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Diritto internazionale

Appunti di Diritto internazionale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Cantoni dell’università degli Studi di Torino - Unito, Facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di DIRITTO INTERNAZIONALE docente Prof. S. Cantoni

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Parte turca di Cipro è una zona non facente parte della Turchia ne come stato sovrano e indipendente dal 1972.

L’ingerenza supera il limite di sovranità.

Nel caso di stati federati è considerato sovrano in ambito internazionale lo stato federale, lo stato centrale e non

gli stati federati.

• Il valore del RICONOSCIMENTO, atto di valore politico, non costitutivo della personalità dello stato. Non

ci vuole il riconoscimento perché ci sia uno stato soggetto al diritto internazionale. Non è necessario il

riconoscimento perché gli stati non si sono mai messi d’accordo su quali siano i criteri necessari oltre

l’indipendenza e l’effettività per essere riconosciuti tali. (es. Taiwan che va riconosciuta alle Nazioni Unite

al posto della Cina popolare che verrà riconosciuta dopo il disgelo con USA e comportò l’espulsione del

governo di Taiwan dal consiglio dell’ONU, non venendo più riconosciuto). È quindi evidente la

commistione tra politica e diritto.

• LE NORME DI DIRITTO INTERNAZIONALE sono tutte finalizzate a regolare l’esercizio del potere di

governo. I destinatari sono gli organi di governo. La responsabilità dello stato per il comportamento dei

suoi organi.

Porre limiti a poteri del governo di uno stato che altrimenti sarebbe assoluto. TERRITORIO: zona franca.

SOVRANO: ambasciate e tutti gli organi che operano all’esterno. Zone aeree e navali.

Quando uno stato conquista con la forza 1 altro stato non dovrebbe essere riconosciuto come soggetto

internazionale.

La comunità internazionale è interessata che uno stato anche se non riconosciuto sia un soggetto internazionale

perché lo si obbliga al rispetto di altre regole. Non ci sono procedimenti costitutivi per divenire dei soggetti

internazionali, il riconoscimento non è un atto costitutivo.

LA SUCESSIONE: mutamenti radicali nel governo, mutamenti nel territorio.(processo di decolonizzazione)

 per successione non si tiene conto dei cambi di governo. (cambio alla dirigenza del paese) poiché lo stato

è vincolato ai trattati internazionale indipendentemente dai cambi ai governi dei paesi dopo l’elezione, i

governi devono quindi rispettare la continuità come soggetto internazionale (l’unica eccezione è

rappresentata dall’Unione Sovietica post rivoluzione 1917).

AUTODETERMINAZIONE dei popoli (il popolo come entità a livello internazionale non la rilevanza). Diritto

 dei popoli sotto il dominio straniero di diventare indipendenti. L’assemblea generale dal 1945 ha gestito il

paesaggio dalla colonizzazione all’indipendenza. Il principio di autodeterminazione vale ancora oggi come

autodeterminazione esterna, è in sostanza un patto tra i governanti, non tra i governati. È un diritto nei

confronti dello stato straniero. L’autodeterminazione interna invece vale fino a quando non tocca l’integrità

fisica delle persone.

Non sono sottoposti al diritto internazionale le minoranze etniche: quando il loro statuto è regolato da accordi tra

stati (es. situazione Basca, la Cecenia, il popolo Curdo). Non si sono mai create delle norme perché queste

avrebbero minato l’integrità dello stato. Le norme a tutela delle minoranze sono fatte dallo stato che acquisisce la

minoranza, quindi le minoranze etniche sono oggetti e non soggetti dei trattati.

IL PRINCIPIO DI AUTODETERMINAZIONE:

• Norma fondata dopo 2° guerra mondiale.

• Norma in evoluzione.

• Non opera retroattivamente ( es. la cessione dell’Alaska agli USA da parte dell’Unione Sovietica)

• È un principio che ha assunto il valore di norma cogente (ius cogens) può essere modificata solo da una

norma di pari grado.

INSORTI (governo internazionale) se requisiti per la soggettività quindi se ha effettività, se esercita il controllo

effettivo del territorio ma anche di amministrazione della cosa pubblica possono essere considerati soggetti

internazionali anche se non sono degli stati hanno comunque il potere di interloquire con gli altri soggetti

internazionali.

Perché una norma diventi vincolante devono essere coinvolti la maggior parte di stati quindi anche se Wilson

sosteneva il principio di autodeterminazione ciò non diveniva parte del diritto internazionale.

DUE CASI SULLE SENTENZE DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

- Organo delle Nazioni Unite con un suo statuto.

- La controversia che le viene sottoposta può essere guardata solo se le parti sono d’accordo nel sottoporre

il problema alla corte = funzione giurisdizionale (arbitrare)

- La corte può dare dei pareri (funzione consultiva) che possono essere richiesti dagli stati. Si vuole così

evitare che la corte sia portata a pronunciarsi su questioni su cui potrebbe trovarsi ad operare come

giudici (cioè dare giudizi politici).

1° CASO:

Parere enunciato sulla questione della dichiarazione d’indipendenza del Kosovo (dichiarazione nel 2008

indipendente da Serbia) con una popolazione a maggioranza albanese. Nel ’99 il Kosovo diventa territorio

protetto dall’ONU. L’ONU interviene con una risoluzione 1244 del ’99 in cui si decise il dispiegamento dei caschi

blu. Con un accordo militare nasce la missione KFOR per ricostruire l’amministrazione del Kosovo. Nel 2008,

ancora con la missione di pace presente nel territorio, il Kosovo dichiara l’indipendenza, l’assemblea generale

chiese un parere (sollecitato dalla Serbia) alla corte: la dichiarazione del Kosovo è conforme al diritto

internazionale? Non si chiede se il Kosovo ha diritto all’indipendenza. La domanda formulata così può far si che

si dichiari competente. La corte non entra in questioni politiche. Sulla questione giuridica può intervenire su quella

politica no.

In questo caso la corte non vuole pronunciarsi sull’autodeterminazione interna. La corte si dichiara competente

perché la questione è giuridica e non politica dal momento che la corte si interroga se ci sono già state in passato

altre dichiarazioni di indipendenza.

Nota che la prassi mostra che non si è mai messa in discussione alcuna richiesta di indipendenza nel passato. Il

diritto internazionale non proibisce la dichiarazione di indipendenza. La corte conferma che l’autodeterminazione

garantita è solo quella esterna, non riguarda violazioni dell’integrità territoriale. Nella 1244 non veniva messa in

discussione l’integrità territoriale della Serbia, cioè anche inviando aiuti al Kosovo, l’ONU non entrava nella sfera

dell’autodeterminazione interna. La corte si nasconde dietro l’aspetto formale da questo punto di vista la

dichiarazione è ineccepibile. Per la corte basata su aspetti formali, sia la risoluzione 1244 che la dichiarazione

d’indipendenza sono entrambe accettabili.

2° CASO:

parere che la corte internazionale di giustizia (2004) ha reso sulla costruzione del muro iniziato a costruire da

Israele su territorio di Palestina occupato. Domanda che assemblea generale pone alla corte. Quali sono le

conseguenze giuridiche della costruzione di tale muro? Muro opera che intende separare le due parti della

Cisgiordania. Larghezza 50-70 metri, fossati, filo spinato, strade. Israele proteggere i propri coloni dai possibili

attacchi dai palestinesi. Palestina aveva fatto parte di impero ottomano, dopo prima guerra mondiale la società

delle nazioni affida alla Gran Bretagna il compito di far diventare indipendente la Palestina. A fine 2 guerra

mondiale la Gran Bretagna abbandona il territorio 1948. L’assemblea generale delle nazioni unite (che aveva

gestito tutto il processo di decolonizzazione) decide che questo territorio sarà diviso in due stati arabo e

israeliano, risoluzione 181 del 1948 con cui si prevede la costituzione due popoli due stati. Ancora oggi non

realizzato. Regime internazionale per la città di Gerusalemme. A seguito della risoluzione Israele proclama la sua

indipendenza. La popolazione araba invece non accetta la divisione dello stato, e non dichiarano la loro

indipendenza e comincia il conflitto tra le parti alla quale partecipa anche la Giordania. Nel 1949 c’è un trattato di

armistizio tra Israele e la Giordania dove si fissa la green line la separazione tra i territori arabi e quello israeliano.

La questione non è risolta. Nel 1967 Israele occupa il territorio della Palestina ad est della green line e

Cisgiordania. Il consiglio di sicurezza ha adottato numerose risoluzione di condanna di acquisizione di territorio

con l’uso della forza. Israele ha continuato con la colonizzazione biparte di questi territori e espropriazioni di beni

e territorio appartenuti alla Palestina. In Palestina si costituisce l’organizzazione per la liberazione della Palestina,

che dal 1993 in poi fa numerosi accordi con Israele per acquisire un minimo di autonomia almeno in campo

amministrativo.

La questione mediorientale ancora questione più controversa presente nella comunità internazionale e in grado di

mettere a repentaglio la pace internazionale. Prima questione che il parere affronta è di qualificare lo status del

territorio della Palestina. E ritiene di dover concludere che questo è un territorio che deve definirsi in base al

diritto internazionale di guerra un territorio occupato. Israele considerato potenza occupante con una serie di

doveri in materia di diritto bellico. Quello che il parere rileva che la costruzione del muro è situata nella maggior

parte dei territori occupati ma anche oltrepassandoli. La corte ritiene che ci sia stato 1. un’annessione di territorio

con la forza, 2. una violazione dei doveri della potenza occupante. La corte dice che non è accettabile la

giustificazione di Israele che dichiara necessaria l’opera di fortificazione, il muro. Giustificazione può essere

avanzata solo in casi particolari. La corte obbliga di cessare la costruzione del muro. Tutti gli stati devono essere

coinvolti in questo divieto. Purtroppo questo divieto non è stato ascoltato. Presa di posizione da parte

dell’UNESCO che ha ammesso la Palestina come stato membro. Anche l’ONU ha ammesso la Palestina non

come stato membro ma tra gli stati non membri, osservatore (quindi considerato stato).

Anche questione del Sudan del sud.

SANTA SEDE soggetto che somma in se due funzioni, 1. L’organo di governo della chiesa cattolica 2. L’organo di

governo della Città del Vaticano. Il soggetto internazionale è la santa sede intesa come governo della chiesa

cattolica (perché’ fu potenza). Soggetto internazionale perché’ gli altri soggetti internazionali si sono sempre

rapportati con la Santa Sede (considerando la Curia romana non i sacerdoti di tutto il mondo, es. Questione di

preti pedofili, diverse cause contro diocesi ma non concernenti la Santa sede), con il diritto di legazione attivo e

passivo (mandare e ricevere ambasciatori) e ha sempre stipulato accordi con gli stati (concordati, tra cittadini

dello stato e i fedeli della chiesa cattolica). E’ lo stato stesso che decide l’apparato di governo.

Osservatore permanente presso l’ONU. La posizione di cui gode la Santa sede all’interno dell’ ONU è stata rivista

da una risoluzione dell’ assemblea generale del 2004 perché la santa sede stessa voleva parteciparvi in modo

che fosse tenuto in considerazione quella che è la sua natura. La senta sede a differenza di altri osservatori

permanenti può comunque intervenire nelle assemblee.

ORDINE DI MALTA: è un ordine che aveva governato nel 700 su Rodi e Malta che i giuristi italiani hanno sempre

riconosciuto come soggetto internazionale. Oggi è impegnato in questioni caritatevoli. Considerandolo soggetto

internazionale si da diritto a certe immunità importanti, immunità fiscali e trattamento del loro personale. Quindi

però si parla di forma particolare di soggettività internazionale avendo carattere funzionale. Lo status dell’ordine

di Malta viene confermato dal parlamento italiano con la legge n. 157 del 9 giugno 2003 legge di ratifica ed

esecuzione dell’accordo tra la repubblica italiana e il sovrano militare ordine di Malta concernenti i rapporti in

materia sanitaria. Questione se esistesse come soggettività internazionale è complicata: se è potenza, se ha

sovranità su un determinato territorio. La ricostruzione di una soggettività funzionale (considerare l’ordine di Malta

come soggetto internazionale) è molto complessa le voci sono discordanti.

LE MINORANZE NON SONO SOGGETTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI: associazioni tra stati, a cui gli stati affidano determinati obiettivi.

Fenomeno che nasce alla fine del 800 ma sviluppo dopo seconda guerra mondiale, trovare modo di collaborare

per evitare di sfociare in guerre. Le prime org int sono state istituite in settori più urgenti collaborazioni: ITU (si

occupa delle telecomunicazioni) UPU (unione universale postale) funzioni molto precise. Collaborare come

strumento di pace, darsi delle regole e affidarle a un ente con il compito di raggiungere un determinato obiettivo.

FAO, ICAO, OMS ecc.

Il primo disegno dell’unione europea era mettere insieme la ricerca nel settore del carbone e dell’acciaio. Spinta

politica dietro alle organizzazioni internazionali. Enti a cui stati affidano un determinato compito. Non sono un

obbligo ma possibilità di partecipare all’organizzazione internazionale. A seconda dello scopo che hanno, si

possono dividere in organizzazioni politiche, economiche, militari (NATO), culturali (UNESCO) ecc. Possono

essere aperte se vi possono aderire stati non membri, con regole fissate per nuove adesioni. Chiuse se non c’è

possibilità di adesioni da parte di altri stati o con requisiti molto stringenti, per esempio l’UE. Possono essere a

carattere regionale (organizzazione tra stati che condividono storia, radici culturali e religiose) o universali (aperti

a tutto il mondo es. ONU). Più facile raggiungere obiettivi di collaborazione a livello regionale. La base

dell’organizzazione internazionale è un accordo istituivo (1° requisito). Gli stati si mettono d’accordo sull’ente, su

quali organi avrà l’ente e quali poteri affidargli. Delega di parte di sovranità (che si può sempre recedere). Deve

avere un apparato istituzionale indipendente, deve avere organi propri che agiscano per l’organizzazione. Come

viene ripartita la rappresentanza degli stati all’interno degli stati. Per esempio all’ONU vale la regola, una testa,

un voto, nel fondo monetario gli stati pesano (voto ponderato) in base alla quota di capitale che hanno messo nel

fondo monetario. Gli organi non agiscono per conto degli stati che li formano ma per l’organizzazione. Apparato

istituzionale indipendente. Non esiste una struttura tipica. Uno dei modelli che si prende in considerazione è

quello relativo dello schema tripartito (utilizzato dall’ONU). C’è un organo assembleare a competenza generale a

cui partecipano tutti gli stati, quello che definisce la strategia dell’organizzazione (dell’ente), organo d’indirizzo.

Poi c’è un organo a composizione più ristretta che è preposta al governo dell’ente, cioè rende esecutive le

strategie dell’organo assembleare. C’è l’organo amministrativo di carattere burocratico che gestisce l’ente, il

segretariato. Quanto pesino all’interno degli organi i singoli stati e quanto questi organi siano solo funzionari

dell’ente, dipende dallo statuto (il segretariato è composto da solo funzionari). I compiti dell’organizzazione

internazionale quando è un soggetto internazionale sono: diritto passivo e attivo di legazione e capacità di

stipulare accordi. L’organizzazione internazionale stipula con lo stato che la ospita un accordo di sede tra l’ente e

lo stato che la ospita (con condizioni per svolgere le proprie funzioni), norme molto dettagliate. L’organizzazione

internazionale in generale emette l’atto tipico e la raccomandazione (determinate dallo statuto). Ci sono altri atti

con valore di presa di posizione di una determinata questione. Si possono adottare atti vincolanti (come

regolamenti dell’UE, le decisioni del consiglio di sicurezza). In generale il processo decisionale dipende dallo

statuto per quanto riguarda il voto. Si è sviluppata la politica del consensus. Con il consensus non c’è votazione,

ma il presidente dell’assemblea che dichiara adottato l’atto in assenza di manifestazioni contrarie, si è sviluppato

per quegli atti che avevano valore programmatico dove gli stati non erano obbligati a prendere posizione. Facile

da determinare per dichiarazioni di principio o formazione di principi a carattere tecnico. Il voto può essere

ponderato (pesato).

Le ONG sono enti di diritto interno, associazioni tra privati. La coordinazione tra le ONG e la loro azione è

transnazionale. Formidabili gruppi di pressione a livello di opinione pubblica. Le ONG con la loro capacità di

pressione sull’opinione pubblica riescono ad avere influenza sulla formazione delle norme internazionali.

ONU carta di San Francisco 1945

Ricorda la Società delle Nazioni, ma non successore. Soggettività indipendente. Obiettivi vasti a carattere

politico, carattere universale. Fini principali mantenimento della pace, tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali. Competenza vasta ma eccezione art 2 comma 7 le nazioni unite non possono interessarsi di

competenza interna dello stato.

Organi:

- assemblea generale

- consiglio di sicurezza

- segretariato

- consiglio economico e sociale

- consiglio di amministrazione fiduciaria

- corte internazionale di giustizia

- numerosi organi sussidiari (es. UNCTAD, UNICEF)

1. ASSEMBLEA GENERALE

Formata dalle delegazioni di tutti gli stati membri, normalmente dirette da ambasciatori. Si vota una testa un voto.

A volte si utilizza il consensus. Competenze vaste ma scarso potere vincolante.

2. CONSIGLIO DI SICUREZZA

5 membri permanenti più 10 membri eletti a rotazione dall’assemblea generale ogni 2 anni.

Può decidere se usare la forza contro uno stato. Sono i vincitori della 2 guerra mondiale i 5 membri permanenti:

RUSSIA, CINA, USA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA.

Posizione importante perchè ogni membro ha il potere di veto che nessuna decisione del consiglio di sicurezza

può essere presa se anche solo un membro in disaccordo.

Fino agli anni ‘90 con i veti incrociati il consiglio di sicurezza faceva poco.

Oggi con passaggi sofferti, organo di natura politica (i più forti hanno più valenza), uno dei grossi problemi è che

non riesce a essere rinnovato. Non più realistico togliere posizione di rilievo a Germania e Giappone o ai paesi

brics (Brasile, India).

Le organizzazioni internazionali hanno come atto tipico decisioni che riguardano gli stati.

(nella lotta al terrorismo il consiglio di sicurezza, grazie ai servizi segreti predisponeva liste di persone

considerate terroriste, decisioni vincolanti per gli stati, obbligo di spossessarlo di tutti i beni o imprigionarlo, il

problema e che per lo stato non c’era la possibilità di poter fare uso delle informazioni)

Consiglio di sicurezza organo importante e ora i suoi poteri non necessitano il tramite degli stati ma direttamente

sui cittadini.

Competenza in materia di pace e di sicurezza internazionale.

In alcuni casi ha poteri vincolanti (cap VII)

3. IL SEGRETARIO GENERALE

Nominato su proposta generale dal consiglio generale nominato da assemblea generale, gestisce

l’organizzazione, gli affari correnti dell’organizzazione.

4. CONSIGLIO ECONOMICO E SOCIALE: eletto ogni 3 anni si occupa di rapporti con istituti specializzati, dare

pareri all’assemblea generale per questioni di relazione eco e sociali. Organo sussidiario dell’ONU.

Art 7 prevede l’istituzione di ordine sussidiari (unctad, undp, unhcr) dipendono o da assemblea generale o da

consiglio di sicurezza.

ISTITUTI SPECIALIZZATI DELL NAZIONI UNITE (ILO, IFAD, UNESCO, FAO, ITU, WHO, UNWTO, WIPO).

Hanno requisiti stabiliti da art 56 carta.

- Fondati su trattati istitutivi diversi dalla carta delle nazioni unite. Sono autonome.

- Devono essere organizzazione internazionale a tendenza universale (aperte a tutto il mondo)

- Devono avere attività di natura tecnica di supporto all’ONU. Non a carattere politico.

In generale hanno il potere di emanare raccomandazioni e preparare convenzioni.

La loro azione deve essere coordinata con le nazioni unite. Accordo di collegamento art 63 carta

Definisce le modalità di consultazione, lo scambio di documenti e osservatori, l’impegno a seguire le

raccomandazioni dell’assemblea generale ( parzialmente vero per banca mondiale e fondo militare, più limitato

controllo).

3° CASO

Parere sull’uccisione del conte Bernardotte.

Ucciso da integralista israeliano in Israele, funzionario il conte delle nazione unite, chiedono un risarcimento,

Israele riconosce la sua responsabilità’ di mancata protezione e prevenzione del diplomatico. L’assemblea

generale chiede alla corte internazionale di giustizia se un organizzazione può richiedere un risarcimento a stato

colpevole cosi come si comporta uno stato quando vittima è un suo cittadino. Quindi a richiedere il risarcimento

deve essere richiesto a Svezia paese di provenienza della vittima o dall’ONU. La corte giudica che il legame

funzionale tra il cittadino e l’organizzazione internazionale viene considerato forte come legame tra stato e suo

cittadino) parere contrastato dalla dottrina che ritiene che l’organizzazione internazionale non abbia questa

importanza nel legame con i propri funzionari come invece per lo stato.

INDIVIDUO E’ O NON E’ SOGGETTO di diritto internazionale? Questione controversa.

Non ha completa sudditanza dallo stato di appartenenza come accadeva in passato. Le norme internazionali si

occupano di persone (come quelle di natura di pattizia), che ricadono sul sindaco. Un conto è dire che l’individuo

sia oggetto del diritto internazionale, altro è dire che sia soggetto, vuol dire chiedersi se nella comunità

internazionale ci siano delle regole che creano in capo agli individui diritti e doveri. L’individuo se soggetto è con

nessuna interferenza fa valere il proprio diritto internazionale (senza intermediazione del proprio stato). La

persona in quanto tale è soggetto dell’ordinamento internazionale solo parzialmente. Chiedersi se esistono

norme di diritto consuetudinario, pattizie o di terzo grado (fonti create da accordi) con soggetto l’individuo.

3 piani della soggettività:

NORME CONSUETUDINARIE (non scritte) parziale: soggetto l’individuo per responsabilità personale per crimini

internazionali. In questo caso ne risponde personalmente (non tramite lo stato).

Oggi l’individuo è anche titolare di diritti fondamentali legati all’integrità fisica della sua persona.

NORME PATTIZIE (di trattati) no: possibilità dell’individuo di usufruire tribunali internazionali, e ricorrere a giudici

internazionali a istanze giurisdizionali per tutelare i propri diritti. Es. Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU,

corte di Strasburgo). Qui l’individuo è soggetto? No perché’ lo stato deve avere aderito alla corte europea del

diritto dell’uomo. Quindi stato intermediario. Individuo di conseguenza è oggetto. Stato che attribuisce il potere

all’individuo di adire la corte.

NORME EMESSE DA ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI si: nell’ordinamento di ciascuna organizzazione,

l’individuo può essere titolare di diritti ma è un ordinamento creato dall’accordo istitutivo (diverso da quello della

comunità internazionale). Es funzionari internazionali sono soggetti internazionali. L’individuo può essere

soggetto tutto dipende dalla carta istitutiva dell’organizzazione.

Forte soggettività per l’UE.

FONTI

Fondamentali e non gerarchicamente vincolanti.

• Art 38, 1 dello statuto della corte internazionale di giustizia secondo cui la corte decide applicando:

a) Le convenzioni internazionali sia generali che particolari, che stabiliscono norme riconosciute dagli stati in

lite.

b) La consuetudine internazionale come prova pratica generale accettata come diritto.

c) I principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili.

d) ... le decisioni giudiziarie e la dottrina degli autori piu qualificati delle varie nazioni come mezzi sussidiari

per la determinazione delle norme giuridiche.

a) e B) per controversie tra stati.

1. LA consuetudine internazionale, Il diritto internazionale generale, Diritto internazionale consuetudinario. Le

norme consuetudinarie sono norme che regolamentano la coesistenza degli stati sovrani ed indipendenti. Hanno

scopo che gli stati riescano a convivere. Poche, e norme non scritte. Norme che si formano spontaneamente

nella comunità internazionale. Si rivolgono a tutti gli stati della comunità internazionale. Superiori a norme scritte.

Non c’è fonte formale di produzione (non c’è un parlamento internazionale). E’ una norma flessibile, che può

essere derogabile tramite accordo. Si dice desuetudine se fosse derogabile (sostituibile) da un’altra norma

consuetudinaria. (es mare territoriale che diventa poi 12 miglia) Si rivolgono a tutti gli stati anche se non

riconosciuti tali.

La consuetudine per essere considerata tale deve esserci elemento soggettivo e uno oggettivo.

La consuetudine per avere elemento oggettivo deve avere un comportamento costante ed uniforme da parte

degli stati, ripetuto nel tempo. (prassi, diuturnitas).

Elemento soggettivo: convinzione dell’obbligatorietà di tale comportamento (opinio juris sive necessitatis).

ACCERTAMENTO DELLA NORMA CONSUETUDINARIA: (difficile, bisogna essere competenti)

- Prassi diplomatica

- Atti dello stato (es. Leggi, sentenza, atti amministrativi)

- Diplomazia multilaterale (prassi organizzazioni internazionali, risoluzioni ONU)

- giurisprudenza internazionale

- Trattati internazionali che eventualmente riaffermano regole consuetudinarie

PROBLEMI:

• Se la norma consuetudinaria viene rigettata? Si è posto con la decolonizzazione e la nascita dunque, di

nuovi stati che contestavano alcune norme internazionali con numerose proteste che se poche non

intaccano in alcun modo la norma consuetudinaria (obiettore persiste, ossia quello stato che boicotta

sistematicamente la norma consuetudinaria. La norma consuetudinaria cambia o può cambiare solo se

c’è una stesso comportamento nei confronti di quella norma consuetudinaria da pare della maggior parte

degli stati (diritto dell’effettività si va a vedere come si comportano la maggior parte degli stai)  deve

essere un comportamento uniforme e costante.

• Applicazione analogica, deve essere applicata in senso restrittivo a casi non previsti ma con caratteri

analoghi ad es. Navigazione marittima/aerea)  è l’eccezione e non la regola.

• Le consuetudini particolari che vincolano un gruppo di stati. – consigli regionali o locali (es tra i paesi

latino americani c’era la volontà comune di riconoscere solo il giudice nazionale come arbitro e non quello

internazionale. – modifica o abrogazione di norme riviste da un trattato.

• Unione di paesi con comunane culturali, storiche, linguistiche. Es. Paesi dell’UE o dell’America Latina).

• Onere della prova per la parte che ne invoca l’esistenza

• La codificazione della consuetudine: la consuetudine diventa oggetto di un trattato sottoposto a ratifica

degli stati che si sono vincolato  convenzione di Vienna sul diritto dei trattati (1969) regole che si sono

formate come consuetudine nelle norme pattizie.

REGOLE PROCEDURALI significano sviluppo del diritto, quindi non è consuetudine. La norma consuetudinaria

una volta che viene scritta e codificata diviene norma pattizia che però viene modificata una volta che la

consuetudine cambia anche se questa non è scritta.

NORMA CONSUETUDINARIA > NORMA PATTIZIA.

Le regole procedurali sono tutte pattizie

NORME DI JUS COGENS

Gruppo ristretto di norme di diritto internazionale generale imperativo ovvero inderogabile, non possono essere

derogate tramite un altro accordo. Es. Divieto uso della forza, principio di autodeterminazione, tutela della dignità

umana, tutti non sono flessibili.

Una norma jus cogens può essere modificata solo da un’altra successiva norma jus cogens. La dottrina che noi

accettiamo afferma che nella categoria di norme di jus cogens rientrano tutti i principi fondamentali della carta

delle Nazioni Unite (CONFORTI) art 103 della carta afferma che gli obblighi sanciti dalla carta prevalgono su

qualsiasi altro trattato che gli stati hanno stretto.

IUS COGENS  NON SCRITTE

PREVALGONO SU QUALSIASI ALTRA NORMA

 PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA CARTA

Gli obblighi della carta non possono essere derogati tramite altri trattati, ne deriva che per proprietà transitiva le

norme di ius cogens essendo inderogabili possono essere considerati i principi fondamentali della carta.

Art. 103 (proprietà transitiva): principi fondamentali della carta = ius cogens

OBBLIGHI ERGA OMNES

Obblighi che derivano dai principi e dalle regole relative ai diritti fondamentali della persona. In questi obblighi

rientrano: - il divieto di aggressione. – il divieto di tortura, di schiavitù di genocidio.

Corte Internazionale di Giustizia (Sentenza Barcellona TRACTION, 1970).

- Sono obblighi verso la comunità internazionale nel suo insieme, dunque sono obblighi che tutti gli stati

possono chiedere che vengano rispettati.

- Deroga al principio di reciprocità tra diritti e doveri che caratterizza il diritto internazionale.

- Chi può far valere le conseguenze di una loro violazione? Sono derogabili? Condividono con le norme di

Jus cogens? Questione estremamente complessa perché’ il diritto internazionale è in continua evoluzione,

la violazione di un obbligo erga omnes non può avere come risposta la violazione della Jus cogens.

PRINCIPI GENERALI DI DIRITTO RICONOSCIUTI DALLE NAZIONI CIVILI

• Natura controversa

• Art 38 della corte vengono citati

• Sono essenzialmente dei principi di logica giuridica, di giustizia (ad es. Nemo judex in re sua, ne bis idem,

nullum crimen leg)

• Nazioni civili sta a significare le nazioni che si basano sul rispetto del diritto

• Sono norme non scritte che originano da ordinamenti statali basati sul diritto.

• Colmano le lacune del diritto consuetudinario e pattizio.

Differenti posizioni dottrinali:

GIULIANO (scuola di Milano) sostiene che questi principi non possono passare direttamente come norme

 di principi non possono passare direttamente come norme di diritto internazionale, ma possono essere

utilizzate solo se lo consente una norma pattizia (norme accessorie)

CONFORTI (scuola di Roma e Napoli) sostiene che questi principi sono una particolare categoria di

 norme consuetudinarie, la prima conseguenza è che in quanto consuetudinaria vincola tutti gli stati, la

seconda è che dall’ordinamento civile potranno passare a quello internazionale nuove norme nel settore

del diritto umano (es. Equo processo, parità di genere).

CONVENZIONI INTERNAZIONALI

Modo di definire il Trattato: convenzione, statuto (carta) se istituisce un org int. Diritto internazionale pattizio,

diritto internazionale particolare o diritto internazionale convenzionale.

Sono norme che regolano la collaborazione tra gli stati. (quelle consuetudinarie erano di coesistenza tra stati,

vincolanti per tutti gli stati). Vincola solo gli stati che fanno parte dell’accordo. Accordo: la manifestazione

dell’incontro della volontà di 2 o più stati. Sono fonti scritte. Vincolano solo le parti. Contenuto: trattati che

prevedono regole materiali (per i rapporti tra le parti);  oggetto del trattato

trattati che prevedono regole formali o strumentali (creano fonti)  creare altre regole

formazione, validità efficacia regolate da: sono norme consuetudinarie che sono state scritte nella convenzione di

Vienna sul diritto dei trattati del 1969 (convenzione di codifica, scritte le norme consuetudinarie). Vale la regola

che la norma consuetudinaria obbliga tutti gli stati della comunità internazionale, ma tutto quello che è oltre

impegna solo gli stati che hanno codificato il trattato. Quando una norma stabilisce tempi e procedure non sono

più consuetudinarie. Convenzione di Vienna ( convenzione di codifica) sul diritto dei trattati del 1969 (in vigore dal

1980) ha valore irretroattivo in alcune norme innovative.(inventati dagli interpreti).

Procedimento di formazione del trattato:

Gli stati sono liberi di scegliere in quale forma vincolarsi, rispettando il proprio ordinamento interno (costituzione

dello stato stesso).

• Procedimento normale o solenne: vale per i trattati bilaterali (vincolano 2 stati) o multilaterali (si costituirà

una CIG convenzione intergovernativa, dove parteciperanno le delegazioni degli stati). Si prevede:

- Negoziazione (i plenipotenziari daranno un regolamento per negoziare, si decide l’oggetto del negoziato)

- Firma o parafatura, sigle (ambasciatori o capi di stato) valore di autentificazione del testo. Non si può più

modificare se firmato.

- Ratifica: manifestazione di volontà dello stato a vincolarsi in base alle proprie norme costituzionali. (Uno

stato può arrivare a firmare un trattato e non vincolarsi).

- Scambio di ratifiche: stati comunicano la loro volontà a vincolarsi agli altri stati. Se bilaterale il trattato

entra subito in vigore. Quando multilaterale un ente deve raccogliere le ratifiche. (per entrata in vigore si

stabilisce il numero minimo di ratifiche)

- Notifica: 16 art della convenzione di Vienna. Propria dichiarazione di volontà

- Registrazione: art 102 carta Onu possono (non obbligatoria) provvedere di registrazione presso il

segretariato delle Nazioni Unite il trattato. Se trattato non registrato, il trattato non può essere invocato

davanti ad un organo della Nazioni Unite (corte internazionale di giustizia).

• Procedimento alternativo: - firma differita (il trattato lo scrive l’organizzazione internazionale e lo

predispone poi viene aperto alla firma). Assunto nella prassi il valore di disponibilità a vincolarsi in futuro.

Non più firma certificazione del testo. Non ha valore cogente, nessun valore vincolante. Firma non

impegna lo stato.

- Trattati aperti (clausola di adesione o accessione) regola che consente successivamente ad altri stati di

entrare, di aderire. Vi sono clausole che lo permettono.

• Accordi in forma semplificata: la firma manifestazione di volontà degli stati di vincolarsi si salta la ratifica.

Problema 1. Il trattato rispetti l’ordinamento interno. 2. si presuppone che il trattato sia valido. Solitamente

sono gestiti dal potere esecutivo perché’ riguardano tematiche tecnico-amministrative. (è il potere

esecutivo che decide se vincolarsi, ministro degli affari esteri).

Gli stati liberi di scegliere se stipulare il trattato con il procedimento considerato migliore (solenne o semplificata).

Importante che sia espresso. Art 12 della convenzione. Importante che si rispetti il Pacta sum servanda, obbligo

di rispettare i trattati e compatibile con il diritto interno.

Art. 46. La convenzione dei diritti dei trattati. Problema se chi firma non è competente a vincolare il proprio stato,

lo stato è vincolato o no. Risposta (per alcuni il trattato non esiste) soluzione del diritto interno: nel momento in

cui il consenso sia stato espresso anche in violazione di una norma di diritto interno di una competenza stipulare

non può essere invocato dallo stato per sciogliersi dal trattato a meno che questa violazione e incompetenza non

sia stata manifesta e non riguardi una norma di importanza fondamentale del diritto interno (es. Ripudio della

guerra).

Chi può formare un accordo in forma semplificata e quelle materie, si vede l’ordinamento interno,

nell’ordinamento italiano art. 80. Esprime le Materie in quale solo il parlamento può impegnare l’Italia, solo le

camere possono autorizzare con una legge la ratifica dei trattati internazionali in settori: 1. I trattati di natura

politica, 2. Quelli che prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, 3. Quelli che importano variazioni di territorio,

4. Oneri alle finanze, 5 e modificazioni di leggi. In questi settori il governo non può fare trattati in forma

semplificata. Art 80, 87, 89. Dopo che la camera ha autorizzato con una legge che l’Italia si possa vincolare poi il

presidente della repubblica fa l’atto a portare agli altri stati la volontà a vincolarsi. Casi dove l’articolo 80 è stato

violato, es. Caso il governo italiano aveva attraverso un atto del ministro degli esteri nel 1947 fatto senza

chiedere autorizzazione al parlamento domanda di ammissione alle Nazioni Unite, trattato di natura politica. Poi il

parlamento ha fatto una legge per stanziare il finanziamento per la partecipazione dell’Italia alle Nazioni Unite. Ci

deve essere una sanatoria in caso di violazione di questo genere. (governo è andato oltre ma parlamento ha dato

la sua approvazione). Es. Nel 1954 è stato firmato il memorandum d’intesa di Trieste concluso da plenipotenziari

quando si trattava di un trattato di modifica di territorio, nel 1975 è stato stipulato il trattato di Osimov

l’autorizzazione della ratifica è stata fatta dal parlamento quindi situazione sanata.

FORMAZIONE DEI TRATTATI

• I trattati vincolano solo le parti che hanno espresso la volontà di vincolarsi, cioè un trattato non può creare

obblighi e diritti nei confronti di stati che non si sono vincolati. Es. 1856 la Gran Bretagna, Francia e

Austria avevano fatto un trattato e si erano dichiarati garanti dell’integrità territoriale sull’Impero ottomano.

Questo trattato non ha creato un diritto in capo all’impero ottomano da fare valere nei confronti di questi

stati, era un vantaggio che poteva essere revocato senza che il terzo stato potesse opporsi essendo

impegnati a difendersi a vicenda. (obblighi solo possono essere rispettati da quelli che hanno stipulato il

trattato)

• Le norme convenzionale cosi come le norme interne essere abrogate da norme successive di pari grado

un trattato può essere modificato da un trattato successivo in modo implicito od esplicito.

RISERVE DEI TRATTATI (vita di un trattato)

Lo stato si può vincolare ponendo alcune condizioni. Le riserve sono delle dichiarazioni unilaterali di uno stato

che si vincola ad un trattato multilaterale (nei trattati bilaterali basta riprendere i negoziati). Evoluzione dal punto

di vista normativo dopo il secondo dopoguerra. Necessita di raggiungere l’obiettivo di vincolare il maggior numero

di stati. Obiettivi delle riserve: lo stato dichiara che non accetta alcune clausole del trattato, o le accetta

introducendo modifiche, o dando loro determinate interpretazioni. La disciplina delle riserve all’art. 19 della

convenzione di Vienna. Le riserve legittime sono quelle non proibite dal trattato. Quando può uno stato formulare

una riserva, quando essa non sia proibita dal trattato, e quando riserva non sia incompatibile con lo scopo e

l’oggetto del trattato. la riserva non deve essere un’altra rispetto a quelle il trattato indica. Riserva si può fare se

stato si vincola a un trattato. Nel diritto internazionale classico invece la possibilità di appore riserve doveva

essere prevista dal trattato o concordata durante la negoziazione (riserve si potevano fare quando si scrivevano i

trattati). Uno stato può emettere una riserva anche successivamente se gli altri stati lo permettano. Le riserve con

il tempo sta diventando più ampia come disciplina. PROBLEMI: che uno stato non accetti la riserva posta da un

altro stato. Il disaccordo tra gli stati si formi sulla riserva stessa quindi che il trattato rimarrà valido tranne per

l’oggetto della determinata riserva. Lo stato che mette la riserva può condizionare la sua partecipazione al trattato

all’accettazione della riserva (se non accettano la riserva lo stato che l’ha emessa minaccia di togliersi dal

trattato). Gli stati non possono essere vincolati a un trattato se non con la loro volontà. Le riserva possono

essere inammissibili per incompetenze dell’organo che le formula (normalmente è l’organo esecutivo, se va

contro al proprio stato il governo viene dimesso).

4 CASO

Parere 1951 della corte internazionale di giustizia, su questione che le pone l’assemblea generale se è possibile

apporre delle riserve contro il genocidio. Proponeva di lottare contro il crimine internazionale. Alcuni stati avevano

manifestato di vincolarsi. Possibile appore riserve anche quando la convenzione non parla di riserve. Domande:

1. 1 stato è parte della convenzione sul genocidio quando appone una riserva a cui alcuni stati obiettano mentre

antri le accettano? 2. Quali sono le relazioni giuridiche tra lo stato che ha posto la riserva e le parti che obiettano

o le accettano? 3. Quali sono gli effetti giuridici che si hanno quando l’obiezione è posta da stati che hanno

firmato ma non ratificato la convenzione o da stati che hanno diritto di firmare o ratificare la convenzione?

Convenzione aperta alla firma fino al 31 dicembre 1949 (votazione differita), l’anno dopo stilata una lista di stati

che avevano diritto a vincolarsi a tale convenzione. Convenzione non prevede niente sulle riserve. RISPOSTA

DELLA CORTE: nessuna riserva può produrre effetti nei confronti di uno stato che non l’abbia accettata.

L’assenza di una clausola sulle riserve in un trattato multilaterale non significa il divieto per gli stati contraenti di

formulare riserve. La riserva deve essere compatibile con lo scopo e l’oggetto del trattato. Rifiuta la tesi secondo

cui l’accettazione delle riserve debba avvenire all’unanimità. Il problema che la corte si pone è nei rapporti che

oppone la riserva e lo stato obiettante. Determinati da valutazioni delle due parti. Possibilità che Lo stato

obiettante determini che l’obiezione sia limitata alla riserva, però vincolato o non vincolato dalla riserva per la

corte deve essere espressa chiaramente (altrimenti il trattato entra in vigore nella sua totalità). Quando

l’obiezione arriva da stato che potrebbe entrare a far parte questa obiezione non ha alcun effetto giuridico.

Questo accade anche quando vi è la sola firma. Solo in caso di fase di ratifica ha effetto giuridico.

INTERPRETAZIONE DEI TRATTATI

• Metodo subbiettivistico, (ricerca di volontà effettiva delle parti) oggi poco utilizzato, e criticato

• Metodo obbiettivistico (leggere e capire il senso palese del testo, soffermarsi a concezione logica delle

sue parti). (artt. 31 ss. Convenzione di Vienna) SAPERE BENE “il trattato deve essere interpretato in

buona fede seguendo il senso ordinario da attribuire ai termini del trattato nel loro contesto e alla luce del

suo oggetto e del suo scopo”. In questo metodo i lavori preparatori vengono consultati solo in caso di

dubbio interpretativo.

I trattati sono scritti con lingue ufficiali (inglese e francese).

TEORIA DEI POTERI IMPLICITI:

Nata dalla giurisprudenza della corte federale statunitense accolta come strumento di interpretazione di una

particolare categoria di trattati, cioè quelli che istituiscono organizzazioni internazionali (carta di S. Francisco)

ESEMPIO: 1954 istituzione tribunale amministrativo ONU. Le norme di un trattato istitutivo di organizzazione

internazionali. Devono essere interpretate in modo da attribuire all’organo i poteri che gli sono necessari per

realizzare i poteri espressi. L’organo può compiere atti che non sono scritti che servono per il raggiungimento dei

poteri scritti. Esempio: missioni caschi blu (non nominati nella carta di San Francisco), con questa teoria

consente di rendere legittime tali missioni.

LA SUCCESSIONE DEGLI STATI NEI TRATTATI: quando diritti e obblighi del predecessore passano allo stato

subentrante. 1 regola della tabula rasa diritto consuetudinario (tutti gli obblighi si azzerano, sarà il nuovo stato

che deciderà come procedere, stato libero da impegni pattizi dello stato predecessore) quando a uno stato se ne

sostituisce un altro. Tutela il nuovo stato e gli altri stati soggetti del trattato.

Eccezione per trattati localizzabili (riguardano un determinato uso del territorio, es. Che regolano la navigazione

dei fiumi, la smilitarizzazione di certe zone).

Diverse ipotesi:

• DISTACCO: - cessione o conquista (mobilità delle frontiere, passa in un altro stato). Non valgono i trattati

del vecchio stato ma valgono i trattati dello stato in cui si è unito lo stato

- secessione (es. Belgio dai Paesi Bassi 1830) nasce nuovo stato, principio di tabula rasa. Stato continua ad

esistere.

• SMEMBRAMENTO: nascita di stati indipendenti, stato preesistente non continua ad esistere, tabula rasa,

ma può succedere che uno dei nuovi stati nella prassi recente hanno fatto valere il principio della

successione.

- es. Unione Sovietica/ Dichiarazione di Alma Ata 1991 Russia si e’ dichiarata successore dell’unione sovietica

per il potere politico.

- Repubblica Jugoslavia (Serbia e Montenegro) ha provato a successione ma non riconosciuta.

- Cecoslovacchia, i due nuovi stati si sono messi d’accordo quali trattati sarebbero stati mantenuti da uno stato o

l’altro (rep. Ceca e Slovacchia).

• INCORPORAZIONE: (es. Stati italiani al Regno di Sardegna, Germania)

Mobilità delle frontiere, perdere i trattati precedenti e acquisire quelli dell’altro stato (nella prassi le cose non sono

andate cosi). Da sue stati se ne fa uno.

• FUSIONE: non c’è vecchio stato ma i due stati si uniscono formandone uno nuovo, tabula rasa.

Es la repubblica araba unita formata nel 1958 (fino al 1961 poi fallimentare) tra Siria ed Egitto. Es stati federati

che si uniscono.

• MUTAMENTO RADICALE DI GOVERNO: unico caso per considerarlo nuovo stato è stato passaggio da

Russia Zarista a Unione Sovietica. Non riuscito invece nel caso di Cuba con Fidel Castro che voleva la

nascita di un nuovo stato, ma non stato riconosciuto.

2. Diritto pattizio: convenzione di Vienna del 1978 (in vigore dal 1996) stabilisce la regola della tabula rasa solo

per gli stati sorti dalla decolonizzazione mentre sostiene che i paesi industrializzati abbiano un obbligo di

successione. Pochi stati l’hanno ratificata. Si allontana dalla consuetudine.

Eccezioni alla tabula rasa quando all’incorporazione o nella fusione gli stati preesistenti conservano un grado

notevole di autonomia (ad es. Russia nell’URSS; i Cantoni svizzeri).

Cosa succede quando si modifica la personalità giuridica dello stato per quanto riguarda i debiti. Distinzione tra

debiti dell’interno (onorati dallo stato nuovo rispetto al predecessore, verso i propri cittadini)in questo caso si

utilizza la successione e debito contratto con organizzazioni internazionali (banca mondiale) o altri stati (es.

pensioni, buoni del tesoro) regola principio tabula rasa, nuovo stato non assume debiti, con eccezione dei trattati

localizzabili.

Quando uno stato nasce nuovo rispetto a stato predecessore e libero dai debiti precedenti, regola tabula rasa. La

prassi più recente va nell’ordine della successione, ripartizione dei debiti tra successori.

CAUSE DI INVALIDITA’ DEI TRATTATI

Trattato non ha effetti giuridici, trattato nullo (non nasce). VIZI:

• Contrasto con norme imperative del diritto internazionale generale (ius cogens)

Causa:

- errore art 48 (dell’organo stipulante che ha una falsa rappresentazione della realtà, errori essenziali. Es.

Confini non più in vigore, o cartine geografiche errate);

- dolo art. 49 (c’è la corruzione dell’organo stipulante, plenipotenziario si è fatto corrompere da un altro

stato partecipante al negoziato, cosi che stato non viene vincolato);

- violenza art. 51(esercitata sul rappresentante di uno stato, sull’organo stipulante, quindi non effetto

giuridico). Differenza per violenza su stati art. 52 (unico trattato considerato nullo per trattato di Berlino

1938 quando Cecoslovacchia cedeva alla Germania nazista il territorio dei Sudeti, minacciati dai militari

tedeschi), validi invece i trattati di pace.

Le guerre non estinguono i trattati ma li sospendono.

FINE DI UN TRATTATO, CAUSE DI ESTINZIONE

Trattato che ha avuto effetti ma poi si determina la sua fine dopo diverse condizioni

• Condizione risolutiva: dopo che obiettivo del trattato è stato raggiunto il trattato termina (es. Costruzione di

una diga).

• Termine finale previsto: raggiunto il quale il trattato si estingue. Con data di scadenza (es. Il trattato CECA

carbone e acciaio trattato di Parigi 1951 aveva al proprio interno una clausola che disponeva per la durata

di 50 anni dalla sua entrata in vigore luglio 1952).

• Denuncia o recesso: quando una delle parti decide di non essere più vincolata al trattato, si è liberi di

entrare e uscire dai trattati anche se alcuni trattati hanno clausole di recesso (es. fondo monetario

internazionale, trattato dell’UE hanno clausole per il recesso, se stato non rispetta procedura ci saranno

conseguenze).

• Inadempimento: non più effetti giuridici, quando c’è stato che viola un trattato le altre parti al trattato non

sono più obbligati a rispettarlo nei rapporti con l’altro stato.

• Sopravvenuta impossibilità dell’esecuzione: (lo stato può non seguire un trattato che ha ratificato, stato he

trova causa di giustificazione per sciogliersi da uno stato). Si deve essere verificato un evento che rende

impossibile mantenere un impegno. (es. Trattato di navigazione di un fiume, maremoto, non più navigabile

il trattato non ha più effetto).

• Abrogazione tramite nuovo accordo (abrogazione totale o parziale espressa o per incompatibilità): a

vecchio trattato se ne sostituisce un altro con le parti che sono le stesse, se parti diverse il trattato

precedente non sarà più in vigore per le parti che hanno stipulato il nuovo ma in vigore tra quelli che

hanno stipulato il nuovo che sono inadempienti con quelli che hanno stipulato il vecchio.

• Principio “rebus sic stantibus” (mutamento radicale delle circostanze): il trattato può estinguersi quando

vengono a modificarsi radicalmente le condizioni e circostanze che hanno determinato la stipulazione del

trattato.

5° CASO gabcikovo-nagymaros

Corte internazionale di giustizia 25 settembre 1997(nel 93 arriva la controversia alla corte). Tra l’Ungheria e la

rep. Slovacca era sorta una controversia sull’attuazione di un trattato stipulato nel 1977 tra Ungheria e

Cecoslovacchia. Trattato che aveva come obiettivo il miglioramento della navigazione sul Danubio e la creazione

di un sistema di dighe che avrebbe aumentato la produzione di energia elettrica. Controversia se trattato ancora

valido quando sorto lo stato della Slovacchia, avviene la successione perché era un trattato localizzato, del

territorio, quindi i lavori iniziano regolarmente ma nel 1989 l’Ungheria decide di sospendere i lavori, perché

quest’opera era diventata nell’opinione pubblica oggetto di forti critiche proprio per l’impatto sull’ambiente.

Iniziano dei negoziati con Slovacchia, anche perché la Slovacchia aveva deciso di proseguire unilateralmente i

lavori, con una deviazione del Danubio, la cosiddetta variante c, che avrebbe comportato una riduzione del flusso

di acqua in Ungheria. Quando la Slovacchia prende questi lavori l’Ungheria le trasmette una nota diplomatica nel

quale dichiara che il trattato è estinto. La posizione delle parti: l’Ungheria sostiene che le nuove conoscenze

scientifiche vanno a modificare le circostanze fondamentali che erano alla base della stipulazione del

trattato(modifica della rebus sic santibus) ritiene inoltre che i lavori della variane c sono lavori che vanno a violare

il trattato e ci sarebbe un obbligo per la Slovacchia di risarcire i danni cagionati all’Ungheria. La corte va a

verificare se davvero ci siano state le modifiche fondamentali delle condizioni che avevano condotto alla

stipulazione del trattato. Secondo la corte le nuove conoscenze scientifiche non potevano essere considerate una

causa di estinzione del trattato in quanto il trattato stesso prevedeva delle azioni di negoziazione se si fosse reso

necessario cambiare il suo contenuto. Per quanto riguarda la variante c la corte sostiene che il comportamento

della Slovacchia era dovuto all’interruzione dell’applicazione del trattato dell’Ungheria e dunque doveva essere

una reazione all’inadempienza dell’Ungheria, sospendendo l’applicazione del trattato. Però apporre una modifica

a proprio vantaggio resta comunque una reazione illegittima secondo la corte.

Ulteriore problema, se viene considerato che questa interruzione del trattato da parte dell’Ungheria, era data

dalla necessità, la corte la considera giustificazione di un illecito. Soluzione riprendere i trattati e trovare

risoluzione nei loro negoziati.

Gerarchia delle fonti:

Fonti di 1 grado consuetudine (e principi generali riconosciuti dalle nazioni civili)

Fonti di 2 grado Trattato

Fonti di 3 grado (fonti previste da accordi, atti organizzazioni internazionali)

I trattati possono contenere regole formali o strumentali: per es. nell’istituzione le organizzazioni internazionali

(atti tipici: -raccomandazioni e – progetti di convenzioni). Eccezioni ad atto tipico: decisioni vincolanti del consiglio

di sicurezza delle Nazioni Unite, atti vincolanti dell’UE.

I destinatari dell’atto in generale sono gli stati.

C’era una teoria nella dottrina italiana (Conforti) per cui la raccomandazione avrebbe dovuto produrre (effetto di)

liceità. Nella prassi non ci sono episodi che sostengano questa teoria. Le raccomandazioni possono però

contribuire alla formazione di norme consuetudinarie e di norme pattizie.

Dichiarazioni delle Nazioni Unite: - la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo 1948 (diventate poi

consuetudini); - Dichiarazione sulla sovranità sulle risorse naturali 1962; - Dichiarazione sul diritto allo sviluppo

1986.

Consuetudine: norma flessibile (tranne se jus cogens), derogabile tramite accordo. Consuetudine viene codificata

(impegna gli stati che hanno codificato il trattato). Può assumere forma scritta e diventare norma codificata. Ma

se consuetudine scritta cambia, la norma consuetudinaria essendo di primo grado va a modificare la norma

codificata diventata di secondo grado essendo stata scritta in un trattato (es. esiste una convenzione del ‘52 che

determina la lunghezza del mare territoriale era di 3 miglia, quando la norma consuetudinaria oggi ne determina i

12 miglia anche la norma codificata si ritiene cambiata).

Non ci possono essere deroghe pattizie per norme di Jus cogens e per norme che regolano le cause di invalidità

e di estinzione dei trattati.

SOFT LAW (fonti, diritto debole): insieme di atti e manifestazioni della prassi privi di effetti giuridici vincolanti. A

rigore non sono fonti. Sono regole che: - sono adottate da soggetti privi di poteri di emanare norme vincolanti. –

sono comportamenti solo raccomandati. – sono regole che posseggono doverosità morale, sociale o politica.

Problema dell’obbligatorietà della norma. Codici di condotta, risoluzioni ONU, core principles. Possibile

evoluzione verso norme consuetudinarie o pattizie. Giurisprudenza della corte internazionale di giustizia

IMPORTANTE

Procedimento per il quale una norma internazionale passi a far parte dell’ordinamento interno. Immissione e

coordinamento delle norme internazionali nell’ordinamento statale (funzione adattamento). L’ordinamento interno

si deve adattare alla norma internazionale, altrimenti la norma ha valore solo internazionale.

Ci sono due procedimenti: 1. Ordinario (la norma internazionale è l’occasione per l’elaborazione della norma

interna che viene riscritta e non ha nessun legame con la norma internazionale, quindi se trattato viene

modificato non automaticamente si modifica anche la norma interna ), 2. Speciali o di rinvio (il legislatore

nazionale ordina l’osservanza della norma che viene recepita cosi nell’ordinamento interno, cioè l’esecuzione

diretta della norma internazionale nell’ordinamento interno, quindi se cambia il trattato cambia anche la norma

interna).

PROBLEMI (adattamento per rinvio):

- con le norme self-executing (norma non direttamente applicabile, attribuisce agli stati una facoltà di scelta,

o norma che presuppone l’istituzione di organi necessari per sue procedure di sua applicazione).

- il rango della norma internazionale introdotta nell’ordinamento interno (la norma internazionale immessa

nell’ordinamento interno prende il rango della norma che opera questo adattamento es. se viene

trasmessa con un atto legislativo avrà valore di legge, se con una norma costituzionale prenderà il rango

costituzionale).

Per sapere se e come viene adottata una legge internazionale nell’ordinamento interno si trova nella costituzione.

ADATTAMENTO DEL DIRITTO ITALIANO AL DIRITTO INTERNAZIONALE CONSUETUDINARIO (avviene con il

metodo del rinvio, il legislatore ha scelto come entrano le norme nel diritto italiano)

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute (art.

10, 1 comma, Cost). norma internazionale consuetudinaria viene adattata automaticamente all’ordinamento

internazionale (rango costituzionale perché’ tramite l’art 10 della costituzione viene determinato come vengono

adattate le norme). Adattamento costante, completo senza bisogno di altri interventi.

Problema in caso di conflitto con norme costituzionali: se ci fosse conflitto tra norma consuetudinaria

internazionale e una norma interna costituzionale. La corte costituzionale ha stabilito che si considerano conformi

alla costituzione tutte le norme consuetudinarie in vigore al 1 gennaio 1948, norme consuetudinarie non possono

essere in conflitto con i valori costituzionali fondamentali.

Es. caso Russel.

ADATTAMENTO DEL DIRITTO ITALIANO AL DIRITTO INTERNAZIONALE PATTIZIO

No art. 10. Nella costituzione non c’è norma che determini come deve essere la scelta del procedimento per

l’adattamento. Quindi si sceglie tra – procedimento ordinario (riformula in norme interne il trattato). –

procedimento speciale, di rinvio (ordine di esecuzione), più utilizzato.

Il parlamento determina un ordine di esecuzione (generalmente coincide con quella di ratifica).

Rango legge ordinaria. In caso di conflitto tra legge ordinaria il tutto viene risolto dall’art 117 comma 1.

Per l’Italia ricordare la modifica all’art 117 co 1 (cost 18 ottobre 2001 n.3 che modifica il tit. V della parte II della

costituzione).


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micolb

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze internazionali, dello sviluppo e della cooperazione
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher micolb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di DIRITTO INTERNAZIONALE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cantoni Silvia.

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