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Diritto europeo - sentenze corte di giustizia (UE) Appunti scolastici Premium

Riassunti schematici e molto chiari di 13 sentenze della corte di giustizzia (unione europea): VAN GEND EN LOOS; ZENTRAL; FACCINI DORI; FRANCOVICH; CILFIT; DASSONVILLE; IRENE VLASSOPOULOU; KECK E MITHOUARD; KOBLER; TANJA KREIL; MARSHALL; OMEGA; SCHMIDBERGER. sufficienti affiche non si debbano leggere le suddette sentenze in versione integrale. riassunti esaustivi, precisi, incorporati con eventuali... Vedi di più

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. J. Woelk

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ESTRATTO DOCUMENTO

commercio nell'interesse di una maggior trasparenza dei negozi commerciali e delle offerte al pubblico;

la condizione imposta dalla normativa costituisce un ostacolo per gli scambi commerciali incompatibile con l'art.30 CEE

visto che garantisce un vantaggio alle bevande con alta gradazione alcolica llontanando dal mercato nazionale i prodotti di

altri stati membri non rispondenti a questa specificazione;

per garantire l'uniforme applicazione del diritto comunitario in tutto il mercato interno la Corte valuta la proporzionalità di

queste misure ritenute e adotatte dagli stati membri assolutamente necessarie (nella fattispecie corrisponderebbero alla

tutela della salute pubblica in merito al consumo di questo liquore di bssa gradazione alcolica);

viene affermato il (art.36 TUE): la disciplina di uno stato membro in materie di

principio del mutuo riconoscimento

produzione e di commercializzazione di un dato bene deve essere riconosciuta in tutti gli stati membri a meno che non si

opponga una delle ragioni imperative;

le eventuali restrizioni devono essere proporzionate al fine perseguito di tutelare esigenze imperative del diritto nazionale

ritenute sufficientemente garantite dalla legislazione dello stato di provenienza.

SENTENZA FACCINI DORI

(tempo di ratifica della direttiva scaduto) 14 luglio 1994

consiglio Maastrich- 1991

tarttato sull'unione- 1993

PARTI:

Faccini Dori VS Recreb s.r.l.

IL FATTO:

Faccini Dori aveva stipulato un contratto avente ad oggetto un crso d'inglese per corrispondenza presso la stazione

centrale di milano fuori dai locali commerciali dell'azienda che li forniva;

4 giorni dopo la firma del contratto la suddetta comunica a data società l'annullamento dell'ordine;

la società che forniva il servizio aveva comunicato a Faccini dori di aver ceduto il credito alla Recreb s.r.l.;

Faccidi dori conferma per iscritto alla Recreb di aver revocato la sua accettazione facendo richiamo al diritto di recesso

stabilito dalla direttiva sui contratti negoziali fuori dai locali commerciali;

la direttiva ha lo scopo di voler tutelare il consumatore e porre fine alla disparità esistenti nelle varie legislazioni nazionali

in merito a tale tutela;

la direttiva inoltre riconosce al consumatore l'impreparazione che questo ha di fronte ad una proprotsa commerciale furoi

da locali commerciali che può coglierlo alla sprovvista, il quale quasi sempre non ha la possibilità di confrontare prezzi e

qualità delle offerte presentate;

l'elemento di sorpresa viene riconosciuto dalla direttiva non solo per i contratti conclusi fuori da locali commerciali ma

anche per quelli a domicilio;

scopo della direttiva è quello di accordare al consumatore il diritto di recesso da esercitare entro 7 giorni per permettergli

di valutare gli obblighi che derivano dal contratto;

Recreb chiedeva a Faccini dori di parare la somma dovuta oltre agli interessi e alle spese;

il giudice condanna faccini dori a pagare la somma;

Faccini dori proponeva opposizione contro della ingiunzione sostenendo nuovamente di poter esercitare il diritto di

recesso sanito dalla direttiva;

al momento dei fatti l'italia però non aveva ancora provveduto all'attuazione della direttiva anche se ne erano scaduti i

termini previsti dall'unione;

il giudice si è interrogato sull'applicare la disposizione comunitaria nonostante all'epoca dei fatti non fosse stata attuata

dall'italia;

questione fondata sulla possibilità di poter recedere o meno da un contratto;

domanda vertente sull'interpretazione di una direttiva sulla tutela dei consumatori in caso di contratto negoziato fuori da

locali commerciali e sulla possibilità di far valere la direttiva in una controversia tra un commerciante e un consumatore;

DOMANDA PREGIUDIZIALE:

se la direttiva comunitaria sia da considerarsi sufficientemente precisa e dettagliata e se questa fosse stata in grado di

produrre effetti fra singoli e lo stato o solo fra singoli nei 24 mesi di tempo concessi allo stato per conformarsi a tale

disposizione;

LA CORTE:

una diriva non può imporre di per se obblighi a carico del singolo e non può essere fatta valere in quanto tale nei suoi

confronti;

in assenza di provvedimenti di attuazione della direttiva entro i termini prescritti i consumatori non possono fondare sulla

direttiva stessa un diritto di recesso nei confronti dei commercianti con i quali hanno stipulato un contratto ne possono far

valere tale diritto dinnanzi ai giudici nazionali;

il diritto comunitario impone agli stati di risarcire i danni da essi causati ai singoli a causa della mancata attuazione della

direttiva purchè suano soddisffatte 3 condizioni:

1.la direttiva deve avere lo scopo di attribuire diritti a favore dei singoli

2.deve essere possibile individuare il contenuto di tali diritti sulla base delle disposizioni della direttiva;

3.deve esistere un nesso di causalità tra violaxione dell'obbligo a carico dello stato e il danno subito;

la direttiva viene considerata sufficentmente incondizionata e precisa per quanto concerne la determinazione dei

beneficiari e il termine minimo entro il quale va notificato il recesso;

in assenza di provvedimenti di attuazione della direttiva entro i termini previsti i consumatori non possono fondare un

diritto di recesso nei confronti di commercianti e contratti stipulati sulla direttiva stessa ne possono far valere tali diritti

dinnanzi al giudice nazionale;

quando il giudice nazionale si trova a dover applicare disposizioni nazionali precedenti o successive a direttive deve sempre

interpretarle quanto più possibile conformi al volere e alo scopo della idrettiva stessa.

SENTENZA FRANCOVICH

(responsabilità dello stato per inadempimento) 19 novembre 1991

atto unico europeo- 1987

consiglio europeo di dublino- 1990

PARTI:

Andrea Francovich VS repubblica italiana

IL FATTO:

una direttiva europea garantisce ai lavoratori dipendenti un minimo comunitario di tutela in caso di insolvenza del datore

di lavoro e stabilisce garanzie specifiche per il pagamento di loro crediti non pagati relativi alle retribuzioni;

gli stati membri erano tenuti ad emanare le disposizioni legislative necessarie per conformarsi alla direttiva entro un

termine scaduto al momento dei fatti;

la corte così ha accertato l'inadempimento dell'italia a non aver ottemperato a tale obbligo;

Francovich aveva lavorato per un impresa elettrica e aveva ricevuto olo acconti sporadici nella porpia retribuzione;

ha allora proposto ricorso dinanzi al pretore che ha condannato l'impresa convenuta al pagamento della somma dovuta;

il tribunale ha anche convenuto a sottoporre il soggetto ad un pignoramento fruttuoso o a versare loro un indennizzo;

Francovich allora ha fatto valere il diritto di ottenere dallo stato italiano le garanzie previste dalla direttiva;

interpretazione del trattato e di una direttiva concernenti il ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative alla

tutela dei lavoratori subordinati in caso di insolvenza del datre di lavoro;

3 QUESTIONI PREGIUDIZIALI:

1.può un privato che sia stato leso per la mancata attuazione della direttiva da parte di uno stato membro pretendere

l'adempimento in forza del diritto comunitario vigente per ottenere garnazie che lo stato stesso doveva assicurare e

rivendicare il risarcimento per danni subiti?

LA CORTE:

tale questione solleva 2 problemi:

diretta delle normative che definiscono il diritto dei lavoratori:

•l'efficacia

il giudice chiede se le disposizioni della direttiva che definiscono i diritti dei lavoratori debbano essere interpretate nel

senso che devono essere fatti valere nei confronti dello stato in mancanza di provvedimenti di attuazione dopo i termini

previsti;

lo stato membro che non ha adottato entro i termini i provvedimenti di attuazione imposti da una direttiva non può

opporre ai singoli l'inadempimento degi obblighi derivanti dalla direttiva stessa;

tali direttive possono essere richiamate in mancanza di provvedimenti di attuazione adottati entro i termini per opporsi a

qualsiasi disposizione di diritto interno non conforme alla direttiva che i singoli possono far valere in tribunal visto che

sono atte a definire loro dei diritti;

occorre chiedersi se le disposizioni della direttiva siano incondizionate e sufficientemente precise;

tale esame riguarda 3 aspetti:

1.la determinazione dei beneficiaridella garanzia stabilita da detta disposizione:

la direttiva si applica ai diritti dei lavoratori subordinati derivanti da contratti di lavoro ed esistenti nei confronti dei datori

di lavoro che si trovino in stato di insolvenza;

queste consizioni sono sufficentemente precise e incondizionate per consentire al giudice nazionale di stabilire se un

soggetto possa esser o no considerato beneficiario della direttiva;

2.il confenuto di tale garanzia:

deve essere garantito il pagamento dei crediti non pagati risultanti da contratti di lavoro e relativi alla retribuzione per il

periodo prima di una data stabilita dello stato membro che può scegliere fra tre possibilità:

a. la data in cui è insorta l'insolvenza;

b. quella del preavviso di licenziamento del lavoratore subordinato a casua

dell'insolvenza del datore di lavoro;

c. quella in cui è insorta l'insolvenza del datore di lavoro o della cessazione del

contratto di lavoro avvenuta a causa dell'insolvenza del datore;

lo stato membro ha la facoltà di limitare l'obbligo di pagamento a periodid i tre mesi e possono fissare un massimale per

la garanzia di pagamento per evitare il trasferimento di somme eccedenti il fine sociale della direttiva;

si lascia così allo stato membro per determinata la data a partire dalla quale la garanzia del pagamento dei diritti

dev'essere fornita;

la facoltà attribuita allo stato di scegliere tra una molteplicità de mezzi possibili al fine di conseguire il risultato prescritto

da una direttiva non esclude che i singoli possano far valere dinanzi ai giudici i diritti il cui contenuto può essere

determinato con una precisione sufficiente sulla base delle sole didisposizioni della direttiva;

la direttiva è volta a garantire il pagamento dei lavoratori in caso di insolvenza del datore di lavoro;

è possibile anche determinare una garanzia minima come scritto nella direttiva fondandosi sulla data che fornisce l'onere

meno gravoso per l'organismo di garanzia;

3.l'identità del soggetto tenuto alla garanzia:

gli stati fissano le modalità di organizzazione, di funzionamento e di finanziamento degli organismi di garanzia nel rispetto

dei seguenti principi:

a. il patrimonio degli organismi deve essere indipendentemente dal capitale di

esercizio dei datori di lavoro e deve essere costituito in modo tale che non

possa essere sequestrato in caso di insolvenza;

b. i datori di lavoro devono contribuite al finanziamento a meno che questo

non sia assicurato integralmente dai pubblici poteri;

c. l'obbligo di pagamento a carico degli organismi esiste indipendentemente

dall'adempimento degli oblighi di contribuire al finanziamento;

l'obbligo di pagamento è a carico degli organismi di garanzia e solo esercitando il suo potere di organizzare il sistema lo

stato può disporre il funzionamento degli organismi stessi da parte dei pubblici poteri;

queste disposizioni non precisano l'identità di chi è tenuto alla garanzia e lo stato non può essere considerato debitore per

il solo fatto di non aver adottato entro i termini i provvedimenti di attuazione;

le disposizioni della direttiva devono essere interpretate nel senso che gli interessati non possono far valere tali diritti nei

confronti dello stato dinanzi ai giuudici nazionali in mancanza di provvedimenti di attuazione adottati entro i termini;

e la portata della responsabilità dello stato per i danni derivanti dalla violazione degli obblighi ad esso

•l'esistenza

incombenti in forza del diritto comunitario;

questo problema dee essere esaminato nei suoi 2 principi fondamentali:

a.sul principio della responsabilità dello stato:

sarebbe messa a repentaglio l'efficacia delle norme comunitarie e sarebbe infirmata la tutela dei diritti da esse riconosciuti

se i singoli non avessero la possibilità di ottenere un risarcimento ove i loro diritti siano lesi da una violazione del diritto

comunitario imputabile ad uno stato membro;

la possinilità di risarcimento a carico dello stato è indisensabile per la piena efficacia delle norme comunitarie sia

subordinate alle azioni dello stato che ai singoli in mancanza d'azione;

il principio della rsponsabilità dello stato per danni causati ai singoli da violazione del diritto comunitario ad esso

imputabile è inerente al sistema del trattato;

gli sttai membri sono tenuti ad adottare tutte le misure di carattere generale atte ad assicurare l'esecuzione degli obblighi

ad essi derivanti dal diritto comunitario;

il diritto comunitario impone il principiosecondo cui gli stati sono tenuti a risarcire i danni causati ai singoli dalle violazioni

del diritto comunitarioad esso imputabili;

b.sulle condizioni della responsabilità dello stato:

il diritto al risarcimento che la direttiva fa sorgere dipendono dalla natura della violazione del diritto comunitario che è

l'oggetto che è all'origine del danno;

nel caso in cui lo stato membro violi l'obbligo di prender tutti i provvedimentinecessari a conseguire il risultato descritto

dalla direttiva, la normativa comunitaria stessa esige che sia riconosciuto un diritto a riconoscimento ove ricorrano tre

condizioni:

1.il risultato prescritto della direttiva implica l'attribuzione di diritti a favore dei soggetti;

2.il contenuto di tali diritti viene individuato sulla base delle disposizioni della direttiva;

3.l'esistenza di un nesso di causalità tre la violazione ell'obbligo a carico dello stato e il danno subito dei soggetti lesi;

tali condizioni sono sufficienti per far sorgere a vantaggio dei singoli un diritto ad ottenere risarcimento;

in mancanza di una disciplina comunitaria spetta all'ordinamento giuridico dello stato designare il giudice competente a

stabilire la modalità procedurali dei ricorsi giudiziari interni per garantire la tutela dei diritti soggettivi imposti dal diritto

comunitario;

nella fattispecie la violazione del diritto comunitario da parte dello stato in seguito alla mancata attuazione della direttiva

entro i termini stabiliti dall'unione è stata accertata con una sentenza della CdG;

il risultato descritto comporta l'attribuzione ai lavoratori subodinati del diritto da una garanzia ler il pagamento di loro

crediti non pagati relativa alla retribuzione;

spetta al giudice nazionale garantire il diritto dei lavoratori subordinati ad ottenere il risarimento dei danni che siano stati

provocati a seguito della mancata attuazione di una direttiva;

lo stato membro è tenuto a risarcire i danni derivanti ai singoli dalla mancata attuazione della direttiva;

2. nel caso in cui lo stato non si sia avvalso della facoltà di introdurre i limiti saciti dalla direttiva lo stato stesso è

tenuto al pagamento dei dirtiti dei lavoratori subordinati?

3. in caso di risposta negativa: qual'è la garanzia minima che lo stato deve assicurare ai sensi della direttiva al

lavoratore in modo che la quota di retribuzione dovuta possa considerarsi attuazione della direttiva stessa?

LA CORTE:

alla luce della soluzione data alla prima questione non occorre pronunciarsi sulla seconda e terza.

SENTENZA CILFIT

(rinvio pregiudiziale facoltativo per i giudici) 6 ottobre 1982

sistema monetario europeo- 1978

PARTI:

società importatrici di lana VS ministero della salute

IL FATTO:

pagamento di un diritto fisso per visita sanitaria su lane importate da paesi non facenti parte dell'UE;

l'azienda importatrici di lane ha impugnato un regolamento relativo all'organizzazione comune dei mercati per alcuni

prodotti che vieta agli stati memrbi di imporre tasse di effetto equivalente ai dazi doganali sui prodotti di origine animale

importate;

il ministero della sanità sostiene che non persista un dubbio interpretativo per quanto riguarda il trattato e sostiene

l'invalidità della domanda pregiudiziale;

QUESTIONE PREGIUDIZIALE:

la corte suprema di cassazione ha ricolto alla CdG una domanda pregiudiziale;

sussiste un obbligo del giudice di ultima istanza porre la fondatezza della questione o se debba esserci un riscontro di un

ragionevole dubbio interpretativo?

LA CORTE:

suggerisce di analizzare l'art. 177 CEE (art.267 TFUE) del trattato e richiama gli elementi che fanno riferimento al rinvio

pregiudiziale;

non basta per il giudice nazionale per sollevare una questione interpretativa la richiesta di una delle parti, deve essere lui

stesso a ritenerlo necessario e può adirla d'ufficio;

la questione d'interpretazione non può essere sottoposta alla CdG nel caso in cui questa domanda non sia pertinente al

fine di ritenersi risolutiva e strettamente necessaria per far si che il giudice nazionale riesca a trovare una soluzione;

la corte richiama la sua giurisprudenza sostenendo che il giudice nazionale non può sottoporre una questione pregiudiziale

nel caso in cui la questione sollevata sia identica ad un'altra precedentemente analizzata dalla corte stessa;

la CdG adesso valuta quali possono essere i limiti a questo obbligo previsto per i giudici di ultima istanza:

1.i giudici nazionali conervano la loro libertà di valutare se adire la corte qualora lo ritengano opportuno;

2.solo in determinati casi il giudice può astenersi dal sottoporre la questione alla corte risolvendola sotto la propria

responsanilità;

3.tale ultima eventualità va valutata in base alle caratteristiche del diritto cmunitario e la partciolare difficoltà incontrata

nella sua interpretazione;

richiama il giudice nazionale all'utilizzo dell'interpreatzione sistemativa nella quale si da valore alle finalità e agli obblighi

piuttosto che alla norma vera e propria.

SENTENZA DASSONVILLE

(libera circolazione delle merci) 11 luglio 1974

Bruxelles- 1965

serpente monetario- 1972

ing,irl,dan- 1973

PARTI:

Dassonville VS

FATTO:

commercianti che avevano importato una partita di Schotch Wisky acquistano in Francia per importarlo in Belgio senza il

possesso del certificato d'origine che doveva essere rilasciato dalla dogana britannica, richiesto dalla legislazione belga.

2 DOMANDE PREGIUDIZIALI:

tribunale di prima istanza belga si chiude se una norma interna la quale vieti l'importazione di un prodotto recante una

1.il

denominazione d'origine qualora non sia accompagnato dall'apposito certificato rilasciato dal governo del paese

esportatore costituisca una misura d'effetto equivalente;

LA CORTE:

definisce misura d'effetto equivalente: "ogni misura commerciale degli stati membri che possa ostacolare direttamente o

indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi intracomunitari";

dichiara che uno stato che richieda un certificato d'origine più facilmente ottenibile da un importatore diretto pone in

essere una misura d'effetto equivalente ad una restrizione quantitativa incompatibile col trattato;

tribunale chiede se l'accordo sia nullo qualora questo permetta che l'importatore esclusivo faccia valere detta

2.il

normativa per impedire importazioni parallele;

LA CORTE:

sostiene che l'accordo che permetta l'utilizzazione di una simile norma interna non può venir considerato nullo;

se un prodotto è regolarmente in commercio in altri stati non possono essere fatte

principio di reciproco riconoscimento:

discriminazioni sulla sua liberta circolazione all'interno dello stato membro;

SENTENZA IRENE VLASSOPOULOU

(professioni regolamentate- prova attitudinale) 7 magg

atto unico europe

consiglio dublin

PARTI:

irene vlassopoulou VS ministero della giustizia e degli affari europei(germania)

IL FATTO:

irene vlassopoulou era un avvocato di cittadinanza greca e aveva deciso di sollevare

una controversia ontro il ministero tedesco per aver rifiutato di rilasciarle

l'autorizzazione all'esercizio della professione di avvocato in germania;

è in possesso di una laurea di dottore in legge presso l'università di tubinga

(germania) e ha lavorato presso uno studio tedesco dove è stata autorizzata a

trattare affari legali di terzi nel settore ellenico e comunitario;

per quanto rigurda il diritto tedesco questa esercita sotto la responsabilità di uno dei

suoi colleghi di studio tedeschi;

aveva depositato la domanda di iscrizione all'albo resso il ministero ma le è stata respinta dal ministero causa il fatto che la signora

non fosse in possesso dei requisiti di idoneità all'esercizio delle funzioni giudiziarie necessarie per accedere a data professione;

tale idoneità viene considerata acquisita con:

il compimento di studi presso un'università tedesca

• il superamento di un esame di stato

un tirocinio preparatorio preventivo ad un secondo esame di stato;

il ministero ha precisato che la normativa comunitaria all'art.52 CEE (49 TUE) non conferisce

all'intressata il diritto di esercitare la propria professione in germania sula base di qualifiche

ottenute in grecia;

vlassopoulou ha impugnato tale decisione del consiglio dell'ordine degli avvocati e edel

ministero sostenendo che tale decisione porterebbe ad una questione di

interpretazione in merito all'art. 52 CEE (49 TUE) del trattato che ha sottoposto alla

corte di giustizia;

QUESTIONE PREGIUDIZIALE:

sussiste una violazione dell'art.52CEE (49 TUE) del tarttato nel caso in cui non venisse riconosciuta la qualifica professionale

di una cittadina comunitaria che ha svolto per 5 anni l'attività di consulente legale nello stato in questione solo a causa di

una legge nazionale? Seconso i governi italiano e tedesco in assenza di norme comunitarie relative alla

condizione di accesso alle attività di avvocato e al loro esercizio e al riconoscimento dei

diplomi, uno sttao membro ha il diritto di far dipendere l'iscizione all'albo determinate

condizioni regolate da una normativa nazionale;

LA CORTE:

in mancanza di armonizzazione delle consizioni di accesso alle professioni uno stato membro può definire le conoscenze e

le qualifiche necessarie per l'esercizio di tale professione e richiedere la presentazione di un diploma che atesti il possesso

di date conoscenze;

al momento della domanda della sign. Vlassopoulou non era stta emanata alcuna direttiva in materia di reciproco

rcionoscimento dei diplomi;

la finalità del trattato in merito alla libertà di stabilimento deve essere sispettata dagli stati i quali sono obbligati a adottare

misure di garattere generale e particolaree al fine di non ostacolare i fini ultimi cui verte il trattato;

spetta allo stato membro prendere in considerazione i trattati e i documenti necessari al fine di certificare le conoscenze di

un soggetto per autorizzarne l'esercizio della professione;

questa autorità degli stati gli consente di quiparare i diplomi al fine di certificare le conoscenze del soggetto e valutarne solo

la preparazione senza adottare alcun genere di discriminazione;

se dopo un attento esame dei diplomi si arriva alla costatazione che i due titoli rappresentano il conseguimento delle

medesime conoscenze lo stato è tenuto ad ammettere il suddetto diploma;

se invece a seguito del consfronto emerge solo una corrispondenza parziale delle conoscenze lo stato membro ha il diritto

di pretendere dimostri di aver maturato le qualifiche mancanti;

spetta sempre allo stato considerare o meno l'esperienza pratica come possesso delle conoscenze mancanti dal diploma di

studi;

i titoli richiesti e i confronti fra i titoli di studio devono essere conformi da quanto sancito dai firitti fondamentali conferiti

dal trattato ai cittadini dell'unione;

l'art 52 CEE (49 TUE) va interpretato nel senso che le autorità nazionali sono tenute a valutare in quale misura le

conoscenze e le qualifiche attestate dal diploma conseguito dell'interessato nel suo paese d'origine corrispondano a quelle

richieste nella normativa dello stato ospitante;

qualora la corripondenza sia solo parziale le autorità nazionali sono legittimate ad esigere che l'interessato dimostri di aver

conseguito le conoscenze mancanti.

SENTENZA RATTI

(efficacia diretta delle direttive sufficentemente precise e incondizionate) 5 aprile 1979

PARTI:

Tullio Ratti VS pretura di Milano

IL FATTO:

procedimento penale a carico del responsabile di un'impresa che produe solventi e vernici imputato di contravvenzione a

talune disposizioni della legge italiana;

la norma impone ai fabbricanti di prodotti contenenti benzolo, toluolo e xilolo l'obbligo di apporre sull'etichetta la presenza

di queste sostanze e specificare la percentuale di benzolo cntenuta nei barattoli;

la normativa avrebbe avrebbe dovuto essere adeguata alla direttiva comunitaria al momento dei fatti e l'italia non aveva

adempiuto alla ratifica;

l'italia avrebbe dovuto abbrogare la disposizione sulla quale verte il procedimento penale da cui scaturiscono le domande

pregiudiziali;

la pretura di milano ha sottoposto alla corte varie domande pregiudiziali vertenti sull'interpretazione di due direttive del

consiglio concernenti il ravvicinamento dele disposizioni legislative regolamentari e amministrative degli stati membri per:

classificazione, imballaggio ed etichettatura dei preparati pericolosi

• classificazione, imballaggio ed etichettatura vernici, pitture, inchiostri, adesivi e affini;

5 QUESTIONI PREGIUDIZIALI:

i giudici nazionali contatando discrepanza tra normativa nazionale e diritto comunitario si è chiesto quali dei due debba

1. avere la prevalenza;

LA CORTE:

secondo l'art 8 CE (20 TUE) gli stati membri non possono vietare, limitare o ostacolare per motivi di classificazione,

imballaggio ed etichettatura il commercio dei prodotti pericolosi che soddisfino le condizioni poste dalla direttiva;

lo stato membro che non abbia adottato entro i termini i provvedimenti d'attuazione imposti dalla direttiva non può

opporre ai singoli l'inadempimento degli obblighi derivanti dalla direttiva stessa;

gli stati membri non possono applicare la prorpia normativa non ancora adeguata a chi si sia adeguato alla direttiva

stessa, soprattutto se lo stato ha fatto scadere il termine stabilito per dare attuazione alla direttiva;

SE LA DIRETTIVA EUROPEA RAPPRESENTI UNA NORMA DIRETTAMENTE APPLICABILE CON LATTRIBUZIONE AI

2. SINGOLI DI DIRITTI SOGGETTTIVI tutelabili dinnanzi al giudice;

LA CORTE:

secondo la direttiva possono essere messi in commercio solventi conformi alle disposizioni comunitarie e gli stati

membri non hanno facoltà di mantenere in vigore parallelamente una disciplina diversa;

se l'obbligo di indicare la presenza degli elemneti citati sopra con specificazione ci percentuale possa rilevarsi

3. incompatibile con la direttiva;

LA CORTE:

la direttiva deve interpretarsi nel senso che essa non consente che le disposizioni nazionali dettino dei termini che

vadano oltre le semplici richieste della direttiva stessa;

se le disposizioni nazionali rappresentino un ostacolo allo scambio e alla libera circolazione dei prodotti anche se le

4. intenzioni ultime di queste sono solo assicurare una maggior tutela per le incolumità fisiche di coloro che dovranno

usarli;

LA CORTE:

se lo stato membro riterrà necessario per la salvaguardia e la tutela dei propri cittadini, clausola contemplata da

un'articolo stesso della direttiva, una specificazione non richiesta dal trattato questo potrà richiederla nelle forme e nei

modi concordati sotto un rigido controllo della commissione;

se la direttiva comunitaria sia direttamente applicabile consderata scadenza avvenuta per la ratifica considerando

5. anche il fatto che il singolo si sia adeguato già a data normativa;

LA CORTE:

La direttiva in relazione alla clausola ipotetica inserita dallo stato non può produrre nei confronti di singoli che si sono

conformati alla direttiva prima della scadenza del termine di ratifica;

SENTENZA KECK E MITHOUARD 24 novembre 1993

Atto Unico Europeo 1985-1992

si producono normative positive

PARTI:

Keck e Mithouard vs

FATTO:

Keck e Mitouard sono accusati di aver messo in vendita prodotti ad un prezzo inferiore rispetto al loro effettivo costo nello

stato in cui si trovano violando una normativa Francese;

i commercianti sostenevano che un divieto generale di rivendita

sottocosto sarebbe incompatibile col trattato (pricipi della libera

circolazione delle:

persone,

• merci,

• servizi,

• capitali,

• concorrenza;

DOMANDA PREGIUDIZIALE:

1. il Tribunale di Strasburgo interroga la corte di Giustizia chiedendo se il divieto vigente in Francia di rivendita

sottocosto fosse compatibile col Trattato e non fosse discriminatorio in ragione alla nazionalità in quanto la

normativa francese può determinare un alterazione della concorrenza:

a. perchè punisce solo la rivendita sotto costo ed esclude dal divieto il produttore della merce che potrebbe

venderla ad un prezzo di costo inferiore;

b. perchè altera la concorrenza soprattutto nelle zone di frontiera a causa della loro nazionalità e al loro luogo di

stabilimento;

LA CORTE:

le disposizioni del trattato relative alla libera circolazione di persone, capitali e servizi non sono direttamente collegate al

divieto generale di rivendita sotto costo;

la norma nazionale non viola il principio di non discriminazione visto che questa normativa si applica nel territorio dello

stato membro in questione a qualsiasi attività di vendita effettuata indipendentemente dalla nazionalità dei soggetti che lo

svolgono;

la normativa francese è atta a restringere il volume delle vendite visto che impedisce ai commercianti di utilizzare metodi

di promozione commerciale, limitando così le vendite dei prodotti provenienti dagli altri paesi;

la corte si interroga se qualificare la normativa francese come misura d'effetto equivalente ad una restrizione quantitativa

d'importazione (art.30);

in generale l'applicazione della normativa francese in relazione alla vendita di prodotti provenienti da altri stati membri

non costituisce un ostacolo all'accesso di tali prodotti nel mercato nazionale, ne può esssere considerta come un ostacolo

maggiore per gli importatoti di altri stati membri piuttosto che per gli imprnditori nazionali;

l'art.30 non trova applicazione nei confronti di una norma interna di uno stato che vieti la rivendita sottocosto; cioè la

rivendita sottocosto non può essere considerata come una restrizione quantitativa d'importazione.

caso utilizzato come correttivo necessario.

la corte fa una distinzione tra:

norme discriminatorie <- sempre vietate

• norme indistintamente applicabili <- vale per tutti i prodotti indipendentemente

• dalla loro provenienza (caso della fattispecie)

SENTENZA KOBLER

(responsabilità dello stato) 30 settembre 2003

trattato Amsterdam- 1997

trattato Nizza- 2001

PARTI:

Kobler VS repubblica austriaca

IL FATTO:

Kobler ha lavorato presso l'università austriaca come professore universitario di ruolo;

egli ha chiesto allo stato l'attribuzione dell'indennità speciale di anzianità di servizio prevista per i professori universitari;


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti schematici e molto chiari di 13 sentenze della corte di giustizzia (unione europea): VAN GEND EN LOOS; ZENTRAL; FACCINI DORI; FRANCOVICH; CILFIT; DASSONVILLE; IRENE VLASSOPOULOU; KECK E MITHOUARD; KOBLER; TANJA KREIL; MARSHALL; OMEGA; SCHMIDBERGER. sufficienti affiche non si debbano leggere le suddette sentenze in versione integrale. riassunti esaustivi, precisi, incorporati con eventuali informazioni che potrebbero essere richieste in più durante l'esame (periodo storico nel quale si svolge la sentenza; eventuali articoli ai quali fanno riferimento attualmente le varie sentenze precedenti il TUE e il TFUE, ecc..). 30 assicurato!


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Woelk Jens
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arianna.sottile di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Woelk Jens.

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