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CAPITOLO1

LA FAMIGLIA E IL DIRITTO

L’art. 29 della costituzione sancisce che la repubblica riconosce e garantisce i diritti della famiglia

come società naturale basata sul matrimonio.

La famiglia è vista come un’entità preesistente allo stato. Questa entità cambia da luogo a luogo ed

è + giusto che la costituzione inquadri l’ordinamento rispetto all’atteggiamento comune dei rapporti

familiari.

Attualmente la famiglia è considerata come un’entità costituita da una pluralità di relazioni che han-

no natura familiare grazie all’esistenza di VINCOLI di vario genere:

 VINCOLI GIURIDICI: matrimonio e affinità o adozione

 VINCOLI GIURIDICI E BIOLOGICI: filiazione legittima, naturale riconosciuta e paren-

tela

 VINCOLI MERAMENTE BIOLOGICI: filiazione non riconosciuta, filiazione non rico-

noscibile.

Anche i rapporti di atto come la convivenza o la famiglia ricomposta godono di una forma di tutela.

Esistono diversi tipi di modelli familiari:

 FAMIGLIA TRADIZIONALE: fondata sul matrimonio si distingue a sua volta in:

- FAMIGLIA NUCLEARE: coppia + figli

- FAMIGLIA ALLARGATA: famiglia nucleare+ parenti e affini

 FAMIGLIA MONOPARENTALE: un solo genitore convive con i figli

 FAMIGLIA DI FATTO: convivenza tra 2 partner + figli naturali

 FAMIGLIA RICOMPOSTA: i partner coniugati o conviventi di fatto coabitano con figli

avuti da relazioni precedenti.

Il diritto di famiglia è l’insieme delle norme che disciplina le relazionei familiari su indicate. Ri -

comprende anche norme di altri ordinamenti come quello canonico internazionale e comunitario.

L’intento principale è garantire la stabilità della convivenza familiare.

Nel 1970 nasce la RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA:

PRIMA DOPO

- indissolubilità del matrimonio - il capo famiglia perde il suo potere

- disuguaglianza tra coniugi - la moglie acquista responsabilità fuori

- discriminazione dei figli fuori dal matri- dal matrimonio

monio - i figli sono + autonomi

- il modulo di riferimento è quello del po- - vengono introdotte libere scelte come il

tere e della soggezione, come nel diritto DIVORZIO

pubblico. L’affectio coniugalis non ha - si da attuazione alle regole costituzionali

rilevanza e l’unico errore concepito ai dell’uguaglianza tra coniugi e la parità

fini dell’annullbilità del matrimonio è tra figli legittimi e naturali

quello sull’identità della persona. - la libertà di decisione porta a una PRI-

VATIZZAZIONE DELLE RELAZIONI

FAMILIARI.

Il diritto di famiglia contenuto nel codice è rimasto in vigore fino al 1975. esso era caratterizzato da

una concezione gerarchica delle relazioni familiari e il marito era il capo della famiglia. La costitu-

zione però già anticipava la riforma in quanto agli artt 29 e 30, in relazione alla necessità di contem-

perare e opinioni delle divere parti politiche, stabiliva che la famiglia è la società fondata sul matri-

monio e lo stato ne riconosce e garantisce i diritti. Il contrasto tra le diverse parti politiche divenne

aspro sulla indissolubilità del vincolo matrimoniale, che rimase tale grazie a un voto di maggioranza

risicata. L’art 30 invece sancisce il dovere e il ritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i fi-

gli, anche se nati fuori dal matrimonio. La lege assicura così ai figli nati fuori dal matrimonio ogni

tutela compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti, nonostante

ciò lo stato deve assicurare una giusta alternativa alla famiglia di origine che si conferma come il

luogo di formazione della personalità minorile costituzionalmente privilegiato.

La costituzione impone inoltre allo stato la protezione della maternità, dell’infanzia e della gioven-

tù, ponendo le basi per la realizzazione di obiettivi di politica di sicurezza sociale.

La famiglia inoltre è considerata dall’art 2 Cost come una delle diverse formazioni sociali in cui

l’uomo svolge la sua personalità.

La famiglia di fatto invece non gode di tutela costituzionale e si pone in sostanziale conflitto rispet-

to a quanto stabilito dal costituente.

La riforma del diritto di famigli fu preceduta dall’approvazione di varie leggi speciali che l’hanno

anticipata. I motivi che hanno portato alla riforma del 1975 furono:

1) la necessità di una legge sull’adozione speciale, riservata ai coniugi uniti in matrimonio da

almeno 5 anni, non separati neppure di fatto, con riferimento a minori di età inferiori a 8

anni dichiarati in stato di adattabilità. Con questo tipo di adozione il figlio diventa legittimo

e assume il cognome dei genitori.

2) La necessità di attuare pienamente i principi costituzionali di uguaglianza tra coniugi e la pa-

rità tra figli legittimi e naturali.

3) Grazie alla riforma, la separazione personale viene svincolata dal principio della colpa su-

bordinata solo al verificarsi di fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convi-

venza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

4) La riforma inoltre va a regolare l’impresa familiare e introduce la comunione legale dei

beni.

5) Importante fu l’equiparazione sostanziale tra filiazione legittima e naturale anche in sede

successoria e l’eliminazione del divieto di riconoscimento dei figli adulterini.

La legge n.87/1987 modifica poi la disciplina del divorzio, reso possibile dopo un periodo di sepa-

razione di 3 anni, anziché di 5 o 7 in caso di opposizione dell’altro coniuge. Le recenti disposizioni

in campo di violenza familiare consentono al giudice l’allontanamento dalla casa familiare del co-

niuge o convivente responsabile.

A questo punto possiamo dire che la protezione della persona prevale sull’unità del nucleo.

Un punto fondamentale è la possibilità di formare convivenze familiari alternative a quella coniuga-

le e di dare adeguata tutela alle convivenze di fatto anche omosessuali.

Con riguardo agli accordi patrimoniali si è pensato di riconoscere margini + ampi all’autonomia dei

coniugi nel regolare, anche in via preventiva, le conseguenze patrimoniali dl divorzio.

Tutti gli obiettivi sono nel segno della valorizzazione delle posizioni individuali, con una conse-

guente svalutazione del matrimonio. In questo modo la stabilità della famiglia è nelle mani dei co-

niugi o partners. Il diritto dei genitori non può però compromettere quello dei figli ad una educazio -

ne. Dunque una crescente attenzione verso in minore.

Anche a livello internazionale il minore diventa titolare di diritti soggettivi che l’ordinamento deve

tutelare. La convenzione ONU del 1989 emana lo statuto dei diritti del fanciullo contenente un pro-

gramma pedagogico di formazione del minore che impegna gli stati ad adottare una serie di misure

appropriate per un’efficace realizzazione. Uno degli aspetti + innovativi è l’affermazione del diritto

a partecipare in prima persona alla propria formazione e alle scelte che lo riguardano, nonché la

possibilità di esprimere il proprio parere su ogni questione che lo interessa in sede di procedura di

separazione, in considerazione anche del suo grado di maturità e della sua capacità di discernimen-

to.

In ambito europeo vige la Convenzione di Strasburgo del 1996 che riconosce al minore dotato di

sufficiente maturità, nei procedimenti che direttamente lo interessano di ricevere ogni informazione

pertinente, di essere consultato e di essere informato delle eventuali conseguenze della messa in

pratica della sua opinione e di ogni decisione.

A livello comparatistico, negli ultimi anni in Inghilterra la protezione del minore è stata + incisiva

con 2 atti uno del 1989 e uno del 1991, si enfatizza la responsabilità genitoriale e si disciplina me-

glio l’adempimento degli obblighi di mantenimento conseguenti al divorzio dei genitori.

In italia in materia di affidamento dei figli si stabilisce che il minore ha diritto a mantenere un rap -

porto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e a ricevere cura, educazione e istruzione da

ciascuno di essi. Dopo un tentativo di riconciliazione fallito, le modalità di attuazione dell’affida-

mento devono essere determinate dal giudice in base alla legge. Altra disposizione importante, quel-

la che obbliga i genitori al risarcimento dei danni per lesione del diritto di personalità dei figli.

CAPITOLO 2

IL MATRIMONIO

Secondo l’art 29 Cost il matrimonio è il fondamento della famiglia. Il modello tradizionale è il +

diffuso ed è il solo regolato dalla legge in modo compiuto.

Il termine matrimonio è di significato bivalente:

1) MATRIMONIO – ATTO: officiato dall’ufficiale dello stato civile, secondo le regole del

codice civile o dal ministro del culto cattolico oppure dai ministri dei culti ammessi nello

stato.

È un negozio bilaterale puro, non possono essere apposti temini o condizioni e consiste nella

manifestazione della volontà CONSENSO, espresso in una certa forma e in un determi-

nato contesto da 2 soggetti di sesso opposto diretto a costituire tra loro un rapporto giuridico

PERSONALE.

2) MATRIMONIO – RAPPORTO: si instaura tra gli sposi a seguito della celebraione, i cui

connotati essenziali possono essere desunti dal complesso normativo del diritto di famiglia.

Rappresenta la comunione spirituale e materiale tra i coniugi.

Dal matrimonio scaturiscono i vincoli di parentela che producono i molti effetti regolati dalla legge

in materia successoria e riguardo agli obblighi alimentari.

La PROMESSA DI MATRIMONIO è una definizione della giurisprudenza, agli artt79-81 c.c. è

configurato come il fidanzamento ufficiale. La sua disciplina è ispirata alla salvaguardia del princi-

pio della libertà del consenso matrimoniale. La promessa non è vincolante e non obbliga contrarre

matrimonio né a seguire quanto stabilito in caso di inadempimento.

Gli effetti giuridici dello scioglimento della promessa sono:

- la restituzione dei doni: la domanda va pota entro un anno dal giorno del rifiuto.

- il risarcimento dei danni: il danno risarcibile è quello relativo alle spese fatte e alle obbliga -

zioni contratte a causa della promessa, come ad esempio la preparazione della cerimonia nu-

ziale e l’acquisto dei beni utilizzabili solo ai fini del matrimonio. È escluso il risarcimento

del danno morale. Il termine di decadenza è breve e configurabile nel tra scorrimento di 1

anno dal giorno del rifiuto.

essi si configurano come una forma di bilanciamento tra libertà del consenso e affidamento sulla

promessa.

Ci sono diverse condizioni per contrarre il matrimonio come ATTO, stabilite agli artt 84-90 c.c.

La mancanza di queste CONDIZIONI è motivo di invalidità del matrimonio.

Il matrimonio innanzitutto presuppone:

a) diversità di sesso tra gli sposi

b) lo scambio del consenso

c) la forma

la dottrina distingue 3 categorie di requisiti:

1) quelli necessari all’esistenza giuridica dell’atto

2) quelli prescritti a condizione di validità del matrimonio detti IMPEDIMENTI DIRIMEN-

TI

3) quelli che condizionano la regolarità dell’atto detti IMPEDIMENTI IMPEDIENTI.

4) Gli impedimenti inoltre possono essere DISPENSABILI o NON DISPENSABILI secon-

da che possano essere rimossi o meno con autorizzazione giudiziale.

Uno dei requisiti per poter contrarre matrimonio è l’ETA’. È necessario infatti che entrambe i nu -

bendi abbiano compiuto 18 anni. Il tribunale per i minori su istanza dell’interessato, accertata la ma-

turità psicofisica e la fondatezza delle ragioni, sentito il PM, i genitori, può ammettere con decreto il

matrimonio per GRAVI MOTIVI coloro che abbiano già compiuto 16 anni. Il grado di maturità di-

pende dalla consapevolezza degli obblighi matrimoniali e dall’idoneità ad affrontarli e ad adempier-

li. Una volta verificato tale presupposto, resta ancora al giudice il compito di accertare la fondatezza

delle ragioni e la sussistenza del grave motivo. La gravidanza non è + considerata sufficiente, ma

sono stati considerati gravi motivi la convivenza more uxorio instaurata da molti mesi.

Altro impedimento è invece L’INTERDIZIONE PER INFERMITÀ MENTALE. Questo è un

impedimento dispensabile. La ratio è quella che va a proteggere l’incapace. Chi non può provvedere

ai propri interessi non può essere legittimato a contrarre matrimonio. Il divieto non opera in casi di

interdizione LEGALE, che ha natura di provvedimento sanzionatorio, e in caso di INABILITA-

ZIONE. Il divieto non è previsto nemmeno nel caso di soggetto sottoposto ad amministrazione di

sostegno, in questo caso a decidere è il giudice tutelare.

L’impedimento può essere riscontrato in via incidentale dal sindaco. Nel caso si accorga di un’in-

fermità durante la celebrazione ha l’onere di avvisare il PM che sospenderà la cerimonia.

L’impedimento vale anche per lo straniero, pure nell’ipotesi in cui la sua legge nazionale preveda

eventuale dispensa. Se l’interdetto giudiziale ha contratto matrimonio concordatario, questo non ha

effetti civili.

L’ordinamento italiano osserva il principio monogamico per cui l’art 86 c.c. stabilisce che non può

contrarre matrimonio chi sia già vincolato da un precedente matrimonio. È l’impedimento relativo

alla LIBERTA’ DI STATO, stabilito per motivi di ordine pubblico che non è dispensabile e vinco-

la anche lo straniero al cui legge nazionale tolleri la poligamia. La violazione implica la nullità del 2

matrimonio e comporta una sanzione penale per bigamia. Il precedente matrimonio deve però essere

efficace per il nostro ordinamento. È irrilevante il primo matrimonio nullo o sciolto per morte del

coniuge, per divorzio o a seguito di una dichiarazione di morte presunta.

Per motivi di ordine pubblico sono impedimenti anche quelli di LEGAMI RELATIVI alla PA-

RENTELA, l’AFFINITA’, l’ADOZIONE e l’ AFFILIAZIONE.

- La parentela, anche naturale è impediente in liena reta all’infinito e in linea collaterale fino

al 2 grado. L’impedimento non è dispensabile, lo è la parentela in liena collaterale di 3 grado

con autorizzazione del tribunale.

- È vietato il matrimonio tra affini in linea retta all’infinito (suocero – nuora) e in linea colla-

terale in 2 grado (cognato – cognata), in quest’ultimo caso è dispensabile. In linea retta è di-

spensabile solo se il primo matrimonio risulti nullo.

- L’impedimento derivante da adozione non è dispensabile.

Il DELITTO è il caso in cui il matrimonio sia vietato perché è stato commesso un reato ai danni di

un coniuge per contrarre matrimonio col coniuge superstite. Le ragioni sono evidentemente di ordi-

ne pubblico.

L’art 89 c.c. disciplina il DIVIETO TEMPORANEO DI NUOVE NOZZE, la ratio sta nell’esi-

genza di assicurare la certezza nell’attribuzione della paternità ed evitare possibili conflitti. La don-

na deve attendere 300 giorni dalla morte del precedente coniuge o dal pasaggio in giudicato della

sentenza di divorzio o di cessazione degli effetti civili o di annullamento. L’impedimento è solo im-

pediente, se le nozze vengono celebrate ugualmente, sono valide, si incorre però in una sanzione pe-

cuniaria a danno dell’ufficiale dello stato civile e dei coniugi.

Il matrimonio deve essere preceduto dalla PUBBLICAZIONE, la cui mancanza non ne consente la

celebrazione. Lo scopo è quello di rendere conoscibile ai terzi l’intenzione delle parti di contrarre

matrimonio per consentire la eventuale proposizione di opposizione.

Sono legittimati a proporre opposizione i genitori o, in mancanza, gli ascendenti e i collaterali entro

il 3 grado. Eventualmente il tutore o il curatore, in caso di infermità mentale questa spetta al PM.

La CELEBRAZIONE del matrimonio avviene secondo l’art 106 c.c. nella casa comunale in ma-

niera pubblica. Può essere celebrato anche in luogo diverso, alla presenza di 4 testimoni, quando

uno degli sposi sia nell’impossibilità di presentarsi in comune.

Il matrimonio va celebrato davanti all’ufficiale di stato civile a cui si è presentata la richiesta di

pubblicazione. Per ragioni di necessità o convenienza si può porre una deroga a questo principio.

La FORMA è stabilita dall’art 107 cc per cui la celebrazione si svolge alla presenza di 2 testimoni

maggiorenni e prevede la lettura degli artt. 143, 144, 147 c.c. sui diritti e i doveri dei coniugi. dopo -

dichè sta la dichiarazione delle parti di volersi prendere in marito e moglie. Per ultima la dischiara -

zione dell’ufficiale che le parti sono unite in matrimonio. Sempre l’ufficiale compila poi l’ATTO

DI MATRIMONIO deve avere un CONTENUTO NECESSARIO:

- generalità dei coniugi

- dichiarazione di volontà: non può essere sottoposta né a termini né a condizioni.

 e un CONTENUTO EVENTALE:

- il riconoscimento dei figli naturali

- scelta del regime patrimoniale

In casi tassativi il matrimonio può essere celebrato per PROCURA:

- militari in tempo di guerra

- per gravi motivi quando uno dei 2 coniugi vive all’estero.

Se chi celebrava il matrimonio non era l’ufficiale di stato civile e gli sposi non ne erano a conoscen-

za, il matrimonio è comunque valido.

L’INVALIDITA’ del matrimonio deriva dalla mancanza di una delle condizioni richieste dalla leg-

ge per al sua celebrazione:

- età

- capacità

- libertà di stato

- vincoli di parentela

- delitto

altre invalidità derivano dai VIZI DEL CONSENSO. Il consenso infatti deve essere libero e consa-

pevole, può essere impugnato dallo sposo il cui consenso sa stato estorto con VIOLENZA, deter-

minato da TIMORE o per effetto di ERRORE.

 VIOLENZA: di tipo morale e non fisica la quale da luogo a una mancanza assoluta

di consenso. La minaccia deve essere idonea a far temere un male ingiusto notevole. La violen-

za x esser invalidante deve essere effettiva e non semplicemente supposta o presunta. La minac-

cia può esprimersi con qualunque mezzo anche senza evidenti manifestazioni esteriori. La vio-

lenza può essere esercitata dall’altro sposo o da terzi, in questo caso può essere ignota allo spo -

so. La minaccia può consistere in una lesione dell’integrità fisica, ma anche dell’integrità mora-

le, come l’onorabilità o la reputazione del soggetto. È legittimato all’impugnazione il coniuge

che subisce la violenza. L’azione non può + essere proposta se c’è stata coabitazione per 1 anno

dopo che sia cessata la violenza. Senza coabitazione il termine è ordinario 10 anni.

 TIMORE: è timore di eccezionale gravità ad esempio l’impulso psicologico che ge-

nera la percezione di un pericolo esercitato sulla persona. La causa esterna può consistere in un

comportamento umano non integrante una minaccia e non posto in essere allo scopo di costrin-

gere al matrimonio. Si esclude la rilevanza del timore riverenziale e del timore putativo o spon-

taneo. Il primo è quello provato verso persone per le quali nutre rispetto ed è indotto al matrimo-

nio dal desiderio di non dispiacergli; il secondo è quello che non trova giustificazione in ragioni

oggettive ma scaturisce da interne rappresentazioni mentali dello sposo. La differenza rispetto

alla violenza è la modalità con le quali la coartazione della volontà si verifica: nella violenza ci

sono le minacce, nel timore il matrimonio è l’unica via x sottrarsi a una situazione oggettiva a

cui si andrebbe incontro se non si celebrasse il matrimonio, la scelta del male minore. È legitti-

mato ad agire il coniuge che subisce il timore stante il termine della coabitazione per la validità

dell’azione ai fini della prescrizione.

 ERRORE: su questo tema la riforma del 75 ha introdotto una grande novità con un

ampliamento della fattispecie di rilevanza. Viene introdotto l’ERRORE ESSENZIALE sulle

qualità dell’altro coniuge, ovvero quell’errore per cui se si fossero conosciute alcune condizioni

del coniuge non si sarebbe mai contratto il matrimonio. Questo tipo di errore però rispetta ipote-

si tassative quali:

1) l’esistenza di una malattia o di un’anomalia o deviazione sessuale: la casistica ha ri -

levato come malattie fisiche la sieropositività. La sclerosi a placche o malattie psi-

chiche come la psicopatia dissociativa o la psicosi maniaco – depressiva. Per quanto

riguarda le anomalie sessuali viene sottolineata l’amenorrea primaria e deviazioni

sessuali come il transessualismo. L’impotenza rileva unicamente quando oggetto di

errore al pari delle altre malattie. Si distingue l’impotenza coendi dall’impotenza ge-

nerandi. la prima è considerata nel novero delle malattie o anomalie, al pari della se-

conda che riguarda l’inettitudine alla procreazione. Per essere considerata tale l’im-

potenza dev’essere antecedente e perpetua. A volte il matrimonio viene annullato an-

che nel caso in cui il problema si superasse con tecniche di procreazione assistita.

2) l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non

inferiore a 5 anni

3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale

4) la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la pro-

stituzione a pena non inferiore a 2 anni: in questo e negli altri casi di precedenti pe-

nali l’azione di annullamento non può esere proposta prima che la sentenza sia dive-

nuta irrevocabile. La condanna penale dev’essere anteriore al matrimonio.

5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore: se la

gravidanza è stata portata a termine, l’azione di annullamento può essere esercitata

purchè vi sia stato disconoscimento della paternità. Se la gravidanza si è interrotta si

ritiene che l’azione sia ugualmente esperibile.

In tutti questi casi la legittimazione spetta al coniuge caduto in errore, l’azione dev’essere

esercitata prima che sia trascorso un anno di coabitazione dalla scoperta dell’errore.

Una figura nuova introdotta dalla riforma del 75 è la SIMULAZIONE che ricorre quando gli sposi

abbiano convenuto di non adempiere gli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti. Il

presupposto è l’esplicita ed antecedente pattuizione tra i nubendi che esclude la società coniugale

una volta sposati creando un’apparenza di matrimonio. La simulazione può essere TOTALE o

PARZIALE, è tale quando i simulanti hanno inteso di non dare esecuzione solo ad alcuni dei dirit-

ti e doveri coniugali.

Venne considerato simulato anche il matrimonio celebrato previo reciproco accordo degli sposi, al

solo scopo di acquistare la cittadinanza, ottenere l’autorizzazione all’ingresso negli USA o all’espa-

trio dall’URSS. Viene considerata poi simulazione il matrimonio celebrato per assecondare i desi-

deri del proprio genitore gravemente malato e poi deceduto. La legittimazione spetta a ciascuno dei

coniugi.

Il MATRIMONIO PUTATIVO è quello invalido celebrato in buona fede da almeno uno dei co-

niugi che lo considerava valido al momento della celebrazione. Esso produce ugualmente i suoi ef-

fetti in favore dei coniugi e dei figli. Restano salvi dunque gli status personali e gli effetti patrimo-

niali verificatisi. Se il matrimonio è dichiarato nullo gli effetti del matrimonio valido si producono

in favore dei coniugi fino alla sentenza di nullità, se c’è la malafede di entrambe questa clausola non

si applica. rispetto alla prole invece gli effetti del matrimonio valido si producono, senza limitazioni

temporalisia per i figli nati durante il matrimonio sia per quelli nati prima. In caso di malafede di

entrambi, gli effetti del m. valido valgono sempre rispetto ai figli nati o concepiti durante il matri-

monio. Questi dunque sono figli legittimi salvo che la nullità dipenda da bigamia o incesto, in que-

sto caso il loro status sarà di figli naturali.

Quando le condizioni del matrimonio putativo si verificano rispetto ad entrambe i coniugi, il giudi-

ce può disporre a carico di uno di loro l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro a fa-

vore dell’altro se non dispone di risorse necessarie e non sia passato a nuove nozze. È una sorta di

indennità.

L’ATTO di matrimonio estratto dai registri dello stato civile è una PROVA privilegiata dell’unio-

ne coniugale. In quest’atto l’ufficiale o il ministro del culto celebrante attesta che le nozze sono av-

venute in sua presenza nel luogo e nel tempo risultanti dall’atto.

Il CERTIFICATO invece costituisce un documento di secondo grado attestante le risultanze del-

l’atto. Il possesso di stato conforme all’atto di matrimonio vale a sanare ogni difetto di forma del-

l’atto. Il possesso di stato è costituito dal NOMEN: il fatto che i coniugi siano identificati come tali

e la moglie prenda il cognome del marito; dal TRACTATUS: il fatto che essi agiscano alla stregua

di persone sposate; infine dalla FAMA: il fatto che la generalità dei consociati li consideri come

marito e moglie.

L’art 82 c.c. stabilisce che il matrimonio celebrato davanti a un ministro del culto cattolico è regola -

to in conformità del concordato con la santa sede e delle leggi speciali in materia. Il MATRIMO-

NIO CONCORDATARIO è regolato dal diritto canonico e acquista effetti civili dal momento del-

la celebrazione delle nozze, a seguito della trascrizione nei registri dello stato civile. Il concordato è

quello dei patti lateranensi del 1929 aggiornato poi nel 1984 con importanti modifiche. Sono rico-

nosciuti effetti civili solo ai matrimoni contratti secondo le norme del diritto canonico e regolarmen-

te trascritti previe pubblicazioni nella casa comunale. Il parroco redige l’atto subito dopo la cerimo-

nia. La trascrizione non può avere luogo se gli sposi non rispondono ai requisiti della legge civile. Il

termine di trascrizione è di 24 ore. È possibile una trascrizione tardiva effettuata posteriormente su

richiesta dei 2 contraenti anche di uno di essi con la conoscenza e senza l’opposizione dell’altro.

Non è consentita la trascrizione post mortem, tuttavia i giudici di merito hanno considerato valida la

trascrizione avvenuta su richiesta del coniuge superstite dopo che il de cuius aveva lasciato una

scrittura privata indirizzata a un terzo prima della celebrazione religiosa esprimendo la volontà che

le nozze acquistassero effetti civili solo dopo la sua morte.

Resta complicata la questione di quale sia da parte del giudice italiano il diritto applicabile nei giu-

dizi di nullità dei matrimoni concordatari, ma a riguardo la giurisprudenza non ha mai avuto dubbi

applicando le leggi civili.

Le sentenze di nullità pronunciate dai tribunali ecclesiastici sono dichiarate efficaci con sentenza

della corte d’appello competente solo su domanda di una o entrambe le parti. In questo caso è ne-

cessario l’intervento del PM, se manca il procedimento è nullo.

La domanda diretta a far valere gli effetti civili del provvedimento ecclesiastico di dispensa dal ma-

trimonio rato e non consumato è stata ritenuta improponibile.

La sentenza di divorzio contiene un’implicita valutazione della validità del vincolo, nei limiti di un

accertamento incidentale e ai fini del decidere. Questo accertamento non impedisce la delibazione

della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, la sentenza ecclesiastica non travolge al sen-

tenza del divorzio.

La disciplina applicabile ai matrimoni celebrati davanti a ministri dei culti ammessi è quella previ-

sta dal codice per i matrimoni celebrati davanti all’ufficiale di stato civile. È considerata una forma

particolare di celebrazione del matrimonio civile. Per la CHIESA VALDESE è stata eliminata an-

che l’autorizzazione scritta al matrimonio. I requisiti di capacità e le cause di invalidità continuano

ad essere disciplinate dalla legge italiana.

L’art 27 della legge 218/1995 stabilisce che la capacità matrimoniale e le altre condizioni per con-

trarre matrimonio sno regolate dalla legge nazionale di ciascun subendo. Il matrimonio poi è valido,

in base alla forma, se considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione. Non viene riconosciuto

in Italia il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Lo straniero infine può contrarre matrimonio in Italia presentando la dichiarazione dell’autorità

competente del proprio paese (NULLA OSTA) in mancanza di rilascio di nullaosta è possibile ri-

volgersi al tribunale che potrà autorizzare la celebrazione qualora ritenga il rifiuto dell’altro stato

come una lesione ingiustificata della libertà matrimoniale.

CAPITOLO 3

I RAPPORTI PERSONALI TRA CONIUGI

L’art 143 c.c. stabilisce che con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e do-

veri. In tal senso si verifica un’identità di posizione tra marito e moglie che hanno le stesse preroga-

tive personali e sono = titolari del governo della famiglia.

Il secondo comma enumera i doveri reciproci che derivano dal matrimonio:

- fedeltà

- assistenza

- collaborazione

- coabitazione

Prima della riforma la separazione era fondata sulla colpa e non poteva dubitarsi della rilevanza dei

doveri di parvenza appartenenti alla sfera del sentimento e dell’etica. In effetti la stessa relazione

matrimoniale si identifica con l’adempimento di quei doveri.

Ultimamente la giurisprudenza pare consentire l’applicabilità delle regole della responsabilità civile

nell’ambito dei rapporti tra coniugi.

La dichiarazione di addebito può essere inidonea al fine di riparare le conseguenze negative, provo-

cate dalla condotta illecita di un coniuge, nella sfera di interessi dell’altro. Il dato fondamentale da

tenere in considerazione è la clausola generale dell’ingiustizia del danno ex art 2043 cc.

Lo status di coniuge può comportare un aggravamento delle conseguenze a carico del familiare re-

sponsabile.

Ai fini dell’operatività delle regole della responsabilità aquiliana è sempre necessario che si verifi-

chi un danno ingiusto. L’art 2043 può trovare applicazione nel caso di condotta grave del coniuge

che abbia provocato la lesione di un interesse ulteriore tutelato dall’ordinamento. Un’ipotesi di que-

sto genere è la violazione dell’onore.

 L’OBBLIGO DI FEDELTA’: riguarda la persona fisica e spirituale di entrambi i coniugi.

La nozione di fedeltà finisce col coincidere con quella di lealtà. L’obbligo di fedeltà perma-

ne durante il temporaneo allontanamento di un coniuge dalla residenza familiare, ultima-

mente si ha cessazione dell’obbligo una volta che, avviato l’iter formale di separazione giu-

diziale, sia stata emessa l’autorizzazione del presidente del tribunale a vivere separatamente.

 L’OBBLIGO DI ASSISTENZA MORALE E MATERIALE: costituisce insieme alla fe-

deltà il completamento di quell’impegno di vita assieme. Viene interpretato come dovere dei

coniugi di proteggersi a vicenda e di proteggere la prole. L’assistenza morale riguarda il so-

stegno reciproco nell’ambito affettivo, psicologico e spirituale. Si fa rientrare in quest’obbli-

go il dovere di rispettare la persona dell’altro coniuge. Il profilo materiale dell’assistenza ri-

guarda l’aiuto nella vita di tutti i giorni in maniera reciproca. In questo aspetto rientra anche

il dovere di contribuzione. Diversa è la COLLABORAZIONE NELL’INTERESSE DEL-

LA FAMIGLIA che ricomprende i comportamenti necessari a soddisfare le esigenze del

nucleo familiare nel suo complesso.

 L’OBBLIGO DELLA COABITAZIONE: sta nell’abitare sotto lo stesso tetto riferito al

concetto di comunione di vita. I coniugi fissano la residenza della famiglia secondo le esi-

genze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. Ognuno dei coniugi ha il proprio

domicilio nel luogo dove ha stabilito la sede principale dei suoi affari o interessi, ciascuno di

essi può aere un proprio domicilio. Può darsi che uno o entrambi i coniugi siano costretti ad

allontanarsi stabilmente dalla residenza comune, in questa situazione i coniugi hanno resi-

denze autonome e mancherà una residenza familiare in senso proprio.

 LA CONTRIBUZIONE AI BISOGNI FAMILIARI: entrambi i coniugi sono tenuti a

contribuire ai bisogni della famiglia e a mantenere, istruire ed educare la prole in proporzio-

ne alle rispettive sostanze e secondo la propria capacità di lavoro professionale. Si parla

dunque di regime patrimoniale primario imperativo che, con disposizioni di carattere indero-

gabile, è volto a regolare l’obbligo di contribuzione. Le regole che lo costituiscono discipli-


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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