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Globalizzazione

Il processo di globalizzazione si è manifestato in maniera evidente soprattutto negli ultimi cento anni e ciò è avvenuto per la spinta determinante esercitata dalle nuove tecnologie che rendono economici e accessibili i trasporti e la comunicazione. Per Theodore Levitt, la globalizzazione è una tendenza generalizzata che riguarda i prodotti con un elevato contenuto tecnologico, ma anche le altre merceologie e opera anche nell’ambito dei prodotti di prestigio, dei metodi di distribuzione e finanziamento, delle politiche di prezzo, delle strutture e delle modalità di commercializzazione.

La globalizzazione è un fenomeno che coinvolge un numero limitato di settori merceologici. L’economia internazionale non può essere considerata completamente globalizzata anche perché molti mercati sono chiusi o ostacolati da dazi e barriere.

Altre significative differenze delle forme contemporanee di globalizzazione rispetto a quelle precedenti sono rappresentate dal maggior livello di intensità e dalla presenza di gigantesche quantità di capitali finanziari che circolano liberamente in quanto sono indipendenti dal contesto sociale cui dovrebbero appartenere e assumono un’elevata importanza nei confronti di beni e servizi.

Un'altra significativa differenza della globalizzazione odierna rispetto a quelle del passato è costituita dalla massiccia presenza di potenti marche globali in ogni angolo del pianeta. Nei rapporti tra consumatori e prodotti si è inserito un soggetto mediatore: la marca. La marca è un soggetto che accresce la sua importanza anche sul piano sociale. Le grandi marche mondiali tenderebbero a formare ampie comunità transnazionali di consumatori che condividono le stesse abitudini e le stesse pratiche culturali.

Un'altra importante accusa rivolta dai nuovi movimenti consumeristici è quella che accusa la globalizzazione di favorire la crescita delle disparità in termini di benessere economico. È attivo anche un processo di tipo migratorio di grandi quantità di beni e modelli culturali dai paesi in via di sviluppo verso i consumatori dei mercati dell’occidente.

Pidginizzazione

Nel caso dei prodotti che le imprese transnazionali presentano come universali vengono tradotti e semplificati nei loro significati dalle culture indigene non occidentali e collocati in una speciale area di confine riservata agli oggetti insoliti ed estranei e destinati a creare una barriera rispetto all’esterno.

Feticizzazione

Simile è il processo degli oggetti, i feticci sono oggetti che hanno perso l’uso e l’attribuzione di significato di difficile e remota decifrazione.

Creolizzazione

Il processo di degli oggetti è un processo articolato nel corso del quale l’interazione tra culture differenti rende i beni non più impoveriti rispetto ai loro significati originari, ma arricchiti e dotati della capacità di esprimersi autonomamente.

Ruolo della cultura nei processi di globalizzazione

La globalizzazione riguarda la dimensione economica della società, ma interessa parimenti anche la dimensione culturale. Si parla di spazio estetico de-territorializzato quando si tratta di uno spazio che presenta un aspetto confuso e frammentario, perché tende ad articolarsi secondo una molteplicità di dimensioni, la quale rende difficoltoso per gli individui il tradizionale processo di radicamento in un determinato gruppo sociale posizionato all’interno di un territorio.

Siamo davanti a una ipercultura, cioè quella cultura che è propria delle società ipermoderne e nella quale realtà e immaginazione tendono a confondersi e si crea quell’universo che Roger Silverstone ha denominato media polis, cioè una particolare realtà di secondo livello che viene creata principalmente dai media e che non sostituisce il mondo dell’esperienza concretamente vissuta.

La sfera economica ha necessariamente bisogno della sfera culturale, che è in grado di dare vita a un ambiente in cui il commercio può avere luogo. Le economie contemporanee si basano fondamentalmente sulla capacità delle marche di svolgere un’azione di tipo relazionale.

Sistemi di misurazione della ricchezza

Il concetto di ricchezza può essere ricondotto alla quantità di beni, materiali e immateriali, a disposizione oppure può assumere tre significati diversi: la capacità di un dato paese di produrre beni e servizi in un preciso momento, l’estensione delle possibilità in capo a quel paese di disporre di beni e servizi nel corso degli anni, il complesso di beni e servizi accumulato nel tempo. Perché si possa parlare di ricchezza in senso economico, è necessario che i beni ed i servizi abbiano valore di mercato, ovvero che siano scambiabili contro moneta. La ricchezza non viene presa in considerazione staticamente ma in maniera dinamica.

PIL: indica il valore complessivo di beni e servizi prodotti in un paese destinati al consumo, agli investimenti privati e pubblici, alle esportazioni al netto delle importazioni. Il PIL pro capite rapporta il valore complessivo di tutti i beni finiti e i servizi prodotti in uno stato in un dato anno alla popolazione media dello stato per lo stesso anno.

Limiti del PIL

  • Omette ogni esternalità negativa e positiva, sovrastimando o sottostimando l’effettivo ammontare di crescita a livello paese.
  • Non tiene conto della reale distribuzione del reddito tra la popolazione.
  • Ignora il valore reale delle attività riconducibili alla cosiddetta economia sommersa come elusione ed evasione fiscale.
  • Non include la produzione destinata ai consumi intermedi di beni e servizi nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.
  • Sono non di rado calcolati a partire da dati provvisori.

Approccio basic needs

È un nuovo approccio teorico alla misurazione della ricchezza, e cominciò a svilupparsi a partire dagli anni Settanta, proprio quando l’acuirsi del gap economico tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo cominciò a mettere in seria discussione l’idea di crescita aggregata come obiettivo in sé, spostando l’attenzione su tutti quei fattori qualitativi e strutturali direttamente e indirettamente connessi alle cause dei differenziali nei tassi di crescita e povertà.

  • Aumentare le possibilità di produrre reddito nei paesi più indigenti.
  • Rafforzare la produzione e la distribuzione di servizi pubblici in modo da renderli accessibili al maggior numero di persone possibili.
  • Maggiore i livelli di produzione di beni e servizi fino a soddisfare il sostentamento familiare.
  • Stimolare la partecipazione della popolazione nel processo decisionale per identificare i bisogni minimi da soddisfare ed i modi in cui dovessero essere soddisfatti.

Indice di sviluppo umano: combina tre indicatori, ossia aspettative di vita, istruzione e PIL, che si riferiscono rispettivamente alle tre più importanti dimensioni dello sviluppo umano: longevità, conoscenza e accesso alle risorse. L’ISU assegna a ciascuna di queste dimensioni un punteggio minimo e un punteggio massimo per poi indicare dove si posiziona ogni paese su una scala da uno a zero.

Indicatori alternativi al PIL: pagina 34,35,36,37

Economia del benessere

Esistono due differenti mercati: un mercato fisico (luogo geografico e naturale) ed uno giuridico (luogo concorrenziale degli scambi). Il mercato di creazione giuridica è il risultato di una specifica politica del diritto, tesa a modificare la realtà del mercato geografico, in cui la concorrenzialità è circostanza innaturale, avendo lo stesso la tendenza a vedere la supremazia di un’impresa sulle altre.

Per poter strutturare un mercato concorrenziale è indispensabile un complesso di norme e regole volte a delineare precisi confini, all’interno dei quali debbano necessariamente avvenire gli scambi, confinando il mercato stesso dentro un percorso che non gli sarebbe naturale: regole del mercato.

All’interno di queste norme, si rende necessaria una struttura complessa di regole, che nello specifico disciplinino i singoli comportamenti delle persone assoggettate a quel determinato sistema: regole, dunque, nel mercato di riferimento. In un mercato strutturato secondo una rigida visione capitalistica ci sono solo regole nel mercato, mentre in un mercato di stampo socialista sussistono esclusivamente regole del mercato, che disciplinano tanto l’essere quanto il dover essere, poiché il legislatore è anche parte negoziale.

Il mercato concorrenziale è l’unico modello nel quale sia necessaria una doppia struttura di funzionamento, poiché c’è sovrapposizione tra realtà fisica e giuridica. L’errore cognitivo, ricorrente nel contraente finale di beni e servizi, non sarebbe causato solo da una carenza informativa ma dal modo del tutto soggettivo con il quale l’individuo interpreta i dati esterni attraverso la lente delle proprie conoscenze, dei propri valori e delle specifiche esperienze personali.

Strumenti per evitare errori cognitivi

  • Divieto, al fine di evitare al contraente di commettere errori.
  • Informazione ed educazione, affinché il contraente finale possa evitare l’errore e fronteggiarlo efficacemente.
  • Indirizzare in maniera cortese la scelta del contraente finale nella direzione reputata più vantaggiosa dal legislatore. In base a questa ipotesi, il legislatore dovrebbe utilizzare le evidenze relative agli errori cognitivi più frequenti, al fine di predisporre regole del mercato in grado di indirizzare il contraente finale nella decisione ritenuta migliore per lo stesso, senza privarlo della libertà di scelta. Il legislatore dovrebbe fornire una soluzione da applicare a tutti gli individui.

Valore educativo del rammarico

Le decisioni che il contraente finale prende nel mercato hanno sostanzialmente tutte un tratto in comune: mettono in relazione un bene/piacere immediato con un bene/piacere futuro. L’individuo che opera nel mercato fa delle scelte continue che possono rivelarsi errate. Quando la scelta si dimostra errata, l’individuo se ne rammarica e si produce in lui una sensazione psicologica negativa che influenzerà le scelte seguenti.

L’impossibilità di soddisfare un bisogno differente e reputato di maggior impatto positivo sulla propria vita in ragione di una scelta impropria fatta in precedenza, sarà evento negativo di forte stimolo di riflessione al ripresentarsi di una simile situazione. L’errore, oltre a poter essere causato da una valutazione errata del contraente finale da un suo cedere ad un atto di impulso, può essere il risultato di un comportamento scorretto tenuto dal fornitore del bene. L’errore comporterà rammarico anche in questo caso.

Sono due gli errori nei quali può cadere l’individuo operante nel mercato: l’errore cognitivo endogeno e l’errore indotto (comportamento scorretto dell’altro contraente). Se per il secondo errore l’attività del legislatore è fondamentale, per il primo può essere di mero supporto e integrazione delle capacità di valutazione del contraente finale. Ciò è possibile da parte del legislatore mediante l’imposizione di un solo limite, poi sotto forma di divieto.

Tempo come fattore determinante per l’analisi del corretto assetto patrimoniale

Per il giurista è indispensabile sotto il piano descrittivo la ricerca psicologica sul modo con cui i contraenti finali prendono le loro decisioni. Si tratta ora di formulare una teoria normativa idonea a tutelare l’individuo rispetto ai suoi errori cognitivi. È indubbio che l’errore cognitivo e l’irrazionalità del contraente finale siano certamente aggravati quando quest’ultimo è chiamato ad assumere una decisione circa l’assetto patrimoniale da assumere in un lasso di tempo ristretto.

È intuitiva la considerazione che una buona decisione sia costituita da due elementi: emozione e ragionamento. Senza emozione, la procedura di deliberazione di modificare il proprio assetto patrimoniale potrebbe essere inefficace rispetto all’esigenza di soddisfare un proprio interesse. Priva di ragione, la decisione rischia di essere errata e di produrre rammarico.

L’emozione elabora informazioni in maniera celere e fornisce all’individuo risposte rapide e sicure, il ragionamento rallenta l’attività dell’individuo alla ricerca della risposta giusta ai propri bisogni. Due sono gli elementi necessari per limitare gli errori cognitivi: avere il tempo necessario per decidere senza soccombere all’intuizione e all’emozione; avere le informazioni necessarie affinché il pensiero razionale sia in grado di valutare il numero maggiore di dati relativi all’operazione. L’eccesso di informazioni però può avere effetti deleteri nel processo decisionale e l’individuo tende a utilizzare una procedura di semplificazione nella elaborazione di tutte le informazioni di cui può disporre.

La sfida del legislatore è quella di assicurare la presenza nel mercato di un’informazione qualitativa e di facile comprensione da parte dell’individuo. La strada da percorrere per evitare l’errore cognitivo è quella di operare su due piani contemporaneamente: quello dell’informazione e quello della riflessione indotta: una spinta verso il pensiero razionale anziché verso quello emotivo.

Mediante il contratto di credito al consumo, si concede credito ad un contraente finale (persona fisica che nel chiedere il prestito non agisce in qualità di imprenditore o professionista) per l’acquisto di beni e servizi o per soddisfare esigenze di natura personale. Il credito al consumo può assumere due forme: dilazione del pagamento del prezzo di beni e servizi acquistati o prestito. La dilazione di pagamento del prezzo viene concessa dai venditori di beni e servizi. Il prestito viene accordato invece dalle banche ovvero dagli intermediari finanziari.

La disciplina del credito al consumo sconta un doppio svantaggio cognitivo: la possibilità di acquistare il bene senza impiegare immediatamente tutta la somma necessaria in detrimento dal proprio assetto patrimoniale le conferisce una maggiore semplicità all’atto da porre in essere, ma la non conoscenza dei bisogni futuri rende la scelta emozionale insensibile a quel processo cognitivo che normalmente crea una scala gerarchica dei bisogni. È inconcepibile un sistema che non garantisca la possibilità per ciascun individuo di essere in grado potenzialmente di raggiungere il proprio benessere, nell’accezione assolutamente egoistica e propria.

Il punto di partenza scelto esclude due ipotesi alternative: secondo la prima l’istituzione deve garantire il benessere di tutti i consociati, ma tale impostazione presuppone l’individuazione di cosa sia il benessere per l’individuo e per tutti gli individui operanti nei confini dell’istituzione decidente. Per la seconda l’istituzione deve poter consentire a ciascun individuo operante sotto il sistema strutturato da questa, di raggiungere il massimo benessere possibile senza che debba confrontarsi con il benessere della comunità. Il punto di partenza scelto risulta essere compatibile con il sistema di mercato attualmente in essere: il mercato di tipo concorrenziale, luogo ove gli scambi avvengano obbligatoriamente in maniera competitiva, obiettivo che viene raggiunto mediante l’imposizione di determinate regole di concorrenza e la costituzione di un ente indirizzato alla tutela della concorrenza e del mercato.

Donne – miti, libertà e sviluppo economico

Il secolo XIX si è incentrato intorno all’elaborazione filosofica e politica del binomio libertà ed uguaglianza quale parametro tendenziale di connotazione del potere pubblico su cui costruire i moderni assetti liberali delle civiltà occidentali. Le teorie femministe sono molto complesse e variegate: attraversano tutte le scuole di pensiero moderno. Si può individuare una prima distinzione tra filosofie egualitarie, incentrate sul genere e filosofie differenzialiste.

Le prime sono fondate sull’esigenza di rimuovere ogni ostacolo materiale, culturale e spirituale che crea discrimine tra uomini e donne, valorizzando e ricostruendo i concetti di uguaglianza formale e sostanziale. Le seconde teorie sono volte a riconoscere le differenze esistenti tra genere maschile e femminile, auspicando una rigenerazione più equa e giusta degli assetti delle società, fondata sulla naturalità di un’umanità duale, di donne e uomini.

Queste correnti di pensiero confluiscono principalmente nella teoria del genere o gender theory, secondo la quale l’oppressione sessuale non è inevitabile ma è frutto di specifici rapporti che regolano storicamente la relazione uomo-donna. Le elaborazioni afferenti il gender si caratterizzano per un’accentuazione della valenza socio-economica e culturale nel definire l’identità femminile, con conseguente necessità di esprimerne i valori e di contaminare la natura dominante per avviare i processi di trasformazione e rinnovamento.

Influenza sulla normativa

  • Decreto Consiglio dei Ministri 31-01-1945 dove l’assemblea costituente affronta il tema dell’uguaglianza sostanziale in tutti gli ambiti di vita privata e pubblica.
  • Articolo 3 Costituzione: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico che limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
  • La carta è il primo strumento...
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Scienze giuridiche IUS/05 Diritto dell'economia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enhpad89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'economia dei mercati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Lemme Giuliano.
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