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divorzio che poteva essere chiesto dal marito per adulterio della moglie e dalla moglie per adulterio

del marito solo nel caso in cui il marito avesse portato l’amante nella casa famigliare; inoltre era

previsto il divorzio consensuale; si poteva ricorrere al divorzio in ipotesi di eccessi, sevizie o

ingiurie gravi di un coniuge verso l’altro e in caso di condanna a pena infamante. Il codice

disciplinava, inoltre, la separazione personale, alternativa al divorzio per chi avesse ostacoli di

origine religiosa. In materia di filiazione legittima vi era la presunzione di paternità, che poteva

essere vinta attraverso l’azione di disconoscenza della paternità. L’adozione aveva esclusivamente

la funzione di fornire un erede a chi non ne aveva; poteva adottare solo colui che avesse compiuto

50 anni e se l’adottato non aveva 25 anni era necessario il consenso dei genitori. Il padre esercitava

la potestà sui figli e poteva esercitare metodi di correzione molto incisivi. Potevano succedere solo i

figli legittimi. Il regime patrimoniale era quello della comunione.

IL CODICE DELL’UNITA’ D’ITALIA il marito aveva il dovere di proteggere la moglie, di

tenerla presso di sé e di somministrarle tutto il necessario per la vita in proporzione alle sue

sostanze. La moglie doveva contribuire solo nel caso in cui il marito non potesse badare al

mantenimento della famiglia. Vi era l’autorizzazione maritale. Non vi era il divorzio; era però

ammessa la separazione personale, fondata sul criterio della colpa. Vi era la presunzione di

paternità. La potestà sui figli era assegnata al padre e il contenuto della potestà era molto ampio; il

padre aveva l’amministrazione e l’usufrutto sui beni dei figli minori. Il regime patrimoniale era

quello della separazione, ma era consentito anche un accordo per la comunione. I beni dotali

dovevano essere restituiti in caso di scioglimento del matrimonio. In materia di successioni, ai figli

naturali spettava la metà della quota spettante ai figli legittimi e inoltre i figli naturali dovevano

essere riconosciuti; per i figli non riconoscibili era previsto un diritto agli alimenti.

abolizione dell’autorizzazione maritale. Introduzione del matrimonio

IL CODICE DEL 1942

concordatario che era celebrato dal ministro del culto cattolico ed è regolato integralmente dal

diritto canonico, ma acquista effetti civili a seguito della trascrizione dell’atto nei registri dello stato

civile. Il matrimonio è indissolubile. La moglie doveva seguire il marito, la sua condizione civile e

prendeva il cognome di lui. Nella separazione l’adulterio del marito veniva considerato come causa

di separazione solo se creava un grave danno alla moglie. Il coniuge colpevole della separazione

non aveva diritto agli alimenti. Il regime legale era quello della separazione. In materia di filiazione

vi era la presunzione di legittimità. I figli naturali avevano diritto alla metà della quota spettante ai

figli legittimi in materia successoria. L’adozione aveva l’esclusiva funzione di dare un erede a chi

non ne aveva. La potestà era esercitata dal padre.

IL DIRITTO DI FAMIGLIA NELLA COSTITUZIONE art. 29 Cost. : la famiglia quale società

naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei

coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

art. 30 Cost. : la legge assicura ai figli nati al di fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale

compatibile con i diritti dei membri della famiglia. Il secondo comma stabilisce che nei casi di

incapacità dei genitori la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

art. 31 Cost. : prevede l’impegno dello Stato alla protezione della maternità, dell’infanzia e della

gioventù.

RIFORMA DEL DIRITO DI FAMIGLIA – l. 19 marzo 1975, n° 151 la riforma fu preceduta da

alcune leggi speciali che hanno anticipato la sua entrata in vigore (legge sull’adozione e legge sul

divorzio). Con la riforma del ’75:

- è stata valorizzata la volontà dei coniugi all’atto della celebrazione del matrimonio;

- sono stati attribuiti eguali poteri ai coniugi, anche con riferimento alla potestà genitoriale;

- la separazione personale è stata svincolata dal criterio della colpa e subordinata al verificarsi di

fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione del rapporto;

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- la riforma ha introdotto la comunione dei beni e regolato l’impresa familiare;

- è stata equiparata sostanzialmente la filiazione legittima e naturale anche in sede successoria; è

stato eliminato il divieto di riconoscimento ai figli adulterini;

- sono state introdotte importanti innovazioni in materia di azioni di stato ( azione di

disconoscimento della paternità e azione di dichiarazione giudiziale della paternità naturale).

Nel 1970 nasce la RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA:

PRIMA DOPO

- indissolubilità del matrimonio - il capo famiglia perde il suo potere

- disuguaglianza tra coniugi - la moglie acquista responsabilità fuori

- discriminazione dei figli fuori dal dal matrimonio

matrimonio - i figli sono + autonomi

- il modulo di riferimento è quello del - vengono introdotte libere scelte come il

potere e della soggezione, come nel DIVORZIO

diritto pubblico. L’affectio coniugalis - si da attuazione alle regole costituzionali

non ha rilevanza e l’unico errore dell’uguaglianza tra coniugi e la parità

concepito ai fini dell’annullabilità del tra figli legittimi e naturali

matrimonio è quello sull’identità della - la libertà di decisione porta a una

persona. PRIVATIZZAZIONE DELLE

RELAZIONI FAMILIARI.

Il diritto di famiglia contenuto nel codice è rimasto in vigore fino al 1975. esso era caratterizzato da

una concezione gerarchica delle relazioni familiari e il marito era il capo della famiglia. La

costituzione però già anticipava la riforma in quanto agli artt 29 e 30, in relazione alla necessità di

contemperare e opinioni delle diverse parti politiche, stabiliva che la famiglia è la società fondata

sul matrimonio e lo stato ne riconosce e garantisce i diritti. Il contrasto tra le diverse parti politiche

divenne aspro sulla indissolubilità del vincolo matrimoniale, che rimase tale grazie a un voto di

maggioranza risicata. L’art 30 invece sancisce il dovere e il ritto dei genitori di mantenere, istruire

ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. La legge assicura così ai figli nati fuori dal

matrimonio ogni tutela compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti, nonostante

ciò lo stato deve assicurare una giusta alternativa alla famiglia di origine che si conferma come il

luogo di formazione della personalità minorile costituzionalmente privilegiato.

La costituzione impone inoltre allo stato la protezione della maternità, dell’infanzia e della

gioventù, ponendo le basi per la realizzazione di obiettivi di politica di sicurezza sociale.

La famiglia inoltre è considerata dall’art 2 Cost come una delle diverse formazioni sociali in cui

l’uomo svolge la sua personalità.

La famiglia di fatto invece non gode di tutela costituzionale e si pone in sostanziale conflitto

rispetto a quanto stabilito dal costituente.

La riforma del diritto di famiglia fu preceduta dall’approvazione di varie leggi speciali che l’hanno

anticipata. I motivi che hanno portato alla riforma del 1975 furono:

1) la necessità di una legge sull’adozione speciale, riservata ai coniugi uniti in matrimonio da

almeno 5 anni, non separati neppure di fatto, con riferimento a minori di età inferiori a 8

anni dichiarati in stato di adattabilità. Con questo tipo di adozione il figlio diventa legittimo

e assume il cognome dei genitori.

2) La necessità di attuare pienamente i principi costituzionali di uguaglianza tra coniugi e la

parità tra figli legittimi e naturali.

3) Grazie alla riforma, la separazione personale viene svincolata dal principio della colpa

subordinata solo al verificarsi di fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della

convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.

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4) La riforma inoltre va a regolare l’impresa familiare e introduce la comunione legale dei

beni.

5) Importante fu l’equiparazione sostanziale tra filiazione legittima e naturale anche in sede

successoria e l’eliminazione del divieto di riconoscimento dei figli adulterini.

La legge n.87/1987 modifica poi la disciplina del divorzio, reso possibile dopo un periodo di

separazione di 3 anni, anziché di 5 o 7 in caso di opposizione dell’altro coniuge. Le recenti

disposizioni in campo di violenza familiare consentono al giudice l’allontanamento dalla casa

familiare del coniuge o convivente responsabile.

A questo punto possiamo dire che la protezione della persona prevale sull’unità del nucleo.

Un punto fondamentale è la possibilità di formare convivenze familiari alternative a quella

coniugale e di dare adeguata tutela alle convivenze di fatto anche omosessuali.

Con riguardo agli accordi patrimoniali si è pensato di riconoscere margini + ampi all’autonomia dei

coniugi nel regolare, anche in via preventiva, le conseguenze patrimoniali dl divorzio.

Tutti gli obiettivi sono nel segno della valorizzazione delle posizioni individuali, con una

conseguente svalutazione del matrimonio. In questo modo la stabilità della famiglia è nelle mani dei

coniugi o partners. Il diritto dei genitori non può però compromettere quello dei figli ad una

educazione. Dunque una crescente attenzione verso in minore.

Anche a livello internazionale il minore diventa titolare di diritti soggettivi che l’ordinamento deve

tutelare. La convenzione ONU del 1989 emana lo statuto dei diritti del fanciullo contenente un

programma pedagogico di formazione del minore che impegna gli stati ad adottare una serie di

misure appropriate per un’efficace realizzazione. Uno degli aspetti + innovativi è l’affermazione del

diritto a partecipare in prima persona alla propria formazione e alle scelte che lo riguardano, nonché

la possibilità di esprimere il proprio parere su ogni questione che lo interessa in sede di procedura di

separazione, in considerazione anche del suo grado di maturità e della sua capacità di

discernimento.

In ambito europeo vige la Convenzione di Strasburgo del 1996 che riconosce al minore dotato di

sufficiente maturità, nei procedimenti che direttamente lo interessano di ricevere ogni informazione

pertinente, di essere consultato e di essere informato delle eventuali conseguenze della messa in

pratica della sua opinione e di ogni decisione.

A livello comparatistico, negli ultimi anni in Inghilterra la protezione del minore è stata + incisiva

con 2 atti uno del 1989 e uno del 1991, si enfatizza la responsabilità genitoriale e si disciplina

meglio l’adempimento degli obblighi di mantenimento conseguenti al divorzio dei genitori.

In Italia in materia di affidamento dei figli si stabilisce che il minore ha diritto a mantenere un

rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori e a ricevere cura, educazione e istruzione

da ciascuno di essi. Dopo un tentativo di riconciliazione fallito, le modalità di attuazione

dell’affidamento devono essere determinate dal giudice in base alla legge. Altra disposizione

importante, quella che obbliga i genitori al risarcimento dei danni per lesione del diritto di

personalità dei figli. 4

IL MATRIMONIO

La legge non enuncia una definizione di matrimonio, di cui fornisce un’analitica disciplina.

Il matrimonio- atto viene configurato come un negozio bilaterale, puro (cioè al quale non possono

essere apposti termini e condizioni) e solenne, che consiste nella manifestazione di volontà,

espressa con una certa forma e un determinato contesto da due soggetti di sesso diversi, diretta a

costituire tra loro un rapporto giuridico personale, qualificato dall’ordinamento come matrimonio.

Secondo l’art 29 Cost il matrimonio è il fondamento della famiglia. Il modello tradizionale è il +

diffuso ed è il solo regolato dalla legge in modo compiuto.

Il termine matrimonio è di significato bivalente:

1) MATRIMONIO – ATTO: officiato dall’ufficiale dello stato civile, secondo le regole del

codice civile o dal ministro del culto cattolico oppure dai ministri dei culti ammessi nello

stato.

È un negozio bilaterale puro, non possono essere apposti termini o condizioni e consiste

nella manifestazione della volontà CONSENSO, espresso in una certa forma e in un

determinato contesto da 2 soggetti di sesso opposto diretto a costituire tra loro un rapporto

giuridico PERSONALE.

2) MATRIMONIO – RAPPORTO: si instaura tra gli sposi a seguito della celebrazione, i cui

connotati essenziali possono essere desunti dal complesso normativo del diritto di famiglia.

Rappresenta la comunione spirituale e materiale tra i coniugi.

Dal matrimonio scaturiscono i vincoli di parentela che producono i molti effetti regolati dalla legge

in materia successoria e riguardo agli obblighi alimentari.

LA PROMESSA DI MATRIMONIO si identifica nel fidanzamento ufficiale. Essa sussiste

quando ricorra una dichiarazione espressa o tacita, normalmente resa pubblica nell’ambito della

parentela, delle amicizie e delle conoscenze, di volersi frequentare con l’intento serio di sposarsi. La

promessa non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che non si fosse convenuto per il caso di non

adempimento. Tuttavia produce alcuni effetti giuridici, quali la restituzione dei doni e il

risarcimento dei danni (artt. 90 e 91cc). è una definizione della giurisprudenza, agli artt79-81 c.c. è

configurato come il fidanzamento ufficiale. La sua disciplina è ispirata alla salvaguardia del

principio della libertà del consenso matrimoniale. La promessa non è vincolante e non obbliga

contrarre matrimonio né a seguire quanto stabilito in caso di inadempimento.

Gli effetti giuridici dello scioglimento della promessa sono:

- la restituzione dei doni: la domanda va pota entro un anno dal giorno del rifiuto.

- il risarcimento dei danni: il danno risarcibile è quello relativo alle spese fatte e alle

obbligazioni contratte a causa della promessa, come ad esempio la preparazione della

cerimonia nuziale e l’acquisto dei beni utilizzabili solo ai fini del matrimonio. È escluso il

risarcimento del danno morale. Il termine di decadenza è breve e configurabile nel tra

scorrimento di 1 anno dal giorno del rifiuto.

essi si configurano come una forma di bilanciamento tra libertà del consenso e affidamento sulla

promessa.

Ci sono diverse condizioni per contrarre il matrimonio come ATTO, stabilite agli artt 84-90 c.c.

La mancanza di queste CONDIZIONI è motivo di invalidità del matrimonio.

Il matrimonio innanzitutto presuppone:

a) diversità di sesso tra gli sposi

b) lo scambio del consenso

c) la forma 5

LE CONDIZIONI PER CONTRARRE MATRIMONIO – artt. 84-…-90cc sono i requisiti

indispensabili per una valida stipulazione del matrimonio; la loro mancanza è motivo di invalidità.

La dottrina distingue tre categorie di requisiti per contrarre matrimonio: 1) quelli necessari per

l’esistenza giuridica dell’atto; 2) quelli prescritti come condizione di validità del matrimonio

(impedimenti dirimenti); 3) quelli che ne condizionano la semplice regolarità (impedimenti

impedienti).

ETA’ la previsione di un’età minima per contrarre matrimonio è volta a garantire l’idoneità fisica

e psichica dei nubendi, ossia l’attitudine al rapporto sessuale e alla procreazione, nonché la

consapevolezza in merito agli obblighi matrimoniali e la capacità ad adempierli. L’età minima per

contrarre matrimonio è 18 anni, 16 anni se emancipati. Uno dei requisiti per poter contrarre

matrimonio è l’ETA’. È necessario infatti che entrambe i nubendi abbiano compiuto 18 anni. Il

tribunale per i minori su istanza dell’interessato, accertata la maturità psicofisica e la fondatezza

delle ragioni, sentito il PM, i genitori, può ammettere con decreto il matrimonio per GRAVI

MOTIVI coloro che abbiano già compiuto 16 anni. Il grado di maturità dipende dalla

consapevolezza degli obblighi matrimoniali e dall’idoneità ad affrontarli e ad adempierli. Una volta

verificato tale presupposto, resta ancora al giudice il compito di accertare la fondatezza delle ragioni

e la sussistenza del grave motivo. La gravidanza non è + considerata sufficiente, ma sono stati

considerati gravi motivi la convivenza more uxorio instaurata da molti mesi.

a norma dell’art. 85 cc, l’interdetto per

L’INTERDIZIONE PER INFERMITA’ DI MENTE

infermità di mente non può contrarre matrimonio. La ratio della norma risiede nell’esigenza di

proteggere l’incapace. Altro impedimento è invece L’INTERDIZIONE PER INFERMITÀ

MENTALE. Questo è un impedimento dispensabile. La ratio è quella che va a proteggere

l’incapace. Chi non può provvedere ai propri interessi non può essere legittimato a contrarre

matrimonio. Il divieto non opera in casi di interdizione LEGALE, che ha natura di provvedimento

sanzionatorio, e in caso di INABILITAZIONE. Il divieto non è previsto nemmeno nel caso di

soggetto sottoposto ad amministrazione di sostegno, in questo caso a decidere è il giudice tutelare.

L’impedimento può essere riscontrato in via incidentale dal sindaco. Nel caso si accorga di

un’infermità durante la celebrazione ha l’onere di avvisare il PM che sospenderà la cerimonia.

L’impedimento vale anche per lo straniero, pure nell’ipotesi in cui la sua legge nazionale preveda

eventuale dispensa. Se l’interdetto giudiziale ha contratto matrimonio concordatario, questo non ha

effetti civili.

LIBERTA’ DI STATO l’art. 96 cc stabilisce che non può contrarre un matrimonio chi sia già

vincolato da un precedente matrimonio. È l’impedimento relativo alla LIBERTA’ DI STATO,

stabilito per motivi di ordine pubblico che non è dispensabile e vincola anche lo straniero al cui

legge nazionale tolleri la poligamia. La violazione implica la nullità del 2 matrimonio e comporta

una sanzione penale per bigamia. Il precedente matrimonio deve però essere efficace per il nostro

ordinamento. È irrilevante il primo matrimonio nullo o sciolto per morte del coniuge, per divorzio o

a seguito di una dichiarazione di morte presunta.

LA PARENTELA, L’AFFINITA’, L’ADOZIONE, L’AFFILIAZIONE impediscono legami

matrimoniali in base all’art. 87 cc. La parentela, anche naturale, in linea retta all’infinito e in linea

collaterale di secondo grado da luogo ad impedimenti non dispensabili (cioè non rimovibili

dall’autorità giudiziaria); la parentela di terzo grado in linea collaterale – zio/a e nipote – è invece

dispensabile (cioè può essere rimossa con autorizzazione giudiziale).

IL DELITTO art. 88 cc: sancisce il divieto di celebrare il matrimonio tra persone delle quali una

sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.

art. 89 cc sancisce che la donna prima di

DIVIETO TEMPORANEO DI NUOVE NOZZE

contrarre un nuovo matrimonio deve aspettare almeno 300 giorni dalla morte del precedente

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coniuge o dal passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o di cessazione degli effetti civili o

di annullamento del precedente matrimonio. Questo termine di collega alla presunzione di

concepimento in costanza di matrimonio. L’impedimento è solo impediente, se le nozze vengono

celebrate ugualmente, sono valide, si incorre però in una sanzione pecuniaria a danno dell’ufficiale

dello stato civile e dei coniugi.

LE FORMALITA’ PRELIMINARI DEL MATRIMONIO: PUBBLICAZIONE il matrimonio

deve essere di regola preceduto dalla pubblicazione, la cui mancanza non ne consente la

celebrazione. La pubblicazione ha il duplice scopo di rendere conoscibile ai terzi l’intenzione delle

parti di contrarre matrimonio per consentire la eventuale proposizione di opposizione e di avviare

gli accertamenti dell’ufficiale di stato civile sull’inesistenza di impedimenti al matrimonio.

LE OPPOSIZIONI AL MATRIMONIO ne sono legittimati i genitori, e in loro mancanza gli

ascendenti e i collaterali entro il terzo grado; in caso di tutela o curatela sono legittimati anche il

tutore o il curatore. Se la causa di opposizione è costituita dal vincolo di un precedente matrimonio,

la legittimazione è riconosciuta anche al coniuge del subendo; se la causa è la violazione del divieto

di nuove nozze temporaneo, la legittimazione spetta ai parenti del precedente marito, e in caso di

divorzio, anche al precedente marito. Se l’opposizione è stata proposta da chi non ne ha facoltà, per

causa ammessa dalla legge, il presidente del tribunale può, con proprio decreto, sospendere la

celebrazione del matrimonio sino a che sia stata rimessa l’opposizione.

LA CELEBRAZIONE DEL MATRIMONIO il matrimonio ai sensi dell’art. 106 cc deve essere

celebrato pubblicamente nella casa comunale. L’art. 110 cc prevede, tuttavia, che previo raddoppio

del numero dei testimoni, la celebrazione possa tenersi anche in luogo diverso quando uno degli

sposi, per infermità o per altri impedimenti, sia nell’impossibilità di presentarsi nella casa

comunale. Il matrimonio viene solitamente celebrato davanti all’ufficiale dello stato civile al quale

gli sposi hanno presentato la richiesta di pubblicazione. Immediatamente dopo la celebrazione

l’ufficiale di stato civile compila l’atto di matrimonio, nel quale devono essere riportate anche le

eventuali dichiarazioni delle parti circa il riconoscimento o la legittimazione di figli naturali, o

relative alla scelta della separazione dei beni. La funzione dell’atto del matrimonio è semplicemente

quella di costituire la prova privilegiata nella dimostrazione dello stato coniugale.

La FORMA è stabilita dall’art 107 cc per cui la celebrazione si svolge alla presenza di 2 testimoni

maggiorenni e prevede la lettura degli artt. 143, 144, 147 c.c. sui diritti e i doveri dei coniugi. Dopo

di chè sta la dichiarazione delle parti di volersi prendere in marito e moglie. Per ultima la

dichiarazione dell’ufficiale che le parti sono unite in matrimonio. Sempre l’ufficiale compila poi

deve avere un CONTENUTO NECESSARIO:

l’ATTO DI MATRIMONIO

- generalità dei coniugi

- dichiarazione di volontà: non può essere sottoposta né a termini né a condizioni.

e un CONTENUTO EVENTALE:

- il riconoscimento dei figli naturali

- scelta del regime patrimoniale

In casi tassativi il matrimonio può essere celebrato per PROCURA:

- militari in tempo di guerra

- per gravi motivi quando uno dei 2 coniugi vive all’estero.

Se chi celebrava il matrimonio non era l’ufficiale di stato civile e gli sposi non ne erano a

conoscenza, il matrimonio è cmq valido.

IRREGOLARITà: Sono casi di irregolarità:

• inosservanza del periodo di lutto vedovile;

• violazione delle norme sulla pubblicazione del matrimonio;

• altre violazioni di legge (art. 134 e ss.); 7

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I NESISTENZA

Il matrimonio è inesistente quando nella fattispecie manchi anche quel minimo di elementi

necessari perché si possa identificare in essa un matrimonio:

• quando manca la celebrazione;

• quando il matrimonio è celebrato fra persone dello stesso sesso;

• quando manca il consenso degli sposi.

• LE SINGOLE CAUSE DI INVALIDITA’ DEL MATRIMONIO possono essere:

• invalidità derivanti da assenza delle condizioni per contrarre matrimonio;

• invalidità derivanti da vizi del consenso;

• simulazione;

• matrimonio putativo;

• matrimonio dell’incapace naturale.

INVALIDITA’ DERIVANTI DA ASSENZA DELLE CONDIZIONI PER CONTRARRE

MARIMONIO LA MANCANZA DI LIBERTA’ DI STATO: il matrimonio celebrato in

violazione dell’art. 86 cc può essere impugnato dal coniuge, dagli ascendenti prossimi, dal pubblico

ministero e da coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale.

I VINCOLI DI PARENTELA, AFFINITA’, ADOZIONE E L’IMPEDIMENTO PER DELITTO

il matrimonio contratto in violazione dell’art. 87 cc è invalido in quanto contrastante con il divieto

di ordine pubblico dell’incesto. Occorre distinguere a seconda che l’impedimento sia dispensabile o

meno: nel primo caso, l’azione non può essere proposta trascorso un anno dalla celebrazione del

matrimonio, con conseguente effetto sanante del decorso del tempo sul vizio dell’atto; nel secondo

caso, invece, l’invalidità è insanabile e la relativa azione imprescrittibile.

E’ nullo anche il matrimonio celebrato in violazione dell’art. 88 cc: si tratta di una nullità insanabile

ed imprescrittibile e la relativa azione può essere esercitata dai coniugi, dagli ascendenti prossimi,

dal pubblico ministero e da coloro che hanno un interesse legittimo e attuale.

IL DIFETTO DI ETA’ il matrimonio contratto dal minore o dal sedicenne non autorizzato, può

essere impugnato dai coniugi, da ciascuno dei genitori e dal pubblico ministero.

l’art. 119 cc prevede che il matrimonio di chi è stato

IL MATRIMONIO DELL’INTERDETTO

interdetto per infermità di mente possa essere annullato a richiesta del tutore, del pubblico ministero

e di tutti coloro che abbiano un interesse legittimo se, al momento del matrimonio era già

pronunciata sentenza di interdizione passata in giudicato, oppure se l’interdizione è stata

pronunciata posteriormente, ma l’infermità preesisteva al tempo del matrimonio.

1 Cassazione Civile

Prova della celebrazione del matrimonio:

- atto di celebrazione

Qualora un soggetto impugni un matrimonio, sostenendone l'inesistenza, per il fatto che il relativo atto di stato civile non contiene le indicazioni di cui

ai nn. 6 ("la dichiarazione degli sposi di volersi prendere rispettivamente in marito e moglie") e 8 ("la dichiarazione fatta dall'ufficiale di stato civile

che gli sposi sono uniti in matrimonio") dell'art. 126 dell'ordinamento dello stato civile, la difesa della controparte, la quale eccepisca che l'omissione

riguarda l'atto e non la celebrazione, può provare, con ogni mezzo, che tali dichiarazioni sono state rese, anche se non siano materialmente inserite

nell'atto, non sussistendo la limitazione dei mezzi di prova ricavabile dagli artt. 132 e 133 cod. civ., atteso che il convenuto dimostra il proprio titolo

di coniuge sulla base dell'atto di celebrazione estratto dai registri dello stato civile, ai sensi dell'art. 130 cod. civ., e che la prova, con ogni mezzo,

dell'intervenuta manifestazione del consenso "ad nuptias" può sempre essere fornita allo scopo di ottenere la rettificazione dell'atto ovvero, nel corso

di un'azione di stato, per integrare le risultanze degli atti dello stato civile e, quindi, modificarli, ove si accerti l'incompletezza della loro redazione.

Sez. I, sent. n. 9218 del 01-09-1995, Murolo c. Menichini (rv 493841). 8

IL MATRIMONIO DELL’INCAPACE NATURALE l’art. 126 cc prevede che possa essere

impugnato da quello dei coniugi che prova di essere stato incapace di intendere e di volere, per

qualunque causa anche transitoria, al momento della celebrazione del matrimonio. Se vi è stata

coabitazione per un anno dopo che il coniuge incapace abbia recuperato la pienezza delle sue

facoltà mentali, l’azione non può essere proposta. In mancanza di coabitazione, il termine di

prescrizione è quello decennale, decorrente dalla celebrazione.

LE INVALIDITA’ DERIVANTI DA VIZI DEL CONSENSO C ASI CONSISTENTI

IN VIZI DEL CONSENSO

Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato estorto con

violenza o determinato da timore di eccezionale gravità: LA VIOLENZA; si tratta di violenza

morale. Dal punto di vista soggettivo, la minaccia deve suscitare impressione su una persona

normale e sensata; tale criterio astratto va contemperato dai criteri dell’età, del sesso e della

condizione della persona i quali influiscono sulla valutazione della forza intimidatrice della

minaccia. Legittimato all’azione è solo il coniuge il cui consenso è stato estorto con violenza.

L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che sia cessata la

violenza. In mancanza di coabitazione, il termine di prescrizione è quello ordinario decennale.

• è un vizio invalidante qualora sia di eccezionale gravità e derivi da cause

IL TIMORE

esterne allo sposo. E’ definito come l’impulso psicologico che la percezione di un pericolo

esercita sulla persona. è timore di eccezionale gravità ad esempio l’impulso psicologico che

genra la percezione di un pericolo esercitato sulla persona. La causa esterna può consistere in un

comportamento umano non integrante una minaccia e non posto in essere allo scopo di

costringere al matrimonio. Si esclude la rilevanza del timore riverenziale e del timore putativo o

spontaneo. Il primo è quello provato verso persone per le quali nutre rispetto ed è indotto al

matrimonio dal desiderio di non dispiacergli; il secondo è quello che non trova giustificazione in

ragioni oggettive ma scaturisce da interne rappresentazioni mentali dello sposo. La differenza

rispetto alla violenza è la modalità con le quali la coartazione della volontà si verifica: nella

violenza ci sono le minacce, nel timore il matrimonio è l’unica via x sottrarsi a una situazione

oggettiva a cui si andrebbe incontro se non si celebrasse il matrimonio, la scelta del male

minore. È legittimato ad agire il coniuge che subisce il timore stante il termine della

coabitazione per la validità dell’azione ai fini della prescrizione.

• Il matrimonio può altresì essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato dato per

effetto di errore sull’identità della persona o di errore essenziale sulle qualità personali dell’altro

coniuge, in particolare: L’ERRORE su questo tema la riforma del 75 ha introdotto una

grande novità con un ampliamento della fattispecie di rilevanza. Viene introdotto l’ERRORE

ESSENZIALE sulle qualità dell’altro coniuge, ovvero quell’errore per cui se si fossero

conosciute alcune condizioni del coniuge non si sarebbe mai contratto il matrimonio. Questo

tipo di errore però rispetta ipotesi tassative quali:

• 1) l’esistenza di una malattia o di un’anomalia o deviazione sessuale: la casistica ha

rilevato come malattie fisiche la sieropositività. La scelerosi a placche o malattie

psichiche come la psicopatia dissociativa o la psicosi maniaco – depressiva. Per

quanto riguarda le anomalie sessuali viene sottolineata l’amenorrea primaria e

deviazioni sessuali come il transessualismo. L’impotenza rileva unicamente quando

oggetto di errore al pari delle altre malattie. Si distingue l’impotenza coendi

dall’impotenza generandi. la prima è considerata nel novero delle malattie o

anomalie, al pari della seconda che riguarda l’inettitudine alla procreazione. Per

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essere considerata tale l’impotenza dev’essere antecedente e perpetua. A volte il

matrimonio viene annullato anche nel caso in cui il problema si superasse con

tecniche di procreazione assistita.

2) l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non

inferiore a 5 anni

3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale

4) la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la

prostituzione a pena non inferiore a 2 anni: in questo e negli altri casi di precedenti

penali l’azione di annullamento non può esere proposta prima che la sentenza sia

divenuta irrevocabile. La condanna penale dev’essere anteriore al matrimonio.

5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore: se la

gravidanza è stata portata a termine, l’azione di annullamento può essere esercitata

purchè vi sia stato disconoscimento della paternità. Se la gravidanza si è interrotta si

ritiene che l’azione sia ugualmente esperibile.

In tutti questi casi la legittimazione spetta al coniuge caduto in errore, l’azione dev’essere

esercitata prima che sia trascorso un anno di coabitazione dalla scoperta dell’errore.

Infine ciascuno dei coniugi può impugnare il matrimonio per simulazione quando gli sposi abbiano

convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti.

art. 123 cc.. Una figura nuova introdotta dalla riforma del 75 è la

LA SIMULAZIONE

SIMULAZIONE che ricorre quando gli sposi abbiano convenuto di non adempiere gli obblighi e

di non esercitare i diritti da esso discendenti. Il presupposto è l’esplicita ed antecedente pattuizione

tra i nubendi che esclude la società coniugale una volta sposati creando un’apparenza di

matrimonio. La simulazione può essere TOTALE o PARZIALE, è tale quando i simulanti hanno

inteso di non dare esecuzione solo ad alcuni dei diritti e doveri coniugali.

Venne considerato simulato anche il matrimonio celebrato previo reciproco accordo degli sposi, al

solo scopo di acquistare la cittadinanza, ottenere l’autorizzazione all’ingresso negli USA o

all’espatrio dall’URSS. Viene considerata poi simulazione il matrimonio celebrato per assecondare i

desideri del proprio genitore gravemente malato e poi deceduto. La legittimazione spetta a ciascuno

dei coniugi.

L’azione non può essere proposta nel caso in cui i contraenti abbiano convissuto come coniugi

successivamente alla celebrazione delle nozze, oppure, se non vi sia stata convivenza, decorso un

anno dalla celebrazione stessa.

IL MATRIMONIO PUTATIVO è quel matrimonio invalido celebrato in buona fede da

almeno uno dei coniugi che lo consideravano valido al momento della celebrazione. Pur essendo

nullo produce ugualmente effetti in favore dei coniugi, o di uno di essi, e dei figli; l’eccezione si

giustifica per tutelare il coniuge in buona fede e la prole. Se il matrimonio è dichiarato nullo, gli

effetti del matrimonio valido si producono in favore dei coniugi fino alla sentenza che pronunzia

nullità, se però è solo una il coniuge in buona fede gli effetti sono validi solo per lui. Rispetto alla

prole gli effetti del matrimonio valido si producono senza limitazioni temporali sia per i figli nati

durante il matrimonio, sia per quelli nati prima e riconosciuti all’interno di esso, quindi prima della

sentenza di nullità. L’art. 129 cc stabilisce che quando le condizioni del matrimonio putativo si

verificano rispetto ad ambedue i coniugi, il giudice può disporre a carico di uno di essi e per un

periodo non superiore a tre anni, l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro in

proporzione alle sue sostanze, a favore dell’altro. L’art. 129 bis cc prevede che il coniuge al quale

sia imputabile la nullità del matrimonio sia tenuto a corrispondere all’altro coniuge in buona fede,

qualora il matrimonio sia annullato, una congrua indennità; (Quando le condizioni del matrimonio

putativo si verificano rispetto ad entrambe i coniugi, il giudice può disporre a carico di uno di loro

l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro a favore dell’altro se non dispone di risorse

necessarie e non sia passato a nuove nozze. È una sorta di indennità.)

10

L’ATTO di matrimonio estratto dai registri dello stato civile è una PROVA privilegiata

dell’unione coniugale. In quest’atto l’ufficiale o il ministro del culto celebrante attesta che le nozze

sono avvenute in sua presenza nel luogo e nel tempo risultanti dall’atto.

Il CERTIFICATO invece costituisce un documento di secondo grado attestante le risultanze

dell’atto. Il possesso di stato conforme all’atto di matrimonio vale a sanare ogni difetto di forma

dell’atto. Il possesso di stato è costituito dal NOMEN: il fatto che i coniugi siano identificati come

tali e la moglie prenda il cognome del marito; dal TRACTATUS: il fatto che essi agiscano alla

stregua di persone sposate; infine dalla FAMA: il fatto che la generalità dei consociati li consideri

come marito e moglie.

L’art 82 c.c. stabilisce che il matrimonio celebrato davanti a un ministro del culto cattolico è

regolato in conformità del concordato con la santa sede e delle leggi speciali in materia.

IL MATRIMONIO CONCORDATARIO È regolato dal diritto canonico quanto alla

celebrazione ed ai requisiti di validità, ed acquista effetti civili dal momento della celebrazione delle

nozze, a seguito della trascrizione nei registri dello stato civile; il matrimonio rapporto è invece

disciplinato interamente dal diritto statale. Subito dopo la celebrazione, il parroco o il suo delegato

spiegherà ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile

riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi e redigerà, quindi, in doppio originale, l’atto di matrimonio

nel quale potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi consentite secondo la legge civile.

La trascrizione non può avere luogo se gli sposi non rispondono ai requisiti della legge civile. Il

termine di trascrizione è di 24 ore. È possibile una trascrizione tardiva effettuata posteriormente su

richiesta dei 2 contraenti anche di uno di essi con la conoscenza e senza l’opposizione dell’altro.

Non è consentita la trascrizione post mortem, tuttavia i giudici di merito hanno considerato valida la

trascrizione avvenuta su richiesta del coniuge superstite dopo che il de cuius aveva lasciato una

scrittura privata indirizzata a un terzo prima della celebrazione religiosa esprimendo la volontà che

le nozze acquistassero effetti civili solo dopo la sua morte.

Resta complicata la questione di quale sia da parte del giudice italiano il diritto applicabile nei

giudizi di nullità dei matrimoni concordatari, ma a riguardo la giurisprudenza non ha mai avuto

dubbi applicando le leggi civili.

Le sentenze di nullità pronunciate dai tribunali ecclesiastici sono dichiarate efficaci con sentenza

della corte d’appello competente solo su domanda di una o entrambe le parti. In questo caso è

necessario l’intervento del PM, se manca il procedimento è nullo. La domanda diretta a far valere

gli effetti civili del provvedimento ecclesiastico di dispensa dal matrimonio rato e non consumato è

stata ritenuta improponibile.

La sentenza di divorzio contiene un’implicita valutazione della validità del vincolo, nei limiti di un

accertamento incidentale e ai fini del decidere. Questo accertamento non impedisce la delibazione

della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, la sentenza ecclesiastica non travolge al

sentenza del divorzio.

IL MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI A MINISTRI DEI CULTI AMMESSI

NELLO STATO LA DISCIPLINA È QUELLA PREVISTA NEL CODICE CIVILE PER I MATRIMONI

’ ,

UFFICIALE DI STATO CIVILE SALVO QUANTO DIVERSAMENTE PREVISTO DALLA

CELEBRATI DAVANTI ALL

24 1929 °1159:

LEGGE GIUGNO N TALE LEGGE PREVEDE UNA DISCIPLINA GENERALE RELATIVA AI MATRIMONI

“ ”

. I MATRIMONIO ACATTOLICO

DIVERSE DA QUELLA CATTOLICA L

DI TUTTE LE RELIGIONI

Il matrimonio celebrato davanti ai ministri di culti diversi da quello cattolico è regolato dalle

disposizioni del codice civile riguardanti il matrimonio celebrato davanti all’ufficiale di stato civile,

salvo quanto è disposto dalla legge speciale concernente tale matrimonio. Il matrimonio acattolico,

a seguito dell’iscrizione nei registri dello stato civile, produce anch’esso, dal giorno della

celebrazione gli stessi effetti del matrimonio civile.

11

IL MATRIMONIO CELEBRATO ALL’ESTERO i cittadini italiani possono celebrare il

matrimonio in un paese straniero secondo le forme ivi stabilite, purché ricorrano le condizioni

necessarie dettate dal codice civile agli articoli 84 e ss. Se i coniugi sono entrambi cittadini italiani,

i loro rapporti sono regolati dalla legge italiana, diversamente dallo stato nel quale la vita

matrimoniale è prevalentemente localizzata.

IL MATRIMONIO DELLO STRANIERO lo straniero può contrarre matrimonio in Italia ed in

tal caso presentare il nullaosta dell’autorità competente del suo paese. In mancanza del rilascio del

nullaosta, se ingiustificato, il tribunale può decidere di autorizzare il matrimonio. Anche lo straniero

è soggetto alle disposizioni contenute nel cc agli art. 85, 86, 87, 88 e 89.

I RAPPORTI PERSONALI TRA CONIUGI

L’art 143 c.c. stabilisce che con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e

doveri. In tal senso si verifica un’identità di posizione tra marito e moglie che hanno le stesse

prerogative personali e sono = titolari del governo della famiglia.

Il secondo comma enumera i doveri reciproci che derivano dal matrimonio:

- fedeltà

- assistenza

- collaborazione

- coabitazione

Prima della riforma la separazione era fondata sulla colpa e non poteva dubitarsi della rilevanza dei

doveri di parvenza appartenenti alla sfera del sentimento e dell’etica. In effetti la stessa relazione

matrimoniale si identifica con l’adempimento di quei doveri.

Ultimamente la giurisprudenza pare consentire l’applicabilità delle regole della responsabilità civile

nell’ambito dei rapporti tra coniugi.

La dichiarazione di addebito può essere inidonea al fine di riparare le conseguenze negative,

provocate dalla condotta illecita di un coniuge, nella sfera di interessi dell’altro. Il dato

fondamentale da tenere in considerazione è la clausola generale dell’ingiustizia del danno ex art

2043 cc.

Lo status di coniuge può comportare un aggravamento delle conseguenze a carico del familiare

responsabile.

Ai fini dell’operatività delle regole della responsabilità aquiliana è sempre necessario che si

verifichi un danno ingiusto. L’art 2043 può trovare applicazione nel caso di condotta grave del

coniuge che abbia provocato la lesione di un interesse ulteriore tutelato dall’ordinamento.

Un’ipotesi di questo genere è la violazione dell’onore.

l’art. 143 cc stabilisce che con il matrimonio il marito e

I DIRITTI E I DOVERI DEI CONIUGI

la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri; al secondo comma enumera i

doveri reciproci che derivano dal matrimonio: FEDELTA’, ASSISTENZA, COLLABORAZIONE,

COABITAZIONE.

L’OBBLIGO DI FEDELTA’ la fedeltà non può essere intesa limitatamente come “mero ius in

corpus del coniuge a cui la fedeltà è dovuta”, né come obbligo di esclusiva sessuale, ma va

interpretata in senso ampio come “dedizione fisica e spirituale di un coniuge all’altro”; in questa

prospettiva la nozione di fedeltà finisce col coincidere con quella della lealtà: l’obbligo di lealtà

permane durante il temporaneo allontanamento di un coniuge dalla residenza famigliare, mentre si

ha cessazione dell’obbligo una volta che sia stata emessa l’autorizzazione del presidente del

tribunale a vivere separatamente. 12

L’OBBLIGO ALL’ASSISTENZA E ALLA COLLABORAZIONE l’obbligo di assistenza

morale e materiale può essere interpretato, in una prospettiva generale, quale dovere dei coniugi di

proteggersi a vicenda e di proteggere la prole. Più in particolare il profilo morale dell’assistenza

riguarda il sostegno reciproco nell’ambito affettivo, psicologico e spirituale, il profilo materiale

dell’assistenza riguarda invece l’aiuto che i coniugi, nella vita di tutti i giorni, debbono fornirsi

reciprocamente. L’obbligo alla collaborazione richiede di operare per stabilire e mantenere le

condizioni più adeguate all’unità e continuità del gruppo familiare attraverso l’individuazione

concorde e la soddisfazione solidale dei bisogni comuni.

L’OBBLIGO DELLA COABITAZIONE E FISSAZIONE DELLA RESIDENZA FAMILIARE

la coabitazione si riferisce all’abitare sotto lo stesso tetto, definizione che non va letta solo in chiave

materiale in quanto si deve ritenere che il termine coabitazione voglia riferirsi al concetto di

comunione di vita. nell’odierno sistema i coniugi fissano la residenza della famiglia secondo le

esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. L’art. 45 comma 1 cc stabilisce che

ciascuno dei coniugi ha il proprio domicilio nel luogo in cui ha stabilito la sede principale dei suoi

affari o interessi. Nel caso in cui i coniugi siano costretti a dimorare abitualmente nel luogo in cui

hanno eletto il proprio domicilio, e dunque ad allontanarsi stabilmente dalla residenza comune,

mancherà una residenza familiare in senso proprio: l’unità della famiglia non sarà comunque

compromessa, almeno fino a quando permanga l’intento di dare vita ad una piena unione.

la legge stabilisce che entrambi i

LA CONTRIBUZIONE AI BISOGNI DELLA FAMIGLIA

coniugi sono tenuti a contribuire ai bisogni della famiglia e a mantenere, istruire ed educare la prole

in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la propria capacità di lavoro professionale o

casalingo. L’obbligo di contribuzione rimane per tutta la durata della convivenza e anche nel caso di

allontanamento senza giusta causa.

LA RILEVANZA ESTERNA DELL’OBBLIGO DI CONTRIBUZIONE si tratta di stabilire se

il coniuge che non sia intervenuto nella conclusione di un contratto stipulato tra l’altro coniuge ed

un terzo per soddisfare esigenze della famiglia sia comunque responsabile nei confronti del terzo

creditore per le obbligazioni sorte dal contratto. Normalmente il coniuge contraente è responsabile

in prima persona, senza impegnare in alcun modo l’altro, anche quando l’obbligazione è diretta a

soddisfare l’interesse della famiglia. Tuttavia un coniuge è responsabile delle obbligazioni assunte

in suo nome dall’altro, oltre che nei casi in cui vi sia stato il conferimento di una procura espressa o

tacita.

IL COGNOME DELLA MOGLIE E LA SUA CITTADINANZA l’art. 143 bis cc stabilisce che

la donna aggiunge al proprio il cognome del marito. La moglie conserva il cognome del marito

durante lo stato vedovile, finché non passi a nuove nozze. La legge stabilisce che la perdita del

cognome del marito, in caso di nuove nozze o di divorzio, può essere evitata qualora la donna abbia

particolari interessi meritevoli di tutela a conservare. L. 5 febbraio 1992 n° 9 attribuisce alla

donna maritata con un cittadino straniero il diritto a conservare la cittadinanza italiana tranne

esplicita rinuncia, anche se per effetto del matrimonio o mutamento di cittadinanza da parte del

marito abbia acquistato una diversa cittadinanza.

L’ACCORDO DELL’INDIRIZZO E DELLA VITA FAMILIARE l’art. 144 cc stabilisce che i

coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia

secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa. L’odierno modello della

vita famigliare si basa dunque su una direzione congiunta del gruppo, il che al contempo non

esclude che in singoli, al suo interno, possano esercitare poteri volti a realizzare interessi della

se i coniugi non raggiungono spontaneamente l’accordo possono ricorrere

comunità. Art. 145 cc 13

all’intervento di un terzo ( cd. mediatore familiare) che è chiamato a svolgere un’attività di supporto

a beneficio della famiglia in crisi. Entrambi i coniugi in caso di disaccordo possono richiedere

l’intervento del giudice. La funzione primaria di tale intervento sembra quella di tutelare la famiglia

i crisi, di impedire rotture irreparabili.

L’ALLONTANAMENTO DALLA RESIDENZA FAMILIARE l’art. 146 cc stabilisce che se

uno dei coniugi si allontani senza giusta causa perde il diritto all’assistenza morale e materiale.

L’allontanamento è tale se intenzionale e duraturo; inoltre vi sia o meno una giusta causa, occorre

che la residenza familiare sia stata volontariamente concordata da entrambi i coniugi e che,

pertanto, l’allontanamento non sia dovuto ad un dissenso, se pur sopravvenuto, circa la fissazione

della stessa. Secondo le circostanze il giudice può ordinare il sequestro dei beni del coniuge che si è

allontanato affinché non si sottragga all’obbligo di contribuzione e al mantenimento della prole.

Pertanto il coniuge allontanatosi deve adempiere a tutti gli obblighi previsti dall’art. 143 comma 2

cc, tranne quello di coabitazione.

LA LEGGE SULLA VIOLENZA FAMILIARE (artt. 342 bis e 342 ter.) La legge 154\2001 è

diretta a contrastare ogni forma di violenza maturata all’interno del nucleo familiare. Il giudice oggi

può adottare misure urgenti e immediate in favore della vittima della violenza familiare. Questo

vale sia per il coniuge sia x il convivente.

Quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità

disica o morale o alla libertà dell’altro coniuge, il giudice può adottare con decreto uno o +

provvedimenti fra quelli espressamente individuati nell’art 342 ter, secondo cui è dato imporre al

coniuge responsabile:

- la cessazione della violenza

- l’allontanamento dalla casa familiare

- la prescrizione di non avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla vittima.

La legge consente al giudice di imporre al coniuge o convivente allontanato il pagamento periodico

di un assegno a favore dei familiari, fissando anche le modalità di versamento, prescrivendo a

seconda del caso che la somma sia versata direttamente all’avente diritto dal datore di lavoro

dell’obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante.

Le misure di cui si è detto non possono essere adottate qualora sia pendente un procedimento di

separazione o di divorzio. La durata dell’ordine di protezione è stabilita dal giudice, ma è limitata

non potendo protrarsi per oltre 6 mesi, con possibilità di proroga x gravi motivi.

I RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONIUGI

LA COMUNIONE LEGALE è il regime legale dei rapporti patrimoniali tra coniugi, vigente in

mancanza di diversa convenzione stipulata a norma dell’art. 162 cc. La comunione si instaura

automaticamente all’atto del matrimonio, prima e indipendentemente dall’eventuale acquisto di

beni, salvo che i coniugi non vi deroghino mediante specifica convenzione.

L’art. 186 cc sancisce espressamente che i beni della comunione rispondono per le obbligazioni

contratte dai coniugi congiuntamente, non occorrendo che esse siano contratte per bisogni della

famiglia. Nella comunione tra coniugi la comproprietà nasce come effetto legale,

indipendentemente dal fatto che un solo coniuge abbia acquistato il bene, ovvero ne sia

l’intestatario formale.

L’OGGETTO DELLA COMUNIONE è indicato dall’art. 177 cc. Possono coesistere tre distinte

masse di beni: oggetto di comunione immediata;

- i beni comuni,

- i beni de residuo che divengono comuni, se esistenti, solo al momento dello scioglimento

della comunione stessa; 14

- i beni personali, dei quali viene conservata da ciascuno dei coniugi la titolarità esclusiva.

L’oggetto immediato della comunione legale si restringe agli acquisti compiuti durante il

matrimonio e alle aziende gestite da entrambi i coniugi ovvero agli utili e agli incrementi derivanti

dalla gestione comune. Da ciò deriva la definizione comunione legale come comunione degli

acquisti.

LA COMUNIONE DE RESIDUO è quella forma anomala di comunione relativa a beni che

divengono comuni per la parte che residua al momento dello scioglimento della comunione legale.

La comunione de residuo comprende:

- i frutti dei beni propri di ciascun coniuge percepiti e non consumati al momento dello

scioglimento della comunione;

- i proventi dell’attività separata di ciascun coniuge se allo scioglimento della comunione non

siano stati consumati;

- i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio e

gli incrementi dell’impresa costituita anche precedentemente.

Dall’appartenenza dei beni in oggetto alla categoria della comunione de residuo discende che durante

la vigenza del regime di comunione legale rimangono di proprietà di chi li percepisce e che

l’amministrazione è affidata solo al coniuge proprietario.

LA COMUNIONE LEGALE E L’AZIENDA CONIUGALE art. 177 lett. d) cc : costituiscono

oggetto della comunione immediata le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il

matrimonio, mentre il secondo comma precisa che qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei

coniugi antecedentemente il matrimonio, ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili

e gli incrementi. Il dato essenziale, ai fini dell’inclusione nella comunione immediata – sia

dell’azienda che degli utili e incrementi – è quello della gestione in comune.

I BENI PERSONALI sono esclusi dal regime di comunione i beni personali indicati all’art. 179 cc

i cui frutti peraltro, sono oggetto di comunione differita. L’elencazione dei beni personali contenuta

nella norma ha carattere composito; l’esclusione della contitolarità può aversi infatti in ragione del

tempo dell’acquisto, del titolo; della destinazione economica del bene acquistato.

. In relazione al tempo di acquisto, sono personali i beni dei quali ciascun coniuge era titolare prima

del matrimonio.

- In ordine al titolo dell’acquisto, risultano esclusi dalla comunione i beni acquistati per

donazione o successione. È tuttavia consentito al donante e al testatore attribuire il bene alla

comunione.

- I beni di uso strettamente personale, indipendentemente dai mezzi con cui sono stati

acquistati, sono personali in virtù della loro destinazione obiettiva, volta al soddisfacimento

di esigenze personali del singolo coniuge.

- Anche i beni che servono all’esercizio della professione sono caratterizzati da una

particolare destinazione che ne giustifica l’esclusione dalla comunione, art. 179 lett. d).

- Ancora, sono personali ai sensi dell’art. 179 lett. e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento

danni e la pensione attinente alla perdita parziale e totale della capacità lavorativa.

- In ordine ai beni acquistati con il prezzo del trasferimento dei beni personali o con il loro

scambio (art. 179lett. f) cc) si applica la regola per cui è personale il bene che provenga da

un atto di scambio in senso ampio di una bene personale se al momento dell’acquisto ciò sia

stato espressamente dichiarato.

- . 15

L’AMMINISTRAZIONE DELLA COMUNIONE la legge conferisce ai coniugi di compiere

disgiuntamente gli atti di ordinaria amministrazione e congiuntamente quelli di straordinaria

amministrazione.

Sono atti di straordinaria amministrazione quelli idonei, almeno in astratto, ad apportare modifiche

alla composizione o alla consistenza del patrimonio. Rientrano invece nell’ordinaria amministrazione

quegli atti tendenti al normale godimento del bene ed alla sua conservazione. In caso di disaccordo il

giudice può autorizzare un atto di disposizione del patrimonio che ritiene opportuno.

GLI ATTI COMPIUTI SENZA IL NECESSARIO CONSENSO l’art. 184 cc statuisce che gli atti

compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell’altro coniuge e da questo non convalidati

sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili elencati nell’art. 2683 cc. Nell’ipotesi in

cui uno dei coniugi non abbia prestato il consenso, viene operata una netta distinzione tra gli atti

concernenti beni immobili o mobili registrati, ai quali viene ricollegata l’annullabilità da azionarsi

entro un anno dalla data in cui il coniuge ha avuto conoscenza dell’atto e comunque dalla trascrizione,

da quella riguardante atti inerenti beni mobili, che restano validi ed efficaci, con la sola conseguenza

del sorgere di un obbligo per il coniuge disponente di ricostituire la comunione o, qualora ciò non sia

possibile, di pagare l’equivalente ad istanza dell’altro.

I beni della comunione rispondono:

• dei pesi e degli oneri gravanti su di essi al momento dell’acquisto;

• dei carichi dell’amministrazione;

• dei pesi per il mantenimento della famiglia;

• delle obbligazioni contratte dai coniugi - anche separatamente - nell’interesse della famiglia;

Non rispondono invece:

• delle obbligazioni contratte da uno soltanto dei coniugi per interessi estranei a quelli della

famiglia;

• delle obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima del matrimonio.

L’autonomia patrimoniale non è assoluta in quanto sono previste alcune deroghe:

• il creditore personale di uno dei coniugi può soddisfarsi sui beni della comunione con i seguenti

limiti: deve avere già escusso il coniuge debitore sul patrimonio personale;

a) può soddisfarsi solo fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato;

b) i creditori della comunione sono in ogni caso preferiti ai creditori personali, se

c) chirografari.

i beni della comunione “rispondono” delle obbligazioni contratte prima del matrimonio,

d) limitatamente al valore dei beni di proprietà del coniuge debitore che siano entrati a far

parte della comunione in base a convenzione.

Questa disposizione tende ad evitare che, attraverso la comunione convenzionale, vengano sottratti

beni dalla garanzia patrimoniale per obbligazioni contratte prima del matrimonio e prima della

convenzione stessa. 16

LA RESPONSABILITA’ GRAVANTE SUI BENI DELLA COMUNIONE nell’ambito delle

obbligazioni facenti capo ad un soggetto coniugato in regime di comunione legale, occorre

distinguere tra obbligazioni riguardanti la comunione – rispetto alle quali i creditori possono

soddisfarsi in via immediata sui beni oggetto della comunione – e obbligazioni personali di ciascun

coniuge, per il cui adempimento il debitore risponde innanzitutto con i beni personali.

Nell’ipotesi in cui il credito rimanga insoddisfatto se il debito è della comunione e i beni di essa

facenti parte non sono sufficienti a farvi fronte, i creditori potranno agire in via sussidiaria sui beni

personali di ciascun coniuge nella misura della metà del credito. Se per contro il debito è personale,

allorché i creditori non trovino di che soddisfarsi nel patrimonio dell’obbligato, potranno aggredire i

beni della comunione fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato.

C OMUNIONE LEGALE E COMUNIONE ORDINARIA

Dalla disciplina della comunione legale dei coniugi si evince che tale istituto si distingue in modo

netto dalla comunione ordinaria. Quest’ultima è infatti fondata sullo schema tecnico della

comunione di diritto romano per cui ogni comunista può liberamente disporre della propria quota

senza compromettere l’intero.

La comunione legale dei coniugi invece è basata sullo schema di comunione di diritto germanico

secondo il quale l’interesse singolo è subordinato all’interesse dell’intera comunità (in tal caso la

famiglia).

In conclusione può affermarsi che la comunione legale presenta i seguenti caratteri:

• non è universale;

• non è necessaria;

• è vincolata;

LA CESSAZIONE DELLA COMUNIONE art. 191 cc i casi che determinano lo scioglimento

della comunione sono elencati all’art. 191 cc. La cessazione avviene nel caso di rottura del vincolo

matrimoniale ( annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili), ed anche a seguito di

dichiarazione di morte presunta o si assenza, di separazione personale, di separazione giudiziale dei

beni, di mutamento convenzionale del regime e di fallimento di uno dei coniugi. La cessazione della

comunione legale produce i seguenti effetti:

a) l’acquisizione nel patrimonio comune dei beni di cui agli artt. 177 lett. b) e c) e 178 cc.

b) L’applicazione ai beni comuni della disciplina della comunione ordinaria e conseguentemente

la possibilità di compiere atti di disposizione sulla propria quota da parte dei coniugi

c) L’inapplicabilità dell’art. 184 cc per gli atti compiti senza consenso

d) La nascita del diritto potestativo di domandare la divisione da effettuarsi secondo i dettami di

cui agli artt. 192 e 194 cc

Lo scioglimento della comunione è soggetto a pubblicità, che varia in base alla causa che lo ha

determinato.

LE CONVENZIONI MATRIMONIALI la convenzione è un atto di autonomia privata stipulato

prima o dopo il matrimonio, anche con terze persone al fine di regolare il regime patrimoniale della

famiglia in modo diverso da quello legale.

LA CAPACITA’ DELLE PARTI: per stipulare le convenzioni matrimoniali è richiesta la capacità

di agire.

LA FORMA E LA PUBBLICITA’: le convenzioni matrimoniali debbono essere stipulate per atto

pubblico sotto pena di nullità; la scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata

nell’atto di celebrazione del matrimonio. La pubblicità delle convenzioni, necessaria in quanto esse

17

producono effetti anche verso i terzi, si realizza attraverso l’annotazione a margine dell’atto del

matrimonio ed inoltre attraverso la trascrizione nei registri immobiliari.

LA COMUNIONE CONVENZIONALE quanto al tempo della stipulazione ed alla forma, alla

comunione convenzionale si applicano i principi in materia di convenzioni matrimoniali. Per quel

che riguarda il regime pubblicitario della comunione convenzionale è prevista l’annotazione a

margine dell’atto di matrimonio e, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2847 cc, se la convenzione

esclude determinati beni dalla comunione, la necessità altresì della sua trascrizione.

La comunione convenzionale può avere carattere meramente modificativo del regime legale, ovvero

disciplinare un regime autonomo. Nel primo caso si avrà comunione a contenuto ampliativo. Nel

secondo caso si avrà un autonomo regime, che, per concorde volontà negoziale, prescinderà da

quello legale.

LA SEPARAZIONE DEI BENI il regime di separazione può essere scelto dai coniugi tramite

un’apposita convenzione che dovrà rivestire la forma dell’atto pubblico a pena di nullità; tale

convenzione è estremamente semplice: i coniugi possono infatti limitarsi a manifestare unicamente

la scelta positiva per tale regime, senza ulteriori specificazioni.

Il regime di separazione si instaura, inoltre, in tutti quei casi in cui allo scioglimento del regime

legale non si accompagni lo scioglimento del vincolo coniugale: in particolare, a seguito della

separazione giudiziale dei beni, della separazione personale, della dichiarazione di assenza, di

fallimento.

IL GODIMENTO E L’AMMINISTRAZIONE DEI BENI l’art. 217 cc stabilisce che ciascun

coniuge ha il godimento e l’amministrazione dei beni di cui è esclusivo titolare.

LA PROVA DELLA PROPRIETA’ ESCLUSIVA SI UN BENE: l’art. 219 cc stabilisce che il

coniuge può provare con ogni mezzo nei confronti dell’altro la proprietà esclusiva di una bene. I

beni di cui nessuno dei coniugi può dimostrare la proprietà esclusiva sono di proprietà indivisa per

pari quota di entrambi i coniugi.

IL FONDO PATRIMONIALE

E’ il fondo formato da beni che un coniuge o entrambi o un terzo (anche per testamento) vincolano

al soddisfacimento dei bisogni della famiglia (art. 167 c.c.). Quando è costituito per atto fra vivi è

atto di liberalità, cui si ritengono applicabili le norme sulla donazione, oltre che atto a titolo

gratuito, come tale assoggettabile all’azione revocatoria a norma dell’art. 2901 c.c.. Il fondo

patrimoniale appartiene in comunione ai coniugi (art. 168; i beni che lo compongono ed i loro frutti

non possono essere aggrediti per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi

estranei ai bisogni della famiglia (art. 170); e l’onere della prova della conoscenza (qui conoscenza

effettiva, non semplice riconoscibilità) da parte del creditore incombe sui coniugi. Beni e frutti

relativi sono perciò insensibili alle azioni esecutive dei creditori personali dei coniugi: costituiscono

un patrimonio separato dal restante patrimonio dei coniugi fino allo scioglimento del matrimonio,

per morte o per divorzio (art. 171), o, come si ammette, fino a quando i coniugi non abbiano deciso

lo scioglimento del fondo patrimoniale, sempre che, naturalmente, fosse stato da essi costituito e

non da un terzo. Salvo diversa clausola dell’atto costitutivo del fondo patrimoniale i beni che lo

compongono possono essere alienati o dati in pegno o in ipoteca solo con il consenso di entrambi i

coniugi (che perciò non possono separatamente disporre della loro quota) e, in presenza di figli

minori, con l’autorizzazione del giudice (art. 169). Il vincolo di destinazione gravante sul fondo

patrimoniale ha natura reale: può essere opposto ai terzi aventi causa come ai terzi creditori

personali dei coniugi, e può essere opposto loro solo in quanto la convenzione matrimoniale che lo

ha costituito sia annotata a margine dell’atto di matrimonio, anche se non trascritta nei registri

immobiliari. Per l’amministrazione del fondo patrimoniale sono richiamate le norme relative

all’amministrazione della comunione legale e perciò gli artt. 180-184 c.c LA CESSAZIONE DEL

FONDO: è regolata dall’art. 171 cc, secondo il quale ne può costituire causa l’annullamento, lo

18

scioglimento, o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. In presenza di figli minori,

nonostante il verificarsi di una causa di scioglimento, il fondo perdura fino al compimento della

maggiore età dell’ultimo figlio. In tal caso il giudice può, oltre che dettare norme per

l’amministrazione del fondo, anche attribuire ai figli, in godimento o in proprietà, una quota di beni

del fondo. L’IMPRESA FAMILIARE

LA NATURA RESIDUALE DELLA DISCIPLINA in basa all’art. 230 bis cc, colui che presta la

propria attività di lavoro in modo continuativo a favore di un imprenditore a lui legato da un vincolo

di coniugio, parentela entro il terzo grado o affinità entro il secondo, gode di una complessiva

posizione partecipativa che consta sia di diritti patrimoniali che di diritti amministrativo- gestori.

Sotto il profilo economico il familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione

patrimoniale della famiglia; egli, inoltre, in caso di buon andamento dell’attività impresa, ha diritto

ad una quota di utili e di incrementi, anche in ordine all’avviamento, proporzionata alla quantità e

qualità del lavoro prestato e partecipa ai beni acquistati con gli utili. Per quel che riguarda la

gestione dell’impresa, l’art. 230 bis prevede l’adozione a maggioranza delle decisioni concernenti

l’impiego degli utili e degli incrementi, nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli

indirizzi produttivi e alla cessazione dell’impresa. l’istituto dell’impresa

LA STRUTURA E IL FONDAMENTO DELL’IMPRESA FAMILIARE

familiare non configura un fenomeno di gestione collettiva dell’impresa, bensì un’ipotesi di

collaborazione all’interno di essa. La norma di cui all’art. 230 bis cc si preoccupa unicamente di

disciplinare il rapporto che si instaura tra due soggetti (il familiare e l’imprenditore) per effetto

dello svolgimento di una prestazione di lavoro, senza con ciò interferire sulla imputazione

dell’attività d’impresa. La titolarità dell’impresa rimane di pertinenza dell’imprenditore originario.

È questi il soggetto che agisce sul piano dei rapporti esterni, assumendo il rischio inerente

all’esercizio dell’impresa.

LE CARATTERISTICHE DELLA PRESTAZIONE DI LAVORO il lavoro effettuato all’interno

dell’impresa può consistere in qualunque attività che possa formare oggetto di un rapporto di lavoro

subordinato ovvero di un rapporto di lavoro autonomo.

Elemento essenziale ai fini dell’applicabilità della tutela offerta dall’art. 230 bis cc è la continuità,

da parte del familiare, dell’attività prestata. Continuità significa regolarità e costanza nel tempo,

senza tuttavia che ciò implichi necessariamente un impegno a tempo pieno.

possono partecipare all’impresa familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado e

I SOGGETTI

gli affini entro il secondo. In conformità alla affermata natura individuale dell’impresa familiare è

l’imprenditore il c.d. titolare dell’impresa, il soggetto nei cui confronti deve sussistere il vincolo di

coniugio, di parentela ovvero di affinità.

I DIRITTI PATRIMONIALI al partecipante all’impresa familiare spetta, in primo luogo, il

diritto al mantenimento, commisurato alla condizione patrimoniale della famiglia.

Al familiare è inoltre riconosciuto il diritto a partecipare agli utili dell’impresa familiare ed ai beni

acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento.

Un ulteriore strumento di tutela della posizione lavorativa del familiare partecipante è costituita dal

diritto di prelazione, riconosciuto al 5° comma in caso di divisione ereditaria o di trasferimento

dell’azienda. 19

LE DECISIONI RISERVATE AI FAMILIARI l’art. 230 bis cc accorda ai familiari partecipanti

un ruolo di rilievo, che come già evidenziato, si sostanzia nel potere di adottare a maggioranza le

decisioni concernenti l’impiego degli utili e gli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione

straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell’impresa.

La gestione ordinaria che è quella che in modo più immediato si riflette sull’andamento

dell’impresa, rimane affidata alla esclusiva competenza dell’imprenditore.

L’ESTINZIONE DEL RAPPORTO le cause di estinzione del rapporto di impresa familiare

possono distinguersi a seconda che incidano sulla posizione di tutti i partecipanti o del singolo

familiare.

La decisione di cessare l’attività d’impresa o di trasferire l’azienda, così come il verificarsi

del fallimento o della morte dell’imprenditore, determinano l’estinzione del rapporto con

riguardo a tutti i familiari.

Le cause di estinzione del rapporto che riguardano la persona del singolo partecipante:

la sopravvenuta incapacità di prestare la propria attività di lavoro, a causa dell’età, di

malattia o di infortunio;

il decesso del familiare;

il recesso del familiare che decide di far cessare la propria collaborazione, e lo può

fare in qualsiasi momento.

L’imprenditore può estinguere il rapporto per giusta causa, altrimenti è tenuto a pagare una somma

al familiare come risarcimento del danno.

L’art. 230 bis cc prevede che in seguito alla cessazione per qualsiasi causa vi debba essere una

liquidazione in danaro.

Italia il patto di famiglia è un istituto giuridico introdotto attraverso la Legge

Patto di famiglia: In

14 febbraio 2006 n. 55, la quale lo ha disciplinato prevedendo un apposito capo, il V-bis,

codice civile.

nell'ambito del titolo IV del libro II nel

Le norme che lo concernono espressamente sono gli artt. numerati da 768-bis a 768-octies del

codice civile.

La nozione elaborata dal legislatore, all'art. 768-bis, lo descrive come un contratto con cui,

compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti

tipologie societarie, l'imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, la propria azienda ad uno o più

discendenti. Con il patto di famiglia si possono trasferire anche, in tutto o in parte, partecipazioni

societarie.

Il patto di famiglia è dunque il contratto – tipico, ossia disciplinato nei suoi contenuti dalla legge -

con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, la propria azienda o le proprie partecipazioni

societarie a uno o più tra i suoi discendenti. Trattasi di un atto inter vivos, con effetti traslativi

immediati dell'azienda, la cui particolare disciplina si discosta vistosamente dalle regole generali

successorie.

A pena di nullità, il contratto va stipulato nella forma di atto pubblico (art. 768-ter cod. civ.),

previsione che tende ad assicurare un consenso tendenzialmente più informato di tutti i partecipanti.

I partecipanti al patto, oltre ovviamente all’imprenditore disponente, devono necessariamente essere

il coniuge e tutti coloro che sarebbero eredi legittimi se, al momento della stipulazione del patto, si

aprisse la successione dell’imprenditore: art. 768-quater, primo comma cod. civ.

20

Gli assegnatari dell'azienda o delle partecipazioni societarie devono liquidare gli altri partecipanti al

contratto - ossia tutti coloro che al momento della sottoscrizione del patto sarebbero legittimari

rispetto all’imprenditore - con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote di

legittima o in natura (art. 768-quater, secondo comma cod. civ.).

V’è poi una seconda ipotesi, che può essere ricavata analizzando il terzo comma del medesimo

articolo da ultimo citato: che il soddisfacimento degli altri legittimari avvenga mediante altri beni

assegnati dal disponente stesso. Detti beni in tal caso sono imputati alle quote di legittima loro

spettanti.

Quanto ricevuto dai contraenti, per disposto di legge (art. 768-quater, ultimo comma cod. civ.), non

è soggetto a collazione o a riduzione.

La normativa non dice espressamente se il patto di famiglia sia esente anche dall'applicabilità del

diverso istituto della riunione fittizia (art. 556 cod. civ.). Tale lacuna ha innestato il sorgere di

posizioni dottrinarie volte ad approfondire i rapporti tra l'istituto del patto di famiglia e le

attribuzioni successorie.

È fatta salva la possibilità che i partecipanti al patto non assegnatari dell'azienda rinunzino, in tutto

o in parte, alla liquidazione della somma corrispondente al valore delle quote loro spettanti (art.

768-quater secondo comma cod. civ.).

LA CRISI CONIUGALE

LA SEPARAZIONE CONSENSUALE presuppone l’accordo dei coniugi di vivere separati e

sulla regolamentazione dei rapporti reciproci e quelli con i figli.

L’art. 158 comma 1 cc stabilisce che la separazione per solo consenso dei coniugi non ha effetto

senza l’omologazione del tribunale: il giudice infatti esercita un controllo di legalità sugli accordi

dei coniugi e ha il potere di rifiutare l’omologazione quando le decisioni in ordine all’affidamento

dei figli siano in contrasto con l’interesse di costoro.

L’omologazione potrà essere negata anche quando le decisioni relative ai coniugi siano lesive di

principi fondamentali dell’ordinamento giuridico, quali il buon costume o l’ordine pubblico, ovvero

contrastino con norme inderogabili.

CONTENUTO DELL’ACCORDO: la dottrina individua nell’accordo di separazione un contenuto

necessario ed uno eventuale, ricomprendendo del primo la decisione di vivere separati e le

pattuizioni che riguardano il mantenimento del coniuge e quello dei figli, e nel secondo

determinazioni di contenuto assai vario.

GLI ACCORDI NON OMOLOGATI: recentemente si è ammessa una piena autonomia dei coniugi

nella stipulazione di accordi non sottoposti ad omologazione che per certi versi prevarrebbero

addirittura su quello omologati. oggi la separazione giudiziale può essere richiesta quando si

LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE

verifichino, anche indipendentemente dalla volontà di uno dei coniugi, fatti tali da rendere

intollerabile una prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della

prole. È consentita la domanda anche da parte dello stesso coniuge che abbia posto in essere i fatti

causa dell’intollerabilità della prosecuzione della convivenza o che abbiano recato grave

pregiudizio all’educazione della prole. 21


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto di famiglia, in cui in particolare vengono trattati i seguenti argomenti: vincoli giuridici: matrimonio e affinità o adozione, vincoli giuridici e biologici: filiazione legittima, naturale riconosciuta e parentela, vincoli meramente biologici: filiazione non riconosciuta, filiazione non riconoscibile, i diritti della famiglia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof mollo antonio.

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