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l’azione revocatoria fallimentare ha una funzione recuperatoria = dobbiamo coinvolgere quante più

persone nella perdita del fallimento per spalmare questa perdita, più sono le persone che sopportano

il peso di questa insolvenza minore sarà il carico che ciascuno dovrà sopportare.

Un pagamento di un debito scaduto non è qualcosa che danneggia il patrimonio del debitore perché

è un atto a bilanciamento zero nel senso se una persona paga un suo debito utilizza il proprio denaro

e riduce contemporaneamente sia l’attivo che il passivo il saldo del suo patrimonio non cambia.

Per questa ragione l’azione revocatoria ordinaria lo dice chiaramente :

i debiti scaduti che sono pagati non sono revocabili ,

3 comma art 2901 c.c. questo è un atto che non danneggia i creditori nè il patrimonio del

debitore.

Non è importante che l’atto sia dannoso per il patrimonio ma che sia dannoso per i creditori.

L’azione della revocatoria fallimentare è stata cambiata nel 2005 :

nel momento in cui un imprenditore cominciava ad avere delle difficoltà i clienti, i fornitori i

finanziatori fuggivano perché se l’imprenditore falliva tutto quello che stavano ricevendo dovevano

restituirlo al fallimento, capitava che proprio per questa ragione una crisi che poteva forse essere

superata diventava crisi,insolvenza e si arrivava al fallimento.

L’eccessiva rigidità dell’azione revocatoria provocava il fallimento anche in crisi dove poteva

essere evitabile.

Per questa ragione sono state inserite tutta una serie di eccezioni nei casi particolarmente meritevoli.

BASI DELL’ISTITUTO

L’AZIONE REVOCATORIA SI DISTINGUE IN DUE TIPI:

1 REVOCATORIA DI DIRITTO( non è una azione perché è un effetto automatico, certi

atti per il solo fatto di essere stati compiuti in un certo periodo prima del fallimento sono

automaticamente considerati inefficaci)

2 REVOCATORIA GIUDIZIALE questa azione la deve intentare il curatore.

REVOCATORIA DI DIRITTO = sono atti i cui effetti cadono automaticamente per cui per il

fallimento è come se non esistessero, chi ha percepito qualcosa in base a questi atti dovrà restituirlo

al fallimento. ATTI CHE CADONO AUTOMATICAMENTE

A) ATTI A TITOLO GRATUITO EFFETTUATI NEI DUE ANNI ANTECEDENTI AL

FALLIMENTO, chi non ha soldi per pagare i creditori non dovrebbe fare beneficenza

quindi chiunque abbia ricevuto della beneficenza da un fallito deve restituire le sue somme:

ci sono delle piccole eccezioni art 64 : <i regali d’uso > <gli atti compiuti in adempimento di un

dovere morale>.

In linea di principio <<tutti gli atti delle donazioni cadono>>.

B) I PAGAMENTI DI DEBITI CHE SCADONO IL GIORNO DELLA DICHIARAZIONE

DI FALLIMENTO O DOPO 2 ANNI:

es: se Tizio che ha un credito nei confronti del fallito che è stato pagato anticipatamente prima

di quando aveva diritto l’ipotesi che fa la legge è: se Tizio fosse stato pagato nel giorno giusto

questo giorno sarebbe capitato quando il fallimento era già diventato efficace in queste

condizioni Tizio non sarebbe stato pagato ma avrebbe dovuto farsi accertare il credito,

insinuarsi nel fallimento e farsi pagare con moneta fallimentare invece lui ha ottenuto il

pagamento anticipato allora questo pagamento è automaticamente revocato.

REVOCATORIA GIUDIZIALE ART 67

In questo caso è il curatore a dover chiedere che certi atti siano dichiarati inefficaci.

La revocatoria giudiziale è una azione più forte dell’azione revocatoria ordinaria perché si

avvale di una serie di presunzioni.

In genere si presume sempre lo stato di insolvenza.

L’azione revocatoria traccia una linea temporale, tutto ciò che è avvenuto prima del fallimento

si presume fatto in caso di insolvenza perché l’insolvenza esiste prima del fallimento, la legge

dice 6 mesi prima o 1 anno prima. 12

Ci sono degli atti dove si presume la conoscenza dello stato di insolvenza: sono ATTI

COMPIUTI CON CONDIZIONI ANOMALE……> per il curatore tutti i presupposti della sua

domanda sono presunti quindi basta presentare la domanda,

ATTI ANOMALI

1 atti onerosi sproporzionati compiuti entro 1 anno prima della dichiarazione di fallimento

questa è l’ipotesi tipica.

L’imprenditore insolvente vende i propri beni perché ha bisogno di liquidità immediata

perché deve tacitare i suoi creditori,

la riforma dell’azione revocatoria decreto 35 del 2005 ha dimezzato i termini della

revocatoria ed ha precisato che significa sproporzione = la lesione oltre un quarto.

Significa:

se vendo un bene che vale 100 e mi pagano meno di 75 compio un atto sproporzionato,

quindi parte l’azione revocatoria aggravata con tutte queste presunzioni.

2 pagamenti con mezzi anormali compiuti entro 1 anno dalla dichiarazione di fallimento,

3 garanzie reali per debiti non contestuali non scaduti 1 anno

4 garanzie reali per debiti non contestuali scaduti 6 mesi

n.b. negli atti anomali la presunzione grava sulle spalle del creditore e tocca a lui dimostrare la sua

non conoscenza.

Ultimi 2 casi :le garanzie reali dei debiti non contestuali,

ciò vuol dire che qualcuno mi ha fatto credito e non ha ritenuto necessario chiedermi di fornirgli

una garanzia reale. Pegno, ipoteca.

Potrebbe succedere che il mio finanziatore mi chieda una garanzia dopo che mi ha fatto credito

questo potrebbe verificarsi per es: qualcuno gli ha detto che sono in condizioni economiche

sfavorevoli.

Il fatto stesso che la garanzia intervenga dopo il nascere del credito è già di per se un fatto sospetto.

Può capitare che il creditore non mi ha chiesto la garanzia poi è scaduto il credito io non ho pagato e

me la chiede ovvero mi da una proroga ma vuole una garanzia e questo è un comportamento

normale. è l’ipotesi in cui prima ancora che si verifichi un inadempimento viene chiesta la

Più grave

garanzia, vengono graduate due ipotesi:

- più grave la garanzia concessa per debiti non scaduti

- meno grave la garanzia concessa per debiti già scaduti che giustifica una reazione del

creditore e questo dipende dalla lunghezza dei debiti.

Se c’è una concessione di una garanzia reale per debiti non contestuale non scaduti è più lungo: 1

anno vengono colpiti tutti gli atti compiuti entro 1 anno prima

Se invece il debito era scaduto il tempo è più breve . 6 mesi.

Se l’atto oneroso a condizione sproporzionata fa presumere lo stato di insolvenza, l’atto oneroso a

giuste condizioni non fa presumere la conoscenza dello stato di insolvenza ma fa presumere lo stato

di insolvenza.

l’insolvenza nasce 6 mesi prima della dichiarazione di fallimento.

n.b.

È normale che se qualcuno fa credito chieda una garanzia è una normale precauzione, quando la

garanzia viene data insieme alla nascita del credito << è un comportamento normale >> e non fa

presumere la conoscenza di uno stato di insolvenza.

Il termine di retroazione è di 6 mesi , retroazione dalla dichiarazione dello stato di insolvenza non

dalla dichiarazione di fallimento dichiarata dal tribunale.

TERMINI ENTRO CUI IL CURATORE DEVE PROPORRE LA SUA DOMANDA :

tutte le azioni esercitate dal curatore non possono essere promosse decorsi tre anni dalla

dichiarazione di fallimento e comunque decorsi 5 anni dal compimento dell’atto.

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Mentre prima il curatore aveva 10 anni per tentare un’ azione revocatoria adesso il termine è più

breve perché si vuole che in un lasso di tempo ragionevole i terzi abbiano certezza se quell’atto è

consolidato oppure no. ECCEZIONI

Atti non revocabili:

d.l. 14/3/2005 n 35 :

i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini

1 d’uso

2 le rimesse effettuate sul conto corrente bancario purchè non abbiano ridotto in maniera

consistente e durevole l’esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca.

immobili ad uso abitativo destinati a costruire l’abitazione

3 Le vendite a giusto prezzo di

principale dell’acquirente o dei suoi parenti e affini entro il terzo grado.

d.lgs. 122/2005.

Tutela degli acquirenti di immobili da costruire : preliminare, acquisto.

per l’anticipo.

Preliminare = garanzia fideussoria

Acquisto = esenzione da revocatoria per l’acquisto a giusto prezzo di immobili da

costruire se l’acquirente o parenti entro il terzo grado vi trasferiscono l’abitazione entro

12 mesi.

4 ESENZIONE DELLA REVOCATORIA = IL PIANO DI RISANAMENTO.

Gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse sui beni dell’imprenditore purchè posti in

essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della

esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione

finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata ai sensi dell’art 2501- bis 4° comma del

codice civile.

Se un imprenditore è in crisi e deve uscire da questa difficoltà ha bisogno di qualcuno

che lo finanzi per cui ci vuole una idea valida un piano.

In passato succedeva che se un finanziatore mi faceva un prestito e l’imresa falliva tutti

gli atti ( es. garanzie di restituzione ) venivano revocati.

Adesso la legge protegge i finanziatori , il piano di risanamento non deve essere

preposto solo dal debitore ma è necessario che un esperto :

REVISORI

SOCIETA’ DI REVISIONE attesti che il piano è credibile perché porta la società fuori

dalla crisi.

Tutti gli atti che non sono revocati hanno una serie diversa di obiettivi in alcuni casi si vuole

dei soggetti particolarmente deboli = non è revocabile l’acquisto della propria abitazione,in

tutelare

altri casi invece l’eccezione mira a evitare che la disciplina della revocatoria renda una crisi

l’ipotesi in cui la crisi non si è

passeggera :definitiva, una terza categoria di eccezioni riguarda

potuta evitare ed il legislatore cerca di favorire una composizione di questa crisi controllata, ovvero

che i creditori ed i debitori trovano l’accordo tra di loro perché queste soluzioni sono più rapide, più

economiche sia per i creditori sia per lo stato.

1 ECCEZIONE:

I PAGAMENTI DI BENI E SERVIZI EFFETTUATI NELL’ESERCIZIO DELL’ATTIVITA’ DI

IMPRESA NEI TERMINI D’USO.

Non sono revocabili i pagamenti fatti ai fornitori perché forniscono il quanto necessario per portare

avanti la gestione, la prima difficoltà che trova l’imprenditore è che cade nel momento in cui i suoi

fornitori lo abbandonano, e lo abbandonano perché hanno paura che facendo loro la forniture

se si vuole dare all’impresa la

vengono pagati e poi quei pagamenti vengono revocati, allora

possibilità di riprendersi l’imprenditore deve continuare la sua ordinaria gestione deve ordinare ai

suoi fornitori e fare loro dei pagamenti, questa norma serve a questo.

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Tutto ciò che serve per l’impresa . acqua, gas, luce non è soggetto a revocatoria, ( per cui i

pagamenti per i sevizi).

2 IPOTESI RIGUARDA LA REVOCATORIA DELLE RIMESSE IN CONTO CORRENTE.

La maggior parte delle piccole imprese italiane fonda i propri finanziamenti su un contratto

che la banca consente all’imprenditore di operare sul proprio

di apertura di credito significa

conto corrente anche a valori negativi ovvero fino ad uno scoperto.

CONTO CORRENTE:

…………………………..> VERSAMENTI

…………………………. > PRELEVAMENTI

…………………………..> RIMESSE

RIMESSA = tutto ciò che affluisce sul conto per aumentarne la disponibilità.

Rimessa = è fatta spesso quando il conto è sotto zero, significa che il correntista è debitore

verso la sua banca e quindi teoricamente tutte le rimesse che sta facendo sono tutti

pagamenti di debiti esigibili.

LE BANCHE CONSENTONO LO SCOPERTO

Quando interveniva il fallimento il curatore prendeva tutti i pagamenti fino a quando

retroagiva l’azione revocatoria per cui venivano revocati i pagamenti uno per uno e veniva

chiesta alla banca la restituzione di quanto aveva ricevuto.

Il risultato era che la banca doveva restituire al fallimento grosse somme di denaro e si

trovava di fronte ad un grado di insolvenza più che sproporzionale.

La cassazione è intervenuta sulla faccenda:

la sentenza ha emesso la distinzione tra:

1 CONTO PASSIVO

2 CONTO SCOPERTO

Sono revocabili i pagamenti secondo la L.F. ma dice la cassazione <<siamo sicuri che

queste rimesse siano dei pagamenti?>>

Il Pagamento diceva la corte è un atto satisfattivo, in banca il contratto di apertura del

credito significa tenere a disposizione nei limiti in cui il correntista opera , nel momento in

cui effettua dei versamenti non va ad erogare del denaro che la banca può mantenere ma

ripristina la situazione della sua disponibilità sono soldi che la banca deve tenere a

disposizione del cliente, non che deve trattenere non è un obbligo satisfattivo.

Quindi il cliente ha un conto in passivo: versa del denaro su quel conto per ripristinare la sua

disponibilità.

DIVERSA E’ LA SITUAZIONE SE IL CONTO E’ SCOPERTO

Perché se il conto è scoperto e stiamo sotto i limiti di affidamento che mi ha dato la banca

quelle somme che vengono portate dal cliente alla banca sono somme che riceve la banca in

adempimento di un debito e che trattiene.

Il risultato di questo discorso era: di tutte queste rimesse:

potevano essere revocate solo quelle effettuate per un pagamento e

non quelle per ripristinare la propria disponibilità ovvero quando la rimessa operava su uno

scoperto.

ORA IL PRINCIPIO E’ DIVERSO:

LE RIMESSE EFFETTUATE SU UN CONTO CORRENTE BANCARIO NON SONO

REVOCABILI SALVO CHE:

non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l’esposizione debitoria del fallito nei

confronti della banca.

Durevole significa = pagamenti effettuati non oltre 6 mesi prima della dichiarazione di

fallimento in un arco di tempo così breve duravole vuol dire pagamento senza prelievo dal

conto,questo riguarda tutti i pagamenti senza distinzione tra conto passivo e conto scoperto.

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La somma massima che può essere restituita dal conto è pari al valore massimo delle sue

pretese meno il valore che aveva il conto quando è stato sciolto con l’intervento del

fallimento. –

EFFETTO DURAVOLE = massimo scoperto la situazione del giorno del fallimento.

Terzo aspetto.

Molte famiglie per avere casa hanno due alternative:

AFFITTANO

COMPRANO : dal costruttore ( si paga al prezzo di costo quando è ancora in fabbricazione

ovvero compro un progetto )

Succedeva spesso che il costruttore falliva e le persone avevano pagato il preliminare di

vendita , allora il curatore poteva sciogliere il preliminare ed i soldi versati venivano restituiti con

moneta fallimentare dopo 10 anni.

Nel 2005 sono sopraggiunti una serie di provvedimenti : d.lgs 122 del 2005 ovvero:

SISTEMI DI TUTELA PER IL COMPRATORE

Con il preliminare può capitare che se il costruttore fallisce prima di averti venduto la casa i soldi

versati vengono restituiti perché ora :<< con il preliminare di vendita esiste una garanzia

bancaria>>.

Se si acquistava la casa da costruire e dopo acquistata era risolto il contratto ed era una abitazione

principale in questo caso non c’era revocatoria.

Questo principio è stato inserito nell’art 67 :<<TUTTI GLI ACQUISTI DI IMMOBILI CHE SONO

LA PRIMA CASA NON SONO REVOCABILI SE SONO FATTI AL GIUSTO PREZZO>>

ORGANI PREPOSTI AL FALLIMENTO

1 TRIBUNALE FALLIMENTARE

2 GIUDICE DELEGATO

3 CURATORE

4 COMITATO DEI CREDITORI

TRIBUNALE FALLIMENTARE

È l’organo di vertice della procedura ha una funzione decisoria e di gestione della procedura art

23.

Il tribunale decide delle controversie contro gli atti di altri organi o contro il giudice delegato ,

reclami contro il curatore o il comitato dei creditori, può inoltre chiedere informazioni agli altri

organi, al fallito.

Questi provvedimenti sono presi con decreto.

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Mentre prima la direzione del fallimento era incentrata nel giudice delegato adesso ha una

funzione di vigilanza.

La gestione e soprattutto le scelte non spettano più al giudice delegato ma al:

curatore e al comitato dei creditori.

Quello che non si ritiene più è che il giudice delegato possa sapere meglio dei creditori stessi

cosa conviene ai creditori.

Il tribunale ha una funzione :

decisoria = decide su una serie di argomenti

di gestione della procedura = poiché ha il potere di nomina degli altri organi ovvero:

- il curatore

- il giudice delegato

la vecchia disciplina diceva che i provvedimenti del tribunale sono incontestabili quindi si

veniva a creare la situazione che contro questi provvedimenti non ci si poteva difendere.

Dopo la corte costituzionale nel 1963 ha affermato che questa procedura non era conforme all

costituzione in basa all’art 111. cost.

A seguito di ciò si era creato un sistema dove si distingueva fra i decreti che incidono sui diritti

e i decreti che fanno andare avanti la procedura.

Nel momento in cui il tribunale prendeva un provvedimento che incideva su un diritto del

reclamante allora c’era la copertura costituzionale ma il tribunale fa anche altre cose . fissa

l’udienza, nomina,revoca, amministra la procedura,per cui erano decreti che avevano natura

amministrativa.

Per questa ragione ora c’è una nuova disciplina : RECLAMO contro i provvedimenti del

tribunale. d’appello termine di 10 gg dalla notifica del provvedimento e non può

Il reclamo alla corte

essere impugnato oltre 90 gg dal deposito in cancelleria.

VIS ACTRATIVA DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE

Tutta le cause del fallimento sono di pertinenza del tribunale fallimentare ed ogni causa viene

trattata col procedimento camerale = rito sommario che tutela il diritto di difesa in modo

adeguato. Art 742 c.p.c.

Il tribunale non si limita a decidere del fallimento ma decide anche di tutte le cause che possono

influenzare sul patrimonio che va distribuito ai creditori cioè sulla massa fallimentare attiva e

questo produce delle deroghe significative alle regole del procedimento civile perché attrae le

cause che dipendono dal fallimento,le sottrae al giudice naturale.

Procedimento camerale vuol dire che il giudice segue forme semplificate.

GIUDICE DELEGATO

funzioni

Vigila sulle operazioni del fallimento, controlla la regolarità della procedura art 25 L.F.

Non si prevede più che il giudice dirige le operazioni del fallimento.

a) nomina il comitato dei creditori (se fosse inadempiente si sostituisce a questo organo)

b) decide sui reclami proposti contro gli atti del curatore e del comitato dei creditori

c) adotta provvedimenti per la conservazione del patrimonio

d) autorizza il curatore a stare in giudizio

contro i decreti del giudice delegato chiunque vi abbia interesse può proporre reclamo dinanzi al

tribunale fallimentare negli stessi termini previsti per i reclami contro i decreti del tribunale

fallimentare.

Rispetto al passato quello che non c’è più è che il giudice delegato dirige le operazioni del

fallimento, questo vuol dire che prima poteva impartire al curatore delle direttive vincolanti e in

caso di reclamo contro il curatore poteva entrare nel merito.

Adesso si limita ad una funzione di controllo 17

Il giudice delegato viene giudicato dal tribunale

Il tribunale viene giudicato dalla corte d’appello

. IL CURATORE

E’ l’organo preposto all’amministrazione del patrimonio fallimentare e compie tutte le

operazioni della procedura nell’ambito delle sue funzioni sotto la vigilanza del giudice delegato

e del comitato dei creditori art 31 L.F.

È l’organo che gestisce il patrimonio e la liquidazione del patrimonio.

LA NOMINA DEL CURATORE

Il curatore viene nominato dal tribunale fra

. gli iscritti negli albi degli avvocati dei dottori commercialisti ragionieri

NOVITA’ posso nominare curatore non solo la singola persona ma anche le società costituite

fra i vari componenti iscritti a questi albi:

- società di avvocati

- società di dottori commercialisti

…….> persone non iscritte in albo professionale ma persone non fallite che

alternativa

svolgono funzioni amministrative,

si tratta di persone che abbiano già dato adeguate capacità quindi che abbiano svolto funzioni di

amministrazione

gestione

controllo

dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e mai dichiarate fallite.

REVOCA DEL CURATORE

Il tribunale può in ogni tempo su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei

creditori revocare il curatore.

COMPENSO DEL CURATORE ART 39

1 determinato dal tribunale con decreto non soggetto a reclamo

2 corte costituzionale 28-4-2006 n 174 : gratuito patrocinio.

Il curatore viene pagato solo alla fine della procedura cioè al piano di riparto = ultimo atto che

deve compiere. percentuale dell’attivo il problema.

Il compenso del curatore è una

Se alla fine della procedura si scopriva che non c’erano soldi e che quindi il fallimento era vuoto

fino a marzo del 2006 il curatore non veniva pagato, per questa ragione i tribunali abbinavano

un fallimento vuoto ad un fallimento pieno.

sosteneva che non c’era l’obbligo di pagare il compenso al

La corte cost. fino al 28-4-2006

curatore perché diceva che si arricchiva professionalmente fino a che la stessa corte cost. ha

determinato l’incostituzionalità sulle norme del gratuito patrocinio.

SOSTITUZIONE DEL CURATORE (NORMA NUOVA)

I creditori ammessi possono chiedere la sostituzione del curatore indicando al tribunale le

ragioni della richiesta e un nuovo nominativo art 37 bis.

In questa decisione pesano i creditori più grandi cioè le banche.

Il tribunale nomina il curatore.

I creditori hanno la possibilità di chiedere al tribunale di cambiare,sostituire il curatore ma lo

possono fare solo una volta e in un momento preciso cioè nel momento in cui si fa l’adunanza

per la verificazione dei crediti. 18

Questo è un momento in cui i creditori si riuniscono tutti insieme e a maggioranza possono

chiedere al giudice la sostituzione del curatore indicando le ragioni e indicando la persona che

deve essere nominata al suo posto.

Il tribunale provvede alla nomina del soggetto designato dai creditori e verifica che sia in

possesso dei requisiti indicati dalla legge:

- non è mai fallito prima

- qualifica professionale (iscrizione in albi professionali)

- bagaglio di esperienza

POTERE DI GESTIONE DEL CURATORE

Il curatore fa da solo gli atti di ordinaria amministrazione per gli atti di straordinaria

amministrazione chiede l’autorizzazione al comitato dei creditori.

l’autorizzazione doveva provenire dal giudice delegato ( ora vigila soltanto)

In passato gli

diamo solo una informazione per effettuare la sua vigilanza.

Atti di straordinaria amministrazione = art 35 L.F.

IMPUGNATIVE CONTRO GLI ATTI DEL CURATORE

° contro gli atti di amministrazione del curatore ogni interessato fa reclamo al giudice delegato

entro 8 gg. dalla conoscenza per violazione di legge.

° contro il decreto del giudice delegato è ammesso il ricorso al tribunale entro 8 gg.

AUSILIARI DEL GIUDICE

Delegato per specifiche operazioni ( autorizzazione del giudice delegato)

Coadiutore (autorizzato dal comitato dei creditori).

Il curatore agisce da solo? Dipende da quanto è grande il fallimento .

Regola generale <<il curatore deve esercitare le sue funzioni personalmente >> perché è una

funzione pubblica.

Il curatore è un pubblico ufficiale quando opera.

Il delegato lo rappresenta in singoli atti quando il curatore non può compierli personalmente, in

questo caso deve farsi autorizzare dal giudice delegato ma lo paga il curatore.

Il coadiutore non sostituisce il curatore ma lo affianca in tutte quelle operazioni dove non è

richiesta la personale presenza del curatore.

Il coadiutore è un collaboratore stabile e la sua nomina deve essere autorizzata dal comitato dei

creditori perché costa, il suo compenso viene calcolato incrementando il compenso del curatore.

IL COMITATO DEI CREDITORI

( è cambiato più di tutti) art 39,1 ° comma.

Vigila sull’operato del curatore ,ne autorizza gli atti ed esprime pareri nei casi previsti dalla

legge o su richiesta del tribunale o del giudice delegato.

È composto da 3 o 5 membri scelti fra i creditori in modo da rappresentare in misura equilibrata

qualità e quantità dei crediti e al soddisfacimento dei crediti stessi art 40,2° comma.

In passato il c.d.c. era un organo decorativo nel senso che alcune volte veniva chiesto il suo

parere ma il suo parere sostanzialmente non valeva niente.

Ora è cambiato in quanto è un organo rappresentativo dei creditori per questo motivo giudica

sull’operato del curatore. c’era un principio <<tutti i creditori devono far

Prima nel momento in cui si apriva il fallimento

accertare i propri crediti nel fallimento solo dopo aver fatto questa operazione sappiamo chi

sono i creditori del fallimento. 19

Per poter creare l’organo dei creditori è necessario sapere prima quanti sono i creditori.

NOMINA

Entro 30 gg. Dalla dichiarazione del fallimento viene nominato dal giudice delegato :

il comitato dei creditori sulla base delle risultanze documentali e salvo successive modifiche art

40.

Nell’adunanza per la verifica dello stato passivo i creditori possono chiedere modifiche art 37-

bis.

Il tribunale verifica il requisito della rappresentatività.

Il comitato dei creditori ha una funzione consultiva ma ci sono casi con decisioni vincolanti.

Autorizza tutti gli atti di straordinaria amministrazione del curatore ,

può ispezionare gli atti del fascicolo del fallimento.

AUTORIZZAZIONI

1 atti di straordinaria amministrazione del curatore art 35

2 subentro nei rapporti pendenti art 72

3 rinuncia alla acquisizione di beni sopravvenuti art 42,2°comma

4 nomina di coadiutori del curatore art 32,2° comma.

POTERI INFORMATIVI- ISPETTIVI

1 Ispezionare le scritture contabili e i documenti

d’ufficio

2 Prendere visione degli atti del fascicolo

3 Chiedere notizie al curatore e al fallito

4 Obblighi di informazione a carico del curatore art 104,5° comma

POTERI REATTIVI

1 istanza al tribunale per la revoca del curatore art 37

2 azione di responsabilità contro il curatore revocato art 38,2° comma

RESPONSABILITA’

Richiamata la disciplina della responsabilità dei sindaci di s.p.a. art 2407.

RECLAMO

Come contro gli atti del curatore

TRATTAMENTO ECONOMICO

1 rimborso spese

2 eventuale compenso ( con il consenso dei creditori.

LA PROCEDURA FALLIMENTARE

La procedura del fallimento si snoda lungo quattro fasi fondamentali:

la conservazione e l’amministrazione del patrimonio del fallito

1 l’accertamento del

2 passivo

la liquidazione dell’attivo

3 il riparto dell’attivo.

4

LA CONSERVAZIONE E L’AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO DEL FALLITO

L’atto iniziale che caratterizza tale fase è l’apposizione dei sigilli sui beni del fallito ad opera del

sottoponibili all’apposizione dei sigilli art 86 L.F. è disposto che

curatore, per quei beni non

vengano consegnati al curatore.

All’apposizione dei sigilli segue nel più breve tempo possibile la loro rimozione e la redazione

dell’inventario ad opera del curatore.

Quest’ultimo prende in consegna i beni e dovrà provvedere alla loro amministrazione.

20

Gli atti di ordinaria amministrazione sono compiuti dal curatore liberamente mentre quelli di

straordinaria amministrazione richiedono la previa autorizzazione del comitato dei creditori.

Ai sensi dell’art 104 L.F. quando dall’improvvisa interruzione possa derivare un danno grave in

questo caso il tribunale può autorizzare l’esercizio temporaneo dell’impresa del fallito, purchè

non arrechi pregiudizio ai creditori.

Successivamente quando il curatore ed il comitato dei creditori ritengano opportuno continuare

o riprendere in tutto o in parte l’esercizio dell’impresa in tal caso il giudice delegato autorizza

l’esercizio assunto il parere favorevole del comitato.

anche solo specifici rami dell’azienda.

La continuazione può riguardare

Nella disciplina ante riforma l’esercizio provvisorio dell’impresa art 90 L.F. poteva aversi:

quando dall’improvvisa interruzione dell’attività poteva derivare un danno grave ed

1 irreparabile. lo stato passivo e nominato il comitato dei creditori quest’ultimo

2 Quando reso esecutivo

deliberasse positivamente sulla possibilità di riprendere in tutto o in parte l’attività

imprenditoriale sospesa. L’ACCERTAMENTO DEL PASSIVO

Attraverso tale fase si individuano i creditori ammessi al concorso sulla massa attiva e si

verifica se alcuni di questi vantino titoli privilegiati rispetto ad altri creditori.

INIZIO:

- domande di ammissione al passivo che i creditori devono presentare al curatore con

prima dell’udienza di verificazione.

RICORSO da depositarsi almeno 30gg

Scaduto il termine per la presentazione il curatore esamina le domande e predispone elenchi

entro 15gg separati dei creditori e dei titolari di diritti sui beni del fallito rassegnando le sue

conclusioni art 95 L.F. nuovo testo.

- PREDISPONE IL PROGETTO DI STATO PASSIVO.

Competenza: curatore

Termine 15gg dalla data dell’udienza di verificazione.

CONTENUTO:

indica il nome dei creditori ammessi definitivamente , l’ammontare del loro credito le eventuali

garanzie ed i beni su cui esse gravano, gli eventuali diritti di prelazione, i creditori ammessi con

riserva, i creditori non ammessi in tutto o in parte.

-----------------------------------------------

30 gg prima udienza domanda di insinuazione ……………..> 15 gg prima udienza

progetto stato passivo

comunicazione agli istanti

---------------------------------------------------

5gg prima udienza osservazioni

scritte sul progetto. …………………….> udienza di verificazione dei crediti

formazione dello stato passivo

decreto di esecutorietà

deposito in cancelleria

comunicazione del creditore.

Nella disciplina ante riforma lo stato passivo era disposto dal cancelliere e rimesso al giudice

delegato.

Il giudice doveva decidere con decreto l’ammissione dei crediti , motivando le ragioni della

o dell’ammissione con riserva.

mancata ammissione 21

Secondo i nuovi art 95 e 96 L.F. all’udienza di verifica il giudice delegato decide su ciascuna

domanda con decreto , accogliendola, respingendola o dichiarandola inammissibile tenuto conto

delle eccezioni presentate dal curatore e dagli altri interessati.

Con l’accoglimento della domanda il giudice indica anche il grado dell’eventuale diritto di

prelazione.

Se invece la domanda è dichiarata inammissibile il creditore potrà riproporla.

Nell’udienza partecipano

Il giudice delegato

I creditori

Il curatore

Si verifica credito per credito in contradditorio e il giudice decide e forma lo stato passivo.

Avvenuta la verifica e formato lo stato passivo il giudice con decreto lo dichiara esecutivo art 96

LF nuovo testo.

Lo stato passivo è depositato in cancelleria, il deposito viene comunicato dal curatore ai

creditori.

È possibile opporsi alle decisioni del giudice delegato attraverso tre forme di impugnazione

dello stato passivo:

l’opposizione allo stato passivo stesso ,

l’impugnazione dei crediti altrui

la revocazione.

Opposizione = atto con il quale un creditore che non è stato ammesso al passivo chiede di essere

ammesso.

Impugnazione = atto con il quale un creditore ammesso chiede di escludere gli altri creditori.

da non confondere con l’azione revocatoria, è una azione che si può muovere

La revocazione =

contro una sentenza o un provvedimento giurisdizionale divenuto definitivo.

Con tale azione si dichiara che il giudizio è maturato senza conoscere fatti o documenti

con dolo dell’altra parte.

essenziali oppure

Se non vengono proposte queste impugnative la decisione del giudice diventa incontestabile

all’interno del fallimento.

Regola generale<< tutte le sentenze definitive non possono più essere impugnate ma c’è

l’azione revocatoria>>.

In generale tutte le impugnazioni allo stato passivo si propongono con ricorso da depositarsi

presso la cancelleria del tribunale entro 30gg dalla comunicazione effettuata dal curatore.

Il tribunale fissa l’udienza in camera di consiglio che si svolge alla presenza delle parti e del

fallito.

Le decisioni del tribunale sono prese con decreto motivato non reclamabile.

Le parti nei successivi 30gg dalla comunicazione possono proporre ricorso in cassazione.

Nella disciplina anteriore alla riforma le opposizioni dovevano essere proposte con ricorso al

giudice delegato entro 15gg dalla data di ricezione della raccomandata con cui il curatore

comunicava il deposito dello stato passivo.

Il giudice delegato fissava con decreto l’udienza in cui gli opponenti ed il curatore dovevano

comparire.

I creditori dovevano costituirsi almeno 5gg prima dell’udienza in caso contrario l’opposizione si

reputava abbandonata.

Si instaurava un giudizio di cognizione avanti il tribunale in sede collegiale che si chiudeva con

sentenza provvisoriamente esecutiva appellabile entro 15gg dalla notificazione o in mancanza

entro 1 anno dalla pubblicazione.

La sentenza di appello era ricorribile in cassazione entro 3ogg.

DOMANDE TARDIVE DEI CREDITI = i creditori che non hanno proposto domanda nei

termini possono presentare domanda tardiva partecipano però solo alla ripartizione

22

dell’eventuale residuo, dopo il riparto fra i creditori intervenuti tempestivamente salvo che

sussistano cause di prelazione.

TERMINI.

1 da 30gg prima udienza di verificazione a 1 anno dopo il deposito del decreto di esecutorietà

dello stato passivo.

LA LIQUIDAZIONE DELL’ATTIVO

Con la liquidazione dell’attivo i beni del fallito vengono tramutati in denaro ai fini del

soddisfacimento dei creditori.

tale fase stabilendo che la liquidazione avvenga all’interno di un

La riforma ha semplificato –ter

programma di liquidazione art 104 predisposto dal curatore, approvato dal giudice delegato

acquisito il parere favorevole del comitato dei creditori.

formato entro 6ogg dalla redazione dell’inventario.

Tale programma deve essere

La liquidazione è stata innovata perché ci si rendeva conto che si perdevano molti valori del

patrimonio.

Si prevede:

- maggiore rapidità

- più poteri al curatore

la fase di liquidazione prevede come primo atto il programma e serve per rendere più snelle le

modalità di liquidazione, entro 60gg dall’inventario fatto dal curatore il quale appone i sigilli al

patrimonio del fallito.

CONTENUTO:

1 azioni da esercitare

possibilità di cessione unitaria dell’azienda

2

3 condizioni di vendita dei singoli cespiti

4 eventuale proposte di concordato

opportunità di disporre l’esercizio provvisorio

5

6 derelizione di beni.

DERELIZIONE = cioè beni difficili da collocare sul mercato per cui il curatore può

abbandonare certi beni o restituirli al fallito= debitore.

L’approvazione del programma condiziona la procedura di liquidazione.

LA LIQUIDAZIONE AVVIENE ATTRAVERSO VENDITE GIUDIZIALI.

LE VENDITE FALLIMENTARI ART 107

Per i beni immobili le vendite sono EFFETTUATE DAL CURATORE,

le vendite devono avvenire secondo PROCEDURE COMPETITIVE, anche avvalendosi di

soggetti specializzati ,

SULLA BASE DI STIME EFFETTUATE DA PARTE DI OPERATORI ESPERTI

CON FORME ADEGUATE DI PUBBLICITA’.

Il curatore deve farsi stimare i beni che vende , queste stime sono fatte da stimatori.

È stata introdotta dalla riforma la previsione di offerte private se ritenute più vantaggiose, il

curatore non è più obbligato ai rigidi schemi della vendita all’incanto ma può decidere la

modalità di vendita più conveniente.

DELL’AZIENDA art 105

VENDITA

Le liquidazione dei singoli beni è disposta quando risulta prevedibile che la vendita dell’intero

complesso aziendale, di suoi rami, di beni o rapporti giuridici individuabili in blocco non

consenta una maggiore soddisfazione dei creditori.

23

RIPARTIZIONE DELL’ATTIVO

In tale fase si procede alla distribuzione ai creditori ammessi al passivo di quanto ricavato.

Le somme disponibili devono essere ripartite secondo il seguente ordine preferenziale :

art 111

1 crediti prededucibili

privilegiati ……………………………..> graduazione

2 crediti

3 crediti chirigrafari

CREDITI PREDEDUCIBILI art 111- bis

Le somme necessarie per soddisfarli vengono prelevate dalle disponibilità liquide , con

esclusione però di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la

parte destinata ai creditori garantiti.

Se l’attivo è sufficiente a soddisfare tutti i crediti prededucibili quelli non contestati vengono

soddisfatti man mano che i debiti maturano , con l’autorizzazione del comitato dei creditori

ovvero del giudice delegato se l’importo eccede i 25 mila euro.

n.b. i crediti prededucibili vengono pagati subito.

CREDITORI PRIVILEGIATI

Il ricavato della vendita dei beni oggetto di pegno ed ipoteca viene devoluto per il pagamento

dei creditori a cui spetta la relativa garanzia.

Quanto residua dopo il pagamento dei crediti prededucibili e di quelli assistiti da garanzia reale

è destinato al pagamento degli altri creditori privilegiati rispettando l’ordine dei privilegi

stabiliti dal codice e dalle leggi speciali nei limiti del ricavato della vendita dei beni su cui

insiste il privilegio. Art 111,1 ° comma 2

CREDITORI CHIROGRAFARI

Quanto residua ulteriormente è destinato al pagamento proporzionale dei creditori chirografari e

dei creditori privilegiati per la parte del loro credito rimasta insoddisfatta art 111,1 comma 3.

La ripartizione avviene a gradi mediante ripartizioni parziali il giudice approva con decreto il

piano di riparto e lo rende esecutivo.

Prima del riparto finale il curatore presenta al giudice delegato il rendiconto della gestione per la

sua approvazione e per la liquidazione del suo compenso ( curatore).

RIPARTIZIONI:

PARZIALI………………………>ogni 4 mesi

FINALI ………………………….>dopo l’approvazione del conto.

RIPARTIZIONI PARZIALI

possono superare l’80% delle somme disponibili art 113

Non

Trattenute

1 per spese di procedura e compenso al curatore

2 per crediti prededucibili

3 quote per crediti ammessi con riserva = credito certo ma soggetto a sospensione

o incerto = pende un giudizio su questi crediti.

RIPARTIZIONE FINALE

Sono ripartiti anche gli accantonamenti. 24

Le somme dovute a creditori ammessi con riserva e creditori che non si presentano sono

depositate per 5 anni.

CESSAZIONE DELLA PROCEDURA FALLIMENTARE

La cessazione della procedura fallimentare può aversi per:

1 chiusura del fallimento

2 concordato fallimentare. CHIUSURA DEL FALLIMENTO

La procedura di fallimento si chiude:

cause:

ripartizione finale dell’attivo senza soddisfacimento integrale dei creditori ( quando nel

1 corso della procedura si accerta che la sua prosecuzione non consente di soddisfare neppure

in parte i creditori concorsuali né i crediti prededucubili e le spese di procedura )ovvero non

c’è niente nel patrimonio ……> insufficienza della massa.

2 se nel termine stabilito nella sentenza dichiarativa di fallimento non sono state proposte

domande di ammissione al passivo. la ripartizione finale dell’attivo le ripartizioni ai

3 Quando anche prima che sia compiuta

creditori raggiungano l’intero ammontare dei crediti ammessi o sono estinti e sono pagati

tutti i debiti e le spese da soddisfare in prededuzione ( integrale pagamento dei crediti).

la ripartizione finale dell’attivo.

4 Quando è compiuta

Forma:

è dichiarata dal tribunale con decreto.

Effetti.

Con la chiusura cessano gli effetti del fallimento sul patrimonio del fallito e decadono gli organi

fallimentari.

I creditori riacquistano il libero esercizio delle azioni verso il debitore per la parte non

soddisfatta dei loro crediti per capitali ed interessi.

RIAPERTURA

Non devono essere ancora trascorsi 5 anni dal decreto di chiusura

Nel patrimonio del fallito devono esistere attività tali da rendere utile il provvedimento oppure il

fallito deve offrire garanzie di pagare almeno il 10% ai creditori vecchi e nuovi.

Deve esservi espressa domanda del debitore stesso o di uno dei creditori.

Il concordato fallimentare e l’esdebitazione liberano il fallito.

ESDEBITAZIONE

25

L’esdebitazione art 142 novità = essa consiste nella liberazione del fallito una volta chiusa la

procedura senza l’integrale pagamento di tutti i creditori, dai debiti residui nei confronti dei

creditori concorsuali non soddisfatti per intero a condizione che egli sia considerato meritevole.

REQUISITI

REQUISITI DI MERITEVOLEZZA

Aver svolto in modo corretto la propria attività ed aver tenuto buona condotta ed atteggiamento

collaborativi durante la procedura fallimentare.

REQUISITI OGGETTIVI

Pagamento almeno parziale dei creditori concorsuali.

L’esdebitazione è concessa al fallito persona fisica che:

1 ha cooperato con gli organi della procedura fornendo tutte le informazioni e la

documentazione utile ed adoperarsi per il proficuo svolgimento delle operazioni.

2 Non ha avuto comportamenti ostruzionistici durante il fallimento come non aver consegnato

al curatore la corrispondenza o ritardato lo svolgimento della procedura.

3 Nei 10 anni precedenti non ha beneficiato di altra esdebitazione.

ha distratto l’attivo o esposto debiti inesistenti, cagionato o aggravato il dissesto

4 Non

rendendo difficile la ricostruzione del patrimonio.

5 Non sia stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta e altri delitti compiuti in

connessione con l’esercizio dell’attività di impresa.

PROCEDIMENTO

Il beneficio dell’esdebitazione può essere concesso dal tribunale su ricorso presentato dal

debitore in due momenti.

1 nel decreto con cui è dichiarata la chiusura del fallimento

2 oppure dopo purchè entro un anno dalla chiusura del fallimento.

Il tribunale decide con decreto tenuto conto dei requisiti e delle condizioni previste nell’art 142

e con parere del curatore e del comitato dei creditori.

Con il decreto di esdebitazione il tribunale dichiara inesigibili nei confronti del fallito i debiti

non soddisfatti integralmente.

EFFETTI DELLA ESDEBITAZIONE

IL DECRETO DEL TRIBUNALE CHE ACCOGLIE LA RICHIESTA DI ESDEBITAZIONE

PRODUCE I SEGUENTI EFFETTI NEI CONFRONTI DEI CREDITORI:

1 i creditori che hanno partecipato al fallimento perdono ogni diritto di agire individualmente

nei confronti del fallito per la parte di credito rimasta insoddisfatta.

2 I creditori del fallito che non hanno partecipato allo stesso non avendo presentato domanda

di insinuazione potranno agire individualmente nei confronti del fallito per la sola parte che

sarebbe loro spettata qualora avessero partecipato al fallimento.

ANCHE QUALORA IL FALLITO SIA STATO AMMESSO ALL’ESDEBITAZIONE SONO

ESCLUSI INTEGRALMENTE DAL BENEFICIO:

1 gli obblighi di mantenimento e alimentari ed in generale le obbligazioni derivanti da rapporti

non compresi nel fallimento 26

2 i debiti per il risarcimento dei danni derivanti da fatto illecito extracontrattuale.

IL CONCORDATO FALLIMENTARE

E’ un accordo concluso dal fallito con i creditori chirografari stipulato al fine di far cessare la

procedura fallimentare senza ricorrere alla liquidazione dell’attivo sempre nel rispetto

dell’uguaglianza di trattamento dei creditori, per il tramite e sotto la sorveglianza dell’attività

giudiziaria.

La riforma fallimentare ha modificato l’istituto semplificandone ed accelerandone la disciplina.

INNOVAZIONI DEL 2006

ampliamento dell’ambito dei soggetti che possono presentare la proposta ( prima il

1 concordato lo poteva chiedere solo il debitore ora sono molti più soggetti che lo possono

chiedere)

2 la soppressione di alcuni vincoli relativi al contenuto della proposta

la riduzione delle maggioranze necessarie per l’approvazione( più bassa è la maggioranza

3 più è facile l’approvazione)

l’anticipazione del

4 momento a partire dal quale si può proporre il concordato

legittimazione:

creditori , curatore, terzi tempo:

in ogni momento.

Fallito:

e società cha fanno capo allo stesso………….> non prima di sei mesi dal fallimento

……………> non oltre due anni dal deposito dello stato

passivo definitivo.

La procedura = può essere presentata con ricorso al giudice delegato da uno o più creditori o da

un terzo anche prima del decreto che rende esecutivo lo stato passivo, oppure dal fallito.

Nella precedente disciplina la proposta di concordato poteva essere presentata solo dal fallito e

solo successivamente alla esecutività dello stato passivo.

LA PROPOSTA

TIPOLOGIA:

1 CONCORDATO REMISSORIO

2 CONCORDATO DILATORIO

3 CONCORDATO MISTO.

IL CONCORDATO PER CLASSI.

Le classi devono raggruppare creditori con posizione giuridica ed interessi omogenei.

Le differenze di trattamento devono essere motivate.

Non può essere alterato l’ordine delle cause legittime di prelazione.

Ai creditori privilegiati non può essere offerto un soddisfacimento inferiore al valore del bene

oggetto della prelazione. IL PROCEDIMENTO

RICORSO AL GIUDICE DELEGATO:::::::::::::::> 1

27

:::::::::::::::::::::::>GIUDICE DELEGATO :

2 esamina la proposta di concordato previo.

PARERE DEL CURATORE E DEL

COMITATO DEI CREDITORI

ESAME DEL TRIBUNALE SULLA FORMAZIONE DELLE CLASSI.

N.B.1LA proposta deve essere esaminata dal giudice delegato previo parere del curatore e del

comitato dei creditori e poi essa deve essere sottoposta al voto dei creditori.

POSSONO VOTARE

i creditori chirografari ammessi al passivo o che risultano dall’elenco

1 provvisorio del

giudice delegato .

2 i creditori privilegiati nella misura in cui rinunciano al privilegio

3 i creditori privilegiati nella misura in cui la proposta non prevede il loro integrale

soddisfacimento. NON POSSONO VOTARE

PER CUI SI PREVEDE L’INTEGRALE

I CREDITORI PRIVILEGIATI

SODDISFACIMENTO.

IL CONIUGE I PARENTI E AFFINI DEL FALLITO.

SOCIETA’ CHE APPARTIENE AL MEDESIMO GRUPPO

CESSIONARI DEL CREDITO DOPO IL FALLIMENTO SALVO BANCHE E

INTERMEDIARI FINANZIARI.

L’art 128 L.F. nuovo testo prevede che la proposta sia approvata quando ottiene il voto

favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto.

MAGGIORANZE

Maggioranza generale = i creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti.

Concordato per classi = approvazione di ciascuna classe a maggioranza dei crediti.

Cram down = approvazione della maggioranza delle classi

approvazione della maggioranza dei crediti. Il concordato non è svantaggioso per le classi

dissenzienti.

:::::::::::::::::::::::::::::::> TERMINE PER LA COMUNICAZIONE DEL DISSENSO

3 = per i creditori che votano con un sistema di silenzio- assenso .

è possibile che ci siano più proposte di concordato in questo caso le proposte vengono

messe a voto tutte contemporaneamente.

……………………………………………………………………………………………………

OMOLOGAZIONE DEL TRIBUNALE

……………………………………………………………………………………………………

A)SE IL CONCORDATO E’ STATO APPROVATO

B)::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::> RECLAMO ALLA CORTE DI APPELLO.

28

N.B.2. il curatore presenta al giudice delegato una relazione sul loro esito e se i creditori hanno

approvato la proposta il giudice delegato dispone che ne sia data comunicazione al proponente,

al fallito e ai creditori dissenzienti.

Nella comunicazione fissa un termine per la proposizione di eventuali opposizioni e per il

deposito della relazione conclusiva del curatore.

Il tribunale omologa il concordato con decreto motivato che impartisce le disposizioni esecutive

volte ad effettuare gli effetti della decisione.

Esso è reclamabile con ricorso alla corte di appello,

all’udienza fissata il collegio provvede con decreto motivato impugnabile in cassazione entro

30gg.

Il tribunale decide con decreto motivato che è impugnabile solo se sono state presentate

opposizioni o vi erano classi dissenzienti.

EFFETTI DEL CONCORDATO

Scaduti i termini per opporsi alla omologazione la proposta di concordato acquista piena

efficacia e produce immediatamente due effetti:

vincola il fallito all’adempimento degli obblighi assunti

1 per tutti i creditori anteriori all’apertura del fallimento

2 rende obbligatorio il concordato

compresi quelli che non abbiano presentato domanda di ammissione al passivo.

QUANDO IL DECRETO DI OMOLOGAZIONE DIVENTA DEFINITIVO IL TRIBUNALE

DICHIARA CHIUSO IL FALLIMENTO.

Il concordato può essere altresì:

risolto per inadempimento del fallito ( o mancata prestazione delle garanzie promesse) entro 1

anno dalla prestazione.

per dolosa esagerazione del passivo o dissimulazione dell’attivo.

annullato caso non oltre 2 anni dalla scadenza dell’ultimo

Entro 6 mesi dalla scoperta del dolo e in ogni

adempimento del concordato.

Aspetti ante- riforma.

Nella nuova disciplina non è più considerato requisito necessario della proposta il pagamento

integrale dei creditori muniti di diritto di prelazione : è possibile prevedere nel piano la loro

soddisfazione anche solo parziale purchè non in misura inferiore a quella realizzabile sul

ricavato in caso di vendita.

Nella disciplina dell’omologazione anteriore alla riforma.

Il giudice delegato decorso il termine per la votazione se non erano state raggiunte le

maggioranze respingeva la proposta con decreto se invece la proposta era approvata

pronunciava con ordinanza l’apertura del giudizio di omologazione.

Il giudizio si concludeva con una sentenza che poteva essere di omologazione o di rigetto .

29

La sentenza era provvisoriamente esecutiva ed appellabile dagli opponenti e dal fallito entro

15gg. L’appello si concludeva con sentenza ricorribile in cassazione.

30

IL CONCORDATO PREVENTIVO

Art 160- 182

Il concordato preventivo è un mezzo che la legge accorda al debitore

per evitare la gravosa e dannosa procedura fallimentare.

Ad esso si può ricorrere solo prima della dichiarazione di fallimento ed evita la

paralisi che il fallimento determina nell’impresa del debitore.

Il concordato preventivo è un accordo giudiziale fra debitore e creditori circa le

modalità con le quali dovranno essere estinte tutte le obbligazioni.

Il concordato preventivo è stato riformato ma non con il decreto 5 del 2006 ( riforma

organica del fallimento) ma prima con un decreto legge n 35 del 14-3- 2005.

convertito in legge 14-5-2005.

Il concordato preventivo è un accordo tra l’imprenditore e gli imprenditori , è una

procedura giurisdizionale all’interno della quale c’è una proposta fatta

dall’imprenditore e aspetta l’accettazione dei creditori.

È un concordato giudiziale = perché è una procedura con la presenza degli organi

giurisdizionali. è l’accordo tra il debitore e i creditori che hanno

È un concordato di massa =

approvato il concordato vale per tutti ,è un accordo con il quale il debitore può

regolare tutta la sua posizione debitoria.

Il concordato preventivo ha la caratteristica di evitare il fallimento , se l’imprenditore

è in stato di crisi e quindi rischia di fallire può accordarsi e superare questa crisi, non

è soggetto alle incapacità dei falliti ,alle conseguenze penali nell’essere fallito, per cui

l’imprenditore ha tutto l’interesse ad evitare il fallimento attraverso il concordato

preventivo, i creditori hanno interesse perché il concordato è la procedura meno

costosa quindi tutto ciò che si risparmia con le procedure va a loro.

Il concordato preventivo come il concordato fallimentare ha un effetto esdebitatorio.

I PRESUPPOSTI DEL CONCORDATO PREVENTIVO

Soggettivo: la domanda deve essere presentata da un imprenditore commerciale

non piccolo.

Oggettivo: tale imp.comm. deve essere in stato di crisi.

Questa definizione ha creato problemi agli interpreti perché non si capiva che cosa

si intendeva per crisi, c’è stato un cambio; nel 42 il presupposto di questa

disciplina era l’insolvenza cioè lo stesso presupposto del fallimento con questa

riforma del 2005 lo stato di insolvenza si è trasformato in stato di crisi.

Lo stato di crisi secondo quanto afferma la giurisprudenza è qualcosa di

meno rispetto alla insolvenza che è una difficoltà temporanea di

pagare,quindi se l’imprenditore fosse stato in stato di insolvenza non

potrebbe chiedere il concordato preventivo ma deve chiedere per forza il

una precisazione nell’art 160:

fallimento, allora è stata inserita per stato di crisi si

intende anche lo stato di insolvenza ovvero una difficoltà transitoria di adempiere

alle proprie obbligazioni. 31

di un’altra procedura : l’amministrazione

Essa prima era il presupposto

controllata.

Il sistema prevedeva 2 procedure che avevano obiettivi diversi .

Se c’era una difficoltà transitoria l’imprenditore poteva chiedere ai suoi creditori

di non pagarli per due anni ed iniziava la procedura di amministrazione

controllata. Se invece l’imprenditore era in stato di insolvenza allora poteva

proporre ai suoi creditori di pagarli in parte.

Adesso queste 2 procedure sono state accorpate in una unica procedura che è il

nuovo concordato preventivo.

L’amministrazione controllata è stata soppressa con la riforma del diritto

fallimentare n 5 del 2006.

n.b. scompaiono le condizioni di meritevolezza dell’imprenditore richieste dalla

originaria previsione dell’art 160 L.F.

non è più richiesto l’obbligo dell’imprenditore di garantire nella proposta il

pagamento integrale dei creditori privilegiati e quello parziale in una percentuale

non inferiore al 40% dei chirografari.

L’imprenditore non fallisce se riesce a mettersi d’accordo con i suoi creditori per

cui non interessa sapere se è stato onesto interessa sapere solo dell’offerta fatta ai

creditori.

Naufragano così tutti i requisiti di meritevolezza che il concordato prevedeva:

non è più necessario avere scritture contabili

non è più necessario avere il registro

si può essere falliti anche prima

si può aver compiuto dei reati fallimentari.

Se ciò nonostante i creditori approvano il concordato allora l’imprenditore accede

ad esso.

In più sono venuti meno tutti i requisiti oggettivi della proposta i chirografari

posso anche non pagarli e pago in percentuale i privilegiati, la disciplina nuova

non richiede più questo requisito ( non si richiede più che sia pagato un minimo ai

creditori chirografari)

L’art 182 ter. Prevede la transazione fiscale cioè un concordato anche per il fisco .

Il fisco è un creditore come gli altri è un creditore privilegiato perché ha un

privilegio generale.

Questa norma ci interessa perché afferma che si possono pagare in percentuale le

tasse anche se il credito del fisco è privilegiato purchè le condizioni che si offrono

al fisco non siano inferiori al creditore meno privilegiato di tutti.

Se si vuole soddisfare un creditore privilegiato la norma afferma che viene pagato

in percentuale.

C’è un problema:

l’art 177,3 dice che i creditori muniti di crediti privilegiati non hanno diritto al

voto se non rinunciano alla prelazione ,non votano.

Come è possibile questa proposta concordataria?

32

Questi creditori vengono pagati pro-quota e poi nemmeno votano per il

concordato questa cosa nasce dal fatto che non hanno coordinato la vecchia e la

nuova disciplina questa è una norma che è rimasta intoccata e rimane il fatto che il

creditore privilegiato doveva essere pagato per intero per cui non interessava più

far parte del concordato e votare era indifferente.

Non hanno soppresso la possibilità di pagare per intero i privilegiati ma si sono

dimenticati di coordinare. PROCEDURA

Il debitore propone al tribunale con ricorso la domanda di ammissione alla

procedura di concordato preventivo.

È solo il debitore che può decidere di sottoporsi al concordato preventivo e nella

domanda deve inserire un piano di ristrutturazione dei debiti;

allegare l’aggiornata situazione patrimoniale

lo stato analitico delle attività con i relativi valori

elenco dei creditori e dei titolari di diritti reali.

Novità : LA RELAZIONE DI UN PROFESSIONISTA.

Questo professionista valuta la fattibilità del piano e dichiara che il piano che ha

proposto il debitore può soddisfare i creditori.

Questo documento incide molto sul volere del tribunale, in quanto la nuova

disciplina ha molto affievolito il potere del tribunale , infatti, al tribunale sono

state completamente sottratte le competenze di merito ( mentre prima più volte nel

corso della procedura il tribunale era chiamato a valutare la convenienza per i

creditori ,

adesso il tribunale. ART 163

. verifica la completezza e la regolarità della documentazione

valuta che ci siano tutti i documenti della proposta

che la proposta abbia i requisiti di legge

valuta la correttezza dei criteri di formazione delle classi.

COSA FA IL TRIBUNALE DI FRONTE LA RELAZIONE DEL

PROFESSIONISTA.

Il giudizio del tribunale è un giudizio di legittimità e c’è anche un giudizio sulla

coerenza logica della relazione del professionista.

IL TRIBUNALE ART 162

. RIGETTA LA DOMANDA

. DICHIARA APERTO IL FALLIMENTO.

I

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Campobasso Mario.

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