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ESTRATTO DOCUMENTO

Una delle novità contenute nell'art. 41 è rappresentata dalla previsione relativa all'azione

di responsabilità nei confronti dei componenti il comitato dei creditori ai sensi dell'articolo

2407, c.c. in tema di responsabilità dei sindaci.

Azione di responsabilità che viene parametrata al dovere di professionalità e diligenza.

Art. 36

Reclamo contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori

Il nuovo art. 36 ridisegna il sistema dei reclami avverso gli atti del curatore e del comitato

dei creditori o avverso i reclami dei decreti del giudice delegato che sui primi si sono

pronunciati.

La disposizione contempla espressamente l'ipotesi di comportamenti omissivi del curatore

e del comitato dei creditori, si possono verificare 2 situazioni

1. se è accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del curatore, il

giudice dovrà indicare al curatore quale condotta tenere e il curatore dovrà dare

esecuzione al provvedimento dell'autorità giudiziaria.

2. se è accolto il reclamo concernente un comportamento omissivo del comitato dei

creditori, il giudice delegato provvede in sostituzione di quest'ultimo (caso

eccezionale di ingerenza del giudice nella gestione rispetto al nuovo ruolo attribuito

dalla riforma al giudice delegato.)

Le scelte di natura economica spettano nel rinnovato impianto esclusivamente al comitato

dei creditori e nei soli casi espressamente previsti al curatore.

Il ricorso avverso il decreto del giudice delegato deve essere proposto innanzi al tribunale

entro 8 GIORNI DALLA DATA DELLA COMUNICAZIONE DEL DECRETO MEDESIMO.

Il tribunale decide entro 30 giorni, sentito il curatore ed il reclamante, omessa ogni

formalità non essenziale il contraddittorio, con decreto motivato non soggetto a gravame

(reclamo).

DALLA DATA DI PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA DI FALLIMENTO

Effetti per il fallito: il fallito perde l'amministrazione e la disponibilità dei beni esistenti nel

suo patrimonio o che sopravvengono nel corso del fallimento eccettuati:

i beni e i diritti di natura strettamente personale

 gli assegni a carattere alimentare, gli stipendi pensioni e salari nel limite del

 mantenimento della famiglia

i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo

 patrimoniale ed i frutti di essi

i beni non pignorabili per legge

INEFFICACIA RISPETTO AI CREDITORI:

gli atti ed i pagamenti compiuti dal fallito ed i pagamenti ricevuti dal fallito dopo la

 dichiarazione di fallimento art. 44

formalità necessarie per rendere opponibili gli atti ai terzi eseguite dopo la

 dichiarazione di fallimento art. 45

L'apertura del fallimento determina l'interruzione del processo: nelle controversie relative a

rapporti di diritto patrimoniale, anche in corso, al posto del fallito, sta in giudizio il curatore,

il fallito può intervenire solo per le questioni dalle quali può dipendere un'imputazione di

bancarotta art. 43.

L'imprenditore fallito è tenuto a consegnare al curatore la propria corrispondenza di ogni

genere, inclusa quella elettronica, riguardante i rapporti compresi nel fallimento.

Il fallito è tenuto a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del

proprio domicilio, deve presentarsi personalmente quando chiamato dal giudice delegato,

dal curatore e dal comitato dei creditori art. 49.

Il fallito incorre nelle speciali incapacità previste dalla legge.

Art. 42

Beni del fallito

La sentenza che dichiara il fallimento priva dalla sua data il fallito

1. dell'amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di

dichiarazione di fallimento

2. Sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il

fallimento dedotte le passività incontrate per l'acquisto e le conservazione dei beni

medesimi.

il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può rinunciare ad

3. acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura fallimentare qualora i

costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione risultino superiori al

presumibile valore di realizzo dei beni stessi.

LO SPOSSESSAMENTO

La dichiarazione di fallimento, nella prospettiva della liquidazione concorsuale, priva il

fallito dell'amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di

dichiarazione del fallimento trasferendoli alla curatela, tenuta alla gestione del

patrimonio ai fini di soddisfacimento dei creditori .

Detta privazione detto spossessamento, non si traduce in una perdita della proprietà in

capo al fallito, ma si risolve, nella destinazione della totalità dei beni a soddisfare i

creditori.

Gli effetti della sentenza dichiarativa , consistenti nella indisponibilità del patrimonio del

fallito, si producono erga omnes, indipendentemente dalla ignoranza che il terzo abbia

della dichiarazione stessa, ignoranza che la legge considera irrilevante, con conseguente

inapplicabilità della disciplina del pagamento al creditore apparente.

Beni oggetto dello spossessamento: nella liquidazione fallimentare oltre alle res in senso

stretto sono compresi anche ogni diritto, potere e facoltà del fallito, esempio:

diritto alla ditta ed al marchio

 beni dell'imputato soggetti a sequestro penale

Beni sopravenuti: ai creditori sono destinati anche i beni acquisiti dal fallito dopo la

dichiarazione di fallimento, aziende, utili impresa, i versamenti sul c/c del fallito,

accettazioni eredità, legati, crediti.

Possono essere pervenuti al fallito a titolo gratuito o oneroso o successionis mortis causa.

Dal valori dei beni sopravvenuti vanno dedotte le spese, (debiti di massa) per la loro

acquisizione e conservazione.

Può esserci prosecuzione di attività d'impresa con conseguente produzione, a beneficio

della massa, dei risultati di tale attività. Art. 43

Rapporti processuali

nelle controversie, anche in corso, relative a rapporti di diritto patrimoniale del

1. fallito compresi nel fallimento sta in giudizio il curatore.

il fallito può intervenire nel giudizio solo per le questioni dalle quali può dipendere

2. un'imputazione di bancarotta a suo carico o se l'intervento è previsto dalla legge.

3. l'apertura del fallimento determina l'interruzione di diritto del processo.

Prima della dichiarazione di fallimento gli atti compiuti dal fallito o posti in essere nei suoi

confronti non sono nulli, (e come tali privi di effetti ), ma solo in opponibili (non posso

essere presentati contro) alla massa dei creditori.

È invece pienamente efficace nei confronti del fallito tornato in bonis.

In sostanza, la perdita della capacità processuale del fallito a seguito della dichiarazione di

fallimento non è assoluta. Ma relativa alla massa dei creditori, alla quale e per essa al

curatore è concessa eccepirla (addurre al contrario, obiettare), pertanto se il curatore

rimane inerte ed il fallito agisce per proprio conto, la controparte non è legittimata a

proporre l'eccezione né il giudice può rilevare d'ufficio il difetto di capacità.

Capacità processuale del fallito: la dichiarazione di fallimento non priva in modo

ASSOLUTO il fallito della capacità processuale, ma lo pone in uno stato di incapacità

relativa che gli consente di agire sul piano sostanziale e processuale SENZA

AUTORIZZAZIONE o SOSTITUZIONE DEL CURATORE, per far valere diritti strettamente

personali o anche diritti patrimoniali dei quali si disinteressano gli organi del fallimento,

(es.diritto usufrutto sulla casa di abitazione).

Art. . 44

Atti compiuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento

1. tutti gli atti compiuti dal fallito ed i pagamenti da lui eseguiti DOPO LA

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO SONO INEFFICATI RISPETTO AI CREDITORI

2. sono ugualmente INEFFICACI I PAGAMENTI RICEVUTI DAL FALLITO DOPO LA

SENTENZA DICHIARATIVA DI FALLIMENTO

3. sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della

procedura per effetto degli atti di cui a primo e secondo comma.

Il terzo comma di nuova introduzione, fermo quanto previsto art. 42 secondo comma.

Sono acquisite al fallimento tutte le utilità che il fallito consegue nel corso della procedura.

È ammissibile lo svolgimento di un'attività d'impresa da parte del fallito, nel

presupposto che il fallimento NON PRIVA L'IMPRENDITORE DELLA FACOLTA' DI

INIZIARE UNA NUOVA IMPRESA.

Questo fa sorgere problemi tra di coordinamento tra art. 42 e 44, la prima norma

disciplina quegli elementi patrimoniali che sopraggiungono al fallito, dopo la

dichiarazione di fallimento, per un titolo successivo e che sono ACQUISIBILI ALLA

PROCEDURA, al netto delle spese e dei costi sostenuti.

L'art. 44 invece ha finalità di conservazione dell'attivo fallimentare e di tutela della par

condicio creditorum, riguardando solo quei beni che si trovano nel patrimonio del fallito,

PRIMA DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, o vi giungono per effetto della

gestione del patrimonio fallimentare.

Qualora il fallito DOPO LA DATA DI APERTURA DELLA PROCEDURA

CONCORSUALE INTRAPENDA UNA NUOVA ATTIVITA', LA CURATELA può

APPROPRIARSI SOLO DEGLI UTILI DELL'ATTIVITA' imprenditoriale svolta dal fallito.

Art. 45

Formalità eseguite dopo la dichiarazione di fallimento

Le formalità necessarie per rendere gli atti opponibili ai terzi, se compiute dopo la data di

dichiarazione del fallimento, sono senza effetto rispetto ai creditori.

Sono in opponibili al creditore pignoratizio che abbia trascritto il pignoramento prima della

sentenza dichiarativa di fallimento le sentenze favorevoli alla massa.

La sentenza dichiarativa di fallimento anche se NON TRASCRITTA, RENDE

INOPPONIBILE OGNI ATTO TRASCRITTO SUCCESSIVAMENTE ALLA SUA DATA.

IL TERZO CHE RIVENDICHI LA PROPRIETA' O ALTRO DIRITTO REALE SUI

 BENI COMPRESI NELL'ATTIVO FALLIMENTARE DEVE DIMOSTRARE, CON

ATTO DI DATA CERTA ANTERIORE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO DI

aver acquistato in passato la proprietà del bene e altresì che il bene stesso non era

di proprietà del debitore per essere stato a lui affidato per un titolo diverso dalla

proprietà o altro diritto reale.

Ove deduca inopponibilità alla massa, ai sensi art. 45 L.F. dell'atto di vendita

 stipulato dal fallito, il curatore agisce nella veste di terzo, in sostituzione dei creditori

al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito, egli è legittimato a

proporre opposizione ordinaria di terzo, avverso il lodo arbitrale pronunciato nella

controversia tra l'acquirente ed il fallito nascente dal contratto medesimo, potendo

accampare un proprio diritto autonomo.

La compravendita di un bene immobile che quantunque anteriore

 all'assoggettamento del venditore a fallimento risulti trascritta solo successivamente

non è opponibile, giusta disposto art 2914 c.c. alla massa concorsuale, nei cui

confronti resta INEFFICACE anche il contratto con il quale il compratore abbia

concesso il bene in locazione.

Art. 2914 alienazione anteriori il pignoramento

 Non hanno effetto in pregiudizio al creditore pignorante e dei creditori

sebbene anteriori al pignoramento le alienazioni di beni immobili o di beni mobili

iscritti in pubblici registri che siano state iscritte successivamente al pignoramento.

Art. 46

Beni esclusi dal fallimento

Non sono compresi nel fallimento:

i beni ed i diritti di natura strettamente personale

 gli assegni aventi carattere alimentare, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il fallito

 guadagna con la sua attività entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo

e della sua famiglia

i frutti derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli

 le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge fra cui le cose

 sacre, l'anello nuziale, la biancheria, gli utensili di casa, i letti necessari per la

famiglia. Art. 47

Alimenti al fallito e alla famiglia

se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza , il giudice delegato, sentiti il

 curatore ed il comitato dei creditori può concedergli un sussidio a titolo di alimenti

per lui e per la famiglia.

la casa di proprietà del fallito, nei limiti in cui è necessaria all'abitazione di lui e della

 sua famiglia, non può essere distratta da tale uso fino alla liquidazione delle attività.

Art. 48

Corrispondenza diretta al fallito

L'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i

liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a consegnare al

curatore la propria corrispondenza di ogni genere, inclusa quella elettronica, riguardante i

rapporti compresi nel fallimento. Art. 49

Obblighi del fallito

l'imprenditore del quale sia stato dichiarato il fallimento, nonché gli amministratori o i

liquidatori di società o enti soggetti alla procedura di fallimento sono tenuti a comunicare al

curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.

Se occorrono informazioni o chiarimenti ai fini della gestione della procedura, i soggetti di

cui al prima comma devono presentarsi personalmente al giudice delegato, al curatore o al

comitato dei creditori.

In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il giudice può autorizzare

l'imprenditore od il legale rappresentante della società o enti soggetti alla procedura

fallimentare a comparire per mezzo del mandatario.

Art. 50

Abrogato

Scompare la tenuta del registro dei falliti presso la cancelleria del tribunale e l'eliminazione

delle sanzioni personali del fallimento ed in coordinamento con le novità apportate in sede

di riabilitazione e di esdebitazione.

Viene meno anche la previsione del regime di incapacità legate all'iscrizione del

nome del fallito nel registro e con essa:

la perdita elettorato attivo e passivo fino alla chiusura del fallimento, ma non oltre i

 cinque anni dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento

la perdita della capacità di esercitare alcune professioni con relativa cancellazione

 dall'albo

la perdita della capacità di assumere incarichi tutelari, l'amministrazione e controllo

 della società di capitali, l'esercizio dell'attività di revisore.

Art. 151

Ulteriori norme abrogate

Sono soppresse: la prevista incapacità del fallito, per cinque anni dopo il fallimento di

esercitare il diritto di voto (elettorato attivo)

LIMITAZIONI PERSONALI DEL FALLITO

LE DISPOSIZIONI IMMDIATAMENTE IN VIGORE art. 152 D.L. N. 6/2005

La norma Prima della riforma Dopo la riforma

Obbligo di La corrispondenza diretta al A decorrere dal 16 gennaio 2006, l’

Corrispondenza Fallito deve essere consegnata al imprenditore del quale sia stato

Articolo 48 curatore, al quale ha diritto di dichiarato il

Del regio decreto trattenere quella riguardante fallimento, nonché gli

16 Marzo 1942, n interessi patrimoniali. Il fallito ha amministratori o i liquidatori di

267 diritto di prendere visione della società o enti soggetti alla

corrispondenza. Il curatore deve procedura di fallimento sono tenuti

conservare il segreto sul a consegnare al curatore la propria

contenuto di questo estraneo gli corrispondenza di ogni genere,

interessi patrimoniale. inclusa quella elettronica,

riguardante i rapporti compresi nel

fallimento

Obbligo di Il fallito non può allontanarsi dalla L’imprenditore del quale sia stato

resistenza sua residenza senza permesso dichiarato il fallimento, nonché gli

Articolo 49 del giudice delegato, e deve amministratori o i liquidatori di

Del regio decreto presentarsi personalmente a società o enti soggetti alla

16 Marzo 1942, n questo, al curatore o al Comitato procedura di fallimento sono tenuti

267 dei creditori ogni qualvolta è a comunicare al curatore ogni

chiamato, salvo che, per legittimo cambiamento della propria

impedimento, il giudice lo residenza o del proprio domicilio.

autorizzi a comparire per mezzo Se occorrono informazioni o

di mandatario. chiarimenti ai fini della gestione

Il giudice può far accompagnare il della procedura, i soggetti del cui al

fallito dalla forza pubblica, se primo comma devono presentarsi

questi non ottempera all’ordine di personalmente al giudice delegato,

presentarsi. al curatore o al comitato dei

creditori.

In caso di legittimo impedimento o

di altro giustificato motivo, il giudice

può autorizzare l’imprenditore o il

legale rappresentante della società

o enti soggetti alla procedura di

fallimento a comparire per mezzo

di mandatario

Pubblico registro dei Nella cancelleria del tribunale era Abrogato a decorrere dal 16

falliti art. 50 tenuto un pubblico registro nel gennaio 2006

quale sono iscritti i nomi di coloro

che sono dichiarati falliti dallo

stesso tribunale, nonché quelli

dichiarati altrove, se il luogo di

nascita del fallito si trova sotto la

giurisdizione del tribunale

Elettorato attivo Non solo elettori coloro che sono Abrogato a decorrrere dal 16

dichiarati falliti finchè dura lo stato gennaio 2006

di fallimento, ma non oltre 5 a nni

dalla data della sentenza

dichiarativa di fallimento

Consulenze per L'autorizzazione per le attività di Abrogato a decorrere dal 16

circolazioni mezzi di consulenza per la circolazione dei gennaio 2006 limitatamente alle

trasporto mezzi di trasporto può essere parole "o dichiarato fallito, ovvero

concessa al titolare d'impresa non sia in corso, nei suoi confronti,

che, tra l'altro, non sia stato un procedimento per dichiarazione

interdetto o inabilitato o dichiarato di fallimento" .

fallito, ovvero non sia in corso, nei

suoi confronti, un procedimento

per dichiarazione di fallimento

EFFETTI DEL FALLIMENTO SUI CREDITORI

Il sistema concorsuale proprio della procedura fallimentare è informato su 2 principi:

quello della universalità oggettiva , derivante dall'art. 42 L.F, ossia privazione

 integrale del debitore dalla disponibilità del suo patrimonio

quello della universalità soggettiva derivante art. 51 e 52, soggezione dei suoi

 creditori alle norme specifiche sulla formazione dello stato passivo e l'esclusione

della possibilità di azioni autonome sui beni del fallito o della possibilità di

proseguire o iniziare azioni volte alla conservazione del patrimonio del fallito.

Art. 51

Divieto di azioni esecutive e cautelari individuali

Salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna

azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento,

può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento.

Art. 51 con una nuova formulazione che, contiene, ora un espresso riferimento ai crediti in

prededuzione ed a quelli maturati durante il fallimento in relazione al divieto di azioni

esecutive individuali o cautelari nel corso della procedura fallimentare.

La ratio della norma: la disposizione persegue l'evidente finalità di garantire la PAR

CONDICIO CREDITORUM nel soddisfacimento delle loro pretese sul patrimonio del

debitore.

Si tratta di una norma funzionale alla tutela dell'interesse della collettività dei creditori ad

escludere che un bene compreso nel fallimento sia sottratto alla disciplina concorsuale

Procedure esecutive in corso: ai fini del divieto di azioni esecutive individuali di cui

all'art. 51 la procedura esecutiva deve ritenersi in corso fino a che non sia avvenuta la

distribuzione

Soggetto legittimato all'opposizione: unico soggetto legittimato a far valere l'inefficacia

delle esecuzioni individuali è il curatore.

Il divieto di esecuzioni individuali sancito dall'art. 51 è stato al riguardo osservato, no

inerisce (aderisce) alla oggettiva validità dell'atto di pignoramento in sé, riflettendo per

converso (opposto), l'opponbilità di esso al fallimento. Il pignoramento (come per il

contratto è inefficace)

Ambito oggettivo di applicazione e deroghe: quanto all'ambito oggettivo di applicazione,

rientrano nel divieto di cui all'art. 51, le azione esecutive aventi ad oggetto il patrimonio

spossessato ,. Le azioni esecutive sono improcedibili dopo la dichiarazione di fallimento

(es. azione esecutiva vendere un bene).

La regola del divieto delle azione esecutive individuali, sopravvenuto il fallimento ha

eccezioni:

1. il trattamento esecutivo privilegiato che la legge accorda a certi creditori e l'ipotesi

art. 107 L.F., dove di stabilise che "se alla data di dichiarazione di fallimento sono

pendenti procedure esecutive, il curatore può subentrarvi , in tal caso di applicano

le disposizioni del cod. proc. Civile, altrimenti su istanza del curatore il giudice

dell'esecuzione dichiara l'improcedibilità dell'esecuzione, salvi i casi di deroga di cui

art. 51

si consente all'istituto di credito fondiario di INIZIARE O PROSEGUIRE L'AZIONE

2. ESECUTIVA NEI CONFRONTI DEL DEBITORE DICHIARATO FALLITO.

La disposizione ha natura eccezionale allo scopo di tutelare il sistema di formazione

e funzionamento del credito fondiario, attribuisce un privilegio meramente

processuale che si sostanzia nella possibilità di iniziare o proseguire la procedura

esecutiva individuale, ma anche di conseguire l'assegnazione della somma ricavata

dalla vendita forzata di beni del debitore nei limiti del proprio credito, senza che

l'assegnazione ed il conseguente pagamento si debbano ritenere indebiti

(immeritato, ingiusto) e senza che l'istituto abbia l'obbligo di rimettere la somma

ricevuta al curatore...

I crediti garantiti da pegno o assistiti da privilegio a norma degli art. 2756 2761 del

3. cod. civ. possono essere realizzati anche durante il fallimento, dopo che sono stati

ammessi al passivo con prelazione.

Sequestri: le sezioni unite della cassazione penale hanno ritenuto legittimo il sequestro

preventivo, di beni provento di attività illecita e appartenenti ad un'impresa dichiarata

fallita, nei cui confronti sia instaurata la procedura concorsuale, a condizione che il giudice,

nell'esercizio del suo potere discrezionale, dia emotivamente conto della prevalenza delle

ragioni della confisca rispetto a quelle attinenti alla tutela dei legittimi interessi dei creditori

nella procedura fallimentare.

In ordine alle altre tipologie di sequestro i giudici di legittimità hanno sottolineato:

1. SEQUESTRO PROBATORIO (che costituisce elemento di prova), può

legittimamente essere disposto su beni già appresi al fallimento e se anteriore alla

dichiarazione di fallimento, conserva la propria efficacia anche in seguito all'

apertura della procedura concorsuale per perseguire il superiore interesse della

ricerca della verità nel procedimento penale.

2. il sequestro conservativo previsto rientra nel caso di fallimento dell'obbligato,

nell'area di operatività del divieto di cui all'art. 51 secondo cui dal giorno della

dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata

o proseguita sui beni compresi nel fallimento.

3. il sequestro preventivo c.d. impeditivi, di beni appartenenti ad un'impresa dichiarata

fallita è legittimo, a condizione che il giudice, nel discrezionale giudizio sulla

pericolosità della cosa, operi una valutazione del motivo di cautela e delle ragioni

attinenti alla tutela dei legittimi interessi dei creditori,

4. sequestro preventivo avente oggetto un bene confiscato in via obbligatoria DEVE

RITENERSI ASSOLUTAMENTE INSENSIBILE ALLA PROCEDURA

FALLIMENTARE, prevalendo l'esigenza di inibire l'utilizzazione di un bene

oggettivamente pericoloso.

Fallimento di società esecutata: (esecutare = colpire nelle forme di legge dando

esecuzione processuale forzata ad un atto avente forza autoritaria)

Anche in caso di dichiarazione di fallimento della società esecutata il socio che agisca

anche in qualità di creditore della società esecutata, non è abilitato ad agire in via

surrogatoria per la tutela del patrimonio della medesima., in quanto l'inammissibilità delle

azioni esecutive individuali o della loro prosecuzione sui beni del debitore discendente

dagli art. 51 e 52, si traduce nell'inammissibilità anche delle azioni ad esse strumentali,

quali le azioni cautelari, la cui esperibilità, in applicazione dei principi generali cui il sistema

concorsuale proprio della procedura fallimentare è informato dell'universalità oggettiva

(secondo cui dalla data del provvedimento di fallimento il debitore è privato della

disponibilità di tutto il suo patrimonio, inventariato e preso in consegna dal curatore) e

soggettiva (in base al quale il creditore, per soddisfarsi sul patrimonio del debitore deve

sottostare alla disciplina sulla formazione dello stato passivo, essendo i beni del debitore

destinati alla soddisfazione delle ragioni creditorie concorrenti).

Azione surrogatoria:

(da diritto privato)

nei rapporti fra più creditori di un medesimo debitore la regola generale è quella della

parità di trattamento (cosiddetta par condico), i crediti hanno uguale diritto di essere

soddisfatti sui beni del debitore e se più creditore promuovono la vendita forzata dei beni

del comune debitore, ciascuna si soddisferà sul ricavato della vendita in proporzione con

l'ammontare dei rispetti crediti.

Questa è solo una regola generale, ad esso fanno eccezione le cause di prelazione, le

quali consistono nel diritto di preferenza che è riconosciuto dalla legge a determinati

crediti. Sono cause di prelazione il pegno, ipoteca, i privilegi.

Il pegno e l'ipoteca sono diritti reali di garanzia, aventi ad oggetto un dato bene,

attribuiscono al creditore il diritto di soddisfarsi sul ricavato della vendita forzata del bene

con preferenza rispetto agli altri creditori.

I privilegi sono invece, diritti di preferenza accordati dalla legge a determinati crediti in

considerazione della causa del credito, ossia della specifica natura del rapporto dal quale

derivano.

È una valutazione riservata solo alla legge. Il privilegio può essere generale o speciale, il

prima spetta su tutti i beni mobili del debitore, il secondo solo su determinati beni, mobili o

immobili art. 276.

I creditore non muniti di cause di prelazione sono detti creditori chirografari, i creditori

muniti di pegno, ipoteca o privilegio sono solitamente detti, creditori privilegiati.

Il privilegio generale, che spetta su tutti i beni mobili del debitore, è riconosciuto in

considerazione dell'esigenza di assicurare il soddisfacimento prioritario di categorie

professionali che dalla realizzazione del credito traggono i mezzi di sostentamento ( crediti

per retribuzione dei lavoratori oppure in considerazione dell'esigenza di prelievo fiscale

dello stato

Il privilegio speciale si basa invece su una specifica connessione fra il credito e la cosa.

Mobile o immobile, così i crediti dell'albergatore hanno privilegio sulle cose portante in

albergo dai clienti.

Il privilegio speciale ha diritto di seguito, segue la cosa anche se questa sia stata

acquistata a terzi.

Immobili:

1. privilegio per crediti dell'industria

2. privilegio dello stato per imposte dirette

3. privilegio dello stato per imposte indirette

4. privilegio enti locali

il creditore fra il momento costitutivo del rapporto obbligatorio ed il tempo

dell'adempimento può valersi di specifici mezzi di conservazione della sua garanzia

patrimoniale:

azione revocatoria

 si prescrive in 5 anni dalla data dell'atto, l'intero patrimonio del debitore forma la

garanzia patrimoniale dei suoi creditori, a costoro il codice civile offre, con l'azione

revocatoria, uno strumento di reintegrazione di questa garanzia, se il debitore

compie atti di disposizione del suo patrimonio, a titolo gratuito o oneroso, che

rechino pregiudizio alle ragioni del creditore, questi può chiedere al giudice che

l'atto di disposizione a lui pregiudizievole sia dichiarato inefficace nei suoi confronti

art. 2901 o sia revocato.

La conseguenza è che, ottenuta la dichiarazione di inefficacia dell'atto (che è

inefficacia relativa, operante solo a favore di chi ha agito per ottenerla), il creditore

potrà soddisfarsi sul bene che ne ha formato oggetto, come se esso non fosse mai

uscito dal patrimonio del suo debitore art. 2902.

Fra gli atti di disposizione suscettibili di revoca è compreso il pagamento di debiti

non scaduti, non invece, quello di debiti glia scaduti art. 2901 comma 3°.

L'azione revocatoria è di difficile esperimento, il creditore che la esercita deve

provare:

il fatto oggettivo del pregiudizio che l'atto di disposizione del debitore ha

o arrecato alle sue ragioni (cosiddetto eventus damni) ossia l'impossibilità per

lui di soddisfarsi sul restante patrimonio del debitore,

il fatto oggettivo della conoscenza di questo pregiudizio da parte del debitore

o e, se l'atto di disposizione è a titolo oneroso, anche da parte del terzo

acquirente, ossia deve provare che questi sapeva che, acquistando dal suo

dante casa, pregiudicava la garanzia patrimoniale dei creditori di queston

(sapeva che il suo dante causa aveva debiti e sapeva della sua insufficienza

del restante patrimonio del dante causa a soddisfarli).

Se il debitore è un imprenditore commerciale insolvente dichiarato fallito,

l'azione revocatoria fallimentare.

Azione surrogatoria (sostituirsi al debitore)

 Puo' accadere che il debitore trascuri di esercitare i propri di diritti (ad esempio di

esigere i propri crediti, di rivendicare la proprietà di cose proprie), ledendo così la

garanzia patrimoniale dei propri crediti.

Ciascun creditore può allora soddisfare o conservare integrale sue ragioni,

esercitare i diritti e le azioni che al debitore spettano verso i terzi, esclusi solo di

diritti e le azioni di carattere personale, come ad es., rapporti di famiglia.

Rispetto all' azione revocatoria questa differenza: il creditore che agisce in

revocatoria agisce sono a proprio vantaggio, gli atti del debitore dichiarati inefficaci

solo nei confronti del creditore che ha agito.

Chi agisce in surrogatoria invece reintegra nel patrimonio del debitore a vantaggio

di tutti i creditori; una volta che, per effetto dell'azione surrogatoria esercitata da un

creditore, il bene è entrato nel patrimonio del debitore, ciascun altro creditore può

concorrere su di esso. Art. 52

Concorso dei creditori

Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito.

Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato ai sensi art, 111, nonché

ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare deve essere accertato secondo le

norme stabilite dal capo V, salvo diverse disposizioni della legge.

In base alla nuova previsione il principio di esclusività del procedimento di accertamento

del passivo coinvolge espressamente anche i diritti reali e personali immobiliari ed i crediti

da soddisfare in prededuzione, salve le deroghe di cui all'art. 111 (coordinamento con lo

stato passivo e con la ripartizione dell'attivo).

Anteriorità del credito: il concorso dei creditori che con il fallimento si apre sul patrimonio

del fallito non comprende i crediti sorti dopo l'apertura della procedura, anche se riferiti a

precedenti comportamenti del fallito, per valutare la natura concorsuale o meno di un

credito occorre tenere conto del momento in cui è sorta l'obbligazione.

Il credito deve considerarsi sorto prima della dichiarazione di fallimento ossia il credito da

contratto, fatto illecito o altro fatto idoneo a produrre obbligazione.

Art. 53

Creditori muniti di pegno o privilegio su mobili

I crediti garantiti da pegno o assistiti da privilegio a norma degli art. 2756 2761 del cod. civ.

possono essere realizzati anche durante il fallimento, dopo che sono stati ammessi al

passivo con prelazione.

Il giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, se è stato nominato può anche

autorizzare il curatore a riprendere le cose sottoposte a pegno o a privilegio, pagando il

creditore, o ad eseguire la vendita nei modi stabiliti da comma precedente.

Art. 2756 crediti per prestazioni e spese di conservazione e miglioramento.

I crediti per le prestazioni e le spese relative alla conservazione di beni mobili hanno

privilegio sui beni stessi, purchè questi si trovino ancora presso chi ha fatto le prestazioni e

le spese.

Il privilegio ha effetto anche in pregiudizio dei terzi che hanno diritti sulla cosa. Il creditore

può ritenere la cosa finchè non è soddisfatto del suo credito e può anche venderla

secondo le norme stabilite per la vendita del pegno.

Art. 2761 crediti del vettore, del mandatario, del depositario e del sequestratatio.

I crediti dipendenti dal contratto di trasporto e quelli per le spese d'imposta anticipate dal

vettore hanno privilegio sulle cose trasportate finchè queste rimangono presso di lui.

I crediti derivanti dall'esecuzione del mandato hanno privilegio sulle cose del mandante

che il mandatario detiene per l'esecuzione del mandato.

I crediti derivanti dal deposito o dal sequestro a favore del depositario e del sequestratario

hanno privilegio sulle cose che detengono per effetto del deposito o del sequestro.

In deroga al divieto generale, posto dall'articolo 51, art 53 consente ad alcuni creditori

l'esercizio di azioni esecutive indipendenti sul patrimonio fallimentare.

I crediti pignoratizi o assistiti dal privilegio con diritto di ritenzione di cui art. 2756 e 2761

(rispettivamente crediti per spese di conservazione e miglioramento dei beni mobili e

crediti del vettore, del mandatario , del depositario e del sequestratario) possono essere

realizzati anche durante il fallimento a condizione , che siano stati ammessi al passivo

fallimentare con prelazione.

Qualora il creditore del fallito, che sia garantito da un pegno di credito, realizzi questo

prima d ell'ammissione al passivo, in violazione art. 53, il creditore medesimo è tenuto a

consegnare al curatore la somma riscossa, ma non perde il diritto di prelazione

Nel rispetto della par condicio creditorum, il secondo comma art. 53 prevede che per

procedere alla vendita dei beni il creditore, oltre ad essere ammesso con prelazione al

passivo fallimentare, deve anche essere autorizzato dal giudice delegato, il quale sentiti il

curatore ed il comitato dei creditori, stabilisce con decreto il tempo della vendita,

disponendo se questa debba essere fatta ad offerte private o all'incanto (gara tra più

concorrenti, vendita al miglior offerente)

Il giudice delegato sentito il comitato dei creditori, può anche autorizzare il curatore a

riprendere le cose sottoposte a pegno o a privilegio, pagando i l creditore o ad eseguire la

vendita. Art. 54

Diritto dei creditori privilegiati nella ripartizione dell'attivo

1. i creditori garantiti da ipoteca, pegno o privilegio fanno valere il loro diritto di

prelazione sul prezzo dei beni vincolati per il capitale, gli interessi e le spese, se

non sono soddisfatti integralmente, concorrono per quanto è ancora loro dovuto,

con i creditori chirografari nelle ripartizioni del resto dell'attivo.

2. gli stessi creditori hanno diritto di concorrere anche nelle ripartizioni che si

eseguono prima della distribuzione del prezzo dei beni vincolatI a garanzia.

In tal caso, se ottengono un'utile collocazione definitiva su questo prezzo per la

totalità del loro credito, computati in primo luogo gli interessi, l'importo ricevuto nelle

ripartizioni anteriori viene detratto dalla somma loro assegnata per essere attribuito

ai creditori chirografari.

Se la collocazione utile ha luogo per una parte del credito garantito, per il capitale

non soddisfatto essi hanno diritto di trattenere solo la percentuale definitiva

assegnata ai creditori chirografari.

Crediti ipotecari: i crediti per la restituzione di un mutuo ipotecario in privilegio per

capitale ed interessi al tasso convenzionale maturati nella annata contrattuale in corso alla

data del fallimento e nelle due annate precedenti , oltre agli interessi al tasso legale in

privilegio fino alla vendita.Gli interessi moratori invece hanno collocazione in chirografaro.

L'estensione del diritto di prelazione agli interessi è regolata dagli articoli:

2749 ( interessi dovuti per l'anno in corso alla data del pignoramento e per quelli dell'anno

precedente. Gli interessi successivamente maturati hanno privilegio nei limiti della misura

legale fino alla data delle vendita.

2788 (la prelazione ha luogo anche per gli interessi dell'anno in corso alla data del

pignoramento o in mancanza di questo alla data della notificazione del precetto. La

prelazione ha luogo inoltre per gli interessi successivamente maturati, nei limiti della

misura legale, fino alla data della vendita).

2855 intendendosi equiparata la dichiarazione di fallimento all'atto di pignoramento.

Per i crediti assistiti da privilegio generale, il decorso degli interessi cessa alla data del

deposito del progetto di riparto nel quale il credito è soddisfatto anche se parzialmente.

Art. 2855: Il giudice delegato, senza la produzione della nota di iscrizione ipotecaria, non

può ammettere al passivo con prelazione, neppure nella misura legale gli interessi relativi

al credito portato da cambiale ipotecaria. Gli interessi sul credito garantito da ipoteca,

benché siano oggetto del trattamento preferenziale di cui art. 2855, che prevede

l'estensione agli accessori del grado ipotecario, non si sottraggono alla necessità di una

specifica domanda di ammissione al passivo.

Art. 55

Effetti del fallimento sui debiti pecuniari

1. la dichiarazione di fallimento sospende il corso degli interessi convenzionali o legali,

agli effetti del concorso, fino alla chiusura del fallimento, a meno che i crediti non

siano garantiti da ipoteca, da pegno o privilegio, salvo quanto disposto dal terzo

comma art. 54

2. i debiti pecuniari del fallito si considerano scaduti, agli effetti del concorso, alla data

di dichiarazione del fallimento.

3. i crediti condizionali partecipano al concorso art. 96, 113 e 113 bis. Sono compresi

tra i crediti condizionali quelli che non possono farsi valere contro il fallito, se non

previa escussione di un obbligato principale.

Crediti condizionali: art. 1353 coc. Civ.

La condizione è un elemento del contratto, un elemento incerto;

condizione certa è un termine, condizione incerta

Le cause di inefficacia del contratto che agiscono nel tempo: inefficacia iniziale che ritarda

l'efficacia del contratto o se incerta, una successiva efficacia (condizione sospensiva) e

cause di inefficacia sopraggiunta, che tolgono effetti ad un contratto inizialmente efficace

(termine finale e condizione risolutiva)

Efficacia iniziale del contratto può essere subordinata dalle parti, con clausola apposita, al

raggiungimento del termine (termine iniziale), es. le parti possono precisare che il contratto

avrà effetto dal 2 gennaio.

Il termine finale è invece quello che limita nel tempo l'efficacia del contratto.

LA CONDIZIONE E' UN AVVENIMENTO FUTURO ED INCERTO AL VERIFICARSI DEL

QUALE E' SUBORDINATA L'INIZIALE EFFICACIA DEL CONTRATTO, O DI UNA SUA

CLAUSOLA (CONDIZIONE SOSPENSIVA) OPPURE LA CESSAZIONE DEGLI EFFETTI

DEL CONTRATTO O DI UNA SUA CLAUSOLA (CONDIZIONE RISOLUTIVA).

Art . 55

Stabilizzazione dei crediti

Impone la sospensione del decorso degli interessi sui crediti chirografari, i quali

confluiscono nel passivo allo stato in cui si trovano al momento della pronuncia del

fallimento.

Eccezione alla regola è posta per i crediti assistiti da ipoteca, pegno privilegio, i quali

continuano ad essere produttivi di interessi ridotti al tasso legale e collocati in posizione di

prelazione.

L'interesse è un accessorio al bene.

Nel meccanismo applicativo della sospensione degli interessi, opera esclusivamente verso

i creditori chirografari, nei confronti del fallito invece i crediti continuano (per la parte non

riscossa) anche dopo la dichiarazione di fallimento e rimangono fruttiferi.

Il principio contenuto nell'art. 55 L.F. rientra nella categoria degli strumenti posti a

salvaguardia della par condicio creditorum, come si vieta ogni atto che possa incidere

sulla entità del patrimonio, così si impedisce, fino alla chiusura del procedimento, la

produttività economica dei crediti ai soli fini del concorso, con la rilevante conseguenza

che gli interessi maturati fino alla revoca o alla chiusura del procedimento possono essere

pretesi dai creditori. Art. 56

Compensazione in sede di fallimento

Riconosce il diritto dei creditori a compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi

vantano verso lo stesso, ancorche' non scaduti prima della dichiarazione di fallimento.

Per i crediti non ancora scaduti la compensazione non ha tuttavia luogo se il creditore ha

acquistato il credito per atto tra i vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell'anno

anteriore.

L'art. 56 prevede quale unica condizione alla compensabilità dei debiti verso il fallito-

creditore, l'anteriorità rispetto al fallimento del fatto genetico della situazione giuridica delle

obbligazione contrapposte. Art. 57

Crediti infruttiferi

I crediti infruttiferi non ancora scaduti alla data della dichiarazione di fallimento sono

ammessi al passivo per l'intera somma. Tuttavia ad ogni singola ripartizione saranno

detratti gli interessi composti, in ragione del 5% all'anno, per il tempo che resta a

decorrere dalla data del mandato di pagamento sino al giorno della scadenza del credito.

Crediti prededuzione: costi che spettano a terzi che hanno ricevuto l'incarico dal tribunale

Curatore

 Avvocati

 Spese dei canoni di affitto dei locali

 CREDITORI DI PIU' OBBLIGATI (ART. 61 E 62 L.F.)

INSINUAZIONE AL Il creditore di più obbligati in solido concorre nel

PASSIVO fallimento di quelli che tra essi sono falliti, per

l'intero credito in capitale e accessori, sino al

totale pagamento.

DIRITTO DI Il regresso tra i coobbligati falliti può essere

REGRESSO esercitato solo dopo che il creditore sia stato

soddisfatto per l'intero credito.

PARZIALE Il creditore che, prima della dichiarazione di

SODDISFACIMENTO fallimento, ha ricevuto da un coobbligato in

solido col fallito o da un fideiussore una parte

del proprio credito, ha diritto di concorrere nel

fallimento per la parte non riscossa.

COOBBLIGATO O FIDEIUSSORE DEL FALLITO CON DIRITTO DI

GARANZIA ART. 63

Insinuazione nel Il coobbligato o fideiussore del fallito, che una un diritto

passivo di pegno o di ipoteca sui beni di lui a garanzia della sua

azione di regresso, concorre nel fallimento per la

somma per la quale ha ipoteca o pegno.

Garanzia Il ricavato della vendita dei beni ipotecati o delle cose

date in pegno spetta al creditore in deduzione della

somma dovuta.

Effetti del fallimento per i creditori: (schema)

Nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati

1. durante il fallimento puo' essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel

fallimento art. 51

Eccezioni:

1. espropriazione immobiliare già in corso; il curatore può subentrarvi art. 107

2. i crediti muniti di pegno o di privilegio su beni mobili art. 53

3. istituti bancari per crediti fondiari o alle opere pubbliche

ogni credito , anche se munito di diritto di prelazione nonché ogni diritto reale o

2. personale deve essere accertato all'interno della procedura , salvo diverse

disposizioni di legge art. 52

sospensione del corso degli interessi convenzionali o legali, agli effetti del

3. concorso, fino alla chiusura del fallimento art. 55

ECCEZIONI:

1. CREDITI GARANTITI DA PEGNO (INTERESSI IN MISURA LEGALE TRA

LA DATA DELLA DICHIRAZIONE DI FALLIMENTO E LA VENDITA)

2. CREDITI GARANTITI DA IPOTECA (INTERESSI IN MISURA

CONVENZIONALE FINO ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO ED IN

MISURA LEGALE DA TALE MOMENTO FINO ALLA VENDITA) ART. 55

3. CREDITI DI LAVORO (devono essere rivalutati fino al momento in cui lo

stato passivo diviene definitivo) art. 59

debiti pecuniari (valutati in denaro) a termine, agli effetti del concorso si

4. considerano SCADUTI art. 55.

Se infruttiferi sono ammessi per l'intero, ma ad ogni ripartizione sono detratti gli

interessi composti in ragione del 5% annuo per il resto del tempo che resta a

decorrere sino alla scadenza del credito art. 57

crediti CONDIZIONALI e quelli per i quali il fallito gode del BENEFICIUN

5. EXCUSSIONIS sono ammessi con riserva.

i creditori hanno diritto di compensare i loro debiti verso il fallito con i crediti che

6. essi vantano verso lo stesso, purchè non SCADUTI PRIMA DELLA

DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, eccettuati i crediti acquistati per atto tra vivi

dopo la dichiarazione di fallimento o nell'anno anteriore art. 56

EFFETTI SUGLI ATTI PREGIUDIZIEVOLI AI CREDITORI

1. ATTI PRIVI DI EFFETTO RISPETTO AI CREDITORI: ATTI INEFFICACI

1. gli atti a titolo gratuito compiuti nei 2 anni anteriori alla dichiarazione di

fallimento, salvi i regali d'uso e gli atti compiuti in adempimento di un dovere

morale o a scopo di pubblica utilità, in quanto la liberalità sia proporzionata al

patrimonio dei donante. At. 64

2. i pagamenti di crediti scadenti nel giorno della dichiarazione di fallimento o

posteriormente, se eseguita dal fallito nei 2 anni anteriori alla dichiarazione di

fallimento (pagamenti anticipati) art. 65.

2. ATTI REVOCABILI ANORMALI

Il terzo può impedire la revocazione dell'atto provando:

- che non esisteva insolvenza o

- che non conosceva lo stato di insolvenza

atti con prestazioni sproporzionate compiute nell'anno anteriore alla

1. dichiarazione di fallimento (atti a titolo oneroso in cui le prestazioni eseguite

o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto cio' che a

lui è stato dato o promesso) art. 67 n. 1

gli atti estinti di debiti pecuniari scaduti ed esigibili non effettuati con

2. denaro o con altri mezzi normali di pagamento, compiuti nell'anno anteriori

alla dichiarazione di fallimento (pagamenti con mezzi anormali) art. 67 n. 2

le garanzie per debiti preesistenti NON SCADUTI (pegni, anticresi e

3. ipoteche volontarie) costituite nell'anno anteriore alla dichiarazione di

fallimento (pagamenti con mezzi anormali) art. 67

4. le garanzie per debiti preesistenti GIA' SCADUTI (pegni, anticresi e ipoteche

sia volontarie sia giudiziali) costituite entro 6 mesi anteriori alla dichiarazione

di fallimento

ATTI NORMALI COMPIUTI NEL PERIODO SOSPETTO

3. Compete al curatore provare che il terzo conosceva lo stato di insolvenza del

debitore fallito entro 6 MESI ANTERIORI ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO

i pagamenti - sia volontari, sia coattivi - di debiti liquidi ed esigibili,

1. compiuti entro 6 mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento art. 67

Eccezioni:

- pagamenti di debito cambiario art. 68

- contratti di factoring

- esecuzione esattoriale

2. gli atti costitutivi di diritti di prelazione per debiti, anche di terzi, sorti

contestualmente art. 67

3. gli altri atti a titolo oneroso:

Eccezioni:

- pagamenti compiuti nell'esecuzione del contratto di factoring

- pagamenti e ipoteche iscritte prima di 10 giorni della dichiarazione di

fallimento per

- crediti fondiari

NON SONO SOGGETTI ALL'AZIONE REVOCATORIA

i pagamenti di beni e servizi effettuali nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini

 d'uso.

le rimesse effettuate su conto corrente bancario purchè non abbiano ridotto in

 maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della

banca

le vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo, destinati a costituire

 l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado.

gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purchè posti in

 essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento

della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua

situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata ai sensi dell'articolo 2501

bis,

gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato

 preventivo, dell'amministrazione controllata, nonché dell'accordo omologato ai sensi

dell'articolo 182 bis.

i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri

 collaboratori anche non subordinati del fallito

i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la

 prestazione di servizi strumentali all'accesso alla procedure concorsuali di

amministrazione controllata e di concordato preventivo.

4. ATTI CHE INCIDONO SU UN PATRIMONIO DESTINATO AD UN SINGOLO

AFFARE

Sono revocabili quando pregiudicano il patrimonio di società e vi era la conoscenza

dello stato di insolvenza della società art. 67 bis

ATTI COMPIUTI TRA CONIUGI

5. Compete al coniuge per evitare l'inefficacia dell'atto, provare che all'epoca dell'atto

il fallito non era insolvente o che ignorava lo stato di insolvenza

1. atti a titolo oneroso compiuti tra coniugi nel tempo in cui il fallito esercitava

un'impresa commerciale art.69

2. atti a titolo gratuito compiuti tra coniugi anche in un periodo anteriore ai due

atti precedenti la dichiarazione di fallimento

L'AZIONE REVOCATORIA NON PUO' ESSERE PROMOSSA DECORSI 3

ANNI DALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO E COMUNQUE DECORSI

5 ANNI DAL COMPIMENTO DELL'ATTO ART. 69 bis

REVOCATORIA ORDINARIA E REVOCATORIA FALLIMENTARE

ART. 64

ATTI A TITOLO GRATUITO

Sono privi di effetto, SONO INEFFICACI RISPETTO AI CREDITORI, SE COMPIUTI DAL

FALLITO NEI DUE ANNI ANTERIORI ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, GLI ATTI

A TITOLO GRATUITO, ESCLUSI I REGALI D'USO E GLI ATTI COMPIUTI IN

ADEMPIMENTO DI UN DOVERE MORALE O A SCOPO DI PUBBLICA UTILITA', IN

QUANTO LA LIBERALITA' SIA PROPORZIONATA AL PATRIMONIO DEL DONANTE.

ART. 65

SONO PRIVI DI EFFETTO, INEFFICACI RISPETTO AI CREDITORI, I PAGAMENTI DI

CREDITI CHE SCADONO NEL GIORNO DELLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO O

POSTERIORMENTE, SE TALI PAGAMENTI SONO STATI ESEGUITI DAL FALLITO NEI

DUE ANNI ANTERIORI ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO.

La legge fallimentare opera una sostanziale distinzione tra gli atti del debitore, compiuti nel

biennio ANTERIORE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO, REVOCATI DI DIRITTO

(SENZA NECESSITA' DI ACCERTARE GIUDIZIALMENTE IL DUPLICE PRESUPPOSTO

DELLA SCIENZA FRAUDIS E EVENTUS DANNI) E QUELLI REVOCABILI A CURA DEL

CURATORE IN BASE AD UNA PRESUNZIONE RELATIVA DI CONOSCENZA

DELL'INSOLVENZA DA PARTE DEL TERZO, CHE è AMMESSO A FORNIRE LA PROVA

CONTRARIA.

Nella prima categoria rientrano:

gli atti a titolo gratuito, esclusi i regali d'uso e gli atti compiuti in adempimento di un

 dovere morale o a scopo di pubblica utlità, in quanto la liberalità sia proporzionata

al patrimonio del donante.

pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di fallimento o

 posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni anteriori

alla dichiarazione di fallimento. ART. 66

AZIONE REVOCATORIA ORDINARIA

1. Il curatore può domandare che siano dichiarati inefficaci gli atti compiuti dal debitore

in pregiudizio dei creditori,

2. l'azione si propone dinanzi al tribunale fallimentare, sia in confronto del contraente

immediato, sia in confronto dei suoi aventi causa nei casi sia proponibile contro

costoro .

Attraverso l'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria i beni usciti dal patrimonio

continuano a costituire una garanzia per i creditori, la responsabilità del terzo contraente

trova invece la sua giustificazione nell'aver questi acquistato un bene ancora vincolata

dalla garanzia delle obbligazioni del suo dante causa.

L'eventus danni, è il presupposto oggettivo per l'esperimento dell'azione, viene individuato

nello stato di insolvenza o nel suo aggravamento, dovendosi dimostrare il nesso causale

tra l'atto revocando e lo stato di insolvenza o l'aggravamento delle stessa.

Una volta dichiarato il fallimento ogni iniziativa diretta alla conservazione della

garanzia patrimoniale del debitore spetta al curatore, il quale agisce come sostituto

processuale della masse dei creditori, privati della legittimazione ad iniziare o a proseguire

l'azione per tutta la durata della procedura fallimentare, ritiene che il curatore sia l'unico

soggetto legittimato all'esercizio anche dell'azione revocatoria ordinaria.

L'azione revocatoria ordinaria del singolo creditore pendente, allorché il debitore sia

dichiarato fallito, diviene improcedibile, ma ciò solo se ed in quanto il curatore intervenga

nel processo pendente nell'interesse della massa, subentrando nella stessa azione.

Effetti: in tema di revocatoria ordinaria, promossa in sede fallimentare, il bene oggetto

della vendita di cui si chiede la revoca non possa essere restituito, perché

successivamente alienato a titolo oneroso ad un terzo, subacquirente di buona fede, il

fallimento può chiedere la condanna del primo acquirente al pagamento del valore del

bene stesso.

Le differenze tra Revocatoria ordinaria e fallimentare attengono a 2 sostanziali

profili:

le condizioni di esercizio

 i termini di prescrizione

Nel fallimento l'azione revocatoria è esperibile dal curatore non solo nei confronti del primo

acquirente dal fallito, ma anche nei confronti degli aventi causa da quest'ultimo quando

sino acquirenti in mala fede, tuttavia in questo caso è sempre revocatoria ordinaria, che ha

come necessario presupposto l'esercizio della revocatoria fallimentare art. 67 nei confronti

dell'atto del fallito, che è all'origine della catena dei trasferimenti e la conseguente

dichiarazione di inefficacia di tale atto.

La mala fede del primo acquirente deve individuarsi nella consapevolezza delle

circostanze che rendono revocabili l'atto compiuto dal fallito, l'acquirente era a conoscenza

dello stato di insolvenza del fallito.

Quanto alla prova, mentre la revocatoria fallimentare è sorretta dalla presunzione della

conoscenza dello stato di insolvenza da parte del primo acquirente, per i subacquirenti la

dimostrazione della revocabilità sia del primo atto sia degli atti successivi, costituisce

ONERE PROBATORIO GRAVANTE SULL'ATTORE.

IL TERMINE DI PRESCRIZIONE PER LA REVOCATORIA E' DI 5 ANNI,

PER LA REVOCATORIA ORDINARIA ART. 2903 IL TERMINE DECORRE DALLA

 DATA DELL'ATTO

PER LA REVOCATORIA FALLIMENTARE IL DIRITTO Può ESSERE FATTO

 VALERE DALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO .

ART. 67

LA NUOVA REVOCATORIA FALLIMENTARE

Nella revocatoria a cura del curatore sono compresi gli atti:

1. ATTI A TITOLO ONEROSO CON SPROPORZIONE NELLE PRESTAZIONI

Sono revocabili in base alla presunzione relativa della scientia decoctionis da

1. parte del terzo, gli atti a titolo oneroso compiuti nell'anno anteriore alla

dichiarazione di fallimento, in cui le prestazioni eseguite o le obbligazioni

assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o

promesso.

2. La revocabilità risulta circoscritta ai soli atti onerosi posti in essere nell'anno

(e non più nel biennio) ANTERIORE AL FALLIMENTO E VIENE RICHIESTA

LA SUSSISTENZA DI UNA SPEREQUAZIONE SUPERIORE AL 25% tra le

obbligazioni del fallito e la prestazione resa o assunta dalla controparte.

(il creditore deve dimostrare che non conosceva lo stato di insolvenza)

Quanto alla prima condizione decorso il prescritto termine annuale l'atto sarà

revocabile, ricorrendone i presupposti - con l'ordinaria azione revocatoria ex

art. 2901 c.c. ed il curatore dovrà provare la conoscenza del pregiudizio da

parte dei terzi.

2. ATTI ESTINTIVI DI DEBITI PECUNIARI

Sempre in base al nuovo art. 67 L.F. sono altresì revocabili gli atti estintivi DI

DEBITI PECUNIARI SCADUTI ED ESIGIBILI alla dichiarazione del fallimento (che

altrimenti rienterebbero nella sfera applicativa art. 65) non effettuati con denaro o

altri mezzi NORMALI DI pagamento se compiuti nell'anno anteriore alla

dichiarazione di fallimento.

3. Garanzie reali:

sono revocabili su iniziativa del curatore fallimentare i pegni, le anticresi e le

ipoteche volontarie costituiti anteriormente alla dichiarazione di fallimento per debiti

preesistenti NON SCADUTI.

La novità consiste nel dimezzamento del periodo sospetto, con la conseguenza che

l'azione è esercitatile SE LE GARANZIE SONO STATE COSTITUITE NELL'ANNO

ANTERIORE alla dichiarazione di fallimento e non più nel biennio.

4. Analogo discorso vale per i pegni, anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie

costituiti entro SEI MESI anteriori alla dichiarazione di fallimento PER DEBITI

SCADUTI.

Debiti SCADUTI garanzie costituite entro 6 mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento

Debiti NON SCADUTI su garanzie costituite nell'anno anteriore alla dichiarazione di

fallimento

La costituzione della garanzia prima che il credito sia scaduto è sintomo di insolvenza ( e

di conoscenza dell'insolvenza) assai più che la costituzione dopo che la scadenza del

credito, essendo la naturale che un creditore si premunisca di fronte all'insolvenza non

solo attuale, ma anche futura quando c'è stato l'inadempimento.

PAGAMENTI DI DEBITI LIQUIDI ED ESIGIBILI

Sono infine revocati, se il curatore prova che l'altra parte conosceva lo stato d'insolvenza

del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli

costitutivi di un diritto di prelazione per debiti anche di terzi, contestualmente creati, se

compiuti entro 6 mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento.

REVOCATORIA FALLIMENTARE - IL PERIODO SOSPETTO

ATTI SOGGETTI A REVOCATORIA, SALVO CHE DISICIPLINA

L'ALTRA PARTE PROVI CHE NON ATTUALE

CONOSCEVA LO STATO INSOLVENZA DEL

DEBITORE

Atti a titolo oneroso in cui le prestazioni eseguite o Un anno anteriore

le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di alla dichiarazione di

oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o fallimento

promesso

Atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili Un anno anteriore

non effettuati con danaro o con altri mezzi normali alla dich. Fall.

di pagamento

Pegni, anticresi e le ipoteche volontarie per debiti Un anno anteriore

preesistenti non scaduti alla dich. Fall

Pegni, anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie Sei mesi anteriori

costituiti per debiti scaduti alla dichiarazione

fallimento

Pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, atti a titolo Sei mesi anteriori

oneroso e quelli costitutivi di un diritto di alla dichiarazione di

prelazione per debiti, anche di terzi, fallimento

contestualmente creati, se il curatore prova che

l'altra parte conosceva lo stato di insolvenza del

debitore

Anticresi: contratto che obbliga il debitore a consegnare al creditore un

immobile a titolo di garanzia del debito, il creditore percepisce frutti,

imputandoli agli interessi e quindi al capitale.

Una volta soddisfatto il debito e comunque non oltre 10 anni il creditore

deve riconsegnare il bene.

GLI ATTI ESONERATI DALLA REVOCATORIA FALLIMENTARE:

Novità assoluta è l'elencazione contenuta nel terzo comma art. 67 degli atti esclusi dal

raggio d'azione della revocatoria fallimentare.

pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa e nei termini

 d'uso.

Rimesse effettuate su un conto corrente bancario , purchè non abbia ridotto in

 maniera CONSISTENTE E DUREVOLE l'esposizione debitoria del fallito nei

confronti della banca.

vendite a giusto prezzo d'immobili ad uso abitativo , destinati a costituire

 l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti ed affini entro il terzo grado,

in tal caso le esigenze abitative dei familiari, sono ritenute prevalenti sulle istanze

creditorie, con la duplice condizione della DESTINAZIONE ABITATIVA E

ACQUISTATO PER UN GIUSTO PREZZO.

ATTI, PAGAMENTI E GARANZIE CONCESSE SUI BENI DEL DEBITORE , purchè

 posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il

risanamento dell'esposizione debitoria dell'impresa ed assicurare il riequilibrio della

sua situazione finanziaria.

Il legislatore ha inteso finalizzare le iniziative del debitore al risanamento

dell'impresa.

gli atti e pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione di procedure per

 evitare il fallimento. Atti realizzati in esecuzione del concordato preventivo ,

dell'amministrazione controllata o degli accordi stragiudiziali di ristrutturazione dei

debiti.

Pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro autonomo e ffettuate da

 dipendenti ed altri collaboratori anche non subordinati del fallito. Questo per favorire

il superamento della crisi dell'impresa (oneri sociali)

Pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la

 prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure concorsuali di

amministrazione controllata e di concordato preventivo.

Art. 67 bis 155 e 156

ART 67 BIS

PATRIMONI DESTINATI AD UNA SPECIFICO AFFARE

Gli atti che incidono su un patrimonio destinato ad uno specifico affare previsto dall'articolo

2447 bis c.c. sono revocabili quando pregiudicano il patrimonio della società. Il

presupposto oggettivo dell'azione è costituito dalla conoscenza dello stato di insolvenza

della società.

PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE

Disciplina civilistica:

in particolare ai sensi del'art. 2447 bis c.c. le SpA possono:

1. costituire uno o più patrimoni, ciascuno dei quali destinato in via esclusiva ad uno

specifico affare, in ogni caso non possono essere costituiti per un valore superiore

al 10% del patrimonio netto della società

2. convenire che nel contratto relativo al finanziamento di uno specifico affare al

rimborso totale o parziale del finanziamento medesimo siano destinati i proventi

dell'affare stesso o parte di essi.

L'effetto più rilevante consiste nell'isolare una parte del proprio patrimonio esistente sotto il

profilo della responsabilità.

Il patrimonio segregato infatti NON E' GENERALMENTE AGGREDIBILE DAI CREDITORI

SOCIALI SE NON PER LA PARTE SPETTANTE ALLA SOCIETA' DEI FRUTTI E

PROVENTI DERIVANTI DALLO STESSO.

Inoltre per le obbligazioni contratte in relazione allo specifico affare, la società risponde in

linea di principio limitatamente al patrimonio ad esso destinato, a meno che non si tratti di

obbligazioni derivanti da fatto illecito.

INCAPIENZA DEL PATRIMONIO DESTINATO:

sulla particolare questione dei diritti dei creditori del patrimonio destinato ad uno specifico

affare rimasti insoddisfatti in toto o solo in parte, l'ultima tesi ha escluso per questa ipotesi

la fallibilità sia del patrimonio destinato che dell'intera società.

Questa tesi è fondata sull'intero quadro normativo da cui risulta:

come i creditori particolari del patrimonio possono soddisfarsi solo sullo stesso e nei

 limiti dello stesso, ma non hanno ulteriore possibilità satisfativa concorsuale

(sopportando così l'intero rischio dell'affare.

che il legislatore non ha fatto un'espressa scelta nel senso della fallibilità del

 patrimonio e quindi non pare possa estendersi in via interpretativa al patrimonio

separato la disciplina dell'impresa insolvente.

(il patrimonio particolare incapiente al soddisfacimento dei creditori non porta al

fallimento dell'impresa)

Si pensi alla posizione giuridica degli amministratori che, da un lato continuerebbero ad

essere pienamente legittimati a gestire il patrimonio generale e dall'altro incorrerebbero

relativamente al patrimonio speciale, nella capacità amministrative derivanti dalla

dichiarazione di fallimento.

INSOLVENZA DELLA SOCIETA'

Nel caso di finanziamento destinato, per espressa questione normativa, se l'affare

continua (attraverso esercizio provvisorio) il finanziatore potrà soddisfarsi sui proventi,

altrimenti avrà diritto di insinuazione nel passivo fallimentare per il creditore residuo.

Invece se la società ha scelto la strada della segregazione patrimoniale, in assenza di

espresse previsioni da parte della disciplina fallimentare, una parte degli autori ha escluso

la partecipazione dei creditori particolari al concorso fallimentare.

È possibile la prosecuzione dell'affare tramite un esercizio provvisorio per il

soddisfacimento che la prosecuzione potrebbe garantire non solo nei confronti dei creditori

particolari, ma anche di quelli generali che potrebbero profittare del ricavo residuo

dell'azienda tenuta in vita.

Ai sensi dell'art. 2447 novies la liquidazione del patrimonio destinato non è obbligata ma

solo possibile se richiesta dai creditori particolari insoddisfatti.

Con riferimento all'azione revocatoria fallimentare, il nuovo articolo 67 bis ne estende

espressamente l'ambito applicativo anche agli atti dispositivi che incidono sul patrimonio

destinato ad uno specifico affare, ad una condizione: GLI ATTI DISPOSITIVI SONO

REVOCABILI SOLO SE PREGIUDIZIEVOLI PER IL PATRIMONIO DELLA SOCIETA'.

La valutazione dell'eventus danni, pertanto deve essere parametrato alla generale

situazione patrimoniale della società e non al patrimonio segregato isolatamente

considerato.

Il presupposto soggettivo dell'azione revocatoria è rappresentato dalla conoscenza dello

stato di insolvenza della società.

Art. 155 L.F.

Quanto agli effetti del fallimento della società sul patrimonio destinato, l'art. 155 prevede la

liquidazione di quest'ultimo mediante cessione a terzi, secondo le regole della liquidazione

dell'att ivo fallimentare al fine di conservare la funzione produttiva, ove ciò non sia

possibile, l'applicazione delle disposizioni sulla liquidazione delle società

In caso di dichiarazione del fallimento della società, l'amministrazione del patrimonio

destinato ad uno specifico affare è attribuita al curatore che vi provvede con gestione

separata.

Il corrispettivo della cessione al netto dei debiti del patrimonio od il residuo attivo della

liquidazione sono acquisiti dal curatore nell'attivo fallimentare.

Art. 156 L.F.

INSOLVENZA DEL PATRIMONIO DESTINATO

Nella diversa ipotesi di patrimonio destinato insufficiente a soddisfare i diritti dei creditori

particolari, il nuovo articolo 156 stabilisce che, a seguito del fallimento della società o nel

corso della gestione il curatore rileva che il patrimonio destinato è incapiente provvede,

previa autorizzazione del giudice delegato, alla sua liquidazione secondo le regole della

liquidazione della società in quanto compatibili.

I creditori particolari del patrimonio destinato possono presentare domanda di insinuazione

al passivo del fallimento della società nei casi di responsabilità sussidiaria o illimitata.

La violazione dellle regole della separazione dei patrimoni è perseguibile sul piano della

responsabilità, la norma prevede infatti che il curatore possa agire in responsabilità contro

gli amministratori ed i componenti degli organi di controllo ai sensi art. 146.

Art. 68

Pagamento di cambiale scaduta

Il pagamento di un debito cambiario da parte di un qualsiasi firmatario nei cui confronti sia

stato dichiarato il fallimento soggiace alle regole generali sulla revocatoria fallimentare dei

pagamenti del fallito.

Tuttavia il successivo art. 68 L.F. stabilisce che NON PUO' ESSERE REVOCATO IL

PAGAMENTO DI UNA CAMBIALE, SE IL POSSESSORE DI QUESTA DOVEVA

ACCETTARLO PER NON PERDERE L'AZIONE CAMBIARIA DI REGRESSO.

In tal caso l'ultimo obbligato in via di regresso in confronto del quale il curatore provi che

conosceva lo stato di insolvenza del principale obbligato quando ha tratto o girato la

cambiale, deve versare la somma riscossa al curatore.

La previsione offre a tutela del creditore che abbia conseguito il pagamento dell'obbligato

insolvente, l'immunità dalla revocatoria ma alla sola condizione che egli, al momento del

pagamento, non avesse altra alternativa che perdere l'azione di regresso.

E' sottoposta alla revocatoria:

1. il possessore di cambiali che non sia titolare di azioni cambiarie di regresso

2. il creditore che abbia conseguito il pagamento della somma dopo il protesto o

scaduti i termini utili per la sua levata

3. il portatore che abbia ricevuto il pagamento da un obbligato di regresso o

dall'avallante dell'obbligato principale

il portatore che abbia conseguito il pagamento per conto di un altro possessore

4. privo di azioni di regresso.

Azione di regresso: il condebitore che ha adempiuto avrà azione di regresso verso

gli altri. Art. 69

Atti compiuti tra coniugi

Ai sensi del nuovo articolo 69 sono revocati se il coniuge non prova che ignorava lo stata

di insolvenza del coniuge fallito:

a. gli atti previsti articolo 67 compiuti tra coniugi nel tempo o in cui il fallito esercitava

un'impresa commerciale.

gli atti a titolo gratuito compiuti tra coniugi più di due anni prima della dichiarazione

b. di fallimento., ma nel tempo in cui il fallito esercitava un'impresa commerciale.

La norma non pone accento su alcun periodo sospetto, bensì sul fatto che l'atto sia stato

compiuto durante l'esercizio dell'impresa da parte del fallito.

Ciò comporta la possibilità di revoca il termine generale di prescrizione, cioè 5 anni dalla

data dell'atto. Art. 69 bis

Decadenza dall'azione revocatoria

Le azioni revocatorie ordinaria e fallimentare non possono essere promosse decorsi 3

ANNI DALLA DICHIARAZIONE DI FALLIMENTO E COMUNQUE DECORSI 5 ANNI DAL

COMPIMENTO DELL'ATTO. ART. 70

EFFETTI DELLA REVOCAZIONE

La revocatoria dei pagamenti avvenuti tramite intermediari specializzati, procedure di

compensazione si esercita e produce effetti nei confronti del destinatario della prestazione.

In sostanza la circostanza della sussistenza di una situazione di interposizione non

impedisce la produzione degli effetti della revocatoria nei confronti del destinatario della

prestazione, e cioè nei confronti del reale soggetto che aveva disposto a proprio beneficio

l'interposizione fiduciaria o aveva disposto la separazione del proprio armonio e si era

avvalso di un intermediario specializzato.

Colui che per effetto della revoca prevista dalle disposizioni precedenti ha restituito quanto

aveva ricevuto è ammesso al passivo fallimentare per il suo eventuale credito.

In sede fallimentare non vale la regola prevista per la revocatoria ordinaria in base alla

quale le ragioni del terzo sono postergate a quelle del creditore che abbia agito in

revocatoria art. 2902., bensì al principio che pone il terzo in concorso sullo stesso piano

con gli altri creditori, per realizzare la par condicio.

Art.2902 c.c

Il creditore ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi

acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell'atto

impugnato.

Il terzo contraente che abbia verso il debitore ragioni di credito dipendenti dall'esercizio

dell'azione revocatoria , NON PUO' CONCORRERE SUL RICAVATO DEI BENI CHE

SONO STATI OGGETTO DELL'ATTO DICHIARATO INEFFICACE, SE NON DOPO CHE

IL CREDITORE E' STATO SODDISFATTO

GLI EFFETTI DEL FALLIMENTO SUI RAPPORTI GIURIDICI PENDENTI

Principali novità in tema di rapporti giuridici pendenti:

1. regola generale in base alla quale la decisione in ordine alla sorte dei rapporti

giuridici in corso di esecuzione alla data di apertura del fallimento, e quindi la scelta

tra subingresso della procedura nel rapporto e scioglimento sono rimesse alla

decisione del curatore.

2. la previsione che assoggetta la decisione del curatore all'autorizzazione del

comitato dei creditori non più del giudice delegato.

Da qui la conseguente statuizione che il contratto resti sospeso fino a quando il

curatore abbia effettuato tale scelta, restando fermo il principio che l'eventuale

subingre dovrà avvenire con l'assunzione in capo alla procedura degli obblighi

relativi.

3. estensione della medesima al contratto preliminare, salvo quanto previsto

dall'articolo 72bis relativamente ai contratti concernenti gli immobili da costruire.

4. L'ampliamento del termine assegnato al curatore per decidere se sciogliersi o meno

dal vincolo contrattuale.

5. Riconoscimento al contraente in bonis del diritto di veder conservati gli effetti

dell'azione di risoluzione promossa prima dell'apertura della procedura, in aderenza

all'orientamento giurisprudenziale.

6. In relazione all'uso delle clausole contrattuale che prevedono la risoluzione dei

contratti in corso a seguito dell'apertura di una procedura liquidatoria, il

riconoscimento di un interesse superiore della procedura ad operare la scelta tra

subingresso e scioglimento, disponendosi così l'inefficacia di tali scelte.

Art. 72

Rapporti pendenti

Sospensione esecuzione:

il primo comma art. 72, apllicabile anche al contratto preliminare salvo quanto previsto art,.

723 bis, stabilisce la sospensione dell'esecuzione del contratto qualora nei confronti di una

delle parti negoziali venga dichiarato il fallimento ed il contratto risulti ancora ineseguito o

anche solo parzialmente eseguito da entrambe le parti.

La sospensione si potrae fino a quando il curatore, con l'autorizzazione del comitato dei

creditori (e non più del giudice delegato) dichiara:

di subentrare nel contratto in luogo del fallito, assumendo tutti i relativi obblighi

 di sciogliersi dal medesimo

il contraente dal canto suo, può accelerare i tempi della decisione mettendo in mora il

curatore e facendogli assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a 60 gg.

Decorso il quale il contratto si intende sciolto, in caso di scioglimento, il contraente ha

diritto di far valere nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento.

Azione di risoluzione:

l'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento nei confronti della parte

inadempiente spiega i suoi effetti nei confronti del curatore, fatta salva, l'efficacia della

trascrizione della domanda, se il contraente intende ottenere con la pronuncia di

risoluzione la restituzione di una somma o di un bene o il risarcimento del danno, deve

proporre domanda di insinuazione al passivo.

L'azione di risoluzione per inadempimento iniziata prima del fallimento dal contraente in

bonis può continuare durante la procedura concorsuale, l'efficacia della sentenza di

risoluzione nei confronti del fallito, in tal caso, avrà contenuto economico (risarcimento dei

danni e restituzione delle somme versate da corrispondersi in moneta fallimentare

essendo precluso ogni effetto reale sul patrimonio del fallito.

Per espressa previsione normativa sono invece inefficaci le clausole negoziali che fanno

dipendere la risoluzione del contratto dal fallimento, è privilegiato interesse della

procedura ad operare a scelta del subingresso e scioglimento rispetto all'osservanza degli

obblighi contrattuali delle parti.

Preliminare di vendita:

qualora immobile sia stato oggetto di preliminare di vendita trascritto ai sensi articolo 2645

bis cc. E il curatore opti per lo scioglimento del contratto, in base a norme articolo 72,

l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito al passivo: in tal caso, l'acquirente non

avrà diritto al risarcimento del danno e godrà del privilegio di cui articolo 2775 bis, ( i crediti

del promissorio acquirente hanno privilegio speciale su bene immobile oggetto del

contratto preliminare) a condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare

non siano cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento.

Art. 72 bis

Fallimento del venditore e contratti relativi ad immobili da costruire

1. EFFETTO TRASLATIVO ANTERIORE ALLA DICHIARAZIONE DI FALLMENTO:

in caso di fallimento del venditore, se la cosa venduta è già passata in proprietà del

compratore, il contratto non si scioglie

2. PRELIMINARE DI VENDITA TRASCRITTO:

qualora l'immobile sia oggetto di preliminare di vendita trascritto ai sensi articolo

2645 bis del c.c. ed il curatore, a norma articolo 72, scelga lo scioglimento del

contratto, l'acquirente ha diritto di far valere il proprio credito nel passivo, senza che

gli sia dovuto il risarcimento del danno.

All'acquirente spetta il privilegio di cui all'articolo 2775 bis del codice civile, a

condizione che gli effetti della trascrizione del contratto preliminare non siano

cessati anteriormente alla data della dichiarazione di fallimento.

3. Crisi del costruttore e scioglimento del contratto:

in caso di situazione di crisi del costruttore, il contratto si intende sciolto se, prima

che il curatore comunichi la scelta tra esecuzione o scioglimento, l'acquirente abbia

escusso la fideiussione a garanzia della restituzione di quanto versato al

costruttore, dandone altresì comunicazione al curatore.

In ogni caso, la fideiussione non può essere escussa dopo che il curatore ha

comunicato di voler dare esecuzione al contratto.

Si evidenzia come l'art. 72 bis L.F. consenta all'acquirente di escutere immediatamente la

fideiussione , dandone comunicazione al curatore), circostanza che comporta l'immediato

scioglimento del contratto, cio' deve avvenire tuttavia prima che il curatore comunichi la

propria scelta tra esecuzione e scioglimento.

La scelta del curatore nel senso dell'esecuzione impedirà di escutere la fideiussione, al

contrario in caso di scioglimento l'escussione resterà possibile.

Art. 72 ter

Effetti sui finanziamenti destinati ad uno specifico affare

1. Il fallimento della società determina lo scioglimento del contratto di finanziamento di

cui all'articolo 2447 bis (patrimoni destinati ad uno specifico affare) del c.c. quando

impedisce la realizzazione ola continuazione dell'operazione.

2. in caso contrario, il curatore, sentito il parere del comitato dei creditori, può decidere

di subentrare nel contratto in luogo della società assumendone gli oneri relativi.

3. ove il curatore non subentri nel contratto, il finanziatore può chiedere al giudice

delegato, sentito il comitato dei creditori, di realizzare o di continuare l'operazione,

in proprio o affidandola a terzi, in tale ipotesi il finanziatore può trattenere i proventi

dell'affare e può insinuarsi al passivo del fallimento in via chirografaria per

l'eventuale credito residuo.

La disciplina civilistica

L'articolo 2447 bis offre alle spa la possibilità di convenire che nel contratto relativo al

finanziamento ad uno specifico affare al rimborso totale o parziale del finanziamento

medesimo siano destinati i proventi dell'affare stesso o parte di essi.

I proventi costituiscono patrimonio separato da quello della società e da quello relativo ad

ogni altra operazione di finanziamento, i creditori generali della società non possono

distogliere dall'operazione i beni strumentali ad essa destinati, e sino a quando non viene

rimborsato il finanziamento possono esercitare su tali beni solo azione conservative.

Se il fallimento della società impedisce la realizzazione o la continuazione dell'operazione

cessano le descritte limitazioni ed il finanziatore ha diritto di insinuazione al passivo per il

suo credito.

Da cio' deriva

i creditori della società, diversi dal finanziatore, non avranno azione sui proventi

 dell'affare, sui relativi frutti, sugli investimenti effettuati dalla società

la garanzia patrimoniale del finanziatore è costituita esclusivamente dai proventi,

 frutti , investimenti con esclusione di ogni azione sul residuo del patrimonio della

società, salvo che questa non fallisca prima della realizzazione dell'affare.

GLI EFFETTI DEL FALLIMENTO

Il nuovo articolo 72 ter L.F. prevede lo scioglimento del contratto di finanziamento

destinato ad uno specifico affare solo quando l'intervenuto fallimento della società

impedisca la realizzazione o la continuazione dell'operazione, diversamente il curatore,

sentito il parere del comitato dei creditori, può decidere di subentrare nel contratto in luogo

della società assumendone gli oneri relativi.

Qualora il curatore non subentri nel contratto, il finanziatore può chiedere al giudice

delegato, sentito il comitato dei creditori, di realizzare o di continuare l'operazione, in

proprio o affidandola a terzi, in tale ipotesi il finanziatore può trattenere i proventi dell'affare

e può insinuarsi al passivo del fallimento in via chirografaria per il credito residuo.

Gli effetti del fallimento sul finanziamento destinato:

1. prima ipotesi:

IL FALLIMENTO IMPEDISCE LA REALIZZAZIOE O LA CONTINUAZIONE

DELL'OPERAZIONE CUI E' DESTINATO IL FINANZIAMENTO = il contratto di

finanziamento si scioglie

2. seconda ipotesi:

IL FALLIMENTO NON IMPEDISCE LA REALIZZAZIONE O LA CONTINUAZIONE

DELL'OPERAZIONE CUI E' DESTINATO IL FINANZIAMENTO

Il curatore decide di subentrare nel contratto in luogo alla società:

1. In tal caso il curatore continua il rapporto assumendo gli oneri derivanti dal

contratto di finanziamento

Il curatore decide di non subentrare nel contratto di finanziamento in luogo

2. della società:

Il finanziatore può chiedere al giudice delegato, sentito il comitato dei

creditori, di realizzare o di continuare l'operazione in proprio o affidandola a

terzi. In caso di continuazione o realizzazione, il finanziatore può trattenere i

proventi dell'affare e può insinuarsi al passivo del fallimento in via

chirografaria per l'eventuale credito residuo

Art. 72 quater

Locazione finanziaria, leasing finanziario

1. al contratto di locazione finanziaria si applica, in caso di fallimento dell'utilizzazione,

l'art. 72.

Se è disposto l'esercizio provvisorio dell'impresa il contratto continua ad avere

esecuzione salvo che il curatore dichiari di volersi sciogliere dal contratto.

2. in caso di scioglimento del contratto, il concedente ha diritto alla restituzione del

bene ed è tenuto a versare alla curatela l'eventuale differenza fra la maggiore

somma ricavata dalla vendita o da altra collocazione del bene stesso rispetto al

credito residuo in linea capitale, per le somme già riscosse si applica articolo 67

terzo comma lettera a ( i pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio

dell'attività d'impresa nei termini d'uso, sono esclusi dalla revocatoria)

3. il concedente ha diritto ad insinuarsi nello stato passivo per la differenza tra il

credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla nuova allocazione del

bene.

4. in caso di fallimento delle società autorizzate alla concessione di finanziamenti sotto

forma di locazione finanziaria, il contratto prosegue, l'utilizzatore conserva la facoltà

di acquistare, alla scadenza del contratto. La proprietà del bene, previo pagamento

dei canoni e del prezzo pattuito.

Il primo comma del nuovo articlo 72 quater, nel caso venga dichiarato il fallimento

dell'utilizzatore, l'esecuzione del contratto rimane sospesa fino a quando il curatore, con

l'autorizzazione del comitato dei creditori, dichiari di subentrare nel contratto in luogo del

fallito, assumendo tutti i relativi obblighi o di sciogliersi dal medesimo.

Trovano inoltre applicazione, le disposizioni sulla mora del curatore con assegnazione del

termine non superiore a 60 giorni, decorso il quale il contratto si intende sciolto e le

disposizioni sull'insinuazione nel passivo del credito per mancato adempimento vantato

dal contraente nel caso di scioglimento del contratto.

Art. 73 - 82

GLI EFFETTI DEL FALLIMENTO SULLE ALTRE FATTISPECIE CONTRATTUALI

Locazione In caso di fallimento dell'utilizzatore si applica art. 72 72

finanziaria (sospensione dell'esecuzione del contratto sino alla quater

decisione del curatore di subentro o di

scioglimento del rapporto negoziale ).

Se è disposto l'esercizio provvisorio dell'impresa

il contratto continua ad avere esecuzione salvo

che il curatore dichiari di volersi sciogliere dal

contratto. In caso di scioglimento del contratto, il

concedente ha diritto alla restituzione del bene ed è

tenuto a versare alla curatela l'eventuale differenza fra

la maggiore somma ricavata dalla vendita o da altra

collocazione del bene stesso rispetto al credito

residuo in linea capitale; il concedente ha diritto ad

insinuarsi nello stato passivo per la differenza fra il

credito vantato alla data del fallimento e quanto

ricavato dalla nuova allocazione del bene.

In caso di fallimento delle società autorizzate alla

concessione di finanziamenti sotto forma di locazione

finanziaria.

Il contratto, incluso quello a carattere traslativo,

prosegue; l'utilizzatore conserva la facoltà di

acquistare, alla scadenza del contratto, la proprietà

del bene. Previo pagamento dei canoni e del prezzo

pattuito.

VENDITA A In caso di fallimento del compratore, se il prezzo Art. 73

TERMINE O A deve essere pagato a termine o a rate, il curatore può

RATE subentrare nel contratto con l'autorizzazione dei

comitato dei creditori, ma il venditore può chiedere

cauzione a meno che il curatore paghi

immediatamente il prezzo con lo sconto dell'interesse

legale.

Nella vendita a rate con riserva della proprietà il

fallimento del venditore non è causa di

scioglimento del contratto

Contratto di Nelle vendite a consegne ripartite e nel contratto di Art. 74

somministrazione somministrazione si applicano disposizioni art 72,

primo e secondo comma (sospensione

dell'esecuzione del contratto sino alla decisione del

curatore di subentro o di scioglimento del rapporto

negoziale e messa in mora del curatore da parte del

contraente).

Se il curatore subentra, deve pagare integralmente il

prezzo anche delle consegne già avvenute o dei

servizi già erogati

Contratto di borsa a Se il termine scade dopo la dichiarazione di fallimento Art. 76

termine di uno dei contraenti, il contratto si scioglie alla data

della dichiarazione di fallimento.

La differenza fra il prezzo contrattuale ed il valore

delle cose o dei titoli alla data di dichiarazione di

fallimento è versata nel fallimento se il fallito risulta in

credito, o è ammessa al passivo del fallimento nel

caso contrario.

Conto corrente e Il contratto di conto corrente, anche bancario, si Art. 78

commissione scioglie per il fallimento di una delle parti

mandato Il contratto di mandato si scioglie per il fallimento del Art. 78

mandatario.

Se il curatore del fallimento del mandante subentra

nel contratto, il credito del mandatario è fra quelli

prededucibili per l'attività compiuta dopo il fallimento a

norma dell'articolo 111 n. 1.

LOCAZIONI Il fallimento del locatore non scioglie il contratto di Art. 80

IMMOBILIARI locazione di immobili ed il curatore subentra nel

contratto.

In caso di fallimento del conduttore, il curatore può in

qualunque tempo recedere dal contratto,

corrispondendo al locatore un equo indennizzo per

l'anticipato recesso, che nel dissenso fra le parti, è

determinato dal giudice delegato, sentiti gli interessati.

appalto Il contratto di appalto si scioglie per il fallimento di una Art. 81

delle parti, se il curatore, previa autorizzazione del

comitato dei creditori non dichiara di voler subentrare

nel rapporto dandone comunicazione all'altra parte nel

termine di 60 giorni dalla dichiarazione di fallimento ed

offrendo idonee garanzie.

Nel caso di fallimento dell'appaltatore, il rapporto

contrattuale si scioglie se la considerazione della

qualità soggettiva è stata un motivo determinante del

contratto, salvo che il committente non consenta,

comunque, la prosecuzione del rapporto.

Sono salve le norme relative al contratto di appalto

per le opera pubbliche.

CUSTODIA E AMMINISTRAZIONE DELLE ATTIVITA' FALLIMENTARI

ART. 84

SIGILLI

1. Dichiarato il fallimento, il curatore procede, secondo le norme stabilite dal codice di

procedura civile, all'apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede

principale dell'impresa e sugli altri beni del debitore.

2. il curatore può chiedere l'assistenza della forza pubblica

3. se i beni o le cose si trovano in più luoghi e non è agevole l'immediato

completamento delle operazioni, l'apposizione dei sigilli può essere delegata a uno

o più coadiutori designati dal giudice delegato.

Dichiarato il fallimento, il nuovo art. 84 conferma l'obbligo della procedura di apposizione

dei sigilli.

Il compito di provvedere alla sigillazione è tuttavia, adesso direttamente affidato al curatore

e non più al giudice, l'apposizione può essere effettuata secondo le norme stabilite dal

codice di procedura civile ovvero avvalendosi dell'assistenza del notaio.

Il curatore ha l'obbligo di apporre i sigilli e/o inventariare tutti i beni che si trovino

nell'apparente disponibilità materiale del fallito.

Art. 86

Consegna del denaro, titoli, scritture contabili e di altra documentazione

Il nuovo articolo stabilisce che devono essere direttamente consegnati al curatore, senza

la sigillazione:

il denaro contante

 le cambiali e gli altri titoli compresi quelli scaduti

 le scritture contabili e ogni altra documentazione richiesta o acquisita dal curatore

 se non ancora depositate in cancelleria

tutto questo per ricostruire la situazione patrimoniale del fallito.

Art. 87

INVENTARIO

L'apposizione dei sigilli, la redazione dell'inventario e la presa in consegna dei beni del

fallito consentono l'individuazione dei beni di proprietà del fallito ( al fine della formazione

dell'attivo fallimentare) e la successiva costituzione sugli stessi di un vincolo di

inalienabilità ed indisponibilità.

Con la redazione inventario si realizza l'individuazione dei beni di appartenenza del fallito,

nonché la stima degli stessi riguardo al loro valore commerciale.

Le novità legislative:

nell'ottica della semplificazione e della accelerazione nell'espletamento delle attività di

inventariazione, consente al curatore di rimuovere i sigilli e redigere l'inventario prima

possibile senza la previa autorizzazione del giudice delegato.

La redazione è nella fase iniziale del fallimento, è un atto fondamentale attraverso il quale

l'organo della procedura elenca e individua, descrive e valuta tutti i beni della massa.

Questo atto permette poi il rendiconto.

Sono inventariati anche i beni sui quali i terzi vantino diritti, includendo fra i beni

inventariabili sia quelli che si trovano presso terzi consistenti (salvo il diritto di questi di

chiedere la rivendica o la restituzione) sia quelli di cui il terzo ha il godimento in base ad un

titolo opponibile, ma in questo caso il bne non viene preso in consegna dal debitore.

Sono inventariati i beni di proprietà del fallito e i quali il terzo detentore ha diritto di

rimanere nel godimento in virtù di un titolo negoziale opponibile al curatore, tali beni non

sono soggetti alla presa in consegna. Art. 88

Presa in consegna dei beni del fallito da parte del curatore

Il curatore prende in consegna i beni di mano in mano che ne fa l'inventario insieme con le

scritture contabili e i documenti del fallito.

se il fallito possiede immobili o altri beni soggetti a pubblica registrazione, il curatore

notifica un estratto della sentenza dichiarativa di fallimento ai competenti uffici, perché sia

annotato nei pubblici registri. Art. 89

Elenchi dei creditori e dei titolari di diritti reali mobiliari e bilancio

Definisce più in dettaglio il contenuto degli elenchi dei creditori e dei titolari di diritti reali

mobiliari che il curatore deve compilare sulla scorta delle scritture contabili del fallito e

delle altre notizie e successivamente deve depositare in cancelleria del tribunale:

elenco dei creditori che deve contenere l'indicazione dei rispettivi crediti e dei diritti

 di prelazione

elenco dei titolari di diritti mobiliari deve individuare tutti coloro che vantano diritti

 reali e personali, mobiliari e immobiliari di cose in possesso o nella disponibilità del

fallito. Accertamento del passivo e liquidazione dell’attivo

Una innovata regolamentazione dell'accertamento del passivo, il cui progetto di stato

passivo è adesso direttamente affidato al curatore.

Art. 92

Avviso ai creditori ed agli altri interessati

1. il curatore, esaminate le scritture dell'imprenditore ed altre fonti di informazione,

comunica senza indugio ai creditori e ai titolari di diritti reali o personali su beni

mobili e immobili di proprietà o in possesso del fallito, a mezzo posta presso la sede

dell'impresa o la residenza del creditore o a mezzo telefax o posta elettronica:

1. che possono partecipare al concorso depositando nella cancelleria de

tribunale domanda ai sensi del seguente articolo,

2. la data fissata per l'esame dello stato passivo e quella entro cui vanno

presentate le domande,

3. ogni utile informazione per agevolare la presentazione della domanda

2. se il creditore ha sede o risiede all'estero la comunicazione può essere effettuata al

rappresentate.

In conformità dei criteri di delega improntati all'accelerazione delle procedure, il nuovo

articolo sottolinea l'obbligo del curatore di attivarsi SENZA INDUGIO per assolvere

l'obbligo di avviso.

AVVISO AI CREDITORI PER INSINUAZIONE NEL PASSIVO ART. 92

Soggetto obbligato: esaminate le scritture dell'imprenditore ed altre fonti di

 informazione, l'avviso deve essere comunicato senza indugio, dal curatore

Destinatari: creditori e ai titolari di diritti reali o personali su beni mobili e immobili di

 proprietà o in possesso del fallito.

Contenuto dell'avviso: con l'avviso viene comunicato ai destinatari:

 che possono partecipare al concorso depositando nella cancelleria del

o tribunale la domanda di ammissione al passivo

la data fissata per l'esame dello stato passivo e quella entro cui vanno

o presentante le domande

ogni utile informazione per agevolare la presentazione della domanda

o Art. 93

Le domande di ammissione al passivo

Il nuovo art. 93 offre un'esplicitazione puntuale del contenuto della domanda di

ammissione al passivo, che può avere ad oggetto tanto crediti, quanto la restituzione e/o

rivendicazione di beni mobili e immobili, nonché la descrizione esatta del petitum e della

fonte della pretesa, della quale si chiede l'ammissione al passivo, inclusa l'indicazione del

titolo di prelazione, con relativa graduazione del credito e l'eventuale descrizione del bene

sul quale la pretesa, ove speciale si esercita.

La domanda di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni

mobili e immobili si propone con ricorso da depositare presso la cancelleria del tribunale

almeno 30 giorni prima dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo.

Il ricorso può essere sottoscritto anche personalmente dalla parte e può essere spedito o

inviato in forma telematica a condizione che sia possibile fornire la prova della ricezione,

deve contenere:

1. l'indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità del creditore

2. la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la

descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o rivendicazione

3. la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la

ragione della domanda

4. l'eventuale indicazione di un titolo di prelazione, anche in relazione alla graduazione

del credito, nonché la descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita e se

questa ha carattere speciale.

5. indicazione numero telefax, indirizzo di posta elettronica o elezione di domicilio in

un comune nel circondario ove ha sede il tribunale ai fini della successive

comunicazioni.

DOMANDA DI AMMISSIONE AL PASSIVO

OGGETTO: La domanda di ammissione al passivo può avere ad oggetto tanti

 crediti, quanto la restituzione e/o la rivendicazione di beni mobili ed immobili.

Con la domanda di restituzione o rivendicazione, il terzo può chiedere la

sospensione della liquidazione dei beni oggetto della domanda.

FORMA: La domanda si propone con RICORSO da depositare presso la

 cancelleria del tribunale almeno 30 gg. Prima dell'udienza fissata per l'esame dello

stato passivo.

I documenti non presentati con la domanda devono essere depositati, a pena di

decadenza, almeno 15 gg, prima dell'udienza per l'esame dello stato passivo.

SOTTOSCRIZIONE: Il ricorso può essere sottoscritto anche personalmente dalla

 parte e può essere spedito, anche in forma telematica o con altri mezzi di

trasmissione purchè sia possibile fornire la prova della ricezione.

Il ricorso può essere presentato dal rappresentate comune degli obbligazionisti ai

sensi art. 2418, sec. c. cod. civ. anche per singoli gruppi di creditori.

CONTENUTO: il ricorso contiene:

 indicazione della procedura cui si intende partecipare e le generalità del

o creditore,

la determinazione della somma che si intende insinuare al passivo, ovvero la

o descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o la rivendicazione.

la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono la

o ragione della domanda

eventuale indicazione di un titolo di prelazione, anche in relazione alla

o graduazione del credito, nonché la descrizione del bene sul quale la

prelazione si esercita, se questa ha carattere speciale

ALLEGATI: al ricorso sono allegati i documenti dimostrativi del diritto del creditore

 ovvero del diritto del terzo che chiede la restituzione o rivendica del bene.

EFFETTI: la domanda di ammissione al passivo produce gli effetti della domanda

 giudiziale per tutto il corso del fallimento.

INAMISSIBILITA' del ricorso per omesse o incerte indicazioni

La regolamentazione contenuta nei commi 4° e 5° art. 93, viene sanzionata con

l'inammissibilità del ricorso la mancanza o l'assoluta incertezza di uno dei requisiti che

definiscono il contenuto della domanda in particolare l'indicazione della procedura cui si

intende partecipare e le generalità del creditore, la determinazione della somma che si

intende insinuare al passivo la descrizione del bene di cui si chiede la restituzione o

rivendicazione, la succinta esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono

la ragione della domanda.

Qualora invece la carenza di indicazione riguardi il titolo di prelazione il credito viene

considerato chirografario.

Nel caso di ometta di indicare il recapito tutte le comunicazioni si effettuano presso la

cancelleria. RICORSO INCOMPLETO - LE CONSEGUENZE

Requisiti mancanti o assolutamente incerti Conseguenze

indicazione della procedura cui si Il ricorso è inammissibile

 intende partecipare e le generalità del

creditore

determinazione della somma che si

 intende insinuare al passivo, ovvero la

descrizione del bene di cui si chiede la

restituzione o la rivendicazione

succinta esposizione dei fatti e degli

 elementi di diritto che costituiscono la

ragione della domanda

indicazione di un titolo di prelazione Il credito è considerato

 anche in relazione alla graduazione del chirografario

credito, nonché la descrizione dei bene

sul quale la prelazione si esercita, se

questa ha carattere speciale

indicazione del numero di telefax, Tutte le comunicazioni successive

 indirizzo di posta elettronica o l'elezione a quella con la quale il curatore da

di domicilio in un comune nel notizia dell'esecutività dello stato

circondario ove ha sede il tribunale, ai passivo, si effettuano presso la

fini delle successive comunicazioni cancelleria.

Sospensione della liquidazione: al fine di evitare che la liquidazione possa coinvolgere

beni di terzi in contestazione, è la previsione secondo la quale il terzo può chiedere la

sospensione della liquidazione di beni oggetto delle domande di restituzione o di

rivendicazione dei beni.

Titoli di credito

Il giudice su istanza della parte, può disporre che il cancelliere prenda copia dei titoli al

portatore o all'ordine presentati e li restituisca con l'annotazione dell'avvenuta domanda di

ammissione al passivo.

Effetti della domanda

La domanda di ammissione al passivo produce gli effetti della domanda giudiziale per tutto

il corso del fallimento. Art. 95

Progetto di stato passivo e udienza di discussione

La fase iniziale di formazione del progetto dello stato passivo, ora è affidata al curatore e

non più a giudice delegato.

Il CURATORE PREVIO ESAME DELLE DOMANDE DI AMMISSIONE DEVE

PREDISPORRE UN completo progetto di stato passivo, con elenchi separati dei creditori

e dei titolari di altri diritti immobiliari e mobiliari, rassegnando per ciascuna domanda le sue

motivate conclusioni.

Il curatore potrà eccepire direttamente i fatti estintivi, modificativi e impeditivi del diritto

azionato, nonché l'inefficacia del titolo su cui si fondano il credito o la prelazione.

Il progetto di stato passivo deve essere depositato in cancelleria almeno 7 giorni prima

dell'udienza fissata per l'esame dello stato passivo e comunicato ai creditori che possono

esaminarlo e presentare osservazioni scritte sino a due giorni prima dell'udienza, analoga

facoltà spetta al fallito.

Il giudice delegato, tenuto conto delle eccezioni sollevate dal curatore, di quelle rilevabili

d'ufficio e di quelle sollevate dagli altri creditori, decide su ciascuna domanda nei limiti del

richiesto.

Il fallito non può intervenire in udienza, ma ha il diritto di essere sentito in merito al

contenuto delle domande. Art. 96

Formazione ed esecutività dello stato passivo

Le domande di ammissione al passivo sono vagliate dal giudice delegato che, con decreto

le accoglie in toto a parzialmente indicando il grado dell'eventuale diritto di

 prelazione

le respinge

 o le dichiara inammissibili senza preclusione, di un'eventuale successiva

 riproposizione.

La nuova disposizione introduce un elemento di semplificazione della procedura di riparto

prevedendo che il riconoscimento della prelazione e del suo grado vada effettuato

già in sede di accertamento del passivo.

Ammissione dei crediti con riserva (sospensione interessi), si tratta dei crediti che non

possono farsi valere contro il fallito, se non previa escussione di un obbligato principale:

i crediti per i quali la mancata produzione del titolo dipende da fatto non riferibile

 al creditore, salvo che la produzione avvenga nel termine assegnato dal giudice

i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale non passata in

 giudicato, pronunciata prima della dichiarazione di fallimento.

Terminato l'esame di tutte le domande, il giudice delegato forma lo stato passivo e lo

rende esecutivo con decreto depositato in cancelleria.

Il decreto che rende esecutivo lo stato passivo e le decisioni assunte dal tribunale all'esito

dei giudizi di cui art. 99, producono effetti soltanto ai fini del concorso (all'interno della

procedura fallimentare).

La pronuncia in sede di accertamento del passivo ha pertanto efficacia esclusivamente

endofallimentare e non preclude la riproponibilità della questione al di fuori della sede

concorsuale. Art. 97

Comunicazione dell'esito del procedimento di accertamento del passivo

Il curatore immediatamente dopo la dichiarazione di esecutività dello stato passivo, deve

comunicare a ciascun creditore l'esito della domanda di insinuazione e l'avvenuto deposito

in cancelleria dello stato passivo di modo che possa essere esaminato da tutti coloro che

hanno presentato domanda .

I creditori non ammessi o ammessi parzialmente devono inoltre essere informati del loro

diritto di proporre opposizione. Art. 98 e 99

Impugnazioni e procedimento

Contro il decreto che rende esecutivo lo stato passivo può essere proposta opposizione,

impugnazione dei crediti ammessi o revocazione.

L'opposizione è proposta nei confronti del curatore.

Con l'opposizione il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili contestano che

la propria domanda sia stata accolta in parte o sia stata respinta.

1. con l'impugnazione il curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o

immobili contestano che la domanda di un creditore o di un altro concorrente sia

stata accolta, l'impugnazione è rivolta nei confronti del creditore concorrente, la cui

domanda è stata accolta.

Al procedimento partecipa anche il curatore.

2. con la revocazione il curatore, il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o

immobili, decorsi i termini per la proposizione dell'opposizione o dell'impugnazione,

possono chiedere che il provvedimento di accoglimento o di rigetto vengano

revocati se si scopre che essi sono stati determinati da falsità, dolo, errore

essenziale di fatto o dalla mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono

stati prodotti tempestivamente per causa non imputabile.

3. la revocazione è proposta nei confronti del creditore concorrente, la cui domanda è

stata accolta, ovvero nei confronti del curatore quanto la domanda è respinta.

4. gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti dal giudice con decreto

su istanza del creditore o del curatore, sentito il curatore parte interessata.

Le impugnazioni sono di tre tipi: opposizione, impugnazione e revocazione

il procedimento per le impugnazioni è quello camerale che nel rispetto del contraddittorio e

del diritto alla difesa si chiude con decreto NON RECLAMABILE , MA RICORRIBILE IN

CASSAZIONE

Una volta proposta l'impugnazione con ricorso entro 30gg. dalla comunicazione dell'esito

del procedimento di accertamento del passivo (o in caso di revocazione dalla scoperta del

fatto o del documento), il tribunale fissa l'udienza in camera di consiglio.

Il giudice delegato non può far parte del collegio.

Art. 98

Il sistema unitario delle impugnazioni

Contro il decreto che rende esecutivo lo stato passivo può essere proposta:

IMPUGNAZIONE

OPPOSIZIONE DEI CREDITI REVOCAZIONE

AMMESSI

Soggetti legittimati creditori Curatore Curatore

titolare di diritti Creditore Creditore

su beni Titolare di diritti su Titolare di diritti su beni

immobili o beni mob. e

mobili immobili

OGGETTO Viene Viene contestato Decorsi i termini per la

DELLA contestato che che la domanda di proposizione

CONTESTAZION la propria un creditore o di dell'opposizione o

E domanda sia un altro dell'impugnazione i

stata accolta in concorrente sia soggetti legittimati

parte o respinta stata accolta possono chiedere la

revoca del

provvedimento di

accoglimento o di

rigetto qualora siano

stati determinati da

falsità, dolo, errore

essenziale di fatto e

dalla mancata

conoscenza di

documenti decisivi che

non sono stati prodotti

tempestivamente per

causa non imputabile

Verso chi è diretta È proposta nei È rivolta nei La revocazione è

confronti del confronti del proposta:

curatore creditore

concorrente, la cui nei confronti del

domanda è stata creditore

accolta. concorrente la cui

Al procedimento domanda è stata

partecipa anche il accolta (in tal

curatore caso partecipa al

procedimento

partecipa il

curatore

ovvero nei

 confronti del

curatore quando

la domanda è

stata respinta

ART. 99

LE MODALITA' DI IMPUGNAZIONE

L'opposizione, l'impugnazione dei crediti ammessi e la revocazione devono essere

proposte nei seguenti termini e forme:

FORMA RICORSO

Il ricorso deve essere depositato presso la cancelleria del tribunale

Nel caso di impugnazione ed opposizione , entro 30 gg.

 Dalla comunicazione dell'esito del procedimento di

DEPOSITO accertamento del passivo.

in caso di revocazione, entro 30 gg. Dalla scoperta del fatto

 o del documento

CONTENUTO Il ricorso deve contenere:

1. indicazione del tribunale, del giudice delegato e del

fallimento

2. le generalità dell'impugnante e l'elezione del domicilio in un

comune sito nel circondario del tribunale che ha dichiarato il

fallimento

3. l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui si basa

l'impugnazione e e le relative conclusioni

4. l'indicazione specifica, a pena di decadenza, dei mezzi di

prova di cui il ricorrente intende avvalersi e dei documenti

prodotti.

ART. 101

DOMANDE TARDIVE DI CREDITI

1. Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazioni

di beni mobili ed immobili, depositate in cancelleria oltre il termine di 30 giorni prima

dell'udienza fissata per la verifica (art. 95) del passivo e non oltre 1 anno dal

deposito del decreto di esecutività del passivo (art. 96) SONO CONSIDERATE

TARDIVE.

In caso di particolare complessità della procedura il tribunale, con la sentenza che

dichiara il fallimento può prorogare quest'ultimo termine fino a 18 mesi.

2. il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme

di cui art. 95; il curatore da avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della

data dell'udienza.

Si applicano le disposizioni art. 93 e 99.

3. Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme già distribuite nei limiti di quanto

stabilito art. 112.

Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa

non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene

sino all'accertamento del diritto.

4. decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano

esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, le domande tardive sono

ammissibili se l'istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

L'Art. 101 introduce:

la riduzione dei termini di presentazione entro il termine MASSINO DI 1 ANNO DAL

 DEPOSITO DEL DECRETO ESECUTIVO DELLO STATO PASSIVO, prorogabile di

ulteriore sei mesi (in tutto 18 mesi) solo in caso di complessità.

la limitazione della possibilità di presentare domande fino all'esaurimento delle

 ripartizioni dell'attivo ai soli casi di comprovata causa non imputabile.

Domande tardive: la definizione definisce tardive le domande di ammissione al passivo di

un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili o immobili, depositate in

cancelleria oltre il termine di 30 giorni prima dell'udienza fissata per la verifica del passivo

e non oltre 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività del passivo.

Il termine annuale fissato dal primo comma della disposizione può essere prorogato in

caso particolare complessità della procedura, fino a 18 mesi dal tribunale con la sentenza

dichiarativa di fallimento.

Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme

stabilite dall'articolo 95 per l'esame dello stato passivo delle domande tempestivamente

presentate.

Il curatore da avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell'udienza,

per il resto si applicano le disposizioni:

Art. 93 domanda di ammissione al passivo

 Art. 94 effetti della domanda

 Art. 95 progetto di stato passivo e udienza di discussione

 Art. 97 comunicazione dell'esito del procedimento di accertamento del passivo

 Art. 98 impugnazioni

 Art. 99 procedimento

Insinuazione al passivo: il creditore tardivamente insinuato ha diritto di concorrere

soltanto alle ripartizioni posteriori alla propria ammissione in proporzione del

rispettivo credito salvo il diritto di prelevare le quote che gli sarebbero spettate nelle

precedenti ripartizioni se assistito da cause di prelazione ovvero se il ritardo è dipeso da

cause ad essi non imputabili.

Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non

imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino

all'accertamento del diritto.

Decorso il termine di 12 mesi (prorogabile a 18) e comunque fino a quando non siano

esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se

l'istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

Art. 102

Insufficiente realizzo

Il legislatore ha espressamente disposto che non debba svolgersi a procedura di

accertamento ogni qualvolta, già in prima battuta, risulti evidente l'impossibilità di

recuperare masse attive con cui soddisfare il creditori insinuati nel passivo fallimentare.

NON LUOGO ACCERTAMENTO: IL TRIBUNALE DISPONE di non farsi luogo al

procedimento di accertamento del passivo , relativamente ai crediti concorsuali, se risulta

che non può essere acquisito attivo da distribuire ad alcuno dei creditori che abbiano

chiesto l'ammissione al passivo, salva la soddisfazione dei crediti prededucibili e delle

spese di procedura.

Nel medesimo senso viene disposto anche la condizione di insufficiente realizzo emerge

nel corso delle eventuali udienze successive.

Il provvedimento del collegio è assunto:

su istanza del curatore depositata almeno 20 giorni prima dell'udienza per l'esame

 dello stato passivo, corredata da una relazione sulle prospettive della liquidazione

sentiti il comitato dei creditori ed il fallito

 con decreto motivato da adottarsi prima dell'udienza per l'esame dello stato

 passivo.

Il curatore deve comunicare il decreto di non farsi luogo all'accertamento del passivo ai

creditori che abbiano presentato domanda di ammissione al passivo, questi ultimi, nei 15

giorni seguenti, possono presentare reclamo alla corte di appello, che provvede con

decreto in camera di consiglio, sentito il reclamante, il curatore, il comitato dei creditori ed

il fallito.

Art. 103

Rivendica e restituzione

Ai procedimenti relativi all'accertamento dei diritti reali e personali dei terzi sui beni

immobili e mobili si applica il regime PROBATORIO previsto dall'articolo 621 c.p.c.

Se il bene non è stato acquisito all'attivo della procedura, il titolare del diritto, anche nel

corso dell'udienza di cui art. 95, può modificare l'originaria domanda e chiedere

l'ammissione al passivo del controvalore del bene alla data di apertura del concorso.

Se il curatore perde il possesso della cosa dopo averla acquisita, il titolare del diritto può

chiedere che il controvalore del bene sia corrisposto in prededuzione.

Art. 104

Redazione del programma di liquidazione

Nella fase di ripartizione dell'attivo un momento decisivo nello svolgimento delle funzioni

della curatela è rappresentato dalla redazione del programma di liquidazione che deve

essere predisposto entro 60 giorni dalla redazione dell'inventario.

L'approvazione del programma diviene presupposto necessario per poter accedere alla

fase del riparto , unica eccezione, la liquidazione effettuata prima dell'approvazione del

programma, previa autorizzazione del giudice delegato e sentito il comitato dei creditori,

ma solo nell'eventualità che dal ritardo possa derivare pregiudizio all'interesse dei

creditori.

Alla luce della riforma la pianificazione dell'attivo deve essere panificata sin dall'inizio, ma

con più ampio margine di discrezionalità quanto alla scelta delle modalità di attuazione.

Azioni esecutive: il curatore previa autorizzazione del comitato dei creditori, può decidere

di non acquisire all'attivo ovvero di rinunciare a liquidare uno o più beni, se l'attività di

liquidazione appaia non conveniente.

In questo caso il curatore né darà comunicazione ai creditori i quali in deroga a quanto

previsto art. 51 possono iniziare azioni esecutive o cautelari sui beni rimessi nella

disponibilità del debitore.

Art. 105

Vendita azienda

Le alternative possibili sono:

vendita in blocco del complesso aziendale: è la modalità di trasferimento da

 preferire

liquidazione dei singoli beni aziendali: è disposta solo quando risulta prevedibile

 che la vendita dell'intero complesso aziendale, di suoi rami, di beni o rapporti

giuridici individuabili in blocco non consenta una maggiore soddisfazione dei

creditori. VENDITE ED ATTI DI LIQUIDAZIONE ART. 107

CHI EFFETTUA Le vendite e gli altri atti di liquidazione sono effettuati dal

LE VENDITE curatore, anche avvalendosi dei soggetti specializzati

Modalità Le vendite e gli altri atti di liquidazione sono effettuati dal

curatore tramite procedure competitive

Stima È necessaria la stima dei beni salvo quelli di modesto valore

da parte di operatori esperti

Pubblicità Devono essere assicurate, con adeguate forme di pubblicità,

la massima informazione e partecipazione degli interessati.

Per i beni immobili, prima del completamento delle operazioni

di vendita, è data notizia mediante notificazione da parte del

curatore, a ciascuno dei creditori ipotecari o comunque muniti

di privilegio .

Sospensione Il curatore può sospendere la vendita se perviene un'offerta

irrevocabile d'acquisto migliorativa di almeno il 10% del prezzo

offerto

Procedure Il curatore può subentrare nelle procedure esecutive pendenti

esecutive alla data di dichiarazione di fallimento; diversamente, su

pendenti istanza del curatore, il giudice dell'esecuzione dichiara

l'improcedibilità dell'esecuzione

Vendita dei beni immobili

Art. 107

Modalità delle vendite di beni

Le vendite e gli altri atti di liquidazione sono effettuati dal curatore, tramite procedure

competitive anche avvalendosi di soggetti specializzati, sulle base delle stime effettuate,

salvo il caso dei beni di modesto valore, da parte di operatori esperti, assicurando, con

adeguate forme di pubblicità, la massima informazione e partecipazione degli interessati.

L'invito alle procedure competitive dovrà essere portato a conoscenza dei destinatari con

mezzi di comunicazione idonei a rendere nota la possibilità di partecipazione.

Le vendite possono essere effettuate direttamente dal curatore oppure attraverso soggetti

specializzati.

Il curatore può sospendere la vendita se perviene un'offerta irrevocabile d'acquisto

migliorativa di almeno il 10% del prezzo offerto.

ART. 108 E 109

POTERI DEL GIUDICE DELEGATO

In forza del suo potere di vigilanza, l'art. 108 attribuisce al giudice delegato, su istanza del

fallito, del comitato dei creditori o di altri interessati la facoltà di:

sospendere con decreto motivato previo parere del comitato dei creditori, le

 operazioni di vendita qualora ricorrano gravi motivi e giustificati (violazione di legge

o rischio di turbative d'asta) motivi ovvero

impedire il perfezionamento della vendita quando il prezzo offerto risulti

 NOTEVOLMENTE INFERIORE A QUELLO GIUSTO TENUTO CONTO delle

condizioni di mercato, in tal caso, l'istanza deve essere presentata dai soggetti

interessati entro 10 giorni dal deposito in cancelleria degli esiti delle procedure.

Per i veicoli iscritti nel pubblico registro automobilistico e per i beni immobili una volta

eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, il giudice delegato, con decreto

ordina, con decreto, la cancellazione delle iscrizioni relativi ai diritti di prelazione, nonché

delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo.

CHIUSURA DEL FALLIMENTO E RIPARTIZIONE DELL'ATTIVO

ART. 110

PROCEDIMENTO DI RIPARTIZIONE: LA DOCUMENTAZIONE

La promozione delle attività di ripartizione dell'attivo spetta AL CURATORE CON

CADENZA QUADRIMESTRALE decorrente dalla data del decreto di esecutività dello stato

passivo, deve presentare

un prospetto delle somme disponibili

 un progetto di ripartizione delle medesime, riservate quelle occorrenti per la

 procedura.

Le somme disponibili costituiscono il risultato della sottrazione dalla massa attiva lorda

(vale a dire l'ammontare globale delle somme riscosse dal curatore dal curatore a

qualsiasi titolo) delle somme ricorrenti per la procedura.

Relativamente al progetto di ripartizione questo consiste nella elencazione dei creditori

con rispettiva indicazione della somma a ciascuno attribuita.

Passaggi: in primo luogo occorrerà individuare le differenti classi di creditori e procedere

alla graduazione in ragione dei diritti di prelazione.

Una volta individuate le classi dovrà poi essere determinata la percentuale a ciascuna di

esse attribuibile.

Il giudice NON PUO' APPORTARE AL PROGETTO DI DISTRIBUZIONE LE VARIAZION I

CHE REPUTA CONVENIENTI, nella redazione del progetto, dunque ruolo centrale ed

esclusivo spetta al curatore nell'osservanza di quelli che sono gli obblighi di diligenza

professionali.

Il giudice ordina il deposito, sentito il comitato dei creditori, del progetto di ripartizione in

cancelleria, disponendo che tutti i creditori , compresi quelli per i quali è in corso il giudizio

di impugnazione (opposizione, impugnazione dei crediti ammessi o revocazione di cui art.

98) ne siano avvisati.

RECLAMI PROVVEDIMENTO FINALE DI RIPARTO

I creditori, entro il termine perentorio di 15 giorni dalla ricezione della comunicazione,

possono proporre reclano contro il progetto di riparto nelle forme del procedimento

camerale di cui art. 26.

Possono quindi profilarsi 2 diverse situazioni:

1. nessun reclamo viene proposto nel termine prescritto: il giudice delegato, su

richiesta del curatore, dichiara esecutivo il progetto di ripartizione.

2. viene proposto reclamo: il giudice delegato dichiara esecutivo il progetto di

distribuzione previo accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti oggetto

di contestazione.

Con il provvedimento con cui si decide il reclamo si provvede anche in ordine alla

destinazione delle somme accantonate.

Art. 111

ORDINE DI DISTRIBUZIONE DELLE SOMME

Le somme ricavate dalla liquidazione dell'attivo sono erogate nel seguente ordine:

 per il pagamento dei crediti predecudibili, intentendosi per tali quelli così

o qualificati da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o

in funzione della procedura concorsuale.

per il pagamento dei crediti ammessi con prelazione sulle cose vendute

o secondo l'ordine assegnato dalla legge.

per il pagamento dei creditori chirografari, in proporzione dell'ammontare del

o credito per cui ciascuno di fu ammesso, compresi i creditori indicati al n. 2

qualora non sia stata ancora realizzata la garanzia, ovvero per la parte per

cui rimasero non soddisfatti da questa.

sono considerati debiti prededucibili quelli così qualificati da una specifica

 disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o in funzione delle procedure

concorsuali di cui alla presente legge; tali debiti sono soddisfatti con preferenza ai

sensi del primo comma n. 1.

Nell'ambito delle attività di ripartizione dell'attivo, la definizione dell'ordine di priorità che

deve essere rispettato nella distribuzione dell'attivo fallimentare, con specifico riguardo ai

crediti verso la massa.

La categoria dei crediti verso la massa comprende tutte le obbligazioni assunte, in

funzione della procedura concorsuale, dagli organi della stessa subentrati all'imprenditore

dichiarato fallito .

Caratteristica propria è inoltre il trattamento preferenziale riservato ai creditori della massa,

ad essi è riconosciuto il diritto ad essere soddisfatti integralmente e con precedenza

assoluta rispetto agli altri creditori.

ART. 111 BIS

Disciplina dei crediti prededucibili

1. i crediti prededucibili devono essere accertati con le modalità dell'accertamento del

passivo, con esclusione di quelli non contestati per collocazione e ammontare e di

quelli sorti a seguito di provvedimenti di liquidazione di compensi dei soggetti

nominati ai sensi art. 25 (nominati dal giudice delegato), in questo ultimo caso se

contestati devono essere accertati con il procedimento di reclamo art. 26

2. per i crediti prededucibili sorti dopo l'adunanza di verificazione dello stato passivo

ovvero dopo l'udienza alla quale essa sia stata differita, si provvede

all'accertamento ai sensi del secondo comma art. 101. domande tardive dei crediti.

3. i crediti prededucibili vanno soddisfatti per il capitale le spese e gli interessi con il

ricavato della liquidazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, secondo un

criterio proporzionale, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni

oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti.

Il corso degli interessi cessa al momento del pagamento.

4. i crediti prededucibili sorti nel corso del fallimento che sono liquidi, esigibili e non

contestati per collocazione e per ammontare, possono essere soddisfatti al di fuori

del procedimento di riparto se l'attivo è presumibilmente sufficiente a soddisfare tutti

i titolari di tali crediti.

Il pagamento deve essere autorizzato dal comitato dei creditori ovvero dal giudice

delegato se l'importo è superiore a euro 25.000, l'importo può essere aggiornato

ogni 5 anni con decreto del ministero della giustizia in base agli indici ISTAT sul

costo della vita.

5. se l'attivo è insufficiente, la distribuzione deve avvenire secondo i criteri della

graduazione e della proporzionalità, conforme all'ordine assegnato dalla legge.

Art. 111 quater

CREDITI ASSISTITI DA PRELAZIONE

I crediti assistiti da privilegio generale hanno diritto di prelazione per il capitale, le spese e

gli interessi, nei limiti di cui agli articoli (diritto dei creditori privilegiati nella ripartizione

dell'attivo) sul prezzo ricavato dalla liquidazione del patrimonio mobiliare, sul quale

concorrono in un'unica graduatoria con i crediti garantiti da privilegio speciale mobiliare,

secondo il grado previsto dalla legge.

I crediti garantiti da ipoteca o pegno e quelli assisti da privilegio speciale hanno diritto di

prelazione per il capitale, interessi e spese sul prezzo ricavato dai beni vincolati alla loro

garanzia.

Art. 112

Partecipazione dei creditori ammessi tardivamente

La procedura fallimentare si intrinseca attraverso una serie di sub-procedimenti realizzati

in sequenza, in modo tale che ciascuna fase può essere attuata a seguito della

cessazione di quella precedente.

I creditori tardivi si pongono in una situazione di pregiudizio e di possibile rischio in ordine

al concreto soddisfacimento del credito.

In particolare, viene mantenuta la distinzione tra creditori insinuatisi tardivamente per

causa loro imputabile (cui viene riservato un trattamento deteriore) e quelli ai quali non sia

addebitabile il ritardo nell'ammissione stabilendo che:

creditori ammessi tardivamente: creditori ammessi a norma articolo 101

 (domande tardive di crediti) concorrono soltanto nelle ripartizioni posteriori alla loro

ammissione in proporzione del rispettivo credito.

Il carattere sanzionatorio della disciplina è non tanto nel divieto di prendere parte

alle ripartizioni esauritesi anteriormente, quanto nelle circostanza che relativamente

alle ripartiizioni posteriori essi possono partecipare nelle stessa percentuale

spettante ai creditori di pari grado con definitiva perdita della percentuale a questi

ultimi riservata nelle distribuzioni anteriori.

creditori ammessi tardivamente con diritto di prelazione: la disposizione fa

 salvi gli effetti gli eventuali diritti di prelazione con la conseguenza che il creditore

privilegiato insinuatosi tardivamente ha diritto all'assegnazione della somma

corrispondente a quella ricavata dall'alienazione del bene oggetto di garanzia e

precedentemente distribuita ai creditori cui non sarebbe spettata.

Nel caso diverso in cui il bene non sia stato venduto, si tratterà di stabilire la

percentuale di partecipazione al riparto variabile a seconda che il ritardo sia o meno

addebitabile al creditore tardivo.

creditori ammessi in ritardo per causa ad essi non imputabile: anche in questo

 caso ai creditori è riconosciuto il diritto di prelevare le quote che sarebbero spettate

nelle precedenti ripartizione.

Volendo sintetizzare dal descritto quadro normativo si ricava che creditore ammesso

tardivamente al passivo del fallimento anche nel caso in cui il ritardo sia dipeso da causa e

a lui non imputabile, può partecipare si sensi dell'art. 112 L.F. alla ripartizione dell'attivo

solo nei limiti della quantità di esso disponibili al momento della sua ammissione, essendo

ormai divenuto definitivo il provvedimento mediante il quale è stato reso esecutivo il

precedente progetto di riparto (se non è stato impugnato), senza che possa pretendere di

incrementare le disponibilità residue all'atto dell'ammissione mediante riduzione dei riparti

ricevuti da altri creditori, dovendosi escludere in presenza dell'espressa regolamentazione

la restituzione delle somme già riscosse dai creditori.

Gli indici che caratterizzano il regime dei creditori tardivi:

la previsione di accantonamenti

 la diversa regolazione dei creditori privilegiati e chirografari tardivi incolpevoli o per

 scelta.

Art. 113

Operazioni di accantonamento

Incisive le modifiche della riforma sulle operazioni di accantonamento delle somme che

sarebbero rientrati nell'attivo ripartibile, sono destinate ad una erogazione successiva o

extra-riparto.

Al fine di assicurare una prospettiva di soddisfacimento pari a quella degli altri creditori

concorsuali definitivamente ammessi è stata prevista l'obbligatorietà degli accantonamenti

a favore di quattro categorie di creditori già insinuati nel passivo ma non ancora

definitivamente ammessi.

Nelle ripartizioni parziali che non possono superare 80% delle somme da ripartire, devono

essere trattenute e depositate nei modi stabiliti dal giudice delegato le quote assegnate:

1. ai creditori ammessi con riserva

2. ai creditori opponenti a favore dei quali sono state disposte misure cautelari

3. ai creditori opponenti la cui domanda è stata accolta ma la sentenza non è passata

in giudicato

4. ai creditori nei cui confronti sono stati proposti i giudizi di impugnazione e di

revocazione.

Quindi la nuova disposizione fissa un limite del 20% (che può essere superato)

all'accantonamento.

Le somme ritenute necessarie per spese future, per soddisfare il compenso al curatore e

ogni altro debito prededucibile devono essere trattenute.

Art. 113 bis

Scioglimento delle ammissioni con riserva

Quando si verifica l'evento che ha determinato l'accoglimento di una domanda con riserva,

su istanza del curatore o della parte interessata, il giudice delegato modifica lo stato

passivo, con decreto, disponendo che la domanda deve intendersi accolta definitivamente.

Art. 114

Restituzione di somme riscosse

I pagamenti effettuati in esecuzione dei piani di riparto non possono essere ripetuti, salvo il

caso dell'accoglimento di domande di revocazione.

I creditori che hanno percepito pagamenti non dovuti, devono restituire le somme riscosse,

oltre gli interessi legali dal momento del pagamento effettuato a loro favore.

Art . 115

Pagamenti ai creditori

Il curatore provvede al pagamento delle somme assegnate ai creditori nel piano di

ripartizione nei modi stabiliti dal giudice delegato, purchè tali da assicurare la prova del

pagamento stesso.

Se prima della ripartizione i crediti ammessi sono stati ceduti, il curatore attribuisce le

quote di riparto ai cessionari, qualora la cessione sia stata tempestivamente comunicata,

unitamente alla documentazione che attesti, con atto recante le sottoscrizioni autenticate

di cedente e cessionario, l'intervenuta cessione. In questo caso, il curatore provvede alla

rettifica formale dello stato passivo.

Art. 116

Rendiconto del curatore

L'articolo fornisce alcune importanti indicazioni circa il contenuto e le modalità di

rendicontazione da parte del curatore.

Senza l'esposizione dell'operato del curatore (con indicazione delle partite di dare ed

avere e delle relative pezze giustificative che ne consentano un riscontro) non è infatti

possibile procedere alla distribuzione finale.

Obbligo di presentazione: una volta compiuta la liquidazione dell'attivo e prima del riparto

finale, il curatore deve presentare al giudice delegato il rendiconto della sua gestione:

l'obbligo va adempiuto anche ogni qual volta si abbia cessazione dall'incarico di curatore.

In caso di sostituzione del curatore nel corso della procedura fallimentare, il curatore

subentrato è legittimato a contestare, il contro presentato dal curatore cessato, giacchè

egli agisce nell'interesse dell'intera massa concorsuale, comprensiva non sole dei creditori

concorrenti, ma anche di quelli non ancora insinuati nel passivo e che pertanto non hanno

acquisito il titolo a contestare il conto.

Oggetto del rendiconto: il curatore deve presentare un'esposizione analitica delle

operazioni contabili e dell'attività di gestione della procedura.

Presentato il rendiconto, IL GIUDICE NE ORDINA IL DEPOSITO IN CANCELLERIA E

FISSA L'UDIENZA NELLA QUALE OGNI INTERESSATO Può PRESENTARE LE SUE

OSSERVAZIONI O CONTESTAZIONI:

L'UDIENZA NON PUO' ESSERE TENUTA PRIMA CHE SIANO DECORSI 15 GIORNI

DAL DEPOSITO.

IL curatore da immediata comunicazione ai creditori ammessi al passivo, a coloro che

hanno proposto opposizione, ai creditori in prededuzione non soddisfatti ed al fallito,

avvisandoli che possono prendere visione del rendiconto e presentare eventuali

osservazioni o contestazioni fino all'udienza.

Se all'udienza stabilita non sorgono contestazioni o su queste viene raggiunto un accordo,

il giudice approva il conto con decreto.

Più complicata la situazione in caso di contestazioni o mancato raggiungimento di un

accordo, in tale ipotesi viene fissata l'udienza innanzi al collegio secondo le forme del rito

camerale.

Art. 117

Riparto finale

1. approvato il conto e liquidato il compenso al curatore, il giudice delegato, sentite le

proposte del curatore, ordina il riparto finale

2. nel riparto finale vengono distribuiti anche gli accantonamenti precedentemente

fatti. Tuttavia, se la condizione non sì è ancora verificata ovvero se il provvedimento

non è ancora passato in giudicato, la somma è depositata nei modi stabiliti dal

giudice delegato, perché, verificatisi gli eventi indicati, possa essere versata ai

creditori cui spetta o fatto oggetto di riparto supplementare fra gli altri creditori.

Gli accantonamenti non impediscono la chiusura della procedura.

3. il giudice delegato, nel rispetto delle cause di prelazione, può disporre che a singoli

creditori che vi consentano siano assegnati, in luogo delle somme agli stessi

spettanti, crediti di imposta del fallito non ancora rimborsati.

4. per i creditori che non si presentano o sono irreperibili le somme dovute sono

depositate presso l'ufficio postale o la banca già indicati ai sensi art. 34

Decorsi 5 anni dal deposito, le somme non riscosse dagli aventi diritto ed i relativi

interessi, se non richieste da altri creditori, rimasti insoddisfatti, sono versate a cura

del depositario all'entrata del bilancio dello stato.

5. il giudice, anche se è intervenuta l'esdebitazione del fallito, omessa ogni formalità

non essenziale al contraddittorio, su ricorso dei creditori insoddisfatti che abbiano

presentato la richiesta di cui al quarto comma, dispone la distribuzione delle somme

non riscosse in base all'art. 111 fra i soli richiedenti.

Il nuovo articolo 117 supera vecchi limiti operativi:

il nuovo legislatore delegato, ha scelto di prevedere che in sede di ripartizione finale, gli

accantonamenti fatti in precedenza devono essere distribuiti solo nel caso in cui sia

intervenuta la decisone irrevocabile sulle questioni che li aveva originati, diversamente

essi devono essere mantenuti secondo le modalità stabilite dal giudice delegato e non

impediscono la chiusura della procedura.

Poiché la chiusura fa venir meno anche gli organi della procedura stessa è stato previsto

al fine comunque entro 5 anni dalla chiusura stessa la distribuzione da parte del giudice

delegato.

Una volta approvato il conto di gestione, si procede alla liquidazione del compenso del

curatore, poi il giudice delegato, sentite le proposte del curatore, ordina il riparto finale

secondo le norme precedenti.

Nel riparto finale vengono distribuiti anche gli accantonamenti precedentemente fatti.

Tuttavia, se la condizione non si è ancora verificata ovvero se il provvedimento non è

ancora passato in giudicato, la somma è depositata nei modi stabiliti dal giudice delegato,

in modo tale che, una volta verificatisi gli eventi indicati, possa essere versata ai creditori

cui spetta o fatto oggetto di riparto supplementare fra gli altri creditori.

Se l'evento dedotto in condizione si verifica prima della chiusura del fallimento il giudice

revocherà il deposito ordinando contestualmente il pagamento a favore del creditore.

Gli accantonamenti NON IMPEDISCONO LA CHIUSURA DELLA PROCEDURA.

La chiusura del fallimento segna la conclusione dell'attività liquidatoria dell'impresa ed il

venir meno di un'esigenza generale di tutela paritaria dei creditori con il ritorno del debitore

alla sua originaria disponibilità patrimoniale e personale e dei creditori al regime generale

e degli obblighi previsti.

Il giudice delegato nel rispetto delle cause di prelazione, può disporre che a singoli

creditori che vi consentano siano assegnati in luogo alle somme degli stessi spettanti,

crediti di imposta del fallito non ancora rimborsati.

CHIUSURA DEL FALLIMENTO

Art. 118 -120

Chiusura del fallimento: il decreto e gli effetti

La procedura di fallimento si chiude:

1. se nel termine stabilito nella sentenza dichiarativa di fallimento non sono state

proposte domande di ammissione al passivo

2. quando anche prima che sia compiuta la ripartizione finale dell'attivo le ripartizioni

ai creditori raggiungono l'intero ammontare dei crediti ammessi o questi sono in

altro modo estinti e sono pagati tutti i debiti e le spese da soddisfare in

prededuzione.

3. Quando è compiuta la ripartizione finale dell'attivo

4. quando nel corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente

di soddisfare, neppure in parte, i creditori concorsuali, né i creditori prededucibili e

le spese di procedura.

Il debitore tornato in BONIS riacquista comunque il potere di disporre del proprio

patrimonio e di esercitare le azioni relative (anche se concernenti rapporti verso terzi

anteriori all'apertura del fallimento), ove non sia disposta, per qualsiasi ragione la

riapertura integrale del fallimento, ciò in quanto nel caso di non integrale soddisfacimento

dei creditori in sede concorsuale, art. 121 L.F. non condiziona il detto esercizio, in

riferimento ai rapporti giuridici preesistenti al fallimento e comunque residuati alla chiusura,

alla previa riapertura del fallimento.

Se a fallire è una società, il curatore dovrà chiederne la cancellazione dal registro delle

imprese.

La chiusura della procedura di fallimento della società determina la chiusura della

procedura estesa ai soci, illimitatamente responsabili, a norma dello stesso articolo 147.

Ciò naturalmente sempre che non si tratti di una procedura di fallimento aperta nei

confronti dei soci quale imprenditore individuale.

Art.119

DECRETO DI CHIUSURA

1. La chiusura del fallimento è dichiarata con decreto motivato del tribunale su istanza

del curatore o del debitore ovvero di ufficio, pubblicato nelle forme descritte art. 17

2. quando la chiusura del fallimento è dichiarata ai sensi art. 118 primo comma, n.4

(vale a dire nel caso in cui nel corso della procedura si accerti che la sua

prosecuzione non consente di soddisfare neppure parzialmente né i creditori

concorsuali, né i crediti prededucibili, né le spese di procedura) , prima

dell'approvazione del programma di liquidazione, il tribunale decide sentiti il

comitato dei creditori ed il fallito

3. contro il decreto che dichiara la chiusura o ne respinge la richiesta è ammesso

reclamo a norma art. 26 (reclamo alla corte di appello

4. con i decreti di chiusura o di rigetto della richiesta, , sono impartite le disposizioni

esecutive volte ad attuare gli effetti della decisione.

Allo stesso modo si provvede a seguito del passaggio in giudicato della sentenza di

revoca del fallimento o della definitività del decreto di omologazione del concordato

fallimentare.

Il decreto di chiusura del fallimento deve essere comunicato per estratto a tutti i soggetti

interessati alla chiusura della procedura fallimentare che possono essere identificati sulla

base degli atti della procedura,e dunque oltre al curatore ed al fallito, a tutti i creditori che,

prima del decreto, abbiano presentato una domanda di ammissione al passivo che non sia

rigetttata e non siano stati intergralmente soddisfatti ed a tutti i creditori della massa o in

prededuzione.

Art. 120

EFFETTI DELLA CHIUSURA

Con la chiusura cessano gli effetti del fallimento sul patrimonio del fallito e decadono gli

organi preposti al fallimento.

le azioni esperite dal curatore per l'esercizio di diritti derivanti dal fallimento non

 possono essere proseguite

i creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte

 non soddisfatta dei loro crediti per capitale ed interessi, salvo che sia intervenuta

l'esdebitazione del fallito a norma art. 12 e seguenti.

Il decreto o la sentenza con la quale il credito è stato ammesso al passivo costituisce

prova scritta per gli effetti di cui all'articolo 634 c. proc. Civile, affinché i creditori risultanti

dallo stato passivo possano chiedere che la pronuncia endoconcorsuale produca effetti nei

confronti del debitore stesso al fine di consentire i tentativi recuperatori quando

quest'ultimo tornerà in bonis.

Art. 121

Casi di riapertura del fallimento

1. Nei casi prevenuti dai n. . 3 e 4 dell'articolo 118, (compimento della ripartizione

finale dell'attivo e accertamento dell'impossibilita di soddisfacimento anche parziale

dei creditori in caso di ulteriore prosecuzione della procedura) il tribunale, entro 5

anni dal decreto di chiusura, su istanza del debitore o di qualunque creditore, può

ordinare che il fallimento già chiuso sia riaperto, quando risulta che nel patrimonio

del fallito esistano attività in misura tale da rendere utile il provvedimento o quando

il fallito offre garanzia di pagare almeno il 10% ai creditori vecchi e nuovi.

La riapertura del fallimento, nei casi previsti espressamente dall'art. 121 L.F. può

essere ordinata esclusivamente su istanza del debitore o di qualunque creditore,

restando esclusa l'ammissibilità della riapertura d'ufficio, ovvero su istanza del p.m.

oppure dell'ex curatore.

2. Il tribunale, con sentenza in camera di consiglio, se accoglie l'istanza (1)

1. richiama in ufficio il giudice delegato ed il curatore o li nomina di nuovo;

2. stabilisce i termini previsti dai numeri 4 e 5 dal secondo comma dell'articolo

16, eventualmente abbreviandoli non oltre la metà; i creditori già ammessi al

passivo nel fallimento chiuso possono chiedere la conferma del

provvedimento di ammissione salvo che intendano insinuare al passivo

ulteriori interessi.

3. La sentenza può essere appellata a norma dell'articolo 18 e pubblicata a norma art.

17.

4. Il giudice delegato nomina il comitato dei creditori, tenendo conto nella scelta anche

dei nuovi creditori. Per le altre operazioni si seguono le norme stabilite nei capi

precedenti.

Art. 122

Concorso dei vecchi e nuovi creditori

1. I creditori concorrono alle nuove riparazioni x le somme loro dovute al momento

della riapertura, dedotto quando hanno percepito nelle precedenti ripartizioni, salve

in ogni caso le cause legittime di prelazione.

2. Restano ferme le precedenti statuizioni a norma del capo v

Art. 123

Effetti della riapertura sugli atti pregiudizievoli ai creditori

In caso di riapertura del fallimento, per le azioni revocatorie relative agli atti del fallito,

compiuti dopo la chiusura del fallimento, i termini stabiliti dagli art. 65,(sono privi di effetto

rispetto ai creditori i pagamenti di crediti che scadono nel giorno della dichiarazione di

fallimento o posteriormente, se tali pagamenti sono stati eseguiti dal fallito nei due anni

anteriori alla dichiarazione di fallimento) 67 (atti a titolo oneroso, pagamenti garanzie) e 67

bis (patrimoni destinati ad uno specifico affare ) sono computati dalla data della sentenza

di riapertura.

Sono privi di effetto nei confronti dei creditori gli atti a titolo gratuito e gli atti compiuti tra

coniugi FALLIMENTO DELLE SOCIETÀ

ART. 146

Società fallite ed azioni di responsabilità

La nuova disposizione prevede in base alla riforma societaria in tema di modelli di

governance e controllo prevede che:

1. gli amministratori ed i liquidatori della società sono tenuti agli obblighi imposti al

fallito dall'articolo 49( obblighi del fallito)

Essi devono essere sentiti in tutti i casi in cui la legge richiede che sia sentito il

fallito.

2. sono esercitate dal curatore previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il

comitato dei creditori.

1. le azioni di responsabilità contro gli amministratori, i componenti degli organi

di controllo, i direttori generali e i liquidatori

2. l'azione di responsabilità contro i soci della società a responsabilità limitata,

nei casi previsti art. 2476 comma settimo

Con riguardo all'azione di responsabilità verso amministratori e sindaci, la nuova

formulazione tiene conto dei nuovi modelli di amministrazione e controllo.

L'azione di responsabilità proposta dal curatore del fallimento nei confronti degli

amministratori e dei sindaci è soggetta al termine di prescrizione quinquennale, che inizia

a decorrere dal momento in cui il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento

dei loro crediti e può anche essere anteriore alla data dell'apertura della procedura

concorsuale.

L'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulta da qualsiasi fatto

che possa essere conosciuto anche senza una verifica diretta della contabilità della

società.

onere di provare che l'insufficienza del patrimonio sociale si è manifestata ed è divenuta

conoscibile prima della dichiarazione di fallimento grava sull'amministratore o sul sindaco

che ECCEPISCE LA PRESCRIZIONE

Il curatore è legittimato,sentito il comitato dei creditori e previa autorizzazione del comitato

dei creditori ad esercitare le azioni di responsabilità, oltre che nei confronti dei liquidatori,

anche nei confronti componenti degli organi sociali gestori e di controllo.

L'azione di responsabilità dei creditori sociali sussiste anche nella srl.

Per le società di azioni art. 2094 bis azioni di responsabilità nelle procedure concorsuali

dispone che in caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione

straordinaria le azioni di responsabilità spettano al curatore del fallimento, al commissario

liquidatore e al commissario straordinario.

L'art. 2395 mantiene al singolo socio e al singolo terzo l'esercizio in generale dell'azione

individuale, evidenziando che le azioni attribuite al curatore sono quelle sociali e quelle dei

creditori sociali.

Il curatore esercita le azioni di responsabilità previste dagli art. 2393 3 2394 le quali

confluiscono nell'azione prevista art. 146 legge fallimentare che accomuna i presupposti

dei due articoli e risulta finalizzata al risultato di acquisire all'attivo fallimentare tutto quanto

sottratto per fatti imputabili agli amministratori.

Il curatore può anche esercitare previa autorizzazione del giudice delegato e sentito il

comitato dei creditori, l'azione di responsabilità verso i soci di srl.

Ai sensi art. 2476 infatti sono solidalmente responsabili con gli amministratori, i soci che

hanno intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i

soci o i terzi.

Ciò comporta che nei confronti di questi soci può essere esperita l'azione sociale di

responsabilità da parte del singolo socio e, in caso di fallimento, da parte del curatore,

fermo il diritto del socio o del terzo di proporre anche l'azione individuale di responsabilità

ai sensi art. 2476 sesto comma. Quando il socio od il terzo siano stati direttamente

danneggiati.

Art. 147

Società con soci a responsabilità illimitata

1. La sentenza che dichiara il fallimento di una società appartenente ad uno dei tipi

regolati nei capi III, IV e vi del titolo V del libo quinto del codice civile, produce

anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche, illimitatamente responsabili :

la dichiarazione di fallimento è possibile solo se l'insolvenza della società attenga.

In tutto od in parte, a debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilità

illimitata.

Inoltre dall'inciso, pur se non persone fisiche, discende che falliscono per

estensione anche le eventuali società (sia di capitali, sia di persone ) socie (ai sensi

art. 2361) secondo comma,) di società di persone.

Il fallimento dei soci di cui al comma primo non può essere dichiarato decorso un

2. anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilità

illimitata, anche in caso di trasformazione, fusione o scissione, se sono state

osservate le formalità per rendere noti ai terzi i fatti indicati. La dichiarazione di

fallimento è possibile solo se l'insolvenza della società attenga, in tutto o in parte, a

debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilità illimitata.

Limiti temporali: art. dispone che il fallimento in estensione dei soci non può essere

dichiarato, se è decorso UN ANNO DELLO SCIOGLIMENTO DEL rapporto sociale

o dalla cessazione della responsabilità illimitata, anche in caso di trasformazione,

fusione e scissione, qualora siano state osservate le formalità per rendere noti ai

terzi i fatti indicati.

3. Il tribunale, prima di dichiarare il fallimento dei soci illimitatamente responsabili,

deve dispone la convocazione a norma dell'articolo 15.

4. Se dopo la dichiarazione di fallimento della società risulta l'esistenza di altri soci

illimitatamente responsabili , il tribunale, su istanza del curatore, di un creditore, di

un socio fallito, dichiara il fallimento dei medesimi.

L'istanza può essere presentata da vari soggetti, il curatore, un creditore o un socio

fallito.

5. allo stesso modo si procede qualora dopo la dichiarazione di fallimento di un

imprenditore individuale risulti che l'impresa è riferibile ad una società di cui il fallito

è socio illimitatamente responsabile.

E' possibile dichiarare il fallimento di tutti i soggetti che in concreto abbiano esercitato una

attività imprenditoriale, con una effettiva struttura sociale mascherata all'esterno, da

impresa individuale.

Per le società non iscritte la responsabilità illimitata e solidale è di tutti i soci.

Si applica anche in caso di società occulta. È il caso dell'imprenditore che agisce nei

rapporti con i terzi, come imprenditore individuale, ma che ha un rapporto occulto

(destinato cioè a non apparire nei confronti dei terzi) con uno o più soci.

Chi agisce nei rapporti con i terzi non esteriorizza la società (e quindi non puo' spendere il

nome) ma i terzi possono provare che i debito assunti, in proprio nome da un imprenditore

apparente individuale, sono debiti di una società della quale egli è amministratore ed

invocare la responsabilità illimitata e solidale degli altri soci, chiedendone il fallimento.

Contro la sentenza del tribunale è ammesso appello a norma dell'articolo 18. (cioè si

ricorre alla corte di appello). In caso di rigetto della domanda, contro il decreto del

tribunale l'istante può proporre reclamo alla corte d'appello a norma articolo 22. (entro 15

giorni dalla comunicazione).

L'art. 147 disciplina il fallimento automatico dei soci illimitatamente responsabili di società

contestualmente dichiarata fallita, quanto il fallimento per estensione di altri soci

illimitatamente responsabili di cui risulti successivamente l'esistenza.

Sono coinvolti nel fallimento automatico o per estensione non solo i soci illimitatamente

responsabili ma anche soci che inizialmente o successivamente a responsabilità limitata si

siano trovati ad assumere responsabilità illimitata.

Es. socio accomandante che ingeritosi nella gestione o risultante dalla ragione sociale, del

socio di società personale incorporata o fusa con società di capitali.

Art. 148

Fallimento della società e dei soci

Nei casi previsti dall'articolo 147, il tribunale nomina, sia per il fallimento della società, sia

per quello dei soci un solo giudice delegato ed un solo curatore pur rimanendo distinte le

procedure.

Nelle ipotesi di fallimento in estensione:

il giudice delegato può nominare più comitati dei creditori,

 il patrimonio della società e quello dei singoli soci sono tenuti distinti

 il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende

 dichiarato per l'intero e con il medesimo eventuale privilegio generale anche nel

fallimento dei singoli soci.

il creditore sociale ha diritto di partecipare a tutte le ripartizioni fino all'integrale

 pagamento, salvo il registro fra i fallimenti dei soci per la parte pagata in più della

quota rispettiva

i creditori particolari partecipano soltanto al fallimento dei soci loro debitori

 ciascun creditore può contestare i crediti dei creditori con i quali si trova in

 concorso.

Credito dichiarato nel fallimento della società: art. 148 terzo comma. L.F.: l'eventuale

privilegio generale che assiste il crediti verso la società è conservato anche nel fallimento

del socio - il credito dichiarato dai creditori sociali nel fallimento della società si intende

dichiarato per l'intero anche nel fallimento dei singoli soci.


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Moses

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto fallimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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