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CAPITOLO V: L S C R

O TATO E LE ONFESSIONI ELIGIOSE

M C

DI INORANZA NELLA OSTITUZIONE

Oltre all’art. 7 (riguardante i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica), nella Costituzione

risulta fondamentale l’ questo detta le norme fondamentali sui rapporti con tutte le

art. 8:

altre confessioni. In particolare modo, il 2° ed il 3° comma di suddetto articolo sono

importanti per capire quale posizione tiene lo Stato nei confronti di tali confessioni. Già il

fatto che nel 2° comma le qualifichi come “

CONFESSIONI RELIGIOSE DIVERSE DA QUELLA

”, fa capire che in realtà non esiste quell’

imparzialità che lo Stato dovrebbe

CATTOLICA

avere nei confronti di tutte le confessioni. Quindi, data questa situazione si può dedurre

disciplina i rapporti con la confessione di maggioranza, l’

che mentre l’ art. 8

art. 7 Cost.

regola i rapporti con le confessioni di minoranza.

Cost.

In precedenza, abbiamo già visto che tutte le confessioni religiose organizzate danno vita

ad altrettanti ordinamenti originari ed indipendenti da quello dello Stato. Questo implica

che i rapporti tra queste confessioni e lo Stato devono essere “

REGOLATI PER LEGGE SULLA

”. Questa norma è presente al 3° comma

BASE DI CON LE RELATIVE RAPPRESENTANZE

INTESE ed essa vale per tutte le confessioni.

dell’art. 8 Cost.,

Le intese che si stipulano tra lo Stato e le confessioni religiose fanno sorgere molti

problemi come la natura giuridica delle intese, la posizione delle intese nei confronti del

procedimento legislativo, a chi spetto la capacità di spularle ed altri ancora. Il 3° comma

dell’art. 8 Cost. contiene una riserva di legge nella materia della disciplina dei rapporti tra

Stato e confessioni di minoranza; questa riserva, poiché garantisce la libertà religiosa (che

ha un importanza pari alla libertà personale), deve essere compresa tra le riserve assolute

di legge o le riserve rafforzate o aggravate nel senso che il potere legislativo può essere

esercitato solo con modalità particolari (cioè sulla base di accordi ed intese).

Una tesi che riguarda le intese è quella che nega loro qualsiasi natura giuridica,

considerandole solo come atti politici che non vincolerebbero il legislatore a adeguarsi alle

situazioni di esse; ma questa tesi è stata confutata in quanto è stato osservato che “

LE

”. Infatti, essendo

INTESE APPARTENGONO EFFETTIVAMENTE AL CAMPO DEL DIRITTO

costituzionalmente garantito il fatto che le norme riguardanti i rapporti tra le confessioni

di minoranza e lo Stato debbano essere poste su basi di intese, una legge che regolasse tali

rapporti non in base a tali intese sarebbe incostituzionale (lo stesso vale per l’abrogazione

di tali norme, che possono avvenire solo mediante accordi). Possiamo perciò definire le

come un “ ”, il quale, per non eludere la

LIMITE PER IL LEGISLATORE ORDINARIO

INTESE

garanzia costituzionale offerta alle minoranze religiose, deve attenersi alle intese per poter

legiferare. Il compito del Parlamento, perciò, dovrebbe essere solo quello di tradurre in

forma giuridica le disposizioni concordate”; però, siccome il Parlamento ha il potere di

rifiutare l’approvazione di una legge di esecuzione di intese con una confessione di

minoranza, esso ha un potere deterrente nei confronti di accordi che non siano accettabili

dallo Stato. 25

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Per quanto riguarda la , essa spetta solo a quelle

CAPACITÀ A STIPULARE LE INTESE

confessioni di minoranza organizzate, cioè a quei gruppi che (usufruendo della libertà di

organizzazione) abbino assunto un preciso assetto istituzionale.

Un altro problema riguarda le così dette : cioè bisogna vedere se le intese

INTESE PLURIME

possono essere stipulate solo tra lo Stato ed una sola confessione religiosa, o se possono

essere stipulate con il concorso di più confessioni. Alcuni autori appoggiano la prima tesi

affermando che ogni confessione ha un suo proprio carattere, diverso dalle altre

confessioni, e quindi le intese devono essere fatte singolarmente; ma queste difficoltà

possono essere superate, dato che alcune confessioni di minoranza potrebbero avere

interessi comuni e quindi potrebbero dare vita ad intese plurime.

La spetta senza dubbio al G . Siccome le intese

COMPETENZA A STIPULARE LE INTESE OVERNO

comportano l’emanazione di una legge, esse rientrano nella responsabilità politica del

Governo; inoltre, sono accordi che devono essere valutati sotto il profilo dell’opportunità

politica e del rispetto della Costituzione. Quando viene stipulata una intesa generale o una

intesa che è ricca di contenuti, c’è bisogno dell’intervento del Presidente del Consiglio:

quando si stipulano intese che rientrano nella competenza di un singolo dicastero, basta

l’intervento del Ministro di quel determinato settore. È chiaro che le decisioni prese da

queste personalità devono essere esaminate dal Consiglio dei Ministri: esso ha il potere sia

di autorizzare la stipulazione dell’intesa, sia di deliberare il disegno di legge di

approvazione dell’intesa stipulata.

Risulta essere importante anche il problema del : esse vanno dalla

CONTENUTO DELLE INTESE

posizione giuridica delle istituzioni religiose all’istruzione religiosa nella scuola pubblica,

dalla tutela della libertà religiosa alla disciplina del matrimonio religioso e così via. Anche

se per alcuni autori esistono delle restrizioni ai possibili temi selle intese, dobbiamo dire

che in realtà queste limitazioni non sono giustificate dal nostro ordinamento: difatti esso

impone al Parlamento solo di rispettare la Costituzione. Quindi ’

L INTESA È AMMISSIBILE

.

PER OGNI MATERIA

Adesso dobbiamo definire qual è la : cioè dobbiamo capire

NATURA GIURIDICA DELLE INTESE

se queste siano o . Chi afferma che le intese

ATTI DI DIRITTO INTERNO ATTI DI DIRITTO ESTERNO

siano simili ai concordati si sbaglia: difatti il CONCORDATO È UNA CONVENZIONE ESTERNA

regolato da un ordinamento diverso da quello dello Stato e della Chiesa, mentre l’

INTESA È

dalla forma libera, i cui vizi danno vita solo a

UNA CONVENZIONE DI DIRITTO INTERNO

questioni di legittimità costituzionale. Quindi la dottrina considera l’intesa come un atto di

diritto interno, in considerazione del fatto che le confessioni di minoranza sono viste come

ordinamenti subordinati allo Stato: ma se affermiamo questo, automaticamente viene a

cadere la preclusione a considerare le intese come atti di diritto esterno, comunque diversi

dai concordati (poiché i concordati sono regolati da norme di diritto internazionale

generale). In astratto, possiamo affermare che le intese sono atti di un ordinamento esterno

creato dall’incontro della volontà dello Stato con la volontà delle confessione di

minoranza: dunque, un ordinamento esterno diverso dall’ordinamento internazionale.

Il carattere esterno delle intese sembra essere confermato dalla stipulazione dell’

Intesa del

tra lo Stato e la Tavola Valdese. Questo accordo, per le forme solenni e

21 febbraio 1984 26

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per la partecipazione di alte autorità governative, è da considerare un atto di diritto

esterno.

Dobbiamo ricordare che esistono ordinamenti esterni che non vivono a pieno titolo

nell’ordinamento internazionale. Un esempio è rappresentato dall’Ordine di Malta

(S.M.O.G.M.), il quale è considerato soggetto di diritto internazionale. Escludendo questo

caso, :

LE CONFESSIONI DI MINORANZA NON HANNO SOGGETTIVITÀ DI DIRITTO INTERNAZIONALE

ma il diritto italiano, riconoscendo tali confessioni come ordinamenti giuridici e regolando

i rapporti con queste sulla base di intese bilaterali, esteriorizza tali rapporti. Ciò comporta

che nell’atto di stipulare le intese, le confessioni non siano considerate come sudditi dello

Stato e le intese non siano considerate atti interni all’ordinamento italiano.

In definitiva, possiamo affermare che le INTESE SONO ATTI BILATERALI CHE LA

in una sfera giuridica diversa da quella dell’ordinamento statuale,

C

OSTITUZIONE COLLOCA

cioè ’

IN UN ORDINAMENTO CHE VIENE DI VOLTA IN VOLTA CREATO DALL INCONTRO DELLA

.

S

VOLONTÀ DELLO TATO CON LA VOLONTÀ DELLA CONFESSIONE DI MINORANZA

Come abbiamo già visto in precedenza, è compito del Governo stipulare queste intese. Il

’ ha inizio con la presentazione al

PROCEDIMENTO LEGISLATIVO PER L ESECUZIONE DELLE INTESE

Parlamento del disegno di legge necessario per adattare l’ordinamento italiano al

contenuto delle intese stesse. I disegni di legge qualificano le disposizioni proposte come

’ (e non come norme dirette a eseguire l’

intesa);

NORME DI APPROVAZIONE DELL INTESA

durante il dibattito parlamentare nono è possibile presentare emendamenti che mutino il

senso delle disposizioni concordate. Una volta emanata, LA LEGGE DI APPROVAZIONE NON

, ,

PUÒ ESSERE SOSPESA MODIFICATA DEROGATA O ABROGATA SE NON IN ESECUZIONE DI NUOVE

S : il ha tolto la

3° comma dell’

art. 8 Cost.

INTESE TRA LO TATO E LA CONFESSIONE INTERESSATA

possibilità allo Stato di poter modificare tali leggi senza intese con la confessione di

minoranza considerata, ma ha la possibilità di abrogare le norme delle leggi del 1929-30

che siano in contrasto con la Costituzione (se limitano l’uguale libertà di tutte le

confessioni). Inoltre, queste leggi sono garantite dalla Costituzione nei confronti di

qualsiasi altra legge ordinaria. Questa garanzia fa sì che tali leggi siano inserite nella

categoria delle "leggi rinforzate". Infine bisogna tener presente che, anche se è

fondamentale l’intervento del Parlamento per la formazione di queste leggi, lo stesso

Parlamento non può produrre una legge valida in questo settore che non sia preceduta da

intese o che non dia piena esecuzione a queste.

27

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L L R

CAPITOLO VI: A IBERTÀ ELIGIOSA

O I

NELL RDINAMENTO TALIANO

Come abbiamo già visto in precedenza, la nel nostro Paese è garantita

LIBERTÀ RELIGIOSA

dalla Costituzione: pensiamo agli art. 2, 3, 7, 8, 19 e 20. Però, oltre queste norme, dobbiamo

ricordare anche le leggi introdotte nell’ordinamento in esecuzione di convenzioni

internazionali.

Per quanto riguarda i , l’ordinamento italiano ha

TRATTATI INTERNAZIONALI BILATERALI

cominciato ad assumere obbligazioni rilevanti nell’ambito internazionale dopo la fine

della guerra nel 1918. Siccome l’Italia conquistò territori come l’Istria, cominciò ad essere

di rilevante importanza il problema degli ortodossi: così furono stipulati vari accordi. Ma

tali accordi furono completamente stravolti dalla 2° Guerra Mondiale e dal Trattato di

pace che l’ha conclusa. Ad ogni modo, questi tipi di accordi erano diretti a garantire la

libertà religiosa: infatti, il singolo che professava quella determinata confessione era

completamente libero da impedimenti che potessero derivare dall’ordinamento statuale;

inoltre lo Stato doveva rispettare tale libertà e non poteva interferire nel suo esercizio.

Per quanto riguarda i dobbiamo dire che, dopo

TRATTATI INTERNAZIONALI MULTILATERALI

la fine della 2° Guerra Mondiale, la libertà religiosa è stata proclamata come principio

fondamentale da osservare da una serie di convenzioni internazionali e da molte

dichiarazioni dell’ONU; molto importanti risultano le convenzioni che sono state rese

esecutive nel nostro ordinamento interno. Le più importante sono il T RATTATO DI PACE DEL

1947 tra l’Italia e vari Paesi e la C 1950

ONVENZIONE EUROPEA DEL PER LA SALVAGUARDIA DEI

’ ; l’

art. 15 del Trattato obbliga l’Italia a

DIRITTI DELL UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI

rispettare la libertà di culto; la Convenzione riconosce ad ogni singolo individuo la libertà

di conoscenza e di religione.

Il diritto di libertà religiosa garantito dalla Convenzione europea è assicurato anche dal

T ’U E stipulato a Maastricht il il quale

7 Febbraio 1992,

RATTATO DELL NIONE UROPEA

richiama espressamente la Convenzione. Le norme derivanti da tali accordi internazionali

sono state poste nell’ordinamento italiano da leggi ordinarie; tali leggi ordinarie hanno la

caratteristica che, fino a quando saranno in vigore nell’ordinamento internazionale fra gli

Stati che li hanno stipulati, non potranno essere modificate o abrogate unilateralmente dal

legislatore ordinario.

Il diritto alla libertà religiosa è presente anche nello S ’ONU, dove troviamo

TATUTO DELL

che uno dei fini di tale organizzazione è quello di promuovere ed incoraggiare il rispetto

dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali senza distinzioni di sesso, razza, lingua o

religione. Sempre nell’ambito dell’ONU sono state stipulate delle C (a cui

ONVENZIONI

l’Italia ha aderito) dove il fattore religioso è garantito sotto vari aspetti: è chiaro che tali

convenzioni sono dei trattati internazionali multilaterali che obbligano gli Stati ratificanti

ad applicare le norme in esse contenute. Infine, non dobbiamo dimenticare che la libertà

pensiamo,

religiosa è spesso e volentieri ricordata anche nelle D ’ONU:

ICHIARAZIONI DELL

ad esempio, alla in cui la

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948

28

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religione è dichiarata come diritto di libertà e non può essere considerata come fattore

discriminante dei diritti dei singoli. Comunque, è bene ricordare che i principi contenuti in

queste Dichiarazioni non fanno parte del diritto internazionale generale in quanto

l’Assemblea dell’ONU ha solo il potere di emanare raccomandazioni, ed è quindi priva di

poteri legislativi mondiali; ma quando queste Dichiarazioni influiscono sulla prassi degli

Stati e danno vita a dei comportamenti conformi tra i vari Stati, allora tali Dichiarazioni

possono formare una .

CONSUETUDINE INTERNAZIONALE

Il diritto alla libertà religiosa, a volte, può essere trovato anche in atti internazionali che

non hanno efficacia giuridica: fanno parte di questi accordi i documenti che hanno

concluso le riunioni della C S C E

ONFERENZA SULLA ICUREZZA E LA OOPERAZIONE IN UROPA

(CSCE). Questi accordi sono risultati molto importanti, soprattutto per i rapporti tra il

mondo occidentale e i Paesi dell’Est europeo: ma, come abbiamo già visto, questi non

possono essere considerati come produttivi di effetti giuridici. Nel 1994, la CSCE è stata

trasformata in (O S C E ).

OSCE RGANIZZAZIONE PER LA ICUREZZA E LA OOPERAZIONE UROPEA

Nella Dichiarazione conclusiva è sottolineato come tutti i Paesi facenti parte a tale

organizzazione si debbano impegnare per “garantire la libertà di coscienza e di religione e

per promuovere un clima di tolleranza”.

Anche il P E si è più volte interessato al problema della libertà

ARLAMENTO UROPEO

religiosa, anche se non può essere considerato un organo legislativo dell’Unione: quindi le

risoluzioni date dal Parlamento Europeo non pongono in essere norme giuridiche, ma

valgono come indicazione delle tendenze dominanti nell’Unione.

Ma la libertà religiosa è garantita anche dalle norme che rendono esecutivi i C ONCORDATI

con la Santa Sede e le I con i rappresentanti delle altre confessioni religiose. Se

NTESE

pensiamo al notiamo come la Chiesa cattolica già da allora assicurò

Concordato del 1929,

ai propri fedeli una misura di libertà che non era presente in nessun’altra confessione

religiosa: ma le norme che scaturirono da questo stato di cose erano il frutto di un regime

autoritario, e quindi o costituivano un privilegio per quella determinata confessione o

adducevano ad una libertà contraffatta (assicurata in astratto, ma negata in concreto).

Diverso è il caso degli e delle stipulate con varie confessioni

Accordi del 1984 Intese

religiose a decorrere da quell’anno: questi sono stati formati dopo che le libertà garantite

dalla Costituzione si erano effettivamente consolidate nella realtà di tutti i giorni. Con tali

Accordi ed Intese si cerca in tutti i modi di agevolare la libertà religiosa delle confessioni

stipulanti non in maniera astratta, ma in maniera concreta (andando dal riconoscimento

della personalità giuridica degli enti al matrimonio, dall’insegnamento della religione

all’assistenza spirituale).

Infine dobbiamo ricordare che anche all’interno del sono poste le garanzie

DIRITTO PRIVATO

giuridiche per avere il diritto alla libertà religiosa (pensiamo alla disciplina dei rapporti tra

i componenti della famiglia e quella dei lavoratori subordinati).

Come tutte le libertà, la libertà religiosa può essere vista da vari punti di vista. Se la

consideriamo dal , essa coincide con la così detta

PUNTO DI VISTA TEOLOGICO LIBERTÀ

: per libertà ecclesiastica si intende la LIBERTÀ DEGLI APPARTENENTI AD UNA

ECCLESIASTICA 29

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DETERMINATA CONFESSIONE DI CONFORMARE LE PROPRIE AZIONI QUOTIDIANE AI PRECETTI DI

. Dal , la libertà religiosa coincide

TALE CONFESSIONE RELIGIOSA PUNTO DI VISTA FILOSOFICO

: infatti, questa sta ad indicare la liberazione dello spirito

con la LIBERÀ DI PENSIERO

dell’uomo da ogni concetto dogmatico.

art.19 Cost. la libertà religiosa è vista come un dei singoli e dei

Nell’ DIRITTO SOGGETTIVO

1) 2)

gruppi sociali alla: professione della fede religiosa; propaganda in materia religiosa;

3) Queste sono le tre fondamentali facoltà esteriori

esercizio privato e pubblico del culto.

della vita religiosa che ricadono sotto la disciplina dell’ordinamento, e che la Costituzione

ha voluto proteggere: tutti gli individui e tutti i gruppi sociali sono perciò liberi di poter

esercitare queste facoltà senza correre il rischio di trovare degli impedimenti da parte

dell’autorità statale.

Oltre ad essere un diritto soggettivo, la libertà religiosa è anche un DIRITTO PUBBLICO

: pubblico in quanto può essere azionato nei confronti dello Stato. Infatti, la

SOGGETTIVO

Costituzione esclude qualsiasi tipo di limitazione alle facoltà prima elencate (tranne che

per il principio del buon costume per l’esercizio del culto), e qualunque intervento in

questo senso risulterebbe illegittimo.

È opportuno ricordare che tutti i diritti di libertà garantiti dalla Costituzione (quindi anche

la libertà religiosa) possono essere limitati da un potere dell’autorità di governo solo

quando questo potere le sia stato attribuito esplicitamente dalla stessa Costituzione. Nella

nostra Costituzione le libertà sono state promosse al rango di , e gli

DIRITTI FONDAMENTALI

eventuali provvedimenti devono essere presi da un potere espressamente previsto dalla

art. 1 del

Carta Costituzionale. Per capire meglio questa situazione facciamo l’esempio dell’

Concordato del 1929, secondo cui “in considerazione del carattere sacro della città

Eterna… il Governo italiano avrà cura di impedire a Roma tutto ciò che possa essere in

contrasto con detto carattere”: secondo tale articolo, bisognava limitare in quel

determinato territorio l’esercizio del diritto di libertà religiosa. Ma questa norma fu

Accordo del 18 Febbraio 1984,

abrogata dall’ nel quale troviamo una norma in cui si

afferma che “la Repubblica italiana riconosce il particolare significato che Roma ha per la

cattolicità” senza dare al governo alcun potere per limitare l’esercizio dei diritti di libertà.

Fino ad ora abbiamo considerato la libertà religiosa basandoci sul diritto positivo, ma non

mancano le . Tali tesi cercano, a volte in maniera molto forzata, di trarre

TESI RESTRITTIVE

dei principi diversi limitando o il contenuto del diritto di libertà o il diritto all’adesione ad

art. 19 Cost.

una confessione. Ma queste tesi cancellano completamente il dato offerto dall’

(sulla salvaguardia del diritto del singolo a non essere vincolato da alcuna norma di

carattere religioso) e dagli altri articoli costituzionali che garantiscono a tutti i cittadini il

diritto si riunirsi, organizzarsi, manifestare liberamente le proprie idee: quindi, volendo

estremizzare il concetto, viene ad essere garantita anche la facoltà di assumere posizioni

eterodosse (pensiamo al diritto di professare l’ateismo in forma individuale o associata).

Adesso passeremo a considerare alcune tesi che riguardano la libertà religiosa.

Cominciamo a considerare la LIBERTÀ RELIGIOSA COME SCELTA TRA I VALORI POSTI

’ , in cui l’

importanza della libertà sta nella facoltà di ognuno di “fare le

DALL ORDINAMENTO 30

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cose che sono degne di essere fatte”. Ma da questo punto di vista, la libertà è intesa come

virtù secondo una concezione aristocratica: invece, sappiamo che la Costituzione,

garantendo a tutti la libertà religiosa, ha inteso proteggere gli uomini comuni. Quindi NON

, .

VI È SOLO IL DIRITTO DI SCEGLIERE MA VI È ANCHE IL DIRITTO DI NON COMPIERE ALCUNA SCELTA

Durante gli anni ’60, si andò diffondendo la tesi della LIBERTÀ RELIGIOSA COME

: cioè, si pensava che l’

uomo fosse veramente libero quando partecipava in

PARTECIPAZIONE

maniera diretta all’esercizio di quegli atti a cui fosse interessato. L’equivalenza tra libertà e

partecipazione all’interno dell’ambito religioso comporta sicuramente un vivo

interessamento da parte del singolo alla vita di un dato gruppo religioso, ma trascura il

diritto alla miscredenza e alla non partecipazione ad alcun gruppo (diritti garantiti dalla

nostra Costituzione).

Un’altra tesi è quella della “ ”: formale nel senso

LIBERTÀ RELIGIOSA COME LIBERTÀ FORMALE

che tale libertà sarebbe a favore solo di coloro i quali possono esercitare di fatto le facoltà

ad esse connesse. Quindi essa è una libertà che potrebbe essere utilizzata a pieno solo dalle

confessioni meglio organizzate (in particolare dalla Chiesa cattolica). L’equilibrio

pluralista garantito dalla Costituzione non consente allo Stato di intervenire per

ridistribuire le risorse a disposizione dei singoli o dei gruppi: allo Stato si può solo

chiedere di non favorire le confessioni di maggioranza in confronto a quelle di minoranza.

Alle tesi che cercano di ridurre l’ambito della libertà religiosa, possiamo contrapporre

quelle teorie che considerano la “ ”.

LIBERTÀ RELIGIOSA COME UNA LIBERTÀ PRIVILEGIATA

Questa teoria scaturisce dall’interpretazione dell’ con gli altri articoli della

art. 19 Cost.

Carta che prevedono altri tipi di libertà: se pensiamo alla libertà di riunione e di

associazione (art. 17 e 18 Cost.) o alla libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.)

considerate all’interno della libertà religiosa, si potrebbe pensare che la libertà religiosa sia

una libertà disciplinata da norme costituzionali speciali e più favorevoli. Ma non è proprio

così: l’esistenza di una norma apposita a garanzia della libertà religiosa non deve essere

ricercata nel fatto che essa sia una libertà privilegiata, ma in ragione d’ordine storico e

recenti. Infatti la libertà religiosa è stata una delle prime libertà ad essere rivendicata come

diritto nei confronti dello Stato. Una volta escluso che la libertà religiosa sia una libertà

privilegiata in sede costituzionale, adesso dobbiamo vedere se essa non lo sia in sede di

legislazione ordinaria: in questo caso vengono subito a mente le agevolazioni finanziarie

nei confronti delle confessioni religiose. Ma quando queste vengono erogate in maniera

prominente a favore di una confessione di maggioranza, si finisce con l’alterare la

posizione di uguaglianza che dovrebbero avere tutte le confessioni. Questa disparità di

trattamento non è completamente giustificabile con il fatto che le confessioni di

maggioranza debbano essere favorite in quanto contano un maggior numero di fedeli. Lo

Stato, da parte sua, dovrebbe mantenere una posizione imparziale: dovrebbe dare a tutti in

maniera giusta e non solo secondo il criterio proporzionale, per concedere un minimo di

risorse anche alle confessioni religiose di minoranza.

Senza ombra di dubbio, la è un diritto pubblico soggettivo che i singoli e

LIBERTÀ RELIGIOSA

le formazioni sociali possono far valere nei confronti dello Stato. Ma non dobbiamo

31

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dimenticare che essa è anche un DIRITTO SOGGETTIVO VALIDO ED EFFICACE NEI RAPPORTI TRA

. Il nostro ordinamento offre gli strumenti adatti per far valere tale diritto nei casi

PRIVATI , l’

in cui esso venga messo in discussione. All’interno del art. 147 c.c.

DIRITTO DI FAMIGLIA

imponeva ai genitori da impartire ai propri figli una educazione e una istruzione

del 1942

“conformi ai principi della morale”; ma questa norma è stata sostituita dall’

art. 29 della

il quale impone ad entrambi i coniugi di “mantenere,

legge n. 151 del 19 Maggio 1975,

educare ed istruire la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle

ispirazioni dei propri figli”. Anche se in nessuna delle due norme si parla di educazione in

materia religiosa, è chiaro che i genitori sono liberi di educare i propri figli a questa o a

quella religione o all’ateismo: però questo è soltanto un avviamento, in quanto i figli

hanno la massima libertà di scegliere la religione da professare anche prima del

compimento del 18° anno di vita. Per quanto riguarda l’influenza che un coniuge può

esercitare nell’ , non sorge alcun problema quando i

EDUCAZIONE RELIGIOSA DEI PROPRI FIGLI

genitori seguono lo stesso orientamento religioso; quando invece appartengono a religioni

diverse o vi erano dei mutamenti nell’ambito della vita coniugale, era il padre che

decideva (ciò che avveniva anche per altre decisioni). Ma tale situazione era in contrasto

con i principi contenuti all’interno degli i quali pongono i genitori sullo

art. 29 e 30 Cost.,

stesso piano in merito alla potestà sulla prole. Oggi, a norma dell’ sappiamo

art. 316 c.c.,

che entrambi i genitori possono influire sull’educazione religiosa dei figli in uguale

maniera: nel caso in cui i genitori siano separati e in disaccordo sulla scelta religiosa da

presentare ai propri figli, allora ci si rivolge al tribunale per i minorenni.

Anche vige il diritto di libertà religiosa nel senso che entrambi sono liberi di

FRA I CONIUGI

professare la propria religione, di non credere, di cercare di influire in modo lecito

sull’altro coniuge per convertirlo alla propria religione o per allontanarlo alla miscredenza:

chiaramente deve sempre vigere il principio del rispetto delle idee dell’altro coniuge,

senza mai sfociare nel fanatismo religioso.

La libertà religiosa potrebbe trovare dei limiti nell’ . Se consideriamo

AMBITO SUCCESSORIO

gli atti di ultima volontà in cui il obblighi il beneficiario dell’eredità a tenere un

de cuius

comportamento religioso, la validità di tale atto è dubbia; infatti, nel caso in cui il testatore,

con quelle disposizioni, cercasse di far compiere al beneficiario un atto contrario alle

proprie convinzioni, gli atti non sono validi; invece, nel caso in cui tali disposizioni siano

poste in favore del beneficiario, tale condizione sarebbe lecita.

Un altro settore in cui in cui la libertà religiosa può incontrare delle limitazioni è quello dei

. Esistono delle norme che hanno tolto ogni dubbio circa l’

illiceità delle

RAPPORTI DI LAVORO

discriminazioni religiose e della limitazione della libertà religiosa nel rapporto di lavoro

subordinato: gli atti e gli accordi diretti a subordinare l’occupazione, il licenziamento, i

trasferimenti e via discorrendo di un lavoratore in base alla sua appartenenza religiosa o

alla sua attività in materia religiosa .

SONO DICHIARATI NULLI

Ciò vale anche per il rapporto di pubblico impiego.

Per quanto riguarda quelle norme che escludono la possibilità ad alcune persone di poter

svolgere determinate professioni o alcune funzioni pubbliche, queste non violano la libertà

religiosa di costoro in quanto esse sono poste in essere non per fissare una incapacità, ma

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per stabilire una incompatibilità tra due uffici diversi. Totalmente diverso è il caso di un

ente confessionale che richieda ai propri dipendenti di appartenere ad una determinata

confessione religiosa: infatti loro hanno il potere di assumere o licenziare un proprio

dipendente a seconda della religione da quest’ultimo professata, poiché qui entra in ballo

l’autonomia e la libertà dell’organizzazione stessa.

Come abbiamo potuto vedere, hanno particolare importanza per il fenomeno religioso gli

L’ dichiara al la “

art. 3 e 8, comma 1 della Costituzione. art. 3 Cost. 1° comma PARI DIGNITÀ

’ … ”; al 2°

SOCIALE E L UGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE SENZA DISTINZIONE DI RELIGIONE

attribuisce alla Repubblica il compito di “

comma RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE

, ’ ,

ECONOMICO E SOCIALE CHE LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L UGUAGLIANZA DEI CITTADINI

IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E L EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI

’ , P ”.

TUTTI I LAVORATORI ALL ORGANIZZAZIONE POLITICA ECONOMICA E SOCIALE DEL AESE

Quindi, in base a questo articolo, il legislatore non può far nascere criteri di

discriminazione per quelle caratteristiche qui elencate (sesso, razza, lingua, religione, ecc.).

dell’ afferma che “

Il art. 8 Cost.

1° comma TUTTE LE CONFESSIONI RELIGIOSE SONO

”: dunque questa norma concerne il tema della

UGUALMENTE LIBERE DAVANTI ALLA LEGGE

libertà religiosa in maniera preminente e si prefigge di assicurare a tutte le confessioni

religiose la stessa misura di libertà tanto per l’organizzazione, quanto per il culto, la

propaganda e così via. Inoltre, questa norma fa scaturire l’illegittimità costituzionale di

tutte quelle norme di legge che vanno a limitare le libertà garantite dalla Costituzione.

Il fatto che la Costituzione conceda la stessa ed uguale libertà a tutte le confessioni

religiose, lascia il legislatore

LIBERO DI TRATTARE CON LE VARIE CONFESSIONI A SECONDA

. Infatti la Costituzione riconosce l’

uguaglianza delle

DELLE NECESSITÀ E DELLE OPPORTUNITÀ

varie confessioni religiose sotto il profilo della libertà e non del trattamento cui possono

essere fatte oggetto; tant’è vero che la stessa Costituzione, riconoscendo l’importanza

primaria della Chiesa cattolica all’interno del nostro Paese e prevedendo di regolare i

rapporti con quest’ultima in maniera differente da quelli previsti per le altre confessioni,

mostra di considerare in modo differente i vari fenomeni sociali. Anche qui prevale la tesi

che è ingiusto trattare in modo eguale casi diversi, e in modo diverso casi eguali.

Se consideriamo la libertà religiosa come , sembra

DIRITTO SOGGETTIVO INDIVIDUALE

evidente che la Costituzione conceda a tutti gli uomini (cittadini, stranieri e apolidi) la

possibilità di poter professare la propria confessione religiosa in maniera individuale ed

associata, di esercitarne il culto privato e pubblico, di propagandarla, di esprimere con

ogni mezzo il proprio pensiero religioso (art. di potersi riunire con altri

21 Cost.),

individui a scopo di religione o di culto (art. e di poter fondare associazioni con

17 Cost.)

fini di religione o di culto e di aderire a quelle già esistenti. In questo senso, il contenuto

essenziale della libertà religiosa è quello di assicurare all’individuo la possibilità di

esprimere la propria personalità religiosa in molteplici direzioni: dal soddisfacimento dei

bisogni del proprio spirito (atti di culto) , al bisogno di comunicare le proprie idee ad altri

individui (propaganda) e via discorrendo. 33

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La libertà principale che discende dalla libertà religiosa è la , ossia

LIBERTÀ DI COSCIENZA

della libera e personale posizione che l’individuo assume di fronte al problema dell’ e

essere

(sotto l’aspetto politico, etico, religioso, ecc.). Il significato della parola

dell’

esistere

coscienza può cambiare a seconda di come lo si vuole interpretare: la coscienza è

“consapevolezza di sé e di ciò che avviene intorno a sé”, ma è anche “consapevolezza del

valore morale delle proprie azioni”. Ad ogni modo, solo recentemente si è arrivati alla

conclusione che prima ancora di garantire la manifestazione esterna della propria

coscienza religiosa o areligiosa, lo Stato dovrebbe assicurare la libera e indipendente

formazione della stessa: perciò lo Stato dovrebbe eliminare i fattori che pregiudicano una

formazione indipendente della propria coscienza religiosa come i miti di massa, la

manipolazione delle idee, i privilegi a favore di certe confessioni religiose che sfavoriscono

una formazione ateistica.

L’ordinamento italiano, però, non sembra garantire un diritto alla formazione della

coscienza che possa sopraffare il diritto ad esprimere il proprio pensiero e di ricevere la

comunicazione del pensiero altrui. In realtà, questi diritti coincidono tra di loro: quindi,

compito dello Stato sarà di evitare condizionamenti derivanti dall’ambiente (pensiamo ai

servizi scolastici o ai mezzi di comunicazione), senza però creare un ambiente sterile. Ma

sappiamo che la legge tutela la libertà di formazione della coscienza nei confronti di

elementi perturbatori quali l’incapacità, l’errore, il dolo o la colpa e non nei confronti dei

condizionamenti ambientali, culturali o altri (pensiamo al diritto di voto).

Da ciò detto fino ad ora, si deduce che risulta essere di particolare importanza il problema

dell’ ossia la possibilità da parte dell’individuo di non aderire ad alcun credo

ATEISMO,

religioso (come garantito dall’ La decisione di assumere una posizione

art. 19 Cost.).

religiosa, areligiosa o irreligiosa da parte di un individuo non deve mai essere causa di

discriminazioni nell’ambito del diritto comune, della capacità civile o politica, o in ogni

altro settore della vita sociale. L’ateismo attivo è protetto dagli art. tant’è

19 e 21 Cost.:

vero che esistono delle organizzazioni atee. La posizione di tali organizzazioni è alquanto

ambigua: infatti, non essendo organizzazioni religiose, esse non dovrebbero godere del

regime previsto per le confessioni religiose; ma, poiché svolgono un’azione in materia

religiosa, sembrerebbero rientranti in tale regime.

Si può perciò affermare che la Costituzione garantisce la libertà di seguire la religione

che si voglia o di non seguire alcuna religione o di avere una visione del tutto laica e

immanentista del mondo e della vita.

Infine dobbiamo ricordare che l’ateismo può trovare l’equiparazione (in campo giuridico)

alle altre confessioni religiose solo in uno Stato separatista (es.: USA): invece, il nostro

Stato non risulta tale, in quanto la Costituzione prevede di intrattenere rapporti

concordatari con le varie confessioni religiose. Ad ogni modo, lo Stato ha sempre la facoltà

di agevolare con apposite norme la posizione di tali gruppi.

La comporta la libertà di dichiarare

FACOLTÀ DI PROFESSARE LA FEDE RELIGIOSA

l’appartenenza a questa, quella o nessuna confessione senza che da ciò ne scaturisca

alcuna conseguenza. La libera professione della fede religiosa comporta il diritto ad

aderire liberamente ad una confessione religiosa: perciò la decisione di appartenere o

34

appunti@email.it

meno ad una determinata confessione è del tutto libera, e le norme della confessione

religiosa non potrebbero mai obbligare nessuno ad appartenervi. Questa precisazione è

una conseguenza della dichiarazione di illegittimità da parte della Corte Costituzionale

sulla norma che prevedeva l’appartenenza di diritto alla Comunità israelitica di “tutti gli

israeliti che hanno residenza nel territorio di essa”.

Adesso dobbiamo capire se la facoltà di professare l’appartenenza a questa, quella o

nessuna confessione religiosa implica l’obbligo da parte dello Stato di disinteressarsi della

religione professata dal singolo individuo; ciò renderebbe illegittima ogni tipo di indagine

per conoscere la religione professata dall’individuo. In questo caso entriamo nell’ambito

della così detta . Lo Stato, conformandosi alla Convenzione di

TUTELA DELLA PRIVACY

ha opportunamente disciplinato il trattamento dei dati di carattere

Strasburgo del 1981,

personale; l’ stabilisce che le

art. 22 della legge n. 675 del 31 Dicembre del 1996

convinzioni religiose, nonché l’appartenenza ad associazioni od organizzazioni a carattere

religioso, possono essere oggetto di trattamento solo con il consenso scritto dell’interessato

e previa autorizzazione del Garante.

Per quanto riguarda lo Stato, l’ del progetto di riforma del testo unico delle leggi di

art. 5

pubblica sicurezza impone il divieto di poter schedare i cittadini in base alla loro fede

religiosa: ma questo non significa che non possano essere raccolte informazioni con altri

sistemi. Molto diffuse risultano essere le indagini a fine statistico: in questo modo si viene

a formare una specie di “ ” basata su dichiarazioni date liberamente

ANAGRAFE RELIGIOSA

dai cittadini maggiorenni. Chiaramente non si può essere totalmente certi delle

affermazioni rese, ed anche per questo bisogna essere molto calmi nel considerare i

risultati dei dati raccolti. Invece, si può essere molto più certi delle DICHIARAZIONI

. Con l’ si è previsto

Accordo stipulato il 15 Novembre del 1984

IMPLICITE DI FEDE RELIGIOSA

che ogni cittadino avrebbe la possibilità di destinare una parte della quota del gettito

dell’IRPEF (l’8 per mille) a favore di quelle confessioni religiose che hanno stipulato Intese

con lo Stato (inclusa la Chiesa cattolica): in questo modo si può sapere qual è la religione

professata dall’individuo senza procedere a schedatura (vietata dalla Costituzione) poiché

tale dichiarazione è facoltativa e volontaria, ed inoltre la decisione di destinare parte dei

propri contributi ad una determinata confessione religiosa non implica obbligatoriamente

che quella scelta sia la confessione professata.

Fino al 1985, cioè fino a quando è rimasto in vigore il il

Concordato del 1929, SISTEMA

nelle scuole pubbliche ha avuto una impronta confessionistica

DELL ISTRUZIONE RELIGIOSA

(chiaramente orientata verso l’insegnamento cattolico): i non cattolici e i non credenti

potevano ottenere per i propri figli la dispensa all’insegnamento religioso. Ma questo

sistema risultava chiaramente in contrasto con i principi contenuti negli art. 3, 8, 19 e 21

in quanto l’insegnamento della religione cattolica era obbligatorio e chi

della Costituzione

chiedeva la dispensa si autodiscriminava.

Con l’entrata in vigore dell’ il sistema è stato cambiato.

Accordo del 18 Febbraio 1984,

Secondo tale Accordo, lo Stato “continuerà ad assicurare l’insegnamento della religione

cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie”, “riconoscendo il valore della cultura

35

appunti@email.it

religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio

storico del patrimonio italiano”. Quindi, adesso la religione cattolica non è considerata

come religione dello Stato, ma come valore culturale: il suo insegnamento non è

obbligatorio ma facoltativo, tant’è che al momento dell’iscrizione gli studenti o i loro

genitori devono decidere se avvalersi o meno di tale insegnamento.

In linea di principio, il nuovo sistema sembra conforme alle norme che garantiscono la

libertà religiosa, in quanto è stata eliminata l'obbligatorietà dell'insegnamento: ma essa

non risulta esente da problemi. Quello più frequente riguarda il programma scolastico

della materia religiosa: infatti, secondo alcuni ci sarebbe bisogno di una riforma dei

programmi per offrire un panorama esauriente di tutte le credenze (sia religiose che

areligiose) e dell’ateismo.

Nel nostro ordinamento processuale, le norme che prevedono il GIURAMENTO DEI

imponevano di dire la verità essendo consapevoli della responsabilità della loro

TESTIMONI

testimonianza davanti a Dio. Questo violava la libertà religiosa degli atei, poiché giurando

con quella formula erano obbligati a dichiarare di credere nell’esistenza di un essere

superiore. Per questo motivo, nel 1960 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità

della formula del giuramento nella parte in cui si richiamava la responsabilità del

dichiarante “davanti a Dio”. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina del PROCESSO

questo problema è stato completamente superato, in quanto questo nuovo sistema

PENALE

non prevede più che i testimoni prestino un giuramento; il giudice, una volta avvertito il

dichiarante dei rischi che potrebbe incorrere dichiarando il falso o adottando una

posizione reticente, lo invita a rendere una dichiarazione in cui il testimone si impegna a

dire tutta la verità e a non nascondere nessun avvenimento. Nel processo civile, però,

continuavano ad esistere questi problemi perché il giuramento dei testimoni era sempre

previsto. Sennonché la Corte Costituzionale ha ritenuto irragionevole il diverso

trattamento riservato ai testimoni nel processo civile e in quello penale e ha dichiarato

illegittimo l’art. 251 del c.p.c. (che prevedeva il giuramento): così il giudice istruttore deve

invitare il dichiarante a lasciare una dichiarazione dove si impegna a dire la verità e a non

nascondere alcun fatto.

La comporta (per il gruppo) il diritto sia di

PROFESSIONE DI FEDE DEL GRUPPO SOCIALE

affermare i propri principi, sia di manifestare la propria adesione ai gruppi che accettino lo

stesso credo, sia di distinguersi da quelli che accettino principi religiosi in tutto o in parte

diversi: in poche parole, viene affermato il . Questo è una

DIRITTO ALLA PROPRIA IDENTITÀ

manifestazione essenziale dell’autonomia del gruppo sociale totalmente garantito dagli

i quali rendono inammissibile qualsiasi interferenza sui

art. 7 e 8, 2° e 3° comma Cost.,

principi professati dal gruppo. Siccome la Costituzione non dice esplicitamente quali sono

quei principi che possono far parte della professione di fede, compito dell’operatore

giuridico è quello di tener conto del sentir comune, condizionato dalla cultura e dalle

tradizioni. Pensiamo al nostro Paese: data l’influenza del cristianesimo, per fede religiosa

si intende la fede in un essere perfetto e soprannaturale che voglia il bene degli uomini. I

36

appunti@email.it

nella nostra Costituzione: né quello dell’ordine

PRINCIPI RELIGIOSI NON INCONTRANO LIMITI

pubblico, né quello del buon costume (che viene richiesto per l’esecuzione dei riti, ma non

per i principi).

Per quanto riguarda l’ , questo è un problema che rientra

OBIEZIONE DI COSCIENZA

nell’ambito del compimento di quei doveri che sono imposti dall’ordinamento. Anche se

un individuo segue i principi di una determinata confessione religiosa i quali escludono

determinati comportamenti dei propri aderenti, se tali comportamenti sono imposti dalla

legge nessuno può sottrarsi. Tuttavia, il diritto di libertà religiosa (intesa come diritto di

seguire i dettami della propria coscienza) si espande tutte le volte in cui l’ordinamento,

pur imponendo un obbligo, prevede che il singolo possa esserne esonerato (con clausole di

salvaguardia più o meno ampie). La ha riconosciuto

legge n. 772 del 15 Dicembre 1972

l’obiezione di coscienza “degli obbligati alla leva militare che dichiarino di essere contrari

all’uso personale delle armi per motivi di coscienza”; conseguentemente, la legge n. 958

ha parificato il servizio civile sostitutivo al servizio militare, poiché

del 24 Dicembre 1986

si tratta di due modi analoghi di adempiere al dovere di difendere la patria.

Ogni confessione religiosa ha i suoi . Per la Chiesa cattolica e altre

GIORNI FESTIVI

confessioni cristiane il giorno festivo è il giorno del Signore, ossia la domenica, insieme ad

altre festività (fisse e mobili); per gli ebrei ed alcune confessioni cristiane il giorno festivo è

il sabato; per i musulmani è il venerdì. I L RISPETTO DEI GIORNI FESTIVI È UN OBBLIGO DI

. Con l’ fra l’Italia e la Santa Sede, sono stati

Accordo del 1984

COSCIENZA DEI CREDENTI

riconosciuti come giorni festivi tutte le domeniche e le altre festività religiose determinate

d’intesa tra le parti. In quanto, ipoteticamente, le festività religiose riguardano tutti i

cittadini, queste vanno a formare il calendario comune. Ma la stessa cosa accade per le

confessioni religiose diverse da quella cattolica: per questo motivo la materia dei giorni

festivi è stata disciplinata (mediante Intese) con delle variazioni rispetto alle previsioni

della Chiesa cattolica. Questa situazione ha portato al riconoscimento di alcune festività

che prima non erano contemplate.

L’ in privato e in pubblico è pienamente garantito dall’

art. 19 Cost.:

ESERCIZIO DEL CULTO

ma mentre l’esercizio in privato non dà luogo a problemi, l’esercizio in pubblico può

crearne qualcuno. L’ comporta l’apertura di luoghi

ESERCIZIO IN PUBBLICO DEL CULTO

destinati a tale scopo (chiese, moschee, sinagoghe, ecc.) e l’esercizio del diritto di riunione

garantito dall’ l’apertura dei luoghi di culto è un problema molto delicato che

art. 17 Cost.

riguarda l’uguale misura di libertà garantita a tutte le confessioni dal 1° comma dell’art. 8

Invece, anni addietro, le confessioni di minoranza non avevano un vero e proprio

Cost..

diritto ad aprire templi: loro dovevano chiedere il permesso all’autorità governativa e, una

volta ottenuta questa, potevano professare la loro religione solo in presenza di un ministro

del culto approvato; in caso di mancanza del ministro del culto, si doveva avvertire la

polizia (come avviene per tutte le riunioni). Ancora: nel caso in cui lo svolgimento delle

riunioni delle confessioni di minoranza avveniva fuori da un edificio di culto autorizzato

dal governo, spettava alla polizia locale decidere di fermarle nei casi in cui si andava

37

appunti@email.it

contro la legge (ordine pubblico, moralità, sanità pubblica). Inizialmente, questo modo di

vedere le cose non mutò con l’entrata in vigore della Costituzione (tant’è che non si

ritenevano applicabili gli art. 17 e 19); alla sostanziale disapplicazione delle norme

costituzionali reagì con vigore gran parte della giurisprudenza. Questa ritenne che le

norme dell’ essendo precettive, avessero abrogato le norme

art. 17 e dell’art. 19 Cost.,

precedenti che limitavano la libertà di culto: perciò non vi era nessuna ragione per non

utilizzare tali norme. Comunque, dobbiamo ricordare che solo con l’entrata in funzione

della Corte Costituzionale ha avuto una concreta realizzazione la libertà dei non cattolici

di aprire uffici al culto pubblico e di tenere riunioni in luogo aperto al pubblico. Però, in

questo campo, esistono ancora delle disparità di trattamento tra confessione cattolica e

confessioni di minoranza: l’ tutela con il vincolo dell’indisponibilità gli

art. 831 del c.c.

edifici destinati all’esercizio pubblico del culto, ma solo per il culto cattolico. Altri

problemi che si presentano all’apertura di nuovi luoghi di culto per le confessioni di

minoranza vengono creati dalle norme in materia urbanistica ed edilizia: infatti, per la

costruzione di tali edifici o per la destinazione a luogo di culto di un edificio già esistente,

bisogna ottenere la prescritta concessione del sindaco. Il compito delle autorità comunali è

quello di soddisfare le esigenze delle confessioni di minoranza al pari di quelle della

Chiesa cattolica.

Come abbiamo già visto, è stata la Costituzione ad eliminare l’avversione nei confronti

delle minoranze religiose imponendo la libertà e l’uguaglianza giuridica di esse. Unico

presente nella Carta è che le attività svolte dalle confessioni religiose non siano

LIMITE

contrarie al “ ”. Invece non costituiscono un limite per l’esercizio dei riti di

BUON COSTUME

culto né il così detto “ordine pubblico”, né tanto meno possono essere sottoposti a

controllo i principi professati dalle varie confessioni: quindi, l’unico limite è che questi

ultimi devono essere conformi al “buon costume”.

Il limite del “buon costume” appare più teorico che pratico, in quanto nel nostro Paese non

ci sono mai state formazioni confessionali che compiono atti contrari a tale limite. Anche

se la confessione religiosa predicasse il compimento di azioni contrarie al buon costume,

senza però effettuare riti di iniziazione di tali pratiche e senza esigere obbligatoriamente

l’applicazione di tali azioni dai loro aderenti, essa è completamente libera di farlo a norma

dell’ Solo se queste azioni fossero compiute in un luogo pubblico, allora

art. 19 Cost..

scatterebbe l’intervento della forza pubblica per impedire tali azioni. Il limite del “buon

costume” non comporta controlli preventivi: la Corte Costituzionale ha escluso che la

polizia possa vietare, in via preventiva, riti religiosi contrari al buon costume. Solo dopo

che si è verificata una prima trasgressione a questo limite ci potrà essere l’intervento

dell’autorità di polizia, con il conseguente divieto a non ripetere quelle determinate azioni:

ma, prima di quel momento, il controllo preventivo non potrà essere esercitato.

Per ciò che riguarda le possiamo affermare che esse

ASSOCIAZIONI A CARATTERE RELIGIOSO

sono protette e disciplinate dall’ questo significa che per la loro formazione o

art. 18 Cost.:

per l’adesione ad esse non c’è bisogno di alcun provvedimento autorizzativo da parte

38

appunti@email.it

dello Stato. Però, questo significa anche che lo Stato possa informarsi sulle attività di

questa associazione per assicurarsi che non si tratti di un’associazione segreta (cioè vietata

dalla Costituzione). Essendo delle associazioni lecite, lo Stato non può permettersi di

interferire nelle decisioni prese da questi; se avvenisse ciò, lo Stato violerebbe l’art. 19

Cost. interferendo sulla libertà della associazione.

Possono aversi delle controversie quando vengono create nuove associazioni senza che vi

sia alcun controllo preventivo da parte dello Stato; una potrebbe riguardare la

denominazione che una nuova associazione intende darsi. Infatti, nel caso in cui questa

nuova associazione avesse la pretesa di collegarsi con un’altra confessione religiosa e i

rappresentanti di questa confessione fossero contrari, la nuova associazione non potrebbe

denominarsi in quel modo. Ciò avviene perché l’ oltre a garantire la possibilità di

art. 19,

creare nuove associazioni, Il

garantisce anche l’identità delle associazioni preesistenti.

problema del rapporto tra organizzazione preesistente e associazione nuova (in particolar

modo se dissidente) avviene molto spesso in materia religiosa. Questo è il così detto

fenomeno della che non mira alla creazione di nuovi organismi confessionali,

DISSIDENZA

ma cerca di operare all’interno di una confessione religiosa con l’intento di riformarla.

è garantita a tutti dall’

Anche la art. 19 Cost.;

LIBERTÀ DI PROPAGANDA E DI PROSELITISMO

tuttavia dobbiamo distinguere tra il regime riservato alla Chiesa cattolica e quello

riservato alle altre minoranze religiose. Senza dubbio, la religione cattolica ha usufruito

tantissimo di questo diritto sia prima dell’avvento della Costituzione (in base al

sia dopo la stipulazione dell’

Concordato del Laterano), Accordo del 18 Febbraio 1984.

Qui, l’ garantisce ai cattolici e alle loro organizzazioni la libertà di manifestare il

art. 2

proprio pensiero con ogni mezzo.

Le minoranze religiose, invece, non sempre hanno potuto esercitare il diritto di

propaganda. Questo fenomeno era facilmente rilevabile prima dell’entrata in vigore della

Costituzione; ma anche dopo, la diversità di trattamento tra Chiesa cattolica e confessioni

di minoranza è rimasta evidente. Pensiamo al fatto che vige ancora oggi l’ che

art. 402 c.p.

punisce per vilipendio della religione cattolica colui che neghi drasticamente (e senza

motivazione) i dogmi affermati dalla Chiesa e i suoi riti. In base a tale norma, gli

appartenenti alle confessioni di minoranza non possono criticare immotivatamente la

Chiesa cattolica e non possono usare quegli slogan che rappresentano il modo più

semplice comune di fare propaganda. Non solo: la giurisprudenza ha riconosciuto il

diritto di poter criticare la religione cattolica solo a seguito di “studi condotti con serietà e

preparazione”. Questo significa che solo i teologi sono liberi di poter criticare i principi

della Chiesa cattolica: ma questo stato di cose contrasta con le disposizioni contenute

nell’art. 19 Cost., il quale dà a tutti la libertà di poter propagandare (e quindi di poter

criticare la Chiesa cattolica).

Un’altra libertà molto importante a favore delle confessioni religiose è la LIBERTÀ DI

, garantita dall’ cioè la libertà di comunicare con i proprio

art. 15 Cost.:

CORRISPONDENZA

fedeli e con i terzi, anche per ciò che sia ritenuto necessario al fine del governo del gruppo

sociale. Questa libertà comprende anche la facoltà di poter pubblicare atti o

39

appunti@email.it

provvedimenti; perciò, essendo questa una libera manifestazione del proprio pensiero,

essa è garantita anche dall’ Quando un atto di governo di una determinata

art. 21 Cost..

comunità confessionale viene pubblicato, è suscettibile di essere valutato dall’ordinamento

statuale come libera manifestazione del pensiero; l’atto avrà contenuto lecito se esso non

contrasti con i valori garantiti dalla Costituzione; avrà contenuto illecito nel momento in

cui esso provochi un contrasto con questi valori. quando lo Stato non

Infine ricordiamo che si ha S

DIFETTO DI GIURISDIZIONE DELLO TATO

può intervenire nelle decisioni deliberate all’interno di una determinata associazione

(pensiamo all’allontanamento di un individuo).

Per quanto riguarda la , ricordiamo che il codice

TUTELA PENALE DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA

penale del 1930 puniva i delitti contro la religione dello Stato e i culti ammessi: i delitti non

erano visti come delitti contro la libertà religiosa, ma come offese arrecate al “

SENTIMENTO

”. Oggigiorno non possiamo negare che le norme penali, oltre a proteggere il

RELIGIOSO

sentimento religioso, attuano una garanzia più completa della libertà religiosa. Tale

libertà, accanto alla libertà di voto, è una delle poche ad essere tutelata con norme penali

specifiche: infatti, tutte le altre libertà sono tutelate da norme penali generali. Esclusa

l’ammissibilità di qualsiasi norma penale che miri a garantire dalle offese questa o quella

ideologia religiosa, la tutela penale specifica della libertà da noi considerata non dà luogo

a problemi di legittimità costituzionale, dove sia rispettata l’uguaglianza di tutte le

confessioni e di tutti i cittadini.

Il fatto che in Italia esistano delle norme penali speciali a tutela della libertà religiosa,

rendono ancora più evidente che il nostro Stato non può essere considerato “separatista”,

ma tanto meno può essere considerato “confessionista”: per questo molti hanno osservato

che lo Stato occupi una posizione “neo-giurisdizionalista”.

Comunque, gli sono stati messi in crisi dal

articoli 402-406 c.p. Protocollo addizionale

il quale ha dichiarato non più in vigore il principio secondo cui la

all’Accordo del 1984,

religione cattolica fosse la religione dello Stato. A rigor di logica, questa affermazione

dovrebbe comportare il venir meno della tutela dal vilipendio prevista dall’art. 402 c.p. a

favore dei principi dogmatici di tale religione, in quanto religione dello Stato: se non vi è

più una religione di Stato, viene a mancare l’oggetto del reato delineato nell’art. 402 c.p.

visto sopra.

La C C , dopo la stipulazione del Protocollo addizionale, ha ammesso

ORTE OSTITUZIONALE

che è venuto meno il significato originario dell’espressione “religione dello Stato” in

quanto tale espressione, all’interno dell’ avrebbe assunto il diverso significato

art. 724 c.p.

di “religione cattolica”. La C C , invece, ritiene l’ ancora in

art. 724 c.p.

ORTE DI ASSAZIONE

vigore perché tutela il sentimento religioso dei cattolici, i quali costituiscono la

maggioranza dei cittadini dello Stato. Qui scatta una dura critica: se la legge deve curare la

difesa dei sentimenti in materia di religione, poiché tutte le confessioni godono di

un’uguale misura di libertà (art. e i singoli di una misura paritaria di libertà

8 Cost.)

anche i sentimenti religiosi di tutti devono essere ugualmente

religiosa (art. 19 Cost.),

tutelati in sede penale. Limitando tale tutela solo ai cittadini appartenenti alla confessione

40

appunti@email.it

di maggioranza, gli appartenenti alle confessioni di minoranza non godono della libertà

religiosa nella stessa misura.

Conseguentemente, la Corte Costituzionale è ritornata a valutare l’ e ne ha

art. 724 c.p.

dichiarato l’illegittimità costituzionale; inoltre ne ha manipolato la formula, eliminando le

parole “o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato”. La prima parte della

formula, invece, è rimasta in vigore perché la punizione della bestemmia “contro la

Divinità in genere” protegge tutti i credenti e tutte le confessioni religiose (senza

distinzioni o discriminazioni) dalle espressioni oltraggiose.

La necessità di tutelare paritariamente tutte le manifestazioni del sentimento religioso è

stata ribadita nella Essa assicura in sede penale “la parità di tutela

legge n. 101 del 1989.

del sentimento religioso e dei diritti di libertà religiosa, senza discriminazioni tra cittadini

e tra culti”; infine ricordiamo che questa legge deve essere applicata quando si tratta di

interpretare gli art. 402-406 e 724 c.p..

Come abbiamo già potuto osservare in precedenza, di rilevante importanza per il diritto

alla libertà religiosa risulta essere l’ “I

art. 20 Cost.: L CARATTERE ECCLESIASTICO E IL FINE DI

RELIGIONE O DI CULTO D UNA ASSOCIAZIONE OD ISTITUZIONE NON POSSONO ESSERE CAUSA DI

, ,

SPECIALI LIMITAZIONI LEGISLATIVE NÉ DI SPECIALI GRAVAMI FISCALI PER LA SUA COSTITUZIONE

”. Con tale disposizione, la Costituzione ha

CAPACITÀ GIURIDICA ED OGNI FORMA DI ATTIVITÀ

voluto garantire la facoltà dei singoli e delle confessioni religiose di dare vita ad ENTI

: cioè ad associazioni ed istituzioni aventi “carattere ecclesiastico” e “fine di

ESPONENZIALI

religione o di culto”. Questi enti non devono essere discriminati dal legislatore rispetto ad

associazioni di diritto comune. L’esistenza di tale norma sta a significare che la legge

potrebbe attribuire a tali enti una posizione simile a quella degli enti pubblici, e che le

norme dettate per questi possano essere applicabili anche agli enti ecclesiastici (sempre

che non ne derivino limitazioni). La disposizione, come detto, tutela ED

ASSOCIAZIONI

“ ” “ ”; secondo

AVENTI E

ISTITUZIONI CARATTERE ECCLESIASTICO FINE DI RELIGIONE O CULTO

la dottrina, questa garanzia riguarda tutti gli enti che sono generati dalle confessioni

religiose. Inizialmente, con “carattere ecclesiastico” si intendevano solo gli enti della

Chiesa cattolica, mentre adesso sono compresi anche tutti quegli enti che appartengono ad

una Chiesa (anche diversa da quella cattolica).

L’ tutela tutti gli enti con fine di religione o di culto, sia che abbiano o che non

art. 20 Cost.

abbiano ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica: non è pensabile che essa

tuteli solo gli enti riconosciuti, anche perché tale norma protegge e garantisce anche il

momento di formazione dell’organismo e dell’acquisto della personalità giuridica. Uno

degli effetti provocati ad questo articolo è il RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALITÀ

C . Le disposizioni concordatarie del 1929

GIURIDICA AGLI ENTI DELLA HIESA CATTOLICA

avrebbero ammesso il riconoscimento della personalità giuridica solo degli enti

ecclesiastici esplicitamente previsti dalla legislazione del Concordato; invece, con

l’avvento della Costituzione, è stato consentito all’autorità governativa di attribuire la

personalità giuridica di diritto comune agli enti ecclesiastici che non avessero i requisiti

per ottenere il riconoscimento ai sensi della legislazione di origine concordataria.

41

appunti@email.it

Concludendo, sottolineiamo che l’ esclude che il legislatore ordinario possa

art. 20 Cost.

approvare leggi che privino gli enti ecclesiastici (o con fine di religione o culto) della

personalità. risulta anche quando prendiamo in esame

L’importanza dell’

art. 20 Cost.

l’ : in

AMMINISTRAZIONE DEGLI ENTI ECCLESIASTICI O CON FINE DI RELIGIONE O CULTO

particolare, esso influisce sulla misura di libertà religiosa di cui queste possono godere e

disporre. Anche dopo l’ fra l’Italia e la Santa Sede, rimase

Accordo del 18 Febbraio 1984

(per i quali si applicavano le leggi civili

intatto il controllo statale sugli acquisti degli enti

relative alle persone giuridiche); ma, quando furono avviate le riforme

nell’amministrazione pubblica, tutte le norme sul controllo degli acquisti degli enti furono

abrogate. Questo valeva anche per gli enti ecclesiastici. Sempre per quanto riguarda gli

enti ecclesiastici, è cessato il 1° Gennaio 1986 il controllo sugli atti eccedenti l’ordinaria

amministrazione previsto dalle disposizioni concordatarie.

Il ’ “ ” dà luogo a due diversi

DIVIETO DELL APPROVAZIONE DI SPECIALI GRAVAMI FISCALI

problemi: il primo riguarda il rapporto tra l’art. 20 Cost. e le altre norme costituzionali

riguardanti la materia dei tributi; il secondo problema riguarda gli effetti giuridici del

divieto stesso.

Per quanto riguarda il , sembra esatta l’opinione che considera la norma

PRIMO PROBLEMA

in esame come l’applicazione del principio della capacità contributiva fissato dall’

art. 53

quindi. la capacità contributiva di essi non è influenzata dalla qualificazione o dai

Cost.:

fini confessionali. Invece, per quanto riguarda il , ricordiamo che la

SECONDO PROBLEMA

norma considerata esclude la possibilità di introdurre un qualsiasi tributo speciale a carico

dei beni degli enti stessi: anche per questo lo Stato non può introdurre dei gravami fiscali

per poi operare una ridistribuzione delle risorse tra gli enti di tutte le confessioni religiose.

La norma che stiamo considerando non impedisce che lo Stato possa attribuire efficacia

civile ad un tributo introdotto da un’autorità religiosa agli appartenenti alla propria

confessione e agli ad essa collegata; in poche parole, le confessioni religiose sono libere di

conseguire un contributo finanziario dai propri aderenti e dagli enti ad esse collegati.

42

appunti@email.it

CAPITOLO VII: L S S

A ANTA EDE E

S C V

LO TATO ITTÀ DEL ATICANO

I rapporti tra l’Italia e la Chiesa cattolica sono sempre stati a dir poco particolari: ciò

perché nel territorio italiano vi è il governo centrale della Chiesa, ossia la .

S S

ANTA EDE

L’espressione “Santa Sede” ha due significati: in senso stretto, indica l’ufficio del Sommo

Pontefice; in senso lato, indica tutti gli uffici e gli istituti della Curia romana che

collaborano con il Papa.

Nell’ordinamento italiano, la Santa Sede è un ente dotato di personalità giuridica anche

nel settore dei rapporti di diritto privato. La posizione della persona giuridica “Santa

Sede” nel diritto italiano è simile a quella di un ente ecclesiastico: dico simile perché essa

occupa una posizione sui generis dovuta alla diversità della personalità giuridica in

questione. Da ciò, deduciamo che la Santa Sede non è tenuta agli adempimenti previsti

dalle norme sugli enti ecclesiastici.

Per quanto riguarda S S S , dobbiamo dire che sino

I RAPPORTI TRA LO TATO E LA ANTA EDE

all’età del Risorgimento non vi erano stati problemi che riguardassero Roma: questo

perché il Pontefice era contemporaneamente anche il sovrano temporale del luogo in cui

operava il governo centrale della Chiesa cattolica. Il problema sorse quando si stava per

raggiungere l’unità d’Italia, e precisamente tra il 1850 e il 1870. Gli eventi del Settembre

1870 congiunsero Roma all’Italia: ma l’abbattimento dello Stato pontificio portò alla così

detta “Q R ”. Lo Stato cercò di risolvere il problema emanando una legge

UESTIONE OMANA

unilaterale (legge che, come primo titolo, conteneva le prerogative del

n. 214 del 1871)

Sommo Pontefice e della Santa Sede: la Chiesa, però, non accettò questa soluzione.

Comunque, la (anche se osservata unilateralmente

G

LEGGE SULLE UARENTIGIE PONTIFICIE

dallo Stato) ha assicurato alla Santa Sede la piena libertà di svolgere la sua missione fino al

data di nascita dello S C V . In questi sessant’anni di

7 Giugno 1929, TATO ITTÀ DEL ATICANO

perdita del potere temporale, la Chiesa si accorse che tale avvenimento fu provvidenziale:

difatti, con la liberazione da tale potere, la sua azione nel campo religioso aveva

guadagnato slancio anche fuori dal mondo cattolico. Probabilmente è per questo che la

Santa Sede, per la soluzione della “questione romana”, non ha chiesto il ripristino di tale

sovranità territoriale; cioè la Chiesa non voleva più assumersi il peso di governare uno

Stato vero e proprio.

Le riguardano l’ambito territoriale in cui si svolge il governo centrale della

GARANZIE REALI

Chiesa cattolica, in regime di assoluta immunità da qualsiasi controllo proveniente

dall’esterno. La aveva stabilito che il Papa avrebbe continuato a

legge n. 214 del 1871

godere dei palazzi apostolici del Vaticano e del Laterano (con tutti i giardini, gli edifici e

terreni annessi), compresi i musei e la biblioteca. Proprio perché destinati al godimento del

Papa, questi beni erano collocati tra i beni del patrimonio indisponibile dello Stato.

Il per la creazione dello Stato Città del Vaticano, riconobbe

Trattato del Laterano del 1929

alla Santa Sede “la piena proprietà e l’assoluta potestà e giurisdizione sovrana sul

43

appunti@email.it

Vaticano”. Quindi, da questo momento in poi, il governo italiano non poteva più

interferire nelle decisioni prese all’interno dello Stato Città del Vaticano: inoltre, il Trattato

ha stabilito il perimetro esterno della Città Stato e ha tutelato lo spazio aereo sovrastante il

proprio territorio, vietando a qualsiasi aeromobile di poter trasvolare nei suoi cieli.

È chiaro che ci sono delle tra il regime apportato dalla e

legge n. 214 del 1871

DIFFERENZE

quello del Nel primo caso, la Santa Sede aveva solo il “godimento” dei

Trattato del 1929.

palazzi apostolici e degli edifici ricordati: quindi non ne aveva la “disponibilità”, poiché si

trattava di beni di proprietà dello Stato. Dopo il Trattato, il Palazzo Vaticano con tutte le

sue pertinenze e i suoi accessori è diventato “piena proprietà” della Santa Sede (ente

sovrano su quel territorio).

Lo Stato Città del Vaticano presenta alcune sostanziali differenze in confronto a tutti gli

altri Stati. In primo luogo lo non è stato creato per provvedere all’organizzazione

SCV

sociale dei suoi cittadini, ma per assicurare alla Santa Sede un’indipendenza assoluta e per

garantire ad essa una sovranità indiscutibile nel campo internazionale. Quindi possiamo

affermare che lo SCV è lo strumento per garantire alla Santa Sede la libertà e

l’indipendenza della missione religiosa. Infine, ricordiamo che lo SCV è considerato

territorio neutrale ed inviolabile. Perciò possiamo definire lo SCV come uno Stato

, e . Il regime vigente è quello di uno Stato assoluto

PATRIMONIALE STRUMENTALE NEUTRALE

in cui tutti i poteri spettano al sovrano, il quale li delega a funzionari da lui nominati e a

sua discrezione revocati.

Lo SCV, come ogni altro Stato, oltre ad una popolazione, presenta una sua organizzazione

e una sua normazione. Ciò che interessa maggiormente è la che fece la sua

NORMAZIONE

comparsa con l’emanazione di 6 leggi organiche da parte della Santa Sede. La prima di

queste leggi ha carattere fondamentale poiché determina gli organi costituzionali dello

Stato, la sfera di competenza, la bandiera, lo stemma e il sigillo ufficiale dello Stato. La

seconda legge riguarda le fonti del diritto; la terza la cittadinanza e il soggiorno; la quarta

l’ordinamento amministrativo; la quinta l’ordinamento economico e la sesta l’ordine

pubblico.

Per quanto riguarda l’ del SCV, abbiamo già visto che il Capo dello Stato

ORGANIZZAZIONE

è il Papa: egli ha in mano tutti i poteri, e cioè quello legislativo, esecutivo e giudiziario. In

caso di mancanza, tali poteri spettano al Gli organi amministrativi

Collegio dei Cardinali.

sono: il il il

Cardinale Segretario di Stato, Governatore, Consigliere generale dello Stato

e la per lo SCV.

Pontificia Commissione

Il Trattato del Luterano ha provveduto a disciplinare i rapporti tra l’Italia e lo SCV. Per

, non poche problemi ha causato e causa tuttora la posizione

quanto riguarda il TERRITORIO

geografica dello SCV: cioè, all’interno del territorio italiano. Questo problema è di difficile

soluzione, tant’è vero che non si è ancora trovato un accordo.

44

appunti@email.it

Invece, per quanto riguarda i tra l’Italia e lo SCV esistono determinate

RAPPORTI GIUDIZIARI

norme a riguardo. Le sentenze pronunciate dai tribunali dello SCV potranno essere

eseguite secondo le norme del diritto internazionale. Invece, nell’ambito della

giurisdizione penale, la Santa Sede può delegare allo Stato italiano la punizione dei delitti

commessi nel territorio dello SCV; ogni volta che la Santa Sede richiede allo Stato italiano

di procedere, i nostri giudici applicheranno il diritto penale italiano. Inoltre, è prevista la

consegna allo Stato italiano delle persone imputate di fatti ritenuti delittuosi rifugiatesi

nello SCV.

Un problema particolare riguarda il regime di , che è l’unica parte del

S P

PIAZZA AN IETRO

perimetro vaticano che è rimasta aperta al pubblico: per questo motivo, essa è soggetta ai

poteri di polizia delle autorità italiane (siano ai piedi della scalinata della Basilica).

Quando l’imputato di un delitto commesso nella piazza sia stato catturato dagli agenti

italiani o sia stato a questi consegnato, si considera rifugiato nel territorio italiano: dunque

si procederà contro di lui senza la richiesta della Santa Sede.

La in materia civile (e commerciale) nei rapporti tra lo SCV e

NOTIFICAZIONE DEGLI ATTI

l’Italia è regolata da una con la Santa Sede. Tale convenzione prevede che,

Convenzione

per le notificazioni da effettuare nello SCV, occorre che l’interessato faccia istanza al

Procuratore della Repubblica, il quale farà domanda al promotore di giustizia del

Tribunale di prima istanza dello stesso SCV, che provvederà a notificare l’atto. Per le

notificazioni da effettuare in Italia, i ruoli vengono invertiti.

La di cui abbiamo parlato adesso risulta importante anche per un altro

Convenzione

motivo: infatti essa disciplina i casi in cui possono essere convenuti in giudizio in Italia la

Santa sede, lo SCV e il Papa. Nei casi in cui vengano citati il Papa o la Santa Sede, la

citazione deve avvenire in persona del Cardinale Segretario di Stato; se la citazione in

giudizio riguarda lo SCV, la citazione va fatta in persona del Governatore. Da questo

accordo si deduce che la Chiesa abbia rinunciato al , ossia

PRIVILEGIO DEL FORO CIVILE

all’immunità giurisdizionale dei suoi soggetti nei riguardi dello Stato italiano.

Le altre riconosciute dal riguardano (oltre alla piena

Trattato del 1929

GARANZIE REALI

proprietà delle Basiliche patriarcali di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e

San Paolo, del Palazzo Pontificio e di Castel Gandolfo) il a tali immobili

RICONOSCIMENTO

previste dal diritto internazionale per le sedi degli agenti diplomatici. La

DELLE IMMUNITÀ

stessa garanzia vale anche per gli uffici della Santa Sede non ubicati nel territorio dello

SCV.

I fatti giuridicamente rilevanti (leciti o illeciti) che avvengono in tali edifici sono di

competenza dell’autorità italiane. Chi nascesse in tali luoghi, nascerebbe in Italia; la

successione di chi abbia domicilio in tali edifici si apre in Italia; un reato commesso in

questi edifici, è stato commesso in territorio italiano ed è perseguito dalle leggi italiane.

Comunque, se confrontati con altri immobili, la garanzia riguarda l’esclusione

dell’assoggettamento a vincoli o a espropriazione per pubblico ufficio, e l’esenzione da

tributi ordinari e straordinari. 45

appunti@email.it

Oltre alle guarentigie reali, esistono anche le . In primo luogo, esse

GUARENTIGIE PERSONALI

riguardano la figura del Papa. Egli, con l’abbattimento dello Stato pontificio, aveva

perduto la qualità di Capo dello Stato ed era divenuto un cittadino italiano in una

posizione particolarissima: cioè, egli era un cittadino dotato delle prerogative e delle

garanzie di un sovrano (legge A questa situazione pose fine il

n. 214 del 1871). Trattato

riconoscendo la sovranità della Santa Sede nel campo

del Laterano del 1929,

internazionale. Lo stesso documento considera “

SACRA E INVIOLABILE LA PERSONA DEL

S P ” e ne parifica la tutela penale a quella del Presidente della Repubblica.

OMMO ONTEFICE

Qualificando la persona del Papa “sacra e inviolabile”, la legge ha prima di tutto escluso

che a questi possa essere applicata la legge penale: cioè, al Papa manca del tutto la capacità

di diritto penale. In secondo luogo, per la tutela del Pontefice da attentati ed offese, la sua

parificazione al Capo dello Stato implica l’utilizzo degli art. 276-282 e 301-303 c.p..

Concludendo, grazie alle disposizioni contenute nel Trattato, il Papa è un vero proprio

sovrano con una limitata potestà territoriale: perciò a questi vengono riconosciute le

garanzie competenti al Capo di uno Stato (con le varianti viste in precedenza).

Le guarentigie personali non riguardano solo il Papa, ma anche tutti coloro i quali

partecipano all’attività della Santa Sede secondo le funzioni ad essi attribuite. Già la legge

aveva previsto l’obbligo dello Stato di assicurare la libertà del Papa, dei

n. 241 del 1871

conclavi e dei concili ecumenici. Nessun pubblico ufficiale poteva introdursi nei luoghi di

residenza del Papa o dove fosse adunato un conclave o un concilio (se non mediante

l’autorizzazione del Papa); nessuna autorità giudiziaria poteva impedire o limitare la

libertà personale dei Cardinali. Analoghe garanzie vennero successivamente riconosciute

anche dal che aggiunse altri riconoscimenti ed esenzioni. Ad

Trattato del Laterano,

esempio, ha parificato i Cardinali ai “principi del sangue”, ossia ai principi che nelle case

reali spettava il posto immediatamente successivo a quello del re; dunque, nell’ordine

delle precedenze, i Cardinali vengono subito dopo il Presidente della Repubblica. Inoltre i

Cardinali, se devono testimoniare ad un processo civile, hanno il diritto di rendere le

deposizioni a domicilio o nel luogo da essi scelto. Infine ricordiamo che i Cardinali non

residenti nello SCV sono comunque cittadini vaticani.

Le garanzie che riguardano il , previste a

LIBERO ESERCIZIO DELLA POTESTÀ DI MAGISTERO

favore della Santa Sede, sono menzionate nell’ Questo

Accordo del 18 Febbraio 1984.

documento, oltre a riconoscere alla Chiesa “la piena libertà di svolgere la sua missione”,

ha riconosciuto ad essa la libertà “di esercizio del magistero e del ministero spirituale,

nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica”. Nell’Accordo viene assicurata anche

la libertà di comunicazione e di corrispondenza fra la Santa Sede, la Conferenza

Episcopale Italiana, le Conferenze Episcopali regionali, i Vescovi, il clero e i fedeli; è anche

garantita la libertà di pubblicazione e diffusione degli atti e documenti relativi alla

missione della Chiesa. Lo Stato è, per questi motivi, tenuto ad astenersi da ogni

interferenza o ingerenza in questi diritti. 46

appunti@email.it

Un’altra importante norma contenuta nel afferma che gli

Trattato del 1929 ENTI CENTRALI

sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato e dalla conversione nei

C

DELLA HIESA

riguardi dei beni immobili. Gli enti centrali della Chiesa sono gli ORGANISMI CHE

C , i quali provvedono al governo supremo della Chiesa.

COSTITUISCONO LA URIA ROMANA

Essi sono: le Congregazioni, i Tribunali e gli Uffici della Santa Sede. La “centralità” degli

enti è riferita alla struttura dell’organizzazione della Santa Sede per lo svolgimento della

sua missione spirituale nel mondo. Per altri, invece la locuzione “enti centrali” equivale a

“enti pontifici”, ossia enti gestiti direttamente dalla Santa Sede, anche se autonomi rispetto

agli enti e agli uffici della Curia romana.

Tali enti ( “centrali” o “pontifici” che siano), quando svolgono la loro attività all’interno

dello SCV o in edifici immuni, sfuggono a qualsiasi ingerenza da parte dello Stato poiché

operano in un territorio dove non vige la potestà dell’ordinamento italiano. Ma la garanzia

di non ingerenza non comporta l’immunità dalla giurisdizione italiana di tali enti nel

momento in cui essi compiano atti rilevanti nell’ordinamento dello Stato; lo stesso vale per

i loro amministratori o responsabili (che cadono sotto la giurisdizione penale dello Stato in

caso di imputazioni di reato commesso in territorio italiano). Invece, sfuggono al giudice

ordinario tutti gli atti della Santa Sede (in quanto manifestazioni della sua potestà d’ordine

e di regime) e l’opera degli ecclesiastici che abbiano partecipato all’emanazione di essi.

Per i dipendenti vaticani è previsto un . In primo luogo

TRATTAMENTO FISCALE DI FAVORE

ricordiamo che le retribuzioni corrisposti dalla Santa Sede e dagli enti “centrali” e

“pontifici” della Chiesa sono esenti da qualsiasi tributo nei confronti dello Stato italiano e

di ogni altro ente. Riconosciuto il grande valore morale contenuto nel lavoro, la Santa Sede

ha istituito un U A : la sua attività riguarda il

FFICIO DEL LAVORO DELLA SEDE POSTOLICA

lavoro prestato alle dipendenze della Curia romana, dello SCV e di enti amministrati

direttamente dalla Santa Sede.

A volte sorgono dei problemi inerenti al regime dei rapporti di lavoro dei dipendenti della

Santa Sede, operanti in territorio italiano, con riferimento alla giurisdizione dello Stato

sulle controversie cui possono dar luogo. La regola qui usata è la stessa che vale per i

dipendenti italiani in ambasciate straniere. Bisogna distinguere se l’impiegato svolge una

funzione istituzionale propria dell’organizzazione a cui appartiene (e quindi sfugge alla

giurisdizione statale) o un’attività che potrebbe essere prestata presso un qualsiasi altro

datore di lavoro. 47

appunti@email.it

G E C R

CAPITOLO VIII: LI NTI DELLE ONFESSIONI ELIGIOSE

Abbiamo già osservato che le confessioni religiose non sono (di norma) dotate di

nell’

ordinamento italiano. invece hanno personalità giuridica gli

PERSONALITÀ GIURIDICA

enti creati da tali confessioni. Ma non sempre lo Stato ha riconosciuto la personalità

giuridica agli enti delle confessioni religiose. Attualmente, non esistono dei freni per

l’esistenza e il riconoscimento giuridico di enti confessionali, che può avvenire o mediante

norme speciali o in base al diritto comune.

Nel nostro ordinamento, la personalità giuridica degli enti è riconosciuta in tre modi:

1) per legge, quando e il legislatore a riconoscere la personalità;

2) l’ente, costituito secondo uno schema previsto dalla legge, ottiene la personalità

quando il suo atto costitutivo viene riconosciuto conforme alla legge dall’autorità

giudiziaria e viene trascritto in un apposito registro;

3) di volta in volta, con apposito provvedimento governativo di riconoscimento della

personalità giuridica, emesso nella forma di decreto ministeriale.

Di regola, gli enti ecclesiastici ottengono il riconoscimento in base alla terza delle modalità

indicate, cioè con decreto del Ministro dell’interno. Ma non mancano gli enti che hanno

tale personalità sia per antico possesso di stato, sia secondo la prima delle modalità

indicate

Sono dotate di nell’ordinamento

PERSONALITÀ GIURIDICA PER ANTICO POSSESSO DI STATO

italiano la Santa Sede (e gli altri enti ecclesiastici) e la Tavola valdese. Hanno ottenuto la

le Comunità israelitiche, la Conferenza Episcopale

PERSONALITÀ GIURIDICA PER LEGGE

Italiana, le Chiese avventiste e le Comunità evangeliche luterane. Tutti gli enti menzionati

non appartengono alla categoria degli enti assimilabile agli enti privati, ma sono organi

delle confessioni religiose dotati di personalità giuridica. Invece, il riconoscimento della

personalità giuridica civile per le diocesi, le parrocchie e gli Istituti per il sostentamento

del clero avviene mediante un : esso ha accostato tali enti a

PROCEDIMENTO ABBREVIATO

quegli enti privati (come le società di capitali) che acquistano la personalità giuridica a

seguito di un giudizio di omologazione effettuato dal tribunale e dell’iscrizione nel

registro delle imprese.

Per quanto concerne il C , è necessario

RICONOSCIMENTO DEGLI ENTI DELLA HIESA CATTOLICA

che vi siano i seguenti requisiti:

a) ’ ’ ;

L ENTE DEVE ESSERE COSTITUITO O APPROVATO DALL AUTORITÀ ECCLESIASTICA

b) ’ ’

L AUTORITÀ ECCLESIASTICA DEVE DARE IL PROPRIO ASSENSO A CHE L ENTE FACCIA ISTANZA

;

PER OTTENERE LA PERSONALITÀ GIURIDICA CIVILE

c) ’ I ;

L ENTE DEVE AVER SEDE IN TALIA

d) ’ .

L ENTE DEVE AVERE UN FINI DI RELIGIONE O DI CULTO

Sono considerate quelle dirette all’esercizio del culto e alla

ATTIVITÀ RELIGIOSE O DI CULTO

alla formazione del clero e dei religiosi; a scopi missionari; alla catechesi

cura delle anime; 48

appunti@email.it

e all’educazione cristiana. Non sono considerate attività di religione o di culto quelle di

assistenza, beneficenza, istruzione, educazione e cultura e, in ogni caso, le attività lucrative

e commerciali. Il fine “ ” ed “ ” che consente di qualificare un ente

COSTITUTIVO ESSENZIALE

ecclesiastico “civilmente riconosciuto” è quello che esso persegue nel concreto operare in

quelle attività religiose che abbiamo visto in precedenza.

Una volta ottenuta la personalità giuridica civile, ’

GLI ENTI ECCLESIASTICI HANNO L ONERE

, in modo da rendere conoscibili le

DI ISCRIVERSI NEL REGISTRO DELLE PERSONE GIURIDICHE

norme sul funzionamento dell’ente e i poteri degli organi di rappresentanza. L’iscrizione

dell’ente ecclesiastico nel registro avviene in modo differente agli altri enti: infatti, mentre

gli enti semplici devono depositare l’atto costitutivo e lo statuto, gli enti ecclesiastici non

devono depositare lo statuto, bensì il decreto canonico di erezione. In questo documento

dovranno risultare la denominazione, la natura e la sede dell’ente.

Nel caso di mancanza di iscrizione nel registro entro i termini stabiliti, gli enti non sono

legittimati a concludere alcun negozio giuridico finché ciò non avvenga.

Il PROCEDIMENTO DI RICONOSCIMENTO DELLA PERSONALITÀ GIURIDICA DEGLI ENTI

da parte dello Stato ha inizio con presentazione della domanda: questa deve

ECCLESIASTICI

essere effettuata da chi rappresenta l’ente secondo il diritto canonico, o dall’autorità

ecclesiastica competente. Alla domanda devono essere allegati i documenti atti a provare i

requisiti necessari al riconoscimento (il provvedimento canonico di erezione e un estratto

dello statuto, contenente le norme sulla struttura dell’ente): insieme alla domanda e ai

documenti detti, deve essere allegato l’atto di assenso al riconoscimento manifestato

dall’autorità ecclesiastica competente. La domanda dovrà essere presentata presso la

prefettura del luogo in cui l’ente ha sede, in quanto questo rappresenta l’organo periferico

della Direzione generale degli affari dei culti del Ministero dell’interno. Il prefetto, dopo

aver istruito la pratica, la trasmette (completa di un proprio rapporto) al detto Ministero

che cerca di conoscere il parere del Consiglio di Stato. Nel caso in cui vi siano tutti i

requisiti previsti dalla legge, il Ministro emana il decreto con il quale concede il

riconoscimento. Una volta ottenuto il riconoscimento, l’ente ha l’onere di richiedere

l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche istituito presso il Tribunale sito nel

capoluogo della provincia in cui l’ente ha sede.

L’ dipende da un atto

ACQUISTO DELLA PERSONALITÀ GIURIDICA DA PARTE DEGLI ENTI PRIVATI

totalmente discrezionale dell’autorità governativa: infatti, oltre a valutare se vi siano tutte

le necessarie prerogative, l’autorità governativa valuta se l’ente sia necessario e utile e se

abbia i mezzi finanziari per raggiungere i suoi scopi.

Però dobbiamo valutare se gli stessi poteri siano attribuiti all’autorità governativa nel

riconoscimento degli enti della Chiesa cattolica. La prima cosa da notare è che gli eventuali

poteri discrezionali dell’autorità dovranno essere esercitati nel rispetto dell’

art. 19 Cost.

(che garantisce la libertà religiosa degli enti). In secondo luogo dobbiamo ricordare che

siccome gli enti della Chiesa possono appartenere a diverse categorie (associazione,

fondazioni) è chiaro che i poteri di valutazione dell’autorità governativa cambino da caso

a caso: è chiaro che la valutazione riguarda la sussistenza dei requisiti.

49

appunti@email.it

Una prima parte dell’esame è di mera legittimità: cioè, si comparano i requisiti prospettati

con le previsioni di legge. Invece, il requisito attinente ai fini dell’ente può essere valutato

sotto il profilo della legittimità solo rispetto ad alcuni enti, ma è soggetto ad una

valutazione di merito in altri casi. Il requisito della sufficienza del patrimonio o dei mezzi

economici per il raggiungimento dei fini dell’ente non può essere valutato che

discrezionalmente, in quanto si tratta di un giudizio economico. Ma questo requisito è

irrilevante per il riconoscimento degli enti che fanno parte della costituzione gerarchica

della Chiesa. Un’altra categoria di enti per i quali non occorre l’accertamento della

sufficienza dei mezzi è quella delle associazioni in generale (istituti ecclesiastici e società di

vita comune).

Per quanto riguarda il riconoscimento della personalità giuridica degli enti della Chiesa

cattolica, l’autorità governativa non ha il potere di effettuare una valutazione sulla loro

utilità sociale: non solo perché il giudizio non le spetta, ma anche perché è molto difficile

che una autorità statale possa essere in grado di effettuare una valutazione del genere.

Gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti possono essere soggetti a ; tali

MODIFICAZIONI

modificazioni possono essere riconosciute con un procedimento uguale a quello previsto

per l’attribuzione della personalità giuridica. Quindi, ogni che

MUTAMENTO SOSTANZIALE

e

riguardi la destinazione dei beni il modo di esistenza di un ente ecclesiastico

il fine,

deve essere riconosciuto con decreto del Ministro dell’interno (sentito il parere del

Consiglio di Stato, quando occorre) per essere efficace nel diritto statale.

Per quanto riguarda i , non è facile dire quando esso sia sostanziale e

MUTAMENTI DEL FINE

quando non lo sia: il giudizio spetta all’amministrazione. Invece, i MUTAMENTI DELLA

sono sottoposti a controllo perché rilevanti per garantire i terzi

DESTINAZIONE DEI BENI

attraverso l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche o, nel caso di perdita di

patrimonio per un ente di tipo fondazione, per l’eventuale revoca del riconoscimento della

personalità giuridica. Infine, per quanto riguarda i MUTAMENTI DEL MODO DI ESISTENZA

, essi attengono alla struttura della persona giuridica; essi potrebbero riguardare

DEGLI ENTI

la circoscrizione territoriale, l’unione di più enti o lo scorporo di un ente con la sottrazione,

a favore di altro, di talune attività. . Gli enti

Un altro fenomeno che potrebbe riguardare gli enti ecclesiastici è l’

ESTINZIONE

ecclesiastici civilmente riconosciuti cessano di esistere quando sono soppressi dall’autorità

ecclesiastica o quando viene revocato il loro riconoscimento civile. Affinché l’estinzione sia

efficace nel diritto statale, vi deve essere l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche

del provvedimento ecclesiastico si estinzione. Quindi, il provvedimento canonico di

estinzione o soppressione deve essere trasmesso al Ministro dell’interno: questi, con

decreto, dispone l’

iscrizione nel registro delle persone giuridiche.

Ma l’ente ecclesiastico può perdere la qualifica di “civilmente riconosciuto” (cioè la

personalità giuridica) anche per un provvedimento autonomo di REVOCA DEL

da parte dell’

autorità governativa. Questo avviene quando l’ente perde

RICONOSCIMENTO 50

appunti@email.it

uno dei requisiti prescritti per il riconoscimento civile. La revoca deve essere deliberata

con decreto del Ministro dell’interno (sentito il Consiglio di Stato se ce ne fosse la

necessità) e, siccome avviene per iniziativa dell’autorità governativa, è previsto che sia

sentita l’autorità ecclesiastica. Infine, ricordiamo che la revoca può avvenire solo ed

esclusivamente a causa della perdita di uno dei requisiti previsti dalla legge.

Il fatto che per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica civile l’ente debba

avere il fine “costitutivo ed essenziale” di religione o di culto, non implica che questi non

possano svolgere tutte quelle attività che sono considerate lecite dall’ordinamento statale.

Chiaramente, le da quelle di religione e di culto sono soggette totalmente

ATTIVITÀ DIVERSE

alle leggi dello Stato (ambito civilistico normativo e tributario). Per non creare

fraintendimenti, norme emanate recentemente hanno precisato tra le attività diverse da

quelle di religione e di culto sono comprese: la beneficenza, l’assistenza, l’istruzione,

l’educazione e la cultura (oltre alle attività commerciali o a scopo di lucro). Gli stessi

principi valgono per gli enti delle confessioni religiose di minoranza. Fra le attività non

qualificate dalla legge come attività di religione o di culto, hanno una grande importanza

le attività esistenziali svolte da enti ecclesiastici ospedalieri. È fuor di dubbio che gli enti

ecclesiastici che svolgono tale attività ospedaliera non possono essere qualificati come enti

pubblici. Molti e diversi sono le affermazioni circa la QUALIFICA GIURIDICA DEGLI ENTI

. Alcuni affermano che tali enti sarebbero da considerare come se posti in

ECCLESIASTICI

mezzo tra gli enti privati e gli enti pubblici: quindi dotati di una pubblicità speciale. Altri

invece affermano che tali enti sarebbero da considerare privati, altri ancora che

dovrebbero essere considerati pubblici.

In realtà, gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti non sono né privati né pubblici, ma

enti che godono di una più grande ed autonoma organizzazione confessionale (a cui lo

Stato si limita a riconoscere la personalità giuridica). In poche parole, GLI ENTI

.

ECCLESIASTICI OCCUPANO UNA CATEGORIA A SÉ

Un altro problema di rilievo nei rapporti tra lo Stato e le confessioni religiose, è quello del

espressi da queste o che si riferiscono a queste. Già nel

COLLEGAMENTO CON GLI ENTI

era affermato che il collegamento degli enti con la Chiesa deve essere

Concordato del 1929

attestato dall’autorità ecclesiastica: l’ non ha fatto altro che

Accordo del 18 Febbraio 1984

riprendere tale principio. Nessun istituto religioso, nessuna associazione di fedeli può

ottenere il riconoscimento della personalità giuridica civile senza l’assenso della Santa

Sede: o meglio, loro potrebbero ottenere tale riconoscimento, ma non potrebbero fregiarsi

della qualifica di “cattolica”. Lo stesso discorso vale per gli enti collegati alle altre

confessioni religiose, sia che possano o che non possano ottenere il riconoscimento della

personalità giuridica da parte dello Stato. infine, non dimentichiamo che un ente potrebbe

essere considerato ecclesiastico dalla Chiesa, ma potrebbe non avere tale qualifica dallo

Stato; questo perché lo Stato riconosce gli enti della Chiesa come ecclesiastici quando essi

hanno come fine “costitutivo ed essenziale” quello di religione o di culto.

Adesso vediamo quali sono i vari .

C

ENTI DELLA HIESA CATTOLICA

51

appunti@email.it

: è un la cui struttura di base è

C E I istituto permanente

ONFERENZA PISCOPALE TALIANA

data dall’assemblea dei vescovi di una nazione o di un determinato territorio. Queste

Conferenze sono erette, soppresse o innovate dalla Santa Sede e acquistano di diritto la

personalità giuridica (nell’ordinamento della Chiesa) non appena vengono erette

legittimamente. Data l’importanza di questo istituto, non poteva non essere presente

all’interno dell’Accordo del 1984. In questo documento viene assicurata la libertà di

comunicazione e di corrispondenza tra la Santa sede, la CEI e le Conferenze Episcopali

regionali; inoltre, sempre questo documento, legittima la CEI a stipulare intese con le

autorità dello Stato per le materie in cui vi è l’esigenza di collaborazione tra Chiesa e Stato.

Infatti la CEI è legittimata a compiere numerosi atti giuridicamente rilevanti nell’esercizio

di poteri sia normativi che amministrativi.

Tra i ricordiamo che la CEI:

POTERI NORMATIVI

- definisce l’esercizio del ministero del clero;

- determina periodicamente quanto dovuto al clero;

- emana le disposizioni necessarie per l’attuazione nel diritto canonico delle norme sui

beni ecclesiastici e sul sostentamento del clero.

Tra i ricordiamo che la CEI:

POTERI AMMINISTRATIVI

- ha eretto e dotato l’Istituto centrale per il sostentamento del clero;

- stabilisce la ripartizione degli avanzi di gestione degli Istituti diocesani tra questi istituti

e l’Istituto centrale;

- riceve dallo Stato una determinata somma di denaro, e ne determina la destinazione.

: con il termine si indica una “ particolare”. Con il

D P diocesi Chiesa

IOCESI E ARROCCHIE

si indica una “ fedeli”. Detto questo diciamo

termine comunità stabile di

parrocchia

subito che nel diritto della Chiesa sia la diocesi che la parrocchia acquistano la

ipso iure

personalità giuridica appena vengono erette. Nel diritto dello Stato si è avuta una recente

semplificazione del settore. Una volta determinata dall’autorità ecclesiastica la sede e la

denominazione delle diocesi e delle parrocchie, il Ministro dell’interno (in forma

abbreviata e con proprio decreto) conferisce a queste la qualifica di “enti ecclesiastici

civilmente riconosciuti”.

: i o che sarebbero le

C capitoli cattedrali collegiali, adunanze dei canonici di una

APITOLI fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa e

cattedrale o di una collegiata,

sono stati riconosciuti come persone giuridiche nel diritto dello Stato.

A decorrere dal 1° Gennaio 1987, l’autorità ecclesiastica ha potuto richiedere la revoca del

riconoscimento civile a suo tempo concesso a tali capitoli quando questi non rispondano

più alle particolari esigenze o alle tradizioni religiose della popolazione. L’autorità

competente a chiedere la revoca è la Santa Sede per i capitoli cattedrali ed il vescovo per i

capitoli collegiali. La revoca del riconoscimento della personalità giuridica dei capitoli

avviene con decreto del Ministro dell’interno (sentito il parere del Consiglio di Stato).

52

appunti@email.it

: esse consistono in una

F C massa patrimoniale stabilmente destinata

ONDAZIONI DI ULTO

che, con l’attribuzione della personalità giuridica, diventano autonomi

a fine di culto

centri di imputazione di diritti e di obblighi. Il termine culto deve essere inteso in senso

molto ampio, in quanto deve comprendere il finanziamento di ogni attività che abbia un

fine strettamente religioso: così saranno riconosciute come fondazioni di culto sia quelle

che riguardano il culto in senso proprio (come l’organizzazione della festa del Santo

patrono, la fornitura degli strumenti necessari per avere la musica), che quelle rivolte a

sostenere il magistero ecclesiastico (mediante il finanziamento degli esercizi spirituali,

delle missioni periodiche, della catechesi). Il riconoscimento della personalità

giuridica è molto discrezionale perché (oltre ai requisiti dell’approvazione dell’autorità

ecclesiastica, del suo assenso al riconoscimento civile e all’esame del fine da perseguire) i

requisiti richiesti dalla legge nel caso in esame sono dati di fatto paragonabili ai principi

economici e di mera opportunità. Perciò, il riconoscimento è ammesso quando vi sia la

sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini prefissati.

: le chiese appartengono al genere delle fondazione. I requisiti affinché una chiesa

C

HIESE

possa ottenere il riconoscimento della personalità giuridica sono due: l’

apertura al culto

e la disposizione di un

pubblico patrimonio sufficiente per la manutenzione e

La locuzione “aperta al pubblico” significa che la Chiesa è officiata

l’ufficiatura.

regolarmente: cioè, l’ufficio divino e tutte le altre attività ad esso connesse devono essere

svolte in maniera continuativa, con un programma diretto a soddisfare l’interesse della

generalità dei fedeli. Ma, “aperto al pubblico” significa che tutti vi possono entrare, senza

dover presentare un particolare titolo di ammissione.

Importante al fine del riconoscimento dell’ente-chiesa è la ’ in cui

PROPRIETÀ DELL EDIFICIO

essa svolge le proprie attività: nel caso in cui esso appartenga ad un privato, il quale non

trasferisce il suo diritto all’ente, non sarà possibile riconoscere un ente-chiesa, ma piuttosto

una fondazione di culto, un’associazione, una confraternita, e via dicendo. Però, questo

stato di cose è in contrasto con la essa prevede che per il

legge n. 222 del 1985:

riconoscimento di un ente-chiesa non c’è bisogno che l’edificio di culto diventi di proprietà

dell’ente erigendo. Infatti, il diritto di proprietà del privato sull’edificio è ampiamente

sacrificato nella sua facoltà di godimento tutte le volte in cui essa debba cedere nei

confronti delle esigenze del culto. Quindi, non si capisce il motivo per cui uno dei requisiti

per il riconoscimento di un ente-chiesa debba essere la proprietà dell’edificio, quando

basterebbe l’assegnazione del diritto reale di godimento.

: i santuari non sono altro che chiese. Il termine sta ad indicare quelle

S santuario

ANTUARI

mete di pellegrinaggio,

chiese, in cui si venerano immagini o reliquie di particolare

Quindi, questo termine, sta ad indicare una chiesa che soddisfa una necessità

devozione.

di culto diversa da quella ordinaria. 53

appunti@email.it

: questo termine può avere due significati. La prima nozione indica la

F ABBRICERIE

fondazione o la massa patrimoniale raccolte giornalmente e amministrate in modo

il secondo significato indica il

autonomo; consiglio competente ad amministrare tali

Il della fabbriceria è quello di

beni, costituito da ecclesiastici o da laici. COMPITO

amministrare quella parte del patrimonio di una chiesa che deve essere usato per la

manutenzione dell’edificio e per le spese di culto.

Le fabbricerie che gestiscono una chiesa cattedrale o un edificio di culto dichiarato di

rilevante interesse storico o artistico hanno un composto da 7 membri (2

CONSIGLIO

nominati direttamente dal vescovo, 5 nominati dal Ministro dell’interno su consiglio del

vescovo): il loro statuto deve essere approvato con decreto ministeriale, sentito il vescovo

Il

diocesano. Tutti i membri della fabbriceria prestano la propria opera gratuitamente.

, oltre ad eseguire le deliberazioni del consiglio e ad erogare

PRESIDENTE DELLA FABBRICERIA

le spese deliberate: 1) adotta i provvedimenti necessari in casi di urgenza, che dovranno

essere sottoposti all’esame del consiglio; 2) annualmente prepara i bilanci consuntivi che

dovranno essere approvati dal consiglio.

Il stabili che detti consigli potessero essere formati anche interamente

Concordato del 1929

da laici, ma questi non potevano immischiarsi negli affari e nei servizi di culto. Lo stesso

documento dispose che la nomina dei componenti del consiglio dovesse essere effettuata

d’intesa con l’autorità ecclesiastica. Infine ricordiamo che, per il compimento degli atti di

straordinaria amministrazione, ha bisogno dell’autorizzazione governativa (richiesta al

prefetto dal presidente della fabbriceria).

: queste rappresentano il fenomeno sociale più rilevante

A R

SSOCIAZIONI ELIGIOSE

determinati dal fattore religioso. Tra le associazioni religiose dobbiamo distinguere gli

istituti religiosi , dagli istituti secolari e dalle società di vita apostolica.

Gli sono le associazioni in cui è più stretto il vincolo sociale: i soci

ISTITUTI RELIGIOSI

aderiscono a tali associazioni pronunziando voti pubblici (perpetui o temporanei

rinnovabili) che impegnano a condurre una vita comune. Gli , invece, non

ISTITUTI SECOLARI

implicano per i soci alcuna separazione dal resto della società umana. Essi sono costituiti

da fedeli, laici e chierici che, dopo aver aderito all’associazione, continuano a vivere nel

secolo la vocazione alla perfetta carità e il cui programma è di contribuire dall’interno alla

santificazione del mondo. Nelle , l’adesione dei soci avviene

SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA

senza la pronunzia di voti: questa adesione comporta la vita comune dei soci, diretta alla

perfezione della carità.

I richiesti per il riconoscimento della personalità giuridica sono i seguenti:

REQUISITI

- approvazione della Santa Sede;

- ubicazione della sede in Italia;

- avere un rappresentante italiano e residente in Italia.

Quindi, le associazioni non devono provare l’esistenza di un patrimonio perché i soci

possono, mediante loro contributi, formare e incrementare il patrimonio

54

appunti@email.it

dell’organizzazione anche in un momento successivo il riconoscimento: l’importante è che

si dimostri la capacità di acquistare e di possedere dell’associazione.

Il dedicava poca attenzione alle associazioni: solo dopo la riconquista

Concordato del 1929

della libertà civile e grazie ai fermenti ideali del si ebbero nuove

Concilio Vaticano II

norme che tutelavano e garantivano l’associazionismo fra i cattolici.

Una volta riconosciuta la personalità giuridica, l’ente è del tutto regolato dalle leggi civili:

invece, resta riservata all’autorità ecclesiastica l’attività di religione o di culto

dell’associazione e la materia degli organi statutari. Seguendo il riconoscimento alla

stregua del diritto comune, l’associazione deve presentare i requisiti previsti dalle leggi

civili. Quindi, a differenza di quanto accadde per gli istituti religiosi, il riconoscimento

delle società di vita apostolica e delle associazioni pubbliche di fedeli è totalmente

discrezionale.

Un’ come persona giuridica dallo Stato , per

ASSOCIAZIONE RELIGIOSA NON RICONOSCIUTA È

l’ordinamento civile, ’ . Quindi, queste sono regolate dalle norme

UN ASSOCIAZIONE DI FATTO

statali che riguardano le associazioni non riconosciute (soprattutto nei rapporti

patrimoniali, per garantire i terzi); ma, trattandosi di associazioni di fatto collegate alla

Chiesa cattolica, le sue attività di religione o di culto sono soggette alla disciplina

dell’autorità ecclesiastica.

: sono (di cui

C enti che appartengono al genere delle associazioni laicali

ONFRATERNITE

sono la più antica manifestazione). Fanno parte di questo gruppo anche le associazioni

denominate confraterie, congreghe, misericordie e simili: sono organismi che hanno fini di

culto e/o di beneficenza (come l’assistenza ai confratelli infermi o ai bisognosi, la cura del

culto di una chiesa, e così via).

: esse sono

P P enti ecclesiastici diretti a promuovere una migliore

RELATURE ERSONALI

distribuzione dei sacerdoti o a svolgere specifiche opere pastorali o missionarie a favore

Le prelature personali non sono associazioni

delle varie regioni e dei diversi ceti sociali.

religiose: sono organismi che, per la struttura e per i fini perseguiti, fanno parte della

costituzione gerarchica della Chiesa.

Lo Stato, oltre a riconoscere gli enti ecclesiastici, riconosce anche gli ENTI DELLE

. Il riconoscimento di tali enti ha luogo con la

CONFESSIONI RELIGIOSE DI MINORANZA

presentazione al prefetto del territorio di una domanda fatta da qualsiasi interessato e

diretta al Ministro dell’interno; questi, riconoscerà l’ente mediante decreto ministeriale

(sentito il Consiglio di Stato, e persino il Consiglio dei ministri). Prima dell’avvento della

Costituzione, norme anteriori prevedevano che gli enti delle confessioni diverse da quella

cattolica fossero soggetti alla vigilanza e alla tutela governativa. Ma ciò non è più

ammesso perché entra in contrasto con l’ il quale esclude che agli enti con fine

art. 20 Cost.,

di religione o di culto possa essere riservato un trattamento peggiore rispetto a quello

previsto dal codice civile per le persone giuridiche.

55

appunti@email.it

I M ’

A

CAPITOLO IX: EZZI PER L TTIVITÀ

C

DI RELIGIONE O DI ULTO

Per svolgere l’esercizio dell’attività di religione o di culto, risulta essere fondamentale la

occorrenti per il raggiungimento di tali fini. E

DISPONIBILITÀ DEI MEZZI ECONOMICI

siccome il settore economico è di competenza statale, è chiaro che i rapporti che nascono a

proposito dell’uso degli accennati mezzi economici sono disciplinati dal diritto statale.

Però, a volte, capita che tale diritto attribuisca importanza alla disciplina che tali rapporti

ricevono negli statuti interni delle confessioni religiose (come avviene per la confessione

cattolica).

S 1 –I S C

EZIONE L OSTENTAMENTO DEL LERO

Nel diritto canonico, il che ricoprono un ufficio della

SOSTENTAMENTO DEGLI ECCLESIASTICI

Chiesa è stato garantito secondo un vecchio sistema di antica concezione sino al 1986.

L’ufficio ecclesiastico non aveva personalità giuridica, ma è stato affiancato da una

persona giuridica; il . Il beneficio è una dotazione patrimoniale il cui reddito

BENEFICIO

serve a retribuire il funzionario ecclesiastico (posta in essere da un ente del tipo

“fondazione”). Questo sistema presentava notevoli sperequazioni nel trattamento

economico di tali funzionari; infatti la retribuzione era collegata al reddito del beneficio, e

quindi variava secondo l’entità del patrimonio della fondazione beneficiale (creando

vescovi ricchi e vescovi poveri, parroci ricchi e parroci poveri). Per porre fine a questo

situazione, interveniva lo Stato versando il a quegli ecclesiastici

SUPPLEMENTO DI CONGRUA

il cui beneficio producesse redditi in misura inferiore ad un certo minimo. Inizialmente

sembrava giusto che lo Stato intervenisse in questa maniera, tant’è che anche dopo il

lo Stato decise di continuare a corrispondere tali assegni

Concordato del 1929

supplementari. Siccome la funzione di tali assegni era quella di garantire un decoroso

sostentamento personale, essa veniva considerata una prestazione a carattere alimentare a

carico (per legge) del Quindi, l’ufficiale ecclesiastico che avesse avuto

Fondo per il culto.

un reddito inferiore ai limiti stabiliti dalla legge, godevano di un vero e proprio diritto

soggettivo nei confronti del Fondo per il culto.

Questo sistema retributivo è stato completamente scardinato. Il nuovo codex iuris canonici

ha previsto il graduale passaggio dal vecchio sistema beneficiale di retribuzione del clero

ad un sistema più equo e moderno con l’istituzione di I STITUTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL

(diocesani o interdiocesani): questi sono enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.

CLERO

A tale ha aderito lo Stato con l’

Accordo del 15

RIFORMA DELLA GESTIONE PATRIMONIALE

Ma sia questo accordo che la legge non sono riusciti a

Novembre 1984. n. 222 del 1985,

separare lo Stato dalla Chiesa in materia di retribuzione del clero. Infatti, restava limitata

la libertà della Chiesa di organizzare tale materia in modo autonomo. Comunque, sia

l’accordo che la legge visti sopra hanno previsto l’erezione in ogni diocesi italiana di

altrettanti Istituti per il sostentamento del clero ad opera del vescovo o dei vescovi

interessati. Questi enti hanno acquistato la personalità giuridica civile.

56

appunti@email.it

La è quello di (con l’eventuale concorso

corrispondere

FUNZIONE DEGLI ISTITUTI DIOCESANI

dell’Istituto centrale) un congruo e dignitoso sostentamento al clero che svolge servizio

Inoltre, tali Istituti devono destinare una quota delle

in favore della rispettiva diocesi.

proprie risorse per coloro i quali, una volta abbandonata la vita ecclesiastica, non abbiano

redditi sufficienti per vivere in maniera dignitosa.

Il I è costituito dai beni appartenenti agli enti

FONDO PATRIMONIALE DEGLI STITUTI DIOCESANI

beneficiali esistenti nella diocesi, che si sono estinti contestualmente all’erezione

ipso iure,

di ogni istituto diocesano. La ripartizione dei beni tra Istituti diocesani per il

sostentamento del clero e diocesi, parrocchie e capitoli non soppressi, ha avuto luogo con

un duplice trasferimento di proprietà: dai benefici estinti agli Istituti; dagli Istituti a

diocesi, parrocchie e capitoli.

L’I è nato con un proprio fondo di dotazione conferito alla CEI. Le sue

STITUTO CENTRALE

entrate principali sono costituite dalle offerte ricevute dai fedeli e dal famoso 8 per mille

dell’IRPEF che sia stato destinato dai contribuenti a scopi di carattere religioso (a diretta

gestione della Chiesa). Tale ente può compiere tutti quei negozi che sono in grado di

incrementare il suo patrimonio, effettuare investimenti, ricevere donazioni, eredità, e via

discorrendo.

Adesso vediamo quali sono i che nascono questo I gli

TRA STITUTO CENTRALE E

RAPPORTI

I . Questi ultimi provvedono all’integrazione dei proventi dei sacerdoti

STITUTI DIOCESANI

con i redditi del proprio patrimonio; in caso di insufficienza di tali redditi, gli Istituti

diocesani chiedono all’Istituto centrale la somma residua necessaria ad assicurare ad ogni

sacerdote la remunerazione stabilita. Comunque, l’Istituto centrale dovrebbe conoscere

preventivamente l’eventuale fabbisogno degli Istituti diocesani, poiché questi sono tenuti

a comunicare il loro . In base ai dati contenuti in questi documenti,

STATO DI PREVISIONE

l’Istituto centrale provvede ad effettuare le erogazioni necessarie. Inoltre, alla chiusura di

ogni esercizio finanziario, gli Istituti diocesani devono trasmettere una RELAZIONE

.

CONSUNTIVA

L’ che si viene a formare, dal punto di vista strutturale, presenta la

ORGANIZZAZIONE

singolarità di non avere un carattere unitario: infatti si viene a formare una specie di

raggiera al cui centro è collocato l’Istituto centrale, e gli Istituti diocesani ne rappresentano

i raggi. Tutti gli enti che fanno parte di questa struttura, però, sono enti autonomi dotati di

propria personalità giuridica: quindi ogni singolo Istituto gode di una propria autonomia.

Per quanto riguarda la di questa organizzazione, sembra non esserci

natura giuridica

nessuna differenza tra gli Istituti diocesani e l’Istituto centrale. Infatti abbiamo visto che gli

Istituti diocesani sono dotati del patrimonio dei benefici esistenti nella diocesi (patrimonio

destinato al sostentamento del clero); l’Istituto centrale nasce con un proprio fondo di

dotazione (conferito dalla CEI) ed ha la capacità di accrescere tale patrimonio.

A decorrere dal ogni Istituto diocesano per il sostentamento del clero

1° Gennaio 1987,

provvede ad assicurare un adeguato sostentamento del clero che svolge servizio in favore

57

appunti@email.it

della diocesi. Il a favore dei sacerdoti deriva dallo

DIRITTO ALLA REMUNERAZIONE

svolgimento del servizio a favore della diocesi e dall’adempiere a tale servizio a tempo

pieno. Molto importante risulta essere quest’ultima affermazione. La CEI ha stabilito che

hanno diritto al sostentamento solo quei sacerdoti che si dedicano totalmente al ministero

ecclesiastico, mettendo la loro vita a piena disposizione per l’esercizio delle funzione

pastorali ad essi affidate dal vescovo diocesano: in poche parole, HANNO DIRITTO

’ . Invece, i

ALL ASSEGNO I SACERDOTI PREPOSTI A TEMPO PIENO AD UN UFFICIO ECCLESIASTICO

sacerdoti che compiono delle prestazioni occasionali o a tempo limitato hanno diritto a

ricevere una giusta remunerazione per gli specifici servizi prestati dagli enti ecclesiastici

che si sono avvalsi della loro opera.

La CEI stabilisce la dovuti ai sacerdoti basandosi su dei

DETERMINAZIONE DEGLI ASSEGNI

criteri stabiliti. Prima di tutto, è stato stabilito che circa i due terzi della remunerazione è

uguale per tutti. Per la rimanente parte, si deve tener conto di vari fattori che attribuiscono

un determinato numero di punti a seconda:

- dell’ufficio occupato (vescovi, vicari, parroci, ecc.);

- dell’anzianità nell’esercizio del ministero personale;

- della residenza del sacerdote (per capire se il costo della vita è più elevato);

- della mancanza di un alloggio ecclesiastico (per tener conto delle spese di locazione).

Comunque, per determinare precisamente quale sia l’esatta remunerazione, i sacerdoti

sono tenuti a comunicare annualmente all’Istituto diocesano per il sostentamento del clero

le retribuzioni ricevute dagli enti ecclesiastici e da terzi: l’Istituto provvederà a verificare

tali dati e stabilirà il pagamento dell’integrazione nel caso in cui la retribuzione dei

sacerdoti non raggiungono un minimo prestabilito.

I che prestano servizio a favore della diocesi

SACERDOTI HANNO UN VERO E PROPRIO DIRITTO

’ sia secondo il diritto canonico che secondo il diritto dello

A PERCEPIRE L INTEGRAZIONE

Stato. Quindi i sacerdoti godono di un vero e proprio diritto soggettivo tutelabile anche

davanti al giudice statale. Ma il collegamento istituito tra l’ordinamento canonico e

l’ordinamento statale consente al sacerdote di potersi rivolgere al giudice dello Stato solo

quando non si è già rivolto all’autorità ecclesiastica: cosa poco conveniente, perché il

sacerdote potrebbe rimanere in cattivi rapporti con l’autorità ecclesiastica. Nel caso in cui

il sacerdote si disinteressi di mantenere dei buoni rapporti con l’autorità ecclesiastica,

allora potrà rivolgersi all’ordinamento dello Stato per fare accertare il proprio diritto:

sottolineiamo che il giudice competente è quello ordinario e non il giudice del lavoro,

perché il sacerdote svolge una missione e non un lavoro.

Per quanto riguarda le , vale

ENTRATE PRIVATISTICHE DEGLI ENTI DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE

) ai ministri di culto,

il diritto comune. Ciò che i fedeli offrono liberamente ( OBLAZIONI

purché di modico valore, costituiscono donazione manuale ai sensi dell’ tali

art. 783 c.c.;

oblazioni sono destinate ad una persona giuridica e sono da questa acquistate senza che

occorra alcuna autorizzazione dello Stato (in quanto esse sono qualificate come donazioni

manuali). 58

appunti@email.it

Nel nostro ordinamento esistono norme, dettate dall’ che disciplinano le

art. 629 c.c.,

disposizioni testamentarie a favore dell’anima. Con queste norme si cerca di rendere

attuabile la volontà testamentaria di persone che credono che il compimento di riti o

attività liturgiche permetta l’avvicinamento della loro anima alla beatitudine eterna. Le

’ sono valide quando sono determinati i beni o, per lo

DISPOSIZIONI A FAVORE DELL ANIMA

meno, è determinabile la somma da impiegare per assolvere a tali disposizioni. La legge

si è preoccupata di qualificare la delle disposizioni a favore dell’anima

NATURA GIURIDICA

come un a carico dell’erede o del legatario: qualunque interessato può agire per

ONERE

l’adempimento di tale onere, ma purché vi sia almeno un interessato indicato dal testatore.

Nel caso in cui dovesse mancare l’indicazione dell’interessato, il testatore può comunque

designare una qualsiasi persona che curi l’esecuzione della disposizione.

Se la disposizione è protratta nel tempo, potrebbe succedere che i mezzi messi a

disposizione non siano più sufficienti o che l’onere assorba quasi o interamente il valore

del lascito. In queste circostanze, si potrebbe ridurre l’entità dell’erogazione, sempre se le

parti siano d’accordo: in caso di dissenso, per avere tale riduzione, ci sarebbe bisogno di

una sentenza del giudice statale.

Le sono quelle entrate che tali enti

ENTRATE DI DIRITTO PUBBLICO DEGLI ENTI CONFESSIONALI

ottengono in base ad un rapporto pubblicistico: o perché l’ente è titolare di un potere

tributario riconosciuto dallo Stato, o perché l’ente riceve finanziamenti dallo Stato o da

altre organizzazioni pubblicistiche.

Una manifestazione del potere tributario della Chiesa erano le : sono

DECIME SACRAMENTALI

delle vere e proprie imposte fondiarie ecclesiastiche che i proprietari dei fondi situati in un

determinato luogo dovevano pagare (la decima parte dei frutti prodotti dalla terra) agli

enti ecclesiastici per i servizi spirituali da essi resi alla popolazione di quel luogo. Ma

queste imposte furono soppresse nel 1887. Da non confondere con le decime sacramentali

sono le : sono canoni di antiche concessioni di fondi, derivanti dal

DECIME DOMINICALI

frazionamento delle proprietà ecclesiastiche.

Per quanto riguarda i S e degli altri enti pubblici a favore delle

CONTRIBUTI DELLO TATO

organizzazioni confessionali, dobbiamo ricordare che essi hanno una radice storica. Fino al

1896, si poteva trovare la presenza di vari capitoli di spesa inerenti al finanziamento della

Chiesa cattolica nel bilancio del Ministero dell’interno, del Ministero del tesoro e in quello

del Ministero dei lavori pubblici. Dal 1° Gennaio 1987 sino al 31 Dicembre del 1989 questi

capitoli di spesa sono confluiti sul bilancio del Ministero del tesoro, per essere poi versati

alla CEI. Dal lo Stato corrisponde alla CEI una quota pari all’

1° Gennaio 1990 otto per

per scopi di interesse sociale o umanitario a diretta gestione statale o per

mille dell’IRPEF

scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica (o delle confessioni di

minoranza, ammesse per legge, a cui si voglia devolvere tale percentuale). Ogni anno

(entro luglio), la CEI ha il compito di stilare un rendiconto in cui specifica quale uso sia

stato fatto delle somme ricevute nel corso del precedente anno; inoltre, la CEI è tenuta a

pubblicare tale rendiconto sul proprio organo ufficiale e a fornire un’adeguata

informazione sul contenuto di esso. 59

appunti@email.it

Come abbiamo già visto in precedenza, anche per il FINANZIAMENTO DELLE CONFESSIONI DI

è previsto l’

intervento da parte dello Stato da talune leggi emanate in base ad

MINORANZA

intese con alcune confessioni religiose. Ad esempio, le Chiese avventiste, la Tavola valdese

e la Chiesa evangelica luterana concorrono alla ripartizione dell’otto per mille dell’IRPEF.

Chiaramente, tali confessioni di minoranza possono anche finanziarsi mediante le offerte

dei propri fedeli. Siccome vi è il concorso da parte dello Stato nel finanziamento delle

citate confessioni, queste devono trasmettere annualmente al Ministero dell’interno un

rendiconto in cui specificano l’utilizzo delle somme ricevute dallo Stato e dai propri fedeli.

Invece la Chiesa battista preferisce non avere contributi da parte dello Stato., e quindi il

suo sostentamento è totalmente basato sulle offerte volontarie dei propri fedeli. Per quanto

riguarda il finanziamento delle Comunità ebraiche, dobbiamo ricordare che è stato

eliminato l’obbligo per gli appartenenti di versare il contributo annuale previsto e

partecipa alla ripartizione dell’otto per mille dell’IRPEF.

S 2: L C ’E L R

EZIONE E OSE DESTINATE ALL SERCIZIO DELLA IBERTÀ ELIGIOSA

L’ordinamento civile disciplina la materia dell’ sotto molteplici aspetti.

EDILIZIA RELIGIOSA

Si tratta di beni in cui le varie confessioni svolgono la propria attività e che sono regolati in

maniera molto varia: infatti il nostro Stato favorisce tanto la gestione quanto la

realizzazione dell’edilizia religiosa con apposite disposizioni riguardanti sia il regime di

tali beni immobili, sia la costruzione di essi, sia il finanziamento di tali costruzioni. Tra

questi beni, quelli che occupano una posizione preminente sono gli : qui si

EDIFICI DI CULTO

svolge l’esercizio del culto delle varie confessioni religiose. Tali edifici sono regolati dal

diritto comune, salvo le diverse disposizioni contenute in leggi che hanno dato esecuzione

ad impegni concordatari.

La connessione fra l’esercizio della libertà religiosa e l’apertura di templi e oratori è molto

stretta e quasi essenziale, visto che tali edifici sono un mezzo per manifestare in piena

autonomia la propria fede religiosa. Nell’ sono previste delle

Accordo del 18 Febbraio 1984

disposizioni che riguardano gli C . Tali disposizioni

EDIFICI DI CULTO DELLA HIESA CATTOLICA

, l’ , l’

riguardano soprattutto la OCCUPAZIONE ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICO

REQUISIZIONE

o la delle chiese pubbliche. Questi eventi possono avvenire solo in

UFFICIO DEMOLIZIONE

casi eccezionali di interesse generale e previo accordo con l’autorità ecclesiastica. Inoltre,

salvo i casi di necessità, la forza pubblica non può entrare per l’esercizio delle sue funzioni

senza il permesso dell’autorità ecclesiastica. Ad ogni modo, ricordiamo che sono regolati

da tale regime tutti gli edifici che sono “ ”.

APERTI AL PUBBLICO CULTO

Abbiamo già visto che i beni degli ,

ENTI ECCLESIASTICI SONO SOGGETTI AL DIRITTO COMUNE

alle norme del codice civile, SALVO QUANDO SIA DIVERSAMENTE DISPOSTO DALLE LEGGI

(art. molto più importante risulta

831, 1° comma c.c.).

SPECIALI CHE POSSONO RIGUARDARLI

essere il discorso sul Questo prevede il caso in cui l’edificio sia

2° comma dell’art. 831 c.c..

di proprietà di soggetti diversi da un ente ecclesiastico, e quindi di un ente pubblico, di

persone giuridiche private o di persone fisiche

60

appunti@email.it

La norma che stiamo studiando dispone che gli edifici destinati all’esercizio pubblico del

culto cattolico, anche se appartenenti a privati, non possono essere sottratti a tale

destinazione fino a quando la destinazione stessa non sia cessata (in conformità delle leggi

che le riguardano). Con questa disposizione, le chiese cattoliche aperte al pubblico sono

state equiparate ai beni del patrimonio indisponibile degli enti pubblici. Il 2° comma

dell’art. 831 c.c. garantisce il mantenimento della destinazione dell’edificio

presupponendo che esso sia aperto al pubblico. Quando viene meno tale presupposto (es.:

distruzione per motivi non imputabili al proprietario) tale garanzia viene a cadere

automaticamente.

Quando un edificio di culto sia di proprietà di un privato, questi non potrà mai sottrarre

l’edificio alla sua destinazione al culto pubblico; però, è liberissimo di poterlo alienare,

pignorare e via discorrendo. Addirittura, nelle ore in cui la chiesa non sia aperta per tale

fine, il proprietario potrà locare l’edificio per scopi profani (es.: concerti, conferenze) o

imporre una tassa d’ingresso per fare ammirare le opere d’arte conservate nell’edificio.

Il dispone solo per gli edifici dedicati al culto cattolico, poiché

2° comma dell’art. 831 c.c.

qui è riscontrabile un effettivo uso pubblico dell’edificio. Ma, secondo qualche autore, tale

disposizione dovrebbe valere anche per quegli edifici di culto di minoranze religiose

situate in determinate aree del Paese in cui sia prevalente la loro professione.

Quando le chiese abbiano carattere , perché riconosciute di interesse

MONUMENTALE

artistico e storico, queste sono sottoposte al regime di tali beni: cioè, alla vigilanza del

Ministero per i beni culturali ed ambientali e alle autorizzazione per eventuali restauri o

per alienazioni o concessioni di ipoteca. Questo avviene quando le chiese sono di proprietà

di privati o di enti ecclesiastici. Invece, quando tali beni sono riconosciuti d’interesse

storico ed artistico sono di proprietà dello Stato, hanno la natura di beni demaniali: essi

sono perciò inalienabili e seguono il regime previsto per il demanio pubblico dall’

art. 823

Il “F E C ” è l’ appositamente

c.c.. ente creato per provvedere alla

ONDO DIFICI DI ULTO

conservazione, al restauro, alla tutela e alla valorizzazione degli edifici di culto

I beni appartenenti al Fondo edifici di culto sono soggetti ad un

appartenenti al Fondo.

regime particolare: i beni immobili concessi in uso o locati a terzi non possono essere

utilizzati per fini diversi da quelli per cui è stata consentita la concessione o la locazione.

Il fatto che l’autorità competente abbia consentito la costruzione di edifici di culto (con il

rilascio dell’occorrente concessione edilizia) rende ancora più concreto il diritto alla libertà

religiosa. In , nell’ordinamento italiano abbiamo la competenza

MATERIA URBANISTICA

delle regioni affiancata a quella del legislatore nazionale (art. e

117 Cost. legge n. 616 del

Non c’è alcuna differenza tra la confessione cattolica e le altre confessione di

1977).

minoranza: tutta l’edilizia di culto è tutelata in eguale maniera, senza che vi sia il bisogno

di leggi conseguenti al raggiungimento di intese.

Anche per quanto riguarda il ’ troviamo

FINANZIAMENTO PUBBLICO DELL EDILIZIA RELIGIOSA

la competenza regionale affiancata a quella statale. In particolare, lo si è accollato

S

TATO

l’onere di costruire il rustico dell’edificio di culto e della canonica e, nel caso in cui ce ne

fosse bisogno, anche l’onere per l’acquisto delle aree occorrenti. Inoltre, alcuni

61


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83

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3.72 MB

AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Ecclesiastico, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Ecclesiastico, Finocchiaro. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Il compito della scienza giuridica, LA RELIGIONE E L’ORGANIZZAZIONE DEL POTERE CIVILE, “Libera Chiesa in Libero Stato”, L’ORDINAMENTO STATUALE E IL FENOMENO RELIGIOSO. I SOGGETTI “RELIGIOSI” E I POTERI PUBBLICI, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Bettetini Andrea.

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