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Riassunto esame Diritto degli Enti Locali, prof. Di Lieto, libro consigliato Il sistema delle autonomie locali, Vandelli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto degli Enti locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Il sistema delle autonomie locali, Vandelli. in cui vengono presentati i primi tre capitoli che riassumono la storia delle autonomie locali dal 1948 al 2000. Tra gli argomenti analizzati vi sono: il comune e la provincia,... Vedi di più

Esame di Diritto degli Enti Locali docente Prof. A. Di Lieto

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CAP. 8 – LE FUNZIONI E I SERVIZI

Con la riforma del 2001 le funzioni sono attribuite ai Comuni, salvo che siano conferite a province, città

metropolitane, regioni e Stato, sulla base di principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

Spettano ai Comuni tutte le funzioni che non sono espressamente riservate ad altri soggetti.

Principio di sussidiarietà: si identifica con quello di prossimità e vicinanza ai cittadini, ma anche

comprende il principio di adeguatezza: seguendo l’impostazione dell’Unione Europea, che dispone che il

livello superiore intervenga solo se gli obiettivi previsti non possono essere realizzati dagli Stati membri.

Il criterio di differenziazione significa che applicare le medesime regole a realtà profondamente

diversificate può portare ad un aumento delle ineguaglianze.

Le funzioni fondamentali devono essere individuate tenendo conto:

1) delle caratteristiche di ciascun ente;

2) le funzioni radicate storicamente nell’esperienza di comuni e province.

Allo stesso tempo devono essere valorizzati i principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione.

Importante è anche il principio di leale collaborazione: individuando specifiche forme di consultazione e di

raccordo tra enti locali, Regioni e Stato.

LE MATERIE DI COMPETENZA DEI COMUNI E DELLE PROVINCE

L’ambito delle attività è diviso per settori organici:

servizi sociali

sviluppo economico

assetto ed utilizzazione del territorio.

Secondo i criteri di:

1. sussidiarietà con attribuzione dei compiti a comuni, province e città montane secondo le rispettive

dimensioni territoriali;

2. efficienza ed economicità;

3. responsabilità e unicità dell’amministrazione con l’attribuzione ad un unico soggetto delle funzioni e

dei compiti e identificabilità in capo ad un unico soggetto della responsabilità di ciascun servizio;

4. differenziazione in considerazione delle diverse caratteristiche;

5. adeguatezza;

6. gradualità prevedendo che i decreti legislativi indicassero le specifiche aree funzionali con cadenza

annuale.

SVILUPPO ECONOMICO E ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Le competenze nel settore dello sviluppo economico:

1. commercio

2. artigianato

3. energia

4. turismo

5. agricoltura

6. mercato del lavoro

Le competenze nel settore del territorio e ambiente:

1. urbanistica

2. viabilità

3. protezione civile

4. catasto

Le competenze nel settore dei servizi alla persona:

1. tutela alla salute

2. servizi sociali

3. istruzione e assistenza scolastica

4. polizia locale

5. beni e attività culturali

6. sport 9

LE FUNZIONI LOCALI NELLA LEGISLAZIONE REGIONALE

Con la L. 142/90 alle Regioni sono riconosciute un ruolo rilevante nella redistribuzione delle funzioni tra i

livelli locali, con possibilità non solo di delegare ma anche di attribuire le funzioni.

Si presentano, in molte ipotesti, esigenze di svolgimento coordinato di funzioni e di servizi di comune

interesse identificati nelle “convenzioni e negli accordi di programma”.

Le convenzioni operano in riferimento a rapporti orizzontali tra enti locali. Comuni e Province possono

stipulare convenzioni al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e serizi determinati;

mentre gli accordi di programma fanno riferimento ai rapporti verticali tra enti di diverso livello, sono

strumenti di autocoordinamento tra soggetti diversi e tendono a soddisfare l’esigenza di realizzare opere o

interventi di rilevante complessità delle competenze e degli interessi coinvolti tra più soggetti istituzionali.

I SERVIZI PUBBLICI LOCALI

Alla gestione dei servizi l’ente locale provvede mediante “aziende speciali”. L’organizzazione aziendale si

basava su una commissione fra persone dotate di particolare competenza tecnica o amministrativa e tendeva

a prevedere momenti di raccordo tra le aziende stesse e gli organi fondamentali del Comune.

All’amministrazione di pubblici servizi Comuni e Province potevano provvedere mediante la gestione diretta

“in economia” o mediante “concessione a privati”.

La riforma del 1990 intese sancire il principio che, Comuni e Province provvedano alla gestione di servizi

pubblici rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali.

Quanto alle forme di gestione dei servizi, la Legge 142/90 le ha individuate in:

1. gestione in economia;

2. in concessione a terzi;

3. a mezzo di azienda speciale;

4. a mezzo di istituzione;

5. a mezzo di società per azioni o a responsabilità limitata a capitale pubblico locale;

6. a mezzo di società per azioni senza il vincolo della proprietà pubblica.

La disciplina dei servizi ha subito una scossa con la Legge finanziaria per il 2002 (L. 448/2001) che

introduceva una distinzione tra “servizi industriali” e “non industriali”.

La disciplina finanziaria del 2002 sui servizi industriali sembrava puntare ad una prospettiva di

liberalizzazione e di concorrenza del mercato.

Nel corso del 2003 è stata sostituita la distinzione tra servizi industriali e non industriali con quella tra

“servizi economici” e “non economici”.

La disciplina del 2003 fa anche riferimento alla disciplina comunitaria in riferimento al regime della

“concorrenza” rilevando che appalti e concessioni di servizi devono rispettare le regole di pubblicità e di

messa in concorrenza. 10

CAP. 9 – LA PARTECIPAZIONE

Nel concetto di partecipazione vanno ricompresi i rapporti tra cittadini e amministrazioni: l’intervento

nell’amministrazione di soggetti non professionisti a mezzo di coinvolgimento e condizione delle scelte

amministrative, degli interessi implicati, delle finalità perseguite, delle modalità di svolgimento, ecc.

E’ possibile distinguere:

una partecipazione amministrativa, caratterizzata da finalità di tutela di posizioni giuridiche;

una partecipazione istituzionale tendente ad un coinvolgimento dei cittadini.

Nel sistema italiano la partecipazione trova la sua disciplina con L. 241/1990.

La partecipazione significa anche:

tutela e garanzia preventiva di interessi privati nei confronti di possibili lesioni che potrebbero derivare

dalla adozione del provvedimento.

Il procedimento prende avvio con una comunicazione ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento

finale è destinato a produrre i suoi effetti.

I soggetti cui perviene la comunicazione hanno diritto di prendere visione degli atti del procedimento e di

presentare memorie scritte e documenti. L’amministrazione ha l’obbligo di considerare i documenti, essendo

tenuta a valutarne i contenuti. Di questa valutazione dovrà dare atto la “motivazione” del provvedimento

finale.

LE FORME ASSOCIATIVE

L’ordinamento assegna ai Comuni il compito di valorizzare le libere forme di associazione e quello di

promuovere organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale. I rapporti sono disciplinati

dallo Statuto.

Al fine di rendere effettiva la partecipazione dei cittadini, gli enti locali sono tenuti ad assicurare l’accesso

alle strutture e ai servizi ad enti sulla base del principio di sussidiarietà.

E’ lo Statuto a svolgere un ruolo centrale provvedendo a procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e

proposte di cittadini, dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi.

Gli Statuti devono prevedere forme di consultazione della popolazione, mentre possono prevedere

referendum.

Lo Statuto può prevedere:

1. referendum sospensivo, richiesto da un numero di cittadini o membri dell’organo competente,

consentendo l’efficacia dell’atto soltanto se la votazione ha un esito favorevole;

2. referendum abrogativo, atto già dotato di efficacia che il referendum può rimuovere;

3. referendum propositivo, progetto sottoposto al corpo elettorale che produce effetti vincolanti nei

confronti dell’organo competente;

4. referendum territoriale, per la creazione o fusione di regioni o per il distacco di enti locali da una

regione ad un’altra;

5. referendum consultivo, trattasi di una sottoposizione al voto di un progetto preciso.

Le consultazioni e i referendum locali devono riguardare materie di esclusiva competenza locale.

LE FORME DI TUTELA GIURISDIZIONALE

Soltanto in casi eccezionali il nostro ordinamento consente che un cittadino possa agire in giudizio a tutela di

un interesse della collettività. Tra questi rientra l’azione popolare, secondo cui: “ciascun elettore può far

valere in giudizio le azioni e i ricorsi che spettano al comune e alla provincia”.

IL DIRITTO DI ACCESSO

L’ordinamento italiano afferma il principio di pubblicità degli atti e dei documenti amministrativi.

Il principio è sancito dalla L. 241/90 sul procedimento amministrativo.

L’accesso si pone in diretta connessione e si afferma che: “tutti gli atti dell’amministrazione comunale e

provinciale sono pubblici”. Le eccezioni sono:

1. atti riservati perché indicati dalla legge;

2. atti che vengono preclusi all’accesso per motivazione del Sindaco o Presid. Della Provincia;

Il diritto di accesso agli atti amministrativi è riconosciuto ai cittadini che devono essere informati sullo stato

degli atti e delle procedure, secondo il principio della trasparenza. 11

IL DIFENSORE CIVICO

Il sistema italiano ha introdotto a livello regionale e locale figure volte a svolgere funzioni di garanzia dei

cittadini nei confronti dell’amministrazione.

L’istituzione della figura del “difensore civico” è prevista come scelta eventuale, il suo compito è quello di

segnalare “anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze e i ritardi dell’amministrazione nei

confronti dei cittadini”.

Alle funzioni del difensore civico, il legislatore ha inteso affiancare anche quello di funzione di controllo: il

difensore se ritiene illegittima una delibera, invita l’amministrazione ad eliminare i vizi riscontrati divenendo

efficace (la delibera) solo se confermata dalla maggioranza assoluta dei componenti del consiglio.

LA PARTECIPAZIONE DEGLI STRANIERI

Il T.U. delle autonomie attribuendo alla partecipazione un carattere “popolare” tiene conto del

coinvolgimento dell’intera comunità locale, secondo i principi sanciti dall’Unione Europea la partecipazione

è estesa a tutti gli stranieri regolarmente soggiornati. 12

CAP. 10 – I CONTROLLI

La L. 142/90 ridimensionò l’ambito dei controlli sopprimendo il profilo di merito, mentre quello di

legittimità era limitato ai soli atti del consiglio, e su determinati atti della giunta veniva introdotto un

controllo eventuale.

A partire dagli anni ’70 venivano introdotti diversi controlli, così ad es. la riforma del pubblico impiego

introdusse una modalità di controllo sui costi del lavoro, con particolare riferimento agli oneri dei contratti

collettivi, mentre la riforma della Corte dei Conti affidava alla stessa Corte il compito di valutare il

funzionamento dei controlli interni.

A metà degli anni ’90 (L. 127/97) la legislazione mantenne 4 tipi di controllo:

1. un controllo preventivo necessario:

 sugli statuti

 i regolamenti di competenza del consiglio

 i bilanci annuali e pluriennali e le relative variazioni

 il rendiconto della gestione.

2. un controllo eventuale su iniziativa della giunta o dei consiglieri:

 in riferimento alle delibere dell’ente

 concernente atti del consiglio

La misura prevista non è l’annullamento, ma l’invito ad eliminare i vizi che vengono riscontrati,

l’atto diviene efficace solo se confermato con voto favorevole dalla maggioranza.

3. un controllo sostitutivo in caso di inerzia:

 Il procedimento si avvia con un invito a provvedere entro un congruo termine, decorso il

quale si provvede tramite un commissario ad acta.

Questo disegno venne recepito dal T.U. del 2000.

CONTROLLI SUGLI ORGANI

Si considerano riservati allo Stato. I controlli sugli organi consistono nella rimozione e sostituzione del

sindaco o nello scioglimento del consiglio.

RIFORMA DEL 2001 E ABROGAZIONE ART. 130 DELLA COSTITUZIONE

In questo contesto è intervenuta la riforma costituzionale del 2001 abrogando l’art. 130 della Costituzione

che prevedeva il controllo necessario e preventivo sugli atti degli enti locali.

La riforma del 2001 ha introdotto una nuova previsione in materia di controlli sostitutivi affidando al

Governo il potere di sostituirsi a organi delle regioni:

 In caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria;

 In caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica.

ART. 120 DELLA L. 131/2003

L’art. 120 della L. 131/2003 disciplina:

 Una fase di diffida ad adempiere, in cui il Presidente del Consiglio dei ministri assegna all’ente un

congruo termine per adottare i provvedimenti dovuti e necessari;

 Una fase di partecipazione, in cui deve essere sentito l’organo interessato;

 Una fase decisoria, decorso inutilmente il termine, il Consiglio dei ministri adotta i provvedimenti

necessari.

In caso di mancata approvazione nei termini del bilancio il T.U. assegnava il compito di nominare un

commissario ad acta al Comitato regionale di controllo.

La L. 131 prevede che il decreto delegato attribuisca all’autonomia statutaria degli enti locali il compito di

prevedere forme e modalità di intervento. 13

I CONTROLLI DELLA CORTE DEI CONTI

La L. 131/2003 ricollega il ruolo della Corte dei Conti ai “fini del coordinamento della finanza pubblica”.

Si affidano alla Corte e alle sue sezioni regionali compiti di verifica a 2 livelli: la Corte verifica il rispetto

degli equilibri di bilancio da parte dei comuni, province e città metropolitane.

A livello regionale, le sezioni di controllo della Corte dei Conti verificano:

 Il perseguimento degli obiettivi posti dalle leggi statali o regionali

 La sana gestione finanziaria degli enti locali

 Il funzionamento dei controlli interni

Dagli esiti delle verifiche, le sezioni riferiscono esclusivamente ai consigli degli enti controllati.

La legge prevede la facoltà di richiedere alle sezioni regionali “ulteriori forme di collaborazione”. La

richiesta è effettuata di norma tramite il Consiglio delle autonomie locali, se istituito.

I CONTROLLI DOPO LA RIFORMA COSTITUZIONALE

Dopo la riforma costituzionale possono ritenersi certamente superati i controlli sui singoli atti, secondo il

modello previsto dall’art. 130 Cost., ora abrogato.

Permangono i controlli:

 Controlli interni

 Controlli sugli organi

 Forme di vigilanza sui servizi di competenza statale

 Procedimenti preordinati alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. 14

CAP. 11 – L’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA E IL PERSONALE

Le riforme degli anni ’90 hanno introdotto novità radicali ispirate alle esperienze di direzione, di

amministrazione e di lavoro proprie delle aziende private, introducendo: flessibilità organizzativa,

responsabilizzazione della dirigenza, valorizzazione delle competenze esterne e perseguimento di obiettivi.

L’AUTONOMIA ORGANIZZATIVA

La riforma del ’90 ha inciso sul sistema delle fonti che regolano l’organizzazione e il personale degli enti

locali a favore delle fonti contrattuali, cui spetta regolare ogni aspetto del rapporto di lavoro retto dal codice

civile.

Il T.U. del 2000 include tra i contenuti dello Statuto “i criteri generali in materia di organizzazione

dell’ente”.

Spetta ai regolamenti definire l’ordinamento generale degli uffici e dei servizi, in base ai criteri di

autonomia, funzionalità ed economicità di gestione e secondo i principi di professionalità e responsabilità.

I regolamenti disciplinano:

1. le responsabilità giuridiche attinenti ai singoli operatori nell’espletamento delle procedure

amministrative;

2. gli organi, gli uffici

3. i principi fondamentali di organizzazione degli uffici

4. i ruoli, le dotazioni organiche

5. responsabilità ed incompatibilità tra impiego nelle P.A.

Con la riforma del Titolo V del 2001 è stata riconosciuta, a comuni, province e città metropolitane, la potestà

regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

La L. 131/2003 ha inteso precisa i ruoli delle fonti, affermando che:

1. i principi di organizzazione e di funzionamento dell’ente sono stabilite dallo statuto in armonia con

la Costituzione e i principi generali in materia di organizzazione pubblica;

2. nel rispetto delle norme statutarie, la disciplina è riservata alla potestà regolamentare dell’ente locale.

PERSONALE E ORDINAMENTO DEL LAVORO

Al personale si applica il D.Lgs. 165/2001:

 efficienza delle amministrazioni

 razionalizzazione del costo del lavoro pubblico

 migliore utilizzazione delle risorse umane

I rapporti di lavoro sono disciplinati dal codice civile.

La contrattazione si svolge su tutte le materie relative al rapporto di lavoro e alle relazioni sindacali.

I contratti collettivi sono stipulati dalle organizzazioni sindacali e dall’ARAN.

Il rapporto di lavoro è regolato da un contratto individuale.

POLITICA E AMMINISTRAZIONE

Per quanto riguarda i rapporti tra gli organi di natura politica e la dirigenza amministrativa:

 è riservata agli organi di natura politica l’assunzione di tutte le decisioni, appalti, concorsi pubblici,

ecc., nonché l’esercizio di funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo;

 alla dirigenza amministrativa spetta applicare le scelte già compiute e i criteri definiti in sede

politica, assumendone le responsabilità delle decisioni tecniche.

In posizione strumentale si collocano specifici uffici che sono organi di supporto agli organi di direzione

politica, posti alle dirette dipendenze del sindaco o del presidente della provincia, costituiti da collaboratori

assunti con contratto a tempo determinato.

IL SEGRETARIO COMUNALE E PROVINCIALE

Il segretario comunale ha sempre svolto un ruolo centrale, facendo riferimento sia all’amministrazione

statale per ciò che riguarda l’arruolamento, la carriera e le sanzioni disciplinari, sia all’ente locale svolgendo

la propria attività a stretto contatto con il Sindaco.

La L. 142/90 ha conferito al segretario la qualifica di “funzionario statale”. Con la L. 1217/97 e il T.U. del

2000 ne ha eliminato il carattere di funzionario statale e la diretta dipendenza dal ministero dell’Interno.

15

Dipendenza che adesso si configura nei confronti dell’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei

segretari comunali e provinciali.

Si attribuisce al Sindaco e al Presidente della provincia il potere di nominarlo, scegliendo all’interno di un

albo. A questo albo si accede per concorso.

Le funzioni del segretario sono costituite sui compiti di collaborazione e sulle funzioni di assistenza

giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell’ente.

Il segretario partecipa con funzioni consultive:

 alle riunioni del consiglio e della giunta e ne cura la verbalizzazione;

 sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l’attività;

 esercita ogni altra funzione attribuitagli dallo statuto o dai regolamenti;

 esercita funzioni di direttore generale quando il sindaco o il presid. Della provincia decidono di

conferirle al segretario.

L’ordinamento prevede il principio di nomina da parte del sindaco o del presidente della provincia e una

rigorosa delimitazione dell’ambito dei soggetti nominabili.

La nomina è disposta non prima di 60 e non oltre 120 giorni dalla data di insediamento del sindaco o del

presidente alla cui durata del mandato corrisponde quella dell’incarico del segretario che cessa

automaticamente in caso di cessazione anticipata del mandato stesso.

Il segretario può anche essere revocato in relazione alla violazione dei doveri d’ufficio.

IL DIRETTORE GENERALE

La figura del direttore generale può essere prevista nelle province e nei comuni superiori a 15.000 abitanti.

Al direttore generale spetta il compito di attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo

dell’ente e quello di sovrintendere alla gestione dell’ente.

Spetta al direttore una “preminenza nei confronti dei dirigenti” in quanto ne coordina l’attività e ne verifica

la congruità dei piani di attività rispetto al perseguimento degli obiettivi fissati. Il T.U. stabilisce

espressamente che “i dirigenti rispondono direttamente al direttore nell’esercizio delle funzioni loro

assegnate”.

Il direttore è nominato al di fuori della dotazione organica e con contratto a tempo determinato, secondo i

criteri stabiliti dal regolamento. Tra questi criteri rientrano i requisiti relativi alla “qualificazione

professionale”.

La durata dell’incarico non può eccedere quella del mandato del sindaco o del presid. Della provincia.

E’ il segretario chiamato a sovrintendere allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti, quando non sia stato

nominato il direttore generale.

I DIRIGENTI

In Italia si è affermata la distinzione tra “politica e amministrazione”.

Il ruolo dei dirigenti si incentra nella direzione degli uffici e dei servizi, secondi i criteri e le norme stabilite

dagli statuti e dai regolamenti, e il principio secondo cui “la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è

attribuita ai dirigenti”.

Sono attribuiti ai dirigenti tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi definiti con gli atti di

indirizzo, essendo essi direttamente responsabili della correttezza amministrativa, della efficienza e dei

risultati della gestione (responsabilità dirigenziale).

Ai dirigenti sono applicati i criteri e i metodi per la valutazione sulla base dei risultati del controllo di

gestione.

I dirigenti sono assunti e preposti all’incarico dirigenziale tramite concorso pubblico. Con la riforma degli

anni ’90 si è passati dalla tradizionale stabilità alla “temporaneità degli incarichi” essendo i dirigenti assunti

a contratto di durata non superiore al mandato dell’organo politico.

Gli incarichi sono conferiti dal sindaco o dal presid. Della provincia a tempo determinato in base a criteri di

competenza professionale.

L’incarico può essere revocato per:

 inosservanza delle direttive

 mancato raggiungimento degli obiettivi assegnati

 responsabilità grave

 altri casi disciplinato dal CCL

La riforma ha introdotto la possibilità di utilizzare “professionalità esterne”, con qualifiche dirigenziali e a

tempo determinato. 16


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Riassunto per l'esame di Diritto degli Enti locali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Il sistema delle autonomie locali, Vandelli. in cui vengono presentati i primi tre capitoli che riassumono la storia delle autonomie locali dal 1948 al 2000. Tra gli argomenti analizzati vi sono: il comune e la provincia, l'autonomia statutaria e regolamentare, le funzioni e i servizi, la partecipazione, i controlli.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto degli Enti Locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Di Lieto Andrea.

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