Fondamenti etico filosofici dello sviluppo sostenibile
Criticità ambientali da un punto di vista giuridico
Quali sono le principali criticità ambientali? La scarsità di risorse, i cambiamenti climatici, l’inquinamento dell’aria (buco dell’ozono), dell’acqua (proveniente da industrie, allevamento e agricoltura), del suolo, la gestione dei rifiuti, i trasporti (da motori a combustione a petrolio, diesel a elettrico e ibrido; anche l’elettrico può essere inquinante per via del problema dello smaltimento delle batterie o il dispendio di energia elettrica, aumento di CO2 e riscaldamento globale anche in questo caso e minor inquinamento dell’aria; potrebbe essere ovviato a questo problema con la costruzione di impianti fotovoltaici), la perdita di biodiversità, i grandi incidenti industriali (normativa europea molto avanzata in ambito della prevenzione di incidenti industriali), i rischi per la salute (binomio salute ambiente molto stretto), produzione energetica e fonti energetiche (più o meno inquinanti, es anche il metano contribuisce al surriscaldamento globale aumenta i livelli di CO2 nell’atmosfera, non comporta inquinamento dell’aria però).
Ad oggi siamo in un momento di transizione verso un nuovo modello economico sostenibile ed eco-friendly (per trasporti, edifici e industrie, 3 principali settori). È necessario per risolvere tutti questi problemi avere una visione globale, integrale e interdisciplinare dei problemi e stabilire connessioni fra gli stessi (prima il diritto ambientale era molto settoriale invece, dagli anni 2000 grazie alla mediazione dell’UE comincia ad essere una disciplina più integrata).
Evidenze scientifiche
La biosfera è un sistema chiuso, le cui risorse e capacità di assorbimento dei rifiuti sono limitati; economia ed ecologia sono due concetti non isolati ma collegati (economia sottoinsieme dell’ecologia). Stiamo ad oggi utilizzando a livello mondiale l’equivalente di 1,3 pianeti l’anno. Se la crescita di popolazione e risorse rimarrà inalterato nel 2050 avremo bisogno globalmente di 2 pianeti l’anno per il nostro sostentamento. L’impatto dei singoli stati sul pianeta viene misurato dall’indice ‘impronta ambientale’ o ‘ecological footprint’.
Modello neoclassico di sviluppo
L’economia neoclassica, teoria economica che si diffonde a partire dalla fine del 1800 (anni 70’), si fonda sull’idea di crescita illimitata, che potenzialmente può procedere all’infinito grazie a risorse umane e materiali infinite, una crescita di tipo quantitativa che ha come obiettivo l’aumento del Pil di un paese (unico indicatore di benessere e prosperità di una società). In generale, la visione neoclassica concepisce l’economia come un sistema isolato e indipendente dall’ambiente e la biosfera come un sistema aperto che si rigenera all’infinito.
Radici culturali del modello neoclassico
Tendenzialmente possiamo far coincidere l’emergere di problemi ambientali con la rivoluzione industriale (dominio dell’uomo sulla natura, Antropocene); si tratta di un problema legato alle culture occidentali, quelle orientali sono considerate più eco-compatibili (anche se paradossalmente ad oggi paesi come la Cina sono i maggiori responsabili dell’inquinamento, si parla ad oggi di introdurre tasse per compensare l’impatto ambientale). Con la rivoluzione industriale si verifica una sorta di scissione uomo-natura (che parte in realtà dalle teorie di Cartesio del 1500, natura considerata una grande macchina che può essere parcellizzata, studiata e alterata a piacimento dall’uomo, riduzionismo e meccanicismo).
Insostenibilità del modello di sviluppo dominante
Ecologia ed economia non sono sistemi isolati, l’economia è un sottoinsieme dell’ecologia e dipende da quest’ultima. Il modello di sviluppo attualmente dominante (modello economico neoclassico) è insostenibile. La crisi del modello tradizionale emerge a partire dagli anni 70’ e si fa nel corso degli anni sempre più evidente, coinvolgendo in primo luogo le grandi istituzioni internazionali, meno gli stati. Solo per citare qualche evento, nel 1973 viene pubblicato il rapporto del MIT di Boston, rapporto Bruntland del 1987 (‘Our Common Future’), nel 2015 vengono pubblicati dalle Nazioni Unite i “Sustainable development goals”, cercando di responsabilizzare gli stati. Recentemente sono stati introdotti altri indici di tipo qualitativo (come l’ISU) e nuovi modelli come quello dell’economia circolare (ogni scarto deve rientrare in circolo nel sistema tramite un sistema di riciclo e recupero dei materiali). Nel 2015 anche papa Francesco ha pubblicato un’enciclica ‘Laudato Sii’ che si occupa propria di questo tema. Anche l’odierno Coronavirus può essere interpretato come un sintomo della crisi ambientale (colonizzazione da parte dell’uomo di zone precedentemente vergini e abitate solo da specie animali, invasione da parte dell’uomo di aree precedentemente disabitate).
Ecologia e le etiche relative all’ambiente (land ethic)
Nel 1866 nasce la disciplina dell’ecologia (con Ernst Haeckel, biologo e filosofo tedesco), che collega le scienze naturali con quelle umane. Emerge una prima definizione di ecologia come “l’intera scienza delle relazioni dell’organismo con l’ambiente, comprese, in senso ampio, tutte le ‘condizioni di esistenza’. Queste, in natura, sono in parte organiche, in parte inorganiche”. Considerata una scienza sovversiva, poiché disciplina scientifica e non filosofica che si occupa del problema della relazione fra uomo e natura.
Nascono poi nel secondo 900’ una serie di teorie etiche relative all’ambiente, al rapporto uomo-natura, che studiano la relazione fra esseri umani e ambiente e dal punto di vista delle scienze umane e sociali. Importante Aldo Leopold, un ecologista statunitense, conservazionista e studioso dei sistemi forestali, nel 1949 si rende conto del rapporto stretto uomo-natura, nuovo concetto di land-ethic, etica di un nuovo approccio che colleghi uomo e natura. L’uomo non è che un membro della comunità biotica e deve rispetto a tutti gli altri membri. Il progresso morale dell’uomo deriva dall’evoluzione culturale, che consta nel “riconoscere dignità non solo ai pari (gruppo di appartenenza, poi ad altri gruppi umani) ma anche al mondo non umano, naturale, organico e inorganico”. Nuovo criterio morale, “una cosa è giusta quando tende a conservare la bellezza, stabilità e integrità della comunità biotica; è ingiusta quando tende altrimenti”. Ottica non del dominio ma della coesistenza, armonia (ecologia di conservazione).
Altre teorie etiche relative all’ambiente
Vi sono altre teorie etiche relative all’ambiente, a partire dagli anni 70’ si distingue fra shallow ecology e deep ecology. Si tratta di due diversi modi di occuparsi della protezione ambientale, di interventi a favore dell’ambiente (sempre all’interno delle discipline sociali e umane).
Deep ecology, Arne Naess, ecologismo o ecofilosofia profonda, necessario superare il principio filosofico dell’ecocentrismo e antropocentrismo e logica del dominio, si parte dal (al intrinseco posto di antropocentrismo). Si parte dalla natura, che ha un valore e fine a sé stesso. Scienze naturali e scienze sociali e filosofiche devono essere unite insieme in un approccio olistico, ecosistemico o necessaria visione complessiva dei problemi ambientali, approccio interdisciplinare e integrato. Tale approccio giunge a un sostanziale nichilismo terapeutico, l’uomo non deve interferire nei processi naturali.
Shallow ecology, ambientalismo o ecofilosofia superficiale, si parte dal concetto di antropocentrismo strumentale e individualismo, la natura ha un valore rispetto all’essere umano, approccio meccanicista e consequenzialista, si applicano teorie filosofiche all’ambiente ma non si parte dal presupposto filosofico del valore intrinseco della natura. (Chernobyl, dal punto di vista antropocentrico i danni sono stati più limitati, meno dal punto di vista ecocentrico).
Diesel gate, scandalo sulle emissioni, il software della centralina dell’auto era appositamente modificato per essere in grado di ridurre le emissioni a scapito di altre prestazioni durante i test di omologazione, migliorando le prestazioni a scapito dei vincoli ambientali durante il normale funzionamento.
Nove leggi UE impongono alle case automobilistiche non dei limiti di emissione per la singola auto ma a livello globale, dunque possono essere prodotte auto molto inquinanti, fino agli anni 90’ invece prevaleva l’idea che i limiti fossero relativi alla singola automobile).
Teoria della sacralità della vita, Albert Schweitzer (premio Nobel pace 1952), si parte sempre da un principio filosofico, necessità di rispettare tutte le forme di vita; ci si concentra sul concetto di piacere e dolore, finalizzati a massimizzare le probabilità di sopravvivenza. Non ci si concentra eccessivamente sulla dimensione morale mentre viene sottolineata la necessità di evitare di superare i limiti che compromettono la sopravvivenza.
Teoria dei diritti, Robyn Attfield (1991) o teoria degli alberi, applica il concetto di interesse e benessere al mondo vegetale, le piante hanno un potenziale di crescita da realizzare, hanno una propria vita, dei propri neurotrasmettitori.
Teoria di Herman Daly
Teoria di Herman Daly (1990), necessario il passaggio da economia ambientale a economia ecologica, individua dei principi per contribuire allo sviluppo di una società sostenibile:
- Il livello sostenibile di impiego di una risorsa rinnovabile non può essere maggiore della velocità di rigenerazione della stessa da parte della natura.
- Il livello sostenibile di impiego di una risorsa non rinnovabile non può essere maggiore alla velocità con la quale la risorsa non rinnovabile può essere rimpiazzata con una risorsa rinnovabile equivalente.
- Il tasso di emissione di un agente inquinante non può essere maggiore della velocità di assorbimento dell’agente da parte dell’ambiente.
Negli ultimi decenni sono emerse altre 2 discipline che si occupano sempre della costruzione di una società effettivamente sostenibile partendo dalla dimensione economica e che partono entrambe dal presupposto della limitatezza delle risorse naturali.
Economia ambientale, si fonda sull’idea di internazionalizzazione dei costi ambientali (attraverso tasse, per esempio, o normative, divieti, incentivi o tecnologie sofisticate). Non viene messa in discussione la necessità di crescita economica, la validità della teoria neoclassica o la predominanza dell’uomo sulla natura. Non viene considerata la dimensione etica.
Economia ecologica, mette in discussione i fondamenti dell’economia neoclassica, evidenzia i limiti fisici ma anche etico sociali della crescita, sia per fini pratici che per fini etici, paradigma sia ecocentrico che antropocentrico. Si differenzia dall’economia ambientale, un mero aggiustamento dell’economia neoclassica che tiene in considerazione le risorse naturali. Tende a mettere insieme scienze naturali e sociali, in quanto l’ecologia tende a ignorare l’essere umano mentre le scienze sociali e l’economia tendono a ignorare la natura. Si fonda sui concetti di:
- Scala sostenibile dei flussi, necessario equilibrio risorse rifiuti in relazione alle possibilità del pianeta
- Distribuzione equa delle risorse
- Allocazione più efficiente delle risorse
- Impatto ambientale dell’uomo, impronta ecologica e carrying capacity della terra (capacità di carico della terra) anche rispetto alla crescita della popolazione umana.
- Elaborazione di nuovi indicatori di benessere e ricchezza della società.
Scienza della sostenibilità
Scienza della sostenibilità, emerge negli anni 90’, promuove sempre un approccio interdisciplinare, disciplina che si occupa di tutti i generi di sostenibilità, scienza interdisciplinare o super disciplina che faccia da cappello a tutte le altre, che ne sia una sintesi (economia, sociologia, biologia…). È stata introdotta nel 2001 in occasione della conferenza “Challenges of a Changing Earth”. Ricerca di soluzioni creative e innovative. Visione ancora di più larga scala dell’economia ecologica.
Sostenibilità ecologica, non una disciplina ma un nuovo concetto che può essere applicato a diverse discipline con obiettivo non solo di internalizzare le esternalità negative ma anche di ripristinare la salute della biosfera e preservarne l’integrità sia per fini pratici sia etici (limiti fisici ed etico sociali della crescita). Viene messo insieme ecocentrismo e antropocentrismo, può essere applicati ad entrambi i paradigmi.
Il diritto, il diritto tende a seguire l’economia e i paradigmi filosofici dominanti, per questo è così importante il concetto di sostenibilità ecologica applicato all’economia e anche al diritto. Il diritto deve essere reso sostenibile, deve fondarsi su principi di sostenibilità ecologica (non neutrali ma intrisi di giudizi di valore) e promuoverli. Sono necessarie riforme e normative basate su una visione a lungo termine e sul paradigma della sostenibilità ecologica. Il diritto può configurarsi in questo caso come driver del cambiamento, catalizzando e accelerando gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Le leggi devono essere certe, effettive ed efficaci; l’approccio deve essere interdisciplinare, olistico; la visione deve essere a lungo termine; gli obiettivi globali devono essere applicati su scala locale (a seconda delle esigenze locali); il mercato e gli strumenti di mercato devono essere a servizio della sostenibilità ecologica. Si parla quindi di diritto ecologico (passaggio da diritto ambientale diritto ecologico come in economia) al tempo stesso ecocentrico e antropocentrico, che promuova una vita in armonia con la natura. Il punto di partenza per la transizione da diritto dell’ambiente a diritto ecologico è il manifesto di Oslo del 2016 che vede la nascita dell’ELGA (Ecological Law and Governance Association).
Fondamenti giuridico istituzionali dello sviluppo sostenibile
Diritto internazionale
Il concetto di diritto allo sviluppo procede di pari passo con la decolonizzazione dei popoli, nel secondo dopoguerra, lo sviluppo sostenibile invece emerge a partire dagli anni 70’-80’, quando iniziano a moltiplicarsi iniziative, conferenze e convegni di vario genere in relazione in particolare a 3 fattori: le crisi petrolifere che pongono il problema dello sfruttamento sostenibile delle risorse e la ricerca di fonti energetiche alternative ai combustibili fossili, le prime grandi catastrofi ambientali (nonostante i problemi ambientali fossero palesi già a partire dagli anni ’50) e la nascita di movimenti di contestazione della società, dell’imperialismo e dei modelli di sviluppo finora costituitisi. Analizziamo i principali passaggi che determinano l’affermazione del concetto di sviluppo sostenibile come principio giuridico.
- Conferenza di Stoccolma, 5-16 giugno del 1972 cui partecipano 112 stati, agenzie specializzati dell’ONU e altre organizzazioni internazionali, prima conferenza mondiale sull’ambiente (definito ‘ambiente umano’), forte componente antropocentrica (l’ambiente deve essere tutelato in funzione dell’uomo, non in quanto risorsa dal valore intrinseco). Viene adottata in questa sede la dichiarazione di Stoccolma, ed esposti una serie di principi e prospettive comuni (giuridicamente non vincolanti) per la conservazione e il miglioramento dell’ambiente umano. L’uomo ha diritto alla libertà, all’uguaglianza e alla vita, e a questi diritti corrisponde il dovere di preservare l’ambiente per le generazioni presenti e future (in quanto essenziale al suo benessere, ruolo strumentale). Emerge con forza il contrasto fra paesi avanzati e quelli in via di sviluppo, i quali rivendicano il diritto a inquinare in relazione al debito ecologico del nord del mondo nei confronti del sud del mondo. “L'uomo è al tempo stesso creatura e artefice del suo ambiente, che gli assicura la sussistenza fisica e gli offre la possibilità di uno sviluppo intellettuale, morale, sociale e spirituale. Nella lunga e laboriosa evoluzione della razza umana sulla terra, è arrivato il momento in cui, attraverso il rapido sviluppo della scienza e della tecnologia l'uomo ha acquisito la capacità di trasformare il suo ambiente in innumerevoli modi e in misura senza precedenti. I due elementi del suo ambiente, l'elemento naturale e quello da lui stesso creato, sono essenziali al suo benessere e al pieno godimento dei suoi fondamentali diritti, ivi compreso il diritto alla vita (alla libertà, all’uguaglianza)” (articolo 1 del preambolo).
- Rapporto Brundtland delle Nazioni Unite (‘Our Common Future’, 1987), viene per la prima volta definito il concetto di sviluppo sostenibile: lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alle generazioni presenti di soddisfare i propri bisogni senza impedire/compromettere la possibilità a quelle future di soddisfare i propri. Si tratta dell’esito del lavoro della Commissione mondiale sull’Ambiente e lo sviluppo, la commissione Bruntland (istituita nel 1983 dall’ONU e presieduta dal primo ministro norvegese Gro Harlem Bruntland) ed è un documento molto innovativo e moderno che anticipa molte questioni ambientali attuali e introduce il concetto di equità intergenerazionale e anche intragenerazionale (sottintesa). Viene evidenziata la necessità per i paesi del nord del mondo di modificare drasticamente i propri modelli di produzione e consumo e per i paesi del sud del mondo di intraprendere un percorso di sviluppo sostenibile.
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Diritto dello sviluppo sostenibile
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Diritto ambientale europeo - Appunti
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