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Riassunto esame Diritto di Famiglia, prof. Cavaliere, libro consigliato Diritto di Famiglia e Successioni, Ferrando Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto di Famiglia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto di Famiglia e Successioni, Ferrando . Gli argomenti analizzati sono: le condizioni per contrarre matrimonio e impedimenti, il divieto di contrarre o di celebrare il matrimonio, l'evoluzione dei rapporti personali della famiglia... Vedi di più

Esame di Diritto di famiglia docente Prof. B. Cavaliere

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ESTRATTO DOCUMENTO

conflittualità tra i genitori. L'affidamento congiunto non è incompatibile con

l'indicazione del genitore presso il quale il figlio alla residenza. Esso ha come

principale effetto l'esercizio paritario confronto della potestà da parte dei genitori

e una maggior flessibilità delle relazioni del figlio con entrambi. Per un

affidamento di questo tipo occorre che genitori siano d'accordo a ristabilire un

dialogo, almeno su questo tema. Nel disporre l'affidamento congiunto il giudice

deve sempre tenere comunque presente l'interesse concreto del bambino, che

emerge nel corso della causa.

Per affidamento alternato si intende , invece, quello in cui il figlio viene affidato

alternativamente, per periodi prefissati, all'una o all'altro dei genitori, con

conseguente esercito alternato della potestà. È una sorta di affidamento

pendolare, è stato molto criticato è veramente disposto dei giudici.

La posizione del genitore non affidatario

Il provvedimento giudiziale deve indicare anche i diritti che competono all'altro

genitore, il c.d.diritto di visita e la misura del suo contributo al mantenimento del

figlio.

La potestà comune dei genitori non cessa con la separazione e divorzio, anche se

figli vengono affidati ad uno solo di essi

l'interesse morale e materiale dei figli costituisce criterio ma del quale il giudice

deve definire le modalità dei rapporti con il genitore non affidatario. Parlare di

diritto di visita è abbastanza riduttivo anche perché non si può limitare il potere

dovere del genitore a periodi prefissati in cui ebbe rapporti con i figli, ma deve

esserci una più ampia partecipazione alla loro educazione, istruzione e

mantenimento. Genitore non affidatario spettano poteri di vigilanza sull'operato

dell'altro e di partecipazione alle più importanti decisioni relative alla prole.

La frequentazione del figlio con il genitore non affidatario deve essere ripetuta nel

tempo e caratterizzata da elementi di continuità e Costanza. Solo in presenza di

particolari condizioni di rischio per il minore, o per totale disinteresse del

genitore, sono giustificate provvedimenti tesi a ridurre al minimo la

frequentazione.

Diritti di visita non spettano ai nonni, anche se nulla esclude che il giudice possa

tener conto dell'interesse del minore e regolamentare anche la frequentazione tra

nonni e nipoti; il giudice potrebbe inoltre valutare negativamente il

comportamento del genitore che vieta i rapporti con i parenti più stretti.

L'assegnazione della casa familiare

Art.155gli viene aggiunto un comma con la Riforma del ’75: <<l’abitazione

nella casa familiare spetta di preferenza e ove sia possibile, al coniuge cui

vengono affidati i figli>>.

Ciò valeva per la separazione e non per il divorzio:qsta estensione si ebbe con la

L. del ’87, la quale introdusse importanti innovazioni:

-ha considerato l’esigenza di tutela anche dei figli maggiorenni e non

autosufficienti auomaticamente;

-ha introdotto nuove condizioni per l'assegnazione della casa, dovendo il giudice

in ogni caso tener conto delle condizioni dei coniuge, delle ragioni della decisione

e favorire il coniuge più debole;

-ha reso opponibile ai terzi il provvedimento di assegnazione, attraverso la

trascrizione del provvedimento del provvedimento giudiziale di assegnazione

della casa familiare.

L’Art.6 della L.898/70 rinvia però alla disciplina delle locazioni che ammette

l'opponibilità, nei limiti del novellino, anche prescindere dalla trascrizione.

l'interpretazione della cassazione vede l'assegnazione, al pari della locazione,

opponibile ai terzi nei limiti del novennio, anche in assenza di trascrizione. (vedi

articolo sei legge)

Il coniuge assegnatario succede l'altro nel contratto di locazione in qualità di

conduttore, diventando titolare dei diritti così come delle obbligazioni, d'esempio

pagamento dei canoni.

Nel caso in cui l'immobile servetta esclusiva di uno dei due, va tenuto conto che

essa si traduce in un risparmio di spesa da considerare nella determinazione

dell'assegno di mantenimento. Nel caso di immobili in comunione il problema

principale riguarda l'ammissibilità della domanda di divisione.

Caso: coniuge utilizzano la casa di abitazione, che appartiene ai terzi, a titolo di

comodato. In tal caso il provvedimento di assegnazione viene ritenuto

ammissibile, con l'avvertenza che però non viene modificata nella natura, né il

titolo di godimento sull'immobile, nella sua durata.

Il giudice dovrà valutare le condizioni economiche dei coniugi e favorire il coniuge

più debole.

Ratio dell’assegnazionefar si che i figli conservino l’habitat domestico, inteso

come centro di affetti, degli interessi e delle consuetidini in cui si realizza la vita

familiare. Per casa familiare si intende il luogo dove si svolge la vita familiare. Non

sono quindi considerate tali e le residenze estive le case di villeggiatura.

L'assegnazione comprende poi i anche i mobili, gli arredi, gli elettrodomestici, e

di servizi, con l'unica eccezione dei beni strettamente personale che soddisfa le

esigenze particolari del coniuge privato del godimento.

L'assegno favore del coniuge e dei figli

Il coniuge separato divorziato che non sia in grado di provvedere adeguatamente

le proprie esigenze di vita ha diritto ad un assegno a carico dell'altro. Il giudice

dispone inoltre un assegno favore dei figli. L'assegno decorre dalla presentazione

della domanda giudiziale, in caso di separazione; dal giudicato della sentenza, in

caso di divorzio, essendo dovuto come conseguenza della modifica dello status.

Tuttavia il giudice può decidere che questo decorra dalla domanda.

Ha funzione assistenziale. Per quanto riguarda la natura alimentare di questi

assegni, la Corte Cost tende a riconoscergliela per sottolineare il carattere

privilegiato di questo credito dei coniuge separato divorziato;la Cass invece

esclude la natura alimentare dell'assegno.

L'assegno che va corrisposto il caso di separazione e di divorzio hanno ragioni

diverse, ma vi è comunque la tendenza ad assimilare i criteri di determinazione

dei due assegni.

L'assegno di separazione

Con il venir meno della vita comune è inevitabile ornamento dei costi per

entrambi i coniugi. L'obbligo di mantenimento allo scopo di avviare alle

insufficienze di reddito del coniuge debole in modo da consentirgli di condurre un

tenore di vita non troppo diverso da quello precedente.

Di coniuge al quale viene adibita dalla separazione diritto solo d'un assegno

elementare.

Entità dell'assegno determinate relazione circostanze e redditi dell'obbligato.

Se l'obbligato è anche il soggetto a cui è stata addebitata la separazione, questa

circostanza non aggrava la sua posizione, in quanto l'assegno non ha natura

sanzionatorio, ma solo di riequilibrio delle condizioni dei coniugi.l'assegno non

deve consentire al coniuge di mantenere separato il tenore di vita consentito agli

in costanza di matrimonio, ma eventualmente quello più elevato che l'altro

avrebbe dovuto garantire in relazione alle sue sostanze: quindi fatto che durante

la convivenza e la moglie abbia accettato una vita più modesta e pesce in sede di

separazione di chiedere un assegno adeguato alle effettive potenzialità del marito.

Se i redditi dell'obbligato aumentano, e questo aumento corrisponde ad

aspettative maturate durante la vita comune, se ne terrà conto; idem se queste

diminuiscono. Si tiene inoltre conto delle elargizioni effettuati in modo

continuativo dai parenti ed eventualmente dalla persona con cui il coniuge ha

instaurato, dopo la separazione,1 convivenza. La L.898/70 e ritiene che si debba

tener conto, nella determinazione dell'assegno, della possibilità dei coniuge

beneficiario di svolgere un'attività lavorativa.

L’assegno di divorzio

L.898/70Spetta al coniuge che non ha mezzi adeguati (cioè sia redditi, sia

cespiti patrimoniali non produttivi di reddito) o che comunque non può

procurarseli per ragioni oggettive (in attitudine a svolgere un'attività retribuita

confacente alle condizioni personali e sociali del coniuge). È determinato dal

giudice tenendo conto delle condizioni dei coniuge, del contributo personale ed

economico dato da ciascuno alla conduzione familiare la formazione del

patrimonio di ciascuno e di quello comune, del loro reddito, il tutto valutato in

rapporto alla durata del matrimonio.

l'attuale disciplina dell'assegno di divorzio frutto della riforma dell'87.

L'assegno ha natura composita, in quanto svolge una triplice funzione:

-assistenzialetutte nel coniuge la cui situazione economica sia stata deteriorate

in seguito al divorzio;

-risarcitoriaattribuisce rilievo alla responsabilità per il fallimento del matrimonio;

-compensativavalorizza il contributo di ciascun coniuge alla conduzione

familiare e alla formazione del patrimonio di entrambi.

Questi criteri sono intesi come criteri sia di attribuzione che di determinazione

dell'assegno.

con la riforma viene meno la specificazione che l'assegno spetta solo ove il

richiedente non abbia mezzi adeguati e resta il riferimento ad un tenore di vita

adeguato, e deve essere garantito al coniuge debole. La novità è rappresentata

dalla valutazione che deve esser fatta in rapporto alla durata del matrimonio. Si

supera la natura composita dell'assegno presente nella disciplina del 70.

L'unica natura dell'assegno e quella assistenziale, di riequilibrio delle condizioni

patrimoniali dei coniuge, alterata dalla frattura della vita comune. L'adeguatezza

dell'assegno va intesa con riferimento al tenore della vita matrimoniale. Secessioni

incrementi del reddito successivamente al divorzio se ne tiene conto. Si dà molta

discrezionalità del giudice nel definire il quanto non dell'assegno, in relazione

all'analisi del caso concreto. Quanto alla durata, la Cass ha ritenuto che la breve

durata dell'unione possa portare addirittura all'azzeramento dell'assegno in

quanto indicativa di una comunione di vita mai realizzata e di un contributo

inesistente alla vita comune.

Il divorzio determina la ripresa di autonomia dei soggetti e questi possono cercare

un lavoro per cercare di soddisfare da soli le proprie esigenze di vita, ma deve

comunque trattarsi di un lavoro adeguato rispetto alla condizione sociale dei

coniuge di in costanza di matrimonio e non un lavoro qualsiasi. L'assegno non

deve esser più versato quando il beneficiario passa a nuove nozze.

È se questo intraprende una convivenza more uxorio? questa non determina

l'estinzione dell'obbligo di versare l'assegno, ma contribuisce determinare le

condizioni economiche del beneficiario e può portare alla sospensione o alla

riduzione dell'assegno.

L'assegno favore dei figli

I doveri verso i figli non vengono meno ne insegue dalla separazione né in seguito

al divorzio e resta fermo l'obbligo imposto dall'articolo 148.

Per il genitore non affidatario l'obbligo di mantenimento si converte nell'obbligo

di corrispondere un assegno periodico a favore dell'altro, sempre comunque in

proporzione alle proprie sostanze e capacità lavorative.

Il tenore di vita che gli deve essere garantito e lo stesso di cui godevano

precedentemente alla rottura.

I figli hanno diritto al mantenimento anche oltre diciott'anni e fino a quando non

abbiano raggiunto la loro indipendenza economica; anche quando siano in colpa

per non essersi messi in condizioni di conseguire un titolo di studio o di svolgere

nei danni attività lavorativa.

figlia minore: è legittimato a chiedere l'assegno solo genitore affidatario. Figlio di

18 anni: è legittimato anche lui e può chiedere all'altro genitore quanto già speso,

ed eventualmente anche le spese future.

Profili di disciplina comune degli assegni

Gli assegni di separazione e divorzio seguono regole uniformi sotto profili

numerosi.

a) adeguamento automaticoal fine di mantenere invariato il valore reale degli

assegni, sottraendolo agli effetti dell'inflazione riducendo così il contenzioso

giudiziario le leggi del 70 prevede che la sentenza deve stabilire un criterio di

adeguamento automatico dell'assegno, in riferimento agli indici di svalutazione

monetaria; il tribunale può, in caso di palesi iniquità, escludere tale previsione

motivando la decisione. L'adeguamento automatico non è previsto in sede di

separazione personale, ma viene applicato per analogia l'articolo cinque della

legge sul divorzio.

b) corresponsione una tantumè possibile corrispondere l'assegno in un'unica

soluzione. L'attribuzione una tantum e presuppone l'accordo dei coniuge e la

valutazione di equità da parte del giudice. La corresponsione una tantum fa venir

meno qualsiasi altro diritto a contenuto economico.

L'attribuzione una tantum consente di dare un taglio netto e rapporti patrimoniali

tra coniugi e si rivela particolarmente adatta in tutti quei casi in cui esse ritengono

di poter far fronte in modo autonomo le proprie necessità. Questa può avvenire

mediante il pagamento di una somma di denaro in soluzione unica o con rate

oppure attraverso il trasferimento della proprietà di beni mobili o immobili.

Lasciate dell'attribuzione una tantum vita e coniuge di poter effettuare in seguito

altre domande di contenuto economico.

Caso: avviene l'attribuzione una tantum in sede di separazionericonciliazione: è

possibile chiedere poi nella domanda di assegno in sede di divorzio?paragrafo

dopo.

c) la revisione degli assegnigli assegni possono essere modificati quando

sopravvengono circostanze che vanno ad influire sulle condizioni di reddito o di

bisogno dell'uno o dell'altro coniuge. Alla revisione possono precedere i coniugi di

comune accordo o, in mancanza, mediante ricorso al giudice. In questa sede

coniuge debitore che della riduzione dell'assegno deve provare peggioramento

delle proprie condizioni economiche, o il miglioramento di quelle dell'altro. Il

coniuge creditore deve dimostrare il miglioramento della condizione dell'altro

peggioramento delle proprie. Il giudice non dovrà riesaminare le condizioni che

hanno dato luogo l'attribuzione dell'assegno all'origine, ma solo confrontare

quelle esistenti al momento della pronuncia per paragonarle con quelle attuali.

Non tutti gli incrementi di reddito giustificano una revisione: solo quelli che

corrispondono ad aspettative maturate nel corso del matrimonio.

La domanda di revisione questa proposta che nel caso in cui al momento della

separazione e divorzio e l'assegno non fosse stato chiesto.

d) le garanziea garanzia dell'adempimento dell'obbligo di corrispondere

l'assegno per il coniuge e per la prole, la legge prevede vari mezzi cautelare,

alcuni preventivi, altri successivi, specie se sussiste pericolo che possa questo

sottrarsi a tale adempimento: la sentenza costituisce titolo per l'iscrizione di

ipoteca giudiziale. È inoltre prevista la possibilità che i terzi, tenute corrispondere

anche periodicamente somme di denaro all'obbligato, versino direttamente agli

aventi diritto una parte di quanto dovuto all'altro. Quali sono i beni che il terzo

può corrispondere direttamente gli aventi diritto? i redditi di lavoro di dipendente

pubblico privato, trattamenti pensionistici, canoni corrisposti per il godimento di

beni o le rendite.

Quando il terzo non adempia l'obbligo di corrispondere al titolare dell'assegno

divorzi della somma indicata, l'ex coniuge creditore può agire direttamente in via

esecutiva per vedere soddisfatte le sue ragioni. È inoltre possibile che il giudice

dispone il sequestro dei beni dei coniuge obbligato come garanzia

dell'adempimento del pagamento dell'assegno: in tal caso si tratta di un sequestro

atipico, poiché prevale l'opinione che non si possa ricondurre al sequestro

conservativo.

I patti in vista del divorzio

nell'esperienza concreta e coniuge hanno spesso interessa definire una volta per

tutte le proprie pendenze economiche di fronte giudice della separazione,

formalizzando la crisi del matrimonio con un accordo destinato valere in modo

definitivo. La cassazione però assume un atteggiamento di chiusura nei confronti

di questi accordi e ritiene che siano nulli per illiceità della causa quegli intesi a

definire le conseguenze economiche di un futuro divorzio e che in vece vengono

effettuati in sede di separazione (mentre ritiene validi per questa).

Il divorzio congiunto gli accordi si collocano inevitabilmente in una fase anteriore

e quella giudiziale.

Altri effetti patrimoniali

Ulteriori effetti patrimoniali della separazione dei divorzio sono lo scioglimento

della comunione legale, le aspettative pensionistiche, quelle relative all'indennità

di fine rapporto, i diritti successori.

La pensione di reversibilità

il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità in caso di morte

dell'altro, in quanto la separazione non fa venir meno lo status coniugale.

Le pensione spetta anche al coniuge al quale sia stata addebitata la separazione.

Al coniuge divorziato e riconosciuto il diritto a percepire per intero la pensione di

reversibilità a tre condizioni: che non sia passato nuove nozze, che sia titolare di

assegno divorzile (presupposto necessario), che rapporto da cui trae origine il

trattamento pensionistico sia anteriore alla sentenza di divorzio. Il diritto dei

coniuge divorziato sorge in modo automatico.

Nel caso in cui coniuge deceduto sia passato nuove nozze l'ex coniuge concorre

con quello superstite il tribunale dovrà determinare la quota di pensione che gli

spetta tenendo conto della durata del rapporto.

La quota di indennità di fine rapporto

La legge del 70, ma velata da quella dell'87 attribuisce con l'articolo 12 disse al

coniuge divorziato che si titolare di assegno e non sia passato nuove nozze,1

percentuale dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro lato della

cessazione del rapporto di lavoro. Si tratta del 40% dell'indennità totale riferibile

agli anni in cui il rapporto di lavoro ha coinciso con il matrimonio.

Non va considerato il periodo di separazione poiché in questa fase viene meno la

comunione di vita e la contribuzione ai bisogni comuni.

La Corte di Cassazione ha chiarito che la maturazione dell'indennità deve avvenire

in un momento in quella sentenza di divorzio può produrre suoi effetti e cioè, al

più presto al momento della proposizione della domanda.

Se l’indennità è maturata prima di tale momento essa non dà luogo ad alcun

quota.

I diritti successori

Quanto ai dir successori, il coniuge separato senza addebito ha gli stessi diritti e

dei coniuge convivente. I coniuge separato con addebito ha diritto ad un assegno

vitalizio se all'apertura della successione godeva degli elementi a carico dei

coniuge separato. L’assegno è commisurato all'entità del bisogno, alle sostanze

ereditarie, alla qualità e al numero degli eredi legittimi e comunque non superiore

alla prestazione alimentare di cui godeva e apriva. Con il divorzio viene invece

meno qualunque aspettative di natura successoria, salvo che non gli fosse stato

riconosciuto il diritto all'assegno e che si trovi attualmente in stato di bisogno.

L'assegno a carico dell'eredità non spetta nel caso in cui i diritti patrimoniali del

coniuge divorziato siano state soddisfatte mediante corresponsione una tantum.

Gli effetti dell'invalidità del matrimonio. Il matrimonio putativo

La sentenza di nullità rende inefficace il matrimonio; in passato la nullità

travolgeva ogni effetto del matrimonio in modo retroattivo: il matrimonio nullo

non era mai esistito, i coniuge non erano mai stati tali e i figli si consideravano

generati da persone non coniugate.

questa regola sarebbe profondamente ingiusta nei confronti dei figli e anche dei

coniuge.

per questo in deroga alla regola generale della retroattività, i figli nati in grado

matrimonio pare tenuto nullo, continuano ad essere considerati legittimi; è inoltre

possibile riconoscimento, in caso di buona fede di entrambi i coniuge, di un

assegno di durata non superiore ai tre anni a favore di quello che si trovi in

situazione di debolezza economica.

Quando poi la novità è imputabile all'altro coniuge, e coniuge buona fede ha

diritto all'indennità prevista dall'articolo 129 disse. Dunque il matrimonio nullo

non solo non perde gli effetti prodotti in passato, ma è idoneo a produrre per

l'avvenire. La disciplina del matrimonio putativo ha come presupposto alla

celebrazione del matrimonio: occorre che tre coniuge sussista un matrimonio, per

quanto nullo. Essa non trova applicazione se il matrimonio è reputato inesistente.

Gli effetti nei confronti dei figli

Nei confronti dei figli gli effetti del matrimonio valido si producono

indipendentemente dalla buona fede dei coniuge. I figli nati in un matrimonio

dichiarato poi nullo sono sempre legittimi, tranne nel caso in cui la nullità dipenda

da bigamia o incesto: figli conservano status illegittimo a condizione che almeno

rude genitore fosse in buona fede; la malafede di entrambi fa sì che questi

assumano status di figli naturali riconosciuti nei casi in cui il riconoscimento è

ammesso (figli nati da bigamia)

In caso di separazione e divorzio se ci sono figli minori al tribunale che prende

provvedimenti circa il loro affidamento, diritti e doveri che spetta al genitore non

affidatario, e loro mantenimento.

Gli effetti nei confronti dei coniuge

Gli effetti del matrimonio si producono fino alla sentenza di nullità solo favore del

coniuge in buona fede. La buona fede consiste nell'ignoranza della causa di

invalidità. Alla buona fede vengono equiparate la violenza e il timore.

La buona fede deve sussistere al momento della celebrazione del matrimonio e

non deve essere dimostrata da chi la allega essendo l'altra parte a dover fornire la

prova contraria.(nozione psicologica di buona fede)

Cap6 Nullità, separazione e divorzio.

Ipresupposti

La crisi del matrimonio, nullità, separazione e divorzio

Nullità, separazione, divorzio costituiscono risposte che l'ordinamento offre alla

crisi del rapporto coniugale.

Nullitàrappresenta una anomalia dell'atto che non è validamente sorto a causa

di vizi antecedenti o contemporanei alla celebrazione.

Separazione e divorziodipendono da circostanze sopravvenute, che influiscono

sul rapporto coniugale; con la prima e il vincolo permane ma in forma attenuata; il

secondo determina lo scioglimento del matrimonio.

Nel diritto italiano manca un coordinamento tra la disciplina dell'invalidità e la

disciplina dello scioglimento del matrimonio.

In caso di divorzio, il coniuge debole ha diritto ad un assegno che intende

conservare dello stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. In caso

di invalidità, invece, il coniuge in buona fede ha diritto solo all’assegno

temporaneo (tre anniArt.129c.c.) o all'indennità di cui all’Art.129-bis (l'indennità

deve ammontare ad una somma corrispondente al mantenimento per tre anni e va

corrisposta quando vi sia responsabilità del coniuge in mala fede e del terzo in

concorso con il coniuge).

L'invalidità del matrimonio

Principi e problemi di ordine generale.

Nel c.c. del 1942 erano pochi i casi che consentivano all'impugnazione del

matrimonio e i tempi per farlo, brevi. Riforma del 75maggiore attenzione alla

libertà e consapevolezza degli sposi: si attribuisce più rilevanza ai vizi del volere;

viene prevista la simulazione come causa di invalidità; sono stati ampliati termini

di decadenza (da un mese a un anno, in diversi articoli).

Le convivenza coniugale e attuata nonostante la celebrazione del matrimonio

invalido e impedisce all'impugnazione del matrimonio. La disciplina dell'invalidità

del matrimonio e sensibilmente diversa da quella prevista per il contratto. In

quest'ultima la differenza tra nullità e annullabilità è nitida; in materia di

matrimonio il concetto di nullità e annullabilità non sono ben divisi l'uno dall'altro.

Tuttavia la dottrina cerca di distinguere tra ipotesi di nullità e di annullabilità: vi

sarebbe nullità in presenza di vizi di ordine pubblico (bigamia, incerte, delitto) e

annullabilità in tutti gli altri; per i primi l'azione sarebbe imprescrittibile, mentre

negli altri varrebbe la prescrizione ordinaria.

Nel caso del matrimonio invalido, l'invalidità opera ex nunc, non togliendo

retroattivamente effetti al matrimonio; comunque è sempre necessaria una

sentenza di annullamento che impedisca al matrimonio di produrre nuovi effetti,

pur non eliminando quelli già prodotti in passato (quindi i figli nati in costanza di

matrimonio restano figli legittimi).

diversamente da quanto accade nei contratti, per alcune case di annullabilità del

matrimonio la legittimazione concessa tutti gli interessati (es. il matrimonio

dell'interdetto), e altre cause di nullità possono essere fatte valere solo dai

coniuge (simulazione) e sono sanabili (matrimonio contratto in violazione di un

impedimento di parentela indispensabile).

Inesistenzaè un vizio più grave dell’invalidità, che sussiste quando manchino gli

elementi minimi ed essenziali per poter qualificare come matrimonio la fattispecie

concreta:la celebrazione formale, il consenso degli sposi, la diversità di sesso dei

nubendi.

Quando il matrimonio è inesistente non produce alcun effetto.

l'elencazione dei casi di invalidità del matrimonio contenuta negli artt.117 e ss.

del c.c. non ha carattere tassativo.

Matrimonio regolarepresenta delle anomalie irrilevanti sul piano della validità,

ma che comportano comunque l'applicazione di una sanzione giuridica (es.

violazione del lutto vedovile).

Azione di nullitàe rimettere inquadrasse nelle regole generali del processo

civile; competenzatribunale del luogo ove il convenuto alla residenza o il

domicilio. Il PM deve obbligatoriamente intervenire(Art.70 c.p.c.).

Quando viene proposta domanda di nullità del matrimonio il tribunale può su

istanza di uno dei coniuge ordinare alla loro separazione temporanea durante

giudizio; se uno dei due coniuge minore interdetto, essa può essere disposta

anche d'ufficio. Analogo provvedimento può essere chiesto al tribunale in

pendenza del giudizio ecclesiastico di nullità.

Il tribunale adotterà provvedimenti relativi ai coniugi e alla prole producenti effetti

solo temporanei e destinati a perdere efficacia con il passaggio in giudicato della

sentenza di annullamento, restando fermi fino a tale sentenza.

Se vi sono figli, la sentenza di annullamento deve necessariamente contenere

provvedimenti relativi al loro affidamento e mantenimento, nonché, in relazione

coniuge, provvedimenti relativi ad all'assegno temporaneo o all'indennità se ne è

stata fatta domanda.

Case di invalidità del matrimonio: bigamia, incesto, delitto

Sono le cause più gravi; contrattano con principi fondamentali del nostro

ordinamento; impediscono la celebrazione del matrimonio e qualora questa

avvenga sono cause di nullità dello stesso.

Legittimati ad esercitare l'azione, imprescrittibile, di nullità: i coniugi, gli

ascendenti prossimi, il PM e tutti coloro che ne abbiano interesse, quindi anche i

parenti. Sono invalidità che non possono essere sanate per effetto della

convivenza.

Minore età, in perdizione, incapacità naturale

Il matrimonio invalido tutte le volte che gli sposi difetti non della capacità

necessaria ad esprimere il consenso al matrimonio.

Minore età

Il minore non può contrarre matrimonio; se lo fa, il matrimonio è invalido, anche

nel caso in cui egli abbia 16 anni, ma non abbia tenuto la prescritta

autorizzazione del tribunale per i minorenni.

Legittimati a proporre l'azione sono i minore stesso, l'altro coniuge, i genitori e il

PM, ma non il tutore. L'azione proposta dal PM e dai genitori può essere

paralizzata dal sopravvenire di alcune circostanze:a) il raggiungimento della

maggiore età da parte del minore;b) verificarsi di un concepimento; a.C.) nascita

di un figlio.

L'azione va respinta qualora risulti la volontà del minore di mantenere in vita il

vincolo matrimoniale. I minore non può proporre l'azione o tre termini di

decadenza di un anno dal compimento della maggiore età.

Interdizione per infermità di mente

L’interdetto giudiziale (e non quello legale o l'inabilitato o un soggetto sottoposto

ad amministrazione di sostegno) non può contrarre matrimonio. Se lo fa questo,

può essere annullato, sia nel caso in cui l'interdizione fosse già stata pronunciata

al momento della celebrazione, sia quando la sentenza è stata pronunciata dopo il

matrimonio per un'infermità preesistente ad esso.

legittimati: il tutore, il pm, l'interdetto dopo la revoca dell'interdizione e tutti

coloro che abbiano interesse legittimo e attuale:ratiorealizzare una migliore

protezione del soggetto incapace.

La coabitazione protratta per un anno dopo la revoca dell'interdizione a efficacia

sonante e impedisce l'esercizio dell'azione da parte di chiunque. Lo coabitazione

deve essere ininterrotta e va intesa non come convivenza sotto lo stesso tetto, ma

come convivenza tra coniugi in cui sia presente sia l'elemento materiale, sia quella

spirituale. Se non vi è stata coabitazione per un anno, e quindi non si verifica la

decadenza prevista dall’Art.119 C2° c.c., l'azione si prescrive nel termine ordinario

di 10 anni, con decorrenza dalla celebrazione del matrimonio o dalla sentenza di

revoca dell'interdizione.

Incapacità naturale

Quando il soggetto che contrae matrimonio si trova in una situazione, anche solo

transitoria di incapacità di intendere o di volere, il matrimonio è annullabile (come

nel caso di donazioni e di testamento).

Per gli atti a contenuto patrimoniale compiuti dall'incapace naturale è richiesto,

come requisito ulteriore, il pregiudizio per l'incapace e la malafede dell'altro

contraente.

l'incapacità può essere rappresentata da una malattia mentale da disturbi psichici

anche temporanei (stati tossici), disturbi fisici (epilessia o trauma cranico) capaci

di influire sulla libertà di determinazione del soggetto, da processi degenerativi

nell'anziano. Ciò che si deve valutare e se l'infermità comprometta l'idoneità del

soggetto a comprendere il significato del matrimonio e dunque ad assumersene le

responsabilità. Legittimato ad agire è solo il coniuge incapace. L'altro coniuge

potrà eventualmente proporre azione di annullamento per errore nei limiti di cui

all’Art.122 c.c.

l'azione non può più essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dal

momento in cui l'incapace ha ripreso in pieno possesso delle sue facoltà

mentali.se tale coabitazione non c'è stata si prescrive nel termine ordinario

decennale.

I vizi del consenso

La gamma di vizi del consenso e ampia ma non comprende ogni possibile vizio:

sono esclusi sia il dolo sia l'errore, a meno che quest'ultimo non abbia ad oggetto

le circostanze espressamente indicate dall’Art.122 c.c.. La legittimazione a far

valere l'invalidità spetta al coniuge il cui consenso è stato viziato; l'altro coniuge è

solo legittimato passivo; l'azione non è proponibile quando vi sia stata

coabitazione per un anno dalla cessazione della violenza, dal venir meno delle

cause che hanno determinato il timore o alla scoperta dell'errore (termine di

decadenza quindi1 anno); qui nella convivenza sana o conferma il matrimonio

viziato.

Se si propone l'azione nel processo deve intervenire il PM che eventualmente può

proporre impugnazione contro la sentenza.

Se nonostante il vizio originario si è comunque costituita una famiglia è preclusa

la possibilità di far valere il vizio. Se non interviene la decadenza, l'azione è

soggetta a prescrizione ordinaria decennale.

a)La violenza

Il matrimonio è annullabile quando il consenso del coniuge è viziato da violenza

morale.

Da violenza fisica costituisce invece un'ipotesi di mancanza del consenso. Per

essere annullabile deve trattarsi di minaccia di un male ingiusto e notevole,

capace di fare impressione su una persona sensata. La violenza deve avere come

scopo la celebrazione del matrimonio ed è rilevante si è compiuta dall'altro sposo,

o da terzi.

b) il timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne allo sposo

questo vizio introdotto dalla riforma del 1975; è riferibile a tutte quelle situazioni

in cui lo stato psicologico di timore è generata nell'animo dello sposo non da una

minaccia diretta che allo scopo di far celebrare le nozze non volute, ma da

circostanze differenti in cui il matrimonio, pur senza venire in posto, rappresenta

cmq la via per sottrarsi ad un male temuto; il timore può derivare da un

comportamento umano, ma anche da una situazione oggettiva. Non basta però un

sentimento di angoscia o di disperazione che insorga spontaneamente nell'animo

dello sposo.

Il timore si distingue dalla violenza proprio perché non vi è minaccia diretta ad

estorcere il consenso matrimoniale; i fatti esterni non sono finalizzati alla

conclusione del matrimonio; e lo sposo che vede nel matrimonio la possibilità di

sottrarsi a quei fatti.

Il timone deve essere di eccezionale gravità; può essere determinato da

persecuzioni politiche, razziali, religiose, da gravi difficoltà economiche o

familiari, da intimidazioni provenienti dall'ambiente familiare o di lavoro e così

via.

In alcuni casi concreti (es. matrimonio contratto dallo straniero per timore di

essere espulso dal paese ospitante) l'invalidità del matrimonio potrebbe

prospettarsi sia sotto il profilo della simulazione, sia sotto quello del timore.

L'esercizio dell'azione per simulazione presuppone che non sia decorso un anno

dalla celebrazione e che in ogni caso non vi sia stata coabitazione dopo il

matrimonio, mentre l'azione di annullamento per violenza o timore è soggetta al

più ampio termine di prescrizione ordinaria.

c) l'errore

Può essere sull'identità dello sposo o su qualità personali che compromettono

notevolmente le condizioni della convivenza in modo tale da escludere il consenso

matrimoniale. È previsto un elenco tassativo di casi in cui l'errore è

essenzialenon ogni errore sulle qualità dell'altro coniuge è rilevante, ma solo

quello che rientra nelle circostanze elencate dall’Art.122 c.c.

Quindi occorre che si tratti di errore determinante del consensoquesto ricorre

quando, tenute presenti le condizioni dell'altro coniuge, si accerti che lo stesso

non avrebbe prestato il suo consenso se le avesse esattamente conosciute.

Chi esercita l'azione deve provare di non essere stato conoscenza della malattia (o

dell'altra circostanza), mentre non deve provare il carattere determinante

dell'errore che viene valutato dal giudice in termini oggettivi.

I casi di errore essenziale sono:

1) l'esistenza di una malattia fisica o psichica o di una anomalia o deviazione

sessuale, tali da impedire lo svolgimento della vita coniugale(tra queste vanno

ricomprese: l'impotenza sia coeundi che generandi, se perpetua e cioè non

superabile con adeguate terapie. Nel caso di impotenza e il matrimonio non

consumato mette a disposizione dei coniugi due rimedi: l'annullamento del

matrimonio per errore e il divorzio per inconsumazione. Il transessualismo e

l'omosessualità se ignorate, e preesistenti, rendere il matrimonio annullabile. Nel

caso in quel coniuge fosse stato conoscenza del mutamento di sesso avvenuto

prima delle nozze, il matrimonio valido. Il mutamento di sesso successivo al

matrimonio costituisce invece causa di divorzio.)

2) l'esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla

reclusione non inferiore a cinque anni, salvo il caso di intervenuta

riabilitazione prima della celebrazione del matrimonio. L'azione di

annullamento non può essere proposta prima che la sentenza sia divenuta

irrevocabile;

3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale;

4) la circostanza che l'altro coniuge sia stato condannato per delitti

concernenti la prostituzione a pena non inferiore a due anni. L'azione di

annullamento non può essere proposta prima che la condanna sia divenuta

irrevocabile;

5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in

errore, purché vi sia stato disconoscimento ai sensi dell'art. 233, se la

gravidanza è stata portata a termine.(disconoscimento non è necessario quando

la gravidanza si sia conclusa con l'aborto)

L'azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che

siano cessate la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia

stato scoperto l'errore.

Il matrimonio simulato

Il matrimonio può essere impugnato da ciascuno dei coniugi quando gli sposi

abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da

esso discendenti.

L'azione non può essere proposta decorso un anno dalla celebrazione del

matrimonio o nel caso in cui i contraenti abbiano convissuto come coniugi

successivamente alla celebrazione stessa.

il matrimonio è voluto non per dar vita al rapporto coniugale, ma perché utile e

come mezzo per ottenere alcuni degli effetti propri dello status di coniuge: si creò

un contrasto tra la situazione effettiva e la realtà formale che l'ordinamento tende

a rimuovere mediante l'impugnazione del matrimonio. La norma vuole chiedere se

delusi siano i diritti e doveri che nascono dal matrimonio nel loro complesso, non

bastando l'esclusione di uno solo di questi. La norma inoltre non dà alcuna

rilevanza ai motivi che hanno determinato la simulazionel'abito dell'applicazione

è perciò ampio e copre diverse casistiche oltre a quella del matrimonio riparatore.

Nei casi di matrimonio di salvataggio è possibile proporre impugnativa per timore

di eccezionale gravità. Se poi non c'è stata consumazione del matr, mancando la

convivenza, si potrà ottenere il divorzio. Legittimazionesolo ai coniugi perché

allora l'interesse di liberarsi dal vincolo non voluto.

A livello comunitario sono state indicate diverse misure da adottare in materia di

lotta contro i matrimoni fittizi ed elusivi delle norme relative all'ingresso e

soggiorno di cittadini di paesi terzi, ma la legge italiana a riguardo è ancora

carente ed ancorata ad una considerazione del matrimonio simulato in una

prospettiva tutta privatistica.

L'invalidità del matrimonio concordatario

Il Concordato del 1929 prevedeva la riserva di giurisdizione a favore dei tribunali

ecclesiastici; con l'Accordo del 1984 la nullità dei matrimoni concordatari può ora

essere pronunciata anche dai giudici civili secondo le norme del codice civile.

Il procedimento si svolge davanti alla Corte d'Appello nel cui distretto si trova il

comune presso il quale il matrimonio è stato trascritto. La sentenza ecclesiastica

deve essere munita del <<decreto di esecutività>>del superiore organo

ecclesiastico di controlloSupremo Tribunale della Segnatura Apostolica.La

procedura non è a viabile d'ufficio: occorre la volontà dei coniuge o di almeno uno

dei due per far venir meno gli effetti civili del matrimonio.

La Corte d'Appello deve accertare, facendo riferimento ai principi fondamentali

dell'ordinamento italiano e tenendo conto della specificità dell'ordinamento

canonico:1)che il giudice ecclesiastico fosse competente a conoscere della causa

in quanto matrimonio celebrato in conformità con l’Art.8 dell’Accordo; 2) che nel

procedimento davanti al tribunale ecclesiastico sia stato assicurato le parti diritto

di agire resistere in giudizio in conformità con l’ord giuridico ita; 3) che ricorrono

le altre condizioni richieste dalla legislazione italiana per la dichiarazione di

efficacia delle sentenze straniere e che la sentenza ecclesiastica non contrasti con

l'ordine pubblico(ci si riferisce all’ordine pubblico internazionaleinsieme di

regole fondamentali poste non solo dalla Cost, ma anche da leggi ordinarie, che

contribuiscono a delineare la struttura dei diversi istituti.

sono pochi i casi in cui la deliberazione delle sentenze ecclesiastiche è stata

negata: disparitas cultus, ordine sacro e voto perpetuo di castità: casi assai rari

nella prassi.

Viene ritenuta compatibile con i principi di ordine pubblico la disciplina canonica

che non prevede termini di decadenza per l'azione di nullità, le differenze in tema

di capacità di intendere e di volere, specie con riguardo all'incapacità di esercitare

le responsabilità familiari, una diversa disciplina dell'impedimento derivante da

consanguineità e la tendenza di condurre nell'alveo della simulazione diversi casi

di simulazione parziale o totale riconosciuti dall'ordinamento canonico.

Problemi maggiori: quando uno solo degli sposi intende escludere uno dei in

buona matrimonii(bonum prolis, bonum fidei, bonum sacramenti) senza rendere

partecipe l'altra di questa sua intenzione. La cassazione ha affermato il principio

secondo cui contrasta con l'ordine pubblico la sentenza canonica che abbia

pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione di uno di questi tre donna

che si è rimasta nella sfera psichica dell'autore; la sentenza può essere dichiarata

esecutiva solo quando l'esclusione viene manifestato dal coniuge. Il principio

fondamentale che viene in ciò che è quello della tutela dell'affidamento e senza

colpa dell'altro. In caso di pronuncia di sentenza ecclesiastica di nullità del

matrimonio per esclusione di uno di questi tre donna, senza che questo sia stato

manifestato espressamente, la cassazione ha comunque ritenuto non violato i

principi e di affidamento quando il coniuge che non ha simulato il consenso,

invece di opporsi, aderisce alla domanda di annullamento proposta dall'altro o la

promuove egli stesso.

Diritto italianol'annullamento non può essere proposto dopo un anno dalla

celebrazione e cmq se i coniugi hanno convissuto dopo il matr.

Diritto canoniconon ci sono termini per chiedere l'annullamento del matrimonio

e non si dà rilevanza a verificarsi al protrarsi della convivenza coniugale.

Separazione e divorzio

Nel codice del 42 costituiva l'unico rimedio al fallimento dell'unione. I coniugi

potevano farvi ricorso solo se ricorrevano ipotesi tassative di colpa di uno dei due

(adulterio, volontario abbandono, eccessi, servizi, minacce, ingiurie gravi); essa

veniva descritta come uno stato temporaneo, orientata a favorire la riconciliazione

dei coniugi. Si tratta di un rimedio che non restituisce coniuge la propria libertà: il

vincolo viene solo allentato e permangono i diritti e doveri che nascono dal

matrimonio, anche attenuati e in parte modificati.

La caduta del principio di indissolubilità del matrimonio (L.898/70) e muta la

funzione della separazione: non più uno stato temporaneo in vista della

riconciliazione, ma il momento iniziale di un processo destinato sociale del

divorzio.

Il divorzio non si qualifica in termini di sanzione per le colpe commesse, ma

costituisce un rimedio per una situazione di crisi definitiva del rapporto. Anche la

separazione viene profondamente modificata dalla riforma del 75, che abolisce la

separazione per colpa e introduce la separazione per <<intollerabilità della

convivenza>>.

Separazione personale

Le colpe dei coniuge in sono poste in secondo piano innanzi al giudice, il quale in

non ha il compito di sanzionare le condotte di questi ultimi, bensì di porre

rimedio al fallimento del matrimonio, regolandone le conseguenze nell'interesse

degli stessi e dei figli.

La disdetta può essere pronunciato solo su espressa richiesta di uno dei due ha

coniuge quando ne ricorrano le circostanze; non influisce sul set della

separazione ma produce soltanto una modifica dei suoi effetti patrimoniali

successori.con la riforma cambiano gli effetti della separazione: si pensi alla

differenza esistente tra lo status coniugale in costanza di convivenza e quello in

costanza di separazione. L'introduzione della separazione per intollerabilità della

convivenza al posto della separazione per colpa ha avuto come conseguenza la

semplificazione delle vie di accesso al divorzio. La separazione è uno Stato legale

che non sorge sulla base del semplice consenso dei coniuge, ma solo in seguito

ad un provvedimento del giudice. La separazione può esser giudiziario

consensuale. Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o l'omologazione di

quella consensuale spetta esclusivamente ai coniuge; l'omologazione è condizione

di efficacia per la separazione consensuale; la semplice e separazione di fatto non

è idonea a stabilire un regime di vita separata. Il presidente del tribunale in sede

di udienza preliminare dei procedimenti di separazione, di divorzio, di

annullamento del matrimonio, adotta provvedimenti temporanei provvisori con cui

autorizza i coniugi a vivere separatamente e prende provvedimenti relativi ai figli.

Questo tipo di separazione produce alcuni effetti: viene meno la presunzione di

paternità del marito, inizia a decorrere il tempo necessario per il divorzio.non è

tuttavia equiparabile alla separazione legale: non si verifica lo scioglimento della

comunione, non è possibile proporre domanda di divorzio, in quanto questa

presuppone, oltre a decorso del termine triennale, anche il passaggio in giudicato

della sentenza di separazione.

La separazione consensuale

Trova la sua fonte nell'accordo dei coniugi e diventa efficace con l'omologazione

del tribunale. Omologazioneè il momento conclusivo di un procedimento di

giurisdizione volontaria che si snoda in due fasi: a questo punto vai a pagina 842

del Roppo e integra con foglietto aggiuntivo.

La separazione giudiziale per intollerabilità della convivenza

Su Roppo pag842 più pezzetto integrativo su foglietto mio.

La separazione con addebito

In tal caso la separazione è addebitabile ad uno dei due coniugi, in quanto

responsabile di aver violato quelli che sono i doveri derivanti dal vincolo

matrimoniale.

L'addebito costituisce una sanzione per la violazione dei doveri coniugali e può

essere attribuito ad entrambi i coniugi.

Il coniuge responsabile perde il diritto al mantenimento conserva solo il diritto

agli alimenti e perde i diritti successori che sono invece riconosciuti al coniuge

convivente e al coniuge separato senza addebito. Se il coniuge godeva di un

assegno alimentare gli viene riconosciuto, il diritto di un assegno a carico

dell'eredità. L'addebito non determina effetti nei rapporti con i figli.

L'addebito non può essere inteso come la curva, prevista nel codice del 1942.

La violazione dei doveri coniugali non è più sufficiente a giustificare l'addebito.

Può esserlo solo quando tale violazione abbia avuto un'efficacia determinante nel

provocare la rottura.

È l'intollerabilità della convivenza a costituire il fondamento unico ed esclusivo

della pronuncia giudiziale; l'addebito viene emesso dal giudice solo se richiesto e

se ne ricorrono le circostanze; quindi la dichiarazione di addebito non può esser

fatta d'ufficio dal giudice.

Quindi l'addebito è ammissibile solo in presenza di violazioni che sono state le

cause della crisi coniugale; deve sussistere un nesso tra il comportamento di

quella frattura irreversibile della vita comune; la pronuncia di addebito non può

esservi quando i comportamenti, per quanto colpevoli, siano stati tenuti quando si

era già verificata una frattura irreversibile.

In passato: nonostante la separazione, tra i coniugi continuava a vigere il dovere

di fedeltà, il quale, se violato, poteva giustificare il passaggio dalla separazione

consensuale alla separazione per colpa. Nel 1994 la Cass muta indirizzoil nuovo

art.156 c.c. regola infatti solo le conseguenze patrimoniali della separazione.

Si ha sentenza parziale di separazione quando viene pronunciata la separazione,

ma si rimanda l'accertamento dell'addebito ad uno dei coniugi in separato

giudizio. Questa sentenza consente alla parte che vi abbia interesse di chiedere il

divorzio, una volta trascorsi 3 anni dall'udienza presidenziale, evitando in tal

modo che l'aspro conflitto sulle colpe costituisca il pretesto per impedire che la

sentenza di separazione passi in giudicato e che maturi il presupposto

indispensabile per la domanda di divorzio.

La separazione di fatto

Alla separazione di diritto si contrappone la separazione di fattosemplice

cessazione della vita comune non formalizzata in un provvedimento giudiziale

definitivo, né tantomeno provvisorio.

l'ha scelto di vivere separatamente può avere origine in un accordo, non

sottoposto al controllo giudiziale, ma comunque intesa regolare i rapporti

patrimoniali tre coniuge quelli relativi ai figli; può inoltre derivare dal

comportamento di uno solo dei coniugi che dimostra l'intento di risolvere il

vincolo coniugale oppure può derivare da una serie di circostanze di fatto che

attestino il venir meno della comunione di vita. Una situazione di prima

interruzione della convivenza sia nel caso in cui coniuge si allontani dalla

residenza familiare. L'allontanamento senza giusta causa determina la

sospensione del diritto di assistenza morale e materiale del coniuge che sia

allontanato, a condizione che, richiamato dall'altro, egli rifiuti di ritornare alla

casa familiare.. Il codice si preoccupa di disciplinare le conseguenze

dell'abbandono per tutelare il coniuge che lo subisce.

La separazione di fatto non produce gli effetti propri della separazione legale, ma

non è comunque priva di rilevanza giuridica: lo stesso legislatore la prende in

considerazione ai fini del conteggio degli anni necessari per chiedere il divorzio

(se iniziata due anni prima del 18 dicembre 1970) e ai fini della successione nel

contratto di locazione(il coniuge separato di fatto succede al conduttore se tra i

due si sia così convenuto).

La riconciliazione

Gli effetti della separazione possono venire meno in seguito alla riconciliazione,

che può risultare da un accordo espresso, o da comportamenti non equivoci

incompatibili con lo stato di separazione; presuppone un'intesa tra i coniugi e

opera senza bisogno di intervento giudiziale; consiste nel ripristino della

convivenza come coniugi o in una dichiarazione espressa di cui si può chiedere

l'annotazione nei registri di stato civile al fine di renderla opponibile ai terzi.

Se dopo la riconciliazione si perviene ad una nuova separazione, questa dovrà

fondarsi su fatti successivi alla riconciliazione e non su fatti anteriori a destra. Se

la riconciliazione avviene durante il procedimento di separazione essa ha come

effetto l'abbandono della domanda.

da riconciliazione del termine ripristino dei diritti e dei doveri personali e

patrimoniali; viene meno l'obbligo di corrispondere l'assegno di separazione,

tornando in vita l'obbligo di contribuzione.

Se i coniugi in passato avevano scelto il regime della comunione legale, questa

torna a rivivere automaticamente, ex nunc.

Il divorzio

Introdotto con L.898/1970; determina il cadere del principio di indissolubilità del

matr, fino ad allora importantissimo, essenziale.

Basta pensare che nell'Assemblea costituente del 1948 il principio di

indissolubilità non entrò a far parte del testo costituzionale per un pugno di voti.

Le iniziative per introdurre il divorzio in Italia ripresero vigore nel secondo

dopoguerra e si giunse nel dicembre del 1970, all'approvazione della legge

Fortuna-Baslini(nomi dei proponenti).e quindi palese il cambiamento della

concezione della famiglial'interesse pubblico all'unità della famiglia non è più

così forte da prevalere su quello individuale alla libertà. Sostituite all'elencazione

tassativa delle colpe con la clausola generale dell'intollerabilità della convivenza,

la separazione di divorzio non hanno altro fondamento se non il venir meno di

quella profonda intesa materiale e spirituale in cui si sostanze all'unione

coniugale.

Il modello di divorzio offerto dalla legge è quella del divorzio-rimedio. Il divorzio

congiunto, a cui si giunge partendo dalla presentazione di domanda congiunta,

semplifica la procedura e ne riduce i tempi, ma non esonera il giudice dal

compiere la verifica dell'irreversibilità della rottura; deve sempre essere rispettata

la separazione ininterrotta per tre anni.

A divorzio si giunge per impossibilità di ripristinare la comunione spirituale e

materiale tre coniuge; impossibilità che deve manifestarsi attraverso una delle

circostanze indicate come causa di divorzio dall’Art.3 della stessa L.898/70.

(un tempo ci si chiedeva se il giudice oltre ad aver accertato una delle cause di

divorzio dovesse poi compiere un accertamento ulteriore circa l'effettivo venir

meno della comunione spirituale e materiale. In realtà poi si affermò che il venir

meno della comunione non costituiva un presupposto che si affiancava alle cause

specificamente individuate, ma il fondamento del divorzio stesso.)

il legislatore non usa mai il termine divorzio e distingue tra scioglimento del

matrimonio contratto a norma del codice civile e la cessazione degli effetti civili

del matrimonio celebrato con rito religioso regolarmente trascritto: la distinzione

non è casualeinfatti il divorzio è destinato ad incidere su un rapporto coniugale

ma non solo l'atto di matrimonio disciplinato, per il matrimonio concordatario, dal

diritto canonico: il legislatore non intende mettere in discussione il valore

sacramentale che il matrimonio ha per la Chiesa e la volontà di questa di far

permanere il vincolo nell'ordinamento canonico.

La L.898/70 è stata successivamente modificata dalla L.436/78 e la L.74/1987, le

quali hanno inteso valorizzare profili di autonomia e di libertà dei coniugi e nello

stesso tempo accentuare quelli di responsabilità nei confronti del coniuge debole

e dei figli.

Le cause di divorzio

a) la separazione personale dei coniugi (protratta per un triennio dall'udienza di

comparizione innanzi al presidente del tribunale nel giudizio di separazione

oppure anche in seguito ha separazione di fatto qualora questa fosse iniziata due

anni prima del 18 dic 1970entrata in vigore della legge). La separazione deve

essere ininterrotta. Nel caso di trasformazione della separazione contenziose

separazione consensuale il periodo decorre dalla prima udienza presidenziale, in

quanto in quella sede era già stato compiuto il primo riscontro della irreversibilità

della frattura. Se si tratta di separazione giudiziale occorre che la sentenza di

separazione sia passata in giudicato.

La legge prevede poi altre cause civili di divorzio immediato, nel senso che la

domanda può essere proposta quando esse si verificano e non, come in caso di

separazione, dopo l'attesa di un certo periodo di tempo.

b) il fatto che l'altro coniuge cittadino straniero abbia ottenuto all'estero

l'annullamento e lo scioglimento del matrimonio o abbia contratto all'estero nuovo

matrimonio: in questo secondo caso il coniuge cittadino italiano ha a disposizione

due rimedi distinti: la domanda di divorzio e il riconoscimento della sentenza

straniera di divorzio. (Prima di questa legge doveva accettare di rimanere

vincolato matrimonio privo di effetti per l'altro coniuge)

La L.218/95 ha semplificato ulteriormente il procedimento per far conseguire

efficacia interna alle sentenze straniere di divorziooggi le sentenze straniere

non necessitano delibazione da parte della Corte d’Appello e sono

immediatamente efficaci se non contrarie all'ordine pubblico o contrastanti con

altra sentenza passata in giudicato pronunciata dal giudice italiano e se non

pende un processo davanti a giudice italiano, per il medesimo oggetto e fra le

stesse parti, che abbia avuto inizio prima del processo straniero.

Le sentenze straniere che soddisfano questi requisiti possono essere direttamente

annotate o iscritte nei registri di stato civile dall'ufficiale di stato civile, nei casi in

cui questa sia la forma di pubblicità richiesta.

Solo in caso di contestazione l'ufficiale di stato civile deve trasmettere gli atti alla

Procura della Repubblica perché provveda di conseguenza.

Regolamento comunitario 1347 del 2000ha facilitato la circolazione delle

pronunce di separazione, divorzio, annullamento del matrimonio nell’UE, dando

vita ad uno <<spazio unico europeo>>.

È prevista un'ipotesi di “divorzio italiano” sulla base di “divorzio straniero” che,

nelle intenzioni originarie del legislatore del 1970, intendeva rimediare alla

disparità che veniva crearsi fra il coniuge italiano ha ancora legato all'altro dal

vincolo matrimoniale e al coniuge straniero che aveva invece ottenuto nel suo

paese lo scioglimento. La forma delle provvedimento riconosciuto può essere non

solo giurisdizionale ma anche un atto amministrativo e può anche essere stato

pronunciato in Italia, purché efficace nello stato di nazionalità del coniuge. La

moglie ripudiata che continui ad essere legata al marito nonostante questo si sia

risposato, è legittimato a chiedere il divorzio indipendentemente dal sistema

internazionalprivatistico di riconoscimento delle sentenze straniere.

c) inconsumazione del matrimoniomatr rato et non consummato; ha origine nel

diritto canonico.

Per inconsumazione il diritto canonico intende la congiunzione carnale e alla

procreazione e, effettivamente, è difficile svincolare il concetto di consumazione

dalla dimensione sessuale cui necessariamente si richiama. Prova di ciò può

essere data solo quando si ha la certezza che la donna non abbia mai avuto

rapporti carnali, oppure si possa escludere con sicurezza che i coniugi abbiano

avuto modo di incontrarsi (matrimonio per procura cui non sia mai seguito un

incontro). Per quanto riguarda l'applicazione di questa norma talvolta lo

scioglimento del matrimonio è stato negato sostenendo che la comunione di vita

avrebbe potuto essere ricostituita.

Chi si chiede se l’inconsumazione rilevi solo quando sia indipendente dalla

volontà di coniuge, o anche nei casi in cui sia voluta o accettata (si pensi al

matrimonio del carcerato, al matrimonio simulato per far ottenere all'altro la

cittadinanza).

Il divorzio per inconsumazione può concorrere con la domanda di annullamento

per simulazione, consentendo lo scioglimento del vincolo anche decorsi tempi per

proporre l'azione di nullità.

d) il mutamento di sessointrodotta come causa di divorzio nel 1987 e il

passaggio in giudicato della sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso; il

mutamento del sesso era già previsto come una causa di scioglimento del

matrimonio nel 1982, ma ciò che non era chiaro era se lo scioglimento operava

automaticamente o fosse necessario compiere un apposito procedimento

destinato a definire i rapporti tra gli ex coniugi e tra genitori e figli.

Per assicurare una migliore tutela degli interessi in gioco, la L.1987 ha scelto

quest’ultima soluzione ed ha introdotto un nuova causa del divorzio.Lo

scioglimento non è automatico e va pronunciato con sentenza.La domanda può

essere presentata da 1 dei 2 o da entrambi.

Tale domanda può essere introdotta anche nell’ambito del procedimento di

rettificazione, rendendo, contemporanei l’uno e l’altro effetto.

e)le cause penali di divorzioè possibile chiedere il divorzio quando viene

sentenza penale a carico dell'altro coniuge che rientri in uno di questi gruppi:

-sentenza di condanna passata in giudicato, all'ergastolo o alla reclusione

superiore ai 15 anni, per reati commessi anche anteriormente al matrimonio ma

condannati suggestivamente e purché non si tratti di reati colposi, politici o reati

commessi per motivi di particolare valore morale o sociale.;

-condanna a scontare una pena detentiva per particolari reati (contro la persona

del coniuge dei figli; contro l'assistenza famigliare; relative alla prostituzione; di

incesto);

-sentenza di assoluzione per infermità di mente, da taluni dei reati di cui sopra;

sentenza con cui si impedisca la possibilità di procedere all'estinzione del reato,

relativamente a uno dei reati di cui sopra;

-sentenza di proscioglimento o assoluzione dal reato di incesto, per mancanza di

pubblico scandalo;

in tutti questi casi il divorzio oltreché una sanzione per il reo, si traduce in una

forma di tutela dell'altro coniuge.

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto di Famiglia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto di Famiglia e Successioni, Ferrando . Gli argomenti analizzati sono: le condizioni per contrarre matrimonio e impedimenti, il divieto di contrarre o di celebrare il matrimonio, l'evoluzione dei rapporti personali della famiglia (dal codice dell'Ottocento alla legislazione fascista), i principi costituzionali, i principi della riforma del diritto di famiglia del 1975.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Cavaliere Biancamaria.

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