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Riassunto esame Diritto dell'Informazione e della Comunicazione, prof. Gardini, libro consigliato Diritto dell'Informazione e Comunicazione, Colarullo Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Informazione e della Comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto dell'Informazione e Comunicazione, Colarullo. Nello specifico gli argomenti analizzati sono i seguenti: la stampa e la sua legislazione (il periodo statuario, lo Statuto Albertino, la censura... Vedi di più

Esame di Diritto dell'informazione e della comunicazione docente Prof. G. Gardini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Si finì col violare le prescrizioni dettate con la sentenza del 1976 dalla corte. Si

crearono delle reti super locali tendenzialmente nazionali: Retequattro (Mondadori),

Italia 1 (Rusconi) e Canale 5 (Fininvest). Le prime due utilizzarono dei sistemi tradizionali

di connessione: acquisto di emittenti minori, installazione di ripetitori l'utilizzazione di

quelli esistenti; La terza invece invento un sistema nuovo e più economico, quello della

registrazione di programmi e della loro messa in onda tramite cassette da innumerevoli,

diverse, emittenti alla stessa ora, o meglio a distanza di pochissimo tempo, in modo da

rendere evidente che non si trattava il segnale unico.

Il vero salto di qualità vi fu al momento in cui, all'inizio degli anni '80, la Fininvest acquisì

l'intera attività degli altri due concorrenti: Retequattro e Italia 1. Il settore privato

abbandonò così l'ambito locale e si trasformò in un monopolio che riunito quello pubblico

diede vita al più classico dei duopoli: concorrenti, ma uniti nell'impedire l'ingresso nel

mercato a tutti gli altri competitori.

Nel 1981 la corte costituzionale giudicò con la sentenza n. 181 in costituzionale il

fenomeno di interconnessione ultra locale che si era andato realizzando, perché si era

creato un il oligopolio pubblico-privato che impediva un libro di spiegarsi del pluralismo

televisivo, accaparrandosi la gran parte delle risorse del settore, anche a scapito di

quella dei periodici e cinematografica. La corte per la prima volta invocò un intervento del

legislatore che istituisse norme antitrust, vero piacere ad impedire i fenomeni di

concentrazione quelli di eccessivo drenaggio delle risorse pubblicitarie.

Tale orientamento della corte convinse il governo ad emanare una norma provvisoria il

decreto-legge n. 107 del 1984 e fu denominato: Craxi dal nome del presidente del

Consiglio dei Ministri che lo provò oppure Berlusconi dal nome del proprietario della

Fininvest che ne fui principale beneficiario. Questo decreto-legge, convertito nel '85 con

la legge n. 10, riconobbe la legittimità per un'emittenza radiofonica televisiva privata di

ambito nazionale, non superiore a tre emittenti in capo d'uno stesso proprietario,

alimentava il tempo di trasmissione di messaggi pubblicitari, analogamente a quelli

previsti per la Rai: 20% per ciascuna ora di trasmissione e 16% del tempo totale

settimanale.

Dopo cinque anni, vi fu una nuova sentenza di sollecito dalla corte costituzionale della

direttiva n. 552 della comunità europea per approntare una disciplina organica

dell'emittenza radiotelevisiva privata.

La direttiva europea ha affermato il principio della libera circolazione delle trasmissioni

provenienti dagli stati membri, l'obbligo di destinare parte del tempo di trasmissione a

programmi indipendenti prodotti in Europa e poneva dei limiti all'affollamento

pubblicitario: le sponsorizzazioni.

La disciplina dell'emittenza privata: legge n. 223 del 1990

È quella del 1990 la prima disciplina vera è organica del settore radiotelevisivo privato.

Tutte le emittenti private vengono sottoposte ad un regime concessorio, per cui il

ministro delle poste telecomunicazioni rilascia sulla base di un piano di ripartizione delle

frequenze le concessioni, ma può anche sospenderle e revocarle.

I requisiti che le emittenti devono assolvere sono relativi: ai tempi che devono dedicare a

programmi autoprodotti, all'informazione nazionale locale e a garanzie di sufficienti

condizioni tecniche ed economiche. Tutte le emittenti devono iscriversi al registro delle

imprese di comunicazione e comunicare tutti trasferimenti di proprietà. Fra gli obblighi a

cui sono sottoposte vi sono quelli di non trasmettere messaggi subliminali, di mandare in

onda messaggi di utilità sociale e brevi comunicazioni per conto di alcune autorità

pubbliche.

Parte importante di questa normativa è quella dedicata a porre limiti ai fenomeni di

concentrazione fra le società (antitrust). Uno stesso soggetto non può essere titolare di

un numero di concessioni superiore al 25% delle reti stabilite nel piano nazionale e

comunque non più di 3. Non si può detenere contemporaneamente una concessione di

livello nazionale e una di livello locale, mentre nel bacino locale non più di una radiofonica

e una televisiva e non più di tre televisive e sette radiofoniche in bacini contigui.

Vengono posti di tetti anche alle proprietà incrociate tre emittenti quotidiani, per cui uno

stesso soggetto non può essere proprietario di un'emittenza nazionale di un quotidiano se

questo supera il 16% della tiratura nazionale, mentre può esserlo se la tiratura è fra i 16

al 8%, e se inferiore può possedere due quotidiani.

Anche le concessionarie di pubblicità vengono sottoposte a limiti rigidi. Onde evitare che

attraverso la concentrazione di più esclusive in capo un'unica concessionaria di pubblicità

si determini quella posizione dominante che la legge vuole evitare, alla normativa pone il

petto che un'unica concessionaria non possa avere rapporti di esclusiva con più di tre reti

televisive nazionali, per non più di due reti nazionali e tre locali o una nazionale si è locali.

Anche la pubblicità radiotelevisiva viene sottoposto a regole stringenti di quantità è

contenuto. Viene deposto il divieto di trasmettere filmati che siano stati vietati i minori

di 18 anni e quelli vietati minori di 14 solo dalle 22:30 in poi. Si pone l'obbligo di rispetto

della dignità umana, di minori, della non discriminazione razziale, religiosa, ecc. e del

divieto di fare propaganda per i prodotti da fumo.

L'indice di affollamento pubblicitario non superabile viene fissato entro il 15%

giornaliero 18% orario, mentre la Rai resta al 12%. Non viene invece rispettato il dettato

della direttiva europea sulla pubblicità che vietava l'interruzione con spot di filmati, di

telegiornali e delle trasmissioni per bambini.

A controllare rispetto di queste regole viene chiamato il garante per la di diffusione e

l'editoria. Per quanto riguarda le nuova materia quest'organo viene dotato di poteri

consultivi nei confronti del governo, di controllo sulle emittenti, affidandogli la tenuta

del registro nazionale delle emittenti e di poteri ispettivi sulla documentazione che

riguarda le concessionarie e di rilevazione delle trasmissioni e degli indici di ascolto.

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Il garante è stato dotato dei poteri di assegnare contravvenzioni pecuniarie e di

sospendere l'esercizio della concessione; la revoca della concessione è invece affidata al

ministro delle poste su richiesta del garante. I poteri sanzionatori e di annullamento

degli atti èche portano all'acquisizione di una posizione dominante è stato rimesso

all'autorità garante della concorrenza del mercato, dietro parere obbligatorio di quella

per le radiotelecomunicazioni.

La riforma del consiglio di amministrazione della Rai

L'aspetto più degenerativo del pluralismo, inteso come spartizione dei partiti, era stato

quello di far giungere gli interessi di ciascuno di essi ad un controllo ripartito delle reti,

delle testate dei tele radiogiornali, fino al collocamento dei propri uomini in tutti i

settori direttivi, produttivi, giornalistici, addirittura a quelli dell'intrattenimento, dello

spettacolo della gestione operativa.

Sono gli anni 90 assegnare una svolta per riportare il pluralismo dalle mani dei partiti a

quelli della società, rivendicando che sia la società ad essere rappresentate corrisposta

nei suoi diritti dal servizio pubblico.

Con la legge n. 206 del 1993 viene estromessa dal cuore del sistema dell'emittenza

pubblica la commissione bicamerale e ciò in ragione soprattutto della sottrazione ad essa

del potere di nomina del Consiglio di amministrazione della Rai. Tale potere viene

conferito ai presidenti della camera del senato che, in accordo fra loro, devono nominare

cinque membri del consiglio. Saranno poi questi a scegliere fra di loro il presidente. La

commissione parlamentare perdeva il principale strumento di influenza sulla Rai e vedeva

diminuirne sensibilmente l'efficacia.

L'intenzione del legislatore del '93 in realtà era quella di portare a maggiori e più

importanti sviluppi della tendenza manifestatasi alla fine degli anni '80 per la quale siano

assegnati presidenti delle camere poteri di nomina. Si era cercato in questo modo di

allontanare l'influenza della politica e dei partiti da settori che apparivano più bisognosi

di essere regolati secondo principi di equilibrio, neutralità e rispetto delle regole,

piuttosto che essere indirizzati e orientati verso finalità politiche.

Le prime nomina effettuate dei presidenti del 1993 vedevano formarsi un consiglio di

amministrazione, cosiddetto di professori, per la prima volta lontano da influenze dirette

dei partiti politici, ma già subito dopo le prime elezioni politiche del 1994 il governo con

decreto di dubbia legittimità destituiva quel consiglio e rimetteva ai nuovi presidenti la

decisione del rinnovo.

Si era dunque tornati ad una logica di spartizione fra maggioranza e opposizione. Questa

prassi fu confermata nel 1996 quando le nuove elezioni politiche videro prevalere lo

schieramento che in precedenza era stato sconfitto. Le vicende più recenti poi

dimostrano come il controllo della Rai da parte dei partiti politici aveva raggiunto livelli

estremi, finendo con l'espropriare del tutto la stessa decisione di presidenti delle

camere.

La sentenza n. 420 della corte costituzionale la vicenda dei referendum del 1995

Nel dicembre del 1994 si ha la prima sentenza della corte costituzionale relativa al nuovo

assetto raggiunto dal sistema misto pubblico- privato che conferma quanto già affermato

da quest'organo nel 1998, quando aveva sostenuto che il principio del pluralismo

radiotelevisivo non poteva ritenersi raggiunto nella realizzazione del concorso di un polo

pubblico e di uno privato, quest'ultimo controllato da un unico soggetto in posizione

dominante.

Sulla spinta del disposto di questa sentenza era seguito della politicizzazione che assume

l'emittenza Fininvest, vengono proposti, nella primavera del 1994, referendum che

riguardano rispettivamente:

-La possibilità per uno stesso soggetto di possedere una o più reti televisive;

-la possibilità di interrompere con messaggi pubblicitari La trasmissione di opere

cinematografiche, liriche, teatrali e musicali;

-la possibilità di concentrare la raccolta pubblicitaria per tre reti da parte di una stessa

concessionaria.

La soluzione che si cercava era quella di un azzeramento dell'oligopolio privato (da tre

reti a 1), un'ipotesi drastica e diversa da quella che puntava su un riequilibrio è

allargamento delle forze produttive del settore.

La parte minacciata dalle richiesta referendaria reagiva sua volta raccogliendo le firme

per un'ulteriore referendum, rivolto contro la Rai.

Gli esiti del referendum apparvero sorprendenti: oltre 55% di votanti si attesta per il no

sui primi tre quesiti e viceversa la maggioranza abroga la totale partecipazione pubblica

della Rai. L'elettorato si era schierato contro eccessive revisioni in senso restrittivo,

mentre aveva sanzionato l'eccessiva ingerenza della politiche dei partiti della Rai.

L'istituzione dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni della legge n. 249 del

1997

Nel 1997 con la legge n. 249 viene costituito una nuova autorità garante che viene a

sostituire quella già esistente per l'editoria della radiotelediffusioni, ad essa vengono

assegnate funzioni normative di controllo anche nei settori della telefonia e telematica.

Sotto di essa si realizza una riunificazione di tutte le competenze sui sistemi di

comunicazione.

Porre al contempo le condizioni per la liberalizzazione delle sinergie fra i settori e i limiti

della loro concentrazioni, corrispondeva all'esigenza di non ingessare diversi media entro

ambiti non più economici o competitivi, ma anche evitare che si creassero future nuove

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distorsioni. Un unico organo preposto al mantenimento dell'equilibrio è parsa la soluzione

migliore è la più coerente.

La nuova autorità garante è composta da 4 organi: il Presidente. La commissione per le

infrastrutture e le reti, la commissione per i servizi e i prodotti e il consiglio.

Quest’ultimo organo è composto oltre che dal presidente, da tutti e 8 i commissari, eletti

dalla camera e dal Senato con voto limitato a due nominativi.

L'opposizione ha dunque la possibilità di eleggere parte dei commissari. Il presidente

invece è nominato con d.p.r. su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri d'intesa

col ministro delle comunicazioni previo parere delle commissioni parlamentari competenti.

L'elezione dei commissari è di origine politica. La nomina del presidente segue invece

percorsi più complessi. Questi richiedono l'accordo fra ministri, commissioni

parlamentari, presidente del consiglio e addirittura presidente della Repubblica. Per cui,

sembra essere quest'ultimo (presidente), più che il consiglio, l'organo dotato di maggior

equilibrio e neutralità.

L'ultima giurisprudenza della corte e il progetto di riforma

Nel 2002 la corte costituzionale veniva chiamata sull'articolo della legge n. 249 del 1997

che consentiva all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di stabilire un periodo

transitorio in cui non sarebbe stato applicato il limite imposto ad uno stesso soggetto di

irradiare più del 20% di programmi televisivi su frequenze terrestri in ambito nazionale.

In realtà il periodo transitorio era durato più di quattro anni essere prevedeva il

prolungamento fino a 2006, hanno in cui si stabiliva il passaggio digitale di tutte le

trasmissioni. Questo passaggio è stato rallentato dalla scarsa propensione dei

consumatori a dotarsi di apparecchi di ricezione satellitare.

La corte con la recente sentenza n. 466 del 2002 non esclude la legittimità di un regime

transitorio ma stabilisce che questo non può protrarsi indefinitamente, ma che questo

deve rimanere come termine certo definitivo. Pertanto la corte stabilisce che tale

termine può essere quello indicato dalla sentenza Autorità nel dicembre 2003, quale data

sufficiente per realizzare le operazioni di trasferimento.

L'esito del referendum sulla proprietà della Rai, viene approvato dal consiglio dei ministri

è presentato alla camera il DDL n. 310 del 2002. Questo disegno di legge definisce il

sistema integrato delle comunicazioni come il settore economico che comprende le

imprese radiotelevisive, di produzione distribuzione, di contenuti, di editoria quotidiana,

periodica, libraria, elettronica anche tramite Internet, le imprese cinematografiche,

fonografiche e pubblicitarie.

Su questo sistema integrato si fonda il triplice limite antitrust, per cui ciascun operatore

di qualsiasi settore non può superare il 20% dei ricavi dell'intero sistema, mentre chi

supera i 40% in un unico settore particolare non può oltrepassare 10% del totale del

sistema, infine: uno stesso fornitore non può diffondere più del 20% di programmi

televisivi più del 20% di quelli radiofonici.

La Rai s.p.a viene fusa con la società Rai-Holding s.p.a entro il 31 gennaio 2004 viene

avviato il procedimento di alienazione delle azioni di proprietà dello Stato tramite

offerta pubblica di vendita. È prevista la clausola di limitazione del possesso azionario di

non più del 1% delle azioni.

Il consiglio di amministrazione della Rai sarà composto da nove membri e sarà nominato

dall'assemblea dei soci, il presidente verrà scelto dal consiglio fra i suoi membri e la

nomina diventerà efficace dopo il parere favorevole della commissione parlamentare di

indirizzo e vigilanza.

Capitolo 3: i codici deontologici

Il codice deontologico del giornalista

Implicitamente previsto dalla legge n. 69 del 1900 il codice deontologico dei giornalisti,

ha la sua base nei principi espressi dall'articolo 2 della stessa legge. Tale articolo detta:

" è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata

dall'osservanza delle norme di legge dettata tutela della personalità altrui ed è loro

obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i

doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che

risultino inesatte e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a

rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie, quando ciò sia richiesto, e a

promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e

editori, e la fiducia tra stampa e i lettori".

Questi principi sono stati esplicitati in delibera del consiglio nazionale dell'ordine dei

carta dei doveri; del

giornalisti che hanno trovato numerosi documenti. Si tratta della

protocollo d'intesa sulla trasparenza pubblicitaria; della carta di Treviso; della

Convenzione dei diritti del fanciullo; del Codice di regolamentazione convenzionale dei

principi, delle norme e delle regole cui si attengono le televisioni commerciali; della Carta

dell’Informazione e della programmazione a garanzia degli utenti e degli operatori del

Servizio pubblico radiotelevisivo; della carta di Treviso-vademecum 95 ; e da ultimo il

Codice di autoregolamentazione Tv e minori. Questa sequenza di norme interne alla

categoria è dunque aperta, destinata cioè ad arricchirsi di nuovi testi e contenuti.

Il dettato della legge n.69 è stato svolto dal testo vostro non alla base del codice

carta dei doveri.

deontologico, chiamato:

protocollo sulla trasparenza pubblicitaria

Il del 1988 afferma: " è primo dovere del

giornalista rendere sempre riconosciute l'emittente del messaggio che può essere

identificato come impresa, ente o anche come singola marca o prodotto del servizio.

Dovrà inoltre essere riconoscibile il mezzo di informazione che ospita la pubblicità.

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Le attività economiche, i beni delle opinioni di singoli enti o di gruppi possono essere

soggetto di messaggio pubblicitario, di attività di relazioni pubbliche o di informazione

giornalistica, senza alcuna limitazione censura né reciproco condizionamento, nel solo

rispetto delle leggi vigenti delle norme di autodisciplina. L'obbligo di correttezza nei

confronti di tutti i soggetti."

carta di Treviso

La prima del 1990 allo scopo di proteggere l'infante della gioventù ed

attuare il diritto all'educazione da una adeguata crescita umana. Si prescrive nel rispetto

del minore il mantenimento dell'anonimato, e per quanto riguarda i fatti che non siano

specificatamente reati, quali il suicidio, le adozioni ecc., la rinuncia a pubblicare elementi

che possano coinvolgerlo in spettacolarizzazioni o protagonismi. Nei casi di rapimenti è

scomparsa si ritiene opportuna la pubblicazione di dati personali solo nell'interesse del

minore e comunque verificato il preventivo assenso dei genitori del giudice competente.

convenzione sui diritti del fanciullo

La è stata ratificata con la legge n. 176 del 1991 e

prevede che il fanciullo abbia il diritto alla libertà di espressione. Nessun fanciullo potrà

essere sottoposto ad interferenza arbitraria o illegali nella sua vita privata, nella sua

famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza, le lesioni illecite del suo onore della

sua reputazione.

Con il fanciullo ha diritto di essere tutelato dalla legge contro da interferenze o

atteggiamenti visibili (art 16). È dunque importante la funzione esercitata dei mass media

che devono vigilare affinché il fanciullo possa accedere ad un'informazione da materiali

provenienti da fonti nazionali e internazionali quali, soprattutto se finalizzati a

promuovere il loro benessere sociale, spirituale morale nonché la sua salute fisica

mentale. Essi devono inoltre proteggere il fanciullo dalle informazioni dei materiali che

bocciano al suo benessere (art 17). Gli stati inoltre devono tutelare il fanciullo contro

ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisica o mentale di sfruttamento (artt.

19).

Nel 1993 le tv commerciali approvano il codice di autoregolamentazione volto a garantire

il rispetto dei diritti e delle esigenze di uno sviluppo dei telespettatori in età evolutiva.

Tale codice specifica che programmi dedicati ai minori siano ispirati a valori positivi,

umani, civili e al rispetto della dignità della persona.

carta Treviso- vademecum

La ‘95 prevede che: " il bambino non va intervistato impegnato

in trasmissioni televisive radiofoniche che possono ledere la sua dignità né turbato nella

sua privacy o coinvolto in una pubblicità che possa ledere l'armonico sviluppo della sua

personalità e ciò a prescindere dal consenso dei genitori".

carta dell'informazione della programmazione a garanzia

Nel 1995 viene approvata la

degli utenti e degli operatori del servizio pubblico radiotelevisivo . Si afferma che

l'autonomia professionale dei suoi operatori non può contravvenire a nessuno dei suoi

obblighi, essendo riconosciuta e tutelata al fine di porre loro in condizione di garantire

un prodotto di qualità, imparziale corretto, come richiesto dagli utenti, e di svolgere il

loro compito senza interferenze di parte. Si stabiliscono pertanto un ampio su complesso

di regole:

" Della linea editoriale della Rai deve rispettare soddisfare un pubblico che ha

orientamenti, opinioni di gusti diversi.

Per qualità della programmazione del servizio pubblico si intende la capacità di tradurli in

trasmissioni interessanti di pace di un gusto. Il dovere dell'imparzialità è quello che più

connota la sua identità.

In rapporto all'attualità l'imparzialità viene eseguita garantendo ai partiti, sindacati,

associazioni ecc., presenze dirette, significative equilibrate, pur tenendo conto della

rappresentatività dei singoli soggetti.

Anche la Rai si sforzava di ottenere un'audience sempre più ampia perché ciò rafforzerà

la sua funzione di servizio., ma essa non rappresenterà il suo fine strategico,

Fra i doveri primari del servizio pubblico vi è quello di tener vivo è aperto rapporto degli

italiani all'estero con la madrepatria.

I notiziari della Rai non si limiteranno a diffondere le notizie del giorno ma spiegheranno

quelle di maggior rilievo con il massimo di obiettività storica.

L'eventuale partecipazione del pubblico le trasmissioni deve essere improntata al criterio

dell'imparzialità

Quando si fanno interviste ai passanti, la scelta delle opinioni degli intervistati deve

essere compiuta in modo equilibrato.

Nei telegiornali e giornali radio, ed evitare la preponderanza la crudezza realistica di

certi fatti raccapriccianti di cronaca nera. La rappresentazione di atti di violenza fine a

se stessa non è mai giustificabile.

Gli editoriali delle testate dai fanno chiaramente distinti dalle notizie non possono

privilegiare opinioni di parte. I giornalisti della Rai non possono svolgere l'attività di

editorialisti o commentatori politici in quotidiani e periodici, non possono svolgere

funzioni di addetti stampa di organismi pubblici di organizzazioni politiche, economiche o

sindacali.

L'uso di riprese effettuate con la candid camera, quando non abbia un carattere ludico

non è ammesso.

Se in trasmissioni di intrattenimento la diffusione di oroscopi può non essere

sconveniente, appare in opportuna nel contesto di notiziari.

L'intervista deve avere un oggetto chiaro e definito. Quando sia possibile, l'argomento

dell'intervista deve essere comunicato tempestivamente all'intervistato per garantire

risposte più precise sintetiche. Domande aggressive o compiacenti non rientrano nella

linea editoriale del servizio pubblico. Un atteggiamento di distacco è una garanzia

professionale di obiettività. L'intervistatore potrà, dichiarandolo, richiamare opinioni

altrui, non le proprie. Correttezza vuole che all'intervistato sia sempre consentito di

completare la sua risposta. Quando l'intervista è registrata e vengono previsti dei tagli

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su di essa, l'intervistatore dovrà preavvertire l'intervistato.

Le trasmissioni sportive non privilegiando gli sport maggiori professionistici, ma

presteranno sempre più attenzione agli sport minori e amatoriali.

I sondaggi d'opinione possono svolgere una funzione democratica informando sugli

atteggiamenti alle richieste del pubblico. La Rai eviterà di commissionari in proprio

sondaggi su intenzioni di voto su singoli partiti o personalità politiche. Nel riferire l'esito

dei sondaggi elettorali è consigliabile adottare i criteri generali: utilizzare i risultati dei

sondaggi sono supporto di notizie; verificare la formulazione delle domande della

metodologia utilizzata anche; indicare sempre chi lo ha commissionato, chi lo ha

effettuato, e la numerosità del campionamento; ricordare i margini di errore possibili;

non trarre conclusioni assertive.

Valgono anche per i programmi di intrattenimento cui principi di correttezza,

responsabilità sociale, buon andamento, rispetto delle opinioni degli utenti, della diversità

della loro età, della loro cultura, del loro credo religioso, e delle diverse condizioni

sociali, che si impongono le trasmissioni informative.

Anche le trasmissioni di intrattenimento linguaggio deve essere corretto foneticamente,

grammaticalmente, e sintatticamente. Le cadenze dialettali non devono normalmente

sostituirsi al buon italiano parlato. È corretto adottare comportamenti più possibile

neutri in modo che non si sospetti alcuna intenzione.

Di servizio pubblico è impegnato a diffondere programmi che facciano ricorso a tecniche

subliminali. La Rai non diffonderà in seconda serata programmi che possono suscitare

interesse del pubblico infantile al fine di non stimolarli a restare alzati fino a tardi.

Nelle trasmissioni di propria produzione di bambini, la Rai, sottolineerà quanto in essa vi

è di positivo è come il suo miglioramento possono concorrere tutti, bambini compresi. La

partecipazione di adolescenti alle trasmissioni della Rai dovrà sempre avvenire con il più

doveroso rispetto della loro persona.

L'immagine della donna non deve rispondere a stereotipi riduttivi o strumentali. Non sarà

proposto come sex simbol. È opportuno evitare di ricorrere all'esibizione fine a se stessa

di corpi femminili.

La Rai impegna tutti coloro che partecipano alle sue trasmissioni a fare uso moderato

della propria voce. Lo spettacolo televisivo, ha sempre carattere di spettacolo domestico

per cui le voci di conduttori devono tener conto dell'ambiente casalingo in cui si

diffondono.

Con attenzione saranno visionati film del genere giallo poliziesco che spesso abbondano di

scene di violenza gratuita. In collocazione oraria opportuna saranno riproposte opere

teatrali musicali che sono patrimonio ineguagliabile della nostra storia artistica.

I programmi a premio pubblicizzeranno i criteri di scelta dei concorrenti affideranno la

scelta organi che garantiscono la credibilità della sorte a montare di premi non dovrà

essere esagerato dovrà avere un rapporto con la difficoltà dei giochi.

Il rapporto fra la televisione il cinema deve essere di collaborazione, ma non

assistenziale.

Il servizio pubblico non accetterà quelli che contrastino con principi e gli impegni di

questa carta. La disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico privato specificati in casi

di gravi eccezionali esigenze, il governo, le amministrazioni dello Stato, le regioni e gli

enti pubblici territoriali, possono chiedere alla vaglia i concessionari privati la diffusione

gratuita di brevi comunicati da trasmettere immediatamente.

I dipendenti Rai che abbiano accettato candidature elettorali devono darne

comunicazione all'azienda giorno stesso devono essere collocati in ferie in aspettativa

non retribuita. Nei periodi di aspettativa non è consentita la partecipazione in audio o in

video. Ai dipendenti chiamati a ricoprire cariche pubbliche elettive nazionali o locali è

fatto divieto per tutta la durata del mandato, di curare e o condurre trasmissioni

radiofoniche televisive.

Nel 2003 il ministro delle comunicazioni si fa promotore dell'approvazione da parte di

codice di

tutte le più importanti emittenti televisive pubbliche e private del

autoregolamentazione tv e minori che ripropone e amplia le regole già stabilite dalla

protezione dei minori. Tale codice ha come fine quello di tutelare i diritti e l'integrità

fisica morale dei minori, con attenzione alla fascia di età più debole, quella che vada gli

zero ai 14 anni. Le imprese televisive si impegnano a:

Migliorare ed elevare la qualità delle trasmissioni televisive destinati minori;

Collaborare col sistema scolastico per educare minori a una corretta ed adeguata

alfabetizzazione televisiva;

Sensibilizzare pubblico ai problemi della disabilità, del disadattamento sociale, del

disagio psichico in età evolutiva.

In questo senso le imprese televisive si impegnano a:

Non trasmettere immagini minori autori, testimoni o vittime di reati a garantire

dall'assoluto anonimato;

Non utilizzare minori con gravi patologie o disabili per scopi propagandistici;

Non intervistare minori situazioni di grave crisi;

Non far partecipare minori a trasmissioni in cui si dibatte se sia opportuno il loro

affidamento ad un genitore o ad un altro, se sia giustificato i loro allontanamento da casa

una adozione, se la condotta di genitore sia stata più meno dannoso;

Non utilizzare minori in grottesche imitazioni degli adulti.

In particolare per le trasmissioni che occupano la fascia oraria dalle 19:00 alle ore 22:30

devono essere:

Segnalati i programmi adatti all'una funzione familiare congiunta e quelli invece andati ad

una visione per un pubblico più adulto;

Garantita ogni giorno, in prima serata, la trasmissione di programmi adatti ad una

fruizione familiare congiunta; 23

Nei programmi di informazione si eviti la trasmissione di immagini di violenza o di sesso;

Si evitino sequenze particolarmente crudo brutali.

Per quanto riguarda i film, gli spettacoli vari, le imprese impegnano:

Qualora si consideri che alcuni di tali programmi, la cui trasmissione avvenga prima delle

22:30 siano prevalentemente destinati a un pubblico adulto, si impegnano ad annunciare,

con congruo anticipo, che la trasmissione non è andata gli spettatori più piccoli;

A dedicare nei propri palinsesti una fascia protetta di programmazione tra le ore 16 e le

ore 19, idonea ai minori.

I messaggi pubblicitari non devono:

Presentare minori come protagonisti impegnati in atteggiamenti pericolosi;

Presentare minori in piedi al consumo di alcol, di tabacco di sostanze stupefacenti;

Esortare minori direttamente tramite altre persone ad effettuare l'acquisto;

Non devono indurre in errore sulla natura, sulle prestazioni sulle dimensioni del giocatore

sul suo prezzo.

Una protezione rafforzata si applicano le fasce orarie che vanno dalle 7:00 alle ore 16,

dalle 19:00 alle ore 22, tenta in cui si presume che il pubblico di minori sia l'ascolto, ma

supportato dalla presenza di un adulto.

Una protezione specifica va adottata nella fascia oraria dalle ore 16 alle ore 19 nella

programmazione rivolta specificatamente ai minori, dove non si suppone la presenza di un

adulto. Di tale periodo si dovrà indicare la pubblicità in favore di bevande superalcoliche,

quella servizi telefonici a valore aggiunto a carattere di intrattenimento, quella di

contraccettivi. del codice di

L'attuazione del presente codice è affidato un comitato di applicazione

autoregolamentazione tv e minori. Tale comitato costituito da quindici membri effettivi,

nominati con decreto del ministro delle comunicazioni, d'intesa con l'autorità per le

garanzie nelle comunicazioni, in rappresentanza, in parti uguali, delle emittenti televisive

firmatarie.

Il comitato verifica le violazioni del codice, e qualora accerti la violazione, adotta una

risoluzione motivata e determina le modalità con le quali debba essere data la notizia

della risoluzione. Ingiunge all'emittente di modificare o sospendere il programma e di

adeguare il proprio comportamento alle prescrizioni del codice. Inoltra infine una

denuncia l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, contenente l'indicazione delle

disposizioni, anche eventualmente di legge, violate.

L'autorità ha il potere di trovare direttamente sanzioni che vanno dai 5000 ai 50.000

euro e la sospensione o la revoca della licenza o autorizzazione.

Il procedimento disciplinare

Il procedimento disciplinare per i giornalisti che si rendano colpevoli di fatti non

conformi al decoro, alla dignità professionale, o di fatti che compromettono la propria

reputazione o la dignità dell'ordine, è previsto dal titolo III della legge n. 69 del 1963.

La competenza ad esercitare il procedimento sanzionatorio e del consiglio dell'ordine,

regionale o interregionale sul quale è iscritto l'incolpato. Sono le sanzioni disciplinari

sono:

l'avvertimento:

1) rilievo della mancanza commessa e richiamo del giornalista

all'osservanza dei suoi doveri; si infligge nei casi di abusi o mancanza di lieve entità.

La censura:

2) da infliggersi nei casi di abusi e mancanza di grave entità;

la sospensione:

3) può essere inflitta nei casi in cui iscritto colla sua condotta abbia

compromesso la dignità professionale, per un periodo non inferiore a due mesi che non

superiore a un anno.

La radiazione dall'albo:

4) può essere esposta nel caso in cui iscritto abbia gravemente

compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile la sua permanenza

nell'albo stesso; l'azione disciplinare si prescrive entro cinque anni dal fatto. Il

giornalista radiato dall'albo, dagli elenchi dei registri può chiedere di essere

ammesso, trascorsi cinque anni dal giorno della radiazione.

Il consiglio contesta l'incolpato a mezzo di lettera raccomandata con ricevuta di ritorno i

fatti che gli vengono incolpati e le eventuali prove raccolte, e gli assegna un termine non

minore di trenta giorni per essere sentito nelle sua discolpe. L'incolpato ha facoltà di

presentare documenti e memorie difensive. I provvedimenti disciplinari sono adottati a

votazione segreta.

Il codice di autodisciplina pubblicitaria

Il codice di autodisciplina pubblicitaria è costituito da quel complesso di regole che si

sono date tutte le aziende che investono in pubblicità, gli organizzatori professionali dei

pubblicitari, le aziende concessionarie di pubblicità, le emittenti radiofoniche televisive,

che hanno dato vita all’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (I.A.P).

L'ultima stesura di questo codice risale al 10 dicembre 2003. Questo allo scopo " di

assicurare che la pubblicità venga realizzata come servizio pubblico, con speciale

riguardo alla sua influenza sul consumatore. Il codice definisce le attività in contrasto

con le finalità suddette e l’insieme delle sue regole ". Il codice a validità per tutti gli enti

firmatarie che si impegnano a osservare a far accettare i loro associati le sue norme.

Il procedimento di controllo e sanzione di rispetto delle regole è attivato da chiunque

ritenga di subire un pregiudizio da attività pubblicitarie contrarie al codice di

25 Giurì.

autodisciplina, mediante richiesta dell'intervento del Ricevuta l'istanza il Giurì

(composto da nove o quindici membri nominati dal I.A.P) effettua l'istruttoria, accoglie

le deduzioni scritte delle parti all'eventuale documentazione e, dopo averle convocate

per la discussione orale, emette la sua decisione.

Quando la decisione stabilisce che la pubblicità esaminata non è conforme al codice di

autodisciplina, il Giurì dispone che le parti interessate desistano dalla stessa. Egli può

disporre che delle singole decisioni sia data notizia al pubblico.

Capitolo 4: il teatro e la cinematografia

La censura durante il periodo fascista

Anche per il teatro e per il cinema, così come per la stampa, il regime fascista a posto in

atto numerosi strumenti di controllo repressione. Esso ha confermato ed ampliato la

misura dell'autorizzazione da parte del prefetto ad effettuare qualsiasi

rappresentazione pubblica teatrale, subordinandola al divieto di commettere quel

complesso di reati già previsti per la stampa e comportamenti in genere: offese delle

istituzioni, disprezzo della legge, del sentimento nazionale, ecc.

A questi limiti ha poi aggiunto il divieto di rappresentare particolari fatti in circostanze

che hanno commosso l'opinione pubblica e di quelle che possono essere ritenute dannose

o pericolose per l'ordine pubblico.

Questo controllo non escludeva che, successivamente o durante la rappresentazione,

l'autorità di polizia rilevasse le violazioni sopraddette, sospendesse gli spettacoli

denunciasse le compagnie.

A partire dal 1931 il rilascio dell'autorizzazione viene centralizzato a Roma, presso il

Ministero degli interni prima e quello della Cultura Popolare poi. Anche per gli spettacoli

cinematografici viene adottato lo stesso sistema di censura (a partire dal 1926), che

viene effettuato su copioni prima e sulle pellicole poi sempre precedentemente alla

distribuzione nelle sale di proiezione.

Presso il Ministero vengono istituite delle commissioni formate da rappresentanti di

esso, magistrati, una madre di famiglia e gente comune, che hanno il compito di esprimere

un parere al Ministero stesso, il quale conserva il potere definitivo di rilascio umano

dell'autorizzazione.

Così come per la stampa anche per teatro e il cinema, il governo fascista adotta degli

strumenti di sostegno economico che da una parte consentono lo sviluppo dell'attività e

dall'altra costituiscono uno strumento di controllo e orientamento delle produzioni.

Nascono così gli enti appositi sia per la cinematografia che per il teatro, come, per

l'istituto luce l’Ente Teatro Italiano l'accademia dell'arte

esempio, per la prima, e o

drammatica per il secondo.

La disciplina del settore negli anni successivi alla Costituzione

Con l'entrata in vigore della costituzione viene smantellato gran parte dell'apparato di

censura sul teatro e la cinematografia, restando solo il controllo preventivo sui copioni

teatrali e sulle pellicole cinematografiche, oltre a sussistere ancora l'obbligo di

richiedere all'autorità di polizia alla licenza per svolgere in pubblico spettacoli teatrali o

proiezioni cinematografiche.

Nel 1962 prima nel 1975 poi, il legislatore provvedeva a rivedere le modalità di

effettuazione del controllo preventivo. Il controllo sui testi teatrali da obbligatorio

diventa facoltativo e a partire dal 1988 vi era del tutto abrogato.

La censura sui film, viene riferita solo alla violazione del buon costume.

Il rilascio del nullaosta per l'eventuale sottoposizione al limite della visione per i

minorenni o dei minori di 14 anni spetta ad una commissione istituita presso il ministero

dei beni culturali. Questa ha il potere di decidere in via definitiva sulla visione o meno del

filmato, senza dover rimettere al ministro la decisione finale. Da queste disposizioni si

deduce che il controllo censorio deve riguardare la sola sfera psicologica del minore,

lasciando invece maggiorenni la libera scelta di assistere almeno gli spettacoli solo loro

destinati.

Nel 1985 viene istituito il Fondo unico per lo spettacolo, destinato a sostenere tutte le

attività teatrali, cinematografiche e circensi, ecc. nell'assegnazione di fondi svolgere un

ruolo di grande importanza il Comitato per i problemi dello spettacoli istituito presso il

Ministero per i beni le attività culturali. Questo comitato però ha oscillato fra la

distribuzione a pioggia fra tutti richiedenti, e la sottomissione a circolari del Ministro,

che gettavano i criteri a cui si sarebbe dovuto tenere il comitato.

Nel cinema sono invece stati introdotti criteri più precisi, primo fra tutti quello di

ammissione alla programmazione obbligatoria per il film di produzione nazionale. Questo

genere di opere viene ammesso ai contributi anche ragione della qualità tecnica, artistica

e culturale. Una volta ammessi ai contributi, tali film rientrano nella quota che ogni

esercente è obbligato a proiettare se vuole usufruire di sgravi fiscali.

Capitolo 5: il limite del buon costume

Le origini del periodo fascista e il moralismo degli anni ‘50 e ‘60

buon costume,

L'espressione nonostante veda la sua prima enunciazione del periodo

prefascista, è nel cod pen del 1930 che essa trova una formulazione più compiuta. Così il

titolo nove del codice assume l'intestazione: "di delitti contro la morale da pubblica il

27

buon costume" e il suo capo II: "delle offese al pudore e all'onore sessuale".

La fattispecie dei reati non spiega però cosa si intenda per violazione dalla moralità

pubblica, del buon costume, atti e oggetti osceni, o contrari alla pubblica decenza.

Quasi a soccorrere l’interprete, ma soprattutto il cittadino chiamato a osservare il

precetto, veniva posto l'articolo 529, dal titolo " atti e oggetti osceni: nozione ". Ma

quello che doveva essere un dispositivo di chiarimento portava invece ad ulteriori

complicazioni: "agli effetti della legge penale, si considerano osceni gli atti o gli oggetti

che secondo comune sentimento, offendono il pudore. Non si considera oscena l'opera

d'arte o l'opera di scienza, salvo che sia offerta in vendita, venduta o comunque

procurata a persone minori di anni diciotto".

Dunque si deve intendere per osceno tutto ciò che offende il comune sentimento del

pudore, tranne nel caso che si tratti di opera d'arte o realizzata per ragioni scientifiche.

A semplificare l'opera di chi era chiamato da applicare queste norme veniva la morale

corrente dell'epoca protrattasi sostanzialmente per tutti gli anni 40, 50 e parte dei 60.

Particolarmente rigida di costumi era la concezione della morale che si identificava nei

precetti pratici della dottrina cattolica. Così si affermava che per atti osceni si doveva

intendere: " atti di natura sessuale che non è abitudine della grande maggioranza del

popolo compiere in pubblico", e l’oggetto è osceno quando: " rappresenta atti o fatti o

aspetti della vita che hanno natura sessuale che abitualmente non si compiono o si

mostrano in pubblico ".

Tutto ciò non confondeva l'oscenità con la pubblica decenza, perché la prima si riferisce

alla più limitata sfera sessuale, mentre la seconda: " tutto ciò che può offende il

sentimento collettivo della più elementare costumatezza, cioè educazione ".

Si è posto quindi il problema di individuare quali fossero questi costumi e se essi fossero

andati mutando e quale fosse il momento in cui i nuovi comportamenti travalicassero i

l'esperienza di pochi primi pionieri e fossero invece se non proprio adottati dalla

maggioranza, comunque favorevolmente accolti da questa.

Esisteva poi la televisione, un codice di comportamento non scritto che comportava una

vera e propria autocensura per gli autori, i programmatori, gli attori gli stessi conduttori.

Ad esempio per tutti gli anni cinquanta era vietato nelle trasmissioni sportive chiamare

fallo quello fischiato dall'arbitro, bensì punizione, oppure pronunciare la parola a pelo

anche se riferita agli animali.

Gli anni 60 furono quelli che videro soprattutto la cinematografia la narrativa a cercare

di rompere il pesante moralismo corrente, ma spesso incappare nella censura prima e nel

sequestro giudiziario poi.

Il problema più inesplicabile infatti, non era tanto quello di cogliere il comune sentimento

verso la sessualità, ma quello di riuscire a distinguere fra l'opera d'arte con contenuti

sessuali da quella oscena o pornografica.

Per decenni la giurisprudenza, e alle sue spalle la dottrina, oscillò fra atteggiamenti di

rigida chiusura e aperture liberali non trovando un criterio a cui ancorarsi. Si era finiti

nella sostanza con l'affidarsi alle valutazioni del tutto soggettive degli giudici di per sé

non in grado di apprezzare il sentimento dell'uomo morale, psichicamente ed eticamente

maturo, o la qualità artistica di un'opera, ma solo di esprimere un'opinione personale

dovendola adeguare a passare del tempo e all'inevitabile cambiamento di costumi.

La svolta alla fine di anni 60: il riconoscimento del libero arbitrio per la persona

adulta

A partire dalla seconda metà degli anni 60 e per tutti i 70 si fermarono di cambiamenti

nella cultura della società italiana, vedendosi diffondere e praticare idee e

comportamenti prima non accettati (divorzio, aborto, moda, ecc).

Il criterio di sempre più in questi anni venne accolto i giudici, era che la protezione

andava accordata solo i minori al fine di garantire il loro equilibrio psichico sessuale il

loro graduale sviluppo.

Per quanto riguardava invece la popolazione maggiorenne, essa doveva poter scegliere

liberamente il tipo di spettacoli di comunicazione di cui voleva essere partecipe, anche se

a carattere pornografico o osceno, essendo in grado di valutare la ed eventualmente

rifiutarla.

Il problema si spostava in ambito più limitato, cioè a tutte quelle forme di comunicazione

che si rivolgevano i minori o a cui potessero assistere. Se invece la comunicazione poteva

essere riservata ai maggiorenni, questa poteva non essere soggetta ad alcun limite.

Veniva in questo modo salvaguardata la censura cinematografica: il divieto ai minori di 18

ai 14 anni, ma meno si giustificava la possibilità di diniego della concessione del nullaosta

per la proiezione nelle sale cinematografiche.

Infatti, la comunicazione diretta esclusivamente ai maggiori di 18 anni non avrebbe

dovuto essere soggetta ad alcuna censura o limitazione. Quale conferma di questo

orientamento vi fu una sentenza della corte costituzion (n. 27 del 1992), che salvava da

una pronuncia di incostituzionalità il reato di pubblicazioni o spettacoli osceni.

La riproposizione dalla questione a partire dagli anni 90: nuovi tentativi di

repressione censura

All'inizio degli anni 90 si scorge un duplice cambiamento: da una parte il contenuto della

comunicazione degli diversi media accentua aspetti di crudezza ed esplicitazione sia della

sessualità che dalla violenza, sia nel campo dello spettacolo, della pubblicità che di quello

informativo; per altro verso si assiste al rinnovarsi di campagna tesa a porre sotto

controllo queste tendenze.

Questo fenomeno investe tutte le società occidentali. Fra tanti episodi, si può ricordare

quello del presidente di Stati Uniti (Clinton), il quale aveva fatto sentire la sua voce per

deplorare la campagna pubblicitaria di uno stilista (Calvin Klein) nella quale venivano

rappresentati adolescenti in atteggiamenti lascivi, pur se privi di nudità.

29

Il fenomeno della violazione, ovvero presunta, del buon costume ha assunto connotazioni

nuove e diverse rispetto al passato; sempre di più negli ultimi anni la comunicazione si

spinge ad investire ambiti ulteriori, quali quelli della violenza, della dissacrazione, della

religione.

Fu soprattutto con la guerra in Vietnam che si ruppe la consuetudine del passato, allorché

stampa e televisioni iniziarono a mostrare l'immagine di dolori che vi venivano perpetrati.

Gli anni successivi però, e soprattutto all'inizio dei 90, qualcosa è cambiato e si è

accentuato.

La nuova cinematografia di Tarantino, di film, alcune campagne pubblicitarie segna una

svolta e una tendenza. Se ancora quotidiani e televisioni tendono a non eccedere e a

mantenere un autocontrollo, anch’esse però sempre di più si interrogano sull'opportunità

di offrire al pubblico un'informazione più cruda e per questo più cruenta.

Non sono mancate peraltro le reazioni e i tentativi di contenere questa tendenza: così da

rigida censura militare imposta durante la guerra in Iraq, il divieto della corte

costituzionale tedesca (1995) di esporre i manifesti pubblicitari della Benetton in quanto

sfruttavano sentimenti di compassione ai fini commerciali, il diniego da parte della rivista

Die Zeit di accogliere le medesime campagne, la stessa epurazione dell'immagine sulla

strage dell'11 a New York.

Sul versante religioso si è assistito a un crescendo di rappresentazioni riverenti e

I versi satanici,

dissacranti. Dal libro che però ha suscitato la censura nei soli paesi

islamici, alle pubblicità che mostravano un prete e una suora che si baciavano, ecc.

Indubbiamente i confini del buon costume negli ultimi vent'anni si sono spostati, sia per i

minori che per gli adulti; l'abitudine a confrontarsi con la realtà, sia che si tratti di

sessualità, che degli aspetti più cruenti degli avvenimenti, ha reso possibile una

comunicazione più esplicita, ma ciò non significa che non esistono ancora oggi dei limiti, e

quindi si pone tuttora la questione sono stato debba stabilire quali siano questi confini,

oppure debba essere un'autonoma decisione dell'adulto, debitamente informato del tipo

di comunicazione, a scegliere se accettare o meno qualsiasi tipo di messaggio.

Anche in questo caso però, nessuna barriera per la comunicazione che può raggiungere i

minorenni, allora è lecito necessario interrogarsi su quali siano i limiti da rispettare per la

comunicazione rivolta ai giovani.

Capitolo 6 la comunicazione via Internet: le basi giuridiche

L'affermarsi negli ultimi anni delle nuove forme di comunicazione supportata da sempre

più innovativi strumenti tecnologici, ha messo in difficoltà i giuristi legati alle tradizionali

modalità di trasmissione del pensiero, ma anche allarmato i governi, davanti a fenomeni

che tendevano a sfuggire da loro controllo.

È così per il villaggio globale degli utenti di Internet, dove la comunicazione e lo scambio

sono disciplinati dalle regole che ciascuno vuole imporre, dalla telefonia che è diventata

vocale, scritta e di immagine, alla comunicazione televisiva che, con l'uso dei satelliti, ha

superato le barriere nazionali, quella analogica che può divenire interattiva.

Fra i tanti problemi che vengono posti da questo enorme è sviluppo, vi sono quelli delle

nuove possibilità che vengono offerte tramite l'anonimato per la commissione di reati,

quali ad esempio lo sfruttamento delle immagini di minori. Alla base di questa situazione

c'è, da una parte un fenomeno di libertà e di nuove libertà e dall'altra la necessità di

impedirne l'uso illecito, senza costringere entro forme di controllo che ne impediscano

l'uso e lo sviluppo.

La dottrina ha discusso sarà comunicazione che passa attraverso la rete debba essere

considerata alla stregua della libera manifestazione del pensiero, garantita e delimitata

al contempo dall'art 21 della costituzione, oppure debba essere ricompresa nella più

delimitata libertà di corrispondenza, la quale consiste nell'intenzione di un individuo di

trasmettere un'informazione ad un destinatario, o di un complesso determinato di

persone, non volendola invece rivelare ad altre. Questa libertà viene tutelato dall'art15

della costituzione che non prevede alcun limite del buon costume, né alcuna possibilità di

censura o autorizzazione e prevede l'intercettazione il sequestro solo con atto motivato

dell'autorità giudiziaria.

Ci si è però chiesti se sia comunicazione riservata o meno quella delle teleconferenze,

delle televisioni a pagamento (pay tv), della televisione satellitare criptata, di quelle per

abbonamento via cavo e, rispetto ad Internet, della posta elettronica, delle chat, dello

scambio all'interno di comunità di utenti, di quella che avviene all'interno di siti riservati

soli adulti, ed altro ancora.

Alcuni hanno ritenuto in generale tutta la comunicazione multimediale propria della

disciplina dell'articolo 21, mentre altri hanno ritenuto che i mezzi tecnici consentissero

in modo ragionevole una comunicazione non indistinta, ma riservata a un pubblico

selezionato e presumibilmente adulto.

Il problema sia posta in particolare per la vendita lo scambio di immagini pornografiche

che riguarda i minori. Una recente riforma del codice penale (1998) ha ampliato l'articolo

600 (riduzione in schiavitù) prevedendo pene severe per chi di punta, distribuisce o

pubblicizza materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di

minori, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica.

Pene inferiori sono invece previste per chi fa commercio, oppure cede anche a titolo

gratuito lo stesso materiale.

Si individua quindi attraverso le nuove norme introdotte nel codice penale la duplice

tutela rivolta ai minori: di non essere oggetto di produzione di materiale pornografico e

di non esserne i destinatari. Se si pone anche per i maggiorenni il nuovo limite di essere

soggetti attivi dello scambio delle immagini pedopornografiche, tale limitazione diventa

31

maggiore in termini di pena se il destinatario è un minorenne.

Capitolo 7: la tutela della riservatezza

Introduzione

L'introduzione di una disciplina in materia di tutela della riservatezza è stata sollecitata

dalla direttiva 24 ottobre 1995, relativo alla tutela delle persone fisiche con riguardo al

trattamento di dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati. La legge n. 675

del 1996 disciplina il trattamento di dati personali, contemperando due esigenze tra loro

contrastanti: la trasparenza della riservatezza.

L'esigenza di tutelare la trasparenza nell'esercizio dell'attività amministrativa si è

sviluppata per due diversi motivi: il primo è da ricondurla mutato rapporto tra cittadini e

pubblica amministrazione; il secondo è la presenza di molteplici esigenze sottese alla

tutela della riservatezza, volta a salvaguardare la sfera privata della persona da

violazioni che intendono diffondere notizie su di essa.

Particolare rilievo ha assunto il riconoscimento, nell'ambito di diritti inviolabili, delle

diritto all'identità personale, diritto ad essere se stesso,

quale inteso come rispetto

dell'immagine di partecipe alla vita associata, con le acquisizioni di delle esperienze, con

le convinzioni ideologiche, religiose, morali e sociali che differenziano e qualificano

l'individuo; l'identità personale costituisce quindi un bene di per se, affinché

l'individualità del soggetto sia preservata.

Si fa quindi riferimento al diritto all'identità personale, poiché questo è ricompreso dalla

giurisprudenza americana all'interno della nozione di privacy. In realtà la distinzione dei

due concetti è netta, nascendo il diritto l'identità personale nel momento in cui è già

stata lesa la riservatezza.

L'adozione di privacy va quindi ricondotta alla nozione italiana di riservatezza.

Ambito oggettivo di applicazione della legge ( nozione di dato personale )

trattamento " dati

L'ambito oggettivo emerge dalla lettura delle due nozioni di " " e

personali ", contenuti nell'articolo 1 della legge n. 675 del 1996. Si può notare che il

legislatore italiano ha optato per una soluzione che ricorda i paesi anglosassoni, dove le

leggi si aprono solitamente con articoli di carattere definitoiro.

trattamento

La nozione di ricomprende sia operazioni di carattere dinamico

(acquisizione, comunicazione, diffusione, cancellazione), sia di carattere statico

(registrazione, conservazione, l'organizzazione dei dati). La normativa in esame abbraccia

tutte le attività che implicano la gestione di informazioni.

L'ambito di applicazione della normativa italiana si riferisce anche le persone giuridiche e

ai dati personali non inseriti in una banca dati. L'utilizzo del termine banca dati si applica

anche a quei dati non contenuti in una banca dati stessa.

Per dato personale si intende qualunque informazione relativa a persona giuridica, fisica,

ente o associazione identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante

riferimento a qualsiasi altra formazione, qui compreso il numero di identificazione

personale.

Qualora il dato sia identificato o identificabile rientriamo nell'ambito di applicazione

della legge; qualora invece il dato non possa essere associato ad un soggetto identificato

o identificabile, la norma non troverà applicazione. La riprova di questo è data

dall'articolo 13, comma 1, secondo cui una delle modalità di tutela del soggetto

interessato al trattamento è quello di ottenere la trasformazione in forma anonima dei

dati.

I dati soggetti all'applicazione della normativa sul trattamento di dati personali

sarebbero quindi:

1) dati inerenti le persone fisiche al pari di quelli inerenti ogni altro soggetto;

2) dati esistenti su un supporto informatizzato, come quelli cartacei o strutturati in ogni

altra forma;

3) dati inseriti in banche dati, ma anche quelli non inseriti, né destinati ad esserlo.

La potenziale identificazione di un dato va rapportata ai modelli mezzi tecnologici, tenuto

conto delle ampie possibilità di raffronto e di ricerca che essi consentono.

L'estrema prudenza con cui occorre procedere per verificare se un dato possa

considerarsi anonimo trova un riscontro nell'articolo 18 dalla legge che sancisce: "

chiunque cagiona danno ad altri per effetto del trattamento di dati personali è tenuto al

risarcimento ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile ". Il trattamento di dati è

qualificato come attività pericolosa con il relativo onere della prova che ne consegue.

Colui che opera il trattamento di dati dovrà dimostrare di aver adottato tutte le cautele

le tecniche conosciute per evitare il danno.

Ambito soggettivo di applicazione della legge

L'articolo 2 stabilisce che " La presente legge si applica al trattamento di dati personali

da chiunque effettuato nel territorio dello Stato ". La norma si riferisce a soggetti quali

banche, assicurazioni, società di rilevazione, società di marketing, per quanto attiene al

settore privato; per quello pubblico si riferisce a distrazioni statali, regionali e locali.

La norma che le persone si riferisce specificatamente il titolare, ai responsabili ed

del titolare del

incaricati del trattamento. Nell'articolo 1 è descritta la figura

trattamento di dati, quale: " persona fisica, giuridica, pubblica amministrazione e

qualsiasi altro ente, associazione o organismo cui competono le decisioni in ordine alle

finalità ed alle modalità del trattamento dei dati personali ".

Il garante con il parere reso al ministero delle finanze il 9 dicembre 1997, ha affermato

33

che gli riferimento a persona fisica riguarda gli individui che effettuano il trattamento di

dati a titolo personale, e che assumono individualmente alla piena responsabilità di

un'attività che va distinta nettamente da quella che singole persone fisiche possono

coordinare nell'ambito nell'interesse di una persona giuridica, di un'impresa o di un ente

in cui ricoprono incarichi di rilievo.

Altri soggetti coinvolti dal trattamento dei dati sono i responsabili, definiti come " a

persona fisica o giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione

o organismo preposti dal titolare al trattamento di dati personali ". La nomina del

responsabile diviene obbligatoria con la modifica introdotta dal decreto legislativo n. 467

del 2000.

Gli incaricati del trattamento devono lavorare i dati personali quali hanno accesso

attenendosi alle istruzioni del titolare o del responsabile.

Con riferimento all'ambito territoriale di edificazione della legge occorre ricordare che

il decreto legislativo n. 467 del 2001 ha ampliato lo stesso, affermando che: " la legge si

applica anche al trattamento dei dati personali effettuato da chiunque è stabilito nel

territorio di un paese non appartenente all'Unione Europea, e impiega, per il trattamento,

mezzi situati nel territorio dello Stato ".

La legge non trova applicazione per il trattamento di particolari banche dati, in

particolare non si applica:

1) al centro elaborazione dati del dipartimento del ministero dell'interno;

2) ai centri di servizi dell'informazione alla sicurezza;

3) ai centri di servizio del casellario giudiziale e del servizio dei carichi pendenti;

4) ai centri istituiti per il coordinamento delle attività antimafia o per l'automazione

degli uffici giudiziari, del

consiglio superiore della magistratura e del Ministero di Grazia e Giustizia;

5) ai centri istituiti da altri soggetti pubblici per finalità di difesa di sicurezza dello

Stato di prevenzione,

accertamento o repressione dei dati in base a espressioni di legge che prevedano

specificatamente il

trattamento.

Nel 1999 sulla base di alcune modifiche apportate alla legge n. 675 sono state previste

soluzioni che avrebbero dovuto facilitare l'introduzione di specifiche garanzie

sull'iniziativa delle singole amministrazioni pubbliche che tratta di dati. La normativa ha

permesso dal 1997 l'impiego di notizie sulla salute, vita sessuale, sfera religiosa, politica,

sindacale e filosofica, origine razziale ed etnica senza l'obbligo di applicare particolari

procedimenti.

Tuttavia i decreti legislativi e le relative circolari della presidenza del Consiglio dei

Ministri hanno dettato le regole per adottare gli ordinamenti interni all'esigenza di

rispetto dei diretti degli interessati. L'autorità garante è intervenuta con provvedimento

del 7 gennaio 2002 per denunciare la diffusa inerzia degli uffici e ha dettato le linee

guida per la predisposizione dei regolamenti che soggetti pubblici dovranno adottare per

poter ritenere lecito l'utilizzo dei dati sensibili giudiziari.

Allo statuto attuale gli enti locali rischiano il blocco del trattamento di dati sensibili. Ed

evitare tale rischio gli enti utilizzando lo schema allegato al provvedimento del garante

dovranno procedere ad una rigorosa ricognizione di tutte le attività svolte in nome del

rilevante interesse pubblico, individuando le categorie dei dati trattati e mettendo i

cittadini in condizione di conoscere le modalità del trattamento.

Titolare del trattamento

- imputazione responsabilità per il trattamento dei dati personali

- l'affidamento soggetti esterni dei compiti in materia di trattamento dei dati personali.

Il titolare del trattamento dei dati a una serie di obblighi e doveri specificati dalla

normativa in esame:

1) è obbligato a dare notificazione al garante nel caso in cui intenda procedere al

trattamento di dati personali, soggetto al campo di applicazione della legge;

2) nomina i responsabili del trattamento e gli incaricati;

3) vigila sulla puntuale osservanza delle disposizioni impartite sul trattamento al

responsabile;

4) deve assicurare il rispetto dei diritti conferiti all'interessato

5) deve eseguire le decisioni assunte dal garante per un ricorso dell'interessato, ed è

legittimato alla presentazione di memorie o documenti;

6) deve assicurare il rispetto di tutte le disposizioni previste dalla legge per il

trattamento dei dati personali.

Modalità di trattamento dei dati

L'articolo 9 della legge è una disposizione fondamentale, in quanto definisce le modalità

di raccolta i requisiti di dati personali. I principi contenuti in esso hanno recepito quanto

previsto dall'articolo 5 della conversione n. 108 del consiglio d'Europa.

a) art.

Il primo canone fondamentale è contenuto nella lettera chiusa 9 secondo cui i dati

personali oggetto di trattamento devono essere trattati " in modo lecito secondo

correttezza ".

Per liceità s'intende il rispetto di tutte le norme volte al trattamento dei dati personali.

La correttezza indica invece un limite che va oltre l'obbligo di osservanza formale della

legge.

Il garante ha ravvisato violazione del canone di correttezza per quegli automobilisti nei

confronti dei quali, pur essendo avvenuta la contestazione della contravvenzione sul

posto, si sono visti recapitare a domicilio il verbale di contestazione in nome di superiori

esigenze quali quelle della tutela della salute dei parenti dei contravventori. In tale

35

ipotesi si ravvisa una violazione del diritto alla riservatezza degli interessati.

b) art.

La lettera 9 prevede che " i dati raccolti registrati per scopi determinati, espliciti

legittimi ". La norma mira a contemperare alla tutela della sfera del soggetto interessato

dal trattamento rispetto ai titolari, responsabili e incaricati del trattamento medesimo.

Il trattamento deve avvenire secondo un canone di trasparenza ed è a quest'ultimo che

sembra far riferimento la norma. La legittimità dello scopo perseguito sta ad indicare la

conformità a quanto previsto da norma di legge, nonché la mancata contrarietà all'ordine

pubblico e al buon costume.

I dati possono quindi essere utilizzati " in altre operazioni del trattamento in termini non

incompatibili con tali scopi ". La non incompatibilità è stato spiegato nel senso che i dati

possono essere legittimamente acquisiti ex novo per tali scopi, senza che l'interessato

siano dati mezzi per opporsi a tale raccolta.

Lo stesso articolo 9 dispone che il trattamento di dati personali per scopi storici, di

ricerca statistica è compatibile con gli scopi per i quali dati sono raccolti o

successivamente trattati e può essere effettuato anche oltre il periodo necessario

questi ultimi. In questo modo è escluso il diritto di ciascun interessato alla cancellazione,

o alla trasformazione in forma anonima di dati personali.

lettera c chiusa a) art 9

La sancisce che i dati oggetto del trattamento devono essere "

esatti e, se necessario al aggiornati ". L'esattezza e l'aggiornamento escludono la

possibilità di utilizzare, comunicare, diffondere informazioni errate inerenti,

indipendentemente dalla prova che da tale uso o circolazione possa derivare un danno

effettivo.

L'obbligo di informativa, previsto dall'articolo 10 della legge, consiste nel rendere noto

all'interessato a quale tipo di trattamento verranno sottoposti i dati che lo riguardano e

gli consente di essere informato sulle possibilità di esercitare i diritti previsti

dall'articolo 13. L'obbligo di informativa riguarda:

Le finalità e le modalità del trattamento cui sono destinati dati;

La natura obbligatoria facoltativa del conferimento dei dati;

Le conseguenze di un eventuale rifiuto da rispondere;

Il soggetto le categorie di soggetti ai quali dati possono essere comunicati e l'ambito di

diffusione dei medesimi;

I diritti cui articolo 13;

Il nome, la denominazione alla ragione sociale, e il domicilio, la residenza la sede del

titolare, del suo rappresentante nel territorio dello Stato e di almeno un responsabile, da

indicare nel soggetto eventualmente designato, indicando il sito della rete di

comunicazione o le modalità attraverso le quali è altrimenti conoscibile l'elenco

aggiornato dei responsabili.

Il rispetto di obblighi di informativa citati dovrebbe consentire un miglioramento della

qualità dei servizi svolti dalle amministrazioni, è contemporaneamente un miglioramento

dell'immagine della pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini, favorendo

l'ottica collaborativa.

Non mancano comunque delle esclusioni dell'informativa, previste nel caso in cui essa sia

impossibile, comporti l'impiego di mezzi sproporzionato rispetto al diritto tutelato, il

trattamento dei dati avviene in base ad un obbligo previsto dalla legge.

I diritti dell'interessato

L'articolo 13 della normativa in esame disciplina i diritti dell'interessato e traduce in

posizioni di vantaggio i principi generali sanciti dall'articolo 9 .

L'interessato ha diritto:

1) rilasciare o meno il consenso per il trattamento dei suoi dati;

2) conoscere l'esistenza di trattamenti di dati che possono riguardarlo;

3) ottenere una serie di misure riparatorie quali la cancellazione, il blocco o la

trasformazione anonima di dati, qualora i dati che lo riguardano siano trattati violazione

della legge;

4) ottenere, qualora abbiano interesse, l'integrazione di dati che lo riguardano;

5) opporsi per motivi legittimi al trattamento di dati personali che lo riguardano che

siano svolti anche senza violazioni.

Il trattamento dei dati sensibili

Nell'ambito di dati personali vi sono particolari tipologie di dati che per le loro

caratteristiche intrinseche necessitano di una tutela rafforzata. In ambito comunitario

la problematica relativa bici gli altri ad una disciplina differenziata è stata introdotta

dapprima con la conversione del consiglio d'Europa, e successivamente con l'articolo 8

della direttiva n. 45/96. Quest'ultimo considera sensibili " i dati personali che rivelano

l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose filosofiche,

l'appartenenza sindacale, nonché il trattamento dei dati relativi alla salute e alla vita

sessuale ".

Per la tutela di questi dati la conversione richiedevano appropriate garanzie; la direttiva

stabilisce in linea generale il principio del divieto del trattamento, ma prevede una serie

di eccezioni quali il consenso dell'interessato e prevede che gli stati membri possano

stabilire ulteriori deroghe sulla base della legislazione

nazionale di una decisione dell'autorità di controllo.

La legge italiana ha disciplinato i dati sensibili, richiedendo per il loro trattamento sia il

consenso scritto dell'interessato che previa autorizzazione specifica per quel

trattamento del garante. Quest'ultimo comunica la decisione adottata sulla richiesta di

autorizzazione entro trenta giorni, trascorsi i quali la mancata pronuncia equivale a

rigetto. Con il provvedimento di autorizzazione garante può prescrivere a garanzia

dell'interessato misure accorgimenti che il titolare del trattamento è tenuto ad

37

adottare.

In ordine al trattamento di dati sensibili da parte di soggetti pubblici si rinvia a quanto

detto a proposito dell'ambito soggettivo di applicazione della legge.

Nell'ambito di dati sensibili meritano particolare attenzione i dati sanitari. Attualmente

abbiamo assistito a un forte sviluppo delle conoscenze, l'utilizzazione sempre più

frequente delle tecniche di analisi, l'articolazione dell'attività medica in un gran numero

di specializzazioni alla collaborazione sempre maggiore e più qualificata del personale

paramedico. Tale organizzazione che ha determinato lo sviluppo di grandi raccolte di dati

sanitari e una circolazione degli stessi sempre più intensa. La previsione ex articolo 23

della legge sul trattamento di dati personali di una disciplina apposita in ordine ai dati

sanitari è il riflesso dell'evoluzione.

Con la direttiva 45/96 il parlamento europeo e il consiglio d'Europa, all'articolo 8 hanno

subordinato il trattamento di dati relativi alla salute alla vita sessuale al consenso

esplicito dell'interessato.

Il consenso non è richiesto quando il trattamento di dati è necessario per la prevenzione

alla diagnostica medica, per la somministrazione di cure, per la gestione di centri di cura

o quando il trattamento di dati è effettuato da un professionista in campo sanitario

soggetto a segreto professionale sancito dalla legislazione nazionale o da un'altra

persona soggetta a un obbligo di segreto equivalente.

La legge italiana tenuto conto delle necessità di consentire, da un lato la tutela dei dati

inerenti alla salute, dall'altro di favorire l'espletamento dell'attività medica, ha

introdotto una disciplina derogatoria, che nel caso in cui il trattamento sia stato

effettuato da un esercente una professione sanitaria o da un organismo sanitario

pubblico, i dati indispensabili per il perseguimento delle finalità di tutela dell'incolumità

fisica della salute dell'interessato, possono essere trattati anche con il solo consenso di

quest'ultimo, anche senza l'autorizzazione del garante.

Qualora il trattamento riguardi la salute di un terzo o della collettività, in mancanza del

consenso dell'interessato, il trattamento può avvenire previa autorizzazione del garante.

L'ambito di dati inerenti la salute non è di facile individuazione. Vi rientrano le diagnosi,

le informazioni sulle terapie e sulle cure mediche per malattie, le informazioni relative

agli stati di salute pregressi, e tutte quelle informazioni che, pur non essendo

direttamente attinenti alle malattie di un soggetto, forniscano notizie tramite le quali sia

possibile risalire direttamente allo stato di salute del soggetto.

Rientrano tra i dati in questione anche quelli genetici, che siano suscettibili di rivelare

stati patologici attuali o potenziali.

Il garante ha consentito il trattamento di dati inerenti la salute per fini di tutela

dell'incolumità fisica e della salute pubblica o di terzi qualora ricorrano determinate

condizioni:

1) che il trattamento sia finalizzato alla tutela dell'incolumità fisica della salute di un


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anita K

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Informazione e della Comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto dell'Informazione e Comunicazione, Colarullo. Nello specifico gli argomenti analizzati sono i seguenti: la stampa e la sua legislazione (il periodo statuario, lo Statuto Albertino, la censura del periodo fascista, la Costituzione e l’articolo 21), i diritti e doveri del giornalista previsti da norma di legge, il sostegno economico all'editoria, la radio, la televisione e la loro legislazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Gardini Gianluca.

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