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Appunti di Diritto e genere, in cui vengono analizzati i seguenti argomenti: Dico, diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi, testo del disegno di legge, ambito e modalità di applicazione, le esclusioni, le sanzioni, decisioni in materia di salute e per il caso di morte.

Esame di Diritto privato comparato docente Prof. L. Antoniolli

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ESTRATTO DOCUMENTO

Articolo 7 - Assegnazione di alloggi di edilizia pubblica

1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto della

convivenza di cui all'articolo 1 ai fini dell'assegnazione di alloggi di edilizia popolare o

residenziale pubblica.

Articolo 8 - Successione nel contratto di locazione

1. In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della

comune abitazione, l'altro convivente può succedergli nel contratto, purche' la convivenza

perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della

convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.

Articolo 9 - Agevolazioni e tutele in materie di lavoro

1. La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei

conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune

residenza, prevedendo tra i requisiti per l'accesso al beneficio una durata almeno triennale

della convivenza.

2. Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell'impresa di cui sia

titolare l'altro convivente può chiedere, salvo che l'attività' medesima si basi su di un

diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell'impresa, in

proporzione dell'apporto fornito.

Articolo 10 - Trattamenti previdenziali e pensionistici

1. In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i

trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della

convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto

delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.

Articolo 11 - Diritti successori

1. Trascorsi nove anni dall'inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione

legittima dell'altro convivente, secondo le disposizioni dei commi 2 e 3.

2. Il convivente ha diritto a un terzo dell'eredita' se alla successione concorre un solo figlio

e ad un quarto se concorrono due o più figli. In caso di concorso con ascendenti legittimi o

con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri, al convivente è

devoluta la metà dell'eredità.

3. In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al convivente si devolvono i due

terzi dell'eredita', e, in assenza di altri parenti entro il terzo grado in linea collaterale,

l'intera eredità.

4. Al convivente, trascorsi almeno nove anni dall'inizio della convivenza, e fatti salvi i diritti

dei legittimari, spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della

3

convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali

diritti gravano sulla quota spettante al convivente.

5. Quando i beni ereditari di un convivente sono devoluti all'altro convivente, l'aliquota sul

valore complessivo netto dei beni prevista dall'articolo 2, comma 48, del decreto-legge 3

ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286,

è stabilita nella misura del cinque per cento sul valore complessivo netto eccedente i

100.000 euro.

Articolo 12 - Obbligo alimentare

1. Nell'ipotesi in cui uno dei conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di

provvedere al proprio mantenimento, l'altro convivente e' tenuto a prestare gli alimenti oltre

la cessazione della convivenza, purché durata almeno tre anni, con precedenza sugli altri

obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. L'obbligo

di prestare gli alimenti cessa qualora l'avente diritto contragga matrimonio o inizi una

nuova convivenza ai sensi dell'articolo

Articolo 13 - Disposizioni transitorie e finali

1. I conviventi sono titolari dei diritti e degli obblighi previsti da altre disposizioni vigenti per

le situazioni di convivenza, salvi in ogni caso i presupposti e le modalità dalle stesse

previste.

2. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita

la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle risultanze di cui

all'articolo 1, comma 2. La disposizione di cui al presente comma non ha effetti

relativamente ai diritti di cui all'articolo 10 della presente legge.

3. Il termine di cui al comma 2 viene computato escludendo i periodi in cui per uno o per

entrambi i conviventi sussistevano i legami di cui all'articolo 1, comma 1, e le cause di

esclusione di cui all'articolo 2.

4. In caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere

fornita, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, da parte di ciascuno dei

conviventi o, in caso di morte intervenuta di un convivente, da parte del superstite, la

prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella della iscrizione di cui

all'articolo 1, comma 2, comunque successiva al triennio di separazione calcolato a far

tempo dall'avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale ed alla

domanda di divorzio.

5. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni

vigenti a favore dell'ex coniuge cessano quando questi risulti convivente ai sensi della

presente legge. 6. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti

dalla presente legge cessano qualora uno dei conviventi contragga matrimonio.

Articolo 14 - Copertura finanziaria

1. All'onere derivante dall'articolo 11, pari ad euro 4 milioni e 600 mila per l'anno 2008 ed

euro 5 milioni a decorrere dall'anno 2009 si provvede mediante corrispondente riduzione

dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 20, della legge 23 dicembre 2005,

4

n. 266, iscritta all'U.P.B. dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle

finanze per l'anno 2007. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad

apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

Argomentazione:

DICO è una sigla che significa "DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi" e

viene riferita comunemente al disegno di legge finalizzato al riconoscimento

nell'ordinamento giuridico italiano di taluni diritti e doveri discendenti dai rapporti di

"convivenza" registrati.

Il percorso legislativo

Il testo del disegno di legge è stato varato dal Consiglio dei Ministri l'8 febbraio 2007, è

stato redatto dagli staff legislativi dei due Ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e

Rosy Bindi (Famiglia). È stato quindi presentato all'esame del Senato della Repubblica, in

quanto in quell'Aula erano già stati presentati provvedimenti simili. In commissione

Giustizia del Senato, il 10 luglio, il relatore (e presidente della commissione) Cesare Salvi

presentò un suo testo, che prevedeva pure la modifica del nome con il quale indicare la

futura legge, da Di.co (diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che era il

nome scaturito dal ddl Pollastrini-Bindi, in quello di Cus (contratto di unione solidale),

proposto dallo stesso Salvi. La commissione, nella seduta del 23 ottobre, ha deciso di

riprendere l'esame del testo base del relatore, fissando i tempi del suo iter: gli

emendamenti dovevano essere presentati entro il 12 novembre. In quella data, cioè

appena votata la finanziaria e chiusa la "sessione di bilancio", iniziò la fase finale del

cammino, con votazioni previste per la fine dello stesso novembre 2007.

Stesura

Il ministro Bindi, in un'intervista ha tenuto a precisare, a seguito delle numerose critiche

provenienti dagli ambienti cattolici, che alla stesura del testo del decreto «hanno

collaborato molti giuristi cattolici», guidati dai proff. Renato Balduzzi, presidente del MEIC

(Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e Stefano Ceccanti, ex presidente della FUCI

(Federazione Universitaria Cattolica Italiana).

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Normativa

Chi potrebbe utilizzare i DICO

Potrebbero beneficiare degli effetti del disegno di legge, qualora approvato dalle Camere, i

conviventi ovvero «due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci

vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale

e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, affiliazione,

tutela.».

Il riconoscimento

Il disegno di legge è finalizzato al riconoscimento giuridico alle "convivenze" che verranno

iscritte nei registri anagrafici di ogni comune, con il conseguente riconoscimento di taluni

diritti e doveri a seconda della rispettiva durata della convivenza:

• dopo tre anni, vengono riconosciuti i diritti e le tutele del lavoro;

• dopo nove anni, sono riconosciuti i diritti di successione.

Diritti previsti e loro fruibilità

I diritti immediatamente fruibili nell'attuale proposta sono:

• Decisioni in materia di salute e in caso di morte - ciascun convivente può

designare l'altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta

incapacità di intendere e volere, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti, per

quanto attiene alle decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto

riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le

celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti. E la designazione

è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo,

viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo

sottoscrivono. Inoltre, in caso di assistenza o visite riservate ai soli familiari, come

avviene di consueto in casi particolari negli ospedali, tali soggetti potranno superare

questa barriera burocratica ed avere il diritto di farlo, questo perché nei peggiori dei

casi si è visto negare la sua presenza al convivente da parte dei familiari e non è

stato potuto evitare da parte dell'altro convivente ricoverato in quanto in stato di

coma.

• Permesso di soggiorno - si consente al convivente straniero (comunitario e

extracomunitario) che è già legalmente in Italia per altri motivi (ad es. turistici) di

ottenere il permesso di soggiorno per ragioni affettive.

• Alloggi di edilizia pubblica - la materia rientra nelle competenze regionali; varie

regioni stanno già introducendo punteggi aggiuntivi per i conviventi. La norma di

principio introduce un vincolo per tutte le Regioni, un livello essenziale dei diritti, le

modalità sono scelte dalle Regioni.

• Utili di impresa - il convivente partecipa agli utili dell'impresa dell'altro convivente,

come avevano riconosciuto i giudici, ma solo recentemente.

• Tassa di successione - oggi per il convivente è fissata all'8%, scende al 5% .

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I diritti fruibili dopo un determinato periodo di tempo sono:

• Contratto di locazione - in caso di morte di uno dei conviventi, che sia conduttore

nel contratto di locazione della comune abitazione, l'altro convivente può

succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi

siano figli comuni. La disposizione si applica anche nel caso di cessazione della

convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di

locazione.

• Agevolazioni in materia di lavoro con tre anni di convivenza sono facilitati

trasferimenti e assegnazioni di sede dei conviventi.

• Trattamenti previdenziali e pensionistici - questo diritto verrà regolamentato

dalla prossima riforma delle pensioni, con l'intenzione del legislatore di garantire

diritti soprattutto a favore dei conviventi più deboli.

• Diritti di successione - con nove anni di convivenza, fatti salvi i diritti dei cosiddetti

legittimari (quelli i cui diritti sono comunque intangibili) al convivente spettano i diritti

di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che

la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Quando si fa testamento non

cambia nulla rispetto ad oggi; si può disporre liberamente, salvi i diritti intangibili dei

riservatari (la cosiddetta riserva, dove invece il convivente non è ricompreso).

Quando manca il testamento, il convivente ha dei diritti ereditari significativi ma non

del tutto equivalenti al coniuge. Sicché accade che il convivente ha diritto a:

1. un terzo dell'eredità, se concorre un solo figlio;

2. un quarto dell'eredità, se concorrono due o più figli;

3. metà in caso di concorso con ascendenti legittimi (genitori o nonni) o con fratelli e

sorelle;

4. tutta l'eredità in mancanza di figli, di ascendenti (genitori o nonni), di fratelli o sorelle

e, in assenza di altri parenti entro il terzo grado.

Doveri previsti

• Autocertificazione - Il primo dovere nasce dalla scelta stessa di due persone,

anche dello stesso sesso, di regolare il loro vincolo affettivo con un DICO, e si

sostanzia quindi nell'obbligo di prestarsi reciproca assistenza e solidarietà materiale

e morale.

• Obbligo alimentare - L'assegno alimentare qui disciplinato vuole garantire al

soggetto in situazioni di disagio economico, che verosimilmente ha prestato

affidamento sul perdurare della convivenza, un sostegno economico di

sopravvivenza «per un periodo determinato in proporzione alla durata della

convivenza» sempre che la convivenza duri da almeno tre anni. L'assegno pertanto

risponde a ragioni meramente solidaristiche ed è assimilabile a quello pure previsto

a carico dei congiunti (ascendenti, discendenti etc.). L'obbligo alimentare invece

non può essere assimilato a quello che grava sul divorziato che deve invece

sempre mantenere per l'ex coniuge il tenore di vita precedente.

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Effetto retroattivo

La legge avrà effetto retroattivo e i conviventi avranno nove mesi per mettersi in regola.

Critiche

Il percorso del disegno di legge è stato caratterizzato (così come è stato l'iter

parlamentare) da accese polemiche, sia in ambito politico (da parte dell'opposizione di

governo del momento, e all'interno della stessa maggioranza) che in alcuni settori della

società italiana. In estrema sintesi, le critiche espresse nel dibattito in corso possono

essere così schematizzate:

• su un versante: contrarietà alla istituzione di "una specie di matrimonio", espressa

dalla gerarchia della Chiesa Cattolica ed in sostanza fatta propria, seppure in

diverse misure e sfumature, da alcuni partiti, politici, associazioni di ispirazione

cattolica;

• sul versante opposto: insoddisfazione per l'eccessiva "prudenza" del testo,

soprattutto in riferimento ai diritti previsti, da parte di alcuni partiti, politici,

associazioni laiche (sinistra radicale, associazioni LGBT, etc.);

Queste le principali contestazioni sul primo versante:

• gli stessi diritti si potrebbero ottenere, senza attese e senza una legge apposita,

attraverso il diritto privato ed il codice civile;

• sarebbero «un attacco all'istituto della famiglia» e un atto di «laicismo gratuito»;

• sarebbero il frutto di potenti lobby anticlericali;

• costituirebbero un legame valido anche se la dichiarazione di convivenza non è

;

stata resa contestualmente da entrambi i conviventi

• istituirebbero un "piccolo matrimonio" (Ruini et al) o "un matrimonio di serie B"

(Berlusconi et al) in concorrenza con quello tradizionale, in cui si reclamano dei

diritti senza adeguati doveri;

• indebolirebbero la famiglia così com'è intesa nella Costituzione Italiana (art. 29)

(secondo le sentenze interpretative attuali della Corte Costituzionale e della Corte

di Cassazione), minando le basi della società;

• i figli sarebbero meno tutelati in una forma di unione che è vista meno stabile del

matrimonio;

• relativizzerebbero il matrimonio, aprendo la porta a quello islamico (fino a 4 mogli);

• sarebbero un primo passo verso il matrimonio omosessuale o verso le adozioni per

le coppie gay;

• la semplice convivenza, socialmente e legalmente, non sarebbe equiparabile alla

famiglia fondata sul matrimonio;

• la coppia omosessuale non creerebbe famiglia, lo impedirebbe la sua costitutiva

sterilità;

• non sarebbero richiesti dalle persone conviventi/i registri civili non avrebbero avuto

adesioni significative.

Queste le principali contestazioni sul secondo versante:

• il periodo di attesa per il diritto all'eredità sarebbe eccessivo;

• vi sarebbe impossibilità di adesione nel caso in cui uno dei partner sia

extracomunitario e privo di permesso di soggiorno, il che per le coppie gay

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rappresenterebbe un rischio di "separazione forzata" in quanto non sussiste la

possibilità di congiungersi contraendo matrimonio;

• sarebbe impossibile recedere senza continuare a condividere il domicilio,

incertezze sulle modalità di annullamento.

Si aggiungono preoccupazioni sui rischi di abuso, nel caso di una persona che dichiari la

convivenza all'insaputa dell'altra persona coinvolta. Molti editorialisti e politici hanno infatti

evidenziato come nell'ultima versione del testo del disegno di legge sia stato rimosso

l'obbligo, precedentemente presente, di dichiarazione congiunta all'anagrafe del Comune

di residenza. Allo stato attuale delle cose quindi, la dichiarazione potrebbe essere fatta da

una sola persona, con effetto retroattivo, dietro comunicazione tramite raccomandata

all'altro convivente. Raccomandata che però potrebbe essere materialmente intercettata e

siglata dallo stesso primo dichiarante all'insaputa dell'altro, se effettivamente coabitante.

9

COSA DICE LA CHIESA CIRCA I DICO

* Nei confronti della singola persona, la Chiesa dice SI:

al rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua condizione sessuale e la sua scelta di

vita affettiva e relazionale. Tale rispetto le è dovuto, proprio in quanto persona, la quale,

perché creata a immagine e somiglianza di Dio, precede e trascende la propria sessualità;

a utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive, da attuare nell’ambito dei

diritti individuali, all’interno della normativa civilistica, senza ipotizzare una nuova figura

giuridica;

a un’accoglienza positiva dei conviventi, mediante iniziative pastorali concrete, attuate

da personale preparato e competente.

* Nei confronti della famiglia, la Chiesa dice SI:

alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Circa la famiglia, sono tre

i caratteri distintivi e imprescindibili: la differenza sessuale, la fedeltà stabile tra i coniugi e

l’apertura alla vita. E ciò per natura, cioè da sempre e dovunque, e non per cultura, cioè a

seconda delle usanze, delle etnie, delle latitudini e delle mode. “Il matrimonio come

istituzione non è una indebita ingerenza della società o dell’autorità, l’imposizione di una

forma dal di fuori nella realtà più privata della vita; è invece esigenza intrinseca del patto

dell’amore coniugale e della profondità della persona umana” (BENEDETTO XVI, Discorso

al Convegno della Diocesi di Roma, 6 giugno 2006);

a una indispensabile e prioritaria politica familiare, a favore: dei giovani, delle coppie

giovani sposate, di una abitazione a prezzo agevolato, delle famiglie povere, della tutela

della natalità-fecondità-maternità, dei figli già nati e che nasceranno, degli anziani in

famiglia, delle madri lavoratrici in casa e fuori…

a un’azione pastorale più incisiva e completa verso la famiglia (pastorale familiare);

● a una testimonianza positiva e gioiosa delle coppie sposate in chiesa, così da offrire un

esempio, un modello attraente, appetibile per i giovani fidanzati e per le stesse coppie di

fatto.

* La Chiesa, pertanto, dicendo SI alle suddette realtà fondamentali, dice di conseguenza

NO alla legalizzazione delle unioni di fatto, che è inaccettabile sul piano di principio, e

pericolosa sul piano sociale ed educativo.

Esaminiamo in particolare i motivi di questo NO.

PERCHÈ LA CHIESA DICE NO ALLA LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONI DI FATTO

ETEROSESSUALI?

Perché,tale legalizzazione:

* toglie al matrimonio la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e

che appartengono soltanto a loro. Estendendo alle coppie di fatto alcuni diritti riservati

finora al matrimonio e alla famiglia, si introduce qualcosa di pericolosamente alternativo

alla famiglia, così come è definita anche nella Costituzione Italiana;

* rende inutili i matrimoni civili: se un uomo e una donna vogliono che il Diritto riconosca la

loro unione, lo strumento c’è già, ed è il matrimonio al Comune;

* influisce negativamente sulla mentalità e sul costume sociale. La storia insegna che ogni

legge crea mentalità e costume, e questo perchè la legge, qualunque legge, è di per se

stessa un pedagogo:

e questo: perché spesso si pensa che ciò che è legale sia anche morale e dunque

● 10


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Antoniolli Luisa.

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