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RICONOSCIMENTO DI POTERE NORMATIVO

1.IPOTESI DI RICONOSCIMENTO DI POTERE NORMATIVO

Si ha riconoscimento di potere normativo quando un istituto o una situazione che produce effetti giuridici nel nostro ordinamento

viene lasciata, in tutto o in parte, alla disciplina giuridica di un altro ordinamento; o quando si consente che, per un medesimo istituto,

accanto alla disciplina stabilita dall’ordinamento statuale sia possibile anche la disciplina stabilita da altri ordinamenti.

2.IL RICONOSCIMENTO DEL MATRIMONIO RELIGIOSO IN GENERALE

Un’ipotesi di riconoscimento di potere normativo a gruppi confessionali si ha in materia matrimoniale, e solo a favore della Chiesa

cattolica, nel senso che solo in relazione al matrimonio celebrato dinanzi ad un ministro del culto cattolico si rinvia alla disciplina

sostanziale dell’istituto contenuta nelle norme di diritto canonico. Nel caso delle altre confessioni invece, non c’è rinvio a eventuale

disciplina sostanziale del matrimonio ad opera di detti gruppi, ma solo un impegno a riconoscere gli effetti civili di tali matrimoni

celebrati secondo una forma religiosa.

3.IL MATRIMONIO SECONDO RITUALI RELIGIOSI E L’ART.83 c.c.

Il nostro ordinamento tiene conto di questa attitudine soggettiva consentendo che i soggetti celebrino il matrimonio non già nella casa

comunale dinanzi all’ufficiale dello stato civile, bensì nel tempio dinanzi al ministro del proprio culto, secondo i rituali specifici della

religione. Basta perciò approntare un meccanismo che consenta di portare a conoscenza dell’autorità statale, il documento

dell’avvenuta celebrazione del matrimonio.

Espressione di questo atteggiamento dell’ordinamento è l’art. 83 del codice civile, che considera la celebrazione di un matrimonio

secondo rituali religiosi quale presupposto perché il matrimonio così contratto consegua effetti civili nello Stato. Ci sono però delle

condizioni affinchè questo possa avvenire:

 L’art. 84 c.c. rimanda alla legge 1929 n.1159 che esige che la nomina dei ministri di culto abbia l’approvazione del Ministero

dell’interno e una autorizzazione scritta rilasciata dall’ufficiale dello Stato civile. Ciò per i matrimoni celebrati secondo culti di

confessioni religiose che non hanno stipulato intesa con lo Stato.

4.IL MATRIMONIO RELIGIOSO NELLE INTESE

In ogni intesa è sancita la abrogazione della indicata legge 24 giugno 1929 n. 1159: l’ordinamento statuale, nel momento in cui

allaccia rapporti con queste confessioni, sostituisce ad un atteggiamento di diffidenza e di cautela un atteggiamento di fiducia nella

dignità e nell’autorevolezza dell’ordinamento confessionale, per cui rinuncia ad esigere l’approvazione dei ministri di culto e

l’autorizzazione specifica per presenziare ai singoli matrimoni, contentandosi di una certificazione dell’autorità dei singoli

ordinamenti. L’unica garanzia che tali confessioni hanno, è che il matrimonio celebrato secondo il proprio culto, è PRESUPPOSTO

AFFINCHE’ IL MATRIMONIO STESSO PRODUCA EFFETTI CIVILI.

5.IL MATRIMONIO RELIGIOSO DEI CATTOLICI

La Chiesa Cattolica, certo, non si è accontentata della sola garanzia del riconoscimento degli effetti civili del matrimonio, come per le

altre confessioni.

Già con il concordato del 1929, la Chiesa cattolica aveva ritenuto che il riconoscimento di effetti civili al matrimonio religioso

comportasse, da parte dello Stato, l’adozione integrale di quel modello, caratterizzato soprattutto dalle proprietà essenziali della unità

e della indissolubilità e comunemente accettato anche perché, proprio per i condizionamenti del mondo cattolico, lo Stato non era mai

riuscito a proporre un proprio modello di matrimonio che fosse espressivo di valori non confessionali.

Però lo Stato negli anni ’70, è riuscito ad esprimere finalmente un suo modello di matrimonio, ben diverso da quello religioso

cattolico perché centrato sulla “comunione spirituale e materiale fra i coniugi”, comunione che può sempre venir meno anche per

quel che riguarda un matrimonio religioso cattolico, potendosene allora pronunciare la “cessazione degli effetti civili conseguenti alla

trascrizione del matrimonio”.

Essendo stata sollevata la questione di legittimità costituzionale della legge introduttiva del divorzio, in quanto, consentendolo anche

ai matrimoni religiosi cattolici, sarebbe stato in contrasto con il Concordato del 1929 (coperto dall’art. 7 Cost.), che si assumeva aver

accolto integralmente il modello del matrimonio canonico, la Corte la RESPINSE sostenendo la distinzione tra matrimonio-atto e

matrimonio-rapporto. La Corte dunque argomentò che il sistema concordatario era da intendersi nel senso che lo Stato aveva dato

rilevanza al matrimonio-atto costituito secondo il diritto canonico, mentre aveva riservato a sé la disciplina del matrimonio-rapporto

cui si può applicare la disciplina dei casi di cessazione degli effetti civili del matrimonio senza violare nessuna norma costituzionale.

Ciò fa capire che nel nostro ordinamento, il modello di matrimonio religioso, è stato accolto per metà, nel senso che la disciplina

dell’ordinamento confessionale si riferisce solo a quegli aspetti che attengono al negozio di formazione del vincolo, mentre, TUTTO

CIO’ CHE ATTIENE AL RAPPORTO CONIUGALE E’ DISCIPLINATO DALL’ORDINAMENTO STATALE.

I cattolici si sono lamentati di fronte a tale constatazione per far sì che chi si sposa in chi si sposa in chiesa non possa poi utilizzare

l’istituto del divorzio. Lo Stato questo non può permetterlo perché se lo facesse, violerebbe la libertà religiosa di chi volesse recedere,

partendo dal presupposto della possibilità di scelta del modello di matrimonio religioso.

6.L’ATTO DI SCELTA

Una volta appurato che il nostro ordinamento ammette una “pluralità di sistemi di celebrazione del matrimonio” ne consegue che

l’ordinamento statuale deve garantire che il cittadino abbia precisamente e liberamente scelto un sistema di celebrazione piuttosto che

un altro.

Perciò, occorre ipotizzare che al fianco alla più generica decisione circa il voler contrarre matrimonio, esista anche un più specifico

atto di scelta, avente ad oggetto un rito a preferenza di un altro; per la ricorrenza di questo atto, un indizio sul piano esterno è

ricavabile dalla richiesta di “pubblicazioni nella casa comunale”. Ad ogni modo, di tale atto bisogna garantire la libertà, e come per

qualsiasi atto di natura negoziale, la garanzia non può che tradursi nella determinazione dei requisiti di validità dell’atto stesso: non

devono quindi sussistere tutti i vizi della validità (errore, violenza, timore ecc…)

E non solamente quindi, l’incapacità di intendere e di volere al momento in cui il soggetto contrae matrimonio. I vizi della volontà

dell’atto, si risolvono in vizi della trascrizione del matrimonio e pertanto ne permettono l’impugnazione.

7.LA TRASCRIZIONE DEL MATRIMONIO RELIGIOSO

Il meccanismo attraverso cui il matrimonio celebrato davanti al ministro di culto di una confessione religiosa (con intesa o senza

intesa, cattolica o acattolica) acquista effetti civili nel nostro ordinamento, è costituito dalla procedura amministrativa della

trascrizione, avente valore costitutivo (cioè l’efficacia è subordinata a controllo della procedura da parte dell’ufficiale dello Stato

civile).

Esso assume una funzione diversa a seconda che riguardi i matrimoni acattolici oppure quello cattolico:

• nel primo caso, la trascrizione serve per l’applicazione del modello di matrimonio civile.

• nel secondo caso la trascrizione implica il “riconoscimento del matrimonio così come viene regolato dal diritto canonico,

con un rinvio alle disposizioni dettate in materia da questo diritto: da quelle riguardanti la capacità delle parti ed i requisiti

sostanziali per la valida instaurazione del matrimonio, a quelle riguardanti la forma di celebrazione di esso”.

8.LE CAUSE DI INTRASCRIVIBILITA’


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AUTORE

niobe

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Cimbalo Giovanni.

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