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Un altro filone delle obiezioni è relativo alle trasfusioni di sangue (es. i Testimoni di Geova non

ammettono ciò) – (VDS il caso dei coniugi “ONEDA”, nel quale la loro bambina talassemica morì).

Per tale questione i coniugi ONEDA furono condannati per omicidio volontario. In questo caso

l’obiezione di coscienza non fu riconosciuta.

Altro tipo di obiezione è il rifiuto di indossare uniformi o rifiuto di svolgere qualsiasi servizio a

favore dello Stato.

L’obiezione di coscienza viene inquadrata costituzionalmente nella libertà religiosa (art. 19 Cost.)

(VDS anche l’art. 18 del trattato sui diritti dell’uomo del 1945).

Anche gli atei hanno diritto alla tutela positiva e negativa come diritto soggettivo complesso, il

quale è un diritto esercitatile sia in forma individuale che associata.

E’ un diritto individuale, indisponibile, inalienabile, inviolabile, in transigibile e personalissimo.

Secondo l’art. 19 Cost., tutti hanno diritto di professare la propria fede e di fare opera di

proselitismo. Bisogna dire che la opera di proselitismo esterno, tramite la vendita di pubblicazioni è

soggetta ad imposta S.I.A.E.-

Nella nostra Costituzione non si parla di libertà di coscienza in maniera esplicita, ma la si desume

dal detta dell’art. 1 Cost., dalla cui libertà religiosa ne discende la libertà di coscienza e libertà di

obiezione di coscienza, nonché dagli artt. 2 e 3 della Cost.

Per libertà di coscienza si intende che la stessa sia volontaria.

Il soggetto deve scegliere tra due obbedienze: o la legge statuale o il precetto religioso.

Ciò assume un rilievo pubblicistico e deve riguardare un obbligo di fare.

Il conflitto che si potrebbe creare tra l’individuo ed il gruppo religioso è insindacabile nel merito

dello Stato. (per esempio: i dissociati dei Testimoni di Geova, se dovessero richiedere la

riammissione al gruppo, non potrebbero adire agli organi di giustizia dello Stato).

Altro punto dell’art. 19 Cost. è la propaganda del culto sia in privato che in pubblico.

Nella prima fattispecie non si pone alcun problema, mentre nella seconda fattispecie bisogna darne

preavviso (3 gg. prima) all’autorità di P.S., la quale non può vietare la manifestazione, tranne per

comprovati motivi di gravità e di O.P. Si veda l’art. 17 Cost. – purchè non si tratti di riti contrari al

buon costume, Quio si fa riferimento ai criteri di ragionevolezza e al principio di O.P.-

CAUSE DI NULLITA’ DEL MATRIMONIO. 3

Alcuni casi pratici:

La causa simulandi è il motivo per cui una parte simula il consenso e per la chiesa il matrimonio è

correttamente inteso. Vi è difformità tra il pensiero del _nubendo (_pag. 7) _ e quanto previsto dalla

chiesa; vi è una “fervosa voluntas”.

La causa contraendi invece è caratterizzata dall’ambiente esterno che spinge a contrarre

matrimonio. L’esempio pratico è una gravidanza indesiderata.

Per l’annullamento del matrimonio, le circostanze antecedenti, concomitanti e susseguenti, devono

essere negative per la simulazione del matrimonio. Se non provate, sono causa di non accoglimento

dell’attore.

IL GIURAMENTO NEL PROCESSO.

Secondo la giurisprudenza costituzionale, dagli anni 60 in poi e dal 1979 e 80, con l’abolizione del

giuramento testimoniale è la formula che deve introdurre la parte.

Le stesse, secondo l’art. 449 e 251 c.p., prevedono una analoga formula (consapevole della

responsabilità, che col giuramento assumete davanti a Dio ed agli uomini, giurate di dire tutta la

verità).

Per cui la dottrina rilevò il fatto che tale giuramento ledeva la libertà religiosa, pertanto la

problematica fu esposta alla Corte Costituzionale.

La prima sentenza è la 58/1960, la quale riteneva l’art. 449 c.p.p. illegittimo in riferimento all’art.

27 Cost. (libertà di pensiero).

Di senso contrario, altre sentenze dichiararono _infondata (pag. 7) la questione, rigettandola con

ordinanza n. 15/1961 e con sentenza n. 85/1963.

Nell’ordinanza 15/1961, veniva messa in relazione all’art. 8 e 19 della Cost., o libertà religiosa del

singolo, ritenendo infondata la questione. Con la sentenza n. 85/1963, si ritenne infondata la

questione rispetto all’art. 251 c.p.p. in relazione agli artt. 8, 19 e 21 Cost. – La corte rigetta la

questione con due motivazioni:

1) il giuramento non deve essere visto solo dal punto di vista religioso ma come induzione a

dire la verità;

Con la sentenza 117/1979, la corte dichiara parzialmente illegittimo l’art. 251 c.p.p. in relazione

all’art. 19 della Cost.- Quindi si ottiene la modifica della formula prevista previo il giuramente per

come segue:<<Consapevole della responsabilità davanti a Dio “se credente” e agli uomini, giuro di

dire la verità e null’altro che la verità>>.

Ma la questione non era ancora risolta. Così negli anni 80 vi furono due sentenze: la 234/1984 e la

278/1985 che rigettarono la questione illegittimità costituzionale ritenendo inammissibile la

questione.

La vera svolta ci sarà con la riforma del Codice di Procedura Penale del 1988, venendo eliminato il

giuramento dal processo penale con l’introduzione nell’art.- 497 c.p.p. di una formula di impegno

solenne a dire la verità.

A questo punto fu eliminato il giuramento penale creando una frattura con il processo civile; dunque

la Corte Costituzionale con la sentenza 149/1995 dichiarò illegittimo l’art. 251 c.p.p. in relazione

agli artt. 3 e 19 Cost.

La formula sarà così:<< Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la

mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia

conoscenza>>.

A questa sentenza segue la sentenza n. 334/1996 che dichiara parzialmente illegittima l’art. 238 del

c.p.c. in relazione agli art. 2, 3 e 19 della Costituzione.

Quali sono le conseguenze?

In seguito viene meno il riferimento alla responsabilità che si assumeva davanti a Dioe agli uomini

e viene sancito il permanere dell’obbligo di deporre per la parte, quindi anche per gli atei.

La dottrina parlava di giuramento laico. 4

L’art. 238 del c.p.c. recitava:<<Il giudice istruttore ammonisce che il giuramento ha importanza

religiosa e morale sull’atto da compiere e sulle conseguenze penali della false dichiarazioni e quindi

lo invita a giurare; il giurante in piedi pronuncia a chiara voce le parole:<<consapevole della

responsabilità che col giuramento davanti a Dio e agli uomini….>>. Per cui vi fu l’intervento del

legislatore ed il giudice istruttore ammonisce il giurante sull’importanza morale dell’atto e nella

formuletta viene cassa la parte “davanti a Dio e agli uomini consapevole della responsabilità morale

ecc.”.

Il giuramento non è più atto sacrale ma atto laico.

Volendo fare una comparazione:

- in Inghilterra abbiamo due tipi di giuramento: 1) OAT -> formula originaria; 2) sacrale ->

del principio dell’affermation.

- In Germania, anche qui di matrice religiosa, si passò al giuramento laico; con la formula del

2000 abbiamo una promessa solenne;

- In Spagna, si è passati dal “Juramento” alla promessa.

LO STATO CITTA’ DEL VATICANO E SANTA SEDE

Sono realtà profondamente diverse anche se intimamente connesse.

La Chiesa può definirsi come la società dei battezzati, che professano la stessa fede, partecipano

agli stessi sacramenti e tendono alla realizzazione degli stessi fini spirituali sotto la potestà del

Romano Pontefice e dei Vescovi con lui collegati (definizione del giudice).

E’ una società perfetta giuridicamente, quindi autosufficiente e sovrana.

La Santa Sede, invece, (o Sede Apostolica), in base all’art. 361 del C.J.C./1983, può essere intesa

non solo il Romano Pontefice ma anche quegli uffici collegati (la segreteria di Stato, il Consiglio

per gli Affari Pubblici per la Chiesa e gli altri organismi della curia).

La curia a sua volta è un complesso di dicasteri mediante i quali il Romano Pontefice esercita il

governo all’interno della Chiesa eccessivamente burocratizzato.

Lo Stato del Vaticano, in base al trattato del 1929 è la realtà territoriale riconosciuta alla Santa

Sede come propria sovranità che serve a garantire la libertà e l’indipendenza della Chiesa

Universale nello svolgimento delle sue funzioni.

Lo Stato Città del vaticano, ha come fini la Santificazione o (munus santificiendi) del fedele che

salva la sua vita nel vivere quotidiano, affinché possa raggiungere la vita ultraterrena. (VDS

l’OPUS DEI o santificazione del lavoro, affinché il fedele nell’ordinarietà sia santo. Esso può fare il

____________________________________ (pag. 11 inizio)

Lo Stato Città del Vaticano, nel perseguire i suoi fini, possiede una sovranità giuridica

internazionale (popolo, territorio, sovranità), per cui gli scopi di cui ci si prefigge, possono essere

più vari, senza che ne venga alterata la funzione __finale (pag 11)_. E’ una realtà unica, sia politica

che giuridica dei popoli.

Qui troviamo popolo, territorio, sovranità.

Il territorio misura 0,49 Km²., Comprende la Basilica e la piazza san Pietro, i palazzi del vaticano

ecc. Difatti, la questione romana riconobbe la titolarità di tali edifici.

Il popolo è determinato dagli art. 9 e 21 del trattato Lateranense; la cittadinanza si consegue in

modo del tutto particolare, ossia avendo stabile residenza ed a coloro che sono autorizzati dal

Romano Pontefice, il coniuge e i figli, gli ascendenti ed i discendenti dei cittadini vaticani ed i

Cardinali di Roma. Per la cittadinanza da ottenere basta ad un rapporto di lavoro o di autorizzazione

e quindi sulla volontà di ottenerla o di averla concessa. La stessa può essere sommata a quella

italiana (pluripolidica).

La sovranità è costituita dal potere d’imperio che è quel potere di comandoo di governo, volontà

suprema originaria ed indipendente che regge l’ordinamento per il raggiungimento dei propri scopi.

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I caratteri dell’ordinamento interno: lo Stato Città del Vaticano è una monarchia elettiva, può

definirsi uno Stato assoluto, Stato patrimoniale, Stato confessionale.

Il potere spetta al sovrano capo dello Stato, esplicandosi con dominio sulle verità rivelate.

L’ordinamento interno fa riferimento alla legge fondamentale dello Stato Città del vaticano (28

febbraio 2001).

I punti salienti sono:

1) il Sommo Pontefice ha la pienezza dei poteri, con gli “acta apostolice sedis”, che sono in

vigore non appena pubblicate;

2) per quanto riguarda la SEDE VACANTE, i poteri appartengono ai Cardinali come Collegio;

3) la rappresentanza dello Stato con gli Stati Esteri (politica estera), è riservata al Sommo

Pontefice, che lo esercita con la segreteria di Stato;

4) il potere legislativo, di fatto viene esercitato da una commissione competente per i testi

legislativi; -> vi sono 14 commissioni più altre aggregate. La commissione dura in carica 5

anni.

Quali sono le fonti del diritto della Città del Vaticano?

Sono: Il codice di diritto canonico, le costituzioni apostoliche (humanae vitae), mentre la

costituzione pastorale non è parte dell’ordinamento in sensi stretto.

Altre fonti sono le leggi emanate dal Sommo Pontefice ed i regolamenti emessi in materia

amministrativa.

Il potere esecutivo viene esercitato dal Presidente della Commissione.

Il potere giudiziario viene esercitato dagli organi costituiti secondo l’ordinamento giudiziario della

Chiesa.

Abbiamo il Tribunale della Rota Romana.

Si dice Rota perché quando si decideva vi erano tre giudici, che a turno, dal più vicino al più

lontano dello scranno, ruotavano tra di loro.

Il giudice unico competente in materia civile e penale è molto simile al nostro Giudice di Pace.

Poi c’è il cosiddetto Tribunale Apolostico della segnatura, per i ricorsi avverso le materie

amministrative – (tipo il Consiglio di Stato o la Corte di Cassazione).

L’art. 7 Cost. 1° comma – si riferisce al rapporto di indipendenza tra Stato italiano e Città del

Vaticano. Gli accordi fatti furono le _guarantigie (pag. 13) territoriali e le prerogative riconosciute

agli organi centrali della Chiesa. Esse sono le garanzie legate ai palazzi vaticani ecc.- Le prerogative

fanno si che alcuni organi centrali abbiano rilevanza interna nello Stato Italiano.

Gli obblighi per lo Stato italiano sono:

1) far si che lo Stato Città del Vaticano abbia adeguati collegamenti con lo Stato italiano;

2) fornitura di acqua, energia elettrica, allaccio fognario, strade ecc.

Per dette dotazioni abbisognevoli di qualsivoglia modifica e/o manutenzione è necessario il

beneplacito degli organi dello S.C.V.

Vi è poi la libertà di corrispondenza, l’esenzione cioè dei diritti doganali ecc.

Gli obblighi della santa Sede sono:

1) far fruire a tutta la popolazione dei tesori e delle opere della scienza e dell’arte che non

possono essere sottratti allo Stato italiano;

2) La Polizia (italiana), può intervenire in san Pietro in caso di pericolo;

3) Ai sensi dell’art. 22 del Trattato Lateranense ed a richiesta della santa Sede, l’Italia

provvederà alla punizione dei delitti commessi nello S.C.V.

Allora qual è la posizione della Chiesa all’interno del diritto internazione – L. 218/1995?

In considerazione del fatto che le sentenze della Chiesa vengono delibate dalla Corte d’Appello

(VDS le cause di giustizia matrimoniale ecclessistica), per cui la L. 218/1995 non si inserisce in tale

settore; ma la dottrina riferisce che la Chiesa Cattolica non è diversa da altri Stati, per cui essendo

una “societas perfetta”, non ha prerogative. 6

Ma altri studiosi, ritenendo che la Chiesa ha un fine ultraterreno, dicono che essa ha una

connotazione unica nel panorama internazione poiché mancherebbe la soggettività giuridica di

diritto internazionale o personalità giuridica internazionale – (secondo il “Donati”: per il fatto stesso

che i poteri si trovano dislocati in tutto il mondo).

Altri studiosi fra i quali “Chaumont”, ritengono che la struttura della Chiesa Cattolica sia

inconciliabile come membro della Comunità Internazionale.

Altri studiosi fra i quali “Quadri”, dicono che la Chiesa Cattolica non ha rapporti con tutti gli Stati,

per cui è un ordinamento sovranazionale tra gli ordinamenti sovranazionali.

Ma la Chiesa non si è mai posta al di sopra degli altri Stati perché essa ha fini diversi riguardo gli

ordinamenti sovranazionali.

La tesi del “Ballarino” sul non intervento degli accordi diplomatici tra Stati sostiene invece che la

Chiesa cattolica può stipulare trattati con i singoli tati (VDS trattato Lateranense ed altri accordi).

Ci sono 3 aspetti circa la posizione dello S.C.V. nel diritto internazionale:

1) lo S.C.V. è uno Stato riconosciuto di tipo diretto ed indiretto; il primo è quello riconosciuto

in Italia col trattato lateranense; il secondo è quello relativo agli accordi con glia altri Stati,

attraverso accordi diplomatici.

2) Lo S.C.V. è una Istituzione che provvede autonomamente alla sua organizzazione e che

stringe con altri soggetti di diritto atti internazionalmente rilevanti.

3) Lo S.C.V. è da considerare uno Stato neutralizzato, esente dalle operazioni belliche – (VDS

art 24 patto lateranense secondo il quale la Chiesa può intervenire solo per promuovere la

pace tra gli Stati).

Quando si parla di garanzie a favore della Santa Sede si deve fare distinzione tra privilegi e

prerogative:

I privilegi sono atti di riconoscimento che pongono la Chiesa in una posizione di vantaggio rispetto

agli altri Stati;

Le prerogative sono connaturate e connaturali allo stesso soggetto poiché fa parte della natura

stessa del soggetto (tipo la Corte Costituzionale).

Ci possono essere garanzie reali e anche personali (come quelle rivolte alla persona del Sommo

Pontefice come sacra ed inviolabile);

altre garanzie sono:

- In caso di accusa dei Cardinali, questi possono sceglie il foro dove essere giudicati;

- Esenzione del servizio militare e da ogni prestazione personale.

Cosa sono gli enti centrali della Chiesa garantiti?

L’ART. 11 DEL TRATTATO Lateranense prevede che gli enti centrali della chiesa cattolica, la

Curia Romana, siano esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato Italiano.

Gli Uffici della Curia Romana sono:

i dicasteri, le congregazioni, i tribunali apostolici, la segnatura apostolica, la Rota Romana e gli

Uffici Pontefici.

Altro problema essenziale sono i rapporti di lavoro dipendente tra il lavoratore e la Santa Sede, i cui

redditi sono esenti da tributi.

Competente a dirimere le diatribe sul versante lavoro è la giustizia italiana se le prestazioni sono

istituzionali degli enti pubblici datoriali.

Da distinguere dalle mansioni comuni, riferita a un regime particolare di tipo istituzionale, tipo il

tipografo (VDS sentenza Cassazione 4483/1998) mentre per il caso bibliotecario (VDS sentenza

5669/79).

Le problematiche degli enti ecclesiastici sono correlate al riconoscimento giuridico della personalità

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di ente ecclesiastico, riconosciuta dal 1984 anche agli enti di confessioni di minoranza.

L’art. 20 Cost. Italiana riferisce che nessun regime restrittivo può essere posto a carico delle

confessioni religiose.

Le confessioni religiose, di per se, non hanno personalità giuridica, semmai è la loro costituzione in

enti che ferisce tale riconoscimento.

Non esiste concetto univoco di ente ecclesiastico; alcuni autori mettono in evidenza la natura

associativa dell’ente, che sia legata ad una organizzazione confessionale, che si definisca Chiesa.

Altri individuano la personalità Giuridica nel fine dell’ente, ossia scopo di culto e di religione.

In realtà, le due tesi, secondo “Finocchiaro”, vanno sommate. Per cui va riferita alla normativa di

riferimento (L. 222/1986 abrogante la L. 848/1929).

L’ente ecclesiastico, di per se considerato, è l’ente evidentemente riconosciuto.

Il primo è retto da norme di diritto canonico, come ente eretto dalla Chiesa cattolica o approvazione

dello statuto; mancando ciò, verrà considerato ente sorretto dalle norme di diritto civile.

mentre l’ente ecclesiastico civilmente riconosciuto ha il riconoscimento della personalità giuridica,

come annoverato dall’art. 1 l. 222/1985, il quale recita: <<gli enti costituiti o approvati dalle

autorità ecclesiastiche aventi sedi in Italia ed abbiano fine di culto e di religione, possono essere

riconosciute come persone giuridiche agli effetti civili, con decreto del Presidente della

Repubblica, udito il Consiglio di Stato.>>.

Parere obbligatorio ma non vincolante: con la L. 127/1997, il parere della C.S.T. è venuto meno.

Quindi gli enti ecclesiastici, riconosciuti con personalità giuridica, sono civilmente riconosciuti.

Per l’attribuzione della qualifica, occorrono alcuni elementi:

1) “Condicio sine qua non” l’erezione da parte dell’autorità canonica o della chiesa;

2) l’ente deve avere sede in Italia;

3) l’elemento è il fine di culto o religione;

4) l’ente deve avere sufficienti mezzi di sostentamento per il raggiungimento dei propri fini;

5) la rispondenza dell’ente alle esigenze religiose della popolazione;

6) è necessario il provvedimento amministrativo degli effetti civili.

Questa combinazione dei vari elementi tra norme canoniche e norme generali riguardante la

costituzione degli enti in ambito civile, comporta il riconoscimento della personalità .

In conclusione, nel nostro ordinamento non esistono enti qualificabili come ecclesiastici, che non

siano inseriti nell’organizzazione della chiesa.

Per cui vi sono enti ecclesiastici di fatto: ossia enti che non hanno richiesto il riconoscimento o non

lo hanno ottenuto. Tipico esempio sono le associazioni pubbliche di fedeli cattolici che hanno

ottenuto la costituzione da parte dell’autorità ecclesiastica ma non il riconoscimento civile; quindi

detti enti generali per lo Stato, possono essere riconosciuti alla stregua degli enti ordinari.

Per cui non può esistere ente ecclesiastico che non sia approvato dall’ordinamento canonico. Ciò è

confermato dalla Sentenza del Consiglio di Stato n. 1530/1971, come regola fondamentale.

Il fine di religione e culto può essere desunto o presunto:

Viene presunto dalla legazione della chiesa Cattolica in base alla immolabile collocazione con la

gerarchia della chiesa.

Viene accertato, il fine, quando invece è ritenuto idoneo dallo Stato, come ciò avviene per le

fondazioni.

Il fine di culto deve essere costitutivo ed essenziale al fine dell’ente; per es.:”la solus animorum”,

quelle dirette all’esercizio del culto, alla formazione del clero, dei religiosi, quelli aventi scopi

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missionari, di catechesi, di educazione cristiana.

Con il termine clero, si intendono i preti secolari, consacrati, che vivono in mezzo a noi;

I religiosi sono quelli appartenenti agli ordini, quali: Francescani, Benedettini ecc.

I missionari, sono coloro che svolgono una missione della chiesa e gli eremiti.

Un ente ecclesiastico può ottenere la personalità giuridica pur svolgendo attività diverse, purchè non

preponderanti.

Solitamente le attività diverse sono quelle di beneficenza, di istruzione, di educazione e cultura,

attività commerciali e di lucro.

Il terzo elemento, quello della sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini, in relazione allo

scopo, per gli istituti religiosi e per le chiese aperte al pubblico e per le fondazioni.

L’ente deve rispondere alle esigenze della popolazione, tale clausola fa discutere parecchio, tra il

potere dello Stato nello sperequare nel merito l’utilità o meno di alcuni enti.

Il riconoscimento della personalità giuridica è di tipo amministrativo, regolato dalla L. 222/1985 e

modificato dalla L. 127/1997.

A ciò il rappresentante dell’ente, presenta una domanda al Ministero dell’Interno. Non esiste un

riconoscimento d’ufficio da parte dello Stato. Seguiranno gli accertamenti da parte della Pubblica

Amm/ne e la Prefettura della Provincia istruisce la pratica che, una volta completata, la invia al

Ministero degli Interni – Ufficio Generale Affari dei Culti, mirata con esplicito parere.

Espletata tale fase, vi è il provvedimento di riconoscimento di natura discrezionale, circa la

sussistenza del fine di religione e di culto e sulla utilità dell’ente.

L’ente che si ritiene leso può fare ricorso al T.A.R. per motivi di legittimità.

Compiuti tali accertamenti, vi è l’iscrizione dell’ente nel registro delle persone giuridiche dove

devono risultare le norme di funzionamento dell’ente, nonché il parere degli degli organi di

rappresentanza per la questione di certezza giuridica.

Il problema che si pone è se l’ente può perdere la personalità giuridica per revoca. La risposta è

affermativa. Nella prima ipotesi ci si riferisce a quando il riconoscimento sia stato concesso in

modo illegittimo per mancanza degli estremi previsti dalla legge.

Per revoca sono motivi sopravvenuti alla concessione, con effetti “ex tune” – retroattivi.

Altra ipotesi è il mutamento sostanziale dell’ente.

Il tutto è annotato sui pubblici registri della Prefettura.

La revoca può essere disposta con D.P.R., udita l’autorità ecclesiastica.

Alta questione è la trasformazione dell’ente, il quale può mutare il modo di esistenza, il fine

sostanziale è la consistenza patrimoniale; tale trasformazione per lo Stato non ha alcuna importanza,

purchè non vengono meno i requisiti.

Ultima ipotesi è l’estinzione che di norma avviene a monte da parte dell’autorità ecclesiastica, con

provvedimento di soppressione.

Distinguendo tra estinzione e soppressione:

L’estinzione avviene per cause intrinseche all’ente, il venir meno dello scopo, o perché raggiunto, o

impossibile da raggiungere.

La soppressione avviene per volontà diversa dall’ente stesso.

Anche queste due ipotesi comportano l’iscrizione sui registri della Prefettura.

A norma della L. 222/1985, il Ministro dell’Interno, con proprio decreto, provvede alla devoluzione

dei beni dell’ente; mentre prima i beni venivano dati all’ente ecclesiastico superiore, ma solo per gli

enti ecclesiastici riconosciuti civilmente.

Per quanto riguarda il riconoscimento degli enti ecclesiastici, alcuni sono riconosciuti

antecedentemente e sono di 3 tipi:

1) alcuni riconosciuti con i patti del 1929, Santa Sede, diocesi, parrocchia, capitali, seminari,

tribunali apostolici.

2) Altri sono stati riconosciuti con i nuovi accordi del 1984 o concordato di modifica del

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Corso di laurea: Giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Kore Enna - Unikore o del prof Pedullà Luca.

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