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Diritto ed economia dei mercati Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto ed economia dei mercati basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Lemme dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore, Facoltà di Economia, Corso di laurea in management e comunicazione d'impresa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto dell'economia dei mercati docente Prof. G. Lemme

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ESTRATTO DOCUMENTO

LE COMPETENZE: alle competenze attribuite all AGCM se ne sono aggiunte altre. Concernono la tutela della

concorrenza, la tutela dei consumatori dalle pratiche commerciali scorrette delle imprese, la risoluzione del

conflitto di interessi riguardante i titolari di cariche di governo, i pareri sui servizi pubblici locali a rilevanza

economica. È attribuita all AGCM la funzione di controllo sulle intese restrittive, sugli abusi di posizione

dominante, sulle concentrazioni. All’autorità è attribuito il potere generale di compiere indagini conoscitive

sui settori economici nei quali sia lecito supporre un andamento anomale del gioco concorrenziale. Anche

in assenza di poteri autoritativi l AGCM può disporre perizie, consulenze, indagini che le consentano di

dotare di maggiore autorità ed efficacia lo studio. L’AGCM ha il compito di indicate a governo, parlamento

ed amministrazioni pubbliche tutti i casi di atti normativi od amministrativi che possano ledere il corretto

svolgersi della concorrenza. L’autorità ha il compito di interferire con i compiti propri del potere legislativo

ed esecutivo anche nella fase genetica in cui essi si svolgano.

PROCEDIMENTI

La struttura dei procedimenti sanzionatori è tipica delle attività amministrative, ma presenta alcune

peculiarità dovute alla specificità dei compiti cui l’AGCM deve far fronte. Vi sono tipicamente fasi di pre

istruttoria e di attivazione del procedimento, istruttoria, di chiusura e di pronuncia del provvedimento,

seguita dalla eventuale fase di controllo giurisdizionale. La prima caratteristica propria del procedimento

innanzi l’autorità riguarda proprio la fase di impulso iniziale: si vuole infatti far si che la tutela del mercato e

della concorrenza porti ad un ambito il più ampio possibile nei casi quali l’autorità è messa in condizioni di

intervenire.

TUTELA GIURISDIZIONALE: due sono i profili da esaminare; l’impugnabilità delle decisioni dell’AGCM e la

tutela davanti al Giudice ordinario. Le decisioni dell’autorità sono soggette al sindacato del tribunale

amministrativo regionale. Si tratta di un sindacato di legittimità. Più complessa è la tutela dinnanzi al

giudice ordinario. Questa è volta alla declaratoria di nullità dei comportamenti anticoncorrenziali ed al

risarcimento del danno causato ai privati.

CONCENTRAZIONI: ove non superino le soglie comunitarie, le concentrazioni sono sottoposte al vaglio

dell’autorità nazionale ma anche in questo caso sono stabilite delle soglie al di sotto delle quali le

concentrazioni sono indifferenti. Analogamente a quanto accade per la procedura europea, quella

nazionale si basa sulla notifica preventiva delle concentrazioni all’autorità. È evidente come il profilo

valutativo sia di estrema delicatezza. Le concentrazioni possono avere un effetto positivo non solo per le

imprese interessate, ma per il mercato nel suo complesso. La diminuzione del numero degli operatori

costituisce sempre una criticità sotto il profilo dell’offerta. Per consentire una valutazione la più oggettiva

possibile sono stati elaborati una serie di possibili test, i più importanti dei quali sono il test di dominanza

ed il test SIEC. Al seguito della valutazione, la concentrazione può essere autorizzata, vietata o autorizzata

con condizioni.

SETTORE BANCARIO: il settore bancario si caratterizza per alcune peculiarità fondamentali. Anzitutto la

DIFFUSIVITA’. I clienti delle banche rappresentano la grande maggioranza della popolazione adulta il che ne

fa uno dei settori a maggior impatto quantitativo. Inoltre l’attività svolta dalle banche consente il

funzionamento dell’intero mercato. Si è deciso di affidare alla agcm la vigilanza sulla concorrenza nel

settore bancario.

SETTORE COMUNICAZIONI: la disciplina settoriale è giustificata dalla delicatezza del settore, che

comprende sia le reti di comunicazione che i media diffusivi. L’autorità è composta da 4 organi: vi è il

presidente (nominato con decreto del presidente della repubblica su designazione del presidente del

consiglio dei ministri, di intesa con il ministro per lo sviluppo economico). Vi sono due distinte commissioni

di quattro membri ciascuna, elette per metà dal senato e per metà dalla camera dei deputati: la

commissione per le infrastrutture e le reti e la commissione per i servizi ed i prodotti. Le due commissioni

ed il presidente formano il quarto organo, il consiglio. Il d.lgs 31.7.05 n.177 ha trasferito all’AGCOM poteri

in tema di rispetto della normativa sulla concorrenza, in particolare in materia di comunicazioni di massa.

SETTORE ENERGIA: altro settore dotato di regole proprie è quello dell’energia. I compiti di vigilanza e tutela

della concorrenza fanno capo all’autorità per l energia elettrica e gas (aeeg). È composta dal presidente e di

quattro membri, tutti nominati con decreto del presidente della repubblica previo parere vincolante di una

maggioranza dei due terzi delle commissioni parlamentari competenti. Le peculiarità del settore, in questo

caso, impongono l’attribuzione all’autorità non solo dei consueti poteri in tema di concorrenza, ma anche

del compito di determinazione delle tariffe per l’accesso alle infrastrutture di rete e dei prezzi dell’energia

per i clienti del mercato tutelato.

SETTORE DEI TRASPORTI: autorità di regolazione dei trasporti ha potere di vigilanza su tutti i settori del

trasporto, con facoltà di determinazione delle tariffe e delle condizioni per l’accesso alla infrastrutture e per

l’attribuzione delle concessioni. I poteri specifici dell’autorità sono determinati sulla base del mercato di

riferimento: si tratta do un settore che fornisce servizi pubblici essenziali, sui quali è necessario non solo un

controllo delle tariffe applicate all utente finale ma anche della qualità del servizio erogato.

CAPITOLO 14: MERCATO DEL DENARO. INTERMEDIARI, MERCATI E

STRUMENTI FINANZIARI

La banca costituisce la struttura portante dei sistemi finanziari di tutte le economie moderne. La crescita di

un sistema economico risulta infatti tradizionalmente accompagnata dallo sviluppo di quella sua parte

definita sistema finanziario. Il sistema finanziario è costituito da strumenti, mercati e intermediari.

SISTEMA FINANZIARIO. Lo studio del sistema finanziario si fonda su due distinte dimensioni: strutturale

(analisi dei suoi elementi costitutivi per valutarne caratteristiche e logiche evolutive) e funzionale (analisi

delle funzioni assegnate al sistema e delle modalità attraverso le quali esse vengono svolte incidendo anche

sul sistema reale.

STRUTTURA: è costituito da un insieme di strumenti finanziari, di intermediari e di regole che presiedono al

suo funzionamento. Gli intermediari sono soggetti specializzati ed autorizzati nella produzione e

negoziazione di strumenti finanziari e nell’offerta di servizi che attuano attraverso il loro bilancio una

trasformazione delle caratteristiche dell’attivo e del passivo degli strumenti in termini di scadenza, tasso,

valuta, grado di rischio. I mercati sono luoghi degli scambi finanziari il cui corretto funzionamento

presuppone strutture, organi di gestione, operatori, regole di comportamento ecc. gli strumenti sono quel

mutevole insieme di contratti aventi per oggetto diritti e prestazioni di natura finanziaria. L’ordinamento è

l’insieme delle norme e delle autorità di vigilanza che disciplinando strumenti, mercati e intermediari

devono assicurare lo svolgimento delle funzioni assegnate al sistema finanziario in modo efficace ed

efficiente.

1) La funzione creditizia consiste nel facilitare il trasferimento di risorse monetarie dai soggetti in

avanzo finanziario a quelli che devono fronteggiare fabbisogni di fondi e che si trovano in

disavanzo finanziario. Il sistema finanziario deve rendere compatibile la domanda di finanziamenti

con quella di impiego dei fondi, conciliando le esigenze contrapposte e differenziati degli agenti

economici. Sotto questo profilo il sistema finanziario viene chiamato a realizzare un’efficiente

allocazione delle risorse nell’interesse della collettività.

2) La funzione monetaria è relativa alla produzione di moneta e all’erogazione di servizi di pagamento.

Questa attività identifica una vera industria di servizi, denominata sistema di pagamenti, diretta a

soddisfare i bisogni di trasferimento di moneta originati dal regolamento degli scambi commerciali

e finanziari.

3) La terza funzione svolta dal sistema finanziario è quella di meccanismo di trasmissione della politica

monetaria. Con il termine politica monetaria si intende l’insieme delle azioni intraprese dalla banca

centrale, o in generale dalle autorità monetarie, volte a modificare e a orientare la moneta, il

credito e la finanza. L’importanza di questa funzione è connessa al rilievo che la politica monetaria

assume ai fini dell’andamento generale dell’economia. Le banche fungono da trait d’union tra

azione della politica monetaria e decisioni di spesa dell’economia.

4) La funzione di gestione e allocazione dei rischi: i rischi assumono rilievo particolare perché le

attività finanziarie sono proiettate nel futuro e quindi presentano tutte le tipologie di rischio

FUNZIONI DELL’IMPRESA BANCARIA:

CREDITIZIA: raccordo tra risparmio e investimento, la banca attua una trasformazione delle scadenze delle

risorse stesse allungando la scadenza media ponderata dei finanziamenti rispetto a quella della raccolta,

rendendo compatibili le preferenze temporali degli operatori in disavanzo finanziario, orientate

strutturalmente verso il medio e lungo termine, con quelle degli operatori in avanzo finanziario, per contro

orientate strutturalmente verso il breve termine.

MONETARIA: l’accettazione della moneta bancaria come mezzo di pagamento implica la circolazione della

stessa, attraverso appositi strumenti che vanno dall’assegno bancario e dal bonifico alle varie forme della

cosidetta moneta elettronica. La banca rappresenta l’asse portante del sistema dei pagamenti. Nel tempo è

cresciuta anche la cosidetta FUNZIONE DI SERVIZI, vale a dire l’offerta alla clientela di una vasta gamma di

servizi di investimento e di prestazioni complementari e collaterali. Classifica dei servizi:

1) Servizi di investimento: comprendono i servizi di negoziazione degli strumenti nel mercato

secondario, servizi di gestione individuale dei patrimoni della clientela e servizi di collocamento

degli strumenti finanziari nel mercato primario

2) Servizi di custodia e amministrazione degli strumenti finanziari della clientela

3) Servizi di consulenza a contenuto prevalentemente finanziario alle imprese e alle famiglie

4) Altri servizi come ad esempio quello tradizionale delle cassette di sicurezza

INTERMEDIARI NON BANCARI: a differenza delle banche alcuni sono caratterizzati dal solo esercizio del

credito, che si svolge normalmente attraverso la specializzazione nell’offerta di determinate forme di

finanziamento. (ELENCO INTERMEDIARI NON BANCARI PAGINA 322 TABELLA 1).

INTERMEDIARI DI PARTECIPAZIONE: sono imprese che effettuano investimenti in capitale azionario allo

scopo di controllare altre imprese (holding finanziarie) o di promuovere attraverso l’offerta di capitale di

rischio, lo sviluppo di iniziative industriali, commerciali o di servizi.

MERCATI FINANZIARI

Il termine mercato finanziario identifica lo spazio economico, luogo fisico o circuito elettronico, nel quale

vengono scambiate attività finanziarie. Il mercato finanziario si articola in 3 segmenti:

1) Mercato creditizio: si emettono e rimborsano attività finanziarie non destinate alla circolazione e

personalizzate sulla base delle caratteristiche individuali dei contraenti

2) Mercato assicurativo si caratterizza per l’emissione di prodotti finalizzati al trasferimento dei rischi

3) Mercato mobiliare: si emettono, rimborsano e scambiano attività standardizzate e destinate alla

circolazione.

La demarcazione tra attività bancaria, assicurativa e mobiliare soffre ormai eccezioni molto forti. La

complementarietà dei vari strumenti finanziari ha portato alla creazione di prodotti misti (bancari,

assicurativi e di mercato mobiliare) e alla costituzione di soggetti o di gruppi che operano

contemporaneamente su tutti i segmenti del mercato finanziario e che si avvalgono della stessa rete per la

distribuzione di prodotti finanziari. Si sono accentuate le integrazioni proprietarie tra banche, assicurazioni

e intermediari mobiliari: molte imprese di investimento sono controllate da banche che controllano anche il

maggior numero di società di gestione del risparmio e si sono intensificati i rapporti partecipativi tra banche

e assicurazioni.

MERCATI A NEGOZIAZIONE DIRETTA: le transazioni sono imperniate su un confronto diretto con le

controparti, di natura bilaterale e personalizzata. Nella fase di contrattazione e di definizione delle

condizioni di scambio assumono un’importanza decisiva fattori e considerazioni soggettive che trovano

evidenza sia nell’adattibilità degli elementi distintivi dell’operazione di finanziamento alle specifiche

esigenze degli operatori, sia nella forza contrattuale delle controparti.

MERCATI APERTI: le negoziazioni sono realizzate in via impersonale, secondo regole codificate e mediante

l’adesione degli operatori a condizioni contrattuali prefissate. Sono aperti il mercato delle azioni, delle

obbligazioni societarie, dei titoli di stato.

MERCATO PRIMARIO: relativo alla creazione degli strumenti finanziari attraverso l’emissione di titoli alla

ricerca del primo collocamento nei portafogli degli investitori

MERCATO SECONDARIO: riguarda le negoziazioni di attività finanziarie già in circolazione. Sui mercati

secondari gli operatori possono smobilizzare gli investimenti in titoli, precedentemente effettuati, godendo

cosi della possibilità di rendere indipendente il periodo di possesso dell’attività finanziaria.

STRUMENTI FINANZIARI: appartengono ala più generale categoria delle attività finanziarie. Per strumenti

finanziari si intendono: valori mobiliari, strumenti del mercato monetario, quote di un organismo di

investimento collettivo del risparmio, strumenti derivati. Per strumenti del mercato monetario si intendono

categorie di strumenti normalmente negoziati nel mercato monetario, quali i buoni del tesoro, i certificati

del deposito e le carte commerciali. CONTRATTI FINANZIARI (TABELLA 4 PAGINA 331).

RISCHI: la gestione della banca, cosi come di ogni intermediario finanziario, consiste dell’assunzione e nel

controllo di rischi di carattere finanziario. La definizione del rischio è fortemente legata alla natura

dell’attività e degli eventi che si considerano. Il rischio è la probabilità che si verifichino eventi che

producano danni, per effetto di una fonte di pericolo. Si può classificare il rischio in base alla sua distinzione

tra puro e speculativo. I puri sono quelli che presentano solo uno scenario negativo, gli speculativi

presentano la possibilità che l’evento produca sia un danno sia un guadagno superiore a quanto atteso. I

rischi tipici dell’attività di intermediazione sono rischi speculativi di natura finanziaria.

FINANZA COMPORTAMENTALE

Le definizioni di finanza comportamentale sono diverse: secondo Lintner la finanza comportamentale è lo

studio di come l’uomo interpreta e utilizza le informazioni nel prendere decisioni di investimento. Secondo

legrenzi, la finanza comportamentale è lo studio di comportamenti di persone poste di fronte ad alcune

scelte economiche e finanziarie, che sono: consumare tutto il reddito oppure risparmiare. Possiamo

dunque definire la finanza comportamentale come la scienza che studia i comportamenti degli individui sui

mercati finanziari attraverso l’ausilio delle scienze umane, per arrivare ad avere una visione più umana e di

conseguenza realistica del mondo finanziario.

AUTORI PRINCIPALI: daniel kahneman e amos tversky sono considerati i veri fondatori della finanza

comportamentale. I loro lavori hanno dato contributo essenziale allo sviluppo della materia, dimostrando

tramite brillanti esperimenti come i processi decisionali umani violino sistematicamente il principio della

razionalità. Successivamente shiller analizza la volatilità dei mercati azionari e black contribuisce allo

sviluppo della finanza comportamentale.

IRRAZIONALITA’ DEGLI INDIVIDUI

EURISTICHE ED ERRORI COGNITIVI: Possiamo definire le euristiche come metodi decisionali basati su regole

rapide e semplici, piuttosto che meccanismi logici e razionali. L’evidenza sperimentale sottolinea come la

raccolta di informazioni sia spesso condotta sulla base dell’euristica della disponibilità, mentre

l’elaborazione delle stesse sia invece guidata dalle euristiche della rappresentatività e dell’ancoraggio, cosi

come analizzate di seguito.

DISPONIBILITA’: la disponibilità è definita dagli stessi autori come il fenomeno per cui il processo

decisionale viene influenzato dalla felicità con cui esempi e associazioni vengono in mente all’individuo.

Questo pregiudizio cognitivo si riferisce al fatto che gli individui, nella fase di raccolta delle informazioni,

sono influenzati dalla facilità con la quale queste possono essere richiamate alla mente. Quando l’evento

non è facilmente recuperabile nella memoria si procede alla costruzione di scenari, con la conseguente

possibilità di incorrere in errori procedurali.

RAPPRESENTATIVITA’: la fase di elaborazione delle informazioni viene influenzata dalle euristica della

rappresentatività. Secondo shefrin la rappresentatività consiste nel prendere decisioni basandosi su

stereotipi; Da questo processo possono derivare errori cognitivi tra cui il gambler fallacy ossia l’errore del

giocatore d’azzardo che utilizza erroneamente la legge dei grandi numeri: l’errore è qui caratterizzato dalla

tendenza a ritenere la frequenza di un evento di grandi dimensioni osservabile anche in un campione

minore.

ANCORAGGIO: è possibile riscontrare l’euristica dell’ancoraggio, ossia la consuetudine a formulare

previsioni partendo da un’informazione, una stima iniziare, un sistema di riferimento mentale ritenuto

rilevante. L’ancoraggio può inficiare la fissazione degli intervalli di confidenza: questi vengono determinati

partendo dal valore atteso della variabile e apportando gli aggiustamenti necessari per raggiungere il livello

di confidenza. Nei mercati finanziari l’ancoraggio assume un ruolo fondamentale: non disponendo di

informazioni migliori, molti operatori si basano sui prezzi passati o sui prezzi dei titoli simili per prendere le

loro decisioni di investimento.

UNDER E OVERRACTION: underreaction e overreaction sono fenomeni che si presentano con una certa

regolarità nei mercati finanziari e sono oggetto di numerose ricerche: i due concetti rappresentano una

forte contraddizione all’ipotesi dei mercati efficienti, poiché evidenziano come gli investitori preparati

ottengono extraprofitti traendo vantaggio dalle loro conoscenze. Secondo la teoria comportamentale, in

caso di underreaction i prezzi dei titoli sotto reagiscono alle nuove informazioni mentre in caso di

overreaction tali prezzi sovra reagiscono.

OVERCONFIDENCE: l’euristica della rappresentatività e quella dell’ancoraggio generano congiuntamente il

fenomeno dell’overconfidence. Questo fa riferimento all’apparente facilità con la quale può essere

formulata con una previsione sulla base di ricordi (disponibilità), luoghi comuni (rappresentatività) e punti

di riferimento esterni (ancoraggio): molti individui hanno un’eccessiva sicurezza nei propri mezzi,

sopravvalutando quindi le loro abilità, le loro conoscenze e la precisione delle loro informazioni.

CONJUNCTION FALLACY: è generato dall’euristica della rappresentatività e dall’ancoraggio, ed è la tendenza

ad inferire la probabilità sulla base della somiglianza, arrivando quindi a sovrastimare le probabilità di

eventi congiunti e sottostimare quelle di eventi disgiunti.

RUOLO DELLE EMOZIONI NEL PROCESSO DECISIONALE: il processo decisionale non è influenzato solo

dall’applicazione dei modelli euristici per la raccolta e l’elaborazione delle informazioni, ma un ruolo di

fondamentale importanza è giocato anche dalla sfera emotiva. Bisogna ricordare la sensazione del

rimpianto che può portare l’individuo in procinto di effettuare una scelta all’immobilismo assoluto. Gli

individui preferiscono evitare il dispiacere di dover recriminare sulle conseguenze di una scelta rivelatasi

errata, le evidenze sperimentali dimostrano che tale dispiacere risulta essere maggiore rispetto al

rammarico che si prova per aver omesso un’azione che sarebbe stato opportuno compiere. Essendo il

rimpianto da omissione preferito a quello da commissione, spesso l’individuo è condotto all’immobilismo.

Atro fenomeno che fa riferimento all’emozione del rimpianto è la dissonanza cognitiva, ossia il conflitto

mentale che l’individuo vive quando si trova di fronte all’evidenza che una sua convinzione sia errata.

L’avversione al rimpianto genera il fenomeno noto come errore di attribuzione, ossia la ricerca di una causa

esterna alla quale imputare la responsabilità delle scelte sbagliate.

TEORIA DEI PROSPETTI E LA SUA EVOLUZIONE

La teoria dei prospetti rappresenta una delle colonne portanti dell’intero impianto teorico

comportamentale. Posti di fronte alla scelta tra due lotterie, A e B, gli individui scelgono l’alternativa B

(certa) nonostante A (incerta) abbia un valore atteso maggiore, mostrando quindi la preferenza per la

certezza degli individui avversi al rischio. Nella seconda coppia di prospettive gli individui avendo una

probabilità bassa di avere un premio in entrambe le lotterie, preferiscono un premio più alto con una

probabilità minore che uno più basso con una probabilità maggiore.

La teoria dei prospetti formula una nuova descrizione del processo decisionale in condizioni di rischio. Il

primo step è rappresentato dalla editing phase e consiste in una riorganizzazione e riformulazione del

problema al fine di semplificarlo ed arrivare ad una decisione. Gli autori dividono questa fase in sei

operazioni:

1) CODIFICA: gli individui valutano i risultati possibili rispetto ad un punto di riferimento e non in

termini assoluti: prestano attenzione alle variazioni di ricchezza ad un punto di riferimento

piuttosto che al suo valore, poiché il nostro apparato percettivo è tarato per la valutazione di

cambiamenti o differenze piuttosto che per la valutazione di grandezze assolute. In generale del

punto di riferimento può dipendere dal framing del problema, dall’esperienza, dalla cultura e dal

livello di istruzione del soggetto.

2) COMBINAZIONE: spesso è possibile semplificare le problematiche combinando le probabilità di esiti

uguali.

3) SEGREGAZIONE: in alcune scelte è possibile individuare una componente priva di rischio e separarla

da quella rischiosa

4) CANCELLAZIONE: attraverso questa operazione i soggetti possono arrivare ad eliminare le

componenti che sono condivise dei problemi, spesso modificando anche i termini del problema

stesso

5) SEMPLIFICAZIONE: i soggetti tendono ad arrotondare sia le probabilità che il valore degli esiti.

6) RILEVAZIONE DELLA DOMINANZA: si compie una verifica per rilevare ed eliminare le alternative

dominate. Conclusa la editing phase ogni alternativa assume una forma nuova, che dipende

dall’ordine e dalle modalità con cui l’individuo affronta le suddette operazioni. La seconda fase è

rappresentata dall’evaluation, ossia la valutazione vera e propria delle alternative che hanno

superato la fase di editing ed hanno ora assunto una forma semplificata, per arrivare a scegliere la

migliore opzione.

INCIDENZA DELLA REGOLAZIONE SULL’ECONOMIA E VICEVERSA

LA REGOLAZIONE PUO’ SVOLGERE UN POSITIVO INFLUSSO SULL’ECONOMIA

Una correlazione diretta tra regolazione e andamento dell’economia è riconosciuta a livello internazionale

e comunitario. Tale correlazione è individuata sia rispetto al tipo di regolazione esistente sia alle sue

caratteristiche qualitative. Si evidenzia che per svolgere un ruolo positivo per l’economia, le regole

dovrebbero essere necessarie, residuali ed adeguate. Al contempo viene posto l’accento sulle procedure di

adozione delle regole, che dovrebbero essere partecipate, trasparenti e attente al reperimento di dati

empirici utili alla decisione. Una siffatta regolazione da un lato costituisce un elemento essenziale dello

stato di diritto, dall’altro condiziona in modo significativo il funzionamento delle economie. Quest’ultimo

aspetto viene in particolar modo enfatizzato in tempo di crisi. Di contro, il freno per l’economia suscettibile

di derivare da una cattiva regolazione è connesso al numero eccessivo di regole, al loro carattere

ingiustificatamente gravoso, alla mancanza di chiarezza e comprensibilità. Una regolazione ridondante ed

oscura moltiplica il contenzioso e finisce per obbligare i cittadini ed imprese ad affidarsi a specialisti il cui

intervento aumenta i costi della regolazione. Nonostante un rinnovato impegno nella riforma della

regolazione in area OCSE (a livello nazionale, locale, ma anche comunitario) l’adozione di regole non

necessarie, inadeguate e poco chiare risulta un problema diffuso in molti paesi. A ciò contribuiscono

numerosi fattori: in primo luogo l’attenzione dei regolatori tende ad essere concentrata sul prodotto

regolazione, per poi dimenticare di seguirne l’implementazione, di controllare la compliance e di rivalutare

periodicamente la persistente necessità ed adeguatezza delle regole. In secondo luogo la regolazione viene

considerata come la risposta più facile ai problemi perché consente al decisore di offrire una soluzione

tangibile e immediata all’opinione pubblica. In terzo luogo una parte dell’economia si alimenta di

complicazione, che ha comportato negli utlimi decenni la nascita ed il consolidamento di nuove professioni.

In quarto luogo, l’aumento della dimensione e del numero delle strutture per l’adempimento delle

numerose funzioni pubbliche determina una sorta di ipertrofia delle regolazioni e aumenta la probabilità

della contradditorietà dei loro interventi in mancanza di adeguate forme di coordinamento e trasparenza.

Infine la pluralità dei livelli di governo (nazionale, regionale e locale) finisce per frammentare gli interventi

in funzione di ambiti di competenza non sempre disegnati in modo da prevenire conflitti. La presenza di

una regolazione multilivello anche sul piano esterno aumenta la complessività. Occorrerebbe concentrarsi

sui primi tre fattori, lasciando da parte ricadute negative della produzione della regolazione multicentrica e

multilivello, difficilmente superabili e che comunque trovano una giustificazione nella sussidiarietà e

nell’esigenza di far fronte a temi di dimensione tradizionale. Per superare tali cause della scarsa qualità

delle regole occorrerebbe una decisa volontà politica di cambiare l’approccio alla produzione delle regole. Il

processo regolatorio dovrebbe essere informato alla partecipazione e alla rilevazione di dati empirici utili

alla decisione finale. Occorrerebbe scrivere regole chiare e comprensibili, pensando alla capacità recettiva

dei destinatari e ai loro limiti cognitivi. Immaginando anche forme di accompagnamento delle regole stesse,

per renderle realmente comprensibili e conosciute. Gli strumenti per raggiungere questi obiettivi ci sono e

l’uso di molti di questi nel rule-making è stato reso, nel nostro ordinamento, obbligatorio da tempo. La

qualità che abbiamo definito sostanziale potrebbe essere supportata dall’uso dell’analisi di impatto della

regolazione, dalla valutazione successiva della regolazione, dalla misurazione degli oneri informativi per la

riduzione di quelli non necessari e la trasparenza di quelli giustificati. Possono poi contribuire alla chiarezza,

accessibilità e coerenza delle regole vari strumenti tra i quali l’analisi tecnico-normativa ed i principi di

rafting. Al contempo l’uso delle tecniche potrebbe mitizzare la regola, secondo cui la sola approvazione di

una regolazione sarebbe in grado di cambiare comportamenti, prassi consolidate e andamento dei mercati.

Tale mitizzazione costituisce un pericoloso trabocchetto demagogico, sui cui solco si moltiplicano le

riforme adottate con decreto legge, le riforme a costo zero, le riforme ad effetto immediato. La regolazione

può incidere POSITIVAMENTE sull’andamento dell’economia se in grado di allacciare un rapporto di fiducia

profonda con i suoi destinatari, che potremmo considerare un ulteriore componente della qualità della

regolazione e nella sua certezza che sole consenteno alle imprese di effettuare investimenti che richiedono

prospettive di medio lungo periodo e ai cittadini di sentirsi tutelati dalla regolazione.

CONCLUSIONI

La regolazione pubblica ha avuto andamenti diversi nel tempo, negli ultimi vent’anni circa il focus si è

spostate sulle caratteristiche qualitative della regolazione e sugli strumenti a disposizione dei regolatori per

incrementarne la qualità, con conseguente avvio di politiche di semplificazione e riforma della regolazione.

Al contempo la disimmetria tra economia e regolazione ha portato alla nascita di nuovi soggetti. Le reti di

regolatori nazionali e i nuovi regolatori globali menzionati si aprono sempre più spesso alla partecipazione

degli interessati alle procedure amministrative, in molti casi valutano preventivamente gli impatti delle

scelte e ricercano la trasparenza del processo decisionale.

STORIA ED EVOLUZIONE DELLA MONETA

Possiamo approfondire le funzioni fondamentali nell’ambito del mercato. Tali funzioni sono identificate da

giuristi ed economisti in tre aspetti fondamentali: 1) funzione di adempimento delle obbligazioni

pecuniarie, 2) funzione di unità di misure di valore, 3) funzione di mezzo di accantonamento del risparmio.

La prima funzione è quella di più immediata percezione, il nostro codice civile la riconosce all’articolo 1277

che dice che i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello stato al tempo del

pagamento e per il suo valore nominale. La norma è volta a sottolineare un aspetto particolare della

moneta, ovvero quella del corso legale. La norma tuttavia detta un altro principio, quello il base al quale

l’estinzione avviene al valore nominale della moneta. Tale principio, noto come nominalistico, adempie ad

una serie di scopi. Esso è volta a semplificare la circolazione monetaria: indipendentemente dal valore

intrinseco della moneta, il numero di pezzi monetari necessari ad estinguere l’obbligazione pecuniaria è

uguale a quello stabilità al sorgere dell’obbligazione. Una volta perso il valore intrinseco della moneta il

principio nominalistico continua ad applicarsi nel senso di rendere indifferente la variazione del valore

dell’unità monetaria. La quantità di moneta viene identificata al momento in cui l’obbligazione pecuniaria

sorge e se nel frattempo il valore della moneta diminuisce non si verifica l’adeguamento corrispondente

della prestazione del debitore di moneta rispetto a quella di colui che debba dare il bene o fornire il servizio

per il quale la dazione di moneta è stata pattuita. Il principio nominalistico subisce numerosi temperamenti,

volti ad attenuare il rigore: determinate obbligazioni pecuniarie superano il principio nominalistico

adeguando la prestazione in moneta al valore effettivo che questa ha nel momento dell’adempimento. In

sostanza, nei debiti di valore il corrispettivo si determina non quando l’obbligazione sorge ma quando viene

liquidata. La norma risolve solo in maniera parziale il problema del possibile squilibrio tra prestazioni

dovuto alla variazione di valore della moneta. Innanzitutto essa offre un rimedio drastico (risoluzione del

rapporto) che potrebbe non essere nell’interesse di colui che deve ricevere moneta svalutata.

Secondariamente, la norma si applica solo dove lo squilibrio sia dovuto ad eventi straordinari ed

imprevedibili. Anche se la norma non la cita direttamente, la svalutazione monetaria può essere

effettivamente un maggior danno e la giurisprudenza ha fatto applicazione di questa norma facendo

riferimento all’inflazione.

MONETA COME UNITA’ DI MISURA

Seconda funzione della moneta è quella di unità di misura dei valori pecuniari. Si tratta dell’aspetto più

affascinante perché in esso convergono fenomeni economici e giuridici. La moneta costituisce un unità

ideale della quale dobbiamo prendere in considerazione i multipli per ricondurre ad un determinato bene il

suo valore.

MONETA COME RISERVA DI VALORE: terza funzione della moneta è quella di riserva di valore o mezzo di

accantonamento del risparmio. La moneta non consumata immediatamente può essere accantonata per

consumi futuri. In questo caso non si fa che posticipare la funzione di pagamento, che tuttavia non

necessariamente si verificherà nel futuro, non essendovi certezza che la moneta accantonata non resti

definitivamente come disponibilità astratta del detentore. La moneta accantonata deve essere valutata per

consentire al detentore di cogliere la disponibilità concreta. La funzione della moneta come mezzo di

accantonamento del risparmio è subordinata alle altre due ma non necessaria.

NATURA GIURIDICA DELLA MONETA: la moneta non è un bene, non può ricomprendersi nella definizione

giuridica di bene (cosa che può formare oggetto di diritti).

COSA SI INTENDE PER MONETA LEGALE: questa tradizionalmente veniva fatta coincidere con la moneta

fisica, basandosi in parte sulla stessa definizione di moneta avente corso legale. La moneta legale si può

paragonare ad un contesto normativo coincidente con la legge monetaria o lex monetae.

MONETA ELETTRONICA

MEZZI TRASMISSIVI DI MONETA SCRITTURALE: ASSEGNO

Il mezzo più tradizionale di gestione della moneta scritturale è l’assegno, nelle due sottospecie di assegno

bancario ed assegno circolare. Nel caso dell’assegno bancario è necessario che sul conto del traente ci

siano fondi disponibili in misura tale da consentire il pagamento. Il problema dell’assegno bancario è legato

alla possibilità che il cliente lo emetta senza adempiere all’obbligo della disponibilità. Infatti l assegno

bancario ha perso molta della sua importanza. Del tutto diversi sono scrittura ed ambito di circolazione

dell’assegno circolare. Viene emesso a fronte del versamento della relativa somma di denaro da parte del

cliente della banca emittente. Al contrario dell’assegno bancario, per quello circolare vi è la certezza del

pagamento.

BONIFICO BANCARIO: con l’assegno c’è l obbligo che il titolo cartaceo venga materialmente consegnato al

beneficiario. In questo caso invece la trasmissione di moneta scritturale può avvenire tramite diverso

strumento, ossia bonifico bancario. Questo consiste in un servizio reso dalla banca nell’ambito del rapporto

di conto corrente strutturato sotto forma do un ordine di trasferimento di denaro da un conto ad un altro.

Il bonifico bancario presenta una criticità, risulta poco adatto a regolare le situazioni nelle quali il

pagamento debba essere contestuale. L utilità del bonifico ne ha fatto un mezzo di trasmissione di moneta

particolarmente usato.

CARTE DI CREDITO: il pagamento dell’acquisto di un bene o servizio viene effettuato attraverso un

meccanismo che nella normalità dei casi richiede l’intermediazione di un soggetto che gestisce la

trasmissione di moneta, interponendosi tra acquirente e venditore o prestatore del servizio. Dal punto di

vista giuridico, si verifica una delegazione di pagamento. La carta si presenta come strumento

particolarmente flessibile in quanto viene usata sia quando le due parti sono contestualmente presenti sia

nei rapporti a distanza. La carta di credito ha notevole funzione economica di stimolo all’acquisto, tende a

produrre effetti inflattivi.

MONETA ELETTROINCA: INTRODUZIONE

Anche la carta di credito viene ricompresa tra i mezzi trasmissivi di moneta scritturale. Qualunque

fattispecie voglia essere identificata come moneta deve possedere una caratteristica fondamentale che è

quella di essere destinata ad adempiere alle obbligazioni pecuniarie. Seconda caratteristiche necessaria

perché si possa parlare di moneta elettronica è la spendibilità generalizzata. Terza caratteristica è quella

La circolazione in forma elettronica è volta a distinguere la moneta

di circolare in maniera elettronica.

elettronica dalla moneta fisica ma soprattutto scritturale.

BANCOMAT: servizio fornito dalle banche alla propria clientela per consentire il prelievo di denaro contante

tramite una rete di sportelli automatici. Problema giuridico del tesserino: il bancomat NON PUO’

CIRCOLARE e caratteristica dei titoli di credito è la circolazione, quindi non può essere inquadrato come

titolo di credito (come la cambiale o l’assegno). Il tesserino bancomat dunque è ricompreso tra i documenti

di leggitimazione ovvero documenti la cui funzione è identificare il titolare di una prestazione. I documenti

di legittimazione si dividono a propria volta in titoli e contrassegni di legittimazione: i primi conferiscono al

titolare il diritto di conseguire la prestazione, mentre i secondi sono volti a liberare chi esegua la

prestazione nei confronti del possessore. Il contratto di rilascio ed utilizzo del bancomat va annoverato tra i

contratti atipici ossia non regolati dal codice civile. Il bancomat presente numerosi interessanti rilievi di

natura giuridica, rispetto alla moneta elettronica gioca un ruolo marginale: serve solo ad identificare

l’avente diritto ad una determinata prestazione. La moneta elettronica è quella che viceversa circola ed è

espressa in forma elettronica.

POS: si riferisce ad una particolare apparecchiatura in grado di leggere e trasmettere i dati di una carta

magnetica e i pagamenti con tale apparecchiatura eseguiti. Il servizio si svolge in maniera analoga a quella

della carta di credito, l’unica differenza è relativa al memorandum di spesa che nel caso del pos viene

richiesta la digitazione del pin. Altra differenza è relativa al trasferimento di moneta dal conto del cliente al

quello dell’esercente. Nel caso della carta di credito l’esercente trasmette all’emittente il memorandum di

spesa. Nel caso di pos il trasferimento di fondi invece viene effettuato in tempo reale per il tramite dell

apparecchiatura.

SMART CARDS: indica una carta elettronica o magnetica in grado di memorizzare dati. Gli esempi più

comuni sono quelli delle carte telefoniche. Le smart cards si dividono in single purpose, limited purpose e

multi purpose in base alla circostanza che tramite esse si possa acquistare un solo bene o servizio. A fronte

del credito vi è versamento in moneta da parte del cliente; tale moneta viene poi convertita in forma

leggibile dell’appartato. Acquistando la smart card si crea una disponibilità in forma elettronica e si

acquisisce un servizio più che un bene.

E-CASH: abbiamo due tipi: basate su una carta ricaricabile e basate su un portafogli virtuale memorizzato su

file. Assume particolare rilievo la proton. In italia il più noto esempio di carta ricaricabile è la postepay.

NORMATIVA SULLA MONETA

IMEL: i progressi tecnologici e l evoluzione del mercato del denaro hanno reso necessario un nuovo

intervento che ha preso corpo con l’emissione della direttiva 2000/46/CE sugli istituti di moneta elettronica

(IMEL): questi ultimi sono stati visti come soggetti diversi dalle banche, a cui viene riservata la sola

emissione e gestione della moneta elettronica. Gli IMEL non raccolgono il risparmio tra il pubblico e non

possono erogare il credito.

LA PSD: è stata emanata la PAYMENT SERVICES DIRECTIVE ovvero la direttiva sui servizi di pagamento nel

mercato interno, la psd tipizza il contratto dei servizi di pagamento definendo giuridicamente una sorta di

level playing field per il mercato di riferimento e fornendo al contempo un codice unico europeo per i

trasferimenti monetari eseguiti in maniera scritturale. La psd viene concepita anche per favorire

l’innovazione nei pagamenti e quindi la concorrenza tra mercati nazionali e relativi operatori, da un lato

standardizzando i diritti e gli obblighi sussistenti rispettivamente in capo ai prestatori dei servizi e agli

utenti. La direttiva si caratterizza per l ampia trasversalità della disciplina contemplata nei suoi articoli

inglobando al suo interno la maggior parte dei servizi e delle operazioni di pagamento. Le disposizioni della

direttiva sono inclini a dettare una disciplina sia per quanto riguarda la trasparenza che i contenuti delle

operazioni. L ambito applicativo di queste norme viene determinato attraverso il ricordo a tre principali

categorie di operazioni soggette al’applicazione della PSD:

1) Ordini disposti dal pagatore: bonifici, riba, mav, rav, bollettini…

2) Ordini disposti dal beneficiario: rid

3) Ordini disposti per il tramite del beneficiario

Pertanto sono assoggettate alla direttiva tutte le fattispecie nelle quali tra il pagatore ed il beneficiario

agisce un intermediario.

DIRETTIVA IMEL 2: il 16 settembre 2009 la materia è stata innovata con l emanazione della direttiva

2009/110/CE avente ad oggetto l’avvio, l’esercizio e la vigilanza prudenziale dell’attività degli istituti di

moneta elettronica. La nuova direttiva è stata emanata allo scopo di allineare la disciplina degli istituti di

moneta elettronica a quella degli istituti di pagamento. La mutata impostazione amplia le possibilità

operative degli IMEL, ora autorizzati a svolgere tutte le tipologie dei servizi di pagamento alle stesse

condizioni degli IP, semplificandone il regime di vigilanza sulla base del principio di proporzionalità delle

previsioni prudenziali ai livelli di rischio degli intermediari, al fine di tratteggiare un regime di vigilanza

omogeneo per tutti i soggetti operanti nel settore dei pagamenti. Ecco le più rilevanti novità della direttiva:

1) Nuovi emittenti (ampliamento della gamma di attività esercitabili per gli imel, nuovi requisiti di

accesso al mercato, possibilità di emettere moneta elettronica nel rispetto delle disposizioni ad

essa applicabili da parte della banca centrale europea, di altre banche ecc.

2) Nuove forme di tutela (nuove condizioni di rimborso per il consumatore)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in management e comunicazione d'impresa
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enhpad89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'economia dei mercati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Lemme Giuliano.

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