enti dotati di soggettività

internazionale, nonché di personalità di diritto interno, possono ad esempio acquistare e dichiarare

beni immobili o stare in giudizio, e in generale, “godono nel territorio di ciascuno Stato membro

della capacità necessaria per l’esercizio delle loro funzioni e per il perseguimento dei loro fini”.

Associazioni di Stati costituite mediante trattati (che contengono gli scopi e la struttura

dell’organizzazione), dotate di uno statuto e di organi propri, che perseguono interessi comuni a

tutti gli Stati membri.

Classificazione:

in base all’area geografica: planetarie coinvolgono Stati di tutti continenti (es.: ONU);

- regionali coinvolgono Stati di una specifica area (es.: UE);

in base al settore in cui operano: a vocazione universale operano in tutti i settori della vita

- politica, economica, sociale; a vocazione settoriale operano solo in alcuni settori.

Status di membro:

acquisto: firma del trattato istitutivo dell’organizzazione (membri originari e membri

- ammessi);

perdita: per volontà dello Stato o per volontà dell’organizzazione internazionale, per gravi

- violazioni o per mancato rispetto degli obblighi previsti dal trattato (espulsione).

Organi: la struttura varia in relazione ai fini, tuttavia deve essere presente almeno un organo

(Assemblea) in cui sono rappresentati tutti gli Stati e dove essi hanno uguale peso.

organo rappresentativo: riunisce i componenti di tutti gli Stati membri dell’organizzazione,

- si occupa di questioni relative al funzionamento dell’organizzazione e decide sulle modalità

di accesso e di espulsione degli Stati dal consesso (Assemblea);

19 organo collegiale ristretto: sono rappresentati solo alcuni tra gli Stati membri

- dell’organizzazione; esso ha il potere di coordinare l’attività dell’organizzazione e, in alcuni

casi, di adottare decisioni vincolanti per i membri (Consiglio esecutivo);

istituzione che svolge funzioni amministrative ed esecutive connesse al funzionamento

- dell’organizzazione, generalmente uni personale, avente rilievo politico oltre che esecutivo

(Segretario generale).

Votazione:

all’unanimità: quando s’intende garantire la massima adesione possibile alla proposta

- oggetto di votazione. Si tratta di un’espressa manifestazione di volontà;

a maggioranza: quando è sufficiente l’approvazione da parte di un certo numero di Stati

- membri. Può essere:

semplice quando è sufficiente l’adesione della metà più uno dei membri

a) dell’organizzazione internazionale;

qualificata nel caso in cui è richiesto il voto favorevole di una determinata percentuale

b) dei membri dell’organizzazione (es. 2/3)

per consensus: nell’ambito delle conferenze internazionali è un sistema di votazione che

- prevede l’adozione di una decisione in assenza di qualsiasi obiezione presentata da un

rappresentante di uno Stato membro.

Organizzazioni internazionali non governative (OING):

Associazioni create ad iniziativa di persone private secondo le norme di diritto interno di uno Stato

e volte ad istaurare un legame transazionale tra persone fisiche e enti di nazionalità diversa (es.

Croce Rossa Internazionale, Greenpeace).

Personalità internazionale:

status di organi consultivi: presso il Consiglio d’Europa e presso l’ONU con il Consiglio

- Economico Sociale;

statuto di osservatore: status riconosciuto presso l’ONU al Comitato internazionale della Croce

- Rossa.

Personalità internazionale delle OI:

Sono considerate soggetti di diritto internazionale a cui attribuire una personalità giuridica: capacità

di essere destinatarie di diritti e obblighi internazionali, in modo totalmente autonomo dagli Stati

membri:

concludono trattati internazionali con Stati membri, Stati terzi e altre organizzazioni;

- possono inviare i propri rappresentanti presso Stati membri, Stati terzi o altre

- organizzazioni;

godono del diritto di immunità dalla giurisdizione dello Stato territoriale e, i funzionari di

- esse, delle immunità diplomatiche;

hanno il diritto di richiedere riparazione.

-

Personalità di diritto interno: riconoscimento della capacità di agire delle OI ovvero di stipulare

contratti di diritto privato, vendere e acquistare beni etc. negli ordinamenti degli Stati parti del

trattato istitutivo.

Immunità delle OI:

inviolabilità dei locali nei quali hanno posto la loro sede. Le autorità dello Stato ospitante

- non possono entrare nei locali delle OI senza autorizzazione;

20 immunità dalla giurisdizione civile dello Stato territoriale. Le OI non possono essere citate

- in giudizio dinanzi ai tribunali dello Stato territoriale;

L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite):

Statuto ONU fu approvato nel 1945 durante la Conferenza di San Francisco da parte delle 5 potenze

vincitrici della Seconda guerra mondiale (Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e

Cina) e da circa 50 Stato.

Finalità:

il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;

- sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto reciproco; sul principio

- dell’uguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli;

la cooperazione internazionale in campo economico, sociale, culturale e umanitario;

- promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritto dell’uomo e delle libertà fondamentali.

-

Organi:

Assemblea Generale delle Nazioni Unite : organo dell’ONU composto da tutti gli Stati membri

• dell’organizzazione. L’Assemblea può discutere qualsiasi questione od argomento che rientri nei

fini dello Statuto o che abbia riferimento ai poteri ed alle funzioni degli organi delle Nazioni

Unite.

Le raccomandazioni dell’Assemblea non sono vincolanti. La sede principale dell’organo è a New

York.

Aut dedere aut iudicare: principio del diritto internazionale in forza del quale lo Stato sul cui

territorio si trova un soggetto che ha commesso dei crimini internazionali ha l’obbligo di

sottoporlo a giudizio o di estradarlo.

Composta da delegati di Stati membri ognuno dei quali dispone di 1 voto, anche se i

rappresentanti possono essere 5.

Compiti:

discutere ogni questione relativa la mantenimento della pace e della sicurezza nazionale;

- studi e raccomandazioni per promuovere la cooperazione internazionale nel settore

- economico, politico, sociale, culturale ed educativo e della sanità pubblica, incoraggiare lo

sviluppo del diritto internazionale e la sua codificazione e il rispetto dei diritti umani e delle

libertà fondamentali;

raccomandazioni per l’adozione di misure per il regolamento pacifico di qualsiasi situazione

- suscettibile di pregiudicare il benessere generale e le relazioni amichevoli tra le nazioni;

decidere dell’ammissione, sospensione ed espulsione di un membro;

- istituire eventuali organo sussidiari, necessari per l’adempimento dei suoi compiti.

-

Consiglio di Sicurezza : è tecnicamente l’organo più importante dell’ONU con compiti

• fondamentali per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. È composto da 15

membri di cui 5 (Cina, Francia, Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna), sono membri permanenti e

godono del diritto di veto, ovvero la facoltà di bloccare l’adozione di una risoluzione del

Consiglio manifestando la propria opposizione. Il Consiglio può adottare discrezionalmente

contro uno Stato che minacci o abbia violato la pace misure:

che non comportano l’impiego della forza; vi rientrano le interruzioni delle relazioni

- economiche, commerciali, internazionali e delle comunicazioni postali, economiche,

ferroviarie, marittime, e la rottura delle relazioni diplomatiche;

che implicano l’uso della forza: si tratta di azioni militari compiute da forze armate messe a

- diposizione del Consiglio dagli Stati membri oppure misure provvisorie ritenute necessarie o

desiderabili come ad es. il cessate il fuoco.

21 I provvedimenti adottati possono assumere la forma di raccomandazioni, che non sono vincolanti

per gli Stati membri, o di decisioni che sono, invece, vincolanti.

Compiti:

soluzione pacifica delle controversie:

- potere d’inchiesta: può esercitare un’attività di indagine, sia direttamente sia istituendo

1. una commissione ad hoc, su qualsiasi controversia;

potere di indicare agli Stati procedimenti di regolamento, senza intervenire nel merito

2. stesso della controversia;

potere di indicare termini di regolamento, entrando nel merito della controversia e

3. suggerendo una soluzione alla stessa;

poteri di intervento in materia di mantenimento della pace e della sicurezza nazionale:

- misure di accertamento: per accertare l’esistenza di una minaccia alla pace, o di un atto

1. di aggressione;

misure provvisorie: soprattutto atti non vincolanti (raccomandazioni) per scongiurare

2. l’aggravarsi della situazione;

misure non implicanti l’uso della forza: sanzioni economiche; mancato riconoscimento

3. di situazioni illegittime;

misure implicanti l’uso della forza: per ristabilire la pace (cd. azioni di polizia

4. internazionale);

Consiglio economico e sociale : organo consultivo dell’ONU che studia, per riferirne

• all’Assemblea generale delle Nazioni Unite le questioni economiche, sociali e la protezione dei

diritti dell’uomo.

Corte internazionale di giustizia : massimo tribunale internazionale sorto nel 1945: è ai sensi

• dello Statuto delle Nazioni Unite un organo dell’ONU. I compiti sono prevalentemente

giurisdizionali e consultivi: nel primo caso funziona come tribunale arbitrale tra gli Stati

membri che decidono di sottoporsi alla sua giurisdizione, mentre nel secondo cado ha una

funzione consultiva (pareri) su questioni giuridiche nei confronti dell’ONU.

I suoi pareri non sono comunque vincolanti. L’attività della Corte è regolata da uno statuto

annesso alla Carta delle Nazioni Unite:

risoluzione pacifica delle controversie giuridiche sottoposte dagli Stati membri;

- funzione consultiva, fornire pareri su questioni giuridiche sollevate dall’Assemblea

- generale, dal Consiglio di sicurezza o da altri organi o agenzie specializzate delle Nazioni

Unite;

Segretariato ;

• Organi sussidiari : ognuno di essi esplica la propria attività in un determinato settore (es.

• UNICEF per l’infanzia);

L’INDIVIDUO E LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

Gli individui in quanto tali non sono membri delle società internazionali, nel senso che essi non

partecipano alla vita di relazione internazionale su di un piano di parità con gli altri Stati e

precisamente non prendono parte direttamente all’attività di produzione, accertamento e attuazione

del diritto internazionale.

In generale gli individui possono invocare norme di origine internazionale dalle quali scaturiscano

diritti e obblighi nell’ambito degli ordinamenti interni degli Stati o di altri enti internazionali. La

dottrina prevalente riconosce loro altresì una limitata soggettività internazionale nell’ambito delle

norme relative ai diritti dell’uomo e ai crimini internazionali, che gli attribuisce diritti e obblighi

anche a prescindere dalla mediazione degli ordinamenti interni degli Stati e delle organizzazioni

internazionali.

22

Diritti soggettivi:

Diritti sostanziali: sono i diritti considerati imprescindibili dalla persona umana che pongono

- l’individuo come titolare di un diritto soggettivo e lo Stato come titolare di un obbligo;

Diritto di azione: è il diritto a dare inizio ad un procedimento giurisdizionale, presentando

- un ricorso ad un Tribunale internazionale per la tutela dei diritti violati.

Diritti umani: sono quei diritti connessi alla natura stessa della persona umana che, secondo la

dottrina prevalente, non possono essere derogati da accordi tra Stati, in quanto facenti parte del

diritto cogente:

diritti individuali che si riferiscono direttamente alla persona umana (es. diritto alla vita, alla

- nazionalità);

diritti collettivi che si riferiscono all’individuo in quanto parte di un gruppo (es. condanna di

- ogni forma di discriminazione razziale).

IL DIRITTO INTERNAZIONALE PENALE

Il diritto internazionale penale può essere definito come l’insieme delle norme di diritto

internazionale che sanciscono la responsabilità penale individuale per fatti che turbano l’ordine

pubblico internazionale e costituiscono crimini contro il diritto delle genti (ius gentium).

La repressione di crimini internazionali è rimasta per lungo tempo affidata ai soli tribunali interni;

esempi isolati sono stati i tribunali di Norimberga e di Tokyo, istituiti dopo la seconda guerra

mondiale per giudicare i crimini perpetrati dai tedeschi nei territori occupati e dai giapponesi in

Estremo Oriente. I tribunali penali internazionali sono stati istituiti dalle Nazioni Unite tra il 1993

(Norimberga) e il 1994 (Ruanda), essi hanno giurisdizione su individui accusati di aver commesso

un crimine internazionale. La Corte penale internazionale è stata istituita nel 2002, ha giurisdizione

in materia di genocidio, crimini contro l’umanità, di guerra, aggressione, ma si tratta di una

giurisdizione complementare a quella interna, per cui potrà giudicare solo qualora il tribunale

nazionale non intenda o sia effettivamente incapace di svolgere correttamente l’indagine o di

iniziare il processo.

Insieme delle norme di diritto internazionale che sanciscono la responsabilità penale individuale per

fatti che turbano l’ordine pubblico internazionale e costituiscono crimini contro il diritto delle genti.

Crimini internazionali degli individui ovvero i comportamenti che violano il diritto internazionale il

quale può sancire sanzioni penali. Lo scopo è quello di proteggere l’ordine sociale internazionale da

comportamenti che potrebbero comprometterlo.

Crimini internazionali dell’individuo (delicta iuris gentium): sono crimini di particolare gravità

che per la loro crudeltà ed efferatezza, legittimano qualsiasi autorità o Stato a punirli. Per tali

crimini non è prevista alcuna forma di prescrizione. Crimini internazioni individuali enucleati da

norme consuetudinarie formatesi a partire dai tribunali di Norimberga e Tokio e successivamente

codificate dal diritto internazionale convenzionale.

Categorie:

genocidio: qualunque atto posto in essere con il preciso obiettivo di distruggere, in tutto o in

- parte, un gruppo etnico, razziale, nazionale o religioso;

crimini contro la pace (preparazione, programmazione, inizio e condotta di una guerra di

- aggressione o in violazione dei trattati, accordi e garanzie internazionali);

crimini di guerra (violazioni delle leggi e delle consuetudini di guerra es. assassinio,

- maltrattamento e deportazione per lavoro forzato o per altri fini delle popolazioni civili dei

territori occupati, uccisione o maltrattamento dei prigionieri di guerra, etc..);

crimini contro l’umanità (omicidio, sterminio, stupro, persecuzione razziale o religiosa).

-

La tutela giurisdizionale è esercitata dalla Corte penale internazionale e dai tribunali ad hoc.

23

Giurisdizione nazionale universale: principio secondo il quale qualsiasi giudice può ritenersi

competente a processare un imputato di crimini internazionali. È caratterizzata:

dalla competenza di qualsiasi tribunale a processare un accusato di crimini contro l’umanità;

- dalla non necessità del collegamento tra l’imputato e lo Stato che celebra il processo.

-

Crimini internazionali:

previsti da una norma consuetudinaria internazionale che incrimina un determinato

- comportamento; la maggior parte di tali norme è oggi codificata nello Statuto della Corte penale

internazionale;

comportamenti che ledono gli interessi fondamentali della Comunità internazionale;

- devono essere commessi da individui-organi dello Stato o da individui nell’ambito di azioni

- statali;

determinano una responsabilità penale dell’individuo a livello internazionale;

- possono essere sottoposti al giudizio di un organo giurisdizionale internazionale.

-

Codice dei crimini contro la pace e la sicurezza dell’umanità: istituito nel 1996 elaborato dalla

Commissione di diritto internazionale: denominazione del testo elaborato dalla Commissione di

diritto internazionale dove per la prima volta vengono codificati i crimini internazionali commessi

dagli individui e le condizioni per poter procedere alla loro repressione. Le disposizioni contenute si

applicano unicamente ai crimini commessi dagli individui; per quelli attribuibili allo Stato valgono

le prescrizioni contenute nel Progetto di articoli sulla responsabilità internazionale dello Stato.

nella parte prima sono individuati i principi quali:

1. i crimini sono puniti secondo le regole di diritto internazionale (indipendentemente dal

- diritto interno);

commettere un crimine per obbedire ad un ordine del governo non è causa di esclusione di

- responsabilità;

la giurisdizione in merito a questi crimini spetta ad ogni Stato, indipendentemente da dove

- tale crimine è commesso;

lo Stato dove si trova la persona giudicata o lo giudica o lo estrada (aut dedere aut iudicare);

- l’imputato non può essere giudicato da un altro tribunale per lo stesso fatto (ne bis in idem);

-

nella seconda parte sono individuati i crimini: aggressione, genocidio, crimini contro l’umanità,

2. crimini contro le Nazioni Unite e il personale associato, crimini di guerra.

Gli organi giudiziari internazionali. I Tribunali ad hoc istituiti dall’ONU:

tribunale per la ex Jugoslavia: giudica i presunti responsabili di violazioni gravi del diritto

• internazione umanitario (compresi genocidio e crimini contro l’umanità) commessi a partire dal

1991 nel territorio della ex Jugoslavia;

tribunale internazionale per il Ruanda: persegue gli individui responsabili di genocidio e di altre

• gravi violazioni del diritto internazionale umanitario commesse in Ruanda; i cittadini ruandesi

responsabili di genocidio e analoghe violazioni commesse nel territorio degli Stati limitrofi nel

1994;

Corte penale internazionale: tribunale dell’ONU competente a giudicare i crimini più gravi che

• interessano la comunità internazionale: aggressione, crimini di guerra, genocidio e crimini contro

l’umanità. La corte ha sede all’Aja. L’azione penale può essere avviata dal Procuratore, da uno

Stato che ha firmato lo Statuto o dal Consiglio di sicurezza; negli ultimi due casi è necessario il

consenso dello Stato nel quale il crimine ha avuto luogo o dello Stato di provenienza

dell’imputato.

Il giudizio della corte è basato su tre principi:

nullum crimen sine lege: nessuna persona può essere accusata di un fatto illecito che al

- momento del suo verificarsi non costituisce crimine oggetto di giurisdizione della Corte;

24 nulla poena sine lege: una persona condannata dalla Corte può essere punita solo secondo le

- disposizioni dello Statuto che non contempla la pena di morte;

irretroattività ratione personae: nessuna persona può essere accusata per fatti commessi

- prima dell’entrata in vigore dello Statuto.

A differenza dei due tribunali dell’ONU, ha una competenza tendenzialmente generale, ma la

giurisdizione non è prioritaria, bensì complementare a quelle nazionali.

Giudica i crimini più gravi che interessano la Comunità internazionale (aggressione, crimini di

guerra, genocidio, crimini contro l’umanità).

Richiedenti:

procuratore (ha anche un potere di indagine motu proprio sulla base di informazioni raccolte

- da fonti governative, non governative, intergovernative e da associazioni private);

uno Stato che ha firmato lo Statuto. In tal caso ci vuole il consenso dello Stato dove è stato

- commesso il crimine o quello dello Stato dell’imputato;

Consiglio di sicurezza, in tal caso ci vuole il consenso dello Stato dove è stato commesso il

- crimine o quello dello Stato dell’imputato.

Presupposti per l’esercizio della sua giurisdizione:

che il crimine sia commesso nel territorio di uno Stato parte;

- che il crimine sia commesso da un cittadino di uno Stato parte;

- che il deferimento alla Corte, tramite il procuratore, sia effettuato dal Consiglio di sicurezza,

- il quale agisce in virtù del capitolo VII della Corte delle Nazioni Unite.

Decisioni delle organizzazioni internazionali:

Atti vincolanti delle organizzazioni internazionali. Il potere di emanare decisioni è riconosciuto:

all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che adotta le decisioni che approvano il bilancio e

- ripartiscono le spese dell’Organizzazione tra gli Stati membri;

al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che emana decisioni con le quali vengono adottate

- misure che non implicano l’uso della forza contro quegli Stati che abbiano minacciato la pace

internazionale.

GLI ALTRI SOGGETTI DI DIRITTO INTERNAZIONALE

I popoli: il problema della soggettività internazionale dei popoli è connesso alla norma che sancisce

il diritto all’autodeterminazione. Tale diritto tutela la volontà del popolo, liberamente manifestata, in

ordine alla scelta del proprio regime politico, economico e sociale (autodeterminazione interna) e

della forma statuale da assumere nell’ambito internazionale (autodeterminazione esterna).

Il diritto all’autodeterminazione, la cui violazione comporterebbe un crimine internazionale, è stato

inizialmente previsto soltanto per i popoli sottoposti al regime coloniale. La prassi successiva delle

Nazioni Unite ha esteso il diritto:

ai popoli sottoposti a regime di discriminazione razziale (in occasione della politica di apartheid

- praticata in Sud-Africa);

ai popoli sottoposti ad una occupazione straniera (con riferimento all’occupazione dei territori

- arabi da parte di Israele.

LA RESPONSABILITA’ DELLO STATO E L’ILLECITO INTERNAZIONALE

Con il termine responsabilità internazionale si indicano le relazioni giuridiche che si instaurano tra

Stati quando uno di essi commette un atto intenzionalmente illecito.

In particolare, in capo allo Stato autore dell’illecito sussiste un obbligo di riparazione, mentre lo

Stato leso acquisisce il diritto di comminare una contromisura (o rappresaglia) al fine di realizzare

la cessazione dell’illecito e reintegrare, così, l’ordine giuridico violato.

25

Le relazioni conseguenti al fatto illecito non sono necessariamente bilaterali; a seconda della norma

violata, infatti, il comportamento può essere dovuto nei confronti di una pluralità di soggetti o

addirittura della Comunità internazionale nel suo insieme.

Codificazione del diritto sulla responsabilità dello Stato:

La responsabilità internazionale si determina in capo ad un soggetto di diritto internazionale che

abbia violato degli obblighi internazionali assunti. Le problematiche relative alla codificazione del

diritto sulla responsabilità dello Stato sono state incluse nell’agenda della Commissione di diritto

internazionale (CDI) fin dalla sua prima sessione, nel 1949.

Elementi costitutivi del fatto internazionalmente illecito:

Illecito internazionale: qualsiasi comportamento contrario al diritto internazionale.

Presupposti sono:

l’imputabilità, cioè la riferibilità allo Stato, del fatto che costituisce illecito internazionale

- (elemento soggettivo). Consiste nel comportamento dello Stato o di una qualsiasi persona o

organo statale, vale a dire che eserciti funzioni legislative, esecutive, giudiziarie o di natura

diversa;

l’illiceità del fatto, cioè l’effettiva violazione di una norma di diritto consuetudinario o di un

- accordo internazionale (elemento oggettivo).

Il fatto illecito internazionale è costituito dalla violazione di un obbligo internazionale ovvero dalla

non conformità di un comportamento dello Stato a ciò che gli è imposto dal predetto obbligo. La

responsabilità internazionale non ha quindi natura autonoma ma rimanda a norme internazionali

prestabilite. Pertanto è sulla base del contenuto, ovvero del tipo di obbligo prescritto dalla norme

sostanziali che è possibile distinguere diverse categorie di illecito.

In base alla natura o struttura dell’illecito si distingue tra:

fatti illeciti omissivi o commissivi: mentre nel primo caso la norma violata imponeva allo Stato

- di non adottare il comportamento tenuto, nel secondo la norma prescriveva un comportamento

che lo Stato non ha posto in essere;

fatti illeciti di condotta o di risultato: l’illecito di condotta si verifica quando la norma impone

- allo Stato un determinato comportamento (es. adozione di una normativa uniforme in una

materia determinata). L’illecito di risultato si verifica quando lo Stato, lasciato libero nella scelta

dei mezzi, è chiamato a garantire un risultato preciso richiesto da norme cd. finali (es.:

predisposizione di idonee garanzie di giustizia a favore degli stranieri).

Violazione di una regola di diritto internazionale che scaturisce da una o più azioni positive (atti) o

da omissioni o da una combinazione di entrambe)

elemento soggettivo: imputabilità del comportamento allo Stato, il comportamento contrario alle

• regole di diritto internazionale deve essere attribuito allo Stato.

L’illecito internazionale consiste in un comportamento da parte dello Stato, non conforme agli

obblighi internazionali assunti da cui deriva la responsabilità internazionale dello Stato stesso.

Comportamento attribuibile allo Stato:

il comportamento di una qualsiasi persona o organo dello Stato che rivesta tale qualifica

- secondo il diritto interno dello Stato stesso;

organo dello Stato: ogni organo che eserciti funzioni legislative, esecutive, giudiziarie o di

- natura diversa, qualunque sia la sua posizione nell’organizzazione dello Stato e quale che sia

il suo carattere di organo del governo centrale o di un ente territoriale dello Stato. Il criterio

per una corretta identificazione di organo dello Stato è l’effettivo esercizio di funzioni

pubbliche;

organi di fatto: individui che pur essendo sprovvisti della qualifica di organi dello Stato

- agiscono per suo conto; la cui condotta illecita è suscettibile di essere attribuita allo Stato;

26 persone o enti: che hanno agito su istruzioni dello Stato o sotto la sua direzione e il suo

- controllo anche se si tratta di organi di un altro Stato o soggetto internazionale. Persone o

enti il cui comportamento sia stato successivamente riconosciuto dallo Stato come proprio.

L’attività dei privati: la moderna dottrina è concorde nell’affermare che lo Stato è considerato

responsabili solo qualora esso non abbia posto in essere misure atte a prevenire o punire

l’azione. Si tratta di una responsabilità diretta dello Stato per violazione di un obbligo di

diligenza a cui sarebbe tenuto. Diversa è l’ipotesi in cui alcuni atti privati siano

automaticamente attribuiti allo Stato: in questi casi, in virtù di una presunzione iuris et de iure,

si ritiene che lo Stato non abbia adempiuto all’obbligo di vigilanza che gli incombeva.

Caso dell’eccesso di potere: contrastata è la possibilità di addossare ad uno Stato il

comportamento di un organo che abbia agito sorpassando la sfera dei suoi poteri (eccesso di

potere). Per un’esigenza di certezza nei rapporti internazionali, la Commissione di diritto

internazionale ha attribuito l’attività dell’organo allo Stato cui questo appartiene, senza ulteriori

distinzioni. Tale formulazione tuttavia non trova riscontro né nella prassi né nella teoria.

elemento oggettivo: antigiuridicità del comportamento, il comportamento tenuto dallo Stato deve

• essere in contrasto con una regola di diritto internazionale. L’illecito può consistere sia in

un’azione, sia in un’omissione.

È dato dal contrasto tra il comportamento tenuto in concreto dallo Stato e quello richiesto da una

regola di diritto internazionale, vale a dire dalla violazione di obbligo internazionale.

Classificazione dei fatti omissivi:

omissivi: la regola prescriveva un comportamento che lo Stato non ha posto in essere;

- commissivi: la regola violata imponeva allo Stato di non adottare il comportamento tenuto;

- di condotta: si verifica quando la norma impone allo Stato un certo comportamento;

- di risultato: si verifica quando lo Stato pur potendo scegliere i mezzi per perseguire un

- risultato che gli viene richiesto, non lo realizza.

Gli elementi controversi dell’illecito internazionale: la colpa e il danno:

colpa: violazione di un obbligo di diligenza, perizia o prudenza nell’evitare che si produca

• l’evento dannoso. Per aversi responsabilità internazionale dello Stato non è necessario

l’elemento della colpa. Il regime generale sarebbe quello della responsabilità oggettiva secondo

cui quando si stabilisce un legame tra comportamento dell’organo (elemento soggettivo) e

antigiuridicità di tale comportamento (elemento oggettivo) lo Stato è da ritenersi ipso facto

responsabile, a prescindere da qualunque elemento colposo. È comunque possibile per lo Stato

accusato della violazione di un obbligo internazionale dimostrare l’esistenza di una circostanza

che esclude tale responsabilità;

danno: consiste in un pregiudizio arrecato a un interesse dello Stato. Il danno può essere di due

• tipi: danno materiale: consiste in un pregiudizio di tipo economico e patrimoniale agli interessi

- di uno Stato;

danno morale: è il pregiudizio arrecato all’onore di uno Stato.

-

Nel Progetto in articoli della CDI il danno non è menzionato tra gli elementi costitutivi

dell’illecito, ciò significa che, secondo il Progetto, ai fini della responsabilità, non è necessario

dimostrare che l’illecito abbia causato un danno; è sufficiente che vi sia stata la lesione di un

diritto soggettivo di un altro Stato. L’esistenza di un illecito nei confronti della Comunità

internazionale sussiste a prescindere dall’effettiva lesione di diritto di un altro Stato. L’esistenza

del danno influisce esclusivamente sulle conseguenze dell’illecito in termini di obbligo di

riparazione.

La responsabilità per atti leciti:

27

È la responsabilità per atti che, pur non essendo vietati dal diritto internazionale, possono provocare

danni a terzi nel territorio di altri Stati.

Termini della questione: lo Stato che svolge attività pericolose ed inquinanti, ma lecite (ad es.

centrali nucleari) deve o meno risarcire i danni causati ad altri Stati. Si fa riferimento dunque a tutte

quelle attività che possono ledere la sicurezza dell’uomo e l’integrità dell’ambiente.

Teoria generale del diritto: sembra escludere che sia possibile riconoscere una responsabilità in capo

allo Stato per atti illeciti soprattutto per la difficoltà a distinguere la responsabilità senza illecito

dalla responsabilità senza colpa.

Commissione di diritto internazionale: a partire dal 1980 ha studiato il tema della responsabilità

internazionale per conseguenze dannose derivanti da attività non vietate dal diritto internazionale. I

lavori si sono conclusi nel 2001 con l’adozione del Progetto di articoli sulla prevenzione di danni

transfrontalieri derivati da attività pericolose.

In mancanza di una disciplina generale volta a definire la responsabilità internazionale per attività

rischiose, si è proceduto alla stipulazione di convenzioni internazionali che prevedono la

responsabilità civile dell’operatore (persona fisica o giuridica), che gestisce l’attività rischiosa.

Se tratta, quindi, di responsabilità di diritto interno, internazionalmente prevista.

L’operatore è tenuto al risarcimento del danno, talora sulla base di responsabilità oggettiva assoluto,

senza che possa essere invocata la forza maggiore.

LE CIRCOSTANZE CHE ESCLUDONO L’ILLECEITA’ DEL COMPORTAMENTO

Sono quelle circostanze che, una volta verificatesi, escludono la responsabilità dello Stato poiché

viene meno l’elemento oggetto di tale responsabilità, ossia l’antigiuridicità del fatto purché non si

tratti di un comportamento contrario ad una norma di jus cogens.

Queste circostanze escludono l’illiceità per un duplice ordine di motivi:

perché, benché l’obbligo internazionale sia stato violato, non sussiste responsabilità. Così

- l’intervento della forza maggiore o del caso fortuito escludono, per l’intervento di una causa

estranea, l’esistenza di un comportamento statale in violazione di un obbligo internazionale;

perché la circostanza rende inoperante la norma e cancella il carattere dell’illiceità che in genere

- riveste l’atto posto in essere dallo Stato. Cosi avviene nel caso del consenso dello Stato leso,

della legittima difesa e delle contromisure, e ancora dello stato di necessità e dell’estremo

pericolo.

Consenso dello Stato leso: il consenso validamente dato da uno Stato alla commissione di un atto,

da parte di un altro Stato esclude l’illiceità dell’atto stesso nei confronti del primo Stato, nella

misura in cui l’atto non eccede i limiti del consenso. Circostanza che esclude la responsabilità di

uno Stato che ha commesso un illecito internazionale e che si verifica quando lo Stato nei cui

confronti sussisteva l’obbligo violato abbia consentito a tale violazione.

Requisiti:

deve essere attribuibile allo Stato leso;

- deve essere valido secondo il diritto internazionale;

- deve essere chiaramente dato anche se implicitamente;

- deve essere dato prima o, quantomeno, contestualmente alla commissione del fatto illecito;

- non deve essere violata una norma di jus cogens.

-

Forza maggiore: è il sopravvenire di una forza irresistibile o di un avvenimento imprevedibile,

fuori dal controllo di uno Stato, che rende materialmente impossibile agire in conformità

dell’obbligo.

Requisiti:

deve esistere una relazione di causa ed effetto tra l’evento e la violazione;

-

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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Baroncini Elisa.

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