Diritto d'impresa
Per quanto riguarda l'età comunale, si può affermare che all'inizio del secondo millennio, le istituzioni economiche si basavano sullo sfruttamento estensivo della terra. Questo tipo di economia, tuttavia, ben presto si estende anche al commercio, in particolare mobiliare e immobiliare. Questo tipo di progresso è testimoniato da varie fonti, come la consuetudine mercantile e la giurisprudenza consolare.
Il commercio nei comuni italiani
Il commercio, all'interno dei comuni italiani, risponde ai requisiti di autonomia e formalismo. Il formalismo, infatti, viene attuato in maniera progressiva da parte della magistratura mercantile, per espandere il diritto commerciale, portandolo così a diventare un diritto comune. Si sviluppa, in questo modo, anche un nuovo contenuto del diritto normativo, per quanto riguarda il terreno degli atti. È sufficiente, infatti, l'accordo, a vincolare giuridicamente le parti.
Viene eliminato il rischio di evizione; il contratto di cambio prevede il cambio delle monete e al loro trasferimento senza il loro trasporto fisico da un posto all'altro. Inoltre, ciò rende possibile la realizzazione di operazioni creditizie tra valute diverse. Il documento così inizia ad essere negoziato come una vera e propria merce per scopi economici, assoggettandolo alla legge delle merci, con la conseguente nascita del mercato finanziario.
L'attività mercantile e il diritto commerciale
Per quanto riguarda l'attività mercantile, si tratta di una disciplina organica, articolata attraverso un complesso di norme da applicare a chi si dedica in maniera stabile, e dunque professionale, a una data attività commerciale. Per quanto riguarda l'economia basata sul commercio e sulla manifattura in Italia, si può dire che inizi a svilupparsi dal dodicesimo secolo, generando la necessità di costituire un nuovo diritto, rispetto a quello canonico romano-barbarico. Un diritto che potesse andare incontro alle necessità dei mercanti, alimentato dalle consuetudini mercantili, dagli statuti delle varie corporazioni di mestiere e dalla giurisprudenza delle magistrature dei mercanti. In questo modo, si profilava un diritto autonomo, che avrebbe dato luogo agli attuali materiali commerciali.
Sviluppi nazionali e la Rivoluzione Francese
Dalla fine del quindicesimo secolo, il diritto commerciale fiorisce nell'ambito degli stati europei nazionali, che si stavano formando progressivamente. In particolare, la monarchia francese contribuisce a questo sviluppo, pubblicizzando l'organizzazione delle corporazioni di arti e mestieri, andando così a proteggere il commercio e le manifatture nazionali, promuovendo la creazione di veri e propri testi scritti i cui contenuti si erano già attestati nell'età dei comuni. Tra questi, uno dei più importanti è L'Ordinanza generale di commercio emanata da Luigi XIV nel 1673.
Al diciassettesimo secolo risalgono le prime compagnie per colonizzare i territori d'oltremare, costituendo il prototipo delle società per azioni, operazioni e investimenti collettivi. Con la Rivoluzione Francese viene rimpiazzato il principio della libertà dei commerci e delle industrie sotto l'antico regime, secondo cui solo chi appartenesse a una corporazione, o godesse di una licenza del sovrano, potesse produrre o scambiare (in maniera lecita). Con la Rivoluzione, è la stessa Costituzione a essere ribaltata, e così nasce il problema di fissare le condizioni di soggezione alla giurisdizione commerciale, di applicazione del diritto commerciale dei contratti e dello statuto professionale.
L'acte de commerce e il codice di commercio
Per risolvere questi problemi è deputato l'acte de commerce (1807): un'operazione economica come modello di comportamento rilevante ai fini della devoluzione delle liti ai tribunali di commercio. Il commerciante è tale grazie alla continuità del suo esercizio commerciale. La formula riassuntiva del complesso di regole commerciali è lo statuto del commerciante, e tali regole sono applicabili a chi fa del commercio la sua professione abituale. Così dal diritto commerciale del sistema soggettivo, tipico dell'ancien regime, si passa a quello oggettivo, grazie alla Rivoluzione.
Per quanto riguarda l'acte de commerce, si può dire che viene ereditato dai codici italiani prima dell'Unità, e viene portato avanti fino al 1865. Nel 1882 il codice di commercio viene sostituito da un altro tipo di testo, più affine alla nuova produzione industriale. Il diritto commerciale viene applicato ai contratti e alle obbligazioni che ne scaturiscono, conclusi ed assunti da un commerciante. Si applica a entrambe le parti del rapporto.
La classificazione degli atti di commercio
- Atti di intermediazione nella circolazione dei beni (commerciante che acquista per rivendere);
- Imprese, ossia le produzioni di beni e servizi realizzate avvalendosi di una stabile organizzazione di mezzi e di persone;
- Operazioni di banca, assicurazioni, operazioni di mediazione in affari commerciali, depositi;
- Atti assoluti, la cui inclusione nella materia di commercio era indipendente dalla loro concreta funzione economica.
Tali codici, restano in vigore fino al 1942 e la loro separazione implica la distinzione nella gerarchia delle fonti, nei principi generali delle obbligazioni e nella tipologia dei contratti.
L'unificazione dei codici
Per quanto riguarda l'unificazione dei codici, si può affermare che riguardi l'unificazione del diritto delle obbligazioni, secondo un'unica gerarchia delle fonti, principi generali uniformi e un'unica tipologia dei contratti nominati. Per quanto riguarda l'abbandono del progetto del codice di commercio Asquini (come idea di codice separato dal codice civile), si può affermare che i fattori responsabili furono ideologia e politica. Il codice civile del 1942 è un modello totalizzante di comportamento vero e proprio, in cui possono riconoscersi tutti i professionisti della produzione e dello scambio (dagli industriali agli agricoltori, dagli artigiani ai commercianti).
Ciò riguarda anche i cosiddetti lavoratori intellettuali. Tutti i lavoratori, inoltre, hanno pari dignità nell'essere chiamati "imprenditori". Il patto con una realtà disomogenea il codice del 42 lo ha fatto nel momento in cui ha articolato il modello totalizzante di comportamento chiamato impresa proprio in ragione (a) della dimensione organizzativa e (b) della natura della produzione. Il modello totalizzante resta quello ricavabile dall'art.2082 c.c.; ma quel modello si scompone in una variante dimensionale piccola (2083 c.c.) ed in una medio-grande; e poi la produzione agricola (2135 c.c.) viene separata da quella commerciale (2195 c.c.).
In prima approssimazione può dunque affermarsi che ogni iniziativa di produzione professionale di beni o di servizi si presta ad una qualificazione binaria, che si avvale da un lato della dimensione organizzativa e dall'altro della natura della produzione.
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