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DIRITTO DELL’UE. 3 ottobre

L’unione europea è un fenomeno complesso, a partire dalla sua collocazione giuridica.

La corta di giustizia in una delle sue prime sentenza l’ha definita un fenomeno sui

generis, non corrisponde cioè a nessuno degli schemi giuridici, sociali o politici noti in

precedenza.

Nasce a partire dall’ordinamento internazionale come organizzazione internazionale

(insieme di più stati, insieme per un fine comune per raggiungere tale fine si dotano

di organi, attuano una cooperazione intergovernativa). →

La comunità economica europea (1957) nasce come organizzazione internazionale

fin dai primi anni 60, questa organizzazione internazionale è diversa dalle altre.

Oggi è una realtà importante,include 510 milioni di persone, è andata espandendosi

negli anni.

6 stati fondatori: Italia, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Belgio.

È possibile istituire un trattato di associazione per iniziare a stringere i rapporti dello

stato che vorrebbe entrare a far parte dell’UE, con l’organizzazione stessa.

Nel 1951 si basava solo sul trattato di Parigi che costituiva la CEE, attualmente è in

vigore il trattato di Lisbona del 2007. 4 ottobre

Il trattato di Lisbona è soggetto a continue revisioni. →

Il trattato di Parigi istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (1951) il

fattore generatore di questo fenomeno è il piano Marshall: esso prevedeva che i

fondi dati all'Europa,non fossero utilizzati da un medesimo stato, ma dall’intera

“Europa” così da riuscire a ricostruire i singoli paesi, con lo scopo materiale di poter

creare una zona di influenza occidentale da contrapporre alla zona ideologica sovietica

e così da garantire un mercato di sbocco al mercato americano; non vi è interesse a

finanziare la ricostruzione di un unico stato.

l’utilizzo congiunto era una condizione del piano Marshall.

Subito dopo la 2gm è stato firmato a Parigi un trattato “organizzazione europea per la

cooperazione economica”, primo tentativo di unire i paesi: era un associazione di stati

aperta a tutti, che però non ha lunga vita anche a causa dello scetticismo dilagante tra

gli stessi membri.

Riparte poi grazie a Robert Schumann che propone la dichiarazione Schumann che

propone alla Germania di unire i fattori produttivi più importanti, ossia carbone e

acciaio (presenti nella zona della ruhur) questa comunità europea del carbone e

dell’acciaio nasce quindi come trattato bilaterale, che successivamente considerando

anche le condizioni americane, viene aperto anche agli altri stati europei, Belgio

Olanda Lussemburgo e Italia.

Questo trattato gioca un ruolo essenziale nella rinascita europea post 2gm.

L'importante di tale comunità porta nel 57 (a Messina) all’idea di allargare la

cooperazione economica anche però in aree diverse si arriva alla conclusione che

però l’energia atomica sia una materia a se con problematiche trasversali particolari,

ma ogni altro settore può essere inglobato in un unico trattato: a Roma nel 1957 si

firma il trattato istitutivo della comunica economica europea (CEE).

A partire dal 1 gennaio 1958, sull’area geografica degli stati fondatori sono in vigore 3

diverse comunità, che operano in ambiti specifici (eratom, cee (Roma), oece (Parigi) ).

(?) A Parigi nel 1951 nasce la corte di giustizia con competenza relativa ai problemi

del trattato di Parigi. →

Nasce un parlamento, 3 consigli e 3 commissioni ciascuno stato ha 3 rappresentanti

→ questo porta a confusione istituzionale.

Nel 1965 si pensa di riunire la istituzioni trattato sulla fusione degli esecutivi: primo

momento in cui si manifesta la volontà degli stati di semplificare il rapporto tra le

varie istituzioni dal punto di vista operativo e pratico; dalla stessa parte però si teme

la maggiore integrazione e che quindi non sia chiaro il punto d’arrivo, dovendo

accentrare competenze, funzioni e poteri.

I trattati di Roma (con ambito di competenza molto più ampio), nascono come trattato

chiuso: negoziato e firmato tra determinati stati e che non prevede l’adesione

immediata di altri stati per essere annessi, è necessario negoziare un nuovo

trattato.

Fin dall’inizio la GB era stata invitata a prendere parte di questi trattati, ma non aveva

mai partecipato per motivi di orgoglio nazionale legati alla conclusione della 2gm e

perché la concezione alla base della CEE è molto lontana da ciò che la GB ritiene la

CEE pone a fondamento della propria struttura, un mercato comune in cui i fattori di

produzione, quindi merci e lavoro, possano liberamente circolare, con regole di

concorrenza tra imprese senza sostegno statale, un mercato libera con nessun dazio

doganale e un mercato comune con soprattutto un’unica frontiera doganale tutti li

stati hanno medesime regole di politica commerciale estera, e stesse regole per i

commerci esterni.

Questo modello è mal visto dalla GB, che ne 1959 promuove l’istituzione dell’efta, un

organizzazione internazionale che ora non esiste più, ma che all’epoca bilanciava la

CEE anch’essa basata sui medesimi principi della CEE, ma ogni stato manteneva la

propria sovranità nei confronti di stati terzi non c’è una barriera doganale comune,

la politica commerciale nazionale nei confronti degli stati esterni all’efta è differente da

stato a stato (questo modello risponde agli interessi inglesi che ha rapporti

internazionali con molti stati come India Africa Usa Australia nuova Zelanda, per cui al

gestione di questi rapporti non poteva essere accentrata nelle mani di un soggetto

terzo).

Dal punto di vista economico, questo modello non regge perché ad esempio se un

prodotto entra dalla nuova Zelanda con una politica commerciale differenziata da stato

a stato, il prodotto entra in uno stato ma può circolare nell’intera comunità degli stati

dell’efta il produttore neozelandese negozierà solo con lo stato che pagherà

maggiormente il prodotto e non con quello con cui avrebbe un trattamento di favore

(es GB) perché lo pagherebbe meno, quindi la GB perderebbe opportunità di

commercio; colui che acquista a un prezzo basso (quindi GB), farà circolare il prodotto

in altri stati che se attivassero trattative con il venditore iniziale pagherebbero d più

avendo dazi doganali più forti. →

La concorrenza dell’area sarebbe falsata dalle politiche doganali tutti gli operatori

devono essere messi nelle medesime condizioni di mercato.

Il valore del prodotto non rispecchia l’efficienza dell’operatore economico, ma riflette

la politica estera dello stato la libera e non falsata concorrenza non si realizza.

Pochi anni dopo nel 1961 il governo inglese ci ripensa e richiede l’adesione alla CEE: la

richiesta cade nel vuoto, De Gaulle non accetta l’ingresso della GB in quanto paese

profondamente diverso: troppo legata a USA e al resto del mondo del Commonwealth,

e di diverso stampo giuridico.

De Gaulle teme per l'Europa e in particolare teme per la forte influenza francese in

Europa, quindi la domanda inglese viene rifiutata (il popolo inglese era comunque

scettico riguardo l’ingresso alla CEE).

Nel 1967 Norvegia Danimarca e Irlanda fanno domanda, così si accoda la GB: si pone

il problema del primo allargamento, il trattato verrà firmato nel 1973.

il trattato era chiuso, quindi se ne stipula un altro e lo si rifirma e riratifica.

Nasce un problema politico: se si deve rinegoziare con un partner esigente e che già

rifiuta molte norme, si rischia di perdere o modificare ciò che si era raggiunto per

evitare questo problema si inventano una formula uguale per ogni stato futuro il

trattato di adesione è formato da un trattato di Roma come quello del 57, ma esteso

ai nuovi stati, con modifiche formali dovute all’aumento degli stati parte; il secondo

trattato accessorio è il trattato sulle condizioni di adesione viene rivisto art per art

ciò che è stato adottato per negoziazione della CEE al fine di concedere agli stati di

nuova adesione, tutti gli strumenti per conformarsi agli obblighi in capo agli stati

membri.

→ →

Aquis tutto ciò che è stato fatto (o anche solo programmato vi possono essere

piani di lavoro pluriennali rinnovati ogni 7 anni), piani di lavoro e progetti della

comunità: l’aquis comunitario è intoccabile da parte dei nuovi membri (principio

dell’aquis comunitario si trova in tutte le modifiche soggettive).

Lo sviluppo progressivo della comunità, da la possibilità di svilupparsi in avanti e mai

regredire.

Il trattato di Roma è cambiato molto, ma le modifiche del trattato non vengono mai

fatto in occasione delle modifiche soggettive, gli allargamenti degli stati non toccano il

contenuto del trattato.

I successivi allargamenti con medesime problematiche, sono quelli per la Grecia

nell’81 e nell’85 per la Spagna e il Portogallo.

Nell’86 si è raddoppiato il numero di membri da 6 a 12.

la disciplina della comunità è disciplina per favorire la libera circolazione del lavoratore

(1986).

I vari allargamenti non hanno toccato la struttura del trattato di Roma.

Negli anni 70 si sviluppa terrorismo nazionale, c’è crisi economica e all’interno della

comunità, si comincia a pensare che questa organizzazione debba andare oltre la

semplice organizzazione economica siamo negli anni 80.

Italia e Germania rilanciano l’idea del dialogo politico, Gänscher e Colombo (ministri

degli esteri) dichiarano che questa comunità europea deve svilupparsi oltre l'aspetto

economico, sviluppando forme di cooperazione politica, nella convinzione di risolvere

problematiche comuni partendo da medesimi valori e idee degli stati.

Negli anni 70 nasce la consuetudine dei capi di stato e di governo, di ritrovarsi con lo

scopo di discutere dei problemi comuni: questa cosa diventa così frequente che

decidono si istituzionalizzare questi incontri e dire che accanto alla riunione del

consiglio, c’è un vertice cui partecipano vertici (capo di stato / capo di governo a

seconda di quale figura ha questa competenza estera), con lo scopo di far sviluppare

la CEE. →

A partire dagli anni 80 si decide di rendere fissi almeno 2 incontri l’anno la volontà

politica di riunirsi in vertici, è ciò che poi porta alla nascita della comunità europea

durante il vertice di Stoccarda (1983) si inizia muovere l’idea di sviluppare la CEE

verso queste altre forme di cooperazione.

Nel 1985 si ha il vertice di Milano nel corso del quale si decide di aprire una

conferenza intergovernativa che porti a modifiche istituzionali del trattato di Roma e

una seconda conferenza discute delle cooperazioni in materia di politica estera.

Da qui vengono redatti due trattati firmati a Lussemburgo e l’aia nel 1986 trattato

sull’atto unico europeo.

Questi trattati (il trattato di Roma del 57 modificato firmato a Lussemburgo, e l’altro

riguardo la cooperazione in politica estera, firmato all’aia) sono i precursori del

trattato sull’unione, il secondo de trattato sul funzionamento.

Novità è il trattato sulla collaborazione in ambito di politica estera, ha pochi art, non

c’è nulla di vincolate, l’unico obbligo è di condurre consultazioni e informarsi

reciprocamente su determinate materie. 5 ottobre

Atto unico europeo:

Segna l’apertura verso l’unione europea; art 1: le comunità europee e la cooperazione

politica europea perseguono a far contribuire l’unione europea non si cita nessun

ente, si persegue un unificazione di stati si dimostra la volontà politica nello

sviluppare l’unione.

Questo atto porta con se obblighi molto generici sempre in tema di politica estera,

l’unica novità che inserisce è l’etichetta data alla prassi internazionale (iniziata nel

1974 a Parigi) dei vertici la riunione era di stampo informale, non era prevista dalla

CEE.

Sul piano diplomatico di discute di qualsiasi argomento, al di la di paletti di procedura,

competenze e controlli, anche di argomenti che non entrano nelle competenze della

comunità europea.

Lo sviluppo della comunità avviene sul piano del diritto internazionale, mediante

conferenze intergovernative, che negoziano un trattato che viene successivamente

ratificato.

L’atto è del 1986, ratificato nell’87.

Nel 1989 cade il muro di Berlino che porta cambiamenti economico e politico sociali

sostanziali.

Con il boom economico si delinea l’idea di aumentare l’integrazione avendo come

volano di sviluppo non solo la politica estera, ma anche quella economica, in

particolare quella monetaria.

Nel 1990 inizia la prima fase dell’unione economica monetaria, con la liberalizzazione

dei capitali, contemporaneamente si pensa a qualcosa che possa sviluppare questa

integrazione in termini più ampi e quindi vengono convocate due conferenze

intergovernative: la prima tratta di nuove strutture istituzionali (es. ipotesi di banca

centrale), la seconda rafforza le istituzioni comunitarie già esistenti e riordina l’atto

unico europeo specificando cosa si intenda per cooperazione politica.

La prima conclude il lavoro in maniera completa e solida, con un chiaro percorso il cui

scopo è quello di creare un’unità economica e monetaria; la seconda conferenza

invece si conclude in maniera opposta non arrivando a nessuna conclusione pratica.

Nel 1992 si conclude a Maastricht il trattato istitutivo dell’unione europea, che segna

una svolta e non ha carattere transitorio come l’atto unico europeo: istituisce l’Unione

europea, sostenendo che sia fondata sulle comunità europee integrate da politiche e

forme di cooperazione instaurate dal presente trattato fondata su un pilastro

comunitario (CEE CECA EURATOM), su un pilastro di politica estera per la sicurezza

comune (PESC) e su giustizia e affari interni (GAI): queste forme di cooperazione sono

state discusse dai capi di governo, al di fuori delle competenze comunitarie che erano

solo di stampo economico (es: trattato Schengen risale al 1980 e aveva ad oggetto le

persone, fino a quel momento le competenze comunitarie che riguardavano la libera

circolazione delle persone era estesa solo alla categoria dei lavoratori).

Maastricht porta altre novità: il vertice dei 3 pilastri è il consiglio europeo, formato dai

vertici questo è inserito nell’Unione europea, con l’aggiunta del presidente della

commissione europea.

Il Consiglio conferisce unità al sistema, ed è la centrale di coordinamento dell’Unione.

Inoltre, questo trattato è una svolta sia dal punto di vista della struttura dei trattati,

sia per quanto riguarda il concetto di un mercato non solo interno ai singoli stati, ma

l’unione politica dei popoli che si esprime mediante conferimento ed estensione di una

cittadinanza europea Maastricht sostiene che il cittadino degli stati membri è anche

cittadino europeo titolare di diritti.

I trattati di Roma prendono il nuovo nome di trattato della comunità europea,

tralasciando “economica” come segno di un ampliamento di competenze europee.

Maastricht sviluppa e regola le successive fasi dell’unione europea, tra cui l’idea di una

moneta unica.

La Groenlandia entra e poi esce dall’unione europea, perché la Danimarca concede

libertà politiche molto ampie all’isola, che decide di uscire dall’unione con il51% dei

groenlandesi contro, l’isola abbandona l’unione tramite trattato che la Danimarca

firma con l’unione.

Dopo la caduta del muro, vi furono altri due cambiamenti: 4 stati (Austria Finlandia

Svezia e Norvegia) chiedono di entrare nell’unione europea, quella a sinistra del

serpentone non entra. →

1995 nuova conferenza intergovernativa in previsione dell’entrata degli altri stati nel

1997 si firma di trattato di Amsterdam stipulato tra 15 stati nel pieno dello sviluppo

economico politico, art 6: l’unione si fonda su libertà democrazia rispetto dei diritti

fondamentali dello stato di diritto.

La condizione per essere parte dell’unione non è solo convergenza di criteri economici,

ma convergenza e applicazione di valori condividi (libertà, democrazia, diritti

fondamentali, stato di diritto).

Non si modifica il fatto dei pilastri fondamentali, ossia non vi è ancora chiarezza su

cosa si intenda.

Il trattato è così limitato che lo si ratifica e subito dopo ne si fa un altro: nuova

conferenza intergovernativa nel 1999, che firma nel 2001 il trattato di Nizza (in

vigore fino al 2009), si modifica il funzionamento delle istituzioni ma Nizza è ricordata

maggiormente la Carta dei diritti fondamentali di Nizza (non è un trattato atto

vincolante, è solo un documento politico osservato dalle istituzioni dell’unione, che fino

ad allora non aveva nessun obbligo in questo senso).

Tra 95 e 96 arrivano 10 richieste di entrata, richieste che non possono essere ignorate

in forza anche del principio di democrazia, la tutela dei diritti fondamentali, che

l’unione si impegna a proteggere e rispettare nel mondo intero.

Partono 10 anni di trattative, avvicinamento all’unione europea, passando in rassegna

ogni ambito dello stato candidato all’ammissione nel 2004 si firma il trattato di

Atene.

2005 Bulgaria e Romania, 2013 Croazia.

Il trattato dopo Nizza è quello che mira ad elaborare una costituzione europea, ma

ancora non la si

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Scienze giuridiche IUS/14 Diritto dell'unione europea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher claudienne di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Honorati Costanza.
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