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Riassunto esame Diritto dell'Impresa, prof. Romano

Riassunto di approfondimento per l'esame di Diritto dell'impresa, i modelli, le forme giuridiche, la sua storicità. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: il diritto, l'impresa, l'imprenditoria, il rischio di evizione, il contratto di cambio.

Esame di Diritto dell'impresa docente Prof. R. Romano

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secondo significato, non meno importante, se ne trova conferma nell’art. 2086 c.c.:

“l’imprenditore è il capo dell’impresa e da lui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori”, il

che significa che l’attività è organizzata perché si avvale anche dell’opera di persone che devono

osservare regole impartite da altri nel rispetto delle procedure fissate da “norme di

organizzazione” funzionali al risultato produttivo. Bisogna specificare che: non è imprenditoriale

il lavoro autonomo non organizzato; non è più discutibile che l’organizzazione di mezzi personali

sia eventuale, essendo il lavoro umano frequentemente e integralmente sostituito da lavoro

meccanico; è necessario tenere conto dei fenomeni di decentramento organizzativo e del fatto

che molte produzioni possono fare a meno di un’intermediazione imprenditoriale e quindi di

una organizzazione nel primo come nel secondo dei sensi evidenziati perché la telematica ha

messo a disposizione di tutti e di ciascuno un’organizzazione che, tendenzialmente, affranca dal

bisogno di ordinare cose e persone per produrre beni e servizi; esercizio di un’attività

(organizzata al fine della produzione ) non implica il compimento personale degli atti nei quali

l’attività è suscettibile di essere scomposta: l’organizzazione delle persone è il tramite grazie al

quale l’iniziativa di produrre si traduce giuridicamente in esercizio (ai fini dell’applicazione a Tizio

dello statuto dell’imprenditore non è necessario che egli concluda personalmente i contratti etc.,

ma si può avvalere dell’opera di Caio e Sempronio, suoi dipendenti, che è equivalente all’opera di

Tizio nella prospettiva del comportamento imprenditoriale).L’attività esercitata per essere

qualificata imprenditoriale deve essere “economica”. Il riferimento, nella definizione dell’art.

2082 c.c., alla economicità avrebbe il compito di subordinare la qualificazione all’accertamento

della idoneità della politica dei prezzi dei beni ceduti e dei servizi prestati a remunerare i fattori

della produzione, a ripristinare tramite i ricavi le risorse investite. Ad orientare il dibattito verso

questa soluzione hanno contribuito da un lato la percezione che la destinazione del profitto (c.d.

lucro soggettivo) è altro dal conseguimento del profitto (c.d. lucro oggettivo) e che la

destinazione è una scelta dell’agente che non interferisce con gli interessi mobilitati dalla

produzione imprenditoriale, dall’altro la constatazione della testuale compatibilità tra

qualificazione imprenditoriale del comportamento e assenza di finalità lucrativa.

Bisogna sottolineare che il comportamento imprenditoriale non un programma del quale si

tratta di stabilire se vincoli o non chi lo ha predisposto; è un fatto che l’ordinamento giuridico

regola senza e contro la volontà di chi si comporta e di chi ha contatti con questo. Inoltre bisogna

guardarsi dall’attribuire sempre e comunque un valore socialmente positivo all’imprenditore; un

comportamento può essere vietato, ma finché persiste può esigere di essere

regolamentato.Distinzione tra: a) illiceità deboleà la produzione professionale di beni o servizi è

in sé consentita, ma viene esercitata trasgredendo norme d rango legislativo o sub-legislativo

(es.: si impianta una emittenza radio-televisiva senza concessione); b) illiceità forteà la

produzione professionale è incondizionatamente vietata. La distinzione è dunque affidata al

carattere incondizionato o meno del divieto. Tale criterio genera almeno altri due problemi: a)

sono rarissime le produzioni vietate incondizionatamente; b) non necessariamente l’illiceità è

riferibile al risultato produttivo in sé, spesso correlandosi alle modalità di conseguimento del

risultato (es.: il lavoro in nero), che si traducono nell’illiceità dell’impresa.Risulta, dunque, che un

medesimo comportamento si presta a valutazioni giuridiche multiple e cumulative: un

comportamento può essere illecito e, allo stesso tempo, imprenditoriale, represso, da un lato, e

presupposto, dall’altro, di applicazione di regole giuridiche indipendenti dalla repressione (cioè

dall’irrogazione di penalità a chi lo tiene).

Le articolazioni del modello:

-Art. 2082 c.c.: di qui le produzioni professionali di beni e di servizi dotate di un’organizzazione

rilevante di persone e di mezzi alle quali lo statuto si applica; di là le produzioni agricole e le

piccole produzioni, di solito familiari, come l’artigianato e il piccolo commercio alle quali lo

statuto non si applica. La dimensione organizzativa consente di ripartire l’area del

comportamento imprenditoriale in due zone: quella della impresa piccola (immune dallo

statuto) e quella dell’impresa medio-grande (soggetta allo statuto). Nel nostro diritto si riscontra

un solo dato normativo inteso ad articolare dimensionalmente la realtà imprenditoriale e questo

si occupa della piccola impresa: è l’art. 2083 c.c.

-La compresenza di definizioni normative rispettivamente dedicate all’impresa agricola (2135

c.c.) ed all’impresa commerciale (2195 c.c.) impedisce di far ricorso ad un ragionamento

residuale (che si è visto corretto utilizzare per la dimensione: se un’impresa non è piccola allora è

medio-grande) nell’articolare il comportamento imprenditoriale avvalendosi della “natura” del

risultato produttivo: sembra scorretto dire che è agricola ogni impresa che non è commerciale

come anche viceversa; un comportamento suscettibile di essere qualificato “imprenditoriale”

non presenta né i requisiti dell’impresa agricola né i requisiti dell’impresa commerciale.

-Piccolo imprenditore (2083 c.c.): coltivatore diretto, artigiano, piccolo commerciante. Clausola

generale per qualificare l’impresa come piccola o (in via residuale) medio-grande: se chi assume

l’iniziativa dà un contributo prevalente al ciclo produttivo con il proprio lavoro e con quello dei

componenti della sua famiglia, l’impresa è piccola. Prevalenza del lavoro esecutivo personale e

familiare rispetto al risultato; prevalenza rispetto al lavoro salariato; prevalenza rispetto al

capitale investito; prevalenza rispetto all’organizzazione di tutti i fattori della produzione, che

ricorre ogni qualvolta l’organizzazione non sarebbe più la stessa senza il lavoro del titolare.

-Giova tener presente che oggi è venuto meno un insano concorso di fonti tra codice civile e

legge fallimentare in tema di piccola impresa; che non si dubita più della funzione meramente

esemplificativa delle figure di piccoli imprenditori menzionate al 2083 c.c.; che ogni fattispecie è

relativa ad una disciplina data e che ad una nomenclatura uniforme non necessariamente

corrisponde lo stesso modello di fatto; sicché un’impresa può essere artigiana ai fini della

legislazione speciale e non già ai fini della disapplicazione dello statuto di imprenditore.

-Articolazione basata sulla “natura” del risultato produttivo: impresa agricola e impresa

commerciale. L’art. 2195 c.c. non intende definire l’impresa commerciale, piuttosto intende

contribuire a selezionare persone ed enti soggetti all’obbligo d’iscrizione nel registro delle

imprese: a) gli imprenditori che esercitano una o più delle attività elencate; b) le società

commerciali (art. 2200 c.c.) e gli enti pubblici che, in via esclusiva o prevalente, esercitano una

delle predette attività. Tuttavia l’ultimo comma del 2195 mostra la finalità prettamente

definitoria del testo normativo.

-Due definizioniàpossibilità che un’attività sia qualificata impresa (2082 c.c.) ma non sia

suscettibile né di essere qualificata commerciale e neppure agricola (2195 e 2135 c.c.); qualcuno

la ha chiamata impresa civile. Ma Il codice è piuttosto preciso nel definire le due categorie

dell'impresa commerciale e agricola mentre l'impresa civile sarebbe definibile solo in maniera

negativa come ciò che non è compreso negli artt. 2195 e 2135, non essendo quindi sottoposte

allo statuto dell’imprenditore commerciale. Il problema è che analizzando i casi concreti si

scopre che si ricade sempre nelle due definizioni codicistiche, quindi l'impresa civile non ha

abbastanza caratteri 'individualizzanti' da poter esistere come ulteriore categoria.

-Ad un certo punto la giurisprudenza si è prevalentemente orientata a sviluppare un percorso

argomentativo alternativo rispetto all’uso di entrambe le definizioni normative (2135 e 2195 c.c.)

nei processi di qualificazione della realtà imprenditoriale, il quale conduce ad una qualificazione

residuale dell’impresa commerciale (è commerciale ogni impresa che non soddisfi i requisiti

dell’impresa agricola); percorso che muove da una forzatura nell’interpretazione letterale del

2195 nn. 1 e 2 (equivalenti alla locuzione finale del 2082 c.c.). Ogni impresa sarebbe

commerciale se l’art. 2135 c.c. non isolasse le produzioni agricole da tutte le altre e le

affrancasse dallo statutoàappurato che un’impresa non è agricola, può concludersi che essa è

commerciale e si regola di conseguenza.

-Perché le attività agricole sono escluse dall’applicazione dello statuto d’impresa commerciale?

La spiegazione tradizionale dell’immunità è quella del c.d. doppio rischio: l’imprenditore agricolo

oltre al rischio economico connaturale ad ogni impresa, subisce anche il c.d. rischio ambientale.

A interpretare l’art. 2135 coerentemente alle ragioni storico-politiche del trattamento

differenziato dell’agricoltura rispetto all’industria ed al commercio (cioè all’impresa

commerciale) si sarebbe dovuto disapplicare lo statuto ogni qualvolta l’attività esercitata si

presentasse davvero esposta al c.d. doppio rischio e coincidesse socio culturalmente con alcune

attività come il lavoro dei campi. Ma con l’entrata in vigore del codice unificato la legislazione

speciale ha a più riprese eluso l’obiettivo aggiudicando d’autorità all’impresa agricola produzioni

svariate come addirittura l’agriturismo (un servizio turistico!).


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Anto88x

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Anto88x di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Romano Rosaria.

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