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Rara eccezione, oltre alla Turchia, è il Libano, stato multireligioso, che ha creato al suo interno un

sistema di democratica convivenza tra le varie religioni presenti al suo interno: musulmani (sciiti

3 4

34,1% - sunniti 21,2%), cattolici (maroniti) 23,4%, ortodossi 11,2 %, drusi 7%, altri 3,1% .

Negli altri paesi islamici dell’area mediterranea, c’è uno stretto legame tra potere politico e potere

5

religioso tanto che la legge statuale ha la sua fonte nella legge religiosa, la sharia o legge sacra

positiva. Vi è anche da dire che gli ordinamenti dei paesi islamici sono diversi tra loro, per esempio

il diritto di famiglia in molti paesi non è più quello contemplato dalla sharia, si veda l’eliminazione

della poligamia e il ripudio, ma anche il loro concetto di democrazia è diverso dal nostro. 6 del

L’Unione Europea non si occupava delle religioni fino all’allegato al Trattato di Amsterdam

1997 – la dichiarazione n. 11 sullo status delle chiese – nella quale veniva dichiarato che l’Unione

Europea non si interessava dello status delle confessioni religiose in quanto materia di competenza

dei singoli stati membri. Nel 1997 l’Unione Europea se ne occupa solo per dire che rimanda la

materia agli stati membri. 7

Solo nel 2004, con l’art. 52 del progetto di Costituzione Europea , l’Unione Europea si occupa delle

chiese, associazioni o comunità religiose, equiparandole però alle organizzazioni filosofiche e non

confessionali. In particolare il terzo comma detta: “Riconoscendone l'identità e il contributo

specifico, l'Unione mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare con tali chiese e

E’ una svolta rispetto alla posizione dell’Unione Europea fino a quel momento.

organizzazioni”.

PAESI SEPARATISTI, CONCORDATARI E CON RELIGIONE DI STATO

I paesi occidentali hanno tre tipi di sistemi: separatisti, concordatari o con religione di stato.

Il separatismo prevede una netta separazione tra Stato e istituzioni religiose e non vi è alcuna

influenza dello Stato sulla religione, ne il contrario e si identifica con il principio di laicità dello

3 Maroniti - Comunità di cattolici di rito siriano che vive nel Libano, con alcune importanti colonie in Egitto, a Cipro e in America. La sua origine

sembra situarsi nel VII secolo con l'adesione dei monaci del monastero di San Marone al monotelismo. Rifugiatisi sul monte Libano per fuggire gli

arabi, fondarono numerosi monasteri che nel XII secolo divennero sedi vescovili. Nel Medioevo, guidati dai vescovi e dalla nobiltà, crearono una

società semifeudale. In conflitto con gli arabi, accolsero favorevolmente le crociate e iniziarono così il riavvicinamento con Roma: l'unione fu

suggellata nel 1584 con la fondazione del collegio maronita di Roma, sede di formazione teologica dei maroniti. Minacciati dagli ottomani, nel XVIII

secolo ottennero la protezione del re di Francia. Nel 1860 furono protagonisti di un sanguinoso scontro con la setta musulmana dei drusi. Questo

conflitto proseguì anche in seguito, fino a sfociare in una disastrosa guerra civile (Libano).

4 Drusi - Setta religiosa, sorta in Egitto nell'XI secolo, poi trasferitasi in Siria e in Libano. Deriva il nome dall'egiziano ad-Darazi che ne fu

propagatore. Tra le sue credenze vi è quella che vede nel califfo fatimide al- Hakim un'immagine della divinità. Sebbene di origine musulmana, la

dottrina dei drusi, che accoglie anche elementi di origine cristiana, si pone al di fuori dell'Islam.

5 La Sharia è il complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica prende il nome di Sharia. In

quest'ultima convivono regole teologiche, morali, rituali e quelle che noi chiameremmo norme di diritto privato, affiancate da norme fiscali, penali,

processuali e di diritto bellico. Sharia significa, alla lettera, "la via da seguire", ma si può anche tradurre con "Legge divina".

6 Il Trattato di Amsterdam viene firmato il 2 ottobre 1997 dagli allora 15 paesi dell'Unione Europea ed è entrato in vigore il 1 maggio 1999. Questo

trattato è successivo al Trattato sull'Unione Europea (noto come Trattato di Maastricht) firmato nella cittadina neerlandese sulle rive della Mosa di

Maastricht il 7 febbraio 1992 dai 12 paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione Europea ed è entrato in vigore il 1° novembre 1993.

7 Il 29 ottobre 2004, i capi di Stato o di governo dei 25 Stati membri e dei 3 paesi candidati hanno firmato il trattato che istituisce una Costituzione

per l'Europa, che era stato adottato all'unanimità il 18 giugno 2004.

Il trattato potrà entrare in vigore soltanto quando sarà ratificato da ciascuno dei paesi firmatari secondo le proprie procedure costituzionali dei vari

paesi. Le procedure previste dalle Costituzioni, in questo senso, non sono identiche e comportano l'uno o l'altro dei due tipi di meccanismi seguenti, o

addirittura entrambi:

la via «parlamentare»: il testo è approvato in seguito al voto di un testo riguardante la ratifica di un trattato internazionale dalla o dalle camere

• parlamentari dello Stato;

la via «referendaria»: un referendum viene organizzato e sottoposto direttamente ai cittadini che si pronunciano a favore o contro il testo del

• trattato.

Queste due formule possono conoscere varianti o combinazioni a seconda dei paesi o di altre esigenze, ad esempio quando la ratifica del trattato esige,

a motivo del contenuto di questo testo, un adeguamento preventivo della Costituzione nazionale.

Una volta avvenuta la ratifica, ufficialmente notificata da tutti gli Stati firmatari (deposito degli strumenti di ratifica), il trattato potrà entrare in vigore

e prendere effetto in linea di massima, secondo quanto in esso stabilito, il 1° novembre 2006

Nei referendum in Francia e nei Paesi Bassi, svoltisi rispettivamente il 29 maggio e il 1º giugno 2005, la maggioranza degli elettori ha votato “no” al

testo della Costituzione. A fronte di questi risultati, il Consiglio europeo del 16 e 17 giugno 2005 ha ritenuto la scadenza del 1º novembre, che era

stata inizialmente prevista per l’entrata in vigore della Costituzione, non più perseguibile, in quanto gli Stati che non hanno ancora ratificato il trattato

non saranno in grado di fornire una buona risposta prima della metà del 2007. Tutti gli Stati membri, che abbiano o non abbiano ratificato la

Costituzione, si sono così presi una pausa di riflessione, da utilizzare anche per dibattiti e chiarimenti. Nel corso della presidenza austriaca del primo

semestre 2006, il Consiglio europeo esaminerà lo stato di avanzamento dei dibattiti sulla ratifica del trattato costituzionale.

Il processo di ratifica da parte degli Stati membri non è stato dunque abbandonato. Il calendario sarà, se del caso, adattato alle circostanze nei paesi in

cui non è ancora avvenuta la ratifica. 2

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Stato. Erano separatisti i paesi del blocco comunista, oggi lo è la Francia, gli USA, la Turchia e

alcuni paesi dell’area balcanica.

I paesi che hanno sistemi concordatari prevedono una bilateralità nei rapporti tra Stato e istituzioni

religiose. Tale rapporto bilaterale è costituito dal concordato, un atto internazionale bilaterale, il

quale contiene alcune materie miste dove Stato e Chiesa collaborano nella formazione delle leggi.

Gli stati europei che hanno sistemi concordatari sono l’Italia, la Spagna, il Portogallo, Austria,

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Belgio, Polonia ed alcuni Länder tedeschi. Anche l’Alsazia e la Lorena hanno sottoscritto un

concordato con la Chiesa cattolica, ma sono regioni francesi che appartenevano alla Germania

prima della seconda guerra mondiale e che avevano già il concordato prima dell’unione alla

Francia.

Infine hanno la Chiesa di Stato la Gran Bretagna, la Grecia e le monarchie scandinave.

La differenza tra i sistemi separatisti, concordatari e con religione di stato non ha impedito una certa

uniformità nei rapporti tra gli stati europei e le religioni. Questo sistema è stato definito piramidale

da Silvio Ferrari, perché il rapporto tra Stato e religioni è di tre livelli al di là che un paese sia

separatista, concordatario o abbia la religione di Stato. Vi è un livello base che lo Stato ha con la

stragrande maggioranza delle religioni, i cui rapporti sono regolati dal diritto comune, che non

godono di alcun privilegio. Poi vi è un livello intermedio con una minoranza di confessioni religiose

con cui lo stato ha un rapporto privilegiato rispetto al livello base e infine, all’apice della piramide,

vi il rapporto esclusivo tra lo Stato ed una religione che gode di particolare favore. Questa religione

che sta al vertice nei rapporti con lo stato può essere la Chiesa cattolica in Italia, la greco ortodossa

in Grecia, l’anglicana in Gran Bretagna, eccetera.

Il separatismo nei paesi comunisti è diverso per ragioni storiche. In questi paesi era lo strumento per

affermare l’ideologia marxsista che voleva escludere qualunque fede religiosa non solo dalla vita

pubblica, ma anche da quella privata. Per Marx la religione è l’oppio dei popoli, quindi l’uomo

socialista si doveva libera da tutte le credenze.

Questo processo comune a tutti i paesi dell’est raggiunge la sua punta estrema in Albania, dove la

Costituzione del 1976 sancì addirittura l’ateismo di Stato. Esempi di questa legislazione sono il

proibire atti di fede in pubblico e l’obbligo di chiedere la dichiarazione di ateismo a tutti colori

vogliono ricoprire incarichi pubblici.

Alla caduta del regime, nel 1990, non esisteva nessun luogo di culto in quanto furono tutti distrutti

ad eccezione di una moschea, salvata perché monumento nazionale, e di una chiesa trasformata in

palestra. Neanche Stalin fu così estremista, anche se distrusse tanti luoghi di culto tra cui la

grandissima chiesa del Salvatore a Mosca, rasa al suolo in una notte per costruire una piscina. Oggi

questa chiesta è stata interamente ricostruita.

La nuova Costituzione albanese, varata nel 1998, riconosce il ruolo fondamentale delle diverse

religioni per lo sviluppo della nazione albanese.

Tuttavia resta il Canun, una legge tribale del sangue e della vendetta. E’ una legge consuetudinaria

nella zona montuosa di Scutari che ha avuto il ruolo positivo di consentire, durante gli anni del

regime, di mantenere viva la tradizione e di conservare il patrimonio storico e culturale albanese.

LA SENSIBILITA’ DELLA QUESTIONE RELIGIOSA NEL DIRITTO

INTERNAZIONALE

Dopo la caduta del muro di Berlino e gli sconvolgimenti dei sistemi politici dei paesi dell’est, nasce

il bisogno di dare una forma giuridica ai diritti umani dei cittadini europei, in particolare per la

presenza di masse in continuo aumento di persone di fede islamica.

8 La Repubblica Federale Tedesca è uno Stato costituito da 16 Stati federali detti “Länder”. Tre di questi sono le cosiddette “città-stato”: Berlino,

Brema e Amburgo. Anche i Länder hanno un proprio Parlamento (“Landtag”), dove siedono i rappresentanti locali, e un proprio Governo

(“Landesregierung”). I capi di governo dei Länder vengono chiamati “Ministerpräsident” (Primo Ministro), tranne che nelle città-stato dove si parla

del “Erster Bürgermeister” o “Regierender Bürgermeister” (borgomastro). Le elezioni per i parlamenti dei Länder si tengono separatamente e

indipendentemente da quelle per il Parlamento nazionale. La durata della legislatura non è uguale in tutti i Länder: in alcuni si vota ogni quattro anni

in altri ogni cinque. 3

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Agli inizi del ‘900, prende consistenza il pensiero che la tutela dei diritti umani e della libertà

religiosa, può avvenire anche attraverso la guerra, fino ad arrivare all’intervento una

umanitario,

definizione generata da Giovanni Paolo II, per promuovere l’intervento armato dei paesi occidentali

a Sarajevo durante la guerra civile, quando la popolazione era alla fame per l’impossibilità di far

giungere rifornimenti alimentari.

Secondo Dammacco non è possibile difendere i diritti umani con la guerra, perché il primo di

questo diritto è proprio il diritto alla vita. I diritti sono una conquista subordinata alla tutela da parte

dello Stato.

Per alcuni, i diritti umani sono i diritti naturali cioè quei diritti che spettano all’uomo

indipendentemente che lo Stato li riconosca o meno, in sintesi si identificano con il diritto divino:

diritto alla vita, la libertà individuale ecc.

I PAESI BALCANICI

I paesi balcanici sono a maggioranza cristiana, ma in alcuni stati dell’Europa, come Albania, Bosnia

e Kosovo, l’islam è sempre stato presente e oggi è la religione di maggioranza. L’islam dell’area

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balcanica è di origine turca, a seguito dell’occupazione ottomana che durò per oltre sei secoli.

Una testimonianza della presenza turca è il corano albanese, le cui pagine sono scritte in un

riquadro centrale, in arabo, con intorno una cornice, scritta con caratteri latini in albanese di

derivazione sanscrita, un’antica lingua indiana di origine indoeuropea. La lettura del corano

albanese è da destra a sinistra e la sua stampa è stata autorizzata dall’Arabia Saudita e rappresenta

una particolarità, perchè il corano è scritto solo in lingua araba e non è traducibile, in quanto questa

è la lingua con cui Allah si è rivelato a Maometto, quindi solo il testo scritto in arabo è sacro.

Fino alla 1^ guerra mondiale, i balcani sono stato teatro degli scontri e delle tensioni tra l’impero

ottomano e il cattolico impero Asburgico, con gli attuali confini della Croazia che sostanzialmente

segnano quella che era l’antica divisione tra i territori dei due imperi.

Cessata la dominazione turca, durante il periodo del comunismo nell’Europa dell’est, molte libertà

erano state soppresse tra cui quella religiosa.

Ancora più tormentata è la storia dell’Albania, a maggioranza musulmana (84,4% contro il 6,2% di

cattolici) che proclama l’ateismo di stato nel 1976, ma che aspira a ricongiungersi al Kosovo,

anch’esso islamico, che fa parte politicamente della Serbia che invece è a maggioranza cattolica.

Attualmente i balcani sono divisi tra tre religioni:

musulmana in Albania, Bosnia e Kosovo, con una minoranza in Macedonia e Bulgaria (12,2%);

• ortodossa in Serbia, Macedonia, Bulgaria (36,8%) e Romania;

• cattolica in Slovenia, Croazia, Ungheria ed è una minoranza in Albania e Bosnia.

• L’USO DEI SIMBOLI RELIGIOSI

In Francia, stato separatista, la legge vieta alle ragazze musulmane l’uso del velo nelle scuole,

rischiando di allontanare le studentesse dalla scuola pubblica, con delle ricadute sull’integrazione.

In Belgio la scuola è laica e quindi le aule non devono contenere simboli religiosi (crocifissi, ecc),

ma tutti possono esprimere la propria appartenenza religiosa, finché questa non intacca la libertà

religiosa degli altri. Quindi il musulmano può portare il turbante, la donna islamica il velo, il

cattolico il crocifisso, ecc.

9 L’Impero Ottomano è stato fondato dai Turchi ottomani probabilmente già nel 1299 dai resti dell'ex Sultanato selgiuchide di Iconio (in turco,

Konya). Gli Ottomani prendevano il nome da Osman, fondatore di fatto della dinastia ottomana. Esso durò fino al 1923. Nei secoli XVI e XVII

l'influenza degli Ottomani sui Balcani raggiunse l'apogeo. Nel 1683 i Turchi tentarono nuovamente l'impresa di assediare Vienna e di abbattere

l'Impero asburgico. Essi furono però sconfitti nella battaglia di Vienna da una coalizione multinazionale guidata da Giovanni III Sobieski re di

Polonia - Lituania. Fu l'inizio del periodo di decadenza del Sultanato. Nel 1821 esso dovette affrontare la volontà d'indipendenza della Grecia.

Arrivarono aiuti da quasi tutte le nazioni europee e, alla fine, con la pace di Adrianopoli del 1829, i Turchi dovettero capitolare e riconoscere

l'indipendenza della Grecia. Nel 1830 il grande impero islamico subì un altro colpo con l'occupazione di Algeri da parte della Francia. Nel corso del

XIX secolo l'Impero vide poi ridursi progressivamente i propri domini europei con l'indipendenza della Serbia, della Romania con l'unificazione di

Moldavia e Valacchia, del Montenegro e della Bulgaria e l'espandersi di questi Stati e della Grecia ai danni degli Ottomani. I continui ingrandimenti

territoriali dei nuovi Stati balcanici furono sanzionati, in particolare, dalla Pace di Santo Stefano e dal Congresso di Berlino del 1878.

4

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In Francia, negli anni ’80 si moltiplicano le studentesse musulmane che nelle aule scolastiche

coprono il volto con il velo e quando alcuni insegnanti lo proibiscono, queste fanno ricorso. La

questione arriva al Consiglio di Stato che afferma la legittimità dell’uso del velo nelle classi e

quindi del simbolo religioso. La decisione è possibilista perché afferma che l’uso del velo non è in

contrasto con il principio di laicità, se questo rimane un fatto personale, cioè se non fa propaganda

religiosa o non genera scontri con altri studenti, in sintesi se non è contrario all’ordine pubblico.

Ma nel 1994 il Ministero della Pubblica Istruzione francese interviene con una circolare vietando

all’interno della scuola tutti i simboli religiosi ostentatori cioè che affermano il fenomeno religioso

con simboli molto evidenti.

Il Presidente della Repubblica francese nel luglio del 2003 nomina una commissione di riflessione

sull’applicazione del principio di laicità nella Repubblica che termina i lavori nel dicembre dello

stesso anno. Ne fanno parte avvocati, magistrati, studiosi, politici eccetera, ma è la stessa

commissione ad avere difficoltà a produrre norme che non siano in contrasto con il principio di

laicità, senza intaccare la libertà di culto dei cittadini. I lavori della commissione Stasi terminano

con il varo della legge 17/3/2004 n. 228 che, in applicazione al principio di laicità, stabilisce i limiti

all’esposizione di simboli religiosi nelle scuole nei collegi ed edifici pubblici. Simile è anche la

legislazione Belga. 10

Nel regno di Sardegna, l’art. 1 dello statuto Albertino imponeva: “La Religione Cattolica,

Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tollerati

La legge Casati (l. n. 3725 del 1859), sulla scuola pubblica e i suoi

conformemente alle leggi”.

arredi, introduce nelle aule, tra le altre cose, la foto del Re ed il crocifisso. Fu seguita da una serie di

circolari, regolamenti e leggi sull’argomento:

il R.D. n. 4336 del 1860, art. 140, contenente il regolamento di attuazione della legge Casati

• il R.D. 30 aprile 1924, n. 965, recante disposizioni sull’ordinamento interno degli istituti di

• istruzione media - nel capo XII intitolato "dei locali e dell’arredamento scolastico" - dispone che

ogni istituto d’istruzione media "ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso

e il ritratto del Re" ed è tuttora in vigore come ha confermato il parere 27 aprile 1988 n. 63 della

II Sezione del Consiglio di Stato;

il R.D. 26 aprile 1928 n. 1297, art. 119 e in particolare la Tabella C allegata allo stesso R.D. -

• riferito agli istituti di istruzione elementare, impone il crocifisso per ciascuna classe ed è tuttora

in vigore come ha confermato il parere 27 aprile 1988 n. 63 della II Sezione del Consiglio di

Stato;

il regolamento di cui al R.D. 6 febbraio 1908 n. 150 (allegato D relativo all’art. 112);

• circolare del 1967 del ministero della Pubblica Istruzione, con la quale si dispone che ogni aula

• scolastica deve avere: la bandiera, la lavagna, i banchi, le sedie, gli armadietti, il cestino per i

rifiuti ed il crocifisso.

Quindi non è tanto una motivazione religiosa che istituisce il crocifisso nelle scuole, ma

un’esigenza di determinare gli arredi scolastici.

Con la riforma del concordato, avendo abbandonato il principio della religione di Stato, anche

questa circolare poteva dirsi riformata nella parte in cui prevede il crocifisso.

Per alcuni autori, l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana ha comportato l’abrogazione

implicita di queste leggi e regolamenti del periodo regio, anche in mancanza di un’abrogazione

esplicita di queste norme.

Contro questa tesi si è espresso Paolo Giocoli Nacci, costituzionalista, che afferma che nel nostro

ordinamento non esiste l’istituto dell’abrogazione implicita, pertanto non si può dire che queste

norme sono state implicitamente abrogate. Tesi confermata dal Consiglio di Stato con il parere 63

del 1988 il quale ha aggiunto che il concordato del 1984 non si è espresso su questa materia,

pertanto la normativa sul crocifisso prerepubblicana va considerata vigente. Inoltre il crocifisso fa

10 Del 4 marzo 1848. 5

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parte del patrimonio storico nazionale e non è lesivo della libertà religiosa di chi professa religioni

diverse dalla cattolica.

Un caso concreto si è avuto quando un presidente di seggio, Marcello Montagnana, apparentemente

all’U.A.A.R. (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), si è rifiutato di assumere l’incarico

perché nelle aule italiane c’è il crocifisso, anche se non vi era nella sua aula. Il pretore di Cuneo

giudicava il motivo addotto dall’imputato non idoneo ad integrare una legittima facoltà

riconosciutagli dall’ordinamento per giustificare il rifiuto opposto e lo condannava per interruzione

di pubblico servizio. Su impugnazione del Montagnana, la corte di appello di Torino lo assolveva

perché il fatto non sussiste, ravvisando invece una correlazione tra la sua condotta e l’invocato

principio costituzionale della laicità dello Stato. Su ricorso del procuratore generale, tuttavia, la

Cassazione con la sentenza 13/10/1998 n. 10 annullava la sentenza di appello con rinvio ad altra

sezione della Corte di appello di Torino, perché mancava il nesso tra libertà religiosa e

adempimento del servizio. Ricorre per Cassazione l’imputato chiedendo l’annullamento della

sentenza in quanto non applica correttamente il principio di diritto fissato dalla Corte di cassazione.

Si ritorna alla Cassazione penale che con la sentenza 439 del 1° marzo 2000 annulla senza rinvio la

sentenza impugnata perché il fatto non costituisce reato, perché “costituisce giustificato motivo di

rifiuto dell’ufficio di presidente, scrutatore o segretario - ove non sia stato l’agente a domandare di

essere ad esso designato - la manifestazione della libertà di coscienza, il cui esercizio determini un

conflitto tra la personale adesione al principio supremo di laicità dello Stato e l’adempimento

dell’incarico a causa dell’organizzazione elettorale in relazione alla presenza nella dotazione

obbligatoria di arredi dei locali destinati a seggi elettorali, pur se casualmente non di quello di

specifica designazione, del crocifisso o di altre immagini religiose”.

Un caso più recente c’è stato all’inizio dell’anno scolastico 2003/2004, quando Adel Smith -

italiano convertito all’islam, ma che non si riconosce nell’U.C.O.I.I. - chiede all’insegnante della

scuola di Ofena (AQ) frequentata dai suoi due figli, di rimuovere il crocifisso appeso alla parete o,

in subordine, di appendere alla parete un quadretto con una sura del Corano. L’insegnante

accondiscende a quest’ultima richiesta, salvo poi venir smentita dal dirigente del complesso

scolastico che impone la rimozione del quadretto. A questo punto, assistito dall’avvocato Visconti

dell’Aquila, Adel Smith ricorre al tribunale del capoluogo abruzzese per ottenere un

pronunciamento d’urgenza. Investito della questione, il Tribunale dell’Aquila con un’ordinanza del

23 ottobre 2003 decreta la rimozione di qualsiasi simbolo religioso (inclusi quindi sure del Corano e

crocifissi vari) dal complesso scolastico entro trenta giorni dal pronunciamento. Decisione che

solleva polemiche, soprattutto da parte delle gerarchie ecclesiastiche e che porta ad una nuova

pronuncia del Tribunale dell’Aquila che con una sentenza collegiale ordina di rimettere il crocifisso,

ma rinvia la questione al giudice amministrativo. Parallelamente una donna protestante, di origine

nordeuropea, chiede al T.A.R. del Veneto la rimozione del crocifisso dalle aule frequentate dai figli.

Il T.A.R. del Veneto con la sentenza del 14/1/2004 n. 56 solleva la questione di legittimità

costituzionale per violazione della libertà religiosa. La Consulta con ordinanza 15 dicembre 2004 n.

389 “dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale” perché si

tratta di norme regolamentari.

La questione ritorna al Tribunale Amministrativo Regionale del Veneto, sezione terza, sentenza n.

1110/2005 ordina che il crocifisso rimanga nelle aule perché le disposizioni regolamentari “non

contrastano con il principio della laicità dello Stato repubblicano, emergente dalla Corte

costituzionale, laddove dispongono l'obbligatoria esposizione nelle aule della scuola pubblica del

Crocifisso, inteso quale simbolo di una particolare storia, cultura e identità nazionale oltre che

espressione di alcuni principi laici della comunità e, dunque, non solo contrastante ma addirittura

In altre parole, il crocifisso non solo

affermativo e confermativo del principio di laicità medesimo”.

non viola il principio di laicità, ma addirittura lo afferma e conferma, perché dal cristianesimo

stesso, con famosa frase di Gesù Cristo: “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quel che è di

nasce il principio di laicità.

Dio”, 6

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Per Il T.A.R. Veneto, il crocifisso “costituisce anche un simbolo storico – culturale, e di

conseguenza dotato di una valenza identitaria riferita al nostro popolo; pur senza voler scomodare

la nota e autorevole asserzione secondo cui "non possiamo non dirci cristiani" (Benedetto Croce),

esso indubbiamente rappresenta in qualche modo il percorso storico e culturale caratteristico del

“Riassumendo

nostro Paese e in genere dell’Europa intera e ne costituisce un’efficace sintesi”. e

concludendo, il crocifisso inteso come simbolo di una particolare storia, cultura e identità

nazionale - elemento questo immediatamente percepibile, oltre che espressione di alcuni principi

laici della comunità – il che richiede invece un ragionevole sforzo interpretativo - può essere

legittimamente collocato nelle aule della scuola pubblica, in quanto non solo non contrastante ma

addirittura affermativo e confermativo del principio della laicità dello Stato repubblicano”.

La decisone del T.A.R. Veneto viene confermata dal Consiglio di Stato con la sentenza 13/1/2006

n. 556 che afferma il principio della c.d. laicità relativa. Il Consiglio di Stato, in relazione alla

differenza con l’ordinamento francese e statunitense, dichiara che la laicità “è relativa alla specifica

organizzazione istituzionale di ciascuno Stato, e quindi essenzialmente storica, legata com’è al

In sintesi ogni stato intende la laicità in maniera autonoma, in

divenire di questa organizzazione”.

relazione alle diverse origini storiche. Infine vi è stata una circolare ministeriale del 2002 che invita

i dirigenti delle scuole pubbliche, tra le altre cose, di destinare nella scuola uno spazio per la

preghiera ed il raccoglimento e ribadisce l’obbligo di esporre il crocifisso nelle aule.

In sintesi, si deduce, che il concetto di laicità dello Stato in Italia e nettamente diverso da quello

della Francia, dove i simboli religiosi, anche personali, sono vietati nelle scuole perché in contrasto

con il principio di laicità, mentre in Italia diventano perfino un affermazione del principio di laicità

dello Stato.

Ma vediamo cosa succede nel resto d’Europa:

Il Tribunale Federale Svizzero, con una sentenza del 1990, annulla un ordinanza di un Sindaco

• che imponeva l’esposizione del crocifisso, perché la disposizione appariva una legittimazione

della religione di maggioranza da parte dello Stato e quindi in contrasto con il principio di

laicità dello Stato, perché esclude le altre religioni.

In Germania, stato federale dove i Länder possono legiferare, la Baviera, a maggioranza

• cattolica, con una legge impose il crocifisso nelle aule scolastiche. Ma la Corte costituzionale,

nel 1995, ne ha ordinato la rimozione, perché viola la libertà religiosa di studenti ed insegnati.

Sempre in Germania, una commessa del reparto cosmetici di un grande magazzino che dopo

• qualche anno decide di indossare il velo e invitata dalla direzione a toglierlo. Lei rifiuta e viene

quindi licenziata, perché il suo abbigliamento era di nocumento all’azienda perché allontanava

le clienti con la sua presenza velata. Il Tribunale costituzionale tedesco, con la sentenza del 30

luglio 2003, giudica nullo il licenziamento e ordina al datore di lavoro di riassumere la

commessa, affermando che non è dimostrato il nesso di causalità tra l’abbigliamento della

donna e l’ipotetico calo delle vendite dovuto all’allontanamento della clientela, disincentivata

dal velo indossato dalla commessa del reparto, anche perché il problema è comunque risolvibile

spostando la lavoratrice in un altro reparto. I precetti religiosi possono rendere legittimo il

licenziamento, solo se impediscono al lavoratore di adempiere ai suoi compiti, ad esempio un

commesso musulmano del reparto alcolici che si rifiuta di vendere liquori. Nel caso della

commessa del reparto cosmetici, il licenziamento lede il principio di libertà religiosa.

11 che per la loro religione devono

Ancora in Germania, su una questione riguardante i Sikh

• 12

portare i capelli, che non tagliano mai insieme alla barba, in un enorme crocchia con un

11 Il sikhhismo è una religione indiana fondata alla metà del 1400, frutto della fusione tra il Brahmanesimo e l'Islamismo. I sikh, riconoscibili per la

loro lunga barba, costituiscono una specie di teocrazia militare e, poiché rifiutano le caste, si considerano tutti uguali. Nel passato hanno anche

costituito una entità politica autonoma che governava i territori del kashmir e di Peshawar. In seguito all'indipendenza, il loro territorio è stato diviso

tra il Pakistan e l'India e ciò li ha portati ad un duro scontro con entrambi i paesi. Simbolo della religione dei sikh e della loro identità politica è il

Tempio d'Oro che sorge nella città. Completato nel 1601, fu successivamente abbellito agli inizi del secolo scorso, quando vennero fatte le dorature

che caratterizzano l'edificio e gli danno il nome. Il tempio sorge su una piattaforma al centro di un vasto bacino d'acqua e vi si accede da 4 porte.

L'interno del tempio è decorato con dorature, specchi e madreperla e vi sono raffigurati più di 300 varietà di animali fantastici. Amritsar, 700.000

abitanti, è un noto centro artigianale, ma è soprattutto la capitale del sikhhismo. In Italia, i sikh si trovano soprattutto nel nord-est, impiegati nelle

stalle, in quanto grandi allevatori di mucche che per loro sono sacre insieme alle vacche.

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turbante, oltre ad un pugnale rituale che ha creato dei problemi negli aeroporti. Un cuoco sikh

viene licenziato per motivi igienici, in quanto portava barba lunga e turbante anche sul luogo di

lavoro, ma il Tribunale del lavoro di Amburgo ne ordina il reintegro perché la scelta di portare

barba, capelli lunghi e turbante era dettata da motivi religiosi, quindi poteva essere spostato ad

altre mansioni che non richiedessero i capelli corti e la cuffia protettiva.

In Inghilterra, il regolamento dei vigili urbani stabilisce che sono esonerati dall’obbligo di

• indossare il casco sulle moto i sikh, perché devono portare il turbante per la loro religione.

In Canada, ad uno studente sikh che voleva portare a scuola il pugnale rituale, gli fu proibito

• dalle autorità scolastiche per ragioni di sicurezza. La Corte suprema, sentenza del 2 marzo 2006,

da ragione allo studente, poiché si tratta di un’esigenza di carattere religioso deve essere

consentita la detenzione nei luoghi pubblici.

In Spagna, il Tribunale superiore di giustizia delle Baleari, sentenza del 2002, giudica legittimo

• 13

il comportamento di un lavoratore ebreo che rifiuta di togliersi la kippà sul luogo di lavoro,

perché sull’esigenza dell’azienda di uniformare l’abbigliamento del personale, prevale la liberà

di religione del dipendente.

Questo problema in Italia è meno sentito che all’estero. Nel nostro paese gli artt. 19 e 20 della

Costituzione sanciscono la libertà religiosa consentendo di indossare i relativi simboli:

art. 19. – Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi

• forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il

culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

art. 20. – Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od

• istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami

fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

I limiti posti dall’ordinamento italiano alla libertà di abbigliamento nei luoghi pubblici sono:

Il Testo Unico sulle leggi sulla pubblica sicurezza, art. 85, vieta solo di comparire mascherati

• nei luoghi pubblici, quindi consente il velo quando non copre il viso, purché non maschera i

tratti somatici.

La legge 152/75, art. 5, vieta, sempre nei luoghi pubblici e durante le manifestazioni sociali,

• l’uso di caschi, passamontagna, ecc. perchè rendono difficile il riconoscimento della persona.

14 14/5/1995 autorizza l’uso del copricapo nelle foto di

La circolare del ministero dell’Interno

• riconoscimento, purché renda visibili i tratti somatici del volto. In pratica consente alla donne

islamiche di fare le foto con il foulard, purché non copra il viso.

Per analogia vediamo il giudizio della Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza 9/4/1993 n. 4307, per

un problema simile a quello del velo posto in ambito lavorativo. La Corte ha stabilito che il

lavoratore non è vincolato ad un certo abbigliamento, a meno che non debba indossare una divisa

15

aziendale, dovendo rispettare solo norme di igiene e sicurezza . In tal modo si ricava un precedente

che interpreta in senso permissivo l’uso dei foulard sul luogo di lavoro, purché non contrasta con

l'igiene e la sicurezza.

12 Capelli raccolti a spirale.

13 La kippà è il copricapo di diversa dimensione e foggia che gli ebrei osservanti indossano in ogni momento del giorno. Esso rappresenta il

sentimento di rispetto verso Dio. L'utilizzo di questo copricapo è comunque prescritto per ogni atto religioso e durante le preghiere.

14 In Italia si occupa dei rapporti con le religioni il ministero dell’Interno (il Dipartimento delle libertà civili e immigrazione con a capo un prefetto),

mentre in Spagna ed altri paesi se ne occupa il ministero della Giustizia. In Italia il Dipartimento delle libertà civili si occupa anche del

riconoscimento degli enti che devono fare la richiesta al prefetto che la porta all’attenzione del Ministro degli Interni per il suo parere. La competenza

del ministero degli Interni è un retaggio dello stato fascista perché le confessioni religiose erano considerate una questione di ordine pubblico.

15 La S.p.A. Gruppo Industriale Busnelli ricorre per Cassazione a seguito della sentenza del Tribunale di Monza che accogliendo l'appello del suo

dipendente Gesuino Bussu, ha ritenuto illegittimità la sanzione di tre ore di multa comminata e il successivo licenziamento per assenza ingiustificata,

disponendo la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, il pagamento delle retribuzioni maturate e il risarcimento del danno. La Cassazione ha

ritenuto che la pretesa della società di imporre al dipendente l'uso dei pantaloni lunghi, quale condizione per essere ammesso al lavoro, era priva di

giustificazione in mancanza di una esplicita norma o di un uso aziendale in tal senso; nè era applicabile il contratto collettivo nazionale del settore

laddove sanziona comportamenti contrari alla morale o all'igiene. 8

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sempre dato ragione agli stati sulla questione dei simboli

religiosi e la gran parte dei casi riguardano la Turchia, che pur essendo un paese islamico è laico

separatista.

La legislazione rigida nei confronti dell’uso del velo non riguarda solo la Turchia, ma anche la

Tunisia dove una legge ha vietato l’uso del velo anche nei luoghi pubblici ed è motivata dalla

volontà di contrastare il fondamentalismo islamico e l’ascesa dei loro partiti al potere statuale. In

particolare vediamo alcune sentenze relative ad abbigliamento a carattere religioso:

In Turchia, una legge proibisce di portare il velo nelle scuole e nelle università. Nel 1993 e nel

• 2004, due studentesse ricorrono alla Corte europea: una perché voleva frequentare le lezioni con

16

lo niqab e l’altra perché voleva comparire nella foto del diploma di laurea sempre con lo

niqab. La Corte di giustizia europea dà ragione alla Turchia, perché non contrasta con l’art. 9

della Carta europea dei diritti dell’uomo ed è conforme al principio di laicità dello stato turco e

della sua università laica (Sentenza del 3/5/93 e del 29/7/2004) in quanto assicura parità di

trattamento per tutte le religioni.

In Svizzera, nel 2001, un’insegnante di una scuola materna che voleva indossare il velo in

• classe, si rivolge alla Corte di giustizia europea che le da ragione in quanto non contrasta con il

principio di libertà religiosa.

In Francia, il sig. Full, di una setta induista, la Sikh, che indossava il turbante come segno

• dell’appartenenza religiosa, all’aeroporto viene obbligato dalla polizia a togliersi il turbante per

controlli di sicurezza. Il sig. Full, cittadino europeo, ricorse alla Corte perché riteneva violato il

principio di libertà religiosa e la libera circolazione dei cittadini europei all’interno dell’Europa.

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo con sentenza dell’11/5/2005 (Full contro Francia)

respinge il ricorso in quanto l’art. 9 della Convenzione europea diritti umani sancisce che la

libertà religiosa può essere limitata da quelle leggi che impongono misure necessarie alla

sicurezza nazionale e pubblica, al mantenimento dell’ordine pubblico, alla prevenzione reati,

alla salute e alla morale ed alla protezione dei diritti e libertà altrui. Quindi i controlli in

aeroporto, finalizzati a motivi di ordine pubblico, possono limitare la libertà religiosa. In

relazione al ricorso alla Corte per violazione della libertà di circolazione dovuta ai controlli in

aeroporto, la sentenza lo respinge perché i controlli non riguardavano solo i sikh, ma tutti i

passeggeri indistintamente. La sentenza fa riferimento anche ad un caso precedente avvenuto

nel Regno Unito, nel 1998, dove un cittadino inglese era stato multato perché circolava in moto

senza casco, ma con il turbante. Questi fece ricorso alla Corte Europea per violazione della

libertà religiosa in quanto asseriva di non poter togliere il turbante perché è un simbolo religioso

e anche in questo caso la Corte dette ragione al Regno Unito perché i motivi di sicurezza

stradale sono prioritari sulla libertà religiosa.

In Belgio, alcune studentesse, in tirocinio per assistente sociale, avevano portato il velo nei

• primi tempi di scuola. Quando hanno iniziato il tirocinio, gli viene vietato di indossarlo perché

gli assistenti sociali non devono mostrare la loro fede religiosa per non influenzare gli utenti. La

sentenza da ragione al Belgio perché ognuno può liberamente esprimere la sua appartenenza

religiosa, in quanto la laicità è garantita dalle istituzioni, ma nel momento in cui l’assistente

sociale opera all’esterno dell’ambiente scolastico, rappresenta le istituzioni e, in considerazione

che l’ordinamento belga è laico, anche gli assistenti sociali devono essere laici e quindi non

devono mostrare la loro appartenenza religiosa per non inficiare il lavoro che devono compiere.

A novembre 2006, il governo olandese ha annunciato di presentare, a breve, un disegno di legge che

vieta di nascondere il volto in luoghi pubblici e semipubblici. La legge punta anzitutto al 'niqab', il

velo integrale islamico, ovvero al 'burqa' di tipo afgano. Secondo la normativa, nei luoghi come

cinema, teatri, treni, stazioni, aeroporti, in strada e negli autobus sarà vietato coprire il viso. In base

alla legge attuale, un simile divieto è possibile solo in casi circostanziati di tutela della pubblica,

sicurezza e di comunicazione nell'amministrazione pubblica. Se la legge dovesse essere approvata,

16 Velo nero, ammanta l'intera figura, con una fessura all'altezza degli occhi.

9

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l'Olanda sarebbe il primo paese europeo ad avere una norma contro il velo integrale a livello

nazionale. A livello regionale esiste l'esempio del Belgio. Il governo delle Fiandre ha vietato

l'utilizzo del 'niqab' in luoghi pubblici, mentre in Francia e in vari Länder tedeschi è vietato nelle

scuole e nelle università statali l'utilizzo anche del hijab', il velo che copre solo i capelli. Il modello

in proposito è la normativa 'antivelo' in vigore in Turchia e Tunisia.

L’INFLUENZA DELLE RELIGIONI NEGLI ORDINAMENTI STATALI

I paesi europei sono divisi fra loro sul grado di laicità dello Stato e sullo stesso concetto di laicità.

Del resto, il rapporto tra lo Stato e le religioni diventa un argomento di importanza crescente, quasi

principe dei governi, in relazione alla crescita esponenziale di extracomunitari nei paesi europei.

Queste persone sono ormai diventate residenti di seconda generazione, quindi cittadini europei, e

come tale acquisiscono gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini.

Diventa sempre più difficile, soprattutto nei paesi separatisti, affrontare le c.d. le materie

res mixtae,

di interesse dello Stato e della Chiesa, con completo distacco dello Stato dalla religione, anche

perché la religione fa parte integrante del tessuto sociale dello Stato ed particolare per le religioni

più diffuse.

Lo stesso concetto di laicità varia da stato a stato; in Francia, la Commissione Stasi, ha dichiarato

che laicità è un concetto più politico che giuridico variabile nel tempo.

Oggi, i paesi occidentali hanno una legislazione più avanzata di quella italiana, perché, in genere,

hanno il concordato con la Chiesa cattolica, le intese con altre confessioni, ma anche una legge

generale sulla libertà religiosa, importante per favorire l’integrazione religiosa che, mancando, può

diventare la causa di contrasti tra la popolazione sfocianti in manifestazioni anche violente.

Allo stato attuale, di fronte alla presenza di cittadini di fede islamica, i paesi europei si sono

comportati in maniera differente: alcuni hanno tentato di organizzare una rappresentanza, ma senza

successo, altri hanno proibito qualsiasi differenza nell’esternare la fede religiosa (la Francia) ed altri

ancora, come l’Italia e il Belgio hanno cercato di bilanciare l’esigenza di laicità delle istituzioni con

la tutela della libertà religiosa individuale. Fino ad arrivare al caso estremo dell’Olanda in cui tutta

la collettività si organizza su base comunitaria dove l’appartenenza religiosa si identifica anche con

la comunità come scuole religiose, banche religiose, ecc. E’ il c.d. sistema dei pilastri (o

comunitarista): dalla nascita alla morte la vita è scandita dall’appartenenza ad una particolare

comunità religiosa. Questo sistema, che proviene da quello dell’Impero Ottomano dove le singole

comunità erano distinte in base all’appartenenza religiosa, è oggi in crisi perché la divisione delle

comunità porta alla tensione che degenera nello scontro, con conseguenze anche gravi per la

pacifica convivenza della popolazione nel suo insieme. Esempio è l’assassinio di Van Gogh che ha

portato allo scontro tra le comunità di diversa religione.

La presenza di popolazioni di fede islamica in Europa, ha portato ad aumentare la sensibilità dei

musulmani per i diritti umani fino a che si è giunti alla Carta araba dei diritti dell’uomo (adottata il

15 settembre 1994 con risoluzione n. 5437 dal Consiglio della Lega degli stati arabi), sottoscritta da

tutti i paesi arabi. In precedenza gli arabi avevano rifiutato di firmare la Dichiarazione universale

dei diritti dell’uomo, perché reputata inutile in quanto il Corano di per sè difende adeguatamente

quei diritti. LA LIBERTÀ DI RELIGIONE

Per i fautori della teoria giusnaturalistica, i diritti umani e le libertà fondamentali tra cui la libertà

religiosa, sono preesistenti allo Stato perché appartengono alla persona in quanto tale. Non sono il

frutto della concessione del potere, ma diritti naturali insiti nella natura umana.

Per i fautori della teoria positivistica, i diritti sono solo quelli riconosciuti dallo Stato che è l’unico

che può dire cosa è diritto e cosa non lo è. Per la teoria positivista il diritto positivo prevale sul

diritto naturale. 10

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La distinzione tra queste due teorie ha risvolti concreti: la dottrina cattolica afferma che la libertà

religiosa è un diritto naturale, mentre alcuni paesi comunisti affermano che è un diritto positivo,

quindi se riconosciuto, deve esserlo nella misura determinata dallo Stato.

La libertà di religiosa è una delle prima delle libertà e le prime guerre in Europa sono state a causa

della libertà religiosa.

La centralità del ruolo della religione negli ordinamenti democratici, è diventata evidente nel ‘900.

Il secolo scorso è stato importante per l’affermazione dei diritti umani e liberà fondamentali, ma

anche per le sue violazioni. Esempio eclatante è la brutalità del regime nazista e staliniano, fino ad

arrivare al conflitto nella ex Jugoslavia ed alla guerra in Iraq.

Nei paesi occidentali si è affermato il concetto giusnaturalistico della liberà religiosa, cioè non è lo

Stato che crea questi diritti, ma deve solo tutelarli.

Dopo la seconda guerra mondiale si è affermata l’idea di elaborare una normativa internazionale per

la protezione dei diritti umani, non limitata alla tutela statuale.

Per questa ragione si diffondono una serie di atti internazionali, ma con il grave limite di non aver

adeguati strumenti per poterli imporre agli stati.

Infatti, in Europa, i cittadini hanno la tutela della Corte Europea dei diritti dell’uomo, ma nei paesi

extraeuropei è difficile imporre ai vari stati il rispetto dei diritti umani, se non con l’utilizzo dei

caschi blu delle Nazioni Unite.

Una teoria si sta facendo strada nello scenario internazionale attuale: è la teoria del c.d . intervento

umanitario, nata nel 1992 con Papa Giovanni Paolo II, che un mercoledì, all’Angelus, chiese questo

intervento per salvare gli abitanti di Sarajevo affamati durante l’assedio.

Questa teoria è stata rielaborata per risolvere controversie internazionali, dietro il paravento

dell’intervento umanitario per agire contro i regimi dittatoriali che sopprimono i diritti umani e le

libertà fondamentali, come è accaduto con il U.S.A. in Afghanistan e Iraq.

L’applicazione concreta di questo principio non funziona proprio dal punto di vista giuridico, in

quanto il primo dei diritti umani è il diritto alla vita.

Per alcuni l’islam è incompatibile con i diritti umani e le libertà fondamentali, in realtà non è

incompatibilità, ma una diversa concezione di quei diritti.

Per esempio il concetto di libertà è diverso tra cultura occidentale e quella orientale islamica:

Per la cultura occidentale la libertà deriva dal concetto illuminista liberale quale autonomia delle

• facoltà della persona rispetto ai poteri dello Stato, mentre la libertà religiosa consiste nella

17 . Ma questo

libertà individuale di credere o non credere, come la definisce Francesco Ruffini

concetto della libertà è una conquista recente in quanto nei manuali degli anni ’40 del secolo

scorso l’ateismo non rientra nel concetto di libertà religiosa e anche in testi successivi alla

Costituzione italiana, verrà interpretato l’art. 19 Cost. come libertà di credere, ma non di non

credere che, al limite, rientra nell’art. 21 che garantisce la libertà di pensiero. La libertà

religiosa, come la intendiamo oggi, si è affermata con il processo di secolarizzazione per cui

diventa chiara la differenza tra religione e politica.

17 Nato a Lessolo Canavese nel 1863, Francesco Ruffini si è laureato in Giurisprudenza a Torino nel 1886. La formazione giovanile ha lasciato una

traccia indelebile: da un lato l’interesse per la ricerca storica, dall’altro la ricostruzione logico-giuridica dei rapporti fra Stato e Chiesa. Storia e

sistema sono alla base della metodologia di studio di Ruffini non solo nelle prime pubblicazioni, ma anche quando viene affrontando i problemi

centrali della sua opera, con i lavori di ampio respiro sulla libertà religiosa. Con lui dalla libertà religiosa si passa all’analisi dei diritti di libertà in

generale. Nel 1926 pubblica un volumetto con le sue riflessioni finali sui diritti di libertà, ne è editore un allievo entusiasta, Piero Gobetti. Il libretto è

un classico della letteratura liberale italiana e sarà ristampato in tutt’altro clima nel 1946. Dopo avere insegnato nel 1891 prima a Pavia e poi a

Genova, nel 1899 rientrò a Torino per sostituirvi lo storico del diritto e passare infine all’insegnamento del diritto ecclesiastico (1908). A Torino fu

preside di giurisprudenza (1904-1907) e rettore (1910-13).

Grande estimatore di Cavour, Ruffini ha seguito con intensità la vita politica, specie dopo la nomina a senatore nel 1914. Interventista è stato pure

ministro dell’istruzione tra il 1916 e il 1917. Divenne uno dei più intransigenti oppositori del fascismo, dai banchi del Senato come da quelli

dell’Università. Ecclesiasticista di rilievo è stato favorevole a un regime di separazione fra Stato e Chiesa avverso quindi alle scelte del fascismo,

quando si giunse ai Patti Lateranensi del 1929.

In Senato pronunciò rigorosi ed elevati discorsi contro le iniziative illiberali dell’epoca. Fu deciso a rifiutare nel 1931 il giuramento di fedeltà imposto

dal fascismo ai professori universitari: lui e il figlio Edoardo furono due dei soli 11 a non piegarsi, tra 1225 professori. Alla richiesta di giurare rispose

ufficialmente : “Io non posso – in coscienza e per la più elementare coerenza al mio passato accademico e politico – prestare il giuramento

richiestomi”

Obbligato a lasciare proprio quell’insegnamento universitario, a cui teneva profondamente moriva poco più di due anni dopo.

11

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Per la cultura islamica la libertà religiosa consiste nella possibilità di appartenere alla comunità

• dei fedeli. Il musulmano si sente libero se gli è consentito di far parte della sua comunità e

quindi non è un concetto individualista, ma comunitario per cui il musulmano si sente oppresso

o sente violata la sua libertà religiosa quando non fa parte o gli è impedito di far parte della sua

comunità.

La umma è la comunità dei fedeli: il musulmano prima di appartenere allo stato, appartiene alla

umma dei fedeli. Mentre una persona diventa cristiano con il battesimo, si entra nella umma per

diventare musulmano proclamando per tre volte, davanti a testimoni, una frase rituale: Allah è

l’unico dio e Maometto e il suo profeta. L’appartenenza alla umma dei fedeli comporta per il

musulmano l’acquisizione di uno status che garantisce tutti i diritti e le libertà.

Negli stati a prevalenza islamica, i dhimmi sono gli abitanti che non appartengono alla umma

perché di altre religioni. Questi, solo per il fatto di non appartenere alla umma non sono pienamente

liberi, non perché qualcuno li discrimina, ma la non appartenenza stessa alla umma li discrimina.

Per il mussulmano la non appartenenza alla umma discrimina in quanto è una loro scelta il non

voler essere islamico, ma facendo parte della umma sarebbero liberi come gli altri musulmani.

Per secoli, all’interno del mondo islamico, la presenza di altre religioni, in particolare ebraica e

cristiana, è stata ben tollerata, anche perché sono religioni monoteiste appartenenti alle genti del

18

libro (o religioni del libro) . Tanto che, con la cacciata dalla Spagna degli ebrei nel 1492, questi si

rifugiarono nei paesi islamici (Marocco, Algeria, Tunisia e Turchia). In questi paesi, e soprattutto

allora, la discriminazione nei confronti dei non musulmani consisteva anche in una tassazione

maggiore, tanto che molti ebrei ritennero più conveniente convertirsi all’islam.

Nei paesi a prevalenza islamica, la libertà religiosa è garantita solo come libertà di culto individuale

per cui il concetto di tolleranza per i non islamici si concretizza nel dare la possibilità di seguire il

loro culto e le regole della propria religione (ad esempio celebrare i matrimoni con il proprio rito,

19 , partecipare alle

avere potestà giurisdizionale nei confronti sui fedeli delle singole comunità

funzioni religiose, eccetera), ma non possono fare proselitismo. Inoltre, in genere, la religione

islamica proibisce il passaggio ad altre religioni, perché è vista come un attentato all’integrità della

20 .

comunità, tanto che per alcuni ordinamenti statuali è sanzionato con il reato di apostasia

La fonte della legge islamica è nel Corano, e nella sua interpretazione, la sharia, e per alcune

legislazioni statuali la sharia è una delle fonti del diritto, come per secoli lo è stato il diritto

canonico per i paesi occidentali.

Le fonti del diritto canonico sono due: di diritto divino e umano. Le fonti di diritto divino si trovano

nella Bibbia e sono immodificabili, invece le fonti di diritto umano possono cambiare. Nel diritto

islamico questa differenza non esiste, la fonte è una ed è divina.

In altri paesi islamici la sharia non è fonte del diritto come in Tunisia, dove è proibito l’uso del velo,

e in Marocco dove la nuova legislazione del diritto di famiglia è laica e ha eliminato ogni

riferimento alla sharia, proibendo anche la poligamia, il ripudio, eccetera.

In sintesi, vi è un diverso concetto di libertà religiosa tra musulmani e cristiani che influenza anche i

giuristi delle legislazione di tutti i paesi. Ma questa diversità di vedute sul concetto di libertà

religiosa, porta ad una sua elaborazione fatta in occidente che è la reciprocità. Questo concetto si

basa sul dato che grazie al concetto di libertà religiosa occidentale, è tollerato ben oltre la religione

musulmana, di quanto facciano i paesi islamici con le altre religioni, tanto da permettere la

costruzione di moschee, il proselitismo e perfino il cambio religione. Ma il concetto di libertà

religiosa occidentale è assoluto e quindi non varia in relazione a quanto concedono o proibiscono

altri, ad esempio nei paesi in cui non vi è la pena capitale, nessun cittadino di un paese straniero,

avente quella pena nel suo ordinamento, sarà mai condannato alla pena di morte.

18 Le religioni del libro sono così chiamate perché sono quelle in cui Dio si è rivelato agli uomini e la rivelazione raccolta in un libro (dal greco

Dette confessioni sono tre: ebraica, cattolica e islamica.

biblos).

Per le altre religioni, invece, esistono i testi sacri, ma sono compilazioni umane non rivelate che assumono il valore di sacertà (sacralità) perché

ritenute lo strumento indicante l’unico percorso che consente all’uomo di raggiunge la trascendenza.

19 Un principio riconosciuto già con l’impero Ottomano.

20 E’ l’abbandono totale e pubblico della propria religione o dottrina che in alcuni paesi del golfo Persico è punito con la morte.

12

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Nel dopoguerra si è creata una legislazione internazionale per definire e garantire i diritti umani e le

libertà fondamentali. In particolare abbiamo:

Dichiarazione Universale dei diritti umani, del 10 dicembre 1948, nella quale l’art. 18 riguarda

• la libertà religiosa: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di

religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di

manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il

Mentre

proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.”

l’art. 26, secondo comma, sancisce: ”L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della

personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà

fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le

Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il

Quest’ultima norma è stata creata per evitare una nuova emanazione

mantenimento della pace.”

di leggi razziali, e in modo particolare la persecuzione degli ebrei, che toccarono anche l’Italia

con le leggi del 1938 e precedentemente con un’interpretazione ambigua della legge 1159/29,

dove con alcuni atti amministrativi e circolari ministeriali avevano impedito il culto di alcune

chiese protestanti e soprattutto dei Pentecostali.

Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

• Firmata a Roma il 4 novembre 1950. Il Titolo I, Diritti e libertà, Articolo 2 - Diritto alla vita –

stabilisce: “Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere

intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale

pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito dalla legge con tale pena.”

Successivamente la pena di morte è stata eliminata da tutti gli ordinamenti europei (ad

esclusione della Bielorussia), anzi è diventata una condizione essenziale per entrare nell’Unione

europea. Invece l’articolo 9 - Libertà di pensiero, di coscienza e di religione, di cui il primo

comma tratta dei vari diritti “Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di

religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di

manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in

Il

pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti.”

secondo comma è inerente i limiti, al diritto di libertà religione: “La libertà di manifestare la

propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che

sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la

pubblica sicurezza, la protezione dell'ordine, della salute o della morale pubblica, o per la

Invece l’art. 19 della Costituzione italiana prevede

protezione dei diritti e della libertà altrui.”

l’unico limite dei riti contrari al buon costume. Questa convenzione è importante perché prevede

uno strumento di tutela dei diritti umani nella Commissione europea dei diritti dell'uomo

(istituita nel 1954) e nella Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo (istituita nel

1959) che dal 1998 opera senza il filtraggio della Commissione. Questa Corte è uno strumento

giurisdizionale al quale possono ricorre tutti i cittadini europei contro lo stato di appartenenza,

le cui sentenze sono definitive e obbligatorie per gli stati. Per questa ragione l’Europa è il

continente dove sono meglio tutelati i diritti umani e le libertà fondamentali.

Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 1975 è una

• organizzazione internazionale per la promozione della pace, del dialogo politico, della giustizia

e della cooperazione in Europa che conta, attualmente, 55 paesi membri ed è, pertanto, la più

vasta organizzazione regionale per la sicurezza; l'OSCE nasce a Helsinki come evoluzione della

Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa (CSCE). E’ importante per il ruolo

che ha svolto per l’affermazione dei diritti umani nei paesi dell’Europa orientale e per aver

iniziato il dialogo tra i paesi del blocco della NATO con quelli del Patto di Varsavia durante la

guerra fredda. Una peculiarità della Conferenza per la sicurezza è che viene sottoscritta anche

dalla Santa Sede che ne entra a far parte come membro effettivo, ma nell’atto di adesione è

specificato che la Santa Sede si asterrà dal prendere decisioni relative all’uso della forza.

L’interesse del Vaticano per questa organizzazione è dato dal fatto che era considerata di

13

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fondamentale importanza per l’affermazione e la difesa dei diritti umani e in modo particolare

della libertà religiosa nel paesi dell’est, dove questi diritti subivano maggiori violazioni. I paesi

per aderire all’OSCE devono osservare quattro condizioni:

avere un libero mercato,

o avere una moneta convertibile,

o garantire la libertà religiosa,

o garantire le libertà democratiche.

o

La Dichiarazione Universale dei diritti umani ha efficacia solo negli stati che vi hanno aderito e

anche per questi non ci sono mezzi per farla rispettare. Inoltre un gruppo di stati dell’area del golfo

Persico guidati dall’Arabia Saudita si rifiutarono di sottoscriverla. In un memorandum del 1975,

viene spiegato questo rifiuto affermando che per i paesi musulmani era assurdo sottoscrivere una

dichiarazione sui diritti umani, poiché la e la legge islamica tutelano già i diritti dell’uomo

sharia

che essendo una legge divina è migliore delle leggi umane. Bisogna considerare anche che la legge

islamica è immodificabile e l’interpretazione è ferma alcuni secoli addietro e questo spiega perché

alcuni paesi islamici non hanno sottoscritto la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. In altre

parole, per i paesi musulmani sottoscrivere la Dichiarazione equivale a contraddire la legge

islamica.

Negli anni però, questa posizione dei paesi arabi si è modificata e dagli anni ’80 in poi si sono avute

una serie di dichiarazioni relative ai diritti umani. Tra queste vi sono:

Nel 1981 nasce il Consiglio Islamico d’Europa che nel 1990 sottoscrive la Dichiarazione

• Islamica dei Diritti dell’Uomo sottoscritta da intellettuali, rappresentanti di associazioni. E’

importante dal punto di vista politico, perché ha lo scopo di condividere determinati valori

fondamentali per iniziare un’opera di riavvicinamento dei paesi arabi all’occidente. Ma dal

punto di vista giuridico perché non ha rilevanza per gli ordinamenti degli stati, perché non è

firmata da nessun governo cioè è solo una dichiarazione di intenti.

La dichiarazione islamica dei diritti umani firmata al Cairo nel 1990.

• Nel 1994 la Lega Araba sottoscrive al Cairo la Carta araba dei diritti dell’uomo che ha un valore

• giuridico in quanto è un accordo di diritto internazionale. La Carta Araba tutela la libertà

religiosa delle religioni del libro ed è importante perché sottoscritta dalla Lega Araba, che

raggruppa tutti i paesi arabi, e dai governi che ne fanno parte. Tra le stranezze di questa Carta vi

21 22

, ma non per l’antisemitismo .

è la condanna per il sionismo L’ITALIA

Il principio di laicità in Italia non è espressamente previsto dalla Costituzione, ma è

un’interpretazione dalla Corte Costituzionale.

La dottrina, però, solleva dei dubbi sulla laicità del nostro Stato: per Finocchiaro non è uno Stato

laico, ma liberale-pluralista; per il Cardia laico-sociale perché interviene nell’ambito religioso in

quanto ne condivide i principi.

Del resto il nostro ordinamento attuale ha cercato di rimediare alle c.d. “leggi eversive” che hanno

confiscato i beni della chiesa dopo il 1870, con la caduta dello stato Pontificio.

La Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, prevede il concordato per la religione

cattolica e le intese per le altre religioni. Ad oggi sono state stipulate sei intese, di cui cinque

partecipano alla ripartizione dell’8 per mille, mentre non partecipa l’Unione Cristiana Evangelica

Battista:

1. nel 1984, con la Tavola valdese, (partecipa alla ripartizione dell’8 per mille dal 1994);

2. nel 1986, con l’Unione Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno;

21 Il sionismo è il desiderio degli ebrei di ritornare a Sion, sinonimo tradizionale di Gerusalemme e di Terra d'Israele, che è stato sempre al centro

della loro vita nella diaspora (dispersione della popolazione ebraica fuori dalla terra d'Israele) nel corso dei secoli. Si afferma dopo la seconda guerra

mondiale diventando una dottrina politica che portò alla costituito dello stato di Israele.

22 L’antisemitismo è la discriminazione degli ebrei su base religiosa o etnica, ultimamente diffusa nei paesi arabi, anche se per motivi politici più che

religiosi. 14

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3. nel 1986, con le Assemblee di Dio (non partecipa alla ripartizione dell’8 per mille per le quote

non espresse);

4. nel 1987, con l’Unione Comunità Ebraiche italiane;

5. nel 1993, l’Unione Cristiana Evangelica Battista;

6. nel 1993, Chiesa Evangelica Luterana in Italia.

Nel 2000 il Governo ha firmato due intese: con l'Unione Buddista Italiana e con i Testimoni di

Geova; ma queste non sono ancora state ratificate dal Parlamento italiano.

In sintesi in Italia abbiamo il concordato con la Chiesa cattolica, sei intese con altrettante

confessioni religiose e la legge 1159/29, detta dei culti ammessi, per la disciplina dei rapporti con le

religioni senza intesa, che rappresenta la nostra la legge generale sulla libertà religiosa fino a

quando non sarà approvata la nuova legge, sulla quale ci sono disegni di legge già dal 1990.

Vi è differenza tra l’art. 7 Cost. e l’art. 8 Cost. L’art. 7 – dice: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono,

ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti

Lateranensi. Le modifiche dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di

revisione costituzionale”.

L’art. 8 dice: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le

confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno il diritto di organizzarsi secondo i propri statuti,

in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono

regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze”.

E’ evidente che mente l’art. 7 dice “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine,

l’art. 8 si limita a dire: “Tutte

indipendenti e sovrani” le confessioni religiosi sono egualmente

Quindi da un lato abbiamo una religione, sovrana come lo è Stato,

libere davanti alla legge”.

dall’altra, tutte le altre religioni che sono uguali davanti alla legge, come lo sono tutti i cittadini.

Inoltre il secondo comma dell’8 aggiunge che le religioni “diverse dalla cattolica hanno il diritto di

organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico

mentre per la religione cattolica “le

italiano”, modifiche dei Patti, accettate dalle due parti, non

Cioè, da un lato le religioni sono libere di

richiedono procedimento di revisione costituzionale”.

organizzarsi finché non sono in contrasto con la legge, dall’altro per la Chiesa cattolica è addirittura

possibile fare dei patti senza revisione costituzionale.

Inoltre i patti Lateranensi sono un atto internazionale, disciplinato dalla legge internazionale, con

una serie di garanzie previste per i trattati, invece le intese sono atti di diritto interno che non hanno

quelle garanzie previste per i trattati internazionali.

Altro elemento essenziale è che per la Chiesa cattolica abbiamo il concordato, con le altre

confessioni le intese.

In teoria tutte le confessioni religiose potrebbero ottenere le intese, in realtà così non è. Infatti

malgrado le intese fossero previste dalla Costituzione già dalla sua entrata in vigore nel 1948,

23 .

bisogna attendere il 1984 per avere la prima intesa che fu stipulata con la Chiesa valdese

Il motivo di questo ritardo è politico in quanto si è voluto attendere la stipula del nuovo concordato,

prima di stipulare le intese con le confessioni religiose di minoranza.

Si cominciò a parlare di modiche al concordato del 1929, di epoca fascista, gia dagli anni ’50, ma

solo il 18 febbraio 1984 (tra il presidente del consiglio italiano Craxi e il segretario di Stato del

Vaticano Casaroli) venne firmato il nuovo concordato tra Stato e Chiesa cattolica.

L’entrata in vigore della Costituzione aveva reso incostituzionali molte delle norme contenute nel

concordato del ’29 frutto dell’ideologia fascista, come la religione di Stato che per il vecchio

concordato era quella cattolica, mentre la Costituzione italiana ha sancito la libertà di culto.

Per questa ragione più volte la Corte costituzionale era intervenuta per cambiare alcune norme del

concordato del ’29 perché in contrasto con la Costituzione e questo aveva fatto nascere la necessità

di stipulare un nuovo concordato adeguandolo alla Costituzione repubblicana.

23 Intesa siglata nel 1984 e approvata con la legge n. 449 dell'11 agosto 1984, successivamente integrata con la legge n. 409 del 5 ottobre 1993 in

virtù della quale la confessione partecipa all'otto per mille del gettito IRPEF.

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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto ecclesiastico comparato. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il diritto ecclesiastico comparato serve a comprendere non solo la legislazione ecclesiastica italiana, ma anche a vedere come la legislazione estera abbia affrontato le stesse materie e risvolti che ne sono derivati. A differenza di altri diritti, la libertà di religione è un diritto sancito dall’art. 19 della Costituzione a tutti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Lo Giacco Maria Luisa.

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