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utilizzatore informato

Il parametro di riferimento è diventato un dei due : “

ibrido ” (ancora oggi figura incerta).

Aggiungiamo che lo stesso giudizio non deve essere analitico ma “sintetico” (a colpo d’occhio).

Il giudizio “analitico” viene preso in considerazione in seconda battuta.

Art. 33 CARATTERE INDIVIDUALE (Originalità).

C’è un carattere individuale se l’ “utilizzatore informato ” ha un impressione generale (giudizio di sintesi: colpo

d’occhio) di quel modello o disegno che si differenzi da quella degli altri disegni o modelli.

Per abbassare ulteriormente la soglia di originalità, il legislatore comunitario ha stabilito il principio, che si

esplicita nel secondo comma.

→ Nei settori cd. “affollati” (settore pieno di disegni o modelli affini) si limita la soglia di originalità.

Art.34 DIVULGAZIONE

In ambito delle invenzioni lo stato della tecnica presuppone un criterio di “novità mentre per quanto

assoluta”,

riguarda i marchi si presuppone una “novità relativa” (deve essere differente ai marchi precedentemente registrati).

Per quanto riguarda i modelli ornamentali?

Per i modelli ornamentali si adottava il criterio della “novità assoluta”. Tuttavia anche qui ci fu diatriba, perché

gli imprenditori , soprattutto quelli europei, volevano una soglia di “novità relativa” (fortezza europea); anche in

questo caso si è arrivati a determinare una soluzione ibrida.

“ a meno che la divulgazione effettuata all’estero sia conoscibile nel settore interessato operante nella comunità.”

Ciò significa che lo stato della tecnica in materia di arte è ciò che : era ragionevolmente conoscibile negli

ambienti interessati della Comunità.

C’è un ulteriore deroga rispetto al regime brevettuale , non solo è assoluta geograficamente, ma lo è anche sul

piano soggettivo ; molto spesso viene registrato anche se usato .

Il III comma dell’art.3 ha introdotto per i disegni e modelli quell’ “anno quindi la divulagaizone di un

di grazia”;

disegno o modello distrugge la divulgazione ,salvo che non provveda a registrarlo da un anno.

Anche la durata è stata aumentata , prima i disegni ornamentali presupponevano una tutela di 15 anni, adesso

Art.37 c.p.i

( .) è stata elevata a 25 anni, (è di 5 anni ma è rinnovabile 4 volte),

tramite periodi di 5 anni

dopodiché scade.

Mentre prima i modelli ornamentali si differenziavano molto dai modelli di utilità ora non è così.

Nel caso ci fosse un dubbio? registrazione contemporanea

Il legislatore aveva dato la possibilità di “ ”: se un modello aveva caratteristiche

estetiche e funzionali, si potevano chiedere due brevetti (art 40 c.p.i..): uno per modello di utilitè e uno per

disegno e modello. registrazione multipla

Da questa si distingue la “ ”, prevede una deroga: se più disegni o modelli appartenenti

alla stessa categoria merceologica possono essere registrati con un'unica registrazione (purché appartenenti ad un

unica categoria merceologica→ Convenzione di Locarno).

→Oggi per salvaguardare i due il legislatore ha stabilito la regola dell’art.36..p.i.: per essere registrati come

disegni o modelli gli stessi non devono avere una funzione tecnica “esclusivamente ”.

Principio di esaurimento una volta messo in commercio nella comunità europea, un disegno o modello può

essere utilizzato da chiunque.

ART. 41

Limitazioni

I diritti conferiti dalla registrazione non si estendono a:

• atti compiuti in ambito privato e per fini non commerciali

• atti compiuti a fine di sperimentazione

• atti compiuti a fine didattico

Convenzione di Parigi (importazione): un disegno o modello registrato in Italia può essere prodotto in un altro

stato e poi importato come per i brevetti

ART. 43

Nullità

La registrazione è nulla:

• per mancanza dei requisiti

• se il disegno o modello è contrario all’ordine pubblico

• se il titolare non aveva diritto ad ottenerla o viene violato un diritto d’autore

• per scavalcamento (quando ne era già stato depositato un altro prima)

• se sono utilizzati marchi altrui o altri simboli protetti

Registrazione comunitaria per marchi, disegni o modelli

Vale il principio di priorità unionista per 6 mesi al fine di estendere la tutela in altri paesi; è possibile però

effettuare una registrazione comunitaria che da origine ad un marchio, disegno o modello unico per tutta la

comunità

La registrazione viene effettuata dall’Uami (ufficio armonizzazione mercato interno) con sede in Spagna la

domanda si può inoltrare senza bisogno di recarsi fisicamente in Spagna

Registrazione internazionale per disegni e modelli

Se si vuole estendere la tutela fuori dalla comunità, esiste un Accordo Aja che permette di depositare presso

l’Ompi di Ginevra la domanda di registrazione che verrà estesa a tutti i paesi aderenti all’accordo da questo

scaturirà un fascio di registrazioni nazionali (per i paesi che non aderiscono all’accordo è necessario

depositare la domanda presso i diversi uffici)

Registrazione internazionale per marchi

Per i marchi esiste un Accordo di Madrid (con relativo protocollo).

DIRITTO INDUSTRIALE →SPEDICATO

Perché si abbia valida registrazione di un segno come marchio debbono ricorrere diversi

presupposti. Il segno deve essere idoneo ad essere registrato come marchio; dotato di capacità

distintiva; estraneo; lecito; nuovo e non contrastante con diritti anteriori di terzi.

Sia a ( ) sia a ( possono essere registrati come marchio:

livello comunitario livello nazionale

art.4 del Reg. art.7 C.p.i.)

i. Tutti i segni che possono essere riprodotti graficamente;

ii. Tale condizione è da considerarsi soddisfatta da talune categorie di segni espressamente menzionati;

iii. Ai fini della registrazione è però necessario che il segno sia atto a distinguere i prodotti o i servizi di un

impresa da quelli di altre.

I seguenti articoli si pongono sotto un punto di vista negativo rispetto alla definizione dell’art.7 individuata in

termini positivi.

■ Art.7 Oggetto della registrazione .“

Possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa tutti i

segni suscettibili di essere rappresentati graficamente, in particolare le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le

lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione di esso, le combinazioni o le tonalità cromatiche, purché

siano atti a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli di altre imprese.”

Il riferimento all’idoneità ad “essere riprodotti graficamente” dei segni considerati costituisce un passo in avanti rispetto

alla concezione secondo la quale l’accesso alla protezione dei marchi presupponeva che il segno fosse percepibile al segno

della vista (possono essere registrati anche i jingle).

colore sia da considerare un’entità idonea alla registrazione,il che è da escludersi quando esso svolga

Da verificare è se il

una funzione attrattiva o decorativa.

Non vi è più da dubitare sulla registrabilità come marchio di cifre composte di parecchi numeri o di combinazioni di lettere

dell’alfabeto; diverso è però il caso dei numeri più bassi, specie infradecimali, e di singole lettere dell’alfabeto.

È sancito all’art.12 il principio dell’unitarietà dei segni distintivi, esso delinea come impedimento alla

registrazione la circostanza che al momento del deposito il segno sia identico o simile “ ad un segno già noto

come ditta, denominazione sociale, insegna e nome a dominio aziendale adottato da altri” a condizione che

ricorra il rischio di confusione.

■ Art.13 Capacità distintiva.

“1. Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa i segni privi di carattere distintivo e in

particolare:

a) quelli che consistono esclusivamente in segni divenuti di corrente o negli usi costanti del

uso comune nel linguaggio

commercio;

b) quelli costituiti esclusivamente dalle di prodotti o servizi o da che ad essi si

denominazioni generiche indicazioni descrittive

riferiscono, come i segni che in commercio possono servire a designare la specie, la qualità, la quantità, la destinazione, il

valore, la provenienza geografica ovvero l'epoca di fabbricazione del prodotto o della prestazione del servizio o altre

caratteristiche del prodotto o servizio.

2. In deroga al comma 1 possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa i segni che prima della

domanda di registrazione, a seguito dell'uso che ne sia stato fatto, abbiano acquistato carattere distintivo.

3. Il marchio non può essere dichiarato o considerato nullo se prima della proposizione della domanda o dell'eccezione di

nullità, il segno che ne forma oggetto, a seguito dell'uso che ne è stato fatto, ha acquistato carattere distintivo.

4. Il se, per il fatto dell'attività o dell'inattività del suo titolare, sia divenuto nel commercio denominazione

marchio decade

generica del prodotto o servizio o abbia comunque perduto la sua capacità distintiva.”

→ La ragione specifica per impedire che un segno privo di capacità distintiva sia registrato come marchio e

quindi appropriato come marchio, rimane nel pericolo che il monopolio sulle parole possa tradursi in un

monopolio sull’attività di produzione dei beni da esso designati.

Comma 1)

Non ha carattere distintivo la descrizione o la denominazione generica di un prodotto.

La motivazione economica di tale disposto rileva puramente in termini economici in quanto l’utilizzo esclusivo

di tali marchi imporrebbe una situazione di monopolio (se il complesso di parole descrittive di un prodotto

costituissero marchio nessuno non potrebbe più scrivere niente ).

In particolare evidenziamo l’imponente dicotomia tra la descrizione e la distinzione, se c’ l’uno non c’è

l’altro (ad esempio il marchio “panem” non descrive il prodotto, al limite lo suggerisce), si parla in tale

ambito di marchi suggestivi e deboli in quanto suggestivi.

●È consentita tuttavia la registrazione di “marchi espressivi” , questi, pur non coincidendo con la

denominazione del bene o con indicazioni descrittive ad esso relative, in qualche modo lo richiamano. Tali

marchi possono contenere sia elementi descrittivi sia elementi ulteriori, che valgano a distanziare il segno

considerato nel suo complesso dai termini impiegati nel linguaggio comune.

Tuttavia in termini di protezione, si sono designati come “deboli” i marchi espressivi, contrapponendoli a quelli

“forti”, nei quali il segno non presenta alcuna aderenza concettuale con il bene di riferimento.

●“Provenienza geografica”.

Ai marchi possono essere apposte indicazione di origine di tipo geografico, tuttavia tale possibilità non è

evidenziata all’interno del Codice della Proprietà Industriale , ma è espressione di una disciplina di tipo

pubblicistico.

Ex: il profumo “Roma” di Laura Biagiotti, potrebbe essere considerato un marchio geografico in quanto facente

riferimento ad un luogo. Ma tale termine apposto su un profumo costituisce un marchio valido?

Si perché non è descrittivo, in tal caso il marchio è valido perché non indica una caratteristica del prodotto.

Ex 1: Il marchio “Arance di Sicilia” per delle arance provenienti da tale territorio, è valido? No perché, valutando il

disposto nel complesso , risulta essere un’indicazione descrittiva. Se nonostante il marchio le arance provenissero

dalla Puglia, il medesimo sarebbe comunque invalido in quanto decettivo (confonde il consumatore).

Il nome di una località geografica (toponimo)è considerato “indicazione descrittiva” se richiama aspetti anche

solo potenzialmente rilevanti per le caratteristiche del bene.

Se il nome evocato non abbia alcuna influenza sulle caratteristiche qualitative del bene, non vi è nessun ostacolo

alla sua registrazione come marchio (profumo “Roma”); tuttavia se il segno faccia credere che il bene provenga

da una località diversa da quella in cui è effettivamente prodotto , l’impedimento alla registrazione deriva dal

divieto di segni ingannevoli.

● Costituiscono marchi validi parole in lingua straniera?

In linea di massima possiamo dare un risposta negativa, la motivazione rimane in ambito economico europeo ,

in quanto vige il principio della libertà di mercato .

Il divieto di registrare come marchio denominazioni generiche od indicazioni descrittive vale con tutta

evenienza per le espressioni che appartengono a qualsiasi lingua impiegata all’interno della comunità.

Tale possibilità secondo la giurisprudenza è possibile solo utilizzando lingue morte.

Secondary meaning

Commi 2 e 3)→ Il carattere distintivo è stato acquisito nel tempo ( )

In tal caso il marchio non è nullo, più specificatamente la nullità non può essere dichiarata (sanatoria del vizio).

La rilevanza / distinzione del marchio viene valutata nel momento del deposito della domanda di registrazione

dello stesso, in tal contesto la situazione si congela.

In tal frangente si rileva un favor del legislatore nel riconoscimento dei marchi.

Come si procede alla riabilitazione?

L’accreditamento che produce la riabilitazione dovrebbe riguardare una parte significativa degli utilizzatori

interessati: il titolare del marchio potrà assolvere l’onere della prova, che su di lui incombe , solo se dimostri che

sia mutata la percezione che il pubblico ha del segno e questa evidenza può soprattutto essere raggiunta

attraverso lo strumento delle indagini demoscopiche.

Comma 4)→ Volgarizzazione.

Si pone agli antipodi del “Secondary il trascorrere del tempo non permette l’acquisizione di un carattere

meaning”:

distintivo, ma la decadenza del marchio (Ex. “nylon” e “aspirina”,in prossimità di volgarizzazione).

Con la riforma del 1992, recettiva della precedente direttiva del 1989, ha portato una svolta in materia;

infatti, in precedenza il processo di volgarizzazione era considerato nella sua oggettività, mentre ora si

applica un si prende in considerazione :“l’attività o l’inattività del titolare”.

approccio soggettivo

Come si rileva?

- Indagine demoscopica (si chiede al popolo);

- Analisi del vocabolario, se è presente allora si ritiene di uso comune; in tal caso il titolare del marchio può imporre

l’inserimento di tale marchio come registrato apponendo la rinomata ®, in questo modo tutelerebbe la sua posizione.

■ Art.8 Ritratti di persone, nomi e segni notori.

“1. I ritratti di persone non possono essere registrati come marchi senza il delle medesime e, dopo la loro morte,

consenso

senza il consenso del coniuge e dei figli; in loro mancanza o dopo la loro morte, dei genitori e degli altri ascendenti, e, in

mancanza o dopo la morte anche di questi ultimi, dei parenti fino al quarto grado incluso.

2. I nomi di persona diversi da quelli di chi chiede la registrazione possono essere registrati come marchi, purché il loro

uso non sia tale da ledere la fama, il credito o il decoro di chi ha diritto di portare tali nomi. L'Ufficio italiano brevetti e

marchi ha tuttavia la facoltà di subordinare la registrazione al consenso stabilito al comma 1. In ogni caso, la registrazione

non impedirà a chi abbia diritto al nome di farne uso nella ditta da lui prescelta, sussistendo i presupposti di cui all’articolo

21, comma 1.

3. Se notori, possono essere registrati o usati come marchio o con il di questi, o dei soggetti di

solo dall'avente diritto, consenso

cui al comma 1: i nomi di persona, i segni usati in campo artistico, letterario, scientifico, politico o sportivo, le

denominazioni e sigle di manifestazioni e quelli di enti ed associazioni non aventi finalità economiche, nonché gli emblemi

caratteristici di questi.”

■ Art.9 Marchi di forma.

“1. Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa i segni costituiti dalla

esclusivamente

forma imposta dalla natura stessa del prodotto, dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato

tecnico, o dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto”.

(Analisi caso LEGO).

→Se una impresa potesse registrare come marchio la forma comune di un qualsiasi prodotto, in alcuni casi essa

finirebbe con il monopolizzare non solo un segno , ma direttamente la stessa attività produttrice di quel

prodotto.

■ Art. 14 . Liceità e diritti di terzi

“1. Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa:

a) i segni all'ordine o al applicabilità a livello pratico molto scarsa.

contrari alla legge, pubblico buon costume;→

b) i segni idonei ad ingannare il pubblico, in particolare sulla provenienza geografica, sulla natura o sulla qualità

dei prodotti o servizi;→ principio di verità del marchio.

c) i segni il cui uso costituirebbe violazione di un altrui diritto di autore, di proprietà industriale o altro diritto

esclusivo di terzi.

2. Il marchio d'impresa decade:

a) se sia divenuto idoneo ad indurre in inganno il pubblico, in particolare circa la natura, qualità o provenienza

dei prodotti o servizi, a causa di modo e del contesto in cui viene utilizzato dal titolare o con il suo consenso, per

i prodotti o servizi per i quali è registrato;

b) se sia divenuto contrario alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume;

c) per omissione da parte del titolare dei controlli previsti dalle disposizioni regolamentari sull'uso del marchio

collettivo.”

→Non esiste giurisprudenza sulla liceità del marchio.

Riepilogando , individuiamo quali sono i requisiti di validità del segno?

Esso deve essere come precedentemente indicato: lecito, riproducibile graficamente, atto a distinguere prodotti e

servizi da quelli di altri concorrenti. Tuttavia , vediamo , che esso deve anche essere “nuovo”, deve possedere

quindi la caratteristica della novità.

■ Art.12 Novità

1. Non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa i segni che alla data del deposito della domanda:

a) siano identici o simili ad un segno già noto come marchio o segno distintivo di prodotti o servizi fabbricati, messi in commercio o prestati da altri

per prodotti o servizi identici o affini, se a causa dell'identità o somiglianza tra i segni e dell'identità o affinità fra i prodotti o i servizi possa

determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni. Si considera altresì noto il

marchio che ai sensi dell'articolo 6-bis della Convenzione di Parigi per la protezione della proprietà industriale, testo di Stoccolma 14 luglio 1967,

ratificato con legge 28 aprile 1976, n. 424, sia notoriamente conosciuto presso il pubblico interessato, anche in forza della notorietà acquisita nello

Stato attraverso la promozione del marchio. L'uso precedente del segno, quando non importi notorietà di esso, o importi notorietà puramente locale,

non toglie la novità, ma il terzo preutente ha diritto di continuare nell'uso del marchio, anche ai fini della pubblicità, nei limiti della diffusione locale,

nonostante la registrazione del marchio stesso.

L'uso precedente del segno da parte del richiedente o del suo dante causa non è di ostacolo alla registrazione;

b) siano identici o simili a un segno già noto come ditta, denominazione o ragione sociale, insegna e nome a dominio usato nell'attività economica, o

altro segno distintivo adottato da altri, se a causa della identità o somiglianza fra i segni e dell'identità o affinità fra l'attività d'impresa da questi

esercitata ed i prodotti o servizi per i quali il marchio è registrato possa determinarsi un rischio di confusione per il pubblico, che può consistere anche

in un rischio di associazione fra i due segni. L'uso precedente del segno, quando non importi notorietà di esso, o importi notorietà puramente locale,

non toglie la novità. L'uso precedente del segno da parte del richiedente o del suo dante causa non è di ostacolo alla registrazione;

c) siano identici ad un marchio già da altri registrato nello Stato o con efficacia nello Stato in seguito a domanda depositata in data anteriore o avente

effetto da data anteriore in forza di un diritto di priorità o di una valida rivendicazione di preesistenza per prodotti o servizi identici;

d) siano identici o simili ad un marchio già da altri registrato nello Stato o con efficacia nello Stato, in seguito a domanda depositata in data anteriore o

avente effetto da data anteriore in forza di un diritto di priorità o di una valida rivendicazione di preesistenza per prodotti o servizi identici o affini, se

a causa dell'identità o somiglianza fra i segni e dell'identità o affinità fra i prodotti o i servizi possa determinarsi un rischio di confusione per il

pubblico, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni;

e) siano identici o simili ad un marchio già da altri registrato nello Stato o con efficacia nello Stato, in seguito a domanda depositata in data anteriore o

avente effetto da data anteriore in forza di un diritto di priorità o di una valida rivendicazione di preesistenza per prodotti o servizi anche non affini,

quando il marchio anteriore goda nella Comunità, se comunitario, o nello Stato, di rinomanza e quando l'uso di quello successivo senza giusto motivo

trarrebbe indebitamente vantaggio dal carattere distintivo o dalla rinomanza del segno anteriore o recherebbe pregiudizio agli stessi;

f) siano identici o simili ad un marchio già notoriamente conosciuto ai sensi dell'articolo 6-bis della Convenzione di Parigi per la protezione della

proprietà industriale, per prodotti o servizi anche non affini, quando ricorrono le condizioni di cui alla lettera e).

2. Nei casi di cui alle lettere c), d) ed e), non toglie la novità il marchio anteriore che sia scaduto da oltre due anni ovvero tre se si tratta di un marchio

collettivo o possa considerarsi decaduto per non uso ai sensi dell'articolo 24 al momento della proposizione della domanda o dell'eccezione di nullità.

3. Ai fini previsti al comma 1, lettere c), d) ed e), le domande anteriori sono assimilate ai marchi anteriori registrati, sotto riserva della conseguente

registrazione

Analisi dell’articolo.

Innanzi tutto partiamo dal presupposto per cui per cui : per valutare se un segno è nuovo o meno è necessario

compararlo con un altro.

Per procedere al confronto solitamente si procede attraverso due parametri:

Grado di somiglianza tra i due segni;

1)

2) Grado di somiglianza tra l’oggetto per cui sono utilizzati i segni (prodotti o servizi).

■ Lettera c) → “tutela assoluta del marchio”

“c) siano identici ad un marchio già da altri registrato nello Stato o con efficacia nello Stato in seguito a domanda depositata in data anteriore o avente

effetto da data anteriore in forza di un diritto di priorità o di una valida rivendicazione di preesistenza per prodotti o servizi identici; “

Quindi se “i segni che al deposito della domanda” sono uguali(ossia coincidenti) ad un marchio registrato, i

successivi non sono validi.

Il giudizio di identità del prodotto viene effettuato in modo diverso da quello del segno, in questo caso ,i

infatti, si tiene conto della categoria merceologica ( ),

non propriamente in relazione alle categorie di Nizza

assumendo come identici i prodotti appartenenti ad una medesima categoria (

ex. acqua da 0.5L e da 1.5L sono

).

rappresentative di un prodotto identico

“registrato in Italia o con efficacia in Italia”→ il disposto sta ad indicare che la norma prende in considerazione i

marchi registrati in Italia , i marchi comunitari e i marchi straneri per cui sia stata fatta richiesta di priorità.

■ Lettera a) → “rischio di confusione”.

“Non è nuovo un marchio o ad un marcio già per prodotti o servizi identici o affini solo se a

identico simile noto

causa della identità o somiglianza tra i segni o prodotti possa determinarsi confusione per il pubblico che può

consistere anche in un rischio di associazione”.

Perché se il principio è determinato alla lettera a) è presente una specificazione alla lettera c)?

Se la tutela del segno fosse basata solo sulla “confondibilità”, ad esempio le borse vendute in spiaggia con

marchio Gucci si potrebbero assumere come lecite dal momento che il consumatore non ritiene (non rimane

confuso) che siano effettivamente fabbricate dal produttore sovraimpresso.

Sarebbe paradossale un sistema giuridico dove ciò fosse possibile.

Nella giurisprudenza nazionale si suole dire con riferimento al marchio debole che per evitare la somiglianza

confusoria bastano differenziazioni minime , mentre con riferimento a quello forte la differenziazione dovrebbe

estendesi al tipo, al concetto di quel segno e , quindi, a tutte le variazioni sull’innovativo tema da esso proposto.

●“confusione per il pubblico”

In tal disposto si evidenzia un principio molto importante, che prende in considerazione i due parametri che

operano sinergicamente tra loro: quanto più il marchio si avvicina al grado identità, tanto meno sarà necessario

che i prodotti siano identici per dar luogo alla confusione.

La valutazione viene assunta in concreto, come quella effettuata dal La simultanea presenza sul

consumatore medio, quale soggetto mediamente avveduto. Quest’ultimo mercato del marchio anteriore e

risulta essere un parametro dinamico, che prende in considerazione il prodotto del segno successivo deve poter

determinare un “rischio di

che stiamo prendendo in considerazione. confusione per il pubblico”, tale

I prodotti sono “d’impulso”, che non presuppongono un attenzione rilevante (in effetto deve a sua volta essere la

questo caso per non trarre in confusione il consumatore i marchi devono essere risultante del concorrere di due

molto diversi), o “non quando il valore economico impone un certo

d’impulso”, fattori, “l’identità o la somiglianza

tasso di attenzione del soggetto acquirente. tra i segni” e l’identità o la affinità

In questi termini il grado di confondibilità viene valutato dal giudice in fra i beni. E inoltre sancito che “il

relazione a diversi criteri, in quanto la confondibilità da parte del consumatore rischio di confusione per il pubblico”

può essere: visiva, fonetica (ex. nike e naic),.. possa consistere anche in un

Inoltre la valutazione del giudizio di confondibilità dei segni è unitario. rischio di “associazione tra i segni”.

●“rischio di associazione”

Come si desume dall’art. esso fa parte del genus “confusione” (il consumatore si confonde).

Tale rischio consiste nel fatto per cui il consumatore percepisca il secondo segno, successivo, come proveniente

da un impresa collegata a quella del segno precedente (percepisce il fatto che il segno è legato in termini

economici al marchio precedente).

●“segno già noto”

La notorietà del marchio si considera un al contrario della registrazione che si considera un

dato di fatto, dato di

diritto.

Se tale disposto non esistesse, ma esistesse solo quello alla lettera d) , che prende in considerazione solo il

dato di diritto, la registrazione, un soggetto potrebbe registrare lecitamente un marchio noto ma non

registrato (un marchio è solo noto con il mero utilizzo). Al contrario se esistesse solo la lettera a) ma non

esistessero le lettere d) e c) un soggetto potrebbe registrare un marchio già registrato ma non noto.

Se un marchio non è noto in Italia , ma è famosissimo all’estero può essere lecitamente registrato?

La Convenzione di Parigi , all’art.6 bis, afferma il principio per cui è noto un marchio che “sia notoriamente

conosciuto o un’imitazione atta a creare confusione con esso”.

●“L'uso precedente del segno, quando non importi notorietà di esso, o importi notorietà puramente locale, non

toglie la novità, ma il terzo preutente ha diritto di continuare nell'uso del marchio, anche ai fini della pubblicità,

nei limiti della diffusione locale, nonostante la registrazione del marchio stesso “

Esistono , come precedentemente indicato due modi per acquisire il diritto sul segno : registrazione ed uso.

Se un soggetto non ha registrato il segno ma lo ha solo utilizzato, il marchio pre-usato toglie la novità

(“anteriorità distruttiva della novità”).

Un segno con notorietà generale esclude sempre la notorietà del segno successivo , indipendente dalla

circostanza che esso sia registrato o non registrato.

Tuttavia, se la notorietà è locale, il soggetto può validamente registrarlo e utilizzarlo su tutto il territorio

preuso

nazionale, salvo il limite del “ ”.

Il concetto di notorietà deve essere letto in contrapposizione con il concetto di notorietà generale: è

locale ciò che non è generale (la valutazione è quantitativa e qualitativa: consumatori di quei beni).

MARCHIO DI FATTO.

Il fatto costitutivo della protezione del segno non registrato va individuato nella notorietà qualificata del

segno conseguente al suo uso.

Chi agisca in giudizio invocando un marchio di fatto si trova a dovere assolvere un onere probatorio assai piu

consistente di quello che incombe sul titolare di una registrazione di marchio. Questi è assistito della presunzione di

validità della registrazione. Il titolare del marchio di fatto deve invece assolvere l’onere della prova con riferimento a

tutti i fatti costitutivi della pretesa fatta valere in giudizio.

Occorre che il titolare del segno anteriore dimostri di aver conseguito, attraverso l’uso precedente , quella notorietà

(“generalizzata” o “puramente locale”) cui è ricollegata la protezione; che essa comprenda anche l’ambito territoriale

nel quale è usato il segno successivo configgente. →Il marchio di fatto non può come il marchio registrato , essere

tutelato da data anteriore al suo perché è per l’appunto la notorietà conseguente

uso effettivo, fatto costitutivo della protezione

all’uso.

■ Lettera e) “tutela dei marchi che godono di rinomanza” → tutela extramerceologica.

Sul piano della fattispecie la “categoria” è individuata facendo riferimento a quei segni che, oltre a godere di

rinomanza, sono dotati di carattere distintivo o notorietà tali che il loro uso in autorizzato da parte di terzi

conferirebbe un “indebito vantaggio” ai terzi medesimi o , in alternativa, comporterebbe un “pregiudizio” alle

caratteristiche di istintività o notorietà del marchio che gode di rinomanza.

→la protezione scatta contro l’adozione di segno identico o simile per merci anche non affini, ma solo fino al

punto in cui sia verosimile che i consumatori estendano anche a questi beni l’immagine , intesa in senso

complessivo, acquisita dal primo marchio.

Al contrario di questa, la tutela dei marchi che non godono di rinomanza è una tutela cd. merceologica (lettere

a,b,c,d) prende in considerazione i marchi registrati o non che siano identici o simili.

È illecito , quindi, registrare marchi noti anche per produrre anche prodotti differenti. Mentre quando si tratta di

marchi meno noti questo precetto non funziona, quando si tratta di marchi di rinomanza assume rilevanza

perché ci sarebbe uno sfruttamento dell’avviamento di quel segno, tale vantaggio è giusto che sia fatto valere da

chi ha sfruttato tale segno (c’è un valore intrinseco nel segno che è diverso dal valore intrinseco del bene).

La tutela del legislatore impedisce ad altri di utilizzare segni identici o simili per prodotti che non sono nemmeno

simile al quelli del marchio di interesse quando la manovra sia fatta per trarre “indebitamente vantaggio”.

Tutto questo nel diritto inglese viene definito “dilution” cioè “diluizione” in quanto ci sarebbe un dissolvimento

del carattere distintivo del segno notorio; quando ? quando c’è un “indebito vantaggio”, in inglese “tarnishment”,

“macchiare” in quanto si macchia il carattere distintivo proprio di quel segno..

(SENTENZA ADIDAS ).

L’estinzione del diritto di marchio

La registrazione dura per un periodo di tempo limitato (10 anni decorrenti dalla data del deposito della domanda

art.16 Cod.). sono però possibili tanti rinnovi quanti il titolare desidera.

Le cause di decadenza del marchio registrato :

a) Mancanza sopravvenuta di capacità distintiva (precedentemente analizzato);

b) Decadenza per non uso.

La perdita del diritto del diritto al marchio è prevista se il marchio non abbia fatto oggetto di per un

uso effettivo

periodo ininterrotto di a partire dalla registrazione o se tale uso sia stato

5 anni sospeso per più di 5 anni.

È considerata idonea ad evitare la decadenza l’utilizzazione del segno in forma che si differenzia “per

dell’esemplare originariamente registrato.

taluni elementi che non alterano il carattere distintivo del marchio”

Il nostro ordinamento contempla una disposizione in forza della quale basta l’effettiva utilizzazione di un

marchio per impedire la decadenza di altri marchi “simili”. La norma si riferisce ai marchi cd. “difensivi”,

depositati per ampliare l’ambito di protezione del marchio effettivamente usato.

Nel diritto dei marchi il difetto sopravvenuto dell’uso del segno che ne provoca la decadenza, è suscettibile di

una particolare forma di “riabilitazione”. Questa si produce qualora il titolare inizi o riprenda l’uso del marchio

in un momento successivo alla scadenza del periodo quinquennale di non uso ma anteriore alla proposizione di

una domanda di accertamento della decadenza.

L’ambito di applicazione della riabilitazione è sottoposto a due ordini di restrizioni: non è consentito al

titolare iniziare o riprendere l’uso solo perché sia in vista un’iniziativa rivolta a far valere la decadenza.

La riabilitazione non opera infatti se il titolare abbia iniziato o ripreso l’uso meno di 3 mesi prima della

proposizione dell’azione giuridica rivolta a far valere la decadenza.

Ù

c)decadenza per volgarizzazione;

d)decadenza per decettività sopravvenuta.

Il marchio decade se diviene idoneo ad indurre in inganno il pubblico in particolare circa la natura, la qualità o la

provenienza dei prodotti o servizi, a causa del modo o del contesto in cui viene utilizzato da parte del titolare o

con il suo consenso.

e)altre ipotesi di decadenza

Il diritto interno prevede la decadenza del marchio che “sia divenuto contrario alla legge, all’ordine pubblico od al buon

in un momento successivo alla sua registrazione. Il diritto comunitario ricollega lo stesso effetto alla

costume”,

perdita dei requisiti soggettivi richiesti in via generale per la registrazione.

La circolazione del marchio

Mentre nel “trasferimento” del diritto di marchio, la titolarità del diritto cui l’atto si riferisce viene attribuita

direttamente all’avente causa , nella “licenza” un soggetto diverso dall’avente diritto si limita ad acquistare da

questi diritti a contenuto minore per un periodo limitato di tempo.

Oggi il titolare del marchio può monetizzare il valore pubblicitario insito nel marchio molto più agevolmente che

in passato. Infatti egli non è più tenuto al rispetto del vincolo aziendale, che condizionava al validità dell’atto alla

simultanea attribuzione all’avente causa del marchio di cespiti aziendali sufficienti a mettere l’acquirente in

condizione di offrire beni di caratteristiche equivalenti alla produzione in precedenza accreditata sul mercato.

■ TRASFERIMENTO

Il marchio può essere liberamente trasferito.

Tuttavia dal “trasferimento … del marchio non deve derivare inganno in quei caratteri dei prodotti o servizi che

sono essenziali nell’apprezzamento del pubblico”.

I marchi generali, infatti , possono coincidere con il segno distintivo dell’impresa (ditta), e questa ancora oggi

non può venire trasferita se non congiuntamente al compendio aziendale.

Il marchio generale , d’altro canto non si trasferisce solo a questo o a quel prodotto, ma a tutta la produzione del

cedente.

Il cessionario si trova dunque di fronte a due alternative: o acquista insieme al marchio l’azienda del cedente o

acquista il solo marchio generale ma allora deve informare adeguatamente il pubblico dell’intervenuto

mutamento del soggetto responsabile della produzione dei beni contraddistinti dal marchio.

Il trasferimento del marchio non può concernere una zona geografica territorialmente limitata all’interno dello

Stato italiano. Tuttavia , le registrazioni nazionali “parallele” dello stesso marchio in Stati diversi possono essere

trasferite, nel rispetto della legislazione degli Stati interessati anche a soggetti diversi.

L’art. 2573 c.c. → “quando il marchio è costituito da un segno figurativo, da una denominazione di fantasia o da

una ditta derivata, si presume che il diritto all’uso esclusivo di esso sia trasferito insieme all’azienda”.

Nel nostro diritto vige il principio della libertà di forme.

L’art.138 Cod. dispone però la degli atti che realizzano la circolazione del marchio presso l’Ufficio. Ma

trascrizione

a sua volta la trascrizione presuppone la presenza di un atto scritto, normalmente apprestato dalle parti nella

forma di .

scrittura privata autenticata

Nel diritto interno la trascrizione vale solo a risolvere il limitato problema del conflitto tra acquirenti,

facendo prevalere tra due acquirenti dello stesso diritto , chi per primo lo abbia trascritto (art.39 Cod.).

Le invenzioni

premessa

L’art.9 della Costituzione afferma che : “

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e

tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Tuttavia tale tutela come si può attuare? Principalmente attraverso 3 metodi:

a)stanziamento fondi;

b) agevolazioni fiscali;

c)premi.

Tutte e tre le tipologie hanno un carattere in comune: provengono dall’organismo pubblico.

Tuttavia hanno un problema fondamentale devono fare i conti con la limitata capienza delle casse dello Stato, e

inoltre aggiungiamo che gli strumenti , ai punti a) e c) sono soggetti ad una razionalità limitata al soggetto che

fornisce i gli stessi (quale lo Stato), mentre le agevolazioni fiscali si sostanziano in un risparmio per l’impresa,

tuttavia talvolta non sono sufficiente per la promozione della ricerca stessa.

In generale queste attività, essendo finanziate dallo Stato secondo una certa impostazione economica sono

idonee a integrarsi nei meccanismi sociali; in particolare le teorie neoclassiche della concorrenza asseriscono che:

il mercato è lo strumento che assume nel miglior modo cos’è bene e cos’è male.

Dire che il mercato decide chi premiare in modo più oculato di quanto possa fare il legislatore, vuol dire

prendere consapevolezza di una circostanza particolare: una commissione di soggetti può errare una valutazione,

soprattutto perché quest’ultima viene assunta mentre la collettività decidendo ex post, anche se meno

ex ante,

qualificata, sceglie l’innovazione più efficiente.

Con il mercato si democratizza il processo, e inoltre più affidabile perché

al scelta è fatta da più persone, secondo la cd. : è più

saggezza della folla Teoria dell’ “homo :

oecunomicus”

probabile un errore di esperti che uno fatto dalla folla inesperta. il soggetto che fa qualcosa , è mosso

dal torna conto individuale.

Tuttavia una problema rimane nel fatto che alcune attività di ricerca , essendo di Teoria della “mano invisibile”

base , non trova immediato riscontro nell’interesse del mercato, in quanto sono (Adam Smith), dice che se tutti si

solo un mezzo per il fine della ricerca applicata.Mentre la ricerca applicata lavora occupano dei loro interessi egoistici

su basi molto solide, la ricerca di base si basa su ipotesi (non è certa). la società ha una sviluppo.

Isacc Newton affermo che “se sono arrivato così lontano è perché mi sono appoggiato sulle spalle dei giganti”.

Partiamo da questa affermazione per affermare che l’innovazione tecnologica è incrementale (parte sempre da

un'altra invenzione): si costruisce sempre su qualcosa che già esiste.

Se tutto la tutela si limitasse al la collettività non conoscerebbe l’invenzione e si bloccherebbe lo sviluppo.

segreto,

In tali termini il legislatore che cosa ha escogitato la tutela del meccanismo del un diritto di privati

brevetto,

industriale , che si sostanzia in : un contratto sociale tra l’inventore e la società ( l’inventore inventa

un’innovazione utile per al società e per metterlo nelle condizioni di ricercare ancora gli riconosce un diritto di

privativa ,limitato nel tempo).→ diritto di trarre un beneficio economico per un periodo determinato di tempo.

C’è una differenza di durata di privativa nelle varie cose: marchi (infinito), diritto d’autore (70 anni dopo

la morte), invenzioni (20 anni). Questo perché quella dei brevetti è una privativa molto incisiva (limita

molto di più l’attività dei concorrenti) rispetto a quella degli altri beni tutelati.

Che cos’è un invenzione ? la definizione non specificata nelle normativa del nel codice della proprietà intellettuale.

Tuttavia l’invenzione industriale viene comunemente definita come l’idea di soluzione di un problema tecnico

suscettibile di applicazione industriale o meglio come una soluzione originale ad un problema tecnico prima

non risolto o risolto in modo diverso.

In tali termini alle definizioni astratte dell’invenzione industriale occorre sostituire definizioni che siano rilevanti

unicamente da un punto di vista ontologico, e cioè dal punto di vista dell’individuazione di ciò che può formare

oggetto di protezione brevettuale sul piano dell’essere, della realtà materiale piuttosto che sul piano dei concetti:

e da questo punto di vista sembra potersi dire in prima approssimazione che l’invenzione può configurarsi

alternativamente come di di o

prodotto, procedimento, d’uso.

In altri termini possiamo dire che normalmente le soluzioni ad un ( ) possono consistere:

problema tecnico invenzioni

a) In un nuovo prodotto;(invenzioni di prodotto)

b) In un nuovo procedimento; (invenzioni di procedimento)

In un nuovo modo di utilizzo (invenzioni di uso)

c)

La materialità è l’elemento essenziale dell’invenzione.

Invenzioni di prodotto.

a)

In tale ambito è sufficiente constatare che essa è insita nel fatto stesso della fabbricazione e vendita di un prodotto

materiale il cui impiego o la cui disponibilità consente di soddisfare un determinato bisogno.

La materialità dell’invenzione è costituita dal fatto che il titolare del nuovo brevetto beneficerebbe del diritto esclusivo di

immettere sul mercato il prodotto in quanto confezionato ex novo per il nuovo uso.

b) Invenzioni di procedimento.

La materialità dell’invenzione è fuori discussione quando l’attuazione del procedimento stesso coinvolga l’impiego di mezzi

materiali nuovi ideati in funzione del procedimento e quando sia materialmente nuovo il risultato ottenuto con il

procedimento brevettato.

c) Invenzioni d’uso.

In questo ambito si utilizza un prodotto esistente per un fine diverso da quello normalmente conosciuto.

Normalmente in ambito meccanico c’è un collegamento indissolubile tra l’oggetto è il fine, è difficile che siano utilizzabili

per altro fine. Tuttavia la fattispecie interessa l’ambito chimico o farmacologico: alcuni farmaci hanno effetti collaterali, tali

effetti possono essere utilizzati come benefici.

► Se solo di recente si è pervenuti alla conclusione che per aversi invenzione industriale validamente

brevettabile non è necessario che siano materialmente nuovi i mezzi o il risultato del procedimento di

fabbricazione di prodotti materiali oppure tale, comunque , da dare luogo ad un risultato utile ancorché nella

prestazione di un servizio, è opinione rilevante quella secondo la quale : ai fini di una valida brevettazione, è del

tutto irrilevante il valore tecnico oppure economico dell’invenzione stessa.

Escludere la rilevanza del valore economico dell’invenzione dai requisiti di brevettabilità significa

scindere completamente il piano tecnico da quello economico-commerciale nel senso che , pur dovendo

l’invenzione essere concretamente preordinata o funzionale al soddisfacimento di un bisogno dell’uomo,

necessariamente deve trattarsi di una

non soluzione economicamente conveniente.

La riforma del 2006 relativa al diritto industriale (art.45 Cod.) , nel determinare le “innovazioni che rientrano

nella esclusiva brevettuale”, ha specificatamente preso spunto dall’art 27 TRIPs, il quale afferma che : non

esistono ambiti della tecnologia (se possiedono i requisiti), che non possono essere oggetto di tutela brevettuale.

Art. 27 (Oggetto del brevetto)

1. Fatte salve le disposizioni dei paragrafi 2 e 3, possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni, di prodotto o di procedimento, in

tutti i campi della tecnologia, che siano nuove, implichino un’attività inventiva e siano atte ad avere un’applicazione industriale. Fatti salvi

l’art. 65, paragrafo 4, l’art. 70, paragrafo 8 e il paragrafo 3 del presente articolo, il conseguimento dei brevetti e il godimento dei relativi diritti

non sono soggetti a discriminazioni in base al luogo d’invenzione, al settore tecnologico e al fatto che i prodotti siano d’importazione o di

fabbricazione locale.

2. I Membri possono escludere dalla brevettabilità le invenzioni il cui sfruttamento commerciale nel loro territorio deve essere impedito

per motivi di ordine pubblico o di moralità pubblica, nonché per proteggere la vita o la salute dell’uomo, degli animali o dei vegetali o per

evitare gravi danni ambientali, purché l’esclusione non sia dettata unicamente dal fatto che lo sfruttamento è vietato dalle loro legislazioni.

3. I Membri possono inoltre escludere dalla brevettabilità:

a) i metodi diagnostici, terapeutici e chirurgici per la cura dell’uomo o degli animali;

b) i vegetali e gli animali, tranne i microorganismi, e i processi essenzialmente biologici per la produzione di vegetali o animali, tranne i

processi non biologici e microbiologici. Tuttavia i Membri prevedono la protezione delle varietà di vegetali mediante brevetti o mediante un

efficace sistema o una combinazione dei due. Le disposizioni della presente lettera sono sottoposte ad esame quattro anni dopo la

sui generis

data di entrata in vigore dell’Accordo OMC.

Art. 45. Oggetto del brevetto

1. Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni, di ogni settore della tecnica, che sono nuove e ( ) che

1

implicano un'attività inventiva e sono atte ad avere un'applicazione industriale.

2. Non sono considerate come invenzioni ai sensi del comma 1 in particolare:

a) le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici;

b) i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciale ed i programmi di elaboratore;

c) le presentazioni di informazioni.

3. Le disposizioni del comma 2 escludono la brevettabilità di ciò che in esse è nominato solo nella misura in cui la domanda

di brevetto o il brevetto concerne scoperte, teorie, piani, principi, metodi, programmi e presentazioni di informazioni

considerati in quanto tali.

4. Non possono costituire oggetto di brevetto:

a) i metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del corpo umano o animale e i metodi di diagnosi applicati al corpo

umano o animale;

b) le varietà vegetali e le razze animali ed i procedimenti essenzialmente biologici di produzione di animali o vegetali,

comprese le nuove varietà vegetali rispetto alle quali l'invenzione consista esclusivamente nella modifica genetica di altra

varietà vegetale, anche se detta modifica è il frutto di un procedimento di ingegneria genetica.

5. La disposizione del comma 4 non si applica ai procedimenti microbiologici ed ai prodotti ottenuti mediante questi )

procedimenti, nonché ai prodotti, in particolare alle sostanze o composizioni, per l'uso di uno dei metodi nominati. ( 2

5-bis. Non possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni biotecnologiche di cui all'articolo 81-quinquies. ( )

3

■ Comma II)

È esplicitato in termini negativi, e chiarisce che cosa “non è invenzione” in termini particolari.

Tuttavia aggiungiamo che il comma III) aggiunge che gli stessi elementi non sono considerati invenzioni gli

oggetti al comma II) solo se “considerati in quanto tali”.

a) L’art.45 del Codice della proprietà intellettuale, dispone che non sono considerate come invenzioni le

“scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici”.

In particolare è del tutto evidente che le teorie scientifiche e i metodi matematici non costituiscono di per sé né

prodotti né procedimenti suscettibili di applicazione industriale trattandosi per contro di approfondimenti in

sede teorica generalmente riconducibili ad ipotesi di spiegazione dei fenomeni della natura.

Il problema si pone in termini più complessi quando si tratta di approfondire la distinzione tra scoperta e

invenzione per tracciare il confine della brevettabilità e della progettabilità.

Secondo opinioni prevalenti la distinzione , che sfocia nella mancata brevettabilità delle scoperte, sta proprio nel

fatto per cui, le stesse scoperte, essendo esse stesse ricerche di base, se sottoposte a brevetto , impedirebbero il

processo di sviluppo in relazione alle invenzioni strutturali , bloccando il processo della ricerca.

Dare un diritto di privativa alle scoperte blocca il processo di sviluppo→Una scoperta può dar vita a d una

pluralità di invenzioni, se si concedesse la privativa si avrebbe un blocco delle successive invenzioni, inoltre

aggiungiamo che sarebbe indeterminato l’oggetto della privativa, quindi non si avrebbe il problema tecnico e la

scoperta non si proporrebbe, di conseguenza, come soluzione dello stesso (

questa è una valutazione di politica del

).

diritto che risponde alla domanda del perché le scoperte in quanto tali sono brevettabili, mentre le invenzioni si

In linea di massima la protezione brevettuale della scoperta scientifica è considerata negativamente proprio in

quanto , nel valutare il contemperamento fra il costo sociale della protezione e il beneficio dell’incentivazione

dell’attività di ricerca, si è pervenuti alla conclusione che il primo eccede di gran lunga il secondo.

■ Comma IV)

Il comma prevede altre esclusioni di natura completamente diversa (“non è brevettabile”, ma viene comunque

considerata invenzione),esso esclude dalla brevettabilità i metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del

corpo umano o animale e i metodi di diagnosi applicati al corpo umano o animale.

Quanto alla dell’esclusione è agevole pervenire alla conclusione che non si sono voluti creare ostacoli

ratio

all’esercizio dell’arte medica sia che riguardi la cura degli uomini sia che riguardi la cura degli animali.

Si ammette in tali termini la brevettabilità del farmaci ma non quella dei metodi chirurgici.

Comma V)

Esso dispone che non possono costituire oggetto di brevetto le razze animali e i procedimenti essenzialmente

biologici per l’ottenimento delle stesse, mentre sono brevettabili i procedimenti microbiologici e i prodotti

ottenuti mediante tali procedimenti.

Per quanto concerne le razze animali e la stessa razza umana il divieto di brevettazione più che avere riguardo

all’ordine pubblico ed al buon costume sembra riconducibile alla questione della bioetica, che è matrice

addirittura teologica che vorrebbe riservare all’intervento divino posto all’origine del Creato il nascere o

l’evolversi della vita nel pianeta.

La norma, dopo aver posto al regola della non brevettabilità del vivente , ha posto l’eccezione relativa alle

invenzioni microbiologiche delle quali ha ammesso la brevettabilità unicamente come invenzioni di

procedimento, ma ha fatto ciò avendo presente unicamente l’ipotesi delle “colture microbiologiche” e cioè di

quelle “fabbriche” costituite da microrganismi capaci di produrre composti utili per l’uomo.

Tutta questa complessa materia è stata peraltro oggetto di un profondo ripensamento mediante la direttiva sulle

invenzioni biotecnologiche e mediante la Legge 78/2006.

La direttiva 98/44/CE sulle invenzioni biotecnologiche ha espresso normativamente che un materiale

biologico non è brevettabile a prescindere da una concreta applicazione.

Attuando questa direttiva l’art.3 della Legge 78/2006, si preoccupa di specificare che un invenzione

relativa ad un elemento isolato dal corpo umano è brevettabile “a condizione che la sua funzione e

applicazione industriale siano concretamente indicate, descritte e specificatamente rivendicate”.

Se il materiale biologico fa parte del “vivente” allora è certo che il divieto della brevettazione è definitivamente superato.

Come già anticipato la legge 78/2006 ha attuato la direttiva 98/44/CE in materia di protezione giuridica delle

invenzioni biotecnologiche.

Entrambe risolvono i problemi postici statuendo che la preesistenza allo stato naturale del materiale biologico

non è di ostacolo alla brevettabilità se il materiale in questione è isolato dal suo ambiente naturale ed è prodotto

tramite un procedimento tecnico, poiché , con tali caratteristiche , sia il materiale biologico come il

procedimento attraverso il quale viene prodotto lavorato o impiegato , sono dichiarati brevettabili.

REQUISITI DEL BREVETTO:

Art. 46. Novità

1. Un'invenzione è considerata nuova se è compresa nello

non stato della tecnica.

2. Lo stato della tecnica è costituito da tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico nel territorio dello

Stato o all'estero prima della data del deposito della domanda di brevetto, mediante una descrizione scritta od

orale, una utilizzazione o un qualsiasi altro mezzo.

3. E' pure considerato come compreso nello stato della tecnica il contenuto di domande di brevetto italiano

2 3

( ) e o di domande di brevetto europeo designanti l'Italia, ( ) così come sono state depositate, che abbiano una

data di deposito anteriore a quella menzionata nel comma 2 e che siano state pubblicate o rese accessibili al

pubblico anche in questa data o più' tardi.

4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 non escludono la brevettabilità di una sostanza o di una composizione

di sostanze già compresa nello stato della tecnica, purché in funzione di una nuova utilizzazione.

quali sono i requisiti di brevettabilità dell’invenzione?

La ragione per cui , nella registrazione dei marchi e dei brevetti è richiesto il requisito della novità è diversa,

infatti:se si utilizza un marchio “non nuovo” sussiste il problema della confondibilità per il pubblico (mancanza

del requisito della distinzione); nell’ambito del diritto dei brevetti lo scopo del requisito della novità è quello di i

premiare il soggetto inventore (premio a fronte del contributo del soggetto/inventore allo stato della tecnica).

Da un punto di vista non sussiste invenzione se qualcuno crea qualcosa che già esiste, mentre dal

oggettivo

punto di vista la questione è differente: dal punto di vista dell’inventore l’invenzione può essere

soggettivo

nuova (novità soggettiva)non conosce un invenzione simile.

→Il diritto tuttavia considera la circostanza della novità in senso oggettivo e assoluto: “non è compresa nello

stato della tecnica”.

La definizione del disposto “ ”, nonostante sia una definizione chiave presenta

STATO DELLA TECNICA

diverse accezioni in relazione al requisito della novità e dell’originalità(non è originale ciò che deriva in modo

ovvio dallo stato della tecnica).

Comma II→ “tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico nel territorio dello Stato o all'estero

definizione

prima della data del deposito della domanda di brevetto, mediante una descrizione scritta od orale, una

utilizzazione o un qualsiasi altro mezzo.”

QUANDO? “prima della data di deposito della domanda”.

DOVE? Riferimento geografico “nel territorio dello Stato o all’estero”.

Questo disposto permette di impedire elusioni di legge, vietando la brevettabilità in altri Stati di un invenzione

fatta da altri nello Stato di appartenenza diverso dal secondo.

COME? resa accessibile con “una descrizione o “una o “qualsiasi altro mezzo”.

scritta orale”o utilizzazione”

Nel caso della “descrizione orale” (ad esempio in conferenza), un problema rilevante concerne la prova; nel caso

non vi siano testimoni il processo civile prevede la possibilità di difesa con la confessione o il giuramento.

Nel caso dell’ “utilizzazione” evidenziamo il fatto per cui la soluzione al problema tecnico (in questo caso

possibile con l’utilizzazione del prodotto) comporta accessibilità al pubblico e implicitamente la conoscibilità alla

soluzione tecnica.

Come clausola di chiusura l’articolo prevede che l’accessibilità al pubblico può essere fatta anche con “qualsiasi

altro mezzo”, quindi , se aldilà delle precedenti ipotesi , esiste qualche altro modo in cui i soggetti possono

venire a conoscenza della soluzione al problema tecnico la novità è enunciata.

COSA? “Lo stato della tecnica è dato da tutto ciò che è reso accessibile al pubblico”.

La prima informazione che si ricava è che è una non è richiesta la conoscenza dell’invenzione da parte

possibilità;

del pubblico, ma la stessa viene riscontrata come una : deve essere potenzialmente conoscibile.

potenzialità

È un concetto di , non di fatto: l’accessibilità deve essere legittima (nel caso in cui il datore di

accessibilità di diritto

lavoro , divulghi ai dipendenti un segreto, secondo l’art.2082 il dipendente è sottoposto al vincolo di mantenere

lo stesso segreto, quindi non è potenzialmente accessibile).

Il regime di segreto può derivare da obbligazioni (ex. dipendenti) o contrattuali (NDA,

ex lege non

accordo di riservatezza).

disclousure agreement,

In tale frangente si può parlare del concetto di (conoscenza nascosta), con tale

HIDDEN KNOWLEDGE

criterio si scopre se un invenzione è nuova in quanto accessibile , nonostante l’accessibilità sia difficile da parte

dello stesso pubblico: la circostanza che una conoscenza sia nascosta non dice nulla rispetto alla sua accessibilità

al pubblico (se così non fosse si darebbe rilevanza al dato di fatto).

Una parte della dottrina ha detto che è escluso dall’ambito dello stato della tecnica : ciò a cui è

assolutamente difficile accedervi, quantunque sia accessibile, non c’è anteriorità distruttiva della novità.

Comma III. ( ) → “E' pure considerato come compreso nello stato della tecnica il contenuto di domande

BUCO NERO

di brevetto italiano e o di domande di brevetto europeo designanti l'Italia, così come sono state depositate, che abbiano

una data di deposito anteriore a quella menzionata nel comma 2 e che siano state pubblicate o rese accessibili al pubblico

anche in questa data o più' tardi.”.

Secondo il disposto fa parte dello stato della tecnica anche il contenuto di già depositate.

domande di brevetto

Tuttavia analizzando la fattispecie evidenziamo che la materia in questo punto presenta un “buco nero”.

Tecnicamente le “domande sono mini saggi, il cui contenuto al momento del deposito diviene parte

della tecnica”

dello stato della tecnica. Dov’è il buco nero?

Quando si deposita la domanda di brevetto, la stessa non è subito pubblicata dall’autorità brevettante, sussiste

un periodo in cui è quindi non esiste neanche la possibilità giuridica di accedervi (in altri

tecnicamente inaccessibile,

casi, su richiesta del soggetto, può essere subito pubblicata).

In tali termini si ammette che nonostante il deposito sia stato fatto,essendo l’invenzione accessibile nella data

della pubblicazione, sussista un periodo intermedio in cui non è ammessa l’accessibilità legittima, ma tuttavia il

deposito è stato fatto.

Cosa fa il legislatore? Tutela la domanda precedente nonostante non sia accessibile al pubblico , questa decisione

è stata presa per evitare conflitti di diritto successivi (negli eventuali conflitti).

Comma IV→ “Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 non escludono la brevettabilità di una sostanza o di una

composizione di sostanze già compresa nello stato della tecnica, purché in funzione di una nuova utilizzazione.”

Il disposto fa riferimento, in termini assoluti, all’ambito chimico perché si considera il settore della tecnica in cui

più frequentemente si applica il fenomeno (nell’ambito della meccanica l’ambivalenza di scopi “nuovo per

uso”

uno stesso oggetto è pressoché impossibile).

È espressione di un principio di carattere generale , quando un soggetto individua un nuovo uso per un

invenzione già compresa nello stato della tecnica, in realtà questa invenzione è ancora nuova, e di

conseguenza viene ricompresa nello stato della tecnica.

Lo stato della tecnica è l’insieme delle soluzioni di un problema tecnico, quindi se ad un medesimo prodotto

viene riconosciuto uno scopo diverso allora l’invenzione risulta comunque nuova.

Art. 47. Divulgazioni non opponibili e priorità interna

1. Per l'applicazione dell'articolo 46, una divulgazione dell'invenzione non è presa in considerazione se si è

verificata nei sei mesi che precedono la data di deposito della domanda di brevetto e risulta direttamente o

indirettamente da un abuso evidente ai danni del richiedente o del suo dante causa.

2. Non è presa altresì in considerazione la divulgazione avvenuta in esposizioni ufficiali o ufficialmente riconosciute ai

sensi della Convenzione concernente le esposizioni internazionali, firmata a Parigi il 22 novembre 1928, e successive

modificazioni.

3. Per le invenzioni per le quali si è rivendicata la priorità ai sensi delle convenzioni internazionali, lo stato della tecnica

rilevante ai sensi degli articoli 46 e 48 deve valutarsi con riferimento alla data alla quale risale la priorità.

3-bis. Per i brevetti di invenzione e per i modelli di utilità, il deposito nazionale in Italia dà luogo al diritto di priorità

anche rispetto a una successiva domanda nazionale depositata in Italia, in relazione a elementi già contenuti nella

domanda di cui si rivendica la priorità.

Secondo l’articolo, non solo c’è un atto abusivo , a danno di chi richiede il brevetto,ma questa è pure una causa

che elimina la brevettabilità della stessa.

In assenza di ulteriori specificazioni da parte del legislatore , un interpretazione è che “se c’è un abuso va

considerata abusiva la predivulgazione”.

Il comma I fa un riferimento temporale sull’abuso, “se precedenti la data del deposito.

si è verificata nei sei mesi”

Si sarebbe protratta per troppo la situazione di incertezza, quindi il legislatore ha dovuto arbitrariamente

determinare un limite.

Il comma II fa riferimento ad “esposizioni a tal proposito affermiamo che ci sono delle

ufficiali” convenzioni

che prevedono tassativamente determinate fiere, poste in essere per mostrare agli operatori le nuove

internazionali

invenzioni nella materia (la predivulgazione che sia avvenuta in uno di questi contesti non costituisce un evento

che distrugge la novità).

Art. 48.Attività inventiva

1. Un'invenzione è considerata come implicante un'attivita' inventiva se, per una persona esperta del ramo,

essa non risulta in modo evidente dallo stato della tecnica. Se lo stato della tecnica comprende documenti di

cui al comma 3, dell'articolo 46, questi documenti non sono presi in considerazione per l'apprezzamento

dell'attivita' inventiva.

L’articolo evidenzia , quella che in gergo viene chiamato il requisito dell’ORIGINALITA (badmark dello stato della

tecnica).

I documenti (domande di deposito)che potevano creare il rischio del “buco nero” sono presi in considerazione

sotto il profilo della novità; da un punto di vista dell’attività inventiva (originalità), li stessi non sono presi in

considerazione.

Perché in un caso c’è un interpretazione stretta mentre in altri termini c’è un interpretazione più ampia?

Perché sotto un profilo “lo stato della tecnica” viene interpretato in termini oggettivi, nel caso dell’attività

inventiva il soggetto valuta se lo sforzo dell’inventore è meritevole o meno di tutela.

Si può dire che non è nuova (oggettivo) ma che è originale/ attività inventiva (soggettivo), comprende le

domande di brevetto depositate, ma non rese accessibili.

Negli ultimi anni si è avuto un abbassamento della soglia di tutela.

Originariamente il requisito veniva identificato con il “colpo (“flash poi si è passati al requisito

di genio” of genius”),

del “non ” (“non per un esperto del settore , in questi termini si è abbassata moltissimo la soglia.

ovvio obviousness”)

Anche nel caso delle opere dell’ingegno, le stesse sono tutelate quando sono creative , nei decenni

precedenti tuttavia, tale requisito è andato declinando fino ad arrivare al criterio del “grado minimo di

creatività”.

Perché? Nel corso degli ultimi decenni la proprietà intellettuale è diventata protagonista nell’ambito industriale,

si è cominciato a comprendere che senza incentivi ci sarebbero state meno spinte per l’innovazione (+ ti premio,

+ ti stimolo ad innovare). →Nei sistemi capitalistici, non si ragiona in termini di sistema , ma in termini di

individuo: in questo caso la positività riguarda il soggetto che è incentivato.

L’ (tecnico del settore) chi è?

ESPERTO

Non è necessariamente il responsabile dell’ufficio delle ricerca e dello sviluppo, ma il tecnico è il soggetto in

grado di applicare l’invenzione in un settore tecnico industriale, è in grado, quindi, di applicare le nozioni che

derivano dalla stessa invenzione (tecnico medio del ramo).

■ Deve derivare in modo “non ovvio”.

→“could (esprime potenzialità): non esisteva ma avrei potuto farlo. Tuttavia questa non è una

approach”

definizione corretta. La circostanza in sé che una cosa non esista non è una prova che non sia inventiva.

→Ciò che devi dimostrare è che l’attività che tu hai fatto , va oltre ciò che avrebbe fatto il tecnico medio del

ramo (“Would questo è il ragionamento corretto.

approach”);

Quali possono essere i criteri , a livello presuntivo, che effettivamente l’invenzione sia dotata di carattere

inventivo? Ad esempio la giurisprudenza ha evidenziato il criterio del “successo di mercato del nuovo

prodotto”.

Art. 49. Industrialità

1. Un'invenzione è considerata atta ad avere un'applicazione industriale se il suo oggetto può essere

fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola.

È necessario il requisito della della stessa soluzione al problema tecnico (questo può dipendente dal

replicabilità

fatto che la soluzione dipenda dalla mano dell’uomo, con le macchine non succede).

Nell’industria posso usare un procedimento che implichi l’opera di un soggetto , tuttavia per essere

brevettabile tale opera non deve alterare il risultato: vi deve essere sempre lo stesso risultato procedendo

con gli individuati nell’invenzione.

steps

→Le creazioni in cui un soggetto non ottiene un risultato costante non sono brevettabili.

Art. 50. Liceità

1. Non possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni la cui attuazione è contraria all'ordine pubblico o

al buon costume.

2. L'attuazione di un'invenzione non può essere considerata contraria all'ordine pubblico o al buon costume

per il solo fatto di essere vietata da una disposizione di legge o amministrativa.

Nel primo comma (“ordine pubblico e buon costume”) non è compresa la “legge”, tale questione è sottolineata

nel secondo comma.

La legge potrebbe cambiare nel tempo , e l’invenzione precedentemente effettuata potrebbe avere profitto

nella modifica legislativa successiva.

_________________________________

Il brevetto, e la sua concessione , si sostanzia in un o scambio tra l’inventore e la collettività: la collettività

(ordinamento) dà all’inventore la tutela (diritto di privativa), mentre l’inventore concede la soluzione al problema

tecnico; lo stesso potrebbe non brevettare l’invenzione , e quindi renderlo accessibili al pubblico, ma tutelare la

sua invenzione con il segreto.

L’ordinamento, tuttavia, ha interesse a che il segreto non sia la forma prevalente , perché la stessa invenzione

potrebbe essere la base di altre e se posto in segreto potrebbe comportare l’arresto dello sviluppo; mentre con il

brevetto, una volta scaduto, la stessa invenzione può essere utilizzata da tutti per poter pianificare eventuali

invenzioni successive.

La descrizione dell’invenzione in questi termini è un passaggio fondamentale, l’ovvietà di questo principio è

determinati dall’art. 51.

Art. 51. Sufficiente descrizione

1. Alla domanda di concessione di brevetto per invenzione industriale debbono unirsi la descrizione, le

rivendicazioni e i disegni necessari alla sua intelligenza.

2. L'invenzione deve essere descritta in modo sufficientemente chiaro e completo perché ogni persona

esperta del ramo possa attuarla e deve essere contraddistinta da un titolo corrispondente al suo oggetto.

3. Se un'invenzione riguarda un procedimento microbiologico o un prodotto ottenuto mediante tale

procedimento e implica l'utilizzazione di un microrganismo non accessibile al pubblico e che non può essere

descritto in modo tale da permettere ad ogni persona esperta del ramo di attuare l'invenzione, nella domanda

di brevetto si dovranno osservare, quanto alla descrizione, le norme previste nel regolamento.

Nella prima pagina, della domanda di brevetto, c’è il nome dell’inventore (diritto morale ad essere riconosciuto autore

dell’invenzione); il nome del soggetto che ha depositato al domanda, il dell’invenzione (coerente con l’oggetto

titolo

dell’invenzione). Inoltre viene descritta la stessa invenzione, normalmente è esplicitata in modo molto schematico (non

Quando

obbligatoriamente): viene esposto il problema tecnico da risolvere e poi la descrizione della soluzione allo stesso.

la descrizione è insufficiente alla comprensione, allora è necessario allegare alla stessa un disegno (servono i

disegni “necessari necessari alla comprensione).

alla sua intelligenza”, rivendicazioni

Di solito dopo la descrizione si evidenziano le (claims): nelle rivendicazioni è indicato

specificatamente ciò che debba formare oggetto del brevetto,in altri termini possiamo dire che, i limiti della

privativa sono determinati dalle rivendicazioni.

Art. 52. Rivendicazioni

1. Nelle rivendicazioni è indicato, specificamente, ciò che si intende debba formare oggetto del brevetto.

2. I limiti della protezione sono determinati dalle rivendicazioni; tuttavia, la descrizione e i disegni servono ad

interpretare le rivendicazioni.

3. La disposizione del comma 2 deve essere intesa in modo da garantire nel contempo un'equa protezione al titolare ed

una ragionevole sicurezza giuridica ai terzi.

3-bis. Per determinare l'ambito della protezione conferita dal brevetto, si tiene nel dovuto conto ogni elemento

equivalente ad un elemento indicato nelle rivendicazioni.

→La rivendicazione descrive l’ampiezza stessa del brevetto.

Chi deposita la domanda di brevetto , richiede anche l’oggetto per cui vuole essere tutelato (la rivendicazione

deve essere collegata all’oggetto del brevetto)e l’ufficio brevetti, chiamato a concedere il brevetto accorda la

tutela sulla base delle stesse rivendicazioni (principio non viene presa in considerazione la

di corrispondenza),

descrizione.

→Il brevetto , dopo la concessione, può essere limitato (con ma non può mai richiederne

istanza di limitazione);

l’ampliamento.

Art. 60. Durata 1. Il brevetto per invenzione industriale dura 20 anni a decorrere dalla data di deposito della

domanda e non può essere rinnovato, né può esserne prorogata la durata.

L’art.53 però prende in considerazione la tutela sotto il punto di vista degli effetti , e cambia la situazione.

Art. 53. Effetti della brevettazione

1. I diritti esclusivi considerati da questo codice sono conferiti con la concessione del brevetto.

2. Gli effetti del brevetto decorrono dalla data in cui la domanda con la descrizione, le rivendicazioni e gli

eventuali disegni è resa accessibile al pubblico.

3. Decorso il termine di 18 mesi dalla data di deposito della domanda oppure dalla data di priorità, ovvero dopo

90 giorni dalla data di deposito della domanda se il richiedente ha dichiarato nella domanda stessa di volerla

rendere al pubblico, l'Ufficio italiano brevetti e marchi pone a disposizione del pubblico la

immediatamente accessibile

domanda con gli allegati.

4. Nei confronti delle persone alle quali la domanda con la descrizione, le rivendicazioni e gli eventuali disegni è

stata notificata a cura del richiedente, gli effetti del brevetto per invenzione industriale decorrono dalla data di

tale notifica.

Gli effetti sono subordinati al fatto che il brevetto venga concesso, tuttavia decorrono da quando la stessa

invenzione sia resa accessibile al pubblico.

→ Almeno 3 mesi (90 giorni) la domanda deve rimanere segreta, nonostante il soggetto richieda la

pubblicazione immediata; se quest’ultima non viene richiesta l’accessibilità si può prolungare fino a 18 mesi.

Deve comunque rimanere segreta per 3 mesi , perché l’invenzione potrebbe avere un oggetto rilevante da

un punto di vista militare e può essere inibita la pubblicità, in altri termini , si verifica se c’è un interesse

superiore di interesse nazionale (art.198 c.p.i.)

Perché è rilevante il momento in cui decorrono gli effetti del brevetto?

Perché gli effetti retroagiscono al momento antecedente in cui il brevetto è stato reso accessibile al pubblico.

Tuttavia c’è un metodo per rivendicare il diritto di privativa nel momento antecedente la concessione del

brevetto (comma IV) → “Nei confronti delle persone alle quali la domanda con la descrizione, le rivendicazioni e gli

eventuali disegni è stata notificata a cura del richiedente, gli effetti del brevetto per invenzione industriale decorrono dalla

data di tale notifica.”.

Al momento della data di accessibilità al pubblico (90 gg o 18 mesi) il soggetto deve (a mezzo ufficiale

notificare

giudiziario) il fatto dell’avvento deposito del brevetto (nonostante non sia ancora stato concesso il brevetto): gli

effetti retroagiscono , quindi , dal momento della notifica.

tutela cautelare (misura inibitoria),anche in attesa che venga ottenuto il

Sussiste, inoltre, il diritto ad una

brevetto. Tuttavia qualunque misura venga presa, sia in sede cautelare, sia che venga azionato il processo di

primo grado (dopo la misura cautelare) è subordinata alla concessione del brevetto; quindi nel caso venga

concessa una misura cautelare questa decadrebbe nel momento in cui la concessione non avvenga.

Art. 76. Nullità

1. Il brevetto é nullo:

a) se l'invenzione non é brevettabile ai sensi degli articoli 45, 46, 48, 49, e 50;

b) se, ai sensi dell'articolo 51, l'invenzione non è descritta in modo sufficientemente chiaro e completo da consentire a

persona esperta di attuarla;

c) se l'oggetto del brevetto si estende oltre il contenuto della domanda iniziale o la protezione del brevetto è stata estesa;

d) se il titolare del brevetto non aveva diritto di ottenerlo e l'avente diritto non si sia valso delle facoltà accordategli

dall'articolo 118.

2. Se le cause di nullità colpiscono solo parzialmente il brevetto, la relativa sentenza di nullità parziale comporta una corrispondente

limitazione del brevetto stesso, e nel caso previsto dall’articolo 79, comma 3, stabilisce le nuove rivendicazioni conseguenti alla

limitazione.

3. Il brevetto nullo può produrre gli effetti di un diverso brevetto del quale contenga i requisiti di validità e che sarebbe

stato voluto dal richiedente, qualora questi ne avesse conosciuto la nullità. La domanda di conversione può essere

proposta in ogni stato e grado del giudizio. La sentenza che accerta i requisiti per la validità del diverso brevetto dispone la

conversione del brevetto nullo. Il titolare del brevetto convertito, entro sei mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di

conversione, presenta domanda di correzione del testo del brevetto. L'Ufficio, verificata la corrispondenza del testo alla

sentenza, lo rende accessibile al pubblico.

4. Qualora la conversione comporti il prolungamento della durata originaria del brevetto nullo, i licenziatari e coloro che in vista della

prossima scadenza avevano compiuto investimenti seri ed effettivi per utilizzare l'oggetto del brevetto hanno diritto di ottenere licenza

obbligatoria e gratuita non esclusiva per il periodo di maggior durata.

5. Il brevetto europeo può essere dichiarato nullo per l'Italia ai sensi del presente articolo ed, altresì, quando la protezione conferita dal

brevetto é stata estesa.


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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Musso Alberto.

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