Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

D F

IRITTO DI AMIGLIA 12

CAPITOLO TERZO

L’INVALIDITA’ DEL MATRIMONIO

(Domanda. Nullità del matrimonio)

L’inosservanza delle disposizioni sulla celebrazione del matrimonio viene diversamente

sanzionata dall’ordinamento secondo la gravità dei vizi che ne derivano. Quelli di minore entità

quelli più gravi L’INVALIDITA’, alcune anomalie sono

comportano la sola IRREGOLARITA’,

addirittura causa di INESISTENZA del matrimonio.

La normativa del diritto di famiglia contempla quali cause di invalidità:

1) violazione degli impedimenti (eccetto il divieto temporaneo di nuove nozze)

2) mancanza della capacità di intendere e di volere

3) vizio della volontà di uno degli sposi

4) simulazione

Accanto a queste cause ne sussistono altre non espressamente menzionate ma desumibili

dalla disciplina negoziale (es.,mancanza di un elemento essenziale etc)

Le norme non esplicitano il tipo di invalidità che consegue alla esistenza del vizio se cioè il

matrimonio sia nullo o annullabile. Tale distinzione che generalmente ha implicazioni pratiche

di notevole importanza, nel matrimonio assume invece importanza limitata. Il matrimonio

invalido infatti produce comunque effetti anche se nullo sino quando non interviene la

sentenza definitiva.

La distinzione tra cause che rendono nullo il matrimonio o annullabile assume piena rilevanza

l’ammissibilità alla CONVALIDA che è prospettabile solo per le ipotesi di

invece circa

annullabilità e anche per i termini di esercizio per l’impugnazione: l’azione per far valere la

nullità infatti non è soggetta a prescrizione a differenza dell’annullamento che si estingue in 10

anni.

Rilevanza pratica riveste invece la individuazione della inesistenza del matrimonio dal

momento che esso risulta in questo caso improduttivo di effetti.. La giurisprudenza ritiene che

la inesistenza si riduce a quelle ipotesi-limite in cui pur sussistendo una parvenza di cerimonia

matrimoniale manca in realtà del tutto la celebrazione o l’espressione della volontà o nel caso

di persone dello stesso sesso (si è ritenuto esistente ad es. matrimonio celebrato con falso

nome o di matrimonio non consumato). Recenti decisioni hanno ritenuto inesistente

matrimonio celebrato successivamente alla revoca della procura rilasciata da uno degli sposi.

1)invalidità per violazione degli impedimenti matrimoniali

Diversa è la disciplina propria di ciascuna figura di invalidità in presenza di un impedimento

matrimoniale. Esse però sono accumunate dalla attribuzione al pubblico ministero della

legittimazione ad impugnare poiché portatore dell’interesse pubblico. Questo interesse viene

meno quando il matrimonio invalido si scioglie per la morte di uno dei coniugi

E’ invalido il matrimonio celebrato in presenza dei seguenti impedimenti:

 minore età: il matrimonio può essere impugnato da ciascun dei coniugi e dei genitori e

L’azione non può essere

dal P.M.. esercitata se il minore ha raggiunto la maggiore età

da oltre un anno. Per i genitori e il PM la decadenza si verifica anche prima di tale

periodo se il minore abbia raggiunto la maggiore età o vi sia stato concepimento o

procreazione ed in ogni caso sia accertata la sua volontà di mantenere in vita il vincolo

matrimoniale.

 dall’interdetto

interdizione: il matrimonio può essere impugnato dal tutore, dal P.M.

medesimo riacquistata la capacità, e da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo

l’altro coniuge) se

(compreso , al tempo del matrimonio, vi era già sentenza di

interdizione passata in giudicato, ovvero il giudizio era in corso al momento della

celebrazione del matrimonio.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 13

L’azione non può essere esercitata se vi è stata convivenza secondo il modello

matrimoniale fra i coniugi per oltre un anno dalla revoca della interdizione

 mancanza della libertà di stato: è priva di stato libero la persona vincolata da un

valido matrimonio. Il matrimonio in difetto di libertà di stato si pone in contrasto con il

fondamentale principio di monogamia sul quale poggia l’istituto matrimoniale. La

bigamia comporta anche responsabilità penale. In tal caso il matrimonio può essere

impugnato, senza limiti di tempo, dai coniugi, dagli ascendenti prossimi, dal P.M. e da

tutti coloro che vi abbiano un interesse legittimo ed attuale. In caso di morte presunta,

invece, il coniuge dello scomparso può contrarre nuovo matrimonio. Tuttavia, qualora il

presunto morto ritorni o ne sia accertata l’esistenza, tale matrimonio è nullo (non è nullo

se è accertata la morte n data posteriore a quella del matrimonio)

 delitto: il matrimonio contratto dal condannato per omicidio (anche tentato) del coniuge

di colui che ha sposato è nullo. L’invalidità ricorre anche nella ipotesi di condanna

intervenuta successivamente alla celebrazione, purchè il reato fosse stato commesso

in precedenza. L’azione è imprescrittibile. Il matrimonio può essere impugnato dai

coniugi, dagli ascendenti, dal P.M. e da tutti coloro che vi abbiano un interesse legittimo

ed attuale.

 vincoli di parentela, affinità, adozione ed affiliazione intercorrenti fra i coniugi: tali

vincoli sono causa di nullità se non potevano essere rimossi prima della celebrazione

mediante autorizzazione del giudice (in quanto in contrasto con il modello di matrimonio

previsto dall’ordinamento); altrimenti comportano l’annullabilità (in questo caso il

matrimonio non può essere impugnato dopo un anno dalla celebrazione) legittimati alla

impugnazione sono i coniugi, gli ascendenti, il P.M. e da tutti coloro che vi abbiano un

interesse legittimo ed attuale.

Problema particolarmente delicato e comune alla maggior parte delle invalidità è quello

relativo alla individuazione della categoria dei titolari di interessi legittimi ed attuali che

possono impugnare il matrimonio per mancanza di puntuali indicazioni normalità.

Dal complesso della normativa e da sentenze si evince che: gli interessi tutelati devono

essere inerenti a vincoli familiari e ritenuti socialmente meritevoli di tutela (es. successione,

pagamenti di alimenti etc)

2)incapacità di intendere o di volere

Incapacità di intendere e di volere: per contrarre matrimonio non basta che i coniugi siano

capaci legalmente ma è necessario che in quel momento si trovino nel pieno possesso delle

loro capacità di comprendere ed accettare gli impegni di vita derivanti dal matrimonio.

La incapacità rende annullabile il matrimonio indipendentemente dalla conoscenza di tale stato

da parte dell’altro coniuge. (la causa può essere solo momentanea come ad es. ubriachezza o

durare nel tempo. L’ufficiale di stato civile deve rifiutarsi di celebrare il matrimonio qualora si

renda conto di tale incapacità. Legittimato alla impugnazione è solo il coniuge trovatosi in stato

di incapacità. L’azione non può essere esercitata se vi è stata convivenza per oltre un anno dal

momento in cui è stata riacquistata la capacità.

3)vizio della volontà di uno degli sposi

La riforma del 1975 ha ampliato l’ambito di incidenza dei vizi di volontà prevedendo quali

accanto alla violenza, il timore di eccezionale gravità e l’errore

cause di annullabilità su alcune

qualità del coniuge.

 La violenza è caratterizzata da minacce provenienti da un soggetto ad un altro al fine

di indurlo a contrarre matrimonio.Le minacce assumono rilevanza sia se provengono

dall’altro sposo sia se provengono da terzi. Devono essere di tale natura da far temere

di esporre sé e i propri congiunti o i propri beni a un danno ingiusto e notevole. Per

valutare l’efficacia della minaccia occorre tenere conto in concreto della età del sesso e

delle condizioni della vittima.

 Il timore è invece può essere cagionato anche da un fatto naturale (es.calamità) sia da

comportamenti umani (es. regime di vita in un certo Paese) che non mirano ad indurre

D F

IRITTO DI AMIGLIA 14

la persona a contrarre matrimonio ma ai quali essa intende sfuggire sposandosi. Per

essere causa di invalidità del matrimonio il timore deve essere di eccezionale gravità

(quando il verificarsi del pregiudizio appare molto probabile e riguarda i diritti

fondamentali della persona come ad es. vita, salute e non quello riguardante il

patrimonio ) e derivare da cause esterne allo sposo. Mancando le minacce è il coniuge

che spontaneamente vede nel matrimonio lo strumento per sottrarsi al pericolo.

che il timore comportano l’annullabilità del matrimonio. Legittimato alla

Sia la violenza

impugnazione è solo il coniuge la cui volontà è stata coartata. L’azione si prescrive in

10 anni. Il vizio è sanato dalla convivenza per oltre un anno dalla sua cessazione.

 L’errore: la riforma del ’75 ha introdotto significative innovazioni anche in materia di

errore. Esso è causa di invalidità del matrimonio se cade sulla identità della persona

della stessa. In particolare l’errore sulla qualità rileva se

o su alcune qualità

essenziale, vale a dire se: a) determinante del consenso b) relativo a qualità

tassativamente indicate dalla legge.

Risulta determinante del consenso quando il coniuge non avrebbe contratto

matrimonio se avesse conosciuto esattamente la realtà.

Le qualità riguardanti un coniuge ed ignorate dall’altro menzionate dalla legge sono le

l’esistenza di una malattia fisica o psichica o di una anomalia o deviazione

seguenti: l’esistenza

sessuale, tali da impedire lo svolgimento della vita coniugale; di condanna

non inferiore a cinque anni per delitti non colposi, salvo che sia intervenuta

riabilitazione prima del matrimonio; la dichiarazione di delinquenza abituale o

professionale; una condanna non inferiore a due anni per delitti concernenti la

prostituzione ; lo stato di gravidanza non cagionato dalla persona caduta in errore.

Irrilevante risulta invece l’errore che cade sulle qualità diverse da quelle menzionate

(ad es. avere un figlio naturale, essere vincolato da voti religiosi)

Il matrimonio viziato dall’errore è annullabile su iniziativa del coniuge in buona fede.

Egli deve provare l’esistenza della causa e il fatto di averla ignorata prima della

celebrazione. Il vizio viene sanato se i coniugi continuano a convivere per oltre un

dal momento della scoperta (nel caso di mancata convivenza l’azione si

anno

prescrive entro 10 anni)

L’art.122 cc non contempla il dolo fra i vizi del volere che rendono invalido il

Invalidità del dolo:

Può causare l’invalidità del matrimonio solo in quanto il coniuge raggirato sia stato

matrimonio.

indotto in errore sulle qualità che si rilevano nel caso di errore senza dolo o sulla identità della

persona. I raggiri possono indifferentemente provenire dall’altro sposo, da terzo o da

ambedue.

4)simulazione

La simulazione del matrimonio ricorre quando gli sposi hanno convenuto prima della

celebrazionedi non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti discendenti dal vincolo.

La simulazione comporta l’annullabilità del matrimonio stesso.

E’ una novità introdotta dalla riforma del 1975 per contrastare quei matrimoni apparenti da far

valere verso i terzi ma nella realtà non voluti. (es. fra persone di diversa nazionalità per potere

espatriare) Il vizio è quindi costituito dalla mancanza di volontà sulla produzione degli effetti

tipici del matrimonio (c.d. simulazione assoluta) con l’accordo degli sposi di escludere la

costituzione del rapporto coniugale ipotesi diversa quando gli sposi hanno escluso

l’osservanza di alcuni dei doveri coniugali o di derogare alcuni diritti (cd simulazione parziale)

La simulazione assoluta provoca l’annullabilità del matrimonio e legittimato alla azione è

ciascun coniuge entro un anno dalla celebrazione. Il vizio è sanato dalla convivenza

matrimoniale anche di breve durata successivamente alla celebrazione.

Diverso dal matrimonio simulato è quello celebrato per scherzo. In quello simulato la

celebrazione è voluta dagli sposi sia pure per creare una apparenza nel secondo non è

individuabile neppure questa volontà. Tale matrimonio è quindi nullo. (mentre quello simulato è

annullabile)

D F

IRITTO DI AMIGLIA 15

IL GIUDIZIO DI IMPUGNAZIONE da pag.69 a pag.78 “saltato” ??

La competenza a decidere le controversie relative alla invalidità del matrimonio civile e

concordatario spetta al giudice civile Del luogo in cui il convenuto ha residenza, domicilio o

dimora………………………………………….

……….affronta nel dettaglio l’impugnazione in caso di matrimoni con stranieri

………..come funzionava nel concordato e le novità con il nuovo accordo del 1984 nel caso di

matrimonio concordatario

RILEVANZA DELLE SENTENZE ECCLESIASTICHE pag.72

………… validità delle sentenze straniere e del tribunale ecclesiastico……….

….sentenze contrastanti………

EFFETTI DELL’INVALIDITA’ DEL MATRIMONIO

La sentenza che pronuncia l’ annullamento o che accerta la nullità del matrimonio fa venire

meno il vincolo e gli effetti del medesimo: in alcuni casi retroattivamente dal momento della

celebrazione in altri da quando la sentenza è divenuta definitiva.

L’estinzione retroattiva degli effetti deriva generalmente dalla mala fede dei coniugi (ad

eccezione delle donazioni in riguardo del matrimonio), cioè della conoscenza che essi

avessero avuto al momento della celebrazione della esistenza di una causa di invalidità del

matrimonio stesso in alcuni casi non opera neanche in caso di mala fede (ad es. per le

prestazioni contributive ai bisogni familiari)

Nell’esaminare la disciplina è opportuno distinguere tra

a) effetti riguardanti i figli e b) effetti riguardanti i coniugi.

a) in caso di mala fede dei genitori la prole nata dal matrimonio rimane legittima. La

pronuncia non ha quindi efficacia retroattiva a meno che l’invalidità del vincolo fosse

dovuta alla mancanza di libertà di stato o a legame di parentela/ affinità non

dispensabile. In questo caso i figli hanno lo stato di naturali riconosciuti purchè il

riconoscimento fosse consentito dalla legge (non è consentito ad es. il riconoscimento

degli incestuosi)

Se invece i genitori (o uno di essi) erano in buona fede i figli nati dal matrimonio

invalido conservano lo stato di legittimi

In seguito all’annullamento o nullità del matrimonio occorre procedere all’affidamento e

mantenimento della prole. Trovano applicazione i criteri previsti in materia di

separazione.

b) i coniugi in buona fede conservano i diritti acquisiti con matrimonio fino alla pronuncia

definitiva di annullamento o nullità. Invece i coniugi o il coniuge in mala fede perdono

tali diritti con effetto retroattivo a partire dal momento della celebrazione. Restano

comunque salve le prestazioni contributive al soddisfacimento dei bisogni familiari

poiché trovano giustificazione nella convivenza di tipo coniugale e i diritti maturati in

seguito alla partecipazione alla impresa familiare. A favore del coniuge in buona fede è

dovuta una indennità risarcitoria per i danni derivati dall’avere contratto un matrimonio

invalido. Al coniuge in buona fede equiparato quello la cui volontà è viziata da violenza

o timore. Corrisposta dall’altro coniuge o terzo al quale sia imputabile l’invalidità

L’ammontare minimo è pari al mantenimento del coniuge per tre anni Il coniuge

responsabile è pure tenuto a versare gli alimenti all’altro qualora si trovasse in stato di

bisogno. Nel caso in cu ambedue i coniugi fossero in buona fede la legge prevede che

il giudice disponga a carico di un coniuge a favore dell’altro un assegno di

mantenimento per la durata massima di tre anni

D F

IRITTO DI AMIGLIA 16

( )

PRESO DAGLI APPUNTI E NON DAL LIBRO

I RREGOLARITÀ

Sono casi di irregolarità:

 inosservanza del periodo di lutto vedovile;

 violazione delle norme sulla pubblicazione del matrimonio;

 altre violazioni di legge (art. 134 e ss.);

I NESISTENZA

Il matrimonio è inesistente quando nella fattispecie manchi anche quel minimo di elementi

necessari perché si possa identificare in essa un matrimonio:

 quando manca la celebrazione;

 quando il matrimonio è celebrato fra persone dello stesso sesso;

D F

IRITTO DI AMIGLIA 17

CAPITOLO QUARTO

I RAPPORTI PERSONALI TRA CONIUGI

Con la riforma del 1975 ha trovato piena attuazione il principio costituzionale stabilito

all’art.29in virtù del quale nel matrimonio vige l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.

La disciplina precedente prevedeva un modello di famiglia fondato sulla supremazia del marito

e sulla diversificazione dei ruoli fra coniugi.

La riforma sancisce il principio secondo il quale i coniugi hanno i medesimi doveri ed

assumono i medesimi diritti (rimangono alcune disposizioni discriminatorie dei confronti della

donna ad esempio quella dell’aggiungere il nome del marito al proprio nome oppure quella dei

figli che assumono il cognome del padre…)

I DOVERI CONIUGALI

L’art.143 cc sancisce i doveri e i diritti dei coniugi delineando il modello di vita caratterizzante il

matrimonio previsto nell’ordinamento. Il testo normativo non indica il contenuto dei singoli

doveri la cui ricostruzione spetta pertanto all’interprete alla luce dei principi dell’ordinamento ed

anche alla coscienza sociale:

 la coabitazione: consiste nel dovere di convivere stabilmente sotto lo stesso tetto e a non

sottrarsi alla normale convivenza di marito e moglie;

 vincola ciascun coniuge a creare un rapporto affettivo esclusivo con l’altro sia

la fedeltà:

fisico che spirituale. Viola tale dovere quindi chi non rispetta l’esclusività dei rapporti

il coniuge che all’insaputa dell’altro si sottopone a fecondazione artificiale

sessuali o

eterologa ad es.

 l’assistenza morale e materiale: sta ad indicare il sostegno che i coniugi si devono sotto il

profilo spirituale ed economico. Quindi ciascun coniuge è tenuto a rispettare la personalità

dell’altro (libertà di pensiero, riservatezza, libertà di religione, libertà di lavorare etc) ed è

tenuto a concorrere al soddisfacimento delle esigenze di vita dell'altro anche fornendo i

mezzi economici necessari. Nell’ambito del dovere di assistenza può ricondursi lo ius in

corpus (diritto esclusivo sul corpo dell’altro coniuge cioè l’obbligo reciproco di realizzare

l’unità della coppia anche sotto il profilo sessuale) .

 la collaborazione all’interesse della famiglia: dalla riforma del ’75 può riassumersi

introdotto

nella collaborazione a realizzare la comunione di vita familiare attraverso il proprio

comportamento. E’ una dimensione più familiare rispetto a quello di “assistenza”: ciascun

coniuge cioè è tenuto a mettere a disposizione della famiglia le proprie energie e capacità e

ad adoperarsi per favorire l’accordo nelle decisioni familiari senza irrigidimenti.;

 la contribuzione ai bisogni della famiglia: in base a questo dovere ciascun coniuge è tenuto

a concorrere al soddisfacimento dei bisogni familiari in proporzione alle proprie sostanze ed

in base alla propria capacità professionale o casalinga. Tale dovere è posto anche a carico

dei figli conviventi.

GOVERNO DELLA FAMIGLIA E REGOLA DELL’ACCORDO

del capo famiglia, l’ordinamento attribuisce ad entrambi i coniugi il potere

Venuto meno il ruolo

di adottare le decisioni familiari, alcune congiuntamente, altre disgiuntamente.

Secondo l’art.144 deve essere concordata la scelta della residenza familiare e dell’indirizzo

della vita familiare inteso come decisioni importanti che possono incidere in maniera rilevante

sulla vita familiare quali , le modalità di esercizio del tenore di vita, la scelta di avere o meno

figli, i compiti spettanti ad ogni membro del nucleo familiare, la scuola dei figli, la scelta o meno

di un certo tipo di lavoro etc.

A ciascun coniuge singolarmente spetta il potere di assume decisioni non essenziali per dare

attuazione all’indirizzo di vita concordato. Secondo una diffusa corrente di pensiero

l’assunzione di obbligazioni da parte di un coniuge per dare attuazione all’indirizzo di vita

concordato rende responsabile solidalmente anche l’altro coniuge (anche se più recenti

decisioni della Cassazione adottano una linea opposta). Alla luce della disciplina vigente la

D F

IRITTO DI AMIGLIA 18

legittimazione di un coniuge a vincolare il patrimonio dell’altro per le obbligazioni volte al

soddisfacimento della vita familiare potrebbe desumersi dal dovere di collaborazione. Qualora

comunque i coniugi si trovino sottoposti al regime di comunione legale la responsabilità di

ambedue per le obbligazioni in esame è espressamente prevista.

LA RISOLUZIONE DEL DISACCORDO TRA CONIUGI

La legge affida al giudice il compito di risolvere l’eventuale disaccordo familiare evitando così

di attribuire ad uno solo dei coniugi poteri decisionali nel rispetto del principio di uguaglianza,

Un coniuge senza formalità particolari può richiedere al giudice un intervento conciliativo e

questi sentiti i coniugi tenta di concordare una soluzione. Se il disaccordo rimane al giudice

può essere demandata la decisione del contrasto. Il comportamento del coniuge che non

rispetta la decisione del giudice può rilevare ai fini dell’addebito della separazione.

CONSEGUENZE DELLA VIOLAZIONE DEI DOVERI CONIUGALI

L’adempimento dei doveri coniugali non è generalmente suscettibile di esecuzione coattiva ad

esclusione del dovere di contribuzione, dato il suo contenuto patrimoniale.

Con riferimento a quest’ultimo il giudice può condannare il coniuge su richiesta dell’altro alla

corresponsione di una somma di denaro nei limiti del suo dovere contributivo. La sentenza di

condanna costituisce titolo per iscrivere ipoteca giudiziale sul debitore. l’altro a

La violazione dei doveri coniugali imputabile a colpa o dolo di un coniuge legittima

chiedere l’addebito della separazione a carico del primo se la convivenza è divenuta

intollerabile. Tali violazioni possono comportare l’obbligo di risarcimento del danno subito

qualora la condotta sia riconducibile ad una aggressione ai diritti fondamentali della persona.

Inoltre il cc stabilisce che qualora la condotta del coniuge sia causa di grave pregiudizio alla

integrità fisica e morale o alla libertà dell’altro quest’ultimo può richiedere l’allontanamento

temporaneo coattivo de coniuge responsabile dalla casa familiare.

Se un coniuge si è volontariamente allontanato dalla casa coniugale senza giustificata ragione

rimane sospeso il suo diritto di godere dell’assistenza morale e materiale dell’altro. Il coniuge

responsabile dell’ingiustificato abbandono è invece ugualmente tenuto al rispetto dei doveri

matrimoniali ed incorre in responsabilità penale se fa mancare i mezzi di sussistenza alla

famiglia. Per questa ragione il giudice può ordinare il sequestro dei suoi beni

COGNOME E CITTADINANZA DELLA MOGLIE

La legge stabilisce che in seguito al matrimonio la moglie aggiunge al proprio il cognome,

posponendolo, quello del marito. Di fatto però nei registri dello stato civile e nella pratica

solo cognome d’origine.

giuridica la donna viene identificata mediante il

Il matrimonio col coniuge italiano costituisce presupposto per l’acquisto a favore dello straniero

della cittadinanza italiana purchè i coniugi risiedano nel nostro paese per almeno sei mesi o

che siano trascorsi tre anni dalla data della celebrazione e non vi sia stata separazione legale

annullamento o scioglimento del matrimonio.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 19

I RAPPORTI PATRIMONIALI TRA CONIUGI

Il regime patrimoniale dei coniugi è costituito dalla disciplina a cui sono sottoposti i beni

L’ordinamento contempla una pluralità di regimi che possono

appartenenti ai medesimi.

scaturire da una convenzione matrimoniale e prendono dunque il nome di regimi

convenzionali. In mancanza di un accordo la scelta viene compita direttamente dalla legge e

si parla quindi di regime legale.

La riforma del diritto di famiglia ha introdotto come regime legale la comunione dei beni (c.d.

comunione legale)

REGIMI CONVENZIONALI

I regimi convenzionali regolati dalla legge sono: separazione dei beni, fondo patrimoniale,

comunione convenzionale. Ma gli sposi possono anche pattuire che i loro rapporti patrimoniali

siano regolari da regimi in vigore presso ordinamenti stranieri o dagli usi.

In materia di convenzioni atipiche trova applicazione il principio generale della nullità dei

negozi contrari a norme imperative, all’ordine pubblico e al buon costume (sarebbe pertanto

nulla una convenzione che attribuisce una posizione di supremazia a uno dei coniugi perché

contraria al principio d uguaglianza - In contrasto con tale principio si pone anche il regime

dotale vietato dalla riforma)

Comunione legale e separazione dei beni sono regimi coniugali generali che disciplinano

cioè tutti i rapporti patrimoniali degli sposi. Comunione convenzionale e fondo patrimoniale

sono invece regimi particolari perché ad essi sono sottoposti solo alcuni beni.

Solo la separazione dei beni costituisce un regime universale comprendente cioè tutte le

ricchezze dei coniugi. Il nostro ordinamento infatti non consente una comunione universale,

pertanto anche in presenza della comunione legale alcuni beni restano sottratti ad essa e

vengono compresi nel patrimonio personale dei coniugi.

La convenzione matrimoniale è un accordo deve manifestarsi mediante un negozio giuridico

bilaterale. Le norme del diritto di famiglia regolano solo in parte la materia (tempo di

stipulazione, forma, pubblicità etc) mentre per quanto non previsto occorre fare riferimento alla

generale disciplina del contratto. Le convenzioni possono essere stipulate sia

antecedentemente sia successivamente alla celebrazione del matrimonio (gli effetti

ovviamente sono sospensivamente condizionati dalla celebrazione dello stesso)

Parti dell’accordo: sono necessariamente i coniugi ma può esserlo anche un terzo nel caso

di fondo patrimoniale costituito da beni da lui conferiti

Forma: deve essere stipulata per atto pubblico a pena di nullità però il terzo può manifestare la

propria volontà di costituire il fondo matrimoniale anche in forma testamentaria. La scelta del

nell’atto di celebrazione del

regime di separazione dei beni può anche essere dichiarata

matrimonio.

Disciplina pubblicitaria: nella legge è contenuta una articolata disciplina pubblicitaria volta a

mettere i terzi in condizione di conoscere le scelte compiute dai coniugi: deve essere annotata

nell’atto di matrimonio – deve essere trascritta nei registri immobiliari ….)

Per stipulare una convenzione matrimoniale occorre generalmente la capacità di agire,

tuttavia il minore autorizzato a contrarre matrimonio può stipulare personalmente le

convenzioni stesse con l’assistenza dei genitori o del tutore., ma se questi si sono opposti al

matrimonio viene nominato dal giudice un curatore. L’assistenza del curatore è altresì richiesta

– particolari per l’interdetto per infermità

per il coniuge inabilitato sono previste disposizioni

mentale. Le convenzioni stipulate dall’incapace in violazione di tali regole sono annullabili

dietro sua richiesta ma solo una volta acquistata la piena capacità, dal rappresentante legale,

dagli eredi o aventi causa. Consentito in ogni tempo senza limiti particolari il mutamento delle

convenzioni (cioè il passaggio da un regime all’altro) o apportare delle modifiche alle stesse

fermo restando le regole di forma e di pubblicità.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 20

 FONDO PATRIMONIALE: è costituito dai beni vincolati al soddisfacimento dei bisogni

della famiglia per consentire alla stessa un tenore di vita tendenzialmente costante nel

tempo. Dal fondo patrimoniale scaturisce un vincolo più intenso di quello che deriva

dalla comunione dei beni. Infatti i beni della comunione non sono sottoposti ad alcun

vincolo di godimento e possono essere utilizzati dai coniugi anche per soddisfare

interessi meramente personali.. Il fondo patrimoniale trae origine dal precedente

“patrimonio familiare” ma se ne distingue per alcune peculiarità. Bisogna rilevare

comunque che entrambi hanno ricevuto scarsa applicazione pratica.

Il conferimento dei beni nel fondo patrimoniale può essere opera di ambedue i coniugi,

di uno solo o di un terzo (anche tramite testamento). I coniugi diventano sempre

contitolari per parti uguali del fondo mentre i figli godono dei vantaggi dal patrimonio

ma non sono titolari del medesimo. I conferimenti in questione comportano un atto di

disposizione che può pregiudicare i creditori personali infatti i beni ed i frutti de fondo

possono essere esecutati solo dai creditori il cui credito è sorto per il soddisfacimento

dei bisogni della famiglia. In questa prospettiva la giurisprudenza ha più volte affermato

che l’attribuzione di un bene a fondo è assoggettabile ad azione revocatoria da parte

del creditore e revocatoria fallimentare. Oggetto del fondo possono essere beni

immobili, beni mobili registrati, titoli di credito, ma rimangono vincolati anche i frutti

prodotti dai beni suddetti e le somme ricavate dalla loro alienazione. Riguardo alla

L’amministrazione

pubblicità si applicano le regole indicate in precedenza. del fondo

spetta necessariamente ad ambedue i coniugi secondo le regole della comunione

legale cioè essi possono stipulare disgiuntamente gli atti di ordinaria amministrazione

occorre invece l’agire congiunto per quelli di straordinaria amministrazione (atti volti

ad alienare, ipotecare etc) in questi casi se vi sono figli minori occorre anche

l’autorizzazione del tribunale dei minori che può essere concessa nei soli casi di

necessità o utilità evidente. Il fondo può essere incrementato o modificato mediante

nuovi conferimenti provenienti dai coniugi o dal terzo o può subire modificazioni in

seguito all’impiego di nuovi frutti derivanti dall’alienazione dei beni originari. Cause

del fondo sono l’annullamento o scioglimento del matrimonio ma se vi

dell’estinzione che l’ultimo di questi abbia raggiunto la

sono figli minori il fondo resta in vita fino a

maggiore età non è invece causa di estinzione del fondo l’esaurimento dei beni che lo

compongono essendo sempre possibile un futuro conferimento.

 SEPARAZIONE DEI BENI: ciascun coniuge è titolare di tutti i diritti acquistati sui beni

precedentemente o successivamente al matrimonio e dei frutti prodotti dal suo

patrimonio. Egli può godere, alienare, amministrare i beni senza limiti particolari nel

rispetto però del dovere di contribuzione ai bisogni familiari. I coniugi possono venirsi

a trovare in regime di separazione in seguito a convenzione tra di loro ma anche al

verificarsi di una causa di scioglimento della comunione legale che non incida sul

rapporto matrimoniale (es.fallimento …) L’accordo coniugale di scelta della

separazione dei beni è sottoposto alle regole generali sulle convenzioni matrimoniali

(forma, pubblicità, etc) esaminate in precedenza. La disciplina normativa sulla

separazione dei beni è molto scarna e riguarda essenzialmente a) il profilo

b) la prova della titolarità dei beni.

dell’amministrazione

Amministrazione e godimento: è frequente nella pratica il caso in cui il patrimonio di

un coniuge venga amministrato dall’altro per la fiducia e la solidarietà che caratterizza

il rapporto matrimoniale. Ciò può accadere sulla base di un contratto di mandato o

procura ma nella maggior parte dei casi il coniuge titolare dei beni si limita a consentire

di fatto all’altro di amministrare i propri beni. Tali poteri devono considerarsi limitati alla

gestione ordinaria e il titolare dei beni non perde comunque il diritto di amministrarli

personalmente. Il coniuge che gode dei beni dell’altro è soggetto alle obbligazioni

dell’usufruttuario e il coniuge titolare resta sollevato dal proprio obbligo contributivo nei

confronti dell’altro coniuge per l’ammontare dei frutti utilizzati a vantaggio della

famiglia.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 21

Prova della titolarità dei beni: La possibilità che nella pratica un coniuge goda dei beni

appartenente all’altro può creare problemi di prova nel caso in cui sorgano

controversie. Il C.C. consente al coniuge di dimostrare con ogni mezzo nei confronti

dell’altro la titolarità esclusiva di un bene, tale regola però non trova applicazione se la

controversia è insorta tra il coniuge e un terzo. Se nessuna prova può essere fornita dal

coniuge circa la titolarità esclusiva di un bene esso si considera appartenente ai coniugi

in comunione ordinaria per quote uguali (la disposizione si applica per lo più a beni

mobili in quanto la titolarità dei beni immobili risulta chiaramente dal titolo di acquisto) .

La separazione dei beni viene meno mediante convenzione coniugale che da vita al

regime di comunione o per scioglimento del matrimonio.

 LA COMUNIONE CONVENZIONALE: si ha comunione convenzionale quando i

coniugi pattuiscono di dare vita ad un regime di con titolarità dei beni simile a quello

della comunione legale ma con caratteristiche proprie. Nel determinare il contenuto

della convenzione atipica i coniugi devono rispettare i principi fondamentali

dell’ordinamento. Non sono quindi ammesse clausole discriminatorie ed altresì da

escludere l’ammissibilità della comunione universale perché si ripercuote sull’esercizio

delle libertà fondamentali dell’individuo. Sono quindi – l’amministrazione e

inderogabili

– l’esclusione della comunione dei beni di uso strettamente

uguaglianza delle quote

personale e destinati all’esercizio della professione del coniuge – i beni ottenuti a titolo

di risarcimento del danno la pensione corrisposta per la perdita della capacità

lavorativa. Sono ammesse invece alcune pattuizioni concernenti l’oggetto della

comunione i quale può essere ampliato o compresso. La comunione convenzionale è

sottoposta alle generali regole della pubblicità enunciate in precedenza, alle medesime

regole sulla responsabilità della comunione legale e riguardo allo scioglimento operano

le stesse cause relative al regime legale.

LA COMUNIONE LEGALE

Domanda. “comunione dei beni”

Generalmente gli sposi non predispongono un regolamento per i loro rapporti patrimoniali.

Caratteristica della comunione legale è la con titolarità dei coniugi per quote uguali sugli

acquisti successivi al matrimonio con le eccezioni previste dalla legge e la cogestione del

nell’esigenza di

patrimonio con uguaglianza di poteri. La comunione legale trova fondamento

dare attuazione alla causa del matrimonio realizzando una comunione di vita fra gli sposi

anche sotto il profilo patrimoniale consentendo così uguale partecipazione alle ricchezze da

loro prodotte durante il matrimonio. Si parte infatti dal presupposto che tali ricchezze siano

frutto dell’impegno e dei sacrifici comuni.

I connotati fondamentali della comunione legale sono:

1. la comunione non ha carattere universale cioè non comprende tutti i beni appartenenti

ai coniugi. Ne rimangono esclusi non solo gli acquisti compiuti da ciascuno prima del

matrimonio ma anche certi beni acquisiti dopo: a)viene tutelata la libertà personale

assicurando a ciascun coniuge la titolarità elusiva dei beni di uso strettamente personale

(es.vestiti) b)viene tutelata la libertà lavorativa assicurando la proprietà riguardo ai beni

occorrenti per esercitarla c) la libertà di iniziativa del coniuge viene garantita escludendo

l’azienda acquistata dopo il matrimonio ed utilizzata nella propria attività di impresa

2. non è un regime obbligatorio: potendo optare come si è detto per la separazione dei beni

o per altri regimi

3. la disciplina della comunione legale è in certa misura inderogabile onde evitare una

scelta contraddittoria degli sposi.

Natura: riguardo alla natura deve sottolinearsi che la comunione legale non ha soggettività

autonoma né costituisce un patrimonio separato. I beni infatti pur essendo sottoposti ad un

regime particolare appartengono pur sempre ai patrimoni dei coniugi senza presentare alcuna

autonomia.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 22

Domanda. “i beni in comunione”

Oggetto (art.177) : la comunione legale è costituita dai diritti (reali, di credito, di godimento)

relativi ai beni acquistati dai coniugi durante il matrimonio ad esclusione di quelli relativi ai beni

personali. L’ingresso in comunione legale avviene per alcuni beni al momento del loro acquisto

per altri al momento dello scioglimento della comunione stessa se non consumati. Il patrimonio

dei coniugi in comunione legale può dunque essere costituito da tre diverse masse di beni:

1 beni in comunione legale (c.d. comunione immediata)

2 beni destinati ad essere compresi in essa (c.d. comunione di residuo)

3 beni esclusi dalla comunione (beni personali)

1) Sono in comunione immediata gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente

durante il matrimonio: La formula legislativa (gli acquisti compiuti) ha sollevato molti

interrogativi in dottrina e giurisprudenza. Si discute in particolare circa la sorte da riservare ai

– – –

seguenti acquisti separati: a titolo originario diritti di credito per evento di fortuna a

formazione progressiva - partecipazioni societarie diritti su beni immateriali. Si tratta di

stabilire infatti se essi cadono in comunione immediata o rimangono personali del coniuge

acquirente o se l’altro coniuge possa far valere nei loro riguardi un diritto di credito

partecipando alle utilità derivanti dall’acquisto compiuto.

a)acquisti a titolo originario: solo una opinione minoritaria ritiene esclusi tali beni dalla

comunione legale. Si ritiene quindi che ricadano nella comunione immediata ad esempio gli

acquisti a titolo originario quali usucapione, occupazione di un bene mobile abbandonato,

invenzione di un bene smarrito. Gli acquisti per unione o commistione cadono in comunione se

viene realizzato un nuovo bene o l cosa principale era in comunione immediata

b)diritti di credito: una ampia corrente di pensiero seguita dalla giurisprudenza esclude dalla

comunione i diritti di credito e gli altri diritti relativi perché non costituirebbero un bene in senso

proprio ma darebbero vita ad un rapporto strumentale volto al conseguimento di un ben

nonché in virtù del rapporto personale che si instaura fra creditore e debitore. Diversamente è

però orientata altra corrente di pensiero secondo la quale i titoli di credito rientrano in

comunione. Devono considerarsi comuni i crediti

derivanti dalla alienazione di un bene della comunione, quelli derivanti dalla attività di lavoro

svolta insieme, il diritto che scaturisce da un contratto preliminare di acquisto di un bene

destinato alla comunione. Con la caduta in comunione si verifica un trasferimento del credito

acquistato separatamente anche a favore dell’altro coniuge il quale acquista pertanto la

legittimazione a ricevere l’adempimento.

c)acquisti per evento di fortuna: le vincite ottenute in seguito ad un contratto aleatorio cadono

generalmente in comunione come qualsiasi altro bene a meno che non siano riconducibili alla

categoria dei beni personali (es. il denaro impiegato per la giocata era personale)

d)acquisti a formazione progressiva: sono gli acquisti che non si compiono istantaneamente

ma derivano da una concatenazione di atti e negozi e il necessario perdurare nel tempo di un

certa attività (es.vendita di cosa futura, di bene determinato solo nel genere, trasferimenti

sottoposti a termine o condizione. Problemi sorgono se nel corso del procedimento che

conduce all’acquisto si verifica un mutamento del regime legale. Diversi sono i criteri proposti

dalla dottrina e giurisprudenza. Il criterio da applicare è quello che fa riferimento al regime

vigente al momento in cui si verifica il trasferimento del diritto reale (non al regime vigente al

momento del pagamento ad es.)

e) partecipazioni societarie: verranno esaminate nel capitolo sulla attività di impresa dei

coniugi

f) beni immateriali (diritti di autore, di inventore, marchio, ditta): si ritiene che esclusivamente

all’autore spetta il diritto alla paternità morale dell’opera. Discussa è invece la titolarità del

diritto allo sfruttamento economico (cade in comunione immediata o si tratta di acquisto

originario o rientra nel patrimonio personale del coniuge?)

2) I beni compresi nella comunione di residuo (al momento dello scioglimento della

comunione) sono:

D F

IRITTO DI AMIGLIA 23

-i frutti naturali e civili dei beni personali dei coniugi percepiti e non consumati allo

scioglimento della comunione (così i canoni di locazione; gli interessi sul capitale o i dividendi

sulle azioni ricevute in eredità e così via)

proventi dell’attività separata di ciascun coniuge non consumati gli utili dell’impresa

-i (così

gestita da un solo coniuge, i diritti d’autore o di inventore per le opere dell’ingegno o le

prestato, inclusa l’indennità di fine

invenzioni industriali del coniuge, le retribuzioni per il lavoro

rapporto)

– gli utili e gli incrementi derivanti dall’attività di impresa di uno dei coniugi

gestita separatamente e costituita dopo la celebrazione

- l’azienda del matrimonio. Qualora si

tratti di aziende costituite prima del matrimonio da uno soltanto dei coniugi ma gestite

successivamente da entrambi, la comunione concerne soltanto gli utili e gli incrementi.

La pubblicità degli acquisti immobiliari in comunione: gli acquisti di beni immobili o mobili

registrati sono assoggettati all’onere della trascrizione. L’acquisto congiunto deve deve

trascriversi a favore di entrambi gli sposi. Se l’acquisto è separato non è necessaria

l’intestazione a favore dell’altro coniuge perchè divenga contitolare del bene. Tale soluzione è

volta a salvaguardare l’interesse del coniuge inesperto o poco attento che non avendo

partecipato all’atto non si è preoccupato di richiedere la trascrizione anche a proprio nome.. La

contitolarità del bene in comunione legale risulta opponibile ai terzi anche quando

l’intestazione sia avvenuta a favore di uno solo dei coniugi. Regole particolari operano nelle

regioni sottoposte alla disciplina della c.d. pubblicità tavolate

3) I beni esclusi dalla comunione (beni personali) sono quelli spettanti in titolarità esclusiva

a ciascuno dei coniugi. A differenza di quanto accade nel regime di separazione dei beni non

giuridicamente irrilevante per l’altro coniuge il modo in cui il titolare gode del

è considerato

patrimonio personale dato che i frutti da esso prodotti cadono in comunione legale (infatti la

sua cattiva gestione legittima l’altro coniuge a chiedere al giudice lo scioglimento della

comunione legale il patrimonio personale inoltre può essere esecutato dai creditori della

comunione legale per soddisfare il loro credito)

L’art.179 prevede che sono beni personali:

a) i beni acquistati dal coniuge prima del matrimonio (c.d. beni parafernali);

b) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione ,

quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi siano attribuiti alla

comunione;

c) i beni ad uso strettamente personale di ciascun coniuge: questi sono esclusi dalla

comunione anche se acquistati con danaro comune: sono quelli fruibili solo da una

determinata persona come gli abiti, quale che ne sia il valore; ma anche quei beni che

possono essere utilizzati da più persone ma che4 vengono acquistati per soddisfare particolari

come ad es. l’attrezzatura per un hobby o sportiva. Relativamente

esigenze di un solo coniuge

ai gioielli sembra appropriato considerare come personali solo quelli destinati all’uso del

coniuge che sono proporzionati alle sostanze e al tenore di vita della famiglia (per evitare il

rischio che possano essere acquistati da un coniuge per frodare l’altro ad es.)

d) i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge Detti beni restano esclusi

dalla comunione per tutelare il libero esercizio dell’attività (non così se il bene già comune

viene successivamente destinato alla attività del coniuge)

e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno subito dal coniuge per distruzione o

danneggiamento di un proprio bene perchè è volto a reintegrare il patrimonio personale. La

medesima disciplina si applica alla pensione attinente alla perdita parziale o totale della

capacità lavorativa. Cade, invece, in comunione il risarcimento per danno che ricade sul

patrimonio in comunione legale. Il risarcimento può essere anche comune di residuo (si pensi

al danno derivante al coniuge per il mancato pagamento di una prestazione lavorativa)

compiuti cioè con l’impiego di un bene non appartenente alla

f) acquisti per surrogazione

comunione legale (es.denaro posseduto prima del matrimonio o ricevuto in donazione oppure

permuta di beni personali) L’ordinamento consente in questo modo di modificare la

composizione del patrimonio personale mantenendone inalterata la consistenza economica.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 24

Occorre però che il coniuge al momento dell’acquisto manifesti la volontà di escludere il bene

dalla comunione . Il mancato esercizio della surrogazione può tradursi in un atto di liberalità nei

confronti dell’altro coniuge.

La pubblicità degli acquisti personali: il c.c. stabilisce che gli acquisti di beni immobili e mobili

registrati compiuti ai sensi delle lettere c), d), e), f) sono assoggettati ad apposita trascrizione

per farne emergere la natura personale (essa è richiesta per l’opponibilità ai terzi)

l’acquisto personale può trascriversi sulla base di una

Nei territori in cui vige il sistema tavolate

sentenza di accertamento. In loro mancanza è possibile ottenere una annotazione provvisoria

a favore dell’acquirente sulla base della sua sola dichiarazione.

L’AZIENDA E LE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE: Un trattamento particolare l’ordinamento

riserva all’azienda nel suo complesso.

l’azienda (o singoli beni aziendali) è

a) esclusa dalla comunione legale nelle seguenti

ipotesi: se costituita o acquistata prima del matrimonio o dopo ma impiegando beni

personali o se ricevuta in successione o donazione.

l’azienda (o singoli beni aziendali) cade in

b) comunione di residuo se acquistata con

beni comuni di residuo appartenenti al coniuge che la impiega nella propria attività di

impresa (c.d. gestione separata)

l’azienda (o singoli beni aziendali) cade

c) immediatamente in comunione (c.d. azienda

coniugale) se acquistata con beni comuni di residuo anche di un solo coniuge e gestita

da ambedue Ugualmente se viene acquistata o costituita con i beni della comunione

legale. Non c’è necessaria corrispondenza fra titolarità dei singoli beni aziendali e

titolarità dell’azienda, pertanto in un’azienda comune possono essere inseriti beni

personali e in una azienda personale beni comuni senza che si verifichino mutamenti di

titolarità dei beni stessi. nel corso dell’attività di

La titolarità degli utili(profitti) e degli incrementi (aumento di valore)

impresa è sottoposta a regole diverse a seconda che l’attività stessa faccia capo ad uno

solo o ad ambedue i coniugi: cadono in comunione immediata se ambedue i coniugi sono

imprenditori (gestione comune) se lo è invece uno solo, cadono in comunione di residuo

Problemi analoghi a quelli esaminati per l’azienda si presentano riguardo al diritto di

partecipazione ad una società: resta escluso dalla comunione legale se acquistato con i

beni personali. Cade invece in comunione la quota societaria acquistata da ambedue i

coniugi con beni comuni di residuo. Più complessa è la disciplina se l’acquisto viene

…………..

compiuto da un solo coniuge.

L’AMMINISTRAZIONE del patrimonio in comunione spetta ad entrambi i coniugi, in

applicazione del principio di uguaglianza. Occorre però distinguere tra atti di ordinaria

amministrazione (che possono essere compiuti da ciascuno dei coniugi disgiuntamente) e atti

di straordinaria amministrazione (che spettano congiuntamente ad entrambi i coniugi). Sono di

straordinaria amministrazione gli atti idonei ad apportare sensibili modifiche alla composizione

e alla consistenza del patrimonio ( donazioni, vendite); sono di ordinaria amministrazione gli

atti di conservazione del patrimonio e quelli volti a consentire il normale svolgimento della vita

familiare. Controversa è la riconducibilità nell’ambito dell’attività di amministrazione

(straordinaria o ordinaria) degli atti di acquisto di beni destinati a cadere in comunione legale.

all’altro

Nella gestione del patrimonio comune è consentito ad un coniuge rilasciare procura

coniuge o ad un terzo. E’ necessario che la procura rilasciata sia speciale cioè relativa a

singoli atti e sempre revocabile.

Se un coniuge rifiuta il proprio consenso riguardo ad un atto per il quale esso è richiesto

l’altro può rivolgersi al giudice per ottenere l’autorizzazione al suo compimento. L’atto però

l’interesse della famiglia o dell’zienda.

deve essere necessario per La stessa soluzione si

prospetta nel caso in cui il coniuge sia temporaneamente impedito ad amministrare (salvo

che questi abbia rilasciato una regolare procura). In alcune circostanze accade che tutti i poteri

D F

IRITTO DI AMIGLIA 25

di gestione si concentrino nelle mani di un solo coniuge quando si verifica una causa di

dall’amministrazione –

esclusione stessa. Sono tali: la minore età la cattiva

l’impedimento durevole ad amministrare l’interdizione –

amministrazione - -

Agisce abusivamente (perchè viola le disposizioni di legge) i coniuge che compie un atto di

straordinaria amministrazione senza il consenso dell’altro o in mancanza di autorizzazione

giudiziale. Gli effetti che ne derivano sono.

 se l’atto riguarda beni immobili esso è in tal caso annullabile, ma l’azione di annullamento

va proposta entro un anno dalla data in cui il coniuge non consenziente ha avuto

conoscenza dell’atto; è ammessa convalida da parte del coniuge pretermesso.

 se l’atto riguarda beni mobili, esso resta valido, ma il coniuge che lo ha compiuto senza il

consenso dell’altro è obbligato su istanza di quest’ultimo

- - a ricostituire lo stato di

comunione, in natura (riacquistando ad es. il bene venduto) o per equivalente in denaro.

 contratte abusivamente da un coniuge (ad esempio l’accensione di un

le obbligazioni

mutuo) non coinvolgono direttamente i beni della comunione per mancanza di

legittimazione del soggetto che le ha assunte Il coniuge contraente resta invece obbligato

personalmente a corrispondere la prestazione pattuita.

RESPONSABILITÀ: ciascuno dei coniugi risponde sia col patrimonio personale sia con la

propria quota di beni in comunione legale delle obbligazioni da lui contratte. In certi casi nella

anche il patrimonio dell’altro coniuge (sia personale che la

responsabilità può essere coinvolto

quota della comunione):

1) appartengono alla categoria dei creditori personali coloro che vantano un credito

derivante da una obbligazione contratta dal coniuge nell’interesse del proprio

patrimonio o di proprie esigenze di vita e per le obbligazioni derivanti da un illecito civile

da lui commesso. Tali creditori possono contare sul patrimonio personale del coniuge

debitore e dopo averlo esaurito sulla quota in comunione legale

2) sono creditori della comunione legale coloro che vantano un credito derivante da:-

sui beni al momento dell’acquisto

pesi e degli oneri gravanti - carichi di

amministrazione ordinaria del patrimonio comune obbligazioni assunte per il

mantenimento della famiglia obbligazioni contratte congiuntamente dai coniugi. Tali

creditori devono soddisfarsi prima di tutto sul patrimonio della famiglia ed esauritolo sul

patrimonio personale di ciascun coniuge in misura della metà

S

CIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE

l’estinzione del regime con conseguente caduta in comunione

Per scioglimento si intende

ordinaria dei beni in esso compresi (al regime legale subentra quello della separazione dei

beni) Le cause di scioglimento possono distinguersi in tre categorie:

– –

convenzionali legali giudiziali si verifica in seguito all’accordo tra i coniugi mediante il

1)lo scioglimento convenzionale

quale si adotta per il futuro il regime di separazione dei beni. I coniugi possono anche

pattuire l’uscita dalla comunione di uno o più beni (c.d. scioglimento parziale). Non è

invece consentito a ciascun coniuge alienare la propria quota di beni in comunione legale

unilateralmente

2)sono cause di scioglimento legale della comunione:

-morte di uno dei coniugi o dichiarazione di assenza o morte presunta

-annullamento del matrimoni

-la cessazione degli effetti civili del matrimonio

-la separazione personale dei coniugi (ma non la separazione di fatto);

-il fallimento di uno dei coniugi.

3)sono cause di scioglimento giudiziale le seguenti situazioni riferite ad un coniuge:

-interdizione o inabilitazione

D F

IRITTO DI AMIGLIA 26

-in caso di cattiva amministrazione

-disordine negli affari

-amministrazione del patrimonio condotta in maniera tale da mettere in pericolo gli interessi

dell’altro o della famiglia –mancato rispetto dei criteri per la contribuzione dei bisogni della

famiglia

La domanda giudiziale può provenire da uno dei coniugi o dal suo rappresentante legale

purchè la causa su cui essa si fonda non dipenda da violazione di un obbligo legale (es: la

dall’interdetto ma non dal coniuge che viola il dovere di

domanda può provenire

contribuzione).

Lo scioglimento della comunione legale decorre dal momento in cui si è verificata la causa

che lo produce (dichiarazione di morte presunta, sentenza di annullamento…) Fa eccezione la

separazione giudiziale dei beni in quanto lo scioglimento retroagisce al momento della

proposizione della domanda.

Secondo l’opinione prevalente la sentenza di annullamento del matrimonio scioglie la

di retroattività dell’annullamento del

comunione ex nunc ma è applicabile la regola generale

matrimonio nel caso di mala fede dei coniugi onde la comunione legale deve ritenersi mai

costituita.

Lo scioglimento della comunione legale deve essere adeguatamente sottoposto a pubblicità

per l’opponibilità ai terzi nell’atto di matrimonio come per qualsiasi

attraverso annotazione

convenzione matrimoniale. Relativamente ai singoli beni immobili o mobili registrati deve

essere pubblicizzato mediante la trascrizione nei registri immobiliari

Fra le cause di scioglimento alcune possono essere rimosse (chiusura del fallimento, ritorno

dell’assente, riconciliazione dei coniugi): il DPR 396/2000 prevede che vadano annotate

nell’atto di matrimonio le sentenze che accertano l’esistenza in vita della persona e la

dei coniugi di volersi riconciliare. E’ discusso se per ricostituire la comunione

dichiarazione

legale occorra una apposita convenzione o l’effetto si verifichi automaticamente (la dottrina

prevalente è orientata nel primo senso)

Effetti immediati dello scioglimento della comunione sono:

anche da parte dell’altro coniuge, dei beni comuni di residuo e la costituzione

-acquisto

sull’intero patrimonio (già in comunione legale) di un rapporto di comunione ordinaria (verranno

meno ad es. le regole di amministrazione etc) . Si procede inoltre ai conteggi di dare e avere

tra i patrimoni personali. Infatti ciascun coniuge deve rimborsare alla comunione: le somme

prelevate dal patrimonio comune per soddisfare esigenze individuali il valore dei beni alienati

mediante atti di ordinaria amministrazione abusivi il valore dei beni comuni espropriati dai

creditori personali. Ciascun coniuge ha il diritto ad avere restituite dalla comunione le somme

prelevate dal patrimonio personale ed impiegate in spese a favore della comunione. Operati i

conteggi il coniuge che risulta debitore deve integrare la comunione o con denaro o se non

possibile l’altro coniuge ha il diritto di prelevare una quota maggiore di beni comuni.

I creditori della comunione conservano il diritto di predazione sui beni già appartenenti ad

essa.

I beni acquistati separatamente dai coniugi dopo lo scioglimento della comunione entrano a far

parte del loro patrimonio personale mentre gli acquisti compiuti congiuntamente cadono in

comunione ordinaria.

Il tribunale dei minori può costituire in relazione alla necessità della prole un diritto di usufrutto

(c.d. Usufrutto giudiziale) a favore del coniuge affidatario su una parte dei beni (già comuni)

spettanti all’altro coniuge.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 27

LO SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO PATRIMONIALE E LA

SEPARAZIONE DEI CONIUGI

L

O SCIOGLIMENTO DEL MATRIMONIO

L’attuale disciplina prevede le seguenti possibilità di scioglimento del matrimonio:

 la morte di uno dei coniugi;

la dichiarazione di morte presunta;

 il divorzio.

L :

E SINGOLE CAUSE LA MORTE

La morte costituisce il caso tipico di scioglimento del matrimonio. Gli effetti che perdurano

dopo la morte di un coniuge sono i seguenti:

 il superstite ha diritti successori nei confronti dell’altro;

 la vedova non può contrarre nuovo matrimonio nel periodo di lutto vedovile;

 la vedova conserva il cognome del marito finché non passa a nuove nozze;

 i rapporti di affinità sorti con il matrimonio non cessano, salvo che per alcuni effetti

specialmente determinati.

Alla morte la legge equipara la dichiarazione di morte presunta.

I L DIVORZIO

Causa essenziale del divorzio è la disgregazione definitiva della comunione materiale e

spirituale tra i coniugi. Il venir meno di questa comunione deve essere in concreto accertato

dal giudice con riferimento alle singole cause tassative previste dalla legge a tal fine:

1. quando sia stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale

fra i coniugi ovvero sia stata omologata la separazione consensuale, se le separazioni

stesse si siano protratte ininterrottamente per almeno tre anni;

quando un coniuge sia condannato, anche per fatti anteriormente commessi, all’ergastolo o

2. a qualsiasi pena detentiva per reati di particolare gravità;

quando uno dei due coniugi, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo

3. scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio;

4. quando il matrimonio non sia stato consumato;

5. quando sia passata in giudicato la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso a norma

della L. 164/82.

Può essere sciolto, nelle stesse ipotesi, anche il matrimonio cattolico: si parla in tal caso, di

cessazione degli effetti civili del matrimonio. Per la Chiesa, che considera il matrimonio

indissolubile, il rapporto matrimoniale continua (onde il divorziato non può contrarre nuovo

matrimonio cattolico); ma lo Stato che lo considera dissolubile, ammette che gli effetti civili del

matrimonio cattolico possano, negli stessi casi e allo stesso modo del matrimonio civile, essere

sciolti per divorzio. In ogni caso il giudice deve preliminarmente tentare di riconciliare i coniugi,

sentendoli prima separatamente e poi congiuntamente; deve, inoltre, accertare che la

comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita. In teoria,

egli potrebbe respingere la domanda di divorzio anche in presenza dei presupposti sopra

indicati (tre anni di separazione personale ecc.); nella prassi, l’accertamento della impossibilità

di ricostituire la comunione fra i coniugi diventa la conseguenza automatica dell’infruttuoso

tentativo di riconciliazione. E’ ammessa, quando ci sia accordo fra i coniugi circa il divorzio e le

condizioni inerenti alla prole ed ai rapporti economici, una procedura più celere: il divorzio è

di consiglio, sull’istanza

pronunciato in camera congiunta dei coniugi; tuttavia il tribunale, se

ritiene che le condizioni concordate riguardo alla prole siano in contrasto con gli interessi dei

figli, dà luogo alla procedura ordinaria (art. 4, comma 13 o c.c., aggiunto con la riforma del

1987). Sebbene la legge non lo dica, è legittimo ritenere che un giudizio di divorzio, iniziato

con rito ordinario, possa su istanza delle parti assumere le forme del rito camerale.

Nell’ordinario rito contenzioso la materia del contendere può avere ad oggetto, oltre alla

sussistenza della causa di divorzio:

D F

IRITTO DI AMIGLIA 28

l’affidamento della prole. Il tribunale, nel pronunciare il divorzio o la cessazione degli effetti

1. civili del matrimonio cattolico, stabilisce a quale dei coniugi debba essere affidata la prole,

solo criterio dell’interesse morale e materiale dei figli, e in quale misura l’altro

basandosi sul

coniuge debba provvedere al loro mantenimento (art. 6). A questo proposito può

provvedere anche d’ufficio. Le disposizioni dettate al riguardo possono essere

successivamente modificate per sopraggiunti motivi. La casa familiare può, con estensione

al divorzio della norma di cui all’art. 155 c.c., essere assegnata al coniuge affidatario della

prole, anche se il diritto reale o personale di godimento sull’immobile spetta all’altro;

l’assegnazione, se trascritta, è opponibile al terzo acquirente. Nell’adottare i provvedimenti

relativi ai figli ed al loro mantenimento il tribunale non è vincolato dalle decisioni e dagli

apprezzamenti già effettuati in sede di separazione.

l’assegno.

2.

L’inadempimento degli obblighi derivanti dalla sentenza di divorzio dà luogo a problemi in parte

risolti dalla riforma del 1987. Può accadere:

 che il coniuge non affidatario della prole si rifiuti di ottemperare alle disposizioni del

tribunale. Prima della riforma si riteneva che il coniuge affidatario potesse, soluzione, per la

verità, alquanto barbara, fare ricorso alle forme processuali dell’esecuzione per consegna o

rilascio di cose mobili o dell’esecuzione in forma specifica degli obblighi di fare. Il testo

riformato dell’art. 6, comma 10, esclude la competenza del giudice dell’esecuzione,

attribuendo l’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole al giudice di

merito, il quale potrà prescegliere le modalità più opportune a seconda delle circostanze,

avvalendosi del servizio sociale piuttosto che della forza pubblica, cui farà ricorso solo nei

casi estremi;

 che resti inadempiuto l’obbligo di corrispondere l’assegno.

Agli ordinari rimedi l’art. 5 ne aggiunge uno specifico: il coniuge creditore può agire nei

confronti del terzo debitore dell’altro coniuge per la corresponsione periodica di somme di

danaro (nei confronti, essenzialmente, del suo datore di lavoro), per ottenere somme non

superiori alla metà di quelle spettanti all’altro coniuge (e qui si va oltre il limite del quinto di cui

all’art. 545 c.p.c.). E’ anche previsto il sequestro (conservativo) dei beni del coniuge debitore o

dei suoi crediti verso il terzo, se questi si rifiuta di corrispondere spontaneamente quanto

al coniuge creditore dell’assegno (art. 5, comma 7). Il tribunale,

dovuto nel pronunciare il

divorzio, può imporre al coniuge debitore dell’assegno di prestare idonea garanzia personale o

reale (art. 8); e la sentenza, in ogni caso, costituisce titolo per iscrivere ipoteca giudiziale sui

beni del coniuge tenuto alla corresponsione dell’assegno (art. 8, comma 2). Una nuova causa

di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio cattolico si è

dell’attribuzione di sesso. La

aggiunta con la l. n. 164 del 1982, che ammette la rettificazione

sentenza di rettificazione non ha effetto retroattivo: essa attribuisce un nuovo sesso per il

futuro e lascia sussistere, per il passato, il sesso enunciato nell’atto di nascita. Si tratta, perciò,

di una vicenda che investe il rapporto matrimoniale, tale da provocarne lo scioglimento: così

l’art. 4 della legge citata, che ricollega l’effetto risolutivo del vincolo matrimoniale alla stessa

sentenza di rettificazione, mentre l’art. 3, lett. g, della legge sul divorzio, nel testo modificato

dalla l. n. 74 del 1987, include il passaggio in giudicato della sentenza di rettificazione del

sesso fra le ipotesi nelle quali può essere domandato il divorzio. Ma la svista è evidente, non

essendo concepibile (almeno nel nostro sistema) la protrazione del vincolo matrimoniale fra

persone diventate dello stesso sesso. Vale, perciò, l’art. 4 della l. n. 164 del 1982: la stessa

sentenza di rettificazione pronuncia lo scioglimento del matrimonio, mentre è facoltà di uno

degli ex coniugi di iniziare un giudizio per ottenere provvedimenti relativi alla determinazione

dell’assegno o all’affidamento della prole.

Riassumendo, la sentenza di divorzio produce i seguenti effetti:

1. lo scioglimento del matrimonio;

2. la moglie perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio;

l’obbligo per uno dei due coniugi di corrispondere un assegno periodico all’altro, in

3. proporzione alle proprie sostanze ed ai propri redditi. In seguito alla riforma dell’87 occorre

che la sentenza di divorzio determini anche un criterio di adeguamento automatico

dell’assegno almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria;

D F

IRITTO DI AMIGLIA 29

4. il Tribunale dispone a quale dei coniugi debbono essere affidati i figli, sancendo a carico

dell’altro l’obbligo di contribuire al mantenimento.

C L. 74/87

ONSIDERAZIONI SULLA

Le principali novità introdotte con la L. 74/87 sono le seguenti:

 abbreviazione da 5 a 3 anni del termine necessario per proporre, dopo la separazione, la

domanda di divorzio;

 la previsione della fissazione nella sentenza dei criteri per la rivalutazione automatica

dell’assegno;

 la possibilità che il coniuge, dopo aver messo in mora l’obbligato, chieda direttamente al

terzo, datore di lavoro, la corresponsione tempestiva dell’assegno;

 l’assegnazione della casa coniugale in presenza di figli anche dopo il divorzio;

 l’esibizione necessaria all’udienza di comparizione della dichiarazione dei redditi e

l’eventuale indagine della polizia tributaria;

 l’obbligo di comunicare il cambio di domicilio che può dar luogo a risarcimento del danno;

 il diritto al 40% dell’indennità di fine rapporto dell’ex coniuge per i periodi di coincidenza tra

lavoro e matrimonio;

 l’attribuzione a ciascun coniuge divorziato ed in parti uguali, della pensione di reversibilità

ad essi spettante nell’ipotesi di morte del figlio per causa di servizio: in tale caso, alla morte

di uno dei genitori la quota parte di pensione si consolida automaticamente in favore

dell’altro;

 l’applicazione delle pene previste all’art. 570 c.p. in caso di mancata ottemperanza

all’obbligo di corresponsione dell’assegno.

L

A SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI

La separazione, a differenza del divorzio, non determina lo scioglimento del matrimonio ma

solo la dispensa dall’obbligo di coabitazione. Inoltre ha carattere transitorio in quanto può finire

in qualsiasi momento con la riconciliazione dei coniugi.

Possono aversi le seguenti specie:

separazione di fatto: consiste nell’interruzione della convivenza senza alcun

1. provvedimento

E’ priva di per se stessa di effetti

da parte del Tribunale. giuridici ma può rilevare ai fini del

divorzio;

separazione consensuale: avviene per accordo delle parti. Per avere efficacia l’accordo

2. deve essere omologato dal Tribunale;

3. separazione giudiziale: è pronunciata dal Tribunale su istanza di uno o entrambi i coniugi.

Gli effetti della separazione possono cessare con la riconciliazione dei coniugi. Non occorre a

tal fine nessuna pronuncia giudiziale.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 30

L

A SEPARAZIONE GIUDIZIALE IN PARTICOLARE

La separazione giudiziale è pronunciata dal tribunale su domanda di uno dei coniugi, quando

siano sopraggiunti fatti, anche indipendenti dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, tali da

rendere la convivenza fra essi intollerabile o dannosa all’educazione dei figli. Nel pronunciare

la separazione, il giudice dichiara, se richiesto, a quale dei coniugi la separazione sia

addebitabile, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal

matrimonio (art. 151). Chi subisce l’addebito non ha diritto al mantenimento, ma solo agli

alimenti se ne ricorrono i presupposti. Fra assegno di mantenimento e assegno alimentare

intercorre questa differenza: il secondo è dovuto quando l’altro coniuge versa in stato di

bisogno e in misura non superiore alle necessità della vita, avuto riguardo alle sue condizioni

economiche; il primo è dovuto quando il suo reddito sia inadeguato a sostenere il tenore di vita

durante la convivenza. L’entità dell’assegno di mantenimento è determinata,

goduto a norma

dell’art. 156, in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato; e l’applicazione di questi

criteri ha provocato una accesa litigiosità, che la giurisprudenza ha così composto: fra le

circostanze del caso va considerato anche il fatto che l’obbligato abbia un patrimonio

immobiliare, anche se fonte di scarsi redditi; se il coniuge separato si è formato una nuova

famiglia, l’assegno di mantenimento deve contemperare le esigenze di sostentamento anche

di questa. La separazione può, dunque, essere pronunciata indipendentemente dal fatto che la

sopraggiunta intollerabilità della convivenza coniugale sia addebitabile ad uno dei coniugi.

Prima della riforma del 1975, invece, solo l’adulterio e altre specifiche colpe di uno dei coniugi

parte dell’altro. Permane,

legittimavano la domanda giudiziale di separazione da tuttavia, un

retaggio del passato: la possibilità, su richiesta di una delle parti, di un giudizio di

addebitabilità, basato sull’accertamento della violazione dei doveri matrimoniali, ma rilevante

dell’assegno di mantenimento. Nei giudizi di addebitabilità

solo agli effetti della corresponsione

viene in considerazione, il più delle volte, la violazione del dovere di fedeltà; ma la

tende ad applicare criteri restrittivi: l’adulterio è motivo di addebitabilità non

giurisprudenza in

sé, ma solo in quanto abbia prodotto la situazione di intollerabile convivenza coniugale o grave

pregiudizio all’educazione della prole; inoltre, se c’è già stata separazione di fatto o

separazione consensuale, o se è già iniziato il processo di separazione giudiziale, con

a norma dell’art. 708 c.p.c., l’adulterio è motivo di

separazione provvisoria autorizzata

addebitabilità solo se si traduce in comportamenti che offendono il decoro e la onorabilità

dell’altro coniuge (cosiddetta infedeltà apparente ed umiliante). Altri motivi di addebito

riscontrati nell’esperienza giurisprudenziale: la violazione dell’obbligo di fissare la residenza

della famiglia; l’avere la moglie intrapreso contro la volontà del marito, e perciò violando il

dovere di concordare l’indirizzo familiare, una attività lavorativa; la violazione del dovere di

assistenza rispetto al coniuge ammalato. Il fatto costituente addebito deve essere cosciente e

la frattura dell’unione

volontario, anche se non animato dallo specifico intento di provocare

coniugale; e non deve essere provocato dall’ingiustificato comportamento dell’altro coniuge,

sempre che si tratti di reazione immediata e proporzionata al torto ricevuto. La conversione

L’addebito della

religiosa del coniuge non è considerata di per sé causa di addebito.

separazione può diventare rilevante anche agli effetti del divorzio. Il giudice, nel pronunciare la

separazione, stabilisce a quale dei coniugi separati debbano essere affidati i figli, in quale

misura l’altro coniuge debba provvedere al loro mantenimento e quale dei coniugi debba

restare nella casa familiare. Il provvedimento adottato a quest’ultimo riguardo non attribuisce al

beneficiario un diritto reale, bensì un diritto equiparabile alla locazione ultranovennale; sicché il

provvedimento, se non trascritto nei registri immobiliari, non é opponibile al terzo cui il

proprietario abbia alienato l’immobile, salva ovviamente l’azione di danno verso l’alienante e,

se consapevole, verso l’acquirente. Il giudice provvede circa l’affidamento della prole con

esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa e, perciò, indipendentemente

dall’esito del giudizio eventuale di addebitabilità. Il coniuge al quale sono affidati i figli ha

l’esercizio esclusivo della potestà su di essi; ma le decisioni di maggiore interesse debbono

essere adottate da entrambi i genitori. L’abitazione della casa familiare è assegnata con

preferenza al coniuge cui vengono affidati i figli. La norma è suscettibile di due letture: che

l’abitazione può essere assegnata, sussistendo specifiche ragioni, al coniuge non affidatario;

D F

IRITTO DI AMIGLIA 31

LA FILIAZIONE

si instaura fra due soggetti l’uno dei quali genitore e

Per filiazione si intende il rapporto che

l’altro figlio. Criterio universalmente accolto per la sua costituzione è quello della

procreazione: genitore è colui che mediante il concepimento procrea un altra persona (c.d

filiazione di sangue) In casi particolari il rapporto sorge pur in mancanza di tali presupposti

(c.d. filiazione adottiva).

L’individuazione della madre è facilitata dalla presenza di eventi difficilmente occultabili quali la

gravidanza e il parto (colei che ha partorito si ritiene che abbia anche concepito il bambino)

Più complessa invece è la identificazione del padre. Per facilitare tale prova l’ordinamento

pone due presunzioni: di paternità e di concepimento.

In virtù della prima viene ritenuto padre del bambino il marito della donna che lo ha partorito.

Mediante la seconda l’ordinamento tende a stabilire quando è avvenuto il concepimento (esso

nell’arco di tempo compreso fra 300 e 180 giorni anteriori alla nascita). Nessuna

si colloca

presunzione è prevista in assenza di matrimonio perchè manca quel vincolo che rende

probabile la generazione da parte del marito. Occorrerà in questi casi provare la maternità e la

paternità. L’ordinamento non fa scaturire infatti la maternità dal parto ma richiede il

riconoscimento della donna (verosimilmente per non gravarla di doveri non sentiti e spingerla

all’aborto)

LA FECONDAZIONE ARTIFICIALE: I principi sopra indicati sono posti in crisi dalle moderne

pratiche di fecondazione artificiale che hanno reso necessario l’intervento legislativo volto a

disciplinare la materia (legge 40/2004). Tale legge consente solo pratiche di fecondazione

artificiale omologa nell’ambito di una coppia di persone maggiorenni, di sesso diverso,

coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.

Non possono essere formati più di tre embrioni per volta che devono essere tutti impiantati

immediatamente nella madre a meno che non ricorra grave e documentata causa di forza

maggiore (in tal caso gli embrioni possono essere crio conservati)

I bambini così formati acquistano al momento della nascita lo stato di figli legittimi se i genitori

sono uniti in matrimonio, di figli naturali riconosciuti se la coppia è convivente.

L’irrevocabilità del consenso comporta che il padre non possa impedire l’impianto

dell’embrione anche se nel frattempo è sopravvenuta una crisi di coppia. Di conseguenza se il

bambino è nato 300 giorni dalla separazione o dalla morte del marito opererà ugualmente la

presunzione di paternità del medesimo. E’ vietato ricorrere a pratiche di fecondazione

eterologa, della maternità surrogata, il concepimento mediante fecondazione artificiale dopo la

morte del marito. Sanzioni amministrative e penali sono previste a carico di colei che compie

pratiche di procreazione artificiale in violazione della legge.

FILIAZIONE LEGITTIMA E NATURALE

Anche dopo la riforma del 1975 l’ordinamento ha mantenuto la distinzione fra figli legittimi

(procreati dai genitori nel periodo in cui erano uniti in matrimonio) e figli naturali (nati al di

fuori del matrimonio). Questi possono essere a loro volta riconoscibili e non riconoscibili a

seconda che nei loro confronti sia consentito o meno il riconoscimento. Non riconoscibili

(prima del ’75 lo erano anche gli adulterini) cioè

vengono ritenuti ormai solo i figli incestuosi

coloro che sono generati da parenti o affini in linea retta all’infinito o da fratelli e sorelle (il

riconoscimento è però consentito se il genitore era in buona fede o se il matrimonio da cui

deriva il vincolo di affinità è stato annullato o se sussista l’interesse del figlio al riconoscimento)

La riforma del diritto di famiglia ha notevolmente ridimensionato la differenza di trattamento tra

figli legittimi e naturali riconoscibili, in ossequio ad una corretta attuazione dell’art.30 della

Costituzione. Tal differenze concernono essenzialmente l’instaurazione di legame di parentela

criteri di accertamento del rapporto, la disciplina per l’attribuzione del

con gli altri familiari, i

cognome, il diritto di commutazione nella successione ereditaria del figlio legittimo nei confronti

di quello naturale, l’ingresso de figlio naturale nella famiglia legittima del genitore

D F

IRITTO DI AMIGLIA 32

l’accertamento formale del rapporto di

Accertamento formale e prova della filiazione:

filiazione è assicurato dall’ (viene formato dall’ufficiale di stato civile su

atto di nascita

dichiarazione di uno dei genitori o di un procuratore speciale o da persona che abbia assistito

al parto) La dichiarazione deve essere corredata da una attestazione di avvenuta nascita del

sanitario che ha assistito al parto. Deve essere resa entro 10 giorni dalla nascita ma può

sanitaria dell’ospedale in cui è avvenuto il

essere resa entro tre giorni presso la direzione

parto. dall’ufficiale di stato

Quando la donna che ha partorito è unita in matrimonio viene indicato

civile come padre del bambino il marito. Tale regola non opera se viene resa dichiarazione che

il padre è persona diversa dal marito essendo venuto meno il divieto di riconoscere i figli

adulterini (infatti chi è sposato può riconoscere un figlio generato con persona diversa dal

proprio coniuge)

La legge sancisce il diritto della madre a non essere nominata senza distinzione fra madre

coniugata e non.

Nel caso di filiazione legittima il bambino viene identificato mediante il cognome del padre

(regola non espressamente stabilita dalla legge ma desumibile in una serie di disposizioni)

nell’atto di nascita può essere

Quando la donna che ha partorito non è unita in matrimonio

menzionato solo il genitore che riconosce il figlio. Se nessuno dei due genitori provvede al

riconoscimento il bambino rimane figlio di ignoti.

In assenza di atto di nascita (distruzione, smarrimento, mancata iscrizione) la prova della

filiazione può essere fornita mediante il c.d. possesso di stato protratto nel tempo. Il

possesso di stato risulta da una serie di situazioni che devono ricorrere a partire dalla nascita.

Per il possesso di stato di figlio legittimo devono ricorrere almeno i seguenti fatti: il nome (la

persona ha portato il cognome del preteso padre) il trattamento (i genitori lo hanno trattato

– della famiglia

come figlio) la fama (è stato trattato come figlio nei rapporti sociali e nell’ambito

parentale).

Per il possesso di stato di figlio naturale è sufficiente che ricorrano gli ultimi due requisiti.

Quando manca anche il possesso di stato la prova di filiazione può essere fornita mediante

testimoni o altri mezzi.

LE AZIONI DI STATO

Quando le risultanze dell’atto di nascita non sono conformi a verità è possibile ottenere la

modifica ricorrendo all’accertamento pubblico o privato della filiazione.

L’accertamento pubblico avviene con l’esercizio delle c.d. azioni di stato

Costituisce accertamento privato della filiazione il riconoscimento del figlio naturale.

Alcune fra le suddette azioni assolvono la funzione di fare venire meno lo stato di filiazione non

spettante alla persona, altre sono volte ad attribuire uno stato di filiazione non conferito

pubblicamente. La persona che è già in possesso dello stato di figlio per poterne reclamare un

altro deve prima agire per rimuovere il precedente.

Azione di disconoscimento della paternità: può essere esercitata nella ipotesi in cui il

marito della donna che ha partorito menzionato nell’atto di nascita come padre del bambino

non sia tale. Ad essa non si deve ricorrere quando manca del tutto l’atto di nascita o quando il

ha partorito. L’ammissibilità

padre non è stato menzionato come marito della donna che

dell’azione è diversamente disciplinata a seconda che la nascita avvenga entro 180 giorni

dalla celebrazione del matrimonio (l’azione può essere esercitata senza limiti particolari) o in

un momento successivo (opera con maggiore forza la presunzione di paternità) In questo caso

l’azione è ammissibile solo se si provano determinate circostanze: i genitori non hanno

– – –

convissuto il marito era effetto da impotenza la moglie ha commesso adulterio la moglie

ha tenuto celata al marito la gravidanza e la nascita del figlio.

L’azione non è ammessa se il concepimento deriva da violenza subita dalla donna ad opera di

un terzo.

L’ordinamento contemplando i suddetti limiti permette che in alcuni casi la paternità rimanga

attribuita ad un soggetto diverso dal genitore di sangue piuttosto che mettere in discussione la

generazione da parte del marito della madre.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 33

Legittimati attivi alla azione sono: il marito entro un anno dalla nascita o dal suo ritorno se era

cui è venuto a conoscenza dell’adulterio o dell’incapacità di generare

lontano o dal momento in

– la madre entro sei mesi dalla nascita o dalla conoscenza della incapacità di generare del

marito il figlio entro un anno dal compimento della maggiore età o successivamente da

è venuto a conoscenza dei fatti. In caso di morte di uno dei legittimati l’azione si

quando

trasmette ai discendenti o agli ascendenti del presunto padre o della madre, al coniuge o ai

discendenti del figlio.

Legittimati passivi sono: il padre, la madre e il figlio. In caso di morte la legittimazione passiva

si trasferisce ai medesimi soggetti della legittimazione attiva.

Con la sentenza di disconoscimento si estingue lo stato di filiazione legittima pertanto viene

eliminata dall’atto di nascita la menzione della paternità del marito.

Contestazione della legittimità: può esercitarsi quando si intende rimuovere lo stato di figlio

legittimo risultante dall’atto di nascita e non rispondente al vero per una delle seguenti ragioni:

la donna indicata come madre non è tale nella realtà (ad es. per sostituzione di neonato) i

genitori non sono uniti tra loro in matrimonio (ad es. bigamia) il figlio è nato dopo 300 giorni

dall’annullamento o scioglimento del matrimonio o separazione legale.

sono:coloro che risultano come genitori dall’atto di nascita e

Legittimati attivi alla azione

chiunque risulti portatore di interesse tutelato dall’ordinamento (i veri genitori, eredi di coloro

che risultano erroneamente come genitori) suddetti. (nel caso di morte l’azione si trasmette ai

Legittimati passivi sono: il figlio ed i genitori

medesimi soggetti ai quali si trasmette l’azione di disconoscimento)

L’azione in esame è imprescrittibile.

Reclamo della legittimità: può esercitarsi quando si intende costituire a favore di una

lo stato di filiazione legittima non risultante dall’atto di nascita Tale carenza può

persona

verificarsi in molteplici casi: figlio di genitori ignoti, nell’atto di nascita è menzionato un solo

genitore, falso riconoscimento, supposizione di parto etc.

Legittimati attivi alla azione sono:

L

O STATUS DI FIGLIO LEGITTIMO

E’ legittimo il figlio concepito in costanza di matrimonio. Per accertare che il figlio è stato

concepito dal legittimo marito della madre, la legge si avvale di due presunzioni:

1. presunzione di paternità: si presume che il marito sia il padre del figlio concepito durante il

matrimonio;

2. presunzione di concepimento: si ritiene concepito nel matrimonio il figlio nato non prima di

180 giorni dalla sua celebrazione e non dopo 300 giorni dal suo scioglimento, annullamento

o cessazione degli effetti civili.

Dallo status di figlio legittimo deriva per il figlio:

 il diritto ad essere educato, istruito, mantenuto;

 il diritto di successione;

 il diritto agli alimenti;

 il dovere di obbedienza ai genitori;

 l’assoggettamento alla potestà parentale;

 l’instaurazione di rapporti di parentela con i parenti dei propri genitori

D F

IRITTO DI AMIGLIA 34

1

I L DISCONOSCIMENTO DI PATERNITÀ

Con l’azione di disconoscimento si mira a far cadere la presunzione di cui all’art. 231 cc.

L’azione è consentita solo:

 se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso fra il trecentesimo e il

centottantesimo giorno prima della nascita;

 se durante il periodo suddetto il marito era affetto da impotenza;

 se nello stesso periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la sua

gravidanza e la nascita del figlio.

Legittimati ad agire sono:

 il padre, nel termine di un anno dalla nascita del figlio;

 la madre, nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio;

 il figlio, entro il un anno dal compimento della maggiore età o dal momento in cui viene

successivamente a conoscenza dei fatti che rendono ammissibile il disconoscimento;

 un curatore speciale nominato dal giudice su istanza del figlio minore che ha compiuto

sedici anni. Se il minore non ha compiuto sedici anni può agire per lui il pubblico

ministero.

A

LTRE AZIONI DI STATO DI FIGLIO LEGITTIMO

 azione d’impugnativa della paternità legittima: è l’azione diretta a disconoscere la

paternità legittima nel caso in cui il figlio sia nato prima dei 180 giorni dalla celebrazione del

matrimonio;

 azione di contestazione della legittimità: con questa azione, esperibile da chiunque ne

abbia interesse, si mira a negare l’appartenenza del nato alla famiglia, al fine di escluderlo

da ogni diritto;

 azione di reclamo della legittimità: con questa azione, il figlio che si ritenga legittimo,

reclama la propria qualità di figlio legittimo.

1 Cassazione Civile

Presunzione di paternità:

- figlio concepito in costanza di matrimonio, dichiarato dalla madre come figlio naturale

- - azione di disconoscimento di paternità

L' art. 231 cod. civ., a norma del quale il marito della madre è padre del figlio da essa concepito durante il matrimonio, fissa una presunzione

legale integrativa delle risultanze dell'atto di nascita, che ha valore determinante in ordine all'attribuzione dello "status". Pertanto, nel caso in cui

da tale atto risulti che la madre abbia dichiarato il figlio come naturale, resta esclusa l'operatività di quella presunzione e difetta lo "status" di

figlio legittimo, senza che sia necessario il disconoscimento, con l'ulteriore conseguenza che non si frappongono ostacoli all'azione per la

dichiarazione giudiziale della paternità naturale di persona diversa dal marito.

Sez. I, sent. n. 3184 del 02-04-1987, Romano c. Bolone (rv 452250).

D F

IRITTO DI AMIGLIA 35

2

L

A FILIAZIONE NATURALE

Figli naturali sono quelli generati da entrambi i genitori non sposati fra loro. Al riguardo si deve

distinguere fra:

 figlio naturale riconoscibile;

 figlio naturale irriconoscibile, nato da persone legate tra loro da vincolo di parentela o

affinità, in linea retta, salvo che i genitori, al tempo del concepimento, ignorassero la

loro o sia stato dichiarato nullo il matrimonio da cui deriva l’affinità

parentela esistente fra

(art. 251).

Il riconoscimento consiste nella dichiarazione fatta da uno o entrambi i genitori che una data

persona è proprio figlio naturale. Esso può essere operato o nell’atto di nascita, o con apposita

dichiarazione posteriore alla nascita o al concepimento resa davanti all’ufficiale di stato civile o

giudice tutelare, o in un atto pubblico o in un testamento.

Con il riconoscimento il figlio acquista lo stato di figlio naturale nei confronti di chi lo ha

riconosciuto. Da tale status derivano i seguenti effetti:

 il genitore che ha riconosciuto il figlio ha nei confronti di questo gli stessi diritti e doveri che

ha nei confronti dei figli legittimi fra cui la potestà;

 il figlio naturale acquista il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo (o quello

del padre in caso di riconoscimento congiunto);

 il figlio naturale è equiparato ai figli legittimi per i diritti di successione mortis causa; questi

ultimi però possono estrometterlo con la facoltà di commutazione;

 tra figlio naturale e genitore vi sono reciprochi obblighi alimentari;

 il figlio naturale non acquista vincoli di parentela con i parenti del genitore che lo ha

riconosciuto.

L’ AZIONE PER LA DICHIARAZIONE GIUDIZIALE DI MATERNITÀ O PATERNITÀ

NATURALI

Se i genitori non hanno riconosciuto il figlio naturale, il figlio stesso può agire in giudizio per

ottenere la dichiarazione giudiziale di maternità o paternità naturale, con relativo status.

L’azione è imprescrittibile per il figlio e può essere promossa dai suoi discendenti entro due

anni dalla morte di lui.

L

A LEGITTIMAZIONE DEL FIGLIO NATURALE

Il figlio naturale può acquistare lo status di figlio legittimo per effetto della legittimazione. A

differenza del riconoscimento:

 con la legittimazione nasce un rapporto di parentela fra il legittimato ed i familiari del

genitore;

 gli effetti sono ex nunc per la legittimazione, ex tunc per il riconoscimento.

La legittimazione può avvenire:

1. per susseguente matrimonio, quando i genitori naturali, dopo la nascita del figlio, si sposino

fra di loro;

2 Cassazione Civile

Vizi del consenso:

- litisconsorzio nel relativo giudizio

- - individuazione delle persone legittimate

In tema di adozione di persone di maggiore età, il consenso delle parti, pur inserito in un procedimento a sfondo pubblicistico, nel quale l'effetto

giuridico finale scaturisce da una serie di atti collegati concludentisi con il provvedimento del giudice, ha carattere negoziale e quindi resta

soggetto alla disciplina concernente i negozi privatistici, che inquadra l'incapacità naturale delle parti e i vizi del consenso tra le cause di

annullabilità. Tuttavia, nel caso di incapacità naturale dell'adottante al momento della prestazione del consenso, la mancanza di una espressa

previsione normativa circa le persone legittimate a far valere la suddetta situazione invalidante, raffrontata alla dettagliata e specifica

indicazione delle categorie di persone e congiunti legittimati a proporre le singole azioni dettata dal codice civile in materia di diritto di

famiglia, esclude che possa trovare applicazione in materia la disposizione generale di cui all'art. 428 cod. civ., atteso che tale norma, nel

consentire l'esercizio dell'azione anche agli eredi e aventi causa, appare volta a tutelare interessi essenzialmente patrimoniali, con la

conseguenza che soggetto legittimato a proporre l'azione d'impugnazione del consenso dell'adottante è soltanto lo stesso adottante, titolare della

posizione soggettiva in contestazione, dovendo tale azione considerarsi esclusivamente personale e non trasmissibile, se non esercitata in vita

dal detto titolare del rapporto adottivo.

Sez. I, sent. n. 4694 del 16-04-1992, Scalone c. La Rocca (rv 476853).

D F

IRITTO DI AMIGLIA 36

2. per provvedimento del giudice: se vi sia ostacolo gravissimo alla celebrazione del

matrimonio.

Con la legittimazione il figlio naturale diventa figlio legittimo a tutti gli effetti.

L’ADOZIONE E L’AFFIDAMENTO

L L. 184/83

A PORTATA DELLA

La L. 184/83 ha riformato l’istituto dell’adozione. In particolare:

 ha eliminato la distinzione tra adozione ordinaria e adozione speciale;

 ha eliminato la disciplina dell’adozione dei minori (ora dettata dalla sola legge speciale) dal

codice civile;

 ha regolato le adozioni internazionali;

 ha eliminato l’istituto dell’affiliazione.

L’ ADOZIONE DEI MINORI

L’adozione dei minori ha preso il posto dell’antica adozione speciale ed ha, come già questa,

la diversa funzione di dare una famiglia ai minori che siano in stato di abbandono, come tale

dichiarato a seguito del preliminare giudizio di adottabilità. Lo stato di adottabilità del minore

presuppone una situazione di abbandono che si concreta nella mancanza di assistenza morale

da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi. E’ necessario che la

e materiale

situazione di abbandono non derivi da causa di forza maggiore a carattere transitorio.

La L. 184/83 richiede i seguenti requisiti soggettivi degli adottanti:

1. devono essere uniti in matrimonio da almeno tre anni e non devono essere separati

neppure di fatto;

la loro età deve superare di almeno 18 ma non più di 40 anni l’età dell’adottando;

2.

3. devono essere idonei ad educare ed istruire il minore ed essere in grado di mantenerlo;

Si discute sull’adottabilità del figlio naturale di uno dei coniugi; ma la si deve escludere, atteso

che il genitore naturale ha già il dovere di provvedere al proprio figlio, e non può addurre lo

causa. Occorre l’espresso consenso dell’adottando

stato di abbandono del minore che ne è

che abbia compiuto quattordici anni, mentre deve essere sentito l’adottando che ne abbia

compiuto dodici. Se gli adottanti hanno propri discendenti di età superiore a quattordici anni,

sentiti dal tribunale. L’adozione si svolge in tre fasi:

questi debbono essere

1. il tribunale dei minorenni dichiara lo stato di adottabilità dei minori che si trovino in stato di

abbandono (non dovuto a causa di forza maggiore di carattere transitorio) o perché i loro

genitori sono ignoti o perché, benché noti, li lascino privi di assistenza morale e materiale, o

perché sono minori affidati ad una comunità familiare o ricoverati in una istituzione di dei

assistenza. a dichiarazione dello stato di adottabilità del minore prescinde dall’assenso

genitori: costoro debbono essere sentiti; ma non basta, per impedire lo stato di adottabilità ,

la loro mera dichiarazione di volere provvedere all’assistenza materiale e morale del figlio,

se essi non danno affidamento della serietà e concretezza della dichiarazione. Sulla base

del medesimo criterio il tribunale può respingere l’opposizione dei genitori alla dichiarazione

di adottabilità. Un punto fermo, è tuttavia, che non basta la sola mancanza di assistenza

materiale, il requisito di legge essendo che si tratti di minori privi di assistenza morale e

materiale: perciò, lo stato di assoluta indigenza dei genitori non consente la dichiarazione

se permane un vincolo affettivo che garantisce l’assistenza

dello stato di adottabilità,

morale; che abbiano i requisiti di legge per l’adozione ne fanno domanda al tribunale dei

2. i coniugi

minorenni, ottenendo l’affidamento preadottivo di un minore dichiarato in stato di

adottabilità;

3. dopo un periodo non inferiore ad un anno di affidamento preadottivo, i coniugi ottengono dal

tribunale dei minorenni la dichiarazione di adozione.

L’adozione spezza, definitivamente, e irreversibilmente, ogni rapporto dell’adottato con la sua

famiglia naturale (fatti salvi soltanto gli impedimenti matrimoniali): offre in questo modo agli

adottanti la certezza di poter costituire un vincolo affettivo con il minore adottato in nessun

D F

IRITTO DI AMIGLIA 37

caso minacciato da eventuali pretese dei genitori naturali. L’adottato acquista, con effetto che

retroagisce alla data dell’affidamento preadottivo, lo stato di figlio legittimo degli adottanti,

assume il cognome del padre adottivo, diventa parente degli ascendenti e dei discendenti degli

adottanti (ma non dei loro collaterali) ed assume la medesima posizione successoria dei figli di

sangue, sia come erede sia come ereditando. Qualsiasi attestazione di stato civile deve

escludere ogni riferimento alla paternità e alla maternità di sangue dell’adottato; e lo stesso

rapporto di adozione deve restare occulto, essendo vietato all’ufficiale di stato civile, salvo

autorizzazione espressa dell’autorità giudiziaria, di fornire notizie dalle quali possa comunque

risultare il rapporto di adozione.

L’ ADOZIONE INTERNAZIONALE

La riforma del 1983 ha regolato l’adozione, circondandola di particolari cautele, dirette ad

accertare che l’ingresso in Italia del minore da adottare risponda a motivi di esclusivo interesse

del minore. In particolare, i coniugi che intendono adottare un minore straniero debbono

ottenere dal tribunale la dichiarazione di idoneità all’adozione, attestante il possesso dei

requisiti per l’adozione; il minore straniero non può essere introdotto in Italia a scopo di

adozione se l’autorità del suo paese non aveva assunto un provvedimento di affidamento

preadottivo o altro provvedimento di tutela del minore che non appaia contrario ai nostri

principi fondamentali sul diritto di famiglia e dei minori o, in mancanza di ciò , se non vi è il

nullaosta del ministro degli esteri. In materia è competente il Tribunale per i minorenni del

distretto in cui si trova il luogo di residenza degli adottanti.

3

L’ ADOZIONE DEI MAGGIORENNI

L’adozione di maggiorenni, riservata sostanzialmente a tutelare aspettative successorie, è

permessa alle persone che non hanno discendenti legittimi o legittimati che abbiano compiuti i

35 anni e che superino di almeno 18 anni l'età di coloro che intendono adottare.

Non è consentito adottare i propri figli naturali. Occorre il consenso dell’adottato e dei suoi

genitori, nonché quello del coniuge dell’adottante se questi è sposato. In ogni caso al tribunale

se l’adozione convenga all’adottando; e la previsione di

è rimessa una valutazione di merito

è consigliata dal fatto che, talvolta, l’adozione è preordinata al solo

una simile valutazione

dell’adottante di procurarsi gratuitamente,

intento offrendo la prospettiva della successione

futura, i servigi dell’adottato. Lo status di figlio adottivo si consegue per provvedimento del

tribunale: è questo, per l’art. 313 c.c., che decide di far luogo o non far luogo all’adozione. Il

consenso delle parti, che deve essere manifestato personalmente al presidente del tribunale e

può essere revocato fino a quando il provvedimento non sia stato emanato, è un presupposto

necessario del provvedimento, non la fonte del rapporto. L’adottato resta nella famiglia che era

sua prima dell’adozione e vi conserva diritti e doveri; ma in più assume, rispetto all’adottante,

una posizione analoga a quella del figlio legittimo: antepone al suo il cognome dell’adottante;

del marito. Tuttavia, mentre l’adottato,

se è stato adottato da due coniugi, aggiunge quello

come il figlio legittimo, ha diritti di successione legale verso l’adottante, questi non ha diritti di

successione legale verso l’adottato. Quando la legge parla, genericamente, di figli o, come

all’art. 468, di discendenti, debbono ritenersi compresi anche i figli adottivi, salvo che non risulti

3 Cassazione Civile

Vizi del consenso:

- litisconsorzio nel relativo giudizio

- - individuazione delle persone legittimate

In tema di adozione di persone di maggiore età, il consenso delle parti, pur inserito in un procedimento a sfondo pubblicistico, nel quale l'effetto

giuridico finale scaturisce da una serie di atti collegati concludentisi con il provvedimento del giudice, ha carattere negoziale e quindi resta

soggetto alla disciplina concernente i negozi privatistici, che inquadra l'incapacità naturale delle parti e i vizi del consenso tra le cause di

annullabilità. Tuttavia, nel caso di incapacità naturale dell'adottante al momento della prestazione del consenso, la mancanza di una espressa

previsione normativa circa le persone legittimate a far valere la suddetta situazione invalidante, raffrontata alla dettagliata e specifica

indicazione delle categorie di persone e congiunti legittimati a proporre le singole azioni dettata dal codice civile in materia di diritto di

famiglia, esclude che possa trovare applicazione in materia la disposizione generale di cui all'art. 428 cod. civ., atteso che tale norma, nel

consentire l'esercizio dell'azione anche agli eredi e aventi causa, appare volta a tutelare interessi essenzialmente patrimoniali, con la

conseguenza che soggetto legittimato a proporre l'azione d'impugnazione del consenso dell'adottante è soltanto lo stesso adottante, titolare della

posizione soggettiva in contestazione, dovendo tale azione considerarsi esclusivamente personale e non trasmissibile, se non esercitata in vita

dal detto titolare del rapporto adottivo.

Sez. I, sent. n. 4694 del 16-04-1992, Scalone c. La Rocca (rv 476853).

D F

IRITTO DI AMIGLIA 38

una diversa volontà legislativa. L’adozione può essere revocata con provvedimento del

tribunale sia, su iniziativa dell’adottato, per indegnità dell’adottante sia, su iniziativa

dell’adottato, per indegnità dell’adottante. Rendono indegni l’attentato dell’adottato o

dell’adottante alla vita, rispettivamente, dall’adottante o dell’adottato o del loro coniuge,

discendenti o ascendenti o la commissione nei loro confronti di un reato punibile con pena non

inferiore a tre anni. I casi di revoca sono legislativamente considerati come tassativi; il che non

toglie che lo stato di figlio adottivo possa venire meno in altri casi, oltre a quelli previsti come

causa di revoca, e in particolare nei casi in cui venga giudizialmente accertato un vizio del

consenso prestato dall’adottante all’adottato. Qui la sentenza che accerta la mancanza di un

valido consenso, ossia di un presupposto necessario all’adozione, fa venire meno “ab initio” gli

effetti dell’adozione.

L’ AFFIDAMENTO TEMPORANEO DEI MINORI

Può farsi luogo ad affidamento temporaneo quando il minore sia privo di un ambiente familiare

idoneo. In sostanza la legge consente l’affidamento ogni volta che non si possa attuare il diritto

minore ad un’esistenza serena.

del

La situazione che legittima l’affidamento deve essere temporanea e non duratura.

Possono divenire affidatari di minori, nell’ordine:

 un’altra famiglia, possibilmente con figli minori;

 una persona singola;

 una comunità di tipo familiare;

4

GLI ALIMENTI

Una persona che versi in stato di bisogno, priva cioè di quanto sia necessario per la vita, e che

non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, non avendo risorse patrimoniali né

avendo capacità al lavoro, ha diritto di chiedere i mezzi di sussistenza, i cosiddetti alimenti, in

danaro o in natura, ai membri della sua famiglia. Il diritto agli alimenti è limitato al necessario

per la vita, avuto riguardo alla posizione sociale della persona: si riferisce, perciò, alle

del vitto, dell’abitazione, del vestiario, delle cure sanitarie (ma, se si tratta di minori,

necessita`

si riferisce anche alle spese per l’educazione e per l’istruzione); non si estende fino al

mantenimento, che comprende quanto occorre per tutte le esigenze della persona. Il diritto agli

alimenti spetta a chi versi in stato di bisogno indipendentemente dalle cause che hanno

determinato questo suo stato: anche se esso sia derivato dalla sua condotta disordinata o

dissoluta (se però questa prosegue, l’autorità giudiziaria può disporre, a norma dell’art. 440,

una riduzione degli alimenti).

P

RESUPPOSTI E MISURA

Sono presupposti dell’obbligazione degli alimenti:

1. un rapporto di parentela, affinità, adozione, o una intervenuta donazione;

lo stato di bisogno dell’avente

2. diritto accompagnato dalla impossibilità di provvedere al

proprio mantenimento;

la capacità economica dell’obbligato.

3. ’

C

ARATTERI DELL OBBLIGAZIONE ALIMENTARE

L’obbligazione alimentare è un’obbligazione:

4 Cassazione Civile

Alimenti:

- concorso tra più obbligati

- - ripartizione della prestazione in proporzione alla capacità economica

Nel concorso di più obbligati alla prestazione alimentare, ai sensi dell'art. 441 cod. civ., il giudice non è tenuto a ripartire fra i coobbligati in

eguale misura l'assegno valutato sufficiente, allo stretto necessario, per il sostentamento dell'alimentando, ma deve porre a carico di ciascuno di

essi una parte della prestazione stessa, in proporzione della sua capacità economica, e sempreché tutti abbiano tale capacità economica, sia pur

diversamente graduata. Viceversa, nell'ipotesi in cui tutti i coobbligati, eccetto uno, non siano in grado di sopportare l'onere "pro parte",

l'obbligazione può essere posta in tutto o in parte a carico dell'unico obbligato economicamente capace.

Sez. I, sent. n. 1767 del 15-03-1986, Pirotta c. Pirotta (rv 445083).

D F

IRITTO DI AMIGLIA 39

1. di durata;

2. variabile;

3. personalissima e quindi intrasmissibile e inalienabile;

4. non compensabile;

5. di valore e non di valuta;

6. insuscettibile di pignoramento;

7. non retroattiva.

S

OGGETTI TENUTI A PRESTARE GLI ALIMENTI

Tenute agli alimenti sono le persone legate da vincolo di parentela, o adozione, o affinità con

l’alimentando; fra le persone suddette esiste un vero e proprio ordine gerarchico, a seconda

della intensità del vincolo (art. 433):

il coniuge (se non tenuto all’obbligo del mantenimento per effetto della sentenza di

1. separazione personale);

2. i figli, i legittimi o naturali o adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi (nipoti),

anche naturali;

3. i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi (nonni);

4. i generi e le nuore;

5. il suocero e la suocera;

6. i fratelli e le sorelle, dai quali gli alimenti sono pero` dovuti nella misura dello stretto

necessario, ma incluse le spese per l’educazione e l’istruzione se si tratta di minori.

Tra affini (suocero, suocera, genero, nuora) l’obbligo degli alimenti cessa se l’alimentando

sono morti il coniuge da cui deriva l’affinità e i figli nati dalla

passa a nuove nozze o quando

sua unione con l’altro coniuge e i loro discendenti. I familiari obbligati possono sottrarsi al

provando la loro impossibilità economica: l’art. 438,

dovere di prestazione alimentare comma

2, dà rilievo non solo allo stato di bisogno dell’alimentando, ma anche alle condizioni

economiche degli obbligati agli alimenti. Se non può un obbligato di grado superiore, si passa

perciò all’obbligato di grado successivo. Se la persona caduta in stato di bisogno aveva in

precedenza donato propri beni, allora l’obbligo alimentare incombe, prima che sui membri della

famiglia, sul donatario, nei limiti del valore dei beni ricevuti in donazione e tuttora esistenti nel

suo patrimonio. Il donatario, a differenza degli altri obbligati, deve gli alimenti

indipendentemente dalle proprie condizioni economiche. Chi deve somministrare gli alimenti,

ha in ogni caso, la scelta se corrispondere un assegno alimentare in danaro o se accogliere e

mantenere l’alimentando nella propria casa. Gli obbligati nello stesso grado concorrono nella

prestazione alimentare, ciascuno in proporzione delle proprie condizioni economiche: il loro

obbligo alimentare ha carattere parziario e non solidale. Può accadere che più persone

abbiano diritto agli alimenti nei confronti di un medesimo obbligato, e che questi non sia in

grado di provvedere ai bisogni di ciascuna di esse: decide, in tal caso, l’autorità giudiziaria,

tenendo conto della prossimità della parentela e dei rispettivi bisogni, nonché della possibilità

che qualcuno degli aventi diritto consegua gli alimenti da obbligati di grado superiore.

L’ OBBLIGAZIONE VOLONTARIA DEGLI ALIMENTI

Al di fuori delle ipotesi previste dalla legge, chiunque può assumere con un contratto l’obbligo

verso altre persone di mantenerle. L’obbligo volontario degli alimenti può derivare anche da

testamento: ricorre allora il c.d. “legato alimentare”.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 40

LE SUCCESSIONI PER CAUSA DI MORTE

LA SUCCESSIONE LEGITTIMA

CONCETTO E PRESUPPOSTI DELLA SUCCESSIONE PER CAUSA DI

MORTE

N

OZIONE E FONDAMENTO

Con “successione mortis causa” si intende quel fenomeno per cui ad un soggetto di rapporti

giuridico-patrimoniali si sostituisce o subentra un altro (o più altri), lasciando quasi del tutto

inalterati, nell’ordinamento giuridico, i rapporti che facevano capo al soggetto originario: si

realizza così un mutamento soltanto soggettivo nella compagine dei rapporti trasferiti per

successione.

R , .

APPORTI DIRITTI ECC CHE SONO OGGETTO DI SUCCESSIONE

Formano oggetto di successione soltanto:

 i rapporti patrimoniali di natura reale e le relative azioni;

 i rapporti patrimoniali personali (diritti di credito);

 i rapporti inerenti all’azienda;

 i contratti in corso di esecuzione.

Tutti i rapporti non patrimoniali si estinguono con la morte del titolare.

EREDITA’ E LEGATO

N

OZIONE DI EREDITÀ E LEGATO

L’insieme dei rapporti patrimoniali trasmissibili facenti capo al “de cuius” al momento della sua

morte costituisce la sua “eredità”. La successione mortis causa può avvenire “a titolo

(erede) o a “titolo particolare” (legatario).

universale”

Si ha successione a titolo universale quando un soggetto succede indistintamente

nell’universalità o in una quota di beni da solo o in concorso con altre persone.

Si ha successione a titolo particolare quando un soggetto succede in uno o più determinati

diritti reali o in uno o più rapporti determinati, che non vengono considerati come quota

dell’intero patrimonio.

R

ILEVANZA DELLA DISTINZIONE TRA EREDITÀ E LEGATO

 l’erede succede nel

continuazione nel possesso: possesso che continua con gli stessi

caratteri che aveva verso il defunto; il legatario ha solo “l’accessio possessionis”;

 l’erede risponde dei debiti del defunto anche con i

responsabilità per debiti ereditari: defunto e quello dell’erede); il legatario non è

propri beni (confusione fra patrimonio del

tenuto a pagare i debiti ereditari;

 l’erede deve accettare l’eredità; il legatario acquista il legato “ipso iure”

modo di acquisto:

salvo la possibilità di rinunciare;

 all’erede è concessa la “hereditatis petitio” per ottenere

azioni a tutela dei rispettivi diritti:

la restituzione dei beni ereditari posseduti da altri; al legatario competono, invece, solo le

azioni personali relative al bene legato;

 solo l’erede, e non il legatario,

successione nel processo: può subentrare nel processo

già instaurato dal de cuius;

 apposizione del termine: il temine non è apponibile nelle disposizioni a titolo universale; il

diritto del legatario può invece essere limitato nel tempo;

 necessità o meno del fenomeno successorio: la successione universale è un fenomeno

necessario, la successione a titolo particolare, solo eventuale.

D F

IRITTO DI AMIGLIA 41

IL PROCEDIMENTO SUCCESSORIO

5

L’ APERTURA DELLA SUCCESSIONE

La successione si apre al momento della morte del de cuius nel luogo in cui il defunto aveva

l’ultimo domicilio (art. 456).

6

L

A VOCAZIONE

La vocazione indica il fenomeno della chiamata all’eredità. Può considerarsi il fondamento del

fenomeno successorio, il titolo in base al quale si succede. Può aversi vocazione:

 attraverso volontà del defunto manifestata a mezzo di testamento;

 attraverso la volontà della legge.

La vocazione non va confusa con la designazione di colui che dovrà succedere. La

designazione acquista valore giuridico solo con l’apertura della successione.

L

A DELAZIONE il fenomeno dell’offerta del patrimonio ereditario ad un soggetto, al quale

La delazione indica

spetta, pertanto, il diritto di accettare l’eredità.

Oltre alla delazione c.d. ordinaria possiamo avere altre forme:

 perché l’eredità si devolve

delazione successiva: nel caso di sostituzione fedecommissaria,

al sostituito non al momento dell’apertura della successione, ma alla morte dell’istituito;

 delazione solidale: quando fra i coeredi vi è diritto di accrescimento;

 delazione condizionata: quando è differita al momento del verificarsi della condizione;

 nel caso di successione “per rappresentazione”, in cui un soggetto

delazione indiretta:

subentra nel luogo e nel grado di un altro soggetto.

7

I L DIVIETO DEI PATTI SUCCESSORI

Il legislatore ha escluso la validità di una volontà avente per oggetto rapporti di future

successioni, manifestata fuori dal testamento, vietando i c.d. patti successori.

I patti successori possono distinguersi in:

 patti istitutivi: sono i contratti successori con cui il de cuius dispone della propria

successione;

5 Cassazione Civile

Competenza territoriale

La determinazione della competenza per territorio nelle cause ereditarie va stabilita, ex art. 22 cod. proc. civ. e art. 456 cod. civ., con

riferimento al luogo dell'apertura della successione, e cioè in base alla località in cui il "de cuius" aveva al momento della morte l'ultimo

domicilio, intendendosi con tale locuzione il luogo in cui il soggetto ha stabilito il centro principale dei propri affari ed interessi, ossia la

generalità dei rapporti (sia economici che morali, sociali e familiari) desunta alla stregua di tutti quegli elementi di fatto che, direttamente o

indirettamente, denuncino la presenza in un luogo determinato di tale complesso di rapporti ed il carattere principale che esso ha nella vita della

persona.

Sez. II, sent. n. 8371 del 14-11-1987, Ceschina c. Ceschina (rv 455931).

6 Cassazione Civile

Tassatività ed efficacia dei titoli di devoluzione

Nelle successioni "mortis causa" il titolo di trasferimento dei beni va ricercato esclusivamente nella legge o nelle disposizioni testamentarie,

sicché altri eventuali atti o documenti, anche se utilizzabili per finalità diverse, come quella della ricostruzione dell'asse ereditario, non valgono

ai fini dell'attribuzione dei beni all'uno o all'altro dei successori. (Nella specie, la C.S. ha confermato la decisione del merito che aveva

affermato che la denunzia di successione, essendo un atto di natura esclusivamente fiscale, è del tutto inidonea ad operare il trapasso di beni

ereditari).

Sez. II, sent. n. 6400 del 06-12-1984, Rosini c. Capomagi (rv 437974).

7 Cassazione Civile

Contenuto e accertamento del patto

In tema di patti successori, per stabilire se una determinata pattuizione ricada sotto la comminatoria di nullità di cui all'art. 458 cod. civ. occorre

accertare: 1) se il vincolo giuridico con essa creato abbia avuto la specifica finalità di costituire, modificare, trasmettere o estinguere diritti

relativi ad una successione non ancora aperta; 2) se la cosa o i diritti formanti oggetto della convenzione siano stati considerati dai contraenti

come entità della futura successione o debbano comunque essere compresi nella stessa; 3) se il promittente abbia inteso provvedere in tutto o in

parte della propria successione, privandosi, così dello "ius poenitendi"; 4) se l'acquirente abbia contrattato o stipulato come avente diritto alla

successione stessa; 5) se il convenuto trasferimento, dal promittente al promissario, debba aver luogo "mortis causa", ossia a titolo di eredità o

di legato.

Sez. II, sent. n. 1683 del 16-02-1995, Lolli c. Baldassarri (rv 490468).


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

68

PESO

830.13 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di diritto di famiglia su: definizione del diritto di famiglia, riforma del diritto di famiglia, modelli di famiglia, unione di fatto, negozi familiari, matrimonio e relative caratteristiche e regole; comunione dei beni, separazione, divorzio, affidamento, legge 74/87, filiazione, filiazione naturale, fecondazione artificiale, disconoscimento della prole, legittimazione dei figli, alimenti, adozioni, successione, testamento, eredità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto di famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Azzaro Andrea Maria.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in giurisprudenza

Riassunto esame Istituzioni di Diritto Pubblico, prof. Gnes, libro consigliato Corso di Diritto pubblico, Barbera, Fusaro
Appunto
Riassunto esame Filosofia del Diritto, prof. Moroni, libro consigliato Filosofia del Diritto, Fassò
Appunto
Riassunto esame Diritto Penale, prof. Bondi, libro consigliato Diritto Penale I, Vol I, Fiandaca Musco
Appunto
Diritto penale - Parte generale - Appunti
Appunto